IL RISCHIO BIOLOGICO ai sensi del D.Lgs. 81/08. Docente: Dott. Ing. Dario Stranieri

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1 IL RISCHIO BIOLOGICO ai sensi del D.Lgs. 81/08 Docente: Dott. Ing. Dario Stranieri

2 RISCHIO BIOLOGICO E un rischio connesso con l esposizione a organismi e microrganismi patogeni e non, colture cellulari, endoparassiti umani presenti nell ambiente di lavoro a seguito di emissione e/o trattamento e manipolazione

3 Protezione da agenti biologici (Tit. X DLgs 81/08) Art Campo di applicazione Tutte quelle attività in cui vi è rischio di esposizione ad agenti biologici Art. 267 Definizione di Agente Biologico Qualsiasi microrganismo,anche se geneticamente modificato, coltura cellulare, edendoparassita umano che potrebbe provocare infezioni,allergie o intossicazioni

4 Un importante distinzione USO DELIBERATO agenti biologici deliberatamente introdotti nel ciclo lavorativo, per esservi trattati, manipolati o trasformati ovvero per sfruttarne le proprietà biologiche a qualsiasi titolo ESPOSIZIONE POTENZIALE ( All. XLIV D.Lgs 81/08 ) dove possa determinarsi la presenza, occasionale o concentrata di agenti biologici non orientata ad un vero e proprio uso

5 Settori con USO DELIBERATOdi ag. biologici Università e Centri di ricerca ricerca e sperimentazione nuovi materiali e processi utilizzanti agenti biologici laboratori di microbiologia (diagnostica e saggio) Sanità ricerca e sperimentazione nuovi metodi diagnostici ( es. ricerca sierologica di particelle virali) farmaci contenenti agenti biologici (uso e sperimentazione) laboratori di microbiologia prove biologiche (su animali e su cellule)

6 Settori con ESPOSIZIONE POTENZIALE Industria alimentare ad A.Biol. Agricoltura e Zootecnia Macellazione e lavorazione delle carni Piscicoltura Servizi sanitari (ospedali, ambulatori, studi dentistici, servizi di assistenza) Servizi veterinari Industria di trasformazione di derivati animali (cuoio, pelle, lana, ecc.)

7 Classificazione Agenti Biologici (All. XLVI Dlgs 81/08) PERICOLOSITA L'infettività,intesa come capacità di un microrganismo di penetrare e moltiplicarsi nell'ospite; La patogenicità, riferibile alla capacità di produrre malattia a seguito di infezione; La trasmissibilità, intesa come la capacità di un microrganismo di essere trasmesso da un soggetto infetto ad un soggetto suscettibile; La neutralizzabilità, intesa come la disponibilità di efficaci misure profilattiche per prevenire la malattia o terapeutiche per la sua cura.

8 Classificazione Agenti Biologici (All. XLVI Dlgs 81/08) Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione: a) agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani; b) agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche; c) agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l'agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche; d) agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure, profilattiche o terapeutiche.

9 Esempi di Agenti Biologici Agente biologico del gruppo 1 Non sono riportati in elenco ( es: Escherichia Coli può provocare cistite) Agente biologico del gruppo 2 bordetella pertussis ( che provoca la pertosse ), salmonelle, epatite A, legionella pn., virus Varicella-Zooster Agente biologico del gruppo 3 salmonella typhi (provoca il tifo), Micobatterio della tubercolosi ; virus epatite B**,C**, Delta**, HIV ** Agente biologico del gruppo 4 tutti virus ( Ebola febbre emorragica potenzialmente mortale ecc )

10 Trasmissione degli agenti biologici Per CONTATTO - diretto con la fonte ( uomo o animale ) - indiretto tramite veicoli (oggetti o mani )compresa la via alimentare Per GOCCIOLINE ( droplet )> 5 μ:si depositano rapidamente in genere entro 1,5 m dalla zona di produzione Per VIA AEROGENA, per particelle = o < a 5 μ: rimangono in sospensione a lungo nell aria

11 Goccioline > 5 μ Prodotte dal soggetto infetto con l eloquio (parlare), la tosse, lo starnuto o con manovre che inducono tosse (intubazione, broncoscopia, bronco-aspirazione..) tipicamente si depositano entro 1,5 (1-1,8) m dalla zona di produzione. La trasmissione si realizza con il deposito delle goccioline a livello della congiuntiva, della mucosa nasale o orale Esempi: Influenza, difterite, Parotite, Pertosse, Rosolia.

12 Aerogena-particelle 5 μ I Micro Organismi veicolati rimangono sospesi in aria per lunghi periodi di tempo. Le correnti d aria li disperdono a distanza dalla sorgente Esempi : Tubercolosi,Varicella, Morbillo,Carbonchio, Virus delle febbri emorragiche, Vaiolo

13 ESEMPIO: Patogeni trasmessi per via ematica (bloodborne) Hepatite B Virus (HBV) Epatite B Hepatitis C Virus (HCV) Epatite C Human Immunodeficiency Virus (HIV) AIDS

14 Gli agenti biologici possono provocare tre tipi di malattie: INFEZIONI PROVOCATE DA PARASSITI, VIRUS O BATTERI; ALLERGIE SCATENATE DALL ESPOSIZIONE A MUFFE, POLVERI DI NATURA ORGANICA COME POLVERI DI FARINA, POLVERI DI ORIGINE ANIMALE, ENZIMI ED ACARI; AVVELENAMENTO O EFFETTI TOSSICOGENICI

15 Obblighi del datore di lavoro Effettuare la valutazione dei rischi e ripeterla ogni 3 anni( Art. 271) Adottare le Misure tecniche, organizzative, procedurali (Art. 272 ) Assicurare le Misure igieniche ( Art. 273 ) Prevedere Misure di emergenza ( Art. 277 ) Fornire Informazione e Formazione ( Art. 278 ) Garantire la Sorveglianza sanitaria ( Art. 279 ) Istituire ed aggiornare il Registro degli esposti e degli eventi accidentali ( Art. 280 )

16 OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO: Valutazione del rischio (Art. 271 ) caratteristiche agenti biologici coinvolti e dei possibili effetti ( infezioni, allergie, intossicazioni ) eventuali manifestazioni patologiche degli operatori correlabili all attività lavorativa potenzialmente a rischio altre informazioni che provengano dall autorità sanitaria e che possano influire sul rischio eventuali sinergie tra agenti biologici

17 Quando si manifesta una malattia a seguito di infezione? Allorchè la quantità dell agente infettante (dose infettante) sia tale da interessare, direttamente o a seguito del rilascio di sostanze tossiche, un numero di cellule sufficiente ad indurre la malattia nell ospite suscettibile.

18 Dose Minima Infettante (DMI) numero di microrganismi necessari per causare, sperimentalmente o accidentalmente, l infezione. Materiali infetti: sangue, ma anche Fluidi corporei: liquido cerebrospinale, pleurico, pericardico, peritoneale, sinoviale e amniotico Sperma e secreto vaginale Ogni altro liquido o materiale corporeo contenente sangue in quantità visibili o contaminato da uno dei liquidi/materiali già citati

19 Trasmissione attraverso Una soluzione di continuo della cute ( taglio, ustione, lesione, abrasione, foruncolo, dermatite ecc.) Una mucosa (occhi, naso, bocca) Procedure a rischio Procedure invasive con utilizzo di AGHI O STRUMENTI TAGLIENTI ( prelievi, sommin.ne terapia e.v., im, interventi chirurgici, tatuaggi ecc ) Procedure che possono generare SCHIZZI O AEROSOL ( assistenza in dialisi, assistenza dentistica, broncoscopia, endoscopia, parto, attività di laboratorio, autopsia, ecc )

20 Decreto Ministero della Sanità del 28/09/90 Art. 2:Eliminazione di aghi e di altri oggetti taglienti L eliminazione degli aghi e degli altri oggetti taglienti,, deve avvenire con cautele idonee ad evitare punture o tagli accidentali. In particolare gli aghi, le lame e gli altri strumenti acuminati o taglienti monouso, non devono essere rimossi dalle siringhe o da altri supporti né in alcun modo manipolati o reincappucciati, ma riposti per l eliminazione in appositi contenitori resistenti alla puntura.

21 Art. 272 Misure tecniche organizzative e procedurali evitare l utilizzo di agenti biologici nocivi riduzione del numero degli esposti progettazione in sicurezza dei processi lavorativi adozione di misure di protezione Collettiva-individuale misure igieniche ed idonea segnaletica idonee procedure di lavoro ed emergenza monitoraggio periodico smaltimento in sicurezza dei rifiuti

22 MISURE DI PREVENZIONE PRIMARIA (Tutte quelle misure atte ad evitare il manifestarsi o il contagio di una malattia) misure organizzative e procedurali prevenzione tecnica sorveglianza sanitaria( vaccinazioni ) DPI informazione -formazione

23 Misure di prevenzione secondaria (Identificazione precoce di malattia o condizioni a rischio: pre-cancerosi, ipercolesterolemia ) -Sorveglianza sanitaria

24 Dispositivi di sicurezza Un dispositivo medico per la prevenzione della puntura accidentale è un dispositivo medico che incorpora un meccanismo di protezione grazie al quale è possibile prevenire la puntura accidentale durante e dopo l uso, durante e dopo l eliminazione del dispositivo stesso. Esempio: dispositivi dotati di ago con cappuccio protettivo o di ago retrattile, con azionamento manuale o con azionamento automatico

25 Le Precauzioni Standard Adozione delle misure di barriera e di comportamenti idonei a prevenire l esposizione della cute e delle mucose dal contatto accidentale con il sangue o con altri liquidi biologici : sono destinate a ridurre il rischio di trasmissione di patogeni per via parenterale (sangue) Il principio su cui si fondano è : TUTTI I PAZIENTI devono essere considerati potenzialmente a rischio Questo è valido per esempio: sia per studi odontoiatrici che per saloni di bellezza

26 Le Precauzioni Standard Igiene delle mani Uso dei guanti Uso dei camici protettivi Uso di maschere, occhiali e schermi facciali Adozione di precauzioni per prevenire le esposizioni accidentali ( anche nel trasporto dei campioni e nello smaltimento dei rifiuti )

27 IMPORTANTE IGIENE DELLE MANI :fondamentale nella prevenzione del rischio di esposizione ad agenti biologici! Scorretta IGIENE DELLE MANI è una delle principali cause di trasmissione di infezioni.

28 Le procedure di pulizia e disinfezione Una procedura di disinfezione si considera idonea se è efficace verso gli agenti biologici che costituiscono la fonte dell infezione o delle infezioni. Le sostanze disinfettanti devono: Avere uno spettro di azione ( gli agenti bio. Sui quali è efficcace) e di tossicità conosciuto Risultare efficaci nelle varie condizioni di utilizzo (superfici, cute, strumentario) Essere utilizzate alle concentrazioni per le quali è stata dimostrata l efficacia e garantendo i corretti tempi di contatto.

29 STERILIZZAZIONE Qualsiasi processo, fisico o chimico, che porta alla distruzione di tutte le forme di microrganismi viventi e altri agenti biologici.

30 Il rischio biologico : AMBIENTI INDOOR Gli ambienti (indoor) sono «ambienti confinati» di vita e di lavoro non industriale, adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto. La popolazione dei paesi industrializzati trascorre, spesso, gran parte del proprio tempo (95-97% del tempo in ambienti indoor; 2,4% nei mezzi di trasporto e 1% nell ambiente esterno), esponendosi agli inquinanti di tipo chimico, biologico e fisico che presentano, a volte, concentrazioni di sostanze pericolose per la salute superiori a quelle rilevabili all esterno.

31 TITOLO II -LUOGHI DI LAVOROCAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI Il datore di lavoro provvede affinché: i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare pulitura, onde assicurare condizioni igieniche adeguate; ALLEGATO IV: REQUISITI DEI LUOGHI DI LAVORO Gli stessi impianti devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela della salute dei lavoratori. Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute dei lavoratori dovuto all'inquinamento dell'aria respirata deve essere eliminato rapidamente.

32 Esempio di rischio Biologico La legionella è un batterio che colpisce l apparato respiratorio (può provocare la polmonite), molto diffuso in natura, dove si trova principalmente associato alla presenza dell acqua (anche in ambienti umidi). E stata isolata dal terreno e dall acqua naturale di fiumi, laghi e serbatoi a bassa concentrazione. Concentrazioni elevate possono essere rilevate in sistemi di acqua con condotte, sottoposti ad inadeguata manutenzione, o impianti di climatizzazione dell aria costituiti da torri di raffreddamento, condensatori evaporativi o umidificatori dell aria.

33 Individuazione dei sistemi e delle procedure che generano aerosol associati alla trasmissione della Legionella impianti idrici (rubinetti, soffioni di docce) impianti di climatizzazione aria ( torri di raffreddamento, sistemi di ventilazione e condizionamento, umidificatori, etc.) piscine e vasche idromassaggio riuniti odontoiatrici (combinazione di tecnologie elettriche, idrauliche e meccaniche in una sola unità lavorativa dentistica) docce di sicurezza e lavaggi oculari apparecchiature per la respirazione assistita Altre fonti potenziali: fontane decorative, sistemi di irrigazione, vasche di raccolta acqua e serbatoi esterni,...

34 Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 TITOLO III USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO E DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

35 Misure di Prevenzione e Protezione Art D.Lgs. 81/2008 No ad agenti biologici nocivi Limitare esposti Organizzare Processi e procedure (sia proc. di emergenza che processi produttivi) Tecnologia (protezione collettiva es. filtro) Segnale di rischio biologico Misure igieniche Smaltimento rifiuti Informazione e Formazione DPI

36 D.Lgs. 81/08Titolo III Art. 74 Definizioni, comma 1 Si intende per dispositivo di protezione individuale, di seguito denominato DPI, qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.

37 Non sono DPI: Art. 74 Definizioni, comma 2 a)indumenti di lavoro ordinari, uniformi, divise...; b) attrezzature dei servizi di soccorso e salvataggio (es: salvagente, barella); c) attrezzature delle forze armate, polizia, ecc (es: caschi, scudi); d) attrezzature proprie dei mezzi di trasporto (es: cinture di sicurezza); e)materiali sportivi quando utilizzati non per attività lavorative (giubbotti con catarifrangenti); f) materiali per autodifesa o dissuasione; g) apparecchi per segnalare rischi e fattori nocivi.

38 Articolo 75 -Obbligo di uso, comma 1. I DPI devono essere impiegati quando i rischi NON possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.

39 Articolo 76 -Requisiti dei DPI I DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992 n. 475, e successive modificazioni. Rischi da prevenire QUINDI ADEGUATI A: compatibili ed ugualmente efficaci con altri DPI adattabili all'utilizzatore secondo le sue necessità esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore; condizioni del luogo di lavoro

40 Articolo 77 -Obblighi del datore di lavoro, comma 1 Il datore di lavoro ai fini della scelta dei DPI: a) effettua la valutazione dei rischi e i identifica quelli che non possono essere evitati con altri mezzi = RISCHIO RESIDUO b) individua le caratteristiche dei DPI necessarie tenendo conto di eventuali fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI; c) valuta le caratteristiche dei DPI disponibili in commercio sulla base delle informazioni e norme d'uso fornite dal fabbricante d) aggiorna la scelta in caso di variazione negli elementi di valutazione.

41 Articolo 77 -Obblighi del datore di lavoro -mantiene in efficienza i DPI: igiene, manutenzione, riparazioni secondo indicazioni del fabbricante; -provvede che DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti; -fornisce istruzioni comprensibili informando il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge; -destina ogni DPI ad un uso personale e/o adotta misure igieniche in caso di utilizzo multiplo; -stabilisce procedure aziendali da seguire per la riconsegna o deposito dei DPI; -assicura una formazione /addestramento e per uso corretto dei DPI;

42 Articolo 78 -Obblighi dei lavoratori 1.sottoporsi al programma di formazione e addestramento 2.utilizzare i DPI messi a loro disposizione conformemente alle disposizioni ricevute; 3. provvedono alla cura dei DPI senza apportare modifiche 4. seguire procedure aziendali per riconsegna dei DPI 5. segnalare immediatamente qualsiasi difetto o inconveniente rilevato nei DPI.

43 D. Lgs 81/08 -Art 76-REQUISITI DEI DPI: devono essere conformi alle norme di cui al D.Lgs 475/92(modificato dal D.Lgs. 10/97)

44 D. Lgs 475/92 -art. 4 -Categorie di DPI

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46 Indipendentemente dalla categoria di appartenenza tutti i DPI devono riportare la marcatura D. Lgs 475/92 -art. 7- L'attestato di certificazione CE è l'atto con il quale un organismo di controllo autorizzato attesta che un modello di DPI è stato realizzato in conformità alle disposizioni del presente decreto.

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52 Occhiali visiere o schermi Gli occhiali devono essere dotati di protezione laterale, lenti antigraffio, montatura comoda, robusta, leggera e ben aderente al volto. Le visiere devono essere dotate di un sistema di chiusura sulla fronte atto ad evitare che a seguito di contaminazione della fronte o della testa il liquido coli sugli occhi.

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54 FACCIALI FILTRANTI: norme di riferimento D.Lgs 475/92 e DM 2 maggio 2001 Criteri per l'individuazione e l'uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI).EN 146 Elettrorespiratori a filtro antipolvere completi di elmetti o cappucci EN 147 Elettrorespiratori a filtro antipolvere completi di maschere intere, semimas. o quarti di maschera EN 149 facciali filtranti antipolvere EN 143 filtri antipolvere EN 141 filtri antigas e vapori combinati UNI guida alla scelta e all uso di apparecchi per la protezione delle vie respiratorie

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56 IL RISCHIO BIOLOGICO è PRESENTE ANCHE NELLE ATTIVITA NON SANITARIE! L esposizione agli agenti biologici si verifica anche ogni qual volta un soggetto venga a contatto sul luogo di lavoro con: materiali naturali o di natura organica, quali terra, argilla,derivati da piante (fieno, paglia, cotone); derivati di origine animale (pelo, cuoio, pelle, lana ecc); generi alimentari (formaggi, yogurt, zuccheri, insaccati,vino, birra,ecc) polveri organiche (farina, polveri di origine animale, polveri prodotte dalla carta) Rifiuti acque di scarico

57 L esposizione a rischio biologico è possibile anche nei seguenti comparti lavorativi: floro-vivaismo (il rischio biologico deriva dalla possibilità di contatto con terreni potenzialmente contaminati); falegnameria: il rischio biologico deriva dal contatto con microrganismi che fanno da substrato inorganico alle polveri di legno(es :Sindrome da inalazione di polveri tossiche contaminate da endotossine o spore fungine); Industria edile e delle costruzioni di materie naturali, quali argilla, paglia, canne: il rischio biologico deriva dalla possibilità di entrare in contatto con muffe e batteri derivanti dal deterioramento di materiali edili; aree di lavoro con impianti ad aria condizionata con alti livelli di umidità, attività di parrucchiere ed estetista: l'esposizione ad agenti biologici si può realizzare attraverso contatto diretto con fonti di contaminazione, quali ad esempio cuoio capelluto in presenza di Pediculosi o attraverso contatto diretto col sangue che si può verificare soprattutto nelle operazioni di manicure e pedicure

58 ESEMPIO DI RISCHIO BIOLOGICO NEI NEGOZI ALIMENTARI E IMPORTANTE PREVENIRE LA CONTAMINAZIONE BIOLOGICA NEGLI ALIMENTI PERCIO E BUONA PRASSI ADOTTARE TUTTE LE MISURE DI PREVENZIONE DEL CASO: I prodotti alimentari devono essere sempre protetti dagli agenti atmosferici, dalla polvere e dagli insetti. I prodotti alimentari esposti non devono essere depositati direttamente sul pavimento ma, da esso, sollevati di almeno 50 cm.. I negozi e i magazzini devono essere sottoposti periodicamente a disinfestazione. E' vietato depositare, nei locali di vendita e/o somministrazione, arredi, oggetti, sostanze o altri materiali che non siano attinenti alla specifica attività. E' comunque vietato depositare biciclette, motocicli, automezzi o furgoni. E' sempre vietata la presenza di animali anche domestici.

59 ESEMPIO DI RISCHIO BIOLOGICO NEI NEGOZI ALIMENTARI 2 E' vietata la ricongelamento dei surgelati scongelati per evitare una eccessiva contaminazione batterica; E' vietata la vendita di tuberi e bulbi germogliati, degli ortaggi con infiorescenze dischiuse ed in genere di tutti gli ortaggi avvizziti per qualsiasi causa: caldo, gelo o tempo trascorso dalla raccolta; I recipienti utilizzati per la lavorazione, l'immagazzinamento, il commercio all'ingrosso ed al dettaglio della frutta e degli ortaggi devono sempre essere mantenuti puliti e altresì, tassativamente vietato l'uso di cassette di legno impregnate di acque, untuose, annerite, emananti cattivi odori o contenenti muffe; I fogli di carta o di altro materiale destinati a venire a contatto diretto con gli alimenti, oltre ad essere in regola con le norme previste dalle disposizioni di legge, devono essere tenuti protetti dalla polvere o da contatto di qualsiasi specie ed usati, singolarmente, ogni qualvolta se ne presenti la necessità di impiego. Il confezionamento di prodotti alimentari deve avvenire in modo da garantire buona chiusura della stessa confezione, al fine di impedire manipolazioni, sostituzioni, alterazioni, insudiciamento.

60 ESEMPIO DI RISCHIO BIOLOGICO NEI NEGOZI ALIMENTARI 3 Gli utensili, i recipienti e le stoviglie devono essere costantemente tenuti in condizioni di massima pulizia, conservati in modo da evitare insudiciamenti ed inquinamenti; devono anche essere ritirati dal commercio o dall'uso nel momento in cui presentino uno stato di usura, anche minimo. I lavoratori a contatto con i cibi non confezionati ( salumi, pane, ortaggi) devono indossare i DPI per evitare contaminazione ( cuffia per capelli, mascherina I cat., guanti, camice) I servizi igienici non devono comunicare direttamente con i locali di lavorazione, deposito, somministrazione degli alimenti e delle bevande; devono avere pavimenti impermeabili e pareti lavabili fino ad una altezza di mt.2.00; devono essere dotati di areazione diretta o di un impianto di areazione forzata riconosciuto idoneo dal Servizio di Igiene e Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell Azienda U.S.L.;

61 ESEMPIO DI RISCHIO BIOLOGICO La presenza del batterio Clostridium Tetani in un terreno contaminato può determinare nei soggetti coinvolti un infezione per contatto e, di conseguenza, il tetano. Tra le misure di prevenzione che vivaisti e giardinieri devono adottare per salvaguardare la propria salute nello svolgimento delle mansioni, vi è l uso di appositi strumenti per la sicurezza personale. Riguardo ai dispositivi di protezione individuale, i giardinieri e coloro che operano nelle aziende agricole devono indossare guanti, occhiali e mascherine idonei per difendersi da polveri potenzialmente presenti nell ambiente in cui operano. NB. IMPORTANTISSIMALA VACCINAZIONE ANTITETANICA

62 ZOONOSI La modalità di contagio attraverso gli animali è di frequente riscontro nei settori lavorativi prima citati e prevede lo sviluppo di zoonosi. Per "zoonosi" si intendono quelle malattie che possono essere trasmesse dagli animali all'uomo. Vengono comprese in questo gruppo di malattie anche quelle che l'uomo acquisisce per esempio per via alimentare (per esempio Listeriosi o Salmonellosi). I microrganismi in grado di provocare zoonosi possono contagiare l uomo per diverse vie: -attraverso morsi o graffi di animali infetti; -attraverso il contatto con sangue e/o altri liquidi biologici (es. saliva, urine) di animali infetti; -attraverso la puntura di insetti (zecche, pulci) che trasportano i microrganismi dall animale infetti all uomo; -attraverso l ingestione di alimenti e bevande (latte, uova, carni) provenienti da animali infetti; -attraverso il contatto con i liquami delle fosse biologiche e il letame degli animali infetti.

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