TEMA 8: LA MORTE UMANA. Tema 8/1: La morte. Martin Heidegger, Essere e tempo. Parte I, Sez. II, Cap. 1, 53. Longanesi, Milano 1976,

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1 TEMA 8: LA MORTE UMANA Tema 8/1: La morte Martin Heidegger, Essere e tempo Parte I, Sez. II, Cap. 1, 53 Longanesi, Milano 1976,

2 ESSERE E TEMPO di MARTIN HEIDEGGER TRADUZIONE DI PIETRO CHIODI CO-NDOTTA SULL'UNDICESIMA EDIZIONE PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA Longanesi & c., Milano, via Salvini, 3 ISBN Tradl/:ione dall'originale tedesco Sein und Zeit di Pietra Chiodi 53 PROGETTO ESISTENZIALE DI UN ESSERE-PER-LA-MORTE A U TE N T I C O Di fatto l'esserci si mantiene, innanzi tutto e per lo più, in un essere-per-la-morte inautentico. Come dev'essere caratterizzata' «oggettivamente)) la possibilità optologica di un essere-per-la-morte autentico se, in ultima analisi, l'esserci non si rapporta mai autenticamente alla propria fine e se questo essere autentico, per il suo senso stesso, resta nascosto agli altri? Non è forse un'impresa fantastica quella di progettare la possibilità esistenziale di un poter-essere esistentivo tanto problematico? Di che cosa avremo bisogno perché un tale progetto vada oltre una costruzione immaginaria e arbitraria? Sarà l'esserci stesso a offrirei delle indicazioni per questo progetto? Potremo desumere dall'esserci stesso i fondamenti della sua legittimazione fenomenica? Il compito antologico che' ci siamo proposti potrà ricavare dall'analisi dell'esserci finora,condotta alcune indicazioni che garantiscano 3J7 al progetto un orientamento sicuro? Abbiamo chiarito il concetto 'esistenziale della morte e, con esso, ciò a cui deve rapportarsi l'essere-per-lafine autentico. È stato inoltre caratterizzato l'essereper-la-morte inautentico ed è stato stabilito negativamente ciò che un essere-per-ia-morte autentico non può essere. In base a queste indicazioni positive e negative dev'essere possibile progettare la struttura esistenziale dell'essere-per-la-morte autentico. L'Esserei è costituito dall'apertura, eioè da una comprensione emotivamente situata. Un essere-per-la-morte autentico non può evadere dalla possibilità più propria e incondizionata, né, tanto meno, può coprirla fuggendo ed equivocl1jndo nell'incomprensione del Si. Il progetto esistenziale di un essere.per-1é!-morte autentico deve quindi chiarire i momenti di questo essere, momenti che lo costituiscono come comprensione della morte nel senso di un essere che non fugge e non copre la sua possibilità più propria. Prima di tutto bisogna caratterizzare l'essere-per~lamorte in quanto essere~pet una possibilità, e precisamente per la possibilità più specifica dell'esserci stesso. Essere-per una possibilità. cioè per un possibile, può significare: aver a che fare con un possibile nel senso di prendersi cura della sua realizzazione. Nel campo dell'utilizzabile e della semplice-presenza si incontrano continuamente possibilità di questo genere: il raggiungibile, il controllabile, il fattibile e cosi via. L'atteggiamento consistente nel prendersi cura del possibile tende all'annullamento della possibilità del possibile mediantel:a sua realizzazione. Ma la realiz~ zazione ac-curata di un utilizzabile (il riparare, il preparare, il sostituire eccetera) è sempre soltanto relativa, perché il «realizzato)) conserva ancora il carattere ontologico dell'appagatività. Benché realizzato, esso rimane sempre, in quanto reale, un possibile-per... qualcosa di caratterizzato dal, «per l). Ciò che qui bisogna chiarire è che il prendersi cura non si rapporta al possibile nel quadro di una considerazione tematico-teoretica del possibile in quanto possibile o in vista della sua possibilità come tale. Guidato dalla visione ambientale preveggente. esso. non mira al possibile come tale, ma al «per-che-cosa)) del suo esserpossibile. L'essere-per-Ia-morte di cui stiamo discutendo non

3 318 può evidentemente avere il carattere del prendersi cura della sua realizzazione. In primo luogo, la morte, in quanto possibile, non è un possibile utilizzabile o una semplice-presenza, ma una possibilità dell'essere dell'esserci. D'altra parte il prendersi cura della realizzazione d'un possibile siffatto equivarrebbe al suicidio. Ma con ciò l'esserci sottrarrebbe a se stesso la possibilità di assumere, esistendo, l'essere-per-ia-morte. L'essere-per-la-morte non concerne la ( realizzazicr ne» della' morte; tuttavia non consiste neppure nel sostare dinanzi ad essa come semplice possibilità. Un tale atteggiamento si risolverebbe nel «pensare alla morte l). Esso consisterebbe nel pensare a questa possibilità, calcolando il come e il quando della sua rea~ lizzazione, Questo scervellarsi sulla morte non la priva certamente del suo carattere di possibilità, poiché la morte è pensata come qualcosa che verrà, ma la svuo~ ta, tentando di controllarla per mezzo di calcoli. La morte, come possibile, deve allora palesarsi il meno possibile nella sua possibilità, Al contrario, nell'essere~ per-la-morte, quand'esso, comprendendo, abbia posto in chiaro questa possibilità come tale, la possibilità deve esser compresa proprio come possibilità, deve esser posta in atto come possibilità e in ogni com~ portamento verso di essa deve essere sopportata come possibilità.. Un modo con cui l'esserci si rapporta al possibile nella sua possibilità è ['attesa, La protensione verso il possibile fa si che esso venga incontro liberamente e genuinamente nel suo ( forse sì, forse no. forse. alla fìne, sì», ~Ia il fenomeno dell'attesa non svierà la ricerca verso quel modo di rapportarsi al possibile che fu già chiarito come prendersi cura? Ogni attesa comprende e (( ha» il suo possibile a partire dal (( se», dal (( quando)) e dal (( come» esso sarà realmente presente, L'attendere non, è soltanto un distacco momentaneo dal possibile per badare alla sua realizzazione possibile, ma è essenzialmente un esser attento ad essa. Anche nell'attendere ha luogo un allontanamento dal possibile e si fa leva sul reale da cui ci si attende ciò che è atteso. Muovendo dal reale e tendendo ad esso, il possibile è risolto nel reale che ci si attende. L'essere per la possibilità, in quanto essere-per-lamorte, deve rapportarsi alla morte in modo che essa, 319 in questo essere e per esso, si scopra come jjossibililà. A questo modo di essere per la possibilità noi diamo il nome di anticipa:done della possibilità. l\ia questo comportamento non presuppone un avvicinamento al possibile? E tale avvicinamento non si risolve, alla fine, nella sua realizzazione? No, perché questo avvicinamento nqn mira alla disponibilità di un reale prendendone cura; qui la possibilità del possibile ({ ingigantisce» a mano a mano che si avvicina, La vicinanza massima dell'essere-jjer-la-morte co/ne possibilità coincide con la sua lontananza massima da ogni realtà. Quanto più questa possibilità è compresa senza veli, tanto più acutamente la comprensione penetra nella possibilità in quanto impossibilità del,l'esistenza in generale, La morte, in quanto possibilità, non offre niente (( da realizzare» all'uomo e niente che esso possa essere come realtà attuale. Essa è la possibilità dell'impossibilità di ogni comportamento verso... ogni esistere. Nell'anticipazione questa possibilità si fa «sempre più grande)), si rivela tale da non conoscere misura alcuna. nessun più o meno, si rivela cioè come la possibilità deil'ìncommensurabile impossibilità dell'esistenza. Conformemente alla sua essenza, questa possibilità non offre alcun punto d'appoggio per protèndersi verso qnalcosa, per «colorire» il reale possibile e quindi obliare la possibilità. L'essere-per-Ia~morte. come anticipazione della possibilità, rende possibile la possibilità e la rende libera 'come tale. L'esser-per-Ia-morte è l'anticipazione di un poteressere di quell'ente il cui modo di essere ha 17 l'anticiparsi stesso. Nella scoperta anticipante di questo poter-essere. l'esserci si apre a se stesso nei confronti della sua possibilità estrema. Ma progettarsi snl poteressere più proprio significa: poter comprendere se stesso entro l'essere dell'ente così svelato: esistere. L'ant~ciparsi si rivela come la possibilità della comp.renslone del poter-essere Più proprio ed estremo, CIoè come la possibilità dell'esistenza autentica. La sua costituzione ontologica dev'essere chiarita attraverso l'elaborazione della struttura concreta dell'anticipazione della morte. Come si effettua la delimitazione fenomenica di questa. struttura? In primo luogo?obbiamo stabilire i caratteri dell'aprire anticipante, In conformità alla sua funzione di comprensione pura

4 ;)20 della possibilità pili propria, incondizionata, insuperabile, certa e. come tale, indeterminata. Resta da precisare che «comprendere» non ha originariamente il significato di contemplazione di un senso; esso è l'autocomprendersi nel poter-essere che si svela nel progetto. 18 La morte è la possibilità Più propria dell'esserci. L'essere per essa apre all'esserci il poter-essere Più proprio, nel quale ne va pienamente dell'essere dell'esserci. In essa si fa chiaro all'esserci che esso, nella più specifica delle sue possibilità, è sottratto al Si; cioè che, anticipandosi, sì può già sempre sottrarre ad esso. La comprensione di questo ( potere» rivela la perdizione effettiva nella quotidianità del Si-stesso. La possibilità più propria è incondizionata. L'anticipazione fa comprendere all'esserci che ha da assumere esclusivamente da se ste~,so quel poter-essere in cui ne va recisamente del suo poter-essere più proprio. La morte non «appartiene)) indifferentemente all'insieme degli Esserci, ma pretende l'esserci nel suo iso, lamento. L'incondizionatezza della morte, qual è compresa nell'anticipazione, isola l'esserci in se stesso. Questo isolamento è un modo in cui il Ci si rivela all'esistenza. Esso rende chiaro che ogni esser-presso ciò di cui ci si prende cura ed ogni con-essere con gli altri fallisce quando ne va del nostro più proprio poter-essere. L'Esserci può essere autenticamente se stesso solo se si rende da se stesso possibile per ciò. Tuttavia il fallimento del prendersi cura e dell'aver cura non significa in nessun modo una scissione di questi modi dell'esserci dall'esser se-stesso autentico. In quanto strutture essenziali della costituzione del~ l'esserci essi fanno parte delle condizioni di passi bi lità dell'esistenza in generale. L'Esserci è autenticamente se stesso solo se (in quanto prendersi cura presso... e aver cura con...) si progetta primariamente nel suo poter-essere più proprio, anziché nelle possibilità del Si-stesso. L'anticipazione della possibilità incondizionata conferisce all'ente anticipante la possibilità di assumere il suo essere più proprio da se stesso e a partire da se stesso. La possibilità più propria e incondizionata è insu perabile. L'esser-per questa possibilità fa comprendere all'esserci che su di esso incombe, come estrema possibilità della sua esistenza, la rinuncia a se stesso. :~.2 I L'anticipazione non evade l'insuperabìlità come fa l'essere-per-ia-morte inautentico, ma, al contrario, si rende. libera per essa. L'anticipante farsi libero per la propna morte affranca dalla dispersione nelle possibilità che si presentano casualmente, di guisa che le possibilità effettive, cioè situate al di qua di quella insuperabile, possono essere comprese e scelte autenticamente. L'anticipazio.ne dischiude all'esistenza, come sua, estrema possibilità, la rinuncia a se stessa, dissolvendo in tal modo ogni solidificazione su posizioni esistenziali raggiunte. Anticipandosi, l'esserci si garantisce dal cadere dietro. a se stesso e alle spalle del poter-essere già compreso, e dal ( divenire troppo vecchio per le sue vittorie» (Nietzsche). Libero per le possibilità più proprie e determinate dalla fine, cioè comprese come finite, l'esserci sfugge al pericolo di disconoscere, a causa della comprensione finita propria dell'esistenza, le possibilità esistenziali degli altri che lo superano; oppure, misconoscendole, di ricondurle alle proprie, per sfuggire cosi alla singolarità assoluta della propria effettiva esistenza. Come possibilità insuperabile, la morte isola l'esserci, ma solo per renderlo, in questa insuperabilità, consapevole del poter-essere degli altri che ci con-sono. Poiché l'anticipazione della possibilità insuperabile apre nel contempo alla comprensione delle possibilità situate al di qua di essa, essa porta con sé la possibilità dell'anticipazione esistentiva dell'esserci totale, cioè la possibilità di esistere concretamente come poter-essere totale. La possibilità più pro.pria, incondizionata e insupera bile è certa. La modalità del suo esser-certa si determina a partire dalla verità (apertura) corrispon. dente. Ma la possibilità certa della morte apre l'esserci come possibilità solo se esso, anticipandosi nella morte, rende possibile a se stesso questa possibilità come il poter-essere più proprio. L'apertura della possibilità si fonda nella possibilizzazione ariticipatrice. Il mantenersi in questa possibilità, cioè l'esser certo di ciò che,è stato aperto, richiede, a maggior ragione, l'anticipazione. La certezza della morte non può essere raggiunta mediante il calcolo statistico dei casi di morte registrati. Essa non cade nell'ambito delle verità concernenti le semplici-presenze, in cui la verità è tanto più adeguata quanto più l'osservazione

5 ~22 pura lascia che l'ente si presenti da se stesso. Bisogna che l'esserci si sia perso nei rapporti fattuali (i! che può essere un compito particolare e una possibilità della Cura) perché possa raggiungere l'" oggettività» pura, cioè l'indifferenza dell'evidenza apodittica. Il fatto che l'esser~certo della morte non abbia questo carattere, non significa che esso si trova a un grado inferiore di certezza rispetto all'evidenza apodittica, ma semplicemente che l'esser~certo non rientra... in generale... nelfordine dell'evidenza delle semplici-presenze. Il tener~per~vero riguardante la morte, morte che è sempre di qualcuno, attesta un tipo di certezza ben più originaria di ogni certezza concernente l'ente che si incontra nel mondo o il semplice oggetto formale; si tratta infatti della certezza circa l' essere-nel~mondo stesso. In quanto tale essa non richiede un compor~ tamento particolare dell'esserci, ma l'esserci totale nell'autenticità totale della propria esistenza. 19 Nell'anticipazione, l'esserci può accertarsi del suo essere più proprio, della sua totalità insuperabi!e. Perciò l'evidenza dei dati immediati dell'esperienza vissuta, dell'io e della coscienza, resta necessariamente indietro rispetto alla certezza dell'anticipazione. E ciò non certo perché i! modo di apprensione proprio dell'evi denza manchi del rigore indispensabile, ma perché esso non può, in linea di principio, tener per vero (aperto) ciò che, in effetti, pretende {( detenere» co~ me vero: l'esserci che io stesso sono e che, in quanto poter-essere, io posso essere autenticamente solo anticipando. La possibilità più propria, incondizionata, insuperabile e certa è, quanto alla certezza. indeterminata. In qual modo l'anticipazione rivela questo carattere della possibilità specifica dell'esserci? In qual modo la comprensione anticipatrice si progetta in un poteressere certo. costantemente possibile e tale che,il ( quando}) in cui la radicale impossibilità dell'esistenza diviene possibile rimanga costantemente indeterminato? Nell'anticipazione della morte, indeterminatamente certa, l'esserci si apre a una minaccia continua proveniente dal suo stesso Ci. L'essere-per-Iafine deve 'mantenersi in questa minaccia, costante e può così poco dissiparla da dover piuttosto dar forma alla indeterminazione della certezza. Com'è esisten zialmente possibile l'apertura genuina di questa co- 323 stante minaccia? Ogni comprensione è emotivamente situata. La tonalità emotiva porta l'esserci dinanzi al l'esser-gettato del suo «che c'è».20 Ma la situazione emotiva che può tener aperta la costante e radicale minaccia incombente sul se-stesso... minaccia che pro 'viene dal Più proprio e isolato essere delcesserci... è l'angoscia. 21 In essa l'esserci, si trova di fronte al nulla della possibile impossibilità della propria esistenza. L'angoscia si angoscia per il poter-essere dell'ente cosi costituito e ne apre in tal modo la possibilità estrema. Poiché l'anticipazione isola totalmente l'esserci e in questo isolamento fa sì che esso divenga certo della totalità del suo poter-essere, la situazione emotiva fondamentale dell'angoscia appartiene a que~ sta autocomprensione dell'esserci nel suo fondamento stesso. L'Essere-per-la-morte è essenzialmente angoscia. Una testimonianza infallibile, benché ({ soltanto n indiretta, è offerta dall'essere-per-la-morte stesso quando capovolge l'angoscia in una paura codarda e, supe~ rando quest'ultima, denuncia la propria viltà davanti all'angoscia. Ciò che caratterizza l'essere-per-ia-morte autenticamente progettato sul piano esistenziale, può essere riassunto così: L'a:nticipazione svela alresserci la di spersione nel Si-stesso e... sottraendolo fino in fondo al prendente cura avente cura, lo pone inna-nzi alla possibilità di essere se stesso, in una libertà appassionata, affrancata dalle illusioni del Si, effettiva, certa di se stesso) e piena di angoscia: LA LIBERTÀ PER LA MORTE. Tutti i caratteri dell'essere-per-la-morte derivanti dal contenuto integrale della possibilità dell'esserci più propria ed estrema, concorrono nel compito di svelare, interpretare e tener ferma l'anticipazione, in essi fondata, di questa possibilità come ciò che rende possibile questa possibilità stessa_ L'analisi dell'anti cipazione, esistenzialmente progettata, ha mostrato la possibilità ontologica di un essere-per-ia-morte esistentivamente autentico. Sorge in tal modo la possibilità di un poter-essere-un-tutto autentico da parte dell'esserci, ma solo come possibilità ontologica,. Certamente il progettt? esistenziale dell'anticipazione si è rifatto alle strutture dell'esserci precedentemente analizzate e ha fatto sì che l'esserci si progettasse per così dire da se stesso su queste possibilità, senza imporgli un ideale esistenziale «( oggettivo)) e senza costrizioni

6 324 ( esterne», Tuttavia questo essere-per-ia-morte esi stenzialmente «possibile» resta ancora, esistentivamente, un progetto. fantastico. La possibilità antologica del poter-essere-un-tutto autentico da parte dell'esserci non significa ancora nulla, finché non è stato rintracciato un poter-essere antico che gli corrisponda da parte dell'esserci. L'Esserci si progetta sempre effettivamente in questo essere-per-ia-morte? Oppure, in base al suo essere più proprio, richiede almeno un poter-essere autentico fondato nell'anticipazione? Prima di rispondere a queste domande occorre stabilire in quale misura, in generale, e in qual maniera, l'esserci, in base al suo poter-essere più proprio, offra l'a:ttestazione di un'autenticità possibile della sua esistenza, cosicché tale autenticità non sia semplicemente bandita come esistentivamente possibile, ma risulti richiesta dell'esserci stesso. La questione dell'essere-un-tutto autentico da parte dell'esserci e della sua costituzione esistenziale sarà portata su un terreno fenomenico garantito solo se potrà essere 'connessa a un'autenticità possibile dell'esserci, attestata dall'esserci stesso. Se ci riesce di scoprire un'attestazione di questo genere e di chiarirne fenomenologicamente il contenuto, si porrà il problema di stabilire se l'anticipazione della morte) finora progettata solo nella sua possibilità ONTOLOGICA, si connetta in modo essenziale col poter-essere autentico ATI'ESTATO.

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