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1 Atti Parlamentari Camera dei Deputati inserire la voltura richiesta nello stesso anno in cui sono stati prodotti i documenti; il consorzio non ha ritenuto di dar seguito al discarico dell annualità 2004 in quanto, a verifiche effettuate, il Signor Zimarino risultava comunque intestatario delle particelle oggetto di tributo, seppur con una quota minoritaria, peraltro non a conoscenza dell ufficio fino al 2005, come sopra riportato; il contributo di bonifica sarebbe un onere reale sulla proprietà, gravando direttamente sull immobile (articolo 21 del regio decreto n. 215/1933). Il contributo imposto è, perciò, da intendersi diretto agli immobili per la loro salvaguardia e non alle singole persone fisiche, eventualmente comproprietarie; conseguentemente non sarebbe possibile provvedere alla ripartizione della quota di proprietà, frazionando il tributo, in quanto il bene immobile è considerato, in questo caso, bene giuridicamente indiviso. Si tratta quindi di un obbligazione indivisibile regolata, ai sensi dell articolo 1317 codice civile, dalle stesse norme disciplinari le obbligazioni solidali, con la conseguenza che ogni debitore è obbligato ad eseguire per intero la prestazione al creditore con la possibilità, per colui che ha pagato l intero, di ripetere dagli altri condebitori la parte spettante a ciascuno di essi, ex articolo 1299 codice civile. In pratica, colui che riceve l avviso ha comunque diritto di rivalsa sugli altri comproprietari per il rimborso delle quote di loro spettanza; appare all interrogante del tutto arbitraria l estensione del principio di solidarietà nel pagamento del contributo, atteso che tale principio deve essere sancito esplicitamente dalla legge, mentre il suo decreto istitutivo (regio decreto n. 215 del 1933) non ne fa menzione : se non ritenga di assumere le opportune iniziative normative affinché l obbligazione concernente il pagamento dei contributi consortili sia considerata inequivocabilmente parziaria. ( ) * * * GIUSTIZIA Interrogazioni a risposta scritta: e ZAMPARUTTI. Al Ministro della giustizia. Per sapere premesso che: secondo quanto riportato dall agenzia di stampa Il Velino del 14 maggio 2010, Tiziano Ramponi, di Campoli Appennino (Frosinone), agente penitenziario in servizio a Milano San Vittore presso il nucleo traduzioni, si è tolto la vita giovedì 13 maggio; l uomo, descritto dai suoi colleghi come una persona perennemente sorridente, allegra e gioviale, era in congedo ordinario dal 3 maggio e avrebbe dovuto riprendere servizio martedì 18. Al momento si stentano a capire le ragioni di questo gesto, anche perché chi lo conosceva molto bene esclude problemi economici o affettivi; sulla vicenda il segretario della Uil-Pa penitenziari, Eugenio Sarno, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «In sole due settimane si sono verificati due suicidi (Frosinone e Brescia) e un omicidio-suicidio (Avola) tra gli agenti di polizia penitenziaria. Troppo. Davvero troppo per non chiedere con forza che si attivi, finalmente, quel tavolo di confronto sul disagio del personale che l amministrazione penitenziaria ci ha sempre negato. Noi non intendiamo strumentalizzare queste tragedie, ma è pur vero che l incidenza di suicidi nel Corpo è davvero anomala e pertanto ne vanno investigate le cause. Ricordiamo che in due anni sono 16 gli appartenenti al Corpo che si sono suicidati. Se è vero, come è vero, che è scientificamente provato che la sindrome

2 Atti Parlamentari Camera dei Deputati da Burnout ha grande incidenza nel corpo degli agenti di polizia penitenziaria (tanto che sono centinaia le unità che riportano patologie da stress e depressione) è consequenziale affermare che il lavoro e le condizioni di lavoro sono patogene. Abbiamo cercato, invano, di sensibilizzare il ministro Alfano e il capo del Dap sulle afflittive ed infamanti condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari di prima linea. Il loro silenzio sul tema offende e indigna»; le condizioni di vita degli agenti di polizia penitenziaria sono a tal punto insostenibili da aver indotto l amministrazione penitenziaria ad allestire una consulenza di psicologi che hanno aperto punti di ascolto; la situazione è da considerarsi ormai drammatica e l utilizzo della figura dello psicologo è un palliativo che non è in grado di rimuovere le cause del malessere; implementare l organico e quindi organizzare ragionevoli turni di lavoro risolverebbe il problema alla radice e renderebbe totalmente inutile il servizio di sostegno psicologico; ad avviso dell interrogante, per scongiurare questi gesti estremi occorre por mano seriamente al problema delle condizioni di lavoro in cui si vedono costretti ad operare gli agenti di polizia penitenziaria, problema risolvibile attraverso il rientro negli istituti di pena di tutti i distaccati presso il dipartimento amministrazione penitenziaria e il Ministero della giustizia e il significativo aumento dell organico che consenta ai dirigenti di organizzare turni di lavoro che non abbiano un carattere così afflittivo per il personale : se siano state avviate eventuali indagini amministrative al fine di verificare le cause che hanno indotto Tiziano Ramponi a togliersi la vita; se le autorità fossero a conoscenza del disagio psicologico dell agente di custodia e se fossero state avviate tutte le procedure di precauzione per prevenire l atto suicidale; se nel carcere al quale era assegnato l uomo sia mai stato istituito un punto di ascolto con la presenza di psicologi; se non intenda istituire con urgenza un tavolo di confronto sul disagio del personale appartenente alla polizia penitenziaria così come da tempo richiesto dal segretario della Uil-Pa penitenziari; cosa intenda fare per aumentare significativamente l organico degli agenti di polizia penitenziaria. ( ) e ZAMPARUTTI. Al Ministro della giustizia. Per sapere premesso che: sul quotidiano La Repubblica del 10 maggio 2010 è apparso un articolo intitolato: «Gli comunicano che è stato condannato a 30 anni, lui saluta gli amici e si impicca»; l articolo dà conto del suicidio di Vasiline Ivanov Kirilov, classe 1977, consumatosi all interno del quinto reparto del carcere milanese di San Vittore; l uomo ha strappato un lembo di un lenzuolo, ha stretto il nodo scorsoio, è andato nell antibagno e si è impiccato. Quando, alle 14.15, i suoi compagni e l agente di custodia hanno aperto la porta della cella, era già troppo tardi; è il venticinquesimo caso di suicidio avvenuto dentro le mura di un penitenziario dall inizio del Vasiline Kirilov era stato catturato due mesi fa dai carabinieri della compagnia Duomo, guidati dal maggiore Giovanni Pellegrino, che avevano eseguito un mandato di cattura internazionale spiccato da un tribunale spagnolo nel 2002, e diramato tramite l Interpol in 192 paesi, per omicidio e violenza sessuale: un delitto maturato negli ambienti gay di Castellon de la Plana, sulla costa valenciana, e commesso il 17 luglio di quell anno, allorquando Kirilov aveva rapinato e ucciso col complice Vassil Petrov il gestore di un chiosco nell appar-

3 Atti Parlamentari Camera dei Deputati tamento di quest ultimo, che aveva invitato a casa i due per una prestazione sessuale; a Milano, il giovane era arrivato cinque anni fa dopo essersi rifugiato in Perù: faceva il portinaio presso uno stabile di via Pecchio, a pochi passi da piazzale Loreto, dove lavorava con documenti falsi. Divorziato da tempo dalla ex moglie in Bulgaria, aveva casa a Cornaredo, con i genitori e la fidanzata peruviana. In questi due mesi Kirilov ha atteso l esito del processo, che per la legge spagnola non può essere celebrato nei confronti di un contumace. La sentenza è arrivata come una mazzata venerdì mattina; sulla vicenda la direttrice del carcere ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Siamo rimasti di stucco noi e gli altri detenuti. Era detenuto qui dal 6 marzo e da allora non aveva mai dato problemi né c era stato qualsiasi segnale che potesse far prevedere un suicidio. Il secondo, tengo a sottolinearlo, a San Vittore negli ultimi quattro anni, e qui passano settemila detenuti comuni ogni anno. Kirilov era stato visitato da uno psichiatra non più tardi del 3 maggio e il suo umore era parso normalissimo. Durante il colloquio, il padre gli ha detto che era stato condannato a trent anni. A breve sarebbe stato estradato. Eppure, anche con i suoi connazionali, il ragazzo non aveva dato segni di sconforto, diceva che avrebbe scontato quindici anni al massimo, era sereno. Noi i colloqui non li possiamo ascoltare. E se avessimo saputo della condanna ci saremmo attivati col sostegno degli psicologi. Nessuno ci ha detto nulla» : di quali informazioni il Ministro interrogato disponga circa i fatti riferiti in premessa; quali iniziative intenda intraprendere affinché siano accertate eventuali responsabilità della direzione del carcere milanese di San Vittore in ordine alla mancanza degli opportuni controlli che avrebbero potuto impedire il tragico suicidio; più in generale, quali provvedimenti urgenti il Governo intenda adottare, con riferimento alla triste piaga dei suicidi in carcere, al fine di garantire ai detenuti una non effimera attività di valutazione e trattamento, nonché i livelli essenziali di assistenza sanitario-psicologica previsti dalla legge; quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all interno dell istituto penitenziario milanese conformi al dettato costituzionale e normativo. ( ) e ZAMPARUTTI. Al Ministro della giustizia. Per sapere premesso che: secondo quanto riportato dall agenzia di stampa AGI dell 8 maggio 2010, il comitato per la territorialità della pena, nato a Sassari a settembre dello scorso anno e presente in quasi tutto il territorio regionale, avrebbe raccolto in pochi mesi oltre firme in calce alla petizione con la quale si sollecita il rientro in Sardegna dei 225 detenuti sardi reclusi in istituti di pena della penisola; in base alla normativa attuale, il detenuto deve scontare la pena in strutture che non distino oltre 300 chilometri dal luogo di nascita o residenza, il che spesso non avviene, senza considerare che sono detenute lontano da casa anche persone ancora in attesa di giudizio; con la petizione il comitato per la territorialità della pena intende sollecitare la regione Sardegna ad applicare il protocollo firmato con il Ministero della giustizia e a pretendere il rispetto della territorialità della pena; la raccolta di firme, come ricordato da Rosa Foddai, portavoce del comitato,

4 Atti Parlamentari Camera dei Deputati ha preso spunto dal caso di Bruno Bellomonte, appartenente al movimento indipendentista «A Manca pro s indipendentzia» e detenuto a Catanzaro nell ambito dell inchiesta sulle nuove Br, il tutto senza che l uomo abbia ancora ricevuto un accusa specifica; il 12 gennaio 2010 la Camera dei deputati ha parzialmente approvato, su espresso parere favorevole del Governo, la mozione sulle carceri presentata dalla interrogante e sottoscritta da 93 deputati appartenenti a quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento; la mozione approvata prevede, tra l altro, alla lettera h), «la piena attuazione del principio della territorialità della pena previsto dall ordinamento penitenziario, in modo da poter esercitare al meglio tutte quelle attività di sostegno e trattamento del detenuto che richiedono relazioni stabili e assidue tra quest ultimo, i propri familiari e i servizi territoriali della regione di residenza» : quali provvedimenti intenda adottare al fine di dare immediata attuazione al protocollo firmato con la regione Sardegna relativamente al rispetto del principio della territorialità della pena; se ed entro quali termini intenda disporre il graduale rientro nelle carceri della Sardegna dei 225 detenuti sardi reclusi negli istituti di pena della penisola; se e quali urgenti provvedimenti il Governo intenda adottare, sollecitare e promuovere al fine di dare piena attuazione del principio della territorialità della pena previsto dall ordinamento penitenziario, in modo da poter esercitare al meglio tutte quelle attività di sostegno e trattamento del detenuto che richiedono relazioni stabili e assidue tra quest ultimo, i propri familiari e i servizi territoriali della regione di residenza, così come previsto dalla mozione n approvata dalla Camera dei deputati lo scorso 12 gennaio ( ) e ZAMPARUTTI. Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. Per sapere premesso che: il 7 maggio 2010 è apparso un articolo su Il Messaggero Veneto intitolato: «Pordenone: sei detenuti in cella da 12 metri quadrati e senza acqua calda»; l articolo dà conto della drammatica situazione in cui versa la struttura penitenziaria di Pordenone composta da quattordici celle, sette al piano terra e sette al primo piano, che dovrebbero ospitare quattro detenuti al massimo, ma che in casi di sovraffollamento ne arrivano ad ospitare anche sei; nel carcere friulano, nei periodi in cui il sovraffollamento diventa ingestibile, i detenuti sono costretti a vivere ai limiti dell umanità, atteso che sei o sette persone sono costrette a vivere 24 ore su 24 in una stanza, con meno di due metri quadrati a testa e come evidenziato nella relazione del magistrato di sorveglianza Mariangela Cunial il lavandino che condividono le docce sono esterne non ha nemmeno l acqua calda; in casi di emergenza sovraffollamento anche gli spazi esistenti per altre attività vengono ridotti al minimo, al punto che la sala polivalente si è spesso trasformata in una cella di fortuna per una decina di persone, accogliendo di solito quanti vengono arrestati nella notte; secondo il magistrato di sorveglianza, la precarietà e la promiscuità in cui sono costretti a vivere le persone recluse nel carcere di Pordenone, rischiano di avere conseguenze sotto il profilo sanitario in quanto alcuni detenuti hanno malattie infettive tra le quali l Aids; nei giorni scorsi alcuni carcerati stranieri hanno avviato lo sciopero della fame per denunciare le condizioni di vita all interno della struttura : quali dati aggiornati siano a disposizione del Governo in relazione alla situazione evidenziata presso il carcere di Pordenone, con particolare riguardo al nu-

5 Atti Parlamentari Camera dei Deputati mero di detenuti effettivamente presenti nella struttura e al tasso di sovraffollamento in essa riscontrato; quali urgenti iniziative intenda assumere per garantire normali condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori dell istituto penitenziario veneto; in particolare, entro quali tempi preveda che l istituto possa rientrare nella dimensione regolamentare dei posti previsti; quali iniziative intendano assumere, negli ambiti di rispettiva competenza, per garantire il diritto alla salute dei detenuti e, in particolare, per evitare la possibile trasmissione tra gli stessi di malattie infettive; cosa intenda fare per garantire ai detenuti l attività trattamentale, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, atta a preparare il futuro reinserimento sociale previsto dall articolo 27 della Costituzione; se il Governo non intenda assumere iniziative volte a destinare maggiori fondi e risorse al potenziamento delle misure alternative al carcere, anche attraverso la creazione di percorsi protetti di reinserimento sociale e lavori socialmente utili per tutti i condannati a pene inferiori ai tre anni di reclusione. ( ) e ZAMPARUTTI. Al Ministro della giustizia. Per sapere premesso che: l 8 maggio 2010 è apparso un articolo su Il Resto del Carlino intitolato: «Rinchiuso con le persone che ha fatto arrestare, picchiato a sangue»; l articolo dà conto della drammatica vicenda di un uomo inopinatamente rinchiuso nel carcere di Port Aurea insieme ad alcune persone che, grazie alle sue confessioni, erano state arrestate dalle Forze dell ordine; Sergio Frunza, questo il nome del detenuto, una volta trovatosi in cella con le persone da lui fatte arrestare, è stato minacciato di morte e poi preso a pugni e a calci. Il violento pestaggio è stato sedato dall intervento di alcuni detenuti e poi dall arrivo della polizia penitenziaria; dopodiché l uomo è stato curato nell infermeria dell ospedale; la violenza ai danni dell uomo è accaduta il 30 aprile 2010, ma solo il 6 maggio la vittima ha potuto raccontare alla madre e al suo avvocato quanto accadutogli; Sergio Frunza, 30enne, di nazionalità moldava, è stato arrestato poiché presunto complice di altri tre albanesi nel tentato furto di una Porsche Carrera avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio. Frunza secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino ha sempre sostenuto di non essere colpevole del furto, ma di essere stato assoldato dai tre albanesi per trasportarli da Ravenna a Borgo Montone dietro il pagamento di un compenso di 100 euro; subito dopo l arresto, il 30enne moldavo ha deciso di collaborare con il pubblico ministero, fornendo indicazioni utili per risalire agli altri colpevoli del tentato furto; i tre albanesi, leggendo l ordinanza di custodia cautelare, hanno quindi scoperto che il loro arresto era stato provocato dalle dichiarazioni del loro complice, sicché una volta tradotti in carcere e ristretti in cella insieme al signor Frunza, hanno colto al volo l occasione per regolare i conti con l uomo : se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero; se non intenda adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili della direzione del carcere di Port Aurea, atteso che gli stessi hanno incautamente disposto che il detenuto Sergio Frunza fosse messo in cella insieme ai tre uomini di nazionalità albanese che lo stesso aveva fatto arrestare con le sue dichiarazioni, con ciò provocandone il pestaggio. ( )

6 Atti Parlamentari Camera dei Deputati e ZAMPARUTTI. Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. Per sapere premesso che: l interrogante ha ricevuto in data 7 maggio 2010 la lettera a firma di F. P. proveniente dal carcere di San Vittore a Milano; nella lettera due detenuti che stanno portando avanti un iniziativa nonviolenta di sciopero della fame rappresentano la situazione di totale invivibilità del VI reparto del carcere milanese; nella missiva, indirizzata anche al Ministro della giustizia e al garante dei detenuti di Milano, è scritto: «noi che siamo appartenenti al VI reparto, IV piano ubicati nella cella 449, e così anche nei piani 1 o e 3 o dello stesso reparto siamo completamente in situazione di intollerata invivibilità, oppressionati dalla custodia che propina rapporti disciplinari a iosa sui quali neppure lo strumento che in teoria, dovrebbe essere garante per sentire, valutare i riscontri del rapportato (consiglio disciplinare) consente la verifica imparziale della discolpa del rapportato»; «in questo reparto in uno spazio di soli 10 metri quadri circa, siamo reclusi e obbligati a viverci in 6 persone, dormendo così divisi su due letti a castello a tre piani»; «I motivi dello sciopero di noi sottoscritti: F.P. e R.B sono: F.P.: venire al più presto trasferito in quanto non ha più nessun sostegno esterno (avendo tutta la famiglia deceduta) ed effettuato già il giudizio di 1 o grado, nel quale ha riportato la condanna ad anni 4 di reclusione, cosa che con l invivibilità che è costretto a sopportare, non è umanamente possibile proseguire la detenzione presso questo carcere. Inoltre faccio presente che tale situazione prima di entrare in sciopero è stata fatta presente alla vice direttrice di codesto carcere; R.B.: negligenza assoluta del direttore sanitario e dell ex medico di reparto (fortunatamente sostituito da una dottoressa sensibile ai nostri problemi, brava e professionale) nel riscontrare una forma di allergia, una assoluta mancanza di interessamento nel proseguire le visite e quindi approfondire tale allergia, allergia tra l altro alle vernici e già accertata fuori nei periodi di libertà; negligenza del medico nel rifiutare la visione di tutta la documentazione di tale allergia fornita dallo stesso detenuto, per giunta mandato (inutilmente) per due volte in ospedali esterni per visite riguardanti intolleranze alimentari che niente hanno a che vedere con le vernici, vera e unica causa di tale allergia; tale situazione il B. la fece presente alla Vice Direttrice, all ispettore di reparto, ai brigadieri e non per ultimo al Dirigente sanitario»; «Inoltre si legge ancora nella lettera mi preme fare assolutamente presente, anche per correttezza e solidarietà dei compagni detenuti, che allo stato di assoluta invivibilità di tutto il VI reparto corrisponde la totale vivibilità dei reparti III e V con celle nuove, muri rifatti, pavimenti a terra che non richiedono il bisogno (come da noi al VI) di stare a combattere la notte con gli scarafaggi (e mi scusi il termine); celle, sempre del III e V ove vi è l impianto elettrico a norma come richiede la legge n. 46 del 1990 e non come da noi, sempre al VI, dove l impianto manca della messa a terra (quindi pericolo di folgorazione di qualche detenuto in caso di mancato funzionamento dell impianto) e dove i fili sono giuntati con semplice nastro oramai vecchio e scotto invece dei normali cappucci chiamati forbox che sempre le normative della legge n. 46 del 1990 imporrebbero; inoltre, mancanza totale al VI reparto dell impianto d antenna, antenne che siamo costretti a fare artigianalmente con fili intrecciati o stagnola arrotolata attaccata con scotch adesivo sulla parte con la speranza di captare qualche segnale dei ripetitori esterni; impianto che, invece, al IIIeVèstato fatto a regola d arte così che si prendono tutti i canali, compresi i

7 Atti Parlamentari Camera dei Deputati digitali, quindi impianti certamente dotati di centralina. Parliamo poi dei bagni: nel nostro reparto (VI) abbiamo ancora bagni alla turca, molto sporchi e vecchi, per giunta non sifonati per cui, anche quando non si usano, esce una puzza con la quale ci tocca convivere; qui di docce ce ne sono solo 4 per turni di circa 70 persone in una sola ora; spesso e volentieri il piatto doccia si ottura e quindi si riempie e ci tocca fare la doccia con i piedi a mollo in acque sporche in cui è possibile prendere infezioni, funghi, altro. Nei reparti III e V, invece, il bagno è quello classico, la doccia è all interno di ogni cella e in alcune vi è perfino il bidet. Si prenda anche nota che sempre negli altri raggi III e V ogni 20/25 giorni viene effettuata in ogni cella la disinfestazione mentre qui nel nostro reparto non passa mai nessuno così che dobbiamo convivere, come scritto precedentemente, con scarafaggi e pidocchi, quest ultimo trovato proprio sul muro del bagno della nostra cella la 449 cella, tra l altro, sprovvista di porta del bagno e da circa tre settimane di un anta della finestra il che ci lascia in balia delle intemperie, dell umidità, nonché del facile ingresso di insetti e animali. Appuntati che istigano noi carcerati proprio per metterci alle corde fino al punto di rispondere e quindi prendere rapporti. Vi è anche un altro problema da non sottovalutare: quello che essendo celle da due ma essendo in sei, vi sono solo tre sgabelli, quindi quando tre sono seduti, tre devono stare in branda per poi darsi il cambio; bisogna fare i turni per mangiare o per scrivere ai nostri cari; per non parlare degli armadietti che per legge ne toccherebbe uno grande e uno piccolo a testa mentre noi come altre celle ne abbiamo in tutto 4 (per giunta rotti senza sportello) su 6 detenuti che siamo e, invece, al III e V i detenuti hanno un armadietto ciascuno e uno sgabello ciascuno. Non è un caso che, meritatamente, il VI reparto viene chiamato punitivo.»; la lettera prosegue: «un nostro concellaneo, tale P.T., nel cucinare con i fornelli da campeggio, si è rovesciato l acqua bollente sulla pancia già piena di altre cicatrici per interventi chirurgici subiti procurandosi delle grandi ustioni, ma quando il detenuto ha chiesto il permesso all appuntato di potersi recare al pronto soccorso, spiegandogli l incidente e facendogli vedere la pancia, il permesso gli è stato negato con queste parole dell appuntato non ci fa niente, torna in cella ; dopo due giorni, dopo aver macchiato t-shirt e lenzuola ha rappresentato il suo problema all ispettore di reparto che lo ha subito mandato al pronto soccorso dove gli è stata diagnosticata un ustione di 2 o grado con pelle ormai morta e infezioni alle piaghe già aperte; sempre lo stesso detenuto P.T. ha avuto giorni addietro un improvvisa emorragia da un neo situato nella coscia sinistra e dopo aver perso tanto sangue e quindi aver tamponato momentaneamente la fuoriuscita violenta del sangue si è recato al pronto soccorso dove il medico non lo ha voluto visitare dicendo all infermiera queste testuali parole ho dei figli a casa e voglio vederli crescere, neanche se il tale fosse affetto da HIV; quindi è stato solo pulito dal sangue asciutto e rimandato in cella dove, all improvviso, e davanti all appuntato si verifica un altra emorragia per cui viene ricondotto al pronto soccorso dove l infermiera gli mette un po di garza con il cerotto; senza approfondire più la cosa, oggi 30/4 il P.T. ha la gamba e la caviglia sinistra gonfia, tornato al pronto soccorso e trovando una dottoressa competente, è stato rimandato urgentemente a visita ecodoppler perché si pensa ad un inizio di trombosi» : se il Ministro della giustizia abbia ricevuto la lettera dei due detenuti di San Vittore riportata in premessa; se i fatti descritti nella lettera corrispondano al vero; nel caso in cui corrispondano al vero, cosa si intenda fare: a) per riportare alla capienza regolamentare la VI sezione del carcere di San Vittore; b) per dotare di impianti di sicurezza le celle;

8 Atti Parlamentari Camera dei Deputati c) per ripristinare l igiene totalmente carente; per assicurare un minimo di manutenzione delle strutture totalmente fatiscenti delle celle e per dotarle degli arredi necessari; d) per assicurare la necessaria e costante disinfestazione delle celle; e) per assicurare la necessaria assistenza sanitaria, dovuta ad ogni cittadino secondo l articolo 32, primo comma della nostra Costituzione; se si intenda avviare un indagine interna all istituto e in particolare nella VI sezione per appurare che non ci siano stati comportamenti vessatori del personale nei confronti dei detenuti e se sia possibile ravvisare responsabilità del personale in merito alla mancata assistenza del detenuto che a seguito di incidente ha riportato gravi ustioni e che ha perso molto sangue a seguito di un emorragia da un neo. ( ) e ZAMPARUTTI. Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. Per sapere premesso che: secondo quanto riportato dall agenzia di stampa APCOM del 14 maggio 2010, sarebbero divenute critiche le condizioni di salute di Angela Strangio, 30 anni, sorella del boss della ndrangheta Giovanni Strangio, considerato autore della strage di Ferragosto avvenuta a Duisburg, in Germania; Angela Strangio sta portando avanti dal 13 febbraio 2010 lo sciopero della fame e, da sabato 15 maggio, anche quello della sete, e poiché recentemente il suo quadro clinico si è notevolmente deteriorato, è stata trasferita dalla sezione di alta sicurezza del carcere di Latina all ospedale Goretti; secondo il Garante dei detenuti della regione Lazio, Angela Strangio è ancora lucida, ma la sua decisione di proseguire lo sciopero della fame e della sete sta esponendo a rischio concreto di danni irreparabili i suoi organi vitali. In tre mesi la donna ha già perso 13 chili, eppure fin quando la detenuta sarà considerata capace di intendere e di volere, non sarà possibile, per i medici, praticare un trattamento sanitario obbligatorio con l alimentazione forzata : se il Governo disponga di elementi circa le modalità con le quali, dal momento in cui ha intrapreso lo sciopero della fame, Angela Strangio sia stata seguita dal punto di vista fisico e psicologico; se, con l aggravarsi delle condizioni fisiche, risulti che sia stato prestato alla detenuta il soccorso necessario e adeguato alla gravità del quadro clinico. ( ) e ZAMPARUTTI. Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. Per sapere premesso che: secondo quanto riportato dall agenzia di stampa APCOM del 13 maggio 2010, un ragazzo di 37 anni, Antonino Caruso, detenuto nel carcere di Messina e affetto da «gravissime ed altamente invalidanti patologie da molto tempo», rischia di morire se non sarà trasferito in un ospedale e sottoposto «quanto prima possibile ad intervento chirurgico specialistico»; a rendere nota la vicenda è stato il legale del detenuto, Giuseppe Lipera, che ha immediatamente presentato un istanza per il ricovero urgente del giovane in ospedale; Antonino Caruso, originario di Belpasso, nel catanese, avrebbe già segnalato più volte, tramite il suo legale, sia al carcere che alla magistratura competente, la sua drammatica situazione clinica, che nell ultimo periodo è andata vieppiù peggiorando, al punto che il 10 maggio 2010 è stata redatta una consulenza chirurgica da uno specialista in chirurgia generale e vascolare nella quale viene suggerito «il ricovero urgente del detenuto presso una

9 Atti Parlamentari Camera dei Deputati struttura ospedaliera dove si pratica chirurgia laparoscopica avanzata, in modo che lo stesso possa essere sottoposto quanto prima ad intervento chirurgico specialistico»; il legale dell uomo ha chiesto quindi l immediato ricovero del suo assistito spiegando che una sua ulteriore permanenza in carcere «porterebbe con sé una paventata responsabilità morale, giuridica e soprattutto umana degli organi competenti» : di quali informazioni i Ministri interrogati dispongano in ordine ai fatti esposti in premessa; se i Ministri interrogati non intendano avviare, negli ambiti di rispettiva competenza, una indagine amministrativa interna al fine di appurare se nel caso di specie siano state (e siano tuttora) garantite al detenuto in modo tempestivo ed adeguato le cure e l assistenza che il suo stato di salute richiede e quindi se non vi siano responsabilità di omessa vigilanza e cura da parte del personale medico e/o amministrativo; quali urgenti iniziative di competenza intendano intraprendere affinché al detenuto in questione venga garantito il diritto alla salute e più in generale, quali provvedimenti urgenti il Governo intenda adottare al fine di garantire ai detenuti i livelli essenziali di assistenza sanitaria all interno degli istituti di pena; se ed in che misura sia stato completato il trasferimento delle risorse, del personale e delle strutture sanitarie dal Ministero della giustizia al servizio sanitario nazionale e, quindi, alle regioni, così come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1 o aprile ( ) * * * INFRASTRUTTURE E TRASPORTI Interrogazione a risposta in Commissione: VANNUCCI. Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Per sapere premesso che: il traffico sulla Pedemontana delle Marche è da mesi interrotto a causa dei lavori che si sono resi necessari per il risanamento del ponte di Lunano in provincia di Pesaro e Urbino; per permettere l esecuzione dei lavori il consistente traffico è stato deviato lungo le strade comunali dei municipi di Piandimeleto e Lunano creando forti disagi, stato di pericolosità e degrado delle strade medesime; il tempo trascorso per la riapertura del tratto sembra eccessivo; non risultano al momento provvedimenti di indennizzo a favore dei comuni di Piandimeleto e Lunano per il dissesto che è stato prodotto alla viabilità comunale o per il ripristino da parte di Anas delle condizioni viarie preesistenti alla deviazione di traffico; le strade utilizzate servono importanti zone industriali ed i comuni in questione, per la loro limitata dimensione, nel caso non intervenisse come appare giusto Anas, non avrebbero le risorse necessarie per eseguire i lavori di ripristino e le zone industriali in questione rimarrebbero con una viabilità inadeguata e pericolosa; la vicenda rischia di aprire uno spiacevole contenzioso : se il Ministro sia informato della situazione e se sia in grado di fornire notizie certe sulla riapertura al traffico del tratto interessato e se ritenga di intervenire su Anas esercitando i propri poteri di indirizzo e controllo affinché il concessionario provveda nelle forme che verranno giudicate più opportune all equo indennizzo a favore dei comuni di Piandimeleto e Lunano evitando ogni contenzioso. ( ) * * *

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