UNA VITA DA CANI Randagismo e prevenzione in Italia

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1 17 17 QUADERNI CE.S.VO.P. Vincenzo Borruso UNA VITA DA CANI Una vita da cani Randagismo e prevenzione in Italia V. Borruso VINCENZO BORRUSO, medico, già Dirigente Superiore presso l Assessorato Regionale Sanità, in atto cura la Collana di Quaderni sulle attività delle Associazioni di Volontariato e dirige il periodico del Cesvop «Mondo Solidale». Cesvop Secondo le stime di alcune Associazioni la morte da situazioni di randagismo, ma anche per ospitalità nei canili lager, raggiunge, nell anno di abbandono il 5060% degli animali. Siamo davanti, infatti, ad un randagismo triste, con animali depressi che dormono davanti ai nostri portoni, davanti agli uffici e che si muovono solo all offerta del cibo o al passaggio di un qualche essere dal quale temono una aggressione. Sembra strano, ma le stesse scene di corteggiamento fra cani di diverso sesso o quelle di accoppiamenti, tanto frequenti negli anni della nostra infanzia e segno della vitalità di questi animali, anche se randagi, quasi non esistono più. Sarà possibile amare questi nostri animali sapendo cosa è più utile per loro, cosa li fa meno soffrire. Senza dimenticare gli obblighi che l uomo ha verso tutti gli esseri viventi. Compresi gli stessi umani per i quali, anche nella nostra terra, sono ormai frequenti le iniziative dei banchi alimentari della Caritas e le mense parrocchiali per i poveri. Compresi i migranti, che dai paesi poveri dell Africa e dell Asia approdano alla nostra terra in cerca di sopravvivenza. In tali situazioni certo fanno senso gli appelli di tante associazioni di volontariato per la raccolta di croccantini, fatti nelle piazze delle nostre città, per gli animali affamati nei rifugi, così come impressiona lo spreco di avanzi davanti a molte delle nostre case. Tuttavia, sappiamo che anche queste iniziative danno significato alla solidarietà fra gli uomini e fra questi e il resto del mondo animale. Anche se non sempre le cose coincidono.

2 17 QUADERNI del CE.S.VO.P. Stampato in Italia Copyright 2008 PittiGrafica s.a.s. Tecniche Editoriali Il quaderno è stato realizzato con il contributo del Comitato di Gestione per il Fondo Speciale per il Volontariato della Regione Siciliana finanziato dalle Fondazioni - Compagnia di S. Paolo - Monte dei Paschi di Siena - Cariplo - Banco di Sicilia

3 111 Quaderni monografici a cura di Vincenzo Borruso ISBN

4 17 QUADERNI CE.S.VO.P. Vincenzo Borruso Una vita da cani Randagismo e prevenzione in Italia Presentazione di Ferdinando Siringo Cesvop 3

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6 SOMMARIO Pag. 009 Presentazione di Ferdinando Siringo» Dal titolo alla ricerca» Quanto vicini al migliore amico dell uomo?» I cani nella letteratura» I cani nell arte» L editoria, la stampa e i cani» La violenza dei cani» La violenza degli uomini» La stampa, gli animali di affezione e il mercato» La convivenza con gli animali e le malattie relative» L abbandono degli animali e il randagismo» Il randagismo, l Europa e la soppressione dei randagi» L educazione sanitaria, una misura contro il randagismo e le sue conseguenze» Conclusioni 5

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8 A Roberto Lagalla, da medico e Assessore regionale alla Sanità ha tentato di fare capire come contro il randagismo servano buone leggi, ma anche la collaborazione intelligente dei cittadini.

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10 PRESENTAZIONE Nel vasto mondo del volontariato uno spazio non indifferente è occupato dalle associazioni per la protezione degli animali. Sono centinaia in Italia, dall ENPA (Ente nazionale protezione animali) alla OIPA (Organizzazione internazionale protezione animali), agli Animalisti Italiani, all ANPANA (Associazione nazionale protezione animali natura e ambiente). Quest ultima associazione ha 82 sedi in Italia, è presente in quasi tutte le regioni con le sue guardie zoofile che prestano la loro opera a titolo volontario. Scopi dell Associazione la protezione degli animali, della natura e dell ambiente con la vigilanza sull osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e locali. Abbiamo citato, a titolo di esempio, questa Associazione perché una documentazione su tutto il mondo degli animalisti in Italia sarebbe particolarmente onerosa. L Italia ha una lunga tradizione in questo campo e rimonta al 1913, con la legge n. 611, l istituzione delle guardie zoofile. Nel corso degli anni varie leggi hanno disciplinato il settore, tra cui la legge quadro n. 281/91 sull anagrafe canina e sul randagismo, la legge n.150/92, la legge n. 189/2004 contro il maltrattamento degli animali. In atto, esistono albi regionali e comunali che registrano associazioni di volontariato sia per la protezione animale che per quella dell ambiente: nella sola Sicilia le associazioni registrate nell albo regionale sono 32 e quelle in albi comunali 56. Tali organizzazioni svolgono anche funzioni di protezione della salute personale e collettiva. Può essere strano, di conseguenza, rilevare l inesistenza di settori socio-sanitari comuni nei quali volontariato sanitario e ambientale per la società degli 9

11 uomini e volontariato per la protezione degli animali possano incontrarsi per una sinergia delle loro azioni e per la eventuale messa a punto di strategie nelle quali associare la protezione degli esseri viventi e dell ambiente. L offerta, ad esempio, che ogni anno viene dall Associazione Nazionale Medici Veterinari, per un controllo gratuito dal 1 marzo al 30 aprile di animali d affezione (2.500 professionisti al servizio per due mesi dei proprietari di cani e gatti), rappresenta un importante occasione di protezione per gli animali, per i padroni, per la collettività, una operazione di sanità pubblica altamente meritoria. Questa ricerca spera di creare il nesso, finora mancante, fra un volontariato che si spende per gli umani e si riconosce organizzativamente nella legge n. 266/91 e un volontariato che dell amore per il mondo animale e per l ambiente ha fatto il proprio scopo di impegno sociale. Così come spera che alcuni comportamenti degli uomini, nel bene e nel male, amici degli animali o meno, possano essere consoni allo sviluppo della nostra società e ai sentimenti di solidarietà che in essa tentiamo di coltivare. Prof. Ferdinando Siringo PRESIDENTE CE.S.VO.P. 10

12 1. Dal titolo alla ricerca «Una vita da cani»: quando e come è stata coniata questa espressione? Certamente in anni estremamente lontani, almeno 15 mila anni, quando nella convivenza uomini-cani la vita di questi ultimi non doveva essere facile. Nemmeno quella degli uomini, in quei tempi, doveva essere facile. E tuttavia, nella vita comune uomini-animali, quando l uomo divenne agricoltore e allevatore di bestiame, la vita dei suoi cani, precocemente addomesticati, dovette sembrare tanto più dura poiché dovevano accontentarsi di una alimentazione di risulta, di dormire fuori dalle abitazioni, grotte o capanne che fossero, dovevano assolvere ai compiti di guardiania, caccia alla selvaggina, etc., quando e come i propri padroni pretendevano. Ai quali, però, i cani si adattavano bene poiché nel loro addomesticamento non si era attenuata la tendenza a fare branco, anche quando capo di questo fosse stato un uomo, e a rispondere naturalmente, disciplinatamente possiamo dire. Oggi, l espressione può essere riferita ad una parte dei cani, i randagi in particolare, che vivono nei paesi occidentali, od occidentalizzati, a quelli oggetto di trafugamento per l accattonaggio, di sfruttamento sul piano dei mercati clandestini e del mondo delle scommesse sui combattimenti. Ma non è più adeguata per tanti cani che vivono, quasi persone umane, in numerosissime famiglie. Suona falsa 11

13 per milioni di essi per i quali si è sviluppato un mercato che va dai prodotti di bellezza agli indumenti che riparino e facciano belli, agli alimenti ricercati, ai farmaci, alle cucce riscaldate, ai guinzagli preziosi. Sul venerdì di Repubblica del dicembre 2007 leggiamo: «Accuditi, coccolati. E curati, se necessario. Cani e gatti italiani sono sempre più longevi: nell ultimo ventennio la vita media dei nostri animali domestici si è allungata di circa due anni». Una prerogativa, aiutata dal progresso della medicina e dalle cure domestiche, ma che riguarda soprattutto i «meticci, più forti rispetto ad alcune razze indebolite dalla mancanza di controlli genetici rigidi e di selezione accurata». In una trasmissione televisiva, Che tempo che fa di novembre 2007, ospite di Fabio Fazio è stato lo scrittore Umberto Eco. In una disquisizione sugli animali di affezione e sulla possibilità di dare un nome ad essi, si convenne che difficilmente un gatto sarebbe stato individuato da un nome, abitudine invece corrente nei riguardi dei cani. Umberto Eco rispose: È naturale, ma il cane è una persona! Più che una battuta, una felice, paradossale intuizione sulla collocazione nella nostra società del cane, di affezione o meno, un compagno per tutte le stagioni, per tutte le necessità «umane». Una collocazione che trova rispondenza anche nel fenomeno del randagismo presente fra i cani, ma anche fra gli uomini che scelgono di vivere, spesso anche volontariamente, in libertà, paghi di quanto possono recuperare nei cassonetti e di un angolo sotto ponti e porticati, o su una panchina, per le ore di riposo diurno e notturno. Spesso in compagnia di uno o più cani, come fanno alcuni ragazzi punk, definiti per questo punkbbestia. Una collocazione che non si limita a quanto detto poiché il cane è presente nella nostra parlata di ogni giorno ed ha 12

14 così influenzato alcune situazioni da rendere obbligatoria la chiamata in causa del cane, quando a tale situazioni vuole darsi un certo significato. Che in genere è negativo: come quando si dice, appunto, fare una vita da cane, essere un cane, quando si vuole sottolineare un comportamento violento, essere come un cane in chiesa, in situazioni di imbarazzo, trattare come un cane, morire come un cane, solo come un cane, rivolgersi a qualcuno come un cane, un elenco sterminato sulla astiosità degli uomini contro i cani e sulla loro tendenza a identificarli con i comportamenti peggiori e con le situazioni le più infelici. Ma anche a sottolineare l assenza degli uomini con un riferimento all animale: non c era un cane. Poche altre riguardano aspetti positivi della convivenza uomini e cani: fedele come un cane e sottomesso come un canuzzu, come si dice in Sicilia. Un recente servizio giornalistico sui pesci ha citato una specie di pesce-cane, così docile e innocuo da essere chiamato dall articolista un «cane-pesce». Il cane è addirittura presente nelle espressioni violente, negli epiteti negativi e in una forma attenuata di bestemmia che, lasciati da parte santi e madonne, con «porco cane» riunisce due bestie sulle quali l uomo ha concentrato la rappresentanza delle maggiori nequizie che possono essere consumate. Infine, sull eventuale nome da poter dare ad un cane esiste una pubblicistica non indifferente. In un libro pubblicato nel 2004 dalla Rusconi libri sono contenuti 1000 nomi di cani divisi per provenienza: da persona, da luoghi geografici, da stranieri, da fumetti, da personaggi letterari, mitologici, storici. E, accanto ad ogni nome, il temperamento che l animale avrebbe rilevato da esso. Su internet vi sono raccolte comprendenti 10 mila nomi a dimostrazione di quanto importante sia la individuazione della propria bestia, la «personalità», potremmo dire, legata al nome. 13

15 Comunque si chiamino, bisogna ricordare che i cani, nel nostro paese, beneficiano financo di un santo protettore, S. Vito martire, raffigurato come un giovane che tiene al guinzaglio due cani, che sembrano meticci. A proposito di personalità canina, o di considerazioni evocate dai cani, da citare uno stranissimo libro (Susanna Molinari, Più conosco le donne più amo il mio cane, ed. Armenia, Milano 2006) scritto da una donna ma con 292 riflessioni dovute esclusivamente ad uomini, tranne l ultima firmata Mina. Fra queste riflessioni difficile una cernita. La prima, a firma di tale Andrea: «una delle ragioni per cui preferisco la compagnia del mio cane a quella di certe donne è che lui si accontenta di muovere la coda anziché la lingua». Altre ne seguono, con uguale acrimonia maschilista, concluse dall ultima, nella quale una tale Mina dichiara di arrendersi a questa intesa fra uomo e bestia, scegliendo il silenzio tra essi. A contraddire, tuttavia, quanto illustrato dal libro la notizia di una accesa guerra fra due quarantenni agrigentini che avevano posto fine al loro matrimonio facendosi guerra, soprattutto, per l affidamento del cane di famiglia. «Levatemi tutto ma non il cane. Tra due quarantenni di un piccolo comune dell agrigentino l amore era finito» (dal Giornale di Sicilia del 15 dicembre 2007). Da qui la decisione di separarsi. Problema, un cane dalmata che, dopo mesi di conflitto, la mediazione di un avvocato e una perizia che ha privilegiato la signora «perché tra i due c è un rapporto più profondo e il cane sembra avere bisogno di un legame di tipo materno», venne assegnato alla moglie, con il diritto per il marito di vederlo e portarlo a passeggio una volta la settimana e di averlo in qualche week-end! È dell 11 giugno 2008 la notizia data da reti televisive nazionali e, il giorno dopo, dalla stampa (vedi Corriere 14

16 della Sera del 12 giugno) su una giovane coppia senza figli che a Cremona si presenta al giudice per una separazione giudiziale. Dopo essersi guardati un po in cagnesco (è il caso di dirlo) hanno fatto subito capire che il problema vero della separazione erano Chira e Luna a cui nessuno dei due voleva rinunciare. «Non litigherete mica per i cani!» ha esclamato il giudice (dall inviato Luigi Corvi). Ma era così, e i due coniugi hanno dovuto trovare una soluzione con i loro avvocati. In una scrittura privata è stato deciso per una specie di affidamento condiviso: Chira che è più legata alla donna starà con la «mamma», Luna con il «papà». Le spese di mantenimento e cura saranno sostenuti da entrambi e ognuno potrà vedere l altro cane quando vorrà. La separazione è avvenuta, a questo punto, in modo consensuale. Qualcuno, anche su internet, ha scritto: i cani come i figli! C è voluto più di un secolo dal Codice Zanardelli e trentasei anni dalla istituzione del divorzio in Italia (la legge dell affido congiunto è del 2006) perché gli italiani cambiassero una normativa che, di fatto, nelle separazioni assegnava i figli quasi sempre alla madre. Ci sono voluti solo due anni perché detta normativa venisse invocata e applicata per l affido degli animali d affezione, cani soprattutto. Potenza dell amore o insopportabilità della solitudine che, sempre più, vicaria gli uomini con gli animali? Possiamo dire che la umanizzazione dei nostri cani non ha limiti, anche in campi più gioiosi: adesso si festeggiano anche i loro compleanni con iniziative che, sembra, non badino a spese. A Lecco (dal Giornale di Sicilia del 27 aprile 2008), un medico affitta una discoteca per il compleanno del suo cane, pastore tedesco che compie cinque anni, con tanto di torta, candeline e intrattenimento danzante! Speriamo che 15

17 anche «il migliore amico del medico» si sia divertito in quella occasione. Maggio del 2008 è stato caratterizzato da un ondata di caldo che, come tutti gli anni, ha provocato incendi nei boschi e nelle città soprattutto del sud. In Sicilia la stampa ha dato particolare risalto agli avvenimenti che, per fortuna, non hanno causato vittime, così come era avvenuto nell anno precedente. A Palermo, i roghi in città hanno distrutto depositi di macchine e di immondizia clandestini, depositi comunali di attrezzature dismesse e i cittadini di alcuni quartieri hanno avuto per più giorni appartamenti e ospedali minacciati dalle fiamme e invasi dal fumo denso ed acre. Ma un titolo di stampa ha dato il giusto risalto alla prontezza dei cittadini e alla loro generosità (Giornale di Sicilia del 29 maggio 2008): Veterinari, animalisti e personale Gesip non in servizio: squadra che ha salvato i randagi dal rogo. Interventi tra fumo e fiamme. I soccorsi all ex mattatoio. Tutti in campo per i cani. Due ore di panico tra le fiamme e i cani spaventati che abbaiavano. Fiamme alte e tanto fumo, così tanto che non era possibile distinguere nulla. La tempestività nell intervento e la collaborazione da più parti hanno tuttavia evitato il peggio durante l incendio scoppiato martedì pomeriggio in una discarica abusiva in via Macello e che ha coinvolto i locali dell ex mattatoio comunale che si trova proprio alle spalle. Tutti salvi. In campo sono scesi veterinari del canile municipale, operai della Gesip, animalisti, personale comunale del canile municipale accanto alla protezione civile e ai vigili del fuoco. «La sensazione è stata quella di essere davanti a una grande famiglia che si è data da fare per far si che tutto finisse subito e senza danni», commenta Linda Tumbarello, amante degli animali, anche lei accorsa sul posto. 16 Da sottolineare il fatto, non rilevato dalla stampa, né da-

18 gli animalisti, che il canile è stato situato in quel posto nel 2007 con il mancato rispetto di tutte le norme che regolano questo delicato settore della salute umana e animale. In ogni caso, il destino dei cani è così intricato con quello degli uomini da condividerne gioie e dolori. Adesso, ad esempio, subiscono anche la discriminazione «razziale», se così si può dire. Dal quotidiano la Repubblica del 31 maggio 2008: «I cani? Da vietare le razze straniere» Milano. - E dopo gli immigrati, i carcerati, gli omosessuali, le prostitute, i cigni del Sile, tocca ai cani. Giancarlo Gentilizi, fantasioso prosindaco leghista di Treviso, nel nome di una sorta di pulizia etnica che dagli umani ormai è passata agli animali, lancia la sua ultima crociata. «Basta con le razze straniere, come amici dell uomo scegliamo i cani e le razze che avevano i nostri progenitori». Solo che, come scrive Cinzia Sasso, autrice dell articolo, nel Veneto non esiste alcuna razza locale e i trevigiani nelle loro belle case e ville ospitano pastori tedeschi, setter irlandesi e husky siberiani, come avviene ovunque in Italia. 17

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20 2. Quanto vicini «al migliore amico dell uomo?» In un recente libro (La mente animale, Einaudi 2007), Enrico Alleva, dirigente del reparto di Neuroscienze comportamentali dell Istituto superiore di sanità, chiedendosi se la selezione e l addomesticamento abbiano potuto avvicinare la mente canina a quella umana, tanto da giustificare questa intimità che permette di condividere pensieri ed emozioni, riferisce che nel 1997 le analisi sul Dna dei mitocondri hanno fatto anticipare l inizio della convivenza tra uomo e cane, portandola a centotrentacinquemila anni fa. Se la ricostruzione è esatta, l addomesticamento cominciò ai tempi dell evoluzione della nostra specie, forse assumendo un ruolo nel processo evolutivo stesso (pagg.79-80). E quindi, potremmo anche dedurre che uomo e cane nel loro contemporaneo sviluppo si saranno condizionati reciprocamente. Da qui l intimità, da qui la naturale identificazione con un cane in una serie di situazioni ed eventi dell uomo nell ambito della sua società e del cane nella società degli uomini: come riporta Enrico Alleva, citando Vilmos Csànyi della Università di Budapest, ancora oggi «l ambiente naturale del cane sarebbe infatti la famiglia umana». È probabile che dipenda da questa lunga convivenza il valore obiettivo, o presunto, che si dà al cane come ottimo soggetto per la pet therapy. Consigliato perché con la sua presenza domestica contribuisca a risolvere problemi di 19

21 disagio psichico fra i giovanissimi, è stato recentemente indicato da una associazione animalista utile nell accudimento e socializzazione di disabili e anziani. I cani non hanno pregiudizi nei confronti delle disabilità (!) e possono, come riporta il New York Times su una ricerca di medici californiani, contribuire oltre alla integrazione dei malati ad abbassarne la pressione arteriosa e a potenziarne le difese immunitarie. In questi ultimi giorni, l Aiuca (Associazione italiana uso cani di assistenza), con l Università zootecnica di Milano «darà inizio ad una ricerca per misurare il calo del livello di stress in pazienti malati di Alzheimer messi a contatto con i cani». Ricerche archeologiche hanno permesso recentemente il reperimento di ossa di cane accanto a scheletri umani in strati riferibili all età del bronzo. Alcune di queste ossa mostrano segni di macellazione. È da presumere, quindi, che la convivenza uomo-cane avesse anche lo scopo di un procacciamento di cibo. Come è risaputo, esistono ancora popoli presso i quali allevare cani da macellare e di cui alimentarsi rappresenta un antica consuetudine. In ogni caso, per le epoche alle quali si riferiscono queste scoperte e per quanto riporta Enrico Alleva, non disponiamo di una cultura documentata che, invece, risale solo ad epoche storicamente a noi vicine: quali, ad esempio, alcune testimonianze della civiltà egizia e dei poemi omerici. Oggi, c è un fiorire di studi sugli animali in genere, e sui cani in particolare, relativamente alla possibilità che alcune specie siano fornite di intelligenza. Tale da permettere loro scelte comportamentali alla guisa degli uomini e di avere sentimenti. Secondo un articolo di Virginia Morrel (Pensieri bestiali, su National Geographic, marzo 2008), l essere umano non è la sola specie in grado di inventare, fare progetti, 20

22 mentire e ingannare: primati e cani, uccelli e pesci sono capaci di pensare. Per molto tempo si ritenne che gli animali fossero poco più che macchine con comportamenti istintivi, innati, scarsamente modificabili dalla esperienza. Ma come sarà stato possibile che essi, a secondo la specie alla quale appartengono, siano stati capaci, generazione dopo generazione, di imparare quale cibo fosse più utile alla loro sopravvivenza, quale e quando un frutto fosse maturo per essere mangiato, come orientarsi in un branco o in uno stormo dove le coppie si riconoscono, riconoscono la propria prole, dove sono possibili azioni collettive di difesa o di caccia, quasi fossero concordate? Seguendo Charles Darwin, come sottolinea l autrice, nello spiegare lo sviluppo dell intelligenza umana, che è cresciuta con l evoluzione generale del nostro cervello, siamo costretti a partire da organismi semplici fino ad approdare a individui complessi, come gli uomini e i cani di oggi. Ma se gli animali in genere sono più che macchine, quando e in quali forme viventi sarà comparsa l intelligenza, in particolare quella umana? E perché questa, quasi una anomalia, deve riguardare solo la specie umana? Allontanarsi dal modello meccanicista, fare propria l ipotesi evoluzionista darwiniana ci ha permesso di riconoscere che «l intelligenza è una dote flessibile, le cui radici nel mondo animale sono estese e profonde». Scrive Virginia Morrel: «Forse l esempio migliore della facilità con cui possono evolversi nuove capacità intellettive ci è dato dai cani. In genere, chi possiede un cane ha l abitudine di rivolgersi al proprio animale e si aspetta di essere capito. Ma questo talento canino non era apprezzato appieno prima della performance di un border collie di nome Rico durante un quiz tele- 21

23 visivo in Germania nel Rico conosceva i nomi di circa 200 oggetti e ne imparava di nuovi con facilità». L Istituto Max Planche per l antropologia evolutiva di Lipsia volle studiare il caso e paragonò la capacità di Rico ad imparare nuovi vocaboli con quella di un bambino piccolo. Altri ricercatori avevano dimostrato che i bambini di due anni imparano ogni giorno almeno dieci nuove parole. La conoscenza del caso mise i ricercatori in grado di seguire altri cani, uno dei quali si dimostrò capace di riconoscere almeno 300 parole. Si è anche scritto della capacità di mostrare felicità da parte degli animali, specie i cani, con comportamenti ed espressioni che ricordano molto quelli dell uomo in uguali situazioni. Sostanzialmente, la nostra cultura si è evoluta dando personalità ad alcuni animali, non a tutti, che alle società umane sono sembrati più vicini e in grado di accettare una relazione comprendente avvenimenti e programmi condivisi. Secondo Peter Singer, citato da Roger Scruton (Gli animali hanno diritti?, Milano 2008), l uomo ha distinto fra gli animali quelli che esistono e quelli che non esistono come individui. Fra questi gli insetti, i polli e altri volatili che «non hanno una concezione della loro esistenza futura e vivono esclusivamente nel momento presente». Fra gli altri, quelli che, biologicamente più vicini a noi, ci sembrano capaci di acquisire una individualità. Il ragionamento metafisico ed etico di Scruton, che cercheremo di semplificare, sembra prendere spunto da queste considerazioni cercando di dimostrare la mancanza negli animali di una consapevolezza quali esseri morali e, come tali, non in grado di avere diritti e doveri verso l uomo e nemmeno sentimenti che non siano iscritti nel loro patrimonio genetico di «specie». 22

24 Tuttavia, l uomo è portato a considerare con un metro umano quanto riesce a scoprire nei comportamenti di animali la cui «individualità» risulta essere una sorta di conquista. Che è difficile scoprire nella vita di una formica che non ha una storia ed è indistinguibile da quella di qualunque altro membro della sua specie. Non così nelle specie animali più vicine all uomo. Più una creatura è in grado di imparare dal suo ambiente e di adattarvisi, più acquisisce un carattere che la contraddistingue dagli altri membri della sua specie e più possiamo agire su di essa in modo da imprimere nel suo comportamento un simulacro della nostra risposta. Man mano che si salgono i gradini dell attività mentale, ci scopriamo sempre più capaci di attribuire agli animali carattere, storia, sviluppo emotivo e intellettuale, fino al punto che alcuni di essi in particolare quelli che possiamo addestrare a reagire selettivamente nei confronti degli esseri umani acquisiscono un individualità che rende appropriato il dono di un vero nome. L apice viene raggiunto con quegli animali, quali i cani, che non hanno solo un nome, ma vi rispondono (Scruton, op. cit., p. 33). In definitiva, siamo noi umani ad attribuire sentimenti e caratteri ad animali che sentiamo vicini e per i quali le società moderne hanno adottato comportamenti che li includono nel nostro sistema morale. Ma, come ci avverte Scruton: non solo cani e orsi non appartengono alla comunità morale, ma non hanno nemmeno un potenziale di appartenenza. Non sono «il genere di cosa» che può conciliare controversie; avere sovranità sulla sua vita e rispettare quella degli altri; rispondere all appello del dovere o assumersi responsabilità in questioni di fiducia (op. cit., p. 44). Da questo, le inutili riflessioni sulle situazioni anche tragiche in cui un animale di affezione, ad esempio, ha com- 23

25 portamenti che sembrano tradire le aspettative del suo padrone e che, invece, si iscrivono nel suo patrimonio di «specie», quale risposta ad istinti che in un certo senso dovremmo conoscere. Eppure, il riconoscimento di questa individualità negli animali è così antico da avere connotato sul piano alimentare culture secolari ed importanti come quelle che oggi definiamo «occidentali». È stato fatto notare che «un dibattito sui temi dell alimentazione è anche un dibattito sull organizzazione della società, un dibattito di civiltà, un luogo di ricostruzione sociale del cibo e dei modelli alimentari (Jean-Pierre Poulain, Alimentazione, cultura e società, Bologna 2008, pagg ). Per quanto alimentarsi rappresenti una necessità assoluta per vivere, farlo con animali ritenuti commestibili non può che significare la loro morte. Nella maggior parte dei casi l uccisione a scopo alimentare s inquadra in un insieme di rituali di protezione o di dispositivi sociali la cui funzione è quella di legittimare la messa a morte dell animale. L ansia proviene allora dal conflitto morale fra il bisogno di mangiare carne e il fatto di dovere per questo imporre sofferenze agli animali e di sottrarre loro la vita. Mangiare è dunque un atto che impone scelte e decisioni, ma anche assunzioni di rischi oggettivi e simbolici (ivi, p. 87). Nelle società di cacciatori sono dimostrabili preghiere e anche scuse rivolte allo spirito dell animale ucciso. E nelle religioni monoteiste mediterranee significative sono le differenze fra la giudaica, l islamica, la cristiana. Sebbene nella Bibbia (Gen. 9,3), dopo la cacciata dal paradiso terrestre, gli uomini siano stati autorizzati a mangiare animali, il giudaismo vi aggiunse una serie di divieti, così come gli islamici, così come i cristiani. Lo scopo di rituali e divieti «è quello di rassicurare chi 24

26 mangia, rendendo la morte degli animali moralmente accettabile» (ivi, p. 89). E. R. Leach, citato da Poulain, ha mostrato come i rapporti che gli uomini hanno stabilito con gli animali siano stati in grado di determinare la possibilità che questi diventassero alimenti (ivi, p. 192). Gli animali possono essere distinti in quattro categorie a seconda della distanza che li separa dagli uomini; andando dal più lontano al più vicino distinguiamo le categorie del selvatico, della cacciagione, del domestico, del familiare. Le due categorie centrali rientrano nell ordine del commestibile. La prima e l ultima sono colpite da divieto, in quanto pensate come troppo lontane o troppo vicine all umanità (da Leach). Lo stesso autore riconosce che le frontiere tra queste differenti categorie possono variare nelle diverse culture: Poulain cita come da questo punto di vista risulti esemplare la cinofagia, il consumo di carne di cane. Perché in certe culture si mangia il cane e in altre no? «Il cane è il migliore amico dell uomo, il suo più fedele compagno. È dunque a causa di questa prossimità che si spiegherebbe il divieto alimentare che lo colpisce nelle società occidentali» (ivi, p. 192). Addirittura, per spiegare fra gli aborigeni australiani il consumo di carne di «dingo», un animale selvatico appartenente alla famiglia dei canidi, alcuni antropologi hanno spiegato il fenomeno come «una sottostruttura del cannibalismo praticato in quelle terre». Ancora Poulain, citando J. Millet, nota come la posizione del cane nelle società agricole occidentali si collochi fra l uomo e gli animali domestici. Questa «prossimità» spiegherebbe la riluttanza degli occidentali a cibarsi della carne di cane; ma non spiega a sufficienza la durezza del biasi- 25

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