INCIPIT. (Riccardo Ceredi)

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2 INCIPIT Brigida aveva un difetto di pronuncia. In realtà non si trattava proprio di un difetto, era una specie di distorsione che caratterizzava il modo in cui pronunciava la r. Non era moscia alla francese, né tanto meno una evve di sapore intellettuale; Brigida riusciva ad arrotare quella consonante fino a farla diventare tagliente; una r affilata che dava ancor più enfasi alle sue sfuriate, quando si arrabbiava. E Brigida si arrabbiava spesso. (Riccardo Ceredi)

3 ROBERTA SIBANI Giovane amore Brigida aveva un difetto di pronuncia. In realtà non si trattava proprio di un difetto, era una specie di distorsione che caratterizzava il modo in cui pronunciava la r. Non era moscia alla francese, né tanto meno una evve di sapore intellettuale; Brigida riusciva ad arrotare quella consonante fino a farla diventare tagliente; una r affilata che dava ancor più enfasi alle sue sfuriate, quando si arrabbiava. E Brigida si arrabbiava spesso. I suoi genitori accettavano con una certa noncuranza le sue sfuriate. Si rendevano perfettamente conto che Bridiga si trovava nella fase più turbolenta della crescita, dispiaciuti perché pensavano che il carattere ombroso della loro bruna e bella figliola le avrebbe forse provocato qualche difficoltà. Brigida aveva incontrato Ugo per caso, alla mensa aziendale. Guardandosi negli occhi si erano come riconosciuti: nessuno le aveva mai provocato un così improvviso rimescolarsi del sangue, la sensazione che la testa frullasse nell aria. Lui, adagio, manovrando per avere l occasione di avvicinarsi, poco dopo si era seduto al suo fianco. Fecero conoscenza, si scambiarono qualche battuta e, dopo un banale chiacchiericcio, proseguito in un bar nell intervallo meridiano del lavoro, iniziarono a confidarsi una quantità di idee, di progetti di vita che cercavano di trovare la strada della loro riflessione e consapevolezza. Appena adolescenti, parlavano delle persone che volevano, dovevano ancora diventare. Di natura prudente, Brigida comunque quella sera ragionò: non credeva al colpo di fulmine. Era quell incontro l inizio di un amore? Forse. Si sentiva turbata. Nei giorni seguenti si informò discretamente su di lui e purtroppo i molti che li avevano visti chiacchierare appartati le dissero che dietro il sorriso disarmante si nascondeva un ragazzo che si era già dimostrato inaffidabile, che sfuggiva gli impegni e le complicazioni. Le dicerie la incuriosirono, forse perché nel suo carattere era presente un forte spirito di contraddizione e il suo cuore avrebbe ancora voluto credere al sogno di un incontro importante, bello; l innato buonsenso però le consigliava di scappare e provò a farlo. Un paio di volte ricorse anzi all astuzia per evitare il giovane alto e bruno che le faceva battere il cuore al solo vederlo, che si aggirava fumando con fare noncurante presso l uscita dell ufficio, chiaramente aspettandola. Poi una sera,

4 mentre Brigida camminava affrettandosi, una calda voce maschile la colse di sorpresa: Ugo l aveva raggiunta. Con gioia irrazionale lei si accorse di quanto lo avesse atteso. Però s impuntò: In moto con te no, non ci vengo. E la frase uscì pacifica, dato che non c erano r di mezzo. Ugo si assoggettò a camminarle al fianco, la strada da percorrere non era molta. La calma se n era andata, i pensieri della ragazzina dai lunghi capelli erano a colori. Sentiva urgenza di parlargli, ed anche lui sembrava aver tante cose da dire. Soprattutto una, dolcissima: Mi sono innamorato di te! Il loro amore era prepotente ma un poco litigioso. Lei aveva idee precise su molti argomenti e per un poco riuscì a difenderle perché pensava che le orme che lasciamo sulla strada che abbiamo deciso di percorrere sono le nostre e non di chiunque. Non era tipo da accettare un si fa così senza decidere se così era la sua scelta. Ugo, che probabilmente non ci teneva a fare discorsi seri e profondi, la provocava apposta, perché farla discutere voleva dire scatenare una selva di r taglienti che gli mettevano allegria. A tarda sera, dopo un battibecco piuttosto animato su temi riguardanti il lavoro, fra il frinire dei grilli del prato sottostante la sua stanza al primo piano, a Brigida arrivò sommessa la voce di Ugo che dolcemente le sussurrava parole di pacificazione, incurante di finestre sbattute e di qualche borbottio infastidito. Tutti i discorsi del mondo non avrebbero potuto esprimere le emozioni di quel momento: Ugo aveva abbattuto ogni sua difesa. La vita diventò cambiamento, movimento; un sentimento immenso sembrava aver soggiogato Brigida. Con lui sarebbe andata ovunque, tutto aveva cambiato ritmo, tutto traboccava di pienezza e felicità e queste emozioni la accompagnavano in ogni momento della vita quotidiana. In moto con lui ora ci andava. Con gioia timorosa e totale abbandono, nel sole o al buio, coi capelli al vento e un interno sorriso, si affidava interamente all abbraccio di quella schiena forte e snella, perché lui era il suo tutto. Le vibrazioni del motore le mettevano paura, la vicinanza del terreno quando affrontavamo i tornanti della via la spaventava, le accelerazioni le scompigliavano lo stomaco e i pensieri, ma disarmata lo stringeva sempre più forte con trasporto ed euforia. Ogni gesto del suo caro amore le arrivava caldo caldo al cuore, perché aveva perso consapevolezza di sé, dimenticata ogni vigilanza, viveva la scoperta di una passione irrazionale. Sdraiati in una notte d estate in una radura di bosco, con attorno i sussurri che sono il linguaggio della natura, con tutto il cielo stellato dispiegato sopra i loro occhi e un alito di

5 vento che sfiorava i loro corpi, egli con dolcezza superò le sue ultime difese, perché in quel momento era quanto anche lei desiderava con tutta sé stessa, benché ne avesse timore. Iniziò una breve stagione magica. Brigida si sentiva fiorire al sole, con il sangue che scorreva prepotente nelle vene, piena di slanci e sensazioni nuove. Vedeva tutti ben disposti verso di lei, in famiglia e al lavoro, e allora affrontava fatti e persone con spigliata allegria. Era felice. Dopo qualche tempo il loro rapporto prese però a declinare impercettibilmente verso il grigio. Lui cominciò ad apparire nervoso, insofferente: il lavoro, diceva. Scusa, non ti stavo ascoltando Con sgomento Brigida si accorse che questa frase, altre volte passata inosservata, l avevo sentita troppo spesso. Con disagio pensò a tutte le parole dette, a quelle che avrebbe voluto ancora dire. In cosa aveva sbagliato? Non fece in tempo ad indagare le ragioni del suo scontento: lui cambiò improvvisamente occupazione, senza un addio, una spiegazione. Quando lo incontrò dopo molte ricerche, ottenne senza delicatezza vaghe quasi beffarde giustificazioni e ricevette in pieno petto la sensazione di essere molesta, che di lei non gli importasse niente. Ho da fare, devo andare Brigida non tentò sguardi supplichevoli né toni desolati, tanto lui pensava già ad altro. Sapere che Ugo non la stava aspettando, che non pensava a lei, che non voleva dividere le sue ore con lei la faceva star male, ma la ferita era stata da lui inferta con tanta indifferenza da essere un offesa tale da lasciarla tramortita; con un indifferenza che era cattiveria rispetto ai suoi sentimenti, delle sue prime sensazioni di donna. Sgomenta, persa, non sapeva a cosa aggrapparsi. Sembrava non esistessero più né luce né tepore. Una pigra incuranza si era impadronita di lei, attraversava un periodo di confusione e penombra; eppure a volte provava anche nostalgia, ma il passato non tornava se non nei sogni. La mamma le domandava: Non esci? Brigida rispondeva con malgarbo perché le era tornata la r sibilante e la mamma taceva, rispettando il suo silenzio, sperando che si confidasse per aiutarla con parole d affetto ed esperienza. Il babbo dal canto suo non chiedeva niente, lo si sentiva solo borbottare verso la mamma, rea di averla lasciato troppo libera. Al lavoro immaginava risatine sommesse di chi l aveva inutilmente messa in guardia e si risentiva, mentre era oggetto solamente di

6 comprensione e forse compassione, che tuttavia avvertiva come un peso. Alla sera tendeva le orecchie per sentire il respiro del sonno dei suoi genitori, per poter piangere senza vergogna. Oppure si guardava lungamente allo specchio, soffrendo disperatamente: Perché non mi ama più? Fortunatamente adagio adagio ritrovò il suo equilibrio, il suo ritmo naturale, il capo eretto. Piccoli segni positivi, slegati fra loro eppur presenti, rassicurarono i suoi, dimostrarono che Brigida non aveva smarrito il suo carattere fermo e sincero, né la voglia di ridere e celiare. Di nuovo i giorni diventarono ricchi di significato. Occorse qualche tempo, ma un giorno il gesto di sistemarsi i capelli di un biondino conosciuto per caso, le fece tenerezza. Cercò di conoscerlo meglio e vide aprirsi a poco a poco una persona di valore, che procedeva nell esistenza con ponderata riflessione e giovanile baldanza, un saldo contatto con la realtà e un passo fermo e misurato. Aveva nel parlarle sfumature di dolcezza che solo chi è innamorato sa usare e questo la rimetteva in armonia con sé stessa, la faceva star bene. Dalla tenerezza all amore impiegò un poco ad arrivare, ma vi approdò felicemente, più matura, ma ancora piena di slanci, capace di seguire le sue emozioni con gioiosa vitalità. Solo in momenti di calda intimità, quando i corpi si cercavano e le menti si smarrivano, la sua r a volte tornava a farsi sentire, ma non era più tagliente, solo dolce, sommessa, esitante. D altra parte lui, il suo nuovo amore, le aveva detto una volta che quella particolarità le donava, le dava un aria impavida che l avvinceva e gli incuteva rispetto.

7 GIANFRANCO VICINELLI Fermi tutti, questa è una rapina!! Brigida aveva un difetto di pronuncia. In realtà non si trattava proprio di un difetto, era una specie di distorsione per caratterizzava il modo con cui pronunciava la r. Non era moscia alla francese, né tantomeno una evve di sapore intellettuale; Brigida riusciva ad arrotare quella consonante fino a farla diventare tagliente; una r affilata che dava ancor più enfasi alle sue sfuriate, quando si arrabbiava. E Brigida si arrabbiava spesso. Tra un azione e l altra io riflettevo molto su questo fatto. Ogni componente del gruppo aveva qualità che diventavano complementari a quelle degli altri: Michael era velocissimo a sparare, io e Sam efficaci nel saltare il banco per arraffare manciate di banconote dalla cassa, John efficacissimo a rinnovare la scorta delle munizioni attraverso canali che solo lui conosceva, Barbara... Barbara continuava a stupirmi. All inizio, quando costituii la banda, un amico mi suggerì un fuorilegge efficace nel avvertire il pubblico che una rapina era in corso. Aveva un piccolo, lievissimo difetto, mi spiegò ed aveva anche la necessità di trovare un impiego per mantenere la vecchia mamma malata. Accettai di provarlo, ma al primo colpo sfiorammo un fiasco clamoroso. Il lievissimo difetto era una marcata balbuzie. Solo per dire fermi tutti questa è una rapina il ragazzo impiegò quasi mezzora e per fortuna che la polizia aveva tutte le auto in concessionaria a fare il tagliando, evitandoci una cattura certa o quanto meno un conflitto a fuoco. Qualche tempo dopo esaminai personalmente i candidati rapinatori e scoprii la caratteristica saliente del modo di parlare di Brigida. I suoi fermi tutti, questa è una rapina! erano di un efficacia unica, anzi, sembrava che fossero perfino ammirati dalle vittime. Non ci credete? Il nostro attacco alla Bank of Texas di Dallas lo dimostra: il Direttore della banca invece di cercare di occultare i contanti o di azionare il segnale di allarme, restò, incantato e stupito, ad ascoltare il perentorio avviso di Brigida e alla fine gridò con tutto il fiato che aveva in gola: BIS!!

8 LUCA GIOACCHINO DE SANDOLI Un film sul pugilato Brigida aveva un difetto di pronuncia. In realtà non si trattava proprio di un difetto, era una specie di distorsione che caratterizzava il modo in cui pronunciava la r. Non era moscia alla francese, né tanto meno una evve di sapore intellettuale; Brigida riusciva ad arrotare quella consonante fino a farla diventare tagliente; una r affilata che dava ancor più enfasi alle sue sfuriate, quando si arrabbiava. E Brigida si arrabbiava spesso. Il fatto che si arrabbiasse così di frequente non era affatto una cosa positiva. E se non si poteva rimediare a questo, bisognava almeno fare in modo che lei incanalasse la sua rabbia in qualcosa di costruttivo, senza che arrecasse danno agli altri. Purtroppo non era facile, dal momento che la ragazza non aveva molti interessi e abitava in piena campagna, cioè in una zona dove non era possibile trovare molti posti in cui potersi sfogare senza rompere nulla e far male alla gente. Finché un giorno, capitò che un giovane cineasta, che abitava in una città vicina e aveva sentito parlare di lei, passò per la fattoria dove abitava. Quando lei e i suoi familiari lo videro, rimasero abbastanza sbalorditi. Dato che non conoscevano molto bene le cose diverse da quelle che c erano in campagna, soprattutto quelle di città, quel tizio dall aspetto curioso che si portava dietro degli aggeggi ancora più curiosi, che non avevano mai visto prima, apparve come qualcuno arrivato da un altro mondo. A dire la verità, però, erano molto più turbati dal ragazzo gigantesco, muscolosissimo e alto più di due metri, con il quale si accompagnava. Una volta arrivato davanti al cancello della tenuta, domandò: Scusa, sei tu Brigida? Sì, sono io rispose la diretta interessata, che in quel momento era occupata a portare il fieno alle vacche. E tu chi sei? Mi chiamo Silvestro, e sono un appassionato di cinema. E nel dire così, mostrò la sua cinepresa, il suo cavalletto, e tutte le altre cose che si portava dietro, che sembravano anch essi degli oggetti provenienti da un altro mondo. E che cosa vorresti da me, scusa? domandò Brigida.

9 Igor e io vorremmo girare un film insieme a te spiegò Silvestro indicando sé stesso e il gigante. Beh, più che un uomo, questo Igor sembra più un toro! esclamò Brigida nel vedere il ragazzone. Di che film si tratta? chiese poi. E un film che narra di una ragazza più o meno come te, che vorrebbe starsene tranquilla a dedicarsi alla sua famiglia e nient altro spiegò Silvestro. Dopo una brevissima pausa, continuò, con tono teatrale: Ma ecco che da una terra lontana arriva Igor, un giovane combattente dalla stazza che è il doppio di quella del padre della protagonista, che intende sfidare tutti coloro che credono di avere un po di coraggio per affrontarlo. All inizio nessuno si fa avanti, ma poi ecco che un amico della protagonista lo affronta, sicuro di vincere E quindi? domandò Brigida, incuriosita. E quindi egli, visto che non riesce a sostenere i colpi di Igor, finisce col morire sul ring. A questo punto, la protagonista (che ovviamente sei tu, Brigida), addolorata per la perdita dell amico e convinta che per poterlo vendicare può solamente affrontare e battere il gigante, raccoglie la sua sfida, sfidando a sua volta gli stereotipi della gente, che è convinta che una donna non possa praticare il pugilato, fissa il luogo e la data dell incontro con Igor, si va ad allenare in piena campagna, lontano da tutto e da tutti, quindi si fa picchiare dal gigante Se devo morire schiacciato da un toro come quello per fare un piacere a te, te lo puoi scordare! disse Brigida, pronta a piantare in asso i due uomini e a tornare al lavoro. No, aspetta! la trattenne Silvestro. Mica devi morire: il copione dice che tu, pur soffrendo molto, riesci a resistere ai colpi di Igor e a rimanere in piedi, e poi, al momento opportuno, lo colpisci al volto! Ah, sì? Sì, e lo colpisci in maniera così violenta, che per la prima volta in vita sua il gigante si ritrova ferito. E da allora, senza esclusioni di botte, continuate a darvele a vicenda, finché tu, stremata dalla fatica, decidi lo stesso di non gettare la spugna e andare avanti, e abbattere con le tue ultime forze il tuo smisurato avversario. E poi? E poi lo butti giù, tu esulti, la gente si ricrede sul tuo conto e tutti vivono felici e contenti. E cosa dovrò fare, esattamente? domandò Brigida. Se devo fare tutto questo, che cosa dovrò fare per farlo per bene? Devi allenarti, e anche molto! disse con tono di ovvietà Silvestro. Per buttare giù Igor, non puoi girare le scene in questo stato. Non sei

10 allenata per resistere ai suoi colpi. Tu devi sviluppare una grande forza e resistenza, in modo da riuscire a scagliare al tuo avversario colpi sempre più violenti e buttarlo al tappeto. Quindi, fino a Natale, quando intendo far uscire la mia pellicola, ti allenerai con me e con Igor. Non ti preoccupare si affrettò ad aggiungere lui non è cattivo come sembra, anzi, è un bravo ragazzo! Il cattivo lo fa solo nelle riprese, fuori dal set è molto buono. Mmm non lo so mormorò Brigida. Potrei parlarne con la mia famiglia, per vedere se è d accordo? domandò Brigida. Certo che puoi, anzi: devi. Anche se tengo molto a fare questo film, voglio che tu ti faccia dirigere da me solo se siete d accordo tu e la tua famiglia! rispose Silvestro. Non ti preoccupare, io sono perfettamente d accordo! disse il padre di lei, che si era messo ad ascoltare la conversazione. Sarà un esperienza diversa dal solito, irripetibile! continuò il genitore. Quanto a tua madre, parlerò io con lei, e la convincerò a farti fare questi allenamenti e queste riprese! Semmai, se c è una persona che dev essere d accordo per fare questo film, quella sei tu! Non hai che da fare una firmetta qui! disse Silvestro, porgendole una cartelletta con un foglio che era il contratto per il film e un cuscinetto d inchiostro per i timbri. Non potrei pensarci un poco, almeno fino a domattina? chiese Brigida. Perché no? Poi, quando avrai deciso, faccelo sapere. Comunque, guarda disse a voce bassa Silvestro. Si tratta di un occasione d oro per diventare famosa in tutta la campagna. Non puoi fartela sfuggire! E che ci guadagno? Fama, notorietà, gloria, la possibilità di fare un po di moto e soprattutto una montagna di soldi! Sicuro? Sicuro. Brigida si voltò un attimo verso i genitori, vide l espressione di sprono del padre e quella preoccupata della madre, considerò che avrebbe potuto contribuire ad aumentare il loro conto in banca e poi, senza più stare a pensare, disse: Accetto! Dove devo firmare? Qua! le indicò Silvestro. Brigida si fece dare una penna dal padre e scarabocchiò il suo nome in calce al contratto. Nei mesi seguenti, Brigida passò intere giornate ad allenarsi e a imparare a memoria i movimenti e i tempi giusti da fare durante le riprese del combattimento vero e proprio (Silvestro lo aveva definito come qualcosa non troppo diverso da una coreografia). La mattina

11 presto, si alzava dal letto circa un ora prima degli altri, a volte due; poi si metteva a correre intorno alla campagna per acquisire maggiore resistenza e stabilità sulle gambe, spaccava e segava la legna (cosa che faceva già prima, abitando in una zona piuttosto fredda), andava nel granaio utilizzandolo come palestra e facendo esercizi per il potenziamento muscolare e per acquisire velocità e prontezza di riflessi, mollava colpi violentissimi a un sacco di sabbia, e si recava in città per poi salire su un palchetto che stava al centro della piazza ad apprendere le mosse da fare come previsto dal copione scritto dallo stesso Silvestro, che dietro la cinepresa diceva con un megafono: Bene così! oppure Stop, così non va bene! Dobbiamo rifare!, suscitando la curiosità di quelli che passavano per di lì. Il babbo della ragazza, convinto che la realizzazione della pellicola avrebbe dato alla figlia la possibilità di incanalare la sua rabbia in qualcosa e avrebbe portato denaro e lustro alla sua famiglia, non aveva avuto nessun problema a esentare Brigida dal lavoro da fare in fattoria, suscitando le ammirazioni e le invidie di tutti i maschi della zona, contenti com erano di vedere una ragazza fare qualcosa per la quale sarebbero venuti volentieri a soccorrerla se si fosse fatta troppo male, e le apprensioni delle femmine, convinte che quel gigante avrebbe letteralmente ridotto in pezzi la povera ragazza. Assieme a Brigida e Igor, lavorava e si allenava anche un terzo, un certo Paolo, fisicamente simile a un cugino della ragazza, e che interpretava l amico della protagonista che rimaneva ucciso dai possenti colpi di Igor, definito dal copione il toro coi guantoni, che era anche il titolo della pellicola. Fuori dal set, tutti e tre erano cameratismo, allegria, cortesia e grandi mangiate di cibo. Quando invece si trattava di lavorare, si metteva da parte ogni carineria e si diventava truci e aggressivi come non mai, mollando colpi a destra e manca e muovendosi da una parte all altra per evitarli. Ai tre, Silvestro aveva spiegato che sia Paolo che Brigida erano due individui che avevano dei modi di fare molto diversi: Paolo era più agile e scattante, abituato a sfiancare con dei colpi rapidi il suo avversario, Brigida invece si doveva mantenere più ferma sulle gambe ed essere abituata ad incassare colpi potentissimi dal suo avversario per poi raccogliere le ultime energie che gli erano rimaste per buttarlo giù. Il copione prevedeva che la tattica di Paolo non funzionasse con Igor, che appunto lo uccideva, mentre quella di Brigida avrebbe funzionato in seguito a un allenamento duro e intensivo in piena campagna, lontano da ogni essere vivente e non, in pieno contrasto con

12 quello del gigante, che invece le riprese avrebbero mostrato allenarsi in una palestra accessoriata e con l aiuto di medicinali in grado di renderlo ancora più forte. Il primo giorno Brigida si fece male, dal momento che dietro sua richiesta Igor l aveva colpita seriamente al torace, mandandola in ospedale alcuni giorni e causando il disappunto degli altri abitanti della campagna, che le chiesero di rinunciare quando era ancora in tempo per farlo. Ma lei tenne duro, e nonostante lo scoramento per aver causato un po di ritardo all inizio delle riprese, guarì, si dichiarò lieta di non essere rimasta impaurita dal colpo di Igor, di cui aveva saggiato la forza naturale, e si dedicò con impegno al lavoro da fare per Silvestro. Ci fu anche un litigio tra Igor e Paolo, dovuto sempre alla forza del gigante, che rischiò di far saltare tutto dal momento che Paolo voleva abbandonare il set, ma che terminò con la loro riconciliazione. Giunse il giorno della fine delle riprese, seguito da quelli del montaggio delle scene. Quando il film fu pronto, Brigida e la sua famiglia ottennero la possibilità di guardarlo in prima fila, e lo giudicarono in maniera diversa. Per suo padre, valeva la pena aver preso tutte quelle botte, pure per fare qualcosa che potesse piacere agli altri, ma sua madre lo trovò un po crudo, ma vista l ostinazione del padre e la contentezza della figlia per aver fatto quelle riprese, decise di non dire più niente. A Natale, il film uscì nelle sale, e fu un grosso successo, tanto che i genitori della protagonista poterono usare i soldi del compenso di Brigida per apportare delle migliorie alla casa e acquistare nuovi attrezzi e nuovi animali. Ma la cosa che li rese più felici non fu questa, ma bensì il fatto che l esperienza da attrice aveva fatto scoprire alla loro figliola un nuovo passatempo che le era piaciuto così tanto da decidere di continuare a praticare il pugilato anche dopo la loro fine, tanto gusto ci aveva preso a farlo. E il pugilato le giovò talmente tanto da renderla non solo più bella nel fisico, ma anche più placida e tranquilla, dal momento che ogni volta che qualcuno la prendeva in giro, anche per via della sua erre difettosa, lei sorrideva e sopportava, per poi scaricare l irritazione sul sacco con cui si allenava appena metteva piede in palestra. E fu così che Brigida, da ragazza sgraziata e irritabile, divenne una donna atletica e gentile.

13 ENRICO MATTIOLI I giorni di Brigida Brigida aveva un difetto di pronuncia. In realtà non si trattava proprio di un difetto, era una specie di distorsione che caratterizzava il modo in cui pronunciava la r. Non era moscia alla francese, né tanto meno una evve di sapore intellettuale; Brigida riusciva ad arrotondare quella consonante fino a farla diventare tagliente; una r affilata che dava ancora più enfasi alle sue sfuriate, quando si arrabbiava. E Brigida era una che si arrabbiava spesso. I miei guai erano cominciati una rigida domenica di gennaio. Il grigiore dei palazzi stemperava nel cielo plumbeo, ma le minacce atmosferiche non mi intimorivano, spavaldo mi recavo in pineta per i soliti 15 chilometri di allenamento, impaziente di provare il nuovo cronometro forerunner 205 che registrava il percorso, le calorie, il tempo e le pulsazioni. L aria fredda del parco era più tonificante del caffè bollente. Appoggiato a una staccionata, allungavo i muscoli per il riscaldamento e tenevo d occhio il campetto di pallone ricoperto di brina che di lì a poco sarebbe stata spazzata, insieme a qualche caviglia, dall ardore di impiegati, negozianti e persone di varia taglia, che nel dì settimo di riposo dovevano sfogare le frustrazioni accumulate nel corso della settimana. Il più frustrato dei frustrati ero io che li guardavo con il rancore dell escluso per liti e lividi, proprio perché avevo mal tollerato in passato quel carico di tensioni che ognuno scaricava negli stinchi dell altro. Stavo tendendo la schiena, pochi secondi di respirazione e avrei iniziato, quando vidi passare una ragazza con una tuta aderente e mi alzai di scatto. Rimasi folgorato, ma non dalla ragazza: i muscoli lombari m incastravano alla staccionata come neanche le corna e più tentavo di muovermi e più mi dimenavo per il dolore. Chiesi aiuto a dei corridori che conoscevo di vista e loro in qualche modo mi portarono a casa. Quindici giorni di riposo assoluto, mi rimisi in sesto con punture antinfiammatorie. La risonanza magnetica rilevò una riduzione dello speco vertebrale. Non sapevo di avere uno speco finché la dottoressa, usando un linguaggio comprensibile, mi spiegò che si trattava del midollo, cioè le mie vertebre esercitavano una pressione sulla sacca del midollo spinale limitando la mobilità delle gambe. Seguì un noioso ciclo di posturale, poi dovevo trovare uno sport praticabile. La dottoressa,

14 perentoria e senza appello, mi prescrisse il divieto assoluto di correre per evitare colpi alla colonna. Passò circa un anno e mezzo di inattività totale, la pigrizia fece della mia forma fisica un vago ricordo. La bici da camera mi annoiava, il nuoto non mi piaceva. Mi feci crescere la barba per decorare il viso ormai arrotondato. Toccai il fondo storico personale, quando una donna appena conosciuta a una festa, mi invecchiò di dieci anni. Da quella volta, le scommesse sui miei anni presunti divennero lo spasso degli altri. Avrei dato qualunque cosa per riavere uno stato accettabile, mi sarei sottoposto a qualsiasi tortura. C era un tale che tutti nel quartiere chiamavano Dorian. Ci conoscevamo perché anche lui andava in pineta a giocare, qualche volta eravamo capitati nella stessa squadra e qualche altra volta era venuto in mio soccorso durante le risse. Aveva un negozio di giochi usati per Nintendo e Wii Fit, ma s era laureato in psicologia. Tutti si rifornivano da lui perché aveva dei prezzi economici. Dorian, però, questo lo sapevano le persone fidate, era un pirata e le sue competenze oscillavano tra le perizie informatiche, l analisi e lo sviluppo dei sistemi. Specializzato nelle modifiche a consolle e playstation, era in grado di congegnare sistemi di allenamento davvero efficaci, una specie di stregone del gioco informatico. Lo contattai e gli spiegai il problema. Ascoltava annoiato, non sembrava interessato alle mortificazioni personali. Mi interruppe: - Ho capito - disse - non c è bisogno di aggiungere altro. Sto sperimentando una nuova cosetta che sembra fatta proprio per te. Sarà dura, sei davvero convinto? Volevo tornare in forma, bello come non ricordavo di esser mai stato. Accordatoci sul prezzo, attesi il lavoro. Nel giro di due settimane era pronto. Ci incontrammo al bar, prendemmo un caffè. Dorian mi diede il cd e regolai il residuo del conto. Nel salutarmi, disse: - Non impressionarti all inizio, tieni duro, mi raccomando. Vedrai, ti servirà e non solo per la forma fisica. Tornato a casa, posai la consolle sul televisore e la pedana a qualche metro dal sensore. Inserii il cd. Un suono di sitar col suo effetto metallico produceva sul mio corpo o sul mio inconscio - non saprei spiegare esattamente - una vibrazione (più che altro una puntura) e lì per lì mi convinsi che erano scherzi della suggestione. Quel suono mi introduceva ai primi passaggi, tra cui la scelta del personal trainer, l allenatore virtuale che mi avrebbe guidato attraverso le varie attività. Tra tanti, scelsi quello con il nome Brigida.

15 Fisico slanciato, gambe lunghe e toniche, seno sodo, viso appuntito, capelli scuri e calzamaglia verde, Brigida aveva un accento italiano, ma non usava gli articoli. E poi quella R, no, non moscia alla francese e nemmeno una V finto intellettuale, sembrava piuttosto una CR di radice tedesca, era indubbio che Dorian avesse creato un modello banale e seguito il filo del luogo comune, eppure l effetto era suggestivo. Mi posizionai con il telecomando davanti al sensore e salii sulla pedana. Ero divertito e pieno di buoni propositi. Brigida era di spalle e si girò di scatto: - Ti ho detto forse salire pedana? Tu fai solo quello io dico, va bene? Ero sempre stato permaloso, ma scesi dalla pedana anche se ci trovavamo a casa mia e non era certo quello il modo in cui dovevano andare le cose. Brigida disse: - ORa sali pedana - e io risalii. Lei era sul video e mi fissava. Dal sensore uscì una puntura di laser, una specie di flash. - Questa tua foto adesso - disse lei e muovendo risoluta il braccio mi mostrò in primo piano l immagine in calzoncini che palesava impietosamente come ero. Ad aggravare quella vista, il particolare del calzino sinistro calato e il destro alzato. Provai a sistemarli. - Ti ho detto forse di muovere? - disse la sua voce con effetto soffuso che dava la percezione che lei era dietro la foto. - Io vedere te. Tu fai quello io dico, non piace a BRigida ripetere. GuaRda bene: dopo training di BRigita tu non sarai più quel che sei ora. CominciaRe? Era inquietante e funebre come auspicio e persi il mio buonumore. Mi stavo innervosendo. - E allora? - ripeté Brigida. - Tuo peso ora 90 chili, tua età sportiva 65 anni. CominciaRe! Salii sulla pedana e cominciai gli esercizi di equilibrio. Il mio baricentro era instabile, oscillava ora a destra e ora a sinistra. Dal sensore continuava a uscire quel raggio laser che correggeva la mia postura, erano dei precisi colpi di frusta che mi scuotevano tali alla corrente elettrica e avevo nella testa le urla di Brigida che dirigevano il mio corpo come se fosse stata lei ad avere il telecomando tra le mani anziché io. Non era severa, sembrava uscita da una boccetta di veleno per topi. I primi cinque mesi passarono così. Io mi fermavo per riprendere fiato e lei restava immobile sul video, rabbiosa, a mani conserte attendeva che il mio respiro si regolarizzasse per ripetere il consueto, Sali pedana!, come se fossi stato una bestiola da ammaestrare. In quei momenti avrei preferito che Brigida mi avesse surclassato in modo netto e correndo via mi avesse doppiato, triplicato per poi sparire come un puntino lontano lasciandomi faccia a terra, anziché aspettarmi e mortificarmi,

16 palesare in modo evidente la mia inadeguatezza. E poi, sempre quei flash a immortalare il mio muso gonfio. Era una faccenda tra noi due o meglio, tra me medesimo. Il mio amor proprio e lei, cioè il nulla o forse qualcosa; i suoi silenzi erano scogli contro i quali andavo a naufragare, la R affilata simile a un pugnale mi feriva nell orgoglio e il laser andava sapientemente a colpire non il fisico, ma un sistema emotivo troppo fragile. Persi qualche etto e poi qualche chilo, ma da Brigida non ricevevo alcuna gratificazione. Capivo quanto fosse stupido eppure me ne facevo un cruccio. Io avevo emozioni e istinto, lei no, com era ovvio, ma aveva più cervello e questo non era confortante. Stavo tornando in forma lentamente, ma nonostante il peso diminuisse, io non mi sentivo per niente sollevato. Mi stavo isolando e forse lo avevo sempre fatto, ma esserne consapevole risultava ancor più triste. Io e gli altri, una faccenda mai risolta. Soprattutto, io e me, cos altro avrei potuto aggiungere che nel mio intimo non sapessi già? Sì, sapevo tutto delle mie paure, ma erano questioni celate che stavano bene dov erano, dalla mancanza di fiducia al confronto con gli altri e quella falsa presunzione che mi portava a privare il prossimo della mia compagnia, gli scudi e le difese, l aggressività che per mio compiacimento era riconosciuta da tutti, le sfuriate celebri simili proprio a una R affilata con cui mi infliggevo coltellate e mutilazioni emotive. E quel forte disagio dello stare al mondo. Alla soglia dei sette chili persi, passati quasi undici mesi, all ennesima prova di peso dopo l ennesimo Sali pedana, ora!, il sudore mi calava sugli occhi annebbiando la vista; mi asciugai il viso e restai a guardare lo schermo: Brigida non c era più, Brigida, ero io.

17 LORENA LUSETTI Sotto l'ortensia Brigida aveva un difetto di pronuncia. In realtà non si trattava proprio di un difetto, era una specie di distorsione che caratterizzava il modo in cui pronunciava la r. Non era moscia alla francese, né tanto meno una evve di sapore intellettuale; Brigida riusciva ad arrotare quella consonante fino a farla diventare tagliente; una r affilata che dava ancor più enfasi alle sue sfuriate, quando si arrabbiava. E Brigida si arrabbiava spesso. Ci siamo conosciuti per caso, anzi è più corretto dire per incidente. Ero fermo al semaforo quando lei, arrivando da dietro, mi tamponò con la sua auto. Scese infuriata, soffiando come un toro, mi disse che lo sapevano tutti che quello era un semaforo inutile al quale non si fermava mai nessuno, l'unico fesso che lo faceva ero io. Avrei dovuto capirlo che un inizio così non poteva portare nulla di buono, invece quel giorno lì mi sentivo leggero come una piuma, la primavera entrava nelle mie narici e nel mio cuore: mi innamorai all'istante. Presi il suo numero dalla constatazione amichevole e la richiamai la sera stessa. Cominciammo a frequentarci regolarmente. Andavamo al ristorante al venerdì sera, al mare il fine settimana. Qualche volta siamo andati persino al cinema. Certo il nostro non è mai stato un rapporto facile, ogni volta che partivamo, belli, innamorati e sorridenti, mi chiedevo cosa mai sarebbe successo prima di sera. Perchè succedeva sempre qualcosa che ci rovinava la giornata. Non era colpa sua se aveva un carattere focoso, irrefrenabile. Si infiammava con niente. Il sesso andava bene tra noi, ho sempre apprezzato la sua parte dominante, a volte però la sua irruenza mi creava qualche imbarazzo. Dovevo cercare sempre ristoranti diversi, non c'era cena che non finisse con una sua sfuriata nei confronti del cameriere, del cuoco, del proprietario, con contorno di insulti a loro e tutta la loro famiglia. I motivi erano i più svariati: la carne troppo cotta, poco cotta, il vino annacquato, i bicchieri sporchi, presunti insetti nel piatto, ancora più presunte avances dei malcapitati nei suoi confronti. Quante volte, oltre alla cena, ho dovuto pagare anche i piatti e i bicchieri che Brigida rompeva. Ma queste cose non erano importanti per me, io l'amavo. Mi piaceva ascoltare quel suo modo di parlare un po' esotico, quel suo vezzo di arrotare la erre mi affascinava. L'avrei ascoltata adorante per ore. Certo, finchè la voce non le si spezzava in un urlo rauco. Brigida era fatta così, un tantino

18 irascibile, ma diciamoci la verità, chi non lo è? A tutti noi capita di essere impulsivi, ogni tanto, almeno una volta nella vita. Devo ammettere con vergogna che è capitato anche a me. Persino io che sono così calmo e controllato, che non ricordo di avere mai alzato la voce in vita mia, una volta ho perso la pazienza. Una volta sola. Quella sera eravamo andati al cinema a vedere un film giallo, il mio genere preferito. Lei iniziò ad innervosirsi dopo il primo tempo, quando la persona davanti a noi cominciò a scartare un pacchetto di crackers. Da lì è stato un crescendo di insulti a tutti quelli che mangiavano o bevevano qualcosa, un'apoteosi di urla inferocite, contestate da tutta la sala. Dovemmo uscire prima di scoprire l'assassino. Il servizio d'ordine del cinema ci prelevò quasi a forza dalle nostre poltrone e ci buttò fuori in malo modo. Tutta la sala li applaudì. La mia fidanzata scalciava e soffiava come un gatto. Andammo a casa mia, per terminare la serata con un po' di intimità. Il fatto di non avere visto la fine del film mi aveva però messo di cattivo umore. Questo fece sì che le mie prestazioni non fossero all'altezza delle sue aspettative. Molto al di sotto a dire il vero. Brigida si arrabbiò moltissimo e cominciò ad insultarmi. Quante volte l'avevo ascoltata senza scompormi, era sempre il metodo migliore. Poi si calmava. Mi ero abituato ad assecondarla, blandirla, riportarla a più miti consigli, ormai sapevo affrontare ogni tipo di sfuriata. Ma non quella sera. Continuavo a pensare al film, a come poteva essere andato a finire. Quando dal piano di sotto bussarono sul pavimento per l'ennesima volta, intimandoci un po' di silenzio, le dissi di tacere. Questo la fece arrabbiare ancora di più, così cominciò a tirarmi dietro il servizio di piatti di mamma. Fu a quel punto che avrei fatto qualsiasi cosa pur di fermarla. E lo feci. Ho messo le mani attorno a quel suo collo magro e ho stretto. Che magnifico silenzio. Riesco ancora a sentire la sensazione di sollievo quando smise di urlare. E di respirare. L'ho avvolta nel tappeto e l'ho portata in fondo al giardino. Con la scusa di piantare un'ortensia, che avevo comperato per regalarla a lei, ho scavato una buca e l'ho sepolta lì, con il fiore sopra naturalmente. Era il suo preferito, lei lo pronunciava orrrtensia, in maniera adorabile. Il giorno dopo tutto il condominio mi ha fatto i complimenti per la bella pianta fiorita che avevo messo in quel punto del cortile. Ci stava tanto bene. Da allora non ho mai smesso di prendermi cura di lei: l'annaffio, le parlo, le tolgo le foglie secche. E' cresciuta bella e rigogliosa. Fino ad oggi. Ieri notte si è rotto un tubo dell'acqua e oggi gli addetti stanno facendo un buco che corre per tutto il giardino nell'intento di riparare il guasto. La scavatrice è al lavoro, sono ore che si sente quel suo

19 rumore: rrr, rrr. Mi ha ricordato il modo di pronunciare la erre che aveva Brigida. Fra poco arriveranno all'ortensia, non c'è niente che io possa fare per fermarli: la troveranno. Non posso fare altro che rimanere qui sulla panchina a guardarli lavorare. Rrr rrr. Ormai ci sono. Forse è lei che li ha chiamati. Dentro di me l'ho sempre saputo che si sarebbe fatta sentire anche da lì.

20 ANNA ZUCCHINI La seta bianca Brigida aveva un difetto di pronuncia. In realtà non si trattava proprio di un difetto, era una specie di distorsione che caratterizzava il modo in cui pronunciava la r. Non era moscia alla francese, né tanto meno una evve di sapore intellettuale; Brigida riusciva ad arrotare quella consonante fino a farla diventare tagliente; una r affilata che dava ancor più enfasi alle sue sfuriate, quando si arrabbiava. E Brigida si arrabbiava spesso. Poco prima del matrimonio, poi, era inavvicinabile. La camera che sarebbe stata degli sposi, e che occorreva sistemare, la preoccupava più di ogni altra cosa. Fino al giorno delle nozze avrebbe continuato ad essere la camera da letto dei genitori, ma dalla notte del quattro novembre, data sospirata, sarebbe stata la sua e di Pompeo. Bisognava provvedere, nel frattempo, a spostare le poche cose della mamma e di Alfonso, il babbo, dall armadio della loro stanza al comò dell altra piccola camera. La Gigina e Alfonso avevano facce così lunghe nell assistere al trasloco casalingo che si sarebbe potuto pensare fossero stati condannati all esilio. Il confino in questione era solo però di là dal tramezzo: tutto l appartamento era sessanta metri, e se si contava anche il piccolo terrazzino sul cortile. La semplicità dell arredo e la povertà di suppellettili denunciavano che la guerra era finita da poco e che il superfluo, se mai c era stato, se l erano portato via i bombardamenti e i continui sfollamenti. Si era salvato, per fortuna, il bell armadio che in gioventù Alfonso, provetto falegname, aveva costruito, e che ora Brigida, tra un borbottio e l altro della madre, andava stipando. Perché Brigida una ricchezza l aveva, quella delle sue mani. E dalle sue mani, negli anni, erano usciti i più begli abiti che alla Barca si fossero visti. Le amiche, del cortile prima, della passeggiata della domenica dopo, per quella sua eleganza nel vestire la invidiavano e talvolta la corteggiavano con la speranza, magari, di ottenere un capo da lei cucito. Brigida, caratteraccio sì, ma anche generosa, non scontentava nessuno. Per la Mafalda aveva confezionato un cappotto da una vecchia coperta ritenuta ormai inutilizzabile e ottenendone un risultato da copertina de L almanacco della donna. Alla Cesarina aveva

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