PLAYMAKER CAPITOLO I Partenza

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1 PLAYMAKER CAPITOLO I Partenza 1. Sollevò il ricevitore sperando che non fosse una questione di lavoro. Non era nel giusto ordine d idee per risolvere problemi. Spero solo che non sia quello della Tecnomedia Lombarda con le sue solite richieste strampalate. Oggi non lo affronterei. La riconobbe ancor prima di sentire la sua voce. Ciao attese un istante volevo salutarti. Ti avrei chiamato io prima di partire. Lo so, ma tra poco devo uscire per un lavoro e ho lasciato il cellulare a casa, così Capisco. Sei un po più calma oggi? La parola giusta è: rassegnata. Sai quant è importante quello che dobbiamo fare. Sì, lo so, anche se continuo a non capire perché debba andarci per forza anche tu. Te l ho detto Mari, non posso tirarmi indietro proprio adesso. Già. Così per non lasciare soli i tuoi compagni d avventura lasci sola me. Non pensi a come starò io nel frattempo? Ti prego, non ricominciamo ora. Vedrai, andrà tutto bene stavolta. Con un po di fortuna metteremo fine a questa storia. Nigel e Matteo sono in gamba. Se siamo decisi ce la possiamo fare. Non sentì risposta. Mi vuoi ancora bene? E per questo che mi arrabbio disse lei sconsolata. Poco dopo riagganciò il ricevitore avviandosi verso la stanza da letto quando il telefono lo richiamò sui suoi passi. Era Nigel. Noi siamo pronti disse con il suo pesante accento inglese Matteo è già nella sala d aspetto. Sembra un leone in gabbia. Bene, sono pronto anch io. Fra mezz ora al massimo sono li. Ce la facciamo vero? Guardò il pendolo in fondo al corridoio. L aereo partiva alle 13,50 da Malpensa. Mancavano circa due ore e mezza. C era tutto il tempo di raggiungerli in hotel a Corsico, riprendere la tangenziale ovest e arrivare in tempo per l imbarco. Stai tranquillo, mi muovo subito. Nigel. Doveva ammettere che, per essere un giovane benestante che girava il mondo in cerca d emozioni, aveva davvero, come si suol dire, gli attributi. Era appassionato di fenomeni paranormali al punto di rischiare la vita, lo aveva dimostrato a Montigny nove mesi prima nella precedente spedizione. In quello sperduto paese del Massiccio Centrale, ad ottobre, non erano riusciti a chiudere la faccenda definitivamente, avevano condotto bene la ricerca ma all atto finale si erano disuniti lasciando il gioco nelle mani dell avversario. Questa volta non dobbiamo commettere lo stesso errore. Tre persone sono già poche per questo lavoro, se poi gli lasciamo fare il suo gioco e finiamo per separarci A differenza dell avventura in Francia avevano dalla loro, in questo caso, una considerevole quantità di materiale e conoscenze tecniche in più. Avevano, insomma, tutte le armi giuste per farcela. Matteo, al secolo Dott. Caravalle, aveva fatto un ottimo lavoro con i fondi dell Accademia di Scienze Occulte. Era riuscito anche a farsi finanziare le spese per il viaggio, quelle per gli spostamenti, cioè. Le camere d albergo avrebbero dovuto pagarsele con i loro soldi. Dopo la telefonata poté finalmente andare a chiudere la valigia grande. Non resistette alla tentazione di aprire un ultima volta la valigetta più piccola, quella contenente tutte le informazioni necessarie, e 1

2 dare un ulteriore sguardo alle pagine Web raccolte e stampate, come se avesse bisogno di convincersi di ciò che stava per fare. Tutte le notizie raccolte erano riferite ad una concentrazione impressionante di morti, quasi sempre violente, nella zona che aveva come epicentro St. Nicholas, una cittadina di circa abitanti nel Missouri, alcune spiegabili, altre meno. In uno di questi articoli lo sceriffo locale, tale George Griffith, faceva presente in un intervista di aver richiesto un intervento dell FBI ritenendo che il numero di omicidi fosse paurosamente aumentato negli ultimi due mesi e lamentando la scarsità di personale atto a condurre un numero di indagini incredibilmente alto per una città di così modeste dimensioni. Nigel aveva rintracciato a fatica l ubicazione di quello che sarebbe diventato il loro nuovo campo di battaglia. Si trattava anche in questo caso di un paese a ridosso delle montagne e molto distante dai più grossi centri abitati dello stato. Ci risiamo pensò se non chiudiamo la partita, continuerà all infinito. Si guardò allo specchio come per concentrarsi prima del lungo viaggio. Avrebbero fatto tappa a New York per la notte e l indomani con il primo aereo per Sant Louis sarebbero ripartiti. Una volta giunti laggiù avrebbero noleggiato un auto. Era il modo migliore per spostarsi in quelle zone. Anche in questo caso, per fortuna, potevano utilizzare quei fondi dell Accademia. All ultimo momento decise di sgonfiare la valigia che conteneva gli indumenti di ricambio togliendo il maglioncino di cotone pesante, probabilmente non gli sarebbe servito. Laggiù avrebbe fatto molto caldo, in tutti sensi. Adesso era davvero ora di muoversi. Qualunque cosa potesse aver dimenticato di prendere con sé l avrebbe comprata durante la sua permanenza nel Missouri. Chiuse la manopola dell acqua, quella del gas, spense tutte le luci e calò le tapparelle. Portò i bagagli sul pianerottolo e diede un ultimo sguardo all appartamento buio. Girò due volte la chiave nella toppa e la mise sotto lo zerbino. Poi, raccolte le valigie, cominciò a scendere le scale. 2. Aveva da poco superato il casello di Galliate quando qualcosa nella sua mente si liberò inaspettatamente. Non dovendo più occuparsi dei preparativi gli risultò inevitabile pensare a due anni prima, a quando tutto aveva avuto inizio, a quell estate finita in modo così tragico. Per molto tempo aveva cercato di ripulire la sua mente da quei tristi ricordi sovrapponendone altri e riuscendovi anche per un certo periodo grazie soprattutto a Marinella, a quella nuova storia che gli aveva dato così tanta linfa vitale. Poi, lentamente, aveva capito che il dubbio, la possibilità di non aver messo veramente fine all esperienza più sconcertante della sua vita, lo avrebbe sempre seguito come un ombra se non avesse un giorno deciso di occuparsi nuovamente della faccenda. Per questo quando Matteo e Nigel, conosciuti all epoca in cui il fenomeno si era manifestato per la prima volta, gli avevano telefonato per dirgli che il pericolo si era nuovamente concretizzato in un paese della Francia aveva da subito preso in considerazione la possibilità di sposare la loro causa. Per la verità aveva avuto, più di quanto gli fosse successo di recente, parecchi tentennamenti prima di accettare e anche in quel caso aveva dovuto vincere l ostilità della sua fidanzata. Poi erano partiti e le cose erano andate un po per conto loro. Gli era sfuggito il pesce dalla rete ma almeno avevano salvato parecchie vite a differenza di quanto successo la prima volta in Italia. Mentre pensava a tutto ciò, d improvviso gli tornò la paura. A fatica la ricacciò indietro e cercò subito di ritrovare l ottimismo dei giorni precedenti. Una ventina di minuti dopo, in un piazzale antistante l Hotel Bellevue, stava caricando i bagagli dei suoi due compagni. Una volta saliti si guardarono come per rinnovare la loro intesa, nessuno disse nulla, il portiere dell hotel vide l auto allontanarsi. Anche la loro vita di tutti i giorni stava allontanandosi mentre procedevano. I ricordi, quelli no, non si allontanavano. 1. CAPITOLO II - Il paese 2

3 L automobile rossa superò l ultimo tratto in salita descrivendo una lunga curva per poi iniziare la sua discesa verso il fondo della vallata. Da quel punto si poteva vedere tutto il paese, che appariva come incastonato nella montagna, specchiarsi nelle tranquille acque del lago. Poco dopo apparve il cartello CHIESETTA - frazione di S.Clara e la discesa si fece più ripida. Ancora qualche tornante e la prima strada a sinistra avrebbe condotto Walter al centro del paese. S.CLARA Comune gemellato con Boisson (F) ed Egenbach (D) si leggeva sul cartello segnaletico. La vista del mercato gli fece tornare in mente, per una di quelle associazioni di idee che fanno ricordare senza un preciso motivo sensazioni anche di tanti anni prima, una vecchia canzone dei Nomadi di cui non ricordava il titolo. Aveva voglia di fermarsi e fare un giro fra le bancarelle. A dire il vero, avrebbe voluto fermarsi in ogni punto in cui si ricordava di aver fatto qualcosa in passato, anche la più banale, come prendere un gelato o comprare uno dei tanti fumetti che da ragazzo divorava e leggerselo su una panchina del giardino adiacente al cinema parrocchiale. Ma non era per questo che era tornato, non per rimettersi a fare il ragazzino. Aveva anzi, in cuor suo, una piacevole sensazione: quella di tornare da vincitore. Vincitore di cosa? Vincitore sulle sue incertezze, forse, sui suoi timori adolescenziali tipici di chi, ancora acerbo negli anni, deve ancora crearsi una personalità ben definita. Non aveva mai saputo spiegarsi perché tutte le sue più inconfessabili debolezze si riconducessero a quella piccola cittadina di provincia. Gli pareva che in passato nessun luogo più di quello avesse messo a dura prova il suo coraggio. Ora si sentiva più forte, le stesse strade e le case che gli parevano enormi tanti anni prima ora sembravano più piccole, meno imponenti. Al bivio per Roccanera voltò dalla parte opposta e dopo circa un Km. scorse il tetto della casa che non vedeva da quasi tre anni. In quel caso si era trattato di una veloce visita dopo altri sei anni in cui non aveva messo piede a S.Clara. A parte quello sparuto episodio dunque, si poteva considerare che da nove anni non fosse coinvolto nella vita sociale del paese di cui era originaria la sua famiglia. Parcheggiò al termine dello stradello sterrato e dopo aver armeggiato a lungo con le chiavi aprì il cancello e lo oltrepassò. L impressione che dava la casa era di completo abbandono. Le piante rampicanti avevano invaso buona parte della facciata e l intonaco era talmente attraversato da crepe che sarebbe bastato scrostarne un pezzetto per farlo cadere completamente al suolo. Cercò la chiave del portone: questa volta fu più fortunato e la trovò subito. Entrando nell ingresso principale attivò l interruttore centrale facendo scappare con i suoi movimenti un paio di ragnetti che vi soggiornavano. Accese la luce e si guardò intorno: tutto era come una volta, come quando da piccolo giocava a macchinine con Umberto e Gino sulla rampa di scale che portava al piano di sopra. A questo pensiero una valanga di ricordi d infanzia lo investì, tanto che passarono alcuni minuti prima che si rendesse conto che non era tornato nella sua vecchia casa di montagna per nostalgia ma per iniziare i lavori di ristrutturazione di quella che sarebbe stata la sua seconda dimora, la sua oasi di relax, il suo luogo di villeggiatura a buon prezzo o più semplicemente il posto dove organizzare weekend e feste con gli amici. Forse, dopo tutto, questa era una buona ragione per sentirsi vincitore. Più di una volta aveva rischiato di perderla quella casa. Prima una disputa fra parenti per i diritti di successione, poi gli interventi per eliminare i fattori di rischio per l incolumità dei passanti, infine il faticoso racimolare denaro per la ristrutturazione. Ora però non c era più nessun ostacolo, bastava solo un mese di pazienza. Dopo una rapida ispezione al piano di sopra e dopo aver aperto le finestre per far uscire l odore di chiuso tornò all auto per prendere gli attrezzi necessari a dare una prima ripulita sommaria: scopa, spazzolone, piumino, straccetti ed oltre a questi una bottiglia di acqua minerale comprata all autogrill insieme alla borsa frigo che la conteneva. Era questo l unico lavoro che potesse fare senza dover pagare costose ore di manodopera all impresa di costruzioni incaricata della ristrutturazione. L unico locale dove non si avventurò fu la cantina: là ci avrebbe pensato la ditta incaricata della disinfestazione. Ancora un paio d ore prima di pranzo. Avrebbe lavorato di buona lena e poi sarebbe andato dalla zia Tilde che nel frattempo gli stava sicuramente preparando qualcuno dei suoi saporitissimi arrosti, a 3

4 distanza di tanti anni li ricordava ancora. Per un istante le sue papille gustative sembrarono ricordarsi il sapore di uno di essi. La zia Tilde abitava in uno dei tanti villini sulla parte meno ripida della montagna con vista sul lago. Un bel panorama: suggestivo e rilassante. Con lei abitava la zia Amelia, un altra zia di secondo grado di Walter. Entrambe più che sessantenni erano rimaste vedove. Nel villino di fianco abitava Enrico, il figlio di zia Tilde, che con moglie e figli era in vacanza in Grecia fino alla fine di Agosto. Questa sarebbe stata la residenza di Walter il tempo necessario per portare a termine i lavori: una quindicina di giorni, così aveva detto il Geom. Valenti. Due colpi di clacson e zia Tilde fu sulla soglia. Allora, come sta il nipote che non vedo mai? Bene, bene. E tu? Eh, insomma, gli anni passano. Vieni, vieni dentro che zia Amelia è tutta la mattinata che mi chiede quando arrivi. Attraversarono il giardino sempre ordinato e curato come Walter ricordava bene ed entrarono. Zia Amelia era in sala da pranzo su una sedia a sdraio. Lo salutò immediatamente ma ci mise un po per metterlo a fuoco con la vista. Mamma e papà come stanno? Qualche acciacco ma resistono bene. Li ho sentiti qualche sera fa. Mi hanno detto che non vai tanto spesso a trovarli a Bologna, eh? disse con aria di rimprovero. E vero purtroppo, sai, lavorare in proprio Dopo aver sostenuto un autentico interrogatorio sullo stato di salute di parenti, collaterali e di qualsiasi persona avesse un seppur lontano legame di sangue con la famiglia si sedettero a tavola e Walter mangiò con quell appetito che l aria di montagna riesce a stanare meglio di qualunque altra cosa. L aria era calda ma non afosa, i rumori esterni erano strettamente di origine naturale fatta eccezione per qualche raro passaggio di un auto sull asfalto. Alla fine del pranzo le sue palpebre erano aperte solo a metà. Ieri sera ho sentito Lucio. Ha detto che ti aspetta a cena per le otto. Ti ricordi dove abita no? disse zia Tilde mentre gli riempiva un bicchiere di anice di produzione locale. Sì, certo, dopo il campo sportivo, per andare verso le fonti. Esatto. Mi raccomando, chiedi a suo padre come sta. Sai che l hanno operato di cistifellea. Sì, sì certo, non ti preoccupare. Se dopo vuoi andare di là a portare su la tua roba e farti un riposino dimmelo che ti vengo ad aprire. Sei sicura che per Enrico non è un problema se dormo in casa sua in questi giorni? Ma stai scherzando? Ha detto di fare come se fossi a casa tua. Aveva immaginato la risposta, ma la domanda gli sembrava d obbligo. 2. A S.Clara la sera faceva sempre un po freschino persino dopo una calda giornata estiva. Walter se ne ricordava dai tempi in cui, appena adolescente, veniva in villeggiatura durante le vacanze scolastiche. Per questo motivo quella sera aveva portato con se la sua felpa verde con l effigie Paddy Irish Whiskey, ricordo del suo viaggio in Irlanda di due anni prima, annodata con le maniche intorno alla vita. Si sentiva meglio ora dopo un paio d ore di sonno in una quiete alla quale non era più abituato. Stava scendendo a valle riscoprendo ad ogni angolo tutte le stradine della sua S.Clara. Persino l odore di quei luoghi gli pareva di percepire. C è qualcosa pensò nei paesi di montagna che conferisce loro un odore particolare. Non è qualcosa che si respira nell aria quanto nel terreno e negli stessi muri delle case. Non riesco a spiegarmelo. Forse, più semplicemente, si sentono meglio i profumi perché qui l uomo non ha ancora devastato l ambiente. Giunto alla fine del viottolo che stava percorrendo si immise nella strada che aveva percorso al mattino. Dopo qualche metro, sulla sinistra, ritrovò il sentiero che tanti anni prima gli serviva da scorciatoia per arrivare più in fretta alla pianarella, la zona così chiamata dai paesani per indicare l unica parte non in pendenza del paese nella quale si trovava casa Rambaldi, la casa di Lucio cioè, il suo migliore amico da 4

5 quelle parti. Il riscoprire quel percorso ripido, stretto e con una fitta vegetazione che limitava parecchio la visibilità all imbrunire bastò a riportargli alla mente una vecchia ma forse mai sopita sensazione di prudenza e timore. Mamma e papà glielo dicevano sempre di fare la strada normale perché era pericoloso scendere giù da quella parte. C era anche un altro motivo che lo aveva sempre indotto ad una sorta di rispetto reverenziale per quel luogo ma preferì non soffermarsi troppo con la mente sull argomento. Mancava alle otto ancora qualche minuto perciò continuò a percorrere la strada asfaltata visto che non era in ritardo. Non era il caso di rischiare di farsi male per guadagnare una manciata di minuti. Quel percorso lo avrebbe riesplorato in un altra occasione, alla luce del giorno. Il profumo di cibo proveniente dalle cucine del borgo che stava attraversando gli fece sentire un improvviso vuoto allo stomaco nonostante l abbondante pranzo e il pomeriggio di tutto riposo. Superò il ponte sul Calendro, il fiume che sfociava nel lago di S.Clara, voltò a destra per un cortiletto e intravide la sagoma di Lucio nel giardino di casa mentre finiva di apparecchiare. Si videro e si salutarono con abbracci e pacche sulla spalla alla maniera tipica dei vecchi amici che non si vedono da un pezzo. Il padre di Lucio era un parlatore instancabile, non sembrava proprio soffrire i postumi della recente operazione. Gli aneddoti di vita vissuta, soprattutto quelli del primo dopoguerra, erano l argomento preferito. Beveva un po meno vino di una volta ma non sembrava intenzionato a privarsi del tutto di tale piacere. Vedendolo riempirsi un altro bicchiere la moglie Mara lo riprese. Non è il quarto, ne ho bevuti solo due prima rispose lui. Mezzo bicchiere aveva detto il dottore. Il dottore ne dice tante, magari stasera è in osteria. Walter e Lucio si guardavano sghignazzando. Walter scorse una nuvola di fumo grigio proveniente da dietro un altura. Anche Lucio se ne accorse. Anche stasera, ma cosa diavolo hanno sempre da bruciare? Walter lo guardò con aria interrogativa. Ogni tanto, di sera, si alza del fumo da laggiù. Chi abita da quelle parti? chiese Walter non ricordando. Mah, nessuno, la c è la conca. Basta che non facciano dei danni. Che non succeda come sul monte quella volta disse il signor Beppe. Quella che bruciò mezza montagna? Mi ricordo disse Walter ero qui in quei giorni, ci misero parecchio i pompieri a spegnere l incendio. Già, dissero che era doloso ma non si capì mai chi fu l autore. La montagna in questione era il Monte Cappuccio, il monte che dominava S.Clara dall alto. La conca invece era un altro posto che Walter non ricordava con particolare piacere. Laggiù, infatti, aveva preso insieme a Lucio uno dei più grossi spaventi della sua vita. Alla conca, un avvallamento di forma quasi ovale non tanto scosceso da non essere percorribile a piedi, si accedeva tramite un lungo ma agevole sentiero quasi del tutto pianeggiante. Non aveva niente di particolarmente suggestivo e non era molto frequentato. Era solo un posto dove piccoli esploratori in erba potevano giocare in assoluta libertà. Come quella volta in cui, all improvviso, un enorme biscione sbucò da un cespuglio fermandosi proprio di fronte a Walter con la testa all altezza della sua, terrorizzandolo e ipnotizzandolo al punto che fu necessario l intervento di Lucio per ricordargli che le gambe potevano essere usate, oltre che per giocare, anche per scappare. L amico lo prese per un braccio e lo trascinò con se via da quel mostro. Era veramente così grande e così minaccioso o eravamo noi tanto piccoli e paurosi? Si chiedeva Walter ricordando l episodio. Dopo cena andarono di sopra in camera di Lucio a sentire un po di musica, sprofondati in poltrona in attesa dell arrivo di Miriam, fidanzata con Lucio da parecchi anni e con tutta probabilità futura consorte, e qui poterono chiacchierare più tranquillamente anche di faccende strettamente personali. Allora, a donne come va? gli chiese Lucio mentre inseriva l ultimo CD dei Dream Theatre. Nonostante ora portasse i capelli molto più corti rispetto ad un tempo, i suoi gusti da metallaro ancora legato al vecchio hard-rock degli anni 70 non erano cambiati granché: si erano solo adeguati ai tempi. 5

6 Era stato proprio lui a far conoscere a Walter i Led Zeppelin, i Deep Purple e gli AC/DC quando erano appena quindicenni, circa una ventina d anni prima. Anzi a dire il vero il vinile di Made in Japan prestatogli da Lucio chissà quando era ancora in suo possesso. Mah, non male ma niente legami al momento rispose Walter sorseggiando il suo bicchiere di grappa. E tu, quand è che ti sposi? No, ti prego, bastano già i miei genitori e quelli di Miriam a ricordarmelo. Te la ricordi la Mirna? Sì, aspetta. Era quella morettona che faceva i concorsi di bellezza? Esatto, la figlia di Silvani, quello del vino. Si è sposata con un industriale di Bergamo. Ha mollato il fidanzato, il lavoro da estetista e si e trasferita lì. E passata di qua la settimana scorsa con questo tizio sulla cinquantina tutto laccato con macchinona, anelli e una gran aria da fenomeno. Era tutta gasata, ha detto che dopo sarebbero partiti per Bali. Beata lei. Mah, non lo so. Sembrava tutto così...finto. Walter sorrise. E Sonia? Hai notizie? Sapevo che me l avresti chiesto rise Sì, è qui in questi giorni, forse la vedremo anche dopo al bar. Anche lei sta con un tipo, uno di Montemarino, un certo Claudio. Un tipo tranquillo. E da qualche mese che stanno insieme. Ti è rimasta un po nel cuore eh? Ormai è passato tanto tempo, saranno due anni. Ma non vi vedete mai in città? Ogni tanto lei ci passa. Un paio di volte ci siamo incrociati di sfuggita mentre eravamo in giro, ognuno con i propri amici. Capisco disse Lucio in modo piuttosto faceto. Cosa capisci? raccolse Walter. Niente, niente sghignazzò dico solo che l orgoglio è una brutta bestia. Ma va Non me ne frega più niente. Certo, certo. Raccontami piuttosto qualche altra novità. Enzo, per esempio, ho sentito che lavora per la Rai. Ne avevano da raccontarsene. Del resto insieme ne avevano vissute davvero tante di situazioni. Alcune anche brutte. Come quella volta in cui si scontrarono con una banda di ragazzi più grandi di loro. Abitavano tutti nei dintorni di S.Clara e si divertivano a fare i bulletti quando giravano in gruppo. Il biondino alto aveva provocato Lucio dicendogli di regalargli la catenina d oro. Al netto rifiuto di questi la provocazione era degenerata in scazzottata. In due contro cinque più forti di loro non poterono far altro che incassare un sacco di botte. Niente colpi proibiti, per fortuna, ma la rabbia dentro era rimasta per parecchio tempo. Il parroco di allora li aveva poi aiutati a nascondere la cosa ai genitori. In fondo due lividi sul corpo potevano essere anche il risultato di una caduta dalla bicicletta. Non vi preoccupate, ci penso io a quei bei soggetti, non vi daranno più fastidio d ora in avanti. Non lo fecero, infatti. Don Clemente li minacciò di fargli passare dei guai raccontando tutto alle loro famiglie. Poi, come detto, per un po di anni Walter non fece più le vacanze con i suoi genitori a S.Clara e non seppe più niente dei componenti di quel gruppetto. Chissà se adesso avrebbero ancora il coraggio di riprendere il discorso. Sarei proprio curioso di vederli. Circa mezz ora dopo udirono dalla finestra l arrivo di un auto nel cortiletto. A giudicare dalla frenata schizofrenica direi che è lei: la belva di S.Clara! Era Miriam, infatti, lo capimmo dalle voci al piano di sotto. L orologio segnava quasi le 23 e i due vecchi amici si accorsero di aver dato fondo alla bottiglia di grappa che prima era piena a metà. Il tempo passa veramente in fretta quando si chiacchiera. Waaalter!!! Come stai? L abbraccio di Miriam fu caloroso come sempre. Iniziò a chiedergli tante cose ma Lucio fu perentorio: Dai, dai che è tardi, parlerete di tutto al bar se no non ci muoviamo più. 3. Il Bar Arlecchino era un punto di ritrovo quasi obbligato per giovani e meno giovani nottambuli della 6

7 zona; era, infatti, l unico bar della Val Groppiana a rimanere aperto fino alle due di notte e spesso la chiusura vera e propria avveniva, tra una chiacchiera e l altra, quasi un ora dopo. C era molta gente quella sera, soprattutto volti nuovi, ragazzi e ragazze all apparenza da poco maggiorenni e cinque o sei persone della vecchia guardia che Walter conosceva. Fra questi Cristiano che incredibilmente raccontava episodi di cui lo stesso Walter, seppur protagonista anch egli, aveva perso il ricordo. Si formò ben presto una tavolata di una quindicina di persone e fra un giro di birre e l altro l atmosfera si fece allegra e spensierata. Ti ricordi quella volta che il fioraio, come si chiamava, Gironi, ci corse dietro col bastone perché gli avevamo sfasciato la vetrata col pallone colpendo anche un cliente? Mai corso tanto in vita mia. Gia, fui io l autore, per tutta l estate non osai ripresentarmi davanti al negozio. L estate dopo mi perdonò. Walter e gli altri anziani ne raccontavano una dietro l altra fra le risa del resto della combriccola. Ad un certo punto si accorse, quasi all improvviso, di essere piuttosto segnato dalla fatica e dall alcool ma la compagnia era così piacevole che non considerò minimamente l ipotesi di congedarsi. In fondo l indomani era sabato e fino a lunedì mattina alle otto non avrebbe dovuto occuparsi di seguire i lavori; tanto valeva godersi appieno quei due giorni di relax. Di lì a poco arrivò anche lei. Sonia. In compagnia di colui che era con tutta probabilità il suo boy-friend e di un altra coppia a Walter sconosciuta. Era evidentemente già stata informata del suo arrivo (in un paese piccolo le voci girano molto in fretta, si sa) perché non mostrò particolari segni di sorpresa nel vederlo e dopo aver salutato un paio d amiche si rivolse a lui non senza una punta d imbarazzo. Walter, dal canto suo, la salutò cordialmente ma mantenendo un certo distacco per non mostrare segni di particolare emozione, visto che considerava la love story con lei una questione definitivamente chiusa. Ciao, come stai? E un pezzo che non ci vediamo. Già fu la laconica risposta di Walter sembra che ci si incontri solo da queste parti. Dopo questo breve scambio di battute Walter strinse la mano a Claudio e agli altri due: Franco, detto Franz, e Marina. Si sedettero e la conversazione riprese più chiassosa di prima. Ben presto Walter si rese conto tramite qualche occhiata furtiva di essere oggetto di continui sguardi da parte di Sonia. Aveva l impressione che gli sguardi di lei nascondessero una certa malinconia ma si disse che probabilmente era solo il suo orgoglio a dare questa connotazione alla semplice curiosità di una ex che non lo vedeva da tempo. Claudio dal canto suo non aveva avuto reazioni particolari nei confronti di Walter visto che per tutto il tempo aveva continuato a conversare animatamente con gli altri presenti. In quella situazione Walter finì con l estraniarsi completamente dalla conversazione. Lucio sembrò accorgersene e cercò di ricondurlo alla realtà. Domani sera andiamo al Mickey Mouse. Naturalmente non puoi mancare. Naturalmente, ma cos è? Una discoteca a Groppiano. Ha aperto quest inverno ma continua tutta l estate perché funziona anche all aperto. Vedrai, non è niente male. 4. Erano quasi le due quando lasciarono il bar. Lucio e Miriam lo accompagnarono in auto fino al cancelletto di casa. Walter era discretamente sbronzo e molto provato dalla stancante giornata; quasi non aveva gli occhi aperti quando si salutarono mettendosi d accordo per la sera dopo. Dormì come un ghiro fin quasi a mezzogiorno e, dopo un breve giro al mercato, mangiò qualcosa in un bar che metteva a disposizione vari piatti freddi, ne scelse uno con la pasta fredda condita e si concesse un bicchiere di vino bianco nonostante i sensi di colpa per quanto bevuto la sera prima. Nel rientrare decise di fare la scorciatoia. Gli tornò alla mente quel vecchio episodio mai dimenticato. Aveva circa otto, nove anni quando un pomeriggio si avventurò giù per il sentiero, per arrivare prima all emporio, dalla signora Anna, a prendere un ghiacciolo. Arrivato ad un punto in cui esso si faceva meno ripido, si accorse di un nugolo disordinato di vespe che rendeva il passaggio piuttosto problematico. Decise allora di aggirare l ostacolo aggrappandosi ad un paio di alberi a margine del sentiero, ma prima che 7

8 potesse farlo le vespe si erano riunite in un vero e proprio sciame minaccioso che puntava verso di lui o almeno questo era ciò che la sua fertile mente di bambino sovreccitata ricordava. Fatto sta che Walter si trovò a risalire a gambe levate con dietro lo sciame che si disperse solo quando arrivò in cima al sentiero. Probabilmente gli hai dato fastidio, se no non ti avrebbero attaccato diceva il signor Vincenzi, l anziano vicino di casa. Walter non era convinto. Eppure non mi sono avvicinato e non fatto movimenti bruschi. Qualcosa avrai fatto. Non attaccano mai senza motivo. Per molto tempo Walter conservò una grande fobia delle vespe che superò solo in età adulta. Ora gli si presentava l occasione di tornare sul posto in cui la fobia aveva avuto inizio. Probabilmente il rivedere il luogo per ciò che realmente era, un innocuo sentiero di montagna, oggi lo avrebbe fatto sorridere, ne era sicuro. Prese a salire guardando metro per metro l ambiente circostante e quando fu giunto nel punto in cui era avvenuto il fatto di tanti anni prima si fermò. Niente, nessuna emozione. D altronde cosa poteva aspettarsi di provare? Si mise a sorridere come promesso a se stesso. Poco dopo però, una voce dentro di sé gli chiese: avresti anche il coraggio di venirci di notte? Rispose alla voce sdegnato: che discorsi, qua di notte non si vede un fico, chi ci verrebbe? Riprese il cammino mettendosi alle spalle quell ultimo stupido pensiero. Passò il resto del pomeriggio a sistemare le sue cose nella stanza da letto che Enrico gli aveva liberato. Intanto pensava all imminente serata in discoteca. Aveva proprio voglia di divertirsi un po. Ne aveva bisogno, aveva lavorato davvero troppo ultimamente. Stava pensando più o meno a questo quando trillò il cellulare. Signor Ghetti? Sono Vannini. Ecco, questo proprio non ci voleva pensò. Mi scusi davvero se la disturbo. So che è sabato pomeriggio e so che è in ferie. Beh, sì, in effetti ma se è importante Non l avrei chiamata se non fosse così. Il server mi si è piantato. Abbiamo provato a risolvere la cosa per telefono con il suo impiegato ma non c è stato niente da fare. Dovrebbe venire lui di persona ma mi ha detto che in negozio la prossima settimana c è solo lui e non può abbandonarlo. Perciò, le chiedevo: non conosce qualcuno da mandarmi? Un tecnico che possa venire lunedì e metterci in condizione di lavorare. Dobbiamo chiudere un lavoro e siamo nei guai. E in ditta adesso? Sì. Beh, proviamo a vedere se riesco a fare qualcosa da qui. Grazie, lei è troppo gentile, mi scusi ancora. Riattaccò il cellulare quasi mezz ora dopo. Il problema era risolto ma non aveva voglia di esultare. Ma certa gente non va mai in ferie? Sembra che esista solo il lavoro per qualcuno. Poi magari si lamentano che la moglie ha l amante e non c è dialogo con i figli. Mah! Questo era l aspetto meno simpatico del suo lavoro. Non ci si poteva mai veramente sentire in relax. D'altronde la scelta di aprire un negozio di vendita di prodotti informatici con relativa assistenza si era mostrata valida economicamente. C era però un prezzo da pagare in termini di stress e se ne accorgeva in questi momenti. 5. Groppiano, punto di riferimento per tutti gli abitanti della vallata, distava pochi minuti di auto da S.Clara. Si era molto ingrandita negli ultimi anni grazie all espansione della sua zona industriale e alla sempre fiorente produzione di porcellane fino a contare quasi trentamila abitanti su tutta la superficie del comune contro i cinquemila di S.Clara che però in estate raddoppiava la popolazione per la sua attrattiva turistica. Durante l inverno, con il calo del numero di turisti, S.Clara tornava ad essere uno dei paesi satellite di Groppiano. Per questo chiunque volesse intraprendere un attività non collegata al turismo lo faceva nel vicino polo economico. Qualsiasi cosa non si trovasse a S.Clara la si trovava a 8

9 Groppiano: uffici, biblioteche, studi tecnici e commerciali, ambulatori, tutto. Persino la cartomante, Madam Annette, una svizzera francese che prediceva il futuro, la si trovava laggiù. Proprio mentre Walter cercava di ripristinare il server della ditta Vannini, Madam Annette stava leggendo per proprio conto una previsione riguardante il futuro della vallata. Non poteva credere ai propri occhi. Eppure le carte parlavano chiaro: stava iniziando un periodo tragico per la gente di quel luogo, terribili sciagure stavano per abbattersi sulla zona. Riordinò le carte più volte, il risultato era sempre lo stesso. La carta raffigurante la morte usciva sempre nello stesso punto. Sebbene credesse nel suo lavoro provò un certo turbamento. Non le era mai capitato che le carte occupassero a più riprese sempre la stessa posizione. Poco fuori Groppiano, sulla strada per S.Clara, un passante stava cercando di calmare il suo cane. La bestia ringhiava furiosamente contro qualcosa di non ben identificabile, qualcosa che pareva trovarsi in mezzo alla vegetazione ai lati della strada. Il padrone dovette faticare non poco a calmare l animale e ricondurlo con se a casa. Un ora dopo, nel centro di S.Clara, Katia Gironi, figlia del fioraio che era corso dietro a Walter e ai suoi amici anni prima, chiuso il negozio si avviava verso casa dove, in giardino, constatava che il suo Pucci, gattone con un folto pelo nero e occhi gialli, era ferito gravemente ad una zampa e presentava ferite, fortunatamente non mortali, in tutto il corpo. Ma chi ti ha conciato così? Mamma mia! Così imparerai a non ficcarti dappertutto adesso. La bestiola guardava la sua padrona con gli occhi bagnati di lacrime. Se avesse potuto parlare avrebbe risposto: Chi mi ha conciato così avrebbe conciato così anche te! 6. Il Mickey Mouse era praticamente un grosso terrazzone sul margine di un colle poco fuori dal centro abitato coperto da una tettoia rivestita di piante rampicanti. Esso sovrastava la parte interrata adibita ad uso invernale. Il DJ quella sera suonò una lunga carrellata di brani più o meno famosi degli ultimi anni nonché qualche rispolverata di brani più datati abbracciando un po tutti i generi: rock, dance, beat, funky, reggae. Una scaletta molto furba insomma, che accontentava un po tutti i gusti. Era piuttosto vario anche il genere di frequentatori: dai ventenni che saltavano come pazzi al suono dei Rage Against the Machine, ai trentenni che in maniera più compassata battevano il tempo sui vecchi cavalli di battaglia dei gruppi degli anni ottanta. Verso la mezzanotte erano tutti intorno a un tavolo un po distante dagli altoparlanti per riuscire a fare un po di chiacchiere. Lucio e gli altri erano discreti bevitori; nulla di strano quindi che la serata stesse prendendo la stessa piega di quella precedente. Chi offre il prossimo? chiese Aldo, anch egli vecchia conoscenza. Io si offrì volontario Walter però bisogna che qualcuno mi aiuti a portare tutto. Viene Marione che non si muove mai disse Andrea ridendo e colpendo quest ultimo con delle pacche sulla pancia. No, dai, vengo io. Claudio si alzò. Durante la lunga coda alla cassa e poi al bancone ebbero occasione di fare conoscenza meglio della sera prima. Claudio era molto estroverso e cordiale. Dava comunque l impressione di essere un tipo con la testa sulle spalle, tutto dedito al suo lavoro di rappresentanza e senza grilli per la testa. Parlava dei suoi progetti di vita in comune con Sonia con molta convinzione. Lei doveva ancora arrivare; era in giro con delle amiche. Walter si chiese se fosse a conoscenza della loro vecchia storia; non seppe darsi una risposta. Si erano di nuovo seduti al tavolo da un paio di minuti quando fece la sua comparsa il gruppetto di cinque ragazze, Sonia compresa. Una di esse in particolare, bionda e procace, suscitò l attenzione di Walter. Lei e Miriam si salutarono molto amichevolmente. Il suo nome era Cristina, per gli amici Kris, con la k come usava firmarsi. Tutti sembravano conoscerla molto bene. A dire il vero anche troppo a giudicare dalle informazioni che Miriam fornì più tardi a Walter. Pare che una buona fetta di ragazzi e, si diceva, anche un paio di ragazze di S.Clara avessero avuto con lei rapporti piuttosto intimi. Era molto disponibile insomma, come disse Lucio scherzandoci su. Comunque era molto simpatica e 9

10 intelligente e Walter entrò ben presto in sintonia con lei. Anche quella sera il gioco di sguardi più o meno velati con Sonia cominciò e andò avanti per parecchi minuti poi fu Walter a cercare di distrarsi parlando con Kris che gli si era seduta accanto. Sonia sembrava ancora più inquieta della sera precedente al bar. Più tardi mentre molti di loro erano in pista a ballare e i più ubriachi a dimenarsi, Walter era rimasto in disparte appoggiato di schiena al davanzale del terrazzo; lei gli si avvicinò: Allora, come te la passi, ho saputo che finalmente l hai messa a posto quella casa? Finalmente si. Sai quanto ci tenessi. Già, ricordo. E anche il lavoro e ok? Sì. C è da lavorare sodo ma Tu sei sempre in quello studio? Sì, dovremo trasferirci qui a Groppiano prima o poi, è più comodo per molte cose. Beh, se rimani lì vuol dire che ti trovi bene, no? Non mi lamento, in effetti. E per il resto tutto bene? E un po che non passo da Novara. Continuando a conversare ebbe la netta l impressione che Sonia volesse far scivolare la conversazione su argomenti più personali trattenendosi però nel timore di sembrare inopportuna. Poi arrivò Claudio, prendendola sottobraccio, a dirle che era già piuttosto tardi e dovevano anche accompagnare Franz e Marina a casa loro. Di nuovo vide in lei quel velo di tristezza. Si salutarono e a lui si accavallarono nella mente mille pensieri ai quali non avrebbe saputo dare una precisa collocazione. Decise di distrarsi raggiungendo gli altri in pista. Mancavano pochi minuti alle tre quando la musica cessò e si accesero le luci chiare. Kris venne a salutarlo. Dobbiamo proprio andare, Silvia non sta in piedi e mi sa che dovrò guidare io e magari anche accompagnarla a letto. Comunque ci vediamo le prossime sere no? Sì, certo. Fino al 21 non mi muovo di qui. Bene. Ho saputo che abitiamo vicini. Io sono in quella fila di case rosse che si vede dalla tua strada. Potresti venire a cena da me una di queste sere. Con molto piacere disse Walter pensando meglio di così La loro era stata una storia breve ma molto intensa. Si conoscevano fin da piccoli. Conosceva bene anche Ludovica, la sorella di Sonia, anzi, era lei fra le due sorelle a polarizzare l attenzione di Walter quando veniva in vacanza a S.Clara. Il primo ricordo che aveva di loro due era di un pomeriggio in riva al lago con i rispettivi genitori mentre insieme giocavano a nascondersi. La prima a trovare un fidanzato fisso era stata Ludovica. L ultima volta che Walter si era recato a S.Clara, tre anni prima, l aveva ritrovata sposata e con una bambina. Era piuttosto sfiorita e parecchio ingrassata, uno di quei casi in cui la maternità lascia un segno indelebile. Sonia invece, diventando donna, era sbocciata in maniera sorprendente, il viso acerbo di un tempo era diventato deciso e seducente. Sai Walter, adesso abito a Novara, ho trovato lavoro lì gli aveva detto in quell occasione. Ah, come ti trovi? Bene, ma non conosco nessuno. Ti va se ci vediamo ogni tanto? Certo, dopo ti lascio il mio numero. Si erano frequentati un po, Walter le aveva fatto conoscere un po di persone. Sembrava che tutto fosse riconducibile ad una tranquilla amicizia. Poi una sera, a casa di lui, si erano ritrovati sul divano a guardare un film. Alla fine di questo le aveva chiesto se volesse essere accompagnata a casa e lei l aveva baciato. Era andata avanti per tutto l inverno poi lei, inspiegabilmente, era entrata in una specie di crisi esistenziale. Per un po avevano allentato il legame, poi l aveva vista con Leo, un tizio che avevano conosciuto ad una festa e aveva capito che c era qualcosa fra loro. Per un po aveva atteso qualche spiegazione e non ricevendone non le aveva più telefonato. Poi, tempo dopo, lei era ritornata a S.Clara e lui aveva cercato di non pensarci più. Gli era sembrato, quello di lei, un modo piuttosto antipatico di chiudere una storia ma ormai dopo tutto questo tempo il risentimento in lui era del tutto 10

11 scomparso, o quasi. 8. La domenica pomeriggio passò in maniera molto tranquilla. Eccezion fatta per una serie di urla verso le quattro che attirarono l attenzione di Walter, e non solo di lui. Provenivano dalla casa dei Righi. Questo fu pressappoco ciò che si udì. Voce maschile:.sempre LA SOLITA TROIA!!! Voce femminile: CREDI DI ESSERE TANTO MIGLIORE DI ME? Voce maschile: NON CERCARE SCUSE. NON RIVOLTARE.ADESSO BASTA!!! Rumore di qualcosa che sbatte forte. Voce femminile: CREDI CHE NON SAPPIA CHE ANDAVI A CARICARE LE MIGNOTTE CON.? La signora Cinti se ne stava nascosta fra le tapparelle aguzzando le orecchie. Quando Walter, seduto sul dondolo in giardino con un libro in mano, si girò verso di lei sparì dalla finestra. Piano piano la situazione tornò alla normalità. Poco più in là il Rag. Servidei stava curando le sue piante, un improvviso colpo di vento lo fece rabbrividire e non di freddo. Può succedere che in una giornata in cui non si muove un filo d aria si alzi una ventata, è un fenomeno normale. Allora perché si era girato di scatto come temendo qualcosa? Senza rendersene conto la sua mano si era stretta più forte intorno al manico della zappa. Continuò a guardare la boscaglia per alcuni secondi poi si rimise al lavoro. Ogni tanto lanciava sguardi sospettosi intorno a se. Dalla parte opposta del paese un cane lanciava guaiti simili agli ululati di un lupo. L unica nuvola in cielo andò a coprire il sole creando una strana luce grigia. 9. La sera, dopo una cena dalle zie, uscì presto per andare al bar. Poco prima di arrivare notò lo stesso fumo di due sere prima proveniente dalla stessa zona. Questa volta gli parve anche di avvertire un odore. Non riuscì ad associarlo a nessun materiale. Il gruppo era sempre là allo stesso tavolo. La campagna acquisti e le amichevoli di precampionato erano gli argomenti che tenevano banco. Arrivò anche Kris dopo un po con una amica. Non c erano Lucio e Miriam che avevano preferito andare a letto presto. Walter si girò ad un certo punto in direzione del bancone sentendo un gran baccano di voci. E Martino, te lo ricordi Walter? E sempre più pazzo. Beh, troppo normale non lo è mai stato a quanto mi ricordo. Adesso è ancora peggio. Racconta di cose pazzesche che secondo lui succedono nei boschi. Sembra che siano infestati dai demoni. E completamente partito. Martino era un anziano signore la cui moglie era morta molti anni prima per il crollo accidentale di una tettoia. In seguito aveva cominciato ad avere disturbi mentali dovuti al senso di colpa per aver mandato la moglie nella legnaia che da tempo doveva essere riparata perché pericolante. Viveva solo in una casa sperduta quasi in cima alla montagna e veniva in paese un paio di volte alla settimana per fare scorta di generi alimentari o per bere, passando la restante parte del suo tempo a girovagare per i boschi quasi costantemente sotto l effetto dell alcool. Niente di strano quindi che vedesse fantasmi dappertutto. Anche quella sera stava farneticando al riguardo. Ti dico che c era un coniglio con il collo tirato come si fa con le galline, pieno di cicatrici e ferite come se lo avessero torturato. Dai Martino, sarà stata una volpe o un altro animale. Che volpe e volpe. E perché l ha lasciato lì senza mangiarselo allora, eh? No, lo riconosco un collo strozzato con le mani, e vuoi sapere un altra cosa? Non c erano impronte di scarpe in giro. Gli anziani signori di fianco a lui sorridevano a denti stretti scuotendo la testa. Martino li mandò a quel paese, poi accortosi di Walter che lo fissava continuò puntando l indice verso di lui. Stanno succedendo cose strane, prima o poi ve ne accorgerete. Continuate pure a darmi del matto, 11

12 ve ne accorgerete. E così detto vuotò d un sorso il bicchiere di rosso che aveva in mano, per metà rovesciato durante la sua delirante conversazione. Se non fosse stato per il comportamento dei presenti al bar forse Walter sarebbe rimasto turbato dall enfasi e dalla convinzione con cui il vecchio aveva parlato. Ma c era Kris di fronte a lui a prendere posto nei suoi pensieri. Sembrava mangiarselo con gli occhi con quei continui sorrisetti. Verso l una e mezza Walter salutò la comitiva; sarebbe rimasto molto volentieri ma l indomani alle otto in punto doveva essere sul luogo dei lavori e la giornata che aveva davanti era piuttosto lunga per tutta una serie di impegni anche burocratici. Comunque, cosa importante, si era messo d accordo con Kris per cenare da lei. Martedì allora, non dimenticarti. Ci mancherebbe. Ciao ragazzi, a presto. Ciao Walter. Uscito dal bar si avviò per gli stradelli del paese. Il suono degli insetti sugli alberi era l unico rumore che si sentiva a quell ora, oltre a quello dei suoi passi. Una leggera brezza si alzava di tanto in tanto e portava con se uno strano odore. Le fronde degli alberi frusciavano intorno a lui. Istintivamente accelerò il passo. 10. Non ha idea di cosa abbiamo trovato là sotto: topi e scarafaggi a bizzeffe, anche una biscia e addirittura due scorpioni grossi così disse il Geom. Valenti usando gli indici come strumenti di misura. Eh, lo immagino! Erano anni che nessuno scendeva in quella cantina. Alle dieci abbiamo appuntamento all Ufficio d Igiene per le pratiche sul rifacimento dei bagni. E meglio andare. Passarono tutta la mattina in Comune e nel pomeriggio Walter si adoperò per il trasporto di tutti gli oggetti inutili o inservibili alla discarica mentre gli operai procedevano con i lavori. A fine giornata era esausto, tanto che la sera al cinema con gli amici si addormentò più volte durante la proiezione finendo col non capire nulla di tutto il film. Il giorno seguente fu meno caotico, ormai il lavoro era avviato. Walter si recò sul posto per gli ultimi piccoli trasporti e per firmare alcuni atti con il geometra. Per il resto della settimana avrebbe dovuto solo farsi vedere qualche volta e controllare che non ci fossero imprevisti, quindi l impresa edile avrebbe interrotto i lavori qualche giorno per ferie per poi riprendere dopo Ferragosto. Non sapeva bene cosa aspettarsi da quella serata o forse se lo aspettava fin troppo bene. In ogni caso Kris era una piacevole compagnia e un invito a cena da una bella donna non si rifiuta mai. Si presentò alle nove come d accordo con una bottiglia di vino e una di liquore della riserva di zia Tilde. Nel suonare il campanello si accorse di aver abbondato un po con il dopobarba. Ciao, entra! Scusa il disordine, è passata mia sorella con i nipotini e... Se questo è il tuo disordine dovresti vedere casa mia. Sono un po in indietro, se stai morendo di fame ci sono dei salatini sul tavolo. Stai tranquilla, posso resistere. Come stai, tutto bene? Sì, sì. E tu? Come va con i restauri? Bene, non hai idea di quante scocciature ci sono per spostare quattro muri. Comunque sono contento: finalmente diventerà abitabile. E quindi potrai venire spesso a trovarmi. Naturalmente. Vuoi mettere su un CD? Vedi un po se trovi qualcosa che ti piace. Per tutta la durata della cena notò in lei una sorta di malcelata compiacenza nei suoi confronti, qualunque fosse l argomento della conversazione. Gli aveva messo gli occhi addosso insomma, era chiaro, e lui giocava a fare la parte di quello che non aveva ancora realizzato completamente la cosa. Perché non ti sdrai sul divano intanto che mi preparo? Avevano deciso di andare in un pub dove avrebbero trovato una sorta di festa che si svolgeva tutti gli anni in onore della squadra vincitrice di un minitorneo di calcetto locale. Mi calza bene il vestito dietro o fa le pieghe? disse sbucando di nuovo in salotto. 12

13 Con quel fisico le sarebbe calzata bene qualsiasi cosa. La risposta di Walter era scontata. Stai benissimo così. Lei sorrise ammiccando. Al Charlie s Pub incontrarono anche gli amici di sempre già tutti al secondo o terzo boccale di birra. Era usanza che i componenti delle squadre che non avevano vinto pagassero a turno da bere ai componenti della squadra vincitrice nonché ai loro amici presenti. Fu così che Walter e Kris si ritrovarono per un paio d ore con i boccali sempre pieni in quanto amici di due giocatori della squadra campione. C erano anche due amiche di Sonia che lanciavano occhiate furtive e facevano commenti fra loro con fare malizioso. Immagino cosa stiano dicendo quelle megere. Domani in tutto il paese e zone limitrofe si saprà che siamo usciti insieme. E anche se fosse? disse Walter. Beh, io non ho una bella reputazione da queste parti, te l avranno sicuramente detto, e uscendo con me la tua peggiorerà di sicuro. Mmh, la cosa non mi preoccupa. Sono abbastanza adulto da non curarmi di quello che dice la gente. Lei gli sorrise mimandogli un bacio. Se questa mia trasferta a S.Clara continua così, al ritorno dovrò fare una cura per disintossicarmi dall alcool. Anch io sono ubriaca. E se andassimo fra un po? disse appoggiandogli dolcemente la mano su un ginocchio. Okay. Finisco di bere e andiamo. Usciti dal locale costeggiarono per un lungo tratto il fiume. Kris lasciò scivolare il braccio intorno a lui. Walter fece altrettanto. Probabilmente avrebbe potuto osare di più ma aveva ancora qualche esitazione. Non ne ebbe poco più tardi quando nel soffermarsi di fronte alla porta di casa di lei si abbracciarono istintivamente per qualche istante; poi lei sollevò lo sguardo verso i suoi occhi e si baciarono. Dai, vieni dentro disse lei quasi ansimando. Appena richiuso l uscio si avvinghiarono con trascinante passione. Lo sospinse verso il divano in modo quasi violento levandogli la maglietta e iniziando a mordicchiarlo sul collo mentre sistemava il suo corpo sopra di lui. Era veramente piacevole lasciarsi sedurre in quel modo. Si sentì sbottonare dolcemente i pantaloni mentre le sfilava il reggiseno poi il tutto sfuggì piacevolmente ad ogni controllo razionale. Non troppo distante da loro una figura scura sbucava dalla boscaglia in un silenzio quasi assoluto. Un eventuale passante non avrebbe sentito nessun rumore di passi e non si sarebbe accorto di nulla se non grazie all aiuto di una torcia, sapendo ovviamente dove puntarla. La figura si fermò di fronte alle luci accese della casa, fece alcuni gesti difficili da descrivere e dopo qualche istante riscomparve nella boscaglia, verso un altra direzione. Walter e Kris non avrebbero mai potuto sentire l odore portato da una folata di vento, concentrati com erano sui reciproci organi sessuali. Il sudore li impregnò entrambi. Andiamo di sopra, in camera, staremo più comodi disse lei con un tono di voce quasi rauco che risultò enormemente eccitante alle orecchie, e non solo, di Walter. In realtà si fermarono sulle scale, non resistevano più. Il primo amplesso si consumò lì. Più tardi raggiunsero la stanza da letto. Poi, poco prima dell alba, si addormentarono esausti. 11. Verso le nove quasi contemporaneamente si svegliarono riabbracciandosi. Devi andare a vedere i lavori? Dovrei, ma non ne ho voglia. Andrò nel pomeriggio tanto non devo fare nulla d importante. Oh, si. Rimani qui. Non voglio restare sola. Si risvegliarono verso mezzogiorno. Scesero in soggiorno per fare colazione. Finito il latte con i biscotti Kris gli si sedette a cavalcioni sulle gambe. Sai che sei proprio una belva? disse Walter. 13

14 Sorrise. Anche tu non scherzi. Non...non coinvolgerti troppo con me però. Non ti conviene, sono troppo volubile. Non ti preoccupare, non mi innamoro tanto facilmente. Lei sorrise rassicurata. Soltanto amici allora? Soltanto amici. Non credere che non ti voglia bene però tenne a precisare lei. Vale anche per me. Si strinsero per un po in silenzio poi Walter chiese: Stasera che c è di bello in giro? Mmh, non so. Io vado a trovare un amica a Groppiano. Glielo avevo promesso. Puoi venire anche tu. Ti telefono più tardi, così vedo come sono messo rispose. Nel rincasare passò da zia Tilde che gli fece sapere della telefonata di Enrico dalla Grecia. Stavano stupendamente e lo salutavano. Verso metà pomeriggio il tempo cominciò a guastarsi. Grossi nuvoloni spuntavano da dietro la montagna mentre Walter confabulava con il Geom. Valenti. Un chilometro più in là il parroco, Don Mario, stava chiudendo le imposte della sagrestia per evitare che sbattessero. Un vento improvviso aveva preso a soffiare dal bosco. Attraversando la navata della chiesa per recarsi nel contiguo appartamento, notò lo strano colore del Cristo in bronzo e si avvicinò per vedere meglio. Era soltanto un po di polvere, probabilmente caduta dal soffitto. Non ne notò, stranamente, sul pavimento. Cesare! Portami due stracci che facciamo un po di pulizia disse al suo attendente appena disceso dal campanile. Fu necessario usare tutto l olio di gomito che avevano per far nuovamente risplendere Gesù sulla croce. Il giorno dopo dovettero buttare gli stracci nel pattume perché quasi lacerati, come corrosi. Verso sera Lucio gli telefonò per proporgli una serata a poker con un paio di amici. Walter pensò che una serata casalinga sarebbe stata l ideale per non sfinire ulteriormente il suo fisico già provato dalla lunga nottata e chiamò Kris per dirglielo. Sei molto stanco? E un tipo di stanchezza piacevole. La sentì sogghignare all altro capo del telefono. Allora, magari ci vediamo domani al bar? Sì, certo. A domani allora, stammi bene. Anche tu. Si alzò dal divano e avviandosi verso il bagno guardò attraverso i vetri della finestra. Il vento sembrava essere calato d intensità. Tanto frastuono e poi neanche due gocce d acqua pensò vagamente. 1. CAPITOLO III Misteri Patrizia Ronchi appoggiò la cipolla sul tagliere e cominciò a sminuzzarla finemente. Alzò la fiamma del fornello mentre il notiziario di Radio Sole stava terminando. Va ora in onda Noche caliente. Conduce in studio El Niño annunciò la voce femminile che usciva dagli altoparlanti dello stereo. Un piatto di pasta al sugo, un po di televisione e poi a letto presto. La giornata lavorativa era stata di quelle che non ti lasciano un briciolo di energia. Lavorare ad agosto nel più grosso supermercato di una località turistica è estenuante. D altronde non c era scelta visto che aveva iniziato solo un mese prima a lavorare al Mezzaluna Market e non aveva maturato abbastanza ferie. Pazienza, sarebbe andata in vacanza a febbraio alle Canarie con il suo Pierpaolo. Lacrimando rovesciò la cipolla tritata sulla padella insieme alla passata di pomodori e appoggiò il coltello sul marmo. L acqua non bolliva 14

15 ancora e lei ne approfittò per andare in bagno. Dalla radio proveniva un allegro motivetto di musica latinoamericana. Uscita dal bagno notò la mancanza di sottofondo musicale ed entrando in sala da pranzo vide che l impianto era spento. Pensò ad un contatto ma si accorse ben presto che la leva di selezione era in posizione di OFF come se qualcuno l avesse spostata. Forse era difettosa. Fece un paio di controprove senza esiti poi ritenne di essere troppo stanca per cercare di capire e riaccese semplicemente. Uno strano odore sembrava venire da fuori. Cari amici di Radio Sole, sono le 21 e 40. Un po di pubblicità e poi ci risentiamo in studio. A tra poco. Tornò ai fornelli e subito notò qualcosa di strano: sul marmo vicino al coltello da lei usato poco prima ve ne era un altro che era sicura di non avere preso dalla credenza. Era parallelo all altro, sistemato con una precisione quasi millimetrica. Si guardò intorno stupita per qualche secondo. Un leggero senso di disagio si stava impadronendo di lei ma riuscì a cacciare gli strani pensieri che le frullavano in testa e cercò di sorridere dandosi della stupida; quante volte succede di fare le cose senza pensarci? Sentì bisogno di fumare e andò nell ingresso a prendere le sigarette dalla giacca. Silenzio. La radio si era di nuovo zittita. Tornò in sala e questa volta non ebbe bisogno di avvicinarsi all impianto per capire che la leva era di nuovo spostata. Guardò istintivamente sul marmo ed ebbe un sussulto. I coltelli ora erano tre e tutti perfettamente allineati. Lo capì immediatamente e con certezza: qualcuno era in casa! E stava giocando con lei ed i suoi nervi. Pier, sei tu? Non farmi prendere paura. Il suono della sua voce tremolante in mezzo a quel silenzio rese l atmosfera ancora più sinistra. Pier, per favore, sai che non sopporto queste cose, smettila! Era l unica persona che poteva avere le chiavi e Patrizia cercava di convincersi che fosse lui. Lo schianto del coltellaccio grande contro il legno della credenza la atterrì e cacciò un urlo. PIER, FINISCILA CON QUESTI SCHERZI DEL CAZZO!!! Silenzio di tomba. E dal buio salotto adiacente la cucina da dove era partito il fendente nessun segnale. Attese un attimo nella speranza di vedere Pier uscire dall ombra, ridendo; l avrebbe insultato e magari preso a sberle ma sarebbe stata felice di vederlo. Ormai non ci credeva più. Prese uno dei coltelli senza sapere bene cosa farne: in realtà quegli oggetti le avevano fatto sempre una gran paura. L unica speranza era imboccare l ingresso vicino a lei, uscire in giardino e gridare chiedendo aiuto. Si precipitò scagliandosi verso la porta ma una lunga lama le penetrò nella schiena. 2. A volte si vorrebbe poter volare per vedere dall alto il mondo e tutte le cose che vi accadono contemporaneamente. O forse anche solo per vedere ciò che succede in un semplice paese. Avendo potuto vedere tutto ciò che accadeva dall alto quella mattina a S.Clara si sarebbe visto come prima cosa il furgoncino di Stefano Minoli che depositava i quotidiani a fianco delle edicole, tra le 7.00 e le Poi l arrivo in auto da due diverse direzioni di due infermieri che dovevano iniziare il turno del mattino al Pronto Soccorso, l apertura quasi contemporanea delle tre edicole cittadine e, fra le 8.10 e le 8.30, una trentina di auto che si avviavano verso Groppiano, probabilmente per motivi di lavoro. Tutto come tante altre mattine. Quella mattina però, dopo le 8.30, qualcosa di diverso dal solito si sarebbe potuto vedere dall alto. Una decina di persone sostavano in un cortiletto mentre un auto blu e bianca della Polizia attraversava il paese procedendo proprio in quella direzione. Qualche minuto dopo gli agenti sfondavano una porta, uno di loro impediva alle persone di entrare. Circa dieci minuti dopo, altre due auto a sirene spiegate raggiungevano la casa in questione. Per tutta la mattinata ci fu un continuo andare e venire di persone ed automobili. Verso le 10 infine un ambulanza era ripartita a sirene spente. L inusuale andamento di quel martedì mattina fu il primo caso di una lunga serie. Nei giorni a seguire nulla sarebbe stato come prima, quel susseguirsi di eventi scanditi dal tempo con una ripetitività quasi meccanica a cui i santaclaresi erano abituati avrebbe fatto posto ad una totale incertezza anche nei movimenti più naturali della gente del luogo. 15

16 La signora Cinti avrebbe avuto da sbirciare e chiacchierare per tutto il resto del tempo che le restava da vivere e nessuno avrebbe più osato dire che a S.Clara non succedeva mai niente. 3. Il mercato di S.Clara era il più fornito della zona, aperto al mercoledì in inverno e tutti i giorni tranne il lunedì nel periodo estivo. Oltre a fornire parecchie occasioni di acquisto era un modo come un altro di passare il tempo per chi, come Walter quella mattina, ne avesse avuto da perdere. Si era svegliato presto e di ottimo umore: quello che era successo con Kris gli aveva fatto bene al morale sebbene sapesse di non doversi aspettare nulla di particolare da quella relazione. Era quasi convinto di comprare il paio di occhiali da sole che stava provando quando intravide la sagoma di Sonia intenta a selezionare abiti alla bancarella accanto. Aspettò che lei alzasse lo sguardo accorgendosi di lui e le fece un cenno col capo. Era sola e gli si fece lentamente incontro. Ciao, fai acquisti? chiese lui. Sì. Cercavo un abito da sera per infoltire il mio guardaroba ma non ho trovato granché. Tutto bene? Mah, sì. Cercavo di far arrivare l ora di pranzo. Ho visto che ti sei inserito bene nel gruppo, coi ragazzi cioè. Sei in giro tutte le sere, dicono. Notò una punta di sarcasmo in quell affermazione e gli parve anche di capire perché ma fece finta di nulla. Beh, sai, a parte gli impegni per la casa, sono in vacanza. Ti va di bere qualcosa? No, grazie davvero, finisco il giro e poi vado che sono in ritardo. Ci vediamo in giro, in queste sere, allora. Certo, a presto. Ciao. Schizzò via come una meteora e Walter si compiacque della propria freddezza ma nel rincasare si accorse di essersi dimenticato di comprare gli occhiali. Passando davanti al negozio di alimentari aveva già intuito qualcosa dalla conversazione di un paio di signore ma solo con la telefonata di Kris nel pomeriggio seppe dell accaduto, anche perché le zie erano fuori città quel giorno. Ma tu la conoscevi? Di vista, eravamo nella stessa sezione a scuola ma lei era due anni più avanti. E non hanno idea di chi sia stato? Sembra che l assassino avesse le chiavi e l unico ad averle era il fidanzato. C erano anche dei giornalisti in piazza, vedrai che domani su La valle ci sarà scritto tutto. Un bello shock per una cittadina come S.Clara. Puoi dirlo, qui non è mai successo niente. Mi ricordo parecchio tempo fa un accoltellamento fra due tizi per una storia di corna; uno finì all ospedale e l altro si fece un bel po di galera. Già, non ricordo niente di simile neanche quando venivo da piccolo. Va be. Come è andata ieri sera? Ah, ieri. Lucio ha sempre avuto una fortuna sfacciata, comunque non ho perso neanche tanto. Poteva andar peggio. E stasera? Stasera...al bar. Vengono anche Lucio e Miriam. Io arriverò un po tardi mi sa. Mi aspetti? Certo, se sei sicura di venire. Sicurissima. A stasera allora, cucciolone. Ciao, a stasera. L espressione cucciolone lo fece sorridere ma gli fece piacere ugualmente. In realtà le raccomandazioni di Kris furono inutili perché Walter e gli altri non si mossero dal bar per tutta la sera. L argomento principale fu ovviamente l omicidio della sera prima: un tale Giorgio, amico dei ragazzi, era presente quando la polizia aveva portato via il cadavere, ben avvolto in teli di plastica perché pare fosse in condizioni impresentabili. L assassino doveva aver infierito in maniera davvero 16

17 brutale: avvicinatosi per un momento all entrata, prima che i poliziotti gli intimassero di allontanarsi, Giorgio aveva intravisto un muro coperto di schizzi di sangue. Nessuno aveva idea di chi potesse essere stato e perché. Chi conosceva Pierpaolo avrebbe messo la mano sul fuoco sulla sua innocenza. Oggi per poco non metto sotto un cane, mi si è buttato in mezzo alla strada e l ho evitato per un pelo raccontò Marione per cambiare argomento. Correva come se avesse dietro una mandria di bisonti. Poi, l auto si è spenta e non ripartiva più. Ad aggiungere sfiga ero in curva e per poco un camioncino non mi tampona. Tutto in un paio di minuti. Poi come hai fatto? Ho messo il triangolo prima della curva e dopo una decina di tentativi sono ripartito. Per un po mi sono sentito come Paperino in una delle sue storie. Alla chiusura del bar Kris chiese a Walter se gradisse un ultimo drink a casa sua, così, tanto per fare due chiacchiere. In realtà sapevano benissimo entrambi come sarebbe andata: ritrovatisi di nuovo su quel divano si ricreò ben presto la situazione di due sere prima. Non dicevi che non dovevamo coinvolgerci troppo? chiese Walter ironicamente una volta fra le braccia di lei. Se vuoi tirarti indietro sei ancora in tempo disse lei provocatoriamente. Io invece credo che ormai sia troppo tardi, almeno per questa volta. Lei sorrise scostandogli i capelli dalla fronte e lo baciò cercando la sua lingua. 4. Era venerdì e il Geom. Valenti si congedò insieme all impresa Monti per la programmata settimana di pausa. Allora ci rivediamo il 16 mattina, va bene? Per qualsiasi imprevisto, perdite o cose del genere mi chiami pure al cellulare senza esitazioni. Speriamo che non ce ne sia bisogno. Arrivederci e buon riposo anche a lei. Erano le cinque o poco più e Walter si fermò all edicola per comprare il giornale ma questo era esaurito dalla mattina; era curioso di avere informazioni sulla faccenda dell omicidio ed entrò in un piccolo bar-latteria a prendersi qualcosa di fresco e a leggere le notizie sul quotidiano messo a disposizione dei clienti. Le prime quattro pagine de La valle erano interamente dedicate all argomento con i particolari, raccapriccianti, e le dichiarazioni di parenti e amici della vittima. Sembrava esclusa la possibilità di un coinvolgimento del fidanzato che all ora del delitto si trovava con alcuni amici intorno ad un tavolo da biliardo a circa venti chilometri da S.Clara. Tutti i conoscenti descrivevano la coppia come un esempio di stabilità e qualcuno lanciava l ipotesi di uno psicopatico magari fuggito da qualche manicomio criminale. In quanto ai particolari dell omicidio si sottolineava che il corpo della vittima presentava un numero imprecisato di ferite da coltello di cui solo due mortali, segno di una esecuzione volutamente sadica e spietata; i colpi erano stati inferti trafiggendo, oltre all addome, quasi ogni zona del corpo, mani, bocca, persino uno dei bulbi oculari. L orrore che si era presentato agli agenti di polizia era stato tale che, a detta del cronista, persino il funzionario di medicina legale pare fosse stato colto al termine del sopralluogo da conati di vomito. Nessuno all ora del delitto aveva avvertito alcun rumore provenire da casa Ronchi. Ad informare le forze dell ordine era stata la famiglia Giagnoni. I vicini di casa si erano insospettiti dalla larga macchia di sangue fuoriuscito da sotto la porta di casa di Patrizia. Anche la sera a cena dalle zie si parlò della vicenda: una conoscente di zia Amelia era in buoni rapporti con la Ronchi ed i suoi genitori e li reputava una ottima famiglia. Per me è stato qualche pazzo furioso che non è di queste parti asserì. Beh, a volte la pazzia si nasconde dietro un apparenza di perfetta normalità asserì Walter. Comunque concluse zia Tilde una cosa orribile, non l ha solo ammazzata ma si è accanito come un mostro. Ho letto che però non c è traccia di violenza sessuale. Chissà. Nel pomeriggio, mentre discendeva gli scalini che dalla Piazza Centrale immettevano nella stretta via 17

18 pedonale disseminata di negozi di abbigliamento, ebbe la strana sensazione di essere osservato. Voltatosi non notò niente di particolare. C era abbastanza gente intorno a lui ma gli occhi andarono istintivamente su un tizio che percorreva la strada in senso opposto al suo. Era piuttosto giovane, di corporatura media e con una camicia beige. Ebbe l impressione che il tizio si fosse appena voltato. Poco dopo un altra persona nella piazza ebbe la stessa impressione. 5. Nell andare all Arlecchino, come il venerdì precedente, passò da casa di Lucio. Di nuovo notò il fumo proveniente da dietro la montagna. Quasi quasi domani sera faccio un salto e vado a vedere di che si tratta. Anzi, prima nel pomeriggio vado alla conca a fare un giro. Tanto, per quel che ho da fare Era il weekend che precedeva il ponte ferragostano e la confusione al bar era tale da non riuscire a sedersi. C erano anche Sonia e Claudio. Quest ultimo fu come sempre molto cordiale nei confronti di Walter, anzi, sembrava avere una particolare simpatia nei suoi confronti. Anche Sonia sembrava un tantino più rilassata del solito quasi come confortata dalla presenza del fidanzato. All arrivo di Kris e Morena però fece quasi una smorfia di disprezzo, cosa che convinse completamente Walter che la sua ex fosse al corrente di ogni suo più recente movimento. Kris nel salutare Walter si lasciò andare con un bacio quasi sulle labbra nonostante si fossero ripromessi di non lasciarsi andare ad effusioni in pubblico per non alimentare i già crescenti pettegolezzi su di loro. Nella mente di Walter incominciava a farsi largo l impressione che le raccomandazioni di lei riguardo il non coinvolgersi troppo servissero in realtà a mascherare una propensione di lei stessa al facile innamoramento. Forse pensò sarebbe il caso di congelare un po le cose per evitare malintesi. D altra parte l effetto di vedere Sonia quasi irritata dalla situazione provocava in lui un gusto quasi morboso ed il gioco era troppo divertente da portare avanti. D un tratto si trovò in un parapiglia senza nemmeno capire come. Aldo era infuriato e sembrava avercela con un tizio. DOVETE FINIRLA DI VENIRE QUA A ROMPERE I COGLIONI!!! CAPITO? urlò tendendogli contro il dito. Questi sorrideva con fare da sbruffone. Io vado DOVE CAZZO MI PARE, bambino. In mezzo a loro si era formato un cuscinetto di persone che, un po litigando anch essi, un po cercando di parlarsi, cercavano di evitare lo scontro fisico fra i due. Per poco le cose non degenerarono quando uno del gruppetto di sconosciuti alzò la voce anch egli per intimare ad Aldo di risolvere le cose al di fuori del locale. Fortunatamente fu subito zittito da un altro suo amico. L intervento risolutore fu però di Contini, il barista. Adesso basta o chiamo la Polizia e vi beccate una denuncia tutti, va bene? Le reciproche spiegazioni andarono avanti per circa un quarto d ora davanti all entrata del bar con improvvisi accenni di tensione e faticosi ritorni alla calma. Ma chi sono quelli là? chiese Walter a Lucio. Gente di Groppiano, un branco di idioti! Rientrando nel bar, più tranquillo almeno all apparenza, Aldo spiegò agli altri il perché della sua arrabbiatura. Arrivano ubriachi, ti urlano nelle orecchie, ti passano davanti a fare la fila, fanno i commenti a voce alta sulle nostre donne. E dobbiamo anche sopportarli? Ma vaffanculo, se lo ribecco quello stronzetto Dai, calmati adesso! gli dissero un paio di loro con tono deciso. Più tardi, radunata tutta la compagnia, ci si ritrovò al Mickey Mouse più che mai affollato di villeggianti di origine locale e non. Walter ci sei domani al compleanno di Enzo vero? gli chiese Lucio ad un certo punto della serata in cui erano tutti sparsi in giro. Ah, certo. A proposito, ho sentito che fate colletta per il regalo. Sì, gli prendiamo uno stereo per l auto. Se vuoi contribuire... 18

19 La serata fu allegra ma un po dispersiva: verso la fine Walter si rese conto di non aver parlato quasi con nessuno, il che era dovuto anche al volume altissimo e alla gran confusione. Solo Kris, di tanto in tanto, gli lanciava dalla pista sorrisi e saluti maliziosi. Sonia era rimasta per gran parte della serata appollaiata su di uno sgabello vicino al bancone apparentemente distratta e gelida. A Walter non venne voglia di assodare il suo umore. A fine serata, coerentemente con quanto aveva deciso, non andò a passare la notte a casa di Kris nonostante il desiderio di lei. Gli sembrò la decisione più saggia anche se difficile. Preferì riposarsi con una bella dormita e tenersi in forma per l indomani ma prima di chiudere gli occhi non poté fare a meno di pensare all espressione enigmatica di Sonia ad ogni loro incontro. Valeva la pena cercare di parlare con lei? E a quale scopo parlare di ciò che poteva essere e non era stato? Dopo tutto questo tempo poi. Ciò nonostante la mente lo riportò ai vecchi ricordi di loro due al punto che quella notte la sognò in una serie di situazioni, come spesso accade nei sogni, confuse ed insensate. 6. Si svegliò verso l una del pomeriggio e prima di un ora non gli venne lo stimolo di mettere i piedi giù dal letto. Verso le tre e mezza invece gli parve di essersi ripreso e decise di fare un salto alla conca come pensato la sera prima. Faceva parecchio caldo ma la voglia di fare una camminata nel bosco come ai vecchi tempi era troppo forte. Prese il suo vecchio e malridotto zainetto e vi infilò la felpa, un paio di merendine preconfezionate e una bottiglia di acqua gelata. Attraversò la zona alta del paese e si inoltrò per il sentiero che ben conosceva. Scelse poi un alberello per staccare un rametto col quale percuotere leggermente l erba davanti a sé: era un vecchio metodo insegnatogli dagli anziani della zona per mettere in fuga eventuali vipere che, in quanto cieche, sentendo il rumore sull erba si sarebbero allontanate. Camminò per un altra ventina di minuti non parendogli vero di metterci così tanto tempo rispetto a quanto ricordava. Ed ecco sotto di lui la radura dove giocava da bambino. Era uguale a come la ricordava, ma c era un odore, un odore che ricordava di aver già sentito di recente: né buono né cattivo, soltanto strano. Diventava sempre più intenso mano a mano che camminava verso la parte opposta a quella da dove era venuto. Tirò fuori l acqua dallo zaino e bevve fino a togliersi la sete. Non ricordava di aver mai proseguito dopo quell avvallamento anche perché il sentiero che prima era comodo e pianeggiante ora si faceva ripido e stretto. Stava riflettendo sull opportunità o meno di proseguire, seduto su una roccia arrotondata, quando suonò il cellulare. Sono Enzo, Walter. Dove sei? A casa? Veramente no, sono in giro a fare l escursionista. Avrei bisogno di te se hai tempo. E per la festa di stasera. Devo fare scorta al supermercato e ho bisogno di qualcuno che mi dia una mano a trasportare la roba e anche per fare i cocktail. Non riesco a trovare nessuno. Ok. Dammi solo il tempo di rincasare, una mezz ora o poco più e ti raggiungo. Fai con calma, mi basta che arrivi. Grazie vecchio. Fu così che non prese in considerazione l ipotesi di approfondire le sue conoscenze del luogo. E di non scoprire l origine delle colonne di fumo che si vedevano la sera dopo cena. In seguito ebbe modo di rallegrarsi di non aver scoperto il motivo così presto. Sulla via del ritorno un vento, a tratti anche piuttosto sostenuto, soffiava alle sue spalle come per spingerlo ad allontanarsi in fretta. Era stranamente freddo. Verso sera Kris gli telefonò per dirgli che si sarebbero visti direttamente a casa di Enzo. Dal tono di voce non sembrava irritata dal deciso ma cortese rifiuto di lui la sera prima. Era forse solo un po rattristata ma sembrava capire la situazione. Walter ne ebbe la conferma alla festa. L hai sentito il tirami su? Sì, buonissimo. Sonia mi saluta a fatica ultimamente, sai? Uno dei suoi atteggiamenti infantili. Non è la prima volta, non ci badare. Ma tu...la desideri ancora? Anche se fosse non avrebbe importanza. Comunque no, non credo almeno. 19

20 Gli sembrò stranamente rincuorata. La guardò pensando. Non era quella ragazza di facili costumi, come si diceva un tempo, che tutti in paese gli avevano descritto; era solo un po...facilona, per così dire. Walter la vedeva come una vittima di se stessa e della sua esuberanza. A fine serata, in mezzo ai saluti, Kris non gli chiese se intendeva rimanere a dormire da lei ma fu il suo semplice sguardo a farlo. Walter combatté con se stesso per parecchi secondi mentre lei si allontanava con le sue amiche ma preferì lasciarla andare seppure a malincuore. Probabilmente era meglio così per entrambi, altrimenti sarebbe diventato tutto più difficile. Quanta parte avesse avuto la presenza di Sonia in tutto ciò era cosa assai difficile a misurarsi. 7. Cecilia Vestri si alzò dal divano sul quale, fino a pochi minuti prima, si era appisolata guardando alla TV un programma di giochi a premi e decise che era ora di andare a letto. Si avviò su per la scala che portava al piano di sopra contemplando come ogni sera le immagini religiose che addobbavano un po tutta la casa in cui viveva compiendo una serie di movimenti resi meccanici dalla monotonia del suo vivere. Del resto tutta la sua vita era sempre stata piuttosto monotona, dagli anni trascorsi in un collegio di suore a quelli passati con la famiglia rigidamente religiosa che si adoperava in modo quasi morboso a proteggerla dalle insidie e dai peccati del mondo. I suoi ricordi di gioventù si associavano al pensiero di lunghe giornate solitarie con il fiato sul collo di genitori bigotti e repressivi che selezionavano accuratamente per lei tutte le persone frequentabili. Niente di strano quindi che negli anni si fosse sviluppato in lei un profondo timore dei rapporti umani, fossero essi di natura sessuale o più semplicemente sentimentale. Solo in un caso si era parlato di matrimonio con una persona, ovviamente scelta dalla famiglia, ma anche in quel caso non se ne era fatto nulla per il mancato consenso del padre di lei. Anche dopo la morte di quest ultimo dovuta ad una grave malattia ed al ricovero della madre per demenza senile la sua vita non era cambiata granché e la sua fobia del sesso aveva fatto in modo che si ritrovasse a 55 anni completamente vergine e votata a Dio come una monaca di clausura. Notò che cominciava ad esserci un aria piuttosto viziata in casa, l indomani sarebbe stato bene arieggiare un po le stanze. L odore stava diventando piuttosto stantio. Attraversò il lungo atrio della vecchia casa di famiglia in cui viveva sola ormai da più di sei anni, quando notò il crocifisso. Era per terra spezzato in due. Probabilmente era usurato e per questo si era sganciato dal chiodo che lo sosteneva finendo col rompersi nella caduta. Eppure il legno sembrava ancora robusto. Rimase a guardare l oggetto con lo sconforto di un superstizioso che guarda uno specchio rotto sperando che ciò non attiri veramente disgrazia. Ne avrebbe comprato uno nuovo al più presto ed anche più bello, magari alla processione della Madonna dei Laghi. Il busto della Beata Vergine all inizio dell ingresso alle sue spalle crollò d improvviso frantumandosi in più parti. Nel voltarsi il crocifisso le cadde di mano. Si fece il segno della croce istintivamente e con timore si avvicinò per vedere. Il cuore le batteva forte ma doveva stare calma per non rischiare di avere un malore. Per qualche secondo vi riuscì ma alla vista di un quadro con l effigie di Gesù che dondolava come se qualcuno lo avesse urtato ne percepì la presenza. Il Demonio era lì, in una delle sue tante forme. Si inginocchiò e cominciò a pregare ma la preghiera non le servì. 8. Dopo le giornate piene di avvenimenti della sua prima settimana di vacanza-lavoro, Walter si accorse quasi d improvviso di annoiarsi un po. Congelata la storia con Kris e con i lavori fermi per ferie, l unico momento di vero svago erano le serate al bar senza che peraltro a nessuno dei ragazzi passasse per la testa l idea di muoversi da lì. Era comunque un occasione per costringere se stesso a riposare senza pensare al suo negozio nel centro di Novara ottimamente gestito in sua assenza da Fabio, il capocommesso, al quale aveva telefonato per dirgli di chiudere e prendersi anche lui un po di vacanza durante il ponte. In caso di necessità non sarebbe stato un problema per Walter fare un salto in città e ritornare in giornata a S.Clara che distava da Novara poco più di un centinaio di chilometri. 20

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