Pubblicazione del DIPARTIMENTO DI STUDI AMERICANI, CULTURALI E LINGUISTICI UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI L'ORIENTALE"

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2 Pubblicazione del DIPARTIMENTO DI STUDI AMERICANI, CULTURALI E LINGUISTICI UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI L'ORIENTALE" L illustrazione di copertina e le altre contenute nel volume vanno accreditate alle fonti (secondo la numerazione della Bibliografia generale) 22, 36, 43, 93, 102, 145, 158, 159.

3 ugo stornaiolo la vita quotidiana degli antichi popoli americani presentazione di vito galeota

4 Copyright MMVI ARACNE editrice S.r.l. via Raffaele Garofalo, 133 A/B Roma (06) ISBN X I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell Editore. I edizione: giugno 2006

5 Dovunque siano vissuti degli uomini vi è sempre una storia da raccontare, e dipende principalmente dal narratore o lo storico che essa sia o no interessante. Henry David Thoreau (1860)

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7 Sommario Presentazione di Vito Galeota Premessa necessaria Capitolo 1 Come si popolò il continente Capitolo 2 Popoli dell America artica e sub artica 1. Zona artica, o tundra 2. Zona sub artica, o taiga Capitolo 3 Popoli del Nord America 3. I Boschi orientali 4. Il Sud est 5. La Pianura, con le Grandi Praterie 6. L Altopiano occidentale 7. La Costa del Pacifico 8. La Grande Conca 9. Il Deserto nordamericano Capitolo 4 Popoli della Mesoamerica 10. Territorio dei Maya 11. L Altopiano messicano, culla dei Nahua Capitolo 5 Popoli dell America tropicale 12. America Centrale 13. Isole del Caribe 14. Il Sud America nord occidentale Capitolo 6 Popoli del Sud America 15. Cacciatori, pescatori e raccoglitori nomadi 16. Villaggi agricoli delle foreste tropicali 17. Culture delle Ande centrali e meridionali Capitolo 7 I popoli vinti di tutto il continente Note linguistiche Bibliografia generale

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9 Presentazione di VITO GALEOTA Sul mondo amerindio si dispone oggi di una grande abbondanza di conoscenze accumulatesi per oltre cinquecento anni, sin dai primi contatti che gli Europei hanno avuto con i popoli e le culture precolombiane. È molto ciò che si conosce di questo mondo sia sul piano storico che su quello antropologico sociale e culturale; tuttavia la complessità, la varietà, la ricchezza delle civiltà e delle culture americane sono tali, che molto resta ancora da chiarire, da approfondire, da rivedere. L etnologia e l antropologia insieme con l archeologia, la linguistica, la geografia umana, hanno apportato contributi fondamentali alle scienze della storia sul mondo americano; ma i misteri, i segreti e le pratiche spirituali di alcune credenze religiose, le espressioni artistiche e le costruzioni architettoniche di taluni popoli, le conoscenze farmacologiche e curative di tal altri, i processi migratori e d integrazione che si sono realizzati nel tempo, questi e tanti altri aspetti sono tuttora poco o mal conosciuti, e rimandano a saperi poco noti o ignoti. Se a questo si aggiunge che buona parte della cultura latinoamericana, e anche parte di quella angloamericana, è il risultato di una integrazione del mondo amerindio con l Europa e l Africa (fermo restando tutti i fattori di violenza, di sopraffazione e distruzione messi in atto dal processo coloniale), resta giustificata l opportunità di ripercorrere i tratti fondamentali di questo mondo, un mondo che un destino storico ha accostato più di ogni altro all Europa, ma i cui caratteri specifici e originali hanno resistito al dominio coloniale e stanno resistendo alle influenze e condizionamenti postcoloniali. Con La vita quotidiana degli antichi popoli americani, Ugo Stornaiolo risponde a queste esigenze di ricognizione dell intera materia, e lo fa senza pretese di apportare novità interpretative ma spinto soprattutto dalla voglia di capire, di capire come i popoli di questo complesso e vasto mondo svolgevano la loro vita quotidiana. Dal lungo e laborioso lavoro che lo ha impegnato per alcuni anni, ne è venuto fuori una sorta di viaggio, un viaggio nel tempo e nello spazio che percorre le terre d America, dalla zona artica fino all estremo sud del continente sudamericano. Più esattamente, il libro è il racconto di questo viaggio in cui l autore trasmette la sua avventura, di natura prevalentemente lettorale, ad altri lettori, i quali quant anche conoscitori di tale mondo, seguono il racconto con attenzione e interesse perché il libro narra cose non sempre note, o quantomeno date in altro modo, da altra prospettiva. Si tratta ovviamente di un viaggio virtuale, la cui esperienza si basa sui libri e sui dati acquisiti in biblioteca, ma è compiuto da uno studioso che conosce l America, dove ha vissuto a lungo e in regioni che mantengono uno stretto rapporto con le antiche civiltà andine. Ma ciò che più conta è che l esperienza di Stornaiolo è vissuta con amore e con rispetto per quelle cul- 9

10 10 Presentazione ture, un amore e un rispetto che si manifesta anche attraverso una forma e- spressiva semplice, diretta ed efficace, e attraverso l inserimento della voce degli stessi protagonisti, che entrano nel racconto con i loro miti e le loro leggende. La vita quotidiana degli antichi popoli americani, concepito nelle aule u- niversitarie dell Orientale di Napoli, dove Ugo Stornaiolo ha svolto incarichi di docenza su questa stessa materia, è il risultato, oltre che di studio e consultazioni, anche di collaborazione indiretta dei numerosi studenti di culture ispanoamericane che hanno svolto un azione di stimolo forte. Pertanto, il libro è rivolto a chiunque voglia informarsi in maniera generale sul mondo amerindio, ma i destinatari ideali forse sono proprio quegli studenti che, con le loro domande e il loro interesse, hanno motivato e sostenuto l autore in questo suo ennesimo lavoro.

11 Premessa necessaria Nella convinzione che per capire meglio il mondo in cui viviamo bisogna risalire alle sue lontane radici, è da ormai tanti decenni che mi dedico con passione a studiare le civiltà e culture dell antichità. In molte di esse, ormai sotto il secolare predominio europeo, parecchi tratti che furono loro peculiari si sono sbiaditi e, spesso, cancellati del tutto; da qui che per cercare di capirle occorre grande impegno e l uso dei piú progrediti strumenti di indagine. Nel caso delle culture e civiltà dell intero continente americano ciò è cosí evidente, da aver fatto nascere il luogo comune di considerare le molteplici popolazioni amerindie come una massa omogenea, mentre in realtà si distinguono fra loro da notevoli diversità in senso linguistico, culturale, storico, economico, politico, religioso. Uno sbocco pratico a questi studi teorici mi è stato offerto dall Università di Napoli L Orientale, dove qualche anno fa mi fu affidato di insegnare sugli antichi popoli americani. Con il dialogo durante le lezioni, gli studenti (anzi studentesse, in grandissima parte) hanno contribuito ad arricchire i tanti temi trattati, fino a permettere la maturazione di questo saggio, perfezionato poi dagli stimoli e suggerimenti di alcuni colleghi. La rilevante mole di avvenimenti compresi in un lungo intervallo, che si misura in migliaia di anni, ha richiesto la consultazione di un vasto materiale bibliografico, atto a consentire l esame incrociato dei dati per verificarne la correttezza. Al fine di specificare la fonte, o le fonti, di ciascun argomento esposto nel corso del testo, si fa riferimento alla Bibliografia generale stessa (che, numerata apposta, il lettore troverà a pagina 271). Per la stesura del saggio ho cercato di adoperare un linguaggio quanto piú semplice e chiaro possibile. Ma, desiderando oltre alla semplicità anche il rigore tecnico, non sempre mi è stato possibile, con l uso esclusivo della lingua italiana, esporre con precisione alcuni termini e concetti propri dei diversi popoli esaminati, dovendo necessariamente farlo nelle corrispondenti lingue aborigene o in quelle europee dei paesi che imposero il loro dominio. Tali vocaboli stranieri vengono regolarmente tradotti e spiegati nel testo stesso o, quando occorre, con apposite note a piè di pagina. Data la varietà di lingue coinvolte, l ortografia applicata per ciascun caso segue i criteri indicati nelle Note linguistiche (presentate a pagina 267). Per illustrare opportunamente il contenuto del testo sono state aggiunte essenziali mappe, cartine, tabelle, figure. Inoltre, la narrazione storica e sociologica di ciascun popolo o etnia è integrata con qualche mito, leggenda, tradizione o racconto, mirando ad aiutare nella comprensione del pensiero di quelle genti antiche e le loro azioni di vita quotidiana. Sperando che tali buone intenzioni si siano effettivamente concretizzate nel redigere questo libro, invito il lettore a seguirmi in ciò che per me è stato un emozionante tuffo nel passato. 11

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13 A Capitolo 1 Come si popolò il continente nche se non è la maggiore fra le terre emerse nel nostro pianeta, l America è la piú lunga e piú accidentata: fra l Alaska e la Terra del Fuoco si interpongono ghiacciai, monti, fiumi, selve, paludi, con insetti, belve e altri pericoli mortali, per un percorso di Km (per paragone, 22 il complesso continentale euroasiatico, dalla penisola Iberica all estremità della Siberia, non supera i e quello imperfetto euroafricano, dal capo Nord al capo di Buona Speranza, raggiunge i ). Il continente americano, dal 71 grado nord al 56 grado sud, in pratica da un circolo polare all altro, forma uno schermo verticale fra i due oceani, che lo isolano dal resto del mondo. Solo verso l estremità nordoccidentale la terra americana tocca, o quasi, il continente asiatico, da cui lo separa un fiume d acqua marina, lo stretto di Bering, sufficiente a impedire il passaggio di uomini primitivi. Su tali basi, i primi archeologi erano perplessi nel voler stabilire quando gli Amerindi popolarono il continente, congetturando un epoca relativamente recente. I pregiudizi ben radicati inducevano loro a pensare 92 che i remissivi indigeni non potessero avere alcun rapporto con i pregevoli antichi resti di tumuli, monumenti e manufatti, i quali dovevano essere l opera di genti remote, giunte dal Vecchio Mondo (o magari da altri luoghi dell Universo!). Agli inizi del 20 secolo già i peggiori eccessi razzisti si erano assopiti, ma permaneva la forte convinzione che, comunque, gli Amerindi fossero sopraggiunti in un secondo tempo, e non vantassero perciò diritti su queste terre. 13

14 14 Capitolo 1 Nel 1927 furono rinvenute a Folsom, nel New Mexico, 92 alcune punte di lancia in pietra conficcate nella cassa toracica di una specie di bisonte estintosi prima della fine dell ultima glaciazione, dimostrando che dei cacciatori arcaici furono presenti sul continente già migliaia di anni fa. E nel 1932, a Clovis, sempre nel New Mexico, in un mammut fu scoperto un tipo di punta di lancia ancora piú antico. Nonostante questi fatti, molti pensatori tradizionali non si arrendevano, rimanendo ancora convinti che gli Amerindi fossero dei coloni recenti. Il professor John Alsoszatai Petheo, della Central Washington University, descrive gli strascichi di tale visione retriva: 6 Per decenni gli archeologi lavorarono con la convinzione che l uomo fosse giunto nel Nuovo Mondo in tempi relativamente recenti, e la semplice menzione della sua possibile presenza da tempi ben piú antichi era considerata alla stregua di un suicidio professionale. Dato tale orientamento, non sorprende che la prova della presenza dell uomo in America sin dall antichità, finalmente rinvenuta nei siti di Folsom, di Clovis e in altri, fosse immediatamente respinta dalle autorità competenti, nonostante la natura evidente dei reperti di piú località, scoperti da ricercatori diversi, analizzati e dichiarati autentici da un gran numero di osservatori, visitatori e professionisti. Incredibile quanto possa sembrarci oggi, solamente nel 1949 quando già in numerosi siti del Nord, Centro e Sud America era stata provata con assoluta certezza * la presenza millenaria di numerosi popoli, e si erano studiate le culture autoctone gli archeologi e altri studiosi accettarono senza esitazioni che i cacciatori di Clovis apparvero 92 fra gli anni 9500 e Ma da dove venivano queste genti stanziate sul suolo americano? Come e quando lo avevano raggiunto? Data la spiccata somiglianza fisica tra gli odierni Amerindi e alcuni popoli asiatici, l origine (sempre presagita e oggi accertata scientificamente, grazie fra l altro ai test del DNA) doveva essere l Asia. Rimaneva però la perplessità sul fatto che in epoche tanto remote si potesse attraversare l oceano in barca, persino nel punto piú prossimo che disgiunge i due continenti: lo stretto di Bering. * Grazie in particolare 16 alle analisi con il carbonio radioattivo, l isotopo 14, che consente di calcolare l età di sostanze organiche legno, ossa, conchiglie, vesti, ecc. provenienti dagli scavi di una determinata cultura. Per spiegarlo in breve, la metà di una certa quantità di C 14 si disintegra in 5568 anni, la metà del rimanente nei seguenti 5568 anni, e cosí via fino a quando diventa impercettibile. Poiché tutti gli organismi viventi piante e animali ingeriscono carbonio durante la loro esistenza e cessano di ingerirlo alla morte, ne consegue che dalla percentuale rimasta nella sostanza analizzata, cioè dalla sua radioattività, è possibile ricavarne con estrema precisione il tempo passato. Oggi si sa che neanche questa è un assoluta impossibilità, visto che 92 l uomo raggiunse per la prima volta le spiagge della Nuova Guinea 40 mila anni fa e quelle dell Australia 50 mila anni fa; scoperte recenti, poi, riportano di viaggi per mare ancora piú remoti. Ma tale riflessione risulta superflua nel caso dei primi Americani, come si vedrà subito.

15 Come si popolò il continente 15 Questa barriera geografica non fu però costante. Durante le punte piú rigide della glaciazione 22, 92 le ultime: , e anni fa il livello del mare si abbassava di anche metri, abbastanza perché lo stretto si convertisse in un istmo, per di piú dal clima relativamente mite, dato che le acque tiepide della Kuroshio (la Corrente Nera, o Giapponese ) dovevano necessariamente bagnare le sue rive meridionali. È fattibile che in tali condizioni sia stato possibile spostarsi a piedi su tale istmo la Beringia e arrivare in Alaska. È fattibile, altresí, che ciò sia avvenuto piú volte, anche in tempi molto remoti, quando le orde di cacciatori provenienti dal deserto del Gobi, dalla Mongolia, dalle steppe siberiane, erano costrette a spostarsi, in cerca di carne, sulle piste delle migrazioni annuali di renne, e magari andare e tornare su quel ponte fra i continenti. Un forte ostacolo rendeva però arduo il proseguimento del cammino dei cacciatori. Durante l èra glaciale 22, 92 gran parte di ciò che oggi sono il Canada e il nord degli Stati Uniti era coperta da una calotta di ghiaccio vastissima, che si estendeva dalla costa atlantica fino alla provincia di Alberta, a ovest, e dalla costa dell Alaska e la Columbia Britannica a sud fino a Seattle. Tali zone inospitali erano separate nella valle dello Yukon, lasciando un corridoio libero dal ghiaccio, lungo Km e variabilmente largo fra i 25 e i 100 Km, che attraversava lo Yukon stesso e l Alberta fino a Calgary. Tale corridoio si bloccava però in coincidenza con le già menzionate punte piú rigide della glaciazione, proprio durante l attuabilità di passaggio fra l Asia e l America. Ne consegue che gli uomini giunti dall Asia, non potendo oltrepassare quella propaggine, rimanevano isolati dal resto del continente. Superato finalmente il massimo rigore glaciale, veniva a prodursi un periodo meno gelido e piú asciutto, che tornava ad alzare il livello degli oceani e a chiudere la porta dell Asia, con l istmo della Beringia ridiventato l intransitabile stretto di Bering. Ma intanto la valle dello Yukon lasciava libero il passaggio per la gente intrappolata. Dopo questo azionamento di chiuse, gli uomini, incappati nella rete della loro inconscia conquista, potevano riversarsi a sud, verso terre ignote. Ciò può essere avvenuto a ogni riprodursi delle condizioni adatte al transito fra i due continenti, cioè 36, 25 e 12 mila anni fa. Oggi si ritiene plausibile che le prime colonizzazioni nel Nord, Centro e Sud America avvennero non prima del 9500 (cioè anni fa). * Ciò non esclude che l uomo possa essere * Per alcuni reperti ritenuti anteriori alla barriera degli anni, l autenticità rimane controversa, 92 come con degli utensili in osso, che si supponeva adoperati anni fa per pulire le pelli, modellati magari dai morsi di un lupo; o dei frammenti di manufatti, mescolati con materiali organici piú antichi; o delle ossa umane trovate in un contesto geologico precedente, dove la tomba era sprofondata. Questi e numerosi altri casi di presunta maggiore antichità non offrono ancora prove inoppugnabili.

16 16 Capitolo 1 giunto anche in precedenza, quando però le terre dello Yukon risultavano inospitali, con una rada vegetazione e poca selvaggina, rendendo l esplorazione del continente ben poco allettante per dei cacciatori arcaici; può darsi altresí che qualche orda si sia spinta abbastanza all interno, finendo però per soccombere essa stessa o i suoi discendenti senza lasciare tracce. Comunque siano andate le cose, si presume che, resosi finalmente agibile il passaggio, giungevano nuove e continue migrazioni di piccoli gruppi a sospingere quelli precedenti. Scarsi come erano in numero rispetto allo spazio sconfinato, e distanziati ineluttabilmente dai loro consanguinei rimasti in Asia, iniziava il processo di popolamento dell immenso ignoto continente, dall Alaska alla Terra del Fuoco. Un altro fenomeno che interessò le Americhe post glaciali fu l estinzione in massa dei grandi mammiferi: mammut, mastodonti, tigri dai denti a sciabola. Fra le congetture sull ecatombe vi è quella del radicale cambiamento climatico avvenuto al termine della glaciazione. Ma si è pensato anche ad altre possibilità, come quella indicata dal biologo Paul Martin, 92 che nel 1967 collegò il fatto proprio all invasione umana: i cacciatori, dice, catturavano le prede prima che esse da millenni dominanti sul territorio, e ignare del nuovo pericolo imparassero a evitarli. La diffusione dell uomo in tempi abbastanza rapidi, misurabili in solo un paio di millenni fino a raggiungere l estremità del Sud America, significò quindi l uccisione indiscriminata delle grosse prede imbattutesi nella loro strada. In questa invasione umana, alcune orde si stanziarono nelle isole Aleutine, o nell Alaska, o nel Canada settentrionale, o nel bordo occidentale della Groenlandia, adattandosi alla vita delle nevi eterne e persistendo nel cacciare (anche se prede diverse da quelle di prima) o nel pescare. Altre orde, intanto, continuavano imperterrite la marcia verso sud per fermarsi in qualche prateria, valle o foresta, presso la riva di un fiume o lago, o le spiagge dell uno o l altro oceano, su elevate montagne o persino in deserti o tenebrose paludi per affrontare immani insidie e pericoli, da cui solo una minima parte della gente era destinata alla non estinzione. Con il passare dei secoli sorsero nuovi gruppi razziali che, 79 pure conservando alcuni tratti dei cacciatori asiatici, il mutato ambiente li aveva resi differenti. Poco è noto di quei pionieri: fra gli scarsi fatti rinvenuti sappiamo, si è detto, che cacciavano anche mammut, mastodonti e bisonti giganti, adoperando armi elementari appuntite con schegge di pietra; e sappiamo che le loro abitazioni furono caverne o altri ripari naturali. Fra molti di quei gruppi si era già prodotta una divisione nel lavoro: 32 con gli uomini dovendo allontanarsi per andare a caccia, toccava alle donne (regolarmente incinte e alla cura dei loro bambini) aggirarsi nelle vicinanze in cerca di chiocciole, bacche,

17 Come si popolò il continente 17 radici, frutti, piccoli animali. Per mantenere la coesione dell intera orda, alla guida vi era di solito una donna, la piú anziana o la piú saggia. Troviamo lo stesso copione, insomma, della storia sviluppatasi in altri continenti. Cercando di congetturare come può essersi svolta la vita allora, dal nostro mondo contemporaneo e in qualità di osservatori consapevoli e imparziali, intraprendiamo un ipotetico viaggio ideale calandoci nel tempo (mettiamo 10 mila anni fa) e nello spazio (le pianure canadesi): 143 È ancora notte, fa freddo e c è vento. Già svegli, intorno a un falò, sette uomini meditano sul momento cruciale. Con la trappola pronta, attendono le prime luci dell alba, allorché i grossi quadrupedi passeranno di là per abbeverarsi al fiume. Tesi e respirando a fatica, sperano che questa volta tutto proceda bene. Diverse volte hanno fallito nei giorni precedenti, subendo anche la perdita di un compagno, il piú giovane, travolto sotto gli zoccoli della mandria. A ciascuno spetta un compito preciso nell attacco e cattura della preda, per ferirla dai vari lati e condurla in trappola, una fossa ricoperta da canne e rovi, e poi ucciderla e macellarla. Nel periodo trascorso da quando lasciarono il riparo oltre mezza luna ormai sono riusciti a cacciare solo piccole prede, impiegate per il loro sostentamento o per attirarne delle altre. Vorrebbero tornare al riparo, ma non possono farlo a mani vuote: occorre perciò catturare quanto prima qualche grosso animale. In sette devono realizzare il compito previsto per otto. Prima di lasciare il riparo si erano esercitati, come sempre, per le varie eventualità di prede piccole e grandi, ripassando anche dai disegni tracciati con selce sulle pareti della caverna i punti vulnerabili degli animali conosciuti; avevano affilato bene lance e coltelli. Il giorno prima della partenza, come protezione dai morsi degli insetti e altre insidie della boscaglia, sui loro corpi le donne avevano spalmato la linfa di certe piante e, al fine di annerirli, anche la cenere di foglie bruciate; poi, per l incolumità dei punti piú sensibili, furono loro avvolti i piedi con corteccia di albero e ingabbiati i genitali con un intreccio di canne. Manità la donna piú saggia dell orda, e che fa da guida e confidente aveva controllato che tutto si fosse svolto nel migliore dei modi. Quella sera, senza pronunciare parola, gli uomini avevano mangiato a sazietà e, dopo compiere i riti per chiedere la protezione della Grande Madre (quella donna antica, invisibile, che veglia sull orda), si prepararono a dormire, cullati da nenie che alcune donne sussurravano, mentre altre alimentavano il fuoco fuori l ingresso della caverna. Ah, se ora le donne fossero con noi!, sospirano tristemente, ciascuno nella propria solitudine e preso da profonda paura, come ogni volta che si affrontano i grossi animali. È solo un desiderio: sanno bene che le donne non possono seguirli, impossibilitate di spostarsi, sempre incinte, o a dover prendersi cura dei piccoli. Intanto anche loro, le donne, stanno correndo dei rischi senza la presenza dei maschi, e non tanto per gli attacchi delle belve, da cui hanno imparato a difendersi abbastanza bene, bensí per l eventuale arrivo di quegli uomini erranti

18 18 Capitolo 1 di passaggio, i quali non temendo il fuoco come gli animali usano irrompere in piena notte per rubare e violentare. I pensieri si arrestano nel percepire il rumore del branco ormai prossimo. Lo lasceranno passare quasi per intero, perché è fra gli ultimi da dove scaturirà la vittima predestinata: l animale piú debole, lento, magari zoppicante. Le posizioni dei cacciatori sono state concordate, per colpire al momento giusto dai vari lati, persino da sopra i rami; e poi per spaventare l animale ferito e condurlo in trappola. Giunto infine il momento, l azione si svolge fulminea, quasi senza dover ragionare: questa volta tutto ha funzionato alla perfezione. Sanguinante e muggendo dal dolore e dal terrore, il bisonte precipita nella fossa. Lo colpiscono ancora, ripetutamente, fino a quando non si è accasciato immoto. Con rami, foglie e liane costruiscono le intelaiature su cui trascinare grossi pezzi macellati. Non si trovano tanto lontano dal riparo, è vero, ma sanno che li attende ancora la fase piú pericolosa dell intera battuta: altri cacciatori a due o a quattro zampe sono probabilmente già in agguato per strappare loro il bottino. Una missione come questa, in tempi normali, avrebbe richiesto almeno quindici uomini; ma l orda disponeva di solo otto in età di cacciare, quelli scampati alle disgrazie di cui furono colpiti durante l ultimo inverno, per trovarsi ridotti, ora, addirittura a sette. La marcia diviene faticosa, per il peso eccessivo e per gli incessanti assalti di belve e uccelli carnivori. Fortunatamente, non appaiono pure degli uomini, perché allora si rischierebbe molto, e non solo di perdere l intero bottino, bensí di finire sterminati, lasciando cosí inerme l orda, composta unicamente da donne e bambini. Prevedendo ancora un paio di giorni di marcia forzata, la sera stessa decidono di affumicare la carne. Ne mangiano appena un poco, per non appesantirsi. Il festino ci sarà, ma solo al ricongiungimento del gruppo, e sorridono assaporandolo in anticipo con il pensiero. Non tutta la carne giunge a destinazione, avendo dovuto spartirne con torme incalzanti di lupi, coyote e altri predatori, con i falchi e avvoltoi che compaiono d improvviso per portare via quanto possono. Ciò che rimane basterà comunque a sfamare l orda per qualche tempo, abbinando i pasti con ciò che le donne raccolgono: erbe, radici, frutti e foglie commestibili, oltre a uova di uccelli o di rettili, e occasionalmente pulcini sottratti da nidi incustoditi e piccole prede cadute incautamente in una delle trappole che si tengono intorno al riparo. Dopo aver conservato la carne affumicata sotto terra (per precauzione in due nascondigli distinti e separati, tenendo conto dei possibili predatori, specialmente quelli umani), si riuniscono tutti a piangere insieme per il cacciatore caduto. Poi mentre le donne si accingono ai primi preparativi per il banchetto da celebrare gli uomini si recano, con Manità, a compiere i riti necessari per ringraziare la Grande Madre invisibile. È bello il tramonto, quando siedono tutti donne, uomini e bambini intorno al fuoco. Masticando qualche foglia o succhiando il midollo dell osso di un pasto precedente, attendono che Manità narri le

19 Come si popolò il continente 19 storie sulla gente antica o sulla Grande Madre e gli spiriti invisibili. Le donne piú mature si danno intanto da fare raschiando le pelli o modellando il legno per fabbricare qualche utensile, mentre quelle giovani, sedute alle spalle, procurano loro sollievo con lo scovare, fra le chiome lunghe e scarmigliate, i pidocchi e altri insetti che disturbano perennemente, per schiacciarli fra le unghie o con i denti. I maschi si dedicano a spezzare e appuntire la selce, oppure a stare lí a non fare niente. In quei momenti, ritenuti solenni, nessuno si permette i soliti scherzi che usano fare alle donne o l uno con l altro. Manità, ancora silenziosa, infilza sostanziose porzioni di carne con lunghi rami duri, per passarli agli uomini, affinché li adagino sulle coppie di forconi, piantati in terra ai due lati del fuoco. Della carne ancora cruda Manità stessa sceglie le fette maggiormente avvolte di grasso, le copre con altri pezzi piú piccoli, magari di carni diverse, e vi aggiunge sostanze aromatiche. Con cura, poi, le mette direttamente sul fuoco (e di tanto in tanto, in seguito, le va spruzzando con sangue di animale misto a succo di mirtilli o con qualche altro intruglio che di volta in volta inventa). Allora, finalmente, si mette a sedere, e tutti gli sguardi sono esclusivamente per lei. Manità passa in visione tutti a uno a uno, e i suoi occhi bruni e dolci riempiono di tranquillità e fiducia. Il crepitio del fuoco e i rumori del bosco intorno servono come preludio alla sua voce calda e rassicurante. Come di solito, comincia riassumendo il lavoro realizzato nel giorno trascorso e a decidere quello di domani, per la raccolta di ciò che comincia a scarseggiare. Rivolgendosi agli uomini, con voce ironica afferma che possono continuare a spassarsela mentre la carne abbonda. Parla anche del nuovo membro dell orda, nato nel pomeriggio: è un bel maschietto, un futuro cacciatore. Riflette di quando in passato le donne uscivano da sole a partorire, in prossimità di un fiume, con il pericolo di essere aggredite da qualche belva, subendo ferite o spesso vedendosi uccidere la creatura. Ora i tempi sono piú sicuri, con lei, Manità, e le donne anziane assistendo alla nascita. Terminati i preliminari, mostra un gran sorriso e le brillano gli occhi. Ora sí, sanno, è giunto il momento piú atteso. Gira le carni nel fuoco, e anche quell odorino piacevole aumenta l allegria generale. Una volta, molto tempo fa, esordisce Manità, la gente non conosceva il fuoco né aveva utensili belli e armi efficaci per la caccia. Quelle genti antiche vivevano sempre nel panico, perché non erano loro i cacciatori, bensí le prede. La notte dovevano rifugiarsi a dormire sugli alberi, per evitare di essere attaccate; ma neppure gli alberi erano sicuri, poiché, oltre ai serpenti, vi sono anche belve feroci che si arrampicano. Erano pochi gli infanti che riuscivano a superare tutte e quattro le stagioni. Intanto che Manità parla, alcune donne, lasciando il lavoro che tengono per mano, si preoccupano di controllare le carni sui forconi e direttamente nel fuoco girandole e rigirandole. La voce continua a descrivere i pericoli incessanti che correvano gli antenati, i quali vivevano precariamente, dovendo nascondersi e costretti ad alimentarsi, nel migliore dei casi, rubando uova dai nidi degli uccelli o seguendo a distanza gli animali predatori, per mangiare dalle loro spoglie.

20 20 Capitolo 1 Manità spesso parla di questi fatti, per far capire i vantaggi dell attuale esistenza (di cui cosí spesso ci si lamenta!), grazie alle cose apprese dalle genti del passato e grazie anche alla vita di gruppo. Le carni sono pronte e le donne le ritirano dal fuoco, lasciando che siano gli uomini a tagliarle. Data la buona caccia, si distribuiscono porzioni generose a tutti, grandi e piccoli, aggiungendovi erbe, radici e frutta. Manità approfitta per ricordare (come ultimamente fa sempre piú spesso) di ringraziare la Grande Madre, che ha donato il fuoco per ammorbidire la carne e renderla piú digeribile. Gli antichi, invece, passavano buona parte del giorno a masticarla cruda; perciò soffrivano spesso di dolori al ventre, e nel tempo perdevano tutti i denti. Le genti antiche cominciarono a capire come dominare il mondo con l individuare gli spiritelli che fanno crescere le piante e spuntare le foglie, e quelli che spostano le nuvole per portarci la pioggia, e quegli altri che di giorno muovono il sole per darci luce e calore, e di notte la luna e le stelle. Tutti ascoltano con attenzione, piú che per le interessanti cose dette, per la bella voce, che sembra carezzare l interno del corpo. Uomini e donne, ugualmente, sono presi da un intenso a- more per Manità. Pure essendo stati individuati gli esseri portatori di bene, non siamo in grado di vederli, perché sono o troppo piccoli o invisibili. E le mani gesticolano buffamente per esprimere piccolezza o invisibilità, facendo tanto divertire. Poi parla di quegli altri spiriti che portano le disgrazie e le malattie. Ora il suo viso diventa duro e la voce roca, e si stringono fra loro dalla paura. Allora Manità, sorridendo di nuovo, li tranquillizza, assicurando che c è lei, incaricata dalla Grande Madre buona e generosa, a proteggere l orda. Ormai sazi (con i bambini che già dormono) è giunto il momento di andare dentro a coricarsi. Dopo un accurato controllo della palizzata e delle trappole, tutti tranne le donne di turno, quelle che sorveglieranno e terranno vivo il fuoco entrano nella caverna. Alcune coppie si compongono sul momento per passare la notte insieme. Manità è soddisfatta: la battuta di caccia è stata proficua e gli uomini (anche se uno di loro è morto) sono tornati dopo un tempo ragionevole, prima ancora che fosse trascorsa una luna (altre volte erano rimasti assenti per due lune o piú). Non è però per niente tranquilla. Allorché si sono addormentati dopo gli schiamazzi dei primi momenti, nei giochi erotici fra maschi e femmine lei è rimasta insonne, assalita dai cupi pensieri che ultimamente la tormentano. La vita dell orda può, per il momento, ritenersi salva, perché c è da mangiare per qualche tempo. Ma non si può mai essere certi, dato che le disgrazie colpiscono all improvviso. Ricorda il tremendo inverno precedente. Prima di allora l orda era stata numerosa: per contare tutti era necessario ripassare le dita delle due mani parecchie volte; e, quando partivano i cacciatori, rimanevano sempre sufficienti uomini a protezione del riparo (Sí, pensa Manità con un sorriso, gli uomini sono senz altro utili, anche se per loro natura hanno minore sagacia nell afferrare i fatti; in compenso possiedono un fisico piú robusto, e sanno combattere meglio contro forti animali o contro altri uomini).

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