IL PROBLEMA DEL RECUPERO DEI PRODOTTI: LA REVERSE LOGISTICS

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1 CAPITOLO 3 IL PROBLEMA DEL RECUPERO DEI PRODOTTI: LA REVERSE LOGISTICS Negli ultimi anni è cresciuto l interesse per il recupero dei prodotti a fine vita e di materiale già usato, e questo sembra essere la chiave per sostenere una crescita continua della popolazione e il conseguente aumento del livello di consumo, in un mondo in cui le risorse sono limitate così come le capacità di smaltimento dei rifiuti. Da questo interesse si è sviluppato il concetto di Logistica Inversa che sta gradualmente rimpiazzando quello di economia a senso unico e il cui obiettivo è la gestione integrata dei prodotti a fine vita, in un approccio ottimizzato del problema, evidenziando come spesso non sia corretto dare preferenza alla discarica come miglior soluzione, sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico. Inoltre, la politica ambientale dei principali Stati industrializzati sta aumentando le responsabilità dei produttori verso l ambiente e la sua salvaguardia. Molti Paesi, in particolare quelli europei, hanno introdotto nella legislazione regole che responsabilizzano le imprese verso l intero ciclo di vita del prodotto. Nello stesso tempo, anche le aziende stanno cominciando a cogliere le opportunità che questo flusso inverso di materiale può creare, in termini di riduzione dei costi di produzione e accesso a nuovi segmenti di mercato. Poiché l evoluzione del campo delle logistica inversa è avvenuta negli ultimi decenni, si può notare come ci sia una mancanza di terminologia consolidata. Nel caso specifico del termine logistica inversa, si può osservare che questo assume diversi significati a seconda degli autori, dal momento che ogni autore ha avuto l intenzione di porre l accento su un particolare aspetto di questa nuova disciplina. In una delle prime pubblicazioni sull argomento, ad opera del Council of Logistics Management (CLM), la logistica inversa veniva considerata come: [ ] il termine spesso usato per riferirsi al ruolo della logistica nel riciclaggio, nella rimozione e nella gestione dei materiali pericolosi; una più ampia prospettiva include tutti i 1

2 problemi relativi alle attività logistiche che derivano dalla riduzione, dal riciclo, dalla sostituzione, dalla rimozione e dal riuso dei materiali (Stoch, 1992). Una definizione simile è stata data anche da Kopicki nel Stock e Kopicki sottolineano quindi in particolare la riduzione dello spreco del materiale e indirizzano la logistica inversa principalmente nel contesto della gestione delle attività riguardanti la problematica ambientale. In una pubblicazione precedente la logistica inversa veniva invece definita come: [ ] il movimento di merce dal consumatore verso il produttore attraverso un canale di distribuzione (Pohlen and Farris, 1992). Contrariamente alla prima definizione, Pohlen e Farris intendono porre in evidenza la direzione del flusso dei materiali dal consumatore al ricevitore. Negli ultimi anni la definizione del CLM è stata presa come modello e la definizione di logistica inversa è stata modificata in: [ ] il processo di pianificazione, di implementazione, di controllo dell efficienza e dei costi del flusso di materiale grezzo, dell immagazzinamento di prodotti finiti e di tutte le informazioni relative ad essi dal punto di consumo finale all origine del prodotto con lo scopo di recuperare il valore e la rimozione (Rogers e Tibben-Lemke, 1999). Nell ultima definizione gli autori focalizzano l attenzione sulla gestione del flusso di ritorno che si configura, unitamente alla tradizionale catena logistica, come un ciclo chiuso (figura 3.1). Nonostante le differenze che si possono individuare tra le definizioni, c è anche un elemento in comune tra esse: tutte e tre includono la nozione di flusso di materiale o di prodotti usati che ritorna indietro dal consumatore finale al produttore iniziale. Grazie alle definizioni che questi autori hanno dato, si può estende il concetto di logistica inversa e utilizzare la definizione che Mortitz Fleishmann ha dato nel Questi sostiene che: la logistica inversa è il processo di pianificazione, di implementazione e di controllo dell efficiente ed effettivo flusso di ritorno e immagazzinamento di merce secondaria e delle informazioni relative al flusso opposto alla direzione della tradizionale filiera logistica allo scopo di recuperare il valore o di effettuare un corretto smaltimento (Fleishmann, 2000). Alla luce di questa definizione si possono individuare tre aspetti fondamentali: 2

3 1. Non si possono considerare i sistemi logistici alla stregua di flussi monodirezionali e la distinzione netta che ora sussiste tra flusso in avanti (forward) e quello di ritorno (reverse) sarà destinata a scomparire e al suo posto prenderà piede una visione olistica del problema; 2. La logistica inversa è riferita principalmente al flusso di materiale caratterizzato dai cosiddetti beni secondari, ossia prodotti che hanno già terminato la loro vita utile oppure il cui utilizzo originale si è reso impossibile, il cui ciclo di vita era però già stato programmato. L obiettivo è quello della massimizzazione del valore economico che si riesce ad ottenere da questi prodotti, grazie a particolari tipi di recupero. 3. Il termine logistica inversa esprime in maniera molto efficace la prospettiva della parte ricevente; proprio per questo motivo essa può essere considerata come una specie di logistica in ingresso (inbound logistics) Inoltre, come Stock e Kopicki, Fleishmann si riferisce alla gestione della logistica in un contesto di recupero e/o rimozione; si può però notare che Fleishmann amplia il concetto di merce secondaria, introducendo nella definizione, oltre ai prodotti già alla fine del ciclo di vita, anche quei prodotti che non sono mai stati usati e che per questo, possono essere considerati nuovi ma obsoleti. Rispetto a Pohlen e Farris, Fleishmann condivide la nozione di direzione del flusso, anche se questa assume una eccezione un po più larga. Infatti il flusso di ritorno non è considerato rispetto al solo consumatore e al produttore originario, ma è esteso ad una qualsiasi altra azienda che cerchi di recuperare il valore del prodotto: il flusso di ritorno può andare dal consumatore al produttore originale ma anche ad un produttore concorrente o entrare in una catena logistica alternativa. 3

4 Figura 3.1: Logistica inversa nel sistema logistico Quest ultimo aspetto lo troviamo anche nella definizione, sempre nel 2000, dell European Working Group on Reverse Logistics (Revlog): il processo di pianificazione, implementazione e controllo dei flussi di materiali grezzi, semilavorati e prodotti finiti dalla produzione, dalla distribuzione o dal punto d uso al punto di recupero o al punto di raccolta e distribuzione. Il punto di origine del processo non necessariamente deve coincidere con il consumo, come anche la destinazione non è identificata con il produttore, ma coi vari punti della catena logistica diretta. I due estremi diventano il punto di uso e quello di raccolta, selezione e lavorazione. Inoltre la Logistica Inversa comprende il recupero, trasporto, sistemazione dei beni, ma anche i dati finanziari e le informazioni sulla tracciabilità dei prodotti. Infine nel 2006 la Reverse Logistics Association include nel processo inverso oltre alla gestione dei ritorni, la riparazione, il servizio al cliente, la gestione del fine vita del prodotto e l esecuzione degli ordini. 4

5 3.1 LA REVERSE LOGISTICS COME PARTE DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE Nel tracciare il quadro dello sviluppo della Reverse Logistics (RL), bisogna considerare alcuni termini che erroneamente vengono spesso definiti come sinonimi della RL: Ecoefficienza, Eco-logistica, Waste Management, Green Logistics. Si definisce impresa Eco-efficiente: quell organizzazione economica che crea beni e fornisce servizi a un livello competitivo di prezzo che soddisfi i bisogni umani e assicuri un adeguato livello di qualità della vita, riducendo progressivamente l impatto sull ambiente e l intensità di utilizzo delle risorse nell intero ciclo di vita del prodotto, assicurandone lo sfruttamento alle generazioni successive, secondo il principio della sostenibilità ambientale. Poiché questa definizione include tutti i processi e le attività aziendali, in primo luogo la logistica, è nato il termine Green Logistics per indicare l insieme delle attività volte all individuazione e alla minimizzazione dell impatto ambientale di tutto il processo logistico, anche se finora si è principalmente focalizzata sulla forward logistics. Alla luce di ciò si può notare che c è una differenza fra RL e Eco-logistica, dal momento che la prima movimenta i prodotti dal punto di consumo a ritroso con lo scopo di catturarne il valore o smaltirli in maniera profittevole, ma non necessariamente ricerca soluzioni a minor impatto ambientale. Tuttavia si è notato che la Reverse Logistics può essere vista come uno strumento dello sviluppo sostenibile, permettendo di usare e ri-usare in maniera efficiente ed efficace tutto il valore che è stato messo nel prodotto. La RL si differenzia anche dal Waste Management, inteso come l insieme delle attività di raccolta e di lavorazione dei rifiuti, mentre i prodotti su cui si concentra la RL non possono essere considerati rifiuti, perché sono forieri di successive valorizzazioni. Alla luce di quanto detto, emerge che la RL non ha una connotazione strettamente ecologica, ma è tuttavia di aiuto e stimolo alla realizzazione di una configurazione ecoefficiente delle imprese, che non può trascurare il crescente flusso inverso dei prodotti. 5

6 3.2 IL CONTESTO DELLA LOGISTICA INVERSA È possibile individuare quattro macro attività che caratterizzano il processo di recupero e il reimpiego del prodotto a fine vita: acquisizione e raccolta, analisi e classificazione, trattamenti specifici di ricondizionamento, ridistribuzione delle parti recuperate al sistema produttivo o del prodotto rifabbricato al mercato. L insieme delle quattro attività ben delinea il campo di applicazione della rete logistica in esame (Figura 2.2) (Fleishamann, M., Krikke, H.R., et al., 2000). Figura 3.2: Macroattività costituenti il processo di recupero e reimpiego del prodotto a fine vita Da un punto di vista logistico, si può definire la rete in figura come una rete di distribuzione molti a molti; la figura suggerisce una suddivisione della rete in due parti principali: in primo luogo nella parte convergente vengono accumulati i prodotti usati da singole, specifiche fonti che saranno inviati ad alcuni impianti di trattamento e recupero. Per questo motivo la parte convergente viene definita rete di recupero (Fleishamnn, M., Krikke, H.R., et al., 2000). In secondo luogo, nella parte divergente, i centri di recupero sono collegati a clienti interessati all acquisto dei prodotti riutilizzabili o, eventualmente, a parti/componenti del 6

7 prodotto recuperate. Fra le due reti vi è una fase di test, classificazione, trasformazione e ricondizionamento del prodotto recuperato. Di seguito verranno caratterizzate più in dettaglio le quattro macro attività precedentemente elencate Descrizione del processo Acquisizione e raccolta La fase in questione è quella cui, potenzialmente, è legata la fetta più consistente dei costi totali sostenuti all interno di un sistema di logistica inversa; ad esempio, effettuare un elevato numero di viaggi per raccogliere volumi anche poco consistenti di prodotto può incrementare notevolmente i costi di trasporto da sostenere. Oltre alle non trascurabili considerazioni di carattere ambientale, quindi, diminuire il numero di viaggi per il trasporto dei beni recuperati agli impianti di trattamento è questione cruciale al fine dell abbattimento dei costi. A tal proposito esistono una serie di possibili strategie da impiegare, che verranno analizzate in seguito. Test e classificazione Il posizionamento dell area di prova e classificazione ha impatto determinante sulla successiva distribuzione dei beni/parti recuperate. Disporre, infatti, di aree di test e classificazione dei prodotti il più vicino possibile ai centri di raccolta consentirebbe di abbattere i costi di trasporto ed indirizzare in modo più oculato i prodotti da recuperare alle varie stazioni di trattamento. D altra parte esigenze di manodopera specializzata e la necessità di effettuare investimenti consistenti in sistemi di controllo del prodotto spingono alla centralizzazione delle operazioni presso i centri di trattamento. Ricondizionamento del prodotto recuperato I sostanziosi investimenti in complessi sistemi di riciclaggio o ricondizionamento dei prodotti recuperati condizionano spesso l economicità dell intero processo considerato. 7

8 Inevitabilmente l immobilizzazione di grossi capitali richiede il raggiungimento di elevati volumi di prodotti da processare per abbattere i costi unitari e questo vuol dire mettere in atto strategie di recupero che garantiscano il raggiungimento di tali volumi oltre che l abbattimento dei costi di trasporto. Inoltre, l integrazione di parte delle attività del processo di recupero del prodotto potrebbe garantire economie di scala in termini di forza lavoro, organizzazione delle aree di lavoro, investimenti in sistemi automatizzati per il trasporto e il trattamento del prodotto, anche se verrebbe proporzionalmente accresciuta la complessità gestionale del sistema. Ridistribuzione La progettazione di questa area è molto simile a quella di una tradizionale rete di distribuzione. La corretta gestione di questa attività, da un lato comporta l abbattimento dei costi, dall altro prevede che vengano prese in considerazione e ottimizzate le accresciute difficoltà gestionali che accompagnano le diverse soluzioni possibili. Possono infatti essere utilizzati i canali diretti, distinguendo prodotti usati e nuovi, possono essere ricercati nuovi mercati di sbocco, progettando una rete ad hoc, o ancora è possibile ricorrere a speciali operatori che ricollocano i prodotti presso terze parti, a basso prezzo. Queste quattro attività descritte, unite ad attori e funzioni, vanno ad integrarsi nella rete di logistica inversa secondo lo schema riportato di seguito (figura 3.3). 8

9 Figura 3.3: Attori, attività ed interconnessioni funzionali in una rete di logistica inversa Dimensione del contesto della logistica inversa Le situazioni in cui viene praticato il riutilizzo dei prodotti sono molto diverse e possono essere classificate in base ad un certo numero di criteri come: 1. motivo di riutilizzo; 2. tipo di prodotto recuperato; 3. forma di riuso; 4. attori coinvolti; 5. tempo di ciclo. 1. Per quanto riguarda le motivazioni ecologiche ed economiche, si può registrare la crescita dell attenzione per la riduzione dello spreco di materiale nei principali Paesi industrializzati, a causa del progressivo esaurimento della 9

10 disponibilità di terreno per la costruzione di appositi aree di discarica e della saturazione delle capacità di incenerimento dei rifiuti. La regolazione ambientale è, infatti, uno dei motivi per cui la logistica inversa sta avendo questo sviluppo; inoltre le aspettative dei clienti sulla salvaguardia dell ambiente stanno aumentando: un immagine, per così dire pulita, è diventata ormai un elemento distintivo per l attuazione di strategie di marketing. Non è solo per motivi ecologici però che le aziende si stanno prodigando nell espansione della logistica inversa, i motivi economici infatti sono presenti e di grande importanza: cercando di riottenere il valore che è ancora all interno di un prodotto usato, revisionando i prodotti usati, riutilizzandoli come parti di ricambio oppure vendendoli in mercati secondari, i costi di revisione possono essere minori di quelli che si avrebbero nel caso di produzione ex novo. I prodotti usati o recuperati sono visti come risorse ottenute ad un prezzo minore. Infine le aziende riescono anche a prevenire che i concorrenti scoprano informazioni importanti su un particolare tipo di prodotto: in questo tentativo si cerca di eliminare potenziali concorrenti tra la produzione del nuovo prodotto e il suo recupero, ed è ciò che accade, ad esempio, per le cartucce di stampante degli OEMs. 2. Se consideriamo il tipo di prodotto che viene recuperato, tra le voci in grado di caratterizzare lo stesso sono di sicura rilevanza la composizione, il deterioramento del prodotto, le modalità d impiego del prodotto. Composizione La composizione del prodotto, in termini di volumi e tipologia, prevede che le stesse modalità di assemblaggio fra le parti influenzeranno le operazioni di ritrattamento, la presenza di materiali tossici o potenzialmente esplosivi richiede il ricorso a trattamenti speciali, le dimensioni del prodotto impattano sui costi di trasporto e movimentazione (Goggin, K., Browne, J., 2000). 10

11 Deterioramento del prodotto Riuscire a valutare la condizione del prodotto restituito è determinante per stabilire quale politica di recupero è più opportuno applicare. È necessario conoscere per quanto tempo è stato adoperato il prodotto prima di essere stato recuperato (deterioramento intrinseco), stabilire se esiste omogeneità di deterioramento fra le parti che lo compongono e quanto velocemente decresca il valore residuo del prodotto (deterioramento economico). Modalità d impiego del prodotto La fase di raccolta del prodotto è fortemente influenzata dalle modalità d utilizzo del prodotto recuperato. Luogo nel quale il prodotto è stato adoperato, intensità e durata di utilizzo, manutenzione ordinaria delle componenti del prodotto, sono fattori da indagare per meglio definire le attività da realizzare sul prodotto stesso. 3. Per le diverse forme di riuso, molti autori hanno accettato la catalogazione fatta da Thierry et al. nel 1995; questa catalogazione (figura 2.4) comporta varie opzioni quali: - Riuso diretto: in questo caso si possono recuperare i prodotti senza effettuare alcuna operazione prioritaria, fatta eccezione per pulizia e minor manutenzione. Di questa categoria fanno parte i pallet, le bottiglie e i contenitori; - Riparazione: lo scopo di questa azione è di restituire al prodotto quella funzionalità che aveva in precedenza. Il prodotto non subisce particolari lavorazioni poiché ne vengono solo sostituite le parti e i componenti usurati, e talvolta è possibile inserire componenti tecnologicamente più avanzati rispetto a quelli precedentemente presenti nel prodotto, consentendo in questo modo di ottenere prodotti migliori rispetto a come erano arrivati. Di questa categoria fanno parte gli apparecchi domestici, i macchinari industriali e i componenti elettronici; - Riciclaggio: consiste nel recupero di materiale senza che questo conservi la sua struttura originaria e nella possibilità di rigenerare il prodotto attraverso alcune fasi produttive. Di questa categoria fanno parte il vetro, la plastica, l alluminio e i rottami metallici in genere; 11

12 - Rifabbricazione: si effettua lasciando al prodotto la sua naturale struttura e si cerca di riportare la sua funzionalità al massimo grado, grazie ad operazioni di disassemblaggio, di revisione e di sostituzione di parti non più funzionanti e non riparabili, che vengono testate per verificarne la qualità e che, se risultano idonee, vanno a reinserirsi nella catena produttiva. Ciò permette di ridurre la quantità di risorse impiegate, di ridurre i lead-time della metà, di aumentare le opportunità di impiego per lavoratori poco specializzati, favorendo l economia di regioni che hanno abbondanza di questo tipo di manodopera e la possibilità di riconvertire parti di impianto sottoutilizzate con bassi investimenti e pochi rischi. Di questa categoria fanno parte prodotti piuttosto complicati come motori o attrezzature per macchine; - Cannibalizzazione: il componente viene re-immesso nel ciclo produttivo per essere riusato al fine di diminuire il bisogno delle industrie; - Rimessa a nuovo: il prodotto è completamente disassemblato, fino a riuscire a testare e controllare la qualità dei suoi componenti, che vengono rimontati su prodotti destinati alla vendita. Il consumatore non percepisce che il prodotto che sta utilizzando non è nuovo al 100%, in quanto la natura della componentistica montata non è percettibile a chi usa il prodotto, che resta comunque di qualità pari a quella garantita per un prodotto nuovo; - Smantellamento: il materiale raccolto non è in nessun modo inseribile in produzione (prodotti non riciclabili oppure componenti eccessivamente usurati o degradati) e viene allora avviato alla discarica per essere interrato o viene trasformato in energia. 12

13 Figura 3.4: Forme di riuso nella logistica inversa 13

14 Le opzioni di riuso diretto e di riciclaggio sono considerate senza aggiunta di valore per il prodotto, mentre per la riparazione e rifabbricazione si ipotizza che ci sia un valore aggiunto nel prodotto che si otterrà alla fine del processo (tabella 3.1). Tabella 3.1: differenza tra riparazione, rifabbricazione e riciclaggio 4 Per gli attori coinvolti e le loro rispettive funzioni una distinzione maggiore può essere fatta se si considera chi effettua il riuso: se il produttore originale o un altro produttore. Ciò comporta la nascita di vincoli sulla possibilità di integrare la logistica diretta con quella inversa. 5 Quello che si intende per tempo di ciclo è il lasso di tempo in cui un prodotto rimane con il suo proprietario prima che si sposti e diventi parte del flusso di ritorno (figura 3.5). 14

15 Figura 3.5: Ciclo di vita di un prodotto I tempi di ciclo differiscono in modo molto evidente in base al tipo di prodotto che si vuole recuperare: da pochi giorni nel caso di un imballaggio a qualche anno nel caso di apparecchi elettronici e/o elettrici. La durata di questo ciclo ha un impatto diretto sulla fattibilità del recupero e sulle pianificazioni delle varie operazioni rendendo possibili approcci revisionistici oppure integrazioni tra la logistica diretta e quella inversa (figura 3.6 e 3.7). 15

16 Figura 3.6: Modello concettuale per fattori della logistica inversa 16

17 Figura 3.7:Schema di modello di logistica inversa con attori ed azioni principali 17

18 3.3 CATEGORIE DI LOGISTICA INVERSA Utilizzando gli stessi criteri usati per distinguere le situazioni in cui viene effettuata la Reverse Logistics, si possono ricostruire un certo numero di categorie del flusso. A questo proposito vengono definite le seguenti categorie, illustrate in figura 3.8, in cui, oltre ad elencare i vari flussi, viene indicata anche la loro posizione nella catena logistica: 1. ritorno per fine uso; 2. ritorno commerciale; 3. ritorno per garanzia; 4. imballaggi; 5. materiali in eccesso. Figura 3.8: Flusso della logistica inversa nella catena di fornitura 18

19 1. Ritorno per fine uso Il flusso per fine uso denota un gruppo di merci che sono disponibili al recupero alla fine del loro ciclo di vita, ovvero al momento in cui non sussiste più un loro utilizzo. Di questa categoria fanno parte anche i prodotti che vengono recuperati per fine contratto. Il flusso di ritorno per questi prodotti avviene tipicamente tra i consumatori e i cosiddetti waste processor e il tempo che intercorre tra il ricevimento della merce e il recupero totale tende ad essere relativamente lungo. La rifabbricazione e il riciclaggio sono le opzioni più importanti per questa categoria. Un altro grande sottogruppo di questo flusso di ritorno è dovuto alla regolamentazione in campo ambientale. In questi casi è il produttore originario che si fa carico del recupero del materiale, ed è ad egli che spetta la responsabilità finanziaria anche quando il processo viene delegato a terzi. 2. Ritorno commerciale In questa categoria sono considerati i prodotti venduti con possibilità di ritorno, relativi soprattutto ad acquisti online, richiami, comprendenti prodotti divenuti obsoleti a causa dello sviluppo di un nuovo prodotto o prodotti richiamati dal produttore o dal rivenditore a causa di cambiamento del portafoglio o errori di fabbricazione, e prodotti che ritornano indietro a causa di una precedente transazione economica. In quest ultimo caso il compratore rende il prodotto al produttore originario in previsione di un rimborso. Solitamente questi flussi avvengono tra i venditori al dettaglio e i loro fornitori e tra i clienti e i venditori. All interno di questo ambito sono possibili diverse opzioni: finché il prodotto non è stato utilizzato oppure, più in generale, non è difettoso, può essere rimesso sul mercato, rivenduto direttamente oppure riusato. Inoltre si può usare questo flusso per studi economici sulla domanda: infatti il ritorno di questo tipo segnala il più delle volte un calo della domanda che deve essere controbilanciato da una modifica della produzione. 19

20 3. Ritorno per garanzia La categoria si riferisce a prodotti difettosi, prodotti che possono essersi rotti durante il loro utilizzo (scarti di produzione) oppure durante il momento della consegna, parti di ricambio per macchinari, prodotti che vengono riconsegnati per rischi di mancata sicurezza, prodotti non ricercati, non venduti e non usati, ossia perfettamente buoni ma che vengono ritornati dopo un utilizzo molto limitato, prodotti che si trovano sugli scaffali dei dettaglianti e che non sono mai stati venduti, e infine consegne sbagliate, ossia prodotti rifiutati dai clienti perché consegnati troppo presto o troppo tardi, contenenti difetti, come malfunzionamento al momento dell installazione o non conformi alle specifiche (colore/dimensione). 4. Imballaggi Di questa categoria fanno parte le casse, le bottiglie in vetro, i pallet e gli scatoloni riutilizzabili. Il recupero di questi prodotti è chiaramente economico in quanto non necessitano di alcun tipo di intervento (se non pulizia o minore riparazione) e possono quindi essere usati un altra volta nell arco di un breve lasso di tempo. Inoltre il loro recupero appare abbastanza facile e veloce in quanto, una volta consegnata la merce che contengono, sono già disponibili per un nuovo utilizzo. Tutto ciò richiede l unificazione dimensionale dell imballaggio e l unificazione delle prestazioni: la riciclabilità, ad esempio, spinge verso il mono-imballaggio, costituito dallo stesso materiale o da materiali ecocompatibili, in modo che, al momento della dismissione, questi non debba subire ulteriori interventi, che possa andare in cartiera, per ricavare ulteriore carta, o alla lavorazione delle materie plastiche. 5 Materiali in eccesso L ultima categoria della logistica inversa è data dal recupero di materiali in eccesso come possono essere i rottami metallici. L utilizzo totale di un certo tipo di materiale non è mai quasi possibile; per esempio nei processi di taglio, di tornitura o di fresatura, questi può essere recuperato e reintrodotto all interno del ciclo di lavorazione. Allo stesso modo 20

21 prodotti con specifiche particolari non adatte al mercato possono essere rilavorati per ottenere determinati standard di qualità (difetti di produzione). 3.4 FORWARD LOGISTICS VERSUS REVERSE LOGISTICS: LE PRINCIPALI DIFFERENZE Alla luce delle definizioni di logistica diretta e inversa date sopra, si deduce che il flusso inverso è molto diverso da quello diretto, come si può notare dalle figure riportate sotto. La figura 3.9 mostra il flusso informativo per una tipica situazione di logistica diretta nel caso di vendita al dettaglio, la cui catena è schematizzata in figura Quando c è richiesta di un prodotto, questi è mandato prima ad un centro di distribuzione (Distribution Center) e poi ad un magazzino del venditore al dettaglio. Ad ogni livello della rete schematizzata, le previsioni possono essere usate per sapere quale sarà la domanda e soddisfarla, e si riesce a riconoscere il prodotto in entrata. Sales forecast Plannes shipments to DC Shipment to DC Actual sales Put away at store Shipment to store Product flow Information flow Figura 3.9: Flusso di informazioni e prodotti per la logistica diretta 21

22 Vendor (venditore all ingrosso) Retailer (venditore al dettaglio) Costumer (cliente) Figura 3.10: Attori interessati in un contesto di vendita al dettaglio. In linea continua il flusso diretto, mentre in linea tratteggiata quello inverso Al contrario, il flusso della logistica inversa è molto più reattivo, con molta meno visibilità. In figura 3.11 è mostrato il flusso, relativo sempre a canale di vendite al dettaglio, per la logistica inversa. Quando un consumatore riporta un oggetto ad un venditore, il magazzino di questi raccoglierà tutti gli oggetti che verranno poi spediti ad un impianto principale di recupero. Le informazioni relative al prodotto e al suo stato dovrebbero entrare nel sistema informativo del venditore che le dovrebbe comunicare al centro specializzato di recupero. Purtroppo, questa raccolta di informazioni avviene molto raramente oppure le informazioni sono spesso incomplete o mancanti. Teoricamente il DC per la logistica diretta potrebbe essere utilizzato per processare anche i prodotti della logistica inversa, integrando così le due catene, ma si è notato che c è una grossa tentazione ad usare il personale della logistica inversa per svolgere funzioni della più importante logistica diretta ogni volta che la domanda subisce dei picchi verso l alto. 22

23 Product disposition destination to Sortation disposition decisionmaking & milk run collection to DC/CRC Collected at store Return information to DC Customer returns item Product flow Information flow Figura 3.11: Flusso di informazioni e prodotti per la logistica inversa È importante sottolineare che la Reverse Logistics non costituisce l immagine speculare della Forward Logistics, dal momento che i diversi flussi fisici e informativi richiedono attività di previsione e gestione disomogenee. Per questo motivo molti autori preferiscono separare la gestione dei due flussi, affidando questi a personale indipendente e differente, sebbene entrambi vadano condotti in maniera simultanea e con pari priorità I principali elementi di confronto Difficoltà di previsione Molti autori hanno affrontato il problema e sono tutti d accordo nel sostenere che la previsione nella logistica inversa è molto più difficile che in quella diretta a causa della maggiore incertezza (Guide et al. 2000, Flipper 1995). Nella rifabbricazione, per esempio, non è necessaria solo la previsione della domanda del cliente, ma anche la previsione sulla disponibilità dei materiali di ritorno. 23

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