I cinesi sono tutti uguali, hanno gli stessi nomi e non muoiono

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1 I cinesi sono tutti uguali, hanno gli stessi nomi e non muoiono mai. Luoghi comuni da sfatare o/e da spiegare. La prima: I CINESI SONO TUTTI UGUALI e` molto semplice da contestare ma anche da spiegare. Quando incontriamo una persona di altra razza, la prima cosa che notiamo e` la diversita` piu` evidente: il colore della pelle, la forma degli occhi, l`altezza, la corporatura. Tutto il resto passa in secondo piano, non e` oggetto della nostra attenzione. Soprattutto se non ci soffermiamo a guardare, a parlare. Soprattutto se appena vediamo l`uomo nero, giriamo lo sguardo da un`altra parte. Soprattutto quando raramente ci capita di vedere gente proveniente da altri paesi. Ora, qui, sono io il diverso e quindi I cinesi mi percepiscono semplicemente come occidentale, uguale a tutti gli altri occidentali. A dire la verita` io mi diversifico per una particolarieta` piuttosto rara tra loro ed anche tra gli occidentali in giro da queste parti: porto una folta barba incolta. Quindi sono riconoscibile e diverso dagli altri. Subito non lo avevo notato, ma dopo un po` ho visto che ero osservato un po` da tutti, in particolare dai bambini che appena mi vedevano non mi toglievano piu` gli occhi da dosso. Loro, I bambini, non si preoccupano di guardare cio` che li interessa, non si fanno stupidi scrupoli. Da quando l`ho capito, mi diverto a sorridergli e a parlargli, sempre se chi li accompagna sta al gioco Una delle ragazze che lavora alla hall del Sevendaysinn, ogni volta che entro o esco dall`albergo, mi fa dei gran sorrisi e mi dice cut cut facendo cenno di tagliare la barba. Beh, veramente la mia barba si e` fatta troppo lunga, ma la tagliero` al mio ritorno in Italia. Fatta questa lunga parentesi, che semplicemente voleva sottolineare che quasi tutti I cinesi hanno pochissimi peli addosso, a parte che in testa, accidenti!, volevo anche dirvi che in Cina ci sono solo abitanti! Ben 56 diverse etnie, ma la piu` diffusa e` sicuramente l`etnia HAN. Possono essere tutti uguali? Anche all`interno dell`etnia HAN ogni cinese ha ovviamente I suoi connotati unici e particolari. Quando li incontri tutti I giorni, vedi perfettamente la ragazza carina, quella bella, quella brutta, quella alta, quella bassa, quella minuta (la maggioparte), quella in carne, quella col grugno, quella sorridente, quella con ghi occhi piccoli, quella con gli occhi grandi, con il viso ovale. Con il viso piatto, quella con la camminata particolare, ecc ecc Ovviamente questo vale anche per gli uomini, anche se attirano meno la mia attenzione. La seconda: I CINESI SI CHIAMANO TUTTI UGUALE questa non e` completamente infondata ma occorre spiegarla. I cognomi cinesi piu` diffusi sono pochi. Da studi fatti sembra che con 19 cognomi si copre il 50% della popolazione. Se poi a cio` aggiungiamo il fatto che la maggior parte dei cognomi sono

2 monosillabici e l`altra parte sono bisallabici, la frittata e` fatta! I nomi invece sono invece un po` piu` variati, ma con quanti ne sono e` inevitabile che ci siano molte omonimie. Spiegato molto sommariamente questo aspetto mi vorrei soffermare su un modo di fare piuttosto diffuso che mi ha colpito. Nel libro che abbiamo letto e commentato nel gruppo di lettura delle GASDOTTE (!), Kafka sulla spiaggia di un autore giapponese di cui non ricordo il nome, si parla di Nakata. Nakata aveva avuto uno strano incidente da giovane e da allora non ricordava piu` niente del proprio passato, non riusciva piu` a leggere ne` a scrivere, si definiva stupido. Quando incontrava un gatto, lo salutava e subito chiedeva se poteva chiamarlo Signor Komatzu, oppure Signor Shimano, Signor Ashino,...e cosi` via. I gatti rimanevano stupiti non tanto dal fatto che un uomo potesse parlare con loro e comprendere il loro linguaggio, ma che avesse la necessita` di dar loro un nome. Noi ci riconosciamo dagli odori, dalle forme, non ci serve un nome dicevano. E Nakata si scusava con loro, dicendo che poiche` era stupido, il nome gli serviva per ricordarsi di loro. Ebbene, quasi tutti gli occidentali ribattezzano i loro interlocutori cinesi abituali, con un nome americanizzato o occidentale, e senza chiedere loro il permesso. Prendendo spunto dal suono del loro vero nome, o da chissa` cos`altro, li battezzano Lily, Sanny, Jeff e cosi` dicendo. I cinesi accettano supinamente questo fatto e si adeguano. Anzi oramai molti associano al loro vero nome, un nome occidentalizzato che non ha riscontri anagrafici. La terza: I CINESI NON MUOIONO MAI ovviamente muoino anche loro, ma l`evento morte viene vissuto in modo diverso rispetto a noi. Roberto Saviano in Gomorra scrive: Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l uno sull altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l uno con l altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese. Questo e` la morte per i cinesi clandestini in Italia. Ma c`e` anche una morte piu` normale. Considerate che in Italia non ci sono molti cinesi vecchi e quindi l`evento morte non e` diffuso. In ogni caso nelle comunita` cinesi piu` folte, la morte colpisce comunque. Nella maggior parte dei casi, i parenti e gli amici raccolgono i fondi necessari per il rimpatrio del defunto, magari attingendo dal gruzzolo che il defunto aveva da parte. In altri

3 casi viene scelto di inumare la salma in un cimitero italiano, non senza qualche mugugno da parte di qualche benpensante nostrano, che non vede di buon occhio l`intrusione cinese anche nei nostri cimiteri. Poi c`e` l`orrore della pena capitale. (da Wikipedia) Secondo Amnesty International 1], sebbene in mancanza di dati oggettivi che, secondo la stessa Ong, il paese ha più volte rifiutato di diffondere, la Cina è il paese col maggior numero (migliaia") di esecuzioni capitali, seguita dall'iran. È stato di contro sostenuto che una piena conoscenza del fenomeno è impossibile, sia a causa del forte controllo governativo sull'informazione, sia a causa della struttura non centralizzata (almeno a questi fini) del sistema giudiziario nazionale, essendo le pene capitali irrogate autonomamente da tribunali la cui giurisdizione è paragonabile per estensione e abitanti ad una media regione italiana. La maggior parte delle informazioni derivano infatti da studi di organizzazioni non governative come Amnesty o Nessuno tocchi Caino e i dati sono assai differenti tra i rapporti pubblicati dalle varie organizzazioni. Applicazione della pena di morte Queste sono le esecuzioni rese pubbliche dai tribunali cinesi o dal partito e pubblicate da Amnesty International: 1993: condanne, di cui eseguite 1994: condanne, di cui eseguite 1995: condanne, di cui eseguite 1996: condanne, di cui eseguite 1997: condanne, di cui eseguite 1998: condanne, di cui eseguite 1999: condanne, di cui eseguite 2000: condanne, di cui eseguite 2001: condanne, di cui eseguite 2002: condanne, di cui eseguite 2003: condanne, di cui 726 eseguite 2004: condanne, di cui eseguite Questi dati sono incompleti, perché in Cina la pena di morte è un segreto di Stato e i tribunali pubblicano solo parte delle sentenze. Il numero di esecuzioni riferito da Chen Zhonglin (delegato del Congresso Nazionale del Popolo nel marzo 2004) è di circa all'anno e dal 1998 al 2001, durante la campagna "colpire duro" erano state giustiziate persone, ovvero all'anno. Successivamente sono trapelate altre notizie: il 27 febbraio 2006 viene riferito che avvengono esecuzioni all'anno; il 15 marzo 2007 Liu Jiachen, ex parlamentare, dice che il numero di condanne a morte nel 2006 in Cina è il più basso degli ultimi 10 anni; il 7 giugno 2007 John Kamm,

4 presidente della fondazione Dui Hua annuncia che le esecuzioni negli ultimi anni sono diminuite del 40% circa (probabilmente dal 2001, quando Pechino è stata decisa sede delle Olimpiadi) per un totale di circa all'anno (evitando, di conseguenza, l'uccisione di persone), mentre rispetto a 10 anni prima sono diminuite addirittura del 50% (erano dunque all'anno); il giorno seguente il presidente della Corte suprema del popolo cinese rende noto che le esecuzioni nei primi 5 mesi dell'anno sono state inferiori del 10% rispetto agli stessi del 2006; il 28 marzo 2008 la fondazione Dui Hua riferisce che le persone giustiziate nel 2007 sono state circa 6.000, ovvero il 25/30% in meno rispetto al Ma come viene vissuta tutti i giorni la morte in Cina? Credo che venga vissuta come nel resto del mondo, cambiano i riti, l`esternazione del dolore, ma siamo gli stessi esseri umani. Lo stato cinese si dice ufficialmente ateo. In effetti la grande maggioranza dei cinesi non professa una fede religiosa, quindi i riti funebri sono legati solo alla tradizione e magari neanche a quelli, rimane solo la stima e il rispetto alla persona defunta. Lili, la mia collega cinese ma il suo vero nome e` Xu, mi ha raccontato la morte del nonno, vissuto fino a tarda eta`. Era un momento atteso, stava nell`ordine delle cose, tutti erano preparati all`evento. Il nonno di Lili viveva in un villaggio rurale nell`interno della Cina. Gente semplice, povera. La cerimonia e` stata essenziale, sobria. Un piccolo corteo di parenti e conoscenti, a piedi, hanno accompagnato il feretro in una zona isolata, non in un cimitero, e lo hanno seppellito. Ad Hong Kong ho visto un cimitero che assomigliava ai nostri, ma con una diversita`: si sviluppava essenzialmente in altezza, come le loro tower! Mi dispiace, ma non so dirvi di piu` sull`argomento che sia frutto della mia breve esperienza cinese. Ho fatto una breve ricerca internet e l`articolo che mi e` sembrato piu` esaustivo e` quello che segue: In Cina coesistono una moltitudine di etnie che differiscono tra loro nel rispetto delle tradizioni culturali e nella professione della fede; alcuni gruppi costituiscono minoranze etniche (Baoan, Drung, Deang,...), mentre altri formano quasi intere popolazioni (Han, Mongoli, Zhuang,...). I cinesi rivolgono il proprio interesse in misura maggiore verso la vita pratica piuttosto che verso la cura dell'anima dopo la morte; ciò si spiega nella concezione che hanno della

5 figura di Dio, equiparato al mondo della natura. La storia religiosa cinese, d'altronde, non ha mai avuto importanti apostoli, né martiri o redentori ed è per questa ragione che nei secoli è andata consolidandosi l'idea che l'uomo, in origine, sia un essere buono, in grado di raggiungere la propria salvezza attraverso la conoscenza della natura umana. Tuttavia al giorno d'oggi in Cina il culto religioso è professato da una corposa parte della popolazione; i cinesi si dividono principalmente in taoisti, buddisti, confuciani, oltre ad una piccola minoranza di cristiani. Queste religioni attribuiscono un valore importante al culto dei morti e ai riti funebri che accompagnano l'anima del defunto nell'aldilà I funerali cinesi, in genere, sono meticolosi e seguono cerimonie specifiche a seconda del credo religioso, ma tutti sono accomunati dalla caratteristica di non essere lugubri; il colore del lutto, infatti, non è il nero bensì il bianco, ovvero l'assenza di colore. Quando una persona muore, sulla porta della casa in cui viveva vengono appesi fogli quadrati di carta bianca, mentre sulle porte delle abitazioni dei vicini sono affissi foglietti rossi, simbolo della felicità di una vita che non si è spezzata, ma che continua nell'oltretomba. Corone di fiori, incenso, candele e lanterne di carta costituiscono uno scenario emozionante all'interno del quale si svolge la processione dei parenti del morto. I congiunti, vestiti di bianco, accompagnano la bara verso il luogo della sepoltura, generalmente il tempio, al suono del gong, dei violini a due corde e dei tamburi. Le note della solenne marcia funebre accompagnano i funerali ufficiali celebrati in occasione della morte di personaggi illustri. La tradizione vuole che fuochi di artificio vengano fatti esplodere con lo scopo di allontanare gli spiriti maligni e che modellini di carta a forma di case, automobili e denaro vengano costruiti e bruciati al fine di agevolare il passaggio dell'anima attraverso i dieci tribunali dell'aldilà. Nell'estremo Oriente della Cina, invece, il lancio di aquiloni a forma di uccelli o di draghi è utilizzato per tenere lontani gli esseri malvagi. Prima dell'inumazione una giovane donna, vestita con un costume bianco a frange rosse, danza in prossimità della bara per regalare al defunto un ultimo piacevole ricordo di felicità della vita terrena. Secondo i cinesi la giada possiede poteri speciali e benevoli ed è per questa ragione che talvolta i morti vengono seppelliti con dischi di giada a forma di mandorla sugli

6 occhi. Per quanto concerne la deposizione della salma presso il luogo sacro, di solito si ricopre la bara con una tavola sulla quale viene successivamente incollata la foto del defunto, viene scritto il nome e soprattutto indicato lo stato sociale occupato in vita, in quanto ancora oggi la società cinese si fonda su una radicata tradizione che prevede la divisione in classi sociali ben definite. Analizzando in maniera più specifica alcuni rituali delle cerimonie funebri cinesi, possiamo riferire della concezione, tipicamente confuciana, dell'anima dopo la morte; per coloro che seguono questo credo l'anima di un defunto si divide in tre parti: una sale in cielo, una seconda rimane nella tomba per accogliere i sacrifici e le offerte di cibo che parenti ed amici vorranno concederle e infine una terza viene localizzata nella tavoletta del tempio. Questa anima può trasformarsi in uno spirito benevolo o malvagio a seconda del suo comportamento durante la vita terrena e degli onori donati dai parenti nel corso delle cerimonie funebri; di conseguenza, più sentiti e sontuosi sono i riti commemorativi, più probabilità avrà l'anima di accedere in tempi brevi al mondo degli spiriti buoni e di portare, in tal modo, beneficio ai propri congiunti rimasti ancora in vita. Secondo una antica tradizione taoista, ancor oggi praticata, i riti funebri cominciano all'interno della casa del defunto, ovvero prima del funerale: quando una persona muore nella propria abitazione, occorre coprire tutti gli specchi perché l'anima potrebbe afferrare il riflesso di una persona viva e portarlo con sé nell'aldilà. Il sacrificio degli animali, in particolare di bufali o di buoi, è praticato in occasione dei rituali funerari soprattutto nella Cina meridionale (Yunnan). Il bufalo rappresenta un mezzo per mediare tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti ancestrali; la sua

7 carcassa è tradizionalmente divisa in trentasei porzioni sacramentali e la carne è poi distribuita ai presenti, seguendo un ordine stabilito in base alla posizione sociale occupata dai partecipanti alla cerimonia. Confucianesimo e taoismo sono oggi le religioni più diffuse tra le comunità cinesi in Italia; le esperienze religiose della Cina riescono a integrarsi in maniera positiva nel nostro Paese dove sono sorte anche chiese e comunità cristiane di lingua cinese. Maestri cinesi, che professano la religione taoista o confuciana, guidano gli immigrati appena giunti, organizzando incontri periodici al fine di diffondere il proprio credo. La presenza massiccia dei cinesi in Italia è caratterizzata anche dall'organizzazione in alcune società segrete che troppo spesso nascondono bande criminali, le cui radici affondano in una antica e nostalgica tradizione religiosa; eppure ancora oggi si registra l'assenza di funerali e di segnali che possano indicare il lutto di questa comunità. In realtà, negli anni si è ipotizzato che i cinesi deceduti in Italia vengano fatti sparire subito, in modo da poter riciclare i documenti e rivenderli ai clandestini che, il più delle volte, appartengono a clan mafiosi. Questa tecnica è ulteriormente facilitata dal fatto che i cinesi hanno tratti somatici molto simili e che i loro ideogrammi risultano incomprensibili a noi occidentali. Il riciclaggio dei documenti è praticato dalle triadi mafiose che utilizzano sigilli e timbri falsi allo scopo di posizionare nuovi elementi nelle cosche. I cinesi, inoltre, non temono affatto la giustizia italiana, chiamata da loro in codice "testa di tigre" o "coda di serpente", poiché ritengono che non vi sia una adeguata corrispondenza tra il reato commesso e la pena subita. Il proselitismo che la popolazione cinese ha imposto fino ad oggi in tutto il mondo attraverso la diffusione della cucina e dei prodotti low-cost non trova al momento eguale riscontro nella professione delle credenze religiose e dei relativi riti funebri; probabilmente ciò si deve al fatto che la fede del popolo cinese non è poi così profonda e che alla fine a prevalere sono sempre le esigenze materiali della vita quotidiana. CLAUDIA GRASSI Sono riuscito a sfatare qualche luogo comune sui cinesi? Non ho la pretesa di aver soddisfatto tutte le vostre aspettative, ma almeno ci ho provato. Il vostro agente GF.cn.

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