Famiglia modello di una società giusta

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1 Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n Copia 1,00 Copia arretrata 2,00 L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLV n. 153 (46.991) Città del Vaticano giovedì 9 luglio Papa Francesco in Ecuador indica la strada per passare dalla competizione alla solidarietà Famiglia modello di una società giusta Il mondo è un prestito ricevuto dalle generazioni future alle quali dobbiamo restituirlo migliorato y(7ha3j1*qsskkm( +\!"!/!"!}! Come a casa Un incontro con il clero, le suore, i religiosi e i seminaristi conclude la visita papale in Ecuador, tre giorni che hanno fatto sentire il Pontefice come a casa. A dirlo è stato lui stesso nella mirabile chiesa di San Francisco, cuore barocco di Quito, subito dopo aver ricevuto le chiavi della capitale. Nell antico edificio sacro è visibilmente condensato ha detto il Papa ai rappresentanti della società civile un esteso dialogo della storia del Paese, intessuto di successi ed errori, ma questo amalgama «irradia tanta esuberanza» da permettere di guardare al futuro con speranza. Il medesimo sguardo lucido e al tempo stesso positivo ha unito tutti gli appuntamenti di una giornata aperta da un lungo e affettuoso incontro con i vescovi dell Ecuador, poco prima della messa per l evangelizzazione dei popoli nell enorme parco intitolato al Bicentenario dell indip endenza. Occasioni entrambe che hanno confermato come il tratto più caratteristico di Bergoglio sia la dimensione missionaria, riassunta efficacemente in quella gioia di annunciare il Vangelo che ha dato il nome al primo grande documento del pontificato. Parlando a quasi un milione di fedeli, il Papa ha disegnato una visione unitaria e concreta della sfida che i cristiani hanno di fronte. In un mondo ferito dal peccato che si manifesta nelle guerre, nella violenza, nell individualismo, negli egoismi la risposta deve assumere il difficile carico dell unità con la «proposta di riconoscere l altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, di stringere legami». Da parte di una Chiesa in stato di missione per vivere e testimoniare il Vangelo nel mondo e al suo interno: è questa la nostra rivoluzione, ha esclamato il Pontefice. La parabola del seminatore ha poi dato lo spunto a Papa Francesco per parlare a docenti e studenti nella sede della Pontificia università cattolica dell Ecuador di un nodo cruciale, l educazione, che ha presentato nella prospettiva del compito affidato da Dio secondo il racconto biblico di coltivare e custodire la creazione. Sullo sfondo dell enciclica appena pubblicata, Bergoglio ha ripetuto che l intero creato è un dono che deve essere condiviso, «spazio che Dio ci dà, per costruire con noi, per costruire un noi», contrastando ogni esclusione e sviluppando uno spirito critico e libero che sia capace di prendersi cura del mondo di oggi. E incontrando nella cornice unica di San Francisco i rappresentanti della società civile il Pontefice ha ancora una volta descritto a tratti improvvisando con grande efficacia il ruolo insostituibile della famiglia, che ha presentato come modello per i rapporti nella società in tre dimensioni decisive: gratuità, solidarietà, sussidiarietà. Scelte di vita poco prima illustrate soprattutto dalla testimonianza semplice e commovente di una catechista ottantacinquenne, Imelda Caicedo Vega, e da un raffinato brano di musica contemporanea, eseguito da un gruppo affiatatissimo di persone disabili e concluso dalla corsa di due bimbe orchestrali nelle braccia di un Papa visibilmente commosso. g. m.v. Accordo in cinque giorni o fuori dalla moneta unica mentre Tsipras torna a chiedere il taglio del debito Ultimatum europeo alla Grecia BRUXELLES, 8. Senza un accordo domenica sera, Atene sarà fuori dall euro. La posizione dell Unione europea è durissima nei confronti della Grecia. Inoltre come risultato dal vertice di Bruxelles per la prima volta i Governi europei paiono compatti in questa decisione. Nessuno ha intenzione di cedere alla richiesta ellenica di un prestito ponte da sette m i l i a rd i. Davanti al Parlamento Ue, oggi, Tsipras è nuovamente passato all attacco. «Chiedo un taglio del debito per poter essere in grado di restituire i soldi: ricordo che il momento di massima solidarietà nella Ue è stato nel 1953 quando venne tagliato il sessanta per cento del debito tedesco, dopo la guerra». Se avessi voluto trascinare la Grecia fuori dall e u ro ha aggiunto «non avrei fatto le dichiarazioni che ho fatto dopo il referendum: non ho un piano segreto per l uscita dall euro e vi sto parlando davvero con il cuore in mano». La situazione greca «non dipende dagli ultimi cinque mesi di Governo, ma dagli ultimi cinque anni durante i quali gli aiuti non sono stati efficaci. Da nessuna parte l austerity è stata così dura e lunga» ha detto Tsipras. «La mia patria è stata trasformata in un laboratorio di austerità, ma l esperimento è fallito. I soldi degli aiuti non sono mai arrivati ai cittadini, ma solo alle banche». Ora la Grecia e le istituzioni europee Primi colloqui ufficiali tra Governo di Kabul e talebani Prove di dialogo ISLAMABAD, 8. Una delegazione del Governo afghano ed emissari degli insorti talebani si sono incontrati in Pakistan nel tentativo di dare il via a «un processo di pace e riconciliazione» e hanno concordato di rivedersi di nuovo al termine del Ramadan. L annuncio dei primi colloqui ufficiali è stato fatto ieri dallo stesso presidente afghano, Ashraf Ghani. L incontro tra gli emissari è avvenuto a Murree, a circa 60 chilometri da Islamabad, è cominciato ieri sera ed è andato avanti fino alle tre del mattino. Erano anche presenti, come osservatori, rappresentanti di Stati Uniti, Cina e Pakistan. In una dichiarazione conclusiva resa nota dal ministero degli Esteri pakistano è stato espresso «il desiderio unanime di portare la pace in Afghanistan». Negli ultimi mesi ci sono stati diversi incontri informali (a maggio in Qatar e poi in Cina e in Norvegia), ma questa è stata la prima volta che il Governo di Kabul ha ammesso pubblicamente l avvio di un dialogo diretto. Nei precedenti incontri, i talebani avevano chiesto una revisione della Costituzione e l uscita delle truppe straniere dal Paese come condizione per iniziare un dialogo che permetta di porre fine a un conflitto che va avanti da tredici anni. Un anziano osserva la scena di un attentato a Kabul (Afp) Il modello è la famiglia, luogo dove le relazioni umane non si basano «sulla competizione che produce lo scarto» ma sulla gratuità, sulla solidarietà e sulla sussidiarietà. È questa la strada indicata da Papa Francesco «hanno la responsabilità storica di trovare nei prossimi giorni un compromesso che eviti una rottura storica». La crisi è in realtà «un problema europeo per il quale serve una soluzione europea». Dopo l incontro di ieri a Bruxelles, dove Tsipras si è presentato senza un piano di riforme, trapela una moderata fiducia sull esito della trattativa. «Senza l interruzione dei negoziati avremmo raggiunto un intesa: la Commissione Barroso non ha mai svolto confronti diretti come abbiamo fatto noi. Prima erano i tecnocrati a trattare, oggi i commissari, compreso il presidente» ha detto oggi il capo della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. «Siamo preparati al peggio ma speriamo nel meglio» dicono fonti della Commissione. «Il presidente Juncker vuole che la Grecia resti nell euro. Ma la responsabilità è in mano al Governo g re c o». Ragioniamo «per una soluzione di medio periodo, altrimenti non risolviamo nulla» ha detto il ministro dell Economia italiano, Pier Carlo Padoan. «Accanto a un cantiere per la Grecia serve un cantiere per l Europa e l Italia è in prima fila per entrambi i cantieri» ha aggiunto il ministro. La crisi greca mostra che «occorre sfuggire alla logica dell emergenza e chiedersi quale Europa si vuole: il vero dilemma non è austerità sì, austerità no, ma come tradurre in pratica l obiettivo della crescita e dell o ccupazione». Secondo il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, un accordo con la Grecia è «possibile e necessario», ma tutto dipende dalla capacità di presentare proposte credibili agli occhi dei partner dell e u ro z o n a. Sulla questione greca ha spiegato il ministro dell Economia francese, Michel Sapin «abbiamo di fronte cinque giorni decisivi», che cominceranno «dalle proposte greche, che è d altra parte il metodo normale». Secondo Sapin, «sta ai greci formulare delle proposte, analizzando loro stessi il senso del risultato del referendum». Ciò nonostante «il mio sentimento, avendo incontrato il nuovo ministro dell Economia, è che ci sia la forza per arrivare a un compromesso». Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha detto di attendere per domani, giovedì, il piano di Atene. «Dopo il summit abbiamo tempo fino alla fine della settimana per decidere il terzo programma di aiuti. Per farlo abbiamo bisogno dei piani del Governo greco. C è bisogno di una soluzione molto in fretta». Il governatore della Banca centrale austriaca, Ewald Novotny, cerca però di tranquillizzare i agli esponenti della società civile dell Ecuador autorità politiche, imprenditori, operai, artigiani, sindacalisti, rappresentanti di gruppi etnici e movimenti sociali incontrati nella serata di martedì 7 luglio, a conclusione della terza giornata del viaggio nel Paese andino. A loro il Pontefice ha rivolto un discorso di ampio respiro, tutto centrato sulla necessità di ridefinire il volto della società e la fisionomia delle relazioni umane «a partire dall esperienza della vita familiare». Dove, secondo Francesco, le persone vengono educate ai «valori fondamentali dell amore, della fraternità e del reciproco rispetto, che si traducono in valori sociali essenziali». In particolare il Papa ha ricordato la gratuità, che «non è un complemento ma un requisito necessario» per passare da una giustizia economica a un autentica giustizia sociale «che difende il diritto fondamentale dell individuo a una vita degna». Per il Pontefice occorre lavorare a una società inclusiva, fondata sulla partecipazione di tutti e sulla solidarietà intergenerazionale, per sottrarre il futuro di bambini, giovani e anziani ai «servitori dell egoismo, del dio denaro che sta al centro di un sistema che ci schiaccia tutti». In un autentica democrazia ha ricordato «ciascuna delle forze sociali, i gruppi indigeni, gli afro-ecuadoriani, le donne, le aggregazioni civili e quanti lavorano per la collettività nei servizi pubblici, sono protagonisti essenziali» e non semplici «spettatori». In precedenza Francesco aveva incontrato i rappresentanti del mondo della scuola e dell università, ai quali aveva rivolto un forte appello in favore del creato, con la raccomandazione di coniugare sempre tutela dell ambiente naturale e difesa dell ambiente umano. «Non possiamo continuare a girare le spalle alla nostra realtà, ai nostri fratelli, alla nostra madre terra» aveva esortato, ricordando che «non basta fare analisi, descrivere la realtà; è necessario dar vita ad ambiti, a luoghi di ricerca vera e propria, a dibattiti che generino alternative ai problemi esistenti, specialmente oggi, che è necessario andare al concreto». Un richiamo riecheggiato anche in mattinata, durante la messa nel parco del Bicentenario a Quito, con l invito a dar vita a un evangelizzazione capace di trasformare il mondo con la sua carica «rivoluzionaria». San Francesco con le ali Il sesto sigillo PAGINE 6-8 PIETRO MESSA A PA G I N A 4 mercati: «La Grecia è un caso speciale ma non vedo rischi di contagio e dunque per Ue e Bce c è più libertà di azione». Di una soluzione tempestiva, in ogni caso, la Grecia ha un bisogno disperato: l economia è ormai sull orlo della catastrofe, come testimoniano in molti. Il ministero delle Finanze ha smentito le voci secondo le quali lo Stato si appresterebbe a pagare in cambiali pensioni e stipendi pubblici, ma nel Paese ormai non si pagano più tasse e bollette e i fornitori internazionali accettano solo pagamenti in contanti. «Senza un accordo domenica prossima, il Paese rischia il caos, ci possono essere scontri» ha detto il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, che è anche membro del consiglio dei governatori della Banca centrale europea. Noyer si è poi soffermato sulla situazione delle banche: «Impossibile che possano operare normalmente fino a quando non tornerà la fiducia, ci sarebbe un immediata corsa agli sportelli». Questa mattina, intanto, il fondo salva-stati Ue ha ricevuto la richiesta di un nuovo piano di aiuti da parte della Grecia, che dovrà essere valutata nelle prossime ore. NOSTRE INFORMAZIONI Provvista di Chiesa Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Sobral (Brasile) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor José Luiz Gomes de Vasconcelos, finora Vescovo titolare di Canapio e Ausiliare di Fortaleza.

2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 9 luglio 2015 Un display mostra le quotazioni alla Borsa di Hong Kong (Ap) Entro il 2015 i primi finanziamenti della nuova Banca per lo sviluppo dei Brics In Russia la sfida dei Paesi emergenti Leader comunista vietnamita incontra Obama alla Casa Bianca WASHINGTON, 8. Quaranta anni dopo la fine della guerra del Vietnam e venti anni dopo l avvio di formali relazioni tra Washington e Hanoi, il presidente Barack Obama ha accolto ieri alla Casa Bianca il segretario generale del partito comunista vietnamita, Nguyen Phu Trong, per un incontro definito storico, ma anche strategico per contrastare l aumento dell influenza cinese nella regione. Nel corso del faccia a faccia nello Studio Ovale, i due leader hanno discusso di vari argomenti, tra cui il rafforzamento della cooperazione nei campi della scienza, della tecnologia, della lotta ai cambiamenti climatici, della sanità e della sicurezza. E naturalmente hanno parlato del Ttp (Trans-Pacific Partnership), l accordo commerciale con 12 Paesi dell area del Pacifico. I due leader hanno affrontato anche le loro divergenze, ad esempio in tema di diritti umani, ha detto lo stesso Trong. E anche Obama ha affermato che sulla questione ci sono ancora differenze, ma nello stesso tempo anche tanti punti in comune. Il colloquio alla Casa Bianca si è concluso con un invito formale al presidente degli Stati Uniti per una visita ufficiale in Vietnam, e questo, ha commentato Obama, «è indicativo dei notevoli progressi che ci sono stati nelle relazioni tra i nostri due Paesi negli ultimi vent anni». Vertice a Ufa dei cinque Paesi del Brics (Reuters) ROMA, 8. Nuova tragedia dell immigrazione nel Mediterraneo. Almeno 17 persone risultano disperse nell affondamento di un barcone che trasportava tra i 33 e i 37 migranti nel mar Egeo, al largo delle isole greche di Farmakonisi e Agathonisi. I mezzi di soccorso turchi e greci secondo fonti di stampa hanno salvato soltanto 16 persone. Il ministero della Marina ellenica ha precisato che «si cercano tra le 17 e le 21 persone». Le nazionalità dei migranti non sono ancora state rese note. Ieri intanto, con una cerimonia funebre multireligiosa, Catania ha dato l estremo saluto a tredici migranti morti nel naufragio del 18 aprile scorso che avrebbe causato la morte di settecento persone nel Canale di Sicilia. E mentre nel capoluogo etneo copti, musulmani e cattolici si stringevano attorno a 13 bare, da Siracusa giungeva un altra storia terribile legata al dramma dell immigrazione: in Libia alcuni profughi sarebbero stati lanciati dal quarto piano di un edificio dai trafficanti perché non avevano il denaro sufficiente per pagare la traversata verso le coste italiane. È questo il destino toccato a due giovani nigeriani di 20 e 23 anni che, malgrado questo trattamento, sono riusciti a partire per poi essere salvati su un barcone nel Canale di Sicilia. Furto in un arsenale francese PARIGI, 8. Antiterrorismo e servizi in stato di allerta in Francia, dove lo scorso fine settimana ignoti si sono introdotti nel deposito di munizioni dell esercito, a Miramas, nella regione di Marsiglia, e hanno rubato un enorme quantitativo di esplosivi, bombe e materiale utilizzabile per attentati dinamitardi. Sul furto il ministero della Difesa ha ordinato un indagine interna, con una valutazione dello stato di protezione dei depositi militari. MOSCA, 8. Il presidente sudafricano, Jacob Zuma, è stato il primo tra i leader dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e dell O rganizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco) ad arrivare a Ufa, capitale della Repubblica di Baschiria 1567 chilometri da Mosca dove oggi si apre il doppio summit delle due organizzazioni, presiedute entrambe dalla Russia, che con l evento punta a ribadire che la crisi ucraina l ha tutt altro che isolata. A Ufa non sono stati invitati né gli Stati Uniti né l Unione europea. Zuma è arrivato ieri sera, mentre questa mattina è atterrato il presidente del Tadjikistan, Emomali Rahmon, membro della Sco. Gli altri rappresentanti dei Brics il presidente cinese, Xi Jinping, il premier indiano Narendra Modi (che arriva da Astana, dove ha incontrato il capo di Stato del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, firmando 26 progetti di cooperazione) e la presidente brasiliana, Dilma Rousseff sono attesi in giornata. Per tutti, il primo appuntamento è in serata la cena informale dei Brics, offerta dal presidente russo Vladimir Putin. Ma i lavori inizieranno già nel pomeriggio con gli incontri bilaterali, tra cui il più atteso è quello tra Xi e il leader del Cremlino, il quale sempre oggi vedrà anche Modi, Rahmon, Zuma e il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko. Insieme a Russia, Kazakhstan e Armenia, la Bielorussia fa parte dell Unione economica eurasiatica, altra organizzazione chiamata a partecipare ai vertici di Ufa. Tra i bilaterali su cui sono puntati i riflettori anche quello del capo di Stato russo con l omologo iraniano Hassan Rohani, previsto per domani e in cui secondo quanto riferito da fonti ufficiali si discuteranno i progressi dei negoziati sul nucleare in corso a Vienna; ma anche il faccia a faccia tra Modi e il premier pakistano, Nawaz Sharif, che si terrà venerdì a margine del summit della Sco, che per la prima volta dal 2001 procederà con l avvio della procedura di adesione proprio delle due potenze nucleari rivali. Fanno parte della Sco: Cina, Russia, Kyrgyzstan, Kazakhstan, Tadjikistan e Uzbekistan, mentre Afghanistan, India, Iran, Mongolia e Pakistan vi hanno status di osservatori. E, intanto, la nuova Banca per lo sviluppo dei Brics inizierà a finanziare i suoi primi progetti entro la fine dell anno. Lo ha annunciato il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, alla vigilia dell apertura ufficiale dei vertici a Ufa. Con la riforma del Fondo monetario internazionale in stallo, i Brics avevano già annunciato di voler creare entro il 2016 una banca di sviluppo multilaterale, come alternativa all Fmi e alla Banca mondiale per sostenere le proprie economie. Nella riunione dei ministri dell Economia e del Commercio dei Brics svoltasi ieri a Mosca i cinque Paesi si sono impegnati a una maggiore cooperazione nel settore delle piccole e medie imprese. Almeno diciassette migranti dispersi nel naufragio di un barcone Tragedia nell Egeo Il Parlamento ungherese approva la costruzione della barriera TIRANA, 8. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, è attesa oggi e domani nei Balcani per una missione in Albania, Serbia e Bosnia ed Erzegovina. L obiettivo è quello di avvicinare questi Paesi balcanici all Unione europea. Con le autorità di Belgrado Merkel affronterà in particolare il tema delicato dei rapporti tra Serbia e Kosovo. In Bosnia ed Erzegovina il cancelliere tedesco incontrerà anche le madri delle vittime del massacro di Sreb re n i c a. Nel frattempo, sul piano politico, il Parlamento ungherese ha approvato il disegno di legge che prevede la costruzione di un muro alto quattro metri al confine con la Serbia per fermare l arrivo di migranti illegali. Il premier ungherese, Viktor Orbán, ha giustificato il progetto sostenendo che «difendendo l Ungheria dagli immigrati illegali, difendiamo anche l Unione europea». Per Orbán, il via libera è «un messaggio ai migranti: questa non è la tua patria e sarai espulso». Il via libera di Budapest è arrivato ieri sera e la controversa legge prevede, Migranti nel campo profughi di Debrecen in Ungheria (Ansa) Missione del cancelliere tedesco in tre Paesi balcanici Crolla la Borsa cinese Se Shanghai fa più paura di Atene PE C H I N O, 8. La crisi che non t aspetti. Sedute in profondo rosso per le Borse asiatiche: ieri Tokyo ha fatto segnare un calo del tre per cento, Hong Kong del 4,9, Shanghai del 5,4 e Shenzhen del 2,54. Oggi il registro si è ripetuto: Shanghai ha chiuso con un ribasso del 5,9, Shenzhen del 2,94, Hong Kong addirittura dell otto per cento e Tokyo oltre il tre. Sui listini dicono gli analisti pesano certamente i timori legati oltre la costruzione di una barriera di filo spinato al confine con la Serbia, anche l espulsione degli immigrati dal Paese con una procedura accelerata. La norma è stata approvata con i voti della maggioranza governativa e gli estremisti nazionalisti di Jobbik. A tal proposito, il premier serbo, Alexandar Vučić, ha annunciato ieri che parteciperà sabato alle cerimonie di commemorazione per le vittime del massacro di Srebrenica nel ventesimo anniversario della strage di ottomila musulmani bosniaci da parte delle forze serbo bosniache nell enclave protetta dai caschi blu delle Nazioni Unite. Di recente Mosca ha bloccato al Consiglio di sicurezza dell Onu, una bozza di risoluzione in cui si parlava del massacro come di un genocidio (un termine peraltro sancito dalla Corte internazionale di giustizia nel 2007). «Andrò a Srebrenica con orgoglio e rappresenterò una Serbia capace di ammettere che alcuni individui hanno commesso dei crimini», ha dichiarato Vučić respingendo però l idea di una «colpa collettiva». I responsabili del massacro «hanno dei nomi: noi condanniamo tutti i crimini orrendi commessi e processeremo tutti i criminali che li hanno commessi. È arrivato il momento di dimostrare che siamo pronti alla riconciliazione». alla possibile uscita della Grecia dalla moneta unica, ma non solo. In cima ai timori degli investitori regionali sta andando proprio la Cina, di cui si teme un più accentuato rallentamento economico. Ripetute misure del Governo non sono infatti riuscite ad arrestare la fase di smottamento dei mercati azionari che ha già provocato una contrazione di circa il trenta per cento a partire dalla metà di giugno. E consiglia prudenza sottolineano gli esperti anche l imminente avvio della stagione di comunicazione degli utili aziendali negli Stati Uniti, che inizierà stasera con la pubblicazione dell ultimo bilancio dell azienda Alcoa. Come detto, a fronte degli scossoni in Borsa le autorità cinesi avevano annunciato una serie di misure di sostegno. Il Governo aveva ordinato alle compagnie statali di comprare azioni, aumentato la quantità di azioni che le compagnie di assicurazioni possono acquistare e aveva poi promesso di continuare a fornire liquidità a credito agli investitori. Dopo una crescita del 150 per cento in un anno a partire dalla metà del 2014, dai primi di giugno di quest anno è iniziato nelle Borse di Shanghai e Shenzhen un crollo che appare ormai inarrestabile, che ha colpito soprattutto i piccoli investitori. In precedenza più di imprese avevano chiesto la sospensione della vendita delle loro azioni. Aumentano i poveri in Italia ROMA, 8. Non possono permettersi un alimentazione adeguata, non ce la fanno a riscaldare a sufficienza la casa, non riescono a far fronte a spese impreviste anche se di piccola entità. Sono 15 milioni i poveri in Italia, una famiglia su quattro. Un numero drasticamente cresciuto negli ultimi sei anni per effetto della dura recessione che ha colpito il Paese. Il dato è contenuto nel rapporto annuale dell Inps, l istituto italiano della previdenza sociale, presentato oggi. Secondo il documento, oltre 6,6 milioni di pensionati in Italia (il 42,5 per cento del totale) hanno redditi da pensione inferiori a mille euro al mese. Presentando il rapporto, il presidente dell Inps, Tito Boeri, ha tracciato i punti essenziali della proposta di riforma del sistema pensionistico: flessibilità sostenibile, una rete di protezione sociale dai 55 anni in su, l unificazione del pagamento delle pensioni, l armonizzazione dei trattamenti e nuove opportunità di versare i contributi. «Crediamo sia giusto chiedere a chi ha redditi pensionistici elevati in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi di quelli di cui godranno i pensionati del domani, un contributo al finanziamento di uscite verso le pensioni più flessibili» ha detto Boeri. L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile Giuseppe Fiorentino v i c e d i re t t o re Piero Di Domenicantonio cap oredattore Gaetano Vallini segretario di redazione Servizio vaticano: Servizio internazionale: Servizio culturale: Servizio religioso: Servizio fotografico: telefono , fax w w w. p h o t o.v a Segreteria di redazione telefono , fax s e g re t e r i o s s ro m.v a Tipografia Vaticana Editrice L Osservatore Romano don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665 America Nord, Oceania: 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono , fax , , d i f f u s i o n o s s ro m.v a Necrologie: telefono , fax Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A. 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3 giovedì 9 luglio 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 3 Soldati turchi con sullo sfondo il fumo dei combattimenti a Kobane (Afp) Per finalizzare l a c c o rd o Tr a t t a t i v e senza sosta sul nucleare iraniano VIENNA, 8. Si tratta ancora per raggiungere un accordo sul programma nucleare di Teheran. Malgrado i progressi riconosciuti da entrambe le parti, l Iran e i Paesi del gruppo cinque più uno (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania) non sono finora riusciti a finalizzare la trattativa in corso da mesi entro la scadenza prevista per ieri e già prorogata rispetto all iniziale limite del 30 giugno. Ma la meta non sembra lontana se come annunciato da Stati Uniti e Ue i negoziatori hanno deciso di andare avanti fino a ven e rd ì. Le questioni ancora sul tavolo sono poche ma i colloqui rischiano di inciampare su un nodo che la Russia ha indicato come «problema principale»: la rimozione dell embargo sulle armi imposto dall Onu contro Teheran. L embargo delle Nazioni Unite sulla compravendita di armi e missili ha chiarito una fonte ufficiale statunitense non sarà revocato, a prescindere da un eventuale accordo tra i Paesi impegnati nelle trattative di Vienna. «Per dare più tempo ai negoziati stiamo compiendo i passi tecnici necessari per fare rimanere in vigore le misure del Piano d azione congiunto (un accordo transitorio del 2003) fino al 10 luglio», ha affermato Marie Harf, portavoce della delegazione statunitense, annunciando la proroga fino a venerdì dei colloqui. «Abbiamo fatto sostanziali progressi in ogni parte ma è un lavoro altamente tecnico e la posta in gioco è alta per tutti i Paesi coinvolti. Sinceramente siamo molto più preoccupati della qualità dell accordo che dell orologio», ha aggiunto. Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha spiegato che i negoziati sono vicini all accordo e vale la pena prorogare la scadenza, perché in questo modo si potranno affrontare le differenze significative tra le due parti. Anche l alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell Ue, Federica Mogherini, parlando a margine delle trattative a Vienna, ha precisato che si sta «interpretando in modo flessibile la scadenza, il che significa che prenderemo il tempo, i giorni di cui abbiamo bisogno, per finalizzare l a c c o rd o». Tripoli respinge il piano di pace delle Nazioni Unite RA B AT, 8. Il Congresso generale nazionale di Tripoli ha respinto la proposta elaborata dalle Nazioni Unite per risolvere la crisi politica libica, affermando allo stesso tempo l intenzione di voler continuare nei colloqui per trovare un accordo con il Parlamento eletto nel giugno del 2014 riconosciuto dalla comunità internazionale e costretto a fuggire a Tobruk, nell est del Paese, per motivi di sicurezza. Il Congresso di Tripoli è invece sostenuto dai Fratelli musulmani e dalle milizie islamiche. Il 29 giugno delegazioni dei due Governi libici sono giunte a Skhirat, in Marocco, per dare il via al primo round di colloqui diretti convocati dall inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Bernardino León. Le parti non hanno però ancora trovato un accordo per la formazione di un Governo di unità nazionale. «Questa bozza di accordo non ci soddisfa», ha detto ieri sera il portavoce del Congresso nazionale generale di Tripoli, Omar Hamidan. DA M A S C O, 8. Resta difficile l azione internazionale contro il cosiddetto Stato islamico (Is). Gli Stati Uniti, che guidano la coalizione contro il gruppo jihadista, rivendicano successi parziali lo ha fatto in questi giorni il presidente Barack Obama ma non nascondono che la strategia attuata nell ultimo anno si è dimostrata insufficiente a sconfiggerlo e ne ha solo in parte contenuto la sfida. Vale sia in Iraq, sia soprattutto in Siria. Qui l azione dell Is si è innestata all interno della guerra civile che devasta il Paese da oltre quattro anni e questo impedisce un azione concorde contro la minaccia del gruppo jihadista. Lo scenario più difficile, in questa fase, sembra essere quello nel nord, al confine con la Turchia, dove contro l Is sono impegnate le forze governative di Damasco e le milizie peshmerga curde. D all altro lato del confine si consolida il dispiegamento dell esercito turco. Ankara ribadisce che si tratta di una misura difensiva appunto contro l Is, ma non nasconde di considerare un nemico il Confronto tra Washington e Ankara sulla strategia nello scacchiere siriano Difficile lotta all Is Cellula terroristica smantellata in Tunisia Checkpoint delle forze di sicurezza tunisine (Afp) TUNISI, 8. Le forze di sicurezza tunisine sono riuscite a individuare e fermare una cellula terroristica «molto pericolosa». È quanto ha annunciato ieri il ministro dell Interno tunisino, Mohamed Najem Gharsalli, durante una riunione parlamentare a porte chiuse. Nell operazione, ha aggiunto Najem, le forze di sicurezza hanno sequestrato tutto l equipaggiamento della cellula. Il ministro ha poi precisato che i membri del gruppo stavano pianificando degli attacchi e ha affermato che prima del sanguinoso attentato del 26 giugno a Governo di Damasco e una minaccia il consolidamento di un entità curda ai suoi confini. Per discutere la situazione è arrivata ieri a Istanbul una delegazione statunitense guidata dal generale John Allen, rappresentante speciale di Obama per la lotta all Is, e dal sottosegretario alla Difesa, Christine Wormuth. Proprio sullo scacchiere siriano, le iniziative statunitensi per combattere l Is hanno ottenuto finora i risultati più deludenti. In particolare, è stato ieri lo stesso segretario alla Difesa, Ashton Carter, a riconoscere il fallimento del programma di addestramento dei ribelli siriani, cosiddetti moderati, da impiegare sul terreno contro il gruppo jihadista. Di fatto, l addestramento in questione finanziato a gennaio con cinquecento milioni di dollari per formare combattenti è stato completato solo da sessanta oppositori del presidente siriano Bashar Al Assad, né sembra che ce ne siano molti altri. Carter, ammettendo «numeri molto più bassi di quanto avessimo sperato», ha Sousse erano state individuate diverse cellule terroristiche dormienti. «La guerra contro il terrorismo è responsabilità di tutti i tunisini, il nostro dovere è il rispetto della Costituzione e lo stato d e m e rg e n z a mira a proteggere le istituzioni» ha detto ieri il premier tunisino, Habib Essid, in un discorso alla televisione nazionale. Essid ha difeso la decisione della proclamazione dello stato di emergenza definendola necessaria, e ha rassicurato i cittadini sul rispetto delle libertà fondamentali della persona: «Agiremo conformemente alla legge». però ribadito che gli Stati Uniti ritengono indispensabile «un partner sul terreno per assicurare una sconfitta duratura dell Is». Nel frattempo, in Iraq, i comandi militari locale e statunitense cercano di mettere a punto una controffensiva a Ramadi, capoluogo della provincia di Al Anbar caduto lo scorso maggio nelle mani dell Is, che sta rafforzando il suo controllo, anche con il ricorso a modalità brutali già più volte praticate, come per esempio il reclutamento forzato di bambini. Nessuna notizia certa, intanto, si ha della sorte del francescano iracheno Dhiya Azziz, parroco di Yacoubieh, nella provincia siriana di Iblid, rapito sabato scorso da miliziani delle organizzazioni jihadiste diverse dall Is che controllano la regione. Padre Pierbattista Pizzaballa, responsabile della Custodia francescana di Terra santa, ha detto ieri a Radio Vaticana che non è stato possibile finora ottenere risposte. Attacchi in Kenya attribuiti ad Al Shabaab NAIROBI, 8. Un nuovo attacco armato in Kenya, dopo quello che nella notte tra lunedì e ieri aveva provocato quattordici morti nel villaggio di Soko Mbuzi, nella contea di Mandera, vicino al confine con la Somalia, è stato attribuito alle milizie radicali islamiche somale di Al Shabaab. Non si ha invece notizia di vittime nell attacco compiuto poche ore dopo da un gruppo di uomini pesantemente armati contro un autobus di civili e due veicoli militari che lo scortavano nella regione di Lamu, sulla costa, sempre nei pressi del confine somalo. «Hanno usato Capo jihadista ucciso in Mali dai soldati francesi BA M A KO, 8. Ali Ag Wadossene, considerato uno dei capi del gruppo jihadista Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), è stato ucciso domenica scorsa dalle forze francesi dispiegate in Mali, durante combattimenti ingaggiati nella regione di Kidal. Nel darne ieri notizia, un comunicato dello stato maggiore dell e s e rc i t o francese aggiunge che «due terroristi sono stati catturati» e che due militari hanno riportato ferite leggere. Ali Ag Wadossene, sospettato di essere uno degli istigatori del rapimento del francese Serge Lazarevic nel 2011, era stato rilasciato lo scorso dicembre, con altri jihadisti, dalle autorità maliane in cambio della liberazione dell ostaggio. granate e armi pesanti, il bus è stato colpito da proiettili ed è un miracolo che nessuno sia rimasto ferito», ha affermato un testimone citato dalle agenzie di stampa internazionali. Le forze di sicurezza hanno confermato l attacco e hanno chiuso una parte dell autostrada tra Mombasa e Lamu. L attacco dicono fonti di stampa è avvenuto nella località di Mpeketoni, già teatro nei mesi scorsi di violenze attribuite dalle autorità kenyane sempre ad Al Shabaab, ma che secondo altre fonti vedrebbero coinvolte anche organizzazioni locali. La Corte suprema israeliana autorizza il muro nella valle di Cremisan TEL AV I V, 8. La Corte suprema israeliana ha dato oggi il via libera alla costruzione della barriera di separazione nella valle di Cremisan in Cisgiordania. Tale disposizione secondo quanto riporta l agenzia Fides contrasta con un precedente provvedimento della Corte, che all inizio di aprile aveva bocciato il progetto di costruire la barriera secondo il percorso tracciato da esercito e ministero della Difesa, e aveva invitato il Governo a trovare soluzioni che fossero meno devastanti per la popolazione locale palestinese. In realtà, la ripresa dei lavori autorizzata dalla Corte prevede solo una lieve variante rispetto al percorso previsto in precedenza. In base alle nuove disposizioni, la scuola e i due conventi salesiani che sorgono nell area verranno a trovarsi ancora in territorio palestinese, accessibili dalla città di Beit Jala, mentre la barriera ingloberà nella parte israeliana i fondi agricoli della valle di Cremisan appartenenti a 58 famiglie palestinesi della zona. «Siamo sorpresi per l incredibile decisione della Corte che autorizza i lavori senza più ammettere ricorso ha commentato all agenzia Fides il vescovo William Shomali, vicario generale del Patriarcato di Gerusalemme dei latini e cerchiamo di capire le ragioni di questo fatto». Si valuta una tregua umanitaria nello Yemen RIAD, 8. Il Governo dello Yemen costretto all esilio a Riad sta discutendo con i Paesi membri della coalizione militare guidata dall Arabia Saudita la tregua proposta dalle Nazioni Unite fino alla fine del Ramadan. Lo ha reso noto ieri un portavoce dell Esecutivo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, Rajeh Badi. Partecipano ai colloqu il presidente yemenita Hadi, il primo ministro e vicepresidente Khaled Bahah e i leader dei Paesi arabi che dal 26 marzo partecipano ai raid contro i ribelli sciiti huthi. L annuncio del cessate il fuoco fino al termine del Ramadan verrà dato nei prossimi giorni, ha anticipato Badi, sottolineando che il Governo continua a chiedere il ritiro degli huthi dalle aree occupate, compresa la capitale Sana a, in applicazione della risoluzione 2215 dell O nu. Attentati suicidi nel nord della Nigeria Boko Haram colpisce ancora ABUJA, 8. Due attentati suicidi hanno provocato ventiquattro morti ieri in Nigeria. Al momento non ci sono state rivendicazioni, ma le autorità non hanno dubbi sulla responsabilità di Boko Haram. Il primo e più sanguinoso attentato è stato perpetrato in un edificio governativo nella città di Zaria, nello Stato nordoccidentale di Kaduna. Il governatore locale, Nasir El Rufai, ha riferito che un uomo, fermato dagli agenti di sicurezza, ha fatto deflagrare nell atrio dell edificio l esplosivo che indossava, uccidendo venti persone e ferendone decine. La maggior parte delle vittime sono funzionari di vari dipartimenti locali e insegnanti che si trovavano nell edificio per partecipare a un concorso pubblico. Poche ore dopo, un attentatrice suicida si è lanciata contro un posto di blocco della polizia militare nel villaggio di Sabon Gari, nello Stato nordorientale del Borno, dove Boko Haram ha lanciato cinque anni fa la sua sfida cruenta e dove ha tuttora le sue principali roccaforti. Nell esplosione sono morte quattro persone, compresa l attentatrice e due agenti della vigilanza. I due attentati seguono di poche ore quelli ancora più sanguinosi che domenica avevano insanguinato Jos, la capitale dello Stato centrale del Plateau, provocando ventitré morti in una moschea e ventuno in un ristorante. Sembra invece opera di razziatori di bestiame la strage di lunedì nello Stato nordoccidentale di Zamfara, dove sono stati uccisi trentasette abitanti del villaggio di Cigama da un gruppo di uomini armati che poco prima avevano ucciso altre due persone nel vicino villaggio di Kokeya.

4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 9 luglio 2015 Brasil 1981 (per tutte le foto: Sebastião Salgado/Amazonas Image) Secondo un iconografia classica nella mano sinistra tiene un teschio nella destra il crocifisso e ai piedi ha una pecorella Ma hanno una spiegazione anche le ali presenti in una inusuale sovrabbondanza Il San Francesco donato al Papa a Quito Il sesto sigillo be per la creazione, mentre l abito è finemente ricamato, segno della vita gloriosa che già gode. Quindi un immagine consueta di cui si trovano esemplari anche in Europa. Quello che invece fa meraviglia sono le ali, persino presenti in sovrabbondanza di tre copie, due attaccate alle spalle e una ai piedi. Solitamente si è abituati a vedere le sei ali nella raffigurazione della stigmatizzazione di san Francesco e precisamente nel serafino alato in cui due ali si prolungano sopra il capo, due si dispiegano per volare e due coprono tutto il corpo. Viene dunque spontaneo chiedersi il perché della presenza di tali ali nella statua di san Francesco. Per rispondere, bisogna partire da lontano, almeno da un monaco italiano morto nel 1202, ossia quando ad Assisi Francesco di Pietro di Bernardone aveva circa vent anni. Come ha dimostrato Gianluca Potestà, uno dei punti di partenza del pensiero dell abate Gioacchino da Fiore è la preminenza della vita di N PIETRO MESSA ella mattina del 7 luglio, durante la visita a Quito, i cinquanta vescovi della Conferenza episcopale dell Ecuador hanno regalato al Papa una statua di san Francesco. Secondo un iconografia classica nella mano sinistra tiene un teschio, che è segno della meditazione delle vanità del mondo, mentre nella destra ha il crocifisso che guarda con occhi affettuosi. In basso vi è una pecorella che indica la custodia che il santo d Assisi eb- monastica rispetto agli altri stati di vita, ossia chierici e coniugati. Il monaco calabro, riprendendo una teoria precedente la gerarchia degli ordines intesi come modalità di vivere nella vita ecclesiale vede in principio i coniugati, poi i chierici e infine, come realtà escatologica, i monaci. Applicando a questa gerarchizzazione la prospettiva trinitaria a lui cara, concorda i coniugati con il Padre, i chierici con il Figlio e i monaci con lo Spirito Santo. Successivamente, volendo attribuire a ciascuno i propri libri, dà ai chierici i quattro Vangeli, per corrispondenza ai coniugati quattro storie dell Antico Testamento (Giobbe, Tobia, Giuditta ed Ester) e ai monaci quattro evangelia nova, ossia testi aventi a che fare con l ordo monasticus. Semplificando assai, già si coglie nella menzione di evangelia nova una problematica a livello teologico: se, infatti, il tempo dei monaci guidati dallo Spirito Santo e aventi dei nuovi vangeli apre a una prospettiva di novità pone in discussione la centralità e definitività della rivelazione in Cristo Gesù prospettandone un sup eramento. Tale domanda si accentua considerando che commentando il racconto delle nozze di Cana, Gioacchino afferma che lo sposo delle nozze di Cana designa Gesù, e Gesù designa lo Spirito. Similmente riguardo alla presentazione di Gesù al tempio il piccolo Gesù posto nelle mani del vecchio Simeone è figura dello Spirito. A questo proposito, Potestà osserva che «la prospettiva tipologica comunemente accettata nell interpretazione medievale della Bibbia esclude che Cristo possa essere a sua volta tipo di altri: nel passaggio da tipo ad antitipo si esige infatti sempre un incremento, la cui stessa possibilità è in questo caso negata in linea di principio. Non sono venuto ad abolire, ma a completare, si legge infatti in Ma t t e o 5, 17 a fondamento della tipologia I primi dodici francescani sbarcano in Messico il 13 maggio 1524 Per realizzare nel continente quella radicalità evangelica che ritengono quasi impossibile praticare in Europa ventura da Bagnoregio il quale ha davanti tale complessità della situazione dell O rdine minoritico che rischia persino di essere soppresso. Bonaventura ha davanti due possibilità: continuare ad affermare la novità spirituale-escatologica dei frati minori, rimanendo però nel sospetto dell e re - sia, o rinunciare alla forza propulsiva di tale dimensione per spegnere tutte le accuse. Semplificando alquanto si può dire che Bonaventura non si pone nella prospettiva dell aut-aut ma dell etet. Il frate provenzale Pietro di Giovanni Olivi racconta che nel 1266 a Parigi ha ascoltato Bonaventura predicare affermando che san Francesco è l angelo del sesto sigillo, l uomo serafico, annuncio dei tempi nuovi caratterizzati da uomini spirituali. Tuttavia le sue stimmate indicano che ciò non significa un superamento di Gesù Cristo a favore dello Spirito Santo come poteva far credere una certa lettura delle opere di Gioacchino da Fiore ma una maggior cristificazione operata proprio dalla docilità allo Spirito Santo che conforma a Gesù ricordando tutto ciò che lui ha detto. In questo modo a una maggior radicalità spirituale corrisponde una maggior cristificazione. Veramente san Francesco è alter Christus e angelo del sesto sigillo, nuovo san Giovanni biblica. Intendendo Gesù come tipo dello Spirito, Gioacchino compie quindi una scelta di profonda rottura sul piano ermeneutico (e teologico)». Negli anni Quaranta del secolo XIII i frati minori entrano in contatto con la dottrina di Gioacchino da Fiore in Toscana e nella Provenza; un ulteriore luogo di contatto tra i francescani e il pensiero gioacchimita fu Napoli, città in cui fu lettore anche frate Giovanni da Parma il quale ebbe anche stretti legami con Ugo di Digne eletto ministro generale dei frati minori nel Nel 1254 frate Gerardo da Borgo San Donnino pubblica il Liber introductorius in cui riprende aspetti del pensiero gioacchimita portandoli alle estreme conseguenze parlando di un vangelo eterno; di conseguenza viene denunciato e condannato. Nel 1257 al posto di Giovanni da Parma è eletto Bona- Battista che annuncia i tempi nuovi. La lettura teologica che Bonaventura dà di san Francesco sarà fatta propria dai frati spirituali, poi dagli osservanti e quindi da quelli che partirono per evangelizzare l America. Ecco allora che i primi dodici francescani, «predicatori e confessori devoti», noti anche come i dodici apostoli, che sbarcano in Messico il 13 maggio 1524, sono animati da questo desiderio di iniziare là quella radicalità evangelica che vedevano quasi impossibile in Europa. Non meraviglia dunque che in quelle terre si diffuse l immagine del serafico san Francesco con le ali di «angelo del sesto sigillo». di A GA E TA N O VALLINI ppena quarantanove fotografie cinquanta con la copertina per raccontare l America latina. Di più non si poteva: problemi di budget. Ma quel limite fece sì che le immagini scelte per il libro fossero davvero le più significative, quelle con maggiore forza espressiva, capaci di raccontare le misere condizioni di vita di popolazioni abbandonate in un isolamento non solo geografico, ma anche la dignità con cui affrontavano le difficoltà quotidiane. Così quando nel 1986 uscì in Francia, grazie all editore Contrejour, Au t re s Am é r i q u e s s impose subito come un op e- ra importante, punto di riferimento per la fotografia di documentazione, portando all attenzione della critica il nome di Sebastião Salgado, fotografo di origini brasiliane all epoca poco conosciuto, così come quel pezzo di continente dimenticato che aveva voluto mostrare al mondo. Oggi, grazie a Contrasto, quel lavoro viene finalmente pubblicato anche in Italia. E sfogliando Altre Americhe (Roma, 2015, pagine 127, euro 35) si coglie la freschezza di quelle fotografie, la loro attualità. Perché per alcune di quelle popolazioni isolate, visitate oltre t re n t anni fa da Salgado, le cose non sono cambiate poi molto. Altre Americhe riproposto con i testi originali di Claude Nori, che racconta la genesi del libro di cui curò la prima edizione, di Salgado, di Gonzalo Torrente Ballester, e l introduzione di Alan Riding all edizione statunitense è il frutto dei viaggi in Ecuador, Bolivia, Perú, Guatemala, Brasile e Messico durati sette anni, o, come dirà l a u t o re, «sette secoli, perché tornavo indietro nel tempo. Alla velocità lenta e densa che caratterizza il passaggio di tutte le ere in quella regione del mondo, assistevo al susseguirsi di un flusso di culture differenti e al tempo stesso simili nelle loro credenze, dolori e scherzi del destino». Quello che si dischiude agli occhi del lettore è un mondo di miseria estrema, di sofferenza, di quotidiana lotta per la sopravvivenza in territori spesso ostili. Le «Altre Americhe» di Sebastião Salgado Quella singolare richiesta Ecuador 1982 México 1980 Una realtà che mostra la semplicità della vita contadina unita a un misticismo profondo e nostalgico legato alla natura, alle distese delle Ande e della Sierra Madre, delle foreste e dei deserti; una religiosità che mescola magia e superstizione, in cui il cristianesimo è stato assorbito e adattato senza tuttavia essere snaturato. Un mondo in cui la rassegnazione non precipita mai nella disperazione e il fatalismo diventa accettazione di un destino che si porta via grandi e piccini, che però restano vivi nella memoria di tutti. Perché qui si vive come comunità. E proprio la realtà della morte «sorella inenarrabile del quotidiano» annota Salgado è uno dei motivi di questo lavoro, al pari della religiosità. Foto che mostrano minuscoli cimiteri con semplici tombe segnate da piccole croci di legno e di ferro, adorne di fiori appassiti e lumi dalla luce fioca. E raccontano di riti funebri durante i quali i corpi dei defunti sono tolti da bare noleggiate, da riutilizzare, perché seppelliti senza cassa saranno liberi di trovare la strada del cielo, e di bambini sepolti con gli occhi aperti, perché altrimenti vagherebbero accecati nell aldilà, impossibilitati a trovare la casa del Signore. Altre immagini mostrano piedi polverosi che sembrano pietre, tanto hanno camminato scalzi lungo sentieri impervi; piccole piazze di paese trasformate all occorrenza in confessionali o in barberie a cielo aperto; una festa di matrimonio nella quale si stenta a cogliere la minima traccia di felicità sui volti degli sposi e degli invitati; vagoni trainati da logore locomotive, sui quali si aggrappano minatori con i volti scavati dalla fatica e anneriti dal carbone; avvoltoi che planano su una discarica urbana per dividere con alcuni uomini gli scarti di una società escludente. Nelle Altre Americhe di Salgado non ci sono accenni al folklore e all esotismo che campeggiano nei depliant turistici che pubblicizzano i viaggi in queste terre. Ma non c è neppure la drammatizzazione della povertà estrema. Quello mostrato si presenta come un luogo senza tempo, immutabile, privo di frontiere, quasi geloso del suo isolamento. Le persone ritratte non fanno sentire la loro voce, né si aspettano che qualcuno l ascolti. Così non appare strano che a San Lucas de Los Saraguros, nell altopiano boliviano, il fotografo riceva da uno degli abitanti del posto una singolare richiesta. Supo, che la domenica approfitta delle letture bibliche che gli fa una suora, in uno dei suoi deliri mistici così li definisce l autore gli chiede di raccontare alla gente del cielo il suo comportamento sulla terra. «Era assolutamente convinto che io fossi un emissario degli dei mandato laggiù per mostrare e raccontare». Il libro in qualche modo è stato una risposta a quella richiesta. «Le fotografie di Salgado ha scritto Alan Riding catturano di volta in volta la luce e l oscurità del cielo e dell esistenza, la tenerezza e il sentimento che coesistono con la durezza e la crudeltà. Salgado è andato a cercare un angolo dimenticato delle Americhe, erigendolo a prisma attraverso il quale può essere osservato il continente nel suo complesso. Una filosofia di vita catturata in uno sguardo; un intera modalità di esistenza congelata in un istante». E già da questo primo lavoro s intuisce quello che sarà il tratto caratteristico del fotografo, l etica che lo guiderà nel mestiere. «Non mi meraviglia rileva in proposito Claude Nori che Sebastião sia diventato un grande fotografo e rimasto un militante, un militante pacifico passato dall altra parte dello specchio per cambiare il corso delle cose, rendere il mondo più bello e restituire dignità a coloro che lo abitano».

5 giovedì 9 luglio 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Dalla Lettonia il sussidio per la Settimana di preghiera per l unità dei cristiani Con l ecumenismo del sangue di DO N AT E L L A CO A L O VA È appena uscito il testo del sussidio per la Settimana di preghiera per l unità dei cristiani che verrà celebrata nel Giunge dalla Lettonia e con riferimento a 1 Pietro, 2, 9 invita a sentirsi «chiamati a proclamare le grandi opere del Signore». La prima bozza è stata preparata da un gruppo interconfessionale riunitosi su invito dell arcivescovo di Riga, monsignor Zbigņevs Stankevičs. Il sussidio è poi stato redatto nella forma finale dalla commissione internazionale nominata dalla Commissione fede e costituzione del World Council of Churches e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell unità dei cristiani. La storia ecclesiale della Lettonia inizia con l ordinazione episcopale di san Meinardo ( ), un monaco che, già avanti negli anni, percorse queste contrade simpliciter pro Christo et praedicandi causa, come racconta l «Henrici Chronicon Livoniae» in un passo che fu citato da san Giovanni Paolo II durante la sua storica visita nei Paesi baltici, dal 4 Per i vescovi in Venezuela Crisi nazionale CARACAS, 8. «Il deterioramento nazionale è notevole. Accanto alla carenza di materie prime, a causa della politica economica disastrosa, il momento presente è caratterizzato da una gigantesca corruzione in ambienti di Governo, dall incapacità dell esecutivo di frenare la criminalità, dall eccessiva repressione del dissenso politico, dal crescente malcontento popolare, dall incertezza sul destino del Paese»: è la dura analisi dell arcivescovo di Cumaná e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, monsignor Diego Rafael Padrón Sánchez, fatta nel discorso di apertura dell assemblea plenaria in corso di svolgimento a Caracas. Il presule si è detto convinto che le elezioni parlamentari previste il 6 dicembre prossimo «possono aprire le porte alla ricomposizione politico-sociale del Paese e rappresentare la caduta del muro della polarizzazione e dell intolleranza». In diverse occasioni i vescovi venezuelani hanno ribadito che, nonostante la repressione, la maggioranza della popolazione vuole la riconciliazione e la pace. Pace, dialogo e perdono: solo così i cittadini venezuelani potranno ricostruire insieme una nuova società. Oltre all analisi della realtà nazionale, la Conferenza episcopale ha in agenda dell assemblea il terzo incontro nazionale dei giovani, che si terrà a Barquisimeto l 8 e il 9 agosto, e l assemblea nazionale di pastorale, prevista nel prossimo mese di novembre. al 10 settembre Meinardo proveniva dalla Germania settentrionale, allora terra di monasteri di frontiera, i cui religiosi erano famosi per la capacità di ricordare a memoria la Scrittura, a lungo amorosamente meditata. Il successore di Meinardo, il vescovo Bertoldo, nel 1198 fu ucciso e fatto a pezzi dagli autoctoni. Venne allora nominato vescovo della regione Alberto di Buxthoeven ( ) che nel 1201 fondò la città di Riga. Con l appoggio di Papa Innocenzo III, egli diede avvio alla c ro - ciata del nord, avvalendosi dell ordine monastico militare da lui stesso creato, i Fratres militiae Christi. «È un fatto triste che l uso della forza da parte di alcuni primi missionari e crociati travisò l essenza del Vangelo», commentano gli estensori del sussidio. Successivamente, Riga fu una delle prime città che aderirono alla Riforma di Lutero. Nel diciottesimo secolo giunsero nel territorio i Fratelli moravi (Unità dei Fratelli di Herrnhut), compilatori fra l a l t ro delle famose Losungen (passi biblici Il presidente della Conferenza episcopale colombiana sui negoziati tra Governo e Farc Va avanti il processo di pace MEDELLÍN, 8. «Il processo di pace è vivo e non è vero che si ritrova nel suo periodo peggiore, nonostante i recenti attacchi da parte delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia ostacolino i negoziati»: lo ha dichiarato monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, arcivescovo di Tunja e presidente della Conferenza episcopale colombiana, in apertura dei lavori dell assemblea plenaria in corso di svolgimento a Medellín. Il presule riferisce l agenzia Efe ha sottolineato che «il processo di pace sembra nel suo peggiore momento perché si stanno discutendo punti difficili». In questa fase, ha osservato, «bisogna avere pazienza perché il negoziato sembra interminabile, stanno nascendo sospetti di impunità e l idea che si stia consegnando il Paese alle Farc. Però non è così, ci sono molte difficoltà e le posizioni sono lontane, ma l imp ortante è che il processo sia vivo». Riferendosi alle recenti dichiarazioni del capo negoziatore del Governo, Humberto de La Calle Lombana (che ha sostenuto che «il processo di pace è nel momento peggiore da quando abbiamo iniziato i colloqui»), il presidente della Conferenza I presuli e le proteste di piazza in Honduras Niente progresso se c è corruzione TE G U C I G A L PA, 8. «Non potrà esserci la pace senza la giustizia sociale, la fraternità senza la riconciliazione, la solidarietà senza la compassione con i più poveri, l armonia sociale senza togliere definitivamente l impunità, né il progresso senza cacciare la corruzione che tanto male arreca a tutti». A scriverlo sono i vescovi honduregni in accompagnati da brevi meditazioni giornaliere). Nel corso dei secoli, la Lettonia cadde sotto il dominio di svedesi, polacchi, russi e tedeschi. Il mutare delle dinastie ebbe delle ripercussioni anche a livello confessionale. L indipendenza nazionale giunse soltanto nel 1918, ma fu di breve durata. Durante la seconda guerra mondiale il Paese venne occupato tre volte: prima dai sovietici, poi dai tedeschi e infine di nuovo dai sovietici. Per timore delle repressioni, diverse persone cercarono scampo all estero; circa emigrarono, specialmente in Canada, Stati Uniti, Inghilterra e Australia. Durante l o c- cupazione nazista venne pressoché annientata la comunità ebraica lettone. Secondo il censimento del 1935 gli ebrei erano , pari al 6,4 per cento della popolazione; nel 2005 gli ebrei presenti in Lettonia erano solo La seconda guerra mondiale causò la morte di persone. Nella notte tra il 13 e il 14 giugno 1941 migliaia di lettoni furono deportati in Siberia. Durante il periodo stalinia- un momento particolarmente delicato per il Paese, investito da scandali di corruzione e attraversato da proteste di piazza. Dal 3 all 8 luglio, nella sola capitale Tegucigalpa, sono stati circa sessantamila i cittadini che sono scesi nelle strade per manifestare e chiedere le dimissioni del presidente della Repubblica. no, persone furono uccise o rinchiuse nei gulag. Il totalitarismo sovietico causò alla popolazione immani sofferenze, in un clima costante di tensione, sospetti e delazioni. Molte chiese furono distrutte, l insegnamento religioso venne impedito, i cristiani delle diverse confessioni, flagellati dalla stessa persecuzione, conobbero l ecumenismo del sangue. «La storia della Lettonia durante la dominazione sovietica è scritto nel sussidio continua a gettare un ombra sul nostro popolo. C è ancora molto dolore e pena, ferite che sono difficili da perdonare. Tutto questo è come la pietra di grandi dimensioni che chiudeva la tomba di Gesù. Ferite come queste ci imprigionano in una tomba spirituale. Ma se il nostro dolore si unisce al Suo dolore, la storia non finisce qui. La risurrezione del Signore apre le nostre tombe, ci libera dal dolore e dall amarezza. Come Maria Maddalena dobbiamo andare in fretta, uscire per dire agli altri ciò che il Signore ha fatto per noi». In base ai dati ufficiali del 2011, in Lettonia il 34,3 per cento degli abitanti è luterano, il 25,1 cattolico, il 19,4 ortodosso, l 1,2 per cento appartiene ad altre denominazioni (battisti, avventisti, pentecostali), mentre il 20 per cento si definisce non credente o di altre religioni. Le iniziative di carattere ecumenico sono numerose e significative, fondate su rapporti di vera fraternità e amicizia. Il testo preparato per la Settimana di preghiera del 2016 ne documenta e ne illustra la ricca fioritura. Tuttavia, si sottolinea anche che «una sfida molto importante per la crescita della koinonia è rappresentata dalla situazione politica, che indebolisce i legami di comunione con i fratelli e le sorelle che appartengono alla Chiesa ortodossa lettone (Patriarcato di Mosca). È necessario quindi trovare nuove vie per approfondire le re l a z i o n i». Pur nella consapevolezza delle difficoltà e fragilità, nel sussidio i lettoni condividono la forza della loro fede e della loro speranza in pagine intense e suggestive come i dainas, le brevi poesie della loro tradizione letteraria, i canti con cui invocarono appassionatamente libertà e giustizia. episcopale ha spiegato che «c è poco ottimismo perché si è stanchi dopo due anni e mezzo di trattative. C è poco ottimismo, ma bisogna rianimare il processo di pace in modo che il popolo colombiano lo appoggi e il Paese superi questa fase di dep re s s i o n e». Monsignor Castro Quiroga ha inoltre affermato che la fine dei negoziati non è vicina, perché si dovranno affrontare alcuni temi caldi come la «smobilitazione e la giustizia transizionale». Considerando «quasi impossibile» il verificarsi di un cessate il fuoco bilaterale, l a rc i - vescovo ha ricordato che «il Governo non può tenere il passo delle Farc. Magari i ribelli decidessero per un cessate il fuoco unilaterale; sarebbe un segno di buona volontà». Infine, ricordando i recenti attacchi da parte della guerriglia, il presule ha detto che «sono loro stessi a screditarsi. Ogni attacco delle Farc indebolisce il gruppo. Devono smetterla immediatamente». Appello delle monache trappiste per il popolo siriano Qualcosa si può fare DA M A S C O, 8. «Non fermiamo i nostri occhi solo sulle macerie, sugli orrori di cui può rendersi capace un umanità abbrutita, non restiamo sospesi in questo sentimento vago e scoraggiante di qualcosa di ineluttabile che è lì, contro il quale non possiamo fare nulla. Guardiamo a cosa possiamo fare oggi». È un passaggio dell appello che le monache trappiste del monastero di Azeir (tra Homs e Tartus) hanno diffuso in favore del popolo siriano martoriato da oltre quattro anni di guerra. Pubblicato sul sito in rete Ora pro Siria, il testo invita a «guardare o l t re questa guerra» e a leggere con intelligenza «le implicazioni politiche, le manipolazioni internazionali, gli interessi che hanno provocato e mantengono vivo il conflitto siriano». Nella prospettiva di costruire un futuro di pace. Il primo passo, sostengono le monache facendo eco a un appello diffuso in Germania, è quello di porre termine all «iniquo strumento» delle sanzioni internazionali che di fatto finiscono per colpire solo la popolazione più debole e povera. «Sempre più persone dicono le religiose ci chiedono: ma noi cosa possiamo fare? Ora che tutti, o quasi, ne parlano, e che incredibilmente tutto, o quasi, va avanti come prima, chi davvero vorrebbe poter fare qualcosa per la Siria, e soprattutto per i siriani e tutto il Medio oriente, si sente impotente». Eppure, «non è così, qualcosa si può fare». In primo luogo si deve «non smettere di voler capire ciò che riguarda questa guerra, informarsi, cercare di ascoltare tutte le parti». Ed è già «moltissimo», perché «molto di ciò che è accaduto è stato possibile grazie alla disinformazione, al potere e alla violenza di una comunicazione asservita ai vari interessi di parte, così come accade purtroppo per tante altre realtà». Occorre cioé andare in profondità, andare oltre alla fragile superficialità degli avvenimenti. E guardare a «quello che vogliono oggi i siriani, quello di cui hanno bisogno». Che è soprattutto riprendere a vivere superando l ostacolo insormontabile delle sanzioni. «È veramente ora di finirla con questa vergogna. Si sa benissimo sostengono le trappiste che tali misure non colpiscono affatto chi è al potere. Le sanzioni colpiscono la gente, e in modo durissimo. Niente materie prime per lavorare, niente medicinali, anche per le malattie gravi. Tutto carissimo, i prezzi degli alimenti sono arrivati a dieci volte tanto. Senza lavoro, in un Paese in guerra, dilaga la violenza, la delinquenza, il contrabbando, la corruzione, la speculazione, l insicurezza. Questi sono i frutti delle sanzioni». In Siria «la gente non ne può più. Provate a immaginare quanti sono quattro anni per un bambino in crescita? Quanto importanti?». L appello rilancia un comunicato dai toni molto duri sottoscritto in Germania da leader religiosi in cui si sottolinea come, al pari di quanto avvenuto in passato per l Iraq, «l embargo alla Siria funziona da moltiplicatore e alimenta la guerra fratricida: morti, quasi un milione di feriti e mutilati, più di dieci milioni di profughi». Nomina episcopale in Brasile La nomina di oggi riguarda la Chiesa in Brasile. José Luiz Gomes de Vasconcelos vescovo di Sobral Nato il 12 maggio 1963 a Garanhuns (Pernambuco), ha ricevuto l ordinazione sacerdotale il 9 dicembre Ha iniziato gli studi filosofici presso il Seminário do Regional Nordeste 2 e l Instituto Teologico do Recife, nell arcidiocesi di Olinda e Recife. Ha concluso la filosofia e l intero corso di teologia presso la facoltà Nossa Senhora da Assunção, a São Paulo ( ). Ha ottenuto la licenza in teologia patristica presso la Pontificia università Gregoriana, a Roma ( ). Nel corso del suo ministero, ha ricoperto i seguenti incarichi nella diocesi di Garanhuns: vicario parrocchiale di Nossa Senhora da Conceição, ad Águas Belas, e di Nossa Senhora Mãe dos Homens, a Itaíba ( ); parroco del Senhor Bom Jesus dos Pobres Aflitos, a São Bento do Una ( ); coordinatore diocesano di pastorale ( ); membro dell equipe di formazione del seminario interdiocesano ( ); rettore del seminario maggiore interdiocesano Nossa Senhora das Dores, nella diocesi di Caruaru, e responsabile della organizzazione dei seminari e degli istituti filosoficoteologici del Brasile nel Regionale Nordeste 2 della Conferenza episcopale brasiliana ( ). Il 21 marzo 2012 è stato nominato vescovo titolare di Canapio e ausiliare di Fortaleza, ricevendo l ordinazione episcopale l 11 giugno successivo. Il 1 febbraio 2015 è stato nominato amministratore apostolico di Sobral.

6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 9 luglio 2015 Nella messa a Quito il Papa ricorda il bicentenario dell indipendenza dell America latina Grido di libertà Evangelizzare è la nostra rivoluzione, perché la fede è sempre rivoluzionaria Tra indios quechua e colorados dal nostro inviato GIANLUCA BICCINI Il movimento per l indip endenza dell America ispanofona fu un «grido» di liberazione per i popoli del continente, «spremuti, saccheggiati» e privati della libertà. La terza giornata di Papa Francesco in Ecuador è iniziata a Quito nel parco del Bicentenario, che celebra appunto i due secoli dell affrancamento delle popolazioni latinamericane dal giogo dei «potenti di turno». Nella mattina di martedì 7 luglio il Papa ha dapprima incontrato per circa un ora i cinquanta vescovi del Paese nel centro congressuale. In un clima informale e familiare ha risposto alle loro domande in privato; e dai presuli ha ricevuto in dono una statua di san Francesco con le ali. Subito dopo il Pontefice ha celebrato la messa «per l evangelizzazione dei popoli» alla presenza di tantissimi fedeli e del presidente della Repubblica. Il parco, conosciuto come il polmone di Quito, è stato inaugurato solo nel 2013; prima era l aeroporto internazionale in cui atterrò anche Giovanni Paolo II in occasione del suo viaggio nel Realizzato con criteri di sostenibilità ambientale, è uno spazio verde molto frequentato dai quiteños. È stato un nuovo bagno di folla per Francesco per molti ormai affettuosamente Panchito soprattutto quando lo ha percorso in lungo e in largo sulla papamobile. Molti i cori da stadio rivoltigli: Francisco amigo, estoy haciendo lío! Te queremos Francisco, te queremos! Esta es la juventud del Papa! Centinaia le bandiere, non solo ecuadoriane, sventolate al suo passaggio. Molti, forse duecentocinquantamila, hanno trascorso la notte sotto la pioggia e la grandine all aperto per poter esserci, toccati dalla semplicità e dall umanità del Papa. Tra loro alcuni indios seminudi e con la faccia dipinta, secondo le tradizioni locali. Come nella sera precedente al Palazzo presidenziale, anche in questa circostanza hanno abbellito la scena, in particolare l altare, gli arredi floreali, realizzati con ottantamila rose donate dai coltivatori. Francesco che indossava una casula ricamata a mano da religiose di Cuenca con motivi decorativi della cultura india ha di nuovo usato il pastorale di legno visto il giorno precedente a Guayaquil. E come ha fatto con l arcidiocesi costiera, anche qui a Quito ha lasciato in dono un calice. Una corale di 240 voci ha eseguito i canti liturgici, accompagnata dai 94 musicisti dell o rc h e s t r a sinfonica nazionale. Tra gli altri è stato riproposto Ecuador, abre las puertas al Redentor, con cui venne accolto anche Giovanni Paolo II. Altri canti popolari nazionali hanno scandito i vari momenti del rito: come quello mariano intonato sulle note di una melodia inca, che secondo la tradizione accompagnò il corteo funebre dell ultimo imperatore, Atahualpa. Concelebranti principali l a rc i v e - scovo di Quito, il francescano Fausto Trávez Trávez, e il suo predecessore, il cardinale Raúl Eduardo Vela Chiriboga, quinto porporato nella storia del Paese. Le letture sono state proclamate in spagnolo dalla presidente del consiglio ecuadoriano dei laici e da un indigeno della diocesi di Riobamba in lingua quechua. Quest ultimo rappresentava i 2 milioni e seicentomila membri di questo popolo che vive in un area rurale mantenendo costumi e culture tradizionali e al quale lo Stato ha finalmente riconosciuto un ampia autonomia. Significative anche le scelte degli intenzionisti, tra i quali una donna che da quarant anni si occupa di pastorale famigliare, un afro-ecuadoriano della valle del Chota, nella Sierra, e un indigena shuar. Nell animazione liturgica sono stati coinvolti rappresentanti di tutte le 25 circoscrizioni ecclesiastiche del Paese, provenienti dalle zone rurali e dalla foresta, dalle paludi e dalla sierra, persino dalle isole Galápagos. Alla processione offertoriale si distinguevano, per l abbigliamento e i colori propri della sua cultura, un anziano del vicariato apostolico di Napo, una famiglia della tribù Tsáchila, che qui chiamano il popolo dei c o l o ra d o s. Tra gli offerenti anche una volontaria dell arcidio cesi di Monaco e Frisinga, impegnata in un progetto che risale ai tempi del concilio Vaticano II grazie all amicizia tra i cardinali Julius August Döpfner e Bernardino Echeverría Ruiz. All omelia Francesco ha ricordato come il luogo della messa celebri i duecento anni dell indip endenza dell America latina. Più volte interrotto dagli applausi, ha invitato a ritrovare quell «unione di sforzi» come l ha definita l a rc i v e s c o - vo di Quito che ha consentito di raggiungere la libertà. Con il suggerimento che proprio l evangelizzazione può essere un veicolo di unità. Perché, ha concluso, chi rende testimonianza evangelizza: «Questa è la nostra rivoluzione perché la nostra fede è sempre rivoluzionaria questo è il nostro grido». Nel parco del Bicentenario, a Quito, il Papa ha celebrato martedì mattina, 7 luglio, la seconda messa pubblica della sua visita in Ecuador. Di fronte a una folla immensa di fedeli, Francesco ha pronunciato l omelia che pubblichiamo di seguito in una traduzione italiana. La parola di Dio ci invita a vivere l unità perché il mondo creda. Immagino quel sussurro di Gesù nell ultima cena come un grido, in questa Messa che celebriamo nella Piazza del Bicentenario. Immaginiamoli insieme. il Bicentenario di quel grido di indipendenza dell America Ispanofona. Quello è stato un grido nato dalla coscienza della mancanza di libertà, di essere spremuti e saccheggiati, «soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 213). Vorrei che oggi queste due grida concordassero nel segno della bella sfida dell evangelizzazione. Non con parole altisonanti, o termini complicati, ma una concordia che nasca dalla gioia del Vangelo, che «riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall isolamento» (ibid., 1), dalla coscienza isolata. Noi qui riuniti, tutti insieme alla mensa con Gesù, diventiamo un grido, un c l a m o re nato dalla convinzione che la sua presenza ci spinge verso l unità e «segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile» (ibid., 14). «Padre, che siano una cosa sola perché il mondo creda» (cfr. Gv 17, 21): così Gesù manifestò il suo desiderio guardando il cielo. Nel cuore di Gesù sorge questa domanda in un contesto di invio: «Come tu mi hai mandato nel mondo, anch io li ho mandati nel mondo» (Gv 17, 18). In quel momento, il Signore sta sperimentando nella propria carne il peggio di questo mondo, che ama comunque alla follia: intrighi, sfiducia, tradimento, però non si nasconde, non si lamenta. Anche noi constatiamo quotidianamente che viviamo in un mondo lacerato dalle guerre e dalla violenza. Sarebbe superficiale ritenere che la divisione e l odio riguardano soltanto le tensioni tra i Paesi o i gruppi sociali. In realtà, sono manifestazioni di quel diffuso individualismo che ci separa e ci pone l uno contro l altro (cfr. Esort. ap. Evangelii gaudium, 99), frutto della ferita del peccato nel cuore delle persone, le cui conseguenze si riversano anche sulla società e su tutto il creato. Proprio a questo mondo che ci sfida, con i suoi egoismi, Gesù ci invia, e la nostra risposta non è fare finta di niente, sostenere che non abbiamo mezzi o che la realtà ci supera. La nostra risposta riecheggia il grido di Gesù e accetta la grazia e il compito dell unità. A quel grido di libertà che proruppe poco più di 200 anni fa non mancò né convinzione né forza, ma la storia ci dice che fu decisivo solo quando lasciò da parte i personalismi, l aspirazione ad un unica autorità, la mancanza di comprensione per altri processi di liberazione con caratteristiche diverse, ma non per questo antagoniste. E l evangelizzazione può essere veicolo di unità di aspirazioni, di sensibilità, di sogni e persino di certe utopie. Certamente lo può essere e questo noi crediamo e gridiamo. Già ho avuto modo di dire: «Mentre nel mondo, specialmente in alcuni Paesi, riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci a portare i pesi gli uni degli altri» (ibid., 67). L anelito all unità suppone la dolce e confortante gioia di evangelizzare, la convinzione di avere un bene immenso da comunicare, e che, comunicandolo, si radica; e qualsiasi persona che abbia vissuto questa esperienza acquisisce una sensibilità più elevata nei confronti delle necessità altrui (cfr. ibid., 9). Da qui, la necessità di lottare per l inclusione a tutti i livelli, lottare per l inclusione a tutti i livelli!, evitando egoismi, promuovendo la comunicazione e il dialogo, incentivando la collaborazione. «Bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze... Affidarsi all altro è qualcosa di artigianale, la pace è artigianale» (ibid., 244). È impensabile che risplenda l unità se la mondanità spirituale ci fa stare in guerra tra di noi, alla sterile ricerca di potere, prestigio, piacere o sicurezza economica. E questo sulle spalle dei più poveri, dei più esclusi, dei più indifesi, di quelli che non perdono la loro dignità a dispetto del fatto che la colpiscono tutti i giorni. Questa unità è già un azione missionaria perché il mondo creda. L evangelizzazione non consiste nel fare proselitismo il proselitismo è una caricatura dell evangelizzazione ma nell attrarre con la nostra testimonianza i lontani, nell avvicinarsi umilmente a quelli che si sentono lontani da Dio e dalla Chiesa, avvicinarsi a quelli che si sentono giudicati e condannati a priori da quelli che si sentono perfetti e puri. Avvicinarci a quelli che hanno paura o agli indifferenti per dire loro: «Il Signore chiama anche te ad essere parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore» (ibid., 113). Perché il nostro Dio ci rispetta persino nella nostra bassezza e nel nostro peccato. Questa chiamata del Signore con che umiltà e con che rispetto lo descrive il testo dell Apocalisse: Vedi? Sto alla porta e chiamo; se vuoi aprire...; non forza, non fa saltare la serratura, semplicemente suona il campanello, bussa dolcemente e aspetta. Questo è il nostro Dio! La missione della Chiesa, come sacramento di salvezza, è coerente con la sua identità di Popolo in cammino, con la vocazione di incorporare nel suo sviluppo tutte le nazioni della terra. Quanto più intensa è la comunione tra di noi, tanto più sarà favorita la missione (cfr. Giovanni Paolo II, Pastores gregis, 22) Porre la Chiesa in stato di missione ci chiede di ricreare la comunione, dunque non si tratta solo di un azione verso l esterno; noi siamo missionari anche verso l interno e verso l esterno manifestandoci come si manifesta «una madre che va incontro, una casa accogliente, una scuola permanente di comunione missionaria» (Documento di Aparecida, 370). Questo sogno di Gesù è possibile perché ci ha consacrato: «Per loro io consacro me stesso dice, perché anch essi siano consacrati nella verità» (Gv 17, 19). La vita spirituale dell evangelizzatore nasce da questa verità così profonda, che non si confonde con alcuni momenti religiosi che offrono un cer- to sollievo una spiritualità piuttosto diffusa ; Gesù ci consacra per suscitare un incontro con Lui, da persona a persona, un incontro che alimenta l incontro con gli altri, l impegno nel mondo, la passione evangelizzatrice (cfr. Esort. ap. Evangelii gaudium, 78). L intimità di Dio, per noi incomprensibile, ci si rivela con immagini che ci parlano di comunione, comunicazione, donazione, amore. Per questo l unione che chiede Gesù non è uniformità ma la «multiforme armonia che attrae» (ibid., 117). L im- mensa ricchezza del diverso, il molteplice che raggiunge l unità ogni volta che facciamo memoria di quel Giovedì santo, ci allontana da tentazioni di proposte integraliste, più simili a dittature, ideologie o settarismi. La proposta di Gesù è concreta, non è un idea, è concreta: «Va e fa lo stesso», dice a quell uomo che gli chiede: «Chi è il mio prossimo?», dopo aver raccontato la parabola del buon samaritano: «Va e fa lo stesso». La proposta di Gesù non è neppure un aggiustamento fatto a nostra misura, nel quale siamo noi a porre le condizioni, scegliamo le parti in causa ed escludiamo gli altri. Una religiosità di élite... Gesù prega perché formiamo parte di una grande famiglia, nella quale Dio è nostro Padre e tutti noi siamo fratelli. Nessuno è escluso, e questo non trova il suo fondamento nell avere i medesimi gusti, le stesse preoccupazioni, i talenti. Siamo fratelli perché, per amore, Dio ci ha creato e ci ha destinati, per pura sua iniziativa, ad essere suoi figli (cfr. Ef 1, 5). Siamo fratelli perché «Dio ha infuso nei nostri cuori lo Spirito di suo Figlio, che grida: Abbà!, Padre!» (Gal 4, 6). Siamo fratelli perché, giustificati dal sangue di Cristo Gesù (cfr. Rm 5, 9), siamo passati dalla morte alla vita diventando «coeredi» della promessa (cfr. Gal 3, 26-29; Rm 8, 17). Questa è la salvezza che Dio compie e che la Chiesa annuncia con gioia: fare parte di un noi che porta fino al noi divino. Il nostro grido, in questo luogo che ricorda quel primo grido di libertà, attualizza quello di san Paolo: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). È tanto urgente e pressante come quello che manifestava il desiderio di indipendenza. Ha un fascino simile, ha lo stesso fuoco che attrae. Fratelli, abbiate i sentimenti di Gesù! Siate una testimonianza di comunione fraterna che diventa risplendente! E che bello sarebbe che tutti potessero ammirare come noi ci prendiamo cura gli uni degli altri, come Nel saluto dell arcivescovo Trávez Trávez Fame di Dio «Il nostro popolo ha fame di Dio» e «ha bisogno di una parola di speranza»: nel salutare il Papa, l a rc i v e s c o - vo di Quito, Fausto Gabriel Trávez Trávez, primate dell Ecuador e presidente della Conferenza episcopale, ha chiesto un incoraggiamento a rinnovare l imp egno per la nuova evangelizzazione. Un evangelizzazione che deve nutrirsi, secondo le indicazioni di Francesco, di misericordia, di amore, di tenerezza, di fraternità. È l evangelizzazione che, secondo il motto scelto per la visita del Pontefice, va portata avanti con «gioia». Citando l Evangelii gaudium il presule ha detto: «La nostra gioia è nell annuncio di Cristo morto e risorto per amore dei peccatori»; e «non c è gioia più grande che partire da noi stessi verso le periferie esistenziali per testimoniare Gesù Cristo, fonte di speranza». Infine, esprimendo soddisfazione per la collaborazione raggiunta tra Chiesa e istituzioni pubbliche in occasione della visita papale, l arcivescovo ha sottolineato come questa sia il segno dell importanza dell «unione degli sforzi» per il bene comune. ci diamo mutuamente conforto e come ci accompagniamo! Il dono di sé è quello che stabilisce la relazione interpersonale che non si genera dando cose, ma dando sé stessi. In qualsiasi donazione si offre la propria persona. D arsi significa lasciare agire in sé stessi tutta la potenza dell amore che è lo Spirito di Dio e in tal modo aprirsi alla sua forza creatrice. E darsi anche nei momenti più difficili, come in quel Giovedì Santo di Gesù in cui Lui sapeva come si tessevano i tradimenti e gli intrighi, ma si donò, si donò, si donò a noi con il suo progetto di salvezza. L uomo donandosi si incontra nuovamente con sé stesso, con la sua vera identità di figlio di Dio, somigliante al Padre e, in comunione con Lui, datore di vita, fratello di Gesù, del quale rende testimonianza. Questo significa evangelizzare, questa è la nostra rivoluzione perché la nostra fede è sempre rivoluzionaria questo è il nostro più profondo e costante grido. Al termine della messa il Papa ha salutato i fedeli con queste parole che pubblichiamo in una traduzione italiana. Cari fratelli, vi ringrazio per questa celebrazione, questo esserci riuniti intorno all altare del Signore, che ci chiede che siamo uno, che siamo veramente fratelli, che la Chiesa sia una casa di fratelli. Che Dio vi benedica. E vi chiedo di non dimenticarvi di pregare per me.

7 giovedì 9 luglio 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 Al mondo dell istruzione appello alla responsabilità per l ambiente umano e naturale Coltivare è avere cura Non possiamo girare le spalle ai fratelli e alla nostra madre terra Nella sede della pontificia università cattolica dell Ecuador, a Quito, il Papa ha incontrato martedì pomeriggio, 7 luglio, i rappresentanti del mondo scolastico e accademico del Paese, ai quali ha rivolto il discorso che riportiamo in una traduzione italiana. Fratelli nell Episcopato, Signor Rettore, Distinte autorità, Cari professori e alunni, Amici e amiche! Tra i più poveri Provo una grande gioia nel trovarmi questo pomeriggio insieme a voi in questa Pontificia Università dell Ecuador, che da quasi settant anni realizza e attualizza la fruttuosa missione educatrice della Chiesa al sercura, a proteggerla, custodirla. Oggi questo invito si impone a noi con forza. Non come una semplice raccomandazione, ma come un esigenza che nasce «per il male che le provochiamo, a causa dell uso irresponsabile e dell abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla... per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c è la nostra oppressa e devastata terra» (Enc. Laudato si, 2). Esiste una relazione fra la nostra vita e quella della nostra madre terra. Fra la nostra esistenza e il dono che Dio ci ha dato. «L ambiente umano e l ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo af- La scuola cattolica è stata ed è presente in mezzo ai più poveri. Lo ha ricordato monsignor Alfredo José Espinoza Mateus, vescovo di Loja e presidente della commissione episcopale per l educazione, nel saluto a Papa Francesco. Il presule ha sottolineato l attività educativa in mezzo al mondo indigeno dell Amazzonia e della Serranía, come anche nelle campagne e nei suburbi delle grandi città, sottolineando che si tratta di una Chiesa in missione, come afferma il documento di Aparecida, perché il compito della scuola cattolica è quello di «educare evangelizzando» ed «evangelizzare educando». Una missione non certo facile, ha aggiunto il presule, ma non per questo tale da scoraggiarsi, perché ha assicurato la strada del dialogo porta a soluzioni concrete ai problemi. vizio degli uomini e delle donne della Nazione. Vi ringrazio per le gentili parole con cui mi avete accolto e mi avete trasmesso le inquietudini e le speranze che sorgono in voi davanti alla sfida, personale e sociale, dell educazione. Ma vedo che ci sono alcuni nuvoloni all orizzonte, spero che non venga la tempesta, non più di una pioggerella. Nel Vangelo abbiamo ascoltato come Gesù, il Maestro, insegnava alla folla e al piccolo gruppo dei discepoli, adeguandosi alla loro capacità di comprensione. Lo faceva con parabole, come quella del seminatore (Lc 8, 4-15). Il Signore è stato sempre plastico nel modo di insegnare. In modo che tutti potessero capire. Gesù non cercava di sdottor a re. Al contrario, vuole arrivare al cuore dell uomo, al suo ingegno, alla sua vita, affinché questa dia frutto. La parabola del seminatore ci parla di coltivare. Ci indica i tipi di terreno, i tipi di semina, i tipi di frutto e la relazione che tra essi si crea. Già dalla Genesi, Dio sussurra all uomo questo invito: coltivare e custodire (cfr. Gen 2, 15). Non gli dà solamente la vita, gli dà la terra, il creato. Non gli dà solamente una compagna e infinite possibilità. Gli fa anche un invito, gli dà una missione. Lo invita a far parte della sua opera creatrice e gli dice: coltiva! Ti do le sementi, ti do la terra, l acqua, il sole, ti do le tue mani e quelle dei tuoi fratelli. Ecco, è anche tuo. È un regalo, è un dono, è un offerta. Non è qualcosa di acquistato, non è qualcosa che si compra. Ci precede e ci succederà. È un dono dato da Dio affinché con Lui possiamo farlo nostro. Dio non vuole un creato per sé, per guardare sé stesso. Tutto al contrario. Il creato è un dono che dev essere condiviso. È lo spazio che Dio ci dà per costruire con noi, per costruire un noi. Il mondo, la storia, il tempo, è il luogo dove andiamo a costruire il noi con Dio, il noi con gli altri, il noi con la terra. La nostra vita nasconde sempre questo invito, un invito più o meno consapevole, che permane sempre. Notiamo però una particolarità. Nel racconto della Genesi, insieme alla parola c o l t i v a re, immediatamente ne dice un altra: custo dire, avere cura. Una si comprende a partire dall altra. Una mano va verso l altra. Non coltiva chi non ha cura e non ha cura chi non coltiva. Non solo siamo invitati ad essere parte dell opera creatrice coltivandola, facendola crescere, sviluppandola, ma siamo anche invitati ad averne frontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale» (ibid., 48). Però così come diciamo «si degradano», allo stesso modo possiamo dire «si sostengono e si possono trasfigurare». È una relazione che custodisce una possibilità, tanto di apertura, di trasformazione, di vita, quanto di distruzione e di morte. Arma di cambiamento Durante l incontro con il Papa, tre esponenti del mondo della scuola e dell università, hanno offerto le loro testimonianze. Il primo a intervenire è stato il rettore dell università di Cuenca, César Fabián Carrasco Castro, il quale ha sottolineato come l educazione sia «l arma» più potente per cambiare il Paese. Il rettore ha poi aggiunto che in Ecuador l educazione si è trasformata nello strumento più importante di mobilità sociale ed economica che il Paese possiede. Gli ha fatto eco la docente laica del collegio Madre Bernarda, Etna Martínez, che ha elencato alcuni dei risultati raggiunti in ambito educativo, tra i quali l a c c re d i t a m e n t o dell organizzazione di baccalaureato internazionale a più di cinquanta istituzioni educative che promuovono il programma del diploma finanziato dallo Stato per gli studenti più meritevoli e la gratuità dell educazione per i bambini e per i giovani. Infine, Carolayne Espinoza Jiménez, studentessa dell università laica Eloy Alfaro di Manabí, in diocesi di Portoviejo, ha parlato della necessità per i giovani di avere maestri, professori, educatori, padri di famiglia, consacrati e sacerdoti che non solo trasmettano le conoscenze e gli strumenti tecnici, ma che principalmente siano delle guide spirituali, che aiutino a orientare la vita e i doni ricevuti da Dio, non come beneficio personale ma come regali da condividere con tutta l umanità. Una cosa è certa: non possiamo continuare a girare le spalle alla nostra realtà, ai nostri fratelli, alla nostra madre terra. Non ci è consentito ignorare quello che sta succedendo attorno a noi come se determinate situazioni non esistessero o non avessero nulla a che vedere con la nostra realtà. Non ci è lecito, di più, non è umano entrare nel gioco della cultura dello scarto. Ancora una volta, si ripete con forza questa domanda di Dio a Caino: «Dov è tuo fratello?». Io mi chiedo se la nostra risposta continuerà ad essere: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4, 9). Io vivo a Roma, e d inverno fa freddo. Succede che molto vicino al Vaticano si trovi, al mattino, un anziano morto di freddo. Non fa notizia in nessun giornale, in nessuna cronaca. Un povero che muore di freddo e di fame oggi non fa notizia, però se le borse delle principali capitali del mondo scendono di due o tre punti si monta un grande scandalo mondiale. Io mi domando: D ov è tuo fratello? E vi chiedo di farvi ancora, ciascuno, questa domanda, e di farla all Università, alla vostra Università Cattolica: Dov è tuo fratello? In questo contesto universitario sarebbe bello interrogarci sulla nostra educazione di fronte a questa terra che grida verso il cielo. Le nostre scuole sono un vivaio, una possibilità, terra fertile per curare, stimolare e proteggere. Terra fertile assetata di vita. Mi chiedo insieme con voi educatori: vegliate sui vostri studenti aiutandoli a sviluppare uno spirito critico, uno spirito libero, in grado di prendersi cura del mondo d oggi? Uno spirito che sia in grado di trovare nuove risposte alle molte sfide che la società oggi pone all umanità? Siete in grado di incoraggiarli a non ignorare la realtà che li circonda? A non ignorare ciò che succede intorno? Siete capaci di stimolarli a questo? A questo scopo bisogna farli uscire dall aula, la loro mente bisogna che esca dall aula, il loro cuore bisogna che esca dall aula. Come entra nei diversi programmi universitari o nelle diverse aree di lavoro educativo la vita intorno a noi con le sue domande, i suoi interrogativi, le sue questioni? Come generiamo e accompagniamo il dibattito costruttivo, che nasce dal dialogo in vista di un mondo più umano? Il dialogo, quella parola-ponte, quella parola che crea ponti. E c è una riflessione che ci coinvolge tutti: le famiglie, le scuole, i docenti: come possiamo aiutare i nostri giovani a non identificare il diploma universitario come un sinonimo di status più elevato, sinonimo di soldi, di prestigio sociale. Non sono sinonimi. Come li aiutiamo a identificare questa preparazione come un segno di maggiore responsabilità per i problemi di oggi, rispetto alla cura dei più poveri, rispetto alla salvaguardia dell ambiente. E voi, cari giovani che siete qui, presente e futuro dell Ecuador, siete quelli che dovete fare chiasso. Con voi, che siete seme di trasformazione di questa società, vorrei chiedermi: sapete che questo tempo di studio, non è solo un diritto, ma anche un privilegio che voi avete? Quanti amici, conoscenti o sconosciuti, vorrebbero un posto in questo luogo e per diverse circostanze non lo hanno avuto? In quale misura il nostro studio ci aiuta e ci porta a solidarizzare con loro? Fatevi queste domande, cari giovani. Le comunità educative hanno un ruolo vitale, un ruolo essenziale nella costruzione della cittadinanza e della cultura. Attenzione: non basta fare analisi, descrivere la realtà; è necessario dar vita ad ambiti, a luoghi di ricerca vera e propria, a dibattiti che generino alternative ai problemi esistenti, specialmente oggi, che è necessario andare al concreto. Di fronte alla globalizzazione del paradigma tecnocratico che tende a credere «che ogni acquisto di potenza sia semplicemente progresso, accrescimento di sicurezza, di utilità, di benessere, di forza vitale e di pienezza di valori, come se la realtà, il bene e la verità sbocciassero spontaneamente dal potere stesso della tecnologia e dell economia» (Enc. Laudato si, 105), oggi a voi, a me, a tutti, ci viene chiesto che con urgenza ci affrettiamo a pensare, a cercare, a discutere sulla nostra situazione attuale e dico urgenza ; che ci incoraggiamo a pensare su quale tipo di cultura vogliamo o pretendiamo non solo per noi ma per i nostri figli e i nostri nipoti. Questa terra l abbiamo ricevuta in eredità, come un dono, come un regalo. Faremmo bene a chiederci: come la vogliamo lasciare? Quali indicazioni vogliamo dal nostro inviato GIANLUCA BICCINI Un appello all Ecuador affinché, insieme ad altri Paesi della regione amazzonica, non permetta che vada disperso il suo ricco patrimonio di biodiversità, è stato lanciato dal Papa nel discorso rivolto martedì pomeriggio, 7 luglio, ai vari settori della società civile. Un testo lungo e articolato, che riassume tutti i contenuti della visita di Francesco nella prima delle tre nazioni in cui fa tappa questo viaggio in America latina. Citando la Laudato si, il Papa ha tracciato un bilancio desolante delle devastazioni che colpiscono l Amazzonia, evidenziando che «lo sfruttamento delle risorse naturali, così abbondanti in Ecuador, non deve ricercare il guadagno immediato» ma mirare alla conservazione dell ambiente per consegnarlo intatto alle generazioni future, così come lo abbiamo ricevuto da quelle precedenti. L incontro è avvenuto nella Plaza de San Francisco, dopo che davanti all ingresso dell omonima chiesa il sindaco Rodas di Quito gli aveva consegnato le chiavi della città. Accompagnato dal padre guardiano e dalla comunità francescana che vive nell annesso convento, il Pontefice ha visitato l interno del tempio, che è parte dell ammirevole insieme architettonico chiamato Escorial de los Andes. È il frutto dello sforzo e del sudore di tanti lavoratori che innalzarono qui l edificio religioso più antico dell America latina. Esso ha inoltre un particolare significato simbolico anche per le popolazioni indigene, in quanto sede dei comandi militari Inca e Caranqi. Alla presenza di autorità nazionali e locali, di rappresentanti del mondo degli affari, delle medie e piccole imprese, degli artigiani, dei sindacati dei lavoratori, delle categorie professionali, dei leader dei diversi gruppi etnici (indigeni, afro-ecuadoriani, meticci, bianchi) e di vari movimenti sociali, il Papa ha parlato a quanti partecipano attivamente alla trasformazione e allo sviluppo della società secondo i principi della dottrina cattolica. L incontro è stato animato da intermezzi musicali, il più applaudito dei quali è stato quello imprimere all esistenza? «A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo?» (ibid., 160), perché studiamo? Le iniziative individuali sono sempre buone e fondamentali, ma ci viene chiesto di fare un ulteriore passo avanti: ci incoraggiano a guardare la realtà in modo organico e non frammentario; a porci domande che includono tutti noi, dal momento che tutti «sono relazionati tra loro» Le voci della società eseguito da un gruppo formato da giovani musicisti con la sindrome di Down. Due di loro si sono letteralmente gettate tra le braccia del Papa, che le ha strette a sé come un padre prem u ro s o. E se finora Francesco aveva ascoltato solo la voce dei vescovi nei vari saluti rivoltigli durante incontri e celebrazioni, quella di martedì è stata la giornata delle testimonianze. Il Papa si è messo in ascolto della gente, per lo più gente semplice. Per la società civile i suoi interlocutori sono stati tre laici, due donne e un uomo: il presidente dell Associazione cristiana imprenditori, nata con la complicità di padre Paquito, l anziano amico che Papa Bergoglio ha voluto incontrare qui in Ecuador; una piccola imprenditrice di Ambato, nella Sierra, terra di frutta, di fiori e del buon pane, in cui sono attive numerose piccole imprese a conduzione familiare; e un anziana donna montubia, popolazione di campesinos della costa, che vivono di credenze popolari. Per queste persone tutto il ciclo dell anno è scandito dai ritmi della natura sia per quanto riguarda l agricoltura (nella coltivazione di cacao, riso e banane, delle quali gli equadoriani sono i primi produttori mondiali), sia per l allevamento del bestiame, persino per la musica e la danza in cui si esprime la loro ricca capacità artistica. Il Papa ha molto apprezzato questo intervento e si è alzato per andare a salutare l arzilla vecchina, scherzando con lei e chiedendole di lasciargli un souvenir. Poi ha inforcato gli occhiali e, sempre in piedi, ha pronunciato un discorso incentrato sui tre fondamentali valori sociali gratuità, solidarietà e sussidiarietà ricordando che sono gli stessi principi alla base della vita in famiglia. Copione simile durante il precedente appuntamento, nel campus dell università cattolica dell Ecuador, con docenti e studenti provenienti da varie realtà educative della nazione, in cui la Chiesa cattolica fornisce istruzione al 10 per cento della popolazione studentesca. Sostenute dallo Stato in particolare sono le istituzioni che offrono formazione per i settori più poveri, le quali ricevono finanziamenti pubblici. In pratica grazie ai fiscomisionales lo Stato paga gli insegnanti, ma la gestione dell ente è privata. Anche in questo caso hanno presentato la loro testimonianza tre laici, ancora un uomo e due donne: un rettore, una insegnante e una studentessa. Durante l attesa sono state presentate varie realtà educative, alternate a esibizioni artistiche. Al suo arrivo il Pontefice è stato accolto dal rettore di quello che è l unico ateneo pontificio del Paese, il gesuita Manuel Corrales, e ha salutato alcuni (ibid., 138). Non c è diritto all esclusione. Come Università, come istituzioni educative, come docenti e studenti, la vita ci sfida a rispondere a queste due domande: perché questa terra ha bisogno di noi? Dov è tuo fratello? Lo Spirito Santo ci ispiri e ci accompagni, perché Egli ci ha chiamato, ci ha invitato, ci ha dato l opp ortunità e, al tempo stesso, la responsabilità di dare il meglio di noi. Ci dia la forza e la luce di cui abbiamo bisogno. È lo stesso Spirito che il primo giorno della creazione aleggiava sulle acque cercando di trasformare, cercando di dare la vita. È lo stesso Spirito che ha dato ai discepoli la forza della Pentecoste. È lo stesso Spirito che non ci abbandona e diventa un tutt uno con noi per trovare nuovi modi di vita. Che sia Lui il nostro compagno e maestro di viaggio. Grazie! ammalati che avevano in mano mazzi di rose rosse e dei crocifissi. Significativi i doni offertigli da quattro giovani, tra cui Pablo López Flores, che ha la sindrome di Down: una statuina lignea di venti centimetri di Miguel Febres Cordero (il santo Hermano Miguel), patrono dell educazione cattolica del Paese; una cartolina contenente 24 frasi scritte da giovani selezionati uno per ogni provincia tra migliaia di partecipanti; e due rose profumate che, grazie a un particolare trattamento, restano vive fino a quattro anni. Nel suo discorso, attingendo a piene mani dalla Laudato si, il Pontefice si è rivolto soprattutto agli studenti e ha aggiunto diverse considerazioni al testo preparato, per sottolineare che esiste una relazione tra la nostra vita e quella della «nostra madre terra». Infine ha ricordato che l istruzione è un diritto ma anche un privilegio, che purtroppo non è accessibile a tutti, esortando a non identificare la carriera universitaria soltanto con la possibilità di un migliore status sociale. Al termine è stata elevata una preghiera alla Madre dolorosa del Colegio, patrona dell istituzione che da settant anni grazie ai padri gesuiti che la gestiscono sin dalla fondazione forma generazioni di studenti. «Attualmente abbiamo diecimila iscritti in questa sede centrale e altrettanti nelle varie succursali» ci ha informato il rettore. Successivamente il Pontefice si è trasferito nella vicina Plaza de San Francisco per l i n c o n t ro con la società civile. Infine, prima di rientrare in nunziatura per il pernottamento, ha compiuto una visita privata alla Iglesia de la Compañia, dov è sepolta santa Mariana de Jesús Paredes. È un vero gioiello architettonico e artistico: dalla facciata barocca in pietra andina, agli interni con archi di legno di cedro intagliato e interamente ricoperti di foglie d o ro, secondo la tecnica dalla scuola di Quito. Il Papa ha pregato davanti alla Virgen Dolorosa raffigurata con le spade dei suoi sette dolori insieme con la comunità dei gesuiti; una cinquantina di religiosi in tutto, tra i quali alcuni anziani e infermi.

8 pagina 8 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 9 luglio 2015 L incontro conclusivo della terza giornata di Papa Francesco è stato con gli esponenti della società civile del Paese. Il Papa li ha salutati nella serata di martedì 7 luglio, nella chiesa di San Francisco, rivolgendo loro il discorso che pubblichiamo in una traduzione italiana. Cari amici, Buona sera, e scusate se mi metto di fianco, ma ho bisogno della luce sul foglio, non vedo bene. Sono lieto di essere con voi, uomini e donne che rappresentate e dinamizzate la vita sociale, politica ed economica del Pa e s e. Appena prima di entrare in chiesa, il Signor Sindaco mi ha consegnato le chiavi della città. Quindi posso dire che qui, a San Francisco de Quito, sono di casa. La vostra dimostrazione di fiducia e di affetto, nell aprirmi le porte, mi permette di introdurre alcune chiavi del vivere insieme come cittadini a partire da questo essere di casa, cioè a partire dall esperienza della vita familiare. La nostra società vince quando ogni persona, ogni gruppo sociale, si sente veramente a casa. In una famiglia, i genitori, i nonni, i bambini sono di casa; nessuno è escluso. Se uno ha una difficoltà, anche grave, anche quando se l è cercata, gli altri vengono in suo aiuto, lo sostengono; il suo dolore è di tutti. Mi viene in mente l immagine di quelle donne, mogli, le ho viste a Buenos Aires nei giorni di visita fare la coda per entrare nel carcere, per vedere loro figlio, o loro marito, che non si era comportato bene, per dirlo in linguaggio semplice, ma non li abbandonano perché rimangono sempre di casa. Come ci insegnano queste donne! Nella società, non dovrebbe succedere lo stesso? E, tuttavia, le nostre relazioni sociali o il gioco politico, nel senso più ampio della parola non dimentichiamo che la politica, diceva Paolo VI, è una delle forme più alte di carità spesso questo nostro agire si basa sulla competizione, che produce lo Terra, lavoro, casa Millecinquecento persone provenienti da quaranta Paesi riunite a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, per il secondo incontro mondiale dei movimenti popolari: da martedì 7 luglio ha avuto inizio il dibattito sui temi «Terra, lavoro e casa» a partire dalle riflessioni fatte da Papa Francesco in occasione dell incontro di ottobre in Vaticano e dall enciclica Laudato si. Nella giornata di apertura sono intervenuti, tra gli altri, il presidente boliviano Evo Morales, il vescovo Luigi Infanti della Mora, vicario apostolico di Aysén in Cile, e il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che ha sottolineato come il mondo abbia bisogno «di un processo di cambiamento in difesa della terra e della dignità delle persone» e che «il grido, la protesta e la pressione dei poveri sono di vitale importanza affinché i potenti del mondo capiscano che così non si può andare avanti». Mercoledì 8 i lavori della mattina vengono coordinati dall a rc i v e s c o v o Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze. scarto. La mia posizione, la mia idea, il mio progetto sono rafforzati se sono in grado di battere l altro, di impormi, di scartarlo. E così costruiamo una cultura dello scarto che oggi ha assunto dimensioni mondiali, di ampiezza... È essere famiglia questo? Nelle famiglie, tutti contribuiscono al progetto comune, tutti lavorano per il bene comune, ma senza annullare l individuo; al contrario, lo sostengono, lo promuovono. Litigano, ma c è qualcosa che non si smuove: quel legame familiare. I litigi di famiglia dopo sono riconciliazioni. Le gioie e i dolori di ciascuno sono fatti propri da tutti. Questo sì è essere famiglia! Se potessimo riuscire a vedere l avversario politico o il vicino di casa con gli stessi occhi con cui vediamo i bambini, le mogli, i mariti, i padri e le madri. Che bello sarebbe! Amiamo la nostra società, o rimane qualcosa Laici protagonisti «Siamo coscienti che la società è lo spazio propizio dove interagiscono persone e gruppi di tutte le espressioni filosofiche, politiche e religiose». Lo ha detto monsignor Luis Gerardo Cabrera Herrera, arcivescovo di Cuenca e presidente della commissione episcopale per i laici, nel saluto a Papa Francesco, durante l incontro con la società civile. «Una società ha aggiunto il presule che si costruisce sul fondamento dei diritti personali e collettivi e della natura». L arcivescovo ha poi fatto notare come propio nel contesto sociale si creino e si fortifichino le migliori condizioni di vita per realizzare i sogni di tutte le persone, particolarmente dei settori più vulnerabili, come quelli delle periferie esistenziali. È opportuno, ha sottolineato, considerare la presenza maggioritaria dei laici in questo particolare incontro come protagonisti della nuova evangelizzazione nel mondo della cultura, dell educazione, dei mezzi di comunicazione, della salute, della politica e dell economia. Imelda e la grande missionaria neato l obiettivo di queste organizzazioni: far comprendere a imprenditori e dirigenti di impresa che applicare i principi e i valori della dottrina sociale della Chiesa è redditizio. «Con Uniapac ha detto abbiamo sviluppato uno strumento, che è il protocollo di responsabilità sociale imprenditoriale centrata sulla persona. Serve per gestire adeguatamente un auto diagnosi che permetta alle im- Nell incontro di Papa Francesco con la società civile sono state ascoltate tre testimonianze. La prima è quella di Francisco Jarrín, rappresentante dell Associazione cristiana imprenditori (Ace-Uniapac), il quale ha sottoli- prese di sviluppare il principio base del rispetto alla dignità della persona e in questo modo prendere decisioni concrete che vadano nel senso del bene comune». Successivamente Lidia Marlene Arcos Miranda, imprenditrice di Ambato, ha preso la parola dicendo di parlare a nome della gente tenace e vigorosa della zona di lavoro conosciuta come «terra dei frutti e dei fiori» e del «buon pane». La donna ha ricordato che il mondo imprenditoriale non è estraneo ai rischi e alla tentazione del potere, del possedere, del fare della proprietà privata e del lucro eccessivo le sue norme di successo. Per questo, ha aggiunto, c è bisogno sempre di una Papa Francesco indica il modello per la società civile Come essere famiglia turali, così abbondanti in Ecuador, non deve ricercare il guadagno immediato. Essere custodi di questa ricchezza che abbiamo ricevuto ci impegna con la società nel suo insieme e con le generazioni future, alle quali non potremo lasciare in eredità questo patrimonio senza una cura adeguata dell ambiente, senza una coscienza di gratuità che scaturisce dalla contemplazione del creato. Ci accompagnano oggi qui fratelli di popoli indigeni provenienti dall Amazzonia ecuadoriana. Quella zona è una delle «più ricche di varietà di specie, di specie endemiche, poco frequenti o con minor grado di protezione efficace. Ci sono luoghi che richiedono una cura particolare a motivo della loro enorme importanza per l ecosistema mondiale [poiché ha] una biodiversità di grande complessità, quasi impossibile da conoscere completamente, ma quando quella zona viene bruciata o distrutta per aumentare le coltivazioni, in pochi anni si perdono innumerevoli specie, o tali aree si trasformano in aridi deserti» (Enc. Laudato si, 37-38). E là l Ecuador insieme ad altri Paesi della fascia amazzonica ha l opportunità di praticare la pedagogia di una ecologia integrale. Noi abbiamo ricevuto il mondo in eredità dai nostri genitori, ma ricordiamo anche parola orientatrice, che non perda di vista la vera meta, la ragione profonda dell esistenza. Le ha fatto eco la catechista Imelda Caicedo Vega, la quale ha parlato in rappresentanza della popolazione di Montubia, una zona di campagna lungo la costa dell E c u a d o r. L anziana donna ha ricordato il lavoro missionario tra i contadini, negli ambienti rurali, rimarcando come per molti anni, quando non c erano sacerdoti, la fede della gente si fosse mantenuta viva grazie alla devozione alla Vergine Maria, considerata come la grande missionaria del popolo montubio. Al Pontefice ha assicurato, in particolare, che la gente vuole prendere parte attiva alla vita della Chiesa e della società. Per vivere la gratuità, la solidarietà e la sussidiarietà di lontano, qualcosa di anonimo, che non ci coinvolge, non ci tocca, non ci impegna? Amiamo il nostro Paese, la comunità che stiamo cercando di costruire? La amiamo solo nei concetti discussi nel mondo delle idee? Sant Ignazio p ermettetemi l annuncio pubblicitario sant Ignazio ci diceva negli Esercizi che l amore si dimostra più nelle opere che nelle parole. Amiamola, la società, più con le opere che con le parole! In ogni persona, nel concreto, nella vita che condividiamo. E inoltre ci diceva che l amore sempre si comunica, tende alla comunicazione, mai all isolamento. Due criteri che ci possono aiutare a guardare la società con altri occhi. Non solo a guardarla: a sentirla, a sentirla, a pensarla, a toccarla, a progettarla. A partire da questo affetto, scaturiranno gesti semplici che rafforzano i legami personali. In diverse occasioni ho fatto riferimento all imp ortanza della famiglia come cellula della società. In famiglia, le persone ricevono i valori fondamentali dell a m o re, della fraternità e del reciproco rispetto, che si traducono in valori sociali essenziali, e sono la gratuità, la solidarietà e la sussidiarietà. Dunque, partendo da questo essere di casa, guardando la famiglia, pensiamo alla società attraverso questi valori sociali che assorbiamo a casa, in famiglia: la gratuità, la solidarietà, la sussidiarietà. La gratuità. Per i genitori tutti i figli, anche se ciascuno ha la sua indole, sono ugualmente degni d amore. Invece, quando il bambino si rifiuta di condividere quello che riceve gratuitamente da loro, dai genitori, rompe questa relazione, o entra in crisi, fenomeno più comune. Le prime reazioni, che a volte sono precedenti alla consapevolezza stessa della madre, incominciano quando la madre è in gravidanza: il bimbo incomincia ad avere comportamenti strani, incomincia a voler rompere, perché nella sua psiche si accende una spia rossa: attenzione che c è competizione, attenzione che non sei più l unico. È curioso. L amore dei genitori lo aiuta ad uscire dal suo egoismo per imparare a vivere insieme con colui o colei che arriva e con gli altri, per imparare a rinunciare per aprirsi all altro. A me piace chiedere ai bambini: «Se hai due caramelle e viene un amico, che fai?». Generalmente mi dicono: «Gliene do una». Generalmente. «E se hai una caramella e viene il tuo amico, che fai?». Lì sono incerti, e vanno dal «gliela do», al «la dividiamo», al «me la metto in tasca». Il bambino che impara ad aprirsi all a l t ro. Nell ambito sociale questo significa che la gratuità non è un complemento ma un requisito necessario per la giustizia. La gratuità è requisito necessario per la giustizia. Quello che siamo e abbiamo ci è stato donato per metterlo al servizio degli altri gratis lo abbiamo ricevuto, gratis lo diamo ; il nostro compito consiste nel farlo fruttificare in opere buone. I beni sono destinati a tutti, e per quanto uno ostenti la sua proprietà che è legittimo pesa su di essi un ipoteca sociale. Sempre. Così si supera il concetto economico di giustizia, basato sul principio di compravendita, con il concetto di giustizia sociale, che difende il diritto fondamentale dell individuo a una vita degna. E, sempre a proposito della giustizia, lo sfruttamento delle risorse nanaccia per la convivenza sociale. Le norme e le leggi, così come i progetti della comunità civile, devono cercare l inclusione, per favorire spazi di dialogo, spazi di incontro e quindi lasciare al ricordo doloroso qualunque tipo di repressione, il controllo illimitato e la sottrazione di libertà. La speranza di un futuro migliore richiede di offrire reali opportunità ai cittadini, soprattutto ai giovani, creando occupazione, con una crescita economica che arrivi a tutti, e non rimanga nelle statistiche macroeconomiche, creando uno sviluppo sostenibile che generi un tessuto sociale forte e ben coeso. Se non c è solidarietà questo è impossibile. Ho accennato ai giovani e alla mancanza di lavoro. A livello mondiale è allarmante. Paesi europei che erano ad alto livello alcuni decenni fa, adesso stanno subendo nella popolazione giovanile dai 25 anni in giù un 40/50 per cento di disoccupazione. Se non c è solidarietà questo non si risolve. Dicevo ai Salesiani [a Torino]: «Voi, che Don Bosco ha fondato per educare, oggi, educazione di emergenza per quei giovani che non hanno lavoro!». Perché? Emergenza per prepararli a piccoli lavori che diano loro la dignità di poter portare il pane a casa. A questi giovani disoccupati, che sono quelli che chiamiamo i né né : né studiano né lavorano, che prospettiva rimane? Le dipendenze, la tristezza, la depressione, il suicidio non si pubblicano integralmente le statistiche sui suicidi giovanili o arruolarsi in progetti di follia sociale, che almeno presentino loro un ideale? Oggi ci è chiesto di curare, in modo speciale, con solidarietà, questo terzo settore di esclusione della cultura dello scarto. Il primo sono i bambini, perché o non li si vuole ci sono Paesi sviluppati che hanno una natalità quasi dello zero per cento, o li si uccide prima che nascano. Poi gli anziani, che si abbandonano e li si lascia e si dimentica che sono la saggezza e la memoria del loro popolo. Li si scarta. E adesso è venuto il turno dei giovani. A chi hanno lasciato il posto? Ai servitori dell egoismo, del che lo abbiamo ricevuto come un prestito dai nostri figli e dalle generazioni future alle quali lo dobbiamo consegnare. E migliorato! E questo è gratuità! Dalla fraternità vissuta in famiglia, nasce il secondo valore: la solidarietà nella società, che non consiste solo nel dare ai bisognosi, ma nell e s s e re responsabili l uno dell altro. Se vediamo nell altro un fratello, nessuno può rimanere escluso, nessuno può rimanere separato. L Ecuador, come molte nazioni latinoamericane, sperimenta oggi profondi cambiamenti sociali e culturali, nuove sfide che richiedono la partecipazione di tutti i soggetti interessati. La migrazione, la concentrazione urbana, il consumismo, la crisi della famiglia, la disoccupazione, le sacche di povertà producono incertezze e tensioni che costituiscono una midio denaro che sta al centro di un sistema che ci schiaccia tutti. Infine, il rispetto per l altro che si apprende in famiglia, si traduce in ambito sociale nella sussidiarietà. Dunque: gratuità, solidarietà, sussidiarietà. Accettare che la nostra scelta non è necessariamente l unica legittima è un sano esercizio di umiltà. Riconoscendo ciò che c è di buono negli altri, anche con i loro limiti, vediamo la ricchezza che caratterizza la diversità e il valore di complementarietà. Gli uomini, i gruppi hanno il diritto di compiere il loro cammino, anche se questo a volte porta a commettere errori. Nel rispetto della libertà, la società civile è chiamata a promuovere ogni persona e agente sociale così che possa assumere il proprio ruolo e contribuire con la propria specificità al bene comune. Il dialogo è necessario, essenziale per arrivare alla verità, che non può essere imposta, ma cercata con sincerità e spirito critico. In una democrazia partecipativa, ciascuna delle forze sociali, i gruppi indigeni, gli afro-ecuadoriani, le donne, le aggregazioni civili e quanti lavorano per la collettività nei servizi pubblici, sono protagonisti essenziali in tale dialogo, non sono spettatori. Le pareti, i cortili e i chiostri di questo luogo lo dicono con maggiore eloquenza: appoggiato su elementi della cultura Inca e Caranqui, la bellezza delle loro forme e proporzioni, l audacia dei loro stili diversi combinati in maniera mirabile, le opere d arte che vengono chiamate scuola di Quito, riassumono un ampio dialogo, con successi ed errori, della storia ecuadoriana. L oggi è pieno di bellezza, e se è vero che in passato ci sono stati sbagli e soprusi, come negarlo?, anche nelle nostre storie personali, come negarlo?, possiamo dire che l amalgama irradia tanta esuberanza che ci permette di guardare al futuro con grande speranza. Anche la Chiesa vuole collaborare nella ricerca del bene comune, con le sue attività sociali, educative, promuovendo i valori etici e spirituali, essendo segno profetico che porta un raggio di luce e di speranza a tutti, specialmente ai più bisognosi. Molti mi chiederanno: Padre, perché parla tanto dei bisognosi, delle persone bisognose, delle persone escluse, delle persone ai margini della strada? Semplicemente perché questa realtà e la risposta a questa realtà sta nel cuore del Vangelo. E proprio perché l atteggiamento che prendiamo di fronte a questa realtà è inscritto nel protocollo sul quale saremo giudicati, in Matteo 25. Grazie perché siete qui, perché mi ascoltate, vi chiedo per favore di portare le mie parole di incoraggiamento ai gruppi che voi rappresentate nei diversi settori della società. Che il Signore conceda alla società civile che voi rappresentate di essere sempre l ambito adatto per vivere come a casa, per vivere questi valori della gratuità, della solidarietà e della sussidiarietà. Grazie!

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