Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi di Napoli ( ) Percorso documentario e iconografico

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2 Università degli Studi di Napoli L Orientale Regione Campania Fondazione Banco di Napoli Archivio di Stato di Napoli Università degli Studi di Napoli L Orientale Archivio di Stato di Napoli Collana Matteo Ripa n. 19 Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi di Napoli ( ) Percorso documentario e iconografico Con l Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Catalogo della mostra Archivio di Stato di Napoli 18 novembre marzo 2007 a cura di MICHELE FATICA Napoli 2006

3 A cura di: MICHELE FATICA Università degli Studi di Napoli L Orientale Impaginazione, grafica e fotoritocco: MARIANO CINQUE ISSN: Stampa: ARTI GRAFICHE ZACCARIA Srl copyright 2006 Università degli Studi di Napoli L Orientale Finito di stampare nel mese di settembre 2006

4 Indice Presentazioni Matteo Ripa: l uomo di fede, l intellettuale, l artista PASQUALE CIRIELLO 5 Un ponte tra Oriente e Occidente: Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi attraverso le carte d Archivio FELICITA DE NEGRI 7 Saggi I percorsi della mostra MICHELE FATICA 11 Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi GIACOMO DI FIORE MICHELE FATICA 21 Matteo Ripa e la carta geografica dell Impero Cinese commissionata da Kangxi ANDREINA ALBANESE 49 Sulla toponomastica mancese dell atlante di Matteo Ripa GIOVANNI STARY 71 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡 若 祥, ), alunno del Collegio dei Cinesi EUGENIO MENEGON 87 Arte e storia nella chiesa e collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi UGO DI FURIA 101 Le ricerche in Cina sull italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi WAN MING 133

5 Iconografia La famiglia, le aderenze familiari, l ascesa sociale, la caduta 149 Da Roma a Portsmouth a Macao 169 Ripa alla corte di Kangxi Le incisioni su rame 191 Le polemiche con i Gesuiti Echi sulla stampa napoletana L attività di interprete 209 Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XII Corsini 231 La sede del Collegio, la chiesa dei Cinesi e l arciconfraternita di Santa Maria Assunta 253 Scritti di Ripa, da Ripa, su Ripa 269 Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico 291 I Cinesi a Napoli Napoli in Cina 307

6 Matteo Ripa: l uomo di fede, l intellettuale, l artista PASQUALE CIRIELLO Magnifico Rettore dell Università degli Studi di Napoli L Orientale Poche Università hanno il privilegio, come L Orientale, di essere state fondate da un artista. Certamente nella biografia di Matteo Ripa risaltano anzitutto la sua statura di uomo di fede, che lo portò appena ventiseienne a partire missionario per la Cina, così come il profilo di letterato, che gli permise di appropriarsi dei misteri dell idioma mandarino. E tuttavia questa esposizione dimostra, ove mai ve ne fosse bisogno, che Matteo Ripa fu anche e forse soprattutto un artista. È noto che il motivo fondamentale della sua ammissione alla corte dell imperatore cinese fu appunto l abilità nelle arti del disegno, della pittura, dell incisione su rame, tanto che il sovrano del Celeste Impero ebbe a commissionargli una serie di stampe raffiguranti la propria residenza di Jehol in Tartaria. Ben conosciuta, e fonte ogni volta di rinnovata ammirazione, è la sua Grande Mappa dell Impero di Cina, capolavoro della cartografia del primo Settecento. Ma il materiale iconografico esposto dimostra che Matteo Ripa fu artista in ogni momento della sua vita, non solo su commissione ma anche quando il disegno e la pittura furono semplicemente al servizio della sua curiosità intellettuale unita a una certa sensibilità estetica. Ne sono prova i minuziosi disegni di pesci, molluschi e vegetali che il sacerdote traccia a margine delle pagine del diario redatto nel 1708 durante la navigazione sul vascello inglese Donegal che lo sta portando verso Macao. Squali, calamari, remore, frutti esotici, dei quali annota anche i nomi in varie lingue, vi sono tracciati con un accuratezza che fa apparire Matteo Ripa un epigono non disprezzabile del Leonardo osservatore della natura e un notevole anticipatore delle sistematiche raffigurazioni di Linneo (che, ricordiamolo, nel 1708 aveva a malapena un anno). Se, da un lato, spiace che non sia rimasto molto della produzione figurativa realizzata in terra cinese (ma non è detto che da archivi e biblioteche non spuntino altre testimonianze), è altrettanto evidente che in Matteo Ripa, da un certo momento in poi, il talento pittorico viene sostanzialmente abbandonato a favore di quella che resta la sua grande impresa, di uomo di fede come di intellettuale: la fondazione del Collegio dei cinesi. E d altronde tutte le tracce che

7 Presentazione Matteo Ripa: l uomo di fede, l intellettuale, l artista ci restano del suo operato, ben compendiate peraltro nei reperti della mostra, curata dal prof. Fatica, testimoniano di come questi aspetti risultino organicamente integrati in quello che è il suo grande, utopico, progetto: la conversione al cristianesimo dell Impero cinese. È questo carattere complesso della personalità di Matteo Ripa a tracciare quello che sarà il compito della prima istituzione europea per lo studio delle lingue e delle culture del lontano Oriente. Anche il disegno di evangelizzazione è affidato a un percorso di acculturazione e di formazione, sia per i membri occidentali della Congregazione da lui fondata che per i giovani cinesi disposti a intraprendere l impegnativo cammino verso il sacerdozio. Ecco, dunque, che anche la diffusione di un messaggio concepito come universale si apre alla reciproca (pur se non ancora simmetrica) assunzione della diversità culturale. Questa duplice missione di apertura della società europea verso i misteri delle civiltà orientali e di contemporaneo avvicinamento delle culture dell Asia estrema alle elaborazioni della tradizione europea permette la realizzazione e il progressivo radicamento nel contesto napoletano dell istituzione immaginata da Matteo Ripa, dapprima nel periodo del viceregno austriaco e, poi, negli anni della dinastia borbonica. Sarà poi questa vocazione intrinsecamente destinata, anche al di là delle stesse intenzioni del fondatore, a un arricchimento culturale originale e intenso (e pertanto dagli esiti non sempre prevedibili: si vedano le simpatie liberali dei convittori a metà dell Ottocento) a permettere la trasformazione, dopo l unità d Italia, dell antico Collegio dei Cinesi in un istituzione laica e statale, maggiormente attenta alle prospettive di proiezione commerciale e politica in Asia degli interessi italiani. Progressivamente sempre più aperta a prospettive culturali plurali e diversificate, attenta ai mutamenti della società contemporanea, L Orientale si riconosce tuttavia ancora oggi nella capacità di discernimento, nella sensibilità artistica, nell incrollabile passione di Matteo Ripa, qui così evidentemente esibite. 6

8 Un ponte tra Oriente e Occidente: Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi attraverso le carte d Archivio FELICITA DE NEGRI Direttrice dell Archivio di Stato di Napoli Missione istituzionale dell Archivio di Stato di Napoli è la conservazione della memoria documentaria; ma l Archivio non è un mero deposito di atti. La memoria, il ricordo sono possibili solo se il passato viene ripensato nei termini posti dalle domande e dalle necessità del presente. A tal fine, il documento, che del passato è testimonianza, deve essere sottratto all oblio e al silenzio. È l Archivio stesso a rendere possibile la conoscenza del patrimonio documentario che custodisce. Potremmo dire, quindi, che l Archivio conserva per comunicare. Le forme di cui tale attività di comunicazione si avvale sono le più diverse: sia va dagli strumenti più tradizionali, gli inventari cartacei dei fondi archivistici, ai moderni data-base, che consentono anche all utente remoto di recuperare l informazione, alle mostre documentarie. Molto si è scritto, anche in anni recenti, contro le mostre in genere e quelle archivistiche in particolare. Alle critiche incentrate sul carattere effimero di tali manifestazioni, si è aggiunta, nel caso delle mostre documentarie, l obiettiva difficoltà di offrire alla vista del pubblico un bene culturale che, a differenza di altri, proprio per le sue peculiarità, si presta, piuttosto, ad una comprensione mediata attraverso la lettura. Sappiamo inoltre che il documento, una volta estrapolato dal contesto originario il fondo, la serie, l unità archivistica cui appartiene non riesce a trasmettere tutto intero il suo significato. Vero è, d altro canto, che fra i compiti dell archivista vi è anche quello di «mettere più direttamente il grande pubblico a contatto coi documenti e coll archivio, del quale per lo più ignora l esistenza». L affermazione è di Eugenio Casanova che ha ricoperto, fra l altro, anche la carica di direttore dell Istituto napoletano agli inizi del Novecento e risale agli anni 20 del secolo scorso. Tuttavia, essa ha mantenuto in gran parte il suo valore, giacché gli Archivi continuano ad avere problemi di visibilità, specie se posti a confronto con altre istituzioni culturali di più largo richiamo, come musei e scavi archeologici; il nostro Istituto, in particolare, è ancora per molti napoletani, non «addetti ai lavori», un luogo inesplorato e un po misterioso. Ben vengano, dunque, le occasioni di divulgazione offerte dalle mostre, tanto più quando esse

9 Presentazione Un ponte tra Oriente e Occidente: Matteo Ripa... concernono temi che hanno connessioni con i problemi e gli eventi dell attualità e che possono perciò richiamare più facilmente l attenzione del pubblico non specialistico. La mostra su «Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi» appartiene sicuramente a quest ultima categoria; la straordinaria avventura umana, religiosa, culturale del sacerdote napoletano e le vicissitudini dell istituzione da lui creata si collegano prepotentemente con le curiosità e le ansie del presente; e se non possono offrire risposte ai nostri interrogativi, sono però in grado di illuminarli di nuova consapevolezza. La struttura narrativa della mostra si articola in più sezioni corrispondenti alle varie fasi della vicenda; quella centrale, che segna il momento cruciale del ritorno a Napoli di Matteo Ripa e della laboriosa fondazione del «Collegio dei cinesi e degli indiani», attinge al patrimonio documentario dell Archivio di Stato di Napoli, le altre si avvalgono, invece, dell apporto di numerosi istituti fra Archivi e Biblioteche, italiani e stranieri. Nata dalla collaborazione fra l Istituto napoletano e l appassionata ricerca del prof. Michele Fatica che a Matteo Ripa e alla storia dell Istituto Orientale ha dedicato anni di studio e numerose pubblicazioni la mostra ha potuto essere realizzata grazie al lavoro paziente e solerte di Carolina Belli, vicedirettore dell Archivio, che è stata coadiuvata validamente da Barbara Orciuoli, brillante diplomata della nostra Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica. Il riaffacciarsi prepotente della Cina sulla ribalta mondiale, dopo un lungo periodo di eclisse, sollecita una riflessione approfondita sulla storia dei rapporti fra la Cina e l Occidente; il percorso documentario costruito dalla mostra, con il relativo catalogo, ne rappresenta una pagina significativa. Ci auguriamo, quindi, che il pubblico possa trarne stimoli per un confronto più sereno con le affinità e le diversità del presente. 8

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12 I percorsi della mostra MICHELE FATICA Università degli Studi di Napoli L Orientale Premessa Nel 1996, a 250 anni dalla morte di Matteo Ripa (29 marzo 1746), chi scrive propose ai vertici dell allora Istituto Universitario Orientale di ricordare l anniversario con un convegno internazionale e con una mostra documentaria, iconografica e bibliografica. La proposta suscitò un forte interesse nel rettore del tempo, prof. Adriano Rossi, in Maurizio Taddei e Adolfo Tamburello, studiosi del Dipartimento di Studi Asiatici, che avevano già compiuto ricerche sul fondatore del Collegio dei Cinesi di Napoli, in Mario Agrimi, allora direttore del Dipartimento di Filosofia e Politica. Grazie alle sinergie dei due dipartimenti il convegno ebbe luogo il 11 e 12 febbraio 1997 con l adesione della Società Italiana di Studi del secolo XVIII rappresentata da Alberto Postigliola e vi parteciparono studiosi provenienti da tutte le parti del mondo, come è testimoniato dai loro contributi pubblicati negli atti 1. È doveroso ricordare che il successo del «colloquio» internazionale fu merito anche di Francesco D Arelli e di Paola Paderni, che affiancarono efficacemente chi scrive nella fase organizzativa e nella realizzazione dell iniziativa, mentre D Arelli dimostrò una grande capacità nella composizione degli atti, operazione tutt altro che facile in presenza dei numerosi contributi degli studiosi cinesi nella loro lingua. L idea è ritornata a 260 anni dalla morte di Matteo Ripa ed è coincisa con l anno dell Italia in Cina. La felice conclusione è dovuta a tante persone, a cui dobbiamo esprimere la nostra gratitudine: in primo luogo, la direttrice dell Archivio di Stato di Napoli, dott.ssa Felicita De Negri, che, con la finezza del suo tratto distintivo, ha messo a disposizione locali e tesori documentari; il prof. Pasquale Ciriello, rettore dell Università degli Studi di Napoli L Orientale, che ha riposto la sua fiducia in chi scrive. È superfluo ricordare che l esito positivo è stato possibile soprattutto grazie ad un finanziamento generoso erogato dalla Regione Campania, che ci preme ringraziare nella persona del governatore on. Antonio Bassolino e dei funzionari Pasquale Carrano e Raffaella Farina. Il prof. Adriano Giannola e il dott. Aldo Pace, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Banco di Napoli, sono intervenuti con grande sensibilità per coprire, con un contributo della benemerita istituzione alcuni buchi che si erano venuti a creare. 1 Michele Fatica, Francesco DArelli (a c. di), Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi, Atti del Colloquio Internazionale, Napoli, febbraio 1997, Napoli 1999.

13 I percorsi della mostra Una citazione riconoscente merita anche l Ina Assitalia, Agenzia di Napoli Nord, la quale ha offerto gratuitamente l assicurazione dei pezzi provenienti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli. Accanto alle istituzioni e persone già ricordate, non possiamo passare sotto silenzio quanti nel Dipartimento di Filosofia e Politica si sono prodigati per la buona riuscita dell iniziativa: il prof. Riccardo Naldi, direttore; Antonietta Sportiello e Nicola Fabozzi, responsabili della segretaria amministrativa; Daniela Di Donna, assistente alla segretaria. La sinergia delle competenze dirigenziali e amministrative concorrono con le competenze culturali. A tal proposito il curatore non poteva trovare collaborazione migliore di quella offerta dalle dott.sse Carolina Belli e Barbara Orciuoli dell Archivio di Stato di Napoli. La riuscita del catalogo sotto il profilo estetico è dovuta al giovane, ma già esperto Mariano Cinque. Occorre anche ringraziare quanti (Andreina Albanese, Giacomo Di Fiore, Ugo Di Furia, Eugenio Menegon, Giovanni Stary, Wan Ming) hanno scritto i saggi che aiutano a capire la complessa personalità di Matteo Ripa, ricostruiscono i tesori di arte oggi in gran parte dispersi o perduti che corredavano la chiesa e il Collegio dei Cinesi, raccontano le esistenze e le sofferenze dei suoi ospiti, ricordano quanto l istituzione di Napoli sia presente sia nella documentazione archivistica, sia nelle ricerche della lontana Cina. La raccolta bibliografica, documentaria ed iconografica è iniziata da molti anni e chi scrive deve ringraziare quanti hanno agevolato le sue ricerche e consentito l uso gratuito delle immagini: in modo particolare padre Leonard Boyle OP, già prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana; Josef Metzler OMI, già responsabile dell Archivio Storico della Congregazione per l Evangelizzazione dei Popoli; monsignor Vittorio Giustiniani, responsabile dell Archivio Storico della Diocesi di Salerno; padre don Pedro Gil, responsabile dell archivio della Curia Generalizia dell Ordine dei Frati Minori; la dott.ssa Maria Luisa Storchi e il sig. Franco Manzione, direttrice l una e impiegato l altro dell Archivio di Stato di Salerno; l avvocato Salvatore Maffei, direttore della Emeroteca Tucci di Napoli. Il sopralluogo nella chiesa dei Cinesi è stato autorizzato dal dott. Mario Tursi, direttore dell ASL 1 di Napoli e guidato dall ing. Carmelo Covuccia. La ND Maria Grazia Leonetti Rodinò e la dott.ssa Loredana Gazzarra hanno gentilmente permesso di pubblicare la foto della tela Visita dei Re Magi al Bambin Gesù, un tempo patrimonio della chiesa dei Cinesi ed oggi conservata nella quadreria del Pio Monte della Misericordia. Paziente e vicino mi è stato il personale tutto (Paolo Amodeo, Bruno Calabrò, Enzo Cipullo, Ettore Griffo) del Torcoliere, Centro di composizione e stampa dell Università degli Studi di Napoli L Orientale, in modo particolare il segretario amministratico del Centro, dott. Luigi Squillacciotti, e il responsabile del coordinamento editoriale, dott. Umberto Cinque. Massimo Zaccaria e Antonio Scagliola hanno messo a disposizione di chi scrive la loro arte tipografica. 12

14 Michele Fatica Le sezioni della mostra I. La famiglia, le aderenze familiari, l ascesa sociale, la caduta Il numero notevole di documenti esposti, tratti dall Archivio Storico della Diocesi di Salerno, ha un solo scopo: quello di dimostrare la reale condizione sociale degli ascendenti paterni e materni di Matteo Ripa e sfatare la diffusissima e mai contestata leggenda circa un preteso titolo nobiliare di Gian Filippo Ripa, padre del fondatore del Collegio dei Cinesi. Anche un testo relativamente recente, frutto di lunghe ricerche archivistiche e scevro di quella pietas che spesso appanna la vista di chi scrive, ripete la leggenda relativa ad un sedicente titolo di «barone di Planchetella» posseduto dal genitore di Matteo Ripa 2. Quanti tra cultori di storia e di glorie patrie hanno attribuito negli ultimi 140 anni a Gianfilippo Ripa una qualifica baronale inesistente non possono sottrarsi ad un certo biasimo, avendo ignorato un testo pubblicato nel 1859 che ricostruisce minutamente la storia del feudo di Chianca e Chianchetella in Principato Ulteriore 3. Ma quale era allora la condizione sociale della famiglia da cui proveniva Matteo Ripa? Se volessimo usare gli attuali parametri di classificazione sociale potremmo dire che la famiglia di Matteo Ripa apparteneva al ceto medio agiato provinciale. L agiatezza derivava a tale famiglia dall esercizio delle professioni liberali. Il nonno del fondatore del Collegio dei Cinesi, Diego, abitante in Prepezzano, uno dei sei casali di Giffoni, provincia di Salerno ove la gens risiedeva in una contrada che da essa prendeva nome «la Ripa» e che comprendeva una «casa palazziata» era doctor utriusque iuris; il padre di Matteo Ripa era doctor physicus, oggi diremmo medico, che aveva sposato Antonia Longo/Luongo, sorella di prete e di medico, quindi di famiglia della stessa condizione sociale, che abitava in una contrada denominata «casa Longo» in Vignale, altro casale di Giffoni. Allora quale il legame della famiglia di Matteo Ripa con la baronia di Planchetella o Chianchetella? I fratelli di Matteo Ripa erano medici, avvocati e preti, ma nutrivano tutti una grande ambizione: quella di nobilitarsi. La mostra documenta il trasferimento da Prepezzano ad Eboli di Gianfilippo, la conquista di Napoli dei suoi figli Diego e Lorenzo, l acquisizione del titolo baronale da parte di Lorenzo con l acquisto del feudo di Chianchetella e Balba. La morte prematura di Lorenzo nel 1739 e quella successiva di Diego documentano una cadura altrettanto rapida dell ascesa. Alle ambizioni di ascesa sociale dei fratelli, alle loro sinergie per favorire la nobilitazione di Lorenzo, Matteo Ripa era rimasto quasi estraneo. Egli aveva carattere troppo forte e determinato per presta- 2 Cosimo Longobardi, Eboli tra cronaca e storia, vol. IV, Salerno 1998, p Erasmo Ricca, La nobiltà del Regno delle Due Sicilie, vol. I, Napoli 1859, pp

15 I percorsi della mostra re la sua collaborazione al disegno familiare quasi ossessivo di promozione sociale, né dal fratello Tommaso Andrea, guida spirituale del gruppo, aveva avuto un trattamento uguale o paritetico a quello di Lorenzo. Non poteva dimenticare che il fratello maggiore nel 1704 lo aveva costretto a retrodonare a favore di Lorenzo la «casa palazziata» in Eboli già donatagli nel e che nel 1711 allo stesso Lorenzo gli altri fratelli avevano donato un uliveto con 300 piante, il cui usufrutto annuo di 50 ducati era stato prima devoluto, vita natural durante, a beneficio di «D. Matteo Ripa, attualmente predicatore e missionario apostolico nel Regno della Cina» 5. Egli prima ancora di essere ordinato sacerdote, il 28 marzo 1705, dall arcivescovo di Salerno, il francescano calabrese Bonaventura Poerio, aveva condotto un esistenza quasi in polemica con quei fratelli tutti protesi ad arrivare. Si era iscritto alla Congregazione di Santa Maria della Purità, che aveva sede nella chiesa di San Giorgio Maggiore e che svolgeva attività tra i ceti più poveri di Forcella allora nota come la Vicaria Vecchia e dei Mannesi, proprio per marcare una certa distanza dai fratelli che frequentavano i ceti alti di Napoli. La sua scelta di accettare l invito di Antonio Torres, preposito dei Pii Operai, a recarsi a Roma per poi essere destinato in Cina, può essere valutata anche nell ambito di questo rapporto non sempre disteso coi fratelli. II. Da Roma a Portsmouth e a Macao Prima di accingersi a prendere da Napoli la direzione per Roma il che avverrà il 26 novembre 1705 Matteo Ripa aveva preso con sé stesso due impegni: in primo luogo, mantenere il più stretto silenzio con il genitore Gianfilippo e con i fratelli. Dati i rapporti che aveva con i congiunti, ai quali abbiamo accennato, i fratelli avrebbero usato ogni mezzo per impedire a Matteo di mettere in atto quella decisione che giudicavano pazzesca di partire missionario per la lontanissima Cina. In secondo luogo, compiere il viaggio a piedi e «mendicando il vitto». Riuscì ad osservare il primo impegno, perché i fratelli non seppero assolutamente nulla della sua partenza. Raggiunse Roma in calesse, il 30 novembre 1705, per aiutare l amico Gennaro Amodei, debole di corpo, ma non di spirito. Nella capitale della cristianità deve attendere l udienza pontificia dell 8 ottobre 1707, per intravedere il segnale della partenza per la Cina. Intanto, dopo un periodo di grandi patimenti, per mancanza di risorse e di aiuti, si fa largo grazie alle eccezionali doti di cui è fornito: contrae amicizie importanti come dimostrano i documenti esposti nella mostra. 4 ASSa, Protocolli notarili, Notai del distretto di Salerno, Eboli, Atti di Berniero Romano, fascio 2658, ff , atto del 18 luglio ASSa, Protocolli notarili, Notai del distretto di Salerno, Eboli, Atti di Rocco de Antola, fascio 2641, rogito del 1 aprile 1711, f. 74v. 14

16 Michele Fatica III. Ripa alla corte di Kangxi: le incisioni su rame In coerenza con la consegna ripiana di non insistere sul suo talento di pittore e di incisore, noi possiamo ricostruire solo attraverso i vaghi indizi contenuti nei suoi scritti l itinerario che lo portò ad essere apprezzato ed onorato dall imperatore Kangxi proprio per le sue capacità artistiche e tecniche. L imperatore, del resto, non aveva gusti dozzinali, ma per essere un cultore raffinato delle arti, era noto in Europa come il Luigi XIV dell Estremo Oriente. Per quanto riguarda l apprendistato di pittore a Napoli, sappiamo che, ancora prima di essere prete assecondò il suo talento pittorico copiando alcuni affreschi esistenti nella chiesa di S. Giorgio Maggiore. A Roma sicuramente continuò a coltivare la sua passione per la pittura: lo deduciamo dall immagine della Vergine che egli aveva dipinto e che aveva colpito a tal punto Giovanni Antonio Mezzafalce da indurlo a scriverne al fratello Giovanni Donato al seguito del legato papale in Cina Carlo Tommaso Maillard de Tournon. Questi, pur essendo prigioniero a Macao, aveva comunicato all imperatore l arrivo del pittore Matteo Ripa, insieme a musicisti come il prete della Congregazione della Missione Teodorico Pedrini, e a scienziati, come l agostiniano Guglielmo Bonjour Fabre, secondo quanto gli aveva promesso al momento della prima udienza. Era scontato per quanti sedevano sul trono giallo del dragone che l onore di accedere in Cina ed essere ammessi a corte era riservato solo a coloro che dall Occidente portavano le novità scientifiche, tecnologiche, artistiche ignote nel Paese di Mezzo. Ma l imperatore non accoglieva come suoi ospiti gli occidentali portatori di conoscenze nuove solo sulla base di segnalazioni che gli venivano da personalità sia pure importanti come il legato papale. Nel caso di Matteo Ripa Kangxi richiese due condiziono: I. di verificare di persona le sue capacità di pittore; II. di comunicare con il pittore solo nella lingua cinese. Quindi il sacerdote ebolitano dovette inviare all imperatore saggi delle sue capacità e mettersi di buona lena ad imparare il cinese mandarinico o guanhua 官 話. Quando il 5 novembre 1710 il governatore di Canton riceve l ordine di provvedere alla partenza per Pechino di Ripa, Pedrini e Bonjour Fabre, significa che l imperatore ha mostrato il suo gradimento per i saggi della pittura di don Matteo. Il sacerdote ebolitano, partito da Canton il 27 novembre 1710 raggiunse Pechino il 6 febbraio 1711, ammesso nella reggia come pittore di corte. Della sua produzione pittorica in Cina non è pervenuto nulla. Di tutta la sua attività a corte restano solo due imprese legate alla sua sapienza tecnica di incisore su rame. Dove e quando avesse imparato questa tecnica Matteo Ripa dice, come al solito, molto poco. Scrive soltanto che durante il suo soggiorno a Roma tra il dicembre 1705 e l ottobre 1707, prima di partire per la Cina, aveva appreso da un pittore la tecnica di incisione su rame con l acquaforte 6. Il 9 maggio 1711, quin- 6 Matteo Ripa, Giornale, vol. II ( ), testo critico, note ed appendice documentaria di Michele Fatica, Napoli 1996, p

17 I percorsi della mostra di 3 dopo mesi essere stato ammesso a corte, fu richiesto da Kangxi se oltre alla pittura, egli conoscesse qualche altra arte o scienza. La sua risposta, come si legge nel suo Giornale, fu, come al solito, ispirata a modestia. Ma le sue prove appagarono l imperatore 7 a tal punto che questi gli commissionò nell agosto 1712 l incisione delle vedute dell immenso parco «tra i monti per fuggire la calura estiva». Dopo l incisione della villa imperiale di Jehol una commissione ancora più impegnativa egli ebbe dall imperatore: riprodurre la carta generale dell Impero. Nel 1914, quando il missionario ebolitano ebbe l incarico, i lavori per la confezione della grande carta non erano completati e, presumibilmente, egli procedette a misura che l équipe di geografi, cartografi e matematici europei inviava a Pechino i risultati dei suoi rilevamenti. Nella romanizzazione dei toponimi sia cinesi, che mancesi egli fu aiutato dai collaboratori delle due nazionalità che imparavano la tecnica nel laboratorio che egli aveva creato 8. Sotto la data del 20 ottobre 1716, egli afferma che «nell intagliare la carta geografica, già er[a] giunto alla gran muraglia, che divide la Cina dalla Tartaria» 9. Di più non aggiunge, anche se più volte ribadisce che egli ha «delineato» a penna, cioè, ha disegnato in scala ridotta tutta la carta, che risulta nell insieme di 44 tavole di rame 10. IV. Le polemiche con i Gesuiti, echi sulla stampa napoletana, l attività di interprete La permanenza del Ripa nella corte mancese fu caratterizzata da una continua polemica con i missionari della Compagnia di Gesù. I motivi della sua avversione agli accoliti di S. Ignazio era motivata, in primo luogo, dalla sua convinta difesa della «purezza della nostra Santa Fede». Nei secoli si sono scontrate due tendenze nella Chiesa di Roma: quella di chi è stato fermo nel pensiero di operare una rivoluzione culturale nel convertito alle verità di Cristo. Questo pensiero comporta la costruzione di un uomo nuovo che faccia tabula rasa di tutta la precedente cultura. La seconda posizione si rende conto della impossibilità del convertito di effettuare un completo sradicamento dalla sua precedente cultura. Matteo Ricci si mosse in questa seconda direzione e riconobbe nel culto degli antenati, dell imperatore e dell universo dei santi di cui è costellata la religiosità popolare cinese un complesso di credenze, da lui definite «civili» che non intaccavano la fede in Cristo. Ma i Gesuiti ai primi del XVIII secolo erano diventati troppo potenti perché la loro prassi missionaria in Cina ma anche in altre regioni del 7 Ibidem, p ACGOFM, MH, 15-2, p. 348; in sintesi i dati sono confermati in Matteo Ripa, Giornale, vol. II, cit., p Matteo Ripa, Giornale, vol. II, cit., p Ibidem, pp. 27 e

18 Michele Fatica mondo fosse condivisa. Furono attaccati dagli zelanti, che parlavano della ipocrisia gesuitica, di morale immorale, di concessioni al paganesimo, favorendo in Cina la contaminazione del cristianesimo con il confucianesimo. Nasceva così la questione dei «riti cinesi», su cui furono versati fiumi d inchiostro. Ripa appartenne al partito degli zelanti, attirandosi nel suo soggiorno a Pechino l avversione dei suoi antagonisti, non solo per questa sua posizione, ma anche per l iniziativa di creare un seminario per giovani cinesi a Pechino. I Gesuiti, che avevano della Cina un esperienza secolare, ritenevano che a loro sarebbe spettato il compito della formazione del clero indigeno. Ma quando in passato avevano preso in considerazione una ipotesi del genere, sempre l avevano scartata, arretrando di fronte alle grandi difficoltà che la realizzazione di un tale progetto avrebbe incontrato. Le culture erano troppo diverse perché si potesse pensare seriamente a cinesi ordinati sacerdoti. Per le famiglie cinesi i giovani maschi erano destinati a continuare la generazione e solo i più poveri erano disposti a farsi castrare nella prospettiva di una brillante carriera a corte in qualità di eunuchi. Ora i Gesuiti venivano sfidati dal Ripa con un piano sistematico, e non con una iniziativa sporadica, proprio lì dove essi avevano ceduto. La vittoria del Ripa in questo settore fu parziale, perché la sua idea di fondare un collegio per i cinesi avrà possibilità di realizzarsi solo lasciando Pechino ed eleggendo Napoli come sede del seminario per i cinesi. Comunque, anche prima del suo ritorno nella città, dove si era formato, la sua fama era grande. Di quel che faceva in Cina abbiamo dettagliate notizie sugli «Avvisi» di Napoli, Ripa, inoltre, imparò così bene la lingua cinese da essere scelto dall imperatore Kangxi quale interprete della legazione del russo Lev Izmailov e del legato pontificio Carlo Ambrogio Mezzabarba. V. Il ritorno a Napoli con 5 cinesi. Promotori ed oppositori del Collegio dei Cinesi Stanco di polemizzare con i Gesuiti, Ripa decide, a fine estate del 1723, dopo la morte di Kangxi nel dicembre 1722, di tornare a Napoli allo scopo di fondare un seminario per cinesi, da educare con una metodologia opposta a quella dei Gesuiti, affinché, ritornati nella loro patria, diffondano tra i loro connazionali un cristianesimo «puro», non inquinato dal confucianesimo. Poiché i rapporti col nuovo imperatore Yongzheng sono ottimi, questi gli concede il permesso di ritornare in Europa a motivo di un lutto familiare. Essendo uomo di corte, Ripa può essere accompagnato da servitori di fiducia: sono i quattro giovani, primo nucleo del Collegio dei Cinesi. Ai quattro si aggiunge un cinese che ha superato i 30 anni: è il maestro Gioacchino Wang, il quale deve mantenere in esercizio i giovani allievi nella lingua e nella scrittura della loro patria, che potrebbero dimenticare dopo una lunga permanenza a Napoli. L idea di fondare il Collegio trova una certa resistenza nel papa Benedetto XIII Orsini, che giudica Napoli una città troppo condizionata dalle teorie di Pietro Giannone. Ripa, però, trova sostenitori del suo progetto sia nel presidente del Consiglio Collaterale, Gaetano Argento, sia nell imperatore 17

19 I percorsi della mostra Carlo VI d Asburgo, ch egli visita a Vienna nel 1726, e che approva il Collegio, anche perché il sacerdote ebolitano gli promette di creare una scuola per interpreti della lingua cinese e della lingua indiana, idea che piace molto all imperatore, che nel 1722 ha fondato sotto l egida imperiale la Compagnia di Ostenda; che ha scali commerciali in India e a Canton. D allora in poi l istituto napoletano fondato dal Ripa prenderà il nome di Collegio dei Cinesi e degli Indiani, anche se di questi ultimi a Napoli non si è mai vista neppure l ombra. VI. La sede del Collegio, la chiesa dei Cinesi e l arciconfraternita di S. Maria Assunta in Cielo ai Cinesi. Dal 1729 al 1894, il Collegio dei Cinesi, anche dopo le trasformazioni avvenute nel 1869 e nel 1888, ebbe la sua sede nel complesso situato extra mœnia sul poggio della Montagnola, zona dei Pirozzoli, borgo dei Vergini formato da un grande corpo di fabbrica, da due giardini, da una chiesa con un piccolo vano laterale, dove Ripa sistemò l arciconfraternita di S. Maria Assunta in Cielo detta ai Cinesi. Il sacerdote ebolitano, tutto preso dall organizzazione dell istituto da lui fondato, non dimenticò di essere un pittore, disegnò lo stemma del Collegio e l immagine della Vergine che ascende in cielo. Trattandosi dell unica documentazione materiale che resta del Collegio, la sezione ricostruisce vecchie epigrafi, legge alcune lapidi incise sopra il sepolcro di Matteo Ripa e di altri importanti congregati, ricostruisce la quadreria ed altri significativi dettagli della Chiesa e di tutto il complesso monumentale. VII. Scritti di Ripa, da Ripa e su Ripa Gli scritti di Matteo Ripa in gran parte restano manoscritti. In vita egli stampò una sola opera, che è una biografia di un collegiale di origine giapponese, ma proveniente dalle Filippine, Belisario degli Angeli, morto giovanissimo a Napoli. Nel 1832 i congregati della Sacra Famiglia assemblarono malamente due manoscritti del fondatore, censurando tutte le polemiche con i Gesuiti, manipolando e, in alcuni casi, falsificando il testo del Ripa, il tutto allo scopo di avviare il processo di beatificazione, che inizierà, senza successo, solo nel Gli stessi manoscritti furono visti, copiati e tradotti in francese a Napoli, dal sacerdote della Congregazione della Missione, Gabriel Perboyre, confluendo poi nei tomi IV-VIII degli anonimi Mémoires de la Congrégation de la Mission (Paris, ). Intanto tutte le relazioni inviate al papa Clemente XI Albani e a Propaganda Fide furono copiate da alcuni scrittori avversi alla Compagnia di Gesù, che daranno il loro contributo alla soppressione dell istituto ignaziano nel Al di fuori della letteratura controversistica la fama del Ripa acquistava una dimensione mondiale e di lui si scrisse in libri sia stampati a Londra, sia pubblicati in Cina. I libri sono o fotocopiati nel frontespizio e esposti nella loro edizione originale. 18

20 Michele Fatica VIII. Le trasformazioni del Collegio dei Cinesi e i benefici concessi dai pontefici L imperatore Carlo VI d Asburgo autorizzò l apertura di un Collegio formato da una scuola per missionari e interpreti cinesi e indiani, da un convitto aperto, dietro pagamento di una retta, a giovani disposti a diventare missionari in Oriente, in più da una congregazione chiamata della Sacra Famiglia di Gesù Cristo di sacerdoti, dotati di patrimonio sufficiente ai bisogni della loro esistenza, incaricati dell educazione sia dei collegiali che dei convittori. Il breve di approvazione Nuper pro, fu emesso il 7 aprile 1732 dal papa Clemente XI Albani nella presunzione di un autonomia finanziaria dell istituzione, garantita dall imperatore in 800 ducati annui da ricavare dalle rendite di 3 vescovati di patronato regio (Reggio, Cassano e Tropea). Il cambiamento dinastico e di governo, con la conquista nel 1734 del Regno di Napoli da parte di Carlo di Borbone, vanificò la promessa di Carlo VI d Asburgo, per cui il Collegio dei Cinesi si trovò ad un certo punto privo di risorse finanziarie sicure. Tutto ciò fu fatto presente dal Ripa al nuovo papa Benedetto XIV Lambertini, da lui conosciuto in precedenza a Roma. La bolla In Sacro Principis di Benedetto XIV, del 31 agosto 1743, segnava una svolta nella storia del Collegio dei Cinesi, perché papa Lambertini, scrisse nel documento pontificio di avere saputo che le rendite «erano così esigue da non essere sufficienti a nutrire i collegiali ragazzi e adolescenti, nonché il personale addetto ai servizi e al governo dell istituto», e pertanto concedeva al Collegio il beneficio dell abbazia di S. Pietro Apostolo in Eboli, valutato a ducati annui, con la riserva si detrarre dalla rendita una pensione di 500 ducati da assegnare a persona da nominare. Ma la vera trasformazione si ebbe con altra bolla, Misericordia Dei, del 6 ottobre 1747, con la quale, ormai defunto Ripa, papa Lambertini rinunciava alla pensione annua di 500 ducati, alla condizione che nel Collegio dei Cinesi fossero ammessi immediatamente anche 4 giovani cristiani provenienti da Valacchia, Bulgaria, Serbia ed Albania (regioni soggette al Gran Turco), prevedendo in prosieguo un numero di 16 collegiali: 8 provenienti dall India e dalla Cina e 8 dall Impero Ottomano, restando le spese per il viaggio e per il resto a carico del Collegio dei Cinesi. La definitiva trasformazione del Collegio dei Cinesi e degli Indiani, in Collegio dei Cinesi e degli alunni provenienti dall Impero Ottomano si ebbe con le successive bolle di Clemente XIII Rezzonico (Quanta Ecclesia, 1 maggio 1760) e di Pio VI Braschi (Præ ceteris illa, 22 luglio 1775) con le quali furono attribuiti nuovi benefici (la Petruccia) alla istituzione fondata da Matteo Ripa in territorio dell attuale Battipaglia, ed il numero dei collegiali fu portato a 32, cui si aggiunsero le spese del viaggio in Cina per tre missionari designati da Propaganda Fide. La concessione dei benefici ecclesiastici attenuò l autorevolezza della regia protezione, con la quale il Collegio era sorto, ponendo quest ultimo alle dipendenze di Propaganda Fide anche sotto il profilo politico. Altra trasformazione durante il decennio francese, quando fu incrementato il convitto, equiparato ad un liceo, e fu introdotto l insegnamento del cinese per i convittori che ne avessero fatto richiesta. In questo periodo il Collegio fu posto sotto la sorveglianza del Ministero dell interno, sorveglianza che cessò con la restaurazione borbonica. La forte attenzione dedicata al convitto si accrebbe nel periodo com- 19

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