GIOVANI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI: OPPORTUNITA NEL MONDO NON PROFIT

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1 1 GIOVANI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI: OPPORTUNITA NEL MONDO NON PROFIT di Cecchetto Andrea U.G.D.C.E.C. di Vicenza Premessa Il mondo del «Terzo Settore» 1 o «non profit» rappresenta un importante realtà del nostro Paese in quanto è proprio grazie all impegno della molteplicità di organizzazioni private presenti nel territorio che è possibile l esercizio di tutte quelle attività sociali cui non può farsi carico il sistema pubblico. In tale contesto, ben potrebbe inserirsi un giovane professionista che, dopo un adeguato periodo di formazione, potrebbe prestare la propria professionalità a servizio di queste organizzazioni. Il presente contributo, lungi dal voler presentare un indagine esaustiva sull argomento, si occuperà in primo luogo di fornire una elencazione delle principali tipologie di enti non profit, per poi focalizzarsi sul mondo associativo delineandone le distorsioni che spesso si creano a causa di un uso disinvolto della forma associativa per mascherare, in realtà, vere e proprie attività di impresa. 1. Principali tipologie di enti non profit Molteplici sono le tipologie degli organismi che operano nel Terzo Settore, tipologie attraverso le quali i singoli contribuenti decidono di aggregarsi per l esercizio di un attività avente funzione sociale. In sintesi le principali: - enti associativi; - fondazioni; - IPAB; - comitati; - imprese sociali; - cooperative; - organizzazioni non governative; - onlus; - organizzazioni di volontariato; - enti ecclesiastici. 1.1 Gli enti associativi Un associazione è un ente costituito da una pluralità di persone che decidono di perseguire insieme uno scopo comune mettendo insieme le loro forze, fra le quali anche quelle economiche attraverso la costituzione di un patrimonio comune. L atto costitutivo dell associazione può essere in forma verbale o scritta 2. A sua volta l atto in forma scritta può essere redatto a mezzo di semplice scrittura privata, che potrebbe essere registrata presso l Agenzia delle Entrate per dare la data certa, oppure con scrittura privata autenticata o atto pubblico avvalendosi di un notaio. Molteplici sono le tipologie di associazione. 1 Si parla comunemente di «Terzo Settore» in quanto gli organismi privati operanti nell ambito sociale si collocano di fatto fra settore pubblico e privato. 2 E richiesto l atto costitutivo nella forma scritta quando l associazione intenda acquisire la proprietà o il godimento di beni immobili per un periodo superiore a 9 anni.

2 2 Esiste una prima distinzione fra associazioni riconosciute e non riconosciute. Le associazioni riconosciute sono quelle costituite attraverso atto pubblico che, provvedendo al procedimento di riconoscimento di cui al D.P.R , n. 361, acquisiscono la personalità giuridica. Le associazioni non riconosciute sono invece organizzazioni con capacità giuridica limitata al solo ambito processuale. Infatti per le obbligazioni associative risponde in prima battuta l associazione con il proprio patrimonio e poi, in modo illimitato e solidale, anche i soci che hanno agito in nome e per conto dell associazione. Altra distinzione degna di nota è quella fatta sulla base dello scopo prefissato: si va dall associazione culturale a quella sportiva, da quella politica a quella musicale. Venendo alle associazioni disciplinate dal nostro legislatore fiscale in modo compiuto e specifico, non possiamo non citare le associazione sportive dilettantistiche, disciplinate dalla Legge , n. 398 e iscritte al CONI, che godono di un particolare regime fiscale di favore. 1.2 Le fondazioni Quando un gruppo di persone costituisce un patrimonio al fine di realizzare uno scopo di pubblica utilità si ha una fondazione. Sono enti che si costituiscono necessariamente per atto pubblico e che poi devono assoggettarsi al procedimento del riconoscimento giuridico ai sensi del D.P.R , n Un particolare tipo di fondazioni sono le fondazioni bancarie, introdotte con la Legge , n. 218, nate essenzialmente per focalizzare l attività delle banche verso finalità non lucrative. 1.3 Le IPAB Le IPAB (Istituzioni pubbliche di Assistenza e Beneficenza) sono organizzazioni riconosciute con personalità giuridica che erogano prevalentemente servizi nel settore sociale e sanitario. Sono disciplinate dal D. Lgs , n. 207 che, prevedendo la devoluzione di determinate materie in capo alle singole regioni, ha stimolato la legiferazione da parte di molte regioni italiane in materia. Le IPAB possono essere aziende pubbliche, per cui trovano disciplina nelle leggi regionali, oppure persone giuridiche private, nel qual caso sono trattate come associazioni o fondazioni riconosciute. 1.4 I comitati Il comitato è un insieme di più persone (promotori) che intendono perseguire uno scopo comune alla collettività: la raccolta di fondi finalizzata per il sostegno di iniziative aventi carattere sociale. Il codice civile non li disciplina nel dettaglio lasciando ampia libertà di iniziativa ai privati. La durata è limitata in quanto è subordinata al conseguimento dello scopo comune. La costituzione può avvenire verbalmente o per iscritto; in particolare il comitato può avere o meno personalità giuridica a seconda che i promotori abbiano richiesto il riconoscimento (possibile solo con costituzione a mezzo di atto pubblico). Delle obbligazioni in capo al comitato rispondono tutti i membri dello stesso (comitato senza personalità giuridica) oppure solamente il comitato con il proprio patrimonio (comitato riconosciuto). Alla cessazione del comitato i fondi residui vanno devoluti necessariamente ad enti aventi analoghe finalità ma sempre nel rispetto di quanto pattuito in sede costitutiva. 1.5 Le imprese sociali Le imprese sociali offrono beni e servizi di utilità sociale senza il perseguimento del profitto.

3 3 A titolo esemplificativo possono avere ad oggetto l educazione, l assistenza socio-sanitaria, la tutela dell ambiente, la salvaguardia del patrimonio culturale. Sono soggetti privati e sono disciplinati dalla L. delega , n. 118 e dal D. Lgs , n Possono acquisire la qualifica di impresa sociale: le associazioni, le fondazioni, i comitati, le società e i consorzi. 1.6 Le cooperative Le cooperative sono società di capitali a tutti gli effetti in cui però è assente lo scopo della divisione degli utili. Le cooperative, infatti, perseguono lo scopo mutualistico, ossia si prefiggono di fornire ai soci beni, servizi o occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato. Conseguentemente le cooperative che sono effettivamente inquadrabili fra gli enti non profit sono solo le cooperative sociali, disciplinate dalla Legge , n. 381, in quanto per le altre tipologie, nonostante non vi sia l intento distributivo, viene comunque conseguito un profitto, anche se poi sarà oggetto di distribuzione indiretta fra i soci attraverso i ristorni. Le cooperative sociali sono imprese che perseguono l interesse generale della collettività alla promozione umana e all integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi sociosanitari ed educativi e lo svolgimento di attività che hanno lo scopo di inserire persone svantaggiate nel mondo del lavoro. 1.7 Le organizzazioni non governative Le organizzazioni non governative, disciplinate dalla L , n. 49, sono organismi riconosciuti dal Ministero degli Esteri che realizzano la cooperazione fra Italia e Paesi in via di sviluppo. In particolare esse si occupano di portare avanti le istanze politico-sociali dei membri come l'osservazione dei diritti umani e il rispetto dell'ambiente. 1.8 Le Onlus Le Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale) sono disciplinate dal D.Lgs , n. 460, artt. 10 e seguenti e godono di una serie di agevolazioni fiscali. Va detto che non si tratta di una vera e propria forma di ente non profit, in quanto la qualifica di onlus può essere conseguita da associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative e altri enti di carattere privato con o senza personalità giuridica, a condizione che gli atti costitutivi, nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata, prevedano una serie di requisiti. Possono essere onlus gli enti che svolgono attività nei settori dell assistenza sociale, sociosanitaria e sanitaria, della beneficenza, dell istruzione, della formazione, dello sport dilettantistico, della tutela dei beni culturali e dell ambiente, della ricerca scientifica e delle attività previste dall art. 10 del D.Lgs suddetto. Alcune categorie di enti assumono automaticamente la qualifica di onlus: le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali svolgenti attività commerciali e produttive marginali, le organizzazioni non governative, le cooperative sociali, i consorzi di cooperative sociali formati esclusivamente da cooperative sociali. 1.9 Le organizzazioni di volontariato Le organizzazioni di volontariato sono quegli organismi costituiti per svolgere un'attività non profit esclusivamente per fini di solidarietà avvalendosi delle prestazioni volontarie e gratuite dei propri aderenti.

4 4 Sono disciplinate dalla Legge-quadro sul volontariato (L , n. 266) che rimanda alla disciplina introdotta dalle singole regioni italiane. Le organizzazioni di volontariato possono avere la struttura giuridica che ritengono più adeguata al raggiungimento del proprio fine, purché compatibile con lo scopo solidaristico. La costituzione con scrittura privata registrata è la sola riconosciuta per l ottenimento dell iscrizione al Registro provinciale del volontariato, condizione essenziale per godere delle agevolazioni fiscali e dei contributi pubblici. All atto dello scioglimento il patrimonio residuo deve essere devoluto ad altra organizzazione di volontariato dello stesso settore nel rispetto di quanto pattuito nello statuto Gli enti ecclesiastici Gli enti ecclesiastici sono delle organizzazioni riferite non soltanto agli enti di culto cattolico, ma anche agli istituti di culti diversi dalla religione dello Stato, chiamati anche enti di «culti acattolici». Ai suddetti enti si applicano le norme del codice civile: possono essere riconosciuti, assumere la forma dell associazione o della fondazione o esistere come enti di fatto. La personalità giuridica riconosciuta dallo Stato italiano è cosa diversa rispetto al riconoscimento ottenuto dall'ordinamento religioso cui appartengono. 2. Uso distorto del «non profit» Da un lato le organizzazioni non imprenditoriali, dall altro le imprese. Questi due mondi, così diversi fra loro, vengono molte volte accostati forzatamente tutte le volte in cui l uso di forme tipiche del mondo non profit sono utilizzate per mascherare vere e proprie attività imprenditoriali al fine di godere delle agevolazioni fiscali di cui alla Legge , n. 398 previste per il mondo non profit. Proprio per tutelare le vere forme associazionistiche, l Amministrazione Finanziaria ha introdotto, attraverso l art. 30 del D.L , n. 185 (convertito nella L , n. 2), l obbligo per gli enti associativi di comunicare all Agenzia delle Entrate, attraverso il modello EAS, determinati dati sulla struttura organizzativa che facilitano l attività di controllo sul rispetto della normativa fiscale per l accesso alle agevolazioni previste per il mondo non profit. Vere e proprie scuole di musica chiamate in associazioni musicali, ristoranti trasformati in associazioni culturali che intendono valorizzare la cultura del mangiare del territorio, associazioni e circoli che organizzano regolarmente viaggi senza averne la licenza. L elenco potrebbe continuare. E tutto questo è possibile grazie ad un professionista che si presti a questo intento illecito: basta trasformare i clienti in associati, i prezzi in contributi e il gioco sarebbe fatto. Dimenticando tuttavia che nel momento stesso in cui viene chiesto all associato (cliente) un importo in denaro per una prestazione, siamo in presenza di un corrispettivo e quindi di un attività commerciale. Certo si potrebbe invocare la «decommercializzazione» (art. 148, comma 3, del D.P.R , n. 917) ma allora le attività dovrebbero essere svolte verso i soci in diretta attuazione degli scopi sociali (e spesso si tratta di attività accessorie e non direttamente correlate) ad un corrispettivo specifico che verosimilmente dovrebbe dare copertura ai soli costi sostenuti. Appare quindi in tutta evidenza in questo caso la forzatura dell utilizzo dello strumento associativo. Ancora più evidente appare il problema per l organizzazione di viaggi da parte di associazioni culturali: i viaggi vengono solitamente organizzati a favore dei soci in ossequio ai fini istituzionali. Bene, ma ai fini fiscali, l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici con incasso di corrispettivi anche solamente a titolo di rimborso spese è considerata sempre e comunque attività commerciale senza la possibilità di invocare la decommercializzazione. Ne deriva che la vera associazione dovrebbe organizzare i viaggi senza percepire nessun compenso.

5 5 Da ultimo esponiamo un caso concreto. Vengono in studio dal professionista alcuni artisti che vogliono esercitare insieme attività di intrattenimento musicale presso vari locali. Intendono però costituire un associazione, non una società, che, dopo aver incassato regolarmente le quote associative dagli associati, corrisponda regolarmente ai soci prestatori delle attività dei compensi. Con questo comportamento l associazione: - potrebbe richiedere una agibilità ENPALS per le serate di intrattenimento in cui si avvalesse degli artisti, per poi versare quanto dovuto ai fini ENPALS ma evadendo gli adempimenti INPS, INAIL e IRPEF; - incasserebbe dagli esercizi commerciali il compenso per gli artisti in una forma duplice: compenso minimale di legge regolarmente fatturato; compenso eccedente in nero ; - rimborserebbe ai soci-artisti i soli costi sostenuti previa presentazione di note spese (il resto in nero ). Voi cosa fareste? Conclusioni Il mondo del non profit rappresenta una bella realtà sociale che, grazie al proliferare di organizzazioni con finalità non economiche, ma di carattere sociale e umano, contribuisce a migliorare la nostra società. Servono sempre più persone che si facciano carico della difesa dei «valori» che troppo spesso vengono calpestati per favorire l ottica della corsa al soddisfacimento dell interesse privato e dell arricchimento. Al giovane professionista si pone quindi una grande opportunità: mettere a servizio la propria professionalità per aiutare chi lavora nel mondo non profit. Le soddisfazioni, oltre dal lato economico attraverso la percezione dei compensi per le consulenze e il «passaparola» portatore di nuova clientela, vengono soprattutto in termini di conoscenza di persone «ricche» nel senso vero della parola: ricche perché con la loro voglia di fare, la loro generosità e il loro ottimismo, hanno qualcosa da dare anche a noi al fine della crescita della nostra persona. Sta a noi quindi cogliere questa opportunità in un responsabile spirito di collaborazione professionale, ignorando quei potenziali clienti che, volendo utilizzare lo strumento associativo per mascherare realtà di impresa, tradiscono l essenza del mondo non profit. Si rivolgano ad altri. Anche questo è un modo per contribuire a migliorare la nostra società mettendo a disposizione i nostri talenti. Dicembre 2011

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