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1 eporter nuovo gioielli Anno VI - Numero 3-30 novembre 2012 Sondaggi I segreti di cinque big Pennacchi Con i ciociari proprio no Rituali Finché morte non ci separi Vite vendute Il network delle prostitute d'arabia Il fair-play finanziario dovrebbe tamponare l emorragia dei vari Ibrahimovic e Thiago Silva. Ne è certo Italo Cucci: I migliori siamo sempre noi Quindicinale della Scuola Superiore di Giornalismo della LUISS Guido Carli

2 3 Che voto che fa Sondaggisti come meterologi? L accostamento fa infuriare i big del settore Ecco cosa pensano del proprio mestiere Mannheimer, Masia, Pagnoncelli, Piepoli e Weber Voleva correre ma non è Bolt Primarie del Pdl cancellate: Gianpiero Samorì, che sognava di diventare il nuovo Berlusconi, non raggiungerà mai il traguardo. Un ritratto tra successi economici e figure barbine 8Molto rumore per nulla? 10 Vù cumprà made in Italy? Tagli e accorpamenti delle Province rischiano di saltare ancora una volta per i contrasti fra i partiti. E sul decreto aleggia lo spettro dell incostituzionalità Con il suo viaggio a Doha, Mario Monti ha portato a casa un accordo che agevola investimenti del Qatar in società leader in alcuni importanti settori, dalla moda all arredamento Sfida all'ultimo cliente 6 9 Con i Ciociari proprio no! 11 è piccola, fa cose grandi Da Verdone a Gassman sono sempre più i Vip che dichiarano di aver fatto ricorso alla psicoterapia. Ma, al di là dei luoghi comuni, quanto si conosce di questa professione? Ne parlano alcuni addetti ai lavori Lo scrittore Antonio Pennacchi difende il valore storico delle Province come istituzione territoriale e critica tagli e accorpamenti previsti dal Governo La nuova Fiat Panda TwinAir Turbo Natural Power è più rispettosa dell ambiente e ha vinto in Svizzera il premio di auto più ecologica del 2013 Creduloni allo sbaraglio Sono 12 milioni gli italiani che incappano in cartomanti, santoni, veggenti. Anche se le norme vietano il mestiere di ciarlatano. E Telecom gli dà una mano. 14 Finché morte non ci separi Sono molti nel mondo i modi di unirsi e dirsi addio. L antropologa: I due rituali rappresentano un momento di incontro e scambio tra 17 due gruppi sociali Il network del sesso a pagamento Ormai il mercato della prostituzione è in 18 mano a organizzazioni Catene spezzate internazionali. Ed esistono perfino Una rete di protezione accompagna le schiave Paesi-scuola. Le cifre del sesso fuori dallo sfruttamento. 19 Ma le criticità nel sistema non mancano La versione di Luciana 20 A colloquio con la fondatrice del Manifesto reduce Il gelido inferno dei gulag da un viaggio sulla Transiberiana sul quale ha scritto Nella terra che dorme fu imprigionato un libro. Mosca non è la Russia. Torna la voglia di lotta di classe anche Dostoevskij. Stalin ci fabbricava aerei e carri armati 21 Con i dinosauri niente primavere 22 Senegal a parte, nel continente nero stentano ad affermarsi movimenti indipendentisti. Sotto le dune aria di Cindia è il caso di Camerun, Malawi e Congo Secondo la banca mondiale l Africa sta per decollare. Ma in alcune zone del continente avanza l integralismo islamico 23 Ma gli sceicchi non prevarranno Per Italo Cucci l assalto dei super-ricchi ai gioielli del nostro campionato di calcio alla lunga si rivelerà benefico per la ripresa di un agonismo equilibrato SOMMARIO

3 Che voto che fa POLITICA Sondaggisti come meterologi? L accostamento fa infuriare i big del settore Ecco cosa pensano del proprio mestiere Mannheimer, Masia, Pagnoncelli, Piepoli e Weber Chiara Carbone 3 Nicola Piepoli Renato Mannheimer Nando Pagnoncelli Fabrizio Masia Roberto Weber Non chiamateli maghi, né tantomeno profeti. È questo il monito dei sondaggisti politici. Il loro lavoro è ben altro, fatto di rilevazioni e analisi dei comportamenti e delle opinioni dei membri di una comunità. Anche se sono tra i primi a stimare un determinato risultato politico, facendolo conoscere all'elettorato, non ci stanno a essere definiti le 'Sibille cumane' del voto o i 'metereologi delle preferenze', coloro che sanno in anticipo se su un certo candidato splenderà il sole o se verrà seguito dalla 'classica nuvola di Fantozzi'. Insomma, niente a che vedere con Fabio Fazio. E su questo punto, gli esperti di alcuni tra i maggiori istituti italiani di ricerca sono d'accordo. Combatto contro questa definizione da 20 anni, rifiuto la figura del mago sondaggista da sempre, anche se qualche collega si fa riprendere in fotografie con la 'palla di cristallo' - spiega Nando Pagnoncelli, amministratore delegato Ipsos - nessuno prevede il futuro, meglio le cartomanti per questo. Il nostro lavoro consiste nell'analizzare il presente e le dinamiche sociali. A fargli da eco Roberto Weber, presidente del Swg: Molto spesso quello che ci attribuiscono è la capacità di leggere i fondi del caffè o il volo degli uccelli, si cerca, cioè, la capacità profetica, non previsiva. Ma la previsione è scientificamente provata, la profezia può anche non avverarsi. Il lavoro del sondaggista è di sondare l umore di chi esprime la propria preferenza con il voto, e il risultato può avere influenza nell elettorato, ma non in maniera determinante, spiega Fabrizio Masia, numero uno dell'emg. Per i partiti politici, invece, il sondaggio diventa un mezzo di controllo di quello che è il consenso sul territorio, continua Masia. Elemento più preoccupante è l'utilizzo strumentale dei sondaggi, mette in guardia Pagnoncelli. Si cerca, infatti, di influenzare l elettore incerto attraverso l effetto bandwagon, quello che spinge a salire sul carro del vincitore o quello contrario, l underdog, quando una stima determina uno spostamento del gradimento verso chi è dato per sconfitto. Ma in Italia si fa molta confusione tra marketing politico e sondaggio avverte Nicola Piepoli, dell Istituto omonimo - l'uomo politico italiano cerca di cambiare le carte in tavola. E questo attraverso un meccanismo confuso, come se fosse un azienda che cerca di cambiare le proprie quote di mercato attraverso un sondaggio; ma queste si cambiano con il marke- "In Italia si fa molta confusione tra marketing politico e sondaggio (Piepoli)

4 5 R POLITICA Il sondaggio è una fotografia in divenire della realtà (Masia) ting operativo, che è diverso. Statistiche e previsioni in cui i sondaggisti mettono la faccia, nel vero senso della parola. Alcuni sono vere e proprie star della tv, che conquistano ogni settimana, con grafici e cartelli, la fiducia dei telespettatori. Nonostante questo, però, non si sentono volti televisivi: Questo tipo di format funziona ammette Masia, ospite fisso il lunedì alla fine del tg La7- se mi chiamano volto televisivo mi fa piacere, ma io non sono né un anchorman, né un giornalista. Attenzione però, ammonisce Weber: Non bisogna scambiare la chiave di visibilità con l'effettiva capacità di influenza. Perchè lo scopo di un sondaggio politico non è influenzare, ma dare, secondo Masia, una fotografia in divenire di una realtà. E in questa fotografia può esserci una percentuale di errore, che dipende dall'ampiezza del campione. Nei campioni che in genere si utilizzano per i giornali, casi spiega Renato Mannheimer, presidente Ispo, i cui sondaggi spesso accompagnano gli articoli del 'Corriere della Sera'- ci può essere un grado di approssimazione anche del 2%, che diminuisce con campioni più grandi. Quella delle ricerche non può essere comunque definita una scienza esatta, e, avverte Weber, basta un errore per non renderti più affidabile. La costruzione di un sondaggio politico è un'elaborazione complessa, che richiede più fasi, fatte di elementi importanti: Il primo è la tecnica di campionamento illustra Pagnoncelli - il campione preso in considerazione deve rappresentare una popolazione più ampia. Il secondo elemento importante è il metodo. A seconda che si realizzi un sondaggio attraverso un'intervista telefonica, face to face, con un questionario autocompilato oppure on line, infatti, si avranno determinati risultati e ogni metodo utilizzato potrebbe distorcere la bontà delle stime: basti pensare che una ricerca Istat del 2006 rileva che il 30% delle famiglie italiane e il 26,9% degli individui non compare sugli elenchi telefonici. Una fetta che rimarrebbe, appunto, tagliata fuori dal sondaggio. Oltre alle difficoltà date dall'individuazione del metodo e dalla realizzazione di domande 'neutre' che non influenzino la risposta, ci si scontra anche con l'indecisione e con la reticenza degli intervistati. È il caso del cosiddetto 'voto nascosto', che poi penalizza diversi partiti. Successivamente si procede con l'elaborazione dei dati attraverso l'uso di tecniche di ponderazione che, unite all'analisi del voto precedente, restituiscono un giusto campione dal punto di vista socio-demografico. Quello del sondaggista politico è un mestiere complesso, dove è presente una forte competizione. A volte regna il fair play: Non c'è competizione se uno è bravo, afferma Piepoli, sostenuto da Masia: C'è una condivisione di uno stesso percorso dove tutti facciamo bene il nostro lavoro. A volte si è meno diplomatici: C'è competizione come in tutti i mestieri, è il giudizio di Mannheimer, mentre Pagnoncelli ci va giù pesante: Molto, per un tozzo di visibilità ci sono colleghi che si prestano senza troppa attenzione, senza troppo rigore, etica e deontologia.

5 6 R IL PERSONAGGIO Voleva correre Bolt ma non è Primarie del Pdl cancellate: Gianpiero Samorì, che sognava di diventare il nuovo Berlusconi, non raggiungerà mai il traguardo. Un ritratto tra successi economici e figure barbine Liborio Conca Alla fine è stata una falsa partenza di gruppo. Ritiri annunciati, intrusi in cerca del quarto d ora di celebrità di wharoliana memoria hanno movimentato un lungo pre gara. Ma la competizione quella vera non ci sarà. Contrordine compagni, si sarebbe detto in altre latitudini politiche. La pressione del fondatore e leader tutt ora incontrastato, Silvio Berlusconi, ha prevalso su Angelino Alfano, segretario del Popolo della libertà, strenuo difensore delle consultazioni, nonché principale competitor in gara. E così, vittime dello smottamento umorale del centrodestra, le primarie 2012 saranno ricordate come una rappresentazione-fantasma, evocata ma in definitiva incorporea, con una galleria di attori che hanno provato a guadagnare la scena. Per poi vederla svanire sotto i loro piedi. Eppure, qualche candidatura a salvatore della patria dell eredità politica dell area che soltanto quattro anni fa contava sul 37% dei consensi non è mancata. Si cercava un nuovo Berlusconi, e per qualche tempo gli occhi della platea si sono soffermati su Gianpiero Samorì, banchiere e imprenditore modenese, aspirante leader, che ha messo in piedi con una certa velocità la sua macchina organizzativa e ha iniziato la sua corsa. Una sgroppata in verità frenata a un soffio dalla partenza più che dal traguardo, ma in cui è riuscito a ritagliarsi uno spazio da outsider, da plausibile homo novus. Incarnando via via un ruolo diverso. C è stato un momento, quando è emerso dalle cronache politiche, in cui Samorì era stato indicato persino come possibile erede designato del Cavaliere; per la provenienza dal mondo degli affari, per l assoluta mancanza di esperienza politica diretta, entrambe caratteristiche che lo legano al Berlusconi del 94. O ancora per la vicinanza a Marcello Dell Utri, visto che Samorì è stato tra gli animatori dei circoli del buongoverno, i think tank di sostegno prima a Forza Italia e dopo al Popolo delle Libertà presieduti proprio da Dell Utri, storico e discusso amico di Berlusconi. Ma forse nessuno ha mai creduto davvero, a questa ipotesi. Così, passata una rapidissima luna di miele con un elettorato mai troppo sedotto, i retroscena più maliziosi hanno offerto una seconda lettura della discesa in campo di Samorì, visto più come uno spauracchio lanciato dallo stesso Berlusconi sulla strada altrimenti spianata di Angelino Alfano, sul cui nome era confluito quasi tutto l apparato dirigente del partito. Ad ogni modo lui, il professor avvocato Samorì, ha preso la faccenda sul serio. E si è lanciato in una corsa che per necessità fisiologiche doveva somigliare più ai cento metri che a una maratona. Cento metri a ostacoli, per essere più precisi: una specialità che richiede rapidità e tecnica. Così, ecco che l imprenditore modenese ha fondato un movimento (guai a chiamarlo partito, una denominazione la cui popolarità negli ultimi tempi è prossima allo zero), dal nome ossimorico, i Moderati italiani in rivoluzione. Ha fatto parlare il suo curriculum, con poca fantasia e buona dose di spirito pratico, non facendosi mancare niente, dal voto ottenuto per la maturità scientifica, rigorosamente 60/60, fino alla costituzione della Banca modenese. Ha cominciato a frequentare diversi salotti televisivi per accreditarsi e accumulare popolarità e sostegno. Anche se, a giudicare dai nomi "C è stato un momento, in cui Samorì era stato indicato persino come possibile erede designato del Cavaliere"

6 IL PERSONAGGIO "Berlusconi ha deciso, niente primarie, la linea Alfano è sconfitta" 7 eccellenti che ha radunato nel movimento e a cui ha dedicato una pagina del suo sito la sua corsa non si è mai avvicinata al passo di un Usain Bolt. Le adesioni sono arrivate da Franca Biglio, presidente dell associazione nazionale piccoli comuni italiani, dal vicesindaco di Viterbo e da un consigliere comunale di Roma. Pochino, per chi ha mostrato l ambizione di voler vincere le primarie del suo campo, sfidare il candidato del centrosinistra alle elezioni, e in caso di vittoria guidare il paese come presidente del Consiglio. Quanto al Pantheon delle sue figure ispiratrici, il parterre di Samorì è sembrato subito ristretto, pur riservando qualche sorpresa. Ecco che accanto all immancabile Berlusconi compaiono Winston Churchill, Barack Obama, Alcide De Gasperi e Aldo Moro. Con una menzione particolare per Giorgio Gaber, di cui Samorì ha preso in prestito una delle ultime canzoni, "Io non mi sento italiano", per farne l inno del suo movimento. Ora, tutti sanno che chi tenta di ingabbiare aprioristicamente Gaber nelle maglie di una delle fazioni che compongono il vasto campo politico italiano è destinato a fallire. L uomo e l artista erano di una libertà schietta, difficile da catturare. Senza contare che in una delle ultime dichiarazioni Gaber sostenne di non temere Berlusconi in sé, quanto Berlusconi in me, mentre Samorì, fin dall annuncio della sua candidatura, ha voluto ripercorrere almeno in teoria proprio le orme del cavaliere. Ma ad azzoppare il tentativo di volare alto di Samorì è venuto un rapido unodue che, se non lo ha messo al tappeto, lo ha senz altro storidito; mentre intorno a lui, nel centrodestra, il teatrino primarie-sì, primarie-no ha continuato a vorticare come una commedia degli equivoci, con un finale che a guardarsi indietro è sembrato scritto sin dal principio. Primo colpo, la convention del suo movimento, a Chianciano. Tutto apparentemente in ordine, bandiere e pubblico. Tranne per un particolare: tra i partecipanti al raduno erano stati reclutati a loro insaputa gli ospiti di un centro anziani di Roma, portati, ignari, all assemblea di Samorì. Se non altro loro in cambio hanno rimediato un cestino per il pranzo come omaggio; l avvocato di Modena una figura non bellissima. Secondo colpo, un indiscrezione pubblicata dal Corriere della sera del 19 novembre scorso, che ha ricollegato la holding Modena capitale, il gruppo che concentra il grosso delle attività imprenditoriali di Samorì, a una società con sede nel paradiso fiscale di Curaçao, un isola dei caraibi. Poi, il ko definitivo, la mazzata finale: Silvio Berlusconi ha deciso, niente primarie, la linea Alfano è sconfitta. Niente corsa. Così, sulle ginocchia, con il passo già affaticato, è terminata la carriera di aspirante leader di Gianpiero Samorì. E adesso bisognerà raccontargli che non è mai stata una gara, ma un semplice e inutile riscaldamento. UN ANNO DI PING PONG 9 luglio, festa della libertà di Mirabella: Alfano annuncia che il centrodestra sceglierà il suo candidato con le primarie 24 ottobre, Berlusconi annuncia il suo ritiro e spiega: Le primarie si faranno, come data mi piacerebbe il 16 dicembre 27 ottobre, ancora Berlusconi: Mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia perché ad altri cittadini non capiti ciò che è capitato a me" 22 novembre, Alfano: "Faremo le primarie il 16 dicembre come già annunciato a ottobre. Il presidente Berlusconi condivide, anche la data" 27 novembre, Alfano: Le primarie del Pdl servono per scegliere il successore di Berlusconi. È una questione di buon senso. Ma se lui è in campo novembre, Maristella Gelmini: "C è poco tempo per le primarie, cercheremo di rinnovare il partito per altre vie

7 8 R POLITICA Molto rumore per nulla? Tagli e accorpamenti delle Province rischiano di saltare ancora una volta per i contrasti fra i partiti. E sul decreto aleggia lo spettro dell incostituzionalità Alessandro De Vecchi Dopo tanto clamore e polemiche, il decreto legge che riordina la struttura provinciale italiana rischia di impantanarsi al Senato. Molto rumore per nulla come recita il titolo di una commedia di William Shakespeare. La vicenda del taglio delle Province non dovrebbe ricordare una farsa teatrale, ma in questo caso la citazione è appropriata. È passato un mese dalla promulgazione del decreto e ne resta quindi solo un altro per la conversione in legge. Le tanto criticate Province, bersaglio da anni di slogan elettorali che vorrebbero sacrificarle sull altare dei tagli e della razionalizzazione, potrebbero sopravvivere anche a questa legislatura. Il provvedimento è ancora fermo in Commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama e, considerando la pausa natalizia dei lavori parlamentari, corre seriamente il rischio di decadere. Approvato dal Governo Monti lo scorso 31 ottobre, interviene sulle Province delle Regioni a statuto ordinario riducendole, fra tagli e accorpamenti, da 86 a 51. Il tutto fra le proteste dell Unione Province d Italia e di molti amministratori locali. Le nuove Province entrerebbero in vigore dal 1 gennaio A novembre 2013 sarebbero sciolte le amministrazioni attualmente in carica e, come previsto dalla manovra salva-italia del dicembre 2011, le Giunte provinciali sarebbero abolite. Si procederebbe quindi all insediamento di nuovi Consigli provinciali non più eletti dai cittadini, ma nominati dai consigli dei Comuni appartenenti alla Provincia stessa. I presidenti sarebbero scelti direttamente dal Consiglio provinciale. La via maestra è tracciata, ma ancora una volta i partiti non trovano l accordo: c è chi propone di lasciare in carica le Giunte fino alla scadenza naturale (per alcune prevista nel 2016) e chi vorrebbe tornare all elezione diretta, da parte dei cittadini, di presidenti e consigli. La Lega è da sempre stata molto critica. Il Pd è meno ostile, ma chiede comunque qualche modifica. Il vero scoglio è però il Pdl che ha presentato una pregiudiziale di costi- "Troppo forti le pressioni di amministratori locali timorosi di restare senza poltrona" tuzionalità, sostenendo che il decreto violerebbe la Costituzione. Se questo documento fosse approvato dal Senato, il taglio delle Province sarebbe affossato definitivamente. Proprio per timore che questo accada, la discussione è bloccata. Triste destino per quelli che, nell Italia appena unita, erano gli occhi del governo centrale sulle diverse realtà locali. La loro abolizione, o quantomeno riduzione, è entrata nel cuore del dibattito politico durante gli anni del secondo Governo Prodi. In vista delle elezioni anticipate del 2008, era prevista nei programmi dei neonati Partito democratico e Popolo della libertà. Una presunta sintonia che lasciava supporre una riforma condivisa dopo il voto. Speranza vana: troppo forti le pressioni di amministratori locali timorosi di restare senza poltrona. Solo Mario Monti e il governo tecnico hanno saputo sbloccare la situazione. La tristemente famosa manovra salva-italia prevedeva il passaggio di poteri e funzioni provinciali a Comuni e Regioni entro la fine del Allo scadere delle amministrazioni in carica le Province sarebbero sopravvissute solo come organo di coordinamento intercomunale. Un passo importante, ma non sufficiente a placare le critiche verso un istituzione diventata ormai capro espiatorio onnipresente dei mali italiani. Il decreto legge del 31 ottobre è nato sull onda di queste polemiche ma ora, in un clima parlamentare di incertezza su legge elettorale e alleanze in vista delle politiche, potrebbe essere sacrificato per evitare spaccature e accontentare qualche luogotenente locale. Con il rischio però di prestare il fianco a Beppe Grillo che da anni sbandiera l abolizione delle Province come uno dei propri cavalli di battaglia.

8 Con i Ciociari proprio no! Lo scrittore Antonio Pennacchi difende il valore storico delle Province come istituzione territoriale e critica tagli e accorpamenti previsti dal Governo { POLITICA Alessandro De Vecchi 9 La sua Provincia di Latina rischia di scomparire, cancellata dal decreto legge del Governo Monti, e lo scrittore Antonio Pennacchi, così legato alla sua realtà territoriale, commenta con ironia e con il suo solito linguaggio diretto la possibilità di coabitazione forzata con la rivale Frosinone. Qual è il suo giudizio sui tagli e accorpamenti delle Province italiane? Credo sia una stupidaggine dal punto di vista storico e antropologico, ma anche politico. Se il problema è quello della riduzione dei costi, l aggravio maggiore, anche dal punto di vista della corruzione, è rappresentato dalle Regioni e non dalle Province. Quindi andrebbero abolite le Regioni. Anche per una questione di democrazia e governo del territorio dal basso: il cittadino ha più possibilità di controllo su una piccola istituzione che su una grande. Io come cittadino ho più consapevolezza se ruba un consigliere provinciale che se ruba un consigliere regionale. E la sua Latina che dovrebbe unirsi a Frosinone? Latina è stata creata dal nulla e poi fatta Provincia, sotto il fascismo, con la bonifica delle paludi dell Agro Pontino e con il trasferimento di circa trentamila contadini veneti, friulani e ferraresi. Un territorio che come produttività media agricola ha superato i livelli delle Province tipicamente agricole della Val Padana come Ferrara, Ravenna, Cesena e Forlì. Noi abbiamo ripulito la terra, accerchiati dai Ciociari, l abbiamo coltivata col sudore e ora, per ricompensa, ci mettono sotto Frosinone?! No, con i Ciociari proprio no! Non avrei messo sotto Latina neanche l area a sud di Terracina, che "Le Regioni le abbiamo fatte solo l'altro giorno, le Province esistono dall'unità d'italia" come storia e lingua è Campania. Noi figli dei veneti parliamo un dialetto simile al romanesco. Sulle montagne che ci circondano parlano il lepino-ciociaro, ma con loro bene o male un unità l abbiamo costruita. Facciamo un passo indietro: secondo lei le Province hanno più legittimazione storica delle Regioni? Le Regioni le abbiamo fatte solo l altro giorno. Le Province invece esistono dalla formazione dello Stato unitario, ma le loro radici arrivano ai Comuni del Medioevo. L Italia nasce su base comunale e per questo le Province sono molto più vicine alla nostra storia rispetto alle Regioni che spesso sono invenzioni astratte e disomogenee. Per esempio, in Lombardia, Bergamo ha molte più affinità con il Veneto perché storicamente apparteneva alla Repubblica di Venezia e non al Ducato di Milano dei Visconti e degli Sforza. Anche quando si parla di federalismo, decentramento e altre sciocchezze simili, avrebbero senso solo ripartendo dal basso, dalle nostre basi storiche e culturali, dalle municipalità e dai microterritori. Ha parlato della Lombardia ma, viste le sue origini, che dire del Lazio? Anche il Lazio non corrispondeva alla regione attuale: ai tempi dello Stato Pontificio arrivava fino a Terracina e città come Gaeta, Formia e Cassino facevano parte del Regno delle Due Sicilie. Senza dimenticare poi la Provincia di Rieti che Mussolini si inventa prendendo territori da Perugia e L Aquila. Il Lazio come lo conosciamo oggi non esiste storicamente. SCRITTORE CONTRO CORRENTE Premio Strega 2010 con Canale Mussolini e autore di altri romanzi di successo come Il fasciocomunista (2003), Antonio Pennacchi è nato a Latina nel 1950, figlio di una coppia di coloni arrivati nel Lazio per la bonifica dell Agro Pontino. Personalità forte e controcorrente (passa dal Msi al Pci ed è espulso due volte dalla Cgil) lavora come operaio per trent anni alla Fulgorcavi di Latina. La sua carriera di scrittore inizia tardi, a 44 anni, dopo una laurea in Lettere conseguita in un periodo di cassa integrazione.

9 ECONOMIA { Vu' cumprà made in italy? Con il suo viaggio a Doha, Mario Monti ha portato a casa un accordo che agevola investimenti del Qatar in società leader in alcuni importanti settori, dalla moda all arredamento Mattia Ciampicacigli 10 Dal loden alla kefiah. Mario Monti si è svestito dei suoi panni abituali per sbarcare nel Golfo Persico, tra quelle dune di sabbia galleggianti sul petrolio, sul gas naturale e sui dollari, che sono gli Emirati Arabi. Con un solo obiettivo: convincere gli sceicchi che investire in Italia non solo è possibile ma persino conveniente alla stregua di un qualunque vu' cumprà. E così per rilanciare la crescita e le eccellenze del made in Italy in tempo di crisi, il Governo ha scelto di bussare alle porte di quelli che al momento sono gli unici veri detentori di ricchezza liquida e dunque subito investibile. Si tratta dei cosiddetti fondi sovrani : soldi pubblici, frutto dell accumulo di riserve valutarie e dell aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare gli idrocarburi. In Qatar, la visita del Presidente del consiglio è stata preceduta dal lavoro dello stato maggiore della Cassa depositi e prestiti guidata dall'ex ministro Franco Bassanini. La Cdp è una società per azioni controllata per il 70% dal Ministero del Tesoro e per il 30% da un gruppo di fondazioni di origine bancaria. Gestisce gran parte del risparmio nazionale, per lo più buoni fruttiferi e libretti postali e rappresenta una preziosa fonte di finanziamento per gli investimenti nella Pubblica Amministrazione e nello sviluppo delle infrastrutture. Un piatto gustoso di beni e asset per gli sceicchi affamati di profitto ma anche un ancora di salvezza per il Tesoro, proprio ora che le fondazioni languono per la mancanza di dividendi provenienti dalle banche incapaci di realizzare utili in tempo di crisi. Al punto che per evitare di esser travolto dalle raffiche di vento provenienti dal Golfo, il presidente della Cdp si è cautelato per tempo, creando già nel 2011 il Fondo Strategico Italiano (Fsi): una holding di partecipazioni il cui azionista strategico resta ovviamente la stessa Cassa. In pratica uno strumento finanziario per arginare scalate improvvise o improvvisate, da far pesare anche al tavolo delle trattative con i grandi gruppi internazionali. Proprio come nei giorni scorsi a Doha, dove le trattative tra Fsi "Per rilanciare la crescita del made in Italy in tempo di crisi, il Governo bussa alle porte degli unici veri detentori di ricchezza liquida" e sceicchi, sotto gli occhi dell'ex rettore della Bocconi, hanno portato alla nascita di IQ Made in Italy venture. Ovvero di una società mista tra la finanziaria della Cassa Depositi e Prestiti e Qatar Holding llc, la creatura nella quale la famiglia reggente Al-Thani ha scelto di riversare il fiume di denaro proveniente dalla vendita del gas di cui proprio il Qatar, con i suoi 120 miliardi di metri cubi estratti ogni anno, resta la più grande riserva al mondo, cioè il fondo sovrano. L'accordo permetterà alla Qatar holding di investire agevolmente nelle società italiane che operano da leader in alcuni settori del made in Italy come l'alimentare, la moda, l'arredamento, il turismo e il tempo libero. Ma permetterà anche a Monti di sfruttare quei capitali preziosi, rappresentati proprio dal fondo sovrano, per ridare fiato ad un'economia italiana afflitta da bassa produttività e da un debito pubblico che sfiora ormai i 2mila miliardi di euro. JOINT VENTURE Il patto tra Fsi e Qatar holding prevederebbe, oltre alla creazione della società mista, con capitale iniziale di 300 milioni di euro, equamente suddiviso, e destinato a lievitare fino a 2 miliardi nei prossimi quattro anni, l acquisto di una quota di partecipazione del 20% nella Snam, società leader nel trasporto del gas messa in vendita da Eni. La Cassa depositi e prestiti è pronta ad aprire a privati il capitale di Cdp Reti, la società veicolo attraverso la quale ha già formalizzato l acquisizione del 30% del capitale di Snam. Intanto Eni starebbe trattando con alcuni fondi sovrani asiatici e mediorientali, tra cui quello del Qatar, per l ingresso o rafforzamento nel capitale di Snam. In palio ci sono infrastrutture sensibili come la rete di telecomunicazioni e quella di Ferrovie dello Stato.

10 è piccola, fa cose grandi La nuova Fiat Panda TwinAir Turbo Natural Power è più rispettosa dell ambiente e ha vinto in Svizzera il premio di auto più ecologica del 2013 { ECONOMIA Tommaso Crocoli 11 Nel 2011 era stata riconosciuta tra i leader mondiali per l impegno e i risultati conseguiti nella riduzione delle emissioni. Poi l ammissione nel Cdli, indice che include le società con maggiore trasparenza nelle strategie di lotta al cambiamento climatico. Oggi, per la Fiat, un ulteriore successo: la nuova Panda TwinAir Turbo Natural Power è stata scelta in Svizzera come Auto più ecologica del Il prestigioso titolo, promosso dalla rivista Schwezier Illustrierte e consegnato all Umweltarena di Spreitenbach, premia la prima vettura al mondo equipaggiata con un piccolo motore bicilindrico turbocompresso, alimentato a metano/benzina. La strada intrapresa dall azienda italiana sembra dunque quella giusta. Per Massimo Nascimbene, vicedirettore di QuattroRuote, Panda è riuscita a imporsi per la bontà del packaging e del favorevole rapporto tra spazio utile e ingombri esterni. La soluzione adottata è particolarmente intelligente: le bombole del metano sono installate negli spazi normalmente adibiti alla trazione integrale. In questo modo la presenza di una doppia alimentazione non va a scapito di abitabilità e capacità di carico. Disponibile in varie configurazioni, il nuovo modello vanta un dato record sulle emissioni tra le vetture del gruppo Fiat e uno dei più bassi dell intero mercato. Attenzione però, la nuova Panda è solo l ultimo tassello di un puzzle costruito con pazienza negli ultimi anni dall azienda italiana: il prodotto amplia una consistente gamma di vetture ecologiche che ha contribuito al conseguimento dei recenti primati. Dal 1997 sono infatti già circa 500mila le vendite di unità appartenenti alla serie Fiat Natural Power. Resta ora da vedere come Panda TwinAir Turbo si comporterà sul mercato e quali saranno le concorrenti con cui dovrà confrontarsi: L unica altra citycar con alimentazione a metano è la Volkswagen Up! - aggiunge Nascimbene - che uscirà nel corso del Opel al momento si concentra su modelli di taglia maggiore come la monovolume Zafira, perché questo tipo di alimentazione è difficilmente compatibile con auto di piccole dimensioni. Panda mi sembra candidata a confermare la sua leadership europea nella categoria citycar, un ruolo già ricoperto negli ultimi anni. Il lancio della vettura conferma la linea annunciata dai vertici Fiat alla presentazione dei dati relativi all ultimo trimestrale, alla fine di Ottobre: dopo aver recuperato ampiezza di portafoglio grazie ai recenti sacrifici, si punta ora su un riposizionamento sostanziale del marchio, focalizzato su modelli di piccola taglia (tra cui la Cinquecento) e sul rafforzamento della gamma dei marchi Alfa e Maserati. A minare l annunciato successo della Panda c è però un piccolo giallo relativo alla disponibilità del prodotto: La macchina è quasi introvabile. - conclude Nascimbene - Un po perché la fabbrica lavora due settimane sì e due no, un po perché la richiesta delle versioni ad alimentazione alternativa è molto alta, al momento per le versioni della Panda a metano bisogna aspettare Aprile. Paradossalmente, in un momento di crisi del mercato dell automobile c è scarsa offerta e i clienti fanno fatica a trovare quello che cercano. "Il nuovo modello vanta un dato record sulle emissioni tra le vetture del gruppo Fiat e uno dei più bassi dell intero mercato"

11 Metti la psiche sotto la lente Da Verdone a Gassman sono sempre più i Vip che dichiarano di aver fatto ricorso alla psicoterapia. Ma, al di là dei luoghi comuni, quanto si conosce di questa professione? Ne parlano alcuni addetti ai lavori COSTUME E SOCIETà { 12 Annalisa Ausilio C è il medico, camice bianco e stetoscopio al collo, c è l avvocato, avvolto nella toga scura, c è l architetto con i progetti arrotolati sotto il braccio. Anche le statuette che rappresentano le professioni, regali di buon augurio nel giorno della laurea, riflettono l immaginario collettivo. E lo psicologo? Beh, è un ometto gobbo che scruta un cervello che ha fra le mani. Ecco raffigurato il medico che cura i pazzi, lo strizzacervelli o magari, per i più cinici, uno che ascolta il paziente pensando ai fatti propri per presentare alla fine dell ora una parcella salatissima. È davvero così? I pregiudizi spesso confondono la percezione di una professione esercitata in Italia da oltre 70 mila psicologi e psicoterapeuti. Nonostante sia aumentata l accettazione sociale nei confronti della malattia mentale, permane un muro di scetticismo dichiara il dottor Andrea Gragnani, segretario dell Ordine degli psicologi del Lazio. Il cinema ha contribuito a scardinare la diffidenza, Woody Allen, già negli anni 70 con Provaci ancora Sam o Prendi i soldi e scappa, ha abbattuto a colpi di satira e situazioni grottesche il tabù dell analisi. Fino ad arrivare al più recente Habemus Papam di Nanni Moretti in cui lo psicoterapeuta entra fra le mura vaticane per aiutare il papa appena eletto a superare le crisi di panico. Molti pazienti si vergognano di confidare a familiari e amici di venire in terapia spiega Fabio Martines psicoterapeuta cognitivo-comportamentale "Non credo affatto che significhi buttare i soldi dalla finestra. All inizio della mia carriera l analista è stato fondamentale" (C. Verdone) anche se è sempre più nutrita la schiera dei vip che dichiarano di ricorrere alla psicoterapia. Carlo Verdone non nasconde i successi per affrontare scelte importanti, lo stress del successo e l insonnia: Non credo affatto dice - che significhi buttare i soldi dalla finestra. All inizio della mia carriera, quando ero diviso fra l Università e i miei sketch, l analista è stato fondamentale. Alessandro Gassman racconta con serenità i suoi attacchi di panico risolti grazie alla psicoterapia: Ho fatto la mia analisi e sono guarito, dichiara. Alla psicoterapia non si ricorre solamente per risolvere patologie legate all umore, disagi alimentari o dipendenze, ma è un utile strumento nell ambito della prevenzione e della salute. È un percorso - illustra il dottor Giuseppe Luigi Palma presidente dell Ordine degli Psicologi - che mira alla promozione del benessere attraverso l implementazione della conoscenza di se stessi, in fondo un modo per mettere la psiche sotto la lente. L attrice Eva Mendes, che non rinuncia alla sua seduta una volta a settimana, ne è convinta: Parlare con qualcuno non coinvolto con i problemi della propria esistenza è salutare. Oggi il colloquio è solo uno degli strumenti psicologici che si affianca al lavoro sul corpo, sulla respirazione, sulle emozioni, sui rapporti con gli altri e con i propri bisogni. Il quadro tipicamente freudiano, con il paziente steso sul divano che tira fuori ricordi infantili e racconta sogni ricorrenti mentre l analista prende appunti è una tecnica che appartiene al passato. E se in Italia il sostegno psicologico è un servizio quasi inesistente nella sanità pubblica e ricorrere al privato è una strada quasi obbligata, in Gran Bretagna è tutta un altra musica. Un progetto quadriennale , No health without mental health, Non c è salute senza salute mentale, prevede l investimento di 400 milioni di sterline per formare 6 mila psicoterapeuti con l obiettivo di ridurre la sofferenza fisica e ridurre i comportamenti a rischio per la salute attraverso trattamenti psicoterapeutici. Secondo il Dipartimento della salute britannico che ha varato il programma, investire sulla psicoterapia costa meno e ha un efficacia più lunga della cura farmacologica. E oltre al risparmio si prevede anche un aumento del Pil perché, si legge nel progetto, un lavoratore in buona salute lavora meglio e quindi produce di più.

12 COSTUME E SOCIETà Creduloni allo sbaraglio Sono 12 milioni gli italiani che incappano in cartomanti, santoni, veggenti. Anche se le norme vietano il mestiere di ciarlatano. E Telecom gli dà una mano Alessandra D'Angelo { 13 Sono quattro volte più numerosi dei preti. Cartomanti, sensitivi, santoni. Nel 2010 in Italia toccavano quota 155 mila, con un business di 6 miliardi di euro, per il 99% completamente al nero. Lo evidenzia l ultimo rapporto Eurispes. Viviamo in un Paese di creduloni. Ogni anno più di 12,5 milioni di italiani si rivolgono a maghi e veggenti. È il dato raccolto dall associazione Telefono Antiplagio, che combatte queste truffe con regolari denunce all autorità giudiziaria. Sono persone di circa 40 anni, con la licenza elementare o media e problemi di solitudine, soldi, amore, salute, spiega il fondatore Giovanni Panunzio. Spinte dalla disperazione, hanno l ingenuità di credere che riti e influenze magiche possano tirarle fuori dalle difficoltà. E invece aggravano la situazione, perché oltre a non risolvere nulla polverizzano i propri risparmi. I professionisti dell occulto trovano terreno fertile anche negli italiani che soffrono di depressione. Sono 1,5 milioni e il 47,2% di loro non ha mai chiesto aiuto ai medici. Lo evidenzia un indagine della Asl 2 di Torino realizzata in collaborazione con Doxa. Secondo la Società Italiana di Psichiatria, alla psicoterapia la gente preferisce la massoterapia, lo yoga, la palestra e i Fiori di Bach. E poi ci sono loro, i sacerdoti laici del paranormale. Il loro segreto è stregare il prossimo. E ingannarlo. Sulle facoltà di percezione extrasensoriale c è molta disinformazione: molti credono erroneamente che l esistenza di certi fenomeni sia stata dimostrata, afferma Silvano Fuso, docente di chimica e divulgatore scientifico, socio del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale. Eppure in Italia l articolo 121 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza vieta il mestiere di ciarlatano, cioè di chi svolge ogni attività diretta a speculare sull'altrui credulità. Dal 1994 ad oggi Telefono antiplagio ha raccolto 17 mila segnalazioni di truffe e abusi. L elenco di illeciti è lungo: circonvenzione di incapace, violazione della privacy, esercizio abusivo della professione medica e psicologica, pubblicità ingannevole. E se è sempre meno facile vedere cartomanti in tv, con i call center gli esperti di divinazione sono sempre a portata di telefono. La gente paga un euro al minuto pur di ricevere un supporto psicologico o una profezia. Ma nessun sensitivo ha mai fatto previsioni, precisa Fuso. Piuttosto, danno l impressione di riuscire a predire il futuro, con diverse strategie. Ad esempio certe profezie generiche si verificano sempre, ma non ci vuole alcun potere per farle. Secondo l Eurispes, il business dei numeri con prefisso 899 e simili ammonta a 100 milioni di euro. I call center, chiosa Panunzio, sono veri e propri uffici, aziende, spesso S.r.l., che istruiscono dei disoccupati a far finta di essere cartomanti e danno loro una percentuale sui minuti. È una guerra tra poveri. In base alle stime di Slc-Cgil, i precari degli 899 sono circa 8 mila e la paga media è di 2-3 euro l ora. In passato noi di Telefono antiplagio abbiamo chiesto un numero verde a Telecom, ma dall azienda non ci hanno neppure risposto. Insieme a Pagine Gialle, difendono i loro affari con occultisti e astrologi. È come col gioco d azzardo, non lo si vuole abbattere. E le due attività sono correlate: alcuni finti maghi danno i numeri da giocare. Ma, per guarire, le persone dovranno spendere e lo stato a sua volta dovrà spendere. È un boomerang. Per insegnare a smitizzare il paranormale bisogna dare al pubblico informazioni scientificamente corrette, educarlo a esercitare un sano senso critico, precisa Fuso. Prima di accettare per vere certe affermazioni occorre verificarne le fonti e pretendere prove concrete. "Cartomanti, sensitivi, santoni, 'sacerdoti laici' del paranormale. Il loro segreto è stregare il prossimo"

13 COSTUME E SOCIETà Finché morte non ci separi Sono molti nel mondo i modi di unirsi e dirsi addio. L antropologa: I due rituali rappresentano un momento di incontro e scambio tra due gruppi sociali Alessandra D'Angelo 14 L'unica differenza tra un matrimonio hawaiano e un funerale hawaiano, disse Buddy Hamstra, era che al funerale cantava una persona in meno. È con questa boutade che si apre Il funerale allegro, capitolo numero 33 del romanzo Hotel Honolulu di Paul Theroux. Così, con ironia, il protagonista americano commenta la morte della moglie, originaria dell'arcipelago tropicale. Anche il fantasioso regista britannico Mike Newell accosta le nozze ai lutti, nel film cult del 1994 Quattro matrimoni e un funerale. E ci pensa pure la saggezza popolare, nell'antico adagio non c'è matrimonio senza una lacrima, non c'è funerale senza un sorriso. Ai liceali più attenti il binomio ricorderà un frammento del De bello gallico di Cesare, mentre per i fan del compositore bosniaco Goran Bregovic sarà ovvio pensare alla sua Wedding & Funerals Band : una banda di ottoni che suona sia ai matrimoni che ai funerali ortodossi dei balcani occidentali. Ma cosa accomuna il matrimonio al funerale? Per dirla con gli antropologi culturali, si tratta di riti di passaggio. Come spiega Alessandra Ciattini, docente di Antropologia religiosa all'università La Sapienza di Roma, entrambi rappresentano un momento d'incontro e scambio tra due entità sociali diverse, riaffermano i vincoli di dipendenza tra due gruppi imparentati attraverso il legame coniugale. Non sarà un caso se, in Serbia, le unioni e gli addii dei rom hanno le stesse colonne sonore: le fanfare gypsy suonano la blehmuzika, un genere influenzato dalle musiche militari turca e austriaca. Ma nel rito matrimoniale più diffuso della regione, quello bizantino, è il canto compassato del Salmo 127 che accompagna l incoronazione, il momento più solenne. Durante la liturgia, il sacerdote pone due coroncine sulla testa degli sposi, segno che l uno riceve l altra come ornamento e perfezionamento; infine porge loro un unico calice di vino, da cui bevono entrambi. Poi la coppa è gettata per terra e si frantuma, a simboleggiare l indissolubilità del matrimonio. È con lo stesso cerimoniale che gli arbëreshë del sud Italia celebrano i loro matrimoni. Ma non si pensi che tutte le spose vestano di bianco: in Cina il colore dominante della cerimonia è il rosso, simbolo di gioia e prosperità. E se più della metà delle italiane sceglie il rito cattolico per dire di sì, è pur vero che, secondo gli ultimi dati Istat, le unioni civili sono in aumento, soprattutto al nord. Si chiama rifunzionalizzazione, chiosa Ciattini, il rito permane, però assume un'altra funzione, un altro significato. La ritualità è irrinunciabile, perché dà all'individuo la stabilità "Durante la liturgia, il sacerdote pone due coroncine sulla testa degli sposi, segno che l uno riceve l altra come ornamento e perfezionamento"

14 15 R COSTUME E SOCIETà psicologica, inquadra la vita di tutti i giorni, che potrebbe essere un caos, in una serie di atti conseguenti e coerenti. E mentre il governo francese ha da poco varato un disegno di legge che autorizza i matrimoni omosessuali, da noi c'è chi, pur di sposarsi in grande, ricorre al pagamento rateizzato. se. Fino all Ottocento si usava cremare viva la vedova sulla pira funebre del marito, in segno di devozione, ma la pratica, detta Sati (che in sanscrito significa fedeltà ) è ormai illegale. Tutte le culture hanno strutturato rituali funebri, per contenere il cordoglio e controllare l angoscia della morte. Il funerale è stato spesso in- "I ghanesi sborsano lo stipendio di un anno intero per farsi costruire da artigiani specializzati feretri che celebrino l identità del defunto" L ultimo atto In periodi di crisi economica, anche le imprese funebri si adeguano, proponendo il funerale a rate. Inoltre, sebbene la tumulazione resti la forma di sepoltura più diffusa, sono in aumento gli italiani che, anche per risparmiare sui costi totali delle esequie, scelgono la cremazione. Secondo un'indagine del Codacons sul business del caro estinto, nel 2011 le cremazioni sono state 80mila, il 10% del totale dei funerali. Le spese per il rito funebre sono le stesse, il risparmio è sulla concessione cimiteriale: con la cremazione si paga solo il costo di apertura e chiusura dello spazio in cui conservare l urna. Nota fin dalla preistoria e praticata da greci, etruschi e romani, la riduzione in cenere del corpo del defunto è oggi la principale pratica funebre in nord Europa, mentre la Chiesa cattolica, dopo averla vietata in quanto atto di negazione dell'immortalità dell'anima e della resurrezione, la ammette nel 1963 con un'istruzione del Sant'Offizio recepita nel Codice di diritto canonico del Vietata dall ebraismo ortodosso e dall Islam, la cremazione è il rito abituale per buddisti, sikk e indù. In India è considerata la più alta rinuncia all'attaccamento al corpo e alle sue passioni in vista della reincarnazione e infine della liberazione dal ciclo delle esistenze terrene e l ascensione dello spirito al Nirvana. Nei funerali indù i corpi dei defunti sono bruciati su una pira funebre e le ceneri disper- terpretato come un rito che trasforma il morto in antenato e in questo caso è un rito di passaggio, perché modifica lo status del defunto, spiega Alessandra Ciattini. Ma nello stesso tempo è un rito che stabilisce una divisione tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, perché è comune la credenza che il defunto non si allontani subito dal mondo dei vivi. Questa vicinanza potrebbe essere pericolosa, quindi col rito funebre si recide il legame con il morto. Sono molte le culture in cui il funerale serve ad evitare che i morti tormentino i vivi sotto forma di spiriti.

15 "Nei Jazz Funerals la banda accompagna il corteo al cimitero" COSTUME E SOCIETà In Ghana, ad esempio, non c'è villaggio che non onori la morte con lunghe celebrazioni che possono durare anche settimane. Le famiglie non badano a spese pur di garantire al defunto una sepoltura memorabile. A sud del Paese, vicino alla capitale Accra, da oltre cinquanta anni si è sviluppato un business eccentrico: quello delle bare personalizzate. I ghanesi sborsano lo stipendio di un anno intero per farsi costruire da artigiani specializzati feretri che celebrino l identità del defunto: a forma di scarpa per i calzolai, nave o pesce per i pescatori, macchina per i tassisti, cacciavite per i meccanici o radio per gli appassionati di musica. Per accompagnare l anima verso il luogo dell estremo riposo, i neri afroamericani di New Orleans preferiscono invece le fanfare di ottoni. Nei funerals with music, frequenti ai primi del Novecento per gli schiavi e riservati oggi ai musicisti jazz, la banda accompagna il corteo al cimitero suonando inni funebri come When the Saints go marchin in, reso celebre dall immortale tromba di Luis Armstrong. Dopo la sepoltura, però, è il turno di allegri spiritual e sincopati brani ragtime. Nella certezza che il defunto si trovi ormai in un mondo migliore. E perché, nonostante tutto, la vita continua. I veri miti non muoiono mai Cresce il turismo del ricordo, il pellegrinaggio nei cimiteri di tutto il mondo verso le tombe di personaggi celebri, da Jim Morrison ad Alberto Sordi. E il camposanto è sempre più il luogo in cui si rinnova gioiosamente la memoria collettiva Alessandra D'Angelo 16 I monumenti inutili a' morti giovano a' vivi perché destano affetti virtuosi lasciati in eredità dalle persone dabbene. Così Ugo Foscolo nella Lettera a Monsieur Guillon del 1807 a proposito del celeberrimo carme Dei sepolcri. La storia gli diede ragione: a quasi duecento anni dalla sua morte, migliaia di turisti visitano ogni giorno la sua tomba nella Basilica di Santa Croce a Firenze, il Pantheon delle itale glorie. E milioni di viaggiatori inseriscono i cimiteri monumentali nella lista dei luoghi imperdibili, preferendo ai tour tradizionali le passeggiate all ombra dei cipressi alla scoperta delle tombe dei propri idoli. È il turismo del ricordo, diventato ormai un fenomeno di massa. A Roma il cimitero del Verano è un vero monumento al cinema italiano: vi riposano Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi e Vittorio Gassman. Tra le mete più gettonate c è il Père Lachaise di Parigi. Il merito è della tomba di Jim Morrison, visitata ogni anno da due milioni di pellegrini. Ordinaria, non fosse per i fiori, i biglietti e la calca di giovani tutt intorno. Fuori dal cimitero, il via vai continua nelle imprese funebri, che vendono gadget e t-shirt col volto della leggendaria rockstar. Dall altro lato del cimitero è sepolto lo scrittore irlandese Oscar Wilde. Un anno fa sulla sua imponente tomba modernista a forma di sfinge, realizzata nel 1909 dallo scultore Jacob Epstein, i restauratori dovettero porre una barriera protettiva in vetro: le impronte di rossetto dei baci impressi dalle ammiratrici ne stavano danneggiando il marmo. Unico nel suo genere è il Cimitrul Vesel, il cimitero allegro di Sepanta, in Romania, che ospita settecento coloratissime croci e lapidi scolpite in bassorilievo con piccole scene raffiguranti qualità o difetti del defunto. E, come in una moderna Antologia di Spoon River, un epitaffio carico d'umorismo. I colori vivaci sono protagonisti anche nella festa di Todos los Santos in Guatemala. Durante il "Festival de los Barriletes Gigantes" si sollevano in volo sui cimiteri variopinti aquiloni giganti, perché secondo la credenza popolare il fruscio della carta allontana gli spiriti maligni che disturbano il riposo dei defunti. I familiari, poi, decorano le tombe con fiori e candele, organizzano picnic a base di fiambre e fino a tarda notte ballano nel camposanto al ritmo della marimba. Perché, come canta il mariachi, Nadie es eterno en el mundo : nessuno è immortale in questo mondo. O forse sì. "Il 'cimitero allegro' di Sepanta in Romania ospita 700 coloratissime croci e lapidi"

16 VITE VENDUTE sesso a pagamento Il network del Ormai il mercato della prostituzione è in mano a organizzazioni internazionali. Ed esistono perfino Paesi-scuola. Le cifre Mariana Ballocco 17 How much?, Quanto vuoi?. Due parole in una lingua che sembra inglese, può essere italiano, ma è invece il linguaggio universale dello sfruttamento. L incipit che spalanca le porte del mercato del sesso, che in tutti i Paesi europei, Italia compresa, è uno dei fenomeni più ricchi e dinamici. Un fenomeno che rientra in quello più ampio della tratta delle persone che è, a tutti gli effetti, una forma di schiavitù moderna. A livello globale, il traffico di esseri umani ha assunto proporzioni drammatiche. L attuale situazione economica è senz altro terreno fertile per il proliferare di quello che è diventato il business mondiale dello sfruttamento, spesso in mano a organizzazioni trasnazionali. Come i negrieri dell antichità, questi gruppi criminali catturano le loro vittime con la forza, la minaccia o l inganno, ma anche con mezzi più subdoli, approfittando della loro condizione di necessità. Prezzate, vendute e barattate, queste vittime sempre più giovani finiscono nelle mani dei loro sfruttatori quando sono state completamente spogliate della propria dignità. Ma la tratta a scopo di sfruttamento sessuale è diffusa in tutto il mondo e, con la globalizzazione, anche questo mercato si è ridefinito. Le grandi organizzazioni, mafiose e non, hanno realizzato un network trasnazionale in grado di agire in più Paesi. I modi di reclutamento delle ragazze nei Paesi d origine sono diversi: si va dal rapimento al sequestro, fino all inganno sulla natura e le condizioni di lavoro, il più usato. Le ragazze vengono reclutate anche attraverso vere e proprie agenzie che offrono occupazioni utili come cuoca, cameriera, collaboratrice domestica o, addirittura, promettono brillanti carriere come modelle o attrici. Ci sono poi i Paesi-scuola dove le ragazze vengono preparate al marciapiede. Cellulari e microchip servono a controllare addirittura gli spostamenti dei corpi in vendita. Sono nuove anche le piazze del sesso a pagamento: dalla strada ai night club, passando per i centri massaggi, fino alle sale bingo. E un mercato che non si ferma mai, lavora a ciclo continuo adattandosi alle richieste dei clienti, alle leggi e perfino alle ordinanze dei sindaci, alcuni dei quali hanno proposto di creare delle zone ad hoc dove spostare le prostitute, aree periferiche dove concentrare il giro di clienti. Non è possibile fare delle stime esatte delle persone che finiscono nel mercato italiano della prostituzione. Si va dai dati più prudenti Prezzate, vendute e barattate, sono vittime sempre più giovani completamente private della loro dignità dell'organizzazione internazionale per le migrazioni (da 19 mila a 26 mila vittime di tratta nel nostro Paese), fino ad arrivare alle cifre ben più consistenti del Gruppo Abele che parla di 70 mila prostitute (non tutte vittime di sfruttamento), per metà straniere e nel 20% dei casi minorenni. C è poi la distinzione tra outdoor e indoor. Alcune ordinanze hanno indotto le organizzazioni criminali a spostare le ragazze dalle strade agli appartamenti. Così si distingue tra il sesso a pagamento da marciapiede e quello tra le quattro mura di un abitazione. Per ciascuna di queste vittime ci sono storie drammatiche che nascono nella miseria del Paese di origine. Albanesi, rumene, cinesi, ma soprattutto nigeriane. E nella tratta a scopo sessuale proprio i nigeriani hanno raggiunto elevati standard rispetto ad altri, gestendo ogni fase dal momento del reclutamento fino allo smistamento sulle varie piazze. I gruppi criminali nigeriani sono caratterizzati da un estrema segretezza e da una componente mistico-religiosa (con riti voodoo per minacciare i familiari) con cui esercitano pesanti condizionamenti. Le leggi sul fenomeno della prostituzione sono diverse da Paese a Paese, così come le situazioni economico-sociali e le tradizioni culturali. In Svezia, per esempio, è reato comprare prestazioni sessuali ma non venderle. In Olanda i bordelli sono legali. L Italia rappresenta un caso a parte: la prostituzione, di fatto, non è illegale, è reato lo sfruttamento. Ma, mentre si cerca di regolamentare un fenomeno ormai uscito dagli argini, il rituale si ripete ogni giorno: uno sfruttamento silenzioso con la complicità di tutti.

17 VITE VENDUTE Catene spezzate Una rete di protezione accompagna le schiave del sesso fuori dallo sfruttamento. Ma le criticità nel sistema non mancano Annalisa Ausilio 18 "Il primo contatto con le vittime avviene sul marciapiede con le unità di strada, un ponte con la rete dei servizi" Era arrivata in Italia con il sogno di un lavoro, ma ha trovato l inferno di una vita da schiava, costretta a prostituirsi sotto continue minacce, vessazioni e violenze. Dopo due anni sul marciapiede, Nike Adekunle, 20 anni nigeriana, decide di ribellarsi e poco dopo il suo cadavere carbonizzato viene ritrovato nella periferia di Palermo. A Roma Michela, romena 22 anni, subisce dai suoi aguzzini la stessa punizione: bruciata viva. Da Messina ad Aosta le schiave del terzo millennio popolano le strade delle nostre città, obbligate a vendere il loro corpo in un limbo di brutale violenza. Ingranaggi di organizzazioni che le adescano nella povertà delle periferie di Bucarest, nella Cina che insegue il benessere, nei polverosi villaggi africani. Solo un ristretto numero riesce a spezzare le catene dello sfruttamento e accedere, dopo aver denunciato gli sfruttatori, ai programmi di protezione messi in campo da istituzioni e associazioni. Il primo contatto con le vittime avviene sul marciapiede con le unità di strada spiega Carmen Capria della Cooperativa Magliana 80, uno dei partner del progetto Roxanne del Comune di Roma che forniscono informazioni di natura legale e sanitaria. Sono un ponte fra la strada e la rete di servizi, primo contatto per invogliare la donna a rivolgersi alla polizia. I progetti di reinserimento si basano sull articolo 18 del testo unico sull immigrazione (dlg 286/98) che garantisce alle vittime di sfruttamento un permesso di soggiorno umanitario di sei mesi rinnovabile fino a un anno. In questo periodo sono accolte in strutture protette in cui ricevono assistenza legale, sanitaria, psicologica e frequentano corsi di alfabetizzazione. Il programma di protezione è finalizzato all inserimento lavorativo spiega Chiara Scipioni responsabile della casa di accoglienza Prendere il volo dell associazione "Differenza Donna". Le borse di lavoro messe a disposizione dal Dipartimento delle Pari Opportunità hanno permesso nell ultimo anno a dieci ragazze di trovare impiego a Roma e ottenere un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Parallelamente al reinserimento, alle vittime è offerta la possibilità di un ritorno nel paese d origine. Ma a richiederlo sono in poche e spesso il rimpatrio è coatto. Evitare che le schiave del sesso vengano messe su aerei diretti verso il paese di provenienza perché prive di documenti è l obiettivo della Cooperativa "BeFree" che dal 2008 ha uno sportello nal Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma. Operiamo in un contesto molto delicato spiega la sociologa Francesca De Masi dove si ritrovano ad essere detenute sfruttate e sfruttatrici. I colloqui con psicologhe, avvocati e mediatrici culturali hanno l obiettivo di invogliare la donna a denunciare. A quel punto il rimpatrio è bloccato e si attende il parere positivo del pubblico ministero per il rilascio di un permesso di soggiorno e l inserimento in una struttura protetta, continua De Masi. Nel 2011, 25 donne hanno seguito questo percorso, molte delle quali però sono entrate nel Cie dopo aver denunciato lo sfruttamento. Un anno fa è stata detenuta una ragazza nigeriana che arrivava dall ospedale di Palermo dopo che la sua madam l aveva cosparsa di olio bollente, racconta De Masi. Questa situazione, comune a tante ragazze, apre però delle falle nel sistema. Non c è automatismo fra la denuncia e l inserimento nel percorso di protezione conclude De Masi al punto che le vittime dopo essersi rivolte alla polizia vengono rinchiuse nei Cie, considerate clandestine invece che essere tutelate come vittime di tratta. Se ne deduce che le forze dell ordine abbiano una discrezionalità che può cambiare il corso di una vita. In base a quali criteri? Impossibile, nonostante i numerosi tentativi, ricevere chiarimenti dalla Questura di Roma. E i dubbi e le perplessità rimangono.

18 SIBERIA La versione di Luciana A colloquio con la fondatrice del Manifesto reduce da un viaggio sulla Transiberiana sul quale ha scritto un libro. Mosca non è la Russia. Torna la voglia di lotta di classe { Mattia Ciampicacigli 19 Seimila chilometri e cinque fusi orari in viaggio sulla Transiberiana, la linea ferroviaria più lunga del mondo, da Mosca a Ulan-Ude, fino ai confini remoti con la Mongolia. A vent anni dalla caduta dell Unione Sovietica, Luciana Castellina, giornalista e militante politica, fondatrice e voce autorevole del Manifesto racconta nel suo ultimo libro Siberiana cosa resta di quella che fu la seconda potenza del mondo e dei suoi popoli, sospesi tra la nostalgia del passato e lo smarrimento di un lungo incerto presente. Nell odierna Russia post ideologica, dove a farla da padrone sono la corruzione e l ingiustizia, ritorna il mito dell uomo forte. Secondo alcuni recenti e affidabili sondaggi il 53% dei russi ha nostalgia della figura di Stalin e questo avviene paradossalmente più nei giovani che negli anziani. Un qualcosa che 15 anni fa sarebbe stato impensabile confessa l autrice. Gli anni 90, quelli di Boris Eltsin, hanno rappresentato una transizione incompiuta. Una tensione verso quella libertà di cui la Russia più profonda, quella delle città immerse nella taiga siberiana, al di là dei monti Urali e distanti migliaia di chilometri dall Europa, non pare aver colto il senso. Un gran pezzo di paese si è sentito defraudato da questo nuovo mondo che sembra non avergli dato molto - ammette la Castellina basti ricordare che la reazione per la caduta del muro di Berlino dell est Europa non ha niente a che vedere con quella che c è stata in Urss. Mosca non è la Russia e la Russia non è Mosca. Del dibattito politico, di Vladimir Putin, delle Pussy riot, vi è solo un eco lontana: L antiputinismo è ristretto ai ceti medi intellettuali e cittadini, soprattutto della capitale, di San Pietroburgo e delle altre città europee. La popolarità dell ex Kgb, ancora molto alta, sembra essere più che altro il riflesso di un diffuso clima di antipolitica. Espressione ricorrente, di questi tempi, anche alle nostre latitudini, rispetto alla quale però la Castellina precisa: non è minimamente paragonabile alla nostra. Noi rimpiangiamo una politica che abbiamo conosciuto e apprezzato, per loro è sintomo di delusione ma soprattutto di mancata comprensione dell idea stessa di democrazia. La società russa, infatti, in gran parte è assai poco politicizzata. I partiti sono percepiti come corpi effimeri. Russia unita (il partito del Presidente Putin ndr) è un partito emanazione del capo. Tutto il resto dell arco politico, forse con l eccezione dei comunisti di Gennady Zyuganov, è pressoché frattaglia chiarisce l autrice. L opposizione antiputiniana non riesce ad organizzarsi. Mancano sia i movimenti studenteschi e femministi che i sindacati a darle la spinta decisiva: La sinistra è debole e fragile. I giovani intellettuali che ho incontrato più che del socialismo sentono il bisogno di riattualizzare la lotta di classe. D altronde il riassetto politico degli ultimi anni si è fondato sulla cristallizzazione della prepotenza e dell ingiustizia. Le politiche neoliberali di Eltsin, che pure avevano suscitato le speranze di un intera generazione, hanno portato esclusivamente a un ridimensionamento del welfare e dei servizi sociali. è esplosa quella disuguaglianza nella distribuzione del reddito che prima non solo era più contenuta, ma si traduceva prevalentemente in una maggiore appariscenza nello stile di vita della vecchia nomenklatura del Pcus. La nuova sinistra non vive di rimpianti, per lei il socialismo, parafrasando Ernest Bloch, è ancora un reale futuro. E Luciana Castellina, da parte sua ammette di non voler rinunciare alle rivoluzioni, neppure quando falliscono. Perché, scrive: sono necessarie a pensare l impensabile, a guardare al di là delle sbarre del presente. "Torna il mito dell uomo forte e secondo i sondaggi il 53% dei russi ha nostalgia della figura di Stalin. 15 anni fa sarebbe stato impensabile"

19 { SIBERIA Il gelido inferno dei gulag Nella terra che dorme fu imprigionato anche Dostoevskij. Stalin ci fabbricava aerei e carri armati 20 Alessandro De Vecchi Siberia, basta solo sentire o pronunciare questo nome perché la nostra mente sia proiettata nelle terre fredde e inospitali, descritte con crudo e drammatico realismo da Aleksandr Solzenicyn nel suo Arcipelago Gulag. Siberia, un nome indissolubilmente legato alla storia russa, ma che deriva dal Mongolo. Nella lingua del popolo di Gengis Khan, Seber vuol dire terra che dorme, un significato quasi rassicurante, in contrasto con la durezza di un clima che, per secoli, è stato il primo nemico da combattere per le tribù uralo-altaiche, turche e tatare residenti nell area. Dai Monti Urali all Oceano Pacifico, toccando Cina e Mongolia, dal Mar Glaciale Artico alle colline del Kazakistan nell Asia centrale: una regione immensa, estesa per più di 9,6 milioni di chilometri quadrati. Un territorio dove, dopo un invasione mongola e numerose incursioni cosacche, i russi arrivarono solo nel Seicento. Fu una vera e propria colonizzazione, simile alla conquista del West nordamericano, ma più rapida e meno cruenta. I coloni, spesso inviati al di là degli Urali dagli zar in persona, furono attratti dal sogno di nuove terre libere dalla servitù della gleba ancora dominante nella parte europea del paese. Ma più che per le risorse agricole, la Siberia diventò presto famosa come luogo di prigionia per detenuti: criminali comuni, condannati per motivi religiosi, ma soprattutto oppositori politici. L esilio siberiano colpì figure di primo piano nel panorama culturale, colpevoli di aver aderito a società segrete che si opponevano all autocrazia zarista e sognavano una Russia più liberale e moderna. Fra loro Fedor Dostoevskij, inizialmente condannato a morte e poi graziato sul patibolo. Le prigioni si trasformarono sempre più in campi di lavoro forzato, fino dare vita, negli anni dell Unione Sovietica, all inferno dei gulag, tragici simboli della dittatura e del terrore stalinista. La parola Gulag è nata come sigla del ramo della polizia politica sovietica che gestiva il sistema dei campi di prigionia, ma in seguito è diventata sinonimo del tedesco lager, indicando quindi il singolo campo. Il Gulag fu fondato ufficialmente nel 1930, ma già nel 1917, appena conquistato il potere, Lenin ordinò la ristrutturazione e l ampliamento dei campi di lavoro della Russia imperiale, dove furono confinati migliaia di nemici della rivoluzione bolscevica. Negli anni di Stalin il numero di prigionieri aumentò costantemente con un picco di 2,56 milioni nel Durante la Seconda Guerra Mondiale ci fu un calo temporaneo dovuto all invio al fronte di molti detenuti. L ascesa di Kruscev e la destalinizzazione ammorbidirono il sistema con amnistie e riabilitazioni di massa, fino al 1960 quando i gulag furono chiusi ufficialmente con un ordinanza del Ministero degli Interni sovietico. Ma la Siberia nell Urss non è stata solo la tragedia dei gulag. Dopo la guerra civile fra armate rosse e bianche, Lenin teorizzò e Stalin avviò una massiccia industrializzazione della regione, puntando a farne la colonia siderurgica di tutto il paese, sfruttando le grandi risorse minerarie del territorio. Il progetto riuscì al prezzo di un disastro ambientale, trasferimenti forzati di operai e terre espropriate ai contadini. Un potenziale industriale decisivo durante la Seconda Guerra Mondiale per la produzione di aerei e carri armati. Senza poi dimenticare i terreni mai toccati dal conflitto che fornirono riserve alimentari e un rifugio sicuro per milioni di evacuati e feriti. "In epoca stalinista il numero dei prigionieri raggiunse il picco di 2,56 milioni nel 1950"

20 { MONDI Con i dinosauri niente primavere Senegal a parte, nel continente nero stentano ad affermarsi movimenti indipendentisti. è il caso di Camerun, Malawi e Congo Mariana Ballocco 21 L Africa, come diceva Ryszard Kapuscinski, è un continente troppo grande per poterlo descrivere. E senza dubbio una parte del mondo dove nascono, in modo ricorrente, crisi politiche dalle molteplici conseguenze: contestazioni popolari spesso represse violentemente, guerre, esodi di massa, esili, xenofobia, carestie. Situazioni di disagio alimentate dalla povertà, dalla miseria, dall assenza di democrazia, libertà o giustizia. Un contesto ormai cristallizzato che in molti Stati africani perdura da decenni. Sotto l influenza della crisi economica e finanziaria mondiale degli ultimi anni, questa bolla di amarezze, contenuta a stento dalla popolazione, ha fatto esplodere il tessuto sociale. E il caso delle manifestazioni insurrezionali che hanno scosso il Maghreb e il mondo arabo. Così Muammar Gheddafi è morto e la Libia può iniziare a guardare al futuro, pur con qualche apprensione. La Tunisia ha cacciato Ben Alì ed è tornata la democrazia con libere elezioni (non senza scontri). L Egitto si è sbarazzato del faraone Hosni Mubarak. Il 2011 è stato insomma per il Nord Africa l anno della Primavera araba e delle speranze democratiche in Paesi schiacciati per anni da regimi autoritari. Se si abbandonano, però, le rive del Mediterraneo e ci si avventura un po più a sud, si scopre che il Sahara non è solo una barriera geografica. Oltre il grande deserto c è un altra Africa, dove il vento della democrazia fatica ad arrivare. L instabilità dell area subsahariana non è certo una novità. La regione è da sempre percorsa da conflitti e lotte intestine per la spartizione di risorse e potere, spesso riconducibili a divisioni etniche. In questo contesto la popolazione si è quasi sempre trovata a recitare un ruolo passivo. Questo anche perché, c è chi ha superato brillantemente i 30 anni alla guida del proprio Paese. Li hanno chiamati dinosauri, leader incontrastati da decenni, invecchiati sulle loro poltrone e intenzionati a difendere il potere con ogni mezzo, lecito o meno. In Camerun, lo scorso anno, è stato rieletto per la sesta volta Paul Biya, da 29 anni saldamente al potere. In Uganda stessa situazione con la rielezione di Yoweri Museveni, il quale potrà portare a 30 i suoi anni sulla poltrona presidenziale. Robert Mugabe è già arrivato a 31 anni alla guida dello Zimbawe. Ma i veri campioni sono Teodoro Obiang, despota della Guinea equatoriale, e il presidente dell Angola Josè Eduardo dos Santos: entrambi possono vantare 32 anni alla guida delle rispettive nazioni. Ma qualche tentativo di insurrezione sembra, comunque, aver segnato un punto di rottura con tali dinamiche. Senegal, Gabon, Togo, Malawi e Swaziland sono solo alcuni dei Paesi teatro di manifestazioni popolari nelle quali è emersa quella spinta dal basso che ha distinto le esplosioni nei Paesi arabi. Va tuttavia osservato che, se si esclude il caso del Senegal, la cui società civile appare effettivamente pronta a recitare fino in fondo un ruolo decisivo per gli sviluppi futuri del Paese, nessuno dei regimi contestati sembra in reale possibilità di caduta nel breve periodo. Il basso tasso di alfabetizzazione, l accesso ancora limitato a internet e l assenza di una classe media, sono elementi che permettono ai grandi tiranni africani di tenere ancora sotto controllo il malcontento popolare. Un ondata di contestazioni che, se non sembra per ora in grado di produrre gli effetti che stanno ridisegnando gli equilibri a nord del Sahara, costituisce un elemento di novità dalla portata imprevedibile. "Oltre il Sahara c è un altra Africa, dove il vento della democrazia fatica ad arrivare"

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