METODOLOGIA DELLA RICERCA ANTROPOLOGICA

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1 METODOLOGIA DELLA RICERCA ANTROPOLOGICA (dott.ssa Cinzia Mantello) Insegnamento di Archeologia Medievale (Francesco A. Cuteri) Corso di Laurea in Storia e conservazione dei Beni architettonici e ambientali Facoltà di Architettura Università Mediterranea di Reggio Calabria (Anno Accademico )

2 Metodologia della ricerca tafonomica Per l antropologo, come per l archeologo, è essenziale che lo studio dei resti abbia inizio sul campo, attraverso l identificazione e la registrazione di ciascun elemento della sepoltura in situ.1 Con il termine di antropologia sul campo si definisce l insieme degli atti compiuti dai necrofori intorno al cadavere durante il seppellimento e delle alterazioni subite poi dal sepolto fino al rinvenimento dei suoi resti durante scavi archeologici. In particolare, intendiamo per tafonomia l insieme delle alterazioni subite da un corpo dopo il suo seppellimento e, contemporaneamente, in archeologia, si definisce come sepoltura un luogo di deposizione di resti umani in cui si possono riconoscere gesti funerari volontari. Si tratta, quindi, si di un luogo in cui si realizza la convergenza del biologico e del culturale.2 Riconoscere una sepoltura implica, tra l altro, la stima della sua specificità, della sua estensione, delle strutture intra-sepolcrali e inter-sepolcrali e l eventuale riconoscimento dei tre possibili spazi associati ad essa: il reale, ossia quello sepolcrale vero e proprio, il religioso ed il cerimoniale. Per descrivere e classificare le sepolture sono stati utilizzati i concetti concernenti l antropologia du terrain, una formula ideata e per la prima volta utilizzata nel corso degli anni 80 dalla scuola francese.3 Si tratta di distinguere i vari tipi di sepoltura, in base alla presenza all interno della stessa tomba di uno o più cadaveri, e i vari tipi di deposizione, in base alle connessioni anatomiche mantenute delle ossa del cadavere: strette, allentate o spostate. La durata necessaria alla distruzione completa delle parti molli varia naturalmente in funzione del trattamento funerario e dell ambiente nel quale si trova un corpo. In condizioni medie per un cadavere inumato nelle zone temperate, sembra che il tempo necessario alla dislocazione naturale delle articolazioni non sia mai inferiore a qualche settimana4, termine che fissa il limite discriminante tra una sepoltura primaria ed una deposizione differita. 1 come precedentemente affermato nel capitolo 1, per i manuali che descrivono le modalità di recupero dei resti scheletrici in archeologia si veda: MALLEGNI F. (a cura di), Memorie dal sottosuolo e dintorni. Metodologie per un recupero e trattamenti adeguati dei resti umani erratici e da sepolture, ed. Plus, 2005; BROTHWELL D.,Digging up bones. London, 1981; BORGOGNINI TARLI S., PACCIANI E., I resti umani nello scavo archeologico. Metodiche di recupero e studio., Bulzoni Editore, 1993; HAGLUND W.D., SORG M.H., Forensic taphonomy: the post-mortem fate of human remains, CRC Press, New York, DUDAY H., in MALLEGNI F., RUBINI M., Recupero dei materiali scheletrici umani in archeologia, ed. CISU1, MALLEGNI F., RUBINI M

3 Una scheda per le deposizioni funerarie non è stata ancora elaborata dall Istituto centrale per il Catalogo ed ogni antropologo, in genere, ne ha una propria. Non si può avere la presunzione di fare ciò che studiosi più competenti, e soprattutto con molti più anni di esperienza, della sottoscritta, non hanno fatto, ma si è tentato comunque di elaborare una scheda di catalogazione per la dettagliata registrazione di tutti movimenti subiti dal corpo dopo l interramento. Partendo dalle considerazioni generali appena enunciate, questa scheda vorrebbe descrivere e raccogliere tutte le informazioni generali sulla tomba in esame. Lo scavo è sempre un attività distruttiva, pertanto è necessario che ogni dettaglio riguardante l osso interrato sia registrato in situ. Tutti i campi sono stati scelti dopo un attenta riflessione sulle dinamiche che intervengono a modificare il corpo subito dopo il suo interramento, ma, guardando da un ottica ancora più ampia, potremmo dire archeologica, non sono stati trascurati neppure i campi concernenti l intenzionalità delle deposizioni, la ritualità che ne sta alla base e soprattutto i rapporti stratigrafici che vengono ad interporsi tra la sepoltura e l ambiente circostante. Oltre alla descrizione delle caratteristiche peculiari delle tombe, dei dati di rilevamento della sepoltura e dei dati relativi ai singoli individui in essa contenuti, la scheda tafonomica prevede, infatti, anche la registrazione dei dati generali di documentazione e dei rapporti stratigrafici. Diversamente da quanto descritto nella scheda di registrazione per il contenitore funerario usata a Londra (Site Manual, 1990)5, nella descrizione e nel diagramma stratigrafico anche lo scheletro è numerato con un numero di US. In quanto un azione minima riscontrabile, anche il corpo seppellito, che corrisponde all azione delle deposizione (così come il taglio, che corrisponde all azione dello scavo della fossa, e il riempimento, che corrisponde all azione della copertura della salma) è stato numerato come Unità Stratigrafica. Tale azione permette anche di raccordare il lavoro di archeologi e antropologi, dal momento che anche l individuo in esame entrerà a far parte della sequenza cronologica, con rapporti di anteriorità, rispetto al suo riempimento, di posteriorità, rispetto al suo taglio e contemporaneità, rispetto ad eventuali altri individui deposti nello stesso contesto tombale. 4 CATTANEO C., MALDARELLA M., Crimini e farfalle. Misteri svelati dalle scenze naturali,raffaello Cortina Editore, pag. 16, CARANDINI F., Storie dalla terra, Einaudi, 1996.

4 A questo punto, ben si comprende come il termine tomba venga riferito all intero insieme delle azioni, il termine sepoltura all individuo in essa contenuto ed il termine deposizione alla modalità con cui esso è stato deposto.6 Dato che il presupposto principale dell elaborazione di una scheda di catalogazione dei resti ossei è quello di permettere un confronto tra tutti i siti, e soprattutto di definire dei campi universalmente comuni a tutti gli archeo-antropologi, si è preferito inserire nella scheda anche il campo riguardante la ritualità, sebbene non si riscontrino in epoca medievale esempi di cremazione o mummificazione degni di nota. Tipo di rituale I riti funebri sono cerimonie, usanze e credenze relative al defunto e alla sua sepoltura che variano da una cultura all'altra, a seconda delle differenti concezioni religiose circa la vita, la morte e la speranza della rinascita. L'antropologia contemporanea li considera un'espressione simbolica, più o meno elaborata, dei valori prevalenti in una determinata società: ogni tipo di civiltà ha lasciato tracce e testimonianze relative ad usanze e rituali funerari.7 La maggior parte degli eventi che accadono in una cerimonia funebre, infatti, non sono tanto dettati dalla volontà del defunto o dei suoi familiari, ma rispondono a delle convenzioni sociali.8 Perfino le emozioni espresse durante il rituale sarebbero, almeno in parte, determinate dalla tradizione.9 Si ritiene che i diversi metodi utilizzati per seppellire i defunti siano dovuti, oltre che alle credenze religiose, anche ad altri fattori, quali ad esempio il livello culturale delle civiltà e le condizioni climatiche.10 Sin dai tempi più antichi i rituali di preparazione e cura delle salme (come l'uso di indumenti particolari, ornamenti preziosi, oggetti religiosi e amuleti) furono molto comuni. La più antica forma conosciuta di sepoltura risale al Paleolitico (quella neandertaliana di Tabun, vecchia di 120 mila anni da oggi, e quelle di Skhull di Homo sapiens, risalente a più di 100mila anni da oggi, tutte in Palestina).11 In seguito in tombe assai più recenti, ma sempre del Paleolitico, sono stati rinvenuti scheletri intrisi di ocra e 6 ancora DUDAY H. in MALLEGNI F., RUBINI M, TAMBIAH S.J., Rituali e cultura, Il Mulino, Bologna, THOMAS L.V., Rites de mort. Pour la paix des vivants, Fayard, Parigi, HARRISON R.P., Il dominio dei morti, Fazi Editore, ALCIATI G., FEDELE M., PESCE DELFINO V., La malattia dalla preistoria all età antica, Laterza, MALLEGNI F. (a cura di), Come eravamo. L evoluzione umana alla luce delle più recenti acquisizioni, LTU Guarguaglini, Pisa, 2001; FACCHINI F., Il cammino dell evoluzione umana, ed.jaca Book, Milano, 1985.

5 con un inequivocabile corredo funebre; poi si troveranno tutte le posizioni possibili nella deposizione del cadavere (per. Es. la posizione fetale nei neolitici). Il rito funebre più diffuso nelle società occidentali è la deposizione nella terra, cerimoniale antichissimo che probabilmente celebrava in origine un ritorno simbolico alla "madre Terra" (Gea).12 In seguito si assiste a rituali ancora iù complessi quali il trattamento del cadavere per la imbalsamazione, tipica della cultura egizia, e la cremazione, praticata con l'intenzione di liberare l'anima dal corpo. Ritenendo necessario preservare intatto il corpo del defunto per consentire alla sua anima il passaggio a una nuova vita, gli egiziani avevano perfezionato la tecnica della mummificazione, che impediva il processo di putrefazione. Il rito dell'esposizione, invece, è praticato tanto in regioni il cui clima caldo e privo di umidità permette al corpo di disseccarsi, quanto nelle zone artiche, dove è impossibile scavare il suolo gelato. Rituali più complessi sono l'imbalsamazione, tipica della cultura egizia, e la cremazione, molto diffusa in India dove viene praticata con l'intenzione di liberare l'anima dal corpo.ritenendo necessario preservare intatto il corpo del defunto per consentire alla sua anima il passaggio a una nuova vita, gli egiziani avevano perfezionato la tecnica della mummificazione, che impediva il processo di putrefazione. Il rito dell'esposizione, invece, è praticato tanto in regioni il cui clima caldo e privo di umidità permette al corpo di disseccarsi, quanto nelle zone artiche, dove è impossibile scavare il suolo gelato. Vi sono poi altre forme rituali13, meno comuni, che prevedono l'abbandono della salma direttamente in mare oppure su una piccola imbarcazione destinata a compiere un ideale viaggio verso il mondo dei morti. Il cannibalismo, infine, viene interpretato come un atto cerimoniale che assicura la comunione del defunto con la propria tribù. Inumazione L inumazione è la pratica di interrare i cadaveri umani. Conosciuta dai tempi più remoti14, la sepoltura ha forse avuto all inizio la funzione primaria di allontanare i mangiatori di carogne (iene, avvoltoi ecc.), comunque, ha sempre assolto una funzione igienica e una 12 KLEIN R.G., Il cammino dell uomo: antropologia culturale e biologica, Bologna, SERRANO SANCHEZ C., Funeral practices and human sacrifice in Teotihuacan burials, Am. Juorn. of Phys Anthrop., 90: , 1999; CROSETTO A., Sepolture ed usi funerari medievali, in MERCANDO L., MICHELETTO E. (a cura di), Archeologia del Piemente. Il Medioevo. vol.3, pp , Oltre 100 mila anni fa, come avevamo precedentemente affermato.

6 religiosa: l'allontanamento del cadavere dalla comunità, se da una parte aveva lo scopo di impedire la trasmissione di malattie, dall'altra era dettato dall'atteggiamento di probabile paura dell'uomo nei confronti della morte e quindi dall'intento di impedire il ritorno del defunto tra i vivi.15 Preceduta dal semplice abbandono del cadavere, in pasto ad animali, dentro grotte o caverne, su torri, in acqua, sul terreno, la pratica della sepoltura si affermò presso le società più complesse e soprattutto in quelle sedentarie. Presso molti popoli le due pratiche coesisterono e l'inumazione veniva riservata solo a persone di rango superiore.16 Mummificazione La mummificazione è un processo naturale o artificiale attraverso il quale viene bloccata la decomposizione dei tessuti di un cadavere, preservandolo nel tempo in forme simili all aspetto originario.17 Si può produrre come fenomeno naturale e casuale in particolari condizioni climatiche e ambientali, laddove la temperatura molto alta o molto bassa, la buona ventilazione, l assenza di umidità o la mancanza di ossigeno ostacolano i processi putrefattivi. Corpi mummificati furono rinvenuti, ad esempio, nelle regioni aride del Perù, sepolti nella sabbia del deserto, e in alcune località della Cina occidentale, in terreni con forte componente salina. Il clima caldo e secco, nel primo caso, e la proprietà igroscopica del sale, nel secondo caso, favorirono la graduale evaporazione o perdita dei liquidi corporei. Diverse furono le trasformazioni chimiche subite dalle mummie scoperte in alcune caverne dell Alaska e della Groenlandia18, dove fu il freddo spinto a rallentare la decomposizione dei cadaveri. Fu invece una situazione differente quella che portò alla mummificazione di alcuni corpi scoperti nelle torbiere scandinave, dove responsabili della conservazione della materia organica furono l acido tannico e la mancanza di ossigeno. Costituisce invece il risultato di un intervento artificiale la trasformazione dei cadaveri in mummia presso molti popoli antichi, ancora oggi presente in alcune culture. Articolata in vari procedimenti di essiccazione o imbalsamazione, tale pratica trova giustificazione nell ambito della religione e della cultura del tempo. Numerose mummie essiccate sono state rinvenute nel Sud-Est asiatico, in Australia, in Cina, in diverse regioni 15 SCHINDLER D.L., ARMELAGOS G.L., BUMSTED M.P, Biocultural adaption: new directions in Northeastern anthropology, Fundations of northeast Archaeology, ed. D.R.Snow, THOMAS L.V.,, COCKBURN T.A., COCKBURN E., Mummies, diseas and ancient populations, in Current Anthropology, 12, pp , HANSEN J.P.H., MELDGAARD J., NORDQVIST J., The Greenland mummies, Smithsonian Institute Press. W.D.C., 1991.

7 dell Africa settentrionale e centrale. Il metodo dell imbalsamazione pare invece essere stato prevalente in Perù, nel Vicino Oriente e soprattutto in Egitto, dove la diffusione, la complessità e l efficacia della mummificazione rituale, adottata dall Antico Regno intorno al 700 ca. a.c., raggiunsero livelli assolutamente ineguagliati. Cremazione La Cremazione è la pratica di bruciare i corpi dei defunti, le cui ceneri vengono conservate in un'urna, sepolte oppure disperse.19 Riguardo alla sua origine, oltre alla probabile motivazione di orine religioso, la cremazione risponde anche a criteri igienici: la sepoltura dei defunti soprattutto se deceduti a causa di un'epidemia o di una malattia altamente contagiosa, può infatti comportare per l'intera comunità il rischio di contaminare le fonti di approvvigionamento idrico e talvolta addirittura di contagio20. Le più antiche testimonianze relative a cremazioni risalgono al periodo neolitico 21; maggiori informazioni si hanno relativamente al periodo fra il 1400 a.c. e il 200 d.c., in cui la cremazione venne ampiamente praticata, soprattutto in epoca romana, dai patrizi: la famiglia di Giulio Cesare fu ad esempio una delle numerose gentes a seguire tale usanza. Il cristianesimo proibì invece la cremazione, in quanto il corpo, una volta distrutto, non avrebbe potuto risorgere; anche l'ebraismo proibì la cremazione, considerata un'offesa all'opera di Dio. Gli ebrei ortodossi, la Chiesa ortodossa orientale e i musulmani vietano ancora oggi la cremazione, praticata da alcuni gruppi ebraici e cristiani, dai buddhisti e dagli induisti. Tipo di tomba La descrizione del tipo di tomba riguarda esclusivamente lo spazio sepolcrale entro il quale viene collocato il cadavere. Si fa quindi riferimento solo all eventuale presenza di una struttura muraria, un cassone litico, una struttura alla cappuccina, un circolo di pietre che circonda il corpo, o più semplicemente all eventuale presenza e/o assenza di una cassa lignea decompostasi in una fase successiva al cadavere. Non è possibile elencare tutte le possibili alternative al tipo di tomba, riscontriamo infatti molte volte situazioni abbastanza confuse; si procede quindi alla semplice registrazione 19 SHIPMAN P ET AL., Burnt bones and teeth: an experimental study of color, morphology, crystal structure and shrinkage, Jour. of Archaeol. Science, 11: , MARONGIU S., Tomba megalitica II di St. Martin de Corleans(AO): aspetti biologici e nutrizionali degli inumati e degli incinerati in essa contenuti, nel contesto culturale dell Eneolitico valdostano, Tesi di Laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Pisa, relatore prof. Francesco Mallegni, BARRA A., GRIFONI CREMONESI R., MALLEGNI F., PIANCASTELLI M., VITIELLO A., WILKENS B., La Grotta Continenza di Trasacco. I livelli a ceramiche, Rivista di Scienze Preistoriche, 42, pp ,

8 delle evidenze e, in un secondo momento, nel registrare i movimenti subiti dal corpo dopo il suo seppellimento si precisa il tipo di tomba. Tipo di sepoltura Quando una tomba contiene due o più individui si tratta di una sepoltura bisoma. Se i cadaveri sono stati deposti contemporaneamente, sono riconoscibili le loro connessioni anatomiche e l individualità scheletrica dei singoli, tranne che nel caso in cui non si siano verificati fenomeni di disturbo e dislocazione delle ossa. Se ci si trova in presenza di un insieme funerario costituitosi in un periodo abbastanza lungo, si noteranno dei rimaneggiamenti a causa del collocamento di ciascun nuovo cadavere. Se invece la sepoltura segue una certa contemporaneità nella deposizione dei cadaveri, allora questi rimaneggiamenti verranno a mancare. Sepolture singole e Sepolture collettive Una sepoltura collettiva che non segue la contemporaneità può essere analizzata correttamente solo se la deposizione dei cadaveri è avvenuta in tempi abbastanza lunghi gli uni dagli altri da permettere la dislocazione delle articolazioni più labili. Solitamente quando ci si trova davanti a una sepoltura collettiva che segue lo stesso andamento cronologico, siamo in presenza di eventi conseguenti a catastrofi (ad esempio massacri o catastrofi naturali); per questo motivo, tali sepolture seguono la denominazione di sepoltura da catastrofe. Per l identificazione degli scheletri sul terreno durante lo scavo di una sepoltura collettiva, bisognerebbe far corrispondere la totalità o almeno una parte delle ossa dello scheletro di uno stesso individuo. Ciò può verificarsi quando durante le fasi di scavo si identifica l evidenza della connessione fra le ossa di uno stesso individuo (collegamento di primo ordine ). Se però l insieme funerario si presenta come un insieme di individui con una grande dislocazione o addirittura frammentazione, sarebbe giusta norma ricorrere alla ricerca dei collegamenti di secondo ordine, operazione che si svolge poi in laboratorio. Il collegamento di secondo ordine potrà essere eseguito in vari modi: - per incollaggio di frammenti che combaciano; - per collegamento articolare, cioè tramite l analisi di articolazioni con morfologia complessa che permette il riconoscimento delle ossa contigue dello stesso individuo; - per collegamento evidenziabile attraverso lo stesso stadio di maturazione;

9 - per collegamento di appartenenza ad un insieme patologico con una patologia diffusa o focalizzata; - per appaiamento di ossa simmetriche. Tipo di deposizione L individuazione del tipo di deposizione si basa sull osservazione delle connessioni anatomiche: in questa prospettiva, si comprende facilmente che gli indicatori più pertinenti saranno quelli che concernono le articolazioni che cedono più rapidamente, le articolazioni labili. Il mantenimento della connessione, infatti, implica necessariamente un intervallo di tempo breve tra il decesso e la deposizione del cadavere. Al contrario, le articolazioni che resistono più a lungo ai processi di decomposizione si definiscono articolazioni persistenti. Le articolazioni labili concernono generalmente le ossa di dimensioni modeste o fragili: colonna cervicale, mani, parte distale del piede, giunzione scapolo-toracica. Le articolazioni persistenti, invece, uniscono delle parti soggette a forze biomeccaniche importanti; questo giustifica la presenza di legamenti spessi e potenti: articolazione atlante-occipitale, colonna lombare, cerniera lombosacrale, articolazioni sacro-iliache. I legamenti più labili scompaiono dopo 15 giorni, di conseguenza non è possibile distinguere tra una deposizione simultanea ed una che avviene entro il predetto lasso di tempo. Sepolture primarie e Sepolture secondarie La sepoltura primaria è il luogo in cui avviene la decomposizione del defunto. Si riconosce mediante l osservazione delle connessioni anatomiche: il defunto è deposto nel momento in cui le sue parti molli non sono del tutto decomposte e ciò garantisce la connessione tra le ossa. Infatti, in una sepoltura primaria, le ossa delle mani, dei piedi e del tratto cervicale della colonna rimangono in connessione fisiologica fino al momento della loro scoperta.22 In realtà, anche quando non si verificano eventi di disturbo esterni post-deposizionali, la locazione originaria delle ossa viene spesso alterata dagli eventi tafonomici, soprattutto per effetto della gravità. La mancanza di connessioni anatomiche non identifica necessariamente una sepoltura secondaria, ma può essere dovuta ad una particolare posizione del corpo in uno spazio vuoto, in uno spazio vuoto iniziale, poi riempito, o in uno 22 DUDAY H., 1994.

10 spazio pieno alterato da particolari movimenti del terreno, da infiltrazioni d acqua, dal passaggio di animali terricoli o da interventi per lavori agricoli o edili. Da queste considerazioni risulta necessaria la registrazione dettagliata della posizione esatta delle ossa per comprendere gli spostamenti dovuti ai processi pre e postdeposizionali al fine di risalire alla posizione originaria del defunto. Un caso particolare di sepoltura primaria è rappresentato dalla riduzione dello scheletro: essa si rileva quando tutte le sue ossa, o una sola parte, sono spostate dalla loro posizione originaria ma rimangono all interno dello spazio dove è avvenuta la decomposizione. Si definiscono sepolture secondarie quelle che accolgono parti delle ossa di un individuo la cui decomposizione è avvenuta in altro luogo. I resti dello scheletro, e difficilmente tutti, sono prelevati e collocati in un altro luogo. Il passaggio tra i due luoghi è chiamato dagli etnologi secondo funerale. Sono, quindi, collegate a due momenti distinti nello spazio e nel tempo e si caratterizzano per il fatto che le ossa non conservano tra loro le connessioni anatomiche, in particolare quelle labili. Così come abbiamo detto in precedenza riguardo alle sepolture primarie, non tutte le sepolture prive di connessioni sono secondarie: diagnosticarle è difficile poiché non basta accertare un apparente disordine. Se un cadavere, ad esempio, viene deposto in piedi legato ad un supporto in uno spazio vuoto, quando si decompone le ossa cadono in una posizione disordinata, che può far supporre una posizione secondaria. Quest ultimo rimane, comunque, un caso limite e generalmente per aiutarsi nella definizione del tipo di deposizione si fa ricorso all osservazione delle piccole ossa, che nella traslazione dei resti vengono solitamente trascurate. Sepolture in spazio pieno e Sepolture in spazio vuoto Le ossa di un individuo sepolto in uno spazio vuoto, per esempio in un sarcofago, all interno di una cassa funeraria o in una cavità ipogea, non più trattenute dai legamenti, in seguito alla decomposizione delle sue parti molli, tendono a spostarsi, per effetto della gravità. Questi processi tafonomici determinano la perdita ed importanti spostamenti delle connessioni anatomiche. Se il defunto è ritrovato all interno di un sedimento terroso, ma presenta: la cassa toracica appiattita, le rotule cadute all esterno, il bacino aperto e affossato ciò indica che il cadavere

11 è stato sepolto in un originario spazio vuoto, probabilmente in una cassa di materiale deperibile. Al momento della decomposizione del contenitore, avventa in un momento successivo rispetto a quella del cadavere, il sedimento terroso si deposita a contatto con le ossa, trasformando l aspetto della sepoltura e rendendo più complessa la sua identificazione. Gli elementi che permettono di individuare la sua tipologia, in questo caso, sono i perni o i chiodi di metallo, sopravvissuti ai processi di decomposizione ed il colore particolare del terreno circostante, di colore generalmente più scuro. Anche la forma del contenitore è arguibile talvolta dalla posizione delle ossa: se la fossa è molto stretta si verificherà una verticalizzazione delle clavicole per contrazione delle spalle. Se il defunto è stato sepolto in uno spazio pieno, vale a dire in piena terra, i sedimenti terrosi tendono a sostituirsi gradualmente alle parti molli, man mano che queste si decompongono, le connessioni anatomiche tra le ossa si conservano e si crea il cosiddetto effetto parete. Si può verificare anche il caso che uno spazio, originariamente pieno, diventi vuoto. Quando il defunto, o parte di esso, è deposto su sostegni di materiale deperibile (piano di legno, cuscini funerari, ecc..) questo si decompone con maggiore lentezza rispetto al corpo umano, ma al momento del suo crollo le ossa, già separate e prive di un sostegno, cadranno disordinate nello spazio sottostante. Anche in questo caso, una registrazione ed uno scavo accurati possono permettere di intuire la presenza di un sostegno. Orientamento e posizione del corpo Per interpretare la ritualità di una sepoltura ed il suo spazio distintivo bisogna rilevare anche l orientamento del corpo e della testa e l esatta posizione in cui il cadavere è stato collocarto. L orientamento, cioè la direzione ed il verso dell asse del tronco, in relazione ai punti cardinali o ad altri punti di riferimento, naturali o culturali, oltre ad indicare la collocazione vera e propria del corpo, permette anche un riferimento ai diversi tipi di rituale praticato. E universalmente nota infatti l usanza tipica dei cristiani di seppellire con lo sguardo rivolto ad oriente. Di contro, un diverso orientamento del corpo, non è esclusivamente retaggio di altri culti, ma potrebbe rispondere all esigenza di orientare lo sguardo del cadavere verso l abside o l ingresso di un probabile edificio di culto. La posizione indica la configurazione globale del corpo rispetto al piano di giacitura: prono, supino, laterale destro, laterale sinistro, nonché l insieme dei rapporti reciproci fra le varie parti scheletriche, descritti singolarmente nella seconda parete della scheda.

12 La posizione del corpo deve essere descritta con cura, per il suo valore nella ricostruzione del rituale funebre o delle circostanze della morte e del seppellimento. Per descrivere la posizione degli arti superiori si fa riferimento alla nomenclatura di distesi lungo i fianchi, piegati sull addome, incrociati sul torace, e si lascia la possibilità di annotare eventuali altre posizioni; per la descrizione degli arti inferiori vengono comunemente utilizzate espressioni come distesi, flessi, lievemente piegati. Bisogna comunque posizionare ogni parte scheletrica che, per la sua ubicazione o per il suo significato,assuma una particolare importanza. Movimenti subiti dopo la deposizione Nell osservazione di tutte le alterazioni subite da un corpo dopo il suo seppellimento, è necessario segnalare se, dopo l interramento e la decomposizione delle parti molli, siano avvenuti dei movimenti che hanno comportato una modificazione della situazione. La tafonomia registra tutti movimenti subiti dal corpo dopo l interramento, modificazioni che si vengono a creare ad opera della gravità: un corpo che si decompone in spazio vuoto presentarà gabbia toracica appiattita, coxali aperti e femori ruotati. I movimenti subiti dal corpo dopo la deposizione registrano, invece, tutte quelle modificazioni subite ad opera di altri fattori, quali radici cresciute nel terreno, falda acquifera, passaggio di animali terricoli, arature o altri interventi di natura antropica che modificano la situazione venutasi a creare in condizioni normali. Anche in questo caso, sarà necessario distinguere l accidentalità dall intenzionalità di tali modificazioni, per poter giungere ad una definizione corretta del tipo di giacitura e del tipo di deposizione. Solo un accurato recupero ed una precisa registrazione dei dati in fase di cantiere, potrà fornire una corretta identificazione della tomba. Metodologia della ricerca antropologica Le variabili antropometriche del cranio sono ormai definite dalla tradizione e, se ancora resta uno spazio per la loro interpretazione, questa deve riguardare soprattutto il loro significato genetico, adattativi ed evolutivo.

13 Il sistema delle misure craniche che potremmo definire classico è quello fissato nel trattato di Martin e Saller ( )23 che ne fornisce l esatta definizione. Il numero di riferimento di ogni variabile descritta in questo trattato viene infatti correntemente usato dagli specialisti per riferirsi ad una misura in modo inequivocabile. Questo sistema consiste in una serie di punti craniometrici che fanno da riferimento ad una serie di misure, che a loro volta consento di elborare dei rapporti centesimali, gli indici. misure craniometriche I punti craniometrici possono essere considerati di due tipi fondamentali: quelli, che potremo definire reali, perché soddisfano il concetto geometrico di punto o comunque hanno una posizione che deve essere individuata e stabilita prima di effettuare la misura, e quelli che potremo definire virtuali, la cui posizione non deve essere necessariamente stabilita con precisione, ma è sufficiente conoscerne l ubicazione di massima per poi individuarli per mezzo delle punte del compasso: sono questi i punti che individuano i 23 MARTIN R. e SALLER K., Lehrbuch der Antropologie in systematischer Darstellun, Band 1-2, Stuttgart: Fischer Verlag.,

14 diametri minimi e massimi. Nella pratica sono quei punti, come gli euryon, la cui distanza corrisponde alla larghezza massima del neurocranio e che si trovano facendo scorrere le punte del compasso sui parietali.24 La prassi per la nomenclatura dei punti craniometrici e, più in generale, di quelli antropometrici, prevede la formazione di neologismi dal greco. Si usa dividerli sulla base della simmetria del cranio e, di conseguenza, avremo punti sagittali, o punti impari, e i bilaterali, o punti pari. La maggior parte dei punti craniometrici segna elementi caratteristici che esprimono alcuni aspetti fondamentali delle ossa craniche o del cranio in generale, per valutare le caratteristiche metriche, la morfologia e l accrescimento. La valutazione metrica e morfometrica, ossia della forma in funzione delle sue dimensioni, può essere attuata instaurando un sistema di variabili metriche o misure che hanno come riferimento i punti craniometrici. Il sistema è basato sulla misura diretta della distanza tra i punti, delle curve, degli archi e delle corde sottese tra di essi sulla superficie del cranio, oppure è possibile determinare la posizione in coordinate polari o cartesiane. Le principali misure craniche consentono di determinare le dimensioni del neurocranio e dello splancnocranio, nonché delle singole ossa. Per quanto riguarda il neurocranio, si descrivono generalmente quattro misure principali: la lunghezza cranica (che misura dalla glabella all opistocranio), la Larghezza cranica (euryon euryon), l altezza cranica (basion bregma) Queste tre misure sono utilizzate, oltre che per il calcolo degli indici cranici, anche per la stime della capacità cranica. Oltre a queste misure d insieme, è particolarmente utile la Larghezza frontale minima (stefanion stefanion) e la laghezza frontale massima (coronale coronale), che misurano rispettivamente la minima e la massima divaricazione del frontale. La diversa larghezza del frontale rispetto alla larghezza massima della faccia fornisce la relazione tra il neurocranio e lo splancnocranio, che si esprime nel modo più semplice nell osservazione del cranio in norma verticale. Tra le misure essenziali della faccia vi sono le altezze: quella totale, (nasion gnation), che si rileva sul cranio completo di mandibola e che è fortemente influenzata dalla presenza o meno della dentatura, e quella superiore (nasion prosthion), che si misura sul solo calvario. Le altre misure rilevate sono quelle nasali, orbitali e palatali. 24 BASS W. M., Human osteology. A laboratory and field manual of skeleton, The Missouri Archaeological Society, 1987.

15 La morfometria Le dimensioni del cranio ricavate attraverso i processi di misurazione descritti possono essere direttamente utilizzate come variabili per analisi di tipo statistico e per altre elaborazioni matematiche. L antropometria classica a questo proposito ha elaborato i valori metrici, instaurando rapporti percentuali tra due (o più) variabili: gli indici. Il vantaggio dell indice sta nel fatto che esso confronta le misure, ma prescinde dalle dimensioni assolute, in quanto un indice è un puro numero adimensionale.25 valori x 74,9 75,0 79,9 80,0 x definizione dolicranio mesocranio brachicranio Indice cranico- orizzontale Esso consente di condurre l analisi morfometrica, ossia descrive la forma del cranio, o di qualunque altro elemento anatomico, indipendentemente dalla grandezza. Si rileva l indice cranico orizzontale o indice cefalico, il rapporto in percentuale fra larghezza cranica massima e lunghezza antero-posteriore, per i quali si considera rispettivamente una tripartizione in soggetti con cranio corto e largo, brachicranici, medio, mesocranici, lungo e stretto, dolicranici. 25 BORGOGNINI TARLI S., PACCIANI E., I resti umani nello scavo archeologico. Metodiche di recupero e studio., Bulzoni Editore, 1993.

16 L indice vertico-longitudinale definisce il rapporto in percentuale fra altezza cranica e lunghezza massima, che indica crani camocranici, cioè di profilo lungo e basso, ortocranici, quindi con un profilo in cui lunghezza e altezza sostanzialmente si uniformano, e ipsicranici, cioè crani stretti e alti. valori x 69, ,9 75,0 - x definizione camocranio ortocranio ipsicranio Indice vertico- longitudinale L indice vertico-trasversale indica il rapporto tra l altezza cranica al basion e la massima larghezza cranica, definendo crani tapeinocranici, che indica un cranio che osservato posteriormente appare largo e basso, crani metriocranici, quindi medi, crani acrocranici, stretti e alti.

17 valori x 91,9 92,0 97,9 98,0 x definizione tapeionocranio metriocranio acro cranio Indice vertico-trasversale Altro indice fondamentale è quello facciale, che considera una tripartizione in soggetti con faccia larga, euriprosopi, media, mesoprosopi, e stretta, leptoprosopi. Queste suddivisioni, che raramente considerano il termine intermedio della tripartizione, lasciano molto spazio alla casualità della diagnosi razziale. valori x 84,9 85,0 89,9 90,0 x definizione euriprosopo mesoprosopo leptoprosopo Indice facciale

18 La morfologia Un aspetto tradizionale della ricerca antropologica è quello dello studio del cranio: la craniometria. La finalità tipica dell indagine craniometrica è stata legata per molto tempo alla classificazione razziale, mentre solo da poco è stato dato risalto ai fattori genetici, selettivi, adattativi e biomeccanici espressi nel cranio. A queste variabili, infatti, è stata attribuita una base ereditaria, che ne consentirebbe l uso come traccianti della struttura genetica. Molte di esse possono però essere influenzate da fattori ambientali, quali ad esempio certe deformazioni meccaniche, pertanto bisogna pertanto distinguere tra esse quali siano più caratterizzanti delle altre. I caratteri descrittivi del cranio vengono generalmente osservati secondo particolari norme o direzioni di osservazione normali ad alcuni piani che vengono individuati in base a precise convenzioni. Possono manifestarsi come: - suture ancora visibili anche dopo il raggiungimento dell età adulta - ossicini suturali - canali o foramina accessori - fori aperti o completi - faccette articolari accessorie. Queste variabili sono considerate come varianti di tipo discreto, cioè che si manifestano alternativamente (presenza/assenza del carattere) indipendentemente dall età e dal sesso degli individui considerati, e la loro importanza, che ribadiamo anche sembrando prolissi, è data proprio dal carattere ereditario. I caratteri morfologici e discreti riscontrabili sullo scheletro sono stati rilevati e descritti secondo uno schema proposto ed elaborato su lavori e trattati di diversi autori (MallegniUsai, 1995). Per quanto riguarda i caratteri morfologici del distretto cranico sono stati considerati i lavori di Sergi (1912), Martin e Saller ( ), Bass (1967), Strouhal e Jungwirth (1984). Relativamente ai caratteri discontinui del cranio sono state utilizzate le metodiche di Hauser e De Stefano (1989), Coppa e Rubini (1997), Berry e Berry (1967). Per i caratteri ergonomici, legati a stress funzionali nel distretto cranico, si fa riferimento a quanto scritto da Martin e Saller (1959), Ascenzi e Balestreri (1975), Mann e Murphy (1980), Brothwell (1981), Capuzzi e Stea (1990, Haugen (1992), Capasso et al. (2001). Avremo secondo i suddetti piani: la norma frontale, che permette di osservare la forma della faccia vista di fronte, delle orbite, dell apertura piriforme, dei mascellari e della mandibola. Si osservano inoltre lo sviluppo degli zigomi e l altezza della fronte.

19 La norma laterale (destra e sinistra) permette di osservare il profilo della faccia, la sporgenza delle arcate sopracciliari, delle ossa nasali, dei mascellari (prognatismo)26, degli alveoli e del mento. In norma laterale si descrive anche il contorno del neurocranio, ossia la verticalità o l inclinazione della fronte, il profilo della volta, la morfologia della regione occipitale, la sporgenza, la batrocefalia e la clinocefalia.27 La norma inferiore permette di descrivere la base del cranio, la posizione e la forna del foro occipitale, dell apofisi spinosa, il palato, la morfologia e le caratteristiche dell arcata dentale, la forma e la sporgenza delle arcate zigomatiche. Osservando il cranio in norma posteriore si possono descrivere la forma del contorno cranico, la sporgenza delle apofisi mastoidi, la sutura lambdoidea e la presenza, più o meno frequente, di ossa soprannumerarie o wormiane, in particolare il così detto osso epactale o incarico, che occupa a volte la regione lambdoidea a causa della presenza di una sutura soprannumeraria28. Infine, la norma superiore permette di descrivere il cranio dall alto, osservandone la forma del contorno e assimilando i contorni a figure geometriche (ellissoide, ovoide, pentagonoide, sfenoide, romboide); tale forma è appunto denominata forma sergiana, in quanto elaborata da Giuseppe Sergi nel Se l arcata zigomatica è visibile in questa norma si ha la fenozighia, ossia la faccia è larga rispetto al cranio, mantre nel caso contrario si ha la criptozighia.30 E stata poi rilevata la presenza, in norma superiore, di ossicini coronali, dell osso bregmatico e dei fori obelici; in norma inferiore, della faccetta condiloidea sdoppiata e del tubercolo precondiloideo; in norma anteriore, la sutura metopica, il forame frontale; in norma posteriore, ossa wormiane alla lambdiodea, osso epactale o incaico, osso asterico, linea nucale suprema e foro mastoideo extrasuturale; in norma laterale, osso epipterico e osso ad intacco parietale, tutti caratteri definiti da Finnegan e Faust (1974).31 L osteometria del post-craniale 26 Bass, Mallegni, HUSER G. - DE STEFANO G. F., Epigenetic variants of the human skeleton, Schweizerbart, Stuttgart, Sergi, BASS W. M., Development in the identification of human skeletal material ( ), in «Am. J. Phis. Anthrop.» , pp , FINNEGAN M. - FAUST M. A., Bibliography of human and non-human non-metric variation, in «Res. Reepors Univ. Mass., Amherst», 14, pp.20, 1974.

20 Tutto lo scheletro post-craniale è stato oggetto di precise misurazioni, allo scopo di valutare le dimensioni di lunghezza, larghezza e spessore delle singole ossa e di parti di esse, e di ricavarne caratteri morfometrici di un certo significato antropologico. Non sembra superfluo ribadire quanto finora detto per la craniometria, che l interesse dell antropometria non sta solo nelle potenzialità descrittive di questa disciplina, ma anche nel suo significato funzionale e filogenetico.32 Ad esempio, attraverso la misurazione ed il confronto delle ossa dei due arti di uno stesso individuo è possibile rilevare eventuali asimmetrie interpretabili in termini funzionali: l arto che lavora di più presenta uno sviluppo non solo muscolare, ma anche osseo, maggiore del suo controlaterale. L interesse che sempre più si pone nei confronti della ricostruzione dei modi di vita delle popolazioni del passato, necessita l applicazione delle tecniche antropometriche allo studio dello scheletro, svincolandole del significato esclusivamente tipologico che troppo spesso si è voluto attribuire loro.33 La raccolta di misure e la loro organizzazione in schede di dati morfometrici sono finalizzate quindi alla caratterizzazione costituzionale, con la valutazione della sua omogeneità all interno della stessa comunità, ed alla descrizione delle dinamiche demografiche, con stime della densità di popolazione, della sex-ratio e della struttura per età.. I caratteri metrici dello scheletro craniale e post-craniale sono stati rilevati ed elaborati in indici, secondo i metodi suggeriti dal trattato di Martin e Saller ( ). A livello del tronco, le ossa che danno maggiori informazioni circa l adattamento dell uomo all ambiente sono la scapola, la clavicola, le vertebre e le ossa del bacino, oltre alle ossa lunghe degli arti, che forniscono anch esse utili dati morfologici e consentono di calcolare la statura. La misura della clavicola, ad esempio, presenta un interessante significato funzionale. La lunghezza può dare un idea approssimativa della lunghezza delle spalle nel vivente e quindi del diametro del tronco; le misure di circonferenza e i diametri nel mezzo della dialisi, inoltre, informano sul grado di robustezza nell osso e sullo sviluppo dei muscoli che qui si inseriscono e permettono, assieme alla lunghezza, confronti con il controlaterale per stimare eventuali asimmetrie di natura funzionale o patologica. Il bacino viene misurato, oltre che per il suo significato, la sua forma è infatti legata all acquisizione della statura eretta e al bipedismo, anche ai fini della diagnosi del sesso, 32 HUG E., Die schadel der Fruhmittelalterlichen Graben aus dem solothurmischen Aeregebiet in ihrer stellung zur Reihengraben- bevolkerung Mittleuropas, Z. Morph.Anthrop., 38: , Repetto, 1986.

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