COMUNICARE CON L ARTE

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1 COMUNICARE CON L ARTE Dott.ssa Clara Chierici Durata: 10/15 ORE Modulo: Tecnica della comunicazione Destinatari: Abilitazione professionale estetica - Abilitazione professionale acconciatura - Qualifica biennale estetica

2 STORIA DEL TRUCCO E DEL COSTUME ATTRAVERSO LA STORIA DELL ARTE Si può considerare ogni opera d arte uno strumento per comunicare la metodologia utilizzata dalle donne vissute nelle diverse epoche per abbellirsi. Tali metodi sono definiti trucchi ovvero, espedienti per far risaltare il corpo a fini religiosi, culturali o semplicemente secondo i canoni estetici del tempo, infatti i visi colorati, le acconciature dei capelli, i tatuaggi sulla pelle, le orecchie forate, i gioielli e l'abbigliamento possono essere interpretati come veri e propri messaggi. Riassumendo le differenti accezioni utilizzate dai dizionari nella descrizione del significato della parola trucco, tale termine è inteso con una doppia valenza: da un lato possiede un aspetto coincidente con la cosmetica, da un punto di vista etimologico, però, si opera una differenza fra trucco e cosmesi vera e propria. Cosmetica dal greco kosmetikòs, "atto ad abbellire", e questo da kosmèo, "adorno, io abbellisco", che a sua volta deriva nientemeno che da kòsmos, "ordine" in opposizione al disordine del caos. La cosmesi è dunque l'intuizione estetica col fine esclusivo di esaltare le qualità somatiche, la freschezza e l'armonia del corpo. Il trucco, invece, è l'operazione estetica materiale con un cosmetico decorativo che «cancella il volto come natura, per rivelarlo come artificio» (P. Magli, "La maschera dell'idolo", in G. Butazzi e A. Mottola Molfino, La donna fatale, De Agostini, 1991). Il truccarsi, perciò, implica una modificazione, anche se episodica e provvisoria, per mezzo di cosmetici e altri espedienti. Infatti, se in primo luogo s intende trucco le sostanze con cui si dipinge il viso rendendo lo stesso più armonico e aggraziato, in secondo luogo si possono intendere trucchi come quegli stratagemmi individuati dall uomo stesso per rendere la figura più vicina ai canoni estetici del tempo (es. corsetti, lacci, tacchi alle scarpe, acconciature particolari, colore della pelle etc.). I trucchi sono da sempre stati utilizzati per raggiungere un ideale di bellezza vigente in quell epoca storica e proprio per questo è logico pensare come possa essere stato differente il modo di servirsi di trucchi o dell abbigliamento da un secolo all altro o allargando l angolo di visuale, da una nazione al altra. Privilegiare un tipo di trucco, un abito rispetto un altro, è strettamente legato al canone estetico, per cui si ritiene fondamentale per prima cosa, indagare il canone estetico vigente nelle varie epoche storiche per poi capire quali strattagemmi sono stati utilizzati per raggiungere tale scopo.

3 La linea guida per affrontare le due tematiche sarà quella del tempo con un vero e proprio viaggio nella storia, partendo dalla preistoria, all Antico Egitto, alla Grecia antica poi l Antica Roma proseguendo il viaggio con il Medioevo, il Rinascimento, l Età Moderna e concludendo con l Età Contemporanea fino ai giorni nostri. LA PREISTORIA INQUADRAMENTO STORICO La preistoria corrisponde a quel periodo lungo due millenni che parte dall origine dell uomo fino alla comparsa delle più complesse forme di organizzazione sociale. Comprende diverse epoche: Paleolitico e Mesolitico (presenza di cacciatori- raccoglitori), il Neolitico (economia produttiva), Età del Rame (introduzione della metallurgia, maggiore complessità nell organizzazione sociale). Dopo di chè si entra nella protostoria (fase di passaggio tra la preistoria, caratterizzata dall assenza di fonti scritte, e la storia conosciuta grazie alle fonti scritte) suddivisa a sua volta in Bronzo Antico, Medio, Recente e Finale (introduzione di questo metallo e produzioni di armi e gioielli in bronzo) ed Età del Ferro (introduzione del Ferro e realizzazione di armi in ferro). CANONE ESTETICO Enfatizzazione di alcune arti del corpo collegate alla gravidanza, esaltazione della donna come madre. La Venere di Willendorf (Fig.1), rinvenuta in Austria e conservata nel Museo di storia naturale di Vienna databile tra e il a.c. così come anche la Statuina di Venere (Fig.2) rinvenuta a Dolni Vestonice, sono la riproduzione di donne con braccia appena accennate, nel caso della Venere di Willendorf raccolte sopra al seno, e totale assenza del viso e dei piedi mentre particolarmente evidenziati sono il seno, i glutei e il ventre.

4 Fig. 1 Venere di Willendorf - vista frontale; semi - laterale, posteriore- In queste veneri l accentuazione degli attributi femminili più appariscenti ha un significato simbolico e magico: è esaltazione della donna come madre, come creatrice di un nuovo essere umano destinato a perpetuare la specie in un epoca dove la civiltà viveva in condizioni molto difficili. Fig.2 Statuina di Venere, da Dolni Vestonice.

5 PRESENZA DEL TRUCCO E DELL ABBIGLIAMENTO Un gruppo di archeologi guidati da João Zilhão dell'università di Bristol, hanno rinvenuto in due siti archeologici della Muncia in Spagna, frequentati dall uomo di Neanderthal, conchiglie forate e utilizzate come monile datate 50 mila anni fa, precedenti all arrivo dell uomo anatomicamente moderno nel nostro continente, e colori naturali che indicano come l uomo di Neanderthal avesse capacità cognitive avanzate che gli permetteva una consapevolezza di sé. Tra i colori naturali si attesta l uso del giallo, rosso, viola e nero, ottenuti dai minerali in varie tonalità cromatiche, venivano impastati applicati sul corpo in occasione di cerimonie religiose o semplicemente come elemento che caratterizzava la tribù stessa. Non abbiamo informazioni archeologiche riguardo la presenza del make-up esclusivo per il viso ma tracce di minerale natrojarosite, di colore giallo, il medesimo elemento che gli egizi usavano come ombretto in epoche più recenti. L abito nasce nelle epoche primitive con la primaria funzione di difendere l uomo dagli agenti atmosferici ma anche da colpi e ferite. L uomo inizia a coprire il corpo nel paleolitico, 8500 anni fa utilizzando le pellicce degli animali cacciati. In un secondo tempo accanto ad una migliore coscienza di sé e una sempre maggiore complessità sociale, compaiono tecniche di conceria, che permettevano di cucire le pelli con aghi ricavati dalle zanne dei mammut. Scavi moderni nelle necropoli datate tra l età del Bronzo e del ferro hanno portato alla luce strumenti in ceramica quali fusaiole e rocchetti, utilizzati per la filatura e la tessitura, oltre che in metallo quali spilloni e fibule, considerabili chiari indicatori della presenza dell abbigliamento. Fig.3 Ricostruzione dell abito della defunta della Tomba 29, Necropoli Località Fontanelle (Salerno).

6 L ANTICO EGITTO INQUADRAMENTO STORICO Con Antico Egitto si intende la civiltà sviluppatasi in quella sottile striscia di terra paludosa fertile che si distende lungo le rive del Nilo a partire dalle sue cateratte al confine col Sudan fino allo sbocco nel Mediterraneo e suddiviso in quattro grandi fasi: l'epoca arcaica o protodinastica ( a.c.), l'antico Regno ( a.c.), il Medio Regno ( a.c.) e il Nuovo Regno ( a.c.) più altri periodi più corti (periodo Tanita, Libico, Kushita, Saitico, Epoca Tarda, a.c.) nelle quali si sono succedute XXXI Dinastie. Politicamente l Egitto era uno stato al cui potere c era il faraone. CANONE ESTETICO L arte nel senso attuale del termine non esisteva nell Antico Egitto, e se era presente una conoscenza dell arte, questa non andava oltre i confini della sua esperienza religiosa, gli egizi usavano l arte figurativa, al pari della scrittura, per la comunicazione e la propaganda politica. L Egitto era profondamente influenzato dalla magia, da una fede nell esistenza di forze trascendenti invisibili e onnipotenti che occorreva propiziarsi per assicurarsene l aiuto e il faraone rappresentava il tramite per raggiungere queste forze. Accanto al politeismo (centralità del faraone) era viva nel popolo anche la concezione di un grande dio unico, con cui si identificava il dio sole RA. I canoni estetici relativi alla struttura fisica non sono rigidi, tuttavia le rappresentazioni giunte fino a noi mostrano figure snelle e con membra minute, ma non emaciate, in cui le tipiche curve femminili sono ben disegnate, non a caso siamo ancora in una società nella quale il ruolo prevalente della donna è quello di procreatrice.

7 IL TRUCCO Nell Antico Egitto i sacerdoti confezionavano unguenti a base di timo, origano, mirra, incenso, lavanda, oli di sesamo, di oliva e di mandorle. Questi prodotti, usati soprattutto per la mummificazione dei corpi dei defunti, erano impiegati anche per massaggiare il corpo dei vivi dopo il bagno, per preservarlo dagli sgradevoli effetti della sudorazione. Così, all'aspetto culturale si accompagna anche quello profano: accanto ai prodotti per il tempio, si diffonde l'uso dei cosmetici anche per la vita quotidiana sia per le classi più abbienti, ché per gli artigiani e gli operai. Il papiro Ebers (ca a.c.) riporta, tra le altre cose, la prima ricetta di cosmetico: in essa si parla di vari profumi impastati con polvere di corno e sangue di lucertola. Per gli antichi Egizi la bellezza era importante quanto la salute pertanto, i cosmetici fungevano anche da medicinali. Il famoso trucco applicato al contorno degli occhi con galena nera (un solfuro di piombo di colore grigio scuro) o malachite verde (un minerale color verde-smeraldo) aveva il triplice scopo di abbellire, proteggere e curare: il sole e l'aria di quei luoghi causavano riverberi intensi e la finissima sabbia dava fortissime irritazioni oculari. Il trucco con galena nera o malachite verde assicurava agli antichi Egizi la cura del tracoma (un'infezione virale dell'occhio), dell'emeralopia (ovvero la riduzione della vista durante il crepuscolo) o la più comune congiuntivite. Alle finissime polveri di queste sostanze venivano aggiunti grassi animali, cera d'api o resine, che rendevano il prodotto in grado di essere spalmato e garantivano sia l'attività terapeutica ché quella cosmetica (Fig. 4). Fig. 4 Effigie in calcare dipinto della regina Nefertiti, Amarna, 1344 a.c. circa. Non a caso, nei papiri questa usanza è indicata col termine mesdemet, che significa "che fa parlare gli occhi".

8 Almeno fino all'antico Regno ( a.c.) il trucco non variava secondo il sesso (più tardi inizierà la distinzione nei colori per maschi e femmine). Le statue in pietra calcarea dipinta di Rahotep e della moglie Nofret datate al 2630 ca. rinvenuta in una tomba a Meydum lo confermano: entrambe hanno gli occhi sottolineati da un tratto di malachite verde, con una spessa riga sulla palpebra inferiore (Figg.5, 6, 7). Fig.5, Statue in pietra calcarea dipinta di Rahotep e di sua moglie Nofret, Meydum, 2630 ca. Fig. 6 Particolare di Nofret Fig7 Particolare di Rahotep

9 Da fonti scritte sappiamo come gli Egizi importassero dall'oriente oli essenziali e minerali utili alla produzione di unguenti e profumi già nel 3500 a.c. L'uso più importante di olii aromatici e di essenze avveniva nella mummificazione: la credenza tradizionale che il corpo si fosse dovuto conservare per poter rivivere dopo la morte portò allo sviluppo di metodi di imbalsamazione tra l'inizio del periodo dinastico e l'era Cristiana. Pratica perfezionata solamente con l 11 dinastia (2000 AC). I corpi venivano rapidamente essiccati con natron anidro, un sale naturale composto da carbonato di sodio e cloruro o solfato di sodio, quindi la superficie della pelle veniva rivestita con resine aromatiche ed il corpo era avvolto in un telo di lino. Non era praticata nessuna eviscerazione, ma un'oleoresina simile alla trementina era iniettata nell'ano per sciogliere gli organi. Un grado di conservazione ancora migliore fu ottenuto nel Nuovo Regno ( AC), quando gli organi interni venivano eviscerati e posti in natron, trattati con resina bollente, avvolti in bende e collocati in quattro distinte giare. La cavità lasciata nel corpo veniva lavata con vino di palma e spezie e riempita con un materiale provvisorio, quindi l'intero corpo posto in natron per 40 giorni, trascorsi i quali veniva lavato nelle acque del Nilo. Era solito riempire il cranio con bende di lino imbevute di resine e la cavità del corpo con sacchi di lino contenenti mirra e imbevuti di resina. Poi, la superficie esterna del corpo veniva cosparsa da una miscela di olio di cedro, cera e gomme e spezie. Infine, dopo aver riempito il naso e le orbite degli occhi con panni di lino, l'intero corpo veniva rivestito da una resina fusa per chiudere i pori. Il processo di imbalsamazione era probabilmente terminato entro il 52 giorno successivo alla morte. Nel 1973 le resine prelevate dalla mummia di Ramsete V furono analizzate e si scoprì che erano composte da olio di ginepro, olio di canfora e la gommo-resina mirra. L'imbalsamazione continuò attraverso l'epoca dei Romani fino all'era Cristiana, quando cadde in disuso, insieme alla pratica di bruciare l'incenso, in quanto considerata una pratica Pagana. L'uso di questi unguenti fu poi adottato anche da altri popoli del Mediterraneo, dapprima nell'area medio-orientale, poi in quella europea. ABBIGLIAMENTO Nell'Antico Regno gli uomini usavano un perizoma oppure un gonnellino dall'estremità sovrapposte (Fig. 8, 9) che durante le dinastie del Medio Regno si trasformò allungandosi fino alle caviglie caratterizzato da pieghe e trasparenze. Il torace era coperto con una stola di tessuto: molto usato era il colore bianco e il tessuto di lino mentre la lana non era gradita per motivi religiosi, in quanto la pecora come animale vivo era considerato impuro.

10 I nobili usavano adornarsi con gioielli e usavano sandali in papiro o legno di palma con lacci di cuoio. Le donne usavano tuniche aderenti lunghe con una o due bretelle (Fig. 10). Successivamente divennero ornate di complessi disegni e colorate ma la maggior caratteristica fu l'impiego del sottilissimo trasparente lino, chiamato bisso, e delle cinture. Sempre durante il Medio Regno si incrementò l'uso di gonne lunghe e di stoffa a pieghe sul busto lasciando le braccia scoperte. Fig.8, Statua a copia in scisto,raffigurante Fig.9, Statuetta in alabastro di re Pepi I Micerino e la regina Khamerernebty II, Giza; inginocchiato in atto di offrire libatori, 2380 a.c. ca a.c. ca. Fu proprio durante il Medio Regno che l'abito, divenuto più complesso acquisiva svariate fogge atte ad individuare la classe sociale di appartenenza come si evidenzia nelle immagini funebri (Fig. 10). Fig.10, Moglie e marito con un fiore, Tomba di Nacht.

11 Entrambi usavano nelle cerimonie un cono profumato sulla testa e le donne si ornano con un fiore di loto. Anche il sovrano portava sia il gonnellino che la gonna lunga ma di suo uso esclusivo era il copricapo nemes (Fig ). Fig. 11 Statua in scisto di re Thutmosi III Fig.12, Parte superiore di un colosso in indossante la nemes e la gonna shendyt, arenaria di Amenofi IV, 1356 a.c, ca. Karnak, 1460 a.c Poteva portare pettorali in oro con pietre e smalti, la corona e lo scettro. La testa era rasata e spesso coperta con copricapo di cuoio. Il popolo si abbigliava in maniera diversa dai nobili, sia per motivi economici che pratici: semplici calzoni, gonnellini, quando addirittura non lavorassero nudi, sia uomini che donne (Fig. 13). Fig.13, Pittura parietale della tomba di Nebamun nella Tebe occidentale, con scena di musicisti che intrattengono ospiti ad un banchetto, 1356 a.c, ca.

12 PETTINATURE E ACCONCIATURE Dall arte egiziana si nota come gli egizi fossero attenti al modo di acconciare la capigliatura: i bambini portavano i capelli molto corti o rasati con l'eccezione di una parte che veniva raccolta in un ciuffo per poi farlo ricadere sulla spalla destra tagliato poi all'età di dieci anni, quando diventavano adulti mentre le bambine portavano semplicemente i capelli corti. Gli alti dignitari avevano piccoli ricci che coprivano le orecchie formando una curva dalle tempie alla nuca (Fig. 7). Le donne portavano inizialmente i capelli molto corti, poi le acconciature si allungarono sempre di più (Fig.6). I sacerdoti avevano l'obbligo di radersi completamente testa e corpo: un segno di purificazione necessaria per l'accesso ai sacri templi (Fig. 14). Fig. 14 Sacerdote Fig. 15 Osorkon I A partire dalla V dinastia si diffuse l'utilizzo di parrucche semplici soprattutto tra i dignitari e le loro famiglie. Erano composte da sottili treccine di capelli veri, raccolte utilizzando spilloni di vario materiale come legno, osso o avorio, oppure formate da fibre vegetali arricchendo poi ornamenti, considerati al tempo, espressione del rango sociale di appartenenza (Fig. 15).

13 LA GRECIA ANTICA INQUADRAMENTO GENERALE La Grecia, pur essendo una nazione, non divenne mai uno stato, e si organizzò secondo una visione municipalistica (le polis), che garantiva una più diretta partecipazione alla vita politica delle classi sia aristocratiche sia borghesi. Tale libertà si rifletté significativamente nella produzione artistica infatti, se all artista viene riconosciuta la libertà, esso può variare la propria visione dell arte, e, di conseguenza, può raggiungere obiettivi diversi, e migliori, rispetto agli artisti delle generazioni precedenti. Al contrario, se il clima politico non è basato sul principio delle libertà individuali, appare evidente che anche l artista non gode di quel fervore di ricerca e perfezione individuale, che, da sempre, rappresenta una motivazione fondamentale per i progressi dell arte. La nostra conoscenza dell arte greca è decisamente parziale, dato che molta produzione artistica è totalmente scomparsa e noi ne abbiamo una vaga conoscenza solo attraverso le fonti. Del tutto ignota è ad esempio la pittura: le fonti storiche ci parlano di famosi pittori le cui opere erano oggetto di grande ammirazione al loro tempo. È da considerare che la pittura, sia quella pratica su muro sia quella mobile su supporti lignei, è molto più fragile rispetto ad altre opere d arte: una statua può anche sopravvivere millenni sotto terra o in fondo al mare, ma non può certo conservarsi in analoga situazione un dipinto o un affresco. Le uniche testimonianze pittoriche che ci sono giunte dall antichità sono frutto sempre di casi eccezionali: o si tratta di dipinti realizzati in tombe o sono il frutto di eventi straordinari, quali i casi di Pompei ed Ercolano, la cui particolare sorte, legata all eruzione del Vesuvio, ci ha consegnato affreschi e mosaici che in condizioni normali sarebbero stati anch essi distrutti. Un discorso diverso si può fare per la produzione scultorea: anch essa è andata in gran parte perduta ma, pur non avendo più molti originali, le opere greche ci sono note grazie alle numerosissime copie di epoca romana. Da esse, pur con le dovute considerazioni che trattasi pur sempre di copie, è stato possibile ricostruire il percorso storico e l evoluzione stilistica dell arte plastica greca. In sintesi, possiamo suddividere l arte greca in tre periodi fondamentali: 1. periodo di formazione 2. periodo di maturazione 3. periodo di diffusione.

14 1. Il periodo di formazione va dal 1100 al 650 circa a.c. In questa fase si assiste ad una produzione artistica ancora legata a schemi rudimentali, dove predomina una stilizzazione geometrica di fondo, memore ancora della produzione che in queste zone avvenne in età neolitica e del bronzo, e che va sotto il nome di arte cicladica, una ulteriore partizione di questo periodo può essere sinteticamente fatta tra due periodi principali: il periodo geometrico (XI-VIII sec. a.c.): in cui predomina uno stile astratto e decorativo, ottenuto con motivi geometrici. Anche la figura, sia umana che animale, venne resa con una geometrizzazione costruttiva, che tendeva a rendere le varie parti di un corpo a figure elementari quali il triangolo, il trapezio, il cono, il cilindro, la sfera, eccetera. Questa stilizzazione e geometrizzazione, permane nella produzione greca di fatto fino al VII secolo derivazione egiziana (Fig. 16). Fig.16 Kouros monumentale, intorno al 600 a.c. circa, quando la statuaria greca comincia per la prima volta a cimentarsi nella produzione monumentale e non più nella limitata produzione di idoletti di ridotte dimensioni. È il periodo in cui la cultura greca guarda ad oriente, ispirandosi a modelli egiziani e babilonesi. Ciò le permette di superare il suo orizzonte, fino a quel momento di limite provinciale, per avviarsi a quella radicale evoluzione che la porta ad essere il nuovo baricentro della produzione artistica del Mediterraneo. il periodo orientale (prima metà del VII sec. a.c.): in questo periodo, sotto l influenza delle grandi culture orientali, si iniziò a produrre la grande statuaria e l architettura monumentale dei templi. Nella figura eretta prevale la posizione stante di evidente 2. Il periodo della maturazione, (dal 650 al 330 circa a.c.) vide l arte greca raggiungere le alte vette di una espressione artistica piena e matura, e che resterà insuperata in tutto il mondo antico. In base all evoluzione stilistica, questo periodo, di eccezionale fioritura, può essere suddiviso nei seguenti periodi: il periodo arcaico ( a.c.): è il periodo in cui iniziò a mostrarsi l autonomia del gusto greco, nel momento in cui le influenze orientaleggianti erano pienamente superate. Di questo periodo sono soprattutto le statue dei kouroi e delle kore, fanciulli di ambo i sessi che rappresentano probabilmente portatori di offerte alle divinità. La produzione si orienta secondo tre stili fondamentali: il dorico, lo ionico e l attico. Il primo, che si sviluppa nell area occidentale della

15 Grecia, si orienta ad una forma massiccia e di grande impatto volumetrico; lo stile ionico assunse invece caratteristiche più slanciate e raffinate; lo stile attico, che si sviluppò ovviamente ad Atene, rappresenta una sintesi di volumetrie doriche e raffinatezze estetiche ioniche (Fig. 17, 18, 19). Fig.17 Kore del peplo, 540 a.c. Fig.18 Kore VI sec. a.c. Fig.19 Kouros di Melos, VI sec. Atene, Museo dell acropoli. a.c., Atene, Museo dell acropoli. il periodo severo ( a.c.): fase di transizione dal periodo arcaico a quello classico, in cui emergono le grandi figure di scultori quali Mirone, ed inizia la grande statuaria in bronzo. Periodo definito severo per una caratteristica singolare: le statue smettono di sorridere. In pratica nelle statue realizzate fino al 480 a.c. nei volti delle statue gli scultori cercavano di evidenziare la forma plastica della bocca tirando in fuori le labbra e accentuando le fossette al loro punto di congiunzione. In questo modo le statue avevano inevitabilmente un aspetto sorridente. Quando infine si decise di abbandonare questa tecnica del modellare le bocche, le statue smisero di sorridere. In realtà il periodo severo fu importante nell evoluzione della statuaria greca non per questo particolare, ma perché in questa fase inizia quella grande ricerca che portò al periodo classico. È il periodo di Mirone che introduce nuove forme e tecniche di rappresentazione, quali la ricerca del movimento. È anche il periodo in cui gli artisti greci iniziano la produzione delle sculture in bronzo secondo la tecnica della fusione a cera persa (Fig.20, 21).

16 Fig.20 Discobolo di Mirone, 460 a.c. ca. Fig.21 Efebo, 480 a.c. il periodo classico ( a.c.): coincide con l età di Pericle, con la realizzazione sull acropoli di Atene del Partenone e con l attività di grandi scultori quali Fidia (Fig.23) e Policleto. È il momento di maggior equilibrio estetico dell arte greca, ed è quello che è stato sempre considerato di maggior perfezione. Con loro si raggiunse in pratica quell equilibrio della rappresentazione che sembra il coronamento del sogno greco: ottenere il pieno controllo della rappresentazione plastica. Policleto fu inoltre l inventore di importanti norme che saranno di fondamento per tutta la statuaria posteriore: la posizione a chiasmo (che sostituisce finalmente la rigida simmetria della posizione stante) e la regola del canone, utile per il proporzionamento della statue che raffigurano figure umane (Fig.22). Fig.22 Ricostruzione del Doriforo di Policleto, 450 a.c.

17 Fig. 23 Fidia, Hestia, Dione ed Afrodite, ala destra del frontone est del partenone, a.c, Atene il periodo del secondo classicismo ( a.c.): è il periodo in cui si assiste ad una svolta significativa nella statuaria greca, alla progressiva ricerca di un espressionismo maggiore meno legato alla pura forma estetica. È il periodo di grandi artisti quali Skopas, Prassitele e Lisippo (Fig ). Ed è anche il periodo in cui un nuovo senso di decadenza sembra incrinare la eroica perfezione dei modelli classici. Si assiste in pratica ad una nuova ricerca in cui alla perfezione formale si coniuga la introspezione psicologica, elemento finora assente nella statuaria greca. Fig.24 Afrodite Cnidia di Prassitele. Fig. 25 Photos di Skopas. Fig. 26 Apoxyomenos di Lisippo.

18 3. il periodo della diffusione ( a.c.): è la fase in cui l arte greca non è più lo stile nazionale di alcune città greche e delle loro colonie, ma diviene uno stile internazionale, diffuso in tutta l area del Mediterraneo ed oltre. A questo periodo si dà, di solito, il nome di arte ellenistica. Esso va convenzionalmente dalla morte di Alessandro alla battaglia di Azio, quando i romani divennero i padroni assoluti di tutte le principali aree in produzione ellenistica. La vita della polis è superata in quella più vasta degli stati e l arte è chiamata a celebrare gli ideali religiosi, celebrativi dei vari re e principi. CANONE ESTETICO L arte greca si lega indissolubilmente con il concetto di classico. Al termine classico, più che l individuazione cronologica di un periodo storico preciso, va richiesto il contenuto estetico di una particolare visione dell arte. Il classico, possiamo dire, si lega al concetto di perfezione assoluta. È classica un arte non derivata da un gusto individuale e soggettivo, ma ispirata a valori universali ed eterni. L arte greca arrivò ad un simile risultato durante la fase detta «periodo geometrico» nella quale si affermò una nuova visione del manufatto artistico, in cui prevaleva la volontà di affidarsi alla matematica e alla geometria. Lo spirito matematico, pur quando si esaurì tale fase, rimase una costante della visione artistica greca, anche nei periodi successivi. Vi era, in questo atteggiamento, le premesse per lo sviluppo del razionalismo greco. In questa fase, la produzione artistica, ridotta a sperimentazioni geometriche, finì per produrre oggetti e rappresentazioni del tutto antinaturalistiche, in cui prevaleva una schematizzazione geometrica di tipo quasi astratto. L inversione di tendenza avvenne nel cosiddetto «periodo orientale», quando l arte greca venne a spostarsi sul piano del confronto con le arti orientali, arti in cui prevaleva la rappresentazione volumetrica e la produzione della grande statuaria. L arte greca iniziò a convertirsi al naturalismo, ma senza perdere il suo essenziale spirito matematico. Uno dei concetti guida del naturalismo greco è la proporzione. Gli artisti greci non si limitano ad osservare il corpo umano. Lo misurano, per individuare i rapporti numerici, che esistono tra una parte e l altra, e tra le singole parti e il tutto. Arrivarono così a definire che, in un corpo perfetto ed armonico, la testa, ad esempio deve essere l ottava parte dell altezza. Dopo di che, la statua, indipendentemente dalla sua dimensione, risulterà proporzionata, se rispetta il medesimo rapporto. Ossia: rapporti della rappresentazione = rapporti della realtà

19 L arte greca classica cerca di rappresentare la realtà, depurata da qualsiasi forma di soggettivismo sia percettivo sia interpretativo. Giunge così nella statuaria, a risultati che, sul piano della fedeltà anatomica, non ha eguali. Il concetto di proporzione fu alla base dell istituzione del canone di Policleto, ma fu anche alla base degli ordini architettonici. Canone ed ordini divennero, quindi, strumenti normativi che fissavano le leggi e gli ambiti in cui poteva muoversi la creatività artistica. Essi contribuirono molto a definire l omogeneità stilistica dell arte greca, pur restando un astratto strumento matematico. Ma il concetto di classico va oltre: l artista greco non vuole rappresentare l individuo ma l uomo, ossia il limite perfetto a cui può giungere la forma umana. E a ciò, giunge per approssimazioni successive: sceglie le parti migliori, che riesce ad individuare nei singoli individui, e le assembla. Un simile atteggiamento portò alla formulazione del mito, come racconto archetipo, in cui non importa la verità ma la verosimiglianza, dove ciò che conta non è il ricordo di un fatto particolare, ma l espressione di un significato universale. La rappresentazione dell uomo ideale, non è altro che una ricerca del mito. Ma, oltre che forma, il corpo umano è anche movimento. Può modificare il proprio aspetto in base alla posa, all espressione del viso, ai gesti che compie. Ed anche qui, il classico è tale perché ricerca il momento di maggior armonia formale. Quell istante, che prende il nome di momento pregnante, di grande concentrazione interiore, o di assenza di emozioni, che rendono eterno un singolo istante. Proporzione ed armonia: queste sono le due ricette principali dell arte classica. E da allora, nel successivo sviluppo dell arte occidentale, sono divenute le caratteristiche di qualsiasi «classico». IL TRUCCO Il cosmetico più diffuso nell'antica Grecia era indubbiamente la biacca (pigmento inorganico costituito da carbonato basico di piombo) che dava alla pelle un colore bianco, copriva i leggeri inestetismi e uniformava la colorazione della pelle. Per dare colore si usava invece il rosso del minio (ossido di piombo di colore arancione), oppure quello che si otteneva da una pianta, l'anchusa tinctoria, o dal phukos (un'alga marina) applicato sulle labbra e sulle guance con un pennello, mentre su ciglia e sopracciglia si passava un leggero strato di polvere nera di antimonio (Fig. 27, 28). L'uso di questi belletti era tuttavia vietato durante il lutto e le cerimonie legate ai misteri di Demetra. Nell'antica Grecia la cura del corpo era soprattutto l'arte dell'unzione e dei massaggi, che diventavano talmente raffinati da individuare, per ogni parte del corpo, unguenti diversi: lavanda per il corpo e rosa per il viso.

20 Fig. 27, Pittura pompeiana dalla Casa dei Dioscuri, rielaborazione da un originale di Nikias, seconda metà del IV sec. a.c., Napoli. Fig. 28, Pittura pompeiana dalla Casa dei Casti Amanti, seconda metà del IV sec. a.c., Napoli. I Greci adoravano i profumi. Teofrasto fu probabilmente il primo scrittore greco a trattare della profumeria: il suo lavoro principale era sulla Botanica, mentre le sue opere minori riguardavano la profumeria dove per esempio, definisce il profumo composto (distinto cioè dal profumo di fiore) come un profumo artificialmente e deliberatamente prodotto. Egli descrisse anche le materie prime impiegate nella preparazione dei profumi.

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