Fabietti. Riassunti di Storia dell Antropologia Culturale

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1 Fabietti Riassunti di Storia dell Antropologia Culturale Alessandro

2 L'ANTROPOLOGIA AMERICANA L'AMERICA E IL PROBLEMA INDIANO Per gli europei il primitivo era un fatto letterario, o magari l'oggetto di uno sfruttamento coloniale, per gli americani invece il primitivo, l'indiano, era innanzi tutto un'esperienza recente, o addirittura contemporanea. La terra americana era stata conquistata agli indiani con la forza, strappandogliela palmo a palmo. Ma contemporaneamente alla conquista l'uomo americano si era scontrato anche con l'ambiente ostile che trovava al suo arrivo, il che fu un grande fattore di coesione tra gli americani, e mise in secondo piano il genocidio degli indiani, che erano quasi elementi connessi all'ambiente da combattere. Sugli indiani c'erano due immagini che imperavano, una positiva e una negativa. Quella positiva era l'immagine di un uomo primitivo e puro che giudica dall'esterno la società americana, e che grazie alla sua purezza costituisce la garanzia che la terra americana è pura. L'immagine negativa è quella di un uomo rozzo, incivile, che sfrutta irrazionalmente con la caccia dei territori che l'uomo bianco saprebbe far rendere molto di più con l'agricoltura e l'allevamento. Specialmente nelle faccende interne l'indiano è il nemico. Per gli ideologi americani restava per irrisolto il problema della nazionalità: era una nazione un popolo che possedesse dei territori; quindi gli indiani erano a tutti gli effetti una nazione che i bianchi stavano invadendo, e soprattutto erano una nazione che aveva il diritto di non essere invasa e di non voler convivere coi bianchi, seppure portatori di una cultura superiore. Si risolse dicendo che se gli indiani si fossero arresi ad utilizzare i territori per l'agricoltura avrebbero potuto mantenerli, altrimenti gli sarebbero stati tolti a buon diritto. Gli americani insomma, separandosi dagli europei corrotti, andavano a vivere accanto ad una popolazione pura, che avrebbe depurato quel po' di europeità che c'era nei coloni. Quando tutti i territori dell America furono strappati agli indiani, nacque il problema di che farsene, e si ricorse alle riserve, ma ciò diede origine al "problema indiano". MORGAN DIFENSORE DEGLI INDIANI Morgan per prima cosa ha scritto La lega degli Irochesi. E' la prima descrizione scientifica di una tribù comparsa al mondo. Gli Irochesi avevano tutt'altro sistema di parentela rispetto agli europei, cioè non distinguevano tra padre e zio e tra fratello e cugino. Il discorso era che le tribù erano divise per gentes, chiamate con il nome di un animale, e gli appartenenti a gentes con lo stesso nome, ma di tribù diverse si consideravano parenti. Il quadro che Morgan traccia sulle tribù degli Irochesi è quello di una civiltà totalmente democratica, un po' come quella ateniese. A questo punto, se la democrazia americana avesse voluto essere una vera e pura democrazia avrebbe dovuto risolvere il "problema indiano". Senza risolvere il "problema indiano" gli

3 americani non erano un popolo superiore come civilizzazione agli indiani. MORGAN STUDIOSO DELLA PARENTELA Quando Morgan scoprì che molte altre tribù indiane avevano lo stesso sistema di parentela degli Irochesi, decise di darsi alla risoluzione del problema sulla derivazione europea o autoctona degli indiani. Secondo Morgan il fattore principale su cui basarsi era la parentela e non il linguaggio, perché il linguaggio cambia molto più velocemente delle basi tradizionali della parentela. Scoprì che anche in Asia c'erano sistemi simili di parentela, quindi affermò che gli indiani erano popolazioni asiatiche. In Sistemi di consanguineità e parentela nella famiglia umana, raccolse e ordinò sistematicamente i dati raccolti. Definì classificatori i sistemi di parentela tipo quelli degli Irochesi e descrittivi quelli tipo quelli europei. I rapporti classificatori erano fondati per una società fondata sulla parentela, mentre invece quelli descrittivi erano adatti per una civiltà "politica" come quella europea. La società fondata sulla parentela era caratteristica dei periodi della barbarie. Infatti all'inizio, nella promiscuità dell'era primitiva dell'uomo, non era possibile distinguere i parenti consanguinei da quelli collaterali. La nascita della civiltà, con i termini descrittivi, era sicuramente dovuta all'introduzione del concetto di proprietà. MORGAN TEORICO DEL PROGRESSO In Ancient Society prosegue il suo lavoro sulla parentela descrittiva e sulla nascita della proprietà. E' ideologicamente diversa dalla prima, e si schiera contro l'evoluzionismo. Ogni società umana si è evoluta seguendo linee parallele di progresso. Il progresso si misura sull'efficacia delle tecniche di sussistenza. La successione dei gradi era sempre quella primitivo barbaro civilizzato, ma con l'aggiunta di tre sottocategorie, inferiore intermedio superiore. In pratica le tecniche di sussistenza si fanno sempre più progredite e più complesse. Le scoperte scientifiche erano insomma l'indice del progresso di ogni stato. Quindi gli indiani erano i barbari, e gli americani erano i progrediti. DOPO MORGAN La tendenza era a considerare l'indiano come oggetto di scienza invece che come oggetto di sterminio, inoltre la società indiana era semplicemente un modello di civiltà arcaica conservatosi ancora oggi. Lo studio della società indiana proseguì poi con tecniche di indagine fuorvianti, come interrogare solo gli anziani, conferire un'oggettività assoluta alle informazioni raccolte o come enfatizzare eccessivamente tutti gli aspetti cerimoniali o religiosi. Ma lo stesso la civiltà americana si arricchì in questo periodo di pregevoli opere di carattere etnografico.

4 LO SVILUPPO DELL'ANTROPOLOGIA AMERICANA: BOAS E LA SUA SCUOLA EMPIRISMO ED EVOLUZIONISMO Dopo Morgan l'antropologia americana continuò tra empirismo ed evoluzionismo. IL "PARTICOLARISMO STORICO" DI FRANZ BOAS Franz Boas ha avuto il merito essenziale di aver rifondato su premesse teoriche più rigorose l'antropologia. Secondo Boas gli uomini non potevano aver seguito una storia comune, o paragonabile, ognuno ha avuto una sua storia particolare. L'argomento dell'antropologia doveva essere la conoscenza delle cause storiche che avevano determinato certi tratti culturali di un popolo. Questo è il metodo storico o "particolarismo storico". Però l'errore di Boas fu quello di non riuscire a vedere gli indiani Kwakiutl, che aveva studiato, come un popolo in grado di avere un'economia, senza considerare gli americani come gli unici a intrattenere relazioni di carattere economico. Tutto era semplicemente comportamento. Il suo interesse era quello di studiare qual era la reazione dell'individuo alla cultura. La realtà sociale quindi andava colta in base all'immagine che ne facevano i suoi componenti. SUPERORGANICO E CONFIGURAZIONI CULTURALI: ALFRED KROEBER Secondo Kroeber, che fu sempre allievo di Boas, l'arte e i miti di un popolo non potevano essere compresi osservando singolarmente le loro componenti. L'obiettivo dell'antropologia doveva essere quello di studiare e capire la cultura di un popolo intesa come l'insieme delle pratiche che svolgono gli individui in quanto appartenenti ad un gruppo sociale. La cultura, rispetto ai fatti biologici, è qualcosa di "superorganico", qualcosa che non è dotato di un'esistenza autonoma. Questa affermazione va esattamente contro il darwinismo sociale, in quanto traccia un netto distacco tra cultura ed evoluzione biologica. La cultura non è qualcosa dell'individuo e non è neppure data dall'operare storico dell'individuo. La cultura è solo espressione di una serie di scambi culturali tra popoli e individui. Queste affermazioni sono state un momento importante per l'antropologia americana perché per la prima volta aveva dei caratteri unitari, che le erano stati negati da Boas, che non voleva generalizzare. L'INTERLUDIO DIFFUSIONISTA: AREE, TRATTI E CULMINI CULTURALI L'area culturale è l'area geografica in cui ci sono determinati tratti culturali, che sono elementi culturali con un loro particolare identità. La cultura è la somma dei tratti. Si trattava di spiegare al pubblico quali erano i motivi della distribuzione irregolare di tratti culturali tra popoli culturalmente vicini. Clark Wissler ipotizzò che ci fossero dei centri culturali dai quali derivavano i tratti e quanto più lontane erano le popolazioni dal centro culturale, tanto più radi erano i tratti. I popoli più lontani dal centro culturale erano

5 quelli più arretrati e che quindi avevano i tratti più simili a quelli della popolazione originaria. Le critiche a lui rivolte furono che i tratti non si diffondono in maniera uniforme e che la trasmissione poteva essere frutto non solo di una diffusione, ma anche di una migrazione di popoli. Poi Kroeber sostituì alla sua definizione di "centro culturale" quella più mobile di "culmine culturale". MODELLI DI CULTURE: RUTH BENEDICT Ruth Benedict critica per prima cosa coloro che parlano di modo di diffusione dei tratti. Studiò essenzialmente la diffusione di un tratto particolare tra le popolazioni indiane, e cioè la diffusione della credenza nello spirito guardiano. Questa credenza assumeva una natura leggermente diversa da una tribù all'altra. In ogni società questa credenza si modellava con la cultura particolare di quella società. Era cioè anche un problema psicologico. La cultura può anche essere particolare di un popolo e non essere condivisa da nessun altro. Il suo libro, Modelli di cultura fu un best seller e fu letto moltissimo dal pubblico, grazie allo stile popolare in cui lei lo scrisse, volutamente. ADOLESCENZA E CARATTERE: IL TEMA DELLA SOCIALIZZAZIONE IN MARGARET MEAD Margaret Mead partì da un contesto molto diverso da quello degli altri antropologi: era il primo dopoguerra e la violenza, la delinquenza e l'alcoolismo giovanile diventavano un gravissimo problema sociale. Il suo problema era la socializzazione. La socializzazione nasce dalla reazione dell'individuo alla cultura del suo popolo. Scrisse Adolescenza a Samoa, un trattato sul passaggio dall'adolescenza all'età adulta nell'isola di Samoa. Nel libro dimostrava che in una società primitiva e semplice il passaggio dall'adolescenza all'età adulta è molto più naturale e meno traumatico. Questo perché non ci sono, nella cultura semplice, tutti quei messaggi concorrenziali della civiltà occidentale, e perché le scelte nelle popolazioni primitive sono molto più monodimensionali. Un'altra conclusione molto importante e che fece riflettere fu il fatto che la diversità della personalità maschile da quella femminile derivava solo da un discorso culturale e mai da un discorso biologico. LE MOLTE STRADE DELL'ANTROPOLOGIA AMERICANA LA RPOSPETTIVA GENERALIZZANTE Negli anni '20 l antropologia americana era ampiamente dominata da Boas. Ma già negli anni '30 i suoi allievi si erano divisi: Kroeber e Lowie da una parte e la Benedict e la Mead dall'altra. Processi culturali contro cultura e personalità. Nascono i due indirizzi neoevoluzionismo e materialismo culturale. Evoluzionismo e "scienza della cultura": Leslie A. White

6 Leslie A. White ha ripreso le tesi evoluzioniste, riabilitando gli studi e le opinioni di Morgan, allora bandito in America per collusioni col marxismo. Ha anche viaggiato in URSS per recuperare i suoi studi. Riprende sostanzialmente le tesi di Marx ed Engels, pur non menzionandoli mai, cioè sostiene che sono i fenomeni tecnici, economici e lavorativi a regolare la vita della società. Non è che riprendesse tutte le tesi evoluzionistiche, solo sostiene che la civiltà umana è orientata verso una evoluzione progressiva sempre più complessa culturalmente e tecnologicamente. Scrive La scienza della cultura e L'evoluzione della cultura in un periodo in cui le tesi evoluzioniste erano oltremodo bandite dalla cultura americana. Nei suoi libri espone tre tematiche principali: cultura come evoluzione culturale, prospettiva deterministica sulla cultura e concezione della cultura in quanto tale e studio "culturologico". Una teoria dell'evoluzione culturale deve avere un'unità di misura. L'unità di misura è la tecnologia. La cultura ha tre sottosistemi: tecnologia, sociologia e ideologia. La tecnologia varia per prima, seguita dalla sociologia e dall'ideologia. Quando l'individuo nasce la cultura gli passa tutta la sua personalità, i suoi pensieri e il suo linguaggio. Il comportamento umano è funzione della cultura. E la cultura è comportamento simbolico. La cultura non è un comportamento appreso, bensì idee e attitudini che dipendono da simboli. La culturologia è un campo di riflessioni su fenomeni materiali, sociali e simbolici caratteristici del genere umano. White non fu però mai preciso su quanto l'ambiente esterno possa modificare la cultura. Ecologia culturale, evoluziok0ne multilineare e livelli di integrazione: Julian H. Steward Julian H. Steward ha posto l'accento tanto su quanto l'ambiente modifichi una singola cultura, quanto sulle generalizzazioni trans - culturali di questo fatto. E' il punto d'incontro tra Boas e l antropologia generalizzante. Ha fatto grande uso dell'archeologia per capire gli insediamenti e gli sfruttamenti del territorio da parte degli indiani nordamericani e peruviani. E' venuto anche a conoscere le teorie di Marx e ha intrapreso il lavoro di proporre una classificazione delle forme culturali, senza voler raggiungere la descrizione strutturale della totalità delle civiltà, ma proponendo un evoluzionismo multilineare.

7 L'ANTROPOLOGIA E LA RICERCA SUL CAMPO LA FASE AURORALE Il lavoro etnografico Il lavoro sul campo continuava a portare nuovi spunti di riflessione sia per quelli che facevano le ricerche, sia per quelli che facevano poi gli studi teorici sui dati raccolti. E spesso i dati raccolti costituivano una confutazione di precedenti teorie. Il lavoro sul campo è stato quello che ha dato un'originalità all'antropologia, rispetto alla sociologia e alla psicologia. Questo sviluppo era conseguenza di un sempre maggior bisogno di verificare le supposizioni antropologiche, sempre più ardite. Il periodo iniziale: etnografi teorici L'etnografia nasceva con la Societè de l'observateur de l'homme, e il primo trattato di metodo per la ricerca sul campo è quello di Joseph Marie de Gérando. Poi nasceva a Londra la Ethnological society, con lo scopo di comparare i vari tipi di sviluppo. Questa società si fece promotrice del metodo dei questionari da spedire agli abitanti (europei) delle zone dove vivevano i selvaggi. Naturalmente questi questionari, essendo compilati da gente che non conosceva bene né la lingua né la società degli indigeni e non comprendeva nemmeno l'idea di chi li aveva scritti, non potevano essere più di un tanto affidabili. Ma ci furono anche degli episodi del tutto isolati di persone che cominciarono a conoscere e lavorare con gli indigeni, proprio coi questionari spediti da Londra. Howitt e Fison per esempio erano due missionari australiani, che, stimolati da Tylor, Frazer e Morgan, arrivarono ad un buon livello di conoscenza delle abitudini degli aborigeni australiani. Furono poi fondate anche riviste che raccoglievano le testimonianze di questi corrispondenti. LA TRADIZIONE BRITANNICA Dalla "survey" alla monografia etnografica Fu inglese l'idea di impiantare delle "survey" sul campo per raccogliere dati in maniera sistematica, con la collaborazione di tutti, missionari, commercianti, etnologi, governanti... Emergeva così la figura dell'antropologo professionale, che raccoglieva i dati dei corrispondenti in madrepatria. Ma la ricerca sul campo fu stimolata moltissimo dalla spedizione di Haddon, biologo, Rivers, psicologo e Seligman, medico. Fu una spedizione che ebbe effetti travolgenti per l'antropologia. Rivers elaborò una metodologia per ricostruire i gradi di parentela degli indigeni. A questa spedizione ne seguirono molte altre. E' in questo frangente che l'antropologia britannica abbandona definitivamente la comparazione delle popolazioni mondiali, a favore di una ricerca più monografica, svolta popolazione per popolazione. Così la survey diventava troppo superficiale, serviva una ricerca più diretta e tematica. Col metodo della monografia si arrivò infatti a risultati molto più esatti e approfonditi. La ricerca monografica ebbe inoltre l'effetto di cambiare radicalmente l'idea

8 della ricerca antropologica: infatti la popolazione veniva studiata come dotata di una sua cultura diversa da tutte le altre. La lezione di Malinowski Malinowski ebbe la dote di dare un'incredibile stimolo alla ricerca, grazie all'impressione di incompiutezza delle sue opere. Al loro interno non c'è mai un'asserzione, solo delle osservazioni plausibili, sempre con un'impressione di non essere ancora state del tutto dimostrate, il che stimolava i suoi successori a studiarle. Dall'Oceania all Africa Dopo un inizio prevalentemente rivolto all'oceania, l'antropologia si rivolge all'africa: l'interesse era quello di scoprire gli effetti dell'impatto di una cultura su un'altra. La generazione successiva a Malinowski apporta molti cambiamenti allo studio, anche a quello monografico appena nato. L'interesse non è più la cultura stessa, ma anche la storia di questa cultura, e la monografia non presenta più la determinata cultura in tutte le sue svariate particolarità, bensì la cultura come cosa unitaria, a partire da un nucleo iniziale di ricerca, che poteva essere la parentela, o la organizzazione politica o chissà che altro. L'INDIRIZZO AMERICANO Da Schoolcraft a Boas In America non era assolutamente praticata la divisione del lavoro tipica dell'antropologia britannica: i questionari erano quasi del tutto inutilizzati e tutta la ricerca era incentrata sul lavoro dell'antropologo stesso che per lo più lavorava a contatto con le tribù indiane. Schoolcraft si dedicò per lo più alla raccolta di materiale, per lo più linguistico. Raccolse elenchi di termini e miti e leggende indiane, il che è poi stato di grande aiuto ai suoi colleghi successori. E' stata una delle più grandi imprese etnografiche americane. Fu fondato il Bureau of American Ethnology. Franz Boas, che aveva già lavorato presso gli Eschimesi e in Oceania, fu reclutato per una ricerca etnologica. Questa e le altre spedizioni che lo portarono alla notorietà portavano tutte la sua precisa impronta metodologica: era un particolarista, cioè studiava le culture nella loro particolarità e si rifiutava di paragonarle fra loro. Però, a differenza dei particolaristi britannici, non pensò mai a riunire tutte le sue ricerche in qualcosa di unitario, ma si limitò sempre e solo ad esporne i risultati separatamente. Manca la prospettiva globale necessaria al lavoro monografico, così come lo si intendeva in Inghilterra. Margaret Mead e oltre La sostanziale differenza tra l'antropologia britannica e quella americana era che quella britannica era considerata come una scienza umanistica, mentre quella americana era una scienza e basta. Quindi in Inghilterra coi dati si cercava di arrivare a soluzioni filosofiche e interpretative, mentre invece in America si cercava solo di sapere quali erano le abitudini e i tratti

9 culturali delle popolazioni locali. Col fatto che le popolazioni erano lì vicine, gli etnologi americani potevano poi raccogliere dati senza organizzare spedizioni particolari o addirittura senza nemmeno andare personalmente sul posto. Ma verso gli anni '20 cominciarono ad esserci le prime discussioni su questi metodi e scopi della etnografia americana. Margaret Mead fu la prima allieva di Boas che non si dedicò allo studio delle popolazioni nordamericane. Lavorò nelle isole Samoa, dove non c'erano interpreti né informatori, e dove bisognava, quindi, imparare un minimo la lingua locale e fare le proprie osservazioni personalmente senza farsele passare dagli informatori. Sostanzialmente la Mead voleva cogliere la vita delle popolazioni, mentre gli altri antropologi boasiani volevano raccogliere dati da poter mettere insieme per cogliere i tratti culturali di una determinata popolazione. Guarda caso nacque proprio in questi anni l'etnolinguistica. L'ETNOGRAFIA FRANCESE Gli inizi L'etnologia francese era molto intimamente legata alla filosofia e aveva interessi più che altro intellettualistici e speculativi. Nell'ultimo decennio del 1800 nel primo del 1900 praticamente nessuno si dedicò all'etnografia. L'africanistica e Marcel Griaule Marcel Griaule fu il primo etnologo scientifico francese e diresse una lunga e grande spedizione in Africa. Grazie a lui l'antropologia francese riebbe una sua autorevolezza soprattutto sul campo africanistico. Preferiva il metodo monografico a quello comparativo, poiché era quello più adatto ad una conoscenza specifica e completa di una cultura. Sostanzialmente ogni popolazione umana era secondo lui nettamente distinta dalle altre e non poteva essere paragonata a nessun'altra. Su questo filone ideologico introdusse il concetto di tribù come entità umana del tutto distinta e separata da altre società. E' una specie di particolarismo alla francese. Inoltre, posto che l'osservatore ha con sé un patrimonio di pensiero tipico della cultura occidentale, non deve lasciarsi ingannare da questo e deve interpretare il pensiero dei primitivi, secondo il loro modo di pensare. L'ETNOGRAFIA DELLE SOCIETA' COMPLESSE L'etnografia finora aveva studiato le società semplici, primitive o selvagge che le si voglia chiamare. Erano civiltà meno articolate strutturalmente di quella occidentale. Il fatto che ora queste società cosiddette semplici siano oggetto di studio, deriva dalla maggiore complessità di queste ultime rispetto a prima. L'oggetto di questi studi furono le società arabe, cinesi, indiane e indocinesi. Un argomento molto misterioso e interessante che ha sempre suscitato interesse è stato il sistema castale indiano. Nel secondo dopoguerra l'etnologia si è occupata dell'urbanizzazione del l'africa e delle nuove società contadine centroamericane.

10 L'ANTROPOLOGIA ECONOMICA

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14 ECONOMIA POLITICA E COMPORTAMENTISMO: LA PROSPETTIVA FORMALISTA

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16 L'antropologia economica nasce tra gli anni '20 e gli anni'30. Il testo fondante dell'antropologia economica è il Saggio sulla natura e il significato della scienza economica di Lionel Robbins. In questo saggio Robbins sostiene che tutto il comportamento umano è finalizzato alla massimizzazione dell'utile e al raggiungimento del maggior livello possibile di soddisfazione. Quindi tutta la vita dell'individuo è uguale al comportamento dell'imprenditore. Gli antropologi hanno concentrato la loro attenzione sulla decisione e sulla scelta in ambito economico. I termini del discorso economico sono rarità, investimento, interesse, risparmio, scelta, capitale ecc. Questa visione dell'economico come unico regolatore della vita sociale è però errata, in quanto si fonda sul presupposto che gli uomini sono interessati a adeguare gli scarsi mezzi ai fini desiderati, cosa che invece alcuni primitivi non facevano, e bisognava quindi considerare che l'agire non è regolato solo dall'interesse economico. Raymond Firth introduceva almeno il concetto di "sfere di scambio", per chiarire che non tutto è economia. LA SCUOLA "SOSTANZIALISTA": POLANYI E L'ECONOMICO "IMBRICATO" NEL SOCIALE Karl Polanyi voleva dimostrare che l'economico era primario rispetto all'organizzazione sociale. Criticava i formalisti che sostenevano che tutto l'agire era finalizzato alla massimizzazione dell'utile. L'economico diventava un processo istituzionalizzato. E' l'interazione dell'individuo con il suo ambiente. L'economico è comunque sempre "imbricato" col sociale, nel senso che è legato ad esso fin nel profondo. Le forme di scambio possono essere tre: reciprocità, fondata sulla simmetria; ridistribuzione, fondata sulla centralità e scambio, fondato sul mercato. L'economico non è solo mercato e concorrenza, ma può avere molti risvolti a seconda delle modalità del sociale.

17 ANTROPOLOGIA FRANCESE

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21 E' la prima. Nasce nel 1799 (Société des Observateurs de l'homme), fondata da Luis Francois Jauffret, dell'enciclopedia. E' un sapere empirico e teorico. L'ANTROPOLOGIA PRIMA DELL'ANTROPOLOGIA C'era la letteratura sui selvaggi, ma non era una cosa scientificamente organizzata, né c'era un atteggiamento di ricerca obiettiva. Il discorso principale era quello sul buon selvaggio per affrontare i temi della libertà e della religione. Lafitau per primo propose l'idea che si potessero comparare le abitudini degli indiani d'america ai popoli europei antichi. Dimostrava che in tutti i popoli c'era un'idea di un essere innato al disopra degli uomini. Ma era un discussione ideologica contro i libertini, quindi non un trattato obiettivo. LA SOCIETE DES OBSERVATEURS DE L'HOMME Perché emergeva la problematica dell'antropologia? L'oggetto era l'uomo come oggetto nuovo di studio, nel suo divenire. La scienza era vista come servizio sociale: capire le culture serviva a capire le proprie origini. C'era già un retroterra culturale per poter parlare di scienza dell'uomo, e lo studio era anche finalizzato alla comprensione della differenza tramite l'osservazione libera da pregiudizi e da griglie interpretative legate alla propria cultura. Poi veniva il confronto. Lo scopo era costruire una società a misura d'uomo, per l'uomo. Il sistema era molto ampio e progredito e andava dalla raccolta di dati linguistici agli studi archeologici, ai materiali etnografici. La Società finì ben presto a causa del burocratismo filomilitare di Napoleone, che chiuse questa Società, insieme ad altri movimenti umanistici. L'ETNOLOGIA CLASSICA FRANCESE DA DURKHEIM A MAUSS CARATTERISTICHE GENERALI La convinzione comune a tutti era che nelle società primitive si potessero studiare i fenomeni nei loro aspetti più semplici. Credevano tutti nella possibilità dell'esistenza di una scienza etnologica. La necessità era stata quella di studiare il primitivo come oggetto molto lontano dall'osservante, cioè l'etnologo. Ora questa prospettiva viene a cadere, dato il forte coinvolgimento emotivo dell'etnologo, di fronte alla distruzione delle società primitive. FATTI SOCIALI E RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE: DURKHEIM E LA SUA SCUOLA La problematica di fondo dell'etnologia francese era rimasta, dopo Comte, quella della normativa sociale. Ma Comte, che pensava alla società stabile in quanto tecnologica, aveva dimostrato i suoi limiti durante la Comune, per cui serviva che qualcuno spiegasse

22 quali potevano essere i fattori di ordine sociale che garantivano il benessere civile. Emile Durkheim riteneva inaccettabile, nella seconda metà dell'ottocento l'immagine comtiana della società capitalistico industriale. L'elemento portante è la coscienza collettiva. La maggiore o minore coscienza collettiva che c'è in una società è dovuta al tipo di solidarietà che si instaura tra le sue componenti. Se c'è una solidarietà di tipo meccanico, cioè se la vita e il pensiero dell'individuo sono totalmente dovuti alla società in cui vive, allora la coscienza collettiva è fortissima. Se c'è una solidarietà di tipo organico, cioè dove l'operare dell'individuo è studiato per rientrare nei canoni della società, la coscienza collettiva occupa spazi più ristretti, ma non per questo meno efficaci per l'identità. Il progresso è il passaggio dal più semplice al più complesso. Le religioni più progredite, per esempio, sono più complesse perché richiedono riflessioni più complicate, ma rispondono tutte ad una stessa necessità. Infatti alla base di tutte le fedi c'è un certo numero di rappresentazioni fondamentali. Ma la religione si esprime su un totem, il quale è sempre un oggetto della società: non è il totem o il dio ad essere adorati, bensì la società stessa. Poi i fatti sociali hanno così tanta forza sull'individuo, da diventare anche fatti individuali e sono ciò che condiziona dall'esterno la vita civile degli uomini. LA MORTE E LA MANO DESTRA: ROBERT HERTZ Robert Hertz ha studiato il fenomeno della morte dal punto di vista collettivo e l'importanza sociale della destra. Isolava il fatto sociale dalla sua forma culturale, come Durkheim. Partiva cioè da piccolissimi fatti particolari, per poi arrivare ad affermazioni più generali. Lo sfondo è poi sempre la problematica della coesione sociale, cioè come la morte di un individuo mette in discussione l'identità sociale. Quando muore una personalità importante per una società, le persone sono prese da una sorta di panico per la perdita di un pezzo della loro identità e devono spostare, mediante i riti funebri, la persona dalla posizione all'interno delle persone a quella all'interno degli antenati. La morte di un individuo distrugge i suoi legami con la società, e la società ristabilisce il suo equilibrio spostando col funerale la persona morta nel regno dei morti. E' per questo che la morte di uno straniero farà sempre meno effetto della morte di un personaggio importante ed è per questo che la morte di un bambino farà meno scalpore della morte di un re. Le popolazioni del Borneo che Hertz studiò facevano addirittura due funerali ai morti: uno per farli uscire dal vivere sociale e uno per reintegrarli come antenati defunti nel vivere sociale. Insomma, la morte è un fenomeno di transizione. Poiché la società ha fede in se stessa non può ammettere che una parte di essa se ne vada. Quello della morte non è un problema biologico, è un problema sociologico, esattamente come quello della mano destra. L'asimmetria della persona, per cui la destra prevale sulla sinistra è un fenomeno sociale la cui importanza andava sondata. La distinzione che gli uomini fanno tra sacro e profano li spinge poi a vedere bipolarmente tutto il resto, così la destra fa parte delle cose

23 sacre, e la sinistra di quelle profane. Il termine destra ha infatti una radice comune in tutte le lingue indoeuropee, mentre la sinistra ogni lingua la chiama differentemente. IL "PRELOGISMO" DI LUCIEN LEVY BRUHL Lucien Levy Bruhl è stato il teorico delle mentalità primitive. Le rappresentazioni collettive sono espressione di una serie di informazioni che un individuo trova già nella società e prende da questa. Il gruppo sociale ha un'esperienza mistica non a livello suo personale, ma come la sua società gliel'ha imposto. L'individuo semplicemente pratica le cose che praticano gli altri, senza riflettere personalmente sulla loro utilità ed efficacia. La mentalità primitiva non si preoccupa di capire l'origine dei fenomeni, vive solo in un mondo pieno di forze occulte che condizionano la sua vita ovunque e continuamente. Questa mentalità si chiama "pre logica", non temporalmente, ma nel senso di a critica, ascientifica. Queste teorie erano volte a conferire al primitivo un suo spazio di esistenza e di riconoscimento. IL DONO COME FATTO SOCIALE "TOTALE": MARCEL MAUSS Marcel Mauss è l'ultimo etnologo che non fonda le sue riflessioni sulla ricerca personale sul campo. Per Mauss una società è semplice e primitiva se vede le cose in maniera dicotomica, cioè sacro profano, destra sinistra, mentre è evoluta se ha una visione più complessa dei fenomeni. Mauss cercava tra i fatti sociali i fatti sociali che riguardassero tutti, cioè i fatti sociali totali. Per esempio il fatto che gli eschimesi vivano soli metà dell'anno e si riuniscano socialmente nell'altra metà, è un fatto sociale totale. E gli eschimesi sono primitivi perché vivono la loro vita nella dicotomia sociali asociali. Il prologo della sua opera più importante, il Saggio sul dono, è uno studio sulla moneta e uno sul contratto. Il dono testimoniava uno scambio e una circolazione di beni tra le popolazioni primitive, che aveva quasi un carattere di economia. Il dono come prestazione è apparentemente involontario e gratuito, ma è in realtà interessato e obbligato. La mancata restituzione del dono danneggerebbe chi non lo restituisce, in quanto interromperebbe la circolazione dei beni nella sua zona. Il principio di reciprocità del dono vale tanto per gli individui, quanto per i gruppi. L'obbligo è sempre dare, ricevere, ricambiare. Il meccanismo era che gli oggetti non giravano affatto secondo le leggi di mercato, ma secondo un giro di doni e controdoni. I primitivi hanno quindi un'economia diversa, ma è pur sempre un'economia. UN GRANDE "MARGINALE": ARNOLD VAN GENNEP Lo studio di Arnold Van Gennep è tra etnologia e folklore, e non fu mai apprezzato molto. Secondo i suoi studi (I riti di passaggio) la vita degli individui era scandita da una serie di passaggi sociali. Questi passaggi erano ufficializzati da una serie di riti e cerimonie che servivano ad attutire lo shock del passaggio stesso. Le società primitive hanno più riti perché vedono tutto dicotomicamente, per cui ogni passaggio è una cosa

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