Gaia De Pascale. MASTER DI I LIVELLO, Viaggi Mediterranei. Itinerari turistici, comunicazione e culture, 5 maggio,

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1 Gaia De Pascale MASTER DI I LIVELLO, Viaggi Mediterranei. Itinerari turistici, comunicazione e culture, 5 maggio, INTRO: - Storia della letteratura di viaggio con particolare riferimento a quella italiana. Qui è necessario aprire una prima parentesi Box 1: LA LETTERATURA ITALIANA PER LUNGO TEMPO NON CONTEMPLA UN GENERE VIAGGIO CODIFICATO questo accadrà in anni recenti e vedremo come. La letteratura italiana di viaggio comincia con i grandi esploratori, Marco Polo, Vespucci, ecc. che però sono mercanti, non letterati. I loro sono reportage. Tutto quello che accade in Europa dopo la Conquista dell America accade, appunto, in ragione delle grandi conquiste territoriali. Ma l Italia rimane sempre un po ai margini dei grandi processi coloniali. Inoltre anche il rapporto con la natura ha caratteri del tutto particolari. La natura italiana è piena di selve, spaventose come quella di Dante o incantate come quella di Tasso, ma mai il bosco romantico. La natura non viene mai fruita per quello che è, rimanda sempre a qualcos altro. Paradiso perduto e locus amoenus. - La storia del viaggio sarà continuamente spezzata, al racconto principale se ne affiancheranno altri, questo o quell argomento: approfondimenti. Come aprire una serie di files o di cartelle. Questo perché: primo insegnamento del viaggio è sempre quello di imparare a perdersi. Godere degli ostacoli, degli improvvisi cambi di rotta. Gli imprevisti permettono di gettare uno sguardo critico sulle cose, di prendere posizione. - In questo viaggio chiederò aiuto. A voi, che farete il viaggio con me. A delle guide, sorta di virgilii che mi serviranno per introdurre determinati argomenti. E questi saranno spesso svincolati dalla cronologia. I grandi temi legati al viaggio spesso travalicano la linearità.

2 PER UNA STORIA DELLA LETTERATURA DI VIAGGIO - Viaggio e resoconto intrinsecamente legati fin dall antichità. Nesso remoto tra viaggio e scrittura evidenzia il comune fondamento antropologico di queste attitudini. - Non ha torto l antropologo Francesco Remotti quando parla di rituale universale del resoconto (Viaggi nell alterità, in Aa. Vv., Le antropologie degli altri. Studi di etno-antropologia, a cura di F. Remotti, Scriptorium, Torino 1997, p. 152), vero e proprio rito di passaggio che caratterizza qualunque individuo e qualunque società in qualunque tempo. Da sempre si viaggia, e da sempre i viaggi vengono raccontati, con ogni mezzo e in ogni forma. Quella che anticamente era una performance orale si è progressivamente trasformata in una tradizione scritta, e poi ancora oltre, fino ai giorni nostri, quando ogni supporto è buono per testimoniare lo spostamento: dalla macchina fotografica al filmato in digitale, dall ostensione di souvenir al diario, fino ad arrivare, ancora una volta, al resoconto orale. Rituale che nasce da un bisogno. Espressione del cammino o della fuga del suo autore verso il fuori e al contempo ansia di conservazione. - Uno dei motivi per cui si viaggia da sempre, e da sempre si raccontano i viaggi, è stato identificato da un celebre antropologo, Michel Leiris, come un metodo per esorcizzare la morte, negare il tempo attraversando lo spazio che è una maniera simbolica di cessare di invecchiare. Chiedo aiuto al primo dei miei fantasmi, Tiziano Terzani. Anam il senza nome. Ultima intervista a Tiziano Terzani UN FILM DI MARIO ZANOT. Omaggio a un grande giornalista che ha rilanciato la letteratura di viaggio in Italia. Terzani è un uomo che ha viaggiato tutta la vita, lavorando per prospettive di pace. Tutto questo modo di essere spalancato all altro emerge benissimo da ciò che dice nell intervista. Dice una cosa molto interessante a proposito del viaggio: E il

3 mio modo di reagire a tutto, anche a questo ; e poi ancora: volevo una medicina per quella malattia che è di tutti, che non è il cancro, la mortalità. Raggiungere un altro livello, quello dello spirito: andare un po in là. Usa dunque la metafora del viaggio, così come il regista che intitola il capitolo Il cammino della speranza. Da questo momento di frattura, di dolore, inizia il viaggio, e inizia il racconto. E importante poi notare che questo effetto esorcizzante del viaggio funziona se si sostituisce ai cicli ripetuti di nascita, maturazione e morte la progressione lineare data dal transito. Quindi è solo chi si abbandona al transito, alle condizioni del movimento, che può vedere trasformato il proprio stato. Un altra volta Terzani cercò di sfuggire alla morte. Fu quando un indovino gli disse che, nel 1992, sarebbe morto in un incidente aereo. Lui rispose alla maniera asiatica: non mettersi contro il destino, ma piegarsi ad esso. Da qui nacque Un indovino mi disse. Miracolo= quella cosa eccezionale che non succede tutti i giorni, bisogna esserne all altezza. - Non solo i racconti seguono i viaggi, ma i racconti precedono i viaggi. Per tutto il Medioevo grande diffusione di racconti più o meno fantastici che godono del favore del pubblico ma sono scritti da gente che è restata a casa. Basti pensare alla genesi del Milione di Marco Polo, il più celebre libro di viaggi della nostra storia letteraria. (Narra i 25 anni trascorsi girovagando nel regno del Gran Kan, in Cina, da Marco e dal fratello Matteo. Per mare fino in MO, a piedi Afganistan, Persia, Via della seta fino in Cina. Regno del Kan libro nel libro, missioni diplomatiche. Ritorno principalmente per mare). Libro scritto alla fine del 1200 nel carcere di Genova dove Marco era stato imprigionato in seguito a fatti legati alla guerra tra Genova e Venezia, ed è scritto in realtà da Rustichello da Pisa, scrittore di romanzi di materia arturiana. Tramandato attraverso 130 manoscritti. Qui, la letteratura e il viaggio sono incarnate da due figure diverse. Marco ha conoscenze enciclopediche ma forte è il contributo della fantasia di Rustichello, necessaria per rendere più appetibile molte parti inventate, come la descrizione dell India del Sud dove Marco non è mai stato, ma che

4 in un trattato che aveva aspirazioni enciclopediche non poteva mancare. C è un continuo rifarsi ad altri testi e altri resoconti. La sua è un Imago Mundi. Infine lo stesso Colombo parte alla ricerca di quelle Indie di cui aveva precedentemente letto. Stessi meccanismi verificabili anche oggi. - Si può dire, anzi, che è con il viaggio che nasce la letteratura: doppia matrice Greco-classica (Omero) / giudaico-cristiana (la Bibbia). Partendo da quella giudaicocristiana basti pensare alla figura dell ebreo errante, popolo senza Terra, popolo della diaspora come condanna per aver ucciso Dio. Due sono i viaggi che vale la pena mettere in rilievo: quello di Adamo ed Eva cacciata dall Eden Perciò il Signore Iddio cacciò Adamo dal giardino dell Eden (Genesi, 3,23), idea dell erranza e del nomadismo come condanna e punizione. Espulsione dal luogo natio. Da allora ad oggi l idea di Paradiso perduto, locus amoenus, Eden è fortemente presente nella letteratura italiana. Lo stesso Colombo sostiene di essere riuscito nella sua impresa non grazie al calcolo e alla razionalità ma a una profezia di Isaia; egli è convinto di aver scoperto il Paradiso Terrestre collocato in Oriente. Il suo viaggio non è una rottura col passato ma una sua riconferma. Conoscere=riconoscere. - L altro viaggio che ha una particolare rilevanza concettuale è quello di Caino (Testo 1.) In questo caso c è una curiosità che vale la pena rilevare: Caino è l homo faber che assoggetta la natura per costruire materialmente un nuovo universo artificiale. Caino deve stare per lavorare (arare, seminare, raccogliere), mentre il lavoro di Abele si identifica con l andare: andare per i prati per pascolare il bestiame. Sembrerebbe, da come vengono narrati i fatti, che la condizione privilegiata da Dio sia quella dell erranza. Però, dopo l omicidio, Caino è condannato al nomadismo: dall errore nasce l erranza (e queste due parole mantengono ancora oggi la stessa radice). Eterno perdersi nel paese di Nod, deserto di solitudine, rischio e privazioni. Sembrerebbe ci sia una prima distinzione tra viaggio di piacere e viaggio di fatica, ma

5 comunque prevale la seconda. Infine, Caino diventa anche il fondatore della prima città. La prima città si fonda su un omicidio. - Ma veniamo ora a un punto fondamentale di svolta: Testo 2a e b ( momento in cui Ulisse torna a Itaca trasformato in mendicante dalla dea Atena. Si reca nella capanna di Eumeo, il guardiano dei porci che gli era sempre rimasto fedele e qui avverrà l incontro col figlio Telemaco e insieme decidono di uccidere i Proci) - Ulisse omerico. L eroe del lungo viaggio vede il suo spostamento come una condanna. E infatti la sua partenza è decretata dagli dei, non solo non è volontaria, ma è una vera e propria punizione (e l elemento di dolore, di strappo, resiste ancora nell etimologia dell inglese travel-travail-travaglio). Tutto il suo peregrinare assume una dimensione fortemente tragica in quanto tentativo a lungo frustrato di chiudere il cerchio, di tornare a casa personificata da Penelope, donna virtuosa proprio in quanto legata al territorio. Eppure è dal di fuori che Ulisse riesce ad avere piena consapevolezza di ciò che sta dentro. E proprio grazie a quello strappo che egli può ricomporre la sua storia, e quella degli achei. Di più: è dalla lacerazione, dalla ferita del viaggio che sgorga la narrazione, e si ricostruisce l intreccio di una storia. Todorov, ne La conquista dell America testo fondamentale per tema chiave, rapporto con alterità - afferma che Ulisse ha compiuto la sua impresa per fare dei racconti inauditi. È partito, dunque, per raccontare, e il viaggio è diventato sia il mezzo che il fine del racconto. - Prendiamo ora il Testo 3. Qui le cose cambiano radicalmente. Ulisse dantesco. Spinta al viaggio=sfida e cambiamento, caratteristica di ogni viaggio moderno (certo meno pericoli oggi, e motivati da curiositas che non può essere confusa con l amor di sapienza. Però importante la volontà radici medievali: possibilità di partire liberamente diventa carattere distintivo dell uomo libero mentre divieto di spostarsi è segno di servitù. Da allora fino ad oggi concetto di dolore si separa da quello di viaggio.. L associazione viaggio-libertà divenne addirittura legge, come dimostrano

6 le leggi di Enrico II (testo del xii secolo), secondo le quali un signore che voleva liberare un suo servo doveva prima annunciare la sua intenzione in chiesa, al mercato o davanti al tribunale di contea, dare una lancia e una spada all ex servo e condurlo a un crocevia per dimostrargli che tutte le strade sono aperte davanti ai suoi piedi (Leges Henrici, 78, I). L immagine è particolarmente significativa anche perché la lancia e la spada sono elementi rispettivamente del corteo del Graal (molto in voga all epoca della redazione delle leggi) e del corredo del cavaliere, cioè simboli fondamentali del racconto all origine dell idea di quest. Ma prima di avventurarci nel viaggio cavalleresco fermiamoci un attimo. Box 2 Il ritratto di Ulisse offerto da Dante è in realtà molto più complesso di così, e nasconde una condanna che solo in apparenza è dovuta al peccato di affabulazione fraudolenta. La partenza di Ulisse termina in un naufragio appena oltrepassate le colonne d Ercole. Come ha dimostrato Maria Corti in Scritti su Cavalcanti e Dante (pp ) l interpretazione figurale, il ruolo di simbolo richiede che le qualità di Ulisse stiano al posto di qualcosa d altro a cui Dante vuole riferirsi. Il senso figurale applicato a questo passo della Commedia ci riconduce al metodo degli aristotelici radicali, la scuola parigina contro cui Dante verso la fine della sua carriera poetica (e della sua vita) aveva contrapposto la percezione di una nuova urgenza. Ecco cosa dice Maria Corti: Un complesso culturale che consentiva a Dante di fare di Ulisse un contemporaneo, imparentato sia ai coraggiosi navigatori del proprio tempo sia a quegli intellettuali del XIII secolo che avevano aspirato a divenire sapientes mundi ed erano finiti, con metafora risalente lontano, a sant Agostino, in un naufragio filosofico (M. Corti, cit., p. 268). Ma al di là delle questioni dantesche, ciò che qui conta rilevare è che, come spesso, se non sempre, accade, IL VIAGGIO DIVENTA METAFORA DI QUALCOSA D ALTRO: esso è un vero e proprio terreno di metafore. Nella dimensione del viaggio si esprime qualsiasi tipo di transizione. La morte (vedi appunto Dante) è un viaggio nell aldilà, un trapasso. Anche la vita può essere rappresentata come un cammino, un pellegrinaggio. E se

7 vogliamo tornare al rapporto stretto con la letteratura, noi diciamo il passo di un libro per indicarne una porzione, ovvero una tappa del viaggio del lettore dentro il testo. Si tratta di esempi così comuni e lessicalizzati da far passare inosservato l espediente retorico. La letteratura è metaforizzazione del viaggio. E il viaggio è una fonte di significazione tanto generale da essere universale, una vera e propria foresta di simboli buona per la visualizzazione di qualsiasi sequenza. E se l essenza della metafora sta nell uso di ciò che è famigliare per cogliere ciò che sfugge e non si riconosce, risulta evidente che la storia del viaggio è intrinsecamente legata a quella di ciascun individuo. - Riprendiamo le fila del discorso da ME. La cultura medievale è attraversata in lungo e in largo dalla figura dei cavalieri erranti: il viaggio è legato al concetto di quest, quella che in Ariosto diventerà l inchiesta. La quest è legata al concetto di avventura ed è sempre qualcosa che ha a che fare con la costruzione dell identità. Il cavaliere viaggia per affrontare una serie di prove attraverso le quali mette a prova se stesso. Spesso si tratta della ricerca di altri personaggi, in particolare la dama rapita e nascosta nel bosco. Altre volte ha connotati religiosi: ricerca del Santo Graal. Ma sempre punto focale = perfezione del cavaliere. Il punto d arrivo di tutta questa tradizione (di cui il punto di partenza sono proprio i poemi omerici), e che si sviluppa in particolare in Francia -> ciclo carolingio (gesta di Rolando, il paladino di Carlo Magno) e ciclo bretone (le avventure di Artù), è dato dall Orlando Furioso di Ariosto (siamo già nel 1532). Già ironia di questa tradizione. Tutti qui cercano oggetto desiderio. Principale=Angelica, che è una sorta di fantasma, rappresenta bellezza allo stato puro, suo destino= non essere mai catturata. Fantasma del desiderio maschile, oggetto del desiderio. - Testo 4: Astolfo sulla luna. Ciò che colpisce qui è la descrizione della luna come sineddoche dell alterità. Rappresentazione dell ignoto (proprio la luna colpirà la fantasia degli scrittori del Novecento nello sviluppo del genere della fantascienza). Luna=specchio in negativo. Là c è tutto quello che qui manca e viceversa.

8 Rappresenta la vanità di qualunque inchiesta e forse, in definitiva, di qualunque viaggio: la luna è piena di oggetti perduti, la terra di cercatori delusi. Perché, in fondo, si tratta sempre di una medesima ricerca: conoscenza profonda di se stessi, o di un altra versione di sé. Box 3: VIAGGIO E IDENTITÀ: Arrivare=entrare in contatto con l altro da sé. Coscienza delle differenze. Visitare mondi alternativi e descriverli. Ricerca di ciò che sta fuori di noi (l esotico). Partendo mi distacco da una matrice sociale fissa e prendo consapevolezza della mia identità: se non fosse comprensibile come rapporto l essere equivarrebbe al nulla (Levi Strauss, L uomo nudo, pp ) tanto che conoscere l altro e sé è la stessa identica cosa (F.Remotti, Contro l identità, p. 9). Nessuna civiltà può definire se stessa se non dispone di qualche altra come termine di paragone. L identità, si crea con specchi e riflessi, e quando quei riflessi mutano, o si deformano, le identità si trasformano (E.J. Leed, La mente del viaggiatore, p. 252) inducendo spesso nel viaggiatore senso di sgomento, messa in discussione della propria vita a contatto con quella altrui. In più produce un cambiamento di prospettiva. Solo da fuori si può considerare la propria civiltà e cultura nella sua interezza. Spostamento non solo definizione del luogo raggiunto ma anche ridefinizione di quello che si è lasciato - Si rende necessario adesso fare un piccolo salto indietro e andare all epoca della scoperta dell America. L epoca delle grandi scoperte segna un altro punto di svolta: da allora il mondo è chiuso. Las Casas, nella sua Storia delle Indie, dirà che nel 1492 siamo entrati in questo nostro tempo così nuovo e così diverso da ogni altro. Il mondo è piccolo, come dichiarerà lo stesso Colombo (il quale è partito perché ha letto il racconto di M. Polo) (Lettera rarissima, 7 luglio 1503). (Di colombo molti scritti, lettere, appunti). Gli uomini hanno scoperto la totalità di cui fanno parte, mentre prima erano una parte senza il tutto. Soprattutto, è a questo punto della storia che si viene a contatto con l alterità. Che le identità vengono messe a confronto. Che

9 le reazioni di fronte all altro si scindono nei due poli dialettici del buon selvaggio/cattivo cannibale (ovviamente immagini entrambe viziate). La letteratura di viaggio ci insegna i modi di rappresentare l altro, in questo buona palestra per letteratura in generale che è sempre un confronto di diverse umanità (i caratteri dei personaggi). Distanziamento dalle proprie abitudini. Gli indigeni sono condannati a una visione parziale delle cose: non possono giudicare la propria cultura nella sua globalità perché si muovono al suo interno. Viaggiare diventa mezzo di conoscenza filosofica e antropologica perché ci permette di vedere dall esterno. Il viaggio permette lo straniamento Altra questione importante: nel caso della scoperta dell America il viaggio non è in progressione, ma in regressione. Spostamento all indietro, a ritroso. Contatto col selvaggio = uomo americano insegna all europeo ciò che è stato. Viaggio nel tempo. (Notare come nel 900 sarà il contrario, viaggiare in America, verso le megalopoli avveniristiche, sarà come spostarsi nel futuro). - Un ulteriore passo in avanti, dal punto di vista temporale, è dato dalla rappresentazione del viaggio nell Illuminismo. Anche qui il discorso si lega a quello dell altro, del selvaggio. Protagonista assoluto è il Robinson Crusoe di Daniel Defoe, primo esempio di romanzo realistico-borghese o, più precisamente, di novel nella tradizione anglosassone un romanzo come il Robinson nel quale non ci sono mostri o maghi come nei racconti arturiani o nei poemi di cui dicevamo prima. Protagonista= uomo comune, appartenente a una classe sociale ben definita. Pur essendo una storia inventata, e non il resoconto di un viaggio vero, ci torna utile per osservare come cambia la concezione del viaggio: 1. Al contrario dell Ulisse omerico che viaggia contro la sua volontà e compie viaggio di ritorno, Robinson viaggia per tagliare qualsiasi ponte col passato e ribellarsi al padre. 2. Quando si arriva al naufragio definitivo, nel golfo dei Caraibi, quello che costringe Robinson a una lunga permanenza in un isola, la nave non si inabissa. R. porta con sé alcuni oggetti simbolici: inchiostro, bussola, Bibbia, polvere da sparo, denaro. Soffermandosi su

10 polvere da sparo proprio quella che ha spazzato via ideologia cavalleresca 3. R. è l eroe della solitudine, grande in quanto solo. Altro lato: terrore dell altro, paura dei cannibali. Robinson Crusoe è una tipica opera nella quale l'incontro con l'altro viene messo in scena a partire da un ben determinato contesto storico-ideologico. Da una parte c'è l'inghilterra, dall'altra i popoli da essa conquistati e colonizzati. L'incontro di Robinson con Venerdì è l'unica situazione veramente perturbante del romanzo, un momento quasi anticipatore del gotico, nel quale Robinson è preso dal terrore dell'altro, quando vede, all'improvviso, un'orma impressa sulla sabbia. Terrore irrefrenabile davanti a una presenza immisurabile, proprio perché invisibile e inconoscibile. Testo 5 Unico rapporto che Robinson riesce ad avere con l altro è di dominio anche se, a un certo punto, si insinua il desiderio di salvare un selvaggio (Venerdì. doveva infatti essere ucciso durante un rito funebre). Questo è solo lo specchio del colonialismo inglese più umano di quello spagnolo. Ma tutto, anche l altro, viene considerato dal punto di vista utilitaristico (anche, ad esempio, il rapporto con l ambiente). Quello che R. cerca è un servo. Di venerdì cancella il nome, dunque l identità. La prima parola che gli insegna è padrone. Homo economicus= colui che ha colonizzato il selvaggio. In generale: Funzione ambigua della letteratura, in particolare rispetto al tema della rappresentazione dell'altro, una funzione complessa e che non può risolversi in maniera schematica. - Il Settecento illuminista inaugura anche un altro tipo di viaggio: il Grand tour (già a partire dal XVII secolo ma ora esplode come moda che durerà per tutto l Ottocento). Viaggio di istruzione e di formazione, ma anche di divertimento e di svago, e perché no di avventura, che le élites europee prima, e quelle americane poi, intraprendono attraverso l'europa. Il viaggio comincia ad acquistare valore per le sue proprietà intrinseche, a essere indipendente dalla soddisfazione di questo o quel bisogno (fino a questo momento Italia = meta privilegiata di pellegrini e mercanti). Conoscenza e pura evasione. C è da tener presente, poi, che è proprio in questo periodo che nasce l estetica come disciplina filosofica: questo dimostra una particolare attenzione alle

11 dinamiche del sensibile e dell altro, e alla volontà di razionalizzarlo. Si assiste a una rivalutazione del bello naturale. Tramite le categorie del pittoresco e del sublime si realizza un istituzionalizzazione estetica del paesaggio che cambia la concezione dell ambiente, prima inteso solo in maniera utilitaristica come paesaggio antropico modificabile. Il termine tour, che soppianta quello di travel o journey o voyage, chiarisce come la moda di questo viaggio si specifichi in un 'giro' - particolarmente lungo e ampio e senza soluzione di continuità, con partenza e arrivo nello stesso luogo - che può attraversare anche i paesi continentali ma ha come traguardo prediletto e irrinunciabile l'italia. Non più l'italia degli itineraria medievali, certo, ma l'italia delle cento città la cui fitta trama urbana diventa la meta prediletta di un nuovo pellegrinaggio. Protagonisti indiscussi del Grand Tour sono i giovani che hanno appena concluso gli studi. Con il viaggio, la loro educazione si completa e si perfeziona: le solide conoscenze apprese nelle università si fanno più duttili, si arricchiscono dell'uso di mondo, si aprono alla moda, al gusto e alla competenza estetica, si completano con la conoscenza comparata degli uomini e delle nazioni. Viaggio come strumento principale di conoscenza. A viaggiare sono anche diplomatici, filosofi, collezionisti, amatori d'arte, romanzieri, poeti, artisti. Meta privilegiata é l'italia, culla della civiltà e dell'arte. Tra le esperienze di viaggio più famose in questo senso sono da ricordare quelle di Goethe, Byron, Stendhal. Camera con vista ROMANZO DELLO SCRITTORE E.M. FORSTER, SCRITTO NEL 1908 E AMBIENTATO NELL EPOCA DELLA BORGHESIA VITTORIANA. Durante un viaggio in Italia con la cugina, Lucy Honeychurch incontra George Emerson, un giovane ateo e anticonformista, e i due si innamorano. Al ritorno in Inghilterra Lucy deve scegliere tra lui e il fidanzato. IL FILM, DIRETTO DA JAMES IVORY, È DEL Da rilevare: 1)Nell Ottocento il viaggio diventa popolare, cioè borghese. Il trauma delle guerre napoleoniche di fatto segna la fine del G.T. come istituzione di origine aristocratica. Inoltre la locomotiva (la prima è stata realizzata proprio in Inghilterra nel 1825 da George Stephenson), le nuove guide Baedecker e le agenzie turistiche Cook, che organizzavano viaggi di gruppo nel continente, cambiano radicalmente la

12 prospettiva. Soffermiamoci sul Baedecker. La guida fu inventata dall omonimo figlio di un editore tedesco: ammortizzare i colpi dello spostamento era la sua principale funzione. Viaggio sul Reno da Magonza a Colonia viene dato alle stampe nel Queste guide erano prive di illustrazioni: l individualismo dell epoca, infatti, imponeva di lasciare un minimo spazio alla fantasia. Ma per il resto la cosa necessaria per chi viaggiava era non sforare il budget e restare nei limiti del consentito soprattutto dal punto di vista morale (repressione sessuale). Un acuto osservatore come Forster, nell ironizzare sulle abitudini della borghesia vittoriana, la mostra come rituale trito e ritrito, più di quello del tè. Quello che è importante è che proprio durante una passeggiata senza Baedecker verso Piazza della Signoria che Lucy ed Emerson assistono a un omicidio: questo rappresenta l irruzione della vita vera, che non si può arginare, mappare. I destini dei protagonisti vengono stravolti da questo evento. Emerson afferma: D ora in poi voglio vivere, io. Box 4: IL VIAGGIO E I SENSI: argomento chiamato in causa dalla conversazione tra la signorina Lavish e Miss Bartlett. Sig.na Lavish dice testualmente si deve sempre essere spalancate alla sensazione fisica. Concetto di avventura, smarrimento. Parla del profumo, dell autentico afrore fiorentino. Sostiene che ogni città in Italia ha il suo profumo. Charles Baudelaire (poeta ottocentesco) sosteneva che per il fanciullo l universo è pari / alla sua brama illimitata (Il viaggio, in I fiori del male). Il grande poeta simbolista, che vedeva come unico scopo del viaggio il viaggio stesso ( partire per partire ), identificava così nell infante il viaggiatore ideale: l infatti è infatti colui chi non ha ancora messo in atto le difese proprie della realtà adulta e non ha bisogno di addomesticare il diverso con l ausilio delle esauste regole della ragione. Egli è il solo in grado di bramare, di desiderare con passione, col corpo prima ancora che con l anima e con la mente. Lo spostamento è sempre di più considerato un esperienza cerebrale, qualcosa da architettare nei dettagli prima, dopo e durante, in modo da farne un rito da celebrare

13 al cospetto della propria società per essere sempre più dentro le sue imposizioni e sempre più fuori dal contatto con l inaspettato. Razionalizzare ogni cosa aiuta a ridurre ciò che non è facilmente etichettabile a una figurina bidimensionale. Addomestica lo choc. Ma il corpo è sordo all addomesticamento. L altro non è solo qualcosa da capire, ma un universo da vedere, toccare, odorare, gustare, ascoltare. Non è unicamente uno stato mentale, ma un insieme di altri corpi che ci parlano con la fisicità della loro presenza, che bucano il velo delle nostre protezioni e richiedono (e a volte comandano) reazioni fisiche, addirittura carnali. Tradizione dei carnet di viaggio a partire dal XVII secolo. Turner, Delacroix, Gaugin, Corot. Poi tutti gli altri sensi. Adesso ripresa. André Malraux: conoscere per mezzo dell intelligenza è un tentativo vano di fare a meno del tempo. - Con l Ottocento si entra nella fase del cosiddetto imperialismo europeo, apice delle conquiste coloniali che erano cominciate già nel XVI secolo nel periodo delle grandi scoperte geografiche. Tra il 1800 e il 1878, i territori colonizzati dalle nazioni europee comprendevano un totale di km². La conquista territoriale venne promossa sistematicamente dai centri di potere politico ed economico delle nazioni colonialiste. La necessità di penetrare nei mercati internazionali e la comparsa sulla scena del capitalismo finanziario, avrebbero così trovato un complemento perfetto nelle politiche espansionistiche promosse da parte dei governi. Questa situazione durerà fino a metà del XX secolo, con la vittoria dei movimenti anticoloniali. Cuore di tenebra:scritto dal polacco Joseph Conrad tra 1898 e Conrad aveva fatto realmente molti viaggi, in Oriente, nelle Antille, e in Congo (Re Leopoldo del Belgio). [SINOSSI: Le storie che si incontrano in Cuore di tenebra si rifanno al viaggio compiuto nel 1890 da Conrad a bordo di un vaporetto lungo il fiume Congo. Anche i personaggi che popolano questo libro sono ritratti di figure realmente esistite e incontrate dall'autore in tale occasione. Cinque amici discutono riguardo a un battello ancorato in un porto lungo il Tamigi. Marlow prende la parola; comincia a ricordare

14 un esperienza che, anni prima, aveva vissuto lungo il corso del Congo, un viaggio che lo aveva portato ad entrare in contatto con una realtà assurda. Addentratosi nel continente dopo un lungo viaggio, giunge alla sede della compagnia, in totale stato di abbandono. Parte quindi alla ricerca di Kurtz, l'agente che avrebbe dovuto riceverlo e di cui invece si è persa ogni traccia. Risalendo faticosamente il fiume, Marlow ha l'impressione di ripercorrere anche il tempo fino ad epoche remote e selvagge. Arrivato nella nuova stazione di Kurtz, Marlow si scontra con la resistenza degli indigeni; essi, infatti, ritengono Kurtz una divinità e impediscono a chiunque di portarlo via, anche se bisognoso di cure perché in fin di vita. Kurtz stesso, ormai in preda della propria onnipotenza sulla comunità degli indigeni, non desidera tornare nella cosiddetta civiltà e Marlow riesce a stento a trascinarlo sul battello. Kurtz muore pronunciando la frase «Che orrore! Che orrore!»; in precedenza Marlow aveva ricevuto in custodia, proprio da Kurtz, un pacco contenente alcune sue lettere indirizzate alla fidanzata. Al ritorno Marlow mente alla donna, dicendole che l'ultima parola pronunciata da Kurtz è stato il suo nome; poi le consegna le lettere]. Testo 6a All inizio lunga riflessione sulla storia del Tamigi e l arrivo romani; viene ricordato quel passato di cui il presente è figlio. Conquiste dei romani per certi versi sono più innocenti, ora regna solo la menzogna. Cuore di tenebra è un testo che si pone al centro della parabola della colonizzazione europea. Odissea: testo che fonda la civiltà europea. CdT: testo che fonda la sua crisi.darkness=termine centrale. Darkness dell Africa ma soprattutto dark-side della civiltà occidentale. Il cuore della darkness è l Inghilterra anche se lo proiettiamo in un altrove, tant è che la meta oscura (che è anche il segreto, il male individuale e della coscienza, l indicibile, il fantasma della società borghese messo in luce dal romanzesco come genere) in questo brano iniziale è proprio Londra, il Tamigi. Tutto un gioco di specchi, dei luoghi e dei tempi, luce/tenebra.testo 6b Vero altro del protagonista Marlow=Kurtz. Dunque non un cannibale ma un appartenente alla nostra società. Grande disprezzo verso la rapacità coloniale. Allegoria dell imperialismo. Questo libro denuncia non il Belgio ma tutta l Europa (la nave che porta Marlow è inglese, portatore battello svedese, Kurtz è

15 tedesco). Modelli narrativi: discesa agli inferi (con ritorno) e ricerca (personaggio, presenza demoniaca, luciferina. Incarnazione del male). Marlow avventura di tipo conoscitivo, autocontrollo, contrario di Kurtz. - Mi pare qui necessario fare una piccola digressione sul mare, più che altro uno spunto di riflessione. A questo proposito vi faccio vedere l incipit di Moby Dick FILM TRATTO DALL OMONIMO CAPOLAVORO DI MELVILLE. PUBBLICATO NEL 1851 E AMBIENTATO NEL IL FILM, DIRETTO DA JOHN HUSTON E INTERPRETATO DA GREGORY PECK È DEL La battuta finale è di nuovo esplicativa delle modalità di incontro con l altro. Quiqueg diventerà poi un grande amico di Ismaele, e sarà proprio la bara fattasi costruire dal cannibale a garantirgli la salvezza. Moby Dick è un libro dalla grandezza epica, scritto da uno come Melville che il mare lo conosceva davvero. Melville viaggiò molto, e nel 1841 partì sul serio dal porto di New Bedford, Massachusetts sulla baleniera Acushnet, diretto verso l'oceano Pacifico; viaggio lungo diciotto mesi. Il libro è colmo di citazioni bibliche, shakesperiane, storiche, filosofiche, digressioni scientifiche. Una sorta di romanzo-mondo. Sceglie il mare, che i marinai definiscono loro casa, loro proprietà. Il mare è nostro. Anche in Conrad c è un passaggio simile, mare come casa. Ma c è qualcosa di più. In tutta la letteratura di mare, questo elemento, il meno addomesticabile quando si è in viaggio, terreno di grandi avventure o di rappresentazioni un po plastificate da romanticismi scadenti, si fa qualcosa di più intimo ancora di una casa. Diventa il riflesso dell animo dell uomo. Ismaele, nell incipit, dice che lo considera come rimedio alla malinconia. Poi incalza e dice che il mare è il luogo dove ciascuno come in uno specchio ritrova se stesso. Questo riporta alle parole della celeberrima L uomo e il mare di Charles Baudelaire: Sempre il mare, uomo libero, amerai! / Perché il mare è il tuo specchio ( ) o lottatori eterni, / o implacabili fratelli! La storia di un ossessione collettiva di dominio in Conrad diventa in Melville la storia di un ossessione privata, ma non

16 meno pericolosa. Volontà di dominare gli elementi della natura che si ritorce contro Achab. - L ultimo testo che abbiamo letto ci traghetta direttamente nel cuore del Novecento e delle sue problematiche che si fanno più evidenti col passare del tempo. Qui, in Italia, si individuano tre poli di diffusione: anni 30, elaborazione iperletteraria (regime) o opere come Praz (Il mondo che ho visto; Viaggio in Grecia) e Cecchi (Messico; America Amara; Et in Arcadia Ego); anni 50 schema reportage impegnato. Infine tempi più recenti. Partiamo a questo proposito da un altro testo: Testo 7. Si tratta di Passeggiando tra i draghi addormentati di Alberto Arbasino (uno dei più grandi scrittori/viaggiatori del secolo breve): testo pubblicato nel 1997 e che raccoglie le esperienze di viaggio in America Centrale, Birmania, Iran, Yemen e Sicilia. Qui si sta riferendo al Centro America. Arrivano tutti: turismo di massa (ferie pagate: già introdotte in Italia da una legge fascista del 1927, vengono sancite definitivamente dalla costituzione nel 48). Serie di problemi: irriconoscibilità dei luoghi. Prima e dopo (Tutto Novecento è così). Fine dei viaggi, fine dell altro e dell alternanza, visioni apocalittiche. Antiturista e i suoi credo. Partire: prima obbligo/punizione, poi evento eroico, poi conoscitivo e ora obbligo sociale delle masse: chi resta si deve giustificare. Tutto ciò ha chiari effetti anche in letteratura, e qui, finalmente verso la fine del nostro discorso, vorrei concentrarmi proprio sulla produzione italiana. Se nel corso del Novecento molti scrittori si sono cimentati nel genere viaggio, è perché, per usare una categorizzazione stilata da Angelo Pellegrino (Verso Oriente. Viaggi e letteratura degli scrittori italiani nei paesi orientali), questi erano, in gran parte, inviati ufficiali o invitati ufficiali. Molte delle narrazioni degli spostamenti, almeno fino agli anni Ottanta del secolo breve, sono raccolte in volume di articoli precedentemente apparsi su quotidiani. E anche quando non è stato così, gli scrittori hanno varcato i confini del proprio paese sempre con lo scopo di andare là dove accadeva qualcosa: Antonio Baldini (Diagonale Parigi-Ankara) e Corrado Alvaro (Viaggio in Turchia) hanno visitato la Turchia di Kemal, Curzio Malaparte

17 (Io, in Russia e in Cina) e Moravia (Un mese in URSS) si sono recati in URSS dopo il rapporto Kruscev, Fortini (Asia Maggiore. Viaggio nella Cina) e Cassola (Viaggio in Cina) sono approdati nella Cina di Mao, mentre l India è stata meta privilegiata nel periodo immediatamente seguente la decolonizzazione. La narrativa di viaggio, insomma, ha avuto per lungo tempo uno scopo principalmente informativo. Questo ruolo è venuto a cadere con il tempo. A partire dagli anni Ottanta, ha cominciato a diffondersi l angoscia dell irracontabilità del mondo. L overdose informativa, la possibilità sempre crescente di accedere a ogni angolo del globo con un colpo di mouse, o comprando via internet biglietti low cost, o semplicemente accendendo la TV, ha provocato tutta una serie di lamentazioni apocalittiche: il mondo è chiuso, non c è più niente da vedere. Siamo nel villaggio globale, non esiste più un altrove. E, infine: anche il racconto è morto. Tutto è stato detto, visto e riportato sulla pagina scritta mille volte, e non ha più alcun senso continuare. Curiosamente, però, è proprio a partire da questi anni che la letteratura di viaggio, almeno in Italia, ha avuto un boom senza precedenti. Soprattutto dall ultimo decennio del Novecento hanno cominciato a fioccare collane editoriali interamente dedicate al genere (penso, ad esempio, alla collana Viaggi e Avventure della EDT, a Feltrinelli Traveller, a Stranger di Rizzoli e Contromano di Laterza). Quella che per un lungo periodo è stata una fetta di letteratura italiana completamente snobbata dalla critica in virtù, proprio, dei numerosi dati materiali che ne contaminavo l aura di disincarnata letterarietà piano piano ha iniziato a farsi largo a spallate, interessando gli studiosi, entrando addirittura nel pantheon dei Meridiani Mondadori (nel 2008, infatti, esce il primo volume 1700/1861 di Scrittori italiani di viaggio a cura di L. Clerici). Come sono state affrontate, a cavallo tra i due millenni, queste narrazioni? La risposta è semplice: come è stata affrontata la letteratura tout court. Gli autori hanno rinunciato a insegnarci il mondo, o meglio si sono proposti di svelare le menzogne con il quale il mondo viene solitamente rappresentato. C è chi, come Alberto Arbasino (Trans-Pacific Express, Mekong, Passeggiando tra i draghi addormentati, Le Muse a Los Angeles), ha incarnato la figura dell intellettuale

18 disincantato, ironizzando con il popolo dei turisti. Altri, come Gianni Celati, hanno giocato a sdoppiarsi, si sono presi in giro, hanno alzato le mani in segno di resa già dagli incipit dei loro resoconti. Altri ancora, e sia qui emblematico il caso di Manganelli (Esperimento con l India), hanno considerato il loro viaggio un esperimento con se stessi, prima di tutto, ma anche, evidentemente, con la scrittura. Tutti, ognuno a suo modo, hanno usato il viaggio per parlarci di sé, della propria personalità letteraria. Sguardi iperselettivi, frantumazione dell io, esibizione dei detriti di un mondo impazzito e condannato alla sempreugualità; tutto volto a turbare l apparente linearità esposta dai mass media. - Negli ultimissimi anni, poi, si registra un ulteriore inversione di tendenza: giornalisti che diventano grandi scrittori di viaggio Rumiz/Terzani giornalismo che ritrova se stesso, lunghe inchieste in loco. Caratteristica che accomuna i due è l attenzione ai mezzi di trasporto: nuovo modo di vivere il viaggio come tempo non come spazio. Terzani Un indovino mi disse (a Hong Kong, un indovino predisse a Tiziano Terzani che sedici anni dopo sarebbe morto in un incidente aereo, al celebre giornalista sembrò di avere davanti a sé ancora molto tempo per decidere se dar retta o meno a quell infausta profezia. Ma poi il 1992 arrivò, velocemente, e velocemente impose all uomo una scelta: assecondare o no quelle parole?) Rumiz E Oriente; La leggenda dei monti naviganti. I mezzi da lui prediletti sono i treni locali e la bicicletta. Oppure viaggi in vespa di Giorgio Bettinelli (La Cina in Vespa; Raphsody in black: in Vespa dall Angola allo Yemen) o quelli in ape di Paolo Brovelli (Sulle ali di un ape. Da Lisbona a Pechino in 212 giorni). O a piedi, come il cammino di Santiago percorso da Paulo Coelho (Il cammino di Santiago). Tutto questo riporta un po alla Beat Generation, a On the road, a Jack Kerouac. Quindi agli anni Cinquanta. Ed è proprio negli anni Cinquanta, precisamente nel 1952, che è ambientato l ultimo spezzone di film che vorrei farvi vedere: I diari della motocicletta FILM DEL 2004 DIRETTO DA WALTER SALLES. IL FILM È ISPIRATO A DUE DIARI DI VIAGGIO, LATINOAMERICANA DI CHE GUEVARA E UN GITANO

19 SEDENTARIO DEL SUO COMPAGNO ALBERTO GRANADA. Metodo: l improvvisazione. Obbiettivo: esplorare il continente americano fino ad ora conosciuto solo attraverso i libri. Veicolo: la Poderosa che cade a pezzi. Stacco dalla norma, fuori dai luoghi comuni, dai precetti famigliari. Momento dello strappo dai referenti certi. E questo che incide le identità nel profondo. Tragitto fatto da loro. Mezzo (la moto) volutamente alternativo, problematico già dalla partenza (infatti si dichiara subito che perde olio ). Attesa di momenti difficili. Tappe fondamentali Macchu Pichu e lebbrosario di San Pablo.Lo scopo è quello di sentirsi Più vicini alla terra. Questo viaggio diventa l evento fondante di una personalità straordinaria. -Vorrei concludere così. Ne Le città invisibili, testo del 1972, Italo Calvino immagina come cornice alle varie città ipotetiche un dialogo tra Marco Polo e il Kubali Khan. A un certo punto, il Gran Khan chiede a Marco: A che ti serve, allora, tanto viaggiare? E Marco risponde: L altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà. L apparente tono pessimistico è in realtà una spinta all andare, che è sempre riempire un vuoto, una mancanza. Chiudo dunque con le parole di Gianni Celati, tratte da un testo che ho amato molto, Avventure in Africa, Testo 8. Ultimo spezzone

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