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1 Un treno di convenienza EUROSFIR Il leader dello zucchero in Europa MARZANO La fortuna di essere un agente SAICAF I torrefattori baresi che sfidano le multinazionali CASH & CARRY Tortona dove Migro parla piemontese

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3 Editoriale Tanti modi di rispondere a una sola esigenza Benedetta Maffia In copertina una cassa del Cash and Carry Migro di Frosinone n un momento come quello attuale di sensibile contrazione dei consumi, il ruolo delle Promozioni assume ancora una volta un peso essenziale. Nell'esperienza quotidiana mai come ora si nota la ricerca di un dialogo tra la marca e il suo consumatore. Una conversazione da pari a pari, che considera ogni interlocutore come un individuo da conoscere, comprendere e ascoltare. Il dialogo si struttura su vari livelli. A partire dall'attività più classica, il direct marketing, per allargarsi al CRM e arrivare all'interattività delle piattaforme e della comunicazione digitale. Tanti modi di rispondere a una sola esigenza: assicurarsi prima l'attenzione, poi la preferenza e infine la loyalty di un consumatore tendenzialmente sempre più erratico e infedele. E, ciò nonostante, ancora desideroso di compenetrarsi di quei valori che le marche possono dargli. Una cosa è certa: nessun brand può ormai permettersi di procedere per prove ed errori. Il consumatore oggi è in grado di discernere e privilegiare i prodotti, non più in base al brand, ma in base alla valutazione intrinseca degli stessi. Siamo a fine anno, ed ora si dovrebbe cercare di tirare dei bilanci sugli andamenti dell'intero anno Prima considerazione: i consumi sono in contrazione a volume, ma a valore bisogna fare distinzioni. L'alimentare ha una sua tenuta determinata soprattutto dall'aumento della materia prima (cereale, latteari) che provoca conseguenti mantenimenti, se non aumenti, di fatturato. Il non alimentare soffre, invero, una grossa crisi determinata dall'abbassamento dei margini. La competitività promozionale sta assorbendo percentuali che per anni hanno mantenuto equilibri sostanziali. Il vero problema della GDO nell'anno domini 2008 è il calo della marginalità. Non si può pensare che la crisi sia qualcosa di Nessun brand può ormai permettersi di procedere per prove ed errori. Il consumatore oggi è in grado di discernere e privilegiare i prodotti passeggero, che si risolverà entro breve. Le cose non stanno andando bene, è un dato di fatto. Ma i momenti di crisi sono i momenti dei coraggiosi, ovvero periodi nei quali bisogna inventare qualcosa e rischiare di sbagliare. La voglia di nuovo business, di nuove iniziative promozionali: da queste considerazioni devono partire i rinnovati orientamenti della GDO, assieme ad una rinnovata volontà di creare spirito di collaborazione tra Industria e Distribuzione. Questa rivista rappresenta per noi un volano di informazioni, un muro portante di tale percorso di costruzione e innovazione. L'obiettivo è crescere ancora, renderla sempre più uno strumento imprescindibile di informazione, di comunicazione, di aggiornamento professionale. Una rivista che si faccia interprete degli stimoli provenienti dal mondo delle aziende, che dia spazio ai protagonisti, alle soluzioni e alle innovazioni. Che sia non solo testimone di quanto accade, ma sappia assumersi anche il non facile ruolo di interlocutore attivo, pungente quando serve, sempre "dentro" a ogni evoluzione della domanda e dell'offerta. Capace infine di acquisire un respiro internazionale, di registrare ciò che di nuovo si sperimenta in un mondo sì interconnesso, ma ogni giorno più complicato da leggere. Buona lettura 3

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5 Sommario Finestra sui mercati 6 Il termometro del crack finanziario tra stagnazione e recessione 7 Orientarsi nella crisi mondiale 8 Un "nuovo 1929" e non un altro Domani sarà tardi: l'apocalisse Marketing & fornitori 10 Marzano, da rappresentante per caso a titolare di una grande agenzia 11 Eurosfir, il leader dello zucchero in Europa 12 Gruppo Saicaf, i torrefattori baresi che sfidano le multinazionali Speciale Food Pranzo della domenica: un rito rassicurante Cash and Carry 16 Tortona dove Migro parla piemontese Diritto e Fisco 18 Le attività di vigilanza nel sistema per la sicurezza dei lavoratori 19 Economia e bene comune, le responsabilità degli imprenditori Lavoro e carriere Donne, ma quale sesso debole 21 Elvana, la forza della determinazione 22 La guerra tra stato e imprese in Italia secondo Luttwak 23 Esaurite le risorse finanziarie in favore delle nuove assunzioni Area prodotti 25 Svolta in vista sul prezzo della pasta Life style 26 Il lettore Mp3 festeggia i suoi primi 10 anni 27 Kefir: la bevanda armena che fa bene alla salute

6 Finestra sui mercati Il termometro del crack finanziario Recessione Si ha recessione economica se la variazione del PIL rispetto all'anno precedente è negativa; se tale variazione è inferiore all'1% si parla di crisi economica. Quindi, se il PIL dell'anno precedente è uguale a 100 e quello dell'anno succesivo è 99, si ha la recessione. Se invece è di 99,5 si parla di crisi economica. Sintomi delle fasi di recessione possono essere la diminuzione del tasso di crescita della produzione, l'aumento della disoccupazione, la diminuzione del tasso di interesse in seguito alla riduzione della domanda di credito da parte delle imprese, il rallentamento del tasso di inflazione causato dalla diminuzione della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori. In alcuni casi, la recessione può essere associata con l'aumento dei prezzi (inflazione) e tale fenomeno è anche conosciuto come stagflazione. Stagnazione Con stagnazione si intende una situazione economica caratterizzata dal persistere di modeste variazioni del prodotto interno lordo e del reddito procapite. Stagflazione Il termine stagflazione nasce negli anni 70, dopo il primo shock petrolifero del Esso indica la contemporanea presenza di un'attività produttiva che non cresce (stagnazione) e di un persistente aumento dei prezzi (inflazione). Tasso di interesse 4,54% L'Euribor 3 mesi al 7 novembre (lo stesso giorno ad ottobre era al 5,34%) Produzione industriale -11% rispetto ad agosto 2007 e -3% rispetto al mese precedente. Si tratta di un calo record, il più alto dal gennaio 1991 (fonte Istat) Prezzo del petrolio $ 63 dollari/barile è la media della prima settimana di novembre. Il petrolio Brent a metà di luglio aveva superato la soglia dei 147 dollari Disoccupazione 6,7% Il dato nel secondo trimestre del % rispetto all' anno precedente, in termini assoluti sono le persone in più in cerca di lavoro (Business on line) 6 Tasso di inflazione 3,5% Questo il dato nel mese di ottobre in Italia (-0,4% rispetto a settembre). Gli aumenti più rilevanti acqua, elettricità e combustibile. (fonte Istat)

7 a settimane ci troviamo nel mezzo di una crisi economica internazionale, che coinvolge tutti i mercati finanziari e bancari del pianeta. E' partita dall'avida finanza americana specializzata nella speculazione a danno degli sprovveduti risparmiatori ignari delle conseguenze ed ora preoccupati per il futuro. Ci si chiede quali conseguenze possa avere per noi italiani che per tradizione siamo restii ad indebitarci e puntiamo piuttosto sul risparmio. La nonna ci ha insegnato: "compra soltanto se hai soldi, altrimenti rimanda l'acquisto a quando ne avrai". Gli americani invece, più fiduciosi nel futuro, oltre a spendere quanto hanno già guadagnato, spendono anche quello che sperano di guadagnare domani o addirittura fra un anno. E si indebitano pesantemente. Usano i plafond delle carte di credito con disinvoltura perché il loro sistema glielo consente o meglio glielo consentiva. Un sistema dopato da una rincorsa all'indebitamento, assecondato, anzi proposto, dalle banche affariste che hanno concesso prestiti facili e dalle finanziarie che hanno emesso carte di credito (o meglio di debito), a famiglie a cui sono stati concessi livelli d'indebitamento sproporzionati e assurdi. Oggi, constatiamo che siamo indistintamente coinvolti da una grave crisi economica che da decenni non si registrava e tutti: istituti di credito, enti di vigilanza, banche centrali e governi di fatto si sottraggono alle responsabilità, come se ciò che sta accadendo sia causato dall'arrivo improvviso di alieni. Le vittime, invece, sono purtroppo i piccoli risparmiatori e i lavoratori, i più deboli nella catena economica. Per anni è accaduto questo. Gli istituti di credito anziché frenare l'esposizione l'hanno incoraggiata e alimentata convinti anch'essi che per pagare c'è sempre tempo. Vi era un senso in tutto questo tant'è che la giostra non ha mai smesso di girare con apparente profitto. La concessione dei mutui immobiliari si è ispirata al medesimo principio. Quanto costa la casa che vuoi acquistare? Cento. Eccoti il prestito di cento. In garanzia lo stesso appartamento. Si trattava però di alloggi supervalutati da un mercato immobiliare euforico. Un aspetto questo, sul quale le banche hanno sorvolato forti del fatto di poter coprire i crediti concessi con la vendita degli stessi sotto forma di prodotti finanziari da collocarsi presso clienti avidi di alte redditività. Io vendo a te, tu vendi a lui, lui vende a tizio, e così via. Una vera e propria catena di S. Antonio destinata a bruciare le dita al fesso rimasto con il cerino in mano. Questo sistema è stato gravato dai mutui "subprime" che pesano negli Stati Uniti per il 10% del mercato. Si tratta di prestiti concessi alle persone meno solvibili, che non avrebbero potuto accedere ai tassi di interesse di mercato a causa dell'elevato rischio di mancato rimborso delle quote. Così le rate dei mutui inizialmente accessibili a tutti, con un tasso variabile basso, sono lievitate in maniera esponenziale, trasformando quello che inizialmente era un sogno per 7 Finestra sui mercati Orientarsi nella crisi mondiale la classe media americana in un incubo. Siccome il futuro non si può prevedere né ipotecare, è successo che il prezzo degli immobili è calato e il castello di carta costruito dalla finanza ottimistica e da rapina è crollato. Risultato: un disastro; il debito originario di chi aveva acceso i mutui si è rivelato per le banche inesigibile e per molti istituti è stata bancarotta. Questo disastro ha evidenziato oltre ad una crisi del sistema americano soprattutto una crisi strutturale della finanza internazionale, compresa quella italiana. Infatti i debiti americani non sono girati e non girano solamente negli USA: sono stati esportati in Europa e quindi in Italia. Le banche italiane hanno abboccato e smerciato "titoli spazzatura" in una quantità non ancora accertata. Serpeggia il terrore, che tali titoli "tossici" si nascondano nelle casse di vari istituti, e la diffidenza tra un istituto ed un altro cresce a dismisura bloccando la circolazione di denaro liquido e mandando in apnea le imprese bisognose di contanti necessari e vitali per gestire l'attività ordinaria. Tutti sapevano che un sistema gasato in crescita esponenziale prima o poi si sarebbe dovuto fermare, ma erano interessati a lucrare e figurare come artefici di almeno una parte di quei risultati. Se in astratto la crisi finanziaria si può paragonare a quella del ciclismo, con lo scandalo doping, oppure alla bufera sul calcio italiano, con lo scandalo degli arbitri corrotti, allora si può affermare che non tutti i mali vengono per nuocere. Ogni crisi ripulisce, moralizza e fa ripartire il sistema coinvolto. Sembrerà strano, ma oggi possiamo e dobbiamo essere fiduciosi e più sereni di prima, con governi e banche obbligate a fissare nuove regole a garanzia dell'economia reale. Dobbiamo soffrire ancora ma ne varrà la pena. Se non ci saranno interventi mutualistici e indiscriminati dei governi, verranno spazzate le performance e le aziende virtuali ed avranno maggior spazio le aziende vere, sane, fatte di uomini che possono operare a testa alta. Maurizio Ortizzo

8 Finestra sui mercati Un "nuovo 1929" e non un altro 1929 iamo in presenza di uno scenario macroeconomico, su scala planetaria, molto simile a quello propostosi verso la fine degli anni Venti dello scorso secolo, che causò il famoso crack azionario del Quel disastroso crash finanziario non fu altro che un potente detonatore alla depressione economica, che colpì tutti gli stati ad economia industrializzata di quel periodo. Le conseguenze non si limitarono alla mera perdita di denaro per chi aveva investito direttamente sui mercati azionari; non mancarono, infatti, disagi a cascata di natura socio-economica, che si ripercossero, per i quattro anni successivi, sui popoli di quelle nazioni. Le attuali condizioni macroeconomiche in USA e in Europa, a fronte dell'affacciarsi sui mercati di due nuovi competitors globali, quali la Cina e l'india, sollevano inquietanti perplessità sul futuro delle principali economie del pianeta. La crisi del dollaro e la variabile impazzita del prezzo del petrolio consentono di disegnare scenari evolutivi tutt'altro che sereni e rassicuranti per il prossimo futuro. Per questo motivo: un "nuovo 1929" e non un altro 1929, in quanto le conseguenze ipotetiche (ma non per questo irrealizzabili) potrebbero essere più disastrose e drammatiche di quelle di circa ottant'anni fa. Perché allora duri e puri? Perché solo chi sarà in grado di effettuare un impegnativo sforzo intellettuale, resistendo alle fuorvianti pressioni esterne, e dimostrerà un approccio intransigente e senza compromessi a quello che vede e sente quotidianamente, allora potrà sperare di acchiappare un salvagente per sé, per la sua famiglia e per il suo stesso lavoro. Un salvagente che vi permetterà di superare, quasi indenni, la tragedia dell'affondamento del Titanic Italia. Le ipotetiche conseguenze di un nuovo 1929, infatti, non coinvolgeranno esclusivamente i vostri risparmi e il vostro denaro, ma anche il vostro stesso stile di vita e benessere quotidiano. Pensiamo, per questo, agli effetti della globalizzazione multinazionale, che causa il trasferimento di posti di lavoro, e non di lavoratori, da un Paese ad un altro: la delocalizzazione selvaggia ha minato la serenità del vostro vivere e la possibilità di poter pianificare il vostro futuro. Duri e puri, quindi, per non trovarsi impreparati, duri e puri per non sottovalutare quello che la storia del denaro facile ci ha insegnato più di una volta, duri e puri per sopravvivere ad un mutamento di scenario macroeconomico senza precedenti. Lo scopo di questo saggio, pertanto, non vuole essere quello di predire il futuro, ma solo quello di allertare alle eventualità di uno shock finanziario sulle borse e i principali mercati del mondo, tale da dare vita ad un lungo periodo di depressione economica per quasi tutto il mondo. Abbiamo avuto, dal 1990 sino ad oltre il 2000, un fenomenale periodo di crescita e prosperità, interrotta da un cambio di politica estera degli USA, dallo sboom della New Economy e dagli at-tentati e minacce del terrorismo internazionale. II momento è più buio, a mio avviso, di quello che può sembrare: livelli d'indebitamento di stati ed imprese senza precedenti, mancanza di strumenti macroeconomici sui quali potersi appoggiare per creare ammortizzatori sociali, perdita di posti di lavoro senza sosta e crisi valutarie. Nessuno può pensare di sapere che cosa effettivamente ci potrà accadere nei prossimi 18/24 mesi, tuttavia, proprio dalla mia esperienza di speculatore di borsa, ritengo che è sempre meglio essere troppo prudenti, piuttosto che esserlo troppo poco. Dovete fare questa considerazione: cosa 8 rischio se questo scenario si dovesse manifestare e, invece, cosa ci rimetto se le conseguenze fossero molto più ridimensionate di quanto esposto. Pensateci bene: è più sensato spendere qualche centinaio di euro per ristrutturare il proprio patrimonio, sia esso mobiliare che immobiliare, in modo da essere protetti e tutelati, nel qual caso si verifichino la totalità degli scenari che vi vengono illustrati, oppure conviene aspettare e vedere che cosa succederà e solo allora valutare il da farsi? Prevenire è meglio che curare, ormai lo sanno tutti. II problema è che forse non ci sarà nemmeno il tempo e/o le opportunità per pensare di salvarsi. II denaro si muove troppo velocemente, forse più velocemente del pensiero del suo creatore. Durante l'esposizione dei vari scenari, vi rappresenterò in buona sostanza da quali mercati e forme di impiego stare alla larga e su cosa puntare per preservare la consistenza dei vostri attuali assets patrimoniali, ricordando comunque che qualsiasi scelta di allocazione contempla preparazione, competenza e capacità organizzativa, che purtroppo non tutti hanno. Inoltre, vorrei evitare di scatenare una corsa a questo o quel prodotto emesso dalla tal banca, piuttosto che da un'altra: in appendice trovate anche tutti i miei recenti redazionali pubblicati sui principali contenitori mediatici di informazione finanziaria indipendente che riepilogano e sintetizzano molti consigli operativi. Per finire, desidero sottolineare come alcuni capitoli siano stati inseriti e sviluppati, quasi come fossero un corollario a quanto già divulgato, proprio per aprirvi gli occhi e la mente innanzi ai problemi che colpiranno, nello specifico, il nostro Paese. Con le ovvie conseguenze per tutti voi, sia che siate pensionati o imprenditori. Non dimenticate infine di andarvi a guardare le mie videopillole su YouTube di interviste televisive o spezzoni di show finanziari perché sono molto esaustive e ricche di ulteriori informazioni, dif-ficilmente riproducibili in questo saggio economico per ragioni di spazio espositivo. Nella speranza che questa opera possa suscitare interesse e stimolo alla ricerca di quella verità che più volte vi viene negata, faccio a tutti voi i migliori auguri per i vostri investimenti e il vostro stile di vita. DURI E PURI - Macro Edizioni Eugenio Benetazzo

9 Domani sarà tardi: l'apocalisse tiamo vivendo il cataclisma economico che abbiamo tanto temuto. C è chi predica e pratica la riduzione dei tassi, pena l apocalisse bancaria (i cui prodromi sono peraltro molto ben visibili). Altri, al contrario, predicano e praticano l aumento dei tassi come l unica àncora per fare scendere i prezzi, ormai serissima minaccia della stabilità dell economia e della pace sociale globale. Uno dei due sbaglia e continuano a sbagliare entrambi, senza che nessuno dei due sia stato rimosso! Sbagliando abbiamo costruito il maggior cataclisma della storia per poter dire un giorno c ero anch io. I Rimedi? Pochi balbettii. Qualcuno chiede il pagamento immediato dei crediti dell imposta, altri tassi di interesse più bassi, altri ancora (i più sprovveduti) detassazioni varie che vanno dalla rottamazione degli elettrodomestici al risparmio del bollo per le auto ecologiche nuove. Briciole degne dell economia domestica. Ancor peggio si stanno muovendo i massimi reggitori dell economia e della finanza globale. C è chi vuole comprare con i soldi del contribuente le azioni del valore troppo ribassato, altri inventano prestiti obbligazionari perpetui a tassi improbabili a favore delle banche in difficoltà. Sono concordi però nel giurare che le banche non falliranno mai e che per l economia si introdurranno aiuti per tutti. Nel frattempo si promettono riunioni ai massimi livelli delle quali, c è da giurarlo, usciranno grandi promesse di un futuro opulento. Come realizzarlo questo futuro opulento? Non si sa ancora ma lo si deciderà al prossimo summit, che come quelli passati fallirà, e poi ve ne sarà un altro e poi un altro ancora. Peccato che tutti vadano al nuovo summit con idee tanto poche quanto confuse. Fortunatamente c è l uomo nuovo che viene dall America cui tutto il mondo ripone grandi speranze e al quale, c è da scommetterlo, tutti lasceranno la parola più per cavarsi d impaccio che per effettiva fiducia. È evidente che in queste condizioni non v è da attendersi che il peggio. Ben lo hanno capito i commercianti di ogni tipo e dimensione che hanno bloccato gli acquisti. Altrettanto bene se ne sono accorti i produttori che, dove possono, bloccano le produzioni. Sembra che anche le statistiche internazionali certifichino senza ombra di dubbio che siamo all ultimo stadio. Non sembra invece che i politici nostrani se ne stiano rendendo conto. Non si cambiano gli uomini che avrebbero dovuto controllare non l hanno fatto. V è ancora chi difende i privilegi universitari, altri che scioperano pur avendo un contratto di lavoro in tasca, altri ancora che riuniscono folle oceaniche per ragioni diverse da quelle più urgenti. L amministrazione fiscale continua imperterrita ad applicare puntualmente al contribuente la legislazione fiscale lunare che ci caratterizza, senza parlare dell altro Stato che dobbiamo finanziare che va sotto il nome di Inps. Quindi mentre la casa brucia arrivano contestazioni di tasse pagate in ritardo nel millennio passato o di more per cartelle esattoriali indecifrabili anch esse di una altra era economica. Forse sarebbe il momento di un condono a costo zero ma non se ne parla perché lo strumento è stato già bruciato per ragioni più futili nel passato. La verità è che non si sa che pesci prendere né ci si rende conto che dal prossimo Natale assieme al crollo delle vendite natalizie registreremo il crollo del gettito fiscale e previdenziale che promette di essere di dimensioni tali da travolgere la credibilità anche dei titoli del debito pubblico, rimasti oggi ultima spiaggia per i risparmiatori. È decisamente incredibile che nessuno spenda una parola su una prospettiva tanto nera quanto certa del futuro prossimo del bilancio pubblico. Non indicherò il da farsi sia per la complessità che per la tecnicità delle misure necessarie sia perché questa non è la sede più appropriata. Mi limiterò a rilevare un 9 Finestra sui mercati fatto limitato quanto illuminante: in questo cataclisma v è uno spazio che appare impermeabile ad ogni problema ed è quello relativo ai quasi-monopoli dell energia (Eni ed Enel), della mobilità (autostrade), e, in genere di quelle società che hanno un potere contrattuale squilibrato a proprio favore. Esse, pur con ricavi che forse non cresceranno come nel passato, rastrellano ogni anno utili dell importo di più finanziarie rivelandosi così più forti dello stesso Stato ed ispirate a logiche di stretta osservanza privatistica, senza alcuna considerazione per il proprio ruolo sociale ed economico che pur svolgono (anche se molto male). I loro utili non sono altro che domanda sottratta al mercato e quindi ulteriore ragione di destabilizzare dei mercati. Inoltre le super fatturazioni dei loro servizi aggravano le imprese dei costi che, di questi tempi, costituiscono un vero e proprio schiaffo all intera economia. È assolutamente inaccettabile che nella stessa economia convivano più poteri di questa portata e che altri ci si appresta a creare (gli Enti locali che nascono con il federalismo fiscale prossimo venturo, già indebitati e sotto peggiori auspici economici); è quindi evidente che va ripensato l intero modello industriale italiano, quello pubblico e quello della grande impresa con grande valenza pubblica. Ma subito, domani sarà già tardi. Massimiliano Sassolini

10 Marketing & Fornitori Gennaro Marzano: da agente in attesa di un posto statale a titolare di una grande agenzia di rappresentanze assione, capacità di adattamento, programmazione. Sono tre doti imprescindibili per un agente di commercio moderno ma non è detto che debbano essere innate, si possono sviluppare nel tempo. Lo dimostra la storia professionale di Gennaro Marzano, titolare della omonima società di rappresentanza che assieme alla F.lli Marzano ha il mandato di numerose aziende tra le quali Riso Gallo, Valfrutta, Kimbo, Caviro, Ponti, Motta, Grandi salumifici italiani, Devely e nel settore no food Foxy e Dacca. "Ho iniziato a lavorare come agente di commercio solo in attesa di un posto sicuro nel 1979 dopo essermi diplomato - ci ha raccontato Marzano -. Un mio conoscente mi chiamò e non potendo rifiutare mi prestai a vendere ricamati per corredi porta a porta a Triggiano. Non era esattamente la mia idea di lavoro tanto che avevo anche provato un concorso alle Poste ma oggi posso dire che per fortuna è andata diversamente". Cosa l'ha convinta a proseguire nel suo lavoro? "Mi piaceva stare in giro, conoscere gente così dopo aver chiuso l'esperienza dei merletti senza alcuna vendita non ho mollato e sono passato alla mitica azienda "Papà Barzetti" con il mio amico Giovanni Damiani. I primi soldi guadagnati li accolsi con incredulità perché non mi era pesato, capì allora che quel lavoro aveva fatto presa in me e iniziava a stimolarmi. Tanto che un paio d'anni dopo entrai come collaboratore in una agenzia plurimandataria". Cosa le ha permesso di fare il grande salto? "Mi aveva chiamato la Cirio, ma come controproposta l'azienda per la quale lavoravo mi offrì il ruolo di capo vendite e accettai. È stata una e s p e r i e n z a importantissima perché ho avuto la possibilità di conoscere al dettaglio la situazione di Bari e provincia. Quell'esperienza è durata qualche anno fino a quando non ho cominciato a prendere mandati in modo diretto. Il primo è stato l'attuale Caviro nel 1982, poi l'anno dopo ho cominciato con Riso Gallo a gestire più mandati. Ecco è stato l'avvio vero della mia attuale carriera". La sua società oggi cosa rappresenta? "Un'importante realtà nel campo della rappresentanza per la zona di Bari, Brindisi e Foggia. Mio Fratello Pasquale mi affianca nella gestione delle agenzie e di alcuni clienti della GDO e della DO, ci avvaliamo di sette collaboratori di un ufficio centrale a Triggiano in cui sono impiegate quattro ragazze e abbiamo due referenti per il merchandising. Seguiamo i nostri mandatari non solo nel sell in (strategie commerciali atte a favorire l'acquisizione del prodotto da parte dei rivenditori, ndr) ma anche nella vendita ai consumatori finali, muovendoci a 360 gradi". Questi nuovi servizi sono stati consequenziali al cambiamento del rapporto con la grande industria? "Si richiedono ormai figure sempre più complete, l'industria non ti chiede più solo la vendita ma occorre monitorare ciò che accade anche dopo. Non basta avere una buona parlantina, 10 In passato era importante la parlantina.oggi parlano i tabulati e le quote di mercato ma la fiducia resta fondamentale oggi parlano i tabulati e le quote di mercato. Quindi serve una buona preparazione di base e capacità di programmazione. E mi permetta di aggiungere che sono fiero della totale fiducia e disponibilità che le aziende che tratto mi riconoscono". In che modo gli strumenti informatici vi hanno aiutato? "Oggi se non sei informatizzato non puoi neanche dialogare con le aziende. Il sistema di corrispondenza elettronica in qualche caso fa perdere più tempo ma è indispensabile. Quindi possiamo dire che i sistemi computerizzati hanno da un lato semplificato le cose e dall'altro hanno complicato il tutto. Agli inizi degli anni ottanta bastava una stretta di mano". rapporto con la distribuzione in generale e con la Ingross levante in particolare è anch'esso cambiato? "Il canale distributivo è fondamentale, è curato con professionalità da tutte le nostre agenzie. Le rivelerò che con la Ingross Levante non è cominciato subito nel migliore dei modi perché agli inizi, stiamo parlando degli anni ottanta, c'era una certa tensione anche se non ricordo più su quali basi era nata, la conoscenza diretta con Renzo Amato è stata importante e oggi posso tranquillamente dire che c'è un ottimo rapporto di stima e reciproco rispetto dei ruoli". II lavoro di agente di commercio è ancora soggetto a trasformazioni? "È un momento difficile per tutti e il nostro lavoro è destinato ancora a subire dei cambiamenti. In Puglia siamo ancora in un certo senso fortunati perché ci sono imprenditori locali che si muovono sui mercati nazionali. Ma a livello nazionale stiamo assistendo a una concentrazione delle agenzie e a una multinazionalizzazione delle imprese. Pertanto la figura dell'agente è costretta continuamente a modificarsi al fine di soddisfare le esigenze sia delle imprese sia della distribuzione. L'agente rimane sempre quella materia indefinibile che si pone fra l'incudine e il martello, pertanto rimane fondamentale la fiducia riposta come cardine centrale della nostra attività. m.d.s.

11 Marketing & Fornitori EuroSfir il leader dello zucchero in Europa el corso degli ultimi anni il quadro generale della filiera saccarifera europea è stato oggetto di una radicale trasformazione. L'approvazione del nuovo regolamento saccarifero comunitario ha apportato profondi cambiamenti che si sono tradotti nella riduzione strutturale delle quote produttive, nella concentrazione della produzione nelle aree maggiormente vocate e nel raggruppamento delle aziende e dei gruppi operanti nel settore con conseguente razionalizzazione della filiera distributiva. Solo in Italia negli ultimi 2 anni sono stati chiusi 16 impianti produttivi alimentati a barbabietola su 20. In questo contesto, Sfir (Società fondiaria industriale romagnola), oggi uno dei maggiori produttori di zucchero in Europa, che già dal 2000 aveva lanciato in Italia con marchio "Notadolce" una nuova e completa linea di zuccheri speciali, si è aggiudicata tutta la quota di raffinazione di zucchero greggio assegnata dalla comunità europea al nostro Paese. Questo ha comportato la realizzazione di un progetto di consolidamento e potenziamento dell'attività di commercio e di distribuzione dello zucchero nel mercato italiano realizzato con la collaborazione di Eurosugar, società formata da partners che vantano una consolidata esperienza internazionale nel settore saccarifero. Da questi due gruppi è nata nel novembre 2007 una nuova società, Euro Sfir Italia (Esi) operativa dal 1 Novembre 2007, detenuta in misura paritetica da Sfir ed Eurosugar, con lo scopo di commercializzare e distribuire nel mercato italiano zucchero di qualità controllata e garantita, prodotto negli stabilimenti europei dei propri soci. Filippo Sirri, direttore vendite retail del neo gruppo, ci spiega come è nato questo progetto. "Nonostante i grossi cambiamenti in atto e la forte dipendenza dall'estero che ci stiamo trovando ad affrontare in questo settore, Eurosfir ha ritenuto fondamentale mantenere la produzione di zucchero bianco anche sul territorio nazionale". La scelta è stata strategica ma anche dettata dalla tradizione. Il gruppo Sfir è nato circa 50 anni fa con lo stabilimento di Forlimpopoli, in provincia di Forli, grazie all'intuizione di Luigi Maraldi, passato dall'industria metallurgica di famiglia a quella saccarifera. Nel corso degli anni la società ha creato ed acquisito numerosi altri impianti, sia in Italia che all'estero (Spagna, Slovenia, Serbia, Portogallo). Eurosugar, invece, raggruppa le attività commerciali e logistiche europee dei suoi soci fondatori e rappresenta al contempo una delle più grandi società di produzione e commercializzazione di zucchero in Europa. I suoi soci sono Nordzucker AG (Germania) e Cristal Union (Francia), due tra i principali produttori di zucchero in Europa, con una produzione complessiva di zucchero di oltre tonnellate, e ED&F Man (Inghilterra), uno dei principali operatori mondiali nel trasporto e movimentazione di prodotti alimentari, che opera in 44 paesi e movimenta circa 8 milioni di tonnellate di zucchero l'anno. In questo nuovo contesto quale sarà il ruolo della Sfir? "Euro Sfir Italia, coniugando la collaudata esperienza della logistica e rete vendita di Sfir, la forza produttiva e commerciale di due dei principali produttori europei e il know-how del più importante trader mondiale specializzato in zucchero, sarà in grado di presentarsi come interlocutore primario ed affidabile, nuovo punto di riferimento per tutti i tipi di clientela del mercato italiano, dall'industria alla GDO all'horeca", evidenzia Filippo Sirri. Il direttore vendite ci presenta, infine, le ultime novità. "Per il mercato domestico, Esi continuerà a commercializzare tutti i prodotti a marchio Notadolce già presenti sul mercato. Accanto allo zucchero Classico, poi ci sono zuccheri finissimi, per dolci, di canna, per marmellate oltre due innovativi prodotti. Uno zucchero 'leggero' (Lighty) e uno zucchero al ginseng (Ginergy), ed uno zucchero finissimo bruno di canna, tutti creati per soddisfare le nuove esigenze dei consumatori. G.O. Fatturato: euro Prodotto più performante: Zucchero classico da 1 Kg. 11

12 Marketing & Fornitori Dal "Caffè Savoia" al Gruppo Saicaf, storia dei torrefattori baresi che sfidano le multinazionali a storia della Saicaf, ha radici che risalgono al 1932, anno in cui l'avvocato civilista Beniamino Cipparoli fondò a Bari la Società Anonima Industria Caffè. Alle origini della società barese, c'è proprio un avvocato che, in vena d'investimenti, aiutò suo fratello nella gestione di un bar in Piazza Carabellese, nel rione Madonnella, uno dei quartieri più centrali di Bari. Di qui nacquero una serie di bar tra i quali "Il Caffè della Posta" ed "Il Caffè Savoia". Per i primi quindici anni l'azienda si occupò della torrefazione del caffè per i suoi bar, ma la primissima espansione cominciò con il servire altri pubblici esercizi in provincia. Nel 1952 l'avvocato Cipparoli, ormai alle soglie della pensione affidò la gestione dell'azienda al genero Leonardo Lorusso, figlio di ricchi proprietari terrieri di Altamura, "don Leonardo" Numero addetti: 87 Numero degli stabilimenti: 1 Prodotto più performante: Saicaf Classico confezione gr. 250 porterà la Saicaf alla svolta decisiva, cominciando con l'entrare a far p a r t e dell'associazione I t a l i a n a Torrefattori. A lui si deve la costruzione dell'attuale sede che poté vantare le prime macchine automatiche utilizzate in Italia in questo settore che permisero di passare dalla torrefazione al confezionamento senza alcun intervento manuale. Antonio Lorusso, figlio di don Leonardo, appena maggiorenne, nel 1958 cominciò ad occuparsi dell'azienda di famiglia curando gli affari in provincia di Foggia e, dopo aver percorso tutti i gradini gerarchici partendo dal più basso, oggi è Presidente della Saicaf. A una sua intuizione si deve negli anni sessanta, la stategia volta a estendere la distribuzione a tutto il territorio nazionale. L'idea vincente fu il marchio-consorzio "Sao Cafè", che assicurava la diffusione nazionale del brand mentre il rifornimento sul mercato, nelle rispettive aree geografiche, era garantito dai torrefattori locali consorziati. In questo modo si raggiunse non solo il vantaggio di una migliore e rapida 12 distribuzione del prodotto ma anche, e soprattutto, quello di soddisfare le attese della clientela locale in fatto di tostatura e di gusto del caffè. L'azienda è cresciuta negli anni anche grazie Le società del gruppo: Gran Caffè Saicaf Saicaf Vending Fin. Coffee C.C. Claudio Caffè Tobiaco Caffè Sao Caffè agli impulsi positivi forniti dall'ingresso, nel 1979, dell'ingegner Nicola Signorile, oggi Amministratore delegato, che inizialmente affiancò il padre Francesco, procuratore e socio, occupandosi dell'approvvigionamentoselezione del caffè, della responsabilità tecnica della torrefazione nonchè della gestione del personale dell'azienda. Accanto al canale alimentare continuò la crescita del settore bar. Tanto che è stata necessaria la creazione nel 1991 della Fin.Coffee srl, una società finanziaria nata per dare maggiore impulso al canale dei pubblici esercizi, nel quale la Saicaf è leader di mercato. Tra le acquisizioni più significative, funzionali a questo ambito ci sono state quelle della "Tobiaco caffè srl" e della "San Paolo caffè srl." Le ultime società entrate a far parte del gruppo sono la "Claudio Cafè", società francese partecipata e fondata dalla Saicaf S.p.a. da circa 10 anni che ha introdotto l'azienda barese nella ristorazione parigina e la Saicaf Vending nata con l'obiettivo di offrire la qualità che contraddistingue il marchio con il pratico e veloce sistema del caffè in capsule, sempre più richiesto per il mercato domestico e per l'ufficio. Sono passati oltre settantacinque anni dalla nascita della Saicaf e in azienda è entrato anche Leonardo Lorusso, figlio dell'onorevole Antonio, per un rinnovamento ancora nel segno della tradizione.

13 ntrando a Bari da via Amendola, a metà della lunga arteria che porta in città, si è investiti dal profumo di caffè. L'odore dei chicchi tostati vi accoglie come in una casa alle prime ore della mattina. In effetti, la Saicaf qui è di casa. È il caffè dei baresi. O meglio il caffè con il quale gli imprenditori baresi, Lorusso e Signorile, competono con le grandi multinazionali della torrefazione. Quattro milioni e cinquecento mila chilogrammi di caffè passano ogni anno attraverso i depositi ed i sofisticati impianti di torrefazione di Bari, dove ha sede lo stato maggiore dell'azienda. Provengono dal Brasile, dal Centro America (Costarica e Colombia) e dall'africa (Zaire e Costa d'avorio) e sono destinati, nelle loro varie miscele, a soddisfare i gusti più diversi dei consumatori. Lo scenario competitivo con il quale deve confrontarsi l'azienda barese è complesso. Con milioni di euro di fatturato dei produttori, di cui oltre 600 ottenuti dall'esportazione, 700 aziende impegnate nella torrefazione e ca addetti specifici, il settore del caffè è uno dei più dinamici dell'industria food & beverage del nostro Paese. Nonostante ciò, il mercato del caffè attraversa da molti anni la fase di maturità dei consumi. In termini di impiego procapite siamo a oltre 10 chili annui per nucleo familiare. La penetrazione del prodotto nelle famiglie italiane è del resto prossima al 100% e non vi sono quindi spazi di ulteriore crescita tramite l'allargamento del parco famiglie. Come si colloca in questo quadro la Saicaf? "Operiamo su diversi canali. Quello alimentare che assorbe la maggior parte della nostra produzione e il pubblico esercizio, sono certamente i più importanti - spiega Luigi Garganese, responsabile dell'ufficio marketing - Siamo tra le prime sette aziende in Italia in termini di v o l u m i (annoverando quelli del SAO) e la nostra r e a l t à distributiva si sviluppa da Bari e provincia fino oltre la Puglia, ma all'interno della grande distribuzione siamo presenti su tutto il territorio nazionale. Abbiamo una divisione specifica per il mercato estero che oggi presenta spunti interessanti, in quanto la cultura dell'espresso anche fuori dai confini nazionali è in forte crescita. Altrettanto positivo è il trend di sviluppo della nostra divisione Vending". Come definirebbe il rapporto con il canale distributivo? "Collaborativo, ma non è sempre facile. La concentrazione distributiva delle diverse insegne impone trattative ad ampio raggio territoriale, aree nelle quali il nostro marchio vive differenti capacità di attrattiva. Fortunatamente Saicaf dispone di una forza che ha acquisito negli anni, quella del marchio, che gli consente di non perdere gli spazi nella Gd come sta a dimostrare la presenza dei nostri prodotti nei Cash Migro, che così raggiungono anche mercati del 13 Marketing & Fornitori nord Italia. " Siamo prossimi alla fine dell'anno, che bilancio si può tracciare per il 2008? "Quello trascorso è stato un anno di importanti novità per l'azienda. Siamo in un momento storico particolare, nel quale il nostro target ideale di mercato vive di fatto un passaggio generazionale, mutando le sue abitudini di acquisto, i luoghi ed i metodi di consumo. Per questo abbiamo introdotto numerose novità". Tra queste anche il lancio di un nuovo prodotto? "Sì, Il mio mattino un caffé eccezionale, la cui nuova miscela, destinata al consumo domestico, con una forte predominante arabica ma con una necessaria presenza di un ottimo robusta per garantirne corpo e consistenza, è studiata per diffondere ottimismo e buonumore in tutta la casa. E' in distribuzione da poche settimane nei formati a mattonella da 250 gr, bipack e quadripack per la classica Moka di casa ma, per quanto detto prima e per gli amanti del caffè espresso a casa, è disponibile anche in astuccio da 125 gr. contenente 18 cialde m o n o d o s e confezionate singolarmente". Quali altri cambiamenti può segnalarci? "A settembre abbiamo lanciato un'operazione di fidelizzazione della clientela attraverso una raccolta punti. Si chiama Premiati&Contenti e si tratta della prima iniziativa del genere nella storia della Saicaf. In questo modo vogliamo premiare sia i nostri clienti storici sia chi per Saicaf: bilancio positivo di un 2008 ricco di novità la prima volta sceglie i nostri prodotti. Abbiamo inoltre effettuato un restyling di tutte le confezioni alimentari, dando un'unica brand identity nuova e più accattivante, ad eccezione della linea classica, che mantiene il suo look ed il suo target tradizionale. Abbiamo ampliato la gamma del decaffeinato, espresso casa e Gran Caffè 100% arabica, inserendo le rispettive confezioni multiple. Il nostro consumatore, come detto, sta cambiando, e vogliamo dare risposte alle loro aspettative". Michele de Sanctis Curiosità Il caffé è originario dello Yemen Oggi il Brasile è il primo produttore mondiale di caffé ma la bevanda è stata importata nel clima tropicale sudamericano dagli europei. La pianta, infatti, è originaria degli altipiani del Kaffa, una regione a sud dell'etiopia, dove ancora oggi cresce spontanea. Il nome trae origine dalla parola araba "qahwa", come ancora oggi si chiama il caffè in quella lingua, che significa bevanda vegetale, poi si passò alla parola turca "qahvè" attraverso un progressivo restringimento di significato, parola riportata in italiano con "caffè".

14 Special food Pranzo della domenica: un rito rassicurante Michela Caiapic n tempi come quelli che stiamo vivendo in cui televisioni e giornali non fanno altro che parlare della crisi finanziaria che minaccia la stabilità del sistema economico dei paesi industrializzati, Italia inclusa, una domanda sorge spontanea. Che riflessi avrà quest'ulteriore crisi sulle abitudini d'acquisto della mia clientela e quindi sulla mia attività? Di una maggiore oculatezza negli acquisti, di un'accresciuta attenzione al rapporto qualità/prezzo dei prodotti, degli sforzi di ridurre gli sprechi degli italiani, ci siamo accorti tutti. Non è però assolutamente il caso di drammatizzare. I motivi d'ottimismo, infatti, non mancano. Non possiamo non sentirci rincuorati ogni qualvolta rileviamo effetti virtuosi (quelli cioè che giocano a nostro favore) innescati dalla sequela di crisi sulle quali, a turno, i media tanto insistono. Parliamo della tendenza degli italiani all'acquisto di cibi percepiti di qualità, con funzione di autogratificazione, di compensazione d'eventuali piccole rinunce in altri capitoli di spesa. Una tendenza diffusa in particolare fra le fila della clientela più importante per il piccolo e medio dettagliante alimentare oggi: quella appartenente alla classe media e medioalta. Ma parliamo anche di un certo travaso dei consumi da quelli fuori casa a quelli domestici. Sempre più consumatori, d'altronde, sono consci del fatto che sul conto del ristorante la voce cibo e bevande pesa molto meno rispetto a quelle del servizio, personale, affitto del locale e così via. Che vent'anni di sperimentazioni e mode alimentari (dalla nouvelle cuisine alla cucina molecolare, dal fast food all'happy hour, al finger food) non siano riuscite a intaccare l'approccio tradizionalista degli italiani al cibo lo conferma una recente ricerca dell'accademia italiana della Cucina (Aic) sul ruolo del pranzo della domenica per le famiglie benestanti (escluse quindi quelle toccate dal fenomeno della povertà) di tutt'italia oggi. "Lo studio, che si basa su interviste a poco meno di 2 mila famiglie italiane", ammette Giovanni Ballarini, presidente dell'aic, "aveva l'obiettivo d'indagare questo grande classico della nostra tradizione gastronomica con il timore, forse, di scoprirlo un po' demodé. Insomma, accantonato da nuovi stili di vita e abitudini familiari. La ricerca ha invece confermato, in maniera inequivocabile, che il pranzo della domenica si conferma un rito attraverso il quale gli italiani perpetuano l'antica tradizione del desco familiare. Tradizione attraverso la quale si ribadisce il valore della famiglia, lo spirito di convivialità e, perché no, in tempi difficili come gli attuali, si ravviva il senso d'appartenenza, di mutua assistenza e di protezione". Ne è risultato che, tutt'oggi, il pranzo domenicale rappresenta un rito irrinunciabile per un italiano su due (sei su dieci al Sud e nelle Isole). E al 52% degli interpellati che in media dichiara di parteciparvi ogni settimana, si aggiunge una altro 21% che lo celebra due volte il mese. Soltanto il 5% non partecipa mai a pranzi domenicali con congiunti e amici. A preparare le portate del pranzo della domenica sono nella stragrande maggioranza dei casi membri della famiglia (nell'80% dei casi donne e solo nel 20% dei casi i maschi di casa). Meno del 15% delle famiglie (18-20% fra gli under 40) ricorre a piatti pronti industriali o di rosticceria. Molto bassa anche la percentuale degli italiani che sceglie di celebrare il rito del pranzo domenicale al ristorante: in media il 5,4%, con una punta del 10,5% nel Nord-est. Il 94,6% si ritrova intorno al tavolo di casa, con una famiglia allargata composta in media da cinque persone (sei al Sud e nelle isole). Il pasto dedicato al convivio familiare rimane il pranzo (90%), anche se i giovani (20%) preferiscono la cena come momento di socializzazione con la famiglia. Nonostante poi la domenica sia un susseguirsi di programmi televisivi che accompagnano, anticipano o seguono l'ora del pranzo, solo l'1,5% degli italiani dà retta ai consigli delle trasmissioni televisive quando deve scegliere il menu. Al contrario ben nove italiani su dieci s'affidano alle tradizioni familiari, tramandate di generazione in generazione. È così che oltre l'81% delle famiglie italiane porta in tavola ricette della gastronomica locale, un 6% piatti che potremmo definire italiani e meno di una famiglia su 100 pietanze internazionali, con una propensione per i piatti innovativi circoscritta al 15% degli under 40. La creatività in cucina degli italiani è confermata anche dal fatto che, solo una piccola parte delle famiglie interpellate ha dichiarato di prendere spunto da libri di cucina per la realizzazione del pranzo domenicale: l'8% degli uomini e il 6% delle donne, in generale molto più gli under 40 (15%) rispetto agli over 50 (4%). 14

15 Special food I sei menu della domenica secondo l'accademia italiana della cucina Nord-Ovest Antipasti: tonno di coniglio, vitello tonnato, battuta di carne cruda, insalata russa Primi: agnolotti, ravioli Secondi: bolliti misti, brasato, arrosto di manzo Contorni: carote, finocchi al burro Dolci: torta di mele, panna cotta Antipasti: crostini, salumi misti Antipasti: salumi misti, crostini vari, formaggi Primi: pasta asciutta, tortelli, lasagne al forno, risotto Secondi: arrosti (vitello, maiale), pollo, pesce Contorni: patate arrosto, insalata, verdure cotte Dolci: torta (di mele), crostata, gelato Antipasti: soppressa, formaggi, affettati misti Primi: tortellini in brodo, risotto al radicchio Secondi: coniglio, vitello arrosto Contorni: composta di verdure cotte, patate al forno Dolci: crostata, zuppa inglese Nazionale Nord-Est Centro Primi: pasta al forno, al ragù Secondi: arista di maiale, pollo arrosto Contorni: piselli, patate al forno Dolci: biscottini, tiramisù Antipasti: prosciutto e melone, salame, formaggi Primi: linguine di mare, pasta al forno Secondi: agnello, polpettone Contorni: insalata mista, peperoni al forno Sud Antipasti: insalata di mare, olive, formaggi Dolci: pasticcini, babà Primi: pasta alla marinara, lasagne, pasta al forno Isole Secondi: salsiccia, cotoletta, falsomagro Contorni: patate al forno, insalata mista Dolci: cannoli, cassate, piccola pasticceria 15

16 Cash and Carry Tortona: dove Migro parla piemontese l'avamposto più a nord della Ingross Levante. Nel maggio 2002 in occasione della sua inaugurazione è stato celebrato dalla stampa come un raro esempio di un'impresa del Mezzogiorno che si espandeva nel nord Italia e non viceversa, come sempre più spesso avviene. Il Cash and Curry Migro di Tortona è inserito in un centro logistico non lontano dall'interporto Rivalta Scrivia, una splendida realtà operativa situata al centro del triangolo industriale e commerciale Milano/Genova/Torino. Ovvero nel cuore di un polo multifunzionale che tende sempre più a porsi in uno scenario industriale moderno, proiettato verso un'ottica di internazionalizzazione dei servizi. Si tratta di una posizione strategica che grazie agli ottimi collegamenti stradali e autostradali permette a clienti di Rapallo, Monza, Torino, Piacenza di raggiungere facilmente il Cash nonostante siano distanti quasi cento chilometri. Ma la sua collocazione geografica favorisce i molti clienti che acquistano all'ingrosso anche dall'estero. Arrivano, infatti, ordini dalla Svizzera, dalla Francia e dalla Germania per clienti che trovano convenienti i prezzi e i servizi offerti dalla Migro. La struttura si estende per mq e negli ampi e ordinarti 16 corridoi divisi da scaffalature alte 10 metri trovano posto oltre referenze, monitorate con un sistema elettronico all'avanguardia che si avvale dell'etichettatura elettronica dei prodotti. Ventitrè dipendenti prestano servizio all'interno del Cash che può attivare fino a 8 casse per la fatturazione. È, inoltre, presente anche l'area dei prodotti bazar che si arricchisce sempre di nuovi articoli. La risposta dei clienti è stata fin dalla sua apertura ottima e il bacino di utenti è in crescita. La sfida al nord basata su una proposta vincente in termini di rapporto qualità/prezzo dei prodotti è stata vinta. Altizio: "L'azienda mi è stata vicina anche nelle difficoltà" Claudio Altizio, nella foto al centro, era un dipendente della Ingross Levante prima ancora che il Cash di Tortona fosse edificato. La sua storia parte da lontano, esattamente dal 2000: "sono di Molfetta, ma per una mia scelta, negli ultimi anni ho chiesto di essere mandato in trasferta". Ma il suo percorso non è stato sempre lineare. Ha lasciato per un periodo il lavoro ma"sono stato felice di rientrare. L'azienda mi è stata vicina anche nei momenti difficili che ho attraversato". Claudio ha girato l'italia in molti dei punti vendita della Migro. "Questa esperienza mi ha arricchito molto, perché ho potuto sperimentare diverse mansioni e ho sempre trovato un ambiente di lavoro accogliente". Oggi vive a Lucca ed è responsabile del reparto freschi: "ho cercato di dare una impronta con la mia competenza anche in questo nuovo incarico, ho stretto buoni rapporti con i clienti che spesso mi chiedono un consiglio".

17 Cash and Carry L'efficienza viaggia da sud a nord Intervista al responsabile Donato Spinelli l calore e la disponibilità che accolgono i clienti del nord è tutto frutto della passione di un uomo del sud, Donato Spinelli da Ginosa, responsabile del Cash di Tortona. È cominciata dal magazzino di Massafra la sua carriera nella Ingross levante. Poi il classico cursus che passa dall'ufficio al ruolo di vice responsabile prima di finire a dirigere un importante centro di distribuzione. "È stato un lungo cammino - ci confida - mi sono trasferito qui in provincia di Alessandria da quando abbiamo aperto. Solo da pochi mesi sono responsabile ma questa promozione è stata frutto di tanto sacrificio ma anche motivo di entusiasmo". Qual è stata la sfida più grande che ha affrontato? "Sicuramente quella di lasciare tutto, c'era la voglia di cambiare e passare alla prima frontiera al nord, ad una nuova tipologia di clienti. Ci tenevo perché si è allargato il mio campo di vedute". Come va la gestione del Cash? Donato Spinelli responsabile del Cash "Va molto bene, mi avvalgo di un ottimo staff di collaboratori, ragazzi motivati molti dei quali vengono come me dal sud". Quali differenze ha riscontrato? "Qui c'è un diverso approccio al lavoro, confrontarsi all'inizio non è stato facile, lo spazio dedicato al lavoro qui si esaurisce nelle otto ore, da noi c'è uno spirito di sacrificio diverso. Ma posso dire che lo spirito aziendale è comune a tutti i dipendenti". Il Rapporto con i clienti? "È ottimo, ma facciamo di tutto per farlo diventare migliore. L'accoglienza, la gestione, la pulizia tutto è impostato per mettere chi ci visita a proprio agio e invogliarlo a tornare. E la buona frequenza di visita ci incoraggia ad andare avanti su questa strada". Quali gli obiettivi futuri? "La crescita dell'azienda in questa realtà. Migro offre convenienza e un ricco assortimento, noi di nostro ci mettiamo una buona gestione per fidelizzare la clientela". 17 La parola ai clienti Marco Barbino Ho un negozio di alimentari qui a Tortona e per rifornirmi ho scelto il Cash Migro da quando ha aperto, trovo ottimo il rapporto qualità-prezzo. Vengo qui settimanalmente perché c'è tutto ed è vicino alla mia attività, sono un po' pesanti i doppi controlli ma ha degli aspetti positivi anche per noi. Vincenzo Valentini sono cliente Migro da anni. Qui il sistema è un po' diverso dagli altri grandi distributori ma per me non è un grosso problema, lo trovo conveniente anche se vengo qui a Tortona da Savignone, un comune in provincia di Genova a 57km da qui. Ho un ottimo rapporto con i dipendenti che spesso vengono incontro alle nostre esigenze.

18 Diritto e fisco Le attività di vigilanza nel nuovo sistema istituzionale per la sicurezza dei lavoratori ivisitazione attività di Vigilanza Il Testo Unico ha completato il quadro normativo già modificato dalla legge n. 123/2007 e introduce la sospensione dell'attività imprenditoriale in presenza di gravi violazioni alle norme sulla sicurezza. Composizione e compiti del nuovo sistema istituzionale: C o m i t a t o Nazionale per il coordinamento dell'attività di vigilanza (presso il Ministero della Salute), il cui compito è di indirizzo e di valutazione delle politiche e delle attività di vigilanza di Stato e Regioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro; Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro (presso il Ministero del Lavoro), il cui compito è di confronto tra Amministrazioni e parti sociali su temi di fondamentale rilevanza, ad es.: esaminare i problemi applicativi della normativa sulla salute e sicurezza del lavoro e formulare proposte di miglioramento e/o perfezionamento della legislazione ; Comitati Regionali di coordinamento; in ogni regione e provincia autonoma opererà un comitato regionale di coordinamento, il cui compito è quello di coordinarsi con il Comitato Nazionale e con la Commissione consultiva; Sistema informativo Nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro SINP (presso l'inail), i dati sugli infortuni lavorativi, relativi ad ogni attività lavorativa in materia di salute e sicurezza, confluiranno in un unico e condiviso sistema informativo nazionale SINP al quale possono accedere anche le parti sociali. I dati raccolti saranno utili per orientare, programmare, pianificare e verificare l'efficacia dell'attività di prevenzione; Enti pubblici Nazionali (Ispesl, Inail, Ipsema. Nel Testo Unico si stabilisce che tutti e tre gli istituti sono enti pubblici nazionali con le proprie specifiche competenze in tema di salute e sicurezza sul lavoro. Nell'ottica di un sistema sinergico, questi, contribuiranno ad assicurare apporti conoscitivi e di sostegno ai programmi di intervento in materia di sicurezza e salute; Commissione per gli interpelli (presso il Ministero del Lavoro), il cui compito è quello di rispondere ai quesiti di ordine g e n e r a l e sull'applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Potranno rivolgersi alla commissione : " Organismi associativi a rilevanza nazionale degli enti territoriali e gli enti pubblici nazionali "Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori più rappresentative a livello nazionale " Consigli nazionali degli ordini o collegi professionali. Raffaele Tritto RSPP 18

19 uale dovrebbe essere il ruolo dell'economia al servizio di una società in cui l'uomo abbia la responsabilità sociale dell'integrazione completa, e non solo del fine economico e patrimoniale? Come far assimilare il concetto di "priorità globali" a gruppi che hanno come fine quello del bilancio trimestrale in attivo e che, se non vogliono far crollare il loro valore in borsa, non possono che guardare all'immediato? In altre parole, come conseguire il bene comune in una società nella quale tutto è cresciuto come una metastasi nella corsa della specie umana alla colonizzazione del pianeta? Lester Brown e Christopher Flavin del Worldwatch Institute hanno riassunto alcuni dati relativi al ruolo della nostra specie nei confronti dei sistemi naturali nel XX secolo, che ha visto crescere di ben quattro volte il numero di esseri umani sul pianeta (oggi oltre sei miliardi) con un'economia mondiale diciassette volte più grande. L'economia globale è salita da una produzione annua di miliardi di dollari nel 1900 a 50 mila miliardi di dollari nel La crescita della produzione economica dei tre anni ha superato quella dei diecimila anni che intercorrono dalla nascita dell'agricoltura fino al Nel 1900 venivano utilizzati giornalmente pochi barili di petrolio, nel 1997 il consumo quotidiano era di 72 milioni di barili di petrolio.nel 1900 circolavano nel mondo solo poche migliaia di auto, oggi ve ne sono più di 520 milioni. Questa crescita ha permesso standard di vita inimmaginabile dai nostri avi, ma ha anche danneggiato i sistemi naturali e la loro capacità di rigenerarsi. Le grandi crisi economiche che si susseguono mostrano che il modello di sviluppo che fino ad ora, in qualche modo, ha funzionato è in evidente difficoltà. Necessitiamo di un'economia ecologicamente e socialmente "sostenibile" che consenta lo sviluppo dell'umanità senza distruggere le basi su cui poggia e che riesca a offrire a tutti una vita migliore. E con "migliore" intendo una vita senza l'angoscia del dover arrivare a fine mese per colpa di inflazioni e crisi economiche ricorrenti provocate in gran parte da alchimie della finanza. 19 Diritto e fisco Economia e Bene Comune. Le responsabilità degli imprenditori per evitare di trasformare l'economia in una giungla Ricordo con affetto che fin dagli anni '70 del secolo scorso Aurelio Peccei, figura dalle eccezionali doti umane e intellettuali, coinvolse nel "Club di Roma" alcune delle menti più innovative, curiose e impegnate del mondo, tutte prof o n d a m e n t e preoccupate per il futuro dell'umanità e pubblicò il rapporto "I limiti dello sviluppo" che scatenò a livello internazionale il d i b a t t i t o sull'impossibilità di p e r s e g u i r e un'ininterrotta crescita materiale e quantitativa su una Terra con evidenti limiti biofisici. Un'azione che lasciò un segno. Oggi purtroppo, sembra che la concentrazione di potere nelle mani dei grandi gruppi economici e finanziari globali non sopporti regole che ne limiti la corsa al profitto. Cosa fare, se non resistere, protestare, denunciare, sollevare l'opinione pubblica? Con questo spirito ( ) sono convinto che sia compito di ogni imprenditore opporsi allo strapotere dei forti, di coloro che vorrebbero trasformare l'area dell'economia in una jungla dove il più forte si nutre dei più deboli. Verrà un giorno in cui alla "dichiarazione dei Diritti dell'uomo" si affiancherà una "dichiarazione dei Diritti delle Imprese" che oltre a definire i giusti rapporti fra le forze economiche e finanziarie, dovrà limitare la priorità assoluta del "fare profitto" con la necessità del rispetto del bene comune. II giorno in cui le quotazioni di borsa saranno influenzate non soltanto dagli esiti di bilancio, ma anche dalla conclamata eticità di un'azienda, l'umanità avrà compiuto un altro passo avanti nel cammino della cultura e del progresso. Lucio Macchia Lucio Macchia, Neo presidente della Onlus Forum della Società civile

20 Lavoro e carriere Donne, ma quale sesso debole a premessa fondamentale di queste mie considerazioni è che sono una donna e che un po' per vigliaccheria e soprattutto per superstizione mi firmerò con un nome rigorosamente di fantasia! Conosco tante donne e di conseguenza sono conosciuta da tante di loro e quindi non vorrei rischiare di suscitare la loro ira letale e di ricevere magari, qualche malaugurio. Vorrei parlare delle donne, il sesso debole per antonomasia, vorrebbero essere contemporaneamente madri, mogli, casalinghe e donne in carriera a volte vorrebbero essere anche uomini e padri ma solo fino al punto che conviene a loro, o meglio a noi. Le donne si lamentano perché sono discriminate dal mondo del lavoro la percentuale delle donne disoccupate è infatti notevolmente superiore a quella degli uomini, come è notevolmente superiore la percentuale di assenteismo femminile rispetto a quella maschile. Una buona percentuale di donne che aspettano un bambino, anche se occupate in lavori di ufficio, si assentano già dal terzo mese di gravidanza "gravidanza a rischio" scrive il medico rischio per chi? Non certo per loro ma sicuramente per il povero datore di lavoro, costretto a retribuirle mensilmente e a sostituirle con un altro dipendente, al quale, al rientro della "mamma" sarà anche costretto a dirgli "grazie di tutto il posto di lavoro non è più tuo". Loro hanno una gravidanza a rischio, non possono svolgere le mansioni di impiegate, ma possono tranquillamente fare tutto tranne che lavorare. E dopo l'astensione obbligatoria dal lavoro sino al compimento del terzo mese del nascituro, hanno diritto anche ad un periodo di astensione facoltativa per sei mesi, questa volta però la retribuzione è a totale carico 20 I.N.P.S. ente di assistenza previdenziale ovviamente in crisi (e ci credo ), che provvede a mantenere le "madri" con i contributi che versano le aziende e i poveri lavoratori che, come me, non si assentano mai! E dopo i sei mesi? Al novanta per cento si dimettono, ovviamente senza nemmeno avere il buon gusto di dare uno straccio di preavviso, oppure se hanno il mutuo della casa sulle spalle, riprendono il lavoro sei ore al giorno, due ore di riposo per allattamento, pagate sempre dall'i.n.p.s., e nella maggior parte dei casi, non allattano nemmeno al seno. E chi paga il loro allattamento? Sempre quelli come noi che non si assentano mai! Ed è dopo il rientro a regime di otto ore giornaliere che iniziano i veri problemi il bambino ha le coliche, mi assento, il bambino ha il morbillo, mi assento, il bambino piange perché gli sta nascendo il primo dentino, mi assento, il bambino ha preso la varicella, mi assento, ha preso la sesta malattia, mi assento, deve iniziare l'asilo, mi assento e cosi via, una serie di assenze sino a che il "pargolo" non frequenta come minimo la terza elementare.chissà perché le libere professioniste e le lavoratrici autonome non si assentano mai forse perché il loro assenteismo non lo paga nessuno? Forse perché se si assentano per un anno non le paga nessuno? Donne e vi considerate discriminate? Ma quando? Forse un tempo ormai lontano. La legislazione tutela le donne dal punto di vista lavorativo in tutto e per tutto, forse troppo, a discapito ovviamente dei datori di lavoro e di tutti quelli che non si assentano mai Donne, sesso debole, discriminate dal mondo del lavoro se volete una famiglia con dei figli, magari più di uno e non volete mettere mani al portafogli per pagarvi una babysitter, abbiate la decenza di non farvi una famiglia a spese dei datori di lavoro perché con la crisi economica che c'è se la giostra si dovesse fermare se ne vanno a casa anche quelli che come me non si assentano mai Nicla Rossi

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