Direzione Programmazione, Innovazione e Competitività dell Umbria Servizio Protezione Civile Sezione Centro Funzionale

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1 Direzione Programmazione, Innovazione e Competitività dell Umbria Servizio Protezione Civile Sezione Centro Funzionale Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) ai sensi del Decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49 di recepimento della Direttiva 2007/60/CE parte B (competenza Dipartimento Nazionale Protezione Civile e Regioni) 03/12/2014

2 Regione Umbria. Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) ai sensi del Decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49 di recepimento della Direttiva 2007/60/CE parte B (competenza Dipartimento Nazionale Protezione Civile e Regioni) Sommario Art. 1 - Premesse... 2 Art. 2 - Finalità... 3 Art. 3 Previsione, monitoraggio, sorveglianza ed allertamento posti in essere attraverso la rete dei centri funzionali... 4 Art. 4 - Presidio territoriale idraulico posto in essere attraverso adeguate strutture e soggetti interregionali, regionali e provinciali Art. 5 - Regolazione dei deflussi posta in essere anche attraverso i piani di laminazione. 20 Art. 6 - Supporto all'attivazione dei piani urgenti di emergenza predisposti dagli organi di protezione civile ai sensi dell'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e della normativa previgente e sintesi dei contenuti Art. 7 - Relazioni ed informazioni alla Commissione europea Art. 8 - Predisposizione del catasto degli eventi alluvionali Art. 9 - Obiettivi per il miglioramento della gestione del rischio alluvioni attraverso l adozione di misure non strutturali (Art. 7 D.Lgs. 49/2010)... 44

3 VISTA la legge 24 febbraio 1992, n. 225 recante Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile e s. m. i.; VISTO il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L.15 marzo 1997, n. 5 ed in particolare gli articoli 107 e 108; VISTO il decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49, inerente l attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione ed alla gestione dei rischi di alluvioni ed in particolare: l articolo 3, ove è previsto che le Regioni, in coordinamento tra loro e con il Dipartimento della protezione civile, provvedano, ai sensi della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004, per il distretto idrografico di riferimento, alla predisposizione ed all'attuazione del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile; l articolo 7, comma 3, ove è disposto che i piani di gestione rechino una sintesi dei contenuti dei piani urgenti di emergenza predisposti ai sensi dell'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006, nonché della normativa previgente e tengano conto degli aspetti relativi alle attività di regolazione dei deflussi posta in essere anche attraverso i piani di laminazione; VISTO il decreto legge 15 maggio 2012, n. 59 convertito, con modificazioni, dalla legge del 12 luglio 2012, n. 100 recante Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile ; VISTO il decreto legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 ottobre 2013, n. 119 recante Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza in genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province ed, in particolare, l articolo 10; VISTA la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004, recante Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile» e s.m.i., pubblicata nel supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n. 59 dell 11 marzo 2004; VISTA la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008, recante Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2009, n. 36; VISTA la Determina della Giunta Regionale n del 27 dicembre 2007 Direttiva regionale per l allertamento rischi idrogeologico idraulico e per la gestione delle relative emergenze (in prima applicazione della Direttiva P.C.M. 27 febbraio 2004) ; VISTA la Determina della Giunta Regionale n del 27 dicembre 2007 Dichiarazione di possesso dei requisiti minimi per l attivazione del CFD della Regione Umbria (in prima applicazione della Direttiva P.C.M. 27 febbraio 2004) ; VISTO il Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 26 del 26 febbraio 2010, pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Umbria n. 12 del 17 marzo 2010 e denominato Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004: Indirizzi operativi per la gestione 1

4 organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile. Dichiarazione dello stato di attività ed operatività del Centro Funzionale Decentrato della Regione Umbria ; VISTA la Determina della Giunta Regionale n. 376 del 7 aprile 2014 Redazione del Piano regionale coordinato di Prevenzione Multirischio e pianificazione di emergenza. Approvazione del Piano Regionale Coordinato di Prevenzione Multirischio nell ambito del redigendo Piano Regionale di Protezione Civile ai sensi della L.100/2012 ; CONSIDERATO che, in attuazione della direttiva 2007/60/CE, le Regioni devono in coordinamento fra loro e con il Dipartimento della protezione civile provvedere alla predisposizione ed all'attuazione del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile nell ambito del piano di gestione delle alluvioni; TENUTO CONTO degli indirizzi operativi in corso di approvazione formale da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione alle modalità di predisposizione della parte dei piani di gestione relativa al sistema di allertamento nazionale, statale e regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile di cui al comma 3, lettera b) e comma 5 dell articolo 7, del decreto legislativo n. 49/2010; TENUTO INFINE CONTO delle attività in essere da parte delle Autorità di Bacino Distrettuali per la predisposizione della parte A dei Piani di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA). Art. 1 - Premesse Lo scopo della Direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione del rischio di alluvioni è istituire un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni volto a ridurre le conseguenze negative per la salute umana, l ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche connesse con le alluvioni all interno della Comunità (art.1). Tale Direttiva, quindi, affronta per la prima volta l argomento della gestione delle alluvioni nel suo complesso, vale a dire, sia la gestione nel tempo reale che nel tempo differito, così come definiti dalla Dir.P.C.M. 27/02/2004 e s.m.i.. Una forte sinergia tra le misure nel tempo reale, prime fra tutte il sistema di allertamento e la pianificazione di emergenza, e le misure nel tempo differito, tra cui interventi strutturali e vincoli territoriali, può concretizzarsi in un efficace gestione delle alluvioni, così come previsto dalla direttiva 2007/60/CE, che dispone l adozione di piani di gestione del rischio alluvione che riguardano tutti gli aspetti della gestione del rischio e, in particolare, la prevenzione, la protezione e la preparazione, comprese le previsioni di alluvioni e i sistemi di allertamento, e tengono conto delle caratteristiche del bacino idrografico o del sottobacino interessato. In particolare la direttiva prevede tre fasi: - entro 2011 valutazione preliminare del rischio di alluvioni; - entro 2013 mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni; - entro 2015 piani di gestione del rischio di alluvioni. L art. 7 del D.Lgs. 49/2010, decreto di recepimento nella legislazione nazionale, definisce le attività che devono essere svolte ai fini della predisposizione dei suddetti piani sulla base delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni, ed in particolare le Autorità di Bacino Distrettuali predispongono piani di gestione, coordinati a livello di distretto idrografico, nell'ambito 2

5 delle attività di pianificazione di bacino (parte A), mentre le regioni, in coordinamento tra loro, nonché con il Dipartimento nazionale della protezione civile, predispongono la parte dei piani di gestione per il distretto idrografico di riferimento relativa al sistema di allertamento nazionale per il rischio idraulico ai fini di protezione civile (parte B). A tal fine, tenuto conto di quanto previsto dall articolo 7 del decreto legislativo n. 49/2010, il piano di gestione deve contenere informazioni in merito agli argomenti: previsione, monitoraggio, sorveglianza ed allertamento posti in essere attraverso la rete dei centri funzionali; presidio territoriale idraulico posto in essere attraverso adeguate strutture e soggetti interregionali, regionali e provinciali; regolazione dei deflussi posta in essere anche attraverso i piani di laminazione; supporto all'attivazione dei piani urgenti di emergenza predisposti dagli organi di protezione civile ai sensi dell'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e della normativa previgente e sintesi dei relativi contenuti. Inoltre, devono essere indicate le modalità per la predisposizione del piano di gestione in relazione alle ulteriori attività previste dal D.Lgs.49/2010: relazioni ed informazioni alla Commissione europea; predisposizione del catasto degli eventi alluvionali; obiettivi per il miglioramento della gestione del rischio alluvioni attraverso l adozione di misure non strutturali. Finalità del Piano di Gestione sono le seguenti. a) obiettivi per la salute umana: Art. 2 - Finalità riduzione dei rischi per la salute e la vita umana mitigazione dei danni ai sistemi che assicurano la sussistenza (reti elettriche, idropotabili, etc.) e ai sistemi strategici (ospedali e strutture sanitarie, scuole) b) obiettivi per l'ambiente: riduzione degli effetti negativi e prevenzione degli effetti negativi permanenti dovuti ad inquinamento in caso di eventi alluvionali sui corpi idrici e nelle aree protette mantenimento e, per quanto possibile, incremento della naturalità nei sistemi ambientali esistenti c) obiettivi per il patrimonio culturale: mitigazione dei possibili danni al patrimonio culturale esistente e al sistema del paesaggio d) obiettivi per le attività e economiche: mitigazione dei danni alla rete infrastrutturale primaria (ferrovie, autostrade, SGC, strade regionali) mitigazione dei danni al sistema economico e produttivo mitigazione dei danni ai sistemi che consentono il mantenimento delle attività economiche (reti elettriche, idropotabili, etc.). 3

6 Art. 3 Previsione, monitoraggio, sorveglianza ed allertamento posti in essere attraverso la rete dei centri funzionali In Italia, la gestione del sistema di allerta nazionale per il rischio idrogeologico ed idraulico è assicurata dal Dipartimento della protezione civile e dalle Regioni attraverso la rete dei Centri Funzionali, nonché le strutture regionali ed i Centri di Competenza chiamati a concorrere funzionalmente ed operativamente a tale rete così come definito dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2004: "Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile" con cui sono stati codificati, a livello nazionale, i compiti delle Regioni ai fini dell attivazione dei propri Centri Funzionali Decentrati. Tale Direttiva, successivamente integrata nel 2005 e 2013, è stata di fatto richiamata in provvedimenti normativi primari sia nel citato D. Lgs 49/2010 che nella L. 100/12 1 di modifica della L.225/92. A scala regionale sono stati adottati una serie di provvedimenti normativi di riferimento: a) In ambito Difesa del Suolo: Deliberazione di Giunta Regionale (DGR) n. 447 del 28/04/2008 Piano di Bacino del Fiume Tevere - Stralcio per l'assetto idrogeologico - P.A.I. - PS6. Disposizioni regionali per l'attuazione del Piano e la successiva DGR n. 707 del 18/06/2008 D.G.R. n. 447 del Piano di Bacino del Fiume Tevere-Stralcio per l'assetto idrogeologico-pai- PS6. Disposizioni regionali per l'attuazione del Piano Integrazione ; b) In ambito previsione ed allertamento di Protezione Civile: DGR n del 27/12/2007 Direttiva regionale per l allertamento rischi idrogeologico idraulico e per la gestione delle relative emergenze (in prima applicazione della Direttiva P.C.M. 27 febbraio 2004), dove si definiscono le disposizioni e le procedure per l allertamento riguardante i rischi idrogeologico e idraulico e per la gestione delle relative emergenze e la DGR n del 27/12/2007 Dichiarazione di possesso dei requisiti minimi per l attivazione del CFD della Regione Umbria (in prima applicazione della Direttiva P.C.M. 27 febbraio 2004) dove si approvano la nuova definizione delle Zone di Allerta regionali nonché le relative Soglie Idrometriche e Pluviometriche di allertamento. Con successivo Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 26 del 26/02/2010, pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Umbria n. 12 del 17 marzo 2010 e denominato Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004: Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile. Dichiarazione dello stato di attività ed operatività del Centro Funzionale Decentrato della Regione Umbria è stato dichiarato formalmente attivo e autonomo nell emissione degli Avvisi di Criticità regionali il Centro Funzionale Decentrato umbro. Pertanto, il Centro Funzionale Decentrato (CFD) della Regione Umbria, costituito nel 2006 e formalmente attivo dal 12 febbraio 2010, attraverso le sue attività di monitoraggio e previsione degli eventi meteorologici critici e dei conseguenti effetti sul territorio, fornisce un supporto continuo per tutti i giorni dell'anno alle decisioni delle autorità competenti per le allerte e la gestione dell'emergenza. 1 Art. 3 comma 2. La previsione consiste nelle attività, svolte anche con il concorso di soggetti scientifici e tecnici competenti in materia, dirette all identificazione degli scenari di rischio probabili e, ove possibile, al preannuncio, al monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza in tempo reale degli eventi e dei conseguenti livelli di rischio attesi. 4

7 Nel complesso, l attività del CFD rappresenta un collegamento tra le attività relative al tempo reale tipiche della protezione civile e quelle del tempo differito di pianificazione/gestione del territorio. A tale scopo, compito di un CFD è quello di far confluire, concentrare ed integrare tra loro sia i dati tempo-varianti (dati provenienti dalla rete di monitoraggio operante in tempo reale, previsioni meteorologiche qualitative e quantitative, previsioni dei modelli idrologici-idraulici, ) che quelli quasi-statici (dati cartografici, modellazioni meteorologiche, idrologiche, idrogeologiche ed idrauliche, piani di assetto idrogeologico-idraulico, ecc ). Il sistema di allerta del CFD della Regione Umbria si basa essenzialmente su: a) una rete di monitoraggio idrometeorologico in tempo reale e un sistema di Presidi Territoriali; b) una suddivisione del territorio regionale in sei Zone di Allerta; c) un sistema di soglie idrometriche e pluviometriche puntuali ed areali (DGR 2313/2007); d) procedure di allertamento del sistema regionale di protezione civile (DGR 2312/2007); e) scenari di rischio, distinti in livelli di criticità crescente, ovvero ordinaria (es. smottamenti localizzati, allagamenti di sottopassi, rigurgiti fognari, ma anche fenomeni localizzati critici come piene improvvise e colate rapide), moderata (es. esondazioni ed attivazione di frane e colate in contesti geologici critici) ed elevata (estese inondazioni e frane diffuse); f) modellistica matematica previsionale per frane ed alluvioni; g) una piattaforma web open source per la disseminazione dei dati e informazioni a tutto il sistema regionale di protezione civile. Da fine 2012 uno specifico Gruppo di Lavoro a scala nazionale sta predisponendo linee guida per l omogeneizzazione dei messaggi d allerta: oltre alla condivisione degli scenari descrittivi per ciascun livello di allerta sono stati anche introdotti codici colore per le criticità (ordinaria giallo, moderata arancione ed elevata rosso). Le sei Zone di Allerta menzionate sopra tengono conto dei principali aspetti di carattere idrologicoidraulico e sono: - Zona di Allerta Umbr-A Alto Tevere, - Zona di Allerta Umbr-B Medio Tevere, - Zona di Allerta Umbr-C Chiascio Topino, - Zona di Allerta Umbr-D Nera Corno, - Zona di Allerta Umbr-E Trasimeno - Nestore, - Zona di Allerta Umbr-F Chiani Paglia. 5

8 Fig. 3.1 Zone di Allerta della Regione Umbria Gli atti deliberativi regionali sugli strumenti e le procedure operative di attivazione in ambito Centro Funzionale sono in corso di revisione ed aggiornamento organico. Il bacino dell Alto-Medio F. Tevere comprende anche aree che ricadono fuori dal territorio regionale; questo comporta la soluzione di problematiche di coordinamento, in particolare per quanto riguarda la gestione dei grandi invasi durante eventi di piena. A tal fine e per ottemperare a quanto previsto dalla normativa vigente, è stato redatto nel 2005 un documento (ABT, 2005) dall Autorità di Bacino del F. Tevere con la partecipazione del DPC, delle Regioni Umbria, Toscana e Lazio, degli enti gestori e del Registro Italiano Dighe. Anche in questo caso sono in corso le attività di aggiornamento del documento alla base del Piano di Laminazione delle piene nel bacino del F. Tevere e le azioni di istituzione della relativa Unità di Comando e Controllo, come verrà meglio descritto al successivo Art.5. Per quanto riguarda i livelli idrometrici, è stata sviluppata una procedura per l individuazione di tre differenti livelli di soglia (inizialmente per bacini di estensione superiore ai 400 km 2 ): - Soglia d Attenzione: valore associabile ad una situazione di criticità ordinaria utile per la fase iniziale di attivazione delle procedure di emergenza (da impostare negli strumenti automatici di segnalazione al reperibile) ed assunto pari al valore corrispondente a un tempo di ritorno pari a 1 anno; - Soglia di Pre-Allarme: valore che corrisponde ad una situazione di criticità moderata e consente di avere a disposizione almeno 1 ora di anticipo prima del raggiungimento del successivo livello di pericolosità; - Soglia d Allarme: valore che corrisponde ad una situazione di elevata criticità (effettivo pericolo) che richiede di intraprendere azioni di Protezione Civile, ovviamente qualora le precipitazioni continuino incessanti all interno del medesimo bacino idrografico in cui si trova il sensore in allarme. Tale livello consente di avere a disposizione circa 3 ore di anticipo prima dell esondazione vera e propria; Tali soglie sono state determinate in funzione del livello idrometrico che rappresenta la situazione in cui il tratto fluviale, a monte o a valle del sensore, inizia a non essere più in grado di convogliare la portata liquida. 6

9 Per quanto riguarda le precipitazioni sono state individuate sia soglie puntuali, per il rischio idrogeologico, che areali, per il rischio idraulico. Tali valori sono stati determinati associando ai tre livelli di criticità tre differenti valori del tempo di ritorno (2, 5 e 10 anni) e stimati mediante le procedure di regionalizzazione delle piogge definite nell ambito del progetto VAPI sulla Valutazione delle Piene in Italia sviluppato dal Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (GNDCI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per il Compartimento Bologna-Pisa-Roma (CNR-GNDCI, 2000). Le principali attività del CFD si estrinsecano specialmente in due fasi: in previsione di un evento meteorico significativo e durante l evento stesso. Il periodo di previsione dell evento è suddiviso in tre stati d allerta in funzione della previsione quantitativa delle precipitazioni e dei relativi effetti al suolo: normalità (se non sono previsti effetti al suolo), pre-allerta (se sono previsti effetti al suolo di ordinaria entità), attenzione (se sono previsti effetti al suolo di moderata o elevata entità). Durante le prime due fasi è garantito un servizio di controllo e monitoraggio 8 ore al giorno durante l orario d ufficio e 24 ore su 24 tramite controlli da remoto mediante un reperibile. In fase di attenzione il CFD si attiva in modalità H24 per il monitoraggio strumentale e il raccordo con i Presidi Territoriali (trattati all Art.4). Se durante un evento, poi, vengono superate le soglie di moderata o elevata criticità si attivano, rispettivamente, gli stati di pre-allarme e allarme in cui il CFD, qualora non già attivo in previsione dell evento, opera in modalità H24 fino a quando sono necessarie le attività di monitoraggio e supporto alle decisioni di protezione civile. In fase previsionale è prevista l emissione giornaliera di Bollettini e, se del caso, di Avvisi (meteo e di criticità). La criticità associata al fenomeno meteo pioggia (e/o temporale) dipende dall analisi congiunta dei sottostanti elementi: Zone di Allerta interessate; soglie pluviometriche (cumulati di pioggia in funzione dei tempi di ritorno e delle durate caratteristiche); soglie idrometriche; previsione dell'intensità del fenomeno meteo (pioggia cumulata e/o tipo precipitazione); valutazioni di carattere idrologico (saturazione del suolo, ecc..). I tre livelli di criticità individuati, sono di seguito descritti: 7

10 Fig. 3.2 Schema Bollettino Criticità Regionale 8

11 a) Criticità ordinaria: condizioni corrispondenti al raggiungimento del tempo di ritorno biennale per almeno uno dei valori di precipitazione cumulata a ore. Di regola tale livello di criticità non prevede danni diffusi a scala comunale e può essere affrontato con mezzi ordinari; può però comportare anche effetti significativi, ove si manifestino eventi intensi, quali temporali (accompagnati da fulmini), rovesci di pioggia e grandinate nonché colpi di vento e trombe d aria. La previsione sia spaziale che temporale è incerta, inoltre possono manifestarsi allagamenti improvvisi, smottamenti localizzati e superficiali, caduta di alberi e massi, con conseguente occasionale pericolosità per l incolumità delle persone. Inoltre, lo scorrimento superficiale delle acque piovane lungo le sedi stradali urbane ed extraurbane può determinare la provvisoria interruzione della viabilità. b) Criticità moderata: condizioni corrispondenti al raggiungimento del tempo di ritorno quinquennale per almeno uno dei valori di precipitazione cumulata a ore. Ciò può corrispondere al manifestarsi di piogge non ordinarie, con possibilità di diffuse situazioni di disagio per la popolazione e la necessità di focalizzare l attenzione nei punti critici in cui si sta sviluppando il fenomeno, con possibili conseguenze, per il raggiungimento delle rispettive soglie pluviometriche, di: durate brevi (1-3-6 ore): probabili frane in zone ad elevata pericolosità idrogeologica, aggravamento delle condizioni di smaltimento dei sistemi fognari nei centri urbani, sollecitazione del reticolo idrografico minore; durate lunghe ( ore): saturazione del suolo con aumento della pericolosità da frana (soprattutto se si manifestano successivi scrosci di breve durata ed alta intensità); aggravamento delle condizioni di reticoli principali dei bacini di medie-grandi dimensioni ( km 2 ), con diminuzione del volume invasabile in alveo e probabile innalzamento dei livelli sulle aste principali. Situazione generale: disagio diffuso. c) Criticità elevata: condizioni corrispondenti al raggiungimento del tempo di ritorno decennale per almeno uno dei valori di precipitazione cumulata a ore. Indica il manifestarsi di piogge rilevanti, quasi eccezionali, con possibili conseguenze, per il raggiungimento delle rispettive soglie pluviometriche, di: durate brevi (1-3-6 ore): probabili frane in zone ad elevata e media pericolosità idrogeologica, forte aggravamento delle condizioni di smaltimento dei sistemi fognari nei centri urbani con eventuali allagamenti locali, forte sollecitazione del reticolo minore con possibili allagamenti in zone ad elevata pericolosità idraulica, probabile formazione di onde di piena su bacini di piccole-medie dimensioni ( km 2 ); durate lunghe ( ore): saturazione del suolo con forte aumento della pericolosità da frana (soprattutto se si manifestano successivi scrosci di breve durata ed alta intensità); formazione di piene sul reticolo idrografico principale dei bacini di medie-grandi dimensioni ( km 2 ), con probabile repentino innalzamento dei livelli sulle aste principali, possibile superamento dei livelli nivometrici critici su settori montuosi e collinari, con conseguenti gravi difficoltà di svolgimento delle fondamentali attività umane. Possibili distacchi di scarpate instabili, specie quelle a ridosso di sedi stradali. Situazione generale: Elevata propensione del territorio a subire dissesti e conseguente alta possibilità di situazioni di disagio per la popolazione. 9

12 Fig. 3.3 Schema Avviso di Criticità Regionale 10

13 Il CFD emette quotidianamente, entro le ore 13:00, il Bollettino di Criticità regionale, nel quale sono riportate le valutazioni degli effetti al suolo rispetto alle forzanti meteoriche previste dal bollettino meteo. In particolare, vengono riportati, per tutte le Zone di Allerta individuate, i livelli di criticità previsti per il giorno stesso e per il successivo, per le diverse tipologie di rischio. Per diverse tipologie di rischio si intende in particolare: idraulico; idrogeologico; neve; ghiaccio; vento. Nel Bollettino di Criticità regionale viene fatta espressa menzione dell eventuale emissione dell Avviso di Criticità collegato. Il Bollettino di Criticità regionale rimanda ad una legenda con i dettagli sugli indicatori impiegati, corrispondenti a ciascun fenomeno previsto. Il Bollettino di Criticità regionale e la legenda dei termini sono pubblicati sulle pagine web del Centro Funzionale visitabili da qualsiasi utenza. Per quanto riguarda l Avviso di Criticità Regionale, il CFD predispone l Avviso di Criticità regionale, lo trasmette alla Sala Operativa Unica Regionale (SOUR) e al Dirigente delegato per i seguiti di competenza: a) Dirigente Servizio Protezione Civile delegato per l adozione formale dell Avviso; b) SOUR per la diramazione dell Avviso a tutte le strutture e soggetti afferenti al Sistema Regionale di Protezione Civile. La predisposizione dell Avviso di Criticità viene effettuata ove le previsioni quantitative meteorologiche in ingresso alla modellistica di stima degli effetti al suolo evidenzino, sulla popolazione e sui beni all interno delle Zone di Allerta individuate, il superamento della soglia di criticità idro-pluviometrica moderata od elevata, oppure in presenza di fenomeni meteorologici i cui effetti al suolo siano difficilmente prevedibili. L Avviso di criticità contiene: data e ora di adozione; riferimento all Avviso Meteo regionale; periodo di validità; elenco dei destinatari dell Avviso; indicazione delle zone d allerta interessate anche dai conseguenti effetti; commento testuale sul tipo di evento e sugli effetti attesi; livello di criticità degli effetti attesi per ciascuna delle Zone di Allerta ed orario atteso di inizio e fine sia dell evento che della criticità. La SOUR trasmette gli Avvisi Meteo e di Criticità ai seguenti soggetti: DPC Centro Funzionale Centrale; CFD limitrofi di Toscana, Emilia Romagna, Marche, Lazio e Abruzzo, ove non attivi al Presidente della Giunta regionale. Prefetture Uffici Territoriali di Governo (UTG); Province; Comuni; Comunità Montane; Consorzi di bonifica; Direzione Regionale dei VV.F.; Direzione Regionale del C.F.S.; Centrali operative 118; Soggetti gestori della viabilità e rete ferroviaria; Soggetti gestori dei servizi pubblici; Consulta Regionale Volontariato di Protezione Civile; Registro italiano Dighe Uffici periferici di Firenze e Perugia; 11

14 Presidi Territoriali Idraulici ed Idrogeologici; Soggetti Gestori degli invasi ai sensi della Ipotesi di regolazione dei deflussi ai fini del governo delle piene nel bacino del Tevere (ai sensi della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27/02/2004) approvato dalla Giunta Regionale umbra con D.G.R. n del 28/06/2006. Sono altresì trasmessi, per il tramite delle UTG, a: Questure; Comandi Provinciali Carabinieri; Polizia Stradale; Comandi Provinciali Guardia di Finanza; Esercito. In attesa della revisione organica delle procedure di allertamento regionali, il Servizio Regionale Protezione Civile sta procedendo in modo ridondante alle comunicazioni: Aggiornamento continuo dei siti web di riferimento (principalmente quello del Centro Funzionale regionale SMS sul numero del reperibile h 24 o altro (sempre comunicato dal destinatario) per Bollettini di criticità almeno di tipo ordinario-codice giallo ; invio all indirizzo istituzionale dedicato e preventivamente comunicato dal soggetto/ente destinatario; PEC (qualora possibile in relazione alla situazione contingente), da considerarsi però, per tutte le problematiche attuali di cui sopra, come mezzo non prioritario e privilegiato nel caso di comunicazioni in emergenza; FAX (sul numero dedicato sempre comunicato dall ente destinatario) al fine di garantire la più ampia ed immediata nonché efficace comunicazione. Fig. 3.4 Schema dell attuale procedura di attivazione dei livelli di allertamento del sistema regionale umbro di protezione civile 12

15 Nell Alta-Media Valle del F. Tevere è operante una rete di monitoraggio idrometeorologico in tempo reale, gestita dal Servizio Regionale Risorse Idriche e Rischio Idraulico (che funge anche da ufficio idrografico regionale), costituita da 144 stazioni e 440 sensori tra idrometri, pluviometri, anemometri, radiometri, barometri, 13 stazioni di monitoraggio del contenuto d acqua del suolo, 12 ripetitori radio e 1 radar meteorologico (di proprietà del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile ed afferente alla rete radar nazionale). La rete è operante dal 1981 e rispetta gli standard dell Organizzazione Mondiale di Meteorologia (WMO). Una rete simile, utile anche per scopi di protezione civile, deve garantire: 1. Rilievo delle grandezze idrologiche di interesse; 2. Trasmissione dei dati rilevati alla centrale (mediante ponti radio, connessioni GSM/GPRS, sistemi satellitari) e non solo memorizzazione in locale; 3. Elaborazione, controllo e validazione dei dati rilevati affinché possano essere efficacemente utilizzati nella modellistica di previsione. Fig. 3.5 Rete di monitoraggio idrometeorologico in tempo reale - Regione Umbria Presso il CFD della Regione Umbria sono quindi stati sviluppati e resi operativi diversi modelli idrologici ed idraulici per la previsione delle piene nei tre macro-bacini individuati, ovvero il bacino del F. Tevere a Monte Molino (area del bacino idrografico pari a 5260 km 2 ), bacino del F. Nera a Torre Orsina (1454 km 2 ) e bacino del F. Chiani-Paglia a Orvieto Scalo (1275 km 2 ). Analogamente al rischio alluvioni sono operativi modelli di preannuncio frane. 13

16 Fig. 3.6 Macro-bacini nel territorio umbro di interesse per la modellistica idrologico-idraulica previsionale Come citato precedentemente, ruolo chiave nel sistema di allertamento regionale è svolto dalla piattaforma web finalizzata all integrazione dei dati di interesse (anche in tempo reale) e al supporto delle decisioni di Protezione Civile in caso di emergenza. Una criticità emersa nel corso degli anni è rappresentata dalla mancata valutazione, all interno dei Piani di Assetto Idrogeologico PAI dello stato delle eventuali strutture di difesa esistenti con particolare riferimento alle strutture arginali. La vulnerabilità di un argine o diga in terra può essere definita sia in termini di sormonto del manufatto che di sifonamento intendendo per questo ultimo il grado di perdita atteso nella tenuta idraulica dell opera. Nel primo caso si individuano i livelli di piena o di invaso critici per il manufatto stesso; nel secondo caso, si individua l attitudine dello stesso a subire danni a seguito di un evento di piena. Opportuni indici di vulnerabilità possono risultare utili, sia ai fini di una programmazione razionale di revisione progettuale delle opere stesse, sia ad indirizzare le priorità degli interventi di manutenzione per quanto riguarda i rilevati arginali. Tuttavia, un analisi dettagliata della loro vulnerabilità è da ritenersi in linea di principio complessa ed onerosa, per cui il ricorso ad analisi semplificate può rivelarsi di grande aiuto, quando si intenda procedere ad una prima valutazione degli elementi a rischio e, quindi, si intendano predisporre priorità di intervento nell ambito dei piani di prevenzione ai fini di protezione civile. In tale contesto, risulta fondamentale la definizione di procedure speditive e di facile applicazione in grado di consentire, in funzione dei livelli di piena o di invaso, una valutazione diretta della vulnerabilità al sormonto ed al sifonamento. In questa fase, seguendo oltretutto le indicazioni del Ministero dell'ambiente contenute negli "Indirizzi operativi per l attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione ed alla gestione dei rischi da alluvioni con riferimento alla predisposizione delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni", pubblicate sul sito del Ministero nell'aprile di questo anno, le Autorità di Bacino hanno ritenuto opportuno non sviluppare appieno tale problematica per la parte perimetrazione aree a pericolosità e rischio, che però deve essere in qualche modo considerata all interno dei PGRA. In Umbria, ad oggi è stata individuata una procedura speditiva in collaborazione con il CNR-IRPI di Perugia per la valutazione della vulnerabilità idraulica al sormonto ed al sifonamento, 14

17 evidenziando i fattori che possono inficiare la tenuta idraulica del manufatto. Allo stato attuale la procedura è stata applicata solo su un area campione (tratto del F. Topino in prossimità dell abitato di Foligno, Valle Umbra). Alcuni dei risultati sono riportati nelle figure seguenti. Fig. 3.7 Vulnerabilità al sormonto per un tempo di ritorno TR= 50 anni lungo l asta principale del Fiume Topino. Fig. 3.8 Vulnerabilità arginale al sifonamento per un tempo di ritorno TR= 50 anni lungo l asta principale del Fiume Topino. 15

18 Dal punto di vista operativo, la problematica della vulnerabilità arginale, specialmente in contesti di bonifica, vede certamente nei Presidi Territoriali Idraulici i soggetti chiave sia in fase previsionale che di gestione dell evento. Altro aspetto importante ad oggi non esplicitamente affrontato all interno della pianificazione esistente è la connessione tra prevenzione dalle calamità naturali e beni culturali, di cui però il PGRA dovrebbe occuparsi. La Regione Umbria, già dai primi anni 90, aveva rilevato la necessità di provvedere alla realizzazione di un Centro per poter coordinare e rispondere in tempi adeguati alle problematiche connesse alle situazioni di emergenza. Gli eventi sismici del settembre 1997 e seguenti hanno amplificato la necessità di tale struttura. Con Ordinanza del Ministro dell Interno 9 aprile 1998, n. 2783, è stato dato corso a tale attività individuando a Foligno tale area: l Accordo di Programma del 1998 ha fissato i termini ed i contenuti del Progetto del Centro Operativo per la conservazione, la manutenzione e la valorizzazione dei beni storico-artistici, archivistici e librari dell'umbria, interconnesso con il costituendo Centro Regionale di Protezione Civile (CRPC) di Foligno. I fondi APQ individuati hanno visto, negli anni, la fattiva collaborazione tra Regione, MiBAC, Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e hanno consentito non solo la predisposizione delle strutture necessarie allo svolgimento delle attività ma anche di Piani di Emergenza specifici, Sistemi Informativi di supporto, ecc... Il progetto, molto articolato e complesso, è descritto all interno del Piano Regionale Coordinato di Prevenzione Multirischio di cui al seguente Art. 6 a cui si rimanda per i dettagli. Per quanto riguarda una prima ricognizione ed analisi dei beni culturali (intesi come contenitori /immobili) a rischio frane e alluvioni, a partire dall archivio del censimento post-sisma Umbria- Marche 1997, il Servizio Regionale Protezione Civile ha analizzato nel 2012 i 2025 siti individuati e ricadenti nei territori delle province di Perugia e Terni in aree a rischio idrogeologico idraulico. Su un totale di 2025 beni censiti, 179 sono risultati beni culturali soggetti a rischio di esondazione. In particolare, lo studio ha evidenziato: una distribuzione spaziale alquanto omogenea dei beni culturali nelle fasce a pericolosità idraulica PAI media e bassa; una loro maggiore concentrazione nella fascia di rischio a più alta pericolosità (con il 40% dei beni censiti ricadenti in fascia A, il 32% in fascia B ed il 28% in fascia C ). una più densa concentrazione dei beni a rischio nel settore centro-orientale della regione, segnatamente nella Valle Umbra; che i comuni che possiedono almeno un immobile a rilevanza culturale soggetto a rischio di esondazione risultano 20, rispetto ai 72 comuni ad oggi censiti (Foligno, con 79 unità, risulta essere il comune umbro con il maggior numero di beni culturali a rischio idraulico); che la tipologia più interessata è quella delle chiese. Successivamente, sono stati analizzati anche i beni culturali soggetti a rischio frana, utilizzando i dati provenienti dal Progetto IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi Italiani), dall APAT Servizi Difesa del Suolo (ora ISPRA), dal Servizio Geologico e Sismico della Regione Umbria e dal PAI. 16

19 Fig. 3.9 Beni culturali censiti a seguito dell evento sismico Umbria-Marche 1997 a rischio idraulico Art. 4 - Presidio territoriale idraulico posto in essere attraverso adeguate strutture e soggetti interregionali, regionali e provinciali Un ulteriore attività fondamentale nel governo delle piene e complementare a quanto sopra per le fasi di monitoraggio e sorveglianza è quella relativa al presidio territoriale idraulico. Scopo del presidio territoriale idraulico è il monitoraggio e sorveglianza: rendere disponibili informazioni e/o previsioni a brevissimo termine che consentano sia di confermare gli scenari previsti, che di aggiornarli e/o di formularne di nuovi a seguito dell'evoluzione dell'evento in atto, potendo questo manifestarsi con dinamiche diverse da quelle prefigurate. Principali attività del presidio territoriale idraulico sono, quindi: il rilevamento, a scadenze prestabilite, dei livelli idrici del corso d'acqua agli idrometri regolatori al fine di rilevare il livello di criticità dell'evento di piena in atto; l osservazione e controllo dello stato delle arginature, se presenti, e ricognizione delle aree potenzialmente inondabili, soprattutto nei punti definiti preventivamente "idraulicamente critici", anche al fine di rilevare situazioni di impedimento al libero deflusso delle acque; il pronto intervento idraulico ai sensi del R.D. n. 523/1904 e primi interventi urgenti ai sensi della legge n. 225/1992. A livello regionale umbro, i presidi territoriali idraulici sono stati preliminarmente individuati con D.G.R. 2312/2007 nelle Province di Perugia e Terni, con il supporto dei Consorzi di Bonifica e delle Comunità Montane ove non costituiti i primi (reticolo secondario, minore). 17

20 Tale individuazione è ad oggi in corso di ridefinizione in base alle attese modifiche dell assetto endoregionale di enti territoriali, ancora non terminata, che dovrà stabilire il nuovo assetto di competenze in materia. Tuttavia, le Province di Perugia e Terni hanno provveduto nel periodo alla ricognizione puntuale dei punti/nodi critici in caso di piogge significative anche per il reticolo minore e marginale, sulla base dell esperienza propria e dei tecnici comunali coinvolti. La Provincia di Terni, in particolare, ha da subito inserito l attività di Presidio Territoriale all interno del proprio Piano Provinciale d Emergenza, stipulato un Protocollo di Intesa con i due Consorzi di Bonifica ricadenti sul Territorio provinciale con la suddivisione dei tratti di competenza, individuato apposite squadre di volontari di Protezione Civile (opportunamente selezionati per competenze minime di tipo tecnico e formati con corsi concordati con il Servizio Regionale Protezione Civile). Tali squadre vengono attivate per integrare le unità di personale degli enti preposti per attività di Presidio Territoriale Idraulico in caso di necessità. Fig. 4.1 Suddivisione del territorio provinciale di Terni tra Provincia e Consorzi di Bonifica per espletamento attività di Presidio Territoriale Idraulico. Il flusso informativo concordato con la Regione è riportato di seguito, e vede il contatto diretto Presidio Centro Funzionale. 18

21 Fig. 4.2 Flusso informativo Presidio Idraulico Centro Funzionale e SOUR in Umbria. FLUSSO INFORMATIVO Allegato D10 S.O.U.R. C.F.D. PROVINCIA CONSORZI DI BONIFICA COMUNI* PRESIDI IDRAULICI COMUNI interessati Tutti i comuni hanno fornito un tel. di reperibilità (maggior parte Sindaco) * Per i corsi d acqua non monitorati da Provincia e Consorzi La Provincia di Perugia sta seguendo lo stesso percorso e ad oggi ha completato il censimento dei nodi idrici critici e l individuazione delle competenze nella Valle Umbra (zona d allerta C). Fig. 4.3 Esempio di nodo idraulico critico nella Provincia di Perugia per attività Presidio Idraulico. 19

22 Art. 5 - Regolazione dei deflussi posta in essere anche attraverso i piani di laminazione Il rischio legato alla presenza, in un determinato territorio, di invasi ( rischio diga ), è legato alle eventuali alluvioni delle zone di valle determinate da: possibili collassi o cedimenti delle strutture principali o accessorie degli sbarramenti artificiali (fenomeno accidentale/incontrollato)( rischio idraulico a valle ); da manovre dei relativi organi di scarico in concomitanza o meno di eventi alluvionali legati ad eventi meteorologici (fenomeno controllato). In Umbria ci sono 11 grandi dighe ricadenti nel territorio regionale. Analizzando gli invasi di interesse regionale vanno altresì incluse altre 3 strutture poste al di fuori dei confini regionali ma ricadenti all interno del bacino idrografico del F. Tevere (Montedoglio, Sovara e Cerventosa). Tab. 5.1 Elenco grandi dighe di interesse per la Regione Umbria Diga Localizzazione Anno Caratteristiche N Nome Comune Corso d acqua Costr. Coll. Altezza (m) Volume (mc) Quota esercizio (m) 1 La Morica Narni (TR) Nera , Corbara Orvieto Baschi (TR) Tevere S. Liberato Narni (TR) Nera ,15 4 Marroggia Spoleto (PG) Marroggia ,5 6,26 411,5 5 L'Aia Narni (TR) Aia ,8 5,57 112,5 6 Alviano Alviano (TR) Tevere ,65 77,5 7 S. Felice di Giano Giano dell Umbria PG) Fosso San Felice Casanuova Valfabbrica (PG) Chiascio Acciano Nocera Umbra (PG) Camuciano 1986 In corso In corso In corso 17,25 0,12 412, ,5 26,5 1,71 519,8 10 Marmore Marmore (TR) Velino ,5 19, S. Cassiano Umbertide (PG) 12 Cerventosa Cortona (AR) 13 Montedoglio Anghiari Sansepolcro (AR) 14 Sovara Anghiari (AR) rio stag. Tevere Gaude Tevere ,7 0,04 323, Tevere 1977 Sovara Tevere In corso In corso 31 0,15 788,19 54, , ,5 0,17 403,75 20

23 Tra le dighe di maggiore importanza per l Umbria c è sicuramente Montedoglio sul F. Tevere (in Provincia di Arezzo, Regione Toscana) che riveste un ruolo chiave nella gestione delle risorse idriche e delle piene per le Regioni Umbria e Toscana. Fig. 5.1 Diga di Montedoglio sul Fiume Tevere Legenda 1) Imbocco galleria scarico di fondo 2) Galleria di scarico di fondo 3) Vasca di dissipazione 4) Opera di presa 5) Galleria di derivazione 6) Opera di restituzione 7) Sfioratore di piena 8) Scivolo di scarico delle piene Nel 2010 un incidente ha di fatto limitato la capacità dell invaso, oggi di soli 90 milioni di m 3. Sono tuttavia in corso, da parte del gestore su finanziamenti di Stato e Regioni Umbria e Toscana, le attività propedeutiche al ripristino della precedente capienza dell invaso, compreso fra la quota di massimo invaso (396,3 m) e la quota minima del terreno naturale (346,50 m) di 168 milioni di m 3, di cui 145,5 milioni di m 3 di regolazione, fra la quota di massima e minima di regolazione (394,6 m e 362,20 m rispettivamente), e 15 milioni di m 3 di laminazione. La diga di Casanuova sul F. Chiascio, con la sua disponibilità idrica è in grado di corrispondere notevoli necessità sia idropotabili che irrigue umbre. 21

24 Fig. 5.2 Diga di Casanuova sul F. Chiascio Il volume totale di acqua accumulabile, fra la quota di massimo invaso (332,50 m) e la quota minima del terreno naturale (346,50 m) è di 224 milioni di m 3, 24 dei quali destinati alla regimazione dei deflussi, 14 agli interrimenti e 186 milioni di m 3 di regolazione, fra la quota di massimo invaso di regolazione a 330 m e il minimo invaso di regolazione a 290 m. Infine, sbarramento chiave per la laminazione delle piene è la diga di Corbara sul F. Tevere, circa 100 Km a Nord di Roma. Il serbatoio ha capacità utile di 135 milioni di m 3, quota di massimo invaso di 138 m s.l.m., e ha funzione di regolazione mensile delle portate utilizzate nella centrale di Baschi e nelle successive centrali ad acqua fluente del Tevere. La capacità complessiva del serbatoio è di 190 milioni di m 3, mentre la superficie del bacino imbrifero direttamente sotteso è di 6,075 Km 2. Corbara attualmente svolge un ruolo chiave per la laminazione delle piene a monte di Roma, con i suoi circa 60 milioni di m 3 destinati alla laminazione dinamica delle piene (come meglio dettagliato in seguito). 22

25 Fig. 5.3 Diga di Corbara sul Fiume Tevere Per quanto riguarda i piccoli invasi in Umbria sono presenti oltre 1200 sbarramenti, 200 circa in Provincia di Terni e i rimanenti in Provincia di Perugia. La normativa di settore è estremamente ampia e variegata. Restringendosi al recepimento della Direttiva Alluvioni: Art.3 c.2 Le regioni, in coordinamento tra loro e con il Dipartimento Nazionale della protezione civile, provvedono, ai sensi della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004, e successive modificazioni, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'11 marzo 2004, per il distretto idrografico di riferimento, alla predisposizione ed all'attuazione del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile, secondo quanto stabilito all'articolo 7, comma 3, lettera b). Art.7 c.3 b) le regioni, in coordinamento tra loro, nonché con il Dipartimento nazionale della protezione civile, predispongono, ai sensi della normativa vigente e secondo quanto stabilito al comma 5, la parte dei piani di gestione per il distretto idrografico di riferimento relativa al sistema di allertamento, nazionale, statale e regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile, di cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004, con particolare riferimento al governo delle piene. ART.7 c.2: attuazione prioritaria di interventi non strutturali. Il governo delle piene era stato introdotto nella citata Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2004 e s.m. e i. Il governo delle piene, nell ambito della azioni non 23

26 strutturali per la gestione del rischio idraulico, è un insieme di attività finalizzate alla prevenzione del rischio nel caso di eventi di piena attraverso: 1) previsione, monitoraggio e sorveglianza attuate attraverso la rete nazionale dei Centri Funzionali (già trattato); 2) presidio territoriale idraulico, (già trattato); 3) regolazione dei deflussi attraverso gli invasi presenti nel bacino idrografico, poiché la presenza di dighe e invasi con capacità di laminazione delle piene (attenuazione dei picchi di piena) è cruciale. Tale attività, fino a poco tempo fa, era definita nel solo documento di protezione civile di cui alla Circolare Barberi DSTN/2/7019 del 19 marzo Il recente quadro legislativo prevede, invece, un percorso di lavoro più complesso e strutturato, con l istituzione formale dell Unità di Comando e Controllo (UCC), descritta in seguito. La normativa vigente individua nelle Regioni, in forma singola oppure d'intesa tra loro (con l eventuale concorso del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile), i soggetti che devono assolvere all attività di governo delle piene. Nel caso di eventi di piena che coinvolgano bacini di interesse per più Regioni, il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile (DPC) promuove ed indirizza, anche attraverso la rete dei Centri Funzionali, l interscambio e la condivisione delle informazioni tra tutti i soggetti interessati al governo della piena. Nei bacini di interesse nazionale in cui insistono grandi dighe il governo e la gestione dei deflussi durante un evento di piena comporta il concorso di molte amministrazioni statali, regionali e locali afferenti: è previsto che l evento venga gestito dall UCC che rappresenta l autorità di protezione civile per il governo delle piene (tavolo politico istituzionale costituito dai vertici delle Regioni, del Ministro dell Ambiente, del DPC o loro delegati). L UCC, sulla base delle informazioni fornite dai Centri regionali di coordinamento tecnico idraulico (rappresentanti del Centro Funzionale coinvolto, della Direzione Generale delle Dighe del Ministero Infrastrutture e trasporti, delle autorità idrauliche competenti e dell Autorità di Bacino, principalmente), sulla base degli scenari in atto e previsti, assume decisioni sulle possibili azioni necessarie a fronteggiare, e, se possibile, ridurre gli effetti determinati dall evento di piena, al fine di tutelare l integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l ambiente attraverso l attività di regolazione dei deflussi dagli invasi artificiali presenti sul bacino, per concorrere a limitare gli effetti delle piene. I soggetti istituzionali preposti, attraverso i gestori delle opere idrauliche, sono tenuti ad attuare la massima laminazione possibile dell evento di piena atteso con il rilascio di portate compatibili con l alveo di valle. Il documento di riferimento su cui basare le decisioni è il piano di laminazione. Valutata la massima portata di piena transitabile in alveo a valle dello sbarramento (contenuta nella fascia di pertinenza fluviale come delimitata dalla competente Autorità di bacino) possono essere individuate due diverse procedure: un programma statico (mantenimento, con continuità e durante i periodi dell'anno valutati critici per il verificarsi di eventi di piena, di una quota di invaso minore della quota d' esercizio autorizzata) o un programma dinamico (nel tempo reale prevede l'esecuzione di manovre preventive e/o nel corso dell'evento per rendere disponibili i volumi necessari). Le manovre nell ambito dinamico sono eseguite sulla base di previsioni quantitative delle precipitazioni sul bacino a monte e dei conseguenti deflussi attesi all'invaso, nonché sulla base dello stato dell'invaso e della portata territorialmente sostenibile a valle dello stesso. Le manovre possono rendere necessaria comunque l'attivazione del piano di emergenza a valle della diga stessa. I documenti di protezione civile già redatti ai sensi della circolare DSTN/2/7019 del 19 marzo 1996 sono di fatto modificati ed integrati con le disposizioni che scaturiscono da questa attività. 24

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