Che bel delitto merita un applauso

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1 Sujet n 1 Che bel delitto merita un applauso Ogni giorno, al vespro, l informazione televisiva compie il suo rito funebre. Racconta i morti da automobili sulle strade e i delitti. Non si sa di preciso a chi interessi questo lugubre e orrido notiziario.per milioni di ascoltatori il fatto che una famiglia sia morta in un incidente stradale a Canicattì o che una giovane donna sia stata pugnalata in casa sua a Casalpusterlengo, sono del tutto indifferenti, ma ci si è fatta l abitudine e ormai si andrebbe a cena o a dormire meno soddisfatti della giornata se non ci avessero raccontato questa storia di fondo della nostra vita italiana. Un momento tutto sommato indolore e quasi consolatorio : beh, anche stavolta è toccato ad altri! La televisione riferisce le testimonianze dei passanti o dei vicini di casa, tutte sui delitti : assurde, inventate, di comodo. Sembravano normalissimi, buongiorno e buonasera, brave persone, non ci siamo mai accorti di niente. E di che cosa avrebbero dovuto accorgersi? [ ] I testimoni non sapevano niente e non hanno capito niente di quello che è accaduto. Le televisioni lo sanno. E allora, perchè non dicono che in questo mondo accadono cose incomprensibili di cui agli altri non importa veramente niente, ma bisogna parlarne? [ ] Nelle sere seguenti il rito informativo funebre viene perfezionato : appaiono mazzi di fiori di fronte alla casa dei morti assassinati, si fanno i funerali, i superstiti quando appare il feretro si uniscono in uno scrosciante applauso. Che cosa significa? [ ] È una delle novità assurde di questi tempi fasulli 1 in cui bisogna far spettacolo e mostrare allegria anche quando si è in lutto e al fondo della tristezza. L applauso per gli assassinati e i suicidi equivale alla musica per tutti e a ogni ora che è diventata una regola nazionale Giorgio Bocca, L Espresso, 06 settembre Fasul lo = artificiel

2 Sujet n 2 Spaghetti Story Dalla pasta ai prodotti semipronti : una mostra su Buitoni racconta un Paese che cambia In principio fu una donna. Si chiamava Giulia Buitoni e faceva la pasta a mano più buona di tutto l Aretino. Poi venne un piccolo laboratorio, erano i primi dell Ottocento. Infine il pastificio a Sansepolcro. Il primo in Italia, a produrre la pasta secca di grano duro, ad addizionarla con il glutine e fornirla ufficialmente a casa Savoia : ma anche ad aprire il primo Spaghetti Store a New York, negli anni trenta, e il primo asilo nido aziendale nato in Italia. Centottant anni dopo, Giulia Buitoni, o meglio l azienda che porta il suo nome, mette ancora sulle tavole degli italiani le sue specialità. Non soltanto spaghetti o maccheroni, ma ravioli e sughi, sfoglie e impasti, minestroni surgelati, piatti pronti o semi-lavorati. Insomma, cucina per chi non ha più voglia o tempo di farlo. E festeggia i suoi primi 180 anni di attività con una kermesse culturale e gastronomica,... alla Triennale di Milano dal 21 al 30 settembre Mauro Gallavotti, direttore generale di Buitoni : Questo compleanno è l occasione per indagare il legame tra cucina e italianità. Il cibo è cultura, gli fa eco Maurizio Mancuso ( Gruppo Ambrosetti) Che cosa bolle, nel 2007, nelle pentole degli italiani? Secondo Gallavotti ancora tanta pasta. Secca o fresca, ripiena e no, è il piatto forte delle famiglie. È una forma mentale dell alimentazione made in Italy», azzarda Mancuso : «Il concetto di primo piatto è intrinsecamente italiano». Poi c è la pizza e, da qualche anno, la pasta sfoglia. Purchè pronta da stendere e da farcire a piacimento. Gli italiani, a differenza dei consumatori tedeschi, inglesi e americani, acquistano più volentieri semi-lavorati da ultimare secondo il proprio gusto. Di Federica Brunini, L Espresso, 06 settembre 2007

3 Durée de l épreuve : 20 mn (incluant les 5 minutes de la présentation orale) - présentation orale dans la langue des grandes lignes du texte : 5 minutes au - entretien dans la langue avec le jury, qui permet au candidat de faire la preuve de L ensemble de l épreuve se situe au niveau B2 du cadre européen commun de référence, Sujet n 3 La fame Chi sono gli affa mati? Se mp lice, sono persone co me te. Provano se nti menti, amano, ridono, sogna no. Vogliono d ivertirsi. V o gliono fare q ualcosa nella v ita, p r o p r io come te. Ma anche se no n ne ha nno colpa, la fa me logo r a e addirittura d istrugge le loro vite. Ci sono tre grand i cate go r ie a p iù alto r ischio: I contadini poveri La stragrand e maggioranza d ella p o p o lazione che no n ha c ibo a s u ffi cienza vi ve i n p o vere c o mu nit à r urali d i p aesi in via d i svil up p o. Molte no n hanno energia elettrica e acqua p o tab ile. Spesso anche la sanità p ub b lica, l istr uzione e i servizi sanitari so no carenti. T i se mb r erà strano, m a le p ersone che ha n n o la p iù alta insicurezza ali mentare nel mo n d o sono spesso d iretta mente c o invo lte nella p r o d uzione d egli ali ment i. C o ltivano i r accolti s u p iccoli appezzame nti d i terreno. Alle va no ani mali. P escano. Fa n no il p o ssi b ile p er d are cibo alle p r o p r ie fa miglie o per guadagnare qualcosa al mercato locale. Molti no n p o sseggo no t erre e lavo r ano come b r accianti agricoli p er guadagnare q uello che s erve p er tirare avanti. Spesso il lavo r o è stagio nale, e l a fa miglia si d e ve spostare o d ividere p er gua d agnarsi d a vivere. E u n la vo r o d uro, ed è d ifficile me ttere d a p arte q ualcosa p er casi d i e merge nza. P erfino q uand o il cibo è sufficiente, il pericolo della fa me è se mp r e presente. I poveri degli agglome rati urbani Molti contadini, specialme nte g iova ni d i ent r a mb i i sessi, lascia no le fa miglie cercand o una vita mi gliore nelle città. Q uand o trova no q ualcosa d a fare, finiscono q u asi se mp r e p er lavo r ar e a p o co p r ezzo o in cond izioni p ericolose. Non trovano rimedio alla fa me, tr o vano i bassi fo nd i. Le città sono i n cont inua espansione. Nel circa d ue miliardi d i p ersone vi veva no nelle città, e si p r evede che sarann o il d op p io entro il Con l espansio ne d elle città, aumenterà anche il nu mero d ei p o veri. Ovv ia me nte la fa me nelle metropoli e la d isponibilità d i cibo a p r ezzi accessibili sono problemi che dive ntano ogni giorno se mp r e più pressanti. Le vittime delle catastrofi Ogni a nno ino nd azioni, carestie, terremo t i e altri d i sastri naturali, o ltre ai confli tti ar mati, p r o vo cano i mma ni d ist r uzioni e costringo no le fa migl ie ad abband o nare le loro case e le loro terre. [...] La FAO li aiuta ad affr o n tare queste emergenze e successi va ment e a ricostruire le proprie vite. Sito internet della FAO 2 ( ht m l) 1 0 /01 /08. 2 La FAO è un agenzia d elle Nazioni Uni te

4 Sujet n 4 BAMBINI E COMPUTER Le nuove tecnologie ed il computer in primis, hanno senza dubbio sconvolto le nostre abitudini di vita, sono entrate nei posti di lavoro, nelle case, fanno il loro progressivo ingresso nelle scuole, e se vogliamo muoverci come soggetti consapevoli e attivi nella società non possiamo di certo ignorarle, ma dobbiamo interrogarci per esempio sui vasti orizzonti che possono aprirsi dall'incontro tra il computer multimediale e il mondo dell'infanzia e soprattutto dobbiamo chiederci come impegnarci a promuovere un incontro produttivo, che possa valorizzare la creatività di chi lo utilizza e non renderlo passivo esecutore di compiti. In Italia il 35% del totale dei bambini tra 2 e 13 anni sono connessi alla rete. Tali dati in effetti non ci sorprendono se pensiamo alla naturale dimestichezza che spesso i bambini dimostrano avere davanti allo schermo o al mouse di un computer, cosa non altrettanto semplice ed immediata per un adulto che non abbia ricevuto un'adeguata alfabetizzazione informatica. Il motivo di questo facile incontro con questa tecnologia viene talvolta spiegato col dire che il bambino è un essere "naturalmente multimediale", proprio per la sua capacità di servirsi di tutti gli elementi, di tutti gli strumenti per entrare in rapporto con il mondo e con se stesso. La multimedialità, caratteristica fondamentale insieme all'interattività, dell'ultima generazione di computer, non è altro che la possibilità di acquisire, conservare e combinare nelle forme più varie, mezzi di espressione finora divisi come parole, suoni, immagini fisse e in movimento. È perciò fondamentale assumere un atteggiamento responsabile e consapevole di fronte al computer. Chiara LAICI

5 Sujet n 5 Arrivano due milioni di euro "Fate musica nelle scuole" Due milioni di euro per la musica nelle scuole. E non per finanziare qualche ora in più di "educazione musicale", ma per dotare le scuole di uno spazio attrezzato per la musica e di creare un coro o magari una piccola orchestra. Una novità, anzi "un cambiamento storico" [ ] Per la prima volta in tanti anni, sembra che non siano caduti nel vuoto i tanti appelli di grandi musicisti italiani, da Uto Ughi e Salvatore Accardo a Riccardo Muti e Claudio Abbado, che da sempre lamentano la scomparsa della grande cultura musicale italiana soprattutto dalle scuole (oltre che poi dalla vita quotidiana in generale).[...] Per ora riguarda bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni, ma l'intenzione è di estenderla a tutte le scuole, precisando che l'insegnamento della musica non sarà più extracurriculare 3 e gli saranno dedicate due ore alla settimana. Sul valore del "fare musica" nelle scuole ci sono testimonianze luminose di altri Paesi, in particolare del Venezuela, dove con fondi ridotti al minimo ma una grande energia e una grande fede nel valore formativo e di riscatto sociale della musica [ ], tra bambini e ragazzi hanno imparato a suonare uno strumento musicale e fanno parte di un'orchestra. Dalle orchestre venezuelane sono venuti fuori anche giovani e straordinari talenti, a cominciare dal direttore d'orchestra Gustavo Dudamel. In Italia le cose finora sono andate diversamente. "L'Italia non è più il Paese della musica ma della storia della musica", lamentava Riccardo Muti nel dicembre E immaginare adesso una rete di orchestre giovanili nelle scuole italiane è un po' complicato, però negli ultimi anni sono nate alcune orchestre giovanili di tutto rispetto, sostenute dalle istituzioni musicali più sensibili. Alcune di queste, la Mozart, la Cherubini di Muti e l'orchestra Giovanile di Fiesole, eseguiranno il 25 ottobre 2008 a Bologna il Te Deum: l'appuntamento, al quale parteciperanno 600 bambini di varie scuole, vuole appunto sancire questa svolta della scuola italiana, e sensibilizzare anche l'opinione pubblica sul tema. ROSARIA AMATO, 10 gennaio Extracurriculare = facultatif

6 Sujet n 6 Il lavoro precario fa male alla salute BRUXELLES - Il lavoro precario fa male alla salute. Lo dice uno studio pubblicato dall'osha, l"agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, che evidenzia l'insorgere di vari rischi legati alle nuove forme di organizzazione del lavoro. Il gruppo principale di nuovi rischi per la salute dei lavoratori deriva dalle nuove forme di contratto lavorativo emerse nell'ultimo decennio: lavoro temporaneo o a progetto, prestazione d'opera. I lavoratori che operano sotto questi tipi di relazioni contrattuali sono più esposti di chi ha un lavoro stabile a rischi per la sicurezza e la salute. I precari - notano gli esperti - hanno occupazioni più rischiose, condizioni di lavoro più scarse, e raramente ricevono una formazione adeguata su salute e sicurezza. L'accumularsi di contratti a breve termine aumenta poi il rischio di insicurezza e marginalizzazione, incrementando lo stress e la preoccupazione legati al lavoro, con rischi potenziali per la salute. Alcune fonti d'indagine rilevano poi che i precari hanno minore accesso alle attrezzature e strumenti di protezione e sicurezza. In sostanza, i lavoratori atipici devono affrontare condizioni fisiche di lavoro peggiori, maggiore insicurezza psicologica e stress eccessivo, un maggior carico d'impiego, incidenti più frequenti. Oltre al precariato, anche l'invecchiamento dei lavoratori, l'intensificazione del lavoro, i carichi emozionali eccessivi (a cominciare dalle molestie), e un cattivo bilanciamento tra vita famigliare e professionale concorrono ad aumentare i danni alla salute derivanti dal lavoro. Le statistiche europee indicano che oltre metà degli occupati afferma di lavorare ad alte velocità e pressione per tre quarti del tempo. Anche l'invecchiamento complessivo della forza lavoro è legato ai mutamenti macroeconomici e dell'organizzazione del lavoro, ma le conseguenze in questo caso non sono tanto psicologiche quanto più fisiche. Matteo Manzonetto, 5 novembre 2007

7 Sujet n 7 Il malessere di una donna Alla causa persa per Khaled Lucilla non riesce a rassegnarsi : sapeva in anticipo che sarebbe stato difficile farlo restare in Italia, ma ora che lo sa clandestino per obbligo ha una rabbia dentro, quasi un furore, che non si placa. In questi giorni le sembra di vuotare il mare con un secchiello, e bucato per giunta : per uno che si salva centinaia scompaiono, direttamente in mare a morire oppure nell'illegalità, che é un altro modo di morire. E quelli che riescono a rimanere, quelli per i quali il suo lavoro conquista un permesso, quelli almeno saranno felici? Che sciocchezza, si dice Lucilla, nessuno è mai felice a questo mondo. Ma il pensiero non la lascia : in questo paese, oggi, uno straniero, un migrante, almeno in una briciola di felicità ci può sperare, o no? Pensieri utili soltanto per disperarsi, Lucilla lo sa ma non riesce a pensare ad altro. Vorrebbe vederlo concretamente, quel pezzetto di felicità, anche la felicità che viene soltanto dal sollievo. Ha bisogno di toccare con le mani qualcosa che non sia la carta, le mille carte che sono il lavoro. Non può toccarla, la felicità degli altri, e neppure il sollievo. Per distrarsi, per riempire il vuoto, prende dal frigorifero desolato il torrone al caffè ancora intatto. Lo scarta, ne stacca un pezzo con un morso per impazienza del coltello, lo mastica ma è subito troppo dolce, stucchevole. E le dita appiccicose, sporche. In cerca di qualcosa di più solido prende la scatola dei bottoni, quella grande di latta 4 che l'accompagna dall'infanzia. Prova gli accostamenti, le dimensioni. Per un'intera serata, fino a tardi nella notte, si buca con l'ago, si invischia le dita con la colla, compone spille 5 su spille di quelle che adornano ogni suo vestito, e quelli delle sue amiche (...) Quando smette ha la schiena indolenzita, ma è più serena. Ripone le spille create stasera in un'altra scatola, grande. Dentro ce ne sono molte, troppe. Neanche una vita intera, e neanche se le sue amiche fossero piú numerose, riuscirebbe mai a utilizzarle tutte. Clara Sereni, Le merendanze, Di latta = de fer blanc 5 Le spille = les broches

8 - entretien dans la langue avec le jury, qui permet au candidat de faire la preuve de L ensemble de l épreuve se situe au niveau B2 du cadre européen commun de référence, Sujet n 8 Il computer di Irene Irene ha quasi tre anni. Qualche giorno fa Massimo, il suo papá, le ha chiesto se aveva voglia di scrivere la letterina a Babbo Natale. L'idea le é piaciuta tanto. Il suo sì é stato di quelli colmi d'entusiasmo. Cosa è accaduto? Che Massimo è andato in cerca di carta e penna, che quando li cerchi non li trovi mai. Mentre Irene si é precipitata al computer. Ma per intanto intendiamo dirvi del nostro sgomento. Di pensieri - come "e se tra qualche anno non sapremo piú scrivere a mano?", "ma davvero siamo destinati a diventare schiavi dei correttori automatici, di quelli che scrivi Bauman (Zygmunt) e te lo trasformano in Barman?", "cosa accadrà quando i quaderni elettronici non saranno più così costosi?" - che rimbalzavano come palle da bigliardo nella nostra testa. Poi... Jorge Luis Borges. Che ricorda che Andrew Lang diceva che siamo tutti geniali fino ai sette otto anni. Cioè, che tutti i bambini sono geniali. Ma da quando il bambino cerca di somigliare agli altri, va in cerca della mediocrità, e nella maggior parte dei casi ci riesce. Poi... la Storia. Una Storia antica come le montagne. Quella che ci ha fatto incontrare la ruota e la leva. Il telaio e la locomotiva. L'automobile e il computer. Poi... il dubbio. Quello che ci porta a pensare che in fondo non ci sorprende vedere quei libroni grandi scritti dagli amanuensi 6 esposti nelle biblioteche e nei musei; che in fondo ci fa sorridere vedere nei film d'epoca i nostri antenati alle prese con penna inchiostro e calamaio 7 ; che in fondo nell'ultimo anno molti di noi "adulti" hanno usato la penna soprattutto per apporre firme o scrivere bigliettini durante le riunioni. Poi... la domanda. Ma la nostra scuola è preparata per aiutare i bambini a non finire preda della mediocritá? Vincenzo Moretti, La repubblica, 15/12/ Gli amanuensi = les copistes 7 Il calamaio = l encrier

9 Sujet n 9 Vita da superbambino l'ossessione del figlio perfetto Diciassette luglio 2007, servizio nel tg delle otto di sera: la pasta corta ha superato nei consumi la pasta lunga. Gli italiani rnangiano piú maccheroni e meno spaghetti, i produttori si sono già adeguati: triplicati i fusilli. Motivo? I bimbi mangiano meglio la pasta corta, non sanno arrotolare le fettuccine. I genitori, docili, eseguono. Intervista ad un esperto. Un cuoco? Un critico gastronomico? Niente affatto: un gastroenterologo. Il medico compare sullo schermo in camice, dice che in effetti la digestione della pasta corta é piú rapida. Stressa meno lo stomaco. Pazienza per le trenette 8 al pesto, fine del servizio. Le esigenze del bambino e i consigli della scienza contro il piacere della carbonara 9 uno a zero, non c'è rivincita. Il bambino perfetto ha monitorati anche i tempi di digestione. Brevi, perché alle tre comincia l'attività del pomeriggio e non può essere appesantito. Canoa, pentathlon, cinese, violino. Mangia biologico, di preferenza. Non si ammala e se gli capita guarisce subito. E' vaccinato 13 volte nella vita, è sottoposto a cicli di antibiotici almeno quattro volte all'anno. E' sospettato di patologia ad ogni scarto dalla rotta prevista. Tre bambini vivaci su dieci sono sottoposti a test del deficit di attenzione, se faticano ad addormentarsi a luce spenta hanno probabilmente un disturbo del sonno. I distratti e i pigri non esistono più: solo principi di dislessia e specialisti pagati all uopo per curarli (...) I bambini perfetti sono venuti al mondo con l'anestesia (epidurale, da vent'anni procedura di massa) e vivono anestetizzati dal dolore, preservati dai rischi, controllati a vista, accompagnati ovunque. Da baby sitter, in genere. Le madri lavorano. Sono figli del progresso della scienza e molto spesso di madri vicine ai 40; per l'esattezza: destinati, altrettanto spesso, a restare figli unici. La "dittatura del figlio", quella di cui ormai si occupano anche le poste del cuore per via del fatto che ha soppiantato una qualsiasi anche blanda forma di intimità coniugale e di vita sociale, ne è la conseguenza diretta: dormono nel letto dei genitori, dettano la dieta e i tempi di vita, le amicizie. La maggior parte di frequentazioni fra adulti è conseguenza delle amicizie dei figli: compagni di scuola o di sport. Magari i genitori si sarebbe scelti comunque, forse no. Concita de Gregorio, La Repubblica, 11/01/ le trenette : tipo di paste 9 La carbonara : la pasta alla carbonara

10 ACADEMIE DE MONTPELLIER SESSION entretien dans la langue avec le jury, qui permet au candidat de faire la preuve de L ensemble de l épreuve se situe au niveau B2 du cadre européen commun de référence, Sujet n 10 «Addio brodino e mela cotta» Solo 65 ospedali con servizi di dietologia Il miraggio della filiera corta Tre siringhe, al posto delle classiche tre stelle, rappresenteranno il top del gusto. Prossimamente avremo la guida Michelin delle mense ospedaliere.parola di Livia Turco. Nel luglio scorso il ministro della Salute ha siglato un protocollo di intesa con «Slow food» per qualificare la ristorazione sanitaria, sul presupposto che il mangiar bene contribuisce al miglioramento della salute. Uno studio preliminare individuerà le linee di azione per operare il salto di qualità. L incubo è finito: brodino, purè e mela cotta, addio. È già stato anticipato che per gran parte delle derrate da impiegare per la preparazione dei pasti si dovrà far riferimento alla filiera corta, cioè a produzioni locali, con tre vantaggi: migliore qualità in virtù della maggior freschezza degli alimenti, minor inquinamento ambientale per la ridotta incidenza dei trasporti, sostegno alle economie locali, anche attraverso la valorizzazione di produzioni di nicchia. In generale, verrà promosso il ritorno a una ristorazione artigianale che evochi il più possibile quella casalinga. Una scelta che va a sbattere contro l evoluzione (o involuzione, secondo alcuni) industriale che il settore della ristorazione collettiva ospedaliera compresa ha conosciuto negli ultimi anni: 240 milioni sono i pasti serviti ogni anno, tra colazioni, pranzi e cene. Per un servizio mediamente accettabile sotto il profilo igienico-sanitario, se è vero che il Tribunale per i diritti del malato registra pochissime denunce di gravi disfunzioni; ma con un livello di qualità percepita sicuramente da migliorare. Da Il sole 24 ore, 21 gennaio 2008

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