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1 Anonimo Piceno Cronaca A.D a cura di Bruno Camaioni

2 2 Copertina di Alessandro La Rosa

3 ANAGOGICA Opere di Bruno Camaioni Notizie sull'autore Bruno Camaioni è nato a Grottammare (AP) nel 1917, si è laureato in Lettere all'università di Roma nel 1940, ha insegnato in varie città italiane, ed era preside di un liceo classico quando è andato in pensione. Ha scritto diverse opere (poesie, romanzi, studi sul Manzoni, opuscoli su argomenti religiosi ecc.) che non ha mai pubblicato, facendole circolare solo tra parenti, amici e conoscenti. Uno di costoro, ritenendo che esse siano interessanti e anche formative per i valori a cui si ispirano, ha preso l'iniziativa di metterle man mano in rete, affinché chiunque le possa leggere liberamente e senza spese. Note sul diritto d'autore Delle opere pubblicate di Bruno Camaioni ne è consentita la copia e la distribuzione, su qualsiasi supporto, preservandone l'integrità (inclusa la presente dicitura) e citandone l'autore. Altre opere attualmente disponibili in rete (anche attraverso emule): Il Problema del Male - Riflessioni; Eremita a Orgosolo - Romanzo; L'Aiuola Contesa - Romanzo; Riassunto de "I Promessi Sposi" - con commento estetico e morale; I Personaggi de' "I Promessi Sposi" - Saggio; I Doveri del Cristiano - Saggio; L'Antico Testamento - Tutta Parola di Dio? - Saggio; La Chiesa di Cristo e la Mondanizzazione -Saggio; Il Messaggio di Dante - Saggio; Una vita interessante - Luigi Mercantini Il Tirteo Marchigiano - Biografia; Historia Magistra - Saggio; Le meditazioni di Dante nel Purgatorio - Saggio; Idee non politicamente corrette - Saggio; Colle Vaticano A.D Romanzo; La verità... in pillole - Saggio; Paralipomeni - Saggio; Poesie Varie. Le opere sono depositate. 3

4 Indice 1 - Prefazione Incontro col Parroco L assemblea generale Pietro l eremita L annuncio celeste Preparativi Il veliero La Famiglia Ultimi preparativi La partenza In pieno Oceano I cetacei Le focene e l orca Storia delle esplorazioni Las Palmas Verso l equatore Dubbi e difficoltà Navigazione tranquilla Al Tropico Notte di tregenda Dubbi e paure Notte di veglia La nuova terra La prima sistemazione L acqua della roccia Il vascello aspettato I neofiti

5 1 - Prefazione Devo rendere conto di questa nuova opera che pubblico sul mio sito. Non è mia, ma è come se fosse mia, perché, se io non la pubblicassi, resterebbe ignorata. Essa meraviglierà l eventuale lettore, e prima di lui ha meravigliato me, e mi spiego. Io con la pubblicazione dei Paralipomeni (Santa Pasqua 2009) ritenevo chiuso il mio ciclo scrittorio e assolto il mio compito parenetico, per cui avevo pregato Dio: «Nunc dimitte servum tuum, Domine.» Sì, mi sono professato un servo del Signore, ma un povero servo, un po imbranato e tontolone. Animato da buona volontà, ma la buona volontà non basta, per fare qualcosa di buono, occorre anche la capacità e l ispirazione. E io ho avuto l ispirazione? Credevo di averla quando ho cominciato a scrivere e a pubblicare su Internet; ma temo molto di essermi illuso. Temo che le mie opere, invece di fare del bene, almeno a qualcuno, abbiano fatto del male; speriamo di no. La mia intenzione era di rivolgere ai fratelli una parola modesta e sincera, per riflettere insieme su alcuni problemi che attengono al senso della vita, alla morale e alla religione. Se per caso qualche lettore dei miei opuscoli ne ha ricevuto una buona ispirazione, non è stato certamente per le mie povere parole, ma per la Grazia di Dio che per la sua misericordia se ne è voluto servire, e a Lui deve andare il nostro ringraziamento. Io non ho mai presunto di insegnare qualcosa nel campo morale e religioso; ho insegnato con una certa preparazione nel campo letterario e anche educativo come professore, in quanto la vera istruzione è anche educazione, ma una volta pensionato mi sono dedicato solo all agricoltura, e con soddisfazione ho fatto il contadino a tempo pieno, sul mio piccolo podere, (un ettaro), dal 1978 al Io avrei voluto continuare a farlo. E mi sarebbe piaciuto morire sulle mie zolle, ma dai miei figli sono stato riportato imperiosamente a Roma dove, non potendo più adoperare la zappa, ho dovuto prendere in mano la penna. Ma l ho ripresa spinto da un impulso interiore che mi imponeva di dire certe cose, che a me sembravano vere e anche utili come spunti di riflessione e, in certi casi, di monito. Come ho detto, con i Paralipomeni credevo di aver concluso l esposizione delle mie verità, ed ero in trepida attesa della conclusione della mia vicenda terrena, che non può tardare molto, data la mia età e le mie condizioni fisiche. Ma non è andata così. Circa una settimana fa, di notte, mi è apparsa (in sogno, in visione? non so) la mia cara settima figliola Loredana, che ho perduto nel 1966 a meno di quattro anni, e da allora è stata sempre presente nel mio animo, 5

6 perché era stata più legata a me che alla mamma. Non mi era mai tornata in sogno, anche se io mi coricavo sempre pensando a lei, sperando di vederla almeno in immagine onirica. Quella notte invece mi è apparsa, e abbiamo conversato a lungo, e mi piace riportare il nostro colloquio come lo ricordo. «Oh! Tu sei la mia Loredana! Con che gioia ti rivedo! Ma perché hai tardato tanto a venirmi a visitare?» «Padre caro, lo desideravo tanto anch io, per consolarti del tuo dolore e per farti sapere che sono beata in Cielo, e tanto contenta di essere morta bambina. La vita celeste è infinitamente preferibile a quella terrestre, sempre esposta al male e al dolore.» «Come mai non mi sei mai tornata almeno in sogno, se non altro per rafforzare la mia fede nell esistenza di Dio, nell immortalità dell anima e nella beatitudine eterna per i buoni?» «Caro padre, è la Grazia che ci conferma la fede, e non occorrono prove di apparizioni. Dio le concede molto raramente, per i suoi disegni imperscrutabili. Se ora sono apparsa è perché devo dirti una cosa, devo darti un incarico» «Quale incarico? Cosa devo fare?» «Una cosa semplice devi pubblicare sul tuo sito un opera anonima intitolata Nuova Atlantide Cronaca del 2100.» «Ancora un opera anonima, e per di più futuribile Ma perché, Loredana?... Perché proprio a me? Un anno fa ho dovuto pubblicare Colle Vaticano 2050 Ma a che cosa è servito? Non capisco.» «Non capisci, ma capirai; tu fai quello che ti chiedo e abbi fiducia Non è uno scritto lungo sono due comuni quaderni» «E dove li trovo? Ancora nell ultimo cassetto della scrivania? Ma io non posso piegarmi più, tu lo sai» «Non ti dovrai piegare, questa volta sono nel primo cassetto, dove tu tieni le bollette pagate.» «E dovrei ricopiarli come l altra volta? Le mie dita sono ormai completamente anchilosate» «No, questa volta li potrai consegnare alla segretaria così come li trovi.» «Ma, Loredana mia cara, sii sincera col tuo caro babbo È proprio così, o sto solo sognando?» «Domani, se guardi nel cassetto, lo saprai.» «Lo farò, non dubitare Ma dimmi non te ne andare fammi sapere In Paradiso, con te, c è anche la mamma e la sorella?» «Sì, stiamo insieme a godere la beatitudine eterna.» «Dimmi ancora, cara Loredana, perché Dio non mi chiama ancora, come chiedo da tempo? Che ci sto a fare su questa terra? Sono ormai un rudere inservibile» «Non dire rudere, sei un anima immortale, redenta da Cristo, e forse servi ancora a qualcosa sulla terra.» 6

7 «Ma a che cosa? Loredana, dimmelo Io vorrei venire in cielo, a godere con voi tre la beatifica visione di Dio.» Loredana scomparve senza darmi una risposta. Il mattino seguente, non appena potei, mi recai trepidante nello studio, per accertarmi di quello che mi aveva detto Loredana. I due quaderni c erano veramente, e li presi con le mani che mi tremavano per l emozione: erano quaderni che giungevano dall aldilà o per meglio dire dall avvenire; e chi può parlare dell avvenire? Solo un profeta ispirato da Dio. Ma chi? Cercai di calmarmi e, sedutomi, presi in mano il quaderno che sulla copertina portava il numero uno romano. Era un quaderno comune, senza fregi, come quelli che io uso comunemente; chi l aveva scritto non era certamente un cardinale col suo bello stemma. La scrittura non era accurata e calligrafica come quella dell anonimo romano, tuttavia chiara e leggibile, e subito, con una certa ansietà, mi misi a leggere: Anonimo Piceno - La Nuova Atlantide Cronaca A.D Non sono andato avanti nella lettura perché il titolo di un Atlantide Nuova mi ha subito richiamato alla memoria l Atlantide antica di cui parla Platone in due dialoghi, nel Timeo o della natura, nel quale Timeo espone la sua geogonia e cosmogonia piuttosto lambiccata; ma prima di lui l amico Crizia informa Socrate e i discepoli presenti dell esistenza di questa misteriosa isola Atlantide. Dice che gliene aveva parlato, quando lui era ancora decenne, il nonno novantenne, il quale aveva appreso le relative notizie dal legislatore Solone, che a sua volta diceva di averle avute in Egitto da un dotto sacerdote nella città di Sais che lui aveva visitato. Il sacerdote sosteneva che novemila anni prima il popolo ateniese, governato da Atena (Minerva) ed Efesto (Vulcano), era forte e saggio, aveva un ottima forma di governo e si prodigava generosamente per i popoli oppressi dagli abitanti di Atlantide. Crizia non dice di più, per non togliere tempo alla relazione di Timeo, dotto in astronomia e diligente studioso della natura, ma assicura che tornerà quanto prima su questo mito per esporre tutto quello che sa. E infatti lo espone diffusamente nel dialogo Crizia o dell Atlantide. Questa era una grande isola oltre le Colonne d Ercole, in mezzo all Atlantico, abitata da uomini nati dall unione di Poseidone con una donna mortale. L isola era amena e ricca di frutti e di acque, e la vita vi si svolgeva tranquilla. Ma in seguito gli Atlantidi, non contenti del loro stato, divennero avidi di maggiori ricchezze, ed estesero il loro dominio sino all Egitto e a quella penisola sul Tirreno che sarebbe stata chiamata Italia. *** 7

8 Diventarono oppressori e sfruttatori di altri popoli, e perciò vennero in conflitto con i virtuosi e generosi Ateniesi di quel tempo, che li vinsero e li ricacciarono alla loro isola. Ma intanto la pace e la concordia si era perduta sulla terra, per di più sconvolta da un terribile cataclisma che fece sprofondare l isola Atlantide, e desolò l Attica facendo deperire quella antica stirpe virtuosa e coraggiosa, della quale si perdette quasi anche la memoria. Questo è quello che si può dire collazionando i due dialoghi di Platone, il quale certamente attingeva a leggende presenti anche in altre antiche culture, come in quella ebraica (Noè e il diluvio universale). Il mito è molto fantasioso e certamente allegorico, ma i geologi ritengono che nelle antiche ere, tra il Cambrico e il Terziario, sia effettivamente esistita una grande isola nell Atlantico, poi sprofondata, della quale la Groenlandia, le Canarie e le Azzorre sarebbero i resti affioranti. Richiamando alla memoria questa mie nozioni e riflettendoci sopra avevo intuito che l opera dell anonimo probabilmente aveva anch essa un significato allegorico, e nel desiderio di vedere quale esso fosse, subito ripresi la lettura, che avevo interrotto per riportare alla memoria il mito come lo avevo appreso dalle mie letture di Platone. Spero che la digressione e questa mia intrusione nel racconto dell anonimo non dispiaccia. E che possa anzi essere utile a chi aveva su Atlantide solo vaghe notizie. *** Baia Adelfia (Atlantide) Comincio oggi la scrittura dei fatti operati dalla nostra associazione Adelfia, sodalizio religioso costituito a Roma nella settimana santa dell anno giubilare A tenere questa cronaca sono stato incaricato io dall ecclesia dei soci, che mi ha ritenuto il più adatto in quanto laureato in Legge. Comincio la narrazione con la nascita di Adelfia. Io e i miei consoci eravamo tutti della parrocchia romana di San Brunone Abate, e frequentando la nostra chiesa la domenica e in altre occasioni, ci siamo conosciuti e legati in amicizia. Ci riunivamo spesso in casa dell uno o dell altro per conoscerci meglio e anche per parlare dei problemi religiosi e morali che turbavano le nostre coscienze. Ci sembrava evidente che la Chiesa di Cristo era completamente mondanizzata, mirando alla propria esaltazione per mezzo della sua radio e televisione, mediante i quotidiani e le riviste finanziati dal Vaticano e uniti in sinergia, con vaticanisti e scrittori affermati legati al suo carro. La Città del Vaticano era uno Stato politicamente rispettato, con il suo sovrano, il suo senato, il suo codice, il suo esercito, la sua bandiera, il suo inno e la sua numerosa ed efficiente burocrazia in gran parte ecclesiastica. Sul Web aveva un sito fornitissimo, che mescolava storia, attualità, dottrina ed autoesaltazione, con la presentazione giornaliera delle visite al 8

9 Papa, dei suoi quasi settimanali viaggi nei vari Stati, sempre ricevuto con gli onori sovrani, con picchetti d onore, inni nazionali e bei discorsi di saluto, con frasi vacue e convenzionali, ma sempre politicamente corrette. Se la Chiesa era mondanizzata al centro, non poteva essere diversa in periferia. Anche le diocesi e le parrocchie erano più o meno mondanizzate, e i battezzati (sempre in diminuzione) in gran parte praticavano una religiosità formale, limitata ai riti esteriori, celebrati con la maggiore pompa e spettacolarità (orchestre, cori, danze in costume, vistosi abiti liturgici ecc.). 9

10 2 Incontro col Parroco La nostra parrocchia purtroppo era una delle più mondanizzate. Il parroco, abbastanza giovane, curava molto la sua immagine, vestiva sempre abiti griffati, si atteggiava a sportivo, e non lo si trovava mai in parrocchia perché era quasi sempre in giro. Però curava il sito Internet della parrocchia, con le notizie, gli annunci, gli appelli, le letture e i commenti biblici di famosi teologi. Aveva applicato al telefono della parrocchia un complesso meccanismo di sub-numeri con risposte registrate a seconda della richiesta. Ne era particolarmente fiero, perché lo aveva impiantato lui stesso, che si riteneva esperto in elettronica e informatica, e passava molte ore a navigare su Internet, a scopo di apprendimento, diceva lui, ma in realtà per divertimento, se non peggio. Noi di Adelfia avevamo cercato di farlo cambiare, di farlo dedicare al suo ministero spirituale (cura delle anime) e non a quelle cerimonie esteriori che servono solo allo spettacolo. Per esempio, egli celebrava sempre, il giorno della festa di Sant Antonio Abate (17 gennaio), la solenne benedizione, sul sagrato della chiesa, degli animali da compagnia. Era la festa dei bambini, con le loro tartarughe, criceti e coniglietti, e anche delle signore, con i loro cani di razza e gatti soriani. Era insomma una bella mostra canina e felina, ripresa dalla televisione nazionale, perché era diventata ormai una bella festa rionale. Questo per lui era culto! Noi di Adelfia chiedemmo di incontrarlo come associazione per trattare dei problemi parrocchiali. Ci fece aspettare alcune settimane, prima di darci udienza. Andammo in tre, cioè il presidente, l economo e io, che sono il segretario del sodalizio. Ci accolse con freddezza, si vedeva che era molto seccato per la nostra presenza e la nostra azione in parrocchia. Riporto sinteticamente il colloquio, come lo ricordo. Cominciò lui: «Volete trattare con me dei problemi parrocchiali Ebbene parliamone Che cos è che non va?» Presidente: «Non vanno molte cose, ma comincio con una. Non c è comunicazione tra il parroco e i fedeli, tra la parrocchia e le famiglie» «Non c è comunicazione? Ma scherzate? Non c è forse parrocchia più collegata della mia Basta fare un numero al telefono, e tutto l ufficio parrocchiale è a disposizione del richiedente» «È una comunicazione registrata, anonima e impersonale, con una voce quasi metallica e poco comprensibile» «Questo non è vero è il meglio che si possa avere in campo elettronico Tutte le eventualità sono previste: battesimo, cresima, prima comunione, iscrizione al catechismo, orario delle messe e delle funzioni pomeridiane, funerali Basta digitare il numero indicativo, sono ben nove, e si ha la risposta pronta l informazione che si vuole, senza muoversi da casa» 10

11 «E se il richiedente» intervenne l economo «è un povero vecchio che vive solo, che poco vede, poco sente e ha anche le dita anchilosate e la mente un po ottenebrata, come fa il poveretto a comunicare col signor parroco?» «Si servirà di un amico, di un parente, chiederà al Municipio un assistente sociale, una badante La parrocchia fornisce i servizi religiosi, non quelli sociali o sanitari ci sono gli uffici appositi, sia del Comune sia della ASL» «E la parrocchia può lavarsene le mani, non è vero, don Antonio?» intervenni io. «Per l esattezza, mi potrebbe chiamare monsignore, come lei non ignora, perché lo sono da tre anni è un riconoscimento del mio merito e del mio grado Anche lei ci tiene a essere chiamato signor avvocato» «Non ci tengo affatto, monsignore; la pretesa di questi titoli è come voler porre un diaframma o addirittura un muro tra voi e il prossimo» «Ma insomma» disse a questo punto il parroco abbastanza irritato «voi che volete? Che chiedete?» «Il contatto personale col parroco, la visita alle famiglie, il colloquio con esse, la conoscenza dei loro problemi» «Starei fresco se dovessi visitarle tutte sapete quante sono Ma nel periodo pasquale andiamo a benedirle tutte, quelle che ci aprono, perché molte non ci aprono la porta» «Se lo fanno è perché sanno che è una visita frettolosa e senza colloquio, fatta da qualcuno dei suoi cinque collaboratori, giovani sacerdoti inesperti, studenti nelle Pontificie Università, messicani o colombiani, che conoscono poco l italiano, e mirano solo a riscuotere l offerta dopo aver dato l aspersione rituale. Lei, monsignore, non è mai andato a dare la benedizione pasquale alle famiglie» «E perché dovevo andarci io? Ho cinque dipendenti a ognuno il proprio compito» «E qual è il suo compito, monsignore?» «Quello di dirigere, di amministrare, di fare i contratti, di badare al bilancio, che sia positivo o almeno in pareggio controllare le entrate e le uscite, dare visibilità mediatica alla parrocchia» «Insomma la parrocchia è un azienda» «Perché no? Un azienda erogatrice di servizi servizi sacri, liturgici, rituali ma servizi che costano e vanno pagati.» «Abbiamo capito, monsignore. E lei pensa che Gesù voglia proprio questo dalla sua Chiesa? Egli ci ha insegnato questo? Si è comportato come un manager?... Non come un amorevole pastore che cura assiduamente le sue pecorelle, le conosce una per una, le chiama per nome, e va alla ricerca di quella eventualmente smarrita?...» «State sempre a ricordare il buon pastore, non avete altro da dire In quella cultura arcaica Egli non poteva comportarsi che come un pastore o come un agricoltore; ce lo confermano le sue parabole; ma se Egli tornasse 11

12 oggi si comporterebbe come un manager, per essere capito dal nostro mondo meccanizzato e informatizzato.» «Non cercherebbe più il contatto umano, il colloquio, l amicizia?» «Oggi i contatti si realizzano col computer e sul Web. Sono contatti che possono anche essere registrati e rimanere indelebili.» «Lei la pensa così, ed è inutile continuare a discuterne. Ma noi di Adelfia crediamo all efficacia del contatto umano, personale, e siamo qui per farle una proposta. Noi siamo una ventina, di cui alcuni abbastanza liberi. Noi ci offriamo a essere presenti, a turno, nella sua segreteria per rispondere a viva voce a tutte le chiamate, in modo da soddisfare esaurientemente e con chiarezza ogni richiesta. Così potremo anche esercitarci nelle virtù della pazienza e della carità.» «Non sono affatto d accordo. Con quale autorità e dottrina voi potete rispondere al telefono? Non siete né il parroco né un suo collaboratore e nemmeno un sacerdote. Che penserebbe la gente? Che la Chiesa ha abdicato al suo ministero? No, se voi volete esercitare la pazienza e la carità, che tanto vi preme, andate nelle case, visitate, colloquiate, ma in vostro nome e sotto la vostra responsabilità. Il parroco non vi incarica di nulla, è lui che guida la parrocchia secondo il suo criterio di modernità e di opportunità. Voi state al vostro posto di fedeli.» «Sì, al nostro posto subalterno, perché oggi la Chiesa è gerarchizzata e burocratizzata, ma Gesù non voleva questo. La prima comunità cristiana, guidata da Pietro per esplicito incarico di Cristo, viveva umile, unita e concorde, come leggiamo negli Atti: Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune 1» «Lasciamo stare questo presunto comunismo cristiano Voi non vi accorgete di aver mitizzato il Cristianesimo ne avete fratto un utopia, del tutto fuori dalla realtà Ricordatevi che il Cristianesimo, se vuol sopravvivere, deve adeguarsi alla modernità Se non lo saprà fare scomparirà» «Scomparirà se lo farà, invece È proprio quello che temeva Gesù questo aderire alle regole del mondo con progressivo allontanamento dalla povertà e umiltà da lui predicata Egli infatti ci ha lanciato quella terribile domanda: Quando verrò, troverò la fede sulla terra?» 2 «La troverà se la Chiesa saprà via via adeguarsi al mondo moderno, abbandonando quelle ingenuità antistoriche che voi professate» «Bene, monsignore, abbiamo compreso che non possiamo essere per nulla utili, che siamo degli ingenui, e che viviamo nell utopia Perciò non le rubiamo tempo prezioso e togliamo il disturbo con tanti ossequi.» Ce ne andammo amareggiati, ormai certi che dal parroco non avremmo avuto nessun aiuto nel nostro intento di dare alla parrocchia un indirizzo più spirituale, e convinti che, per realizzare il nostro intento di una religione più evangelica, avremmo dovuto staccarci dalla parrocchia e 1 At 2,44 2 Lc 18,8 12

13 costituire una comunità cristiana quale ci viene descritta dagli Atti. Una comunità nuova, diversa; ma come? ma dove? e con quali norme di attuazione? Prima di lasciarci, il presidente ci invitò a studiare il problema, e soprattutto a pregare il Signore di illuminarci, di darci le sue sante ispirazioni, di farci capire se il nostro intento era secondo la sua volontà. Infatti ci sfiorava il timore che la nostra fosse una stolta presunzione, come la riteneva Monsignore, la presunzione di possedere la verità, e di volerla insegnare alla Chiesa, Maestra di verità per definizione. Dunque dovevamo meditare e pregare, passando la parola a tutti i membri di Adelfia. Il presidente ci disse che avrebbe riunito l assemblea dopo quindici giorni, per scambiarci in proposito le nostre idee, discuterle e decidere qualcosa. 13

14 3 L assemblea generale Dopo due settimane un sabato pomeriggio ci riunimmo tutti in casa del presidente, che è un medico, sposato con tre figli dai cinque ai sedici anni. C erano l economo che è un ragioniere impiegato al Municipio, il segretario verbalizzante che sono io, libero professionista, anch io sposato come l economo. Gli altri presenti erano: un maestro elementare, un professore in pensione, un sarto, un falegname, un elettricista, un meccanico, un idraulico, due marinai e due agricoltori, tutti sposati con figli dai tre ai quindici anni. C erano anche due giovani scapoli, fratelli l uno del falegname, l altro del meccanico. Noi sposati eravamo andati senza le mogli e ovviamente senza i figli, tutti minorenni. Eravamo sedici; mancavano sei soci impegnati quel pomeriggio, i quali però avevano dato la delega, in caso che ci fosse una votazione, a qualche amico presente. Il presidente riferì ai soci dell incontro avuto col parroco del tutto deludente, ma che non poteva scoraggiare il nostro intento di costituire una comunità secondo i principi del cristianesimo delle origini cioè quello vero. Non certamente a Roma, per non essere contagiati dalla crescente corruzione della società e dalla mondanizzazione della Chiesa, ma in qualche posto isolato, in Italia o altrove. E naturalmente la prima domanda era: I soci sarebbero stati disposti a emigrare, a iniziare una vita nuova e diversa in una nuova terra e nuovo cielo 3 come ci è promesso nell Apocalisse? Perché se non eravamo disposti a un passo così importante, che investiva anche le nostre famiglie, era inutile per noi fantasticare su un cambiamento così radicale della nostra vita, e dovevamo rassegnarci a fare quel poco di bene che potevamo nel nostro ambiente senza sognare questa nuova terra sotto un nuovo cielo. Lui aveva posto la questione e aspettava le nostre risposte. Siccome tutti riflettevano pensierosi, e nessuno sembrava voler intervenire, presi la parola io e dissi press a poco questo: «Costituire in qualche parte una comunità evangelica, povera, umile e unita, come la voleva Gesù, è anche il mio intento, ma bisogna vedere come esso potrebbe realizzarsi. Certamente, in primo luogo, dobbiamo interpellare le nostre mogli e quei figli che sono in grado di comprendere l importanza del cambiamento, un cambiamento di vita davvero radicale, che implica notevoli sacrifici. A questa assemblea le donne non sono state invitate, perché è un incontro interlocutorio, per studiare il problema, e non per definirlo. Le nostre mogli in linea di massima sono d accordo con noi, ma non sappiamo se saranno tutte disposte a un tale cambiamento. Che non è davvero di facile attuazione, specialmente oggi con questa 3 21,1 14

15 società così globalmente corrotta. Nel 1600 i Gesuiti, col loro impegno e anche con la loro innegabile capacità organizzativa, riuscirono a istituire nell America meridionale, press a poco nel territorio dell attuale Paraguay, delle comunità di Indios retti dai precetti evangelici: lavoravano insieme nella terra comune e i prodotti venivano distribuiti alle varie famiglie, a ciascuna secondo il bisogno; facevano vita comunitaria aiutandosi vicendevolmente, tutti uguali, tutti lavoratori, nessuno sfruttamento. Era un perfetto comunismo cristiano. Questa specie di miracolo socialreligioso era potuto avvenire perché erano tribù indiane, già inclini alla vita comunitaria, e la conversione al Cristianesimo aveva dato a questa inclinazione tribale un senso religioso, sotto l abile guida dei Gesuiti. Il felice esperimento durò appena un secolo, perché poi gli avidi colonizzatori europei, volendosi impadronire di quelle terre per le loro piantagioni (cotone, tabacco e canna da zucchero), allontanarono i Gesuiti e con la violenza e anche con le armi uccisero o cacciarono o sottomisero come schiavi gli Indios recalcitranti all esproprio. Nel 1900 un bravo e zelante sacerdote riuscì a fondare in Italia una comunità retta dai precetti evangelici, un comunismo davvero cristiano, prima in un ex campo di concentramento, poi in una vasta area agricola toscana donatagli da una benefattrice. Costruì una piccola città che chiamò Nomadelfia, che vuole appunto dire Retta dalla legge della fratellanza. Essa durò un certo tempo, ma con sempre maggiori difficoltà. Finché fu risucchiata dalla vicina città. Quello che risultò difficile nel secolo XX è oggi certamente più difficile e quasi impossibile, data la maggiore corruzione della società e la più accentuata mondanizzazione della Chiesa. Ma quello che sembra impossibile all uomo è sempre possibile a Dio. Qual è la volontà di Dio? Noi lo abbiamo pregato e lo pregheremo ancora, che ci dia le sue sante ispirazioni e ci illumini il cammino Forse non siamo soli in questo intento di ritorno al Vangelo, in questa attesa di nuova terra e nuovo cielo. E vi voglio rivelare una cosa. Io sto difendendo al tribunale di Roma, in una causa civile, un cittadino di Perugia. È un uomo molto religioso e la pensa come noi, e anche lui nutre la beata speranza Ebbene l altro ieri mi ha confidato che in una comunità monastica di Perugia un frate, che si chiama Pietro, circa dieci mesi fa ha cominciato a profetare tra i suoi confratelli, parlando di nuovi cieli e nuove terre, di una riforma dello stesso suo ordine, secondo lui abbastanza mondanizzato e non più sulla scia del Vangelo, tanto di aver fatto del Santuario di Dio un impresa terrena e una fonte di guadagno. Le sue continue rampogne hanno tanto indispettito il Capitolo del convento, che lo hanno cacciato via, e ora vive da eremita in una grotta del Monte Soratte. Nei dintorni si è sparsa la fama di lui come di un santo, e si dice che abbia compiuto anche delle guarigioni Fino a due giorni fa io ignoravo tutta questa storia, però il mio cliente è fededegno, e io ve ne ho parlato perché ho un idea. Se voi me ne date il mandato, io nei prossimi giorni, dopo aver assunto più precise informazioni, andrò a trovare questo fra Pietro per chiedergli consiglio circa il nostro intento. Poi ve ne riferirò. Se non è un imbroglione, un 15

16 millantatore, ma un vero ministro di Dio, ci potrà illuminare e farci conoscere la volontà divina. Se non è un uomo ispirato, ma un simulatore, credo di avere abbastanza acume per scoprirlo. Voi che ne dite?» I presenti rimasero silenziosi, guardandosi con aria interrogativa, e guardando anche il presidente, quasi aspettando il suo parere. Ma prima che il presidente parlasse, intervenne uno dei due agricoltori, precisamente il più anziano, un cinquantenne dal placido aspetto. Egli disse: «Scusatemi se sono il primo a rispondere alla domanda del segretario; non è presunzione, sapete che non sono addottorato, ma ho anch io un informazione da darvi. Io ho un allevamento di pecore nelle vicinanze del Monte Soratte. Vi tengo fisso un pastore sardo molto bravo e onesto, e anche molto religioso. Io vado a trovarlo quasi tutte le settimane, non solo per controllare il gregge, ma anche per conversare con lui, Efisio, che è un vero piacere sentirlo, per quanta saggezza popolare egli possiede Ebbene, la settimana scorsa mi ha detto di questo eremita di cui aveva sentito parlare e che lui è andato a trovare, e ha capito che è veramente un santo, da come vive e da quello che dice. Quando ci andò lui, ci trovò i genitori di un ragazzo epilettico, che prima aveva una crisi quasi ogni giorno, ed era refrattario a ogni cura Ebbene il frate lo aveva toccato e benedetto quasi due mesi prima, e da allora le crisi epilettiche erano scomparse anche il medico curante parlava di miracolo e i miracoli li possono fare solo i santi Questi genitori erano dall eremita per ringraziarlo del miracolo. Lui rispose che dovevano ringraziare soltanto Dio, perché Lui solo opera i miracoli, quando li ritiene opportuni, per i suoi imperscrutabili disegni. Noi possiamo solo pregarlo, ma non sempre siamo ascoltati, perché Lui solo sa qual è il vero bene per noi. Questo è quanto mi riferì Efisio, tutto infervorato per aver incontrato, e avere vicino un vero santo, un profeta che parla in nome di Dio. Perciò io penso che l avvocato faccia bene ad andare a trovarlo forse dal santo eremita potremo conoscere la volontà di Dio.» Tutti i presenti fecero segno di consenso, e il presidente espresse la sua piena approvazione alla mia proposta. Ora stava a me realizzarla. 16

17 4 Pietro l eremita Mi ricordai che un mio cliente era farmacista a Sant Oreste, paese molto vicino al Soratte, e pensai che egli mi poteva dare qualche informazione sicura sul frate. Lo chiamai al telefono e non appena feci il nome di Pietro l eremita, lui subito esclamò: «Lo sapevo che la sua fama sarebbe giunta sino a Roma! Speriamo che giunga anche in Vaticano, perché lui predica una radicale riforma della Chiesa, che la faccia ritornare all umiltà e alla povertà evangelica com era la prima comunità cristiana guidata da Pietro Sì, ne ho notizie certe e sicure Io non sono andato ancora a trovarlo, ma lo farò presto È veramente un santo Ho sentito il racconto di suoi miracoli da persone degne di fede Uno lo posso testimoniare io stesso, di un ragazzo proprio di Sant Oreste era gravemente epilettico con crisi quasi quotidiane, che lo stremavano e lo lasciavano come morto Faceva pietà per come era deperito e nessuna medicina giovava Io assistetti parecchi mesi fa a una crisi di questo ragazzo uno spettacolo che stringeva il cuore Cadeva a terra disteso e lì si dimenava come un ossesso emettendo dei rantoli, con la bava alla bocca. Il medico non sapeva più quale cura tentare, perché a suo dire le aveva tentate tutte, e aveva studiato tutta la diagnostica e la metodica pubblicata in materia Il parroco era convinto che si trattava di possessione diabolica, e ne aveva scritto al Vicariato, chiedendo un esorcista esperto per trattare il caso ma non ce n è stato bisogno. I genitori portarono il ragazzo dall eremita che gli toccò la fronte e il petto e poi lo benedisse Da quel giorno, e sono parecchi mesi, le crisi epilettiche sono completamente scomparse, e il ragazzo, che ha quindici anni, è come rifiorito potete immaginare la gioia dei genitori, che prima erano quasi disperati Se tu vuoi incontrare l eremita, ci andremo insieme, perché anch io mi ero proposto di andarci. Se ci vogliamo andare di sabato, egli dice messa alle 18, se di domenica, alle 10; dopo la messa egli si intrattiene con quelli che vi hanno assistito, ascolta le loro storie e confessa quelli che lo desiderano Si parla anche di alcune conversioni La Messa la dice in una grotta vicina a quella in cui abita, ma molto più bella e spaziosa che lui ha trasformato in chiesetta. Se ci andiamo anche per sentir Messa, ricordati degli orari. Vieni a casa mia in tempo. Per andarci ci vuole almeno un oretta, prima in auto, poi a piedi per un sentiero che sale sino quota 600. Mettiti delle scarpe robuste Comunque avvertimi almeno un giorno prima, per prendere gli ultimi accordi. Intanto io mi informo bene sulla strada che dovremo percorrere, perché non l ho mai fatta.» Ci andammo la domenica successiva. Assistere alla Santa Messa da lui celebrata era come sentirsi attratti e quasi sollevati in un atmosfera celestiale dal carisma del frate. L omelia fu breve, ma intensa. Il brano del Vangelo letto era Matteo, capitolo 25 a cominciare dal versetto 31 in cui Gesù parla del giudizio finale, quando il Figlio dell uomo verrà nella sua 17

18 gloria e separerà i buoni dai cattivi, benedirà gli uni, che hanno fatto opere di carità, e li avvierà al regno dei Cieli, maledirà gli altri, che hanno fatto opere di malvagità, e li condannerà al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi accoliti. «La vera sequela di Cristo» egli disse «non è nelle professioni di fede, nei credi, nelle dossologie, cioè nelle vuote parole, che non contano niente e non operano nulla di buono, ma nelle opere di bene, che richiedono impegno e anche sacrificio, nel comportamento fraterno e solidale, umile e onesto, che mira al benessere equamente distribuito e mai all arricchimento personale. La ricchezza frutto di ingiustizie è un grave peccato e un vero furto. Gesù ci ammonisce: Ve lo ripeto: è più facile che un canapo passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli 4. La brama delle ricchezze, che sono il fomite del piacere e del potere, ha contagiato non solo la Chiesa centrale, ma per naturale propagazione anche quella periferica, le diocesi e le parrocchie, e perfino i conventi, le abbazie e i monasteri. Anche lì si cerca non il servizio di Dio e del prossimo, ma la vita comoda, la mensa ricca e gli agi dell esistenza. C è da temere che Dio, come al tempo di Noè, mandi un cataclisma e faccia perire questa corrotta umanità, salvando i pochi veri seguaci di Cristo. Perciò cerchiamo di stringerci a Lui, di amarlo sempre più e di servirlo sempre meglio.» Queste parole, semplici ma intense, mi dettero come una scossa interiore, e capii subito che il frate era un vero profeta, che parlava ispirato dallo Spirito, ed era quello che ci poteva davvero consigliare e anche guidare nel cammino da noi intrapreso. Finito il rito, egli ci fece sedere su rozzi sgabelli da lui stesso costruiti, e si mise in ascolto delle nostre richieste. Eravamo una diecina, tutti uomini. Io decisi di far parlare gli altri, e mi misi in ascolto. A mano a mano che una persona aveva esposto in suoi problemi e aveva ascoltato i suoi consigli, egli la congedava col saluto: «Dio sia benedetto!» a cui si rispondeva: «Ora e sempre.» Quando rimanemmo noi due soli davanti a lui, egli mi fissò intensamente, poi disse: «Tu sei l avvocato Tal dei Tali di Roma, membro dell associazione religiosa «Adelfia», e sei venuto con questo tuo amico a chiedermi un consiglio circa il vostro intento di fondare in qualche parte una comunità veramente evangelica, nella speranza che anche altri seguano il vostro esempio.» «È proprio così» risposi io dopo aver vinto l emozione che mi avevano provocato quelle parole profetiche «Sarebbe stolta curiosità chiederti da chi hai saputo anche il mio nome. Sì, noi abbiamo fondato questa associazione di fratelli in Cristo con l intento di emigrare, di cambiare vita, di allontanarci da questo mondo corrotto e corruttore, e creare in qualche 4 Mt 19,24 Mc 10,25 Lc 18,25 18

19 luogo isolato una comunità veramente evangelica, come quella formata da Cefa a Gerusalemme, che ci viene descritta da Luca negli Atti alla fine del capitolo secondo La nostra è un idea fattibile o un utopia, come dice il nostro parroco; e se è fattibile, come e dove la potremmo realizzare?» «Ho avuto una visione non vi impressionate e non credetemi un santo, sono come voi un uomo di buona volontà, e Dio si vuol servire di voi e di me per un suo progetto di salvezza Quando saremo spiritualmente preparati, andremo ad abitare in una nuova isola, separati dal mondo, e lì istituiremo una comunità di fratelli, povera umile concorde, unita nella preghiera e nel lavoro Aspetto altre illuminazioni quando le avrò, ve le farò conoscere e affretteremo i preparativi ma la partenza è certa e necessaria Ho sentito le parole di Pietro: Salvatevi da questa generazione perversa. Così aveva detto ai primi cristiani, così egli dal Cielo ripete a noi che vogliamo testimoniare Cristo. Ci vuole innanzitutto la Grazia, ma anche spirito di sacrificio e coraggio, perché non saremo capiti saremo ritenuti sognatori o addirittura apostati e anatemizzati Voi sapete che io sono stato cacciato dal convento per le mie idee ritenute eretiche, ma ora sono felice di servire Dio in questo eremo, dove sono a disposizione e al servizio di tutti i fratelli che mi vengono a trovare Ora potete andare, riferite quanto vi ho detto, e tornate da me tra una diecina di giorni per conoscere le cose da fare Voi per ora preparatevi spiritualmente e cercate di convincere anche altri a cambiar vita. Ora andate in pace, Dio sia benedetto!» «Ora e sempre.» Scendemmo dal monte soddisfatti ma anche meditabondi, specialmente io; ma anche il mio amico era rimasto colpito, e mi disse che forse si sarebbe unito a noi di Adelfia; ne avrebbe parlato con la moglie. 19

20 5 L annuncio celeste Io, tornato a Roma, subito mi recai a riferire l incontro al mio presidente, il quale rimase anche lui molto colpito per il fatto che l eremita conosceva le mie generalità e le nostre intenzioni: da chi poteva averle ricevute se non da una rivelazione celeste? Egli era certamente ispirato da Dio, e noi dovevamo affidarci a lui e seguirlo come guida sicura. Come i primi cristiani seguivano fiduciosi Pietro apostolo, così noi dovevamo seguire con fiducia Pietro eremita. Il presidente indisse un assemblea per il sabato successivo alle ore 17, nella quale io avrei dovuto riferire il mio incontro con l eremita, e poi avremmo discusso insieme sul da fare, come prepararci e soprattutto come preparare le nostre famiglie a questo radicale cambiamento di vita. La mia relazione all assemblea, anche questa tutta di uomini, produsse impressione e anche commozione, perché tutti capirono che avevamo un sant uomo, un uomo ispirato veramente da Dio a nostra guida, un uomo che sapeva già tutto di noi e ci aspettava. Non poteva essere stato informato che da un messo celeste, da una illuminazione divina, e quindi la nostra impresa era approvata o forse ispirata dal Cielo. Ora dovevamo aspettare le ulteriori istruzioni che l eremita ci avrebbe trasmesso. Il presidente lasciò che noi ci comunicassimo le nostre impressioni, ascoltò con attenzione le proposte che qualcuno volle fare, quindi concludendo disse: «Cari amici, questa emigrazione ormai sicura ci pone tanti problemi preliminari. Innanzi tutto le famiglie: le nostre mogli in genere la pensano come noi, ma chiudere casa e andare in cerca di una nuova sede, che ancora non conosciamo, è per una madre di famiglia un vero trauma: lasciare le amicizie, l ambiente, la parentela, il lavoro esterno (chi ce l ha) e la stessa casa ormai familiare, è un impresa per noi maschi, figuriamoci per le nostre donne. Quindi esse vanno ascoltate e messe al corrente di tutto; se la moglie non vuol partire perché non se la sente di affrontare l ignoto, il marito non la può costringere, non la può abbandonare, deve rimanere al suo fianco. Si potrebbe ipotizzare il caso che la moglie non se la sente, ma approva che il marito parta, mentre lei rimane a casa con i figli più piccoli. In questo caso io consiglio al marito di restare anche lui: la separazione di due coniugi espone a pericoli l uno e l altra, e soprattutto i figli. Riguardo a questi, quelli che hanno un completo discernimento, vanno informati di tutto; si deve dire loro che vanno a cambiar vita, ad affrontare un esistenza meno comoda e senza gli ammennicoli della modernità. Quelli più piccoli, che non potrebbero comprendere una sì grande novità, vanno convinti con amorevolezza, magari dicendo che si andrà a fare una lunga vacanza ai tropici. Quelli di noi che hanno un impiego pubblico, è bene, secondo me, che non si dimettano, ma chiedano il congedo per motivi di famiglia. Riguardo alle nostre proprietà (case, 20

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