257 Disciplina ecclesiale. 269 Teologia oggi. 290 La più cara delle libertà. 308 Geografia del cristianesimo

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1 2012 quindicinale di attualità e documenti 9 Documenti 257 Disciplina ecclesiale Il papa richiama all obbedienza i sacerdoti europei; la Congregazione per la dottrina della fede critica le suore americane sul piano dottrinale. 269 Teologia oggi La Commissione teologica internazionale indica le prospettive e i principi che caratterizzano la teologia cattolica e i criteri con cui identificarla. 290 La più cara delle libertà I vescovi USA si schierano a difesa della religione nello spazio pubblico; l Università di al-azhar elabora un documento sulle libertà fondamentali. 308 Geografia del cristianesimo La diffusione e la distribuzione della popolazione cristiana mondiale nelle mappe e nelle analisi del Pew Forum on Religion and Public Life. Anno LVII - N maggio IL REGNO - Via Nosadella Bologna - Tel. 051/ ISSN Il mittente chiede la restituzione e s impegna a pagare la tassa dovuta - Tariffa ROC: Poste Italiane spa - Sped. in A.P. - DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Bologna

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3 quindicinale di attualità e documenti Documenti n. 9 (1122) Caro lettore, in questi primi mesi del 2012, anche in vista dell anniversario dell apertura del concilio Vaticano II e dell Anno della fede che da lì, per volontà di Benedetto XVI, prenderà le mosse, Il Regno ha rinvigorito il suo impegno a «interpretare la sfida del credere». Lo ha fatto con i suoi consueti strumenti: la cronaca e la documentazione, la ricerca e l analisi. Augurandoci che tale impegno sia stato fruttuoso, le rilanciamo il nostro appello a rinnovare quanto prima, se non l ha già fatto, il suo abbonamento a Il Regno, e a far conoscere la rivista a nuovi potenziali lettori, proponendo loro, come prima presa di contatto, l iscrizione alla newsletter, che è completamente gratuita. A CURA DI ROBERTO REGGI R Esdra Neemia Traduzione interlineare in italiano Dei libri di Esdra e di Neemia il volume offre testo ebraico, traduzione interlineare (da destra a sinistra seguendo la direzione dell ebraico) e testo della Bibbia CEI (a piè di pagina con a margine i passi paralleli). Non una traduzione, ma un aiuto alla traduzione: un utile sostegno per affrontare le difficoltà dell ebraico e introdursi nel testo biblico in lingua originale. «BIBBIA E TESTI BIBLICI» pp. 72-8,50 Benedetto XVI 257 Obbedienza, insegnamento, zelo { Omelia alla messa crismale del Giovedì santo } Le donne e Gesù. Un legame speciale (Al Regina Caeli del Lunedì dell Angelo) 260 Non «per tutti» ma «per molti» { Lettera del papa ai vescovi tedeschi sulla traduzione del «pro multis» nella Preghiera eucaristica } Santa Sede 263 Valutazione sulle religiose { Congregazione per la dottrina della fede } Una più solida fondazione (Congregazione per la dottrina della fede) Rinnovamento (William card. Levada) 269 Teologia oggi: prospettive, principi e criteri { Commissione teologica internazionale } Chiese nel mondo 290 «Ripensare» senza ridurre { Notificazione della Commissione per la dottrina della fede della Conferenza episcopale spagnola su alcune opere del prof. Andrés Torres Queiruga } 297 La nostra prima, più cara libertà { Commissione ad hoc per la libertà religiosa della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti } Studi e commenti 304 Sulle libertà fondamentali { Lo sceicco Ahmad al-tayyeb e gli intellettuali dell Università di al-azhar } 308 La geografia del cristianesimo globale { Dal rapporto del Pew Forum sulla diffusione e la distribuzione della popolazione cristiana mondiale } Via Nosadella, Bologna Tel Fax

4 B enedetto XVI SACERDOZIO Obbedienza, insegnamento, zelo Omelia alla messa crismale del Giovedì santo «La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa?». Pronunciata da Benedetto XVI lo scorso 5 aprile, Giovedì santo, in San Pietro, durante la messa crismale, la domanda è rimbalzata tra i preti di tutto il mondo, soprattutto in quei territori (il papa parla di «un paese europeo», certamente l Austria) dove si sono segnalate negli ultimi mesi diverse iniziative, non solo di sacerdoti, miranti, dice Benedetto XVI, ad «affrontare la lentezza delle istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove per riportare la Chiesa all altezza dell oggi» (cf. Regno-att. 8,2012,242). Insieme alla disobbedienza, l omelia richiama i sacerdoti a due altre parole-chiave della rinnovazione delle loro promesse: l insegnamento, da rinvigorire in particolare nel prossimo Anno della fede, e lo zelo per le anime, inteso come preoccupazione per la salvezza «dell uomo intero in corpo e anima». Al fatto che tra gli oggetti della disobbedienza attuale il papa indichi la decisione definitiva del magistero circa l ordinazione delle donne molti osservatori hanno collegato le parole che egli ha pronunciato il 9 aprile successivo, sul «legame speciale» delle donne con il Signore risorto (cf. riquadro a p. 258). Stampa ( ) da sito web Sottotitoli redazionali. Cari fratelli e sorelle! In questa santa messa i nostri pensieri ritornano all ora in cui il vescovo, mediante l imposizione delle mani e la preghiera, ci ha introdotti nel sacerdozio di Gesù Cristo, così che fossimo «consacrati nella verità» (Gv 17,19), come Gesù, nella sua preghiera sacerdotale, ha chiesto per noi al Padre. Egli stesso è la Verità. Ci ha consacrati, cioè consegnati per sempre a Dio, affinché, a partire da Dio e in vista di lui, potessimo servire gli uomini. Ma siamo anche consacrati nella realtà della nostra vita? Siamo uomini che operano a partire da Dio e in comunione con Gesù Cristo? Con questa domanda il Signore sta davanti a noi, e noi stiamo davanti a lui. «Volete unirvi più intimamente al Signore Gesù Cristo e conformarvi a lui, rinunziare a voi stessi e rinnovare le promesse, confermando i sacri impegni che nel giorno dell ordinazione avete assunto con gioia?». Così, dopo questa omelia, interrogherò singolarmente ciascuno di voi e anche me stesso. Con ciò si esprimono soprattutto due cose: è richiesto un legame interiore, anzi, una conformazione a Cristo, e in questo necessariamente un superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione. È richiesto che noi, che io non rivendichi la mia vita per me stesso, ma la metta a disposizione di un altro di Cristo. Che non domandi: «Che cosa ne ricavo per me?», bensì: «Che cosa posso dare io per lui e così per gli altri?». O ancora più concretamente: «Come deve realizzarsi questa conformazione a Cristo, il quale non domina, ma serve; non prende, ma dà come deve realizzarsi nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi?». L appello alla disobbedienza Di recente, un gruppo di sacerdoti in un paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del magistero ad esempio nella questione circa l ordinazione I L R EGNO - DOCUMENTI 9/

5 Benedetto XVI I l 9 aprile scorso, lunedì dell Angelo, il papa ha guidato la recita del Regina Cæli dalla residenza di Castel Gandolfo. La preghiera mariana che per tutto il tempo pasquale sostituisce l Angelus è stata introdotta da una breve riflessione sul ruolo delle donne nei racconti evangelici della risurrezione (www.vatican.va). Cari fratelli e sorelle! Le donne e Gesù. Un legame speciale Buona giornata a voi tutti! Il lunedì dopo Pasqua è in molti paesi una giornata di vacanza, in cui fare una passeggiata in mezzo alla natura, oppure andare a visitare parenti un po lontani per ritrovarsi insieme in famiglia. Ma vorrei che fosse sempre presente nella mente e nel cuore dei cristiani il motivo di questa vacanza, cioè la risurrezione di Gesù, il mistero decisivo della nostra fede. Infatti, come scrive san Paolo ai Corinzi, «se Cristo non è risorto, vuota è allora la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1Cor 15,14). Perciò in questi giorni è importante rileggere le narrazioni della risurrezione di Cristo che troviamo nei quattro Vangeli e leggerle con il nostro cuore. Si tratta di racconti che, in modi diversi, presentano gli incontri dei discepoli con Gesù risorto, e ci permettono così di meditare su questo evento stupendo che ha trasformato la storia e dà senso all esistenza di ogni uomo, di ognuno di noi. L avvenimento della risurrezione in quanto tale non viene descritto dagli evangelisti: esso rimane misterioso, non nel senso di meno reale, ma di nascosto, al di là della portata della nostra conoscenza: come una luce così abbagliante che non si può osservare con gli occhi, altrimenti li accecherebbe. Le narrazioni incominciano invece da quando, all alba del giorno dopo il sabato, le donne si recarono al sepolcro e lo trovarono aperto e vuoto. San Matteo parla anche di un terremoto e di un angelo sfolgorante che rotolò la grande pietra tombale e vi si sedette sopra (cf. Mt 28,2). Ricevuto dall angelo l annuncio della risurrezione, le donne, piene di timore e di gioia, corsero a dare la notizia ai discepoli, e proprio in quel momento incontrarono Gesù, si prostrarono ai suoi piedi e lo adorarono; ed egli disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno» (Mt 28,10). In tutti i Vangeli, le donne hanno un grande spazio nei racconti delle apparizioni di Gesù risorto, come del resto è anche in quelli della passione e della morte di Gesù. A quei tempi, in Israele, la testimonianza delle donne non poteva avere valore ufficiale, giuridico, ma le donne hanno vissuto un esperienza di legame speciale con il Signore, che è fondamentale per la vita concreta della comunità cristiana, e questo sempre, in ogni epoca, non solo all inizio del cammino della Chiesa. Modello sublime ed esemplare di questo rapporto con Gesù, in modo particolare nel suo mistero pasquale, è naturalmente Maria, la madre del Signore. Proprio attraverso l esperienza trasformante della Pasqua del suo Figlio, la Vergine Maria diventa anche Madre della Chiesa, cioè di ognuno dei credenti e dell intera comunità. A lei ci rivolgiamo ora invocandola quale Regina Caeli, con la preghiera che la tradizione ci fa recitare al posto dell Angelus durante tutto il tempo pasquale. Maria ci ottenga di sperimentare la presenza viva del Signore risorto, sorgente di speranza e di pace. (...) Castel Gandolfo, lunedì dell Angelo, 9 aprile BENEDETTO XVI delle donne, in merito alla quale il beato papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore. La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa? Vogliamo credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove per riportare la Chiesa all altezza dell oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di ogni vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee? Ma non semplifichiamo troppo il problema. Cristo non ha forse corretto le tradizioni umane che minacciavano di soffocare la parola e la volontà di Dio? Sì, lo ha fatto, per risvegliare nuovamente l obbedienza alla vera volontà di Dio, alla sua parola sempre valida. A lui stava a cuore proprio la vera obbedienza, contro l arbitrio dell uomo. E non dimentichiamo: egli era il Figlio, con l autorità e la responsabilità singolari di svelare l autentica volontà di Dio, per aprire così la strada della parola di Dio verso il mondo dei gentili. E infine: egli ha concretizzato il suo mandato con la propria obbedienza e umiltà fino alla croce, rendendo così credibile la sua missione. Non la mia, ma la tua volontà: questa è la parola che rivela il Figlio, la sua umiltà e insieme la sua divinità, e ci indica la strada. Lasciamoci interrogare ancora una volta: non è che con tali considerazioni viene, di fatto, difeso l immobilismo, l irrigidimento della tradizione? No. Chi guarda alla storia dell epoca postconciliare, può riconoscere la dinamica del vero rinnovamento, che ha spesso assunto forme inattese in movimenti pieni di vita e che rende quasi tangibile l inesauribile vivacità della santa Chiesa, la presenza e l azione efficace dello Spirito Santo. E se guardiamo alle persone, dalle quali sono scaturiti e scaturiscono questi fiumi freschi di vita, vediamo anche che per una nuova fecondità ci vogliono l essere ricolmi della gioia della fede, la radicalità dell obbedienza, la dinamica della speranza e la forza dell amore. Cari amici, resta chiaro che la conformazione a Cristo è il presupposto e la base di ogni rinnovamento. Ma forse la figura di Cristo ci appare a volte troppo elevata e troppo grande, per poter osare di prendere le misure da lui. Il Signore lo sa. Per questo ha provveduto a «traduzioni» in ordini di grandezza più accessibili e più vicini a noi. Proprio per questa ragione, Paolo 258 I L R EGNO - DOCUMENTI 9/2012

6 senza timidezza ha detto alle sue comunità: «Imitate me, ma io appartengo a Cristo». Egli era per i suoi fedeli una «traduzione» dello stile di vita di Cristo, che essi potevano vedere e alla quale potevano aderire. A partire da Paolo, lungo tutta la storia ci sono state continuamente tali «traduzioni» della via di Gesù in vive figure storiche. Noi sacerdoti possiamo pensare a una grande schiera di sacerdoti santi, che ci precedono per indicarci la strada: a cominciare da Policarpo di Smirne e Ignazio d Antiochia attraverso i grandi pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, fino a papa Giovanni Paolo II, che nell azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo, come «dono e mistero». I santi ci indicano come funziona il rinno vamento e come possiamo metterci al suo servizio. E ci lasciano anche capire che Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell umile segno del granello di senape. Munus docendi e animarum zelus Cari amici, vorrei brevemente toccare ancora due parole-chiave della rinnovazione delle promesse sacerdotali, che dovrebbero indurci a riflettere in quest ora della Chiesa e della nostra vita personale. C è innanzitutto il ricordo del fatto che siamo come si esprime Paolo «amministratori dei misteri di Dio» (1Cor 4,1) e che ci spetta il ministero dell insegnamento, il munus docendi, che è una parte di tale amministrazione dei misteri di Dio, in cui egli ci mostra il suo volto e il suo cuore, per donarci se stesso. Nell incontro dei cardinali in occasione del recente concistoro, diversi pastori, in base alla loro esperienza, hanno parlato di un analfabetismo religioso che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente. Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere e amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarlo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione e il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola. L Anno della fede, il ricordo dell apertura del concilio Vaticano II 50 anni fa, deve essere per noi un occasione di annunciare il messaggio della fede con nuovo zelo e con nuova gioia. Lo troviamo naturalmente in modo fondamentale e primario nella sacra Scrittura, che non leggeremo e me diteremo mai abbastanza. Ma in questo facciamo tutti l esperienza di aver bisogno di aiuto per trasmetterla rettamente nel presente, affinché tocchi veramente il nostro cuore. Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall essere sfruttato fino in fondo. Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: «La mia dottrina non è mia» (Gv 7,16). Non annunciamo teorie e opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori. Ma questo naturalmente non deve significare che io non sostenga questa dottrina con tutto me stesso e non stia saldamente ancorato a essa. In questo contesto mi viene sempre in mente la parola di sant Agostino: e che cosa è tanto mio quanto me stesso? Che cosa è così poco mio quanto me stesso? Non appartengo a me stesso e divento me stesso proprio per il fatto che vado al di là di me stesso e mediante il superamento di me stesso riesco a inserirmi in Cristo e nel suo corpo che è la Chiesa. Se non annunciamo noi stessi e se interiormente siamo diventati tutt uno con colui che ci ha chiamati come suoi messaggeri così che siamo plasmati dalla fede e la viviamo, allora la nostra predicazione sarà credibile. Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso. Il Curato d Ars non era un dotto, un intellettuale, lo sappiamo. Ma con il suo annuncio ha toccato i cuori della gente, perché egli stesso era stato toccato nel cuore. L ultima parola-chiave a cui vorrei ancora accennare si chiama zelo per le anime, animarum zelus. È un espressione fuori moda che oggi quasi non viene più usata. In alcuni ambienti, la parola anima è considerata addirittura una parola proibita, perché si dice esprimerebbe un dualismo tra corpo e anima, dividendo a torto l uomo. Certamente l uomo è un unità, destinata con corpo e anima all eternità. Ma questo non può significare che non abbiamo più un anima, un principio costitutivo che garantisce l unità dell uomo nella sua vita e al di là della sua morte terrena. E come sacerdoti naturalmente ci preoccupiamo dell uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche degli affamati, dei malati, dei senzatetto. Tuttavia noi non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell anima dell uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l assenza di verità e di amore. Ci preoccupiamo della salvezza degli uomini in corpo e anima. E in quanto sacerdoti di Gesù Cristo, lo facciamo con zelo. Le persone non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso. Le persone devono percepire il nostro zelo, mediante il quale diamo una testimonianza credibile per il Vangelo di Gesù Cristo. Preghiamo il Signore di colmarci con la gioia del suo messaggio, affinché con zelo gioioso possiamo servire la sua verità e il suo amore. Amen. Basilica Vaticana, Giovedì santo, 5 aprile BENEDETTO XVI I L R EGNO - DOCUMENTI 9/

7 B enedetto XVI LITURGIA Non «per tutti» ma «per molti» Lettera del papa ai vescovi tedeschi sulla traduzione del «pro multis» nella Preghiera eucaristica Di fronte al «pericolo» che nella nuova imminente edizione del Gotteslob, il messale tedesco, «alcune parti dell area linguistica tedesca desiderino mantenere la traduzione per tutti», il 14 aprile Benedetto XVI ha inviato una lettera al presidente della Conferenza episcopale tedesca, che ha pubblicato il testo il 24 aprile, e a tutti i vescovi dell area di lingua tedesca. Nel breve documento il papa ribadisce quanto già disposto dall istruzione Liturgiam authenticam, emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede nel 2001, cioè che la traduzione dei testi sacri e liturgici debba ispirarsi al principio dell equivalenza formale rispetto all originale latino, e dalla lettera della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (2006) proprio sulla traduzione dell espressione «pro multis» nella formula della consacrazione durante la celebrazione della messa. Per prevenire poi il rischio che tale traduzione susciti sconcerto nei fedeli, sollevando dubbi sull universalità della redenzione operata da Cristo, il papa rivolge una «richiesta pressante» ai confratelli vescovi perché avviino un accurata catechesi sul tema tra i fedeli. Stampa ( ) dal sito web Eccellenza! Reverendo, caro arcivescovo! In occasione della sua visita, il 15 marzo 2012, ella mi ha messo a conoscenza del fatto che, per quanto riguarda la traduzione delle parole «pro multis» nella preghiera del canone della santa messa, tra i vescovi dell area di lingua tedesca tuttora non esiste consenso. A quanto pare incombe il pericolo che, nella nuova edizione del Gotteslob, la cui pubblicazione è attesa presto, alcune parti dell area linguistica tedesca desiderino mantenere la traduzione «per tutti», sebbene la Conferenza episcopale tedesca sia d accordo nello scrivere «per molti», così come auspicato dalla Santa Sede. Le ho promesso di pronunciarmi per iscritto in merito a tale importante questione, per prevenire una simile divisione nel luogo più intimo della nostra preghiera. Provvederò a fare inviare questa lettera, che attraverso di lei indirizzo a tutti i membri della Conferenza episcopale tedesca, anche agli altri vescovi dell area di lingua tedesca. Permettetemi qualche breve parola su come è sorto il problema. Una traduzione in luogo di un interpretazione Negli anni Sessanta, quando il Messale romano, sotto la responsabilità dei vescovi, dovette essere tradotto in lingua tedesca, esisteva un consenso esegetico sul fatto che il termine «i molti», «molti», in Is 53,11s, fosse una forma espressiva ebraica per indicare l insieme, «tutti». La parola «molti» nei racconti dell istituzione di Matteo e di Marco era pertanto considerata un semitismo e doveva essere tradotta con «tutti». Ciò venne esteso anche alla traduzione del testo latino, dove «pro multis», attraverso i racconti evangelici, rimandava a Isaia 53 e quindi doveva essere tradotto con «per tutti». Tale consenso esegetico nel frattempo si è sgretolato; non esiste più. Nel racconto dell ultima cena secondo la traduzione unificata tedesca della sacra Scrittura si legge: «Questo è il mio sangue, il sangue dell alleanza, versato per molti» (Mc 14,24; cf. Mt 26,28). Ciò rende evidente una cosa molto importante: la traduzione di «pro multis» con «per tutti» non è stata una traduzione pura, bensì un interpretazione, che I L R EGNO - DOCUMENTI 9/

8 Questa catechesi previa è il presupposto essenziale per l entrata in vigore della nuova traduzione. Per quanto mi risulta, nell area di lingua tedesca una tale catechesi finora non c è stata. La mia lettera intende essere una riera, e tuttora è, ben motivata, ma è una spiegazione e dunque qualcosa di più di una traduzione. Questa fusione fra traduzione e interpretazione per certi versi fa parte dei principi che, subito dopo il Concilio, guidarono la traduzione dei testi liturgici nelle lingue moderne. Si era ben consapevoli di quanto la Bibbia e i testi liturgici fossero distanti dal mondo del linguaggio e del pensiero attuale della gente, per cui anche tradotti avrebbero continuato a essere incomprensibili per quanti partecipavano alle funzioni. Un rischio nuovo era il fatto che, attraverso la traduzione, i testi sacri sarebbero stati aperti, lì, davanti a quanti partecipavano alla messa, e tuttavia sarebbero rimasti molto distanti dal loro mondo, e anzi questa distanza sarebbe diventata più che mai visibile. Quindi non ci si sentì solo autorizzati, ma addirittura obbligati a immettere l interpretazione nella traduzione, così da abbreviare il cammino verso le persone, i cui cuori e le cui menti dovevano essere raggiunti da quelle parole. In una certa misura il principio di una traduzione contenutistica e non necessariamente letterale dei testi fondamentali continua a essere giustificato. Poiché pronuncio spesso le preghiere liturgiche nelle varie lingue, noto che talvolta tra le diverse traduzioni quasi non si riscontrano somiglianze e che il testo comune sulle quali si basano spesso è solo lontanamente riconoscibile. Allo stesso tempo si sono verificate delle banalizzazioni che costituiscono vere perdite. Così, nel corso degli anni, io stesso ho compreso sempre più chiaramente che, come orientamento per la traduzione, il principio della corrispondenza non letterale, bensì strutturale, ha i suoi limiti. Seguendo queste intuizioni, l istruzione per i traduttori Liturgiam authenticam, promulgata il 28 marzo 2001 dalla Congregazione per il culto divino, ha messo nuovamente in primo piano il principio della corrispondenza letterale, senza naturalmente prescrivere un verbalismo unilaterale. L importante intuizione che sta alla base di questa istruzione è la distinzione, già citata all inizio, fra traduzione e interpretazione. Essa è necessaria sia per le parole della Scrittura, sia per i testi liturgici. Da un lato la sacra Parola deve emergere il più possibile per se stessa, anche con la sua estraneità e con le domande che reca in sé. Dall altro, alla Chiesa è affidato il compito dell interpretazione affinché nei limiti della nostra rispettiva comprensione ci giunga il messaggio che il Signore ci ha destinato. Anche la traduzione più accurata non può sostituire l interpretazione: fa parte della struttura della rivelazione il fatto che la parola di Dio venga letta nella comunità interpretante della Chiesa, che la fedeltà e l attualizzazione si leghino tra loro. La Parola deve essere presente per se stessa, nella sua forma propria, a noi forse estranea; l interpretazione deve essere misurata in base alla sua fedeltà alla Parola, ma al tempo stesso deve renderla accessibile a chi l ascolta oggi. In tale contesto, la Santa Sede ha deciso che nella nuova traduzione del Messale l espressione «pro multis» debba essere tradotta come tale, senza essere già interpretata. La traduzione interpretativa «per tutti» deve essere sostituita dalla semplice traduzione «per molti». Vorrei ricordare che sia in Matteo sia in Marco non c è l articolo, quindi non «per i molti», bensì «per molti». Se dal punto I L R EGNO - DOCUMENTI 9/ di vista della correlazione fondamentale fra la traduzione e l interpretazione questa scelta è, come spero, del tutto comprensibile, sono però consapevole che essa rappresenta una sfida immensa per tutti coloro ai quali è affidato il compito di spiegare la parola di Dio nella Chiesa. Per chi normalmente frequenta la messa, ciò appare quasi inevitabilmente come una frattura al centro stesso del rito sacro. Domanderà: ma Cristo non è morto per tutti? La Chiesa ha modificato la sua dottrina? Può farlo, le è permesso? È all opera una reazione che vuole distruggere l eredità del Concilio? Grazie all esperienza degli ultimi cinquant anni, tutti noi sappiamo quanto profondamente la modifica delle forme e dei testi liturgici colpisca l anima delle persone; e quindi quanto un cambiamento in un punto così centrale del testo debba inquietare le persone. Proprio per questo, quando davanti alla differenza fra traduzione e interpretazione si scelse la traduzione «molti», si stabilì anche che nelle diverse aree linguistiche la traduzione dovesse essere preceduta da una catechesi accurata, con la quale i vescovi dovevano spiegare concretamente ai loro sacerdoti, e tramite loro ai fedeli, di che cosa si trattava. La necessità di una catechesi preparatoria A CURA DI PATRIZIO RIGHERO -ROBERTA ROCCIA Alla conquista di uno spazio per il futuro Campo scuola sul tema dell immigrazione Dopo il successo dei precedenti, il nuovo campo scuola affronta la sfida dell integrazione nella società multietnica, per motivare all accoglienza e alla conoscenza dell altro, attraverso avventure dall ambientazione fantascientifica. Nella Guida, la sceneggiatura per ogni giornata e indicazioni chiare e facilmente realizzabili. Il Sussidio, dall accattivante veste grafica, ha uno stile vicino al vissuto dei ragazzi. Edizioni Edizioni Dehoniane Dehoniane EDB Bologna Bologna «CAMPI SCUOLA» GUIDA PER GLI ANIMATORI pp. 96 a 2 colori - 8,50 SUSSIDIO PER I RAGAZZI pp. 48 a 2 colori - 3,90 Via Nosadella Bologna Tel Fax

9 Benedetto XVI chiesta pressante a tutti voi, cari confratelli, a preparare ora una tale catechesi, per poi parlarne con i vostri sacerdoti e al contempo renderla accessibile ai fedeli. In questa catechesi bisogna anzitutto chiarire brevemente perché nella traduzione del Messale, dopo il Concilio, la parola «molti» è stata resa con «tutti»: per esprimere in modo inequivocabile, nel senso voluto da Gesù, l universalità della salvezza che giunge da lui. Allora, però, sorge subito la domanda: se Gesù è morto per tutti, perché nelle parole dell ultima cena egli ha detto «per molti»? E perché allora insistiamo su queste parole di Gesù dell istituzione? Prima di tutto, a questo punto bisogna ancora precisare che secondo Matteo e Marco Gesù ha detto «per molti», mentre secondo Luca e Paolo ha detto «per voi». Ciò sembra stringere ancora di più il cerchio. Ma proprio a partire da qui ci si può avvicinare alla soluzione. I discepoli sanno che la missione di Gesù trascende loro e il loro gruppo; che egli è venuto per riunire insieme i figli di Dio di tutto il mondo che erano dispersi (Gv 11,52). Le parole «per voi» rendono però la missione di Gesù molto concreta per i presenti. Essi non sono un qualche elemento anonimo di un insieme immenso, bensì ognuno di loro sa che il Signore è morto proprio per lui, per noi. «Per voi» si protende nel passato e nel futuro, si rivolge a me personalmente; noi, che siamo qui riuniti, siamo conosciuti e amati come tali da Gesù. Quindi questo «per voi» non è un restringimento, bensì una concretizzazione che vale per ogni comunità che celebra l eucaristia, che la unisce in modo concreto all amore di Gesù. Il Canone romano ha unito tra loro le due espressioni bibliche nelle parole di consacrazione e quindi dice: «Per voi e per molti». Questa formula, poi, con la riforma liturgica è stata adottata per tutte le preghiere eucaristiche. Però di nuovo: perché «per molti»? Il Signore non è forse morto per tutti? Il fatto che Gesù Cristo, come Figlio di Dio fatto uomo, sia l uomo per tutti gli uomini, il nuovo Adamo, è una delle certezze fondamentali della nostra fede. Vorrei a questo riguardo ricordare solo tre versi delle Scritture. Dio «ha consegnato per tutti noi» il proprio Figlio, dice Paolo nella Lettera ai Romani (8,32). «Uno è morto per tutti», afferma nella Seconda lettera ai Corinzi a proposito della morte di Gesù (5,14). Gesù «ha dato se stesso in riscatto per tutti», si legge nella Prima lettera a Timoteo (2,6). Ma allora bisogna davvero domandare ancora una volta: se questo è tanto ovvio, perché la preghiera eucaristica dice «per molti»? Ora, la Chiesa ha tratto questa formulazione dai racconti dell istituzione nel Nuovo Testamento. La usa per rispetto della parola di Dio, per essergli fedele fin nella parola. È il timore reverenziale dinanzi alla stessa parola di Gesù la ragione della formulazione della preghiera eucaristica. Allora, però, domandiamo: perché Gesù ha detto così? La ragione vera consiste nel fatto che Gesù in tal modo si è fatto riconoscere come il servo di Dio di Isaia 53, si è rivelato come la figura annunciata dalla profezia. Il timore reverenziale della Chiesa davanti alla parola di Dio, la fedeltà di Gesù alle parole della «Scrittura»: è questa doppia fedeltà il motivo concreto della formulazione «per molti». In questa catena di riverente fedeltà, noi ci inseriamo con la traduzione letterale delle parole della Scrittura. Molti e tutti Come prima abbiamo visto che il «per voi» della tradizione paolino-lucana non restringe ma rende concreto, così ora possiamo riconoscere che la dialettica tra «molti» e «tutti» ha una sua importanza. «Tutti» si muove sul piano ontologico: l essere e l agire di Gesù comprende l intera umanità, il passato, il presente e il futuro. Ma di fatto, storicamente, nella comunità concreta di coloro che celebrano l eucaristia egli giunge solo a «molti». Si può quindi riconoscere un triplice significato dell attribuzione di «molti» e «tutti». Anzitutto, per noi, che possiamo sedere alla sua mensa, deve significare sorpresa, gioia e gratitudine per essere stati chiamati, per poter stare con lui e per poterlo conoscere. «Siano rese grazie al Signore che, per la sua grazia, mi ha chiamato nella sua Chiesa...». Poi, però, in secondo luogo ciò è anche una responsabilità. La forma in cui il Signore raggiunge gli altri «tutti» a modo suo, in fondo rimane un suo mistero. Tuttavia, è indubbiamente una responsabilità essere chiamati direttamente da lui alla sua mensa per poter sentire: per voi, per me egli ha sofferto. I molti hanno la responsabilità per tutti. La comunità dei molti deve essere luce sul candelabro, città sopra il monte, lievito per tutti. È questa una vocazione che riguarda ognuno in modo del tutto personale. I molti, che noi siamo, devono avere la responsabilità per l insieme, nella consapevolezza della loro missione. Infine può aggiungersi un terzo aspetto. Nella società attuale abbiamo la sensazione di non essere affatto «molti», bensì molto pochi, una piccola massa che continua a diminuire. E invece no, siamo «molti»: «Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap 7,9). Siamo molti e rappresentiamo tutti. Quindi le parole «molti» e «tutti» vanno insieme e fanno riferimento l una all altra nella responsabilità e nella promessa. Eccellenza, caro confratello nell episcopato! Con tutto questo ho voluto accennare le linee fondamentali della catechesi, con la quale sacerdoti e laici dovranno essere preparati al più presto alla nuova traduzione. Auspico che tutto ciò possa servire anche a una partecipazione più intensa alla celebrazione della sacra eucaristia, inserendosi in tal modo nel grande impegno che dovremo affrontare con l «Anno della fede». Posso sperare che la catechesi venga presto preparata e in tal modo diventi parte del rinnovamento liturgico, per il quale il Concilio ha lavorato sin dalla sua prima sessione. Con i saluti pasquali di benedizione, suo nel Signore Dal Vaticano, 14 aprile BENEDETTO XVI 262 I L R EGNO - DOCUMENTI 9/2012

10 S anta Sede STATI UNITI Valutazione sulle religiose Congregazione per la dottrina della fede Il 18 aprile 2012 la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato una valutazione dottrinale sulla maggiore organizzazione delle religiose statunitensi, la Leadership Conference of Women Religious (LCWR), che rappresenta circa l 80% delle suore americane (Regno-att. 8,2012,263), rilevando «seri problemi dottrinali». Tre in particolare gli ambiti critici: i discorsi tenuti da alcuni invitati alle assemblee della Conferenza; la presenza di «strategie di dissenso organizzato» rispetto agli insegnamenti del magistero, in particolare sulla sessualità, sull omosessualità e sul sacerdozio femminile; il ricorrere negli scritti e negli incontri di temi tipici del «femminismo radicale». Per questo viene nominato «un arcivescovo delegato, assistito da due vescovi», «per la revisione, la guida e l approvazione, ove necessario, dell operato» della LCWR. Come prevedendo le critiche che il provvedimento ha in effetti sollevato, il card. Levada, prefetto della Congregazione, in una dichiarazione pubblicata contestualmente ha formulato «l auspicio di riuscire a evitare» tramite incontri personali con le esponenti della LCWR «eventuali fraintendimenti quanto a intenti e scopi del documento». Stampa ( ) da sito web Una più solida fondazione Valutazione dottrinale della Congregazione I.Introduzione Il contesto nel quale meglio si colloca questa valutazione dottrinale della Leadership Conference of Women Religious (LCWR), la Conferenza delle superiore religiose degli Stati Uniti d America, è espresso da papa Giovanni Paolo II nell esortazione apostolica postsinodale Vita consecrata del Riflettendo sul genio e sul carisma della vita religiosa nella Chiesa, papa Giovanni Paolo II dice: «Nei fondatori e nelle fondatrici appare sempre vivo il senso della Chiesa, che si manifesta nella loro partecipazione piena alla vita ecclesiale in tutte le sue dimensioni e nella pronta obbedienza ai pastori, specialmente al romano pontefice. In questo orizzonte di amore verso la santa Chiesa, colonna e sostegno della verità (1Tm 3,15), ben si comprendono (...) la piena comunione ecclesiale che santi e sante, fondatori e fondatrici, hanno condiviso in epoche e circostanze fra loro diverse e spesso molto difficili. Sono esempi ai quali le persone consacrate devono fare costante riferimento, per resistere alle spinte centrifughe e disgregatrici, oggi particolarmente attive. Un aspetto qualificante di questa comunione ecclesiale è l adesione di mente e di cuore al magistero dei vescovi, che va vissuta con lealtà e testimoniata con chiarezza davanti al popolo di Dio da parte di tutte le persone consacrate, particolarmente da quelle impegnate nella ricerca teologica e nell insegnamento, nelle pubblicazioni, nella catechesi, nell uso dei mezzi di comunicazione sociale. Poiché le persone consacrate occupano un posto speciale nella Chiesa, il loro atteggiamento a questo proposito ha grande rilievo per l intero popolo di Dio» (n. 46; EV 15/ ). La Santa Sede riconosce con gratitudine il grande contributo delle religiose alla Chiesa negli Stati Uniti, come I L R EGNO - DOCUMENTI 9/

11 Santa Sede si vede in particolare in molte scuole, cliniche e istituzioni d aiuto ai poveri che sono state create e gestite da religiose negli anni. Papa Giovanni Paolo II ha ben espresso questa gratitudine nel suo incontro con le religiose degli Stati Uniti a San Francisco il 17 settembre 1987, quando disse: «Gioisco per il vostro amore profondo nei confronti della Chiesa e per il vostro generoso servizio al popolo di Dio (...). La validità dei sistemi sanitari ed educativi cattolici e la rete altamente progredita dei servizi sociali nella Chiesa non esisterebbero oggi, se non fosse per la dedizione più che giustificata e per l abnegazione di coloro che ci hanno preceduto. Il vigore spirituale di tanti cattolici testimonia gli sforzi di generazioni di religiosi in questo paese. La storia della Chiesa di questo paese s identifica per la maggior parte con la vostra storia al servizio al popolo di Dio» (GIOVANNI PAOLO II, Discorso alle religiose e ai religiosi, , n. 2). Il rinnovamento della LCWR che è lo scopo di questa valutazione dottrinale è a sostegno di questo essenziale carisma delle religiose, che è così naturale nella vita e nella crescita della Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Pur riconoscendo che questa valutazione dottrinale riguarda una particolare conferenza di superiore religiose e quindi non intende formulare un giudizio sulla fede e la vita delle religiose nelle singole congregazioni che fanno parte di tale conferenza, tuttavia la valutazione mette in luce seri problemi dottrinali che segnano molte vite consacrate. A livello dottrinale, questa crisi è caratterizzata da una perdita di vista del centro focale cristologico che fa da fondamento alla consacrazione religiosa, che porta a sua volta alla perdita di un «costante e vivo senso della Chiesa» in alcune religiose. Questa valutazione dottrinale muove da una sincera preoccupazione per la vita di fede in alcuni istituti di vita consacrata e società di vita apostolica. Essa muove anche dalla convinzione che l opera di ogni conferenza di superiore religiose può e deve essere un mezzo fruttuoso per affrontare la situazione contemporanea e per sostenere la vita religiosa nel suo senso più «radicale», cioè nella fede nella quale è radicata. Secondo la legge canonica, le conferenze delle superiore sono un espressione della collaborazione tra la Santa Sede, le superiore generali e le locali conferenze episcopali, a sostegno della vita consacrata. La finalità complessiva della valutazione dottrinale è, di conseguenza, quella di assistere la LCWR degli Stati Uniti nell attuare un ecclesiologia di comunione fondata sulla fede in Gesù Cristo e nella Chiesa, come fondamento essenziale per il suo importante servizio alle comunità religiose e a tutte coloro che sono nella vita consacrata. II.Valutazione dottrinale La decisione della Congregazione per la dottrina della fede d impegnarsi in una valutazione dottrinale della LCWR fu comunicata alla sua presidenza nel corso del suo incontro con il card. William Levada a Roma l 8 aprile In quell incontro, tre principali aree di preoccupazione furono indicate come motivo della decisione della Congregazione per la dottrina della fede di dar corso alla valutazione: Discorsi alle assemblee della LCWR Vari discorsi tenuti durante le assemblee annuali della LCWR contengono affermazioni problematiche e seri errori teologici e anche dottrinali. Il cardinale ha portato come esempio specifici passaggi di una riflessione di suor Laurie Brink su alcune religiose «che si muovono oltre la Chiesa» o anche oltre Gesù. Questo è un affronto non solo a fondamentali credenze cattoliche; un simile rifiuto della fede è anche un serio motivo di scandalo ed è incompatibile con la vita religiosa. Simili inaccettabili posizioni sono abitualmente sostenute senza essere criticate all interno della LCWR, organismo che invece dovrebbe fornire alle congregazioni che ne fanno parte gli strumenti per formare una visione ecclesiale della vita religiosa, e quindi aiutarle a correggere una visione erronea della fede cattolica, come importante esercizio di carità. Alcuni potrebbero vedere nelle tesi di suor Brink un istantanea sulla fenomenologia della vita religiosa d oggi. Ma i pastori della Chiesa dovrebbero vedervi anche un invocazione d aiuto. Strategie di dissenso organizzato Il cardinale ha parlato di questo aspetto facendo riferimento alle lettere che la Congregazione per la dottrina della fede ha ricevuto da «gruppi dirigenti» di varie congregazioni, tra cui responsabili della LCWR, di contestazione delle direttive della Santa Sede riguardo alla questione dell ordinazione delle donne e di un corretto approccio pastorale al ministero di persone omosessuali, in particolare lettere riguardanti le conferenze di New Ways Ministry. I contenuti delle lettere fanno pensare che queste suore prendano collettivamente una posizione non in accordo con l insegnamento della Chiesa sulla sessualità umana. Il problema si fa serio quando tali «gruppi dirigenti» non danno una guida effettiva e un esempio alle loro comunità, ma si pongono essi stessi al di fuori dell insegnamento della Chiesa. Femminismo radicale Il cardinale ha fatto notare una prevalenza di certi temi femministi radicali incompatibili con la fede cattolica in alcuni dei programmi e delle presentazioni patrocinate dalla LCWR, incluse interpretazioni teologiche che rischiano di distorcere la fede in Gesù e nel suo Padre amorevole che inviò il Figlio suo per la salvezza del mondo. Per di più, alcune argomentazioni sul «patriarcato» distorcono la forma in cui Gesù ha struttu- 264 I L R EGNO - DOCUMENTI 9/2012

12 rato la vita sacramentale nella Chiesa; altre addirittura minano le dottrine rivelate della santa Trinità, la divinità di Cristo e l ispirazione delle sacre Scritture. Di conseguenza, in una lettera datata 18 febbraio 2009, la Congregazione per la dottrina della fede confermò la sua decisione d effettuare una valutazione dottrinale della LCWR e nominò mons. Leonard Blair, vescovo di Toledo, Ohio, delegato della Congregazione per la dottrina della fede per la valutazione. Questa decisione fu ulteriormente discussa con le dirigenti della LCWR durante la loro visita alla Congregazione per la dottrina della fede il 22 aprile Durante questo incontro, il card. Levada confermò che la valutazione dottrinale arrivava come risultato di vari anni d esame del contenuto dottrinale di affermazioni da parte della LCWR e delle sue conferenze annuali. L interesse primario della valutazione è la dottrina della fede che è stata rivelata da Dio in Gesù Cristo, presentata in forma scritta nelle Scritture divinamente ispirate, e consegnata alla Tradizione apostolica sotto la guida del magistero della Chiesa. È questo insegnamento apostolico, così riccamente e pienamente insegnato dal concilio Vaticano II, che deve sostenere l opera di una conferenza di superiore religiose la quale, per sua natura, ha un legame canonico con la Santa Sede e comprende molte congregazioni che sono di diritto pontificio. Mons. Leonard Blair trasmise una serie di Osservazioni dottrinali alla LCWR in una lettera datata 11 maggio 2009 e successivamente incontrò la sua presidenza il 27 maggio La presidenza della LCWR rispose alle Osservazioni in una lettera datata 20 ottobre Sulla base di questa risposta e della successiva corrispondenza tra la presidenza della LCWR e il delegato, il vescovo Blair sottopose le sue risultanze alla Congregazione per la dottrina della fede il 22 dicembre Il 25 giugno 2010 il vescovo Blair presentò un ulteriore documentazione sul contenuto del Mentoring Leadership Manual edito dalla LCWR, così come sulle organizzazioni associate alla LCWR, in particolare Network e The Resource Center for Religious Institutes. La documentazione mette in luce che, mentre c è un grande impegno da parte della LCWR nel promuovere obiettivi di giustizia sociale in armonia con la dottrina sociale della Chiesa, essa tace sul diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, una questione che pure è al centro del vivace dibattito pubblico sull aborto e l eutanasia negli Stati Uniti. Inoltre, materie di cruciale importanza per la vita della Chiesa e della società, come la visione d ispirazione biblica della Chiesa circa la vita di famiglia e la sessualità umana non hanno spazio nell agenda della LCWR nel modo promosso dall insegnamento della Chiesa. Per di più, occasionali dichiarazioni pubbliche da parte della LCWR che si distaccano o confliggono con le posizioni prese dai vescovi, che sono gli autentici maestri della Chiesa nella fede e nella morale, sono incompatibili con le sue finalità. L intera documentazione della valutazione dottrinale, incluse le risposte della LCWR, è stata presentata alla sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi membri della Congregazione per la dottrina della fede il 12 gennaio Le decisioni di questa sessione ordinaria sono state: 1) l attuale situazione dottrinale e pastorale della LCWR è grave ed è oggetto di seria preoccupazione, data anche l influenza che la LCWR esercita sulle congregazioni religiose in altre parti del mondo; 2) dopo che la visita in corso alle comunità religiose femminili negli Stati Uniti sarà giunta a una conclusione, la Santa Sede dovrà intervenire con i prudenti passi necessari a effettuare una riforma della LCWR; 3) la Congregazione per la dottrina della fede esaminerà la varie forme di intervento canonico praticabili per la soluzione degli aspetti problematici presenti nella LCWR. Il santo padre, papa Benedetto XVI, in un udienza concessa il 14 gennaio 2011 al prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. William Levada, ha approvato le decisioni della sessione ordinaria della Congregazione e ha ordinato la loro messa in pratica. Questo atto del santo padre deve essere compreso in virtù del mandato dato dal Signore a Simon Pietro come alla roccia sulla quale è fondata la sua Chiesa (cf. Lc 22,32): «Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». Questo passo della Scrittura è stato applicato al ruolo del successore di Pietro come capo del collegio apostolico dei vescovi; ma si applica anche al ruolo del papa come pastore supremo e pastore della Chiesa universale. Non ultime, nel gregge al quale la cura pastorale del papa è diretta, vi sono le religiose di vita apostolica, che nei secoli passati sono state così determinanti nell edificare la fede e la vita della santa Chiesa di Dio e nel testimoniare l amore di Dio per l umanità in così numerose opere di carità e di apostolato. Da quando il rapporto finale della visita apostolica delle religiose negli Stati Uniti è stato consegnato alla Santa Sede (nel dicembre 2011), la Congregazione per la dottrina della fede si dedica all attuazione delle sopra dette decisioni approvate dal santo padre in quanto sviluppo del suo impegno a sostegno della Chiesa negli Stati Uniti. Al fine di questa attuazione, e consultandosi con la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e con la Congregazione per i vescovi, la Congregazione per la dottrina della fede ha deciso di eseguire il mandato di coadiuvare la necessaria riforma della Leadership Conference of Women Religious tramite la nomina di un arcivescovo delegato, il quale con l assistenza di un gruppo di consulenti (vescovi, preti e religiose) si metterà al lavoro con la dirigenza della LCWR per attuare gli obiettivi necessari ad affrontare i problemi messi in evidenza da questo documento. Il mandato dato al delegato assicura le strutture e la flessibilità per il delicato lavoro di tale attuazione. L avvio di un simile sforzo comune sembra più che I L R EGNO - DOCUMENTI 9/

13 Santa Sede mai opportuno in vista di un attuazione delle raccomandazioni della recente visita apostolica delle religiose negli Stati Uniti e in vista quest anno del 50 o anniversario dell inizio del concilio Vaticano II, la cui visione teologica e le cui raccomandazioni pratiche per la vita consacrata possono servire come un provvidenziale inquadramento per la revisione e il rinnovamento della vita religiosa negli Stati Uniti, come pure a motivo del mandato della legge della Chiesa per l opera di questa Conferenza delle superiore maggiori, alla quale appartiene la grande maggioranza delle congregazioni religiose femminili negli Stati Uniti. III.Attuazione: conclusioni della valutazione dottrinale e del mandato 1. Principali risultanze della valutazione dottrinale Assemblee generali della LCWR, discorsi e testi occasionali Uno dei mezzi principali con cui la LCWR promuove la sua particolare visione della vita religiosa sono le assemblee annuali che organizza. Mentre era in corso la valutazione, il vescovo Blair, nella sua lettera dell 11 maggio 2009, tracciò un profilo della presidenza della LCWR sulla base di uno studio e di una valutazione dottrinale di relazioni introduttive, di discorsi della presidenza e di discorsi d assegnazione dei ruoli dirigenti, su un periodo di 10 anni. Questo studio scoprì che i discorsi, sebbene di per sé non teologici dal punto di vista accademico, hanno significato dottrinale e contenuto e implicazioni morali che spesso contraddicono o ignorano l insegnamento del magistero. Nella sua replica, la presidenza della LCWR ha sostenuto che essa non invita consapevolmente oratori che hanno posizioni contrarie all insegnamento della Chiesa «quando questo è stato proclamato come insegnamento dotato di autorità». Inoltre, la presidenza sostiene che le asserzioni fatte dagli oratori appartengono a loro e non implicano adesione da parte della LCWR. Dati i fatti esaminati, tuttavia, questa replica è inadeguata. Il concilio Vaticano II indica chiaramente che un autentico insegnamento della Chiesa richiede la religiosa sottomissione dell intelletto e della volontà, e non è limitato alle definizioni dogmatiche o alle dichiarazioni «ex cathedra» (Lumen gentium, n. 25; EV 1/344). Ad esempio, la LCWR espresse pubblicamente nel 1977 il suo rifiuto di assentire all insegnamento di Inter insigniores sulla riserva dell ordinazione sacerdotale ai soli uomini. Questo pubblico rifiuto non è mai stato ritrattato. Oltre a questo, la Congregazione per la dottrina della fede sa che gli oratori alle conferenze o alle assemblee generali non sottopongono i loro testi a un previo controllo della presidenza della LCWR. E, come la valutazione ha dimostrato, la somma di questi discorsi negli anni è materia di seria preoccupazione. Parecchi dei discorsi alle conferenze della LCWR delineano una visione o fanno una descrizione della vita religiosa che non è conforme alla fede e alla prassi della Chiesa. Dal momento che la dirigenza della LCWR non ha offerto nessun chiarimento circa queste asserzioni, alcuni potrebbero ricavare che simili posizioni siano condivise da essa. In quanto ente approvato dalla Santa Sede per il coordinamento e il sostegno delle comunità religiose negli Stati Uniti, la LCWR ha anche un effettiva responsabilità per la promozione della fede e per fornire alle comunità che ne fanno parte e al più vasto pubblico cattolico chiare e persuasive posizioni a sostegno della visione della Chiesa della vita religiosa. Alcuni oratori sostengono che dissentire dalla dottrina della Chiesa è giustificato come esercizio del ministero profetico. Ma ciò è basato su un errata comprensione della dinamica della profezia nella Chiesa: significa giustificare il dissenso postulando la possibilità di una divergenza tra il magistero della Chiesa e una «legittima» intuizione teologica di qualcuno dei fedeli. La «profezia» come principio metodologico è qui diretta contro il magistero dei pastori della Chiesa, quando invece la vera profezia è una grazia che accompagna l esercizio delle responsabilità della vita cristiana e dei ministeri dentro la Chiesa, regolato e verificato dalla fede e dall ufficio d insegnamento della Chiesa. L analisi delle assemblee generali, dei discorsi della presidenza e dei testi occasionali rivela, quindi, un duplice problema. Il primo consiste in un errore esplicito (cioè le affermazioni dottrinalmente problematiche o il formale rifiuto dell insegnamento della Chiesa rinvenuti in discorsi pronunciati alle assemblee generali o alle conferenze organizzate dalla LCWR). Il secondo livello del problema concerne il silenzio e l inazione della LCWR di fronte a simili errori, posta la sua responsabilità di sostenere una visione della vita religiosa in armonia con quella della Chiesa e di promuovere una solida base dottrinale per la vita religiosa. Con questa valutazione, la Congregazione per la dottrina della fede intende assistere la LCWR nel collocare la sua attività dentro un più ampio contesto di vita religiosa nella Chiesa universale, al fine di promuovere una visione della vita consacrata coerente con l insegnamento della Chiesa. In questo più ampio contesto, la Congregazione per la dottrina della fede nota l assenza di iniziative da parte della LCWR finalizzate a promuovere l accoglimento dell insegnamento della Chiesa, specialmente su questioni difficili come quelle della lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis di papa Giovanni Paolo II e dell insegnamento della Chiesa sull omosessualità. Il ruolo della LCWR nella formazione dottrinale delle superiore religiose e delle formatrici Gli indirizzi programmatici per le nuove superiore e formatrici delle comunità membro e altri materiali forniti a queste comunità sono un campo in cui la LCWR 266 I L R EGNO - DOCUMENTI 9/2012

14 esercita la sua influenza. La valutazione dottrinale ha rilevato che molti dei materiali preparati dalla LCWR con questo scopo (testi occasionali, il manuale dal titolo Systems Thinking Handbook) non hanno una sufficiente fondazione dottrinale. Questi materiali raccomandano percorsi di dialogo, per esempio quando delle suore dissentono su materie fondamentali della fede cattolica o della pratica morale, ma non è chiaro se questo dialogo è finalizzato all accettazione dell insegnamento della Chiesa. A questo proposito, il Systems Thinking Handbook presenta una situazione in cui delle suore discutono se l eucaristia debba essere al centro di una speciale celebrazione della comunità, dal momento che la celebrazione della messa richiede un prete ordinato, cosa che alcune suore trovano «contestabile». Secondo il Systems Thinking Handbook questa difficoltà è radicata in diversità a livello di credenze, ma anche in modelli cognitivi diversi (la «mentalità occidentale» opposta al «modello organicistico»). Questi modelli, piuttosto che l insegnamento della Chiesa, sono offerti come strumenti per la soluzione della controversia se celebrare o meno la messa. Quindi il Systems Thinking Handbook presenta un modello neutro di leadership delle congregazioni che non dà la dovuta attenzione alla responsabilità che le superiore sono chiamate a esercitare, in particolare quella di guidare le suore verso un più grande apprezzamento o assimilazione della verità della fede cattolica. Il rapporto finale della visita apostolica delle comunità religiose femminili negli Stati Uniti (luglio 2011) ha rilevato che i programmi di formazione di numerose comunità che fanno parte della LCWR non avevano un significativo contenuto dottrinale ma piuttosto erano orientati verso una formazione professionale riguardante particolari aspetti della cura ministeriale dell istituto. Di altri programmi si è riscontrato che insistevano sul loro carisma e sulla loro storia, e/o sull insegnamento sociale della Chiesa o sulla giustizia sociale in generale, con scarsa attenzione alla dottrina cattolica di base, come quella contenuta nell autorevole testo del Catechismo della Chiesa cattolica. Sebbene questi programmi di formazione non siano direttamente oggetto di questa valutazione dottrinale, si può comunque ricavare che questa confusione sull autentica dottrina di fede della Chiesa è ingigantita, invece che corretta, dalla mancanza di contenuto dottrinale negli strumenti forniti dalla LCWR alle superiore e alle formatrici. La confusione dottrinale che per anni ha minato una solida catechesi dimostra il bisogno di una corretta formazione dottrinale sia iniziale sia permanente per le religiose e le novizie così come per i preti, i seminaristi e i laici impegnati nei ministeri e nella vita apostolica. In questo modo, possiamo sperare che l attuale cultura secolarizzata, con il suo impatto negativo sulla vera identità delle religiose come cristiane e membri della Chiesa, sulla loro pratica religiosa, sulla vita comune e sulla loro autentica spiritualità cristiana, vita morale, pratica liturgica, possa essere più facilmente superata. I L R EGNO - DOCUMENTI 9/ ) Il mandato per l attuazione della valutazione dottrinale Nella legge universale della Chiesa (per la Chiesa latina il Codice di diritto canonico, CIC; EV 8), i cann. 708 e 709 riguardano l istituzione e l operato di conferenze di superiori maggiori. Can. 708: «I superiori maggiori possono utilmente associarsi in conferenze o consigli per conseguire più agevolmente, nell unione delle forze, il fine proprio dei singoli istituti, salvi sempre l autonomia, l indole e lo spirito proprio di ognuno, sia per trattare affari di comune interesse, sia per instaurare un opportuno coordinamento e cooperazione con le conferenze dei vescovi e anche con i singoli vescovi». Can. 709: «Le conferenze dei superiori maggiori abbiano i propri statuti approvati dalla Santa Sede, dalla quale unicamente possono essere erette, anche in persone giuridiche, e sotto la cui suprema direzione esse rimangono». Alla luce di questi canoni e a seguito delle rilevazioni della valutazione dottrinale, è chiaro che va posta la più grande enfasi sia sulle relazioni della LCWR con le conferenze episcopali, sia sul bisogno di fornire una corretta fondazione dottrinale nella fede della Chiesa, «per conseguire più agevolmente, nell unione delle forze, il fine proprio dei singoli istituti». Di conseguenza, allo scopo d attuare un processo di CENTRO PASTORALE RAGAZZI VERONA Sherlock Orms Sulle orme di Gesù CON MATERIALI on-line Campo scuola Un furto è avvenuto nella scuola per aspiranti detective: le indagini partono dalle famiglie degli studenti sospettati. Il campo scuola per preadolescenti aiuta a riflettere sulla propria famiglia, allena la capacità critica contro il pregiudizio e accompagna alla ricerca della Verità. Già sperimentato, segue la struttura a giornate. 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15 Santa Sede revisione e di conformazione agli insegnamenti e alla disciplina della Chiesa, la Santa Sede, tramite la Congregazione per la dottrina della fede, nominerà un arcivescovo delegato, assistito da due vescovi, per la revisione, la guida e l approvazione, ove necessario, dell operato della LCWR. Il delegato riferirà alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale informerà e consulterà la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e la Congregazione per i vescovi. Il mandato del delegato include i seguenti compiti: 1) rivedere gli statuti della LCWR per assicurare una più grande chiarezza circa la finalità della missione e le responsabilità di questa conferenza di superiore maggiori. Gli statuti revisionati saranno sottoposti alla Santa Sede per l approvazione da parte della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica; 2) rivedere i piani e i programmi della LCWR, incluse le assemblee generali e le pubblicazioni, per assicurare che la finalità della missione della LCWR sia adempiuta in accordo con gli insegnamenti e la disciplina della Chiesa. In particolare: il Systems Thinking Handbook sarà ritirato dalla circolazione durante il periodo di revisione; i programmi della LCWR per le (future) superiore e formatrici saranno riformati; gli oratori e conduttori dei principali programmi saranno soggetti all approvazione del delegato; 3) creare nuovi programmi della LCWR per le congregazioni che ne fanno parte, per lo sviluppo di materiali di formazione iniziale e permanente che forniscano una comprensione approfondita della dottrina di fede della Chiesa; 4) rivedere e far da guida nell applicazione delle norme e dei testi liturgici. Per esempio: l eucaristia e la Liturgia delle ore avranno un posto prioritario negli eventi e nei programmi della LCWR; 5) rivedere i legami della LCWR con le organizzazioni affiliate, ad esempio Network e Resource Center for Religious Life. Il mandato del delegato durerà, in base a quello che si riterrà necessario, fino a cinque anni. Al fine di assicurare il necessario collegamento con la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (a norma del can. 708), alla Conferenza episcopale sarà richiesto di stabilire un collegamento formale (ad esempio in forma di commissione) con il delegato e i vescovi che l assistono. Al fine di facilitare il conseguimento di questi obiettivi, il delegato è autorizzato a formare un gruppo di consulenti (preti, religiose, esperti) che lo assista nel lavoro d attuazione. Sarà compito dell arcivescovo delegato lavorare in modo collaborativo con le responsabili della LCWR per conseguire gli obiettivi delineati in questo documento, e di riferire alla Santa Sede sui progressi del suo lavoro. Tali rapporti saranno esaminati con il delegato in regolari incontri interdicasteriali della Congregazione per la dottrina della fede e della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. In questo modo, la Santa Sede spera d offrire un importante contributo al futuro della vita religiosa nella Chiesa negli Stati Uniti. Rinnovamento Dichiarazione del card. W. Levada sulla valutazione dottrinale Le risultanze della valutazione dottrinale nei confronti della Leadership Conference of Women Religious (LCWR) pubblicata oggi dalla Congregazione per la dottrina della fede sono finalizzate ad alimentare un paziente e collaborativo rinnovamento di questa conferenza di superiore maggiori al fine di fornire una più solida fondazione dottrinale alle sue tante lodevoli iniziative e attività. Il primo passo per la realizzazione delle risultanze della valutazione dottrinale consiste, perciò, in un incontro personale tra i membri della Congregazione per la dottrina della fede e le superiore della LCWR. Questo incontro personale darà l opportunità di rivedere insieme il documento in uno spirito di rispetto e di collaborazione reciproci, con l auspicio di riuscire a evitare pertanto eventuali fraintendimenti quanto a intenti e scopi del documento. A questo proposito, esprimo inoltre la mia gratitudine ai membri della LCWR per la loro disponibilità e partecipazione alla valutazione dottrinale sin dal 2008 quando comunicai a loro per la prima volta l intenzione della Congregazione di porre mano a questo progetto. Nella sua lettera apostolica Porta fidei che indice un Anno della fede che inizierà nell ottobre 2012, papa Benedetto XVI ci ricorda che è la fede della Chiesa che sostiene e anima la vita e la testimonianza cristiane: «Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato» (n. 6; Regno-doc. 19,2011, 578). Questo è ancor più vero per coloro che offrono alla Chiesa e al mondo la testimonianza più eloquente, quella della consacrazione religiosa. Poiché i temi evidenziati nella valutazione dottrinale riguardano questioni essenziali della fede, il santo padre ha dato alla Congregazione per la dottrina della fede un mandato speciale di collaborazione con la LCWR per il rinnovamento del loro lavoro tramite una riflessione che faccia perno sui fondamenti dottrinali di quel lavoro. Questo processo implicherà necessariamente una forma di comunicazione e di coordinamento con la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e la Congregazione per i vescovi. La finalità ultima della valutazione dottrinale è perciò di assistere la LCWR negli Stati Uniti a realizzare un ecclesiologia di comunione, nella fiducia che «la riscoperta gioiosa della fede potrà anche contribuire a consolidare l unita e la comunione tra le diverse realtà che compongono la grande famiglia della Chiesa» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, nota Indicazioni per l Anno della fede, , introduzione; Regno-doc. 3,2012,71). WILLIAM card. LEVADA, prefetto 268 I L R EGNO - DOCUMENTI 9/2012

16 S anta Sede TEOLOGIA Teologia oggi: prospettive, principi e criteri Commissione teologica internazionale Cosa caratterizza la teologia cattolica «nelle e attraverso le sue molteplici forme»? Cosa le conferisce unità e identità? Di fronte a tali interrogativi, suscitati da un panorama che dopo la svolta conciliare ha conosciuto «una certa frammentazione», il presente documento approvato «in forma specifica» dalla Commissione teologica internazionale il si propone di «indicare le prospettive e i principi che caratterizzano la teologia cattolica, e di presentare i criteri alla luce dei quali questa teologia può essere identificata». Il primato della parola di Dio, il riferimento normativo e fontale alla Scrittura e alla fede della Chiesa, l attenzione al sensus fidelium, la dimensione razionale, la fedeltà alla Tradizione apostolica e l adesione responsabile al magistero sono tra i criteri evidenziati ai fini di «una presentazione, argomentata scientificamente e razionalmente, delle verità della fede cristiana». Esercitata nella comunione ecclesiale, «in dialogo costante con il mondo» e nella collaborazione «professionale, nella preghiera e nella carità con l intera comunità dei teologi cattolici», l indagine teologica è fedele al suo carattere di «servizio reso alla Chiesa e alla società» per una lettura del presente «illuminata dalla rivelazione divina». La Civiltà cattolica 163(2012) 3885/II, Nota preliminare Lo studio del tema dello statuto della teologia era stato affrontato dalla Commissione teologica internazionale già nel quinquennio Il lavoro si era svolto all interno di una sottocommissione, presieduta dal rev.do Santiago del Cura Elena e composta dai seguenti membri: s.e. mons. Bruno Forte, s.e. mons. Savio Hon Tai-Fai sdb, rev.di Antonio Castellano sdb, Tomislav Ivanĉić, Thomas Norris, Paul Rouhana, Leonard Santedi Kinkupu, Jerzy Szymik e prof. Thomas Söding. Dal momento tuttavia che tale sottocommissione non ebbe modo di portare a termine il suo lavoro con la pubblicazione di un documento, lo studio fu ripreso nell ambito della Commissione del quinquennio successivo, sulla base anche del lavoro svolto in precedenza. A questo scopo fu formata una nuova sottocommissione, presieduta da mons. Paul McPartlan e comprendente i seguenti membri: s.e. mons. Jan Liesen, rev.di Serge Thomas Bonino op, Antonio Castellano sdb, Adelbert Denaux, Tomislav Ivanĉić, Leonard Santedi Kinkupu, Jerzy Szymik, rev.da sr. Sara Butler msbt, prof. Thomas Söding. Le discussioni generali su questo tema si sono svolte in numerosi incontri delle sottocommissioni e durante le sessioni plenarie della stessa Commissione teologica internazionale, tenutesi a Roma dal 2004 al Il presente testo è stato approvato dalla Commissione «in forma specifica» il 29 novembre 2011, ed è stato poi sottoposto al suo presidente, il card. William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il quale ne ha autorizzato la pubblicazione. Introduzione 1. Gli anni successivi al concilio Vaticano II sono stati estremamente fecondi per la teologia cattolica. Sono emerse nuove voci teologiche, soprattutto quelle dei laici e delle donne; teologie provenienti da nuovi contesti culturali, in particolar modo America Latina, Africa e Asia; I L R EGNO - DOCUMENTI 9/

17 Santa Sede nuovi temi di riflessione, quali la pace, la liberazione, l ecologia e la bioetica; approfondimenti di temi già trattati, grazie a un rinnovamento negli studi biblici, liturgici, patristici e medievali; e nuove sedi di riflessione, come il dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale. Sono tutti sviluppi fondamentalmente positivi. La teologia cattolica ha cercato di percorrere la strada aperta dal Concilio, che ha voluto esprimere «solidarietà, rispetto e amore verso l intera famiglia umana», entrando in dialogo con essa e offrendo «le energie di salvezza che la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo fondatore». 1 Tuttavia in questo stesso periodo si è anche vista una certa frammentazione della teologia, che nel dialogo sopra richiamato si trova sempre dinanzi la sfida di mantenere la propria identità. Si pone quindi l interrogativo di che cosa caratterizzi la teologia cattolica e le dia, nelle e attraverso le sue molteplici forme, un chiaro senso di identità nel suo confronto con il mondo di oggi. 2. È evidente che in una certa misura la Chiesa ha bisogno di un discorso comune se vuole comunicare al mondo il messaggio unico di Cristo, sul piano sia teologico sia pastorale. Si può quindi legittimamente parlare della necessità di una certa unità della teologia. Dobbiamo tuttavia comprendere bene che cosa si intende per unità, affinché non vada confusa con l uniformità o un unico stile. L unità della teologia, come quella della Chiesa, così come viene professata nel Credo, deve essere strettamente correlata al concetto di cattolicità, come pure ai concetti di santità e di apostolicità. 2 La cattolicità della Chiesa deriva da Cristo stesso, salvatore del mondo e dell umanità intera (cf. Ef 1,3-10; 1Tm 2,3-6). La Chiesa ha quindi dimora in ogni nazione e cultura e cerca di «accogliere tutto per la salvezza e la santificazione». 3 Il fatto che ci sia un unico salvatore mostra l esistenza di un nesso necessario tra cattolicità e unità. Nell esplorare l inesauribile mistero di Dio e le innumerevoli vie attraverso le quali, in contesti diversi, la grazia di Dio opera per la salvezza, la teologia giustamente e necessariamente assume una molteplicità di forme, e tuttavia, nell indagare l unica verità del Dio uno e trino e il piano di salvezza incentrato sull unico Signore Gesù Cristo, questa pluralità deve manifestare tratti familiari distintivi. 3. La Commissione teologica internazionale ha già esaminato diversi aspetti del compito teologico in precedenti documenti, in particolare L unità della fede e il pluralismo teologico (1972), Magistero e teologia (1975) e L interpretazione dei dogmi (1990). 4 Il presente testo si propone di individuare i tratti familiari distintivi della teologia cattolica. 5 Si prenderanno in esame quelle prospettive e principi di base che caratterizzano la teologia cattolica, e si esporranno i criteri attraverso i quali teologie diverse e molteplici possono comunque essere riconosciute come autenticamente cattoliche e partecipanti alla missione della Chiesa cattolica, che è quella di proclamare la buona notizia a persone di ogni nazione, tribù, popolo e lingua (cf. Mt 28,8-20; Ap 7,9) e, facendo loro sentire la voce dell unico Signore, raccoglierle tutte in un unico gregge con un unico pastore (Gv 10,16). Tale missione richiede la presenza nella teologia cattolica della diversità nell unità così come dell unità nella diversità. Le teologie cattoliche dovrebbero essere identificabili come tali, e sono chiamate a sostenersi a vicenda e a rendere conto reciprocamente del proprio operato, come lo sono gli stessi cristiani nella comunione con la Chiesa per la gloria di Dio. Il presente testo consiste quindi di tre capitoli, in cui vengono esposti i temi seguenti: nella ricca pluralità delle sue espressioni, protagonisti, idee e contesti, la teologia è cattolica, e quindi fondamentalmente una, se scaturisce da un attento ascolto della parola di Dio (I); se si pone consapevolmente e fedelmente in comunione con la Chiesa (II); e se è orientata al servizio di Dio nel mondo, offrendo agli uomini e alle donne di oggi la divina verità in forma intelligibile (III). I.L ascolto della parola di Dio 4. «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi personalmente e manifestare il mistero della sua volontà (cf. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cf. Ef 2,18; 2Pt 1,4)». 6 «La novità della rivelazione biblica sta nel fatto che Dio si fa conoscere attraverso il dialogo che egli desidera avere con noi». 7 La teologia, in tutte le sue diverse tradizioni, discipline e metodi, si basa sull atto fondamentale di ascoltare con fede la parola di Dio rivelata, Cristo stesso. L ascolto della parola di Dio è il principio definitivo della teologia cattolica; conduce alla comprensione, all annuncio e alla formazione della comunità cristiana: «La Chiesa si fonda sulla parola di Dio, nasce e vive di essa». 8 «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo» (1Gv 1,3). 9 Il mondo intero deve ascoltare la chiamata alla salvezza «affinché per l annuncio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami» La teologia è una riflessione scientifica sulla rivelazione divina che la Chiesa accetta per fede come verità salvifica universale. La pienezza e la ricchezza di questa rivelazione sono troppo grandi per essere colte da una sola teologia e, poiché sono recepite in modi diversi dagli esseri umani, di fatto danno luogo a teologie molteplici. Nella sua diversità, tuttavia, la teologia è unita nel servizio all unica verità di Dio. L unità della teologia, quindi, non richiede uniformità, ma piuttosto un unico focalizzarsi sulla parola di Dio e un esplicazione delle sue innumerevoli ricchezze da parte di teologie in grado di parlare e comunicare tra loro. Analogamente, la pluralità di teologie non dovrebbe significare frammentazione o discordia, ma piuttosto l esplorazione, secondo modalità molteplici, dell unica verità salvifica di Dio. 1. Il primato della parola di Dio 6. «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1,1). Il Vangelo di Giovanni ha inizio con un «prologo». Questo inno mette in luce 270 I L R EGNO - DOCUMENTI 9/2012

18 la portata cosmica della rivelazione, e il culmine della rivelazione nell incarnazione del Verbo di Dio. «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,4). La creazione e la storia costituiscono lo spazio e il tempo in cui Dio rivela se stesso. Il mondo, creato da Dio mediante la sua Parola (cf. Gen 1), è anche, tuttavia, il contesto in cui Dio viene respinto dagli esseri umani. Ciononostante l amore di Dio verso di loro è sempre infinitamente più grande; «la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l hanno vinta» (Gv 1,5). L incarnazione del Figlio è il culmine di questo amore immutabile: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14). La rivelazione di Dio come Padre che ama il mondo (cf. Gv 3,16.35) si realizza nella rivelazione di Gesù Cristo, crocifisso e risorto, Figlio di Dio e «salvatore del mondo» (Gv 4,42). «Molte volte e in diversi modi» Dio ha parlato per mezzo dei profeti nei tempi antichi, ma nella pienezza dei tempi ha parlato a noi «per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo» (Eb 1,1-2). «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). 7. La Chiesa venera grandemente le Scritture, ma è importante riconoscere che «la fede cristiana non è una religione del Libro ; il cristianesimo è la religione della parola di Dio, non di una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente». 11 Il Vangelo di Dio è testimoniato fondamentalmente dalla sacra Scrittura dell Antico e del Nuovo Testamento. 12 Le Scritture sono «ispirate da Dio e redatte una volta per sempre», quindi «comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo». 13 La Tradizione è la fedele trasmissione della parola di Dio, testimoniata nel canone della Scrittura dai profeti e dagli apostoli, e nella leiturgia (liturgia), martyria (testimonianza) e diakonia (servizio) della Chiesa. 8. Sant Agostino ha scritto che la parola di Dio è stata ascoltata da autori ispirati e trasmessa dalle loro parole: «Dio parla da uomo mediante un uomo perché ci cerca così parlando». 14 Lo Spirito Santo non solo ha ispirato gli autori biblici perché trovassero le giuste parole di testimonianza, ma aiuta anche i lettori della Bibbia in ogni epoca a comprendere la parola di Dio nelle parole umane delle sacre Scritture. Il rapporto tra Scrittura e Tradizione ha le sue radici nella verità che Dio rivela nella sua Parola per la nostra salvezza: «I libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture», 15 e nel corso della storia lo Spirito Santo «introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza (cf. Col 3,16)». 16 «La parola di Dio si dona a noi nella sacra Scrittura, quale testimonianza ispirata della rivelazione, che con la viva Tradizione della Chiesa costituisce la regola suprema della fede» Un criterio della teologia cattolica è il riconoscimento del primato della parola di Dio. Dio parla «molte volte e in diversi modi»: nella creazione, tramite i profeti e i saggi, attraverso le sacre Scritture, e in via definitiva attraverso la vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo, Verbo fatto carne (cf. Eb 1,1-2). 2. La fede, risposta alla parola di Dio 10. Scrive san Paolo nella sua Lettera ai Romani: «La fede viene dall ascolto e l ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rm 10,17). Sono due qui i punti di rilievo. Da una parte Paolo spiega come la fede derivi dall ascolto della parola di Dio, sempre «con la forza dello Spirito» (Rm 15,19). D altra parte chiarisce i modi attraverso i quali la parola di Dio arriva all orecchio degli esseri umani: fondamentalmente per mezzo di coloro che sono stati inviati a proclamare la Parola e risvegliare la fede (cf. Rm 10,14-15). Ne consegue che la parola di Dio per ogni tempo può essere proclamata autenticamente soltanto sul fondamento degli apostoli (cf. Ef 2,20-22) e nella successione apostolica (cf. 1Tm 4,6). 11. Poiché Gesù Cristo, Verbo fatto carne, «è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la rivelazione», 18 è parimenti personale la risposta che il Verbo ricerca, ossia la fede. Per fede gli esseri umani si abbandonano interamente a Dio, in un gesto che comporta il «pieno os- 1 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. past. Gaudium et spes (GS ) sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 3; EV 1/ Per questi ultimi due aspetti, vedi sotto nn e , rispettivamente. 3 H. DE LUBAC, Cattolicismo. Aspetti sociali del dogma, Jaca Book, Milano Per il documento COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, L interpretazione dei dogmi cf. La Civiltà cattolica 141(1990) 3356/II, ; EV 11/2717ss. 5 «Cattolico» si riferisce qui alla Chiesa cattolica in cui sussiste la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica costituita da Cristo e affidata alla cura di Pietro e degli apostoli; cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. dogm. Lumen gentium (LG) sulla Chiesa, n. 8; EV 1/305; ID., decr. Unitatis redintegratio su l ecumenismo, n. 4; EV 1/508ss; ID., dich. Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, n. 1; EV 1/1043. In tutto il testo il termine «teologia» si riferisce alla teologia così com è compresa dalla Chiesa cattolica. 6 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. dogm. Dei Verbum (DV ) sulla divina rivelazione, n. 2; EV 1/ BENEDETTO XVI, es. ap. postsinodale Verbum Domini, , n. 6; Regno-doc. 21,2010,652; cf. DV 2.6; EV 1/ BENEDETTO XVI, Verbum Domini, n. 3; Regno-doc. 21,2010, Salvo dove diversamente indicato, in tutto il documento i testi biblici sono tratti da La sacra Bibbia. Traduzione della Conferenza episcopale italiana 2008, in La Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna DV 1; EV 1/872. Cf. AGOSTINO, De catechizandis rudibus 4,8; in Corpus christianorum series latina (CCSL) 46, BENEDETTO XVI, Verbum Domini, n. 7; Regno-doc. 21,2010,652. Cf. Catechismo della Chiesa cattolica (CCC ), n Cf. DV ; EV 1/ DV 21; EV 1/ AGOSTINO, De civitate Dei XVII, 6, 2, in CCSL 48, 567: «Deus ( ) per hominem more hominum loquitur; quia et sic loquendo nos quaerit»; cf. DV 12; EV 1/ DV 11; EV 1/ DV 8; EV 1/ BENEDETTO XVI, Verbum Domini, n. 18; Regno-doc. 21,2010, DV 2; EV 1/873. I L R EGNO - DOCUMENTI 9/

19 Santa Sede sequio» dell intelletto e della volontà al Dio che rivela. 19 L «obbedienza della fede» (Rm 1,5) è quindi qualcosa di personale. Per fede gli esseri umani aprono l orecchio per ascoltare la parola di Dio e la bocca per offrirgli preghiera e lode; aprono il cuore per ricevere l amore di Dio che è riversato in loro tramite il dono dello Spirito Santo (Rm 5,5); e abbondano «nella speranza per la virtù dello Spirito Santo» (Rm 15,13), una speranza che «non delude» (Rm 5,5). Per fede viva possiamo quindi intendere una fede che abbraccia sia la speranza sia l amore. Inoltre Paolo sottolinea che la fede evocata dalla parola di Dio dimora nel cuore e dà luogo alla professione verbale: «Perché se con la tua bocca proclamerai: Gesù è il Signore!, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa professione di fede per avere la salvezza» (Rm 10,9-10). 12. La fede, quindi, è esperienza di Dio che comporta la conoscenza di lui, in quanto la rivelazione dà accesso alla verità di Dio che ci salva (cf. 2Tm 2,13) e ci rende liberi (cf. Gv 8,32). Paolo scrive ai Galati che, in quanto credenti, «hanno conosciuto Dio, anzi da lui sono stati conosciuti» (Gal 4,9; cf. 1Gv 4,16). Senza la fede sarebbe impossibile penetrare questa verità, perché essa è rivelata da Dio. La verità rivelata da Dio e accettata nella fede, inoltre, non è qualcosa di irrazionale. Piuttosto dà origine al «culto spirituale [logikè latreia]» che Paolo afferma comportare un rinnovamento del modo di pensare (Rm 12,1-2). Dalle opere della creazione, con l ausilio della ragione, possiamo conoscere che Dio esiste ed è uno, Creatore e Signore della storia, secondo una lunga tradizione che ritroviamo nell Antico (cf. Sap 13,1-9) come nel Nuovo Testamento (cf. Rm 1,18-23). 20 Tuttavia è solamente attraverso la fede che possiamo conoscere che Dio si è rivelato attraverso l incarnazione, vita, morte e risurrezione del suo Figlio per la salvezza del mondo (Gv 3,16), e che Dio nella sua vita interiore è Padre, Figlio e Spirito Santo. 13. «Fede» è sia l atto di credere o confidare, sia ciò che è creduto o professato, rispettivamente fides qua e fides quae. Entrambi gli aspetti operano in un unità inscindibile, poiché la fiducia è adesione a un messaggio con un contenuto intelligibile, e la professione non può essere ridotta a semplici parole prive di contenuto, ma deve venire dal cuore. La fede è una realtà al tempo stesso profondamente personale ed ecclesiale. Nel professare la propria fede, i cristiani dicono sia «credo» sia «crediamo». La fede è professata nella koinonia dello Spirito Santo (cf. 2Cor 13,13) che unisce tutti i credenti a Dio e tra di loro (cf. 1Gv 1,1-3), e realizza la sua massima espressione nell eucaristia (1Cor 10,16-17). Sin dai primissimi tempi all interno delle comunità dei fedeli sono sorte le professioni di fede. Tutti i cristiani sono chiamati a dare una testimonianza personale della propria fede, ma i credi permettono alla Chiesa in quanto tale di professare la propria fede. Questa professione corrisponde all insegnamento degli apostoli, la buona notizia, nella quale la Chiesa resta salda e dalla quale viene salvata (cf. 1Cor 15,1-11). 14. «Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri, i quali introdurranno fazioni che portano alla rovina» (2Pt 2,1). 21 Il Nuovo Testamento mostra abbondantemente che, sin dai primordi della Chiesa, alcuni hanno proposto un interpretazione «eretica» della fede comune, un interpretazione contraria alla Tradizione apostolica. Nella Prima lettera di Giovanni, la separazione dalla comunione d amore è un indicatore di falso insegnamento (1Gv 2,18-19). L eresia, quindi, non solo è distorsione del Vangelo, ma lede anche la comunione ecclesiale. «L eresia è l ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina o cattolica, o il dubbio ostinato». 22 Chi è colpevole di questa ostinazione nei confronti dell insegnamento della Chiesa sostituisce il proprio giudizio all obbedienza alla parola di Dio (motivo formale della fede), la fides qua. L eresia ci ricorda che la comunione della Chiesa può essere garantita soltanto se fondata sulla fede cattolica nella sua integrità, e spinge la Chiesa a una ricerca sempre più approfondita della verità nella comunione. 15. Un criterio della teologia cattolica è che questa ha come propria fonte, contesto e norma la fede della Chiesa. La teologia tiene unite fides qua e fides quae. Espone l insegnamento degli apostoli, la buona notizia su Gesù «secondo le Scritture» (1Cor 15,3-4), in quanto regola e stimolo/impulso della fede della Chiesa. 3. La teologia, intelligenza della fede 16. L atto di fede, in risposta alla parola di Dio, apre a nuovi orizzonti l intelligenza del credente. Scrive san Paolo: «E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo» (2Cor 4,6). In questa luce la fede contempla il mondo intero in un modo nuovo; lo vede in modo più vero perché, per la potenza dello Spirito Santo, condivide la prospettiva stessa di Dio. Per questo sant Agostino invita chiunque ricerchi la verità a «credere per comprendere» (crede ut intelligas). 23 «Abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio», afferma san Paolo, «per conoscere ciò che Dio ci ha donato» (1Cor 2,12). Inoltre attraverso questo dono siamo attirati a una comprensione persino di Dio stesso, poiché «lo Spirito conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio». Insegnando che «noi abbiamo il pensiero di Cristo» (1Cor 2,16), san Paolo afferma implicitamente che per grazia di Dio abbiamo una certa partecipazione persino alla conoscenza che Cristo stesso ha del Padre e, quindi, alla conoscenza che Dio ha di se stesso. 17. Avendo ricevuto per fede «le impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), i credenti cercano di comprendere ancora più pienamente ciò in cui credono, meditando queste cose nel loro cuore (cf. Lc 2,19). Guidati dallo Spirito e attingendo a tutte le risorse della loro intelligenza, si sforzano di assimilare il contenuto intelligibile della parola di Dio, in modo che possa diventare luce e nutrimento per la loro fede. Chiedono a Dio di avere «piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale» (Col 1,9). È questa la via che conduce all intelligenza della fede (intellectus fidei). Come spiega sant Agostino, tale desiderio e ricerca di in- 272 I L R EGNO - DOCUMENTI 9/2012

20 telligenza prende avvio dal dinamismo stesso della fede: «Chi mediante la vera ragione capisce ciò che prima riteneva certo soltanto per fede, è senz altro da preferirsi a chi desidera ancora capire ciò che crede. Qualora poi costui non sentisse nemmeno un tale desiderio e considerasse quale solo oggetto da credere le verità che ancora dovesse intendere, ignorerebbe a che giova la fede». 24 Questo lavoro di comprensione della fede a sua volta contribuisce ad alimentare e a far crescere la fede; 25 è così che «la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s innalza verso la contemplazione della verità». 26 La via dell intellectus fidei parte dal credere, che è sua fonte e principio permanente, per arrivare alla visione nella gloria (la visione beatifica; cf. 1Gv 3,2), della quale l intellectus fidei è anticipazione. 18. L intellectus fidei assume varie forme nella vita della Chiesa e nella comunità dei credenti, secondo i diversi doni dei fedeli (lectio divina, meditazione, predicazione, teologia come scienza ecc.). Diventa teologia in senso stretto quando il credente intraprende il compito di presentare il contenuto del mistero cristiano in modo razionale e scientifico. La teologia è dunque scientia Dei nella misura in cui è partecipazione razionale alla conoscenza che Dio ha di sé e di tutte le cose. 19. Un criterio della teologia cattolica è che, proprio in quanto scienza della fede, «fede che cerca di comprendere [fides quaerens intellectum]», 27 essa è dotata di una dimensione razionale. La teologia si sforza di comprendere ciò in cui la Chiesa crede, perché vi crede, e che cosa può essere conosciuto sub specie Dei. In quanto scientia Dei, la teologia cerca di comprendere in modo razionale e sistematico la verità salvifica di Dio. II. Rimanere nella comunione della Chiesa 19 Cf. DV 5; EV 1/877. Con riferimento anche al CONCILIO VATI- CANO I, cost. dogm. Dei Filius sulla fede cattolica, c. 3, in H. DENZIN- GER, Enchiridion Symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum (DENZ), ed. bilingue a cura di P. Hünermann, EDB, Bologna 1995, Cf. DV 3; EV 1/874. Cf. anche VATICANO I, Dei Filius, c. 2; DENZ Cf. anche 1Gv 4,1-6; 2Gv 7; Gal 1,6-9; 1Tm 4,1. 22 CCC AGOSTINO, In Joannis Evangelium XXIX, 6, in CCSL 36, 287; anche Sermo 43, 7, in CCSL 41, AGOSTINO, Epistola 120, in Corpus scriptorum ecclesiasticorum latinorum (CSEL) 34/2, 704: «Porro autem qui vera ratione iam quod tantummodo credebat intelligit, profecto praepondendus est ei qui cupit adhuc intelligere quod credit; si autem non cupit et ea quae intelligenda sunt credenda tantummodo existimat, cui rei fides prosit ignorat». 25 Cf. AGOSTINO, De Trinitate XIV, 1, in CCSL 50, 424: «Huic scientiae tribuens ( ) illud tantummodo quo fides saluberrima, quae ad veram beatitudinem ducit, gignitur, nutritur, defenditur, roboratur». 26 GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Fides et ratio circa i rapporti tra fede e ragione, , parole introduttive; EV 17/ ANSELMO D AOSTA, Proslogion, proemio, in F.S. SCHMITT (a 20. Il giusto luogo della teologia è all interno della Chiesa, riunita dalla parola di Dio. L ecclesialità della teologia è un aspetto costitutivo del compito teologico, poiché la teologia è fondata sulla fede, e la fede stessa è sia personale sia ecclesiale. La rivelazione di Dio è rivolta alla convocazione e al rinnovamento del popolo di Dio, e attraverso la Chiesa i teologi ricevono l oggetto della loro ricerca. Nella teologia cattolica si è molto riflettuto sui «loci» della teologia, ossia i punti di riferimento fondamentali per il compito teologico. 28 È importante conoscere non solo i loci, ma anche il loro peso relativo, e come si rapportano tra loro. 1. Lo studio della Scrittura come anima della teologia 21. «Lo studio delle sacre pagine» dovrebbe essere «l anima della sacra teologia». 29 È questa l affermazione cardine del concilio Vaticano II relativamente alla teologia. Ribadisce papa Benedetto XVI: «Dove la teologia non è essenzialmente interpretazione della Scrittura nella Chiesa, questa teologia non ha più fondamento». 30 La teologia nella sua interezza dovrebbe conformarsi alle Scritture, e le Scritture dovrebbero sostenere e accompagnare tutta l opera teologica, poiché la teologia si occupa della «verità del Vangelo» (Gal 2,5), e può conoscere la verità soltanto se ne studia le testimonianze normative nel canone della sacra Scrittura 31 e se, nel fare ciò, pone in relazione le parole umane della Bibbia alla parola vivente di Dio. «Gli esegeti cattolici non devono mai dimenticare che ciò che interpretano è la parola di Dio ( ). Lo scopo del loro lavoro è raggiunto solamente quando hanno chiarito il significato del testo biblico come parola attuale di Dio» Compito dell esegesi, secondo la Dei Verbum, è accertare «ciò che Dio ha voluto comunicarci». 33 Per capire e spiegare il significato dei testi biblici, 34 deve utilizzare ogni opportuno metodo filologico, storico e letterario, per chiarire e comprendere la sacra Scrittura nel suo contesto e periodo. Si tiene così conto in modo metodologico della storicità della rivelazione. La Dei Verbum (n. 12) fa particolare riferimento alla necessità di un attenzione alle forme letterarie: «La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o pro- cura di), S. Anselmi cantuariensis archiepiscopi Opera omnia, tomo I, 94. In ragione dello stretto legame tra fede, speranza e amore (vedi sopra, n. 11), si può affermare che la teologia è anche spes quaerens intellectum (cf. 1Pt 3,15) e caritas quaerens intellectum. Quest ultimo aspetto viene posto in particolare rilievo nell Oriente cristiano: poiché la teologia spiega il mistero di Cristo che è la rivelazione dell amore di Dio (cf. Gv 3,16), essa è amore di Dio espresso in parole. 28 Cf. in particolare M. CANO, De locis theologicis, a cura di J. Belda Plans, Biblioteca de autores cristianos, Madrid Cano elenca dieci loci: sacra Scriptura, traditiones Christi et apostolorum, Ecclesia catholica, Concilia, Ecclesia romana, sancti veteres, theologi scholastici, ratio naturalis, philosophi, humana historia. 29 DV 24; EV 1/ BENEDETTO XVI, Verbum Domini, n. 35; Regno-doc. 21,2010,663; cf. n. 31; Regno-doc. 21,2010, Cf. CONCILIO DI TRENTO, Decretum de libris sacris et de traditionibus recipiendis; DENZ PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA, L interpretazione della Bibbia nella Chiesa, , III, C, 1; EV 13/3065; cf. BENEDETTO XVI, Verbum Domini, n. 33; Regno-doc. 21,2010, DV 12; EV 1/ Cf. ivi. I L R EGNO - DOCUMENTI 9/

====================================================== GIOVEDI SANTO (MESSA DEL CRISMA) ======================================================

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