Spagnolo in Langa: gioco e mistilinguismo nel mondo popolare*

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1 Spagnolo in Langa: gioco e mistilinguismo nel mondo popolare* Claudio Marazzini En la esquina de Chile y de T acuaré vi un almacén abierto. En aquel almacén, para mi desdicha, tres hombres jugaban al ttuco. J. L. BoRGES, El Zahir Nelle Langhe piemontesi esiste il «Trucco», un gioco di carte anomalo rispetto a quelli propri del repertorio di osteria, animato da un «parlato» dialettale arricchito di calchi e di formule spagnole più o meno italianizzate. La sua origine è legata all'emigrazione m Argentina -dei primi anni del secòlo; di ll venne il Trucco, portato dai rimpatriati, e attraverso costoro si diffuse in alcune comunità, che lo hanno mantenuto fino ad oggi. L'interesse verso questo documento minore della storia dell'emigrazione investe aspetti linguistici, perché appunto esso viene giocato tutt'ora, in quelle «isole»dove ha attecchito e dove si è conservato, in una sorta di annacquf'!to cocoliche I, non soltanto da parte eli coloro che hanno vissuto l'esperienza dell'argentina e che quindi hanno imparato quel linguaggio, ma soprattutto da parte di quelli che non hanno mai lasciato i loro paesi. Il materiale linguistico usato nel Trucco è stato da me raccolto in due località delle Alte Langhe, rispettivamente in Val Bormida e in V alle Belbo, a Prunetto ed a San Benedetto. Gli informatori (Vito Albesano, Prunetto, classe 1939; Bruno Carbone detto «Brav6m», Prunetto, classe 1937; Ugo Carbone, Prunetto, classe 1928; Pietro Negro, Prunetto, classe 1918; Gianfranco Rudino, Prunetto, classe 1953; Ugo Ghirardi, San Benedetto, classe 1926; Riccardo Prandi, San Benedetto, classe 1899) appartengono quasi tutti a generazioni successive a quella degli emigranti del grande esodo dal Piemonte verso l'argentina, e non sono comunque mai espatriati, né conoscono la lingua spagnola al di fuori delle espressioni che impiegano nel gioco. Mentre a San Benedetto il Trucco è in estinzione dagli anni '60, a Prunetto esso risulta tuttora popolarissimo, anche tra i giovani 2 Non ho rintracciato altre «isole», ma non è certo escluso che esistano altrove situazioni analoghe. Non mi soffermerò sulle regole di svolgimento, trattandosi di un gioco vivo in Argentina, che da noi suscita curiosità solo per i prestiti linguistici che ne hanno accompagnato la trasmissione. Darò prima l'elenco delle espressioni che ricorrono nella partita (numerate in ordine progressivo), poi la denominazione di alcune combinazioni di carte. Ad ogni espressione seguirà non tanto la traduzione, quanto la spiegazione * Dedico questa piccola indagine a coloro che l'hanno resa possibile, in particolare a Ugo Ghirardi, che per primo mi ha dato notizia dell'esistenza del gioco del Trucco (come di tante altre tradizioni della sua terra); ad Augusto Pregliasco, impareggiabile conoscitore delle Langhe, che mi ha guidato agli informatori di Prunetto; a Lore Terracini, alla cui competenza di ispanista mi sono rivolto, ricevendo preziose informazioni e consigli. 1 II cocolicbe è notoriamente la lingua ibrida itala-spagnola usata dagli emigrati italiani in Argentina. 2 Oltre a condurre le inchieste presso i citati informatori, mi sono soffermato ad osservare lo svolgimento del gioco nell'osteria di Prunetto, e mi sono servito del materiale anonimo cosi raccolto. 82

2 del significato complessivo che le viene attribuito, anche perché non è sempre possibile capire il significato di ogni singola pàrola. Come vedremo meglio più avanti, la traduzione, nel senso consueto del termine, come equivalenza e corrispondenza di lingue diverse, è in questo caso impossibile, estranea alla coscienza dei parlanti, per i quali esiste solo la funzione del materiale linguistico all'interno del gioco. Gli informatori, interrogati sull'equivalenza di termini italiani o piemontesi rispetto a quelli da loro impiegati, richiesti cioè di «tradurre», rispondono sempre fa-. cendo riferimento alle regole della partita ed alle sue fasi, descric vono quale azione si compie quando si dice quella determinata formula. Interrogati con insistenza su di una singola parola, estratta da una formula da loro pronunciata, rispondono quasi sempre che «non vuoi dire nulla», che «non lo sanno»: ed è :o sì, infatti, perché per loro la formula non ha significato al di :uori del momento ludico ed al di fuori della sua organicità. A. Prunetto un informatore mi ha addirittura risposto che si tratta :li espressioni«piemontesi»; è stato smentito dagli altri (soprat:utto dai più giovani}, che gli hanno dato sulla voce, ma è chiaro :he per «piemontesi» intendeva «nostre», «di nostro uso 1ormale», cioè l'opposto di «forestiere». La situazione è un loco diversa a San Benedetto, dove il gioco è legato strettamente 1 ricordo di coloro che lo portarono dall'argentina (ormai tutti!eceduti}. Il materiale raccolto si chiuderà con quattro strofette egistrate a Prunetto, di cui a San Benedetto si ricorda vagamente 'esistenza (indicate dalle lettere dell'alfabeto A, B, C, D e tracritte con le loro varianti), che vengono talvolta cantate o red1te per «dichiarare» in maniera spettacolare i propri punti. Io fatto seguire a ciascuna delle prime tre filastrocche un ipo~tico confronto con il testo come si presenterebbe in spagnolo Jrrente. Per la quarta filastrocca l'operazione è superflua, es~ndo già notevolmente italianizzata. Mi sono avvalso di alcuni ~gni fonetici per trascrivere i materiali raccolti sul campo 3, anche er meglio ribadire il carattere esclusivamente orale di questo nguaggio di gioco, che con lo spagnolo scritto non ha nulla a 1e fare. 3 I segni usati che si discostano dalle convenzioni grafiche dell'italiano sono: ii (u turbata, francese mur), y e w (i e u semiconsonantiche, italiano noia, guarire), P(fricativa bilabiale, spagnolo haba), c (affricata palatale sorda, italiano ciabatta), g (affricata palatale sonora, italiano gelo), k (occlusiva velare sorda, italiano cane), g (occlusiva velare sonora, italiano leghe), À (laterale palatale, italiano figlio), ii (nasale palatale, italiano ogni),.ti (nasale velare, italiano fango), S (fricativa dentale sonora, italiano rosa). Tutti gli altri con. servano lo stesso valore che hanno in italiano. < significa «deriva da»; > significa «dà origine». La notazione dei dittonghi discendenti deve essere intesa come indicazione di massima: l'oggettivo manifestarsi del dittongo dipende dalla singola esecuzione. 4 Si tenga presente che il gioco (praticato.un tempo usando carte napoletane, oggi anche con le francesi) si svolge in due parti: l) una dichiarazione di apertura con possibili rilanci attraverso le parole-base envido e flor che designano alcune combinazioni di carte dello stesso seme; 2) una giocata vera e propria, fatta di tre prese, durante la quale il rilancio si ha pronunciando i termini trukko, re trukko, vale kwattro. Le formule suddette, una volta pronunciate, non possono essere più rinnegate. Per «vedere» si dice kyero. Nella raccolta di formule abbiamo posto entro parentesi quadra eventuali varianti. SPRESSIONI E FORMULE USATE NEL GIOCO 4; envido [invido, embido] = combinazione di due carte dello stesso seme, il cui possesso permette una omonima dichiarazione, la quale dà diritto a vincere un punto se non contrastata. Su di essa sono altrimenti possibili dei rilanci (cfr. 2). ' re~l invido e /alta ùivido rilanci in risposta a l, con i quali si trij?~c_a la posta (rea! invido) o si mette in gioco l'intera partita (/alta tnvtdo ). = k_yero = è il corrispondente di «vedo» del poker, con cui si può nspondere a l e 2, ed a 18, 20, 21. invido kyerido = invido su cui l'avversario ha pronunciato il kyero. flor == combinazione di tre carte dello stesso seme, che annulla l'eventuale invido; viene pagato con tre punti. i tambyén tengo flor = «vedo» su di un flor degli avversari. con flor kyero == id. = fénes punto? è la domanda al compagno di gioco per sapere se ha e carte che permettano i rilanci l o 5. 83

3 9. ténes al go? o ténes por l' err:bido? o ténes por la primyera? = richieste al compagno analoghe a a la larga tenés? o anche solo tenés? od ancora ténti? = id.; l'ultima espressione è calco dialettale dell'uso spagnolo di «tener» per «avere». Il termine larga è di difficile interpretazione: non saprei dire nemmeno se si tratti di residuo spagnolo o di intrusione dialettale. 11. tenés po la larga? = altra variante di go le diga un tantito por l'err:bido = dichiaro un punto per l'invito. 13. envido iin = id., ma con il termine iin (un punto, uno) piemontese. 14. tengo fior e non rr:e la ciko [mi aeiko, agito] = equivale a 6. «Achico» in spagnolo significa «mi faccio piccolo», «mi ritiro». La frase esprime la volontà di verificare quale dei due fior ha più valore, il proprio o quello degli avversari; il parlante non conosce naturalmente l'esatto significato della parola, e la confonde talvolta con ciko (presente anche altrove, cfr. 32), o la riporta al dialettale citu «zitto», da cui deriva l'ultima variante. 15. tengo fior e con fior me ciko [rr:i aciko, acito] = ho fior, ma rinuncio al confronto, mi ritiro. 16. contro fiorés [contro fior o contro fior resto o contro fior arést] = ho per etimologia popolare fwega una cartita = id. 30. fwega una cartita cikita = id. 31. est6 pobre, kompafiero =ho brutto carte, compagno. 32. fwega, ciko = gioca, compagno (la frase non viene rivolta soltanto ad un compagno giovane, come potrebbe far pensare il termine ciko, in spagnolo «ragazzo» ). 28. fwega kagao = gioca una carta piccola. Il termine kagao è lo spagnolo «callado» [pronunciato naturalmente alla maniera argentina]. 24. vyen [venga] al pyé =lascia che prenda io che sono!"ultimo a giocare, che ho fatto le carte; gioca una carta piccola. 25. fega la mas grande= gioca la.carta migliore. 26. fega la mek6r [mey6r] = id. 27. fega [fwega] tambyén =gioca anche se non puoi fare nulla. kyerida (cfr. 3 e 4), altrimenti può essere base per ulteriori rilanci (cfr. 19, 20, 21), oppure l'avversario può ritirarsi perdendo un solo punto. 19. trukko kyerido = rilancio «visto» (cfr. 18). 20. re trukko = ulteriore rilancio in risposta a 18, che triplica la posta. L'espressione originale è «retruco», qui scomposto in due elementi 21. vale kwattro = ulteriore rilancio in risposta a 20, che quadruplica la posta, conservato nella forma originale spagnola. 22. saka 'n tanto= prendi il punto che hai guadagnato. 23. vyenes [vyen, ven] a me= lascia che sia io a prendere, che sono l'ultimo a giocare. vano o da una semplificazione e contrazione, nel primo caso con spostamento di accento tonico in fiorés (probabilmente per influenza di arést che è caduto), oppure da una etimologia popolare di «al resto» che diventa arést perché è sentito come «mi fermo, mi oppongo, arresto la fior». giocatore dichiara envido, l'avversario gli ribatte con la dichiarazione del trukko (cfr. 18). 18. trukko = è un rilancio sul gioco vero e proprio. Significa in sostanza: 17. «embido» «col trukko lo konvido» = botta e risposta: il primo od a sfidarmi con un rilancio». La formula raddoppia la posta se è quindi so di vincere; ti invito a ritirarti senza vedere le mie carte, «So di poter fare due mani delle tre che compongono la giocata, e la fior e voglio fare il confronto, metto in. gioco la partita. La formula «originale» argentina è «contra fior al resto»; le molte varianti deri

4 35. pwedo venir= posso venire. 38. kome kyere? = cosa vuoi che giochi? 39. non la pwedo matar =non posso prendere. 40. pungo una cartita = metto una carta da poco. vedere con che cosa mi vinci. 42. go non tengo =- non gioco, lascio il punto. 44. todo sta diéo = il gioco è fatto, si è detto invido e trukko. 51. fego en dos = gioco un due. 52. vado a vedér el kontenido = vado a vedere le carte. 53. kant!tr una flor = dichiarare una flor. «Cantar» ha in spagnolo significato tecnico di «dichiarare», che si è conservato. 54. vengo matando = gioco prendendo. 55. kyero todo =vedo tutto (envido, flor, trukko). CoMBINAZIONI E TIPI DI CARTE: 56. k~rte brave= carte che vincono o perdono, ma non possono pareggiare. 57. una carta ke non si imparda = id. 58. una karta de lomifmo palo= una carta dello stesso seme. 59. la vyeka, tengo la vyeka [veya] =combinazione per I'invido costituita da una figura ed un sette. STROFETTE: A la pampas tyene l'embu les kordtf.era les andes la fior de orto miandu para sus wevos tan grandes varianti: 3. ke la flor des orto myandu; 4. tan] mas. La Pampa tiene el ombu la Cordillera los Andes, la fior de orto el fiandu para sus huevos tan grandes s L'ombU è un tipo di albero; orto è «culo» in lunfardo, cioè nel gergo della malavita argentina; fiandu è una specie di struzzo. Traduzione: «La Pampa ha l'ombu, /la Cordigliera le Ande, l un :fior di culo il nandu l per le sue uova cosi grandi». -f l~ l il l 46. vamos a ver la barakiga [baraka] per poterla contestar= andiamo a vedere le carte pe.t scontrarci nel gioco. 47. sin ley passo e passo= non ho la flor e mi ritiro. 48. sin ley passo e kyero = non ho flor e invido, ma vedo per il trukko. 49. impardo = pareggio. 50. fego en tres = gioco un tre. 43. son de mano = sono primo di mano, quindi vinco io (in caso di parità). 36. non pwedo feg!tr = non posso giocare altro, gioco una carta piccola. 37. pwedo feg!tr =posso giocare una carta alta. 41. kyero ver con ke [vengo ke] mi ingana =chiedo che tu mi faccia 33. me pas6 [sorpas6] il pan pero = si è perso il significato di «pampero» «vento della pampa» ( «mi ha attraversato il vento della pampa, sono rovinato» ); il termine è scomposto per etimologia popolare, e la frase viene intesa come «mi è passato davanti il compagno» (di qui la variante sorpas6). 34. mato, mata [maz, maza] =prendo, prendi. 45. sin ley de fego todo sta dico e si flor kontro floresta= formula complessa con ciii si fa l'apertura al buio, dichiarando subito invido e trukko, e se l'avversario dichiara flor chiedendo subito il confronto.

5 B venindo de bigefiay su di un buké a vap6r cassi suy caygo in agwa par rekorar esta flor 4. rekorar ] rakatar. Veniendo de Villaguay ( Gualeguay) en un buque de vapor c D 86 6 Traduzione: «Venendo da Villa. guay ( Gualeguay) l su di un bastimento a vapore l per poco non cado in acqua l per raccogliere (afferrare, ricu. perare) questo fiore)>. Villaguay o Gua. leguay sono congettura: si tratta di cittadine delle province di Entre Rios e Corrientes. Mi è stato comunicato che una strofetta del genere esiste tutt'ora in Argentina. 7 Questa strofetta è assai corrotta «fior», l al trucco stiamo giocando». 8 «Chacabuco» è un quartiere eli Buenos Aires. 9 Le parole spagnole vere e proprie mostrano procedimenti di italianizzazione in atto: così il passaggio en > ili dello spagnolo «envido» > invido (i t. invito); sp. «para»> par (cfr. canzone B, v. 4; ma in A, v. 4 si conserva); sp. «como»> kome (cfr. 38); sp. «poderla» > poterla (cfr. 46); sp. «esta»>sta (cfr. 44); sp. «ver» > vedér (cfr. 52; ma in 46 si conserva); sp. «veniendo» > venindo (cfr. canzone B, v. l); sp. «en un»> su di un (canzone B, v. 2); sp. adattamento fonetico (pur variabile da informatore ad informatore) e ad una progressiva italianizzazione. Le filastrocche hanno subìto veri e propri procedimenti di trasformazione simili a quelli che occorrono al canto popolare, e ciò rende talora dubbia la ricostruzione del senso. Nel caso di fonemi assenti nell'italiano e nel dialetto assistiamo a sostituzioni, pur variabili ed oscillanti. La fricativa velare sorda dello spagnolo «juego, juega» 9 (=gioco, gioca) si trasforma in fricativa labiodentale sorda: fwega (cfr ). Ma talvolta la -w- cade, e l'esito è fega, fegar (cfr. 25, 26, 36, 37, 45}. Nel termine barakiga o baraka (cfr. 46} < sp. «baraja» l'esito è l'occlusiva sorda, come in vyeka (cfr. 59)< sp. «vieja», e come in mek6r (cfr. 26) < sp. «mejor», il quale però dà anche mey6r (cfr. 26), per influenza del dialettale mey «el»> l' (canzone A, v. 1). Quanto al passaggio dell'accento da piano a tronco in sp. «buque» (=nave)> buké (canzone B, «meglio». La fricativa bilabiale viene resa alternativamente dall'occlusiva sonora o dalla fricativa labiodentale sonora: lo sp. «envido» [enf5ido] > embido o invido (cfr. 1). Molti tratti passeggando per le vie di bwenos ayres inkontray una mucacita ke a la moda del éapabuko s ley mi disse flor e truko Con otro me tropecé, una fior me levanté, al truco estamos jugando vamo] stemo. casi me caigo al agua para recoger (agarrar, recobrar) esta fior 6 com moré tram pensé una flor me levanté e col trukko vamo fugando Il linguaggio di gioco, come si vede, è stato sottoposto ad un varianti: l. komo rotro o otro pensé oppure kon moron trova pes é; varianti: l. passando per bwenos ayres salii a montevideo; 3. capabuko J cacabuko; 4. le voào dissir flore truko. varianti: l. bigefiay] vigafiay, bigagway, paragway; 2. s'embuga el vap6r; sul campo (eventualmente la trascrizione fonetica dello spagnolo vero e proprio sarà data entro parentesi quadra, facendola seguire alla normale grafia). I numeri entro parentesi tonda preceduti da cfr. rinviano alle formule numerate del nostro elenco. potrebbe significare: «Mi sono imbat~ tuto in un altro, l ho tirato su un (non cioè quelle del linguaggio di gioco, ma quelle castigliane con cui le confrontiamo) verranno qui e in seguito scritte secondo la grafia spagnola, e poste entro virgolette. L'alfabeto fonetico sarà riservato ai materiali raccolti

6 v. 2 ), vi può essere un'interferenza con il termine dialettale buké «mazzo di fiori», favorita dal fatto che la parola flor chiude la baraka o barakiga (cfr. 46} < sp. «baraja, barajita» (=mazzo La pronuncia locale è appunto mazé con l'affricata, anziché masé. quando, sulla base della desinenza -ita (sentita come tipica del linguaggio di gioco: cfr. cartita, florita, muhzcita ecc.), il parlante dice fwego una terzita per significare che posa sul tavolo un tre, espressione che è tra l'altro del tutto gratuito commento, in quanto le regole non richiedono affatto di parlare in quel momento. Siamo insomma al livello dell'innovazione individuale. A San Benedetto, dove il gioco è in via di estinzione, ma ben ricordato, l'informatore fa invece riferimento ad una fase più arcaica, in cui i processi di libera invenzione e di fusione con il dialetto sono meno frequenti, e le espressioni hanno un andamento più la concentrazione di esotismi, che diventa, nell'euforia di partite particolarmente fortunate, una vera e propria esibizione od uno scatenamento di inventiva linguistica, affidata al ricordo di frammenti e di frasi memorizzate. Mi è capitato di sentire, al posto del semplice flor (cfr. 5), la frase vengo con una linda muc.acita spagnolo assente altrimenti nella parlata locale, che non conosce naturalmente«tenere»nel senso di«avere»(il dialetto avrebbe avuto la forma ati kwayk6s?). Od ancora si registrano forme come mina kartita i l'e (cfr. 29; «io una carta da poco ce l'ho») e kanta kwayk6s ( «dichiara qualche cosa»), miscele di piemontese e spagnolo. Il prestito può dissolversi nel calco, come per la combinazione di punto indicata dal termine veya (cfr. 59}, o per il verbo piemontese mazé 10 «ammazzare», che ha sostituito il dialettale pyé «fare una presa con le carte», modellandosi sullo spagnolo«matar»(cfr. 34), per cui abbiamo forme di tipo maza sostituzione analoga a quella che porta ad esprimersi mediante le strofette, stilisticamente ben più marcate della semplice «formula» canonica. Lo spagnolo viene talvolta reinventato, come strofetta, e che la parola che segue immediatamente, vap6r, è anch'essa tronca. In alcuni casi hanno agito etimologie popolari, come per pan pero (cfr. 33) < sp. «pampero» (-vento della pampa), scomposto in due elementi, come del resto re trukko (cfr. 20') <sp. «retruco» ( =rilancio, ribadisco il «trucco»), sentito come «rilancio reale, gran rilando». Cosi il termine di carte) viene interpretato come «baracca». Inutile dire che le espressioni ed il lessico che ho raccolto vengono impiegati in misura variabile da individuo ad individuo, mescolati alle normali frasi che commentano la partita (esclamazioni, rimproveri kula karta, mazla ecc. Col salire del termometro emotivo cresce florita (=al mio turno arrivo con una bella combinazione di flor }, al compagno, lazzi agli avversari ecc.), queste per lo più in piemontese od occasionalmente in italiano popolare, dando luogo ad una forma curiosa di mistilinguismo legato esclusivamente alla situazione Iudica. Ottimo punto di osservazione è a questo proposito la comunità di Prunetto, dove il gioco è vivo, ed il forestierismo tende conseguentemente a dissolversi nel linguaggio comune, accentuandosi la fusione tra elemento spagnolo e dialetto. Sarà possibile cosi registrare forme del tipo io ci digo envido, misto di spagnolo e di italiano popolare, o 't ten per l'i~vido? e per lo trukko 't ten?, e analogamente tenti? calco di un uso

7 11 I dati riportati da F. CaLETTI Dell'emigrazione italiana, in Cinquan~ t'anni di storia italiana, vol. III, Milano, Hoepli, 1911, pp , danno le punte massime eli emigrazione transoceanica dal Piemonte nel periodo A p. 65 vengono fornite 23 %) per l'argentina. 13, 17, 45, 154, e vol. II, pp. 169, 183. LI, op. cit., vol. I, pp ) che si il viaggio, stipati nelle bigatere, cioè in CARIA, Spagnolo e spagnoli in Italia. Riflessi ispanici sulla lingua del Cinque e Seicento, Torino, Giappichelli, 1968, pp del prestito «tecnico»; certi termini (ifwido, kiero, trukko, vale kwattro ecc.) sono formule, nel senso che sono l'unica risposta possibile ad una determinata situazione Iudica vincolante. La conservazione degli spagnolismi si lega senz'altro in parte a questo carattere fortemente ritualizzato; Ma se ci rifacciamo alle condizioni in cui il gioco fu appreso e trasmesso, già vediamo che questa ritualizzazione va al di là dei termini oggettivamente dotati di un significato preciso ed intradudbile, al di là di quelli che i linguisti defi1;1iscono prestiti di necessità. L'apprendimento del Trucco dalla viva voce di giocatori che parlavano integralmente ritenere a memoria» si dilatasse grandemente, nell'impossibilità di individuare con facilità l'esatta dimensione del tecnicismo. chiedersi perché ed in che modo altri finirono per adottare quei termini. Fenomeni di forestierismo tecnico nel gioco sono frequenti; per restare nell'ambito delle carte, basti pensareal poker, la cui terminologia è in parte americana, tecnicismo conglobato nelle regole di svolgimento della partita (cip, full, poker di jack ecc.). Ma si tratta di lessico limitato quantitativamente, isolato, come ugualmente sono limitati certi prestiti relativi a giochi di carte penetrati in Italia nel Cinquecento dalla Spagna 15 Nel Trucco, al contrario, abbiamo una vasta serie di ispanismi, che travalica le poche denominazioni di carte e di punti. Tanto è vero che a Prunetto, laddove la tradizione del Trucco in una lingua diversa fece sl che il concetto di «parola tecnica da In via preliminare possiamo comunque riconoscere la funzione «fìlol9gico», se così si può dire, più direttamente legato al ricordo di coloro che portarono il Trucco. Uno degli informatori di San Benedetto, Ugo Ghirardi, dotato di sorprendente memoria, è in grado di descrivere lo svolgimento di una partita ricostruendo dialoghi serrati e fedeli in un cocoliche fitto che non ammette quasi nessun compromesso con ilpiemontese. Quando avvenne la trasmissione, e per quali ragioni poté conservarsi la forma linguistica che abbiamo visto? Il grande esodo verso l'argentina ebbe in Piemonte il suo culmine negli anni : a queste date riportano i dati statistici 11 e le testimonianze orali. Si può sfogliare ad esempio il Mondo dei vinti di Nuto Revelli per verificare come molti intervistati associno queste date all'emigrazione transoceanica, Argentina e Stati Uniti, nuove mète che si affiancano al movimento tradizionale e pendolare dei valligiani cuneesi verso la vicina Francia 12 Dovremo rimandare al Mondo dei vinti chi volesse ripercorrere una di quelle avventurose vicende individuali di emigrazione e volesse vedere la pampa con gli occhi degli espatriati 13 Concordi con quelle raccolte da Revelli, le testimonianze dei nostri informatori rinviano, per la penetrazione del Trucco, alla generazione degli uomini nati tra il1880 ed il1890, emigrati intorno al , spesso rimpatriati nel breve giro di tre o quattro anni 14 Siamo nel periodo precedente la Grande Guerra, che chiuderà l'esodo biblico verso l'america, incidendo violentemente (mutandone in parte le forme se non la natura) sulla cultura contadina italiana. Se la diffusione del Trucco dovette essere inizialmene circoscritta al gruppo omogeneo dei rimpatriati, accomunati da un'esperienza e da una competenza linguistica, è lecito si allevano i bachi da seta; la campagna del grano nelle sterminate e ricche pianure dell'argentina; il gustoso episodio di una lite in osteria (narrato in chiave di mistilinguismo); il ritorno insidiato da ladri e truffatori. Commissariato per l'emigrazione. na, 1911, pp Su eli una permanenza media di 2-5 anni concorda Co cifre dettagliate relative al 1909, dalle quali risulta che in quell'anno i piemontesi costituivano da soli il 15,4% tra tutti gli italiani diretti in Argentina. Nel 1909 emigrarono dal Piemonte in , di cui ben (il LETTI, op. cit., p. 76, citando dati del 12 Cfr. per l'emigrazione in Argentina Il mondo dei vinti di N. REVELLI Torino, Einaudi, 1977, vol. I, pp. 7; G. BEVIONE, L'Argentina, Torino, Bo cuccette paragonate ai tavolati su cui 13 Ci riferiamo alla bella testimonianza di Michele Costamagna di Isola di Bene Vagienna, classe 1886 (REVEL snoda attraverso alcuni episodi-chiave: 15 Cfr. l'elenco datone da G. L. BEc 14 Sulle ragioni di questi ritorni cfr.

8 te, 16 Senza tener conto, naturalmen.continua, è in atto oggi un logico riassorbimento dell'eccesso di di un carattere della gente della Langa, la gran passione per il gioco delle carte, forestierismi, che lascia semmai spazio a calchi e ad italianizza- carattere non ancora sufficientemente zioni. reso dalle testimonianze di giocatori raccolte da REvELLI, op. Al fattore originario di conservazione, che abbiamo definito professionisti pp. 227 e 219, e dal riil, vol. cit., esibio larità tecnico-rituale, si affianca poi un fattore di spettaco cordo dell'emigrante che mentre viagzione. Ciò è particolarmente visibile in quella dimensione di gia per l'argentina gioca a scarté (una sorta di tresette} con quei «tre o quatinventiva personale che abbiamo messa in evidenza, nella cre- tro» che non patiscono il mare (vol. I, al strofette delle scita emotiva del forestierismo, nell'uso stesso p. 45}. Cfr. anche il racconto di BEPPE Ma il mio amore è Paco. posto della semplice dichiarazione (strofette recitate od anche, si FÈNOGLW, 17 Cfr. T. DE MAuRo, Storia linguiforeun di badi, cantate). Se dunque il valore tecnico e vincolante stica dell'italia unita, Bari, Laterza, op. cit., stierismo usato per dichiarare un punto od una combinazione di 19723, p. 61 e sgg. e CaLETTI, di popolare visione la Per pp. spiegala carte trova nell'economicità e nella codificazione rigida questo particolare problema si può cioccorre Trucco zione della sua fortuna, per il rituale complesso del tare un proverbio raccolto da Revelli, che anch'io ho sentito ripetere nelle azzardare altre spiegazioni di natura più decisam ente«stilistica». Langhe: «'n Merica se un l'è fol lu Torniamo per un moment o alla dinamica della diffusione: è possi- desfolu», nel quale, a bene intenderlo, bile che essa trovi ragione nel tipo specifico della cultura popolarè c'è una spaventosa carica di drammaticità; non solo l'eterna vicenda delorale, la quale non viene«insegnata», così come noi intendiamo l'emigrante sradicato, ma le condizioni, loro nei discente l'operazione didattica, con un docente ed un tipiche dell'argentina, di un territorio di frontiera». Cfr. a questo proporuoli rispettivi, accomunati da un'azione realizzata ad hoc, in via «sito BEVIONE, op. cit., pp e ne traduzio della sperimentale (ciò avrebbe comportato la vittoria G. PARISI, Storia degli italiani in Aro la conservazione «accademica» del linguaggio speciale), ma gentina, Roma, Voghera editore, 1907, «si impara da sé», osservando e imitando. La formula appresa p Sull'emigrazione stagionale, detta significa accettazione nel gruppo,. assumendo il valore di inizia- golondrina (rondinella) dagli argentini, e definita la Lingera dai vecchi piemonzione. tesi stabilitisi nelle province dei cereali, il se soltanto Un meccanismo del genere entra in funzione cfr. BEVIONE, op. cit., pp gruppo originario, portator e dell'innovazione linguistico-iudica, esercita un fascino sulla comunità, cioè se l'innovazione è dotata di prestigio 16 Solo in questo caso il possesso dell'innovazione viene esibito, e trova nella comunità terreno favorevole per socializzarsi. Anche la diffusione di un gioco di carte può funzionare insomma in maniera analoga alla diffusione di un'innovazione linguistica, Quanto al prestigio, possiamo richiamare la funzione educatrice che fu propria dell'emigrazione, «gran scuola dell'intelligenza» 17 Le esperienze acquisite e raccontate, il possesso di rudimenti di una lingua straniera in un ambiente in cui persino la lingua nazionale era poco conosciuta, magari il denaro ricavato dal lavoro all'estero, l'aver girato il mondo, erano tutti elementi che contribuivano a determinare un'accre sciuta stima nella comunità. Di qui forse l'esibizione dello spagnolo tra i reduci come s~g~o di uno status particolare, quasi con valore di linguaggio di nconoscimento e d'intesa. Di qui anche il gusto di imparare quel gioco con quel linguaggio da parte di coloro che l'esperienza e:cezionale dell'emigrazione non avevano avuta. Il gioco parlato diventava così per i rimpatriati un modo di stare assieme pubblicamente; l'impara rlo era per gli altri un modo di farsi simili a l?r?. Si aggiunga l'interesse mantenu to sempre vivo, la periodica nv1talizzazione, per il carattere continuo del rapporto con l' Argentina da parte di queste comunità: ciò non soltanto per la presenza dei rimpatri ati veri e propri, ma, credo, anche per il fenome~o degli stagionali, che emigravano sistematicamente tutti gli anm per la campagna del grano in Sud America nel periodo invern~l~ della «morta» agricola 18 Tutto questo avveniva in comu-. mta per altri versi assai statiche e conservative, isolate. Dove il 89

9 forestierismo è conosciuto ed identificato normalmente, dove si è'abituati al rapporto con l'esterno, lo stesso gioco del Trucco, se esiste, ha potuto più facilmente tradursi: così a Genova, nel cui porto si fanno ancora oggi gare, ma dove la gran parte dei termini spagnoli ha lasciato il posto ai corrispondenti dialettali liguri. Evidentemente quella comunità possedeva in modo più chiaro il concetto di «traduzione». Nella cultura contadina il contatto produce più facilmente il mistilinguismo. Entrando in relazione con realtà esterne, geografiche e culturali (eventualmente con la letteratura sotto forma, 90 " Cfr. in REvELLI, op. cit., vol. I pp , le citazioni eli frasi strani e: re da parte eli un prigioniero in Austria durante la grande guerra; cfr. anche vol. I, p. 104 e vol. II, pp Quanto alla «misura concreta'» di «altro» della burocrazia e dei libri n che so, di melodramma, o magari con il latino della chiesa o con il mondo della burocrazia) ne vengono spesso riportati con meticolosa attenzione lacerti linguistici. In parte dò è frutto di una misura concreta nell'approccio con le cose, ma soprattutto gioca una scomposizione analitica di quanto viene incontrato, descritto, compreso. Si può indicare in parallelo la tecnica della narrazione orale, la quale procede per episodi ed elementi dettagliati ed irtelati, che all'ascoltatore estraneo a quella cultura risultano talora difficili da legare sinteticamente. Nel canto si procede (almeno nel tipo epico-lirico settentrionale) per stazioni, per tappe successive, composte in gran parte di dialogo. Anche nel racconto orale ha spesso parte rilevante il dialogo riportato, citato, nel quale può trovar posto, senza paura di adattamenti, la frase straniera, dando luogo ad un tipo particolare di mistilinguismo 19 L'apprendimento del gioco straniero mi pare sia avvenuto seguendo queste stesse linee, attraverso la memorizzazione analitica di frasi e gesti, suggellandone un'unione duratura. L'espressività del Trucco si concentra in una serie di formule da impiegare in determinate situazioni rituali, così come il canto popolare è costituito da formule gravitanti attorno a nuclei tematici fissi ed a «situazioni» narrative. Il modesto reperto costituito da un gioco di carte importato dagli emigrati trova così la sua collocazione all'interno di una cultura di min.oranza. stampati ritornano, e ritornano altrettanto puntualmente i «paesaggi misurati». Il mistilingnismo si accentua nel caso eli testi scritti in italiano popolare: si pensi alle lettere dei prigionieri di guerra raccolte da Spitzer. Quanto proprio del canto popolare, ed al suo formulismo linguistico, si veda l'articolo di G. L. BECCARIA, Convenzionalità linguistica e alterità ideologica nella letteratura degli ultimi: la canzone popolare narrativa, in «Sigma» XI ( 1978), cui parlavo, si veda nella testimonianza-racconto eli M. Costamagna, citata nella nota 13, l'abbondanza di dati (cifre, rese, misure agricole), che danno luogo ad un paesaggio non «descritto», ma «tnisurato». In un'area geografica diversa si vedano le interviste dei Contadini del Sud raccolte da Rocco ScoTELLARO, in cui i fenomeni di mistilinguismo con il linguaggio al problema del procedere a stazioni

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