ASSOLO CONTRO LA 'NDRAGHETAnr di Enrico Bernard. Premessa dell'autore

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1 ASSOLO CONTRO LA 'NDRAGHETAnr di Enrico Bernard Premessa dell'autore..."''ndranghete!" è il termine onomatopeico che significa la chiusura di una porta di ferro o di un cancello. E 'ndragheta ha qualcosa a che fare con questo significato: un'entità chiusa, impenetrabile, una setta segreta... La strage di Duisburg ha portato alla ribalta internazionale il fenomeno della 'ndrangheta. Ma quali sono i motivi storici e antropologici che hanno reso possibile alla più sanguinaria organizzazione criminale di prosperare per lungo tempo quasi nell'ombra e lontano dai riflettori, puntati soprattutto su Cosa Nostra siciliana? Il fattore principale di questa semi-invisibilità (un fenomeno "carsico" che compare e scompare lo definiscono gli investigatori Nicola Gratteri e Antonio Nicaso) è la ritualità e la teatralità della sua struttura organizzativa fondata sulla trasmissione orale, il dialogo simbolico e allusivo e la "messa in scena" di costumanze tribali a cui corrisponde la "finzione" verso l'esterno: fare come se nulla fosse... Non a caso la cerimonia rituale ma anche altamente teatrale più importante nella 'ndrangheta è quella della costituzione del "locale", cioè il luogo fisico in cui si insedia l'attività criminale della cosca. La 'ndrangheta ha sempre conservato l'originale caratterizzazione regionalista, connotata da riti e linguaggi a elevato contenuto simbolico. Lo statuto, che è anche alla base del rito di affiliazione e che diventa il riferimento per ogni decisione gestionale della cosca, ricorre, infatti, a un linguaggio criptico, in cui appaiono inserimenti lessicali campani, allitterazioni e allegorie che conferiscono un alone di mistero e un coinvolgimento emotivo analogo a quello presente in molte antiche aggregazioni militari e religiose. Per il ROS dei Carabinieri: "Il codice diventa uno strumento che assicura il senso di appartenenza all'organizzazione, conferendo alle decisioni interne una legittimazione vissuta intimamente da tutti gli affiliati. Il rito e il suo linguaggio permettono la condivisione di potere, attribuiscono il senso di sicurezza e di protezione e rappresentano, in un contesto di degrado culturale ed economico, la rivalsa dall'umile condizione e l'emancipazione della società criminale calabrese. Ogni ordinamento si fonda sull'effettività del valore del linguaggio". La mafia calabrese è certo una struttura perfettamente armata, tecnologicamente modernissima e finanziariamente organizzata a livello globale, tuttavia non ha mai perso la propria natura arcaica, esoterica. Questo perché l'aspetto "tradizionale" e regionalistico legato alla ritualità del codice (religioso e d'onore) è necessario al mantenimento della segretezza. Solo un'organizzazione che tramanda oralmente le proprie gerarchie, le proprie regole, può occultarsi rendendosi impermeabile alla comprensione e alla conoscenza investigative. * * * Quello che più colpisce dei "rituali" e dei cerimoniali 'ndranghetisti è, dunque, la loro forte teatralità. Riti e cerimonie si svolgono infatti sotto un'attenta regia e sulla base di una primordiale quanto efficacissima drammaturgia. Come nel teatro classico di Eschilo, Sofocle, Euripide la ritualità serve a creare un'unione: la

2 catena del "ghenos", ovvero la "catena del sangue", attraverso la quale si forma il nucleo iniziale della 'ndrina mafiosa, che ha la sua radice nel concetto di famiglia dove appunto tutti sono uniti da rapporti di sangue. Ed ecco il motivo della forma rituale e teatrale dell'affilizione, della formazione e dell'allargamento della catena del ghenos: la celebrazione del matrimonio (celebrazione che sarà sempre sfarzosa e rituale) può essere surrogata dall'affiliazione col rito della puntura del dito e del giuramento sul santino bruciato, elementi che ricalcano ritualmente il matrimonio (il mescolare il sangue e il giuramento indissolubile di fronte a Dio). La ritualità e - conseguentemente - la teatralità sono allora accentuate nella 'ndrangheta poiché esse assumono un significato simbolico che va ben oltre il giuramento mafioso, bensì rappresentano un monito costante e assolutizzante circa l'appartenenza alla "famiglia", alla catena del sangue i cui anelli non si possono spezzare senza generare l'ira suprema e un'onda di sangue. L'obbedienza si deve al boss e al Mastro di Giornata come ad un Capofamiglia che impersona l'autorità divina: tant'è che nelle tasche di alcune vittime della strage di Duisburg sono stati trovati santini bruciati di San Michele Arcangelo. Ciò appunto significa che ogni affiliato è costantemente soggiogato anche psicologicamente e antropologicamente alla catena di trasmissione del comando. Il fatto poi che la cosca si sviluppi da un nucleo familiare allargato, - preferibilemente attraverso la politica dei matrimoni, piuttosto che tramite affiliazioni o associazioni di esterni al clan, - spiega il motivo per cui nella 'ndrangheta è quasi impossibile il fenomeno del pentitismo, come accade invece nelle altre organizzazioni mafiose. Tradire la cosca significa infatti per il 'ndraghetista tradire i consanguinei, padre, madre, fratelli, e al contempo commettere uno spergiuro che porta alla dannazione. Come nel teatro greco, non c'è salvezza per chi rompe la catena del sangue... * * * La forte teatralità e la perfetta drammaturgia dei rituali 'ndranghetisti sono gli aspetti più suggestivi, dal punto di vista della messa in scena, e di grande interesse dal momento che attraverso questa capacità di "azione drammatica" finisce per svelare mondi e mentalità pressoché ignoti alla stragrande maggioranza degli spettatori. L'opinione pubblica - anche a causa della rilevanza mediatica e non ultimo dal cinema hollywoodiano - ha ben impresso nella mente aspetti della fenomenologia di Cosa Nostra, compresi molti stereotipi fuorvianti: quant'è lontana, ad esempio, la carismatica e - ahimé - affascinante figura del Padrino impersonato da Marlon Brando dalla meschina apparizione di Totò Riina, il boss che ha vissuto per anni sepolto vivo, più che nascosto, nella più completa rinuncia, sempre nel timore di un tradimento. Ben diversa è invece la situazione del 'ndranghetista che vive nel suo territorio protetto dalla famiglia, dal clan e dalla stessa popolazione che, in Calabria più che in Sicilia, è in parte indotta a considerare la 'ndrangheta - che fa leva proprio su archetipi culturali calabresi - un fenomeno tradizionale, arcaico e inespugnabile dalla cultura della regione. Qui, in Calabria, vale infatti il discorso della "messa in scena", della "rappresentazione": non c'è bisogno di chiedere un favore al capobastone, basta fare lo struscio con lui a braccetto sul corso del paese affinché si aprano le porte della finanza, dello spettacolo, della politica. Il gesto vale più della parola, secondo un perfetto copione 'ndranghetista. E pure teatrale, simbolico e metaforico - quando servono le parole - è il dialogo per far intendere le proprie intenzioni: spesso bastano i termini giusti per ottenere favori, lavori, appalti. In questo modo "teatrale" di 2

3 esistere, coesistendo con la 'ndrangheta, la società è più condizionata in Calabria che in Sicilia dalla mafia: infatti in Calabria non solo è impossibile, ma addirittura inconcepibile la ribellione, in quanto la 'ndrangheta - indipendentemente dall'affiliazione e appartenenza del singolo alla cosca - può essere considerata una costante antropologica, come prima si diceva apparentemente arcaica, della mentalità calabrese. Al punto che è prevista un zona d'ombra, quella dei "contrasti onorati" cioé i mezzi mafiosi, in cui non si capisce più dove finisce la società civile e comincia la 'ndrina che si costituisce ritualmente sulla base di un preciso canovaccio. La rappresentazione del linguaggio, dei termini e dei modi, dei dialoghi da copione mafioso e dei riti - elementi finora sconosciuti dal pubblico - oltre a fornire strumenti per disvelare la parte occulta, segreta della 'ndrangheta mettendone in rilievo e denunciando gli aspetti più teatrali relativi alla forma di condizionamento antropologico e psicologico della mentalità, è anche una forma di spettacolarità estremamente suggestiva. Si entra infatti in un mondo ignoto, elusivo, paradossale in cui niente è come sembra e tutto quello che si dice e "si agisce" manifesta e significa un universo parallelo di valori ed intenzioni. Enrico Bernard Middlebury, Vermont, agosto

4 Personaggi: il Cronista (Rocco, poi diventa il figlio Giacomino) la moglie del Cronista (Rosa) Il Boss e 4 Mafiosi La scena si sviluppa su tre piani : La redazione di un giornale di provincia (scrivania con telefono e PC anni 90, poltrona e cestino per le carte. Un <fuori> (casa dei due protagonisti strada) Al centro palco per proiezioni Al buio, nel silenzio, si sente un rumore sordo di tacchi femminili Una luce illumina una poltroncina posta a ds palco (visuale pubblico) Sullo schienale della poltrona è adagiato un soprabito da donna La donna, stringendo tra le mani una borsa, nella quale cerca concitatamente qualcosa, si avvicina alla poltrona, prende il soprabito e fa per allontanarsi, ma un pensiero la blocca. Si volta. ROSA - La 'ndrangheta è una tela di ragno che lentamente inesorabilmente imprigiona le persone le infetta come nu virus e si insinua nelle istituzioni che chille rappresentano. MUSICA (BRANO DELLA TRADIZIONE CALABRESE) PROIEZIONE DELLA SCENA DI UN AFFILIAZIONE L'affiliazione di Peppi Tigna. I Convenuti 1 e 2 entrano in scena seguiti da Peppi Tigna. CONVENUTO (1): Questo è un grande giorno pe tia Peppi! Stai per entrare nell Onorata Società Picciotto sarai CONVENUTO (2): Hai portato quello che ti è stato indicato? CONVENUTO (1): Santino e candela?! PEPPI TIGNA: Si li ho con me CONVENUTO (2): Bravo! Mi raccomando, quando entra il Capo Società... silenzio CONVENUTO (1):...e resta in disparte fino a quando ti chiama lui CONVENUTO (2): Porgigli l indice destro solo al termine del giuramento! CONVENUTO (1): Dai a me la candela! Peppi Tigna estrae la candela dalla tasca della giacca e la porge al Convenuto 1. Entra in scena il Capo Società. I Convenuti si dispongono in cerchio. Peppi Tigna resta in disparte in silenzio. CAPO SOCIETA': Buon Vespero, saggi compagni. CONVENUTO (1): Buon Vespero. CONVENUTO (2): Buon Vespero. CAPO SOCIETA': State accomodi per il battesimo di Peppi Tigna? CONVENUTO (1): Stiamo accomodi. CONVENUTO (2): Stiamo accomodi. 4

5 CAPO SOCIETA': Siamo qui riuniti per affiliare un contrasto onorato che si è distinto per virtù e umiltà. Per Peppi Tigna si fa garante Ciccio Marea. CONVENUTO (1): Bene. CONVENUTO (2): Bene. CAPO SOCIETA': Se qualcuno dei presenti ha qualcosa da dire, lo faccia adesso. O mai più. CONVENUTO (1): Nessuna obiezione. CONVENUTO (2): Nessuna obiezione. CAPO SOCIETA': Introducete il contrasto onorato... Peppi Tigna si fa avanti timidamente. CAPO SOCIETA': Chi siete e che cosa volete? TIGNA : Mi chiamo Peppi Tigna e cerco sangue e onore. CAPO SOCIETA': Sangue per chi? TIGNA: Sangue per gli infami. CAPO SOCIETA': Onore per chi? TIGNA: Per l'onorata Società. CAPO SOCIETA': Siete a conoscenza delle nostre regole? TIGNA: Sono a conoscenza. CAPO SOCIETA': Prima della famiglia, dei genitori, delle sorelle, dei fratelli, viene l'interesse e l onore della Società. Essa da questo momento è la vostra famiglia e se commetterete infamità, sarete punito con la morte. Come voi sarete fedele alla Società, così la Società sarà fedele con voi e vi assisterà in caso di bisogno. Questo giuramento può essere infranto solo con la morte. Siete disposto a questo? Lo giurate? TIGNA: Lo giuro nel nome dell'arcangelo Michele e dell Onorata Società. Da questo momento la mia famiglia siete voi. Sarò sempre fedele e solo la morte potrà allontanarmi, mi rimetto a voi per macchie d'onore, tragedie o infamità che saranno solo a mio carico e a discarico della Società. Se farò sbaglio verrò punito con la morte. CAPO SOCIETA': Se prima vi conoscevo come un contrasto onorato, da ora vi riconosco come picciotto d'onore. MUSICA Il Nuovo affiliato fa il giro e dà due baci sulle guance a tutti riservando tre baci solo al Capo Società. Peppi Tigna porge l indice destro al Capo Società, che, avvicinatosi, glielo punge con un ago facendogli uscire alcune gocce di sangue che cadono sul santino con l immagine di San Michele Arcangelo che Peppi stringe nella mano sinistra. Il Convenuto 1, dopo aver acceso la candela, si avvicina ai due e da fuoco al santino. CAPO SOCIETA : Come il fuoco brucia questa immagine, cosí brucerete voi se vi macchierete d infamitá.da questo momento siete fratelli. Il sangue di ognuno di voi è nell'altro, solo altro sangue o infamità possono sciogliere questo vincolo. Sullo schermo l immagine di fiamme che si propagano. 5

6 Rosa entra cantando spensierata la canzone di Sergio Endrigo. io sono nato in un dolce paese dove chi sbaglia non paga le spese dove chi grida piú forte ha ragione sugli altri tanto c'è il sole e c'è il mare blu. Qual è il mio paese? Ma il paese dove c'è l'olio più buono del mondo, dove c'è il mare più azzurro del mondo, dove ci sono le montagne che si alzano come castelli incantati verso il cielo e dei fiumi che scendono vorticosamente a valle in primavera, - e d'estate sono greti arsi dal sole come schiene di dinosauri pietrificati. Il Paese della Fata Morgana, di Scilla e dei bronzi di Riace, della cultura sibarita che portò luce e anima in questa terra barbara e la aprì al pensiero greco, a Parmenide e a Platone. Non tutti sanno però cosa significa questo nome che non ha niente a che fare coi calabroni. Calabria viene dal greco "Kalon-brion", ovvero "Faccio sorgere il bene", per la fertilità del suo territorio... oliveti, agrumeti e frutteti, il bergamotto ed il cedro. Che profumi! Che sapori! Che panorami! (pausa) Noi calabresi qualche volta, con sottile autoironia, aggiungiamo al nome della nostra terra l'appellativo <saudita>: Calabria Saudita. Facciamo un po' come i carabinieri che si prendono in giro da soli inventando le barzellette su se stessi. Beh, forse dire che se le inventano da soli è un po' troppo, capita che non siano così intelligenti, come recita quella barzelletta... sai perché i Carabinieri vanno sempre in coppia? Perché uno sa leggere e l'altro sa scrivere. Hanno imparato però anche loro a non avvelenarsi troppo quando li si sfotte. Se ne incontri uno al bar in borghese e non sai che è il maresciallo del posto, puoi raccontargli la barzelletta del maresciallo cornuto e lui si mette a ridere - se la capisce. Ma non si incazza. E manda giù il rospo. Anche noi calabresi abbiamo imparato a non prenderci troppo sul serio, a sdrammatizzare. Così diciamo che veniamo dalla Calabria Saudita per renderci più simpatici, meno duri, meno presuntuosi, meno mafiosi. E con quel <Saudita> non intendiamo offendere la Mecca o qualche Sceicco arabo: ma solo dire che più a sud di qui non si può andare, noi siamo il fondo dell'europa, e siamo a conoscenza dei nostri limiti, dei nostri difetti da meridionali, della nostra perenne arretratezza. Che poi, diciamocelo sinceramente, a farci diventare arretrati sono stati i Piemontesi portandoci via tutto quello che avevamo. Eravamo una terra ricca, opulenta e dopo l'invasione militare degli italiani non ci hanno lasciato gli occhi per piangere. La 'ndrangheta, che era una struttura rurale e arcaica, è così cresciuta fino a diventare la seconda o terza potenza mondiale, dopo la mafia colombiana e quella russa, facendo affari con lo Stato centrale, non contrastandolo. In presenza, dello Stato e non, come comunemente si crede, in sua assenza: questo non lo dico io, ma un magistrato, Nicola Gratteri, impegnato nella lotta alla mafia. Se lo stato centrale non ci fosse, la mafia non sarebbe così forte. Volete indebolire la mafia? Azzerate i finanziamenti pubblici al sud, che tanto non portano nulla alla gente, ma vanno nelle tasche di pochi. Ora, tornando alla mia terra amata e odiata al tempo stesso, non nego che il termine <saudita> dia l'idea di una regione chiusa, di uno stato a parte, di un'eclave. Già: 6

7 perché non è facile entrare ed uscire nella e dalla Calabria Saudita. L'autostrada Salerno-Reggio Calabria - non ne parliamo, va avanti dal 1965 e finirà solo quando un terremoto staccherà la punta dell'italia dal resto dello stivale, rendendo intile l'intera opera stradale. Del resto quel poco che hanno fatto serve solo a collegare a Nord la 'ndrangheta alla Camorra della Campania. A Sud, una di fronte all'altra, ci sono Scilla e Cariddi, lo Stretto di Messina. Volevano farci il ponte, ma poi si sono accorti che dall'altra parte mancano le strade, mancano i binari, manca tutto. E allora che ci fai di un Ponte tra la Mafia sicula e la 'ndrangheta calabrese? O tra la miseria di una terra arretrata e la disgregazione di una terra depredata dai Piemontesi, quali sono Calabria e Sicilia? Lo ha scritto Gramsci ha che l'italiano, al sud, è il dialetto parlato coi fucili! Ed è anche per questo che la Calabria è saudita, è chiusa come il nome onomatopeico, cioé che deriva dal suono della parola 'ndrangheta, chiusura come di una mandata di un potente chiavistello che fa <'ndranghete>! Tuttavia lo ammetto la mia Calabria, per quanto saudita, cioé con tutti i suoi difetti, mi resta sempre nel cuore perché significa appunto "Kalon-brion", ovvero "Faccio sorgere il bene". Per questo anch'io, che ormai vivo al nord per ragioni di sicurezza, mi definisco <saudita>, la <calabra saudita>, perché nonostante tutto - e quanto mi pesi dire questa parola <nonostante> vi sarà chiaro tra poco,- io difendo a spada tratta la mia terra e la mia gente che non è tutta cattiva, non sono tutti mafiosi... come non era mafioso il mio Rocco, che anzi... SI ILLUMINA LA SCRIVANIA, C'E' ROCCO IN MEZZO ALLE CARTE, STA LEGGENDO UN GIORNALE. SUL BORDO TRONEGGIA UN PUPAZZETTO PORTA-FORTUNA COI COLORI DELLA SQUADRA DI CALVIO DELLA REGGINA. IL CRONISTA: (rivolgendosi al pupazzetto Gigio come se fosse un interlocutore in carne ed ossa) Buongiorno, Gigio! Ha vinto finalmente la Reggina, eh? Su rigore? Inesistente? E va' buo', tutto fa brodo! Ci siamo presi i punti salvezza che ci servivano per non retrocedere, no? Adesso mettiti qui da bravo, fa' il buono, devo farmi venire qualche idea per l'articolo... Rocco si rimette a leggere le notizie dei quotidiani. IL CRONISTA: Terremoto, morti ammazzati, suicidi... Se il buongiorno si vede dal mattino, questo non mi sembra un buongiorno! Vero Gigio?!... Eh beato te che non parli, non vedi, non senti!... Che darei per stare al tuo posto!... Questo mestiere è una disgrazia per chi lo fa, mannaggia a me e a quando me lo sono scelto (come ricordando) Se penso che Cambio luci. Musica....da bambino, quando i parenti mi chiedevano Che cosa vuoi fare da grande?, io ci rispondevo Il subacqueo!. E perché vuoi fare il subacqueo? Perché mi piace guardare il fondo marino attraverso l acqua chiara. E mio zio, ridendo, faceva a mio padre: Mo ce lo compro io un acquario marino a tuo figlio, cosí la smette di sognare queste minchiate di fare il subacqueo e pensa a qualcosa di piú serio, magari a fare il calciatore perché si guadagnano un mucchio di denari - Ma io i soldi non li 7

8 voglio! - E perché non li vuoi? Perché non mi servono: io voglio vedere il fondo del mare, e basta!. E cosí uscivo di casa per correre alla spiaggia, mettermi la maschera e tuffarmi nel mare che mi abbracciava come una sfera di cristallo. Poi, crescendo, mi sono accorto che l acqua del mare cominciava a intorbidirsi, sempre di piú. Trovavo lattine e rifiuti sul fondo, buste di plastica galleggianti... sentii dire a mio padre che la ditta che raccoglieva i rifiuti su appalto del comune, invece di portarli alla discarica, li gettava a mare per risparmiare. Ma io li denuncio!! - sentii mio padre per la prima volta incazzato. E si capisce!... Papà gestiva una piccola attivitá turistica.teneva una barca attrezzata per portare i villeggianti a fare delle gite sul mare, lungo la costa. Ma con quell acqua fetente, piena di monnezza tritata e altre schifezze, la gente non voleva certo farsi la gita. Mio padre sporse denuncia ma... una sera non tornó a casa, c era il mare agitato, i carabinieri dissero che, probabilmente, era stato trascinato via da un onda anomala... ma io non ci credo. Non ci ho mai creduto e mai ci crederó. Cominciai pure a fare delle ricerche per mio conto, una specie di inchiesta per quanto un ragazzino possa andare a fare in giro domande e a scassare la minchia. Mi beccai pure qualche scappellotto e comunque non venni a capo di niente. Solo il mio professore di italiano, uno poco coinvolto nelle faccende del paese perché veniva dal nord e se ne sarebbe tornato a casa presto, mi disse di non mollare, di non mollare mai, di andare a fondo, di cercare sempre la veritá che è come una stella di mare adagiata sulla sabbia degli abissi. Quelle frasi andare a fondo e cercare la veritá che è come una stella di mare adagiata sulla sabbia degli abissi, determinarono la mia esistenza che fu cosí animata da una doppia sete: di veritá e di giustizia. Per questo ho sempre pensato alla professione del giornalista, che mi sono scelto fin da ragazzo quando ho comiciato a scrivere sui giornali ciclostilati della scuola, come ad una missione di verità. Ero pronto a consumarmi le suole delle scarpe, perdermi nei vicoli delle cittá alla ricerca di voci, indiscrezioni, avrei corso qualsiasi rischio, non mi sarei arrestato di fronte a nessun pericolo pur di compiere il mio dovere di cercatore del vero e di denuncia. E invece di corse, fughe, inseguimenti, appostamenti, confidenze, ricerche, verifiche, confronti mi ritrovai dietro una scrivania sulla quale campeggiava un maledetto telefono che non squillava mai (guardando l attuale telefono)... Veramente nemmeno ora squilla!... Eh sí, mi fecero diventare un topo di redazione col compito di girare al caporedattore quelle notizie preconfezionate dell agenzia che potessero in qualche modo interessare il nostro grande giornale di provincia. Il mio compito era quello di un puro e semplice copia-incolla, cui magari aggiungevo qualche notarella di costume Mah!... Forse ho visto troppi film americani in cui la professione giornalistica è descritta in tutt altro modo: Deadlin - L'ultima minaccia con Hamphrey Bogart, per esempio, dove c è quella famosa battuta finale: Senti questo rumore? E la stampa ragazzo! con cui si chiude la carriera di un mafioso con agganci politici sbattuto in prima pagina da un cronista coraggioso. Eh, si devo aver proprio visto troppe volte quel film, perché io non mi sentivo realizzato in quello che facevo. E mi risentivo sempre girare in testa un'altra battuta 8

9 della sceneggiatura che riferivo nel mio ingoscio a me stesso, al mio lavoro di inutile scribacchino: "se un esercito di scimmie battesse per un tempo sufficiente sui tasti di macchine da scrivere, produrrebbero prima o poi tutti i libri del British Museum... Sì, ma poi chi diavolo li stamperebbe, cretino?!" In questo caso la scimmia che batte sulla tastiera sono io. Ed anche il cretino, che ci crede e che si illude di cambiare qualcosa, ma smuove solo polvere nell'aria. Mi sono lamentato piú volte con i miei capi. La risposta era sempre la stessa: Ricevi lo stipendio a fine mese? E allora, si puó sapere che ti rode? Mi prendevano pure in giro: Ma se volevi fare casino, perché non hai fatto lo sbirro? Lascia perdere, va... (attirato da un titolo sul giornale sportivo)minchia la Reggina ha vinto! (rivolgendosi a Gigio) Nemmeno le partite in TV mi ha fatto seguire ieri Rosa, Gigio! (chiudendo il giornale) Ma lo sai, imbecille, che hanno trovato a pochi chilometri da casa tua, nascosti in un pozzo, alcuni flaconi contenenti gas nervino? Ci potevi restare secco tu, la tua famiglia, i tuoi parenti e mezza Calabria!. Reagivo a muso duro agli sfottò si ho un carattere fumantino io! E così cominciarono a spaventarsi, non tanto per il gas nervino usato dalla mafia russa come merce di scambio per una partita di droga, ma per la mia ostinazione, che mi rendeva addirittura piú pericoloso del gas nervino. Chistu ci fa perdere 'u posto! Un giorno mi sentii affibbiare un soprannome: U Tragediatturi. Beh... u Tragediatturi, tra i molti significati, è colui che fa troppe storie, che non si accontenta, che manifesta in modo spavaldo e un po teatrale il proprio dissenso. E, naturalmente, è uno che esagera. Insomma. con quel nome mi davano dell esagerato. E stai sempre a parlá di mafia, 'ndrangheta... ma Cosa Nostra sta lontana e la 'ndrangheta calabrese è solo robetta di poco conto, questioni locali, rivalitá che si risolvono alla maniera antica del codice d onore... non è un pericolo a carattare nazionale, e chi se ne frega per quattro 'ndrine che si sparano tra loro per un pezzo di terra... Nessuno peró arrivava mai alla conclusione del discorso, cioé che quel pezzo di terra per il quale quattro 'ndrine si sparavano, non era un pezzo di terra qualunque, ma il sito di un appalto multimiliardario finanziato dallo Stato e dalla Comunitá europea. Io stimo i miei colleghi e non voglio dire che sono compiacenti; voglio solo dire che per pigrizia e superficialità non sempre sono andati a fondo. E quando ci sono andati hanno rischiato di finire nel cemento di qualche pilone dell'autostrada. Ecco, è cosí che nel corso dei miei anni trascorsi in redazione ho visto prosperare la mafia calabrese, allargarsi a dismisura, invadere le regioni italiane del nord, consolidarsi all estero : in Germania, Canada, Stati Uniti, Sudamerica: e poterne scrivere solo con il contagocce, mi faceva una rabbia... Inizialmente neanch'io avevo il coraggio d'insistere più di tanto. Il coraggio! Non è facile, per un cane sciolto di cronista provinciale, compiere il primo passo verso la canna del Kalashnikov, che ti prende di mira nel momento in cui cominci coi tuoi articoli a rompere i coglioni, a scassare la minchia. Mi ero quasi rassegnato a questa vita di mezze veritá e mezze menzogne, di silenzi ed omissioni, di vergognosa pigrizia professionale nei confronti del fenomeno mafioso, quando le rivelazioni di un pentito mi hanno aperto gli occhi. Mi riferisco alle rivelazioni sulle navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi che i mafiosi hanno affondato intorno alle coste della Calabria, incassando lauti appalti per lo smaltimento. Allora sono andato dal caporedattore. Questa è roba grossa, caro mio, perché in questo mare ci fanno il bagno pure i tuoi figli. Questi maiali fottuti stanno avvelenando la nostra terra, altro che codici d onore ed affari di famiglie tra quattro 'ndrine! Questa gente non ha onore, non ha terra e ci vuole soffocare tutti quanti in un 9

10 mare di veleni. Infangano la Calabria, non solo moralmente o economicamente, ma anche coi fanghi tossici che ci riversano addosso. Quelli se ne fottono della terra, delle tradizioni, per loro siamo solo carne da macello. Allora facciamo prima ad andare in piazza col bersaglio disegnato sul petto gridando: Ammazzateci tutti! La sfuriata (ed uso un eufemismo perché fu una vera e propria incazzatura che raccoglieva quindici anni di detriti professionali, di frustrazioni morali e di rospi mandati giú cercando di non vomitare) fece effetto ed ebbe conseguenze. A "'U Tragediatturi, cioé a colui che le spara grosse, cioé il sottoscritto, affidarono l incarico di seguire l inchiesta, a patto di scrivere solo veritá vere. Esatto, il direttore disse proprio cosí: veritá vere. Me ne accorsi solo in seguito che dietro il pleonasmo la veritá non puó essere vera, lo è e basta si nascondeva la fregatura. La stranezza di quell espressione apparentemente buttata lí, non mi colpí subito, ero troppo eccitato dalla svolta che finalmente ero riuscito a dare alla mia vita professionale, ma dovetti farci i conti dopo, quando le vicende dell inchiesta mi portarono a tu per tu con uno strano personaggio, un boss che ne sapeva una piú del diavolo... mi prese a benvolere, non so perché, forse perché mi ammirava per la mia testardaggine ed anche per il coraggio con cui mi esponevo a tanti pericoli. Sul fondo appare l immagine di un uomo seduto ad una sedia. L uomo inizia ad interloquire con Rocco che va a sedersi sulla poltrona posta sull altro lato della scena. Rocco stringe tra le mani moleskin e matita. BOSS: Sai che cosa muove il mondo? Non certo un cacacazzi come a tia... Il mondo lo muove il businnes... il resto sono parole, chiacchiere al vento, scorregge di vacca sono! IL CRONISTA: Bella filosofia. BOSS: E' filosofia della sopravvivenza, amico. Perché quando sono venuti gli arabi a fotterci mogli e cose, dovevamo sopravvivere, e poi sono venuti gli spagnoli e dovevamo sopravvivere, e poi sono venuti chiccazzovuoi e dovevamo sopravvivere. E poi ancora sono arrivati i Borbonici e dovevamo sopravvivere e... perché forse che coi Piemontesi non dovevamo sopravvivere in un modo o nell'altro? IL CRONISTA: Ancora con questa storia dei piemontesi? Sono passati centocinquant anni dall'unità d'italia, il tuo bisnonno forse non era ancora nato, e stiamo ancora a parlarne? BOSS: Di che cosa dobbiamo parlare sennò? IL CRONISTA: Dei lavori infiniti sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, delle truffe alla Comunità europea, di questo dobbiamo parlare, cazzo! BOSS: E parliamone. Ma attento che la verità potrebbe non piacerti. IL CRONISTA: Sputa il rospo. BOSS: Intanto, la verità vera non esiste. IL CRONISTA: Lo diceva anche Platone. BOSS: Il filosofo greco che soggiornò nella Sibarite nel III secolo avanti Cristo? IL CRONISTA: Come sei informato bene. BOSS: Conosco i fatti importanti della mia terra, se non ti dispiace. IL CRONISTA: E allora? BOSS: Ma lo sai che che furono i Sibariti a fondare Paestum, acronimo di Poseidon... tu lo sai cos'è una cronimo, no?, secondo una triangolazione geometrico-pitagorica suggerita dall'oracolo che prevedeva uno sviluppo della civiltà, la nostra civiltà, verso il nord, verso quella che poi sarebbe stata Roma? - Ti dice niente la storia? IL CRONISTA: Sì. che hai ottimi ricordi della terza media. 10

11 BOSS: Questo per dirti che la nostra storia, le nostre verità, le nostre possibilità di sopravvivenza noi le teniamo scritte nel sangue, nel nostro codice genetico: incise nella carne. IL CRONISTA: Verità soggettive, le vostre, appunto. BOSS : Ma sempre di verità si tratta. IL CRONISTA: La verità, quando si usa al plurale, sta per mezza verità. E una mezza verità, se permetti, equivale ad una mezza menzogna. BOSS: Menzogna, verità... Ma vuoi mettere una verità che risulta da tante mezze verità e mezze fandonie... quelle che scrivete voi giornalisti, per intenderci!, - dico - con una bella menzogna grande quanto un Ecomostro o un Ponte sullo Stretto, d'accordo spudoratamente e scandalosamente falsa, ma molto più concreta - minchia! - tangibile di una verità che non serve a niente? IL CRONISTA: Come non serve? BOSS: Nel mio ramo, verità è marchio di infamia, di delazione, puzza di marcio da lontano. E di morto ammazzato, si capisce. La verità puzza di carogna. Più e vera e meno io ci credo. Invece la menzogna c'è, si vede, si tocca, la percepisce anche un cieco: la ritrovi in ogni metro cubo di cemento, negli aiuti ai terremotati e al terzo e quarto mondo... IL CRONISTA: Nelle sovvenzioni pubbliche... BOSS: Siamo realisti: la menzogna non ha bisogno di prove, c'è e basta e tutti ci credono e amen. IL CRONISTA: Invece, se cerchi di dire la verità ad alta voce, ti danno del matto Sai cosa dice Pirandello? BOSS: Non mi prendere per scemo, guagliò. IL CRONISTA: solo a un matto è concesso di dire la verità... Altrimenti passi per sovversivo idealista... e allora ti danno veramente tutti addosso, nessuno ti dà retta e rischi di fare una brutta fine. BOSS: Non c'è alcuna verità se prima non scopri la menzogna da cui ha origine quella stessa verità. IL CRONISTA: E' un rebus per caso? BOSS: Ma rifletti, pezzo d'idiota, come fai a sapere che cosa è vero se prima non sai che cosa è falso? IL CRONISTA: Ah, ecco, è un circolo vizioso, ci mancava anche questo, ci mancava... BOSS: Vizioso fino ad un certo punto, grandissima testa di minchia. - Una volta che ci sei entrato, nel circolo, ti sembra perfettamente normale. Ad esempio, la verità dipende da come si dice, da quando si dice, da perché si dice e, soprattutto, da chi la dice. Sarebbe facile, troppo facile, trovare verità sul banco del mercato. Invece no, bisogna sudarsela, scavarla dalla melma, dal fango e dagli escrementi della menzogna. Quante verità vere sono state considerate false e viceversa, solo perché troppo vere per essere vere. La verità troppo vera non viene mai creduta. IL CRONISTA: Non ti seguo. BOSS: Certo che non mi segui. Non sei allenato abbastanza alla menzogna che ti circonda, che ti soffoca e nella quale devi agire così astutamente da riuscire a imporre la tua verità, anche se falsa. Se non sei capace di farlo, lascia perdere il giornalismo, lascia perdere tutto. Resta pecora, mettiti a pecora e aspetta che il lupo ti mangi vivo. Il video si interrompe 11

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