SALA DEL FRANTOIO Museo di Storia Naturale e del Territorio Calci (PISA) dal 24 aprile al 16 maggio 2004

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1 Dipartimento di Scienze Archeologiche Dipartimento di Scienze Botaniche Museo di Storia Naturale e del Territorio Commissione Musei di Ateneo SALA DEL FRANTOIO Museo di Storia Naturale e del Territorio Calci (PISA) dal 24 aprile al 16 maggio 2004 Ideazione, progetto, direzione scientifica e coordinamento Renata Grifoni Cremonesi

2 Comitato d onore Marco Pasquali, Rettore dell Università di Pisa; Umberto Mura, Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali; Alfonso Iacono, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia; Paolo Meletti, già Presidente della Commissione Musei; Franco Strumia, Direttore del Museo di Storia Naturale e del Territorio; Marisa Bonamici, Direttore del Dipartimento di Scienze Archeologiche; Fabio Garbari, Direttore del Dipartimento di Scienze Botaniche, Presidente della Commissione Musei; Paolo Fontanelli, Sindaco di Pisa; Stefano Lazzerini, Sindaco di Calci; Gino Nunes, Presidente della Provincia di Pisa; Mariella Zoppi, Assessore Regionale alla Cultura L uomo e le piante nella Preistoria Calci, 24 aprile - 16 maggio 2004 In ricordo di Antonio Mario Radmilli, Ezio Tongiorgi e Giuliano Cremonesi che sempre sostennero la necessità di ricorrere ai mezzi offerti dalle Scienze Naturali per meglio studiare e interpretare la più antica storia dell Uomo. Testi e ricerca della documentazione grafica Lucia Amadei; Marzia Bonato;Tomaso Di Fraia; Alessandra Giampietri; Giuseppe Pistolesi; Barbara Zamagni Disegni di carattere botanico Lucia Amadei Bibliografia curata da Barbara Zamagni Elaborazione grafica e composizione pannelli Alessandra Giampietri e Gianluca Cantoro Grafica di copertina Gianluca Cantoro e Alessandra Giampietri Allestimento Lucia Amadei; Marzia Bonato; Neva Chiarenza; Renata Grifoni Cremonesi; Giuseppe Pistolesi; Barbara Zamagni Materiali esposti Collezioni Dipartimento di Scienze Archeologiche Oggetti sperimentali: Mario Dini Oggetti attuali: collezioni Renata Grifoni Cremonesi, Tomaso Di Fraia, Kirsti Kuivalai Nicotra, Marzia Bonato Campioni vegetali e piante vive: Orto Botanico e Museo Botanico Sperimentazione colorazione fili: Centro di Archeologia Sperimentale di Torino Le immagini sono ricavate da pubblicazioni e dagli archivi del Dipartimento di Scienze Archeologiche e dall archivio di Giuseppe Pistolesi Nell ambito dei lavori della Commissione Musei di Ateneo si è presentata l occasione di una collaborazione tra archeologi e botanici in un campo che li vede impegnati nella ricostruzione degli antichi paesaggi e delle economie. Da qui l idea di una Mostra sul rapporto tra il mondo vegetale e l uomo durante la Preistoria. Sicuramente uno dei primi motivi di questa scelta è il desiderio di far comprendere meglio i problemi di una disciplina, la Preistoria, che in Italia è scarsamente nota e che difficilmente si studia nelle scuole. Un altro intento che ha ispirato la Mostra è stato quello di far conoscere ai giovani le piante che ancora oggi fanno parte integrante della nostra vita. Fondamentale durante le varie fasi del lavoro è stato il rapporto con gli studiosi di botanica, in quanto la ricerca preistorica si deve avvalere di tutti i mezzi offerti dalle scienze naturali per poter interpretare e datare ciò che proviene dagli scavi: non solo gli archeologi ma anche geologi, sedimentologi, archeozoologi, archeobotanici, antropologi, fisici, chimici, tutti portano il loro importante contributo alle scienze che studiano la storia dell uomo. Nel caso della botanica, in particolare, molteplici sono gli apporti alla Preistoria, dall archeobotanica - che studia i resti vegetali provenienti dai contesti archeologici - alla dendrocronologia, che permette di correggere, calibrandole tramite il computo degli anelli di crescita dei tronchi degli alberi, le datazioni ottenute col metodo del radiocarbonio. Anche la geologia, con lo studio di alcuni tipi di rocce come i travertini, che spesso inglobano durante la loro formazione resti vegetali, e la paleontologia, con l analisi di innumerevoli resti fossili vegetali, aiutano a ricostruire i più antichi ambienti. Le piante, nella Preistoria come oggi, hanno condizionato lo sviluppo culturale e tecnologico dell umanità: i cambiamenti ambientali dovuti alle variazioni climatiche

3 del Quaternario hanno causato innumerevoli mutamenti dei paesaggi e delle risorse, variazioni cui l uomo si è sempre saputo adattare, sfruttando al meglio tutto quanto offriva l ambiente in cui viveva. Dalle piante ricavava una parte importante dell alimentazione, nel Paleolitico con la raccolta di specie selvatiche e in seguito, dopo la nascita dell agricoltura, con specie coltivate; ma ricavava anche il legno per il fuoco, le abitazioni, gli strumenti, le imbarcazioni, le fibre per corde e vestiti, i vimini, le essenze medicinali. Anche se i resti vegetali giunti fino a noi sono relativamente pochi, abbiamo la possibilità, grazie a tecniche di indagine appropriate, di ricostruire molti degli aspetti della vita quotidiana durante tutto l arco della Preistoria: ne risulta un quadro ricco di elementi variati che vanno dai metodi di accensione del fuoco mediante esche vegetali, ai vari modi di costruire capanne con tronchi di albero e pareti di frascame intonacato, e di cui ci restano le impronte di rami e foglie. Riemergono, soprattutto dalle palafitte e da altri siti di luoghi umidi o di torbiere, gli strumenti con i manici di legno, i vasi e altri oggetti domestici, i tessuti, i manufatti in vimini e in scorza di betulla, ma anche aratri e gioghi, archi e piroghe e addirittura focacce e pagnotte. Estremamente interessanti sono poi le testimonianze di vere e proprie strade costruite con fascine e tronchi, utili per attraversare le zone paludose, i resti di ruote, carri, slitte e sci. Ci si accorge del livello tecnico raggiunto in tempi così antichi dai nostri progenitori soprattutto in occasione di rinvenimenti eccezionali, come è stato nel caso della mummia del Similaun, datata al a.c. Ötzi era in grado di scegliere i materiali più adatti e di utilizzarli sfruttandone al meglio le caratteristiche come dimostrano i reperti eccezionalmente conservati dal ghiaccio e a lui appartenuti, con indicazioni preziose sul vestiario, dal mantello di graminacee alpine alle scarpe imbottite di paglia, ai numerosi oggetti in materie vegetali che aveva nella gerla e in una specie di marsupio. È sicuramente in casi come questi che ci si rende conto di che patrimonio sia andato perduto col tempo. Durante i millenni della sua evoluzione l uomo ha conosciuto le proprietà delle piante e tra queste sicuramente anche quelle più utili alla sua salute: molte specie vegetali, presenti in diversi insediamenti, potevano essere utilizzate con intenti medicinali. Ci sono testimonianze per l uso medicinale del propoli, del poliporo di betulla, verosimilmentedel papavero da oppio; ipotizzabile è anche l uso di altre piante che provocano delirio e allucinazioni, legate a pratiche sciamaniche, mentre sostanze vegetali venefiche potevano essere utilizzate per la caccia. Ma l uso delle piante nelle Preistoria permea tutto il mondo del sacro, come i resti di fiori deposti dai Neandertaliani di Shanidar su una tomba, atto gentile di estremo omaggio al defunto, o le offerte di cereali e frutti a divinità legate alla forza creatrice della natura rinvenute in molte grotte. Le fonti per ricostruire questo mondo perduto sono molteplici. Dove mancano resti che possono essere studiati dall archeobotanica, o a integrazione di questi, le fonti iconografiche, costituite da pitture e incisioni rupestri, offrono spunti di ricerca. Ma se la documentazione non è ancora sufficiente ci aiutano i confronti etnografici e il folklore: molte tecnologie semplici e molti oggetti essenziali sono rimasti pressoché immutati dalla Preistoria a pochi anni fa e quindi non è poi del tutto errato considerare alcuni manufatti recenti come un aiuto alla comprensione della vita quotidiana degli uomini della Preistoria. Nonostante la labilità delle tracce legate al mondo vegetale, le notizie raccolte e la documentazione iconografica sono state numerose e si è imposta una scelta per l allestimento dei pannelli: la Mostra ha scopi prettamente didattici e vuole stimolare spunti di ricerca e di interesse, o semplicemente di curiosità, non ha sicuramente la pretesa di essere esaustiva. Chi vuole approfondire gli argomenti trattati può avvalersi del piccolo catalogo che riporta, oltre ai testi dei pannelli, anche la bibliografia consultata per la redazione degli stessi. Anche la scelta degli oggetti da esporre ha seguito i criteri che hanno ispirato la Mostra: quindi vicino a reperti archeologici vi sono oggetti etnografici, in una sorta di continuità dalla Preistoria ai nostri giorni, o anche materiali frutto dell archeologia sperimentale, campo di studi finalizzato alla verifica di ipotesi archeologiche mediante il ricorso a esperimenti replicativi. Si vuole infine porre un ulteriore attenzione ai materiali freschi della Mostra, costituiti da molte di quelle piante che hanno costituito la base della sopravvivenza dei nostri progenitori e hanno permesso quello sviluppo tecnologico che ancora ora, nonostante il nostro essere estremamente smaliziati in questo campo, ci rende del tutto stupiti e quasi increduli. Desidero ringraziare vivamente tutti coloro che hanno voluto partecipare a questa iniziativa, colleghi e collaboratori che, con impegno e passione, hanno contribuito, ciascuno per le sue specificità, alla realizzazione e alla riuscita della Mostra. Pisa, aprile 2004 Renata Grifoni Cremonesi

4 L era geologica in cui ci troviamo tuttora a vivere è il Quaternario: ha inizio intorno a oppure anni fa a seconda delle interpretazioni. È suddiviso in Pleistocene, che termina anni fa ed Olocene che perdura tuttora. Il Pleistocene è contraddistinto da numerosi episodi glaciali alternati a fasi calde. La successione cronologica delle culture nell arco della preistoria in Europa è la seguente: PALEOLITICO INFERIORE ANNI FA I primi europei erano robusti ed abili cacciatori e raccoglitori nomadi, costituiti in piccole tribù, insediate in accampamenti, in grotte o all aperto. Fabbricavano strumenti in pietra, osso e legno adattandosi a situazioni climatiche da glaciali ad interglaciali. Intorno a anni fa iniziarono ad usare il fuoco. Il cranio dell uomo di Neandertal, protagonista del Paleolitico Medio, dalla Grotta Guattari, Circeo Uno strumento di pietra della ne del Paleolitico Inferiore, che denota tecniche raf nate nella fattura e un ottima funzionalità Le straordinarie rappresentazioni di animali della Grotta Chauvet - Francia. Paleolitico Superiore PALEOLITICO MEDIO ANNI FA L Uomo ha sempre un economia di caccia e raccolta, con insediamenti in grotta o in accampamenti all aperto. Ancora nomade, pratica le prime forme di sepoltura. Utilizza strumenti in pietra e legno. Il clima, inizialmente caldo e umido, diviene poi arido e freddo, caratterizzato da ambiente di steppa-prateria talora parzialmente arborata. PALEOLITICO SUPERIORE ANNI FA Si alternano fasi glaciali a momenti più temperati: quindi il ricoprimento vegetale steppico dei momenti aridi e freddi si arrichisce di alberi e arbusti quando il clima si fa più mite. L Uomo moderno (Homo sapiens) pratica la caccia, la raccolta e la pesca. Vive in insediamenti in grotta, in ripari o accampamenti all aperto. Oltre agli strumenti in pietra e legno, utilizza anche osso e corno. La spiritualità si concretizza, oltre che nelle sepolture, spesso in associazione a ricchi corredi, soprattutto nella nascita dell arte. MESOLITICO Un vaso di raf nata tecnica proveniente dal villaggio neolitico di Catignano, Pescara ANNI FA Si completa la deglaciazione e sia ffermano quercia e nocciolo. L attività venatoria è ora spesso rivolta ad animali di piccola taglia, alla pesca, alla raccolta di molluschi marini e terrestri e di una vasta gamma di risorse vegetali. Gli strumenti sono dei microliti in selce e quarzo; si usano inoltre strumenti in osso, corno e legno. Arpone in corno dai livelli mesolitici del Riparo di Romagnano, Trento ETÀ DEL RAME NEOLITICO ANNI FA L optimum climaticum favorisce un economia non più predatoria ma produttiva, basata sull agricoltura e l allevamento e con villaggi stabili. Il diboscamento operato nelle foreste presenti alle nostre latitudini in questo periodo, è attuato tramite strumenti in pietra levigata. Oltre alla selce e al quarzo, si usa anche l ossidiana di origine insulare. Nuove attività artigianali sono la ceramica e la tessitura. Le flore tendono mano a mano ad assumere la configurazione attuale. Il Neolitico rappresenta il primo grande impatto dell uomo sull ambiente ANNI FA Si diffonde la metallurgia del rame, dell oro e dell argento. Le nuove materie prime producono una differenziazione sociale spinta, con la comparsa di gruppi dominanti guerrieri: questa svolta è testimoniata dalle sepolture collettive, in grotticelle naturali o artificiali, o necropoli all aperto, spesso con ricchi corredi (pugnali di rame, punte di freccia, ornamenti). Inizia l allevamento del cavallo. Pugnale di rame da Grotta del Castello, Vecchiano, Pisa. Età del Rame L urna cineraria di Rossano di Zeri, Lunigiana. Età del Bronzo ETÀ DEL BRONZO ANNI FA La metallurgia del bronzo, una lega di rame e stagno, promuove commerci su vasta scala e una maggiore complessità dei gruppi sociali. L agricoltura diviene più produttiva con la diffusione dell uso dell aratro. Gli insediamenti all aperto possono definirsi proto-urbani. Si ha l affermazione della cremazione nel rituale funebre.

5 GEOLOGIA I vegetali fossilizzano difficilmente perché sono costituiti prevalentemente da materia organica, senza strutture di supporto minerali di grandi dimensioni. Tuttavia alcune rocce preservano spesso resti floristici. Il travertino, roccia sedimentaria di origine chimica che si forma per precipitazione di carbonato di calcio presso sorgenti, cascate, bacini lacustri, fiumi caverne, ingloba spesso elementi vegetali. Questi vengono incrostati dal carbonato di calcio che ne ricalca perfettamente la forma, anche nei minimi particolari. Pianta fossile del giacimento di Monte Bolca (Verona; Eocene: milioni di anni fa) Questa foglia, che ha lasciato un impronta sulla roccia che l ha inglobata, appartiene ad una pianta del periodo carbonifero (Gran Bretagna, milioni di anni fa) ed indica un clima di tipo equatoriale La silicizzazione è invece un processo di fossilizzazione in cui le sostanze organiche e inorganiche sono sostituite da silice: tipica è quella in cui si preservano legni fossili che a volte costituiscono intere foreste pietrificate. Il legno silicizzato venne anche utilizzato in epoca preistorica come materiale scheggiabile da cui ricavare strumenti. Un altro processo di fossilizzazione è quello di carbonizzazione: i vegetali carbonizzati forniscono i carboni fossili. Travertino in formazione: Poggio Conte, Viterbo Un esempio di fossilizzazione per mineralizzazione: sezione di un tronco silicizzato di conifera triassica ( milioni di anni fa; foresta pietri cata dell Arizona - USA) Foresta pietri cata nel parco di Yellowstone - USA DENDROCRONOLOGIA La dendrocronologia è un metodo di datazione basato sul principio che, nelle zone a clima temperato, in cui si ha alternanza di stagione calda e stagione fredda, i tronchi degli alberi formano ogni anno un nuovo anello. Questi sono più sottili negli anni caratterizzati da scarse precipitazioni e più larghi negli anni con clima più favorevole. Contando gli anelli di un tronco tagliato è possibile calcolarne l età; tuttavia gli alberi difficilmente vivono più di qualche centinaio d anni. Ponendo a confronto e sovrapponendo campioni di legname provenienti da siti archeologici, si può estendere il processo di datazione no alla preistoria Attualmente il calendario degli anelli copre un arco temporale che risale fino a circa anni fa: si tratta del caso della curva standard della quercia della Germania meridionale che copre tale arco di tempo ed è stata utilizzata per la datazione delle palafitte svizzere. Si tratta quindi di un procedimento che consente di collocare in un preciso arco di tempo un frammento di legno antichissimo purché in buono stato di conservazione. In questa rondella tratta da un tronco d albero sono evidenti gli anelli di accrescimento Raccogliendo però frammenti di tronchi da edifici antichi, scavi archeologici, sedimenti, ecc., è possibile identificare in questi sequenze di anelli che si possono ritrovare anche in campioni che hanno un età più recente o più antica: è sufficiente che vi sia stata sovrapposizione tra la vita di due piante. In questo modo si può ricostruire una sequenza continua di anelli all indietro nel tempo, che viene rappresentata graficamente con un diagramma, e stabilire la loro età assoluta semplicemente contandoli. Questa sequenza può essere utilizzata per le datazioni. La curva dendrocronologica è stata ottenuta per la prima volta usando il Pinus aristata della California che può vivere no a anni La dendrocronologia ha consentito di ricostruire uno schema cronologico fondato su fasi climatiche grazie allo studio di esemplari molto vecchi di sequoia gigante o pino aristato, alberi particolarmente longevi.

6 Attraverso lo studio di differenti tipi di resti vegetali provenienti da contesti archeologici, l archeobotanica ricostruisce l insieme della flora antica, sia delle piante spontanee che di quelle coltivate e chiarisce i modi del suo sfruttamento da parte dell uomo. Quindi da un lato le indagini della disciplina si concentrano sui mutamenti nella vegetazione, vista in rapporto al clima e alla situazione ambientale, dall altro viene analizzato l impatto antropico sull ambiente, con un attenzione particolare alla dieta e all economia. L impatto antropico sull ambiente in età preistorica 1 - incendio della foresta per creare spazi all agricoltura; 2 - preparazione del suolo per la semina; 3 - messa a coltura; 4 - raccolta e abbandono del campo. Sul suolo ormai impoverito si sviluppa una vegetazione secondaria 3 Resti microbotanici PALINOLOGIA (ANALISI DEI POLLINI) Le tracce più diffuse che le piante lasciano di sé nell ambiente sono i pollini e le spore, che si conservano talora nei sedimenti dai quali possono essere estratti ed identificati. Con l osservazione al microscopio si può riconoscere a quali specie di pianta questi appartengono, per la differenza spesso molto evidente delle forme e delle ornamentazioni che presentano. A ciascuna specie vegetale corrisponde un tipo di granulo che viene determinato per confronto con pollini e spore attuali. Contando in percentuale i pollini delle specie vegetali nei diversi livelli di un sedimento, si ottiene lo spettro pollinico; la distribuzione delle varie specie nel tempo è rappresentata dal diagramma pollinico, utilizzato per ricostruire attraverso i mutamenti della vegetazione quelli del clima relativi a intervalli di tempo anche molto lunghi. ANALISI DI DIATOMEE E FITOLITI Le diatomee e i fitoliti sono microfossili di piante. Le diatomee sono alghe unicellulari di ambiente acquatico, protette da un guscio siliceo: il loro studio consente ricostruzioni paleoecologiche. I fitoliti sono strutture di sostegno di silice prodotte in particolare, ma non solo, dalle graminacee; si conservano all interno di argilla cotta o cruda o in grandi ammassi indisturbati di ceneri e sono di particolare utilità quando mancano altri dati di tipo archeobotanico. Le differenze morfologiche dei granuli di pollini permettono la identi cazione della specie di appartenenza. Lo attesta l immagine di questi granuli pollinici ingranditi 1000 volte appartenenti alle seguentipiante: Quercia; Salice; Acero, Ontano; Nocciolo; Betulla; Ericacea; Edera; Graminacea; Tiglio; Composita Diatomea proveniente dall Arèche, - Francia. Gonphonema parvulum (Kutz) Grunow, x (da 25 milioni di anni fa all epoca attuale) Resti macrobotanici ANTRACOLOGIA Studia i resti di legno, carbonizzato e no, che danno informazioni sulla vegetazione arborea antica e l interazione dell uomo con essa. L osservazione al microscopio di un campione di legno e carbone permette di identificare il genere o a volte la specie di appartenenza attraverso i suoi aspetti morfologici. I risultati di queste analisi, oltre a fornire dati sulla flora circostante il sito, danno anche informazioni sulla scelta del legname raccolto e sulle modalità di approvvigionamento; possono poi offrire indicazioni sulle tecnologie e le procedure di lavorazione. CARPOLOGIA 1 Analisi di semi e frutti di piante spontanee e coltivate o più genericamente dei macroresti vegetali che sono recuperabili nel corso delle ricerche archeologiche. La carpologia fornisce indicazioni anche sulle tecniche agricole, sui metodi di conservazione, di preparazione, di consumo e di utilizzazione delle risorse floristiche. Lo studio delle associazioni polliniche permette di ricostruire ambienti del passato e di apprezzarne le variazioni nel tempo. Nei livelli archeologici della Grotta dell Hortus, nel sud della Francia, è stata riconosciuta una successsione di diverse a fasi climatiche. a - L associazione di pino silvestre, betulla, querceto misto, graminacee denota un clima freddo-umido b - Le specie arboree soccombono e vengono sostituite da vaste steppe erbacee. L associazione denota una fase fredda e secca b Sezioni sottili di carboni di legno: in alto, le sezioni trasversali, in basso le sezioni tangenziali. 1,2 - Pinus sylvestris; 3,4 - Quercus ilex; 5,6 - Rhamnus alaternus 5 4

7 Ad eccezione dei pollini, delle spore e dei fitoliti, la materia vegetale si distrugge e scompare molto rapidamente in ambiente naturale. La combustione, accidentale o volontaria, se non è troppo intensa, preserva alcuni resti floristici, come ad esempio i semi. I vegetali possono anche sussistere sotto forma di impronte dopo la loro scomparsa. Infine le torbiere e gli ambienti molto umidi sono luoghi favorevoli alla conservazione dei resti botanici. I minerali metallici, sali e petrolio, favoriscono la conservazione dei resti organici, prevenendo l attività di decomposizione da parte dei microrganismi: molte miniere di rame e di sale conservano reperti di legno, pelle e tessuti. Anche le grotte sono dei conservatori naturali perché il loro interno è protetto dagli agenti atmosferici esterni: se non disturbate conservano perfino fibre vegetali. Tra il XIX ed il XVII secolo a.c. il Vesuvio scatenò una grande eruzione: questa catastrofe distrusse parte dei villaggi della zona, ma al tempo stesso, ne permise la conservazione seppellendoli sotto materilae eruttivo. A Croce del Papa, presso Nola, si conserva una capanna praticamente integra, qui in fase di scavo, con una parte consistente dell alzato e tutta la suppellettile domestica. Pali delle pala tte del bacino del Lavagnone, Brescia, databili all Antica Età del Bronzo durante lo scavo I disastri naturali determinano talvolta la conservazione di un sito e dei suoi materiali organici: si pensi alle eruzioni vulcaniche come quelle del Vesuvio, che hanno conservato non solo la Pompei romana ma anche siti più antichi. Oltre a queste particolari circostanze, la conservazione di materiali vegetali non carbonizzati avviene solo in ambienti particolarmente aridi o comunque a clima secco, estremamente freddi, in aree ghiacciate o impregnate d acqua, in assenza di ossigeno. Ruota in legno tripartita in olmo dalla Terramare di Castione Marchesi, Parma, risalente alla Media Età del Bronzo Il restauro dei manufatti fratturati veniva effettuato anche in antico, come dimostra il rattoppo su una ciotola ansata dall abitato di Fiavè realizzato con bra vegetale ricavata da ramoscello di abete Nel caso di materiali organici provenienti da ambiente umido il problema maggiore è costituito dal rapido deterioramento cui essi vanno incontro dopo la loro scoperta, perchè cominciano quasi subito a essiccarsi, a fessurarsi e a collassare. Debbono quindi essere mantenuti umidi fino a quando non possano essere debitamente trattati in laboratorio; nel caso di reperti particolarmente delicati si rende opportuno durante lo scavo asportare anche la parte del terreno che li ingloba. Infatti il legno, appena rimosso dallo scavo d ambiente umido, si decompone per la degradazione della cellulosa e può essere conservato solo con un imbibizione con resine o consolidanti particolari che prendano il posto dell acqua fatta evaporare in maniera opportuna. I tessuti e i manufatti ad intreccio, molto più fragili, dopo la pulitura, vanno prima trattati in un bagno di impregnante, la cui scelta verrà decisa caso per caso, in base alle caratteristiche del manufatto da trattare; vengono poi essiccati tramite liofilizzazione. Se dopo tale trattamento il tessile non dovesse presentarsi ancora sufficientemente solido, viene effettuata un altra impregnazione. a La storia di un reperto organico, in questo caso proveniente da Arbon Bleiche 3 - Svizzera, dallo scavo alla musealizzazione a - Intreccio bagnato appena tolto dal terreno; b - Intreccio bagnato dopo la pulitura; c - Intreccio consolidato e lio lizzato b c a - Cesto in un blocco di terra bagnato proveniente da Arbon Bleiche 3 - Svizzera; b - Cesto restaurato e sottoposto ad un trattamento di conservazione I depositi paludosi di Tollund, in Danimarca, hanno permesso la conservazione di questo uomo, che dopo essere stato strangolato venne gettato nelle paludi oltre 2000 anni fa. a b

8 Durante il Paleolitico una delle prime forme di raccolta da parte dell uomo è consistita nell approvvigionamento di legname come combustibile per i focolari degli accampamenti. Purtroppo la documentazione archeologica si limita a piccoli carboni di legno presenti nei focolari o nei suoli d abitato. Il loro studio è utile per la ricostruzione dell ambiente e del clima, ma può dare anche informazioni sul tipo di legno scelto in base all utilizzo: è infatti probabile che gli uomini già allora fossero consapevoli delle proprietà combustibili delle differenti specie di legname e lo abbiano selezionato a seconda delle diverse funzioni del focolare (illuminazione, cottura o affumicamento dei cibi, riscaldamento). Erano comunque raccolti nel bosco prevalentemente i numerosi rami e rametti caduti a terra, data l assenza di strumenti specifici per il taglio del legname (l ascia compare solo con l agricoltura) e la prevalenza nei resti di focolari di carboni invasi da funghi. Di solito il legno era raccolto in prossimità degli insediamenti e in preferenza venivano scelti rami piccoli e particolarmente secchi (nei carboni si vedono a volte ancora i buchi degli insetti) che servivano per accendere il fuoco, assieme ad altri elementi vegetali che facevano da combustibile come alghe, radici, paglia secca, di cui però mancano quasi sempre prove archeologiche. A partire dal Paleolitico il legname era raccolto anche come elemento costruttivo per le capanne, come supporto per l immanicamento di strumenti in pietra o in osso, per la fabbricazione di armi da caccia come punte e giavellotti da lancio e anche per l estrazione di radici e tuberi dal terreno (bastoni da scavo) a scopo alimentare. Punta di giavellotto in legno da Clacton on Sea - Gran Bretagna anni fa Quello che resta di un focolare dopo l utilizzo sono ceneri e carboni, mentre le pietre che racchiudevano il fuoco sono spezzate ed arrossate per il calore (Focolare dall Abri de Rhodes II - Francia) Nella grotta di Aldène in Francia l esame di alcune tracce di torcia sulle pareti hanno mostrato la presenza di minuscoli frammenti vegetali identi cati come residui di ginepro. Questo legno sembrerebbe il più adatto alla fabbricazione di torce, perché produce una luce viva, non offuscata dal fumo, al contrario delle essenze resinose quali il pino. Nei focolari del Paleolitico medio del Lazaret in Francia ( anni da oggi) gli uomini preistorici per alimentare il fuoco hanno scelto legna a combustione lenta che sviluppa molta brace (quercia, bosso). In altri casi (Dolni Vestonice, Rep. Ceca) il combustibile principale è fatto di legni resinosi (Pinus sylvestris, Pinus cembra, Picea excelsa). Utilizzo di bastoni da scavo da parte di un gruppo di Reddi - popolazione dell India meridionale - e ricostruzione di un bastone da scavo Nella Grotta della Basura, a Toirano (Savona), l uso di torce di legno è documentato dal carbone rimasto sulle concrezioni calcaree delle pareti e dalle impronte carboniose di una mano. L archeologo sperimenta l accensione del fuoco usando il fungo Fomes fomentarius Fomes fomentarius da Charavines - Francia Fomes fomentarius allo stato naturale Per accendere il fuoco gli uomini preistorici utilizzavano un frammento di selce, della pirite di ferro e come esca Fomes fomentarius, un fungo che si trova sui ceppi degli alberi morti e che bisogna far bollire a lungo e poi seccare. Percuotendo insieme la selce e la pirite si creano delle scintille che vanno a cadere su un punto del fungo ben secco; sof andoci sopra, le braci, dapprima ni poi sempre più grosse, cominciano a bruciare. Anche Ötzi, la Mummia del Similaun, portava nella sua cintura pezzi di fungo-esca. Grotta della Basura, Toirano, Savona. Impronta carboniosa di mano Il carbone di legna, residuo della combustione incompleta del legno, poteva essere usato come colorante nelle pitture rupestri paleolitiche, anche se non è stato quasi mai identi cato sulle pareti dipinte delle grotte, in quanto probabilmente scomparso per ossidazione. Quattro tratti neri identi cati come frammenti di carbone aderenti alle pareti vengono però da una serie di pitture nella Grotta di Niaux nella Francia meridionale. Grotta della Basura, Toirano, Savona Tracce di carbone lasciate da torcia lignea

9 Nel Paleolitico la raccolta di frutti, piante alimentari, radici e tuberi era molto importante per la sussistenza, costituendo una delle principali fonti di cibo. La presenza di resti carbonizzati di piante e frutti commestibili è documentata già in numerosi insediamenti del Paleolitico inferiore in Cina (Zhoukoudian), Africa orientale (Kalambo Falls) ed Europa (Vértesszöllös in Ungheria, Bilzingsleben in Germania, Terra Amata in Francia). Non si può però affermare con certezza che questi resti derivino da un attività di raccolta, in quanto potrebbero essersi conservati indipendentemente dalla presenza umana. Il consumo di alimenti vegetali può comunque essere dimostrato dagli studi di paleonutrizione, cioè attraverso analisi chimiche sui resti fossili umani, presumendo che la dieta ante mortem abbia lasciato traccia sulla composizione chimica delle ossa, o attraverso lo studio delle strie (tracce d usura) lasciate sui denti. Raf gurazioni di vegetali su strumenti di osso del Paleolitico Superiore da grotte francesi in cui sono stati rinvenuti macine e macinelli per triturare vegetali More di rovo (Rubus fruticosus) Fragola di bosco (Fragaria vesca) Ricostruzione di un pasto preistorico a base di frutta In Europa nel Paleolitico medio e buona parte di quello superiore, con la diminuzione delle temperature e della vegetazione durante le fasi glaciali, il consumo di cibi vegetali non dovette essere particolarmente abbondante e la mancanza di tracce di accumulo di scorte fa pensare che i cibi vegetali venissero consumati appena raccolti o portati al campo base per il pasto in comune. Nella fase finale del Paleolitico superiore e nel Mesolitico la raccolta di alimenti vegetali divenne più abbondante e specializzata, con immagazzinamento e conservazione dei resti negli insediamenti. La fine della fase glaciale (Allerod, Preboreale) e l inizio di quella temperata (Olocene) favorirono la presenza di frutti di bosco e leguminose selvatiche. Si sviluppò inoltre la raccolta di quei frutti che potevano essere conservati per l inverno: ghiande (Quercus sp.), noci (Juglans regia) e soprattutto nocciole (Corylus avellana), rinvenute spesso in forma di mucchietti di gusci carbonizzati, facendo supporre una prima forma di sedentarizzazione dei gruppi umani legata a un economia di raccolta e conservazione di questi frutti. In Grecia a Grotta Franchti (Paleolitico superiore nale e Mesolitico anni da oggi) sono stati rinvenuti molti semi selvatici di avena, lenticchia, pistacchio, mandorla e in misura minore di orzo e di altri tipi di legumi selvatici (pisello, veccia). Nel Mesolitico a Grotta dell Uzzo in Sicilia sono stati rinvenuti numerosi resti di semi carbonizzati, tra cui ghiande di quercia, frutti di corbezzolo, un vinacciolo di vite selvatica (Vitis vinifera subsp. sylvestris), un nòcciolo di olivo selvatico. Sono presenti anche alcuni resti di legumi selvatici (Lathyrus sp. o Pisum sp.). così come in altri insediamenti mesolitici della Francia meridionale (Abri de la Poujade, Baume de Fontbrégoua e Baume de l Abeurador). Grotta Franchti - Grecia. Lenticchie (sopra) e orzo selvatici (a destra) Quercia con ghiande Grotta dell Uzzo - Orzo selvatico, Olivo selvatico, Vite selvatica

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