FONDATO NEL 1876 Domani L italiano medio che si nasconde dentro tutti noi di Luca Mastrantonio IDEE& INCHIESTE

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1 VENERDÌ 20 FEBBRAIO In Italia (con Sette ) EURO 2,00 ANNO N > Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel Il Mediterraneo TROPPI GIRI DI VALZER SULLA LIBIA di Franco Venturini Tempi liberi Oggi Cara Delevingne, la vita è un party (ma non esclusivo) di Stefano Montefiori FONDATO NEL 1876 E Paoli finì indagato per i soldi in Svizzera Genova, sospetti di evasione fiscale: pagamenti in nero anche per le Feste dell Unità di Erika Dellacasa ino Paoli, patriarca dei cantautori italiani nonché pre- G sidente della Siae, la Società italiana autori ed editori, risulta indagato con l accusa di evasione fiscale: infedele dichiarazione dei redditi ed esportazione di valuta. L abitazione di Paoli a Nervi è stata perquisita dalla Guardia di Finanza. L accusa riguarderebbe anche esibizioni alle Feste dell Unità, per le quali il cantautore avrebbe ricevuto soldi in nero. a pagina 18 Domani L italiano medio che si nasconde dentro tutti noi di Luca Mastrantonio Si chiude oggi, nel nome della Libia com era iniziata, una settimana che la politica estera italiana farà bene a dimenticare in fretta. Siamo tornati perfettamente in linea con i nostri alleati occidentali, siamo per la nascita in Libia di un governo di unità nazionale che l Onu provvederà poi a tutelare, siamo contenti che il Consiglio di sicurezza abbia lasciato cadere ieri le più bellicose proposte dell Egitto. L Italia è tornata ad essere se stessa. Ma come L assalto degli hooligan del Feyenoord in piazza di Spagna a Roma prima della partita di Europa League dimenticare che appena cinque o sei giorni fa il ministro degli Esteri e quello della Difesa disegnavano invece un Paese che non conoscevamo, una Italia muscolare «pronta a combattere» e che addirittura aveva già fatto il conto delle forze militari disponibili per tornare in quello che Salvemini definì «lo scatolone di sabbia»? Gentiloni e Pinotti sono persone serie, e questo POPOLI E PRINCIPI moltiplica gli interrogativi sulle loro fughe in avanti. La deriva di Atene Sembrò all improvviso, nei giorni scorsi, che per fermare (e quella tedesca) l avanzata dell Isis una risoluzione dell Onu che che ci minacciano autorizzava l uso della forza fosse necessaria ma anche di Maurizio Ferrera scontata, il che non era. Si disse che noi italiani l negoziato fra Atene e Bruxelles non è solo una que- volevamo guidare le I missione. Sembrò che gli stione di prestiti e scadenze. armigeri del Palazzo di Vetro È un vero e proprio nodo gordiano che rischia di strango- (non meno di cinquantamila uomini, con mezzi pesanti) lare la politica europea nei fossero destinati a verificare mesi a venire. I Paesi del in loco se dovevano Nord, Germania in testa, sono contrari a modificare gli monitorare un accordo di pace (peace keeping) accordi vigenti: pacta sunt oppure fare la guerra per servanda. Il governo Tsipras imporlo (peace enforcing). ribatte che nessun patto può Non c erano piani credibili ridurre alla fame milioni di I VERBALI DELLA BCE per andare, e soprattutto persone. Intanto la fiducia non c erano piani credibili fra i popoli europei cola a L euro e la strategia di Draghi per venire via. picco. continua a pagina 24 continua a pagina 25 di Danilo Taino a pagina 6 IDEE& INCHIESTE PERCHÉ RIABILITARE LUSI? GIUDICI NELLA VITA DI UN PARTITO di Paolo Franchi espulsione dal Pd di Luigi L Lusi, condannato in primo grado per appropriazione indebita, è illegittima. Così i giudici si intromettono nella vita di un partito. a pagina 24 a pagina 15 Guerzoni ANSA / VINCENZO TERSIGNI INCIDENTI SUL LAVORO FARE IL MURATORE DOPO I 65 ANNI di Dario Di Vico i sono davvero dimezzati gli S infortuni sul lavoro o è un illusione statistica? Molti incidenti, per i sindacati, non sono denunciati e l età media dei muratori morti si sta alzando. a pagina 23 Isole cinesi La Grande Muraglia nell oceano di Guido Santevecchi a pagina 17 Servizio Clienti - Tel mail: Roma, i tifosi olandesi devastano il centro Piazza di Spagna travolta dagli hooligan olandesi, fronteggiati da poliziotti e carabinieri. Le immagini della battaglia nel salotto di Roma fanno il giro del mondo, con la scalinata di Trinità dei Monti oltraggiata in più punti dai tifosi del Feyenoord e la Fontana della Barcaccia del Bernini deturpata appena dopo il restauro. Bilancio: 28 olandesi arrestati (23 per gli scontri della sera prima a Campo de Fiori, 19 condannati per direttissima), 5 tifosi e 13 agenti contusi. Il sindaco Marino polemizza con prefetto e questore per la gestione della sicurezza, l ambasciata olandese esprime «vergogna». Renzi: «Barbarie e inciviltà, attendo le scuse del Feyenoord». alle pagine 2 e 3 Conti, Frignani, Sarzanini Il vertice Juncker: aperta la strada per un compromesso. All Eurogruppo scontro finale sul salvataggio Merkel, passo verso la Grecia No di Berlino al piano di Tsipras. Poi la telefonata tra cancelliera e premier Prima il no di Berlino alla richiesta greca di estensione del programma di salvataggio, nonostante il giudizio positivo del presidente della Commissione Ue Juncker, poi la telefonata «costruttiva» della Merkel a Tsipras. In questo clima oggi si riunisce l Eurogruppo. alle pagine 5 e 6 Caizzi, Goria, Nicastro, Offeddu IL DOSSIER Reati dei «colletti bianchi» Se solo lo 0,6% è in carcere di Gian Antonio Stella rentacinque carcerati a uno: ecco lo «spread» T che la Germania ci infligge sul rispetto delle regole della sana economia. I «colletti bianchi» che violano le leggi fiscali o finanziarie, a Berlino e dintorni, sono sbattuti in galera con una durezza da noi impensabile: detenuti loro, solo 230 noi. Fermi a un decimo della percentuale europea. E torna la domanda: è un caso se gli stranieri preferiscono investire altrove? continua a pagina 21 RESPONSABILITÀ E SILENZI Quelle scuse solo a metà arrivate tardi di Andrea Balzanetti Q uello che è successo ieri, in una delle piazze più belle di Roma e del mondo, è impressionante. Ma lo è stata ancora di più la reazione da parte delle autorità olandesi e della squadra degli autori del disastro. Nonostante le evidenti responsabilità, le scuse delle autorità sono arrivate tardive; quelle della squadra non sono neppure pervenute. a pagina 25 RENZI INTERVENGA Pd e Palestina Un assurda mozione da accantonare di Pierluigi Battista empre molto determinato a S battere il conservatorismo che ancora paralizza il suo partito, si tratti di Jobs act o di riforme istituzionali, il premier Matteo Renzi, che certo non vuole male allo Stato di Israele, dovrebbe imporsi anche con i suoi amici del Pd decisi a votare un assurda mozione pro Palestina. L assurdità ovviamente non sta nell auspicare la nascita di uno Stato palestinese, ma nel non voler vedere che oggi una parte del territorio palestinese, Gaza, è nelle mani di Hamas: un gruppo che non vuole riconoscere lo Stato di Israele, che vuole eliminare tutti gli ebrei che inquinano la terra sacra, e che fa parte della jihad che oggi sta scatenando l offensiva antiebraica anche in Europa. continua a pagina 25

2 # 2 Venerdì 20 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano Gli scontri Marino: «Falle nella sicurezza». Renzi: «Tifosi barbari, è colpa loro» Scontri e danni ai monumenti Roma assediata dagli hooligan 19 Le condanne Per gli scontri di avant ieri 40 Mila euro la multa penale per due tifosi 28 Anni L età massima dei tifosi condannati ieri ROMA Il salotto di Roma ridotto a un campo di battaglia. Gli atelier e i caffè sprangati, i turisti rifugiati negli androni dei palazzi. I vicoli deserti. La scalinata di Trinità dei Monti oltraggiata in più punti, la Barcaccia deturpata appena dopo il restauro. Piazza di Spagna travolta dall ondata degli hooligan olandesi, fronteggiati da poliziotti e carabinieri che li hanno respinti ma a duro prezzo. Soprattutto d immagine, in tutto il mondo, e per i danni ingenti al patrimonio culturale. Ore di guerriglia nel centro storico, con i vandali del Feyenoord padroni del campo, giustificati dalla società di Rotterdam che ha dato la colpa all organizzazione dell incontro di Europa League con la Roma all Olimpico. «Barbarie e inciviltà la replica del premier Matteo Renzi da Virus su Rai2. Attendo le scuse del Feyenoord, non c è nessuna organizzazione che ti permette di sfinirti di birra e andare a sfasciare la fontana di piazza di Spagna. È colpa loro». Ubriachi, nonostante l ordinanza di divieto di vendere alcolici fino alla mezzanotte scorsa, e drogati. In questo stato anche la sera di mercoledì, dopo ore di occupazione, in trecento avevano devastato Campo de Fiori e solo le cariche della polizia li avevano costretti ad andarsene. Ieri erano il doppio e hanno replicato raggiungendo piazza di Spagna senza incontrare ostacoli. Prima cori e fumogeni, poi bombe carta tirate sui monumenti. Alla fine, nel primo pomeriggio, di nuovo gli scontri con le forze dell ordine. Migliaia le bottiglie di birra e superalcolici (acquistati anche dagli ambulanti abusivi che spadroneggiano nel Tridente) tirate contro la polizia e gettate nella Barcaccia del Bernini, trasformata in una piscina da Piazza di Spagna Lo sfregio alla Barcaccia del Bernini I pezzi della fontana finiti nell acqua Le cariche Gli agenti cercano di contenere gli ultrà Il panico in città Il lancio di bottiglie sugli agenti, poi gli scontri. I negozianti hanno chiuso per la paura, a Villa Borghese in fuga i frequentatori del parco gruppi di esaltati fuori controllo. Indietreggiati sulla salita di San Sebastianello, gli ultrà hanno raggiunto a piedi il punto di raccolta previsto dalla questura al centro di Villa Borghese per essere accompagnati in autobus all Olimpico. E lì altri incidenti, torpedoni una quindicina danneggiati, frequentatori del parco in fuga. Il Pincio usato come latrina. Un incubo, uno scempio. Il bilancio: 28 olandesi arrestati (23 per i fatti di Campo de Fiori, condannati in 19), 5 tifosi e 13 agenti contusi. Furente il sindaco Ignazio Marino che se la prende con il prefetto Giuseppe Pecoraro e il questore Nicolò D Angelo: «La gestione della sicurezza ha avuto falle intollerabili, ci avevano assicurato che era tutto sotto controllo. Ho chiesto spiegazioni a chi ha la responsabilità dell ordine pubblico. Perché la fontana non era protetta?». Il sindaco è incontenibile: «Ho detto all ambasciata olandese chi rompe paga. Ho chiesto di strappare i passaporti a questi vandali e lasciarli a casa: a Roma non sono graditi». Ma dall Olanda è arrivata poi, nel pomeriggio, la condanna di quanto accaduto a Roma: «Una vergogna, puniremo i colpevoli. L Italia può contare sul nostro pieno appoggio». La battaglia della Capitale ha però innescato anche la polemica politica. Il Pd, con Marco Miccoli, ha presentato un interrogazione al ministro dell Interno Angelino Alfano «per sapere come è stato possibile consentire concentramenti con elevato numero di tifosi in zone sensibili e d arte della città», mentre il leader leghista Matteo Salvini ha chiesto le dimissioni del responsabile del Viminale. Rinaldo Frignani Lo scultore di Paolo Conti Pietro Bernini ( ) scultore e pittore fiorentino, padre del più famoso Gian Lorenzo. Papa Urbano lo incaricò di costruire la fontana sotto Trinità dei Monti nel 1627 «Il nostro patrimonio e la nostra cultura sono stati profondamente offesi», dice Giovanna Marinelli, assessore alla Cultura del Campidoglio. La profonda offesa è sia materiale, una frattura ben visibile sul candelabro centrale della Fontana della Barcaccia nel cuore di piazza di Spagna, che culturale. Spiega il sovrintendente capitolino ai Beni culturali, Claudio Presicce Parisi: «A occhio nudo la scheggiatura è ben visibile accanto ad altre più vecchie. I frammenti sono nell acqua. Procederemo presto allo svuotamento della fontana e domattina (cioè oggi, ndr) ci Scempio La fontana della Barcaccia coperta di rifiuti (a destra) dopo l assalto degli ultrà olandesi del Feyenoord. In alto a sinistra uno dei bordi della scultura danneggiati dal lancio di bottiglie. Sotto, un frammento di pietra caduto a terra (Agf, Ansa, Jpeg) sarà il primo sopralluogo con i restauratori per valutare la consistenza del danno. Verifiche andranno fatte anche per la scalinata di Trinità dei Monti. Il monumento era stato riconsegnato a settembre dopo il restauro ed è stato danneggiato da persone che non hanno il senso del rispetto. Lo sport è cultura e la cultura dovrebbe unire i popoli nel nome di valori condivisi». L accuratissimo restauro, finanziato con 200 mila euro dallo sponsor Urban Vision, era durato un anno. La fontana porta la firma di Pietro Bernini, il padre di Gian Lorenzo. Ma il figlio aiutò il padre, concordano gli studiosi, perché l opera voluta da papa Urbano VIII Barberini (il suo stemma araldico con le api campeggia a poppa e prua della nave di marmo) fu realizzata tra 1626 e 1629 quando Gian Lorenzo (nato nel 1598) aveva all attivo capolavori come Il Ratto di Proserpina, il David, Apollo e Dafne. Quasi certamente fu il figlio a completare l opera del genitore, morto nel 1629.

3 # Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio 2015 PRIMO PIANO 3 Guerriglia Ultrà del Feyenoord lanciano bottiglie contro le forze dell ordine In piazza di Spagna, nel cuore della Capitale, dove per ore si è scatenato il caos. I tifosi olandesi, dopo gli scontri hanno raggiunto Villa Borghese dove sono stati accompagnati verso lo stadio: durante in viaggio hanno danneggiato 15 dei 26 bus sui quali viaggiavano (Ap/Borgia) L analisi di Fiorenza Sarzanini Sottovalutato il numero dei violenti Così è diventato impossibile fermarli La questura: ingiusto accusare le forze dell ordine, c era il rischio di coinvolgere i turisti Il bilancio Gli ultrà del Feyenoord già mercoledì sera erano stati protagonisti di un fitto lancio di oggetti contro le forze dell ordine nella zona di Campo de Fiori. Al termine degli scontri 23 tifosi olandesi erano stati arrestati In seguito gli incidenti si sono spostati, vicino a via del Corso, dove i tifosi ubriachi si sono scagliati nuovamente contro i poliziotti. Altri 5 giovani sono stati arrestati Ieri pomeriggio sono scoppiati tafferugli violenti in centro e i tifosi olandesi del Feyenoord, ubriachi, hanno danneggiato la fontana della Barcaccia, a piazza di Spagna, riempiendola di bottiglie e rifiuti ROMA L ultima segnalazione è stata trasmessa dalla polizia olandese una settimana fa e confermata a 48 ore dalla partita: a Roma arriveranno circa tifosi organizzati, ma anche 500 sostenitori del Feyenoord senza biglietto. «Sono i più violenti», avevano avvisato le autorità de L Aia decidendo di inviare una decina di funzionari al seguito. Il piano predisposto dalla questura prevedeva presidi negli aeroporti, nelle stazioni e ai caselli autostradali per scortarli fino al centro di raccolta che come sempre avviene in occasione degli incontri internazionali è a piazzale delle Canestre, all interno di Villa Borghese. Ma almeno 300 sono riusciti a sfuggire ai controlli: mercoledì sera hanno preso d assalto Campo de Fiori, ieri hanno replicato in piazza di Spagna. «Per fermarli spiegano adesso i responsabili della sicurezza avremmo dovuto ordinare cariche in mezzo alla gente in pieno giorno e questo rischiava di provocare conseguenze ben più gravi». Nella ricostruzione della questura «i facinorosi sono giunti in città in piccoli gruppi, non hanno utilizzato alcun servizio predisposto per la trasferta, la maggior parte sono passati dal Belgio e poi sono entrati in Italia in macchina». Tutto questo non basta però a cancellare quelle immagini trasmesse da televisioni e siti Internet, poi rimbalzate in tutto il mondo, di teppisti che prendono a calci cose e persone, accendono fumogeni in piazza di Spagna. Perché non gli è stato impedito di bivaccare in pieno centro storico? Perché, quando si è capito che si stavano sistemando per attaccare le forze dell ordine, non si è intervenuti? «Non si può impedire la libera circolazione, potevamo intervenire soltanto se avessero cominciato a manifestare come avevano minacciato, invece così abbiamo dovuto attendere e spingerli nelle strade laterali per non coinvolgere gli altri cittadini», ripetono i responsabili dell ordine pubblico. La sensazione è che ci sia stata quantomeno una sottovalutazione di quanto stava accadendo ieri mattina. Le comunicazioni di chi aveva il compito di presidiare la zona del centro parlavano infatti di una sessantina di ragazzi intenzionati a replicare quanto già successo la sera precedente. In tutta la città erano stati schierati un migliaio tra poliziotti e carabinieri, circa trecento Dall Olanda Quarantotto ore prima l ultima segnalazione sull arrivo di supporter senza biglietto agenti in tenuta antisommossa erano stati fatti confluire in pieno centro, proprio nell area del Tridente. Evidentemente si è ritenuto che il numero dei tifosi più violenti fosse esiguo rispetto ai reparti schierati, quindi facilmente gestibile. Soltanto quando gli olandesi hanno cominciato a marciare verso polizia e carabinieri ci si è resi conto che erano alcune centinaia, c è chi parla addirittura di 700 persone, e a quel punto intervenire con le «cariche» in piazza di Spagna rischiava davvero di coinvolgere cittadini e turisti. «Sono spuntati da ogni parte, prima si erano mescolati tra la folla, all improvviso sono diventati una massa», racconta uno degli agenti che era in piazza. Allora si è cercato di evitare il peggio, spingendoli nelle vie laterali per tentare di trasferirli nel punto di raccolta. Ma non si è riusciti a impedire che si scatenasse la guerriglia e 28 Gli arrestati tra i sostenitori olandesi protagonisti degli scontri con gli agenti 18 I feriti tra uomini delle forze dell ordine (tredici) e tifosi del Feyenoord (cinque) con questo i vertici della sicurezza devono adesso fare i conti. Al Viminale escludono provvedimenti disciplinari, difendono «le scelte compiute perché sono servite a evitare che la situazione potesse degenerare coinvolgendo chi si trovava lì per altri motivi». C è rabbia, ma anche sconforto «perché in altre città i tifosi del Feyenoord hanno provocato danni ben più gravi, ma nessuno ha attaccato le forze dell ordine e invece da noi si parte subito con lo scaricabarile». Riferimento neanche troppo velato al sindaco Ignazio Marino che si è subito scagliato contro il questore Nicolò D Angelo e soprattutto contro il prefetto Giuseppe Pecoraro, come del resto avviene ormai frequentemente in una polemica che sempre più spesso si trasforma in scontro. Droga, antisemitismo: il cuore nero degli ultrà di Rotterdam Estrazione sociale medio alta, i violenti del Feyenoord si considerano gli ultimi duri e puri d Europa ROMA Una storia piena di pagine scure. Roma è soltanto l ultima. La più terribile quella della cosiddetta «battaglia di Beverwijk», dove in uno scontro con gli odiati rivali dell Ajax rimase a terra un ragazzo di Amsterdam di 21 anni, Carlo Picornie. Da quel momento, era il marzo 97, la nomea dei tifosi del Feyenoord si è tinta di nero. Partono da Rotterdam, il loro orientamento politico è di estrema destra. Alcuni gruppi si dicono nazisti e lo dimostrano soprattutto nei derby con l Ajax i Klassieker bruciando bandiere israeliane e inneggiando ai forni crematori. Sono considerati da molti gli ultimi hooligans d Europa, sopravvissuti ai clan inglesi e tedeschi che hanno messo a ferro e fuoco il Vecchio Continente, oggi eredi dei teppisti che scatenarono il panico già ai mondiali di Italia 90. Il gruppo Le sigle A sinistra, la curva del Feyenoord a Rotterdam; sopra, il logo di uno dei gruppi ultra di riferimento è l Scf Sport Club Feyenoord e si calcola che a Roma ne siano arrivate alcune decine per coordinare gli scontri in centro. Si riconoscono per un tatuaggio sull avambraccio destro con la «F» della squadra poi dai bomber, da magliette e polo griffate, e dai berretti a coprire le teste rasate. Simboli che provengono dalla cultura dei «gabber», a loro volta nati dalla musica hardcore: ritmi continui e ossessivi, antenata della techno. L alcol per caricarsi prima degli scontri (quest anno con il Rijeka e il Besiktas) non è mai mancato, come anche le droghe, soprattutto ecstasy e anfetamine. Robot fuori controllo che attaccano subito, in gruppo, e scappano. E odiano la polizia, di qualsiasi Stato sia. Ma sono anche ultrà di estrazione sociale medio alta, studenti, imprenditori. Ieri sono stati condannati 19 teppisti per gli scontri di mercoledì a Campo de Fiori con pene dai sei ai sedici mesi di reclusione: una mezza dozzina ha accettato di convertire la pena in una multa da 45 mila euro a testa da pagare entro 15 giorni. «No problem, abbiamo i soldi», hanno detto. Giovani manager di anni, titolari di compagnie di taxi, imprese e-commerce. La partita di ieri non l hanno nemmeno vista perché, dopo essere stati rilasciati, sono stati imbarcati sui voli charter. F. Fia. R. Fr.

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5 Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio Primo piano La crisi di Atene Berlino boccia il piano greco (e si divide) Ma Merkel e Tsipras tentano la ricucitura Telefonata in serata tra i due leader. Varoufakis cerca alleati. Padoan oggi all Eurogruppo S&P Un uscita della Grecia dalla zona euro sarebbe quasi certamente accompagnata da un mancato pagamento dei suoi debiti, sostiene Standard & Poor s Ratings Services in un rapporto pubblicato ieri. Tuttavia, un «Grexit» ora sarebbe meno rischioso finanziariamente per la zona euro rispetto al 2012 «Tutto sommato, riteniamo che un Grexit non porterebbe ad un grado di contagio diretto ad altri Stati sovrani fuori dall euro, non da ultimo perché l architettura della zona euro di salvataggio è più robusta rispetto al 2012» spiega l analista del credito Moritz Kraemer Secondo i dati della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), le banche avevano globalmente esposizione lorda alle istituzioni finanziarie greche di 77 miliardi dollari a partire dal settembre 2014, contro più di 250 miliardi dollari 5 anni prima e 126 miliardi dollari alla fine del 2011 DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES Diventa pesante la pressione della Germania per imporre tutte le sue condizioni al governo greco di estrema sinistra del premier Alexis Tsipras. Un Eurogruppo straordinario dei 19 ministri finanziari è stato convocato d urgenza oggi a Bruxelles proprio per superare la rigidità di Berlino nel far prevalere la propria linea di imposizione delle misure di austerità ai Paesi membri con alto debito, che è stata considerata eccessiva perfino all interno del governo tedesco. Tanto che in serata una telefonata definita «costruttiva» tra Tsipras e la cancelliera tedesca Angela Merkel ha tentato un chiarimento. Anche perché Tsipras è stato eletto dai suoi connazionali per dire basta ai vincoli imposti dalla troika dei creditori (Commissione europea, Bce e Fondo monetario di Washington), in Grecia ritenuti tra le cause principali dell aggravamento della recessione e della povertà dilagante. Il duro scontro di Berlino contro Atene sembrava all inizio aver avuto un evoluzione positiva. Ieri il governo greco aveva inviato all Eurogruppo la richiesta di estensione del programma di salvataggio, sollecitata al ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis con un Lo scenario di Andrea Nicastro ultimatum nella riunione dei 19 ministri di lunedì scorso (su pressioni di Schäuble). Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker l ha considerata adatta ad «aprire la strada» per un compromesso. Ma Berlino ha detto «no». Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha fatto sapere I protagonisti Alexis Tsipras Il governo greco, guidato da Alexis Tsipras (foto), ieri ha inviato all Eurogruppo la richiesta di estensione per 6 mesi del programma di salvataggio, che era stata sollecitata con un ultimatum nella riunione dei 19 ministri di lunedì scorso. Ma nella lettera il ministro delle Finanze Varoufakis ha assoggettato la richiesta a «condizioni finanziarie e amministrative accettabili dalle controparti», una clausola paragonata da Berlino a un «cavallo di Troia» per cambiare i termini del salvataggio. Angela Merkel Berlino ha bocciato, per voce del ministro delle Finanze Wolfang Schäuble, la proposta greca per un accordo all Eurogruppo. Ma sulla questione Il governo guidato da Angela Merkel (foto) si è diviso. Più che a una soluzione sostanziale, i greci mirano a un prestito ponte senza soddisfare le condizioni del bailout, si è giustificato Schäuble (Cdu). Ma il ministro dell Economia e vice cancelliere, Sigmar Gabriel (Spd), si è smarcato dal collega e ha aperto ad Atene. Perfino Merkel alla tv tedesca è sembrata più morbida di Schäuble. Jeroen Dijsselbloem A dispetto del «no» di Berlino alla lettera con la proposta di Atene, il presidente dell Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem (foto) vede la possibilità di trovare un accordo di compromesso ragionevole per uscire dallo scenario di un Grexit che nessuno si augura. Perciò il ministro olandese ha convocato una nuova riunione dei 15 ministri delle Finanze dell eurozona oggi a Bruxelles, dopo il nulla di fatto dell incontro di lunedì 16 febbraio. Le trattative nel frattempo continuano frenetiche (al telefono) tra i protagonisti. che non è «una proposta sostanziale per una soluzione» e che punta a ottenere un «prestito ponte» per sei mesi senza «accettare gli obblighi». Teme si riveli un «cavallo di Troia». Tsipras, che nella sua proposta aveva ceduto molto alla Germania, ha fatto capire che non intende subire fino all umiliazione. «L Eurogruppo ha due opzioni: accettare o respingere la richiesta greca ha ufficializzato il governo di Atene. Questo permetterà di mostrare chi vuole una soluzione e chi no». La proposta greca accoglie l ultimatum dell Eurogruppo chiedendo l estensione di sei mesi del programma in scadenza il 28 febbraio. Garantisce di onorare tutti i debiti. Esclude azioni unilaterali che potrebbero «mettere a rischio gli obiettivi di bilancio, la ripresa economica e la stabilità finanziaria». Promette di rilanciare la crescita senza chiedere fondi aggiuntivi. Tsipras si accontenta della cancellazione della parola «troika» e accetta la supervisione individuale di Ue, Bce e Fmi. Sostanzialmente si riserva di non applicare tagli di spesa e riforme che potrebbero aggravare disoccupazione e povertà. Perfino i leader degli alleati socialdemocratici nel governo di Berlino hanno contestato l atteggiamento di Merkel e Schäuble. Il vicepremier Sigmar Gabriel ha considerato la proposta della Grecia «un primo passo verso la giusta direzione» criticando il «rifiutarla pubblicamente in anticipo». Il presidente tedesco dell Europarlamento Martin Schulz si è detto «sorpreso della velocità della reazione di Schäuble» perché «la lettera mostra che la Grecia si è mossa parecchio». Il premier Matteo Renzi, dopo telefonate con Juncker e Tsipras, ha inviato a mediare all Eurogruppo il ministro dell Economia Pier Carlo Padoan, che inizialmente aveva optato per il Consiglio dei ministri a Roma. Ivo Caizzi Armatori e costruttori sono già spariti I forzieri delle banche adesso sono vuoti Il 27 gennaio gli operai del Comune di Atene arrivarono con i camion a rimuovere le barriere metalliche che proteggevano il Parlamento dalle proteste di piazza Syntagma. Fu una festa democratica, la ritrovata sintonia tra i cittadini e i loro rappresentanti politici. A meno di un mese, le cose potrebbero cambiare drasticamente. Basterebbe che oggi all Eurogruppo si rompessero le trattative e con un Grexit dietro l angolo ci sarebbero poche scelte. Durante il weekend comparirebbero nuove barriere, non davanti al Parlamento, ma ai bancomat. Sarebbe un «corallito» europeo: prelievi vietati sabato e domenica, stop dei trasferimenti online verso l estero dai conti correnti greci e, poi da lunedì, limite ai prelievi e inizio della conversione dall euro alla dracma. I greci hanno capito del pericolo già da tempo. Non solo i Paperoni, gli armatori come Harry Vafias, i costruttori come Andreas Vgenopulos o i grandi importatori, ma anche gli affitta camere e i bidelli. Un gruzzolo è finito sotto il materasso, un altro in banche straniere, un altro in prodotti finanziari tipo assicurazioni vitalizie denominate in valute diverse dall euro. Di fatto, rispetto ai massimi del 2008, durante la tempesta dello spread i depositi greci erano scesi di quasi 80 miliardi (il 35% del totale) toccando il fondo nel 2012 poco sopra 150 miliardi. Da allora era rientrata appena una decina di miliardi, segno che la fiducia sulla tenuta del sistema non era mai davvero tornata. I centri studi delle banche commerciali greche valutano in più o meno 150 miliardi il nocciolo duro dei depositi necessari per far funzionare il Paese. Sotto questo livello chi usa le carte di credito rischia costantemente il rosso e chi deve pagare le tasse o gli stipendi ai dipendenti non avrebbe più fondi trasparenti al momento del bisogno. L ultimo dato ufficiale è di dicembre: meno 2,4% rispetto a novembre fino a 160,3 miliardi complessivi. In gennaio si pensa a un emorragia ulteriore di 10 miliardi (fino a toccare il teorico «fondo» di 150), ma i più pessimisti immaginano un dissanguamento anche di 20 miliardi. Paradossalmente, però, i soldi greci in fuga sono un arma negoziale in più per il premier Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Tutta colpa (o merito) di un meccanismo chiamato «Target 2» e denunciato sul Financial Times dall economista tedesco Hans-Werner Sinn. Quando nell area euro si spostano dei capitali, la Banca centrale europea concede liquidità alle banche del Paese che subisce l esborso. Prestiti temporanei in attesa di un naturale riequilibrio. Per la Grecia, privata di altri accessi finanziari fino al termine delle trattative, però il tetto è stato elevato a 65 miliardi. Se Atene dovesse fallire, dice Sinn, sarebbero tutti soldi persi. Solo per il Target 2, l eventuale Grexit costerebbe agli italiani 11 miliardi. Quel «fido» automatico andrebbe abbassato, secondo l economista tedesco, a 42 miliardi e la fuga dei capitali interrotta. Per i greci il corallito potrebbe arrivare non solo dal loro governo, ma anche da Berlino. Bancomat Qui a fianco, gli sportelli bancomat di un istituto di credito greco. A oggi i depositi nelle banche elleniche ammontano a poco più di 160 miliardi. In alto a sinistra, il ministro delle Finanze di Atene, Yanis Varoufakis. Sotto, l economista tedesco Hans- Werner Sinn Il presidente Pavlopoulos, così Syriza compatta il fronte ellenico a un presidente partigiano, icona D della sinistra, a un presidente contestato proprio a sinistra. I testa coda di Alexis Tsipras sorprendono. Il neo premier greco ha fatto passare come nuovo presidente della Repubblica Procopios Pavlopoulos, 66 anni, massone, professore di Diritto amministrativo, nel cuore della destra greca sin dalla caduta dei colonnelli, figura di prestigio, ma indigesto a sinistra. C era lui agli Interni nel 2008 quando si scatenò la violenza per l omicidio di un quindicenne da parte di un poliziotto. Imponendolo Tsipras ha ottenuto due risultati. Uno: ha saldato il fronte interno perché Pavlopoulos non ha simpatia per Berlino e non si opporrebbe a una Grexit. Secondo: ha dimostrato di controllare anche le anime più estreme del suo partito. A.Ni.

6 6 Venerdì 20 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano Euro e riforme Anche Juncker diventa ostaggio dei tedeschi Il commissario Ue: da Atene segni positivi, si va verso un ragionevole compromesso. Poi il gelo di Berlino Occupazione record in Germania: 43 milioni di lavoratori, il numero più alto dalla riunificazione DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES Un borbottio imbarazzato dalla Francia, un mormorio dall Italia, qualche sospiro dall Irlanda. Ma il tuono che viene dalla Germania il «no» minacciato alla richiesta condizionata d aiuto firmata da Atene zittisce tutto il resto e dice che qualcosa di mai visto prima sta avvenendo: uno dei 28 Paesi membri dell Unione Europea, teoricamente pari a tutti gli altri, ridisegna secondo i suoi criteri il principio fondante dell Ue, la solidarietà comunitaria. Può darsi benissimo che Berlino abbia ragione, nel farlo, e che la diffidenza verso Alexis Tsipras sia giustificata. Berlino ha anche l autorevolezza per parlare con certi toni: lo hanno appena confermato le statistiche sui suoi 43 milioni di lavoratori occupati, cifre siderali rispetto alla desolazione media dell Ue. Ma intanto, la bocciatura tedesca del compromesso alla greca «non è una proposta sostanziale per una soluzione» ha preceduto fragorosamente il parere di tutti gli altri governi, bloccando la strada di ogni possibile opinione diversa. Ed entrando direttamente in linea di collisione con la stessa Commissione Europea. Poco prima il suo presidente, Jean-Claude Juncker, aveva infatti affidato ai Il caso di Danilo Taino Le scadenze del debito greco L esposizione fino alla fine del 2017, per mese di rimborso Titoli di Stato 7 miliardi di euro Titoli detenuti da: 3 Banca centrale nazionale* 5 Banca centrale europea* Banca europea degli investimenti* 4 Prestiti sotto il primo programma 3 di salvataggio del Fmi 2 I prestiti sotto il secondo programma di salvataggio del Fmi 1 Obbligazioni emesse dalla Grecia, e oltre Fonti: Agenzia di gestione del debito pubb co greco, Fondo monetario internazionale (Fmi), Irish Statute Book e Commissione Europea La vicenda Il governo greco guidato da Alexis Tsipras ha chiesto all Europa un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro sotto forma di emissione di titoli di Stato e di fondi della Bce portavoce un parere ben più possibilista di quello tedesco, spiegando di vedere «in questa lettera da Atene un segno positivo che potrebbe spianare la via a un ragionevole compromesso, nell interesse della stabilità finanziaria dell intera zona euro». I pareri diversi hanno pieno diritto di cittadinanza, anche a Bruxelles, ma i trattati europei non prevedono che questo o quello Stato possa tracciare il solco da solo, davanti a tutti gli altri. A tarda sera, da Atene filtra la voce di una telefonata «costruttiva, svoltasi in un clima positivo» fra Alexis Tsipras e Angela Merkel. Nel linguaggio delle cancellerie, questi aggettivi «costruttivo», «positivo» significano molto spesso l esatto contrario. Ma può anche darsi che stavolta riflettano una situazione reale, e un dialogo che si rianima faticosamente. Lo capiremo oggi, nel vertice di Bruxelles. In ogni caso, però, la questione Germania resta, come un gigantesco punto interrogativo davanti ai leader della Ue. C è un presidente tedesco al Parlamento Trattati Per i trattati europei uno Stato da solo non può segnare la linea, imponendola agli altri 28 I Paesi che fanno parte dell Ue. Di questi 19 adottano l euro 43 I milioni di occupati in Germania Un record in ambito Ue *Esonerato dal default del miliardi, 20 miliardi e 10 miliardi di euro con scadenza luglio del 2015, 2016 e 2017, rispettivamente Corriere della Sera europeo (Martin Schulz), c è un presidente lussemburghese ma fedelissimo alla signora Merkel che dirige la Commissione europea (Juncker, appunto), ci sono governi popolari di centrodestra (almeno per ora e «Podemos» permettendo) che da Madrid e Lisbona affiancano in ogni mossa la cancelliera, e ci sono i comunicati berlinesi che da due o tre anni guidano passo passo l intero negoziato Atene-Bruxelles: tutto questo rende cento volte più ingombrante il «nein», il «no» minacciato a Tsipras sul piano di salvataggio Ue; e nello stesso tempo rende più evidente l imbarazzo dei vertici europei. «La Ue si è trasferita a Berlino? Matteo Renzi e François Hollande reagiscano» protesta dall Italia il presidente della Commissione bilancio della Camera, Francesco Boccia. Nessuno giunge a paventare vecchie suggestioni alla «Deutschland über alles», la Germania sopra tutti. Ma la situazione di oggi può essere ben descritta da una riflessione di Konrad Adenauer, cancelliere predecessore della Merkel oltre 60 anni fa, uno dei padri fondatori dell Ue: «Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte». Luigi Offeddu Così Draghi strappò più fondi per la ripresa europea I verbali Bce: divisione dei rischi? Non è un tema DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO La cosa più interessante che si scopre dai verbali della riunione del Consiglio della Bce dello scorso 22 gennaio, pubblicati ieri è quanto la discussione tra i governatori sia stata diversa da quella che era divampata sui media nelle settimane e nei giorni precedenti a quello «storico» evento. Segno viene da sospettare di una tattica negoziale riuscita. O, almeno, della scelta di lasciare correre un dibattito di Liquidità Nella riunione del 22 gennaio il direttivo varò il piano d acquisto dei titoli di Stato fuoco per usarne poi i termini in un contesto di dare-avere di fronte alla decisione di lanciare o meno il famoso acquisto massiccio (1.100 miliardi) di titoli degli Stati dell eurozona. Principale beneficiario dell operazione di successo: il presidente della banca centrale, Mario Draghi. A dire il vero, la pubblicazione dei verbali è interessante di per sé. Si è trattato della prima volta che la Bce la effettua (d ora in poi lo farà sempre) e in questo si è adeguata alle altre grandi banche centrali, Fed americana, Banca d Inghilterra, Banca del Giappone. Con stile proprio: pubblica quattro settimane dopo la riunione e riassume, si presuppone accuratamente, il dibattito senza però citare i nomi dei governatori che parlano e quindi senza attribuire i contenuti. Ed è interessante anche perché la riunione del 22 gennaio è stata quella in cui la Banca centrale europea ha deciso di comprare 60 miliardi al mese di titoli degli Stati dell eurozona a partire da marzo fino a settembre Nei verbali se ne leggono le motivazioni e anche le obiezioni di chi avrebbe preferito non lanciarlo o almeno aspettare, cioè la banca centrale tedesca Bundesbank con il suo presidente Jens Weidmann e probabilmente alcuni altri. Qui i verbali non rivelano grandi novità. Se non il fatto che il capoeconomista della Bce e membro del consiglio esecutivo Peter Le parole Le La chiarezza dell Eurotower e i toni formali della Fed di Fabrizio Goria Praet aveva proposto la stessa cifra complessiva di acquisti, circa miliardi, ma realizzata per 50 miliardi al mese, e invece il consiglio ha voluto dare un impatto iniziale più forte, per impressionare i mercati, e ha preferito andare per i 60 miliardi mensili. La cosa più notevole, però, è quanto poco in quel Consiglio «storico» ci si sia scontrati su una questione che nei giorni precedenti aveva riempito il dibattito e sembrava un punto di contenzioso difficile da risolvere: la condivisione o meno tra le banche centrali nazionali dei rischi impliciti nell acquisto di titoli. La teoria corrente era che un gruppo di governatori guidato dalla Bundesbank volesse che ogni banca nazionale si assumesse il rischio dei suoi titoli, parole sono importanti. Un concetto ben noto alla Federal Reserve che però da ieri è diventato cruciale anche per la Banca centrale europea (Bce). L istituzione guidata da Mario Draghi si è infatti allineata con quella condotta da Janet Yellen non solo per il lancio del «Quantitative easing», ma anche per la pubblicazione dei verbali delle riunioni. E il linguaggio semplice, diretto e senza fronzoli della Bce è stato apprezzato dai mercati finanziari. Verbale contro resoconto. Le differenze fra Fed e Bce iniziano subito, dal nome scelto per la diffusione di quanto detto nei vertici. Per la Yellen si deve usare l istituzionale «verbale», cioè minute, mentre per Draghi va bene Governatori I presidenti della Fed, Janet Yellen, e della Bce, Mario Draghi mentre un gruppo «più europeista» volesse che fosse condiviso. I verbali dicono che i membri del consiglio «hanno discusso le modalità appropriate della condivisone dei rischi», con qualcuno che sottolineava l importanza di dare un segno di unità e di «unitarietà della politica monetaria» e altri che ritenevano una condivisione parziale «più commisurata con l architettura attuale dell Unione monetaria». Senza tensioni si capisce di verbali i governatori trovavano però l informale «resoconto» o account. E come spesso accade nell universo finanziario è meglio evitare le ingessature date dalle formalità, che possono essere frutto di interpretazioni non corrette da parte degli agenti economici. Ne sa qualcosa la Fed, che due giorni fa ha pubblicato i suoi rapporti e ha innervosito gli investitori, che si attendevano un segnale netto su quando saranno rialzati i tassi d interesse. Per adesso, la Bce è sembrata più unita di ciò che sembrava. In particolare, come ricordano gli analisti di J.P. Morgan, è da apprezzare la totale franchezza nelle negoziazioni sull avvio del Qe: «Sono state dure, ma oneste». Ciò che serviva all eurozona. «un consenso» su un 20% di rischio da condividere e sull 80% da lasciare alle banche centrali nazionali. La questione che doveva dividere, insomma, ha trovato soluzione piuttosto facile. Il che fa pensare che la discussione dei giorni precedenti su questo punto fosse una sorta di distrazione, utile a fare ritenere alla fine che su un passaggio conteso la Bundesbank avesse avuto la meglio. In realtà, Draghi non aveva mai pensato e il 22 gennaio lo disse nella conferenza stampa - che la questione risk-sharing fosse centrale nella decisione di comprare titoli pubblici su larga scala. Ma forse gli era stata utile per potere dare l impressione di concedere qualcosa in cambio del lancio di un operazione che Bundesbank e altri non avrebbero voluto. Lancio che, si legge sempre nei verbali, qualcuno nella riunione ritenne infatti strumento da usare solo «in ultima istanza» e che avrebbe comportato rischi, non ultimo il rilassamento dei governi che devono fare le riforme strutturali: ragioni per attendere. Nella sua presentazione da economista, invece, Peter Praet aveva sostenuto che «i rischi derivanti dal non agire a questa riunione» potrebbero «essere più alti dei rischi derivanti dall agire»: soprattutto, aspettare avrebbe «alzato la possibilità che forze deflattive prendessero piede». danilotaino

7 Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio

8 # 8 Venerdì 20 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano I punti Oggi alle 12 è stato convocato il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi All ordine del giorno del vertice ci sono i decreti attuativi del Jobs act e il disegno di legge concorrenza. Non verranno trattati, invece, i decreti legislativi della delega fiscale, che saranno esaminati in una riunione successiva Sul fronte Jobs act arriva il via libera definitivo al nuovo contratto a tutele crescenti, che scatterà dal primo marzo. Per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato si limita la possibilità del reintegro del lavoratore, prevedendo invece indennizzo economico certo e crescente con l anzianità di servizio. Previsto anche l addio ai co.co. pro., le collaborazioni a progetto Per quello che riguarda il ddl concorrenza: verranno introdotte norme per limitare il ricorso ai contratti dal notaio, come ad esempio per le compravendite di piccoli immobili. In cantiere anche novità per ciò che concerne le aree dell energia, dei trasporti e della sanità. Ancora incertezza su una maggiore liberalizzazione della vendita dei farmaci e sulla riorganizzazione dei porti Le scelte Il giorno del Jobs act, ma rinvio sul Fisco Oggi il governo vara le misure su occupazione e concorrenza. Subito lo stop per i contratti a progetto Renzi: l Italia si è rimessa in moto. L Imu? Non posso fare promesse. La tassa sui contanti idiozia galattica ROMA «Sei soddisfatto? No, avrei voluto correre molto di più ma sono certo che l Italia si è rimessa in moto». E questo anche «grazie al sentimento di fiducia sulle riforme e alla convinzione che le cose si fanno». La sera prima del Consiglio dei ministri che esaminerà diversi provvedimenti di peso di economia e a pochi giorni dal suo primo «compleanno» come presidente del Consiglio, Matteo Renzi fa il punto della situazione a Virus, su Raidue. Dice il premier che il suo «obiettivo è ridurre ancora di più le tasse». Ma non si sbilancia sull Imu per la prima casa, quando gli chiedono se intende abolirla o anche solo ridurla: «Noi possiamo fare promesse quando siamo certi di poterle mantenere. Non sono ancora in grado di prendere un impegno con tempi certi sul tema della tassazione sulla casa». Renzi definisce un «errore politico clamoroso, colpa mia», il modo in cui il governo ha trattato le partite Iva «perché abbiamo messo più soldi sugli autonomi ma ci siamo fatti prendere in giro». E rivela che il primo a suggerirgli il decreto sulle banche popolari, sul quale non ha parlato di mettere la fiducia, è stato Andrea Guerra, consulente del governo ed ex manager di Luxottica. L ipotesi In Parlamento Fiducia, sì su Ilva e Milleproroghe Doppio voto di fiducia ieri su provvedimenti del governo. Il Senato ha dato via libera al decreto Ilva con 151 voti a favore (10 meno della maggioranza assoluta) e 114 contrari. Nel pomeriggio, alla Camera (nella foto Ansa) il decreto Milleproroghe ha ottenuto 354 voti a favore, 167 contrari e un astensione. Con il doppio ok Renzi ha incassato le fiducie numero 33 e 34 allo scadere del primo anno di vita. Risalgono al 25 febbraio del 2014 i voti di fiducia alla Camera e al Senato sul programma dell esecutivo. Il caso di Lorenzo Salvia di una tassa sul contante la definisce una «idiozia galattica, dopo c è solo la tassa sul macinato» e dice che il governo «incentiverà l uso delle carte di credito e del contante, anche in vista di un imminente direttiva europea». Poi, però, aggiunge che nel lungo periodo si potrà alzare il limite all utilizzo del contante: «Quando avremo sistemato la fatturazione elettronica potremo riportare a livello europeo, 3 mila euro anziché mille, il limite del contante». Il premier non entra nel dettaglio sul Jobs act. Il nodo sui licenziamenti collettivi sarà sciolto solo oggi, nella riunione di Palazzo Chigi. Il decreto attuativo approvato alla vigilia di Natale faceva ricadere anche questa categoria nelle nuove regole del Jobs act (indennizzo economico anziché reintegro nel posto di lavoro). Ma le due commissioni parlamentari di Camera e Senato chiedono di tagliarli fuori dalla riforma e la scelta finale è ancora in bilico, anche se dopo le aperture dei giorni scorsi il governo sembra intenzionato a non modificare il testo. Sempre nei decreti attuativi si prevede che scatti subito lo stop ai co.co.pro, i contratti a progetto. Tra un anno partirà la transizione delle collaborazioni esistenti. Saranno assunti con il nuovo contratto a tutele crescenti quei precari il cui carattere autonomo è fittizio, e cioè quando il rapporto è strutturalmente organizzato e l opera è prestata a titolo personale. Agli altri, invece, saranno estesi diritti oggi riservati ai dipendenti, come maternità e malattia, con l aggiunta della certezza nei tempi di pagamento. Ma solo se rispetteranno tre requisiti: guadagnare meno di euro netti al mese, avere un contratto che dura più di un anno e prendere dallo stesso datore di lavoro almeno tre quarti del reddito. Quanto ai nuovi ammortizzatori sociali, Naspi e Asdi, se i fondi non saranno sufficienti non scatterà nessuna clausola di salvaguardia, come l aumento delle accise e, diversamente da quanto ipotizzato in un primo tempo, non saranno tagliate le prestazioni. Il governo ha deciso che se necessario si tornerà in Aula per correggere le coperture. Ancora da sciogliere diversi nodi sul disegno di legge per la concorrenza che, non viaggiando per decreto, avrà tempi lunghi e anche incerti. Confermata l intenzione di evitare il passaggio dal notaio per alcuni atti societari e per i passaggi di proprietà di piccoli immobili, come garage e cantine. Sul fronte Pubblica amministrazione, il ministro Marianna Madia ha firmato la circolare che sopprime il trattenimento in servizio, che permetteva di restare al lavoro dopo due anni dal compimento dell età pensionabile. La circolare specifica anche eccezioni e deroghe previste, in particolare per avvocati e procuratori dello Stato, dirigenti medici, docenti universitari, magistrati. Novità anche per gli avvocati con la possibilità che le società di capitali entrino negli studi professionali. Ancora scontro aperto sulla liberalizzazione nella vendita dei medicinali di «fascia C» e sull aumento delle farmacie. Qualche dubbio sul capitolo bollette, con la graduale uscita dal regime di maggior tutela che però vede contrarie le associazioni dei consumatori. Non saranno sul tavolo di Palazzo Chigi, invece, i decreti attuativi della delega fiscale, la cui scadenza è stata peraltro prorogata. L. Sal. Esodati, il Pd valuta altre azioni La prudenza di Palazzo Chigi ROMA Un nuovo intervento in favore degli esodati, i lavoratori che, dopo la riforma delle pensioni fatta dal governo Monti, sono rimasti o rischiano di rimanere senza stipendio e senza pensione. La misura è allo studio del Pd, nelle mani di due esperti della materia, Laura Gnecchi e Cesare Damiano, il presidente della commissione Lavoro della Camera. Ma, anche se siamo alle prime battute e le ipotesi sul tavolo sono ancora diverse, ci sono perplessità nel governo per il timore di un costo eccessivo dell intervento, che potrebbe sottrarre risorse ad altre politiche che lo stesso governo vuole mettere in campo e anche mettere a rischio le reale tenuta della spesa pensionistica. Finora sono stati sei i provvedimenti che hanno «salvaguardato» gli esodati, cioè consentito loro di andare in pensione con le regole in vigore prima della legge Fornero proprio per evitare che rimanessero senza reddito. L ultima mossa è stata fatta con la legge di Stabilità approvata nel dicembre scorso. In tutto le persone messe in sicurezza sono Dipendenti pubblici Circolare dei ministro Madia impone d ufficio la pensione a chi ha raggiunto i limiti d età Oltre 11 miliardi Le misure già avviate finora prevedono una spesa complessiva di 11,7 miliardi state oltre 170 mila per una spesa stimata di 11,6 miliardi di euro. Il punto è che ci sono ancora altri lavoratori che nei prossimi mesi potrebbero diventare esodati, sempre per effetto dello spostamento in avanti dell età pensionabile e degli accordi di uscita anticipata firmati prima della riforma Fornero. Sul numero non c è certezza, ed il vero problema è proprio questo: le ultime stime della Cgil parlano di un bacino potenziale di 350 mila persone. Questo non vuol dire che il governo non voglia affrontare la questione. Ma senza accelerazioni improvvise. Nei decreti attuativi del Jobs act, la riforma del lavoro, c è una misura che, anche se in piccola parte, potrebbe andare in questa direzione. È la cosiddetta Asdi, il sostegno al reddito che può 6,5 milioni i dipendenti del settore privato tutelati dall articolo mila i co.co.pro. in Italia: il loro reddito medio annuo è di euro La riforma La legge Fornero sulle pensioni ha provocato il fenomeno degli «esodati», che erano già in quiescenza quando sono stati alzati i limiti d età e che sono rimasti senza stipendio e senza pensione Al convegno Fiom L ex ministro Visco e il giudice Greco: su tributi e reati persa un occasione ROMA Che la Fiom organizzi un convegno sul Fisco alla vigilia del consiglio dei ministri che doveva varare i nuovi decreti attuativi della delega fiscale per bocciare gli stessi è scontato. Ma che dallo stesso convegno arrivino critiche pesanti alla riforma da parte di personaggi del calibro di Francesco Greco e Vincenzo Visco lo è meno. Secondo il procuratore aggiunto di Milano Greco, che pure ha avuto un ruolo da protagonista nella messa a punto della voluntary disclosure, la legge per il rientro dei capitali, «la delega fiscale era una grande occasione per portare il sistema nella modernità, ma la stiamo perdendo». Greco ha criticato lo schema di decreto legislativo sulla certezza del diritto, «che sta diventando sulla incertezza del diritto». Si tratta del provvedimento che conteneva la cosiddetta norma salva Berlusconi con la depenalizzazione delle frodi fiscali fino al 3% dell imponibile, che è stato per ora accantonato dallo stesso Renzi. In particolare, il magistrato è preoccupato per «il contrasto che si potrebbe creare tra frode fiscale e abuso del diritto, perché io non ho mai visto un caso di abuso del diritto che non fosse fraudolento». Preoccupato anche Visco: «I problemi del fisco italiano sono numerosi, ma pochi saranno risolti dai decreti delegati». Secondo l ex ministro delle Finanze, «depenalizzare le frodi fiscali è inaccettabile», così come la «depenalizzazione completa dell elusione». Visco ha ricordato di aver presentato uno studio con proposte per «dimezzare l evasione», che sottrae ogni anno 120 miliardi all erario. Ma «il governo non ha avuto coraggio». Enrico Marro scattare una volta scaduto il tempo per la Naspi, e che si applica alle persone vicine alla pensione. Esodati compresi. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva poi parlato del cosiddetto prestito previdenziale, cioè l uscita anticipata in cambio di un taglio dell assegno previdenziale. Tutto è però in stand by, in attesa che il nuovo presidente dell Inps, Tito Boeri, prenda pieno possesso del suo ruolo. Un anno e mezzo fa, proprio lui aveva proposto la sperimentazione di un reddito minimo garantito per le persone al di sopra di una certa età, da finanziare con un intervento sulle pensioni più alte e, in generale, su quelle calcolate con il più vantaggioso metodo retributivo. Allora, però, era un «battitore libero», non il presidente dell

9 Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio 2015 PRIMO PIANO 9 L analisi Le previsioni e il conto salato delle incognite L Ocse approva le riforme: il Pil salirà Ma è allarme sui giovani inattivi Gurría: crescita aggiuntiva del 6% in 10 anni. L Istat: per 2,5 milioni né studio né lavoro ROMA Le parole chiave per l Italia sono «produttività» e «attuazione delle riforme». Lo ha ripetuto più volte, il segretario generale dell Ocse, Angel Gurría, presentando il rapporto sul nostro Paese. Un rapporto che conferma il riavvio della crescita, plaude all impegno del governo sulla tenuta dei conti e sulle riforme, individuando in quella sul lavoro il «vero motore della ripresa». «L Italia è tornata» ha detto Gurría, affiancato dai ministri dell Economia, Pier Carlo Padoan, del Lavoro Giuliano Poletti e delle Riforme Maria Elena Boschi. La ripresa dell economia sarà sostenuta dal calo del prezzo del petrolio, dall indebolimento dell euro e dalle misure straordinarie della Bce e si concretizzerà con un aumento del Pil (Prodotto interno lordo) dello 0,6% quest anno e dell 1,3% il prossimo, ha quindi detto Gurría confermando il rialzo delle stime per il I due fronti La stima per il 2015 è di +0,6%. La Caritas: un italiano su tre a rischio povertà 2016.«Se pienamente attuate, le riforme potrebbero aumentare il Pil del 6% in 10 anni» e «creare 340mila posti di lavoro in cinque anni», ha aggiunto. «Il governo compie un anno e il rapporto Ocse ci dice che la direzione è quella giusta», con risultati «crescenti nel tempo» ha commentato Padoan esortando a non dimenticare che «il nostro Paese ha flirtato con il rischio grandissimo della deflazione». Rischio superato grazie all azione della Bce. Tra le raccomandazioni dell Ocse per le riforme spicca quella sulla previsione di strumenti per ridurre il problema dei crediti bancari inesigibili che frenano i prestiti all economia.«bisogna distinguere tra urgenza, data dal fatto che dopo tre anni di recessione le banche hanno accumulato molte sofferenze, ed emergenza che non c è perché le banche italiane sono perfettamente in grado di gestire il credito senza problemi», dice Padoan. Quanto alle possibili soluzioni, «il governo italiano continua il ministro sta esaminando ipotesi di misure che vanno sotto il nome generico di bad bank: soluzioni orientate al mercato, dove l intervento dello Stato sia limitato nel rispetto dei vincoli imposti dalla Ue sulla concorrenza». Se l Ocse guarda con le sue analisi al futuro, l Istat ieri ha ricordato con le sue statistiche il passato e il presente che resta difficile per Incontro Da sinistra i ministri Boschi (Riforme) e Poletti(Lavoro), il segretario Ocse Gurría e il ministro Padoan (Economia) (Benvegnù- Guaitoli) molte famiglie italiane, quelle che nel 2013 erano in condizioni di povertà relativa (il 12,6%, cioè poco più di 10 milioni di individui) mentre la povertà assoluta coinvolgeva il 7,9% dei nuclei, per un totale di circa 6 milioni di persone. Ora le stime Caritas parlano di un italiano su tre a rischio povertà. E poi i giovani che in 2,5 milioni, sono neet ossia non più inseriti in un percorso scolastico-formativo o attività lavorativa (va peggio solo la Grecia) Non sono dati nuovi ma parte del rapporto «Noi Italia». E Istat e Isfol ieri hanno presentato il nuovo sistema informativo sulle professioni con le indicazioni delle prospettive di trovare lavoro e delle competenze richieste. Stefania Tamburello Il rapporto L Ocse ha diffuso ieri la sua indagine economica sull Italia Il rapporto, presentato dal segretario generale Angel Gurrìa, corregge al rialzo alcune previsioni sull andamento economico del Paese Nel 2015 l Italia dovrebbe crescere dello 0,6% rispetto allo 0,4% previsto La riforma del mercato del lavoro viene definita una «priorità assoluta»: possibile un + 6% di Pil nei prossimi 10 anni di Antonella Baccaro i scrive 0,4%, si legge 0,6%. L Ocse, S l organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ieri ha corretto se stessa in diretta, ritoccando al rialzo, in conferenza stampa, le stime di crescita per l Italia messe nero su bianco nel rapporto presentato ieri a Roma: «Era prevista una crescita modesta, dello 0,4% sul 2015 ha spiegato il segretario generale Angel Gurría ma ora, tenuto conto delle riforme, delle circostanze generali e delle ultime informazioni crediamo che la crescita 2015 sarà dello 0,6%». La revisione orale dell Ocse segue del resto quella di Banca d Italia (da 0,4% a 0,5%) e di Confindustria (che ha parlato di una «spinta» del 2,1% del Pil), tutte dettate dall inconsueta congiunzione di diversi fattori positivi: i tassi di interesse più bassi, il deprezzamento del cambio, il minore costo del petrolio, assieme al quadro più vivace del commercio mondiale. A questo insieme di elementi l Ocse aggiunge per l Italia l aver messo a punto un quadro di riforme «ambizioso», tra cui spicca il Jobs Act, la riforma del lavoro capace d innescare una crescita del Pil pari al 6% nei prossimi dieci anni, con la creazione di 340 mila nuovi posti di lavoro nell arco di cinque anni. Si tratta di una promozione per l Italia, ma forse i numeri di Gurría sono meno lusinghieri di quelli che si aspettava il presidente Matteo Renzi, che il premier il 30 gennaio twittava soddisfatto: «Centomila posti di lavoro in più in un mese. Bene. Ma siamo solo all inizio». Insomma, se si sono creati centomila posti senza che il Jobs Act sia ancora in vigore, evidentemente l esecutivo si aspetta che se ne realizzino molti di più di 340 mila nei prossimi cinque anni. Ma come si fa a misurare l impatto delle riforme? Ogni organismo internazionale ha sviluppato un metodo: dalla Banca mondiale al Fondo monetario. L Ocse, ad esempio, applica il programma «Going for Growth» per promuovere la crescita e la convergenza tra le economie dei Paesi. Le cui performance vengono valutate in base a 50 indicatori quantitativi in diversi settori. Tali valutazioni producono cinque raccomandazioni per ogni Paese, ogni due anni, seguite dalla verifica circa l applicazione delle stesse. Poi però ci sono le congiunture imprevedibili che possono fare la differenza. Come ha dimostrato la storia economica dell ultimo decennio.

10 10 Venerdì 20 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano Il conflitto mediterraneo Soccorsi Un operazione di soccorso ieri al largo delle coste della Sicilia nell ambito di Triton, in un immagine della Guardia costiera. Un totale di migranti è arrivato in Italia dalla Libia dall inizio dell anno, con un 59% di aumento rispetto allo stesso periodo del 2014 (Afp) Sbarchi, l Europa dà 13 milioni all Italia L operazione di soccorso Triton potenziata e estesa per un anno. Bruxelles: «Adesso non siete più soli» Missione Triton è il programma a guida Ue per il presidio dei flussi di migranti nel Mediterraneo Avviato a novembre (al posto di «Mare nostrum»), è stato esteso fino (almeno) a fine 2015 DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES Parla in italiano alla fine della sua conferenza stampa, Dimitris Avramopoulos, commissario Ue all immigrazione, affari interni e sicurezza: «L Italia non è sola, l Europa è al suo fianco». Questo è il nocciolo di quanto ha appena annunciato: di fronte all emergenza degli sbarchi dalla Libia e da tutto il Nord Africa, la Commissione europea ha stanziato un nuovo finanziamento di 13,7 milioni di euro a favore del governo italiano, soldi tratti dal Fondo di asilo, migrazione e integrazione, «per affrontare al meglio la gestione del forte afflusso di richiedenti asilo e migliorare la situazione locale». Ma soprattutto, è stato deciso di estendere «almeno fino alla fine del 2015» l operazione di ricerca e soccorso in mare «Triton», sostenuta e di nuovo rafforzata dalla precedente missione «Frontex». «Triton» era stata bombardata di critiche nelle scorse settimane, davanti alle nuove centinaia di morti e di sbarchi in arrivo. Ora, la prospettiva dovrebbe 700 i migranti ancora ospitati nel centro di accoglienza di Lampedusa cambiare. Da Washington, dove si trova in visita ufficiale, commenta infatti il ministro dell Interno Angelino Alfano: «Finalmente è chiaro che l immigrazione non è una questione dei ministri dell Interno italiano o di un altro Paese, è una grande questione strategica di La Farnesina «È il risultato della sveglia internazionale che il governo ha dato alla Ue» politica estera e internazionale, dell Europa ma anche di tutta la comunità mondiale». E ancora: «Questi flussi non nascono perché i migranti arrivano per caso, ma perché scappano da guerre e persecuzioni e perché l instabilità libica fa pagare all Italia un costo altissimo. E allora siamo molto contenti che l Europa abbia ulteriormente ribadito, con un risultato anch esso italiano, che l Italia non è sola». Da Roma, fonti della Farnesina fanno notare che tutto ciò «è anche un risultato della sveglia internazionale che il governo italiano ha voluto dare alla comunità internazionale sulla Libia, segnale di cui l altra faccia è l intervento di ieri dell Italia al Consiglio di sicurezza Onu». A tirare le prime conclusioni dal punto di vista di Bruxelles, è ancora il commissario Avramopoulos: «Non possiamo sostituirci all Italia nella gestione delle sue frontiere esterne, ma siamo pronti a reagire rapidamente a qualsiasi richiesta di aumentare le risorse per Triton». Luigi Offeddu

11 Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio 2015 PRIMO PIANO 11 Roma cerca il coordinamento col Cairo per fare fronte comune nella crisi libica A marzo Renzi sarà a Mosca con l obiettivo di allargare alla Russia la coalizione anti Isis La crisi L Isis a Sirte Il 13 febbraio i miliziani dell Isis entrano a Sirte e prendono il controllo di alcuni edifici, tra cui due radio e la tv locale, da cui diffondono messaggi del Califfo I copti sgozzati Il 14 febbraio si diffonde la notizia che i 21 egiziani copti rapiti dall Isis sono stati sgozzati Raid su Derna Per rappresaglia, il presidente egiziano Al Sisi ordina all aviazione di bombardare Derna, la roccaforte libica dei miliziani del Califfo. Gli attacchi, partiti il 16 febbraio, ricevono l appoggio dell aviazione del governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, e vengono condannati dalle milizie filoislamiche al potere a Tripoli Riunione all Onu Il 18 febbraio si riunisce il Consiglio di sicurezza dell Onu per discutere la richiesta dell Egitto di affrontare l espansione dello Stato islamico in Libia col pugno di ferro Dialogo Ma l orientamento del Palazzo di Vetro è quello di favorire un negoziato tra Tobruk e Tripoli contro l Isis attraverso il mediatore dell Onu Bernardino León ROMA Lo sforzo diplomatico dell Italia sulla Libia si rafforza e segue più fronti. Ieri mattina il sottosegretario con delega ai servizi segreti, Marco Minniti, è volato al Cairo, per incontrare le autorità egiziane, scambiare informazioni utili ai due Paesi, coordinare le azioni che le rispettive diplomazie, e i servizi di informazione dei due Paesi, stanno cercando di dispiegare. È invece di ieri sera la notizia che agli inizi di marzo Renzi volerà a Mosca per incontrare Vladimir Putin: obiettivo della missione includere anche la Russia nella coalizione anti Isis che potrebbe formarsi dopo le iniziative diplomatiche in atto per cercare di pacificare la Libia e sconfiggere le milizie che fanno riferimento al Califfato. Lo stesso governo russo si è detto disponibile, a margine delle riunioni che si tengono in queste ore all Onu, a New York, ad intervenire con mezzi navali per fermare il traffico di armi dirette ai terroristi presenti in Libia. Del viaggio di Minniti è trapelato in un primo momento che il sottosegretario fosse anche latore di una lettera riservata di Renzi al presidente egiziano, dettaglio smentito da Lo scenario L era del terrorismo 2.0 Pochi (e feroci) sul terreno Ma la vittoria è via web di Guido Olimpio WASHINGTON Quelli dell Isis sono in Libia da tempo. All inizio confusi con altre formazioni estremiste molto attive nella regione di Derna, poi hanno tentato di allargarsi, grazie anche al sostegno della casa madre. La forza dei mujaheddin libici non è ancora paragonabile alle unità del Califfo, organizzate come un esercito capace di prendersi parte dell Iraq e un pezzo di Siria. Ci stanno lavorando ma intanto hanno investito sul fronte più facile: quello della propaganda. Choc e timore Un immagine su Twitter può avere l effetto psicologico di una bomba Non potendo mettere a segno successi militari importanti contro milizie agguerrite hanno scelto la strada delle decapitazioni, uccisioni orrende filmate con cura e diffuse sul web. Mossa che equivale oggi a trasmetterle in mondovisione. Per farlo si sono procurati le vittime: 20 egiziani copti ai quali hanno aggiunto Matthew Aiyrga, un muratore del Ghana finito nelle loro mani e aggiunto al gruppo. Poi hanno eseguito il sacrificio umano con uno scenario perfetto: una spiaggia dicono vicino a Sirte che «guarda» verso l Italia per dire andiamo oltre l orizzonte. L esecuzione, rilanciata centinaia di volte sul web, ha avuto l effetto di una vittoria. Anche i distratti si sono accorti che le avanguardie dell Isis non erano poi così distanti da noi. Merito Palazzo Chigi (si è trattato solo di un messaggio di solidarietà per le recenti uccisioni degli egiziani); così come quello di un possibile viaggio dello stesso premier al Cairo. Nei prossimi giorni è prevista una missione del governo italiano in Egitto, ma guidata dal sottose- La nuova minaccia all Italia di un terrorismo 2.0, che ammazza per marcare il territorio ma prima ancora usa con grande padronanza Internet per imporsi sulla scena ricorrendo a ogni piattaforma digitale o social network. Talvolta ben oltre la sua reale consistenza. «Isis a Roma, se Dio vuole». È la nuova minaccia all Italia dei terroristi dell Isis che avrebbero creato un nuovo hashtag (#) denominato «stiamo arrivando a Roma». Lo riferisce un tweet di Rita Kats, cofondatrice del gruppo di intelligence Site ed esperta di terrorismo internazionale. gretario Carlo Calenda, accompagnato da diversi imprenditori italiani, e diretta ad intensificare l interscambio commerciale. La missione di Minniti ha ovviamente un taglio operativo: mentre a New York si cerca di far decollare un negoziato fra le diverse fazioni libiche, in vista di un possibile governo di unità nazionale, o quantomeno di allargare il più possibile una struttura statale che in questo momento è frammentata a tal punto da rendere complicata qualsiasi missione internazionale, il nostro governo cerca di Scambi di accuse Il Qatar ritira l ambasciatore Il Qatar ha richiamato il suo ambasciatore al Cairo per «consultazioni». A irritare il Qatar sono state le parole dell inviato egiziano alla Lega Araba, Tareq Adel, il quale, criticando il Paese del Golfo per le sue riserve in ordine ai raid aerei egiziani sulla Libia, ha accusato Doha di «sostenere i terroristi». Il Qatar aveva espresso alla Lega Araba le sue perplessità in ordine alla decisione dell Egitto (a fianco: il presidente Al Sisi) di effettuare i raid senza prima consultare gli altri Stati arabi 300 i miliziani legati all Isis entrati a Sirte il 13 febbraio. I seguaci dello Stato Islamico non hanno espugnato la città ma hanno preso il controllo di radio e tv, per diramare video del Califfo 600 dollari al mese quanto paga l Isis i suoi miliziani, contro una media di 400 dollari corrisposta dalle altre milizie. Molti seguaci del Califfo in Libia sono mercenari scambiare e condividere informazioni utili con quello del Cairo per favorire un salto di qualità nei negoziati che da mesi stanno cercando di portare avanti le Nazioni Unite. E anche per cercare di convincere che al momento l opzione diplomatica è da preferire a quella militare. Il viaggio di Minniti fa seguito a due incontri avvenuti ad agosto e a novembre al Cairo e a Roma tra i due premier, Matteo Renzi e Abdel Fattah al Sisi, ed ai contatti continui ad alto livello tra i due Paesi, intensificatisi in seguito all escalation della tensione in Libia. L ultimo colloquio telefonico fra i due presidenti è di qualche giorno fa. Il coordinamento con l Egitto è imprescindibile per qualsiasi Paese che si candidi ad avere un ruolo guida, come ha fatto due giorni fa l Italia, nell ambito di un eventuale iniziativa dell Onu. Ieri sera il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha ribadito che l Italia intende avere un ruolo guida in una futura missione, e che occorre il coinvolgimento di tutti, «innanzitutto degli Stati Uniti». Marco Galluzzo Un messaggio su Twitter, meglio se accompagnato da un immagine, ha l effetto di una «bomba», anche se non è facile dire quanto sia autentico. Il dubbio non consola, né attenua i timori. Qualche esperto è convinto che lo Stato Islamico libico abbia ottenuto la consulenza-assistenza dei «fratelli» siriani. Forse hanno mandato una troupe o qualcuno in grado di dare consigli tecnici. Inquadrature, tute arancioni e la divisa mimetica con maschera del nuovo Jihadi John erano identiche a quelle dei video in Siria. Uscita che al solito si è poi autoalimentata con le speculazioni sulla nazionalità del boia con l accento inglese o americano, a seconda delle analisi. Nel filmato c erano anche i contenuti politici. La guerra santa, l uccisione indiscriminata dei cristiani, l ammonimento a Roma. E in altri documenti i militanti hanno mostrato l applicazione intransigente della Sharia, con la distruzione di sigarette, alcolici, tamburi. O ancora le azioni suicide dei loro compagni. È uno show di potenza vera o presunta con la quale il movimento si prefigge alcuni obiettivi: spaventa il nemico, compatta le file, cattura nuovi consensi, supera in ferocia Al Qaeda, inserisce la lotta in un disegno globale che deve chiudersi con l Apocalisse intesa come battaglia finale con i cristiani a Daqib. Scontro risolutivo che è una costante dell etichetta Isis. E per questo imitata da chi si riconosce nel Califfo. A novembre, la fazione egiziana Beit al Makdis ha giurato fedeltà all Isis e ha celebrato la notizia con un video di 30 minuti dedicato alle operazioni dei militanti nel Sinai. Fazione temibile e temuta che, sempre in omaggio alla strategia mediatica, ha usato le decapitazioni mostrate sul web per sottolineare come fosse determinata nel seguire le tattiche che lo Stato Islamico ha trasformato in firma riconoscibile da tutti. Ora c è da attendersi qualche altra sorpresa da Derna o da Sirte. La catena non solo non può interrompersi ma deve andare oltre. Se i miliziani hanno bruciato vivo il pilota giordano, quelli libici non vorranno essere da meno. È necessario per mantenere tensione e brand. Tecnica Secondo gli esperti, i jihadisti libici hanno ricevuto consulenze dai siriani per i video Se l Isis libico vuole accrescere la pressione anche virtuale su Roma dovrà inventare qualcosa. È un approccio agile e duttile, che lascia agli estremisti la possibilità di scegliere tra un attacco reale e l incursione sulla rete. È un messaggio efficace. Solo adesso la comunità internazionale prova a contrastarlo in modo coordinato. «I terroristi manipolano l Islam, dicono bugie», ha accusato Obama. Il problema è che le sanno raccontare bene.

12 12 Politica Dietro le quinte Il duello tra dem sulla citazione del brano musicale «Nel silenzio anche un sorriso può far rumore». Il capogruppo del Pd nella commissione Difesa della Camera, Gian Piero Scanu, sorprende tutti all assemblea del gruppo e sfodera una citazione di un certo pregio musicale, a sostegno della tesi dell opportunità di riconoscere lo Stato di Palestina. Poi ne attribuisce la paternità ai New Trolls. Alla fine dell intervento, però, gli si avvicina Pier Luigi Bersani, che di musica ne sa: «Bravo Gian Piero, però hai sbagliato: quella frase non è dei New Trolls ma dell Equipe 84». In realtà sbaglia anche Bersani: perché è vero che «Nel cuore, nell anima» fu cantata dall Equipe 84 ma fu scritta da Lucio Battisti. (Al. T.) In Toscana il centrodestra si fa in tre «Uno», nel senso di unico, non è mai stato il centrodestra toscano, percorso dai fiumi carsici della diversità politica, ma adesso rischia di diventare «Trino» e persino alieno. Potrebbero essere tre i suoi candidati alla poltrona di governatore. In ballo ci sono Gianni Lamioni, presidente della Camera di commercio di Grosseto (Forza Italia e Ncd), l economista lombardo Claudio Borghi (Lega) e il capogruppo di Fratelli d Italia in Regione Giovanni Donzelli. Perché alieni? Tutti e tre non sono espressione dell attuale classe dirigente del centrodestra e Donzelli ne è addirittura feroce avversario. (Marco Gasperetti) Sedute fantasma: inchiesta a Torino imbarazza il Pd Gettoni di presenza per riunioni mai tenute. Succede a Torino, dove i componenti della giunta della circoscrizione 5, secondo la Procura, avevano l abitudine di incassare il massimo di gettoni possibili in un mese (600 euro) sommando riunioni vere ad altre «fantasma». Dieci avvisi di garanzia per truffa aggravata al presidente e agli «assessorini», tutti di centrosinistra. Se confermato, uno scandalo di malapolitica di quartiere. Che coinvolge però anche un parlamentare: è Paola Bragantini del Pd che nel 2013 presiedeva la circoscrizione. Il Comune di Torino, che pagava i gettoni, sarebbe parte lesa. (Massimo Rebotti) La fronda Dentro Forza Italia lo scontro tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto dura da mesi ed è andato via via inasprendosi. Il tema principale di scontro è il modo di condurre il partito: dalla scelta del gruppo dirigente alla politica nei confronti del governo L ex ministro pugliese ha sempre contestato il patto del Nazareno siglato con Matteo Renzi. Secondo Fitto l intesa con il premier ha costretto Forza Italia in un ruolo subalterno Anche sul Quirinale la spaccatura è stata netta ma nelle ultime ore si è aggiunto il commissariamento del partito in Puglia (feudo di Fitto) con la rivolta di tutti i coordinatori locali L intervista ROMA «No ad alleanze con il Pd, dobbiamo ricostruire il centrodestra. E anche il nostro modo di stare al governo va ridiscusso». Nunzia De Girolamo, capogruppo di Area Popolare (Ncd e Udc) alla Camera, non nasconde la sua predilezione per un alleanza con Forza Italia alle prossime Regionali, a partire dalla Campania. Molti suoi compagni di partito vorrebbero schierarsi con il Pd in Campania. «Li rispetto ma sbagliano. Dico a chi è attratto dalle sirene del renzismo che le alleanze non si fanno sulla base delle convenienze ma su un idea di futuro». Quale futuro? «Il mio sogno è l unità del centrodestra. Dobbiamo costruire un alternativa a Renzi». Ma siete al governo con il Partito democratico. «Ho sempre detto che il governo con il Pd è temporaneo. È Chi è Nunzia De Girolamo, deputata pdl e poi di Ncd di cui è capogruppo. Dal 28 aprile 2013 al 27 gennaio 2014 è stata ministro delle Politiche agricole servito solo a portare il Paese fuori dalla crisi. Senza questa scelta ora ci sarebbe Grillo al governo. Ma questo esecutivo non è a tempo indeterminato e dobbiamo poter incidere di più sulle scelte. Questo esecutivo non è un monocolore e se Renzi pensa di essere diventato il segretario ncd si sbaglia». Berlusconi teme di perdere l appoggio della Lega, che ha posto un voto su di voi. «Vorrei capire se la Lega è una sola o no. Maroni ha rivendicato al Corriere il buon governo in Lombardia, dove ci siamo anche noi e Forza Italia. Il governatore veneto Zaia ha come vice uno dei nostri, Marino Zorzato. Anche Bossi ha invitato al dialogo con Alfano. E Tosi mi sembra più moderato del segretario. Mi chiedo se Salvini non sia in minoranza». Non sono ipotizzabili alleanze a macchia di leopardo? «No, io credo che non si ROMA «Io non ho cercato Renzi. Questo sia chiaro». E «se qualcuno s è messo in contatto con Renzi a nome mio, quel qualcuno ha fatto male i conti. Non c è nessuna riapertura sul fronte del patto del Nazareno. Siamo all opposizione e qui rimaniamo». Non gli ultimi risvolti processuali del caso Ruby, che lo lasciano amareggiato. Non il nodo delle alleanze alle Regionali, che è il dossier a cui sta dedicando la maggior parte del suo tempo. E nemmeno l ennesima giornata di passione di Forza Italia, quella in cui la saga della guerra con Raffaele Fitto si arricchisce di un nuovo capitolo, la stessa in cui si arriva allo scontro frontale tra Renato Brunetta e Paolo Romani. Nulla di tutto questo. Perché, prima dell ora di cena, il pensiero principale di Silvio Berlusconi è un altro. E cioè come marcare le distanze non solo dall inquilino di Palazzo Chigi, ma anche da chi a sentire quello che si mormora ad Arcore starebbe lavorando a una «trattativa» che ha come unico obiettivo quello di riavvicinare le posizioni tra Pd e Forza Italia. Più d un esponente di Forza Italia, quando Berlusconi evoca il «qualcuno» che potrebbe «essersi messo in contatto con Renzi», pensa a Denis Verdini. Era lui l uomo del raccordo tra Arcore e Palazzo Chigi, è lui il dirigente politico che negli ultimi giorni passa le sue giornate chiuso nel suo ufficio a piazza San Lorenzo in Lucina. Adesso, che ci sia o meno lo zampino del senatore toscano, un abbozzo di «trattativa» che possa riavvicinare Pd e FI è spuntato. E riguarda la legge elettorale. Stando a fonti di entrambi gli schieramenti, l esca che la maggioranza potrebbe sottoporre a Berlusconi rimanda a una modifica dell Italicum che possa andare incontro ai desiderata forzisti. Quale? Non il ritorno al premio di maggioranza alla coalizione, visto che Renzi non abbandonerebbe mai il premio alla lista. Bensì, dice uno tra i parlamentari più vicini al dossier, l ipotesi di introdurre nell Italicum «l apparentamento tra più liste al ballottaggio», come per i sindaci. Un modo che potrebbe consentire a Lega e FI di allearsi al secondo turno qualora uno dei due lo raggiungesse. L offerta sembra allettante. Tanto che i berlusconiani più trattativisti da Denis Verdini e Gianni Letta potrebbero usarla per provare a convincere l ex premier a ricucire la frattura con Renzi. Cosa di cui, almeno per adesso, Berlusconi non vuol sentir parlare. «Non parlo con Matteo», ripete l uomo di Arcore mentre Maria Elena Boschi dal salotto di «Porta a Vorrei capire se la Lega è una sola o no Mi chiedo se Salvini non sia in minoranza Le alleanze per le Regionali? Credo non si debba scindere la Campania dal Veneto Venerdì 20 Febbraio 2015 Corriere della Sera FI, in Puglia rivolta a favore di Fitto Berlusconi: restiamo opposizione Tensioni Brunetta-Romani. Il leader: se c è chi cerca il segretario pd a nome mio, sbaglia Inchiesta Mose A Milano L ex premier e Letta testi nel processo a Milanese L ex premier Silvio Berlusconi e l ex ministro Giulio Tremonti, assieme a decine di altri politici, tra cui Luca Zaia e Gianni Letta, dovranno testimoniare nel processo a carico di Marco Milanese (a sinistra nella foto Ansa, con il suo legale Bruno La Rosa), ex parlamentare del Pdl ed ex braccio destro di Tremonti, imputato per concorso in corruzione a Milano in un filone del procedimento sul caso Mose. Lo hanno deciso ieri mattina i giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano. La «compravendita» Boschi replica al capo dei senatori forzisti: compravendita di eletti? Noi mai, voi esperti Porta» continua a rispondere che «andremo avanti a maggioranza». Ma non c è solo il fronte Renzi. Dentro FI, la sfida con l area di Fitto ha ormai superato il livello di guardia. All indomani della decisione di commissariare il partito in Puglia, i coordinatori provinciali si sono dimessi in massa per solidarietà con l europarlamentare. E il commissario regionale nominato da Arcore, Lugi Vitali, ha avvertito via sms «i consiglieri» che la partecipazione alla convention fittiana di domani «potrebbe rappresentare un problema per la ricandidatura». Dalla guerra di posizione s è passati alla guerra sul campo. Con Fitto che tiene duro e Berlusconi che non retrocede. «Raffaele chiede la democrazia interna e poi si scopre che in Puglia gestisce il partito in maniera monocratica», è la voce furibonda dell ex premier. Che, da oggi, avrà un altro dossier complicato da gestire. La guerra tra capigruppo. Romani ha accusato Brunetta di «non aver concordato» il documento con cui s è presentato al Quirinale. E l altro, per tutta risposta, ha attaccato a testa bassa: «Umana comprensione per Romani, perché d ora in poi non avrà incontri privilegiati con la deliziosa Boschi» (che tra l altro ha duellato con Romani sulla «compravendita di senatori»). Fino a qualche settimana fa sarebbe sembrata una vita di mezzo tra una barzelletta e un racconto di fantapolitica. Invece è tutto vero. Tommaso Labate «Il governo non è a tempo indeterminato» De Girolamo: Ncd deve pesare di più. Stiamo attenti alle sirene del renzismo debbano scindere la Campania dal Veneto. È chiaro che le decisioni che riguardano un territorio non possono essere calate dall alto, ma con Forza Italia abbiamo iniziato un percorso che dovrebbe portarci ad alleanze omogenee in tutte le otto regioni». Ma Berlusconi non si decide a lasciare andare Salvini per la sua strada. «Non credo che abbia rotto il patto del Nazareno per schiacciarsi sulle posizioni estremiste di Salvini, che strumentalizza le paure della gente. Se vuole concorrere in futuro alla leadership del centrodestra, con le primarie, deve allargare, non porre veti. E Berlusconi, se vuole costruire un alternativa a Renzi, deve tenere tutti insieme, come faceva una volta». Senza il Pd non rischiate di perdere in Campania? «Se andiamo uniti non perdiamo. Noi siamo molto corteggiati in Campania e siamo determinanti, a guardare i sondaggi. Il Pd ha molti problemi, non credo spetti a noi risolvere le loro difficoltà interne. Non sono renziana e non sono iscritta al Pd. Noi dobbiamo puntare sul centrodestra. Anche se dico a Caldoro che non possiamo essere alleati a scatola chiusa». Cioè? «Porremo le nostre condizioni per il riconoscimento di dignità che un alleato del nostro peso in Campania merita. Ci vorrà discontinuità nella giunta, bisognerà ridurre le partecipate e dire parole chiare sulla sanità e sulle aree interne». La partita delle alleanze, però, non è ancora chiusa. «Dobbiamo guardare a domani. A volte un passo indietro sono dieci in avanti». Alessandro Trocino

13 Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio 2015 POLITICA 13 La Nota di Massimo Franco UN ECONOMIA IN CHIAROSCURO MA L ESECUTIVO ADESSO SPERA Il retroscena di Francesco Verderami Isegnali che arrivano dall economia sono in chiaroscuro. L Ocse loda le riforme del governo di Matteo Renzi, l Istat avverte che aumenta il numero dei poveri in Italia. E intorno a questi due poli opposti, Palazzo Chigi e opposizione si scontrano, offrendo due narrative inconciliabili. Ma anche in Parlamento, per ora non si registrano segnali di avvicinamento. Dentro Forza Italia affiora qualche distinguo sulla scelta di abbandonare l aula della Camera per protesta contro la scelta del Pd di approvare da solo le riforme costituzionali. Margini per una riapertura del dialogo spezzatosi con le elezioni per il Quirinale, però, non se ne vedono. Almeno, non in superficie. La durezza con la quale ieri il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi ha rintuzzato gli attacchi berlusconiani mostra un governo poco intenzionato a cedere. Quando il capogruppo al Senato di FI, Paolo Romani, ha accusato il governo di fare campagne acquisti di senatori, perché a Palazzo Madama il Pd non ha una maggioranza certa, la replica è stata tagliente. «Quella è una tradizione vostra. Noi non compriamo nessuno», ha detto la Boschi alludendo ai cosiddetti «responsabili» arruolati nella legislatura precedente dal governo di centrodestra. Il tema dei numeri della coalizione al Senato, tuttavia, rimane sullo sfondo. Ed è destinato a segnare la nuova fase di un governo che avverte di volere andare avanti anche da solo, se il gruppo berlusconiano continua a contrastare le riforme costituzionali. Il fatto che si dica che è finito «lo spirito» del patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi lascia margini se non altro all esegesi. Politicamente, però, il muro contro muro rimane. E la soddisfazione che il ministro dell Economia, Pier Carlo Padoan, dimostra per Le misure Palazzo Chigi sceglie l ottimismo e pensa ad attivare altre misure per favorire la ripresa anche scontentando gli alleati i giudizi lusinghieri dell Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sul cosiddetto Jobs act che sarà approvato oggi, irrita gli oppositori. Eppure Renzi sta preparando altri provvedimenti per cercare di schiodare la ripresa: a costo di scontentare alcuni pezzi della propria coalizione, sembrerebbe. I dati negativi che Caritas e Istat diffondono sulla povertà e la disoccupazione sono una sorta di verità alternativa, con la quale si tenta di smontare quella del governo. Qualche ragione di ottimismo, tuttavia, c è: se non altro perché a livello europeo ci si sta rendendo conto che il tema dell immigrazione attraverso il Mediterraneo si può arginare solo con una risposta continentale: colpa della paura del terrorismo dell Isis che occupa pezzi della Libia. Dopo avere mostrato riflessi un po lenti su quanto succedeva su quella sponda del Mediterraneo, ora il governo italiano cerca un ruolo di mediazione, esteso alle trattative sul debito greco. È un ambizione un po oscurata dal ridimensionamento che Federica Mogherini sta rischiando come «ministro degli Esteri» dell Ue. Il premier non vuole cedere sul dialogo: sinistra e destra dimenticano i danni fatti E Boschi presentò a Mattarella il «progetto organico» prima dell elezione al Colle Il leader dell Ump Sarkozy: caccerò chi si allea col FN Chi nell Ump «siglerà accordi con il Front National sarà immediatamente espulso dal partito». Dai microfoni di Europe 1 Nicolas Sarkozy (nella foto Afp con il comico Nicolas Canteloup e il giornalista Jean-Pierre Elkabbach) ha avvertito i candidati del suo partito in vista delle amministrative di marzo: «Non voteremo mai per il Front National». Era stata Marine Le Pen, il giorno prima, a «tendere la mano» all Ump in vista del voto. Ma Sarkozy ha chiarito di essere tornato in campo perché «non potevo stare a casa mentre il FN stava per diventare la prima forza politica del Paese». Il leader dell Ump non considera «obbligatoria» la sua candidatura alle Presidenziali 2017: attenderà il 2016 e le primarie. ROMA Era arrivato a giocare su tre tavoli, ma la maggioranza che gli è servita per superare il tornante del Quirinale ha fatto saltare la maggioranza per le riforme. Così ora Renzi dispone solo della maggioranza di governo. Che lo difende certo, ma da cui paradossalmente deve anche difendersi, specie sui provvedimenti che modificano l impianto costituzionale e la legge elettorale. Quando il premier sostiene che «l Italicum non si tocca», non lo fa per proteggere il patto con Berlusconi ma per proteggere se stesso, per non finire risucchiato dalla minoranza del suo partito, sebbene indebolita. Perciò Renzi in queste settimane si è trattenuto dal ripetere in pubblico ciò che ha detto in privato dopo le critiche espresse da Forza Italia e da un pezzo del Pd sulle «sue» riforme: «Ma con che faccia... Ci vuole coraggio a dimenticare i danni che hanno fatto. A sinistra vararono quell obbrobrio del Titolo Quinto, a destra quella porcata della Devolution. E ora si mettono a fare le pulci a un progetto organico?». Guarda caso di «progetto organico» parlò il ministro Boschi quando incontrò riservatamente Mattarella nei giorni che precedettero la sua elezione a successore di Napolitano. Il Parlamento non lo aveva ancora scelto, ma la titolare delle Riforme su richiesta del presidente del Consiglio volle illustrare all allora giudice costituzionale il modello di revisione della Carta e la nuova legge elettorale: fu una sorta di consultazione preventiva, per I rischi Il premier e i rischi dei voti segreti sull Italicum Ma potrebbero arrivare i sì di chi non vuole le urne capire se il futuro capo dello Stato nutrisse dubbi o avesse obiezioni riguardo all impianto delle riforme. Insomma, la Boschi si portò avanti con il lavoro, così da spazzare le voci di Palazzo in base alle quali con l avvento di Mattarella al Colle quel «progetto organico» avrebbe avuto bisogno di profonde modifiche. Il punto ora, per il governo, è evitare che le modifiche le faccia il Parlamento. E nonostante ieri il ministro delle Riforme abbia ribadito il «no» di Palazzo Chigi alle richieste della minoranza pd e di Forza Italia di cambiare in alcune parti l Italicum, alla Camera la legge elettorale sarà sottoposta allo stress test degli scrutini segreti. A Renzi servirebbe insomma un Patto 2.0 con Berlusconi, e viceversa. Se non fosse che nessuno dei due al momento pare intenzionato a scendere dalle barricate. E comunque c è da chiedersi con chi il segretario democratico dovrebbe stipulare un nuovo accordo, viste le spaccature profonde in Forza Italia: non bastasse già lo scontro tra il leader e il capo dei frondisti Fitto, da ieri hanno preso pubblicamente a litigare anche i presidenti dei gruppi azzurri di Camera e Senato. E l immagine di ciò che era un tempo il Pdl, e che poi era diventata Forza Italia, si è ridotta a un nucleo di «Forza Silvio» come racconta un autorevole esponente di quel partito più altre schegge tra loro disarticolate. Può darsi sia vero che in questa fase a Berlusconi la politica non interessi, preoccupato com è dell ennesima inchiesta giudiziaria che potrebbe farlo precipitare di nuovo in un inferno dal quale pensava di uscire a breve. Ma non c è dubbio che qualsiasi iniziativa riguardi il fondatore del centrodestra, finisca poi per incrociarsi con le attività che muovono attorno al fondatore del Biscione. E ad Arcore non è passata inosservata la dichiarazione del ministro per i Beni culturali Franceschini, che si è detto «preoccupato per le notizie che anticipano un possibile acquisto di Rcs Libri da parte di Mondadori». Fa il paio con il gioco della doccia scozzese sull emendamento sulle frequenze televisive. Tutto si tiene, dentro e fuori il Palazzo, dove Renzi rimasto con una sola maggioranza sull Italicum sarà chiamato ad attraversare la cruna dell ago di Montecitorio. Il premier però è convinto di riuscirci, perché sostiene a scrutinio segreto ci sarà chi dalla minoranza gli allargherà il varco, pur di evitare le elezioni. La vicenda Il 18 gennaio 2014, nella sede del Pd (che si trova in largo del Nazareno) Matteo Renzi e Silvio Berlusconi siglano il patto del Nazareno. L intesa riguarda le riforme, dalla nuova legge elettorale alla trasformazione del Senato. Più volte, il leader azzurro ha sostenuto che l accordo toccasse anche altri ambiti, come l elezione del capo dello Stato. Il governo, però, ha sempre smentito. Con l elezione di Sergio Mattarella al Quirinale Berlusconi denuncia: violati i patti. All interno del partito Denis Verdini, che ha mediato con il premier, viene messo in discussione. I fittiani annunciano per il 21 la convention dei «ricostruttori» Gli scenari Dai margheritini agli ex sel Guerini e la corrente dei «renziani dialoganti» onostante i problemi, le tensioni interne, le offensive della minoranza, il N Partito democratico prende sempre più le sembianze del suo leader Matteo Renzi. Alla fine della festa, dopo trattative, tira e molla, scontri e liti anche aspre, è lui ad avere l ultima parola. E, perciò, come era ampiamente prevedibile, nell era del Pd renziano la geografia del partito inevitabilmente cambia. Nascono nuove correnti (con il beneplacito del segretario, si intende), anzi, nuove aree, come preferiscono chiamarle più pudicamente i democrats. E una sta per vedere la luce a giorni, dopo una serie di incontri riservati tra diversi esponenti del Pd che vengono da esperienze molto diverse, ma che sembrano uniti dal medesimo obiettivo: rafforzare l azione del governo dentro i gruppi parlamentari. Come? Non dando l impressione che i sostenitori del presidente del Consiglio siano solo un cerchio ristretto di renziani ma un area trasversale. Il che dovrebbe, negli intenti dei promotori di questa iniziativa, rendere meno tesi i rapporti con la minoranza, che nei gruppi parlamentari nominati dall allora segretario Bersani ha un suo certo peso. Ovviamente l operazione, che vede in prima fila il vicesegretario del Partito democratico Lorenzo Guerini, è stata orchestrata d intesa con il premier, che l ha condivisa. Di questa nuova area fanno parte gli ex margheritini, come il sottosegretario Angelo Rughetti, uno dei più impegnati nell operazione, e Matteo Richetti, o come coloro che sostennero sin dall inizio la candidatura di Sergio Mattarella (Beppe Fioroni, per esempio) e ci sono ex ds, naturalmente. I veltroniani Walter Verini e Andrea Martella, tanto per fare due nomi, hanno aderito all iniziativa. Ma l obiettivo della costituzione di quest area era quello di coinvolgere anche le forze che hanno aderito da poco al Partito democratico. Era questo, secondo i sostenitori dell iniziativa, il modo per dimostrare che è possibile far diventare il Pd un «grande spazio di discussione democratica che rafforzi veramente le riforme». Perciò uno dei primi esponenti a essere stato contattato è stato Andrea Romano, ex scelta civica, che ha accettato di imbarcarsi in questa nuova avventura. Si attendono adesioni persino da Sel, o, per essere più precisi, da quanti hanno abbandonato quel movimento insieme a Gennaro Migliore per approdare nel Partito democratico. Un primo «sì», è già arrivato, quello dell ex sel Nazzareno Pilozzi. Ma è da Sc che si attendono nuovi contributi. M. T. M.

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15 Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio 2015 Salvini vuole l unità e apre a Tosi: congeleremo congresso e nuove regole Il leader: Ncd? Non posso manifestare contro il governo e poi allearmi con Alfano I nodi La nuova linea Matteo Salvini è segretario della Lega da dicembre Lo scorso luglio, al congresso di Padova (nella foto con il sindaco di Verona Flavio Tosi), ha lanciato la «scalata» al centrodestra («oggi non esiste») e aperto al Sud: ci rivolgiamo a tutti L ex tesoriere condannato «Lusi non andava espulso» Il giudice civile dà torto al Pd E lui: ammettano l errore Le Regionali Le tensioni con Tosi, segretario della Liga Veneta, si sono riaccese in vista delle Regionali in Veneto: il sindaco si oppone alla possibilità che si svolga un congresso del movimento prima del voto di maggio, dove vorrebbe una sua lista Le alleanze Salvini ha chiuso alle alleanze con Ncd. Tosi ha posto il problema del voto dei moderati. È intervenuto il governatore lombardo Maroni: «Salvini lasci alle Regioni le scelte politiche locali. L asse con Ncd qui va» I sondaggi in Veneto ci danno avanti senza l alleanza con FI? Non decido sulla base delle rilevazioni Alla fine il sindaco e Zaia troveranno un accordo La vittoria del governatore è la nostra priorità POLITICA 15 MILANO «Se a fare litigare in Veneto è il congresso, io sono pronto a congelarlo. Non è di certo una delle mie priorità. La mia priorità è la vittoria di Luca Zaia, per la quale mi aspetto il massimo sforzo da parte di tutti, e la squadra». Matteo Salvini ieri si è preso una mezza giornata di libertà, in compagnia del figlio a festeggiare ma in Liguria il giovedì grasso del carnevale ambrosiano. Il segretario leghista apre così uno spiraglio a Flavio Tosi. E, anzi, si dice convinto che lui e Zaia «alla fine troveranno l accordo», anche se la squadra che lui ritiene prioritaria prevede solo la lista della Lega e quella del governatore. Gli antichi contrasti tra il segretario della Liga veneta (e sindaco di Verona) con Zaia, da parecchie settimane sono diventati, oltre che un problema in vista delle Regionali di maggio, anche un motivo di tensione tra Salvini e lo stesso Tosi. E anche una sorta di derby interno alla Lega tra Lombardia e Veneto. Il sindaco di Verona, che in questi giorni è tra New York e Miami per appuntamenti legati al Vinitaly, si è infatti opposto con ogni energia alla possibilità che si svolga un congresso del movimento prima del voto alle Regionali e al fatto che le regole interne possano essere cambiate a poca distanza dal voto. Lo stesso governatore lombardo, Roberto Maroni, ieri ha espresso i suoi dubbi sul fatto che alcune decisioni rilevanti per le liste venete possano essere stabilite a livello federale. Mentre i sostenitori di Tosi sono ormai diversi giorni che riempiono i social network di striscioni come quello pubblicato dalla senatrice Patrizia Bisinella: «Né Roma, né Milano - Le liste regionali le decidono i veneti». Ma, appunto, Salvini appare conciliante: «Io volevo mettere il limite ai due mandati dei consiglieri per creare un certo ricambio tra gli eletti. Ma se si vuole, ripeto, congeliamo tutto fino a dopo le elezioni». Anche se i suoi collaboratori annotano che il limite ai due mandati fu introdotto, ma per le politiche, dallo stesso Flavio Tosi allo scopo di tagliare fuori i non allineati. La partita delle alleanze resta complicata. Il no categorico di Salvini all Udc («Ma che credibilità potrei avere se organizzo la manifestazione Renzi a casa e poi mi alleo con i suoi più fedeli alleati?») rischia di estendersi a Forza Italia. Su un accordo con i berlusconiani, fino a pochi giorni fa, Salvini era possibilista. Ma il capo leghista ha visto alcuni sondaggi secondo cui Luca Zaia, se corresse soltanto con la Lega e la sua lista civica, prenderebbe più voti che non in alleanza con Forza Italia. Il segretario leghista, però, taglia corto: «Non sono uno che decide, come ha sempre fatto qualcun altro, sulla base dei sondaggi». E nelle altre Regioni? Per esempio Liguria e Toscana dove Forza Italia rivendicava i candidati presidenti? Salvini è netto: «Abbiamo due ottimi candidati. Edoardo Rixi in Liguria e Claudio Borghi in Toscana». Ma le divisioni del centrodestra anche al Sud non spingono verso un alleanza tra le liste regionali «Noi con Salvini» e una coalizione che, al momento non esiste. Lo dice Raffaele Volpi, vicepresidente dei salviniani nonché coordinatore delle sue mosse nel Mezzogiorno: «È paradossale, ma siamo gli unici ad avere le idee chiare anche al Sud. In Puglia non possiamo che prendere atto dell implosione di Forza Italia» ed «è sempre più evidente che non ci sono le condizioni per alcun accordo». In Campania, prosegue Volpi, «manca una visione trasparente dei progetti e dei programmi». E cioè? «Non so... sento che il Pd continua a trattare con Forza Italia sul nome di Quagliariello. Veda lei». Del resto, lo stesso Fabrizio Cicchitto (Ncd) ieri ha ribadito che «noi e la Lega siamo alternativi e incompatibili» e si è augurato che «dal Veneto non vengano ostacoli al nostro appoggio a Caldoro in Campania». Suscitando la reazione di Osvaldo Napoli (Fi): «Sorprende come Lega e Ncd siano in perfetta sintonia con i rispettivi veti incrociati. Non so se questi amici si rendono conto che stanno aprendo la strada alla vittoria della sinistra». Marco Cremonesi Il caso Luigi Lusi, 53 anni: la condanna in primo grado è stata a 8 anni ROMA L avvocato Luigi Lusi risponde al cellulare a metà pomeriggio dal tribunale di Velletri, dove sta seguendo una causa: «Io avevo ragione e loro avevano torto... Il Pd sbagliò a cacciarmi e adesso devono riconoscere l errore». Sarà pure una vittoria di Pirro, rispetto agli otto anni di carcere a cui è stato condannato a maggio in primo grado per appropriazione indebita di fondi della Margherita, 13 milioni. Ma l ex senatore si dice «molto contento» per la decisione del Tribunale civile di Roma. Il giudice Stefano Cardinali ha stabilito che l espulsione di Lusi dal Pd il 6 febbraio 2012, sei giorni dopo l esplosione dello scandalo, fu illegittima. E ha condannato i «dem» a rifondere all ex tesoriere la metà delle spese legali. Il tribunale gli ha dato ragione sostenendo che i garanti presieduti da Luigi Berlinguer misero il senatore alla porta senza «la preventiva contestazione degli addebiti all interessato». E senza ascoltarlo. Il che «deve considerarsi in contrasto con i principi costituzionali». Lusi accusò i colleghi di aver «creduto, per comodo, alla favola del mostro» e fece ricorso. E adesso che la delibera di espulsione è stata annullata, chiede al Pd di rispettare la decisione: «Berlinguer? Anche i professori sbagliano... Avevano fretta, ma potevano seguire le regole e farla più pulita. Poiché tutti siamo umani e possiamo fallire, mi interessa che la sentenza venga onorata da chi è stato sconfitto». In che modo? «Adesso c è una dirigenza nuova, molto più illuminata risponde l ex tesoriere della Margherita. Troverei ridicolo continuare a fare scontro, questa è una partita che si chiude con intelligenza». E cioè, ammettendo la responsabilità e non presentando appello: «Può anche finire qua, ma devono ammettere di aver sbagliato a violare il codice etico». Berlinguer non risponde sì alla richiesta di Lusi, eppure ritiene «non peregrino» il giudizio del tribunale. «Il clima era tale per cui occorreva un provvedimento durissimo e tempestivo ricorda l allora presidente della commissione di garanzia. Forse sarebbe stato più efficace rispettare le procedure, ma la validità politica di quella scelta resta tutta». Perché Lusi non fu ascoltato? «C era una urgenza che il magistrato penale, per ora, ha suggellato come attendibile. Sulla validità sostanziale dell espulsione non torno indietro, ma forse serviva un po più di cautela». Monica Guerzoni

16 16 Venerdì 20 Febbraio 2015 Corriere della Sera Esteri Diplomazie di Ivo Caizzi Mogherini commissariata? Un caso in Europa a da poco superato i 100 giorni come Alto H rappresentante per la politica estera e di sicurezza dei 28 governi dell Ue, che è contemporaneamente anche vicepresidente della Commissione europea. Ma l ex ministro degli Esteri ed eurosocialista, Federica Mogherini, continua a dover confermare di avere assunto la pienezza dei suoi poteri davanti a continue indiscrezioni, analisi e interpretazioni su un suo depotenziamento o commissariamento di fatto. Ieri la sua precisazione scaturiva dalla decisione del presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean- Claude Juncker, di nominare come «consulente speciale» per la Difesa l ex commissario Ue francese e suo compagno nell europartito Ppe Michel Barnier. «Resta ovviamente nelle mie mani tutto ciò che il Trattato dà alla mia funzione, ovvero la guida della politica estera, di sicurezza e di difesa dell Ue», ha dichiarato Mogherini, precisando di aver concordato la nomina di Barnier «insieme al presidente Juncker». Appena insediata, però, l importante dialogo con l Iran (con delicata trattativa sull uso militare del nucleare) è stato delegato all Alto rappresentante uscente, la britannica Catherine Ashton, che nel suo quinquennio a Bruxelles non aveva certo brillato. Quando il negoziato sulla crisi in Ucraina tra l Ue e Mosca ha prodotto un incontro decisivo con il presidente Vladimir Putin, sono scesi in campo direttamente la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande. Mogherini non è stata invitata. In quell occasione, come con la nomina di Barnier, l ex responsabile della Farnesina ha affermato di puntare principalmente al «gioco di squadra», più che a esporre e a valorizzare la sua immagine individuale. Ma nelle istituzione europee di Bruxelles, dove lo spirito comunitario è infranto da continue e dure lotte di potere, in genere questa sua linea non paga. E, se continua così, nelle partite più importanti Mogherini rischia di essere schierata in difesa. O in panchina. La vicenda I sorvoli dei caccia e dei bombardieri russi sui confini dei Paesi Nato sono iniziati in contemporanea alla crisi in Ucraina I caccia Nato intervengono su base quotidiana Bombardieri russi sulla Cornovaglia I jet della Raf si lanciano all inseguimento e li scortano fuori dallo spazio aereo Il governo inglese: «Putin come l Isis, minaccia imminente anche per i Baltici» MOSCA Il passaggio di due bombardieri con la stella rossa vicino alla Cornovaglia dopo che avevano sorvolato il mare della Norvegia, ha riacceso le preoccupazioni della Nato e dell Occidente su quanto stanno facendo i militari russi da quando è iniziato il conflitto in Ucraina. Il ministro della Difesa britannico Michael Fallon è arrivato a dire che «la Russia costituisce un pericolo reale e presente» e l ha paragonato a quello derivante dallo Stato islamico. Il Cremlino ha naturalmente reagito, per bocca del portavoce Dmitry Peskov che ha quasi dato del mentecatto a Fallon: «La persona che ha fatto questi commenti non sembra in grado di comprendere ciò di cui sta parlando». CHI HA DETTO CHE LE JAGUAR SONO IRRAGGIUNGIBILI? JAGUARXFR-SPORTLAUNCHEDITION. LOSTILESPORTIVOÈGIÀSULLATUASTRADA. CosapotevamoaggiungereallatecnologiaevolutaealpiacerediguidadiXF?LostilesportivodiJaguar XF R-Sport Launch Edition. Il design dinamico è accentuato dal body kit aerodinamico, prese laterali in stile R,soglied ingressoevolanteconlogor-sport.all interno,comfortecuraneidettagli.unesempio? Isediliinmorbidapellemartellataconinsertiintessutoecucitureacontrasto. XF R-Sport 2.2D 200 CV Launch Edition con bluetooth, sensori di parcheggio posteriori e cerchi in lega da 18 è tua a 488* al mese, Tan 3,50%, TAEG 4,68%. JaguarèBestBrandsecondoilsondaggioWhatCar?J.D.Power2014. Per il terzo anno consecutivo l affidabilità di Jaguar è vincente. 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Intercettato Un Tupolev Tu-95, bombardiere strategico russo, in volo sui cieli d Europa Ma al ministro britannico si sono accodate anche altre personalità europee che hanno indicato i Paesi baltici come possibili nuovi obiettivi di Mosca. E hanno chiesto un rafforzamento della presenza dell Organizzazione Atlantica che deve essere pronta a «rispondere in maniera adeguata». Per la verità, successivamente tanto il primo ministro David Cameron quanto esponenti dei governi della Lettonia e dell Estonia hanno gettato acqua sul fuoco: «I russi stanno cercando di stabilire un qualche punto e non credo che dovremmo dare troppa dignità a questa cosa con una risposta eccessiva», ha detto Cameron. I due TU-95 provenienti dalla base di Engels sul Volga e poi scortati da quattro Typhoon della Raf, non sono i primi aerei russi a mettere in allarme la Nato. Tre settimane fa altri bombardieri erano passati sulla Manica, sempre nello spazio aereo internazionale, ma in un area molto trafficata. Come minimo c è il pericolo che queste manovre (il più delle volte a transponder spenti) mettano a rischio i voli civili. Sulla Gran Bretagna, ma anche nel Baltico e in Scandinavia. La Russia aumenta la sua presenza in risposta a quella che definisce una «provocatoria» espansione della Nato verso i suoi confini. L accresciuta attività russa fa salire l attenzione dei Paesi più vicini, soprattutto i piccoli Stati baltici che Picchiatore Secondo la tv tedesca il leader russo picchiava regolarmente la moglie Lyudmila facevano parte dell Unione Sovietica e nei quali esistono forti minoranze russe che si lamentano per il loro status. Il Cremlino afferma che sia «pura fantasia» pensare che esista un pericolo russo, ma i segnali stanno lì a confortare i più allarmisti. Test di missili intercontinentali fatti partire da sommergibili in pieno Atlantico; manovre con caccia-bombardieri d assalto e truppe missilistiche (ieri); annunci di nuovi radar per la protezione contro lanci di vettori balistici (sempre ieri). Gli scenari ai quali pensano taluni di coloro che abitano a ridosso delle frontiere russe sono quelli impiegati in Crimea (poi annessa) e nell Ucraina dell Est, ormai separata nei fatti dal resto del Paese. Così il rafforzamento della Nato accelera: la Gran Bretagna metterà a disposizione quattro caccia e mille uomini per la forza di risposta rapida. Tutto questo, inevitabilmente, indispettirà ancora di più Vladimir Putin. Soprattutto se è vero quello che ha raccontato il canale tv tedesco Zdf in base a non meglio specificati documenti segreti: l ex agente del Kgb è un uomo violento che picchiava regolarmente la moglie Lyudmila. Fabrizio Dragosei

17 Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio 2015 ESTERI 17 La fortezza anfibia Come Pechino ha edificato isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale a partire dall atollo di Gaven Marzo agosto gennaio 2015 LAOS CINA Mar Cinese Meridionale TAIWAN La vicenda Da anni la Cina rivendica la sovranità sul Mar Cinese Meridionale e in particolare sulle isole Spratly e Paracels Questi arcipelaghi, composti da atolli che emergono con la bassa marea sono però sono contesi anche da Vietnam, Malaysia, Brunei, Taiwan e Filippine: le acque sono ricche di risorse naturali Struttura originale Isola artificiale Struttura originale Canale dragato Eliporto Struttura originale ISOLE SPRATLY FILIPPINE Cina, Taiwan, Malaysia, THAILANDIA Brunei, Filippine e Vietnam vantano pretese di sovranità su tutto o parti di questo arcipelago sparso CAMBOGIA nel Mar Cinese Meridionale Atollo di Gaven Atollo di Huges VIETNAM Atollo Atollo di Fiery Cross di Johnson South Una Grande Muraglia nell oceano La Cina si allunga nei mari del Sud In costruzione isole artificiali per dominare le ricche acque lungo le rotte più contese DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PECHINO Nelle mappe ufficiali Gaven Reef è una scogliera disabitata al centro delle isole Spratly, nel Mar Cinese Meridionale. Quegli scogli affiorano solo con la bassa marea. Ma nelle immagini scattate a gennaio dai satelliti e analizzate dall agenzia «Jane s Defence», oggi Gaven Reef è una solida striscia in cemento di 75 mila metri quadrati con due moli, una pista per elicotteri, una costruzione quadrata con torri ai quattro angoli che possono ospitare postazioni antiaeree o radar. Gaven è diventata un isola artificiale fortificata e ci sventola la bandiera cinese. Le prime foto satellitari, all inizio del 2014, avevano rilevato solo un avamposto di 380 metri quadrati allestito dai genieri utilizzando una draga della marina. Gaven ha tre sorelle: Hughes La ricorrenza Festa grande È cominciato l Anno della Capra Addio al Cavallo, benvenuto alla Capra. Sono iniziati in Cina e in molti Paesi dell Estremo Oriente, nonché in molte comunità cinesi di tutto il mondo, i festeggiamenti per il Capodanno cinese 2015, che da ieri, 19 febbraio, segna l inizio dell Anno della Capra. Conosciuta anche come Festa di Primavera, o Capodanno Lunare, si tratta della più importante delle festività tradizionali. Per una settimana un miliardo di persone si spostano per riunirsi con le famiglie e festeggiare l evento. Reefs, Johnson Reef e Fiery Cross, tutte della stessa forma e dimensioni, con uguali installazioni in fase avanzata di preparazione. E tutte costruite dai cinesi. Sono circa a 210 miglia dalle Filippine e a 660 dalla costa della Cina. «È una campagna metodica, pianificata per costituire una catena di fortezze con capacità navale e aerea al centro delle Spratly», dice James Hardy, direttore di Jane s per l Asia Pacifico. Il sistema di costruzione appare standardizzato, la ricognizione ha segnalato la draga della marina cinese «Tian Jing Hao» in zona a partire dal I lavori partono con una prima piattaforma che poi viene allargata producendo il cemento da impianti allestiti sulla base. Il risultato è una sorta di Grande Muraglia in mezzo alle Spratly. L arcipelago, rivendicato da Manila e Pechino, è conteso anche da Brunei, Malaysia, Filippine, Taiwan e Vietnam. Le Filippine hanno portato la questione davanti a un tribunale dell Onu chiedendo l arbitrato internazionale, ma la Cina ha rifiutato di partecipare. Pechino va avanti con la politica del fatto compiuto. In gioco c è non solo la rivendicazione nazionale delle Spratly (che in cinese si chiamano Nansha), ma forse il controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale lungo le quali passano linee di approvvigionamento vitali anche per Sud Corea e Giappone. Metà del traffico mercantile mondiale naviga in zona; quasi un terzo del greggio e metà del gas liquido percorrono quella via oceanica; i fondali sono ricchi di giacimenti petroliferi e le acque sfruttate per la pesca. E la Cina, oltre alle Spratly, rivendica con aggressività il 90 per cento dei 3,5 milioni di chilometri quadrati di quel mare. 6 BRUNEI MALAYSIA i Paesi che rivendicano la sovranità sulle isole Spratly 4 gli atolli dell arcipelago che la Cina sta edificando per farne delle basi 660 la distanza in miglia delle Spratly dalla costa cinese (1.222 chilometri) km 300 d Arco A Johnson e Fiery i satelliti segnalano lavori per una striscia di cemento lunga tre chilometri e larga trecento metri: quanto basta per un aeroporto militare, strategicamente necessario alla Cina che dispone solo di una portaerei ancora in addestramento. Il genio cinese lavora in fretta alla catena di fortezze marine: «Dove avevamo osservato poche piattaforme ora ci sono isole artificiali con installazioni capaci di accogliere un numero rilevante di militari», ha detto James Hardy alla Cnn. Washington ha chiesto a Pechino di abbandonare i progetti di espansione territoriale nella zona, la Repubblica popolare ha risposto con un editoriale del quotidiano di partito Global Times: «Gli Stati Uniti non sono imparziali, parlano di stabilità nella regione ma vogliono solo contenere la Cina». In realtà, i cinesi erano gli unici tra i contendenti delle Spratly a non avere una base militare tra le isole. Ma niente di simile a una fortezza: i filippini mantengono un avamposto di uomini sperduti su una vecchia e arrugginita nave da sbarco americana, la «Sierra Madre», incagliata tra gli scogli per rivendicare la sovranità. Guido Rio, il samba del dittatore vince il Carnevale Dal leader della Guinea Equatoriale tre milioni di euro. Gli avversari: «Sfilata sporca di sangue» Despota Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è al potere in Guinea Equatoriale dal E il leader africano di più lungo servizio e uno dei tiranni più sanguinari Il figlio Teodorin, attuale vicepresidente, è nei guai con il Fisco francese RIO DE JANEIRO Spesso a vincere è la sfilata più bella, a volte quella più amata dalla sua torcida, ma ormai la regola è che il Carnevale di Rio de Janeiro venga risolto dal denaro: la scuola di samba che riempie prima la cassa e investe meglio ha un alta probabilità di portare a casa il titolo. E non esistono limiti o etica quando si tratta di raccogliere soldi. Il caso di quest anno è tra i più clamorosi: il Carnevale 2015 è stato vinto dalla scuola di samba Beija- Flor (colibrì, in portoghese) anche grazie all ingente finanziamento di un piccolo Paese africano, la Guinea Equatoriale. Secondo quanto rivelato dal giornale O Globo, sulla Beija- Flor sono piovuti 10 milioni di reais (circa 3 milioni di euro) regalati dal presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, uno degli uomini più ricchi d Africa e longevo dittatore: 35 anni filati al potere, dopo il solito golpe. La Beija-Flor è una delle scuole di samba più titolate di Rio e ha ottimi coreografi e ballerini. Quest anno ha vinto per la 13esima volta quello che viene definito il «più grande spettacolo della Terra». Ma la scelta di una sfilata sontuosa di colori ed effetti speciali, dal titolo «Uno sguardo sull Africa e la Guinea Equatoriale», è stata ovviamente influenzata dallo sponsor. I quadri della scuola si sono difesi sostenendo che la sfilata non affrontava temi politici, ma esaltava le bellezze naturali e gli animali del continente africano, al quale il Brasile tanto deve. Il legame tra la scuola carioca e la Guinea Equatoriale pare sia dovuto alla passione di uno dei figli del dittatore e vicepresidente, Teodorin Obiang, per Rio e il suo celebre Carnevale. Incurante delle critiche, l ospite africano è sceso al Copacabana Palace, l albergo più lussuoso della città, occupan- do la suite presidenziale e altri sei appartamenti per la sua comitiva di 30 persone. Al Sambodromo tribuna speciale e Dom Pérignon a fiumi. Lo scorso anno aveva invitato una delegazione della Beija-Flor nel suo Paese per festeggiare i 45 anni dell indipendenza, con la presenza della star della scuola, la bella Raissa Oliveira, di cui si era invaghito. Ora il rampollo del dittatore può tornare felicemente a casa con il titolo. Sul podio La scuola di samba Beija- Flor (colibrì, in portoghese), vincitrice a Rio (Afp) «Vittoria sporca di sangue», hanno commentato molti avversari della Beija-Flor. La Guinea Equatoriale è considerato uno dei Paesi più corrotti del mondo e le finanze personali della famiglia Obiang si confondono con quelle dello Stato, ricco di petrolio. Non è la prima volta che un Paese straniero investe pesantemente sul Carnevale di Rio e ne influenza l esito. Nel 2006 la scuola Vila Isabel vinse con il tema della fratellanza latinoamericana voluto dal suo finanziatore, il governo venezuelano allora guidato da Hugo Chávez. Il denaro arrivò dal colosso petrolifero Pdvsa. In altre occasioni il tema della sfilata è dettato dalle esigenze di una azienda sponsor. Ma prima era ancora peggio: per decenni il Carnevale di Rio è stato finanziato bicheiros, i re del gioco d azzardo clandestino. Rocco Cotroneo

18 18 Venerdì 20 Febbraio 2015 Corriere della Sera Cronache Gino Paoli indagato per evasione fiscale L accusa: chiese al commercialista come far rientrare 2 milioni dalla Svizzera. C è anche la moglie Parte del denaro da compensi alle Feste dell Unità. Tre mesi fa fermato al confine con contanti Chi è Gino Paoli (foto sopra), è nato nel 1934 a Monfalcone ma appartiene alla cosiddetta scuola genovese dei cantautori. L esordio discografico è del 59, il successo arriva due anni dopo come autore del «Cielo in una stanza». Paoli ha avuto anche una breve parentesi politica, essendo stato eletto come indipendente nelle liste del Pci nel 1987 GENOVA Terremoto giudiziario per Gino Paoli, patriarca dei cantautori italiani: mentre si trovava a Roma impegnato a difesa del diritto d autore nel ruolo di presidente della Siae, ieri mattina a Genova la Finanza perquisiva la sua abitazione per una presunta evasione fiscale. L artista è indagato per infedele dichiarazione dei redditi e esportazione di valuta insieme con la moglie Paola Penzo e con il commercialista Alfredo Averna; non sarebbe invece indagato un altro commercialista, Andrea Vallebuona, personaggio però chiave della vicenda. Proprio da una conversazione telefonica di Paoli con Vallebuona, intercettata dalla Finanza, è nata l inchiesta della Procura che ha portato alla perquisizione nel bell appartamento con terrazza vista mare di Nervi e negli uffici della società Sis Data nel centro di Genova dove hanno sede legale tre società riconducibili al cantautore o a suoi familiari. Vallebuona era intercettato nell indagine sulla Banca Carige che ha portato all arresto del commercialista, del presidente della banca Giovan Battista Berneschi e di altre sei persone. L artista ha telefonato a Vallebuona all inizio del 2014 come ha confermato lo stesso commercialista: «Paoli voleva conferirmi un incarico professionale... nel corso della conversazione è stato fatto cenno a problemi sul rientro di capitali dall estero». Il problema per Paoli sarebbe stato far rientrare in Italia 2 milioni di euro depositati nel 2008 su un conto in una banca svizzera, denaro non scudato e che non risulta nella dichiarazione dei redditi. Sul conto svizzero sarebbero confluiti si desume dalla conversazione fra i due anche pagamenti, a quanto si capisce in nero, per la partecipazione a una o più Feste dell Unità, a questi fa alme- Catania L ipotesi del perito: «Nicole nata morta» di Felice Cavallaro Mentre i genitori di Nicole vanno verso il cimitero quasi cullando la piccola bara bianca (foto), il sospetto del loro perito di parte è che la bimba potrebbe essere nata morta. E che la corsa in ambulanza a Ragusa sia stata una macabra messa in scena. Ma Antonio Di Pasquale, il pediatra che seguì il tormento di Nicole nella clinica Gibiino, ribatte: «Ho fatto tutto quello che si doveva. Ma quando chiami e richiami i colleghi delle terapie intensive troppo spesso ti rispondono che non c è posto. Va quasi sempre così Catania...». Di qui la decisione dei pm di indagare medici e infermieri di 4 ospedali. Compreso il Cannizzaro dov è sotto inchiesta anche il dottor Alessandro Rodonò, già denunciato da un anno per la morte di un altro neonato. no riferimento il cantautore per spiegare al professionista l origine del deposito. Pochi mesi dopo quella telefonata Vallebuona viene arrestato per la Carige, ha buon gioco nel dichiarare di non aver fatto concretamente nulla. La Finanza ha cercato documentazione che consenta di ricostruire quanto avvenuto sia nel 2008, all epoca dell apertura del conto, sia dopo la telefonata del Tutti i passaggi infatti sono al momento da verificare come ha sottolineato il procuratore capo Michele Di Lecce. L evasione contestata a Gino Paoli, calcolata sui 2 milioni di euro, sarebbe di 800 mila euro; nell inchiesta si inserisce un altro episodio: tre mesi fa l artista era stato fermato al confine con la Svizzera, aveva contanti oltre il limite consentito di 10 mila euro ed era stato multato. E contro Paoli si è espresso ieri il movimento del suo amico Beppe Grillo. «Aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso ha affermato il gruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera ma chiediamo di valutare le dimissioni» da presidente Siae per rispetto «verso migliaia di artisti che non ricevono i compensi trattenuti dalla Siae». Erika Dellacasa

19 Corriere della Sera Venerdì 20 Febbraio 2015 L inchiesta di Giovanni Bianconi DAL NOSTRO INVIATO MESSINA Si spostano nel Principato di Monaco le indagini sul patrimonio occulto di Francantonio Genovese, il deputato del Pd arrestato nel maggio scorso per truffa, peculato e altri reati. Accertamenti condotti dalla Procura di Messina in collegamento con quella di Milano, perché al centro dell inchiesta restano le polizze assicurative fittizie gestite da una società del gruppo bancario Credit Suisse, dietro le quali un migliaio di contribuenti italiani avrebbero nascosto circa 8 miliardi di euro. Uno di loro, inserito in un elenco di 351 persone già identificate, è l onorevole Genovese, che attraverso quel sistema avrebbe «assicurato» all estero 16 milioni e euro nel solo Ora però saltano fuori 10 milioni movimentati a partire dal 2013 su un conto corrente di Montecarlo, ed è per questo che i magistrati messinesi hanno avviato una rogatoria nel Principato, svelata ieri all udienza davanti al tribunale Rogatoria I pm di Messina hanno avviato una rogatoria nel Principato. Nella società anche la moglie «Altri 10 milioni all estero» Genovese e il conto a Monaco L accusa per il deputato pd. I soldi trasferiti dal Credit Suisse della libertà. Da gennaio Genovese è di nuovo in carcere per decisione della Cassazione, e i suoi legali vorrebbero farlo tornare almeno ai domiciliari. Per motivare le esigenze cautelari, la Procura ha rivelato questa parte di una nuova indagine per riciclaggio, avviata a carico del deputato e di sua moglie, basata proprio sulla scoperta dei soldi all estero. Tutto nasce da una recente segnalazione di operazione bancaria sospetta arrivata da Montecarlo, secondo la quale «fondi di importo consistente, per l ammontare complessivo di 10 milioni di euro, sono stati trasferiti su un conto esistente presso un intermediario monegasco e intestato alla società panamense Palmarich Investments S.A., riconducibile a Genovese Francantonio e a sua moglie, Schirò Chiara». Così si legge nella rogatoria che ora è a disposizione degli avvocati difensori, i quali fra qualche giorno presenteranno le loro controdeduzioni. Quei soldi, secondo i controlli svolti finora, arriverebbero dal Credit Suisse e sono legati all incasso di una delle polizze finte accese alle Bermuda, che per l Agenzia delle entrate servivano a celare i patrimoni al fisco. Ma a differenza della polizza del 2005, questa non era intestata a Genovese né a sua moglie. Un indizio secondo i pm coordinati dai procuratori aggiunti di Milano Francesco Greco e di Messina Sebastiano Ardita che porta a ipotizzare l uso di prestanome da parte di altri personaggi. In ogni caso, dalla Svizzera e dietro lo schermo delle polizze bermudesi, i 10 milioni sono finiti a Monaco, a disposizione di una società panamense. Le indagini nel Principato hanno consentito di collegare la Palmarich all onorevole Genovese, contattato per dare una spiegazione dell operazione sospetta. «Allo scopo di ostacolare l identificazione della probabile provenienza delittuosa del denaro riassume la rogatoria Genovese e Schirò Chiara avrebbero giustificato questi accrediti affermando trattarsi di fondi provenienti da una eredità a seguito della morte del padre, Luigi Genovese». Tuttavia, Luigi Genovese, senatore democristiano tra il 1972 e il 1994, «da accertamenti compiuti risulta tuttora in vita». Per l avvocato Nino Favazzo, difensore dell onorevole Francantonio, i soldi arrivati a Monaco non sono altro che parte di quelli già segnalati dall Agenzia delle entrate, «vicenda di carattere fiscale che è già in via di definizione». Nessuna provenienza illecita, quindi e nessun riciclaggio. Ma l accusa resta e insiste: «L attività di riciclaggio internazionale da parte del Genovese risulta ipotizzabile anche alla luce di taluni fatti emersi in occasione di viaggi all estero da costui effettuati», hanno scritto nella richiesta di assistenza giudiziaria il procuratore aggiunto Ardita e i sostituti Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti. In particolare, nel luglio 2004 quando era consigliere regionale in attesa di diventare sindaco di Messina, già entrato nella direzione della Margherita nella lunga transumanza che l ha portato dalla Dc al Pd passando da Cdu, Udr e Ppi fu Indagine a Pisa Maxi buco all Istituto di fisiologia del Cnr PISA Buco da 3,4 milioni di euro nel bilancio di una delle strutture di ricerche più blasonate d Italia: l Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa. È quanto emerge da un indagine della Procura che ha aperto un fascicolo per truffa dopo una segnalazione del neo direttore del dipartimento Giorgio Iervasi. Nel mirino dei pm, che hanno disposto perquisizioni nella sede dell Istituto culminate con il sequestro di alcuni documenti, ci sono i bilanci 2013 e S indaga anche sull ex capo dell ufficio entrate dell Istituto, licenziato di recente perché senza laurea. M. Ga. Indagato Francantonio Genovese, nato nel 68, eletto alla Camera con il Partito democratico, è stato sindaco di Messina fermato alla frontiera svizzera con tre assegni, senza data, «di importo consistente». E a fine febbraio 2013, eletto deputato per la seconda volta, venne controllato dalla Guardia di Finanza, a Chiasso mentre rientrava in Italia dalla Svizzera, con euro in contanti. L inchiesta per riciclaggio si aggiunge a quella sfociata nel processo, fissato a breve, in cui Genovese è imputato di aver intascato finanziamenti pubblici attraverso il sistema degli enti per la formazione professionale, e anche in quel caso il deputato per l accusa ha usato diverse società riconducibili a lui che erano scatole vuote per far transitare i soldi. Come la società panamense con il conto a Montecarlo, sospettano gli inquirenti. L indagine della Procura di Milano prosegue per venire a capo del presunto imbroglio delle polizze assicurative gestite dalla società del gruppo Credit Suisse per nascondere i capitali all estero; quella sullo Stretto per capire se il patrimonio accumulato da Genovese e occultato tra Svizzera, Bermuda e Montecarlo, sia di provenienza lecita e nascosto solo per evadere il fisco, oppure se sono soldi non solo suoi, arrivati da chissà dove. Magari da altri reati. La vicenda Il deputato del Pd Francantonio Genovese era finito in carcere nel maggio scorso per truffa, peculato e riciclaggio. Le indagini erano partite dalla Procura di Messina Ora la stessa Procura (con quella di Milano) indaga Genovese con l accusa di aver portato all estero milioni di euro attraverso un sistema di polizze di assicurazione fittizie CRONACHE 19 Expo e Procura di Milano Sul pedinamento Robledo attacca Boccassini e Bruti «Bugie al Csm» MILANO Lasciato incancrenire dal precedente Consiglio superiore della magistratura, come già gli altri nodi del contrasto tra il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e il suo capo Edmondo Bruti Liberati, il «giallo» del doppio pedinamento nelle indagini Expo ripiomba sul nuovo Csm e sul nuovo procuratore generale della Cassazione con un colpo di scena. Davanti al Csm il 12 maggio 2014, infatti, Bruti aveva detto che Robledo, «pur informato di un pedinamento in corso» nell inchiesta Expo condotta dai pm Gittardi e D Alessio con il procuratore aggiunto Boccassini, aveva «disposto analogo pedinamento», creando «una situazione surreale... Solo la reciproca conoscenza del personale della Guardia di Finanza incontratosi sul terreno ha consentito di evitare gravi danni alle indagini». E il pm Boccassini aveva rincarato: «Purtroppo è successo... I finanzieri che lavoravano con Gittardi e D Alessio hanno fatto passi indietro» e «appena visti i colleghi, che erano sullo stesso osso, se ne sono andati. Dopodiché è ovvio che Gittardi e D Alessio hanno riferito l episodio al procuratore». Ma Robledo, che aveva sempre negato di aver disposto un pedinamento, in ciò confortato anche da una dichiarazione della GdF, scrive a D Alessio se sia stato lui a raccontare l episodio a Bruti, così come riferito dal pm Boccassini al Csm. E D Alessio in una lettera datata 26 novembre 2014 gli risponde: «Ritengo di escludere, per quanto mi consta, di aver riferito al procuratore l episodio specifico». Robledo Due lettere Uno dei due pm citati come fonte dal capo dell antimafia nega, l altro rinvia la risposta lo domanda allora a Gittardi, che risponde: «Non risultano comunicabili le informazioni richieste, presupponendo la diffusione in ambito esterno anche del contenuto di atti nell ambito di procedimento (Expo, ndr) ancora pendente. Ove richiesto, al venir meno dei vincoli, le fornirò nelle competenti sedi istituzionali». «Risposta palesemente pretestuosa», la definisce ora Robledo nell inviare ieri le due lettere al Csm e al procuratore generale della Cassazione: perché, a suo avviso, per il sì «sarebbe sufficiente il riferimento agli atti di polizia giudiziaria già protocollati e depositati», e per il no «non sarebbe necessario alcun riferimento, come nella risposta del collega D Alessio». Robledo, appena trasferito in via disciplinare a Torino dal Csm per i suoi rapporti con l avvocato della Lega Domenico Aiello, chiede allora al Csm di «convocare i pm Gittardi e D Alessio per accertare quanto davvero accaduto. E ripristinare la verità dei fatti, a tutela della dignità della Procura». Luigi Ferrarella

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