CRISI E REVISIONE DELLA REGOLAMENTAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI

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1 CRISI E REVISIONE DELLA REGOLAMENTAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI Alberto Franco Pozzolo Università degli Studi del Molise Scuola superiore dell economia e delle finanze Ezio Vanoni Roma, 12 febbraio 2013

2 Introduzione Gli effetti della crisi finanziaria iniziata nell estate 2007 sono ancora evidenti in quasi tutti i paesi più sviluppati Le cause della crisi, la piùforte dalla Grande Depressione degli anni Trenta, sono tuttora oggetto di analisi e discussione Vi èforte consenso che le lacune dell assetto istituzionale e regolamentare del sistema finanziario siano tra le cause principali, anche se non le sole, della crisi finanziaria Le iniziative di politica economica concordate a livello internazionale stanno modificando radicalmente il quadro istituzionale e regolamentare del sistema finanziario, con l obiettivo di evitare che una crisi analoga si possa ripetere In questa lezione cercheremo di capire quali sono state la causedella crisi finanziaria e quali sono i principi ispiratori delle riforme, evidenziandone poi i punti di forza e le possibili debolezze

3 Piano della presentazione I fatti: l evoluzione dei mercati finanziari nel periodo precedente la crisi finanziaria del 2007 lo scoppio della crisi e le prime reazioni di politica economica il fallimento di Lehman e la crisi finanziaria sistemica dal crollo dell economia reale ai primi segnali di ripresa dalla crisi finanziaria alla crisi del debito sovrano Gli interventi: le linee di riforma della regolamentazione del sistema finanziario i nessi tra crisi bancaria e crisi del debito sovrano le recenti decisioni in ambito europeo Le sfide aperte

4 Le condizioni prima della crisi finanziaria Prima del 2007: l inflazione era bassa e stabile la crescita economica era sostenuta e stabile si discuteva di come il sistema economico avesse raggiunto una fase di grande moderazione Vi era inoltre un diffuso consenso (con poche voci critiche) che: il rischio finanziario era contenuto (come evidenziato dai premial rischio) la vigilanza sugli intermediari finanziari era sofisticata ed efficace le assicurazioni sui depositi limitavano fortemente i rischi di una corsa agli sportelli le banche centrali erano in grado di intervenire efficacemente in caso di una crisi di liquidità

5 Le cause macroeconomiche della crisi (1) Le principali cause macroeconomiche della crisi iniziata nel 2007 sono state individuate: negli elevati squilibri finanziari globali nella politica monetaria espansiva degli Stati Uniti, a fronte del timore di deflazione e della contenuta dinamica dei prezzi Gli squilibri globali sono legati all elevato livello del debito pubblico e privato negli Stati Uniti e al forte risparmio nei paesi emergenti e in quelli esportatori di petrolio Nei paesi emergenti, l elevato livello di risparmio è dovuto: alle ridotte opportunità di investimento interne al limitato sviluppo dei mercati finanziari e delle ridotte opportunitàdi diversificazione dei portafogli al desiderio di assicurarsi contro il rischio del ripetersi di una crisi finanziaria come quella della fine degli anni Novanta

6 Le cause macroeconomiche della crisi (2) La disponibilitàdi finanziamenti a basso costo, garantiti dagli afflussi di risparmio dall estero, ha favorito: il finanziamento dei mutui per l acquisto e la costruzione di abitazioni e beni durevoli (i prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti trail 1996 e il 2007 sono cresciuti del 124%) l emergenza di bolle sui prezzi delle attivitàfinanziarie (legate ai bassi tassi di interesse e ai bassi premi al rischio) La crescita della domanda di abitazioni ha determinato un aumento dei prezzi, favorendo la crescita dei consumi attraverso l effetto ricchezza Le distorsioni finanziarie hanno favorito i prestiti e gli investimenti in settori con una produttività attesa superiore a quella reale Parallelamente, la fortissima crescita dei volumi lordi di attività e passività sull estero ha amplificato il contagio internazionale in seguito alla revisione della composizione dei portafogli da parte degli investitori

7 Le cause microeconomiche della crisi Gli squilibri macroeconomici sono stati possibili, e forse amplificati, a causa di alcune forti distorsioni di natura microeoconomica: le famiglie non hanno prestato la dovuta attenzione a come venivano investiti i loro risparmi i managersdelle societàfinanziarie hanno sottovalutato i rischi degli investimenti e privilegiato i ritorni di breve periodo, anche a causa di incentivi salariali distorti (e.g., le stock options) le agenzie di rating hanno utilizzato modelli di valutazione delrischio basati su dati storici inadeguati per valutare strumenti innovativi con elevati rischi nelle code della distribuzione gli intermediari hanno avuto incentivi distorti nel valutare il rischio di credito perché potevano trasferirlo sui titoli cartolarizzati l azione delle autoritàdi vigilanza si èrivelata, ex-post, fortemente inadeguata

8 Dalla crisi finanziaria alla crisi del debito sovrano Dall esplosione della crisi finanziaria del 2007 possono essere identificate almeno 5 diverse fasi: : la crisi dei mutui subprimee il crollo degli investimenti di portafoglio : la crisi sistemica e il crollo della liquidità : la crisi economica, gli stimoli fiscali e gli stabilizzatori automatici : la crisi del debito sovrano : la crisi di fiducia in Europa

9 2007: la crisi dei mutui subprime(1) Il 16 luglio 2007, Bear Stearns rivelò che due suoi sub-prime hedge funds avevano registrato ingenti perdite; dopo pochi giorni il mercatodegli Asset Backed Commercial Papers (ACBP) l chiuse di fatto le contrattazioni La banca tedesca IKB, incapace di rinnovare i suoi finanziamenti a breve termine, venne salvata con un piano organizzato da Bundesbank e BaFin Il crollo della fiducia nel mercato interbancario, non garantito, portò a una crisi di liquidità, che spinse la BCE a intervenire il 9 agosto con un intervento di finanziamento per 95 miliardi di euro, seguito in dicembre da un nuovo intervento per 300 miliardi Gli investitori iniziarono a liquidare le posizioni in Residential Mortgage Backed Securities (RMBS), determinando un crollo dei prezzi (fire sales) pari in alcuni casi all 80% del valore iniziale (il 60% anche per alcune tranches AAA) Il 16 marzo 2008 la FED favorìl acquisto di Bearn Sterns, oramai fallita, da parte di JP Morgan Chase

10 2007: la crisi dei mutui subprime(2) Le banche europee non erano direttamente esposte nel mercato dei mutui subprime americani, ma furono ugualmente colpite dalla crisi perché: molte banche europee detenevano ingenti quantitàdi RMBS nel portafoglio di negoziazione (trading book), classificati come magazzino per il market-making(le cui perdite possono essere non registrate fino a 12 mesi in base agli IFRS) ma consistenti di fatto in posizioni di carry tradecon l obiettivo di favorire la redditivitàdel portafoglio obbligazionario l incertezza sul valore delle attivitàdi queste banche rese impossibile rinnovare i finanziamenti a breve termine sui mercati interbancari La BCE supplìalla carenza di liquiditàcon operazioni straordinarie di finanziamento e, successivamente, riducendo la qualitàdelle garanzie richieste

11 2008: la crisi sistemica e il crollo della liquidità(1) Il salvataggio di Bearn Sterns aveva ridotto i timori nei mercati finanziari, ma a giugno emersero nuove difficoltàda parte delle assicurazioni, che coprivano il rischio di credito delle banche per permettere minori accantonamenti di capitale Tra luglio e settembre la situazione delle agenzie pubbliche americane (Freddie Mac e Fannie Mae) si deteriorò ulteriormente, fino al loro commissariamento Il 12 settembre il fallimento di Lehman Brothers aprìla fase piùacuta della crisi, che divenne sistemica A parte l effetto diretto del fallimento di Lehman sul mercato dei derivati, le conseguenze maggiori derivarono dalla convinzione degli investitori che un istituzione finanziaria globale poteva fallire

12 2008: la crisi sistemica e il crollo della liquidità(2) Le fonti di finanziamento si esaurirono per tutte le banche, redendo in molti casi insufficienti anche le iniezioni di liquiditàdecise dalle banche centrali L assenza di limitazioni nelle esposizioni interbancarie aveva portato molte banche, anche di media e piccola dimensione, ad avere ingenti esposizioni anche internazionali, superiori al loro capitale L entitàdella crisi rese necessari in molti paesi interventi pubblici per la ricapitalizzazione delle banche Anche i fondi monetari, in particolare negli Stati Uniti, vennero colpiti dalla crisi si confidenza e subirono una corsa agli sportelli che rese necessario un nuovo intervento governativo In Europa, il sistema delle assicurazioni sui depositi si rivelòin molti casi inadeguato, rendendo necessaria la copertura da parte dello Stato

13 2009: la crisi economica e gli interventi fiscali A partire dall inizio del 2008, gli effetti della crisi finanziaria avevano iniziato ad estendersi all economia reale, a causa: del crollo dei prezzi delle attività mobiliari e immobiliari delle crescenti difficoltàdi finanziamento degli investimenti e dei consumi L effetto della crisi sistemica del 2008 sull andamento del PIL fu fortissimo, amplificato da un crollo senza precedenti del commercio internazionale La situazione dei mercati finanziari iniziava invece a migliorare, con le fonti di finanziamento si esaurirono per tutte le banche, redendo in molti casi insufficienti anche le iniezioni di liquidità decise dalle banche centrali La crescita dei corsi delle attivitàfinanziarie permise alle banche di migliorare la redditività, ritornando in alcuni casi a distribuire utili e bonus

14 2010: la crisi del debito sovrano Il debito pubblico complessivo dell area dell euro ammontava nel 2011 all 87% del PIL, un livello comparabile con quello degli Stati Unitie significativamente inferiore a quello del Giappone Tuttavia, alcuni paesi dell area dell euro hanno livelli di assai piùelevati della media, e l area non èun unione fiscale Nel 2009 il governo greco annunciò che il livello del debito pubblico del paese era molto superiore a quanto annunciato in precedenza, creando forti tensioni sul mercato dei titoli di stato europei Nel maggio 2010 la Grecia ottenne il primo di una lunga serie dipacchetti di aiuti finanziari, nel novembre 2010 ottenne aiuti anche l Irlanda, nell aprile 2011 il Portogallo L aumento dei tassi di interesse si estese alle banche, che oltre a registrare perdite a causa della caduta dei corsi obbigazionari,iniziarono ad avere forti problemi di finanziamento a medio e a lungo termine

15 2011: la crisi di fiducia in Europa (1) Nell estate 2011 la crisi del debito sovrano si estese alla Spagna, soprattutto a causa della debolezza del sistema bancario, e all Italia Gli investitori esteri, in particolare i fondi americani, ridussero la loro esposizione verso l Europa, determinando forti tensioni anche sui corsi azionari delle banche Di fronte alle difficoltàdi finanziamento e alla crescente incertezza sulla stabilitàdel sistema bancario europeo, le banche hanno ridotto le loro esposizioni internazionali, determinando un ampiamento dei differenziali tra i paesi europei nel costo del credito al dettaglio e all ingrosso

16 2011: la crisi di fiducia in Europa (2) Le politiche fiscali restrittive introdotte in Spagna e in Italia hanno favorito un allentamento delle tensioni sul mercato dei titoli di Stato apartire dai primi mesi del 2012 Gli accordi sul ruolo dello European Financial Stability Mechanism (EFSF), dello European Stability Mechanism (ESM), l approvazione del Fiscal compact e gli ingenti finanziamenti a medio termine della BCE hanno avuto un ulteriore effetto positivo sui mercati finanziari La decisione nel giugno 2012 di creare la European banking unione la dichiarazione del presidente della BCE di difendere con ogni mezzo l euro ebbe ulteriore effetti positivi sui mercati finanziari Tra il 2008 e ottobre 2011, i governi dei paesi europei hanno impegnato oltre miliardi di euro (il 36.7% del PIL della UE) per sostenere il sistema bancario Gli aiuti effettivamente utilizzati ammontavano a fine 2010 e 409 miliardi per le ricapitalizzazioni e il sostegno al valore delle attività, e miliardi sotto forma di garanzie e altri contributi alla liquidità

17 Le lezioni della crisi La crisi finanziaria iniziata nel 2007 e i successivi effetti sulla sostenibilità dei debiti sovrani hanno evidenziato numerose lacune dell assetto istituzionale e regolamentare del sistema finanziario internazionale Nel 15 novembre 2008 nel meeting di Washington, i paesi del G20 concordarono di 'realizzare riforme che rendano piùsolidi i mercati finanziari e strutture di regolamentazione che permettano di evitare crisi future, con particolare attenzione alla cooperazione internazionale tra le autorità di vigilanza nazionali Le linee di riforma decise negli anni successivi dal Comitato dibasilea e dalle principali autoritàdi vigilanza sono il frutto di una serie di evidenze emerse dalla crisi

18 La crisi e i problemi del sistema finanziario La crisi ha evidenziato numerosi problemi del precedente assettodei mercati finanziari: gli intermediari troppo grandi (too-big-to-fail) o troppo complessi (too-complex-to-fail) per poter fallire il rischio di contagio in seguito al fallimento di intermediari con un ruolo centrale nel sistema (too-interconnected-to-fail) o soggetti a shock troppo correlati (too-many-to-fail) l arbitraggio regolamentare e il ruolo del sistema finanziario ombra la scarsa capitalizzazione gli incentivi distorti delle strutture di governance i costi eccessivi dei salvataggi per i contribuenti lo scarso coordinamento internazionale delle autorità di vigilanza la scarsa attenzione al rischio sistemico e alla vigilanza macroprudenziale Le riforme del sistema finanziario sono andate nella direzione di limitare questi problemi

19 Le banche che non possono fallire Il problema di evitare che vi siano banche che per motivi diversi non possono essere lasciate fallire è alla base delle riforme volte a: ridurre la dimensione delle banche, anche richiedendo una maggiore capitalizzazione alla banche più grandi penalizzare le banche eccessivamente interconnesse, soprattutto a livello internazionale semplificare le strutture di controllo separare le attivitàpiùrischiose da quelle piùtradizionali (depositi, prestiti e gestione dei pagamenti) semplificare le procedure fallimentari Per ridurre i costi per il contribuente, sono stati aumentati gli incentivi affinchégli azionisti controllino le attivitàdei managers, imponendo che subiscano il costo di eventuali salvataggi

20 Le autorità di vigilanza La responsabilitàdelle attivitàdi vigilanza èstata rivista in quasi tutti i principali paesi, con un generale rafforzamento della posizione delle banche centrali, il cui ruolo è stato centrale nelle fasi più acute della crisi In particolare: èstato rafforzato il coordinamento tra le diverse autoritàdi vigilanza presenti nei singoli paesi èstato rafforzato il potere discrezionale delle singole autoritàin caso di crisi è stata accresciuto il ruolo della vigilanza macroprudenziale sono stati estesi i poteri e le competenze delle autoritàdi vigilanza a settori di mercato in precedenza più liberi si sono trovate linee di fondo della riforma ispirate a principicondivisi a livello internazionale

21 La riforma del sistema finanziario in Europa In Europa, il primo passo nel processo di riforma del sistema divigilanza è stato ispirato dal rapporto del Gruppo de Larosiere Seguendo in buona parte le indicazioni del Gruppo, la vigilanza europea dei mercati finanziari èorganizzata nello European System of Financial Supervision, composto da: European Banking Authority (EBA), che ha il compito di coordinare le attività di vigilanza bancaria European Securities and Markets Authority (ESMA), responsabile della vigilanza sui mercati European Insurance and Occupational Pensions Authority (EIOPA) Presso la BCE èinsediato inoltre lo European Systemic Risk Board (ESRB), responsabile della vigilanza macroprudenziale

22 Le riforme recenti in Europa Tre importanti riforme sono state recentemente proposte in Europa: la Capital Requirement Directive (CRD IV), che recepisce in larga misura le riforme proposte dal Comitato di Basilea (Basilea III) la Recovery and Resolution Directive la proposta di introdurre un Single Supervisory Mechanism (SSM),che attribuisce alla BCE la responsabilitàdella vigilanza su tutte le banche dell area dell euro L approvazione dello European Financial Stability Mechanism (EFSF) e dello European Stability Mechanism (ESM) hanno inoltre reso piùincisivo il ruolo delle autorità europee nel fronteggiare le crisi bancarie

23 La Capital Requirement Directive (CRD IV) La CRD IV recepisce le indicazione di Basilea III in materia di: liquidità, fissando un Liquidity Coverage Ratio dal 2015 e valutando l introduzione di un Net Stable Funding Ratio dal 2018 capitale, rendendo piùstringenti le definizioni di Common Equity Tier 1 Capital (CERT1), prevedendo un graduale incremento dei minimi regolamentari al 4,5% e al 6% entro il 2015 e introducendo buffers per il mantenimento del capitale minimo (2,5%) e anticiclici rischio di controparte, con livelli di capitalizzazione piùelevati e incentivi a utilizzare controparti centralizzate Prevede inoltre una maggiore armonizzazione della regolamentazione, attraverso la stesura di un single rule book per le attività di vigilanza

24 La Recovery and Resolution Directive Il 6 giugno 2012 la Commissione europea ha adottato una proposta legislativa per le procedure di salvataggio e risoluzione delle banche in difficoltà L obiettivo della direttiva èdi creare un assetto normativo e istituzionale in grado di: limitare gli effetti sulla stabilità finanziaria del sistema assicurare che gli azionisti contribuiscano adeguatamente al processo di risanamento minimizzare i costi per i contribuenti

25 Il Single Supervisory Mechanism (SSM) Facendo seguito alle deliberazioni del Summit dei capi di stato e di governo del 29 giugno 2012, il 12 settembre 2012 la Commissione europea ha avanzato una proposta per la creazione di un unione bancaria Il 12 dicembre i ministri delle finanze dell'ue hanno concordatoun pacchetto di interventi che istituisce un meccanismo di vigilanza unico degli enti creditizi In base alla proposta: i compiti di vigilanza bancaria sono attribuiti alla (BCE) il sistema di rappresentanza all interno dell EBA viene ridefinito

26 I compiti di vigilanza della BCE In base alle decisioni del Consiglio europeo: la BCE saràresponsabile dal 1 marzo 2014 o 12 mesi dopo l'entrata in vigore della normativa se tale data èposteriore dell'efficace funzionamento globale del meccanismo di vigilanza unico ed eserciterà la vigilanza diretta sulle banche della zona euro i compiti di politica monetaria e di vigilanza della BCE saranno rigorosamente separati la vigilanza saràdifferenziata e la BCE la eserciteràin cooperazione con le autorità di vigilanza nazionali Il meccanismo di vigilanza unico èil primo passo verso l unione bancaria, che includerà anche: un corpus unico di norme un sistema comune di garanzia dei depositi un meccanismo di risoluzione unico per le crisi

27 La European Financial Stability Facility (EFSF) La European Financial Stability Facility (EFSF) èun fondi di diritto privato approvato dai paesi dell area dell euro il 9 maggio 2010 con il fine di erogare aiuti finanziari agli stati membri L EFSF può emettere obbligazioni, coperte da garanzie fornite dagli Stati membri della zona euro, o altri strumenti di debito sul mercato finanziario per raccogliere i fondi necessari a: fornire prestiti ai paesi della zona euro in difficoltà finanziarie ricapitalizzare le banche acquistare sul mercato primario titoli del debito sovrano degli stati membri La concessione di finanziamenti ècondizionale all accettazione di un piano nazionale di stabilità, concordato con la Commissione europea e l FMI Dopo gli ultimi accordi del 2011, l EFSF ha una capacitàcomplessiva di garanzia pari a miliardi di euro Attualmente, l EFSF ha erogato prestiti a favore di Irlanda, Portogallo e Grecia

28 Lo European Stability Mechanism (ESM) Lo European Stability Mechanism (ESM) èun organizzazione intergovernativa con sede in Lussemburgo nata nel luglio 2012 L ESM ha un capitale sottoscritto di 700 miliardi di euro, di cui 80 miliardi effettivamente erogati La funzione dell ESM èdi: emettere prestiti per assicurare assistenza finanziaria ai paesiin difficoltà acquistare titoli di Stato sul mercato primario e secondario subordinatamente a condizioni quali l accettazione di un programma di correzioni macroeconomiche La capacità di prestito effettiva dell ESM è di 500 miliardi di euro

29 Il Liikanen report La definizione della nuova architettura di vigilanza del sistemabancario e finanziario europeo è ancora in fieri Nel febbraio 2012 il Commissario per il mercato interno e i servizi finanziari Michel Barnier ha incaricato un gruppo presieduto dal governatore della Banca di Finlandia Erkki Liikanen di preparareun rapporto sulla riforma del sistema bancario europeo Il rapporto, pubblicato il 2 ottobre 2012 propone quattro principali linee di intervento: la separazione delle attività di negoziazione per conto proprio i meccanismi di salvataggio e risoluzione la capitalizzazione la corporate governance

30 Le attività di negoziazione per conto proprio Secondo il Gruppo Liikanen, le attivitàdi negoziazione per conto proprio devono essere separate dalle attività bancarie tradizionali La separazione, simile a quella prevista dalla Volker Rule contenuta nel Dodd- Frank Act degli Stati Uniti, garantirebbe l isolamento delle attività bancarie tradizionali, la cui cessazione potrebbe creare forti effetti sistemici, dai rischi legati alle attività di negoziazione Le attivitàdi negoziazione dovrebbero essere in capo a unitàcon capitalizzazione separata rispetto al resto della banca quando superano un certo ammontare e non sono collegate alle attivitàdi negoziazione per conto della clientela Barclays, BNP Paribas, Deutsche Bank, Nordea, Royal Bank of Scotland e Société Générale hanno oltre il 30% delle attivitàtotali nel portafoglio di negoziazione Le garanzie esplicite e implicite sui depositi che si stima abbiano l effetto di accrescere di 3 gradi il rating delle banche sarebbero in questo modo limitate alle attività tradizionali

31 I piani di risanamento e la capitalizzazione Il gruppo enfatizza inoltre che èfondamentale prevedere dei piani di recupero e risoluzione (recovery and resolution) efficaci e realistici A questo proposito, ritiene importante che venga definito un insieme di strumenti che consentono di ampliare automaticamente la capitalizzazione delle banche in caso di necessità(bail-in) I titoli convertibili dovrebbero essere collocati al di fuori del sistema bancario, preferibilmente presso investitori a lungo termine Il grado di capitalizzazione delle banche dovrebbe essere accresciuto e il trattamento dei rischi nei modelli interni dovrebbe essere reso più severo Il rapporto tra attivitàponderate per il rischio e attivitàtotali èassai eterogeneo, e inferiore proprio per le banche con un piùampio portafoglio di titoli negoziabili e derivati

32 La corporate governance Le preoccupazioni espresse nel Liikanen report in relazione ai problemi di corporate governance riguardano: la scarsa rappresentanza degli stakeholdersnei consigli di amministrazione delle banche l eccessivo potere degli amministratori rispetto al presidente e ai responsabili della gestione dei rischi la scarsa trasparenza dei trasferimenti intra-gruppo l insufficienza delle verifiche dell adeguatezza professionale degli amministratori la scarsa incisività delle sanzioni

33 Gli obiettivi raggiunti dalle riforme Una parte degli obiettivi del progetto di riforma europeo sono in procinto di essere raggiunti, attraverso le azioni già decise o programmate: rafforzare la capacitàdelle banche di assorbire shock idiosincratici e sistemici, soprattutto nelle aree maggiormente esposte a tali rischi (maggiore capitalizzazione, separazione delle attività, requisiti per le SIBs) ridurre la prociclicità dei requisiti regolamentari (buffers prociclici) ridurre il rischio di bolle speculative nei mercati delle attività finanziari (vigilanza macroprudenziale) eliminare le corse agli sportelli, soprattutto nei mercati all ingrosso (finanziamenti a breve della BCE e prestiti a medio termine dell ESM) assicurare la possibilitàdi risolvere efficacemente e rapidamente le banche in difficoltà con costi limitati sui contribuenti (recovery and resolution directive)

34 Gli obiettivi ancora in discussione Una parte degli obiettivi non paiono essere invece ancora oggetto di azioni specifiche: accrescere la soliditàdelle infrastrutture di mercato e degli intermediari non bancari accrescere la capacitàdi gestione dei rischi e migliorare gli incentivi dei managers e delle autorità di vigilanza Un ulteriore aspetto nodale rispetto al quale non pare si sia ancora trovato l accordo per un percorso di riforma condiviso a livello europeo è il grado di centralizzazione delle procedure di vigilanza e di intervento all interno dell unione bancaria

35 Alcune questioni aperte sull unione bancaria L unione bancaria europea è un passo essenziale: per spezzare il circolo vizioso tra crisi bancaria a crisi del debito sovrano per facilitare la risoluzione dei fallimenti di banche multinazionali, contribuendo al completamento del mercato unico Due elementi fondamentali di un unione bancaria sono: un quadro comune di vigilanza un meccanismo per amministrare le situazioni di crisi Nell attuale dibattito, tre importanti aspetti sono oggetto di discussione: la configurazione delle istituzioni che devono essere create per l assicurazione sui depositi e le procedure di risoluzione la ripartizione dei costi (il burden sharing) dei salvataggi da parte dei governi e le connesse implicazioni per un unione fiscale la gestione della fase di transizione e la ripartizione dei costi già sostenuti

36 Le sfide ancora irrisolte L unione bancaria europea riduce radicalmente gli effetti delle esternalità negative del fallimento di un intermediario finanziario, diminuendo il grado di rischiosità sistemica Il grado di coordinamento internazionale pare invece ancora insufficiente rispetto all elevata interconnessione del sistema finanziario mondiale Nonostante il sostanziale successo delle azioni decise per fronteggiare la crisi finanziaria, le soluzioni oggi proposte paiono spingere verso una maggiore segmentazione dei mercati anzichéverso un maggiore coordinamento delle autorità di vigilanza Per evitare una simile deriva è fondamentale: ridurre il margine per l arbitraggio regolamentare accrescere con forza il grado di trasparenza dei mercati e il grado di esposizione al rischio di ciascun agente migliorare il sistema di governance e allineare gli incentivi di managers e azionisti

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