INTRODUZIONE. Nel secondo capitolo viene affrontata la situazione finanziaria greca negli anni

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1 INTRODUZIONE L'argomento del presente lavoro è la crisi del debito pubblico greco del 2010, che ha scosso, con la situazione finanziaria difficile, anche gli altri paesi e le fondamenta erette per difendere l'euro. La Grecia ha sempre convissuto con una finanza pubblica vulnerabile. Gli accadimenti del 2010 non sono un caso. Per evidenziare anche questo effetto si è deciso di analizzare le misure fiscali che le autorità hanno adottato e l'andamento dei conti pubblici greci. Il primo capitolo affronta il percorso che gli Stati europei hanno intrapreso per l'adozione dell'euro nel rispetto prima dei criteri di convergenza, e delle regole in materia di politica fiscale del Patto di stabilità e crescita poi. L'attenzione, in seguito, si concentra sulla situazione economica e finanziaria greca negli anni novanta. Il decennio del novanta è caratterizzato da una forte instabilità politica nei primissimi anni con conseguenze negative sull'economia, e l'aumento del debito pubblico fino al E dalla decisione della Grecia di intraprendere la strada del consolidamento fiscale a partire dal 1993, per essere in grado di rispettare i criteri di convergenza nel 1999 ed essere ammessa all'euro nel Nel secondo capitolo viene affrontata la situazione finanziaria greca negli anni 1

2 successivi all'adozione dell'euro fino al Questi sono per la Grecia anni di forte crescita economica che tuttavia, non si riflette in modo positivo sul debito pubblico e sul disavanzo di bilancio. Infatti i continui disavanzi registrati portano il Consiglio a notificare alla Grecia nel 2004 l'avvio della procedura per deficit eccessivo e il conseguente invito a ridurre il disavanzo pubblico nel Il terzo capitolo affronta la crisi del biennio La crisi finanziaria internazionale provoca una forte recessione anche dell'economia greca, che si riflette negativamente sulla finanza pubblica greca. Inoltre, la politica fiscale espansiva decisa dal governo contribuisce a peggiorare ulteriormente la situazione della finanza pubblica. Tale decisione, accompagnata dalla diminuzione del tasso di crescita del Pil, ha effetti negativi sui conti pubblici con il disavanzo e il debito pubblici che aumentano. A dicembre del 2009 il nuovo governo di centro sinistra decide di adottare decisioni in materia fiscale che prevedono l'aumento delle entrate e la diminuzione della spesa pubblica per stabilizzare i conti pubblici Il quarto capitolo si propone di presentare l'evoluzione della crisi del debito pubblico nel 2010 e le decisioni adottate dal governo ellenico per ridurre il disavanzo pubblico, e del meccanismo europeo di stabilizzazione deciso a favore della Grecia dai paesi dell'eurozona per salvaguardare l'euro. In particolare vengono presentati i due piani di consolidamento fiscale decisi dal governo a gennaio e a marzo. Maggiore attenzione viene dedicata al terzo programma di consolidamento fiscale concordato con il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea e la Banca centrale europea a maggio in cambio dell'aiuto finanziario da parte delle tre istituzioni. Nel capitolo conclusivo vi sono anche alcune considerazioni sul dibattito avviatosi con la crisi greca riguardo alla modifica delle regole del Patto di stabilità e crescita e su una possibile strategia da adottare per ridurre i debiti degli Stati membri. 2

3 CAPITOLO 1 LA GRECIA VERSO L'EURO, La creazione dell'euro e il Patto di stabilità e crescita La creazione dell'euro Nel 1957, con i Trattati di Roma, sei paesi europei, Italia, Germania, Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo, crearono la Comunità economica europea (Cee), con l'obiettivo di una maggiore integrazione economica da realizzarsi inizialmente mediante l'unione doganale. Gli Stati membri della Cee sono poi aumentati progressivamente, così come le loro competenze, che, con il Trattato di Maastricht, si sono estese anche ad ambiti non economici. Nel 1973 entrarono a fare parte della Comunità il Regno Unito, la Danimarca e l'irlanda, nel 1981 vi aderì la Grecia, nel 1986 la Spagna e il Portogallo, nel 1990, dopo l'unificazione, l'ex Germania est, nel 1993 l'austria, la Svezia e la Finlandia. I paesi dell'ex blocco sovietico, in particolare, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Polonia, più Cipro e Malta vi 3

4 aderirono nel 2004, e nel 2007 la Romania e la Bulgaria. I Trattati di Roma non avevano previsto l'istituzione di una politica economica e monetaria comune. Era previsto solo un coordinamento delle politiche monetarie, e a tal fine fu creato un Comitato monetario 1. In seguito, negli anni '60, furono istituiti il Comitato di politica economica a breve termine (1960), il Comitato di bilancio (1964), e il Comitato dei governatori delle banche centrali con funzione consultive (1964), e fu adottato dal Consiglio dei ministri il Piano Barre (1969) che prevedeva la concertazione delle politiche economiche e monetarie tra gli Stati membri. Gli anni '70, in seguito alla fine del sistema di Bretton Woods, furono anni di instabilità e di rallentamento produttivo durante i quali gli Stati decisero di lasciar fluttuare le proprie valute e il processo di integrazione economica subì un'interruzione. Il processo riprese nel 1979, quando fu creato il Sistema monetario europeo (SME), un regime a cambi fissi basato su di una moneta-paniere, l'ecu, l'antesignano dell'euro, il cui valore era uguale alla somma di quantità fisse di ciascuna moneta comunitaria calcolata in base alla forza economica di ciascun paese. Il margine di fluttuazione tra le valute era del +/-2,25%, con la sola eccezione dell'italia a cui era stato concesso un margine del +/-6%. Lo SME prevedeva, inoltre, meccanismi di credito tra gli Stati membri, che erano tenuti a trasferire ad un fondo comune il 20% delle loro riserve in valuta e in oro. L'obiettivo principale dello SME era quello di ripristinare e instaurare una zona di stabilità monetaria fondata sui cambi fissi. La stabilizzazione dei tassi di cambio e la conseguente riduzione dell'inflazione avrebbero favorito la ripresa del processo di integrazione europea. Il passaggio decisivo verso l'euro si ebbe nella seconda metà degli anni '80, in particolare quando il Consiglio europeo di Hannover del 1988 incaricò il 1 Trattato di Roma 1957, artt. 104, 105,

5 Comitato Delors di presentare un rapporto sull'unione economica e monetaria. Tale rapporto fu presentato e approvato nel 1989 e in esso era previsto un percorso per la creazione dell'euro in tre tappe. Tra il 1 luglio del 1990 e la fine del 1993 si sviluppò la prima fase, contraddistinta dalla liberalizzazione dei movimenti di capitali, dal rafforzamento della cooperazione tra le banche centrali e dall'obiettivo della convergenza tra le economie favorita da un maggior controllo delle politiche economiche degli Stati membri. Nel 1992 il Trattato di Maastricht inserì nel Trattato CE l'unione economica e monetaria (titolo VII, artt ), prevedendo anche i divieti di finanziamento monetario dei disavanzi pubblici, di accesso privilegiato delle autorità pubbliche al mercato per il collocamento del debito pubblico e di divieto di salvataggio finanziario dei paesi membri. Nella seconda fase, dal 1994 al 1998, nacque l'istituto monetario europeo (IME), dotato di personalità giuridica e formato dai governatori delle banche centrali dei paesi dell'ue, con il compito di rendere omogenei i contesti monetari degli Stati membri e di preparare la creazione della futura Banca centrale europea. In questa seconda fase si verificò il raggiungimento della completa autonomia delle banche centrali, il divieto di finanziamento del settore pubblico da parte delle banche centrali e il perseguimento da parte dei paesi membri dei cinque parametri necessari per poter aderire alla moneta unica. Tali parametri erano: un rapporto debito/pil non superiore al 60%, un rapporto deficit/pil non superiore al 3%, la partecipazione allo SME da almeno due anni prima dell'introduzione della moneta unica rispettando la banda di oscillazione, un tasso di inflazione non superiore di 1,5 punti rispetto alla media dell'inflazione dei tre Stati con l'inflazione più bassa, e tassi di interesse a lungo termine non superiori di 2 punti rispetto alla media dei tassi di interesse a lungo termine dei tre Stati membri con i livelli più bassi. Nel caso il rapporto debito/pil di uno Stato membro superasse il 60%, occorreva che tale rapporto mostrasse una tendenza alla diminuzione. 5

6 Il 2 maggio 1998, sulla base dei risultati raggiunti nel 1997 quanto a perseguimento dei parametri di convergenza, il Consiglio europeo indicò a maggioranza qualificata e su raccomandazione dell'ecofin gli Stati ammessi alla moneta unica. Inizialmente i paesi furono 11, a cui si aggiunsero in seguito la Grecia nel 2001, la Slovenia nel 2007, Cipro e Malta nel 2008 e infine nel 2009 la Repubblica Slovacca. In prospettiva, tutti i paesi dell'unione europea saranno obbligati ad adottare l'euro, tranne la Gran Bretagna e la Danimarca per i quali non è previsto tale obbligo. Per i paesi che non aderiscono ancora all'euro è previsto l'ingresso facoltativo nello SME 2, un accordo di cambio europeo che obbliga gli Stati a impegnarsi a mantenere il tasso di cambio delle loro monete rispetto all'euro all'interno di una banda di oscillazione concordata. Il primo giugno 1998 l'istituto monetario europeo venne sostituito dal Sistema europeo di banche centrali composto dalla Banca centrale europea e dalle Banche centrali nazionali degli Stati membri dell'unione europea. Nel 1999 ebbe inizio la terza fase, caratterizzata dall'introduzione dell'euro per le transazioni finanziarie e con i tassi di conversione fissati irrevocabilmente tra le varie valute nazionali dei paesi aderenti e l'euro. L'introduzione della moneta unica ha determinato la necessità di creare nuove istituzioni, in primis la Banca centrale europea (Bce) e il Sistema europeo di banche centrali (SEBC), entrambi pienamente indipendenti sia dagli Stati membri sia dalle istituzioni e dagli organi comunitari in base all'articolo 108 del Trattato. La Banca centrale europea è l'organo incaricato decidere e condurre la politica monetaria comune mantenendo, in conformità con il principio di un'economia di mercato e in libera concorrenza, la stabilità dei prezzi all'interno dell'ue. Inoltre ha il monopolio dell'emissione delle monete, può svolgere operazioni sui cambi, detiene e gestisce le riserve ufficiali degli Stati membri, promuove il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. 6

7 Per rafforzare la responsabilità e la disciplina finanziaria, la Bce e le Banche centrali degli Stati membri, in base all'articolo 101 del Trattato, non possono concedere <<scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, [ ], alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri [...]>> così come non possono acquistare direttamente presso di essi titoli di debito. Inoltre, al fine di garantire la disciplina fiscale da parte degli Stati membri partecipanti sono previsti, oltre ai divieti di cui all'articolo 101, anche il divieto di salvataggio finanziario da parte della Comunità (art.103) e il divieto del settore pubblico di ottenere un accesso privilegiato alle istituzioni finanziarie (art.102). L'articolo 103 del Trattato sostiene che <<La Comunità non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali, dagli enti regionali, locali, o altri enti pubblici, da altri organismi di diritto pubblico o da imprese pubbliche di qualsiasi Stato membro [ ]. Gli Stati membri non sono responsabili né subentrano agli impegni dell'amministrazione statale, degli enti regionali, locali o degli altri enti pubblici, di organismi di diritto pubblico o da imprese pubbliche di un altro Stato membro [ ]>>. Mentre l'articolo 102 del Trattato <<vieta qualsiasi misura [ ] che offra alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri un accesso privilegiato alle istituzioni finanziarie>> Il Patto di stabilità e crescita Al fine di integrare le disposizioni del Trattato di Maastricht in previsione della creazione della moneta unica, venne adottato il 17 giugno 1997, con una risoluzione del Consiglio europeo di Amsterdam, il Patto di stabilità e crescita, 7

8 volto a garantire la disciplina di bilancio nell'ambito dell'unione economica e monetaria. Il Patto di stabilità è costituito dalla risoluzione del Consiglio europeo del giugno 1997 e da due regolamenti del Consiglio del 7 luglio 1997 e rappresenta un vincolo per il saldo di bilancio e per il debito pubblico degli Stati membri. Il Patto è stato poi rivisto nel 2005, garantendo maggiore flessibilità e discrezionalità agli Stati membri per ciò che concerne il risanamento dei conti e la possibilità di conseguire obiettivi differenziati che tengano conto della situazione di ciascuno Stato membro, diverso dall'obiettivo del saldo in pareggio o in attivo. Il Patto è stato adottato per evitare che i singoli paesi possano danneggiare l'euro con politiche fiscali troppo espansive creando disavanzi pubblici elevati per periodi prolungati. Tali politiche provocherebbero un aumento eccessivo del debito pubblico, portando il paese vicino alla bancarotta. Inoltre, l'attuazione di una politica monetaria ordinata non deve essere ostacolata da politiche fiscali espansive non opportune degli Stati membri, che potrebbero portare ad un'espansione della domanda aggregata e quindi ad un aumento dell'inflazione, costringendo la Bce ad adottare politiche monetarie restrittive indesiderate. Le politiche macroeconomiche dei paesi dell'area dell'euro devono essere conformi alle disposizioni del Patto, che obbliga i membri a praticare politiche fiscali prudenti e a mantenere una posizione finanziaria vicina all'equilibrio di bilancio nel medio termine e al massimo registrare un disavanzo pubblico del 3% in rapporto al Pil. L'obiettivo di un saldo di bilancio in pareggio consente di affrontare eventuali fasi di rallentamento economico senza far superare al disavanzo il 3% del Pil. Per ciò che concerne il rapporto debito pubblico/pil, questo non deve essere superiore al 60%, e nel caso in cui dovesse essere superiore, deve avere la tendenza a diminuire. Gli Stati che aderiscono all'euro hanno l'obbligo di rendere pubblico ogni anno un programma di stabilità a medio termine, su base pluriennale e aggiornato ogni anno, che contenga previsioni macroeconomiche e le stime che ne conseguono 8

9 sull'evoluzione delle entrate tributarie e della spesa pubblica. I programmi sono esaminati dal Consiglio che, se lo ritiene opportuno, indirizza, su proposta della Commissione, delle raccomandazioni a quei paesi che si discostano troppo dagli obblighi del Patto. Per gli Stati che non rispettano le disposizioni del Patto sono previste delle sanzioni. Il Consiglio ECOFIN, una volta accertata l'esistenza del disavanzo, a seguito dei pareri del Comitato economico e finanziario e della Commissione, formula le raccomandazioni assegnando allo Stato membro un termine di 4 mesi per ottemperarvi. In caso di inadempienza lo Stato è tenuto a pagare una sanzione che consiste inizialmente in un deposito infruttifero, presso la Commissione, costituito da un elemento fisso dello 0,2% del Pil e da un elemento variabile legato all'ampiezza del disavanzo. Qualora lo Stato coinvolto non si riallinei entro due anni, il deposito infruttifero si converte in una vera ammenda, non più restituibile, e la Banca europea per gli investimenti viene invitata a rivedere la propria politica di prestito nei confronti dello Stato in questione. 1.2 L' economia greca negli anni novanta La presente sezione si propone di evidenziare lo stato della finanza pubblica greca nel decennio degli anni novanta. In particolare vengono evidenziate le difficoltà della Grecia nei primi anni novanta a causa dell'eredità degli anni ottanta. In questa prima parte l'instabilità politica provoca conseguenze negative sull'economia e un aumento del debito e dei disavanzi pubblici a causa dell'espansione della spesa pubblica. Nel secondo periodo, dal 1993 in poi vengono evidenziati i risultati economici che permettono alla Grecia di rispettare, 9

10 nel 1999, i criteri di convergenza richiesti dal Trattato di Maastricht per adottare l'euro nel La situazione economica e finanziaria agli inizi degli anni '90 Il seguente paragrafo evidenzia i motivi alla base della difficile situazione della finanza pubblica greca agli inizi degli anni '90. Tabella 1.1- Dati macroeconomici e conti pubblici, anno % Tasso di crescita del 3,5-0,1 1,8 Pil Tasso d'inflazione 13,6 19,9 19,7 Valori in rapporto al Pil Debito pubblico 69,2 90,1 92,3 Saldo di bilancio -12, ,9 Fonte dati: Fondo monetario internazionale Gli anni '80 hanno visto l'egemonia politica del Pasok, caratterizzata da aumenti salariali e interventi pubblici, attuati quasi sempre secondo una politica clientelare. Aumento della spesa pubblica sotto elezioni, numerose assunzioni nel settore pubblico con i dipendenti pubblici aumentati di quasi un terzo, nazionalizzazioni, banche costrette a finanziare il debito pubblico e ad accollarsi prestiti dubbi, distribuiti con la garanzia dello Stato e l'indicazione del beneficiario da parte del Pasok. Gli aiuti forniti dalla Cee, inoltre, sono stati quasi sempre utilizzati per pagare gli interessi sul debito pubblico e per gli stipendi, invece che in investimenti. 10

11 Nel 1989 Andreas Papandreou è costretto alle dimissioni dopo una serie di scandali che lo hanno visto coinvolto per abuso di potere e sottrazioni indebite di fondi statali per favorire il proprio partito e creare una stampa fedele. Così, nei primi anni novanta, quasi il 70% dell'economia è in mano pubblica, comprese una quarantina delle maggiori imprese del paese. Il sistema fiscale riguarda ancora quasi solo salariati e pensionati. Ad Atene, infatti, sostengono che il paese è povero ma in realtà i greci sono ricchi. Gli esperti dell'ocse affermano che le varie stangate governative non sembrano avere grandi effetti sul livello dei consumi. L'evasione fiscale è infatti molto diffusa, e ogni 100 dracme di reddito nazionale ufficiale, ce ne sono altre di lavoro nero nelle tasche dei greci. Sul piano politico la Grecia è segnata dall'instabilità e le tre elezioni politiche che si susseguono in soli dieci mesi tra il 1989 e il 1990 hanno il risultato di ostacolare per un anno le attività produttive del settore pubblico, e peggiorare ulteriormente lo stato delle finanze pubbliche. Le tre consultazioni consecutive in meno di un anno, accompagnate dalle forti agitazioni sindacali, sprofondano il paese nella sottoproduttività. In seguito a questa situazione iniziano ad arrivare gli avvertimenti della Cee, del Fondo monetario internazionale e dell'ocse che mettono in guardia il paese, proponendo <<un piano di risanamento draconiano>> 2. La Commissione europea in un documento approvato il 3 luglio 1991 afferma che la situazione greca è veramente <<difficile>>. Le autorità greche sono invitate a ridurre il deficit pubblico, pena l'adozione di multe da parte della Comunità e la sospensione degli aiuti. Solo dopo le elezioni dell'aprile 1990 il paese si stabilizza dal punto di vista politico con l'arrivo al potere del governo conservatore guidato dal leader di Nuova Democrazia, Constantin Mitsotakis. Le principali misure adottate dal nuovo governo riguardano inizialmente 2 Francoise Arvanitis, La Grecia sfiduciata torna a votare, <<La Repubblica>>, 29 marzo

12 l'economia, in particolare il bilancio pubblico. Viene così attuato un piano di risanamento che prevede, tra le altre misure, anche il blocco dei salari degli impiegati pubblici, la liberalizzazione dei prezzi e la privatizzazione delle imprese statali. Tale impegno del governo greco, accompagnato dalla promessa di ulteriori misure di risanamento, come la riduzione dei dipendenti pubblici del 10%, permette alla Grecia di ottenere un prestito dalla Cee. Il Consiglio dei ministri delle finanze dei dodici paesi che allora facevano parte della Cee decide infatti di accordare un prestito pari a 1600 milioni di euro. In cambio, il governo greco si impegna a ridurre l'inflazione di 7 punti percentuali entro il Il prestito della durata di sei anni viene concesso in tre quote. La prima, pari a 700 milioni è resa immediatamente disponibile, le altre due quote pari a 450 milioni ciascuna verranno accordate in seguito alle valutazioni del Consiglio dei ministri delle finanze e della Commissione Cee circa il rispetto degli impegni di politica economica presi dal governo greco 3. La scommessa sulla quale si basa il successo del piano di risanamento è quella del fisco. Viene pertanto adottata la riforma fiscale che prevede aliquote più leggere, sanzioni penali e blocco dei beni per gli evasori. Le autorità greche sperano che questa riforma possa consentire di mantenere lo stesso gettito previsto con le vecchie norme, grazie al recupero del reddito finora nascosto. Per consentire ciò viene introdotto un sistema di controlli incrociati. Infatti, con il primo controllo incrociato della storia fiscale greca, si scoprono un milione di piccoli evasori, in pratica un contribuente su quattro. Pertanto, per evitare situazioni di evasione fiscale, il governo decide di introdurre un sistema computerizzato per la macchina tributaria. Naturalmente questa situazione dà vita ad un dibattito all'interno del governo greco. Alcuni sostengono che non ci sia più spazio per nuove imposte perché il limite della tolleranza è stato raggiunto. 3 Franco Papitto, Prestito CEE alla Grecia, <<La Repubblica>>, 26 febbraio

13 Anche il sistema pensionistico viene riformato per evitare una situazione esplosiva che grava notevolmente sulla spesa pubblica. Infatti, nel 1990 le spese per le pensioni superano i contributi di 7 punti percentuali. Per coprire il divario, vengono erogati trasferimenti dal bilancio statale che ammontano al 4% del Pil. Viene anche aumentata l'aliquota per i contributi, e la Grecia diventa uno degli Stati con il più alto costo del lavoro non salariale 4. Una tassa progressiva viene inoltre applicata su tutte le pensioni, dell'1% per quelle che superano le 100 mila dracme, e del 5% per quelle che superano le 500 mila dracme mensili. Le spese pubbliche vengono ridotte mediante l'abbandono dell'indicizzazione delle pensioni ai salari. Le pensioni del sistema privato seguono gli incrementi delle pensioni dei dipendenti pubblici. Dopo l'introduzione della riforma i contributi aumentano e le spese diminuiscono di un punto e mezzo sul Pil 5. Un'altra misura prevista dal piano di risanamento è la messa in vendita di 35 isole greche del Peloponneso. Tale misura non ha prodotto gli effetti desiderati dato che sono mancati gli acquirenti interessati ad un simile investimento. In seguito al suddetto piano di risanamento in Grecia scoppiano le proteste. Attentati contro le sedi del Ministero dell'economia, la Confederazione generale dei sindacati unitari e la Federazione degli industriali. Parallelamente si ha una situazione di guerra aperta tra i sindacati greci e il governo conservatore di Mitsotakis. Infatti, dopo l'ennesimo sciopero indetto dalla Confederazione generale dei lavoratori greci e dalla Federazione dei funzionari, il primo ministro sceglie la strada dell'intransigenza dichiarando di voler portare il progetto di legge sulla riforma che prevede tagli al regime di sicurezza sociale al voto del Parlamento senza ulteriori discussioni con le parti sociali. Il piano di risanamento non riesce a risolvere i problemi della Grecia. Gli 4 Ocse, Economic Survey of Greece, Ocse, The problems and prospects faced by pay-as-you-go pension system: a case study of Greece,

14 investimenti esteri sono pochi, gli aiuti europei sono utilizzati per pagare gli interessi sul debito e la Grecia continua a scivolare all'indietro. La Cee decide di sospendere la seconda tranche, con un giudizio assai aspro sulla politica greca. Il motivo dell'interruzione degli aiuti della Cee è il modo con cui certi obiettivi sono stati perseguiti: il deficit è bruscamente diminuito, ma per metà grazie allo slittamento forzoso degli interessi sul debito, gli stipendi pubblici sono stati bloccati, ma con sgravi fiscali fino al 14%. Inoltre, vi è il problema del costo del debito pubblico che continua a salire. In questa situazione diventa difficile riuscire a ridurre la spesa pubblica considerando l'aumento della spesa per interessi. E gli avanzi primari non compensano una spesa per interessi altissima che da sola serve a creare il disavanzo di bilancio Il processo di convergenza Dopo l'entrata in vigore del Trattato di Maastricht, che richiede agli Stati di rispettare i parametri di convergenza ricordati in precedenza per poter adottare l'euro, inizia il processo di stabilizzazione della Grecia. Nel presente paragrafo, viene pertanto evidenziato il percorso della Grecia teso a rispettare i parametri di Maastricht. Nel periodo la Grecia riesce a conseguire dei risultati economici che le permettono di adottare l'euro nel Il miglioramento della posizione di bilancio è conseguito tramite un aumento delle entrate e una diminuzione della spesa per interessi, mentre le spese al netto degli interessi sono aumentate. 14

15 Tabella 1.2- Dati macroeconomici e conti pubblici, anno % Tasso di crescita del Pil Tasso d'inflazio ne ,7-1,6 2 2,5 2,6 3,5 3,1 3,4 4,5 4, ,7 10,8 9,3 8,3 5,5 4,5 2,5 2,9 3,7 Tasso di 8,7 9,7 9, ,3 10,3 11,1 11,9 11,2 10,7 disoccup azione Debito 99,2 111,8 110,4 111, ,6 94, ,4 103,7 Entrate 33, ,6 37,5 37, ,5 41, ,9 Spese 40, ,7 44,6 42,7 44,9 44,3 44,4 46,7 45,3 Saldo di -7,1-8 -7,1-7,1-5,1-5,9-3,8-3,1-3,7-4,4 bilancio Spesa per 11,7 12,8 14,1 12, ,4 9,5 8,6 6,4 6,3 interessi Spesa al 29,1 30,2 29,6 32,5 30,7 33,5 34,8 35,8 40,3 39 netto degli interessi Saldo 4,6 4, ,9 5,5 5,7 5,5 2,7 1,9 primario Fonte dati: Fondo monetario internazionale, Eurostat Osservando i dati della tabella 1.2 vediamo come le entrate pubbliche aumentino tra il 1992 e il 1999 di 7,6 punti, passando dal 33,7% al 41,3% del Pil, mentre la spesa pubblica, anziché diminuire, aumenta di 3,6 punti, dal 40,8% al 44,4% del Pil. Un aumento dato da una riduzione di 3,1 punti degli interessi e un aumento di 6,7 punti della spesa primaria. A seguito di tali andamenti, nello stesso periodo il disavanzo pubblico diminuisce 15

16 di circa 4 punti, passando dal 7,1% nel 1992 al 3,1% del Pil nel Il rapporto debito pubblico/pil diminuisce dal 99,2% nel 1992 al 94% nel Dai dati della tabella 1.2 osserviamo come il debito pubblico aumenti notevolmente dal 1992 al 1996, salvo poi iniziare a diminuire fino al L'aumento delle entrate pubbliche totali è dovuto all'aumento di quattro punti delle imposte dirette ed in particolare delle imposte sui redditi da lavoro e su quelli di capitale. Come si è visto, la spesa pubblica totale maggiore è dovuta all'aumento della spesa primaria, in particolare la spesa per i salari e le indennità salariali dei dipendenti del settore pubblico e delle pensioni che aumentano di un punto. L'avanzo primario nel 1999 è superiore al dato registrato nel 1992, ma osservando la tabella 1.2 vediamo che dal 1994 in realtà l'avanzo primario si riduce dal 7% al 5,5% del Pil nel L'eccezione all'aumento della spesa pubblica è data dal 1996, quando la politica fiscale del governo è evidentemente restrittiva. Si registra una contrazione della spesa pubblica totale dal 44,6% nel 1995 al 42,7% nel La diminuzione di due punti rispetto all'anno precedente della spesa pubblica al netto degli interessi è dovuta principalmente alla contrazione della voce altre spese e dei sussidi. Pur tra oscillazioni, rispetto al valore del 1993, il debito pubblico in rapporto al Pil diminuisce a causa della progressiva riduzione dei disavanzi pubblici e per effetto della buona crescita economica. Il processo di stabilizzazione iniziato dal governo ellenico a partire dal 1993 permette alla Grecia di ottenere miglioramenti nella situazione della finanza pubblica per il 1999, l'anno in cui viene valutato il perseguimento dei criteri di convergenza per decidere l'adesione della Grecia all'euro. Anche il tasso d'inflazione nel 1999 scende di 12 punti rispetto al 1992, generando la diminuzione dei tassi d'interesse nominali (effetto Fisher). 16

17 1.2.3 L'entrata nell'euro Il 19 di giugno 2000 si tiene a Santa Maria da Feira il Consiglio europeo che mediante la decisione 2000/427/EC 6 decide l'adozione dell'euro da parte della Grecia a partire dal primo gennaio 2001, in quanto la Grecia nel 1999 ha rispettato le condizioni necessarie per poter entrare a fare parte dei paesi che hanno adottato l'euro. In particolare il Consiglio afferma che la Grecia non è più sottoposta alla procedura per deficit di bilancio eccessivo, che durante i due anni di permanenza della dracma nello SME non vi sono state grandi tensioni sul cambio e che quindi la Grecia ha ottemperato anche a questo criterio. Il Consiglio ritiene inoltre che la legislazione greca, incluso lo Statuto della Banca centrale nazionale, risulti compatibile con il Trattato e con lo Statuto del Sistema europeo delle banche centrali. Le deroghe che erano state adottate in precedenza nei confronti della Grecia vengono quindi abrogate dal 1 gennaio 2001 ed il tasso di conversione dracma/euro viene fissato a 340,750 dracme per un euro. Dopo il 1999, tuttavia, nonostante i richiami dell'unione europea, osservando i dati della tabella 1.2, notiamo come i conti pubblici greci tornino a peggiorare. Il disavanzo pubblico, a fronte di una spesa pubblica maggiore e di entrate inferiori, passa dal 3,1% nel 1999 al 4,4% del Pil nel L'avanzo primario si riduce dal 5,5% nel 1999 all'1,9% del Pil nel 2001, per effetto soprattutto di un aumento di 3,2 punti della spesa primaria. Tali cambiamenti, accompagnati da un tasso di crescita del Pil elevato ma in ogni caso inferiore al tasso d'interesse medio sul debito, provocano l'aumento del rapporto debito pubblico/pil dal 94% nel 1999 al 103,7% nel Official Journal of the European Communities L167/19,

18 Per quanto riguarda la struttura del debito pubblico possiamo osservare che cambia la composizione del debito. Si ha un'inversione di tendenza rispetto al passato, in quanto aumenta la percentuale di titoli con scadenza a lungo periodo, che giunge al 21%. Una spiegazione potrebbe essere la maggiore fiducia che si è venuta a creare dopo l'ammissione della Grecia all'euro, che parrebbe aver ridotto il rischio di una possibile insolvenza dello Stato. 1.3 Considerazioni di sintesi Con il Trattato di Maastricht entrato in vigore nel 1993 gli Stati membri dell'unione europea decidono di creare una moneta unica, l'euro. Per poter adottare l'euro gli Stati devono rispettare i parametri di Maastricht. I criteri di convergenza impongono agli Stati membri di mantenere il rapporto debito pubblico PIL sotto il 60% e il disavanzo di bilancio sotto i 3 punti percentuali del PIL, partecipare allo SME da almeno due anni prima dell'introduzione della moneta unica rispettando la banda di oscillazione, un tasso di inflazione non superiore di 1,5 punti rispetto alla media dell'inflazione dei tre Stati con l'inflazione più bassa, e tassi di interesse a lungo termine non superiori di 2 punti rispetto alla media dei tassi di interesse a lungo termine dei tre Stati membri con livelli più bassi. Il 17 giugno 1997, con una risoluzione del Consiglio europeo di Amsterdam, viene adottato il Patto di stabilità e crescita. Le politiche macroeconomiche dei paesi dell'area dell'euro dovranno essere conformi alle disposizioni del Patto, che obbliga i paesi membri a praticare politiche fiscali prudenti e a mantenere bilanci pubblici equilibrati per evitare possibili rischi di bancarotta. 18

19 Nei primi anni novanta la situazione economica e politica greca risulta essere difficile. L'instabilità politica del 1989/1990 si riflette sull'economia con un tasso di crescita negativo nel 1990 e un con disavanzo pubblico che aumenta fino al 14% nel Il problema maggiore è dato dalla spesa pubblica utilizzata per la ricerca del consenso a ridosso delle elezioni e durante le fasi recessive. Il gettito maggiore ricavato dalle riforme fiscali non viene impiegato per conseguire l'equilibrio di bilancio ma utilizzato per espandere ulteriormente la spesa pubblica e quindi peggiorare la situazione della finanza pubblica. A fronte degli elevati disavanzi e della bassa crescita economica il rapporto debito pubblico/pil aumenta. Nel 1993 la Grecia inizia un processo di consolidamento fiscale riuscendo anche grazie alla sua crescita economica a ridurre progressivamente il disavanzo pubblico e a invertire l'aumento del debito pubblico dal Nel 1999 vengono valutati i risultati del processo di convergenza e la Grecia appare sostanzialmente in regola e pertanto le viene consentito di adottare l'euro nel Tuttavia, a partire dal 1999, si ha un'inversione di tendenza rispetto al periodo precedente. Il disavanzo di bilancio e il debito pubblico tornano a peggiorare, soprattutto a causa dell'aumento della spesa al netto degli interessi che riduce l'avanzo primario. Pertanto, l'aggiustamento realizzato non è sufficiente a garantire finanze pubbliche stabili. Come abbiamo potuto osservare, la Grecia ha registrato disavanzi pubblici lontani dall'equilibrio di bilancio e un debito pubblico piuttosto elevato e mai veramente sulla strada della stabilizzazione. 19

20 CAPITOLO 2 GLI ANNI DEL BOOM ECONOMICO, Il bilancio pubblico negli anni di forte crescita Questa sezione si propone di evidenziare la situazione dei conti pubblici greci nel periodo che va dal 2001 al In questi anni la Grecia registra un tasso di crescita del Pil elevato rispetto alla crescita registrata nel resto dell'unione. Tuttavia, notiamo che, malgrado le condizioni economiche favorevoli, il debito e il deficit pubblici continuano ad essere elevati discostandosi notevolmente da quanto richiesto dal Patto di stabilità e crescita. Il periodo preso in considerazione può essere suddiviso in due sotto periodi. Nel primo, dal 2001 al 2004, il disavanzo greco aumenta notevolmente, mentre nel secondo periodo, dal 2004 al 2007, il disavanzo e il rapporto debito pubblico/pil diminuiscono. 20

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