RASSEGNA STAMPA FALCRI 29 APRILE 2010 A cura di Manlio Lo Presti Associazione Falcri Banca Monte dei Paschi di Siena

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1 RASSEGNA STAMPA FALCRI 29 APRILE 2010 A cura di Manlio Lo Presti Associazione Falcri Banca Monte dei Paschi di Siena ESERGO Meglio che non ci rubino niente. Almeno così non si avranno guai con la polizia. KARL KRAUS, Detti e contraddetti, Adelphi, 1972, p &btng=cerca+immagini&gbv=2&aq=f&aqi=&aql=&oq=&gs_rfai= Ora si teme per il futuro dell'euro Colpita la Grecia, la crisi lambisce Portogallo e Spagna 29 apr :03 di ALFONSO TUOR - L onda d urto della crisi greca, che non sta toccando solo i Paesi deboli dell Unione monetaria europea, ma i mercati finanziari di tutto il mondo, è destinata a piegare le resistenze tedesche e a sbloccare il piano di 45 miliardi di euro di aiuti dell UE e del Fondo monetario internazionale. L attivazione di questo piano permetterà di guadagnare un po di tempo, ma non di cambiare la conclusione di questa tragedia greca né di risolvere la crisi che ha cominciato a lambire Spagna e Portogallo. Ma procediamo con ordine. Ieri le obbligazioni statali greche sono state declassate al livello di titoli spazzatura (è la prima volta per un Paese di Eurolandia) e i rendimenti sono ulteriormente saliti. Ciò vuol dire che per il Governo di Atene è chiuso l accesso ai mercati dei capitali. Atene non è più in grado di raccogliere i capitali per finanziare le proprie attività quotidiane né di rifinanziare l obbligazione di 9 miliardi di euro che giunge a scadenza il prossimo 19 maggio. In parole povere, lo Stato greco è insolvente e può rinviare la propria dichiarazione di insolvenza solo se arriveranno i capitali promessi dagli altri Paesi europei e dal Fondo monetario internazionale. È probabile che le pressioni degli altri Paesi di Eurolandia e la volatilità dei mercati finanziari pieghino le resistenze tedesche e che al

2 vertice europeo straordinario convocato dalla presidenza spagnola il 10 maggio venga attivato il piano d aiuti. Ciò permetterà di guadagnare qualche settimana, ma non muterà i termini della crisi che oramai ha colpito anche Portogallo e Spagna. Questi 45 miliardi di euro basteranno alla Grecia solo per i bisogni più immediati e saranno esauriti nel giro di alcune settimane. Come ha cominciato a riconoscere ufficialmente anche il Fondo monetario internazionale, per traghettare la Grecia fuori dalla crisi occorrono stanziamenti di ben altra dimensione, poiché la prevista forte contrazione dell economia del Paese mediterraneo è destinata a ridurre drasticamente il gettito fiscale e a rendere irrealistiche le previsioni di riduzione del disavanzo pubblico. Per Atene diventa quindi una missione impossibile rifinanziare circa 200 miliardi di euro di obbligazioni in scadenza nei prossimi due anni. In altri termini, o Atene riceverà altri aiuti dall Unione Europea e dall FMI o la questione dell insolvenza dello Stato greco è solo rinviata di qualche settimana. La credibilità del piano è minata dalla mancanza di volontà di procedere ad una ristrutturazione del debito pubblico greco, ad esempio con una significativa decurtazione del valore facciale delle obbligazioni statali. Questa strada è per il momento chiusa. In primo luogo, per l opposizione delle banche europee che registrebbero significative perdite sui 272 miliardi di euro (stando ai dati della BRI di Basilea) di esposizione nei confronti della Repubblica ellenica. Basti pensare che le banche francesi sono esposte per 80 miliardi di euro e quelle tedesche per 45 miliardi. In secondo luogo, per l opposizione della Banca centrale europea, che si troverebbe a dover a fare i conti con una crisi del sistema bancario greco, con nuove difficoltà delle banche europee e con consistenti perdite dirette, poiché le obbligazioni statali greche sono utilizzate dalle banche europee come pegno in cambio dei finanziamenti della Bce. In terzo luogo, ed è sicuramente l ostacolo più importante, per la strenua opposizione dei Paesi deboli di Eurolandia. Una ristrutturazione del debito greco, che equivarrebbe di fatto ad una dichiarazione di insolvenza, farebbe infatti lievitare ancor più i tassi di interesse che i Governi di Portogallo, Spagna, Irlanda ed Italia devono pagare per finanziarsi: i mercati riterrebbero che la ristrutturazione del debito pubblico sia una strada obbligata anche per questi Paesi. Il dramma è che la tragedia greca si protratta talmente a lungo da aver già cominciato ad intaccare la credibilità degli altri PIGS. Infatti i titoli portoghesi sono stati declassati e i rendimenti sono aumentati fortemente a tal punto da rendere problematico (o in ogni caso molto costoso) il rifinanziamento di 25 miliardi di euro che scadono quest anno. Lo stesso vale per la Spagna, alle prese non solo con un disavanzo pubblico superiore al 10% del PIL, ma anche con le conseguenze sull economia e sui bilanci delle banche iberiche dello scoppio della bolla immobiliare. E proprio ieri le agenzie di rating hanno declassato anche le obbligazioni spagnole. Pure i rendimenti dei titoli del debito pubblico italiano hanno cominciato a risentire degli effetti della crisi greca. Questi Paesi stanno dunque esercitando forti pressioni sulla Germania per l attivazione del piano di aiuti, sperando di uscire dal vortice provocato dalla crisi greca, e sono contrari a qualsiasi ipotesi di ristrutturazione del debito ellenico che non farebbe altro che accrescere i timori dei mercati sulla loro credibilità. Ma giocare sulle aspettative dei mercati non basta. La recente pesante recessione ha messo in luce che le economie di questi Paesi hanno perso competitività. Le previsioni di una debole ripresa mettono in dubbio la capacità di Portogallo, Spagna, Irlanda e anche dell Italia di onorare i debiti pubblici accumulati nel corso degli anni. In conclusione, il piano UE/FMI non risolverà né la crisi greca né appianerà le difficoltà degli altri Paesi europei in difficoltà. Questo indica quanto fallace sia l idea che la moneta unica europea possa essere salvata dal dirottamento di enormi risorse verso i Paesi mediterranei. La riprova sono le resistenze politiche che si sono già manifestate in Germania nei confronti degli aiuti alla Grecia. Dunque è in forse lo stesso futuro dell euro.

3 Washington val bene una messa Stretta del Consiglio federale su bonus e banche 29 apr :01 di MORENO BERNASCONI - Quello che sarebbe stato impensabile ancora all apice della crisi dei subprime, ieri è accaduto. Nel 2008 il ministro delle finanze Hans Rudolf Merz aveva dichiarato che lo Stato non deve intervenire in nessun modo sulle decisioni salariali delle aziende. Neppure su quelle delle aziende aiutate dalla Confederazione. Ieri il Consiglio federale ha deciso: 1. di tassare come utili i bonus superiori ai due milioni di franchi corrisposti dalle grandi banche ai loro manager; 2. di limitare i salari delle aziende che ricevono un aiuto statale; 3. che le opzioni per l acquisto di azioni corrisposte ai collaboratori di una banca non saranno più tassate al momento dell assegnazione ma a quello della loro monetizzazione. Inoltre l UBS dovrà pagare la totalità delle spese (stimate a 40 milioni) generate dalle richieste di assistenza amministrativa indirizzate alla Confederazione dagli Stati Uniti dopo la scoperta delle malefatte di UBS negli USA. Come questo miracolo ha potuto accadere? Alla vigilia di un voto fondamentale del Parlamento per l approvazione dell Accordo extragiudiziale fra UBS e gli Stati Uniti, il Consiglio federale deve essersi detto che...washington val bene una messa. Ovviamente il Governo nega che queste decisioni regolatorie del settore bancario siano state prese sotto la pressione di un ricatto socialista (e dell indignazione dell opinione pubblica verso la tracotanza di alcuni banchieri). Ma la realtà è questa: il Governo ha accettato obtorto collo di pagare alla piazza e soprattutto al PS (che aveva avanzato immediatamente buona parte di queste richieste) il prezzo di un accordo con gli USA, da cui dipendono interessi vitali del nostro Paese. Ciò detto, il PS non si dichiara ancora soddisfatto. Avendo posto precise condizioni per garantire il proprio sostegno all accordo USA-UBS, si ritrova in una posizione di forza e di debolezza nel contempo. Una posizione di forza perché può dichiarare pubblicamente che il merito delle nuove norme volte a regolare il settore bancario è in gran parte suo. Una posizione di debolezza, perché se non otterrà posta piena (vale a dire una tassa dell 8,5% sui bonus superiori a 1 milione) si vedrà costretto a votare come promesso solennemente contro l accordo USA-UBS, assumendosi la responsabilità delle gravi conseguenze economiche e politiche che ciò potrebbe comportare per la Svizzera. È probabile che il PS faccia di tutto nelle prossime settimane per riproporre e far passare in sede di commissione parlamentare le sue proposte inascoltate (per riuscirvi ha bisogno del sostegno, oltre a quello acquisito dei Verdi, anche di quello non acquisito del PPD). Non riuscisse a spuntarla in commissione, potrebbe ritrovarsi solo soletto (con i Verdi) durante la sessione di giugno a combattere l accordo USA-UBS, per ragioni che a ben guardare esulano dall accordo stesso. Posizione disagevole, soprattutto se l UDC che finora ha dichiarato di volere anch essa la bocciatura dell accordo, ma per motivi opposti a quelli del PS (la difesa blindata del segreto bancario) dovesse decidere alla fine di astenersi. Le poche settimane che ci separano dal voto parlamentare sull accordo UBS-USA saranno particolarmente movimentate. A complicare il braccio di ferro fra i partiti e con il Consiglio federale sarà infatti, entro fine maggio, il rapporto della Commissione della gestione sull operato del Governo durante la fase di salvataggio dell UBS nel Oltre alla messa celebrata ieri per il PS, il Governo ha interesse ad accendere un cero. Grande grande.

4 PAPANDREOU: «L'UE FERMI L'INCENDIO». MERKEL: «EVITARE UNA NUOVA LEHMAN» Grecia, l'appello di Trichet: «La Germania decida in fretta» Il governatore della Bce a Berlino per sbloccare il prestito ad Atene. Intanto S&P abbassa il rating della Spagna MILANO - Pressing di Ue e Bce su Berlino per gli aiuti alla Grecia: il presidente della Commissione Ue, Jose Manuel Barroso, assicura che l'unione europea e la Banca centrale europea sono «determinate a garantire la stabilità» dell'eurozona e quindi gli aiuti alla Grecia arriveranno. Il governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, invita la Germania a «decidere in fretta». Trichet è volato a Berlino insieme al direttore generale dell'fmi Dominique Strauss-Kahn. «Sono pienamente fiducioso che avremo una buona conclusione e che tutte le decisioni saranno prese», ha aggiunto Trichet, secondo il quale «i negoziati ad Atene saranno conclusi in pochi giorni. E quel negoziato è la chiave di tutto». «Ogni giorno perso è un giorno in cui la situazione peggiora e peggiora» ha detto invece Strauss-Khan per il quale «è in gioco la fiducia nell'eurozona». CONTRIBUTI FMI - Il Fondo monetario internazionale potrebbe erogare ad Atene contributi supplementari per 10 miliardi di euro, sotto forma di un prestito triennale, nel timore che il pacchetto da 45 miliardi già deliberato non riesca a riportare sotto controllo la situazione del debito pubblico di Atene. Lo scrive il 'Financial Times' riportando fonti ufficiali e bancarie di Washington e Atene. Il contributo supplementare andrebbe ad aggiungersi ai 15 miliardi di euro che il Fondo si è già impegnato ad erogare. BOCCIATA ANCHE LA SPAGNA - Ad aggravare il clima di incertezza nei Paesi dell'euro, arriva però la notizia che Standard & Poor's ha tagliato il merito di credito della Spagna portandolo ad 'AA' dal precedente 'AA+'. Lo comunica in una nota l'agenzia di rating. Le prospettive sul rating spagnolo - aggiunge S&P - sono «negative». Martedì era già stato declassato il Portogallo. Si rinforza insomma la paura di contagio. MERKEL: «NON DIVENTI NUOVA LEHMAN» - Le attenzioni, al momento, sono però concentrate soprattutto sulla crisi greca. Anche il presidente americano, Barack Obama, sta monitorando la situazione, dopo aver espresso «forte preoccupazione». Nel frattempo la Fed, la Banca Centrale americana, ha lasciato invariati i tassi tra 0 e 0,25% aggiungendo di voler mantenere i tassi a bassi livelli «per un periodo esteso». Per il presidente dell'fmi, che ha parlato in una conferenza stampa nella serata di mercoledì a Berlino, dopo un vertice con il cancelliere tedesco Angela Merkel, la crisi greca «non sfocerà in una nuova recessione». La Merkel, dal suo canto, ha detto che «non si può consentire che con la Grecia si arrivi a una nuova crisi come quella innescata dal fallimento della banca americana Lehman Brothers» e che l'esperienza dimostra che occorrono «soluzioni di lungo termine e che ora si sta percorrendo la strada giusta». LA POLITICA SI MUOVE - Sul fronte politico l'ostacolo più grosso a un rapido intervento di ristrutturazione del debito greco - attraverso prestiti a tassi più bassi di quelli di mercato da parte dei paesi della zona euro e dell'fmi - rimane la posizione della Germania, contraria a finanziare Atene senza ulteriori, pesanti impegni sul fronte della spesa pubblica oltre al pacchetto di misure già votato dal Parlamento greco. Misure però che, secondo molti analisti, rischiano di deprimere ulteriormente la già fragile economia ellenica. La Germania si trova del resto ad affrontare le elezioni e ha un'opinione pubblica in larga parte contraria a finanziare il debito greco. Così una riunione dell'eurozona è stata fissata solo per il 10 maggio, il giorno dopo le elezioni tedesche. Ma occorre far presto, visto che il 19 maggio vanno a scadenza titoli greci per 9 miliardi di euro. Berlino però, dopo il colloquio con Trichet e Strauss-Khan, sembra pronta a dare una mano. Se i negoziati con Atene avranno successo, il governo tedesco è pronto ad adottare un disegno di legge per autorizzare la partecipazione della Germania al piano di aiuti. Lo ha detto a Berlino il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. Il governo tedesco chiederà al parlamento l'approvazione di aiuti alla Grecia fino a 8,4 miliardi nel 2010 e per un

5 ulteriore ammontare non specificato nel 2011 e nel I dettagli del progetto di legge, compresi gli importi, saranno definiti domenica quando la Grecia dovrebbe terminare i negoziati col Fmi e la Commissione Europea sul piano triennale di riduzione dell'indebitamento. IL PUNTO SULLA CRISI ELLENICA - La crisi greca continua però ad aggravarsi. Per la prima volta da quando esiste l'euro oggi il rendimento dei tassi dei titoli di Stato di un paese dell'eurozona ha superato l'11%. Si tratta dei titoli di stato greci a 10 anni che, tra l'altro, hanno fatto registrare oggi un differenziale rispetto ai titoli di stato tedeschi fino a 847 punti base dai 690 di martedì, livello massimo dal Nel frattempo il rendimento del biennale ellenico è schizzato al 24,2% (15% nella vigilia), segnando un differenziale rispetto al titolo tedesco di punti base (con un incremento di oltre punti base rispetto alla chiusura). Il Cds (la sigla sta per credit default swap ed è un accordo tra un acquirente ed un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito, come ad esempio il fallimento del debitore, cui il contratto è riferito) sui cinque anni della Grecia si è allargato a 865,4 punti base dagli 823,8 di martedì sempre rispetto all'equivalente tedesco. Un valore che, spiegano gli esperti, riconosce ormai al 50,3% la probabilità di un fallimento della Grecia. Per contrastare possibili speculazioni la Consob greca ha vietato per due mesi le vendite allo scoperto alla Borsa di Atene. La decisione fa seguito al declassamento deciso martedì dall'agenzia di rating S&P che ha tagliato il rating della Grecia a «junk» (spazzatura). La vendita allo scoperto è un'operazione finanziaria che consiste nella vendita, effettuata nei confronti di uno o più soggetti, di titoli non direttamente posseduti dal venditore. PAPANDREOU - Il premier Giorgio Papandreou ha quindi invitato l'europa ad assumersi «le sue responsabilità» per evitare che «l'incendio si propaghi». Parlando al consiglio dei ministri il premier ha assicurato che per quanto la riguarda, la Grecia «si è assunta la sua parte di responsabilità storica per sè e per l'europa». COMMISSIONE UE - Intanto da Tokyo parla il presidente della Commissione Ue Barroso secondo il quale gli Stati dell'ue, la Commissione europea e la Bce sono «determinati a garantire la stabilità della zona euro». «Al momento non vediamo rischi di contagio»: ha detto invece il portavoce del commissario Ue agli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn, a proposito delle preoccupazione che la crisi greca possa diffondersi all'interno di Eurolandia. «Non si può assolutamente paragonare - ha sottolineato il portavoce - la situazione della Grecia con quella di altri Paesi della zona Euro». In particolare, il portavoce ha evidenziato la differenza tra la situazione greca e quella del Portogallo, spiegando come Lisbona abbia presentato un programma di risanamento dei conti «concreto, ambizioso e realizzabile» dicendosi anche disposto a valutare il varo eventuale di nuove misure correttive. «Nessun ritardo o rinvio. Anzi, al contrario, stiamo accelerando»: aveva detto in precedenza Rehn, a proposito dei tempi per attivare il piano di aiuti in favore della Grecia. «Il lavoro va avanti - aveva spiegato il portavoce - e dall'ultimo venerdì la sequenza che ci porterà all'attivazione del meccanismo di aiuti ha subito un'accelerazione. Non c'è nessuno che sta aspettando niente, e il lavoro sarà finalizzato nei prossimi giorni». Redazione online Deficit Eurozona, l'allarme della Bce Ai timori per la crisi greca, si aggiunge l'allarme della Bce sul deficit dell'eurozona. "Fino al non ci sarà nessun miglioramento negli squilibri notevoli dei bilanci dei Paesi della zona euro" ha detto Lucas Papademos, vicepresidente della Bce parlando al Parlamento europeo. Il numero due della Banca centrale europea ha anche ricordato che su sedici Paesi di Eurolandia, tredici hanno già in corso procedure per deficit eccessivo, e "quest'anno tutti registreranno una deficit superiore al 3 per cento di Pil". Per il

6 vicepresidente Bce si tratta di "squilibri di bilancio notevoli che si estenderanno ancora per parecchio tempo". Banca d'italia: Fondo pensione critico Ancora criticità per il mercato dei fondi pensione in Italia. " quanto emerge da uno studio della Banca d'italia che sottolinea pure l'importanza di questa "categoria di investitori fondamentale per la crescita delle economie moderne". Il motivo è presto detto: contribuiscono ad accrescere la dimensione dei mercati finanziari, ad aumentarne l'efficienza e a migliorare la governance delle società nelle quali investono. I problemi rimangono soprattutto perché manca una chiara ripartizione dei ruoli e delle responsabilità. Spagna, avanti con programma di riduzione del deficit dopo taglio S&P 28/04/ Il declassamento da parte di Standard & Poor's non mette in discussione il programma di riduzione del deficit della Spagna, dice il ministro dell'economia iberico Jose Manuel Campa. "L'importante ora è sostenere le misure per stabilizzare nel medio e lungo termine il percorso di crescita, che è la base, poiché la revisione del rating non mette in discussione il programma di consolidamento del deficit", ha detto Campa all'agenzia di stampa Reuters. La Spagna punta a ridurre il deficit dall'11,2% del 2009 al 3% entro il La Grecia non sia una nuova Lehman, dice la Merkel. Il taglio del rating per la Spagna e un po di spazzatura in casa Bce Ora anche la Germania fa la faccia buona verso Atene L Unione europea deve intervenire presto, oppure l incendio rischia di propagarsi. L appello per sbloccare il piano di aiuti che consentirà alle finanze greche di tirare un po il fiato è stato lanciato ieri dal primo ministro di Atene, Georges Papandreou, ed era rivolto a Bruxelles perché Berlino intendesse. La cancelliera Angela Merkel, in risposta, ha fatto sapere che la Germania non vuole evitare le proprie responsabilità e che non possiamo permettere che la Grecia diventi una nuova Lehman Brothers. Perciò è necessario che i negoziati con la Grecia possano concludersi entro pochi giorni. A patto ovviamente che il paese in difficoltà accetti un piano esigente di risanamento, visto che la prima economia europea come ha fatto capire nei giorni scorsi non è disposta a correre in aiuto di nessuno che non si impegni preliminarmente a contenere la spesa pubblica. I mercati però sono impazienti e ogni giorno che passa le turbolenze aumentano, non foss altro per l esposizione che le banche dell area euro hanno nei confronti dell Ellade: i dati della Banca dei regolamenti internazionali parlano di 75 miliardi di euro per le banche francesi, 34 miliardi per quelle tedesche e 5,27 per quelle italiane. Vista la situazione, ieri

7 anche i vertici della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale hanno deciso di aumentare il pressing nei confronti del governo tedesco. Vi è la necessità assoluta che la Germania si decida in fretta, ha detto Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, nel corso di una sua visita al Bundestag. Insieme a Dominique Strauss-Kahn, numero uno del Fmi, hanno voluto confrontarsi direttamente con i parlamentari della prima economia europea. E dall esecutivo guidato da Merkel sono arrivati segnali di apertura: La Germania è pronta a sborsare con urgenza fondi per l indebitata Grecia ha dichiarato il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble durante il fine settimana dovrebbe essere raggiunto un accordo e lunedì dovrebbe essere presentato un disegno di legge che approderà poi al voto della Camera bassa. Molti condizionali, eppure sono bastati perché l euro a metà giornata iniziasse a recuperare un po del terreno perso nei confronti del dollaro. La ripresa dei listini si è ulteriormente rafforzata non appena si è saputo che l entità del pacchetto di aiuti destinato alla Grecia, per ora pari a 45 miliardi di dollari, potrebbe aumentare; si è parlato di un intervento di circa 120 miliardi in tre anni. Risultato: i tassi di rendimento dei titoli governativi greci sono calati, dopo i picchi raggiunti in mattinata, e lo spread dei bond greci a dieci anni, rispetto ai bund tedeschi, è sceso sotto i 700 punti da oltre quota 800. A fine giornata però è stata Madrid a far scivolare ancora le Borse: Standard & Poor s ha infatti tagliato il merito di credito della Spagna, da AA+ a AA, spingendo l euro a 1,31 dollari, il punto più basso da un anno a questa parte. Le agenzie di rating tornano dunque sotto i riflettori. Non a caso Jean-Claude Trichet, parlando del programma coraggioso che la Grecia dovrà predisporre, ha detto di attendersi che gli osservatori ne tengano conto, incluse le agenzie di rating. Il riferimento non è casuale: due giorni fa infatti è stata proprio la decisione di Standard & Poor s di declassare il debito pubblico greco al rango di titoli spazzatura (BB+) a turbare ulteriormente la situazione. E a far suonare un campanello d allarme sostengono gli analisti perfino a Francoforte. Nel bilancio della Bce, infatti, figurano una quantità indefinita di bond del governo greco, depositati come garanzia di operazioni di rifinanziamento richieste da banche private elleniche e europee. Ma ora gli stessi bond di Atene, se anche Fitch e Moody s si allineassero sul giudizio dato da Standard & Poor s, rischierebbero di non poter garantire più un bel nulla. In questo caso il patrimonio della Bce, che nel corso della crisi era venuta incontro agli stati, subirebbe un contraccolpo. Per non parlare delle possibilità delle banche greche di accedere a ulteriore liquidità. - FOGLIO QUOTIDIANO di Marco Valerio Lo Prete La crisi greca e le colpe dei mercati Ci sono nel mondo alcune società che campano dando i voti (rating, il termine tecnico) a imprese, banche e perfino stati sovrani. Krugman, premio Nobel per l'economia, alcuni giorni fa ha ricordato che il 93% delle obbligazioni alle quali era stato assegnato il massimo dei voti, oggi sono diventate junk, cioè spazzatura: non valgono niente. In altre

8 parole le società di rating non si erano accorte che dietro quelle obbligazioni c'era il nulla. O meglio, c'erano i mutui subprime che hanno trascinato il sistema globale nella più grave crisi finanziaria dal grande crollo del Solo con gli stati le società di rating sono da sempre spietate e la prova si è avuta ieri: le obbligazioni della Grecia sono state dichiarate spazzatura da Standard&Poor's. Ma non è solo la Grecia nel mirino delle società di rating: anche al Portogallo sono stati ridotti i «voti». E questo significa che Lisbona dovrà dovrà pagare maggiori interessi sul debito pubblico, aggravando una situazione già difficile. Duque, il Portogallo è a rischio, mentre la Grecia è già sull'orlo dell'abisso: non riesce a finanziarsi sui mercati. Oltre all'annuncio della S&P è stata una dichiarazione di George Papaconstantinou a scatenare il terremoto. Il ministro delle finanze ha fatto un appello disperato: la Grecia ha bisogno dei prestiti dell'unione europea e del Fmi entro il 19 maggio perché «non è in grado» di finanziarsi sui mercati. E poi ha aggiunto che la «mancanza di chiarezza» sulla posizione dell'europa «non è di aiuto» al Paese. Non ha torto: l'europa appare profondamente divisa e, Germania in testa, molti paesi premono perché alla Grecia nulla sia «regalato». E anche se Trichet, il presidente della Bce, ha cercato di tranquillizzare, sostenendo che è «fuori questione un default Atene o dell'eurozona», le reazioni dei mercati sono state violentemente al ribasso. Anche perché lo stesso Trichet non ha fornito spiegazioni né voluto commentare l'andamento dei negoziati tra il governo di Atene e Bruxelles sull'attivazione del pacchetto di prestiti. La borsa di Atene ieri ha ceduto quasi il 7% (milano è andata giù di oltre il 3%) e l'intera Ue ha bruciato in borda oltre 160 miliardi: l'impressione è che la crisi si stia propagando a altri paesi «periferici». I forti allargamenti accusati sia dagli spread (rispetto al titolo di riferimento tedesco) sia dai Cds, ovvero il costo assicurativo contro il rischio default, testimoniano i crescenti timori vissuti dai mercati in questo senso. Nelle ultime battute i differenziali hanno accentuato il trend. Per quanto riguarda gli spread del segmento del decennale, quello greco si è portato a 718 punti base (come dire il 7,18%% in più rispetto al rendimento di quelli di Berlino). Si tratta del nuovo massimo dal febbraio Lo spread del Portogallo è salito a 263 punti base; quello della Spagna a 102,7, quello dell'irlanda a 198,2 e quello dell'italia a 101. Per quanto riguarda i Cds a cinque anni, il greco ha toccato un nuovo record di 814 punti base (8,14%), il portoghese a 355, lo spagnolo a 200, l'irlandese a 240 e l'italiano a 160. Una situazione già precaria che è ulteriormente peggiorata nella parte finale della seduta: l'annuncio da parte di Standard and Poor's prima del dowgrade del Portogallo e poi del taglio del rating della Grecia a livello di junk hanno rappresentato un'ulteriore tegola sui mercati del debito. L'origine della crisi è la Grecia, sulla cui capacità di onorare i propri impegni (scadenze e interessi) in vista delle scadenze di metà maggio pochi ormai sono pronti a scommettere. Mentre nelle scorse settimane a vendere titoli del debito greco erano soprattutto i fondi ellenici, ora a cedere il debito sono anche le banche greche in forte difficoltà perché chi può ritira i soldi e li spedisce all'estero. Di più: in queste ultime giornate ad abbandonare sono soprattutto i possessori stranieri di debito greco che, secondo alcuni, è, o meglio era, distribuito soprattutto in Francia, Germania Austria. Non di meno, hanno osservato nelle sale operative, ad alleggerire le posizioni ci hanno pensato anche le banche greche e gli istituzionali locali nel timore di non riuscire più a dare alla Bce in garanzia i propri titoli per partecipare alle aste di rifinanziamento. A questo punto i mercati non sono più tanto interessati a quello che succederà alla Grecia, ma sembrano temere sempre di più l'ipotesi di contagio. E alcuni operatori, pur sottolineando che altrove il bilancio della seduta è stato ben peggiore, hanno fanno l'esempio di come sia andato ieri il mercato del debito italiano. Il Tesoro ieri mattina ha effettuato un'asta di Cts, Certificati del Tesoro, titoli indicizzati a

9 due anni e nel pomeriggio questo titolo veniva trattato sul mercato secondario già 20 centesimi sotto il prezzo di aggiudicazione. Un brutto segnale che prelude a un rialzo dei tassi anche in Italia. «Sono segnali - ha commenta un analista - che negli ultimi giorni non avevamo mai visto: segnali di contagio». Crisi Grecia, 135 miliardi da Europa e Fmi Spagna declassata, Ue contro agenzie rating Sì Germania agli aiuti. Angela Merkel: «Non possiamo permettere una nuova Lehman Brothers». Rendimento titoli Stato Atene sopra il 10%. Borse giù, euro ai minimi. In Portogallo patto governo-opposizione ROMA (28 aprile) - Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale hanno deciso che il pacchetto di aiuti in favore della Grecia ammonterà a circa 135 miliardi di euro per il trienno Lo ha annunciato a San Paolo del Brasile il ministro dell'economia tedesco, Rainer Bruderle, dopo il sì al piano di slavataggio giunto da Angela Merkel, secondo la quale non si possono lasciar fallire gli stati come se fossero la Lehman Brothers. Intanto una brutta notizia per la Spagna: Standard & Poor's ha tagliato il merito di credito di Madrid portandolo ad AA dal precedente AA+. Le prospettive sono «negative», potrebbe cioè esserci un ulteriore declassamento. La nuova decisione, dopo quelle su Grecia e Portogallo, ha spinto la Ue ad attaccare le agenzie di rating. Accuse alle agenzie di rating. Secondo Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fmi, «non bisogna credere troppo» a quello che dicono le agenzie di rating. E il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, spiegando che il programma di risanamento del governo greco dovrà essere coraggioso e convincente, si aspetta «che gli osservatori ne tengano conto, incluse le agenzie di rating». Le accuse alle agenzie sono di lavorare spesso in conflitto di interessi visto che vengono pagate dalle stesse società di cui emettono i rating, di compiere gravi errori nei giudizi e di condizionare le politiche degli stati imponendo, con ogni taglio del rating, un aumento dei tassi di interessi. Già sotto tiro nella crisi subprime per aver agevolato i prodotti tossici (molti dei quali si fregiavano della tripla A), le agenzie tornano nel mirino per i tagli a Grecia, Portogallo e Spagna, fomentando di fatto la speculazione. Le agenzie, in specie Standard and Poor's, non rilasciano commenti ufficiali ma nei comunicati su ogni taglio di rating si attribuisce la decisione al peggioramento delle stime macroeconomiche. In specie Standard and Poor's prevede una crescita zero della Grecia da qui al 2016 e con un debito oltre il 130% del Pil nel 2011, un debito che non scenderà per il Portogallo fino al 2013 mentre per la Spagna vi è un ritocco dall'1% allo 0,7% della crescita media annua del Pil nel periodo Angela Merkel: «Non possiamo permettere che la Grecia diventi una nuova Lehman Brothers». La Cancelliera tedesca ha parlato in una conferenza stampa a Berlino. «Nel caso degli stati - ha spiegato - non si può permettere una situazione come quella della Lehman Brothers». La Merkel ha sottolineato che Atene deve accettare un «programma esigente» per il consolidamento del bilancio e deve ristabilire la fiducia dei mercati nel Paese. «C'è un processo doloroso davanti a noi ma si stanno gettando le basi in modo che possano esserci finanze sostenibili - ha aggiunto la Merkel - Siamo sulla strada giusta, adesso è necessario velocizzare gli aiuti». il suo esecutivo, come annunciato dal ministro

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