Introduzione al Web 2.0

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1 On September 30, 2005, Tim òreilly wrote Introduzione a piece summarizing al Web his 2.0view of Web 2.0. The mind 1/169 map Roma, dicembre pictured 2008 above (constructed by Markus Angermeier on November 11, 2005) sums up some of themes of Web 2.0, with example-sites and services attached. Prima parte: di cosa stiamo parlando Una (nuova) tecnologia o un (nuovo) paradigma comunicativo? Le possibili definizioni Un glossario per non perdersi I servizi chiave Seconda parte: come lo potremmo usare La comunicazione verso l esterno Focus sui blog La comunicazione interna Focus sui wiki Conclusioni Dove sono le care vecchie community? Oltre il Web 2.0 2/169 1

2 RELAZIONE CONDIVISIONE 3/169 Connessioni tra le persone Di cosa stiamo parlando 4/169 2

3 Una possibile definizione del Web 2.0 Di cosa stiamo parlando è una piattaforma che abbraccia tutti i dispositivi collegati, distribuendo software costantemente aggiornato, rimescolando le informazioni provenienti da diverse fonti e creando nuovi contenuti che vengono rimescolati da altri, in una architettura della partecipazione Tim O Reilly, /169 Niente di nuovo? Di cosa stiamo parlando [Il Web dovrebbe essere] uno spazio informativo mediante il quale le persone possono comunicare, ma in un modo speciale: comunicare condividendo le proprie conoscenze in uno spazio comune. L idea non era di farne un grande strumento di comunicazione in cui sfogliare informazioni. L idea era che ciascuno vi avrebbe messo le proprie idee, o le avrebbe tolte Immagino un caldo e amichevole ambiente fatto delle cose che noi e i nostri amici abbiamo visto, sentito, creduto o immaginato. Mi piacerebbe che rendesse più vicini i nostri amici e colleghi sì che lavorando insieme su questa conoscenza, possiamo ricavare una migliore comprensione. Tim Berners-Lee 6/169 3

4 Da Wikipedia Di cosa stiamo parlando Il Web 2.0 è un locuzione utilizzata per indicare genericamente uno stato di evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web), rispetto alla condizione precedente. Si tende ad indicare come Web 2.0 l'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Gmail, ecc.). La locuzione pone l'accento sulle differenze rispetto al cosiddetto Web 1.0, diffuso fino agli anni '90, e composto prevalentemente da siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l'utente eccetto la normale navigazione tra le pagine, l'uso delle e l'uso dei motori di ricerca. Per le applicazioni web 2.0, spesso vengono usate tecnologie di programmazione particolari, come AJAX (Gmail usa largamente questa tecnica per essere semplice e veloce) o Adobe Flex. Un esempio potrebbe essere il social commerce, l'evoluzione dell'e- Commerce in senso interattivo, che consente una maggiore partecipazione dei clienti, attraverso blog, forum, sistemi di feedback ecc. Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti. 7/169 Una possibile mappa Di cosa stiamo parlando 8/169 4

5 Web 1.0 vs Web 2.0 Di cosa stiamo parlando Web 1.0 vetrina DoubleClick Ofoto mp3.com Britannica Online personal websites top down domain name speculation page views publishing content management systems directories (taxonomy) stickiness --> --> --> --> --> --> --> --> --> --> --> --> --> Web 2.0 piattaforma sociale Google AdSense Flickr Napster Wikipedia blogging peer to peer search engine optimization cost per click participation wikis tagging (folksonomy) syndication 9/169 10/169 5

6 Le prime avvisaglie Di cosa stiamo parlando Dal Cluetrain Manifesto, ) I mercati sono conversazioni. 2) I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici. 3) Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana. 6) Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell era dei mass media. 7) Gli iperlink sovvertono la gerarchia. 9) Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza. 12) Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti. 45) Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete. 11/169 Essere in rete Di cosa stiamo parlando Quando proposi il Web nel 1989, la forza portante che avevo in mente era la comunicazione del sapere, e il mercato portante era la collaborazione tra varie persone, sul posto di lavoro o a casa propria Tim Berners-Lee Internet e il Web sono nati avendo come fondamento il principio della condivisione del sapere e delle conoscenze: forse ora il web sta solo tornando alle sue origini. 12/169 6

7 E fu subito community Di cosa stiamo parlando Sulla neonata Internet fiorirono quasi subito messaggi personali di posta elettronica, liste di distribuzione, bacheche elettroniche di annunci, alimentati dai ricercatori che parteciparono al progetto. Contemporaneamente, grazie al lavoro di programmatori e hobbisti del computer, nacque il sistema delle Bbs (Bullettin Board System): nel 1979 viene lanciato nel sistema telefonico di Chicago il primo sistema aperto al pubblico di bacheche, e tutti gli utenti che dispongono del software di collegamento possono sia leggere i messaggi lasciati da altri sia scrivere i propri. 13/169 Da medium a luogo sociale Di cosa stiamo parlando I primi nuclei di comunità virtuali sono state le conferenze Science Fiction-Lovers e Human-Net, nate già su Arpanet alle fine degli anni Settanta: si trattava di un elenco di ricercatori coinvolti nel progetto, che promuovevano dibattiti sui temi della fantascienza e discutevano dei loro interessi e dei loro problemi. Dall altra parte, sulla scorta dell esperienza delle Bbs, nascevano aggregazioni virtuali antagoniste, come CommuniTree e FidoNet. Quasi immediatamente, la rete delle reti si trasforma in un luogo virtuale (o un non luogo, come viene definito da alcuni sociologi) di incontro, in una agorà telematica in cui si agisce socialmente. 14/169 7

8 La teoria delle reti Di cosa stiamo parlando 15/169 Reti casuali Di cosa stiamo parlando 16/169 8

9 Reti con cluster Di cosa stiamo parlando 17/169 Di cosa stiamo parlando Reti con hub 18/169 9

10 Mappe del web Di cosa stiamo parlando Mappatura di pagine visitate 19/169 I continenti del web Di cosa stiamo parlando Continente In Corpo centrale Continente Out Tubi Tentacoli Isole 20/169 10

11 Parole chiave / Blog Di cosa stiamo parlando In informatica, e più propriamente nel gergo di Internet, un blog è un diario in rete. Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "traccia su rete". Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer del software che ne permette la pubblicazione (si parla di proto-blog), mentre il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno, grazie a Jorn Barger, un commerciante americano appassionato di caccia, che decise di aprire una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby. Nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog. 21/169 22/169 11

12 Parole chiave / Wiki Di cosa stiamo parlando Un wiki è un sito web (o comunque una collezione di documenti ipertestuali) che può essere modificato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che ne hanno accesso, come in un forum. La modifica dei contenuti è aperta e libera, ma viene registrata in una cronologia permettendo in caso di necessità di riportare la parte interessata alla versione precedente; lo scopo è quello di condividere, scambiare, immagazzinare e ottimizzare la conoscenza in modo collaborativo. Il termine wiki indica anche il software collaborativo utilizzato per creare il sito web. Wiki - in base alla sua etimologia - è anche un modo di essere. 23/169 24/169 12

13 Di cosa stiamo parlando Parole chiave / Tagging & folksonomy L'attività di tagging consiste nell'attribuzione di una o più parole chiave, dette tag, che individuano l'argomento di cui si sta trattando, a documenti o, più in generale, file su internet. È un'attività sempre più diffusa su tutti i siti per catalogarli meglio e proporre altre informazioni correlate agli utenti. [ ] Molti software per gestire blog supportano gli standard che si sono sviluppati attorno ai tags, in modo che gestendo contenuti si memorizzino subito le parole chiave. Folksonomia è un neologismo derivato dal termine di lingua inglese folksonomy che descrive una categorizzazione collaborativa di informazioni mediante l'utilizzo di parole chiave (o tag) scelte liberamente. Il termine è formato dall unione di due parole, folk e tassonomia; una folksonomia è, pertanto, una tassonomia creata da chi la usa. In maniera più semplice e concreta, questo termine si riferisce alla metodologia utilizzata da gruppi di persone che collaborano spontaneamente per organizzare in categorie le informazioni disponibili attraverso internet (vedi web 2.0). Questo fenomeno, in contrasto con i metodi di classificazione formale (in particolare con la tassonomia classica), cresce soprattutto in comunità non gerarchiche legate ad applicazioni web, attraverso le quali vengono diffusi contenuti testuali e/o multimediali. Considerato che gli organizzatori dell'informazione sono di solito gli utenti finali, la folksonomia produce risultati che riflettono in maniera più definita l'informazione secondo il modello concettuale della popolazione in cui il progetto viene realizzato. 25/169 26/169 13

14 Parole chiave / Rss Di cosa stiamo parlando RSS (acronimo di RDF Site Summary ed anche di Really Simple Syndication) è uno dei più popolari formati per la distribuzione di contenuti Web; è basato su XML, da cui ha ereditato la semplicità, l'estensibilità e la flessibilità. RSS definisce una struttura adatta a contenere un insieme di notizie, ciascuna delle quali sarà composta da vari campi (nome autore, titolo, testo, riassunto,...). Quando si pubblicano delle notizie in formato RSS, la struttura viene aggiornata con i nuovi dati; visto che il formato è predefinito, un qualunque lettore RSS potrà presentare in una maniera omogenea notizie provenienti dalle fonti più diverse. 27/169 <?xml version="1.0"?> <rss version="0.91"> <channel> <title>html.it News</title> <link>http://webnews.html.it/</link> <description>le News di HTML.it sul mondo Hi- Tech</description> <item> <title>italiani: senza fili e senza banda</title> <link>http://webnews.html.it/news/1066.htm</link> <description>l'italia si conferma il paese europeo con la maggior presenza di telefonini. Tutt'altra storia, invece, per la banda larga.</description> </item> </channel> </rss> 28/169 14

15 Parole chiave / Podcasting Di cosa stiamo parlando Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) chiamati podcast, utilizzando un programma ("client") generalmente gratuito chiamato aggregatore o feed reader. Un podcast è perciò un file (generalmente audio o video), messo a disposizione su Internet per chiunque si abboni ad una trasmissione periodica e scaricabile automaticamente da un apposito programma, chiamato aggregatore, e si basa sui feed RSS. 29/169 30/169 15

16 Parole chiave / Mashup Di cosa stiamo parlando Il termine mash-up o mashup (da mash it up) deriva dal creolo giamaicano, e significa distruggere. Impiegato originariamente in ambito musicale per indicare un evento o una performance di alto livello, è stato allargato a tutti gli ambiti musicali, nonché a quello dei videoclip ed a quello informatico, seppure con una diversa accezione. * Mash-up (musica) Un tipo di brano musicale composto interamente da parti di altri brani * Mash-up (video) Un filmato costruito o editato in audio o video con parti di altri filmati * Mash-up (informatica) Un sito o un'applicazione web di tipo ibrido, cioè tale da includere dinamicamente informazioni o contenuti provenienti da più fonti. Un esempio potrebbe essere un programma che acquisendo da un sito web la lista di appartamenti li mostra utilizzando Google Maps per evidenziare dove gli stessi appartamenti sono localizzati. 31/169 32/169 16

17 Parole chiave / UGC Di cosa stiamo parlando La dizione contenuto generato dagli utenti (User-Generated Content o UGC in inglese) è nata nel 2005 negli ambienti del web publishing e dei new media per indicare il materiale disponibile sul web prodotto da utenti invece che da società specializzate. Essa è un sintomo della democratizzazione della produzione di contenuti multimediali reso possibile dalla diffusione di soluzioni hardware e software semplici ed a basso costo. 33/169 34/169 17

18 Parole chiave / Social network Di cosa stiamo parlando Una rete sociale è uno strumento condiviso che abilita e facilita relazioni; si distingue in questo dalle comunità, che tendono invece ad aggregare le persone intorno ad un interesse: il focus delle comunità è sull individuo, quello delle reti sociali è sulla relazione. In questo senso le community sono 1.0, i social network sono 2.0. Web 2.0, il Sole24ore 35/169 36/169 18

19 Parole chiave / Long tail Di cosa stiamo parlando L'espressione coda lunga, in inglese The Long Tail, è stata coniata da Chris Anderson in un articolo dell'ottobre 2004 su Wired Magazine per descrivere alcuni modelli economici e commerciali, come ad esempio Amazon.com o Netflix. Il termine è anche utilizzato comunemente nelle scienze statistiche per definire modelli di distribuzione della ricchezza e di usi lessicali. In queste distribuzioni una popolazione ad alta frequenza (o ampiezza) è seguita da una popolazione a bassa frequenza (o ampiezza), che diminuisce gradatamente (tail off). In molti casi, gli eventi poco frequenti o di bassa ampiezza la coda lunga, appunto possono cumulativamente superare in numero o in importanza la porzione iniziale della curva, di modo che presi tutti insieme rappresentano la maggioranza. Anderson sostiene che i prodotti a bassa richiesta o con ridotti volumi di vendita possono collettivamente occupare una quota di mercato equivalente o superiore a quella dei pochi bestseller o blockbuster, se il punto vendita o il canale di distribuzione sono abbastanza grandi. 37/169 38/169 19

20 Parole chiave / Open source Di cosa stiamo parlando In informatica, open source (ovvero sorgente aperto) indica un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione. L'open source ha ovviamente tratto grande beneficio da Internet. Alla filosofia del movimento Open Source si ispira il movimento Open content: in questo caso ad essere liberamente disponibile non è il codice sorgente di un programma ma contenuti editoriali quali testi, immagini, video e musica. 39/169 40/169 20

21 Parole chiave / Copyleft Di cosa stiamo parlando L'espressione inglese copyleft, gioco di parole su copyright, individua un modello alternativo di gestione dei diritti d'autore basato su un sistema di licenze attraverso le quali l'autore (in quanto detentore originario dei diritti sull'opera) indica ai fruitori dell'opera che essa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali. Nella versione pura e originaria del copyleft (cioè quella riferita all'ambito informatico) la condizione principale obbliga i fruitori dell'opera a rilasciare eventuali modifiche apportate all'opera a loro volta sotto lo stesso regime giuridico (e generalmente sotto la stessa licenza). In questo modo, il regime di copyleft e tutto l'insieme di libertà da esso derivanti sono sempre garantiti. L'espressione copyleft, in un senso non strettamente tecnico-giuridico, può anche indicare generalmente il movimento culturale che si è sviluppato sull'onda di questa nuova prassi in risposta all'irrigidirsi del modello tradizionale di copyright. Esempi di licenze copyleft per il software sono la GNU GPL e la GNU LGPL, per altri ambiti le licenze Creative Commons (più propriamente con la clausola share alike) oppure la stessa licenza GNU FDL usata per Wikipedia. 41/169 42/169 21

22 Parole chiave / Beta Di cosa stiamo parlando La versione beta è una versione di prova di un software non definitivo, già testato dagli esperti, che viene messo a disposizione anche dei meno esperti, confidando proprio nelle loro azioni imprevedibili che potrebbero portare alla luce nuovi bug o incompatibilità del software stesso. Più precisamente il beta testing (o beta-verifica) è una fase di prova e collaudo di un software non ancora pubblicato, con lo scopo di trovare eventuali errori (bug). Questa operazione può essere svolta da professionisti pagati, oppure, molto spesso, da semplici amatori. (http://it.wikipedia.org/wiki/versione_beta) Qualunque prodotto, progetto o servizio è costantemente in una versione beta, ovvero uno stato di continua revisione e continuo perfezionamento, a mano a mano che i dipendenti, i partner e i fornitori mettono in comune le loro conoscenze e capacità per soddisfare le necessità in continua evoluzione dei clienti. Wikinomics, Rizzoli 43/169 44/169 22

23 Parole chiave / Barcamp Di cosa stiamo parlando BarCamp è una rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi. Gli eventi si occupano soprattutto di temi legati alle innovazioni sull'uso del World Wide Web, del software libero e delle reti sociali. Il nome di BarCamp si rifà al termine foobar già utilizzato dagli hacker: i BarCamp, infatti, sono nati in risposta ai Foo Camp, una "non-conferenza" annuale, su invito, ospitata dall'editore di testi sul software libero Tim òreilly. BarCamp è una nonconferenza, così come solitamente intendiamo per conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Il BarCamp è una nonconferenza collaborativa, dove chiunque può salire in cattedra, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi. 45/169 46/169 23

24 Parole chiave / Second life? Di cosa stiamo parlando Second Life è un mondo virtuale tridimensionale multi-utente online inventato nel 2003 dalla società americana Linden Lab. Il sistema fornisce ai suoi utenti (definiti "residenti") gli strumenti per aggiungere e creare nel "mondo virtuale" di Second Life nuovi contenuti grafici: oggetti, fondali, fisionomie dei personaggi, contenuti audiovisivi, ecc. La peculiarità del mondo di Second Life è quella di lasciare agli utenti la libertà di usufruire dei diritti d'autore sugli oggetti che essi creano, che possono essere venduti e scambiati tra i "residenti" utilizzando una moneta virtuale (il Linden Dollar) che può essere convertito in veri dollari americani e anche in Euro. 47/169 48/169 24

25 Diventiamo webbisti 2.0 Di cosa stiamo parlando Disegniamo un possibile percorso per diventare web 2.0 : - aprire un account Gmail (la web mail di Google, in perenne versione beta, che dà direttamente o per partnership l accesso a un gran numero di altri servizi: ad esempio Google Docs per la condivisione online dei documenti, che siano testi, fogli di calcolo o presentazioni) - scaricare e installare Firefox, inserendovi anche alcune estensioni in stile Web 2.0 (ad esempio Delicious Bookmark per taggare direttamente le vostre url preferite, Operator per leggere i microformati, e cosi via) - scaricare e installare Flock (un browser che integra totalmente strumenti 2.0 come la possibilità di farsi home page personalizzate con i feed preferiti o quella di postare direttamente nel proprio blog) - provare ad aprire un blog (ad esempio con Blogger) o un wiki (su Google siti oppure su Wikispaces) - essere curiosi e aperti 49/169 SERENDIPITY 50/169 25

26 Usare il Web.20: per cosa? Come ogni strumento, anche il Web 2.0 ha i suoi lati oscuri: ma solo conoscendolo lo si potrà utilizzare con consapevolezza e maturità. Uno dei possibili lati oscuri è proprio relativo a una delle sue maggiori potenzialità: il moltiplicarsi quasi a dismisura delle fonti informative, grazie alla quali posso cercare, conoscere, imparare. Ma come distinguere ciò che realmente è valido dalla massa inutile di informazioni, da quella sorta di narcisismo che porta ad esempio al proliferare di blog? Ad esempio con il confronto delle fonti, o usando in stile 2.0 le raccomandazioni di persone di cui ci fidiamo. 51/169 Nella babele informativa Ma se per distinguere tra contenuti validi e inutile obesità informativa servono (se non altro ancora per un po') gli esseri umani, una volta individuate le fonti che ci interessano è sempre il Web 2.0 a venire in nostro aiuto: strumenti come i feed o altri che stanno emergendo come i microformati possono ridurre in maniera drastica il tempo necessario a navigare ciò che ci interessa. Insomma il Web 2.0 può essere insieme causa e soluzione dell information overload. 52/169 26

27 Spunti per un nuovo approccio educativo Per gli educatori il Web 2.0 rappresenta una grandissima occasione: può rendere realmente l insegnamento qualcosa di vivo e interattivo, modellandosi sulle esigenze di apprendimento molto più di quanto abbia mai potuto fare il web tradizionale. Gli strumenti collaborativi come ad esempio i wiki, le cui caratteristiche poi approfondiremo possono disegnare un ambiente cognitivo ricco di stimoli, sollecitando la comunicazione e i feedback tra studenti e insegnanti e anche all interno della stessa comunità di studenti. Anche in questo caso è un po' come tornare ai primordi del web, alle grandi potenzialità educative che erano state intraviste negli ipertesti. Ma certo questi strumenti rendono i docenti e i formatori responsabili di un intero ambiente cognitivo : e liberare l intelligenza collettiva è un forte volano alla creatività ma anche una opportunità da maneggiare con attenzione (il Web 2.0 ha al suo interno anche grandi elementi persuasivi ancora più forti perché appaiono del tutto umani, come il passaparola) 53/169 Fare business con il Web 2.0? Si può, si può. Le tecnologie del Web 2.0 possono essere usate dalle aziende per ottenere un vantaggio competitivo, che si concretizza in migliori servizi per i clienti, impiego più rapido e flessibile della conoscenza, strumenti che migliorano la produttività: inoltre sia dentro che fuori l azienda queste tecnologie alimentano un più forte senso di comunità. Alcuni studi poi evidenziano anche la possibilità di ottenerne dei profitti: ad esempio per il contenimento dei costi dovuto alla migliore collaborazione tra i settori interni, o per il ricorso a piattaforme collaborative per la ricerca e lo sviluppo (piattaforme come InnoCentive). Per applicarle nel modo migliore però è necessario un cambiamento di paradigma e di mentalità, non sempre facile (anzi nella gran parte delle aziende piuttosto difficile). 54/169 27

28 Enterprise 2.0 Alle aziende i benefici più ampi possono venire soprattutto nel campo della condivisione, organizzazione e capitalizzazione della conoscenza, dove sembra aver fallito il tradizionale modello di knowledge management (abuso di , intranet poco funzionali eccetera). L'Enterprise 2.0 porta dentro le aziende tre tendenze nate in ambito consumer: - piattaforme di pubblicazione semplici e gratuite (blog, wiki, photo e video sharing, social bookmarking) - strutture emergenti (approccio bottom up) - esplosione di contenuti dovuta alla semplicità e disponibilità degli strumenti, gestibile grazie a feed e tag 55/169 Tre possibili concetti base L'Enterprise 2.0 può essere racchiusa in tre concetti: - la socialità (tutti gli strumenti sono pensati per abilitare e facilitare la creazione di comunità e la collaborazione tra persone) - le piattaforme (la collaborazione avviene in ambienti digitali) - l'emergenza (struttura, processi, pattern non vengono decisi a priori ma diventano visibili grazie all'interazione tra persone ripetuta nel tempo). Le tecnologie 2.0 possono rendere una intranet più simile a quello che il web oggi è già: una piattaforma online con una struttura in continua evoluzione determinata, in modo distribuito e indipendente, dalle azioni degli utenti. Una piattaforma di questo tipo utilizza e rimescola meccanismi di ricerca, presenza di link, possibilità di contribuire alla creazione/editing dei contenuti, tag, meccanismi automatici di suggerimento, notifiche degli aggiornamenti: in essa più è alta la partecipazione più lo strumento diventa intelligente e accurato nel consegnare ad ogni dipendente i documenti per lui più utili. 56/169 28

29 I possibili strumenti da integrare enterprise blog (che può costituire le fondamenta di un ambiente di innovazione emergente, diffusa e continua, forse unico reale fattore di differenziazione in un mercato globale e fortemente competitivo). Possono esserci bio blog (personali), engagement blog (sul progetto), client blog (sul cliente), product blog (sul prodotto), expert page blog (su un'area di competenza), con piattaforme come MovableType enterprise wiki, che rappresentano un modo alternativo per consentire a team, gruppi o intere comunità di elaborare, modificare e pubblicare collettivamente contenuti web e documenti in modo semplicissimo. Implicano però per molte realtà un vero salto culturale, perché presuppongono un alto livello di trasparenza e fiducia nei proprio colleghi oltre a un fortissimo spirito di collaborazione all'interno dell'azienda. Possibili campi di azione sono la gestione informale della conoscenza, la creazione collaborativa di agende, verbali di riunioni, documenti, il supporto alla vendita, l'analisi di mercato, il brainstorming, il raffinamento di idee per il lancio di nuovi prodotti sistemi di tagging che fanno leva sull'intelligenza collettiva ad esempio nel marketing per scoprire cosa stanno facendo i competitor, nelle vendite per condividere dati utili sui nuovi clienti, nella ricerca e sviluppo per raffinare idee o migliorare i prodotti esistenti mashup, possibile soluzione ottimale per l'automazione a basso costo di una quantità di compiti ripetitivi o troppo complessi da eseguire manualmente E poi sistemi di project management, di web conferencing 57/169 La semplicità e le persone al centro Grazie alla semplicità di utilizzo, tutti questi sistemi potrebbero venire usati dai dipendenti anche senza training e visto che sono piattaforme web eliminano anche i costi di installazioni e aggiornamenti software. Ma la cosa principale è che mettono le persone nel cuore del sistema, abbattendo le barriere di utilizzo e invitandole a collaborare. Si tratta di un continuum che parte dal telefono, dalle mail e dagli IM per arrivare ai social software: ognuno di questi strumenti risponde a diverse esigenze. L Enterprise 2.0 può contribuire all'innovazione continua, ma certo il cammino è ancora lungo: molte aziende non ne comprendono le potenzialità, hanno dubbi sui temi della sicurezza, dell'integrità dei dati, della mancanza di comprovati ritorni degli investimenti. Inoltre la tecnologia da sola non può produrre un cambiamento culturale e organizzativo tale da assicurare l'adozione dei nuovi strumenti, che riducono la capacità di controllo del middle management e possono sollevare questioni legali. 58/169 29

30 Da dove iniziare? Per coltivare nuove pratiche collaborative è necessario partire da una comunità forte e da una cultura aziendale aperta. è poi opportuno iniziare in modo graduale, tramite progetti pilota, su piccoli gruppi, da coinvolgere nel miglioramento dello strumento e nella creazione di contenuti di valore. Inoltre si deve limitare al minimo il numero di regole e policy facendo leva sulle norme già diffuse nell'azienda e identificare dei champion, ovvero degli individui dotati di carisma e visibilità che possano dare direttive e aiutare i nuovi arrivati a fare pratica (come nelle vecchie community). 59/169 I social network: quali modelli di business? Molto dipende da quanto sia intensa la funzione di appartenenza (ovvero quanto intensamente un membro possa essere considerato parte di un social network digitale): a funzione di appartenenza meno intense (frequenza occasionale, fruizione breve e passiva, indirizzi di destinazione e di provenienza erratici) corrispondono solitamente modelli di ricavi basati sulla pubblicità (Friendster, MySpace), eventualmente integrati da una modalità di abbonamento per il gruppo di membri con funzione di appartenenza più elevata (siti di dating, di musica, professionali come LinkedIn, mondi virtuali). Per premiare i membri con intensità di appartenenza più elevata sono stati sperimentati modelli di shared advertising (ovvero retrocessioni di ricavi pubblicitari ai contributori di contenuti che generano maggior traffico o che vengono acquistati da altri fruitori). I social network caratterizzati da forte appartenenza e forte ideologia collaborativa (comunità di sviluppatori, piattaforme di IM o come Skype) sono solitamente associati a modelli free tu use pay for related service (versioni base gratuite, funzioni aggiuntive a pagamento: ad esempio l assistenza per i sistemi Linux). 60/169 30

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