Eurozona: la moneta unica uscirà rafforzata dalla crisi Grecia

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1 Deloitte Italy Spa Via Tortona Milano Tel: Nota Stampa Barbara Tagliaferri Irene Longhin Ester Gaiani Ufficio Stampa Deloitte Image Building Image Building Tel: Tel.: Tel.: Deloitte Global Economic Outlook Eurozona: la moneta unica uscirà rafforzata dalla crisi Grecia - Sarà la crisi Grecia a mettere in campo le misure in grado di rafforzare il peso della moneta unica a livello mondiale, favorendo la crescita di tutte i paesi membri dell Unione Europea - Rappresentare un terzo delle riserve delle valute internazionali delle banche centrali tra le principali ragioni a rendere il presagio della sparizione dell euro - teorizzata da alcuni esperti - una ipotesi remota - Quanto sta accadendo nella penisola ellenica sembra avere innescato di un impegno dei singoli paesi che versano in situazione critica, sul fronte di riforme fiscali e strutturali attese da tanto tempo - Luci e ombre sul ruolo della Germania nella soluzione della vicenda: diverse le critiche registrate dallo studio in merito alle manovre del governo tedesco degli anni scorsi che diminuendo la domanda interna ha portato a uno svantaggio degli altri paesi europei nell export Nella stessa edizione, inoltre: - La diminuzione della quota di popolazione attiva renderà cruciale il mantenimento della competitività sia di paesi centrali (Germania e Francia) che periferici (Spagna, Portogallo e Italia) per sostenere la crescita nel lungo periodo - Focus Italia - tasso d invecchiamento della popolazione sopra la media europea, crescita demografica negativa insieme ai dati relativi all allungamento della vita media rendono cruciale concentrare gli sforzi sull aumento del tasso di partecipazione al lavoro (anche per gli over 60) e sul livello di innovazione e produttività per incrementare la crescita economica del nostro paese Milano, 7 maggio La nuova edizione dell analisi trimestrale condotta da Deloitte sull andamento dell economia globale rileva come i maggiori mercati stiano lanciando segnali di ripresa rispetto alla recessione che ha caratterizzato gli ultimi due anni. In particolare nazioni come Stati Uniti, Brasile, Cina, India e Australia si trovano attualmente in una fase di forte crescita. Sul fronte Eurozona, dopo l importante recupero registrato nei mesi scorsi e i primi segnali di uscita dalla recessione messi a segno dal vecchio continente, il tema sul futuro della moneta unica europea, seguito della grave crisi del debito che ha colpito la Grecia e dell allarme lanciato recentemente su un possibile default di Spagna e Portogallo diventa il tema di maggiore interesse.

2 Crisi, un test per la moneta unica Secondo l analisi di Deloitte, la crisi economica non solo ha svelato le crepe dell economia globale, ma ha anche messo alla prova uno dei più ambiziosi progetti di cooperazione economica, l Euro, dice Beppe Pedone, AD di Deloitte & Touche SpA. La recente crisi del debito in Grecia, infatti, e i timori di default di altri Paesi periferici, tra cui Spagna e Portogallo, hanno spinto diversi esperti a ipotizzare la fine della moneta comune, con la spaccatura dell Euro in due parti con i paesi più indebitati che sarebbero tornati alla loro valuta originaria. Secondo noi di Deloitte continua Pedone, diversi sono i fattori che concorrono a smentire questa prospettiva: - l euro è oggi la seconda più grande valuta di riserva e rappresenta circa un terzo delle riserve delle valute internazionali delle banche centrali; - senza l euro, la regione europea sarebbe costituita da un insieme di economie medio-piccole con monete che non avrebbero spazio sulla scena internazionale dominata dal dollaro statunitense e lo yuan cinese; - il progetto della moneta unica è fortemente supportato dal mondo politico; - le imprese sono abituate a utilizzare l euro e hanno largamente beneficiato della sua introduzione; - la popolazione della zona euro, pari a circa 325 milioni di individui, difficilmente rinuncerebbe all euro per tornare a 16 valute diverse. Tuttavia, una volta superato l imminente pericolo di default grazie alla solidarietà dei membri EU più forti, gli stati che come la Grecia hanno risentito pesantemente degli effetti della crisi a livello del debito, dovranno mettere in campo le riforme strutturali da tempo attese, mentre l Unione Europea dovrà rivedere il Patto di Stabilità e di Crescita e nuovi organismi dovranno essere messe in campo per assicurare la trasparenza e la conformità. Sul lungo termine tutte queste azioni potranno non solo limitare il rischio di crisi come quella attuale, ma anche rafforzare significativamente il peso della moneta unica a livello mondiale, favorendo la crescita di tutti i paesi membri dell Unione Europea anche attraverso un maggiore coordinamento fiscale tra i paesi, una migliore allocazione degli investimenti ed efficienza nella spesa pubblica, continua Pedone. L eredità positiva di questa crisi è legata alla maggiore consapevolezza che la scarsità di risorse economiche per lo sviluppo e i servizi pubblici induce a identificare nuovi comportamenti, innescando un processo virtuoso a tutti i livelli. Un processo che passa anche attraverso l accelerazione delle riforme fiscali e strutturali aggiunge l A.D di Deloitte & Touche S.p.A. Nello specifico, secondo l analisi di Deloitte, sono diverse gli elementi destinati a cambiare: Le regole del Patto di Stabilità e di Crescita Nell ambito del Patto di Stabilità e di Crescita, concordato dagli stati membri all atto di istituzione della moneta unica, era previsto che il debito pubblico non superasse 60%del PIL, mentre la spesa pubblica non fosse superiore al 3% del PIL. Tuttavia tali disposizioni si sono rivelate troppo inflessibili e, nonostante già nel 2005 siano state ammorbidite, il limite di disavanzo pubblico e debito avrebbe bisogno di essere applicato sul un periodo più lungo (un intero ciclo economico) piuttosto che su base annua. La normativa dovrebbe inoltre includere una disposizione che preveda una strategia di lungo periodo credibile.

3 La trasparenza Un altro problema è legato alla trasparenza: sin dall istituzione dell Unione alcune nazioni hanno infatti utilizzato espedienti contabili creativi per raggiungere il rapporto deficit/pil pari al 3%. In questo caso, gli analisti di Deloitte considerano necessario il rafforzamento dei poteri dell Eurostat che attualmente non ha le competenze atte a far applicare la legge quando si tratta di qualità dei dati messi a disposizione dagli stati membri, ma che già nel 2003 aveva sollevato dubbi sulla validità dei numeri della Grecia. L applicazione delle norme L applicazione delle norme rimane un nodo critico: in passato i paesi grandi dimensioni maggiori non sono stati sanzionati per aver violato il Patto di Stabilità e di Crescita. La mancanza di sanzioni per queste realtà ha quindi reso più difficile punire le nazioni più piccole per aver violato il Patto. Anche nel caso una sanzione venga comminata non esiste attualmente alcun strumento che permetta successivamente di applicarle. Dovrà essere quindi avviato un fermo e trasparente processo volto a far rispettare agli stati membri le norme del Patto, il quale necessità in ogni caso di essere aggiornato per diventare più flessibile e tener conto degli sviluppi nel lungo periodo. Il coordinamento fiscale È probabile inoltre che la crisi porti alla creazione di un autorità centrale fiscale per l Euro. Un primo passo potrebbe essere l'emissione di obbligazioni da parte delle nazioni, meno meritevoli di credito, con garanzie da vicini più abbienti. A più lungo termine, una più stretta cooperazione fiscale potrebbe essere supportata dalla creazione di una centrale di emissione di bond da distribuire ai paesi membri. Riforme strutturali negli stati membri Sarà necessario, infine, lo sforzo da parte di tutti gli stati membri, che versano in situazioni di difficoltà, per sistemare i propri libri contabili e cambiare la propria condotta. Poiché il caso Grecia ha reso infatti evidente che il mancato rispetto delle norme minaccia l intera comunità, si sta iniziando a registrare il fattivo impegno dei singoli paesi, in situazione critica, sul fronte di quelle riforme fiscali e strutturali attese da tanto tempo, spinti da una sorta di moral suasion o, più probabilmente, dalle pressioni esercitate dagli altri membri EU. Un primo importante passo è rappresentato dal miglioramento della qualità delle finanze pubbliche, mentre le riforme fiscali possono essere definite in modo tale da promuovere la crescita e ridurre al minimo le distorsioni, semplificando le norme e ampliando le basi imponibili. Ci sono numerose aree nell ambito delle quali i paesi possono migliorare le proprie performance sia dal punto di vista delle spese che delle entrate. Luci e ombre del ruolo della Germania Nella gestione della crisi Grecia la Germania gioca un ruolo rilevante. Nei suoi confronti sono state tuttavia sollevate critiche che lo studio Deloitte registra e analizza:

4 A colpire l opinione pubblica ci sono le manovre del governo tedesco che - attraverso politiche che hanno avuto come effetto la diminuzione della domanda interna e lo svantaggio dei concorrenti, sul fronte prezzi di esportazione all estero stanno complessivamente mettendo a repentaglio la stabilità fiscale dei suoi partner monetari. Il famoso sottoconsumo del mercato interno tedesco (a sua volta legato, secondo alcune teorie, al sottosviluppo del settore dei servizi del paese) è infatti uno degli aspetti del ben più ampio trend che vede Giappone, Cina e Germania stessa paesi con risorse in esubero ed economie particolarmente basate sull export - non poter contare su una sufficiente domanda interna in grado di bilanciare le abitudini di spesa, e quindi la richiesta di export, di paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, parte dell Europa e l Australia. Le contromisure adottate dal governo, nella forma di stimoli pro-consumo quali incentivi statali per automobili e la promozione di programmi di lavoro brevi in modo da aiutare l occupazione e difendere il loro welfare, non sono state infatti in grado di sovvertire in maniera continuativa il posizionamento della Germania rispetto all export: il 43% dell export tedesco va ai 16 paesi dell Euro zona e, più nello specifico, il 12% del totale verso Grecia, Portogallo, Spagna e Italia e del surplus totale della Germania, il 60% è stato frutto, nell ultimo anno, degli scambi commerciali con paesi dell Euro Outlook La ripresa nella Zona Euro sembra essere sulla buona strada: nei prossimi due anni è attesa una crescita attorno all 1-2%, previsione in rialzo di circa gli 0,5 punti percentuali rispetto a sei mesi fa. Segnali positivi arrivano dalla produzione industriale, che risulta in progresso, e dal solido miglioramento degli indici che misurano la fiducia nell economia dell area Euro. Tra questi, l Economic Sentiment Indicator (ESI) ha raggiunto lo scorso marzo un valore pari al 97,7 rispetto al 95,9 del mese precedente. Con l impennata delle esportazioni e la sensibile diminuzione delle scorte, i produttori hanno registrato un aumento dell utilizzazione di capacità raggiungendo il 72,9% nel primo trimestre 2010 dal 71,6% del quarto trimestre 2009, la prima crescita dall inizio della crisi.

5 Tuttavia, per sostenere la crescita nel lungo periodo, non solo i Paesi periferici del Sud Europa, ma anche quelli centrali come Germania e Francia dovranno mantenere alti livelli di competitività. Dal momento che la quota della popolazione attiva si sta riducendo, l incremento della produttività rappresenta l unica soluzione per assicurare la crescita continua e migliorare la qualità della vita. In particolare in Italia elementi come tasso d invecchiamento della popolazione sopra la media europea, crescita demografica negativa insieme ai dati relativi all allungamento della vita media rendono cruciale concentrare gli sforzi sull aumento del tasso di partecipazione al lavoro (anche per gli over 60) e sul livello di innovazione e produttività per incrementare la crescita economica del nostro paese. Particolare attenzione anche alla produttività dei servizi pubblici e al passaggio al digitale che nei prossimi anni potrebbe portare elevati risparmi ed efficienza. A livello più generale continuare l azione del risanamento dei conti pubblici, del contenimento del livello di indebitamento italiano e delle riforme fiscali. Deloitte è una tra le più grandi realtà nei servizi alle imprese in Italia, dove è presente dal Vanta radici antiche, coniugando tradizione di qualità con metodologie e tecnologie innovative. I servizi di audit, tax, consulting e financial advisory sono offerti da diverse società specializzate in singole aree professionali e tra loro separate e indipendenti, ma tutte facenti parte del network Deloitte. Le stesse oggi contano oltre professionisti, i quali assistono i clienti nel raggiungimento di livelli d eccellenza grazie alla fiducia nell'alta qualità del servizio, all offerta multidisciplinare e alla presenza capillare sul territorio nazionale. Grazie ad un network di società presenti in 140 Paesi, Deloitte porta i propri clienti al successo grazie al suo know how di alta qualità e ad una profonda conoscenza dei singoli mercati in cui è presente. Obiettivo dei circa professionisti di Deloitte è quello di mirare all eccellenza dei servizi forniti. Il nome Deloitte si riferisce a una o più delle seguenti entità: Deloitte Touche Tohmatsu (una Verein svizzera), le member firm aderenti alla sua rete e le relative entità controllate e/o licenziatarie, ciascuna delle quali è un entità giuridicamente separata ed indipendente. Si invita a leggere l informativa completa relativa alla descrizione della struttura legale di Deloitte Touche Tohmatsu e delle sue member firm all indirizzo web Member of Deloitte Touche Tohmatsu

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