I cristiani in mano ad Al Qaeda

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1 MERCOLEDÌ 8 OTTOBRE In Italia EURO 1,40 ANNO N. 238 Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel FONDATO NEL 1876 Tendenze / 1 La crescita (italiana) degli emigranti di Alessandra Coppola e Gianna Fregonara a pagina 23 Tendenze / 2 Nel mondo ci sono più sim di abitanti di Marta Serafini a pagina 23 Servizio Clienti - Tel mail: Non è tempo di compromessi PURCHÉ NON SIA UNA FORNERO BIS di Dario Di Vico La riforma Oggi la fiducia. Renzi: non temo agguati. Il tema controverso dei licenziamenti rinviato ai decreti attuativi Si vota, ma senza l articolo 18 Ecco l emendamento sul lavoro: incentivi per i contratti a tempo indeterminato 41008> Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Una battaglia politica vera merita una conclusione trasparente. Il presidente del Consiglio ha voluto sfidare il sindacato e la sinistra pd sui temi del lavoro e per farlo ha sposato quasi per intero le idee e le elaborazioni di due castigamatti del laburismo italiano, Pietro Ichino e Maurizio Sacconi. In più ha scelto di mettere la fiducia sul Jobs act violando la consuetudine non scritta secondo la quale sui temi del mercato del lavoro non si operano strappi parlamentari. A questo punto sarebbe paradossale che dopo aver infranto tutti questi tabù il risultato concreto dell iniziativa di Matteo Renzi, ovvero la nuova legge, fosse confuso, indefinito e replicasse gli errori della riforma Fornero che pure si era misurata con il superamento dell articolo 18. L opinione pubblica europea non capirebbe e sarebbe portata a considerarla l ennesima vittoria del bizantinismo politico italiano, anche se in una forma forse inedita: un premier decisionista che vara una legge pasticciata. Ci sarà tempo per vedere e valutare quali saranno le formulazioni finali e che sorte sarà riservata ai licenziamenti disciplinari, ma più si ridurrà l area dell incertezza e della discrezionalità dei giudici meglio sarà per tutti. Almeno non ci saremo divisi invano. La fiducia, oltre a spazzar via circa 700 emendamenti, serve anche a dare sostanza alla giornata politica di oggi. Renzi avrebbe voluto che durante il suo semestre di presidenza non particolarmente brillante si tenesse in Italia un vertice europeo sull occupazione e la crescita. Alla fine ha ottenuto una conferenza informale come quella che si terrà oggi a Milano e che possiamo esserne certi non passerà agli annali, non rappresenterà una pietra miliare nella lotta contro la disoccupazione. Assisteremo a qualche discorso retorico, al solito balletto delle interpretazioni, alle limature dei testi da parte degli sherpa e a una conferenza stampa finale in cui si potrà misurare lo stato dei rapporti tra la cancelliera Merkel, il presidente Hollande e Matteo Renzi. Di proposte nuove e costruttive per produrre posti di lavoro è assai difficile che ne ascolteremo. Le discussioni vere sul futuro dell occupazione purtroppo si svolgono altrove. Questa settimana per la seconda volta in pochi mesi l Economist ha pubblicato un rapporto pessimistico sulle tecnologie che mangiano posti di lavoro. Si parla del peso che Internet ha conquistato anche in questo campo, dello sviluppo dell e-commerce, del nuovo artigianato, della tendenza dei giovani a inventarsi il proprio lavoro. Tutti temi che fotografano l evoluzione (contraddittoria) del mercato reale e fanno apparire le istituzioni europee e il nostro Parlamento alla stregua di pachidermi che si muovono con esasperante Reportage da Kobane (Siria) Nella città assediata, mille donne contro il Califfato di Lorenzo Cremonesi i sono mille donne tra i 4 mila curdi che resistono all assedio dell Isis a Kobane, al confine tra Siria e Turchia. Ankara C chiede all Occidente di non limitarsi ai raid aerei, ma ferma i curdi che accorrono in soccorso dei «fratelli». Intanto Al Qaeda rapisce un parroco e altri venti cristiani al confine tra Siria e Libano. alle pagine 2 e 3 Frattini, Olimpio GIUSTIZIA IL PROCESSO PER LA TRATTATIVA Per l udienza al Quirinale sì dei pm ai boss di Giovanni Bianconi l parere dei pm è positivo: i boss della mafia Totò I Riina e Leoluca Bagarella potranno «entrare» al Quirinale assistendo in videoconferenza dal carcere alla deposizione del capo dello Stato Giorgio Napolitano che si terrà in quel palazzo, nell ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-Cosa nostra. alle pagine 10 e 11 Breda, Martirano Indagato il capo della Procura di Milano Bruti e il fascicolo dimenticato in cassaforte. Brescia ipotizza l omissione di atti d ufficio di Luigi Ferrarella l procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, è indagato dalla Procura di I Brescia per l ipotesi di reato di omissione di atti d ufficio. Non è una iscrizione recente, legata alla rimozione venerdì del suo vice Alfredo Robledo da capo del pool «reati contro la pubblica amministrazione». La cornice è, però, una delle vicende al centro degli attriti con Robledo: la controversa tempistica dell inchiesta su Vito Gamberale e la messa all asta nel dicembre 2011 del pacchetto comunale di azioni Sea (Linate e Malpensa). E, in particolare, la giacenza del fascicolo per 3 mesi nella cassaforte del procuratore, il quale, in una lettera del marzo 2012, la definì «deplorevole dimenticanza». a pagina 18 GIANNELLI IL CASO IL GIALLO DEI FONDI PER L AMBIENTE CLINI, L EX AMBASCIATORE E I 200 MILIONI SPARITI IN CINA di Fiorenza Sarzanini A ppalti mai realizzati in Cina, lavori contestati, strutture «fantasma» per dirottare i fondi: la Procura di Roma ricostruisce la sparizione di 200 milioni di euro gestiti dall ex ministro dell Ambiente Corrado Clini, accusato di corruzione. E delinea il ruolo dell ex ambasciatore Umberto Vattani. a pagina 19 AFP / ARIS MESSINIS Oggi il Senato mentre a Milano si tiene il vertice europeo sull occupazione vota l emendamento del governo al Jobs act: con la fiducia, Renzi non teme «agguati» dalla minoranza pd. Non si voterà sull articolo 18, rinviato ai decreti attuativi, ma sugli incentivi ai contratti a tempo indeterminato. da pagina 5 a pagina 9 VITE (E SPERANZE) EUROPEE Quel milione di bambini nato da coppie Erasmus di Beppe Severgnini otremmo chiamarla (o P chiamarlo) «The Million Euro Baby»: secondo la Commissione europea un terzo degli studenti Erasmus ha conosciuto il partner durante l esperienza all estero e da queste coppie è ormai nato un milione di bimbi. Nessun leader politico ha commentato la notizia con orgoglio. Ma l Europa siamo tutti noi e dovremmo essere meno cinici di chi ci guida. a pagina 26 DIRITTI CIVILI TENSIONE NEL GOVERNO «Vanno fermate le nozze gay» Scontro su Alfano di Alessandra Arachi ircolare ai prefetti del ministro dell Interno, Alfano: «Invito formale al ritiro e alla cancellazio- C ne delle trascrizioni di nozze gay celebrate all estero. In caso di inerzia si procederà all annullamento d ufficio degli atti illegittimamente adottati». a pagina 17 Valtolina a pagina 27 il commento di Aldo Cazzullo

2 # 2 Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera Medio Oriente La crisi Un parroco e venti fedeli sono stati rapiti in Siria al confine con il Libano. Il Papa convoca un Concistoro sul Medio Oriente I cristiani in mano ad Al Qaeda La Custodia Le origini risalgono al Medioevo. Precisamente al 1217 quando l ordine dei frati minori, creato da san Francesco,venne diviso in province, una della quali, appunto, era la Custodia di Terra Santa. Che comprende Egitto, Israele, Territori palestinesi, Siria, Giordania, Libano, Cipro e l isola di Rodi. Sono circa 300 i religiosi che offrono il proprio servizio per questa provincia. Dal 2004 il custode di Terra Santa è padre Pierluigi Pizzaballa (nella foto). Ha la giurisdizione sui territori dove opera la Custodia e su tutti i santuari cattolici dell area Tra i compiti della Custodia l aiuto ai pellegrini che si recano in Terra Santa. Importante l attività scientifica svolta dalla Studium Biblicum Franciscanum sull archeologia biblica e l'istituto Muski al Cairo che studia le comunità cristiane in Medio Oriente DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME «Verso mezzogiorno padre Hanna mi ha telefonato. Per la prima volta mi accorgo dalla sua voce di quanto sia triste e agitato». È il 19 aprile del 2013, la guerra in Siria, la rivolta pacifica diventata scontro militare, va avanti da due anni. I frati di Knayeh, a nord-ovest del Paese, sono rimasti. Anche quando i proiettili hanno centrato il monastero le vetrate infrante, l acqua che cola sui pavimenti di pietra, anche quando padre Hanna confida le sue preoccupazioni alla Custodia di Terra Santa. Sono presenti tra i cristiani della valle dell Oronte da oltre 125 anni e non se ne sono andati fino a domenica: nella notte un gruppo di miliziani ha portato via il parroco Hanna Jallouf e venti abitanti del villaggio, tra loro ragazzi e ragazze. Suor Patrizia Guarino, originaria della provincia di Avellino, è riuscita assieme alle consorelle a scappare ed è protetta da una famiglia locale. Ieri il Papa ha convocato un Concistoro sul Medio Oriente per il prossimo 20 ottobre. I sequestratori apparterrebbero al Fronte Al Nusra, legato ad Al Qaeda, in queste settimane si sta avvicinando all esercito del Califfo che combatte tra Siria e Iraq. Gli estremisti avrebbero chiesto a padre Hanna che si è rifiutato di pagare una tassa, un tributo estorto ai cristiani. Lo Stato islamico lo ha imposto nelle zone sotto il suo dominio, come la provincia di Raqqa, dove un editto ha anche stabilito che i credenti non possono mostrare le croci davanti ai musulmani. Monsignor Georges Abu Khazen, responsabile anche delle L analisi di Guido Olimpio WASHINGTON Gli strateghi lo avevano detto prima ancora che i raid iniziassero. Servono «boots on the ground», le forze terrestri, perché con la sola aviazione è impossibile sconfiggere l Isis. Obama è andato per la sua strada e si è affidato alle incursioni, segnalate ogni giorno dal Centcom, il comando centrale: 354, di cui 103 in Siria e 251 in Iraq. Ma non si sono rivelate decisive. A confermarlo, il campo. Kobane, l enclave curda nel nord della Siria, è stata strangolata dai jihadisti nonostante l eroica resistenza dei peshmerga. Solo ieri la coalizione ha aumentato gli attacchi. Si parla di un coordinamento tra insorti e Usa, magari con la presenza degli «invisibili», pochi uomini delle unità speciali che hanno aiutato nella ricerca dei target. Mossa tardiva. Poi, altra svolta, gli americani hanno usato gli elicotteri Apache a comunità di rito latino nell area del fiume Oronte, spiega all agenzia Fides che è difficile ricostruire la situazione: «Non riusciamo a contattare nessuno e non siamo stati contattati da nessuno. Sappiamo solo che anche lunedì il convento è stato saccheggiato e altre persone del villaggio si sono nascoste». Cinque anni fa Eco di Terra La battaglia di Kobane TURCHIA Fonte: France Press SIRIA Damasco km L America manda gli Apache Dopo le «truppe dal cielo» scatterà l ora della fanteria? In volo Tre elicotteri da combattimento Apache Base militare Mursitpinar Mercato Zona controllata dai curdi Collina di Mishtenur 1 Torre radio Confine turco-siriano Cimitero ovest di Bagdad per tamponare i rovesci dell esercito iracheno. Qualcuno ha ribattezzato la sortita come «boots on the air», gli scarponi in aria. Il prossimo passo giurano gli esperti sarà il ricorso alla fanteria. Mossa anticipata dall impiego dei commandos delle Special Forces nel Kurdistan iracheno. Li hanno chiamati «shoes on the ground», le scarpe sul terreno, per sottolineare una presenza meno apparente. Tutto secondo uno scenario già visto in altri teatri. Israele è stato impegnato contro gli Hezbollah, altra formazione guerrigliera strutturata come un mini esercito, e si è affidato alla sua aviazione. Alla fine ha dovuto mandare le brigate meccanizzate, rischiando uomini e mezzi. Schema che si è ripetuto contro Hamas. Droni e jet hanno usato il meglio della tecnologia, bombe devastanti, missili. Colpi per TURCHIA SIRIA Avanzata jihadista Linea del fronte Bandiera jihadista Mezzi corazzati turchi Esercito e mezzi dei jihadisti Corriere della Sera Pochi raid I raid finora sono stati poco più di 350: un segnale dell impegno «contenuto» di Obama Santa, la rivista pubblicata dalla Custodia, ha raccontato il lavoro di Hanna Jallouf. Da direttore del collegio ad Amman, era tornato tra le montagne della sua Siria. «La mia famiglia proviene da queste valli, ho ritrovato le mie terre e una nuova sfida: i villaggi dell Oronte, un tempo il centro del cattolicesimo di Siria, stanno conoscendo una pesante diaspora. I giovani se ne vanno in cerca di lavoro e di fortuna, questo indebolisce le comunità, mette in pericolo l esistenza stessa delle nostre chiese. Di fronte a questa situazione, bisogna scommettere sul futuro». Spiegava ed esaltava le origini: «Secondo la tradizione, san Paolo, dopo aver avuto la gioia di poter convertire gli elleni al cristianesimo, si recò da Gerusalemme verso Antiochia. Allora c erano tre strade che collegavano Apamea ad Antiochia: una era quella militare verso Aleppo, un altra si snodava vicino al corso dell Oronte per sei mesi impraticabile a causa delle piene, una terza correva proprio dietro a questa collina. Senz altro san Paolo è passato di qua, evangelizzando queste terre. Siamo i discendenti dei primi convertiti dall apostolo missionario». I cristiani di Siria sono rimasti vicini al regime di Bashar Assad, che si è presentato come il difensore delle minoranze fin dall inizio delle proteste nel marzo del 2011 e ha alimentato le divisioni etniche o religiose: il clan al potere è aluita, setta islamica che rappresenta il 12 per cento Saccheggio Lunedì il convento di Knayeh è stato saccheggiato, i contatti si sono interrotti della popolazione, e i rivoltosi per la maggior parte sunniti. Nel dicembre dell anno scorso, i fondamentalisti di Al Nusra hanno assaltato la città di Maalula, dove si parla ancora l aramaico, e i miliziani con le croci e i rosari al collo hanno affiancato l esercito regolare negli scontri per riprenderne il controllo. Le montagne della zona erano finite al centro dell offensiva delle forze di Assad che volevano tagliare le linee dei ribelli attraverso la frontiera con il Libano. Davide Frattini dafrattini «negare» i movimenti. I palestinesi, come l Hezbollah, sono andati sotto terra, nei tunnel. E le perdite sono state significative anche per gli israeliani. Ancora. L attacco in Libia. L offensiva aerea ha demolito lo scarso apparato di difesa, però se non ci fossero stati i consiglieri accanto alla miriade di milizie il raìs libico avrebbe resistito a lungo. La Casa Bianca ha scelto l opzione «dal cielo» per ragioni politiche e diplomatiche. Per ora non considera la missione senza nome come una campagna, piuttosto la ritiene un iniziativa antiterrore. Dunque limitata in mezzi e obiettivi. John Warden, uno degli architetti dell assalto contro gli iracheni nel 1991, ha spiegato a Daily Beast la teoria dei 5 anelli che prevede di colpire i centri di gravità del nemico: 1) Comandi. 2) Comunicazioni e logistica. 3) Infrastrutture. 4) Sostegno popolare. 5) Truppe. Per ora gli Usa hanno «toccato» tutti gli anelli ma senza l intensità sufficiente per disarticolare l Isis che, invece, ha continuato a manovrare su diversi fronti. Il ritornello è noto. Senza designatori che da terra indichino i bersagli diventa complicato agire, difficile distinguere amici e nemici in centri abitati. Solo i marines possono stanare i jihadisti, adeguatisi alle tattiche Usa. Anche qui nulla di nuovo: lo fecero i serbi di Milosevic per sottrarsi alla caccia Nato. Ecco allora che il coro intona l appello: Obama, basta indugi, schiera i soldati. Concetto ribadito, ieri, dall ex direttore della Cia Leon Panetta. Critico verso il presidente, ha prefigurato una nuova guerra. Quella dei trent

3 Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre Il reportage di Lorenzo Cremonesi Nella tempesta di fuoco di Kobane Colonne di jihadisti e blindati in fumo I gas Civili curdi scappano dopo che, alle loro spalle, sono stati lanciati dei gas lacrimogeni nella zona del confine tra Siria e Turchia. A pochi chilometri infuria la battaglia per conquistare la città di Kobane I curdi sfidano l Isis in strada, i jet Usa bombardano. Erdogan: «La città è perduta» DAL NOSTRO INVIATO BOIDI (CONFINE SIRIA-TURCHIA) Alle undici di mattina tre colonne di fumo nero dominano l orizzonte della città. I jet americani sono tornati a bombardare. Alti nel cielo si odono i rombi dei loro motori. Poco dopo colpiscono le periferie occidentali. In lontananza si intravedono alcuni gipponi dello Stato islamico ritirarsi veloci verso sud e sparire in una nube di polvere. È il fatto nuovo della giornata. Dopo le drammatiche avanzate degli ultimi tempi, i jihadisti paiono rallentare, sono continuamente costretti a disperdersi per non costituire un bersaglio evidente. «Stanno bruciando almeno due carri armati dello Stato islamico. Un terzo è danneggiato e non può muoversi. Per una volta, gli americani hanno ottenuto qualche effetto sul terreno. Peccato, però, che abbiano deciso di bombardare in modo massiccio solo adesso che i jihadisti sono entrati nel perimetro urbano di Kobane. Se lo avessero fatto prima, probabilmente avremmo già rotto l assedio», dice Tahir Korhan, un curdo 45enne che assieme a tanti compagni del Pkk (il «Partito dei Lavoratori Curdi» accusato di terrorismo dai turchi) si trova sul confine con la speranza di raggiungere i «fratelli» siriani (che si stima contino a Kobane circa effettivi, dei quali sarebbero donne). Arrivare in contatto con lui sulla linea della frontiera turca, a poche centinaia di metri dalle prime abitazioni di Kobane, ieri è stato più complicato che nelle ultime due settimane. I militari turchi hanno vietato l accesso al punto frontaliero di Mursitpinar. Ormai possono transitare solo le ambulanze. Per il resto, autoblindo e carri armati (almeno una trentina) sono di guardia. Lascia perplessi incontrare tutta questa potenza di fuoco ferma e silenziosa mentre vicinissimi i guerriglieri jihadisti gli stessi che tagliano le gole La città Kobane si trova nel nord della Siria, al confine con la Turchia. Questa città, che in arabo è chiamata Ayn al Arab, riveste un importanza simbolica e strategica per la comunità curda Nel 1979 la città di Kobane venne visitata dal leader indipendentista curdo, Abdullah Öcalan Dal luglio di quest anno è diventato teatro di una battaglia tra i jihadisti dell Isis e i curdi al punto da meritarsi l appellativo di Stalingrado del Vicino Oriente Fino alla metà del XX secolo Kobane fu abitata da una folta comunità armena agli occidentali e vendono come schiave sessuali le donne yazide continuano la loro offensiva contro i miliziani curdi. Anzi, l unica azione di forza qui i turchi la compiono proprio contro i curdi. Questi ultimi sono arrivati a migliaia per sostenere i «fratelli» in Siria. Ma i soldati non li fanno avvicinare a Kobane. Prima di mezzogiorno li caricano con le autoblindo antisommossa fornite di idranti e lanciacandelotti, i curdi tirano pietre. In breve le nuvole bianche dei lacrimogeni nascondono quelle molto più nere dei combattimenti dall altra parte del filo spinato che segna il territorio siriano. È la rappresentazione grafica della complessità articolata caratterizzante la sfida globale contro lo Stato Islamico. Un conflitto che in verità è composto da tanti conflitti separati. E uno dei più rilevanti adesso è proprio quello antico tra governo turco e minoranza curda. «Per noi il Pkk rappresenta una minaccia uguale a quella dello Stato islamico», ripete Recep Tayyip Erdogan. Ieri il presidente turco è tornato sul tema, specificando le condizioni necessarie affinché il suo Paese si impegni militarmente a fianco della coalizione alleata I combattenti curdi siriani nella città di confine di Kobane: di loro sono donne. Fanno parte delle Ypg, le «Unità di Protezione Popolare» 400 I miliziani curdi che sarebbero stati uccisi nella guerriglia casa per casa a Kobane negli ultimi giorni. Non è chiaro quanti jihadisti siano morti 1,5 milioni I profughi siriani in Turchia. Almeno persone sono scappate negli ultimi giorni a causa dei combattimenti a Kobane «Kobane sta per cadere. Ma il problema costituito dallo Stato islamico non può essere risolto solo con i bombardamenti aerei», ha detto, ribadendo le critiche alla strategia americana. Quindi Erdogan ha ripetuto l elenco delle tre richieste turche, oltre a quella fondamentale dell impegno occidentale per rimuovere il regime di Bashar Assad: una «no-fly zone» lungo il confine, accompagnata da una «zona cuscinetto» garantita da truppe sul terreno ed infine l impegno concreto per addestrare e armare i gruppi di ribelli siriani moderati. Alle due del pomeriggio arriviamo alle sei o sette abitazioni contadine ad un piano che compongono la frazioncina turca di Boidi. Mursitpinar resta a due chilometri sulla sinistra. La frontiera è solo a cento metri, nascosta dagli alberi da frutto. Dall altra parte passa un gruppo di uomini in motocicletta. «Sono jihadisti. Fanno da scout per le unità sui gipponi che verranno qui questa sera. Danno la caccia ai volontari curdi che cercano di entrare e arrestano quelli che vorrebbero fuggire», dicono gli abitanti, tutti curdi. Dall interno di Kobane arriva continuamente l eco del crepitio delle mitragliatrici, ogni tanto lo scoppio di una granata, l esplosione cupa di un mortaio. È la tanto attesa battaglia casa per casa. I curdi si dicevano sicuri di vincerla. «Abbiamo solo mitra e pistole. Non possiamo nulla contro i carri armati e i loro gipponi blindati. Ma li batteremo nelle tattiche della guerriglia urbana», ci dicevano per telefono da Kobane una settimana fa. Ma adesso le loro speranze sembrano infrangersi contro la realtà: i jihadisti sono ottimi guerriglieri, motivati, pronti alla morte e al «martirio» in nome della «guerra santa». Gli anni di guerriglia urbana o rurale contro la dittatura di Damasco, in Afghanistan assieme ai talebani, in Iraq contro gli sciiti e gli americani, o in Libia al fianco delle brigate qaediste li hanno ben addestrati. Pare che, negli ultimi giorni, siano riusciti ad uccidere almeno 400 miliziani curdi. Resta invece sconosciuto il numero delle vittime nelle loro file. Dalle terrazze sui tetti delle abitazioni di Boidi si vedono i quartieri sud-orientali di Kobane su cui sventola la bandiera dello Stato islamico. Alle tre del pomeriggio il fracasso della battaglia resta intenso. Un fungo di polvere nera domina Mishtenur, la collina più alta presa tre giorni fa. Con l arrivo delle prime ombre, ci si prepara alla prossima notte di guerra.

4 4 Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera

5 Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre Primo piano Le riforme Renzi divide il fronte dei sindacati Cisl e Uil aprono, gelo con la Cgil. Il premier: non temo agguati dal Pd. Forza Italia: non votiamo il Jobs act Canzoni A margine dell incontro ironie (con una serie di rimandi alle canzoni) sul tempo, un ora, che il premier voleva dedicare ai sindacati (in realtà il vertice è durato di più). Aveva iniziato lunedì Susanna Camusso, citando «Un ora sola ti vorrei», brano del 1938 interpretato anche da Ornella Vanoni. Ha risposto il premier con «Una settimana, un giorno» di Edoardo Bennato. Ha chiuso il ministro dell Economia Pier Carlo Padoan con «Quattro minuti» del rapper Mondo Marcio (anche se è venuto il dubbio che potesse riferirsi a «Cinque minuti» del cantante Maurizio) ROMA Al termine di un confronto a tratti ruvido con le parti sociali, il premier scende in sala stampa e si dice del tutto sereno: oggi sarà contento di portare i risultati della riforma del lavoro a Milano, al vertice con i leader europei, e a proposito della fiducia parlamentare, che annuncia di persona, «è un voto palese e non ci sono franchi tiratori, non temo agguati, ove ci fossero li affronteremo». Da parte di Forza Italia invece nessun soccorso: riassume Giovanni Toti, «non voteremo». Con la Camusso, più che con gli altri, ci sono state battute, sarcasmo, un clima per molti versi gelido. Il capo della Cgil Io come la Thatcher? No, i miei modelli sono Clinton e Tony Blair ha in sostanza detto che non finisce qui, e nemmeno alla prossima convocazione, Renzi, forte anche delle aperture di Uil e Cisl, ha liquidato così: «Ce ne faremo una ragione». Riassunto ulteriore del premier, di fronte a obiezioni tecniche o promesse di protesta: «Non ci faremo bloccare da veti». Renzi davanti ai giornalisti è molto soddisfatto: oggi a Milano si presenterà «con il programma di riforma strutturale più ambizioso che l Italia abbia mai avuto e» senza pari «anche a livello europeo, per complessità e velocità». Ai sindacati ha detto arrivederci a fine mese (il 27), il suo intervento in sala verde è durato 8 minuti, in tutto il confronto un oretta. «L unica vera novità dell incontro è che ci saranno altri incontri», ha riassunto da parte sua Susanna Camusso. Resta «il totale dissenso» su un intervento sull articolo 18 e sul demansionamento dei lavoratori. Insomma, un confronto che non è andato né bene né male, quasi una fumata grigia, anche se lo stesso premier ha rimarcato i punti di contatto con le altre due sigle sindacali: «Ci sono sorprendenti punti di intesa». Si è anche scherzato, sulla durata, «un ora sola ti vorrei..», aveva detto la Camusso, Renzi ha replicato con Bennato («una settimana, un giorno»), il ministro Padoan con la canzone «Quattro minuti» del rapper Mondo Marcio. Nel dettaglio il premier ha confermato che la tutela del reintegro previsto dall art. 18 dello Statuto per i licenziamenti ingiustificati resterà per quelli discriminatori ma anche per i disciplinari, «previa specifica delle fattispecie». Sarebbe anche intenzione del governo introdurre nel maxiemendamento «la regolazione della rappresentanza sindacale e un ampliamento della contrattazione decentrata e aziendale». Nel corso del confronto Renzi ha citato tre casi in testa alla lista delle imprese da salvare: Termini Imerese, l Ilva di Taranto e l Ast di Terni, «sono le tre T di cui bisogna subito occuparsi insieme». Nella legge di Stabilità ci saranno due miliardi per la riduzione delle tasse sul lavoro e un miliardo per la scuola, ha tenuto poi a precisare. Alla fine, in conferenza stampa, si è scrollato di dosso un paragone fatto giorni fa dalla Camusso: «Se c è un modello da cui mi sento molto lontano, naturalmente con tutto il rispetto dovuto, è proprio colei che diceva che la società non esiste, come Margaret Thatcher. Se devo indicare un modello internazionale direi Clinton e Blair, o Obama». Marco Galluzzo Rituali Nella stessa sala del 93 Allora si discusse 40 giorni di Antonella Baccaro 3 luglio Nella «Sala verde» di palazzo Chigi imprese e sindacati accettano il documento del presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi e del ministro del Lavoro, Gino Giugni, sul costo del lavoro e la struttura delle retribuzioni dopo 40 giorni di trattativa (nella foto in basso, Tartaglia, una delle riunioni che portarono all accordo). Da questo momento gli aumenti di stipendio dovranno essere «coerenti con i tassi di inflazione programmata» concordati da governo e parti sociali. È il de profundis della «scala mobile». Un intesa, secondo Ciampi, «senza precedenti». Scrive Mario Talamona sul Corriere che non è un «accordo di vetrina», ma che «avrà un effetto di grande rilievo sul piano internazionale per la credibilità finanziaria e politica» dell Italia. «Già mercoledì - prosegue -, al vertice di Tokyo, Ciampi potrà garantire ai suoi interlocutori, ma soprattutto al vaglio dei mercati, che un elemento cruciale per le nostre prospettive di risanamento è realizzato». Insomma ieri l accordo con i sindacati era segno di stabilità e sviluppo. Oggi il rituale in «Sala verde» (in alto, Renzi e i ministri con i vertici confederali) esprime il contrario: il governo va avanti con o senza accordo con i sindacati. Il retroscena di Enrico Marro Camusso accusa, il premier ironizza E Angeletti: perché non tagli i sindaci? I temi È stato il Jobs act l argomento principale dell incontro tra governo e sindacati, ma ieri non si è parlato solo di contratti e articolo 18 Sul tavolo anche l ampliamento della contrattazione decentrata e le modifiche alle norme sulla rappresentanza sindacale. Discussa anche la proposta di anticipare il Tfr nella busta paga ROMA Matteo Renzi li ha convocati a Palazzo Chigi per le 8 di mattina, come dire all alba, secondo gli usi e costumi delle relazioni sindacali. Ma loro, i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl due per ogni organizzazione arrivano addirittura con largo anticipo. Sbucano dall ascensore al terzo piano, dove c è la mitica sala verde, teatro delle vecchie maratone concertative, tra le 7.40 e le E per un attimo pensano di aver sbagliato. L anticamera è infatti irriconoscibile: un cantiere di ristrutturazione, dal pavimento al soffitto, con tanto di impalcature. Presagio della rottamazione che Renzi auspica anche per il sindacato vecchia maniera? Susanna Camusso (Cgil), 59 anni, inganna l attesa fumando con Annamaria Furlan, 56 anni, che oggi prenderà la guida della Cisl al posto di Raffaele Bonanni, che si è autorottamato in anticipo di un anno rispetto alla naturale scadenza, proprio per favorire il rinnovamento, dice. Luigi Angeletti (Uil), che ha anche lui deciso di autorottamarsi dopo 14 anni da segretario (le regole interne gli avrebbero consentito di restare ancora in carica), si intrattiene con quello che sarà il suo successore, Carmelo Barbagallo, che di anni ne ha 67 anni. Il sarcasmo Il leader pd: qual è la sigla dei sindacati europei, Ces? Ecco, io gli cambierei nome Poi il cerimoniale apre la sala verde. L ultima volta i leader sindacali c erano stati quasi due anni fa per dividersi sull accordo con la Confindustria e il governo sulla produttività (la Cgil non lo firmò), che avrebbe dovuto portare «più occupazione e più salario». Negli anni precedenti, la sala verde era stata teatro di riunioni inutili nelle quali l esecutivo di turno, il giorno prima della legge di Stabilità, dava alle parti sociali una sommaria informativa. La concertazione, ovvero il potere dei sindacati e delle imprese di influire sulle politiche di governo con trattative e accordi, era già morta nella sostanza da tempo. L ultima intesa che lascerà segni permanenti fu quella del 95 col governo Dini sulla riforma delle pensioni. Poi la concertazione, ridotta a un rito, si è trascinata stancamente fino all arrivo del rottamatore. Che all inizio del suo governo non avrebbe mai pensato di riaprire un giorno la sala verde. Alla fine, invece, lo ha fatto, sorprendendo gli stessi sindacati. «Forse sarà stato Napolitano a convincerlo», mormora qualcuno nell attesa che arrivi il premier. «Deve tener buona la sinistra del Pd», suggerisce qualcun altro. «Gli serve per impedire che nei comizi i sindacalisti possano dire: è l unico presidente del consiglio che non ha mai ricevuto il sindacato», osserva chi è convinto che le manifestazioni territoriali Cisl del 18 ottobre e soprattutto la manifestazione nazionale della Cgil e della Fiom il 25 a piazza San Giovanni possano impensierire Renzi. Pochi minuti dopo le 8, il presidente arriva. Al tavolo si siedono anche i ministri Padoan (Economia), Madia (Pubblica amministrazione) e Poletti (Lavoro) e il sottosegretario Delrio. Con loro pochi funzionari. Niente a che vedere con i codazzi di una volta. Renzi introduce. Quando finisce, sottolinea: «Ho parlato 8 minuti, anche troppo». Nessun ministro interviene. Tocca ai 4 capi sindacali. Cercano di adeguarsi al ritmo, ma non ce la fanno. La riunione durerà un ora e venti anziché i 60 minuti previsti. Il protagonista assoluto è Renzi. Bistratta i sindacalisti non appena può. Ad Angeletti che, 6,5 milioni sono i lavoratori tutelati dall articolo 18, in aziende oltre i 15 dipendenti 22 milioni è il totale degli occupati in Italia, inclusi autonomi e dipendenti pubblici in tema di risparmi di spesa, gli suggerisce di «dimezzare i comuni», replica: «Come sapete, non voglio dimezzare i sindaci ma i sindacalisti». A Camusso che polemizza perché Renzi da presidente di turno dell Ue non ha ricevuto il sindacato europeo, domanda: «E come si chiama?». «Ces, confederazione europea dei sindacati», scandisce Furlan. «Ecco io già gli cambierei nome», taglia corto il premier, arrabbiato perché la Ces non gli ha riconosciuto il merito di aver proposto il piano di investimenti europei da 300 miliardi fatto proprio dal presidente della commissione Juncker. Li bistratta, ma li ammalia anche: «Tra noi ci sono contrasti ma anche sorprendenti punti d intesa». E li lascia con un calendario di appuntamenti con Poletti sul Jobs act e con Padoan il 27 sulla legge di Stabilità. A cose fatte. Ma ai sindacati sembra già una conquista. Segno dei tempi.

6 6 Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera Primo piano Le riforme La Nota di Massimo Franco UNA STRATEGIA CHE SFRUTTA LA DEBOLEZZA DELL ALTRO PD Magari esagerando un po, Matteo Renzi parla del «programma di riforme strutturali più ambizioso che l Italia abbia mai avuto»; e «senza pari per complessità e velocità» nella stessa Europa. Tanta enfasi è comprensibile. Oggi il presidente del Consiglio si deve presentare al vertice dell Ue sul lavoro in programma a Milano. E soltanto con l esaltazione di quanto il suo governo ha realizzato o comunque impostato finora può sperare in un atteggiamento benevolo degli alleati continentali. La sua forzatura sui tempi di approvazione del cosiddetto Jobs act si spiega su questo sfondo. Il premier ha imposto la fiducia al Parlamento sfidando lo scarto di un pezzo di Pd soprattutto per presentarsi all appuntamento di oggi con un «sì» da sventolare davanti agli scettici. D altronde, è lui stesso a dirlo con una certa dose di candore. «Il posizionamento con cui arriviamo al vertice europeo è straordinario per le riforme messe in campo». A ragione, fin da ieri mattina ha fatto sapere di non temere «agguati» in Senato dal suo partito. E infatti, la rabbia della minoranza non sembra tale da tradursi in un voto contrario. Anche perché Forza Italia annuncia che non voterà l emendamento del governo, evitando che Renzi sia accusato di nuovo di godere dell appoggio surrettizio di Silvio Berlusconi. In questa fase non è solo il centrodestra a sottolineare il suo ruolo di opposizione. Ha bisogno di rimarcarlo lo stesso premier per placare almeno in parte i malumori nel Pd. Semmai, si tratta di capire se l Europa si lascerà impressionare dalle ambizioni riformiste renziane. L atteggiamento benevolo che si coglieva prima dell estate oggi si è trasformato in diffidenza. Il debito dell Italia si attesterà per il 2014 al 136,7 per cento rispetto al Prodotto interno lordo; e l anno prossimo scenderà solo al 136,4, sostiene il Fondo monetario Gli obiettivi La vera sfida è con chi a Bruxelles chiede all Italia più rigore, ma non è detto che all Europa basti la riforma del Jobs act internazionale. E da Bruxelles il vicepresidente della Commissione Ue, il finlandese Jirky Katainen, vicino alla cancelliera tedesca Angela Merkel, pronuncia un altra ode al rigore finanziario; con tanto di bacchettata a Francia e Italia per la loro richiesta di rinviare il pareggio di bilancio e, nel caso di Parigi, per la minaccia di sfondare il limite del 3 per cento. Bisogna evitare che «i problemi di due o tre Paesi abbiano impatto su tutta l eurozona», ha dichiarato. Insomma, non è scontato che un Jobs act approvato solo al Senato cancelli di colpo le riserve europee, anche se può arginarle. Anche perché lo scontro con i sindacati, in particolare la Cgil, è solo rinviato dopo il breve incontro di ieri mattina. E davanti ai rappresentanti delle forze dell ordine, Renzi è stato costretto ad accedere alla loro richiesta di sbloccare i contratti: un epilogo accettato dopo le minacce di uno sciopero irrituale. Se poi la maggioranza dovesse mettersi a litigare anche sulle unioni omosessuali, come ha fatto ieri, si aprirebbe un altro fronte. Ma forse ci si accorgerà che ce ne sono già in abbondanza. Palazzo Chigi Pasticcini e brioche per le parti sociali La riunione governosindacati era fissata per le otto di mattina. E così due commesse di una vicina pasticceria si dirigono a Palazzo Chigi con vassoi di pasticcini e brioche per la colazione dei partecipanti. Le riunioni di primo mattino non sono una novità per Matteo Renzi: da segretario appena eletto del Partito democratico convocò il 10 dicembre 2013 la sua prima segreteria alle sette del mattino nella sede del Nazareno a Roma. Scelta replicata poi alcune altre volte sempre per le riunioni di partito. Tutte le nuove misure (senza articolo 18) Rinviata alle norme attuative la parte sui licenziamenti. Limite ai demansionamenti Spuntano incentivi per il contratto unico con l obiettivo di superare i rapporti precari ROMA Quello a tempo indeterminato e a tutele crescenti sarà il tipo di contratto «privilegiato in termini di oneri diretti e indiretti». Per questo sarà possibile incentivarlo, sotto forma di taglio dei contributi o dell Irap da quantificare successivamente con le norme attuative, in modo da renderlo più vantaggioso rispetto ai contratti a termine che altrimenti non avrebbero rivali, specie dopo la liberalizzazione di pochi mesi fa. E con l obiettivo finale di arrivare al «superamento delle tipologie contrattuali più precarizzanti». Nell emendamento al Jobs act, il disegno di legge delega per la riforma del lavoro sul quale oggi il Senato dovrà votare la fiducia, il governo fa qualche altro passo verso la minoranza del Pd, che però resta critica. Licenziamenti Dal pacchetto, otto pagine che ieri sera hanno avuto la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato e stamattina saranno depositate formalmente in Senato, resta però fuori ogni riferimento alle nuove regole sui licenziamenti e all articolo 18. La questione sarà confinata ad un semplice discorso che il ministro del Lavoro Giuliano Poletti farà in Aula. Dichiarazioni spontanee, nessuna votazione a seguire. Come indicato nel documento votato nella direzione del Pd, il ministro si impegnerà a mantenere il reintegro nel posto di lavoro per i licenziamenti disciplinari, quelli addebitati al comportamento del dipendente, che dovessero essere giudicati ingiustificati dalla magistratura. Ma solo in alcuni casi limite e comunque rimandando i dettagli al 2015, quando il Jobs act sarà stato approvato anche alla Camera e il governo scriverà i decreti attuativi. La tipizzazione A quel punto, ma solo a quel punto, il governo procederà ad una tipizzazione più stretta dei licenziamenti disciplinari ingiustificati, in modo da ridurre il margine di discrezionalità dei magistrati. E lascerà aperta la possibilità per l azienda di scegliere comunque l indennizzo, ma più caro, anche quando il magistrato dispone il reintegro. I decreti attuativi passeranno in Parlamento solo per un parere non vincolante, e il governo avrà gioco più facile rispetto al difficile compromesso che deve cercare adesso. Una semplice dichiarazione del ministro non è una garanzia sufficiente per la minoranza Pd, che con Cesare Damiano avverte: «La battaglia per migliorare la delega continuerà alla Camera». Ma potrebbe funzionare da La prova dell Aula 21 i voti di fiducia chiesti dal governo Renzi, esclusi i primi due sul programma L ultima fiducia in Senato, sulla responsabilità civile delle toghe (bocciata con 159 voti) 9,1 2 1,3 Prodi 1996 D'Alema 1998 D'Alema 1999 Amato 2000 Berlusconi 2001 Berlusconi 2005 Prodi 2006 Berlusconi 2008 Monti 2011 Letta 2013 Renzi 2014 Fonte: Openpolis, settembre 2014 con contro il governo I precedenti I voti di fiducia, in percentuale, rispetto al totale delle leggi approvate , ,4 45,1 astenuti 75% 24,3 Corriere della Sera scudo in futuro, se le norme attuative dovessero essere impugnate davanti alla Corte costituzionale perché vanno al di là della delega, visto che nel Jobs act manca un riferimento proprio all articolo 18. Mansioni e voucher Nell emendamento ci sono altri due passi verso la minoranza Pd. Il primo è sul demansionamento, cioè la possibilità di assegnare al lavoratore mansioni inferiori a quelle della categoria di appartenenza. L operazione sarà possibile rispettando le «condizioni di vita ed economiche del lavoratore», il che non vuol dire necessariamente conservando lo stesso salario ma quasi. Mentre sui voucher, i buoni lavoro utilizzati per le prestazioni occasionali, resta fermo il principio di un tetto massimo al loro utilizzo, che però sarà definito sempre con le norme attuative. Scioperi e referendum Non ci saranno invece, salvo sorprese, le norme sulla rappresentanza, sulla contrattazione aziendale e sul salario minimo, delle quali aveva parlato lo stesso Matteo Renzi nel corso dell incontro con i sindacati avuto in mattinata. L obiettivo è quello di impedire scioperi e referendum quando un accordo viene firmato dal 50% più uno dei rappresentanti sindacali, limitando il diritto di veto delle sigle più piccole (leggi Fiom). Mentre il salario minimo potrebbe sostituire in parte i contratti nazionali, indebolendo anche i sindacati più grandi. Il progetto resta in piedi ma con tempi più lunghi. Lorenzo Modifiche L emendamento al Jobs act, su cui il governo metterà la fiducia, non contiene modifiche sull abolizione dell articolo 18 La proposta di modifica prevede incentivi fiscali per il contratto a tutele crescenti che lo rendano più vantaggioso di quello a tempo determinato Secondo il testo, se un lavoratore sarà demansionato, dovrà essere mantenuto il rapporto tra salario e carico di lavoro Vertice con il premier Il governo sblocca le buste paga Forze di polizia «soddisfatte» ROMA Sblocco dei «tetti stipendiali» per il 2015 e riordino «indifferibile» delle forze di polizia, perché cinque corpi «sono troppi». Si è concentrato su questi due argomenti l incontro tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e i rappresentanti delle forze armate e delle forze di polizia. L accordo prevede che vengano erogati i soldi finora bloccati e la speranza dei sindacati è che venga dato seguito alla promessa fatta dal ministro dell Interno Angelino Alfano che ha parlato di un anticipo dello sblocco anche per il dicembre «Siamo soddisfatti e disponibili a trattare su tutti gli aspetti toccati nell incontro, anche perché riteniamo che sia stata riconosciuto dal capo del governo il ruolo centrale delle donne e degli uomini in divisa», commenta il segretario della Silp-Cgil Daniele Tissone. In linea Giuseppe Tiani del Siap secondo il quale «Renzi ha mantenuto l impegno è stato concreto, molto chiaro e inequivocabile nel garantire che lo sblocco del tetto salariale per i poliziotti, militari e vigili del fuoco, sarà previsto nel corso della legge di stabilità. Da parte nostra abbiamo fornito ampia disponibilità sulla revisione delle 5 forze di polizia nazionale che sono oggettivamente troppe al fine di evitare i costi delle sovrapposizioni di compiti, ruoli e funzioni che il nostro sistema non può più permettersi».anche i Cocer hanno espresso soddisfazione «ora attendiamo il risultato», spiega Bruno Bartoloni in rappresentanza della Guardia di Finanza. Parla di «ottimo risultato» il responsabile Sicurezza del Pd Emanuele Fiano. Molto più cauti i sindacati autonomi con Gianni Tonelli del Sap e Donato Capece del Sappe che chiedono «garanzie precise, ieri abbiamo avuto solo promesse e restiamo in attesa dei fatti».

7 Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre MILANO - BOLOGNA - GENOVA - PIACENZA - PALERMO

8 # 8 Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera Primo piano Le riforme Dietro le quinte La stampa estera e quegli inviti declinati da Renzi «Sono mesi che ci provo, ma niente. Mi spiace che Matteo Renzi non senta l esigenza di parlare con noi durante il semestre europeo». È amareggiato Maarten van Aalderen, corrispondente di «De Telegraaf» e presidente della stampa estera di Roma. I suoi tentativi di ospitare il premier sono andati a vuoto. Mario Monti ed Enrico Letta (ma anche Grillo) sono venuti. Ieri c era Matteo Salvini, che ha definito Renzi un «cazzaro», un «barlafüs» in milanese («in inglese non saprei»). Unico premier assente di recente: Silvio Berlusconi. «Ma lui almeno mi ha invitato a pranzo per spiegarmi perché non era il momento». (Alessandro Trocino) In Liguria prove di alleanza civatiani-5 Stelle Sfuma la candidatura del ministro della Giustizia Andrea Orlando alle primarie di coalizione per la Regione Liguria. Ora l area civatiana della sinistra del Pd, che guardava al Guardasigilli come il candidato su cui compattarsi, rimasta orfana, pensa a un alleanza inedita con Sel e Movimento 5 Stelle. Un listone che vedrebbe candidato a governatore Ferruccio Sansa, giornalista del «Fatto quotidiano», amico e vicino di casa di Beppe Grillo. Sarebbe la prima volta dei grillini in una lista con partiti tradizionali. Ma il leader non ha ancora detto sì. In attesa Sansa non si sbilancia. (Erika Dellacasa) Le strategie di riforma sui funerali Molto si vocifera a Palazzo Chigi e dintorni sui super poteri affidati dal premier Renzi al sottosegretario Luca Lotti. Nell agenda del braccio destro del capo del governo ora spunta anche un impegno a fianco del senatore Stefano Vaccari (Pd) per la presentazione (oggi al Senato) del ddl che punta a riformare la disciplina dei funerali, delle sepolture e della cremazione, che risale al lontano Oltre a regole più stringenti per un settore che ogni anno fattura ben 3 miliardi, il testo Vaccari prevede un piano nazionale per le cremazioni e la lotta all evasione fiscale per il business del «caro estinto». (Dino Martirano) Citazione Juan Domingo Perón ( ) è stato un generale e politico argentino. Fu presidente dal 1946 al Il termine «peronista» è stato spesso utilizzato per definire leader populisti. A un rischio peronista ha fatto riferimento l ex segretario Pier Luigi Bersani parlando del Pd a guida Renzi. Pochi giorni fa la leader cgil Camusso aveva invece paragonato il premier a Margaret Thatcher 15 Paesi La Conferenza sul lavoro in Europa si tiene oggi a Milano. Il vertice sarà presieduto dal premier Matteo Renzi (presidente di turno del Consiglio dell Ue). Alla riunione partecipano i capi di Stato e di governo di 15 Stati membri dell Unione europea Il tormento dei dissidenti E si apre il caso Casson Nessuno vuole la crisi. In molti diranno sì e c è chi pensa di assentarsi Scontro in giunta immunità, l ex magistrato si sospende dal gruppo pd DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES Nell Europa che ci governa le parole contano, eccome. Così, nelle ultime ore, Italia e Germania sembrano riavvicinarsi con una manciata di parole dopo i contrasti degli ultimi tempi sulla flessibilità e la crescita, e forse si riavvicinano anche a causa delle difficoltà economiche sperimentate da Berlino. Di colpo, la Germania spiega infatti di appoggiare in generale Roma sulle sue riforme: «Sulla crescita non c è un conflitto basilare fra Berlino e Roma. C è una serie di strumenti per la crescita, che possono essere utilizzati, e la questione è come implementare nel modo più efficace i mezzi a disposizione». Ma le altre parole che il governo tedesco usa subito dopo per integrare la sua spiegazione, hanno una vaghezza che ha ben poco di teutonico, e un indeterminatezza che ha molto di ROMA Finiti nel cul de sac della fiducia, i dissidenti non hanno via di uscita. Per «senso di responsabilità verso il Paese» i senatori «democrat» dell ala sinistra salveranno il governo e manderanno in soffitta l articolo 18. Ieri vigilia tormentata del voto di oggi al Senato, con una serie di riunioni sfociate nella stessa, rassegnata ammissione: votare no al segretario-premier del Pd sarebbe uno strappo senza possibile rammendo. E così il dissenso sembra destinato a restare scolpito su eventuali documenti di bersaniani dialoganti, dissidenti e civatiani, oltre che sui tabulati: se nessuno ha annunciato un «no» forte e chiaro, più di un senatore potrebbe svignarsela al momento della chiama. Le parole di Corradino Mineo hanno il sapore della rottura, eppure il senatore civatiano sottolinea di aver usato il condizionale quando in tv ha detto «mi alzerei e voterei no alla fiducia, direi a Renzi che lo spettacolo è finito». Ma poi, via sms, Mineo prende tempo: «Vediamo che succede, deciderò... Ma la storia che noi usciremmo dall aula se la sono inventata i renziani». Eppure è proprio questa la scelta che farebbe Stefano Fassina, deputato, se oggi il dilemma toccasse a lui: «È una ferita profonda per il Pd. Sono solidale con i senatori, ma io uscirei». Bersani lancia appelli alla responsabilità, intanto però sulla nuova rivista Ideecontroluce.it avverte: «Se diventiamo solo un partito di elettori, chiunque può venire a casa nostra a fare la destra e la sinistra. Attenzione, significherebbe costruire un peronismo all europea». Renzi come Perón? C è anche questo fantasma nel cielo livido del Pd e c è la lettera-appello di mediterraneo. Per esempio, il governo tedesco smentisce che Angela Merkel lo soffiavano alcune voci abbia deciso di piantare a metà il vertice europeo sull occupazione convocato per oggi a Milano dalla presidenza italiana della Ue, e di non partecipare così alla conferenza stampa finale con Matteo Renzi. Secondo l ultimo programma ufficiale, Merkel e il premier italiano ci saranno insieme a François Hollande, Barroso e Van Rompuy. Ma ancora una volta, la smentita ricorda certi labirinti degli specchi nei luna-park di un tempo, o anche le acrobazie delle ombre cinesi: «La cancelliera tornerà in Germania alla fine del vertice. Come sempre, quando abbiamo finito, ci fa piacere rientrare a casa». Formalmente, questo vertice che pure riunisce capi di Stato e di governo (15 su 28) non è poi un vertice ma una «conferenza», così hanno voluto certi Mineo Mi alzerei e voterei no Ma vediamo che succede, deciderò Bersani Stiamo attenti a non costruire un peronismo all europea mugugni tedeschi nel cuore dell estate. Essendo assai magro, a dir poco, l ordine del giorno, tutto ruoterà intorno alle notizie attese da Roma: cioè al voto di fiducia sul Jobs act, che Renzi potrà gettare sul tavolo per mostrare agli altri leader la buona fede e la buona volontà dell Italia nel proseguire sulla strada delle riforme. Uno o due mesi fa, il tema preannunciato da Roma era «crescita, investimenti e lavoro», oggi è rimasto solo il lavoro, o l occupazione, sempre per via di malumori germanici (traducibili in qualcosa come «e se la parola crescita finisse per eclissare il rigore»?). Ieri, a La scelta Il summit si concentrerà soltanto sul lavoro, anche per i malumori tedeschi scanso di equivoci, il solito portavoce della cancelleria di Berlino ha aggiunto: «Il patto di stabilità e crescita non sarà un tema del vertice di Milano. Non posso escludere che alcuni rappresentanti di alcuni paesi vorranno parlarne, ma il patto era che questo vertice sarebbe stato solo sul lavoro». Ce n è anche per chi, a Roma o a Parigi, ha parlato di imposizioni tedesche: «Il patto di stabilità e crescita è stato deciso insieme, non è una invenzione tedesca. Sono stati presi degli accordi, e sarà adesso la Commissione europea a valutare». Resta comunque, e non come fattore secondario, quel sostegno dichiarato a Renzi dal governo tedesco sulla riforma del lavoro. Anche se Berlino precisa subito di non poter «esprimere giudizi» sugli affari di un altro Stato. Luigi Offeddu Incontri Il ministro delle Riforme costituzionali Maria Elena Boschi, 33 anni, incrocia in Aula, dove ha appena votato per la Consulta, l ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, 63 anni (Ansa) Civati al capo dello Stato contro la «prassi deprecabile» di porre la fiducia su materie «delicate» come il lavoro. Il deputato che non votò la fiducia a Renzi chiede a Napolitano il «richiamo a un maggiore rispetto dei ruoli e delle prerogative istituzionali», smentisce complotti ma conferma che «alcuni senatori non parteciperanno al voto». Gli indiziati sono Felice Casson, Walter Tocci, Mineo e Lucrezia Ricchiuti, la quale ha detto che voterà sì soltanto «se l emendamento conterrà passi avanti» rispetto alla delega: «Il mio non è un dissenso che può svanire in 24 ore». Altrettanto profondo il disagio di Erica D Adda: «Se non si vota la fiducia si deve uscire dal Pd e questo non lo facciamo». Per quanto riguarda Felice Casson si è aperto invece un caso su un altro argomento. Nella giunta per l immunità del Senato tutto il gruppo pd ha votato no alla richiesta di utilizzo delle intercettazioni del senatore Antonio Azzollini (Ncd), bocciando così la proposta di Casson, che da relatore si era detto favorevole. L esponente pd si è subito sospeso dal gruppo. Tornando alla fiducia, ieri anche Vannino Chiti ha riunito 14 dissidenti a lui vicini, convincendoli che «la crisi di governo sarebbe un salto nel buio». Tocci invece non ha deciso, ma il giudizio che scandisce in Aula non suona come il preludio a un sì: «Non si è mai cominciato a cambiare verso. Il rottamatore ha attuato i programmi dei rottamati, di destra e sinistra». Massimo Mucchetti aspetta il testo, ma è «orientato» al via libera. Luigi Manconi, pur convinto che la fiducia sia «un gravissimo errore», si mostra rassegnato a votare con il gruppo. E così Sergio Lo Giudice: «Mi turo il naso...». I bersaniani da Cecilia Guerra a Miguel Gotor si sono visti a Palazzo Cenci e Cesare Damiano è uscito convinto che «nessuno dei nostri metterà in discussione il governo». Farete un documento? «Non escludo nulla». Monica Guerzoni Il giorno del vertice Ue. Con il Jobs act sul tavolo Oggi a Milano i leader europei. Merkel con Hollande e il premier all incontro finale Le parole di Berlino Sulla crescita non c è un conflitto basilare con Roma. C è una serie di strumenti che si possono utilizzare e la questione è come farlo nel modo più efficace

9 Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre Primo piano Le riforme Il retroscena di Francesco Verderami Una mossa per evitare la troika Il capo del governo e la fiducia per scongiurare il commissariamento dell Italia Padoan: se all Ue non bastasse quello che offriamo, non riusciremmo a risalire la china ROMA Renzi commissaria il Parlamento per evitare che la troika commissari l Italia. D altronde, se non fosse una autentica emergenza nazionale, difficilmente Napolitano sarebbe rimasto silente dinnanzi a un governo che pone la fiducia su una legge delega, con cui di fatto le Camere e le forze politiche vengono estromesse dalla scrittura del provvedimento. Ma il Jobs act non è una riforma come altre, è parte essenziale della «trattativa» con Bruxelles, come aveva avuto modo di spiegare la scorsa settimana il titolare dell Economia in Consiglio dei ministri, poco prima di recarsi al Quirinale. L Europa secondo Padoan «ritiene sia insufficiente» che l Italia non sfori il 3%, perché chiede che «almeno mezzo punto» venga destinato all abbattimento del debito pubblico: «Noi offriamo invece uno 0,1%, alcuni tagli strutturali e soprattutto la riforma del mercato del lavoro. E confidiamo si comprenda che, se non fosse accolta la nostra proposta, non 12,3 per cento è il tasso di disoccupazione ad agosto ,2 per cento è il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni Manovra espansiva L obiettivo del premier è una manovra espansiva «Lavoreremo per farla» riusciremmo a risalire la china». Parole crude che avevano fatto calare il gelo a palazzo Chigi. «Ma noi aveva subito ripreso Renzi non possiamo accettare che ci venga tenuta la testa sott acqua». Ecco qual è il valore del Jobs act, inserito dal premier nella «trattativa» con Bruxelles per evitare quelle che definisce «le regole capestro volute dall Europa all epoca del governo Monti». Regole che, «fossimo costretti ad applicarle, costerebbero 40 miliardi. Invece io punto a fare una manovra espansiva per rilanciare l economia. E lavoreremo per realizzarla, alle condizioni date». Per riuscirci bisogna intanto sfuggire alle «regole capestro» che «ha votato Bersani mica io», va ripetendo Renzi quasi a voler esorcizzare l esito negativo di un «negoziato che come ha tenuto a sottolineare Padoan sarà comunque difficile». Di certo sarebbe stato impossibile se il governo non avesse accelerato sulla riforma del lavoro, perciò il premier ha forzato la mano, grazie anche a una copertura istituzionale che è dettata dall emergenza nazionale. A sua volta questo passaggio di natura economica non è politicamente a saldo zero, produce effetti sul sistema che nemmeno la riforma elettorale avrebbe determinato. Sul Jobs act per esempio si misurerà la solidità del rapporto di Renzi con Alfano, che non a caso l altra sera in Consiglio dei ministri aveva insistito sull utilità di porre al Senato la fiducia «anche per valorizzare il profilo riformatore della maggioranza, per darle quel tratto distintivo che si deve a una riforma epocale». Il premier aveva convenuto con il leader di Ncd, senza mostrarsi preoccupato per le resistenze della minoranza democratica: «... Sarà poi responsabilità dei singoli parlamentari decidere se fare andare avanti il governo o metterlo in crisi. Non penso accadrà. Scommetto invece che arriveremo al 2018». È da vedere se davvero Renzi arriverà a fine legislatura, ma non c è dubbio che la sua scommessa sul voto di palazzo Madama sembri realistica, che il suo esecutivo otterrà la fiducia, «magari con qualche assenza». Il riferimento del premier era ad alcuni suoi compagni di partito, ma è chiaro che sul Jobs act si va profilando un clima di larghe intese, per quanto camuffato. Formalmente Berlusconi vorrà marcare la distanza, in realtà il «soccorso azzurro» è pronto a materializzarsi se ce ne fosse bisogno per bilanciare con qualche assenza il dissenso tra i democrat: «Vedremo se Verdini verrà a votare contro il suo governo», ridevano ieri sera alcuni senatori forzisti. Ma non è solo per idiosincrasia verso la troika che il Cavaliere vuole evitare problemi al premier. Basti vedere la trattativa in corso tra Pd e FI sulla legge sul conflitto d interessi, affidata all azzurro Sisto e caratterizzata addirittura da una norma sul blind trust: fumo negli occhi un tempo per Berlusconi, a cui oggi interessa piuttosto il matrimonio tra Telecom e Mediaset, che per realizzarsi necessita di un «ritocchino» alla legge Gasparri... Ma è il Jobs act la chiave di volta. La drammatica crisi economica sta accelerando il processo di archiviazione della Seconda Repubblica e nel frattempo ha rottamato gli ultimi retaggi della Prima: perché l incontro di ieri tra Renzi e i sindacati, più che l inizio di un dialogo è parso la fine di un era. Se ne sono resi conto i rappresentanti delle forze dell ordine, ricevuti poco dopo a palazzo Chigi. Quando il premier ha ascoltato il loro plauso per alcune sue idee, li ha interrotti: «Se conosceste tutte le riforme che ho in mente, non so se mi applaudireste». L incontro Europa e Asia, parlamenti a confronto «Accanto al rigore finanziario bisogna rilanciare gli investimenti». La presidente della Camera, Laura Boldrini, lo ha ribadito ieri aprendo a Montecitorio i lavori dell ottava riunione dei rappresentanti dei parlamenti di Europa e Asia. Boldrini ha sottolineato il rischio di una «globalizzazione delle diseguaglianze». Il dibattito «tra legislatori che appartengono a sensibilità diverse» per il presidente del Senato Pietro Grasso (nella foto Ansa con Boldrini) deve ricomporre le «profonde fratture geopolitiche che scuotono oggi il continente eurasiatico e portano instabilità e crisi nei nostri Paesi». I vincoli Il governo, alla fine del mese scorso, ha rivisto le stime di crescita dell economia. Segno meno per il Pil nel 2014: si attesterà a -0,3%. Crescita dello 0,6% nel 2015 Il pareggio di bilancio è stato rinviato al L anno in corso chiuderà, secondo i dati del governo, con un rapporto deficit/pil del 3%. Scenderà al 2,9% l anno prossimo. Debito in crescita: al 131,7% rispetto al Pil nel 2014, 133,4% nel 2015 Entro il 15 ottobre il governo dovrà sottoporre a Bruxelles, approvata, la legge di Stabilità Chi è Matteo Richetti, deputato pd, 40 anni, ex presidente del consiglio regionale emiliano Renziano dalla prima Leopolda ora critico «Matteo governa pensando ai consensi Faccia le leggi choc preparate da anni» Richetti: prevalgono ambiguità e velocità. Invece servono misure impopolari ROMA «No, io non attacco Renzi. Ma non posso nascondere i problemi che sono sotto gli occhi di tutti». Matteo Richetti, emiliano quarantenne, tre anni fa era chiamato «braccio destro» di Renzi, con Civati e Faraone fu uno dei primi «rottamatori». Dice che «il cammino fatto assieme a Matteo è di grande valore», ma che ora «non si deve arretrare di un centimetro». Quali problemi sono sotto gli occhi di tutti? «Il primo lo chiamerei ambiguità. Se sulla riforma del lavoro il segretario del Pd, il capogruppo alla Camera e il presidente della commissione Lavoro esprimono tre voti differenti, qualcosa non va. Ma, facendo una sintesi, direi che la velocità sta prevalendo sulla profondità». Parla ancora della questione lavoro? «Avrei riscritto completamente lo Statuto dei lavoratori. Avrei eliminato gli intoccabili, protetti anche dall articolo 18, e i nuovi schiavi delle partite Iva. Avrei cercato di superare le dicotomie lavoro/impresa e subordinati/autonomi». Il governo è pressato dall esigenza di «fare subito». «È vero. E per questo bisogno di risultati è naturale che venga posta la fiducia sul Jobs act. Tuttavia, stiamo cercando di cambiare il Paese, ma le famiglie faticano ad avvertirlo. Dovremmo attuare le cose che abbiamo preparato per anni con Matteo». Per esempio? «Dieci ministeri, 10 Regioni, con abolizione di quelle a statuto speciale, 1000 Comuni. Poi, una legge choc: ogni procedimento tra cittadini e imprese contro la Pubblica amministrazione o viene risolto in trenta giorni o va in favore del ricorrente. Inoltre, nessuna indennità pubblica superiore ai quattromila euro al mese per due anni». Invece, secondo lei, cosa sta succedendo? «Non si governa tenendo sul tavolo i dati del gradimento elettorale. L Italia può salvarsi solo se si faranno cose anche impopolari. Su fisco, giustizia, Il rischio «Senza sindacati si governa con più facilità ma c è da garantire la tenuta democratica» lavoro. L Italia va sganasciata e continuo a credere che solo Renzi abbia la forza di farlo». Quale dovrebbe essere il ruolo del Pd? «Aprirsi con coraggio e senza paura. Tanti che hanno sostenuto con passione Renzi alla guida del Pd e poi alla guida del governo non hanno tradotto il loro impegno nel partito. Le tante energie scaturite dalle Leopolde, dai comitati Adesso e dai comitati Renzi possono essere iniezioni fondamentali per rilanciare il Pd». Pochi rinnovano la tessera. «Le tessere non sono il dato più rilevante. Il partito è guidato da Renzi, ma non tutto il corpo segue la testa. Criticano il segretario per i troppi tweet e poi fanno barricate ideologiche. Vedo, d altra parte, la difficoltà di aprire il Pd a forze fresche». La riforma Metta in atto le cose preparate tempo fa per cambiare: dieci ministeri, 10 regioni e mille comuni Potrebbero tesserarsi. «Per iscriversi al Pd si dovrebbe avere la convinzione di poter dare contributi di cui verrà tenuto conto». Sulla strada di Renzi molti alleati e amici abbandonano o vengono abbandonati. «Non intervengo sul sistema di relazioni di Renzi. Penso, di sicuro, che a Matteo servano alleanze forti nella società». Anche con i sindacati? «I sindacati hanno gravi responsabilità, ma senza sindacati prevalgono interessi personali e frammentazione sociale». Lei ha lasciato le primarie Pd per l Emilia Romagna a seguito di un inchiesta sulle spese pazze. «Mi sono state contestate spese per 5500 euro. Ho chiarito tutto, attendo la decisione del magistrato sull archiviazione. Ricordo solo che da presidente dell assemblea regionale ho rinunciato a 700 mila euro di vitalizio e ridotto di 7 milioni le spese del consiglio». Andrea Garibaldi

10 10 Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera Primo piano Il caso I pm sulla deposizione di Napolitano: «Mancino e i boss devono assistere» Trattativa Stato-mafia, dopo Riina e Bagarella arriva la richiesta dell ex ministro La Procura alla Corte: senza di loro la sentenza rischia la nullità. Pd e Ncd: inaccettabile ROMA Non solo Totò Riina e Leoluca Bagarella: pure Nicola Mancino chiede di partecipare all udienza del processo sulla presunta trattativa fra lo Stato e Cosa nostra in cui deporrà il presidente della Repubblica, fissata per il 28 ottobre. I capimafia rinchiusi al «carcere duro» vogliono entrare al Quirinale in videoconferenza; l ex ministro dell Interno ed ex presidente del Senato, che ha frequentato in tante occasioni quel palazzo per motivi istituzionali, da imputato a piede libero, in carne e ossa. Con il parere favorevole dei pubblici ministeri. Per tutti, boss ed ex ministro. «L onorevole Giorgio Napolitano è chiamato a riferire in ordine a circostanze che investono la posizione processuale del Mancino scrivono gli avvocati Massimo Krogh e Nicoletta Piergentili a nome del loro assistito, imputato di falsa testimonianza perché avrebbe taciuto di essere a conoscenza di una trattativa. Ne deriva che per la sua posizione è influente lo stabilire se una trattativa ci sia o non ci sia stata. Tale influenza è poi evidente stante il fatto che il senatore Mancino è anche nominato nella lettera di D Ambrosio, in cui quest ultimo si duole di poter essere stato utilizzato come il coperchio di oscuri rapporti». La lettera di D Ambrosio Il riferimento è a una missiva dell ex consigliere giuridico di Napolitano Loris D Ambrosio, morto un mese dopo averla scritta nel luglio 2012 inviata allo stesso presidente dopo le polemiche seguite alla pubblicazione delle intercettazioni tra lui e Mancino, che sarà l argomento della deposizione del capo dello Stato. «Sembra evidente l interesse del Mancino a presenziare all udienza», concludono i legali dell ex ministro. La corte d assise di Palermo ha già escluso tutti tranne pubblici ministeri e difensori, ma ora il problema si ripropone. Per certi versi reso più spinoso dalla richiesta di Mancino. In molti avevano infatti gridato A Palermo Trovato proiettile vicino al Tribunale Dopo la lettera intimidatoria e la scritta minacciosa fatte ritrovare nei giorni scorsi in ufficio al procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato un altro episodio inquietante: un proiettile da guerra è stato trovato ieri in un aiuola tra il vecchio e il nuovo palazzo di giustizia a Palermo. Massima allerta tra gli investigatori. A fare la scoperta sarebbe stato un inserviente che ripuliva l aiuola dalle sterpaglie. Si tratta di un proiettile per armi israeliane non in commercio e che non è in dotazione alle forze di polizia italiane. 502 L articolo del Codice Procedura penale sul legittimo impedimento alla provocazione dopo l istanza di Riina e Bagarella; con Mancino non si può dire la stessa cosa. Anzi, secondo i suoi avvocati si tratta di «un atto di riguardo nei confronti del capo dello Stato impropriamente chiamato a testimoniare in questo processo». Effettivamente loro si erano opposti alla deposizione di Napolitano, al pari dei difensori di Marcello Dell Utri e dell avvocatura dello Stato. Rischio di nullità La corte ha deciso diversamente, ma dopo le istanze dei I giudici Avevano escluso la presenza degli imputati, ora devono pronunciarsi di nuovo boss (e ora quella dell ex ministro) dovrà pronunciarsi nuovamente. E non sarà semplice, perché un conto sono le interpretazioni sulle possibili strumentalizzazioni, un altro è la legge: fare differenze tra imputati è impossibile, quindi o vengono ammessi tutti o nessuno. Che siano uomini «d onore» o delle istituzioni. La Procura di Palermo ha inviato alla corte una nota in cui sostiene che in base all articolo 502 del codice di procedura, utilizzato per regolare la testimonianza del capo dello Stato, «quando ne è fatta richiesta il giudice ammette l intervento dell imputato interessato all esame» del testimone. Parere favorevole alla presenza di Riina, Bagarella e Mancino, dunque, televisiva o di persona. Se ciò non avvenisse, avvertono i pubblici ministeri, si porrebbe la futura sentenza a rischio di I padrini Riina Il capo del clan dei corleonesi (foto più in alto) e di Cosa Nostra è stato arrestato nel 1993 Bagarella Ritenuto uno dei responsabili della strage di Capaci, 72 anni, Bagarella (in alto) è stato arrestato nel 1995 nullità assoluta, per violazione del diritto di difesa. Esattamente la stessa posizione degli avvocati difensori, dei boss e di Mancino. Nonostante ciò, dopo la notizia del parere della Procura, è scattata la reazione unanime del Pd e del Nuovo Centrodestra che protestano contro l avallo della Procura alla «inaccettabile» partecipazione dei capimafia ergastolani all udienza quirinalizia. L interesse dell imputato In teoria è ipotizzabile anche una diversa interpretazione del codice, appesa al fatto che la stessa norma prevede che l imputato generalmente escluso dalle deposizioni a domicilio possa presenziare qualora sia «interessato». E il giudice, che ha fatto ricorso all articolo 502 «nei limiti in cui sia compatibile», potrebbe stabilire che per un udienza straordinaria nella residenza del capo dello Stato che gode della cosiddetta «immunità di sede», l interesse dell imputato debba essere valutato. Lo stesso giudice avrebbe dunque la facoltà di stabilire, a differenza di quanto sostenuto dai suoi difensori, che Mancino accusato di falsa testimonianza su circostanze che poco hanno a che fare con le domande da porre a Napolitano non ha particolare motivo di essere presente alla deposizione. E così Riina e Bagarella. Tutti, in ogni caso, dopo aver letto le trascrizioni dell udienza a porte chiuse ma non segreta, potranno presentare nuove istanze; perfino chiedere un altra convocazione di Napolitano per far porre ai propri avvocati quesiti che sul momento non hanno potuto suggerire. Questioni tecniche di difficile comprensione e soluzione. Di puro diritto, mentre l opportunità di aprire le porte del Quirinale ai boss di Cosa nostra (sia pure virtualmente) e agli imputati in libertà riguarda il dibattito politico e il decoro dell istituzione. Che mal si conciliano con le regole di un processo penale in cui sono alla sbarra, uno accanto all altro, mafiosi, politici ed ex carabinieri. Nel quale è chiamato a deporre il presidente della Repubblica che ha già anticipato, in una lettera considerata non utilizzabile e comunque non sufficiente a evitare la testimonianza, di non sapere alcunché di quello che pm e avvocati intendono domandargli. Giovanni Bianconi Dopo il Mose Veneto, tre arresti per l «ambiente» Dopo l affaire Mose, che ha visto la confessione del commercialista prestanome di Giancarlo Galan Paolo Venuti, la Guardia di Finanza di Venezia «scoperchia» un altra pentola di malaffare. Si tratta dei finanziamenti pubblici per opere di tutela ambientale. Tre gli arresti, compreso il dirigente regionale Fabio Fior. Fra i 21 indagati ci sono l ex assessore Renato Chisso, il suo segretario Roberto Casarin e gli ex Magistrati alle Acque di Venezia Maria Giovanna Piva e Patrizio Cuccioletta, tutti coinvolti nello scandalo Mose.

11 # Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre Primo piano Il caso Teresa Bene, 47 anni, ex consulente del ministro Orlando al dicastero dell Ambiente, è stata eletta il 15 settembre tra i membri laici del Csm in quota Pd Il 30 settembre il plenum del Csm ha decretato che Bene non aveva i requisiti: è professore associato e non ordinario; e non avrebbe i 15 anni di esercizio «effettivo» della professione forense Le parole Il capo dello stato a partire dal luglio scorso è intervenuto diverse volte per sollecitare il Parlamento a procedere con celerità Il 18 settembre dopo una nuova fumata nera sui nomi di Violante e Bruno per la Consulta Napolitano ha detto: «Ove finiscano per prevalere immotivate preclusioni nei confronti di candidature di altre forze politiche o la settaria pretesa di considerare idonei solo i candidati delle propria parte il meccanismo si paralizza» Consulta, il Quirinale striglia il Parlamento L amarezza per il nuovo stallo. Anche Caramazza si ritira e Violante rischia di avere solo un altra chance Sul Csm il ricorso dell esclusa Bene che chiede lo stop al voto. Ma le Camere dicono no, martedì la scelta ROMA Diciassettesima fumata nera per l elezione dei giudici costituzionali con oltre 350 parlamentari, su 950, che hanno boicottato, in diversi modi, la votazione. Luciano Violante (Pd) è fermo a 506 voti e, a questo punto, avrebbe solo un altra chance dal suo partito, al prossimo scrutinio fissato per martedì 14. L ex avvocato generale dello Stato Ignazio Francesco Caramazza (indicato da FI) arretra a quota 422 e ritira la sua candidatura per non legare il suo nome a «manovre non in linea con il corretto funzionamento delle istituzioni». Mentre Donato Bruno (FI) continua a mietere consensi (79 voti) tra i compagni di partito e nell Ncd. Il vincitore dello scrutinio XVII è il variopinto, e diversamente motivato, partito dei veti incrociati: 126 assenti, 147 schede bianche, 57 nulle e ben 47 disperse. Se l aritmetica non è un opinione, ha ragione il «non» candidato Donato Bruno quando osserva: «La verità è che ci siamo incartati...in un sistema non più bipolare, ma tripolare, questi sono numeri altissimi da raggiungere». Il quorum, infatti, è sempre fissato a quota 570 (2/3 degli aventi diritto). Letti i numeri, però, il capo dello Stato si è detto «rattristato e preoccupato» a causa della Il retroscena di Marzio Breda Giustizia La frammentazione Il capo dello Stato accusa la frammentazione e la conflittualità tra i partiti I requisiti Brunetta con i grillini per la verifica preventiva dei requisiti del candidato dem La vicenda 1Lo stallo «frammentazione e della conflittualità che segnano gli schieramenti parlamentari». Davanti a una paralisi che dura dal 12 giugno, il presidente della Repubblica è dunque costretto a constatare che, così facendo, «il Parlamento si autopriva, in misura sostanziale, della facoltà attribuitagli dalla Costituzione di concorrere alla formazione della più alta istituzione di garanzia». A nulla sono servite, le «ripetute, obbiettive, e disinteressate sollecitazioni» del Colle. L «amara riflessione» si conclude con una stilettata: «Altri due membri della Corte, di nomina presidenziale, stanno per concludere il mandato, ma i loro successori saranno con la massima tempestività nominati». C è quindi da attendersi una sostituzione lampo del giudice Sabino Cassese e del presidente Il Parlamento è bloccato da mesi per l elezione di due membri della Consulta: il mandato dei due giudici costituzionali, di cui si deve nominare il successore, è scaduto il 28 giugno scorso 2Il quorum Per l elezione il quorum da Giuseppe Tesauro che lasceranno la Consulta il 9 novembre. Per i due giudici di nomina parlamentare si torna a votare martedì ma l aria che tira non è buona. Il capogruppo di FI, Renato Brunetta, ha sposato la causa dei grillini sollevando formalmente la verifica preventiva dei requisiti dei candidati: «Se ti riferisci a Violante ha tutti quelli necessari», gli ha risposto il capogruppo del Pd Luigi Zanda. Dunque martedì i dem dovrebbero puntare per l ultima volta su Violante mentre la rosa di FI spazia tra i politici (Francesco Nitto Palma e Francesco Paolo Sisto) e i tecnici d area come Giovanni Guzzetta. Un altra grana, poi, incombe su Parlamento e Csm. La professoressa Teresa Bene (indicata dal Pd), eletta ma poi giudicata non eleggibile per carenza di titoli da un voto del plenum, ha raggiungere è di 570 voti, pari ai 3/5 dei membri di Camera e Senato in seduta comune. Il Pd punta su Luciano Violante, su cui devono convergere anche i voti di FI 17 le fumate nere in parlamento per l elezione dei due giudici costituzionali 126 gli assenti in Aula ieri. 147 schede bianche, 57 nulle e 47 disperse 3I tre nomi di FI Forza Italia punta all inizio su Antonio Catricalà, che il 12 settembre, dopo la fumata nera, fa un passo indietro. Per il ticket con Violante, sono poi scelti Donato Bruno e Francesco Caramazza, entrambi bruciati La road map del presidente che non vuole attendere i partiti I due fronti tra Corte costituzionale e processo Stato-mafia Il convegno Giorgio Napolitano con il presidente dell Accademia nazionale dei Lincei Lamberto Maffei al convegno «I Lincei per una nuova Scuola: una rete nazionale». La situazione del Paese, ha detto Maffei parlando alla presenza del capo dello Stato, «è grave non solo a livello economico ma anche moralmente, per la perdita o il disprezzo di quei valori essenziali che sono il rispetto dell altro e la solidarietà. In questo contesto la scuola, vera prima linea di resistenza a questa tendenza, ha bisogno urgente di aiuto» Al Quirinale non piace che si attribuiscano a Giorgio Napolitano sentimenti incontrollati o scatti d umore quasi scomposti, evocando ad esempio «ira» o «rabbia». E non a caso ricordano spesso che questo presidente, per formazione e carattere, è un uomo che sa «governare le passioni». Ma ieri è stato proprio lui a qualificare con espressioni ben più taglienti della solita, e algida, «preoccupazione» la prova di forza andata in scena in Parlamento sulle nomine per la Corte costituzionale. Ha voluto definire, e per iscritto, con gli umanissimi aggettivi «triste» e «amaro» l esito della nuova fumata nera, la diciassettesima. Una dimostrazione, ha spiegato, di come le Camere continuino ad «autoprivarsi» della facoltà di concorrere a formare «la più alta istituzione di garanzia», lasciandola mutilata e in sostanza inattiva. E ha avvertito che a un tale sfascio non intende contribuire. Per cui, il prossimo 10 novembre, quando gli toccherà scegliere due altri membri della Consulta in scadenza, provvederà a nominarli «con la massima tempestività». Senza dunque fermare il calendario in attesa che i partiti finalmente si decidano. Senza cauzionare nessuno. È una notificazione formale e, insieme, una denuncia di irresponsabilità di fronte a un atteggiamento che considera inconcepibile. Tanto più che si trascina dallo scorso aprile e che non è questione di nomi (se mai lo è stata davvero fino in fondo). Le doppie votazioni che si sono fin qui svolte, infatti, sono arrivate quasi sempre vicine al quorum necessario e se tutto ogni volta è saltato, questo dipende da uno schema d interdizione giocato da piccole ma tenaci frazioni di dissidenza interne ai partiti. Prigioniere di «frammentazioni» e «conflittualità» esasperate. In sostanza: non è, o almeno così non sembra al Quirinale, solo un problema di candidati, quello che paralizza il Parlamento. Certo, Napolitano non ignora che queste prassi dilatorie hanno parecchi precedenti nella storia repubblicana. Però sa anche che, nella crisi di sistema dalla quale l Italia non è ancora uscita, uno stallo del genere ha un peso particolare e contribuisce a delegittimare una classe politica già da troppo tempo in affanno di suo. Ecco perché aveva rivolto diversi appelli, per sbloccare l impasse, che giudica una vera e grave «inadempienza costituzionale», incitando tutti i parlamentari a «riflettere sulle conseguenze». E adesso avvisa che il Quirinale è pronto a procedere con il paio di nomine di propria competenza (e la rosa dei suoi futuribili giudici costituzionali è pronta). Così da mettere drasticamente in mora le forze politiche davanti al Paese. dato mandato ai suoi legali (Police e Ceceri) di rivolgersi al Tribunale civile di Roma. Ma ha anche scritto una memoria di 19 pagine ai presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, chiedendo loro di far ripetere in Parlamento la verifica titoli fatta dal Csm e, dunque, di bloccare la nuova votazione per il membro laico ancora mancante. La richiesta è stata respinta: martedì prossimo si voterà anche per il Csm. La richiesta della professoressa Bene, sottolinea con la matita blu Donatella Ferranti (Pd), «desta davvero stupore visto che la verifica dei titoli spetta istituzionalmente all assemblea presso la quale si è eletti e non all organo titolare del potere di elezione». A Palazzo dei Marescialli il vicepresidente Giovanni Legnini deve fare i conti con un «laico» in meno. Ma, sottolinea, «il Csm è pienamente operativo ed è nostra intenzione affrontare con speditezza il rilevante carico di lavoro». Primo impegno, oltre al plenum di domani sulla riforma della giustizia civile, l affaire Bruti-Robledo affidato alla VII commissione. Le cui decisioni, se perdura l assenza di uno dei due laici previsti dal regolamento, rischiano però di essere impugnate. Dino Martirano Per Napolitano una brutta giornata, insomma. Peggiorata con l apertura di un secondo fronte verso l ora di cena. Quando è rimbalzata la notizia che la Procura di Palermo ha espresso parere favorevole alla richiesta dei capimafia Totò Riina e Leoluca Bagarella (cui si è aggiunto l ex ministro Nicola Mancino, imputato per falsa testimonianza) di assistere alla deposizione del presidente, fissata per il 28 ottobre al Quirinale, in un udienza molto speciale del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. L entourage di Napolitano non commenta in alcun modo questo nuovo passaggio. Ovvio però che appaia come l estremo, e coerente, capitolo di una I due giudici Nominerà i due giudici di sua competenza alla scadenza, il 10 novembre sfida lanciata qualche anno fa dai Pm siciliani, e da loro considerata non ancora conclusa. In ogni caso, la decisione ultima sull ammissibilità di quelle richieste clamorose spetta alla Corte d Assise e al suo presidente, Alfredo Montalto, ed è ovvio che sul Colle si confidi in una scelta tale da preservare il prestigio e la dignità del capo dello Stato. I rischi dell impatto simbolico di una simile udienza sono infatti altissimi. Estremi. Ossia l «ingresso», sia pur solo in videoconferenza, di due boss di Cosa Nostra al Quirinale, con la possibilità di interagire direttamente con il padrone di casa.

12 12 Esteri Diplomazie di Fabio Cavalera La patrimoniale che fa perdere i laburisti Gb I sondaggi per molti mesi hanno dato i laburisti in vantaggio di parecchi punti, il vento è però cambiato: se oggi i britannici si recassero alle urne i tory avrebbero il 35 per cento, i laburisti il 33, nessuno con la maggioranza assoluta di seggi a Westminster ma con i conservatori investiti del potere di restare a Downing Street e di formare un altro governo di coalizione (con quali alleati sarebbe da vedere). Affermare che per il centrosinistra si prospetta, nella primavera 2015, una dolorosa sconfitta (dolorosa perché la leadership di Ed Miliband (nella foto) dopo il crollo del 2010 aveva raccolto consenso) è fuori luogo. Ma il campanello d allarme è suonato. I laburisti non capitalizzano la crisi dei conservatori, erosi dal furore antieuropeo e anti immigrati dello Ukip (accreditato del 13%). Nei congressi appena conclusi, quello dei laburisti e quello dei conservatori, entrambi i leader (Miliband e Cameron), come primo atto della campagna elettorale, hanno fatto appello alla base storica dei loro partiti. Ed Miliband ha agitato la bandiera dell Old Labour con la patrimoniale sulle casa dei «ricchi» (posizione contestata da una parte importante del partito). David Cameron ha rispolverato la vecchia anima tory mettendo sul piatto la riduzione delle tasse per i redditi di fascia media, senza comunque specificare quali risorse finanzieranno una simile manovra in regime di austerità. Tutti e due hanno sfoderato l armamentario del populismo perché lo Ukip incalza a destra (soprattutto) e a sinistra (nel nord inglese). Ma fra i due populismi quello di marca laburista risulta ancora più perdente. I linguaggi datati chiamano a raccolta i simpatizzanti delusi però tengono lontani i moderati del centro che sono l ampia e decisiva platea delle prossime elezioni. Il New Labour di Tony Blair l aveva conquistata per poi perderla a causa dell innamoramento con la finanza distruttiva. Se Ed Miliband pensa di convincerla con gli slogan dell Old Labour sbanda e condanna i laburisti alla sconfitta. I sondaggi sono chiari. fcavalera 2 volte l anno Twitter presenta il suo rapporto agli utenti 250 mila dollari, la multa a Yahoo! per ogni giorno di ritardo nel fornire i dati «Affaire» Sono 9 gli «affaire» che pesano sul ritorno di Sarkozy in primo piano. L ultimo emerso riguarda una fornitura di elicotteri francesi ad Astana nel 2010 in cambio di «favori» al leader kazako. Sempre connesso a forniture militari (sottomarini al Pakistan) lo «scandalo Karachi», del 1995 quando era portavoce di Balladur Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera Twitter fa causa al governo Usa «Violata la libertà di espressione» Il social network: ci obbliga a tacere sulle attività di sorveglianza dell intelligence NEW YORK Twitter accusa il governo Obama di violare il Primo emendamento della Costituzione americana, quello che garantisce a tutti una libertà di espressione illimitata. All azienda è stato vietato di inserire nel rapporto che presenta ogni sei mesi agli utenti anche le informazioni sulle attività di sorveglianza e sui dati prelevati dalla piattaforma di «microblogging» dagli organismi federali responsabili per la sicurezza. La società di San Francisco è sempre stata la più dura nel tentare di respingere le richieste di collaborazione dell Fbi e dei servizi segreti che, da anni, come è emerso dai documenti pubblicati da Edward Snowden, chiedono e ottengono volumi enormi di dati dai giganti delle telecomunicazioni e DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI Per adesso il ritorno in politica di Nicolas Sarkozy ha compiuto il miracolo di fare diventare ancora più popolare il rivale di partito Alain Juppé, considerato a lungo uno degli uomini più competenti e antipatici di Francia e trasformatosi adesso, a 69 anni, in nuova promessa della destra francese. Juppé ha molti meriti, è un uomo pacato e l età lo ha addolcito, come riconosce lui stesso, ma forse alla fresca caratura di vecchio saggio in cima ai sondaggi per le prossime presidenziali contribuisce il paragone con Sarkozy. L ultima grana giudiziaria di Juppé risale a 10 anni fa, quando venne condannato all ineleggibilità per gli impieghi fittizi al comune di da quelli di Internet : informazioni che servono a incastrare criminali comuni o a cercare di intercettare trame terroriste. Ma la rivelazione che spesso questi dati vengono raccolti «all ingrosso» dalla Nsa, l agenzia federale di intelligence, intercettando e comunicazioni telefoniche di milioni di cittadini, ha provocato nell ultimo anno un enorme scalpore. Così come ha fatto sensazione la rivelazione di un mese fa: Yahoo!, una delle società che negli ultimi anni hanno maggiormente collaborato col governo federale, all inizio aveva cercato di sottrarsi alla richiesta di aprire i suoi archivi digitali, ma la sua resistenza era stata immediatamente piegata comminando all azienda californiana una multa di 250 mila dollari per ogni giorno di ritardo nella Il ritorno di Sarkozy sta già fallendo Naufraga fra gli scandali la nuova corsa elettorale dell ex presidente francese E per contrasto sale nella destra l astro dell ex premier Alain Juppé, 69 anni Parigi. Si disse allora che l ex premier preferì pagare al posto del suo presidente della Repubblica, Jacques Chirac. Comunque, Juppé non accusò la magistratura di complotto, si dimise da tutti gli incarichi, e intraprese con dignità la sua traversata del deserto andando a insegnare a Montréal. Che sta accadendo invece a Sarkozy? «A ogni comizio salta fuori una nuova inchiesta», protesta il fedele ex ministro Eric Woerth. L ultima riguarda i rapporti di Sarkozy con il presidente a vita del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, sui quali la giustizia indaga dal 2012, secondo quanto rivela Le Monde. Il 9 ottobre 2009 Sarkozy volò ad Astana, la capitale del Kazakistan, per una visita che avrebbe sancito la relazione privilegiata di Parigi con quel consegna dei dati richiesti. Quando Snowden cominciò a pubblicare dai suoi rifugi i documenti che aveva trafugato, venne fuori che solo Twitter aveva resistito alla richiesta delle autorità federali di aprire gli archivi. Da quel momento Facebook, Google e le altre società di Internet terrorizzate dal rischio di perdere il loro principale «asset», la fiducia degli utenti hanno cominciato ad accusare i servizi segreti di aver forzato loro la mano con minacce più o meno velate e hanno chiesto di poter spiegare ai loro clienti quali sono le informazioni che possono essere obbligate a consegnare al governo. Alla fine, era lo scorso gennaio, le aziende della Silicon Valley hanno raggiunto un compromesso col ministero della Giustizia su quello che Alain Juppé Ex premier e più volte ministro, principale rivale di Sarkozy nel partito Ump La vicenda Le aziende della Silicon Valley, da Facebook a Yahoo!, a gennaio hanno raggiunto un compromesso con il governo Usa sulla privacy dei dati Twitter non ha aderito al negoziato e non si sente vincolata può essere rivelato senza compromettere le indagini. Ma Twitter ha sempre preferito cantare fuori dal coro. Non ha partecipato a quel negoziato e, quindi, non si sente vincolata da quell intesa. Ed ora torna all offensiva. Per difendere il suo diritto alla trasparenza, ma anche per mantenere il vantaggio di immagine che aveva conquistato sui suoi rivali. L azienda guidata da Dick Costolo sostiene di aver fatto il possibile per evitare la rottura: aveva chiesto di poter riferire agli utenti, ma davanti all obiezione del governo, secondo il quale in tal modo avrebbe messo a repentaglio molte indagini, ha deciso di trascinare l Fbi e il ministero della Giustizia davanti a una corte federale californiana. Massimo Gaggi Elicottero Nicolas Sarkozy in una foto del 2011 al salone aeronautico di Le Bourget, fuori Parigi. L allora presidente della Francia stringe la mano al pilota di un Eurocopter Tiger. Una commessa con il Kazakistan per l assemblaggio di 45 elicotteri di questo tipo è ora al centro di un nuovo scandalo (Epa) Paese dell Asia centrale. L allora presidente della Repubblica si fece fotografare con un grosso annaffiatoio mentre dava acqua all «Albero dell Amicizia» piantato assieme a Nazarbayev, ma soprattutto concluse affari per due miliardi di euro. In particolare, venne deciso l assemblaggio in Kazakistan di 45 elicotteri Eurocopter. Ma anni dopo i magistrati hanno registrato movimenti poco chiari per circa 300 mila euro sul conto di Jean- François Etienne de Rosaies, consigliere di Sarkozy, fermato nello scorso settembre: sospettano che l ex presidente o i suoi uomini abbiano intascato tangenti sugli elicotteri (un dubbio simile riguarda da tempo i sottomarini venduti al Pakistan, il cosiddetto affare Karachi). Non solo. Sarkozy è sospettato di essere intervenuto presso alcuni parlamentari del Belgio perché approvassero l emendamento che ha consentito a tre oligarchi amici di Nazarbayev di cavarsela con una multa enorme (23 milioni di euro) invece di finire in carcere per riciclaggio e corruzione. Una legge ad personam forse prevista, come clausola non scritta, negli accordi di Astana. Sarkozy grida di nuovo al complotto dei giudici mentre Juppé, che nel 1995 vide milioni di francesi scendere in piazza contro il suo piano di riforme, può commuoversi in diretta tv: il 61% pensa che sarebbe un buon presidente della Repubblica. Lui ringrazia, versa una lacrima e dice «continuiamo». Stefano

13 Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre 2014 Il 62esimo compleanno ESTERI 13 Il caso L impiccagione dell iraniana Reyhaneh prevista per oggi Al potere Nato nel 1952, Vladimir Putin, già agente del Kgb, entra in politica nel 1990 e nel 1999 diventa premier per alcuni mesi. Dopo le dimissioni di Eltsin è eletto presidente per due mandati (dal 2000 al 2008) e quindi premier fino al 2012, quando ritorna presidente. Modificata la Costituzione, con l estensione del mandato a sei anni, potrà restare in carica fino al 2024 Fatiche di Ercole e cover di iphone Russia in preda al culto di Putin di Fabrizio Dragosei Siamo certamente ben lontani da quello che accadeva ai tempi di Stalin, quando il leader supremo e generalissimo veniva definito «Grande guida e maestro», «Padre dei popoli», «Geniale scienziato». Ma qualcuno è convinto che la strada sia quella giusta, soprattutto quando si sente il patriarca Kirill definire il presidente Vladimir Putin «un miracolo mandato da Dio». Così in occasione del sessantaduesimo compleanno di Vladimir Vladimirovich gli adulatori si sono scatenati, a cominciare dal potentissimo ras della Cecenia Ramzan Kadyrov che a Grozny ha portato in piazza centomila persone che sfilavano con una bandiera russa lunga seicento metri. A Mosca una mostra di pittura ha reinterpretato con Putin come protagonista le 12 fatiche di Ercole. L Idra di Lerna sostituita da Stati Uniti e altri paesi occidentali; il toro di Creta da quello della Crimea appena riconquistata. Naturalmente poi le matrioske che partono da Lenin e arrivano fino a Vladimir Vladimirovich, passando per tutti i leader sovietici. Le magliette e le nuovissime cover per Iphone con Putin vestito da ufficiale di Marina. Per non parlare delle abusatissime immagini con tigri, gru siberiane, orsi bianchi e leopardi. D altra parte l approvazione popolare, dopo le vicende ucraine, è incollata all 80 per cento. Lui ha invece deciso per la prima volta di prendersi un giorno di vacanza e di andarsene in Siberia con pochi amici a centinaia di chilometri da qualsiasi centro abitato. Ha interrotto l isolamento solo per rispondere alle telefonate di auguri che gli sono arrivate dai leader a lui più vicini: i presidenti di Kazakistan, Azerbaigian e Armenia, oltre a quello bielorusso Aleksandr Lukashenko, definito l ultimo dittatore d Europa. Poi il premier giapponese e l ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non è famosa come Sakineh Ashtiani, ma la 26enne Reyhaneh Jabbari sta comunque mettendo in difficoltà le autorità iraniane che oggi, alla scadenza dei dieci giorni di sospensione della condanna a morte per impiccagione, potrebbero infatti graziarla o lasciarla in carcere. Come Sakineh, caso celebre alcuni anni fa perchè era stata destinata alla lapidazione (poi fu graziata), la più giovane Reyhaneh è stata trovata colpevole di aver ucciso il marito, un ex impiegato dell intelligence. L uomo, secondo la giovane, aveva tentato di stuprarla e lei aveva reagito per legittima difesa, ferendolo al collo ma senza ucciderlo. Arrestata nel 2007, condannata a morte due anni dopo, la giovane sarebbe tuttavia stata vittima secondo la difesa e Human Rights Watch di indagini e di un processo sommari. Oggi il responso, preceduto, come spesso avviene in Iran, da «notizie» contraddittorie. Secondo il sito web Shafaf News i giudici hanno respinto le argomentazioni di Reyhaneh in sua difesa. Per Il blog Death Penalty News l esecuzione potrebbe essere di nuovo rinviata. Secondo un portavoce della Procura, invece, le autorità stanno cercando di ottenere il perdono della famiglia della vittima, salvando la vita alla donna.

14 14 Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera

15 Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre 2014 ESTERI 15 I Baka hanno quindici modi per dire elefante, racconta al Corriere Mike Hurran di Survival International, e un nome particolare per le squadre antibracconaggio accusate di violenze nei loro confronti: «Dodi dodi», storpiatura della sigla Wwf in inglese (dabliu-dabliuef). Harran, 25 anni, è rientrato a Londra da una missione di due mesi nel Sudest del Camerun, nella foresta pluviale che costituisce il mondo dei Baka (e anche di cinquemila gorilla). Una volta si chiamavano «pigmei»: un metro e mezzo di statura e una cultura in estinzione. «Per questi indigeni la foresta è tutto: supermercato, scuola, farmacia. Una mamma mi ha detto che quando si ammalavano i suoi bambini li portava nel cuore della foresta per curarli con le piante. Adesso con le violenze e i soprusi dei Dodi Dodi questo non è più possibile». Sostiene Survival International che le denunce contro le squadre antibracconaggio governative vanno avanti da dieci anni senza che nulla sia stato fatto per proteggere i Baka. In un raro attacco aperto «ong su ong», il rispettato gruppo per la salvaguardia delle popolazioni indigene chiama in causa il Wwf (World wildlife fund), la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura che finanzia i programmi del governo camerunense nei parchi nazionali del Sudest, accusandola di chiudere gli occhi sulle violenze delle guardie che operano come «squadre anti pigmei». Il Wwf ribatte a «questo attacco strumentale»: «Siamo indignati per le accuse di complicità sugli abusi alla popolazione Baka «I pigmei perseguitati» Ma il Wwf nega le accuse Scontro sui diritti di caccia nei parchi protetti in Camerun 40 mila: gli indigeni della popolazione Baka che vivono nel Sudest del Camerun perpetrati da funzionari dei parchi». Il Wwf sostiene «di aver offerto già da marzo tutta l assistenza possibile affinché si potesse indagare sulla vicenda». Al telefono da Londra Mike Hurran di Survival conferma le accuse («Per anni non ci hanno ascoltato») e racconta un episodio: «Una notte del 2012 una ex funzionaria del Wwf è stata testimone di abusi ai danni di un villaggio Baka: pestaggi e torture con la tecnica del waterboarding (finto annegamento usato anche a Guantanamo). La donna si è rivolta ai responsabili di Wwf Camerun (che non hanno mosso un dito) e poi a un alto funzionario governativo che le ha risposto con durezza: Torturiamo i bracconieri che non vuotano il sacco». Ma i Baka sono bracconieri? «I Baka sono i primi conservazionisti della foresta. Vengono vessati per ignoranza e per razzismo. Parliamo di quarantamila persone dice Hurran È possibile che le vere organizzazioni di bracconaggio legate a big dell amministrazione o a ex generali prendano indigeni I parchi della discordia CAMERUN Parco Boumba Parco Nki CONGO REPUBBLICA CENTRAFRICANA Parco Lobeke d Arco come guide. Non li giustifico, ma posso capirli: da una parte i cattivi che ne esaltano la cultura di cacciatori, dall altra i governativi che non li fanno entrare nel loro mondo di foreste. La legge permette ai Baka di praticare la caccia di sussistenza (le piccole antilopi sono la preda principale) solo con strumenti vegetali. In pratica è molto difficile: le aree di accesso sono ristrette. Ed è proibito per esempio usare cavi di metallo per le trappole. Ma non è caccia tradizionale anche questa?». Il Wwf sostiene di avere a cuore la sorte dei popoli indigeni. E annuncia la sospensione dei finanziamenti per i parchi nel Sudest del Camerun in attesa di un indagine sugli abusi. Un modo si deve pur trovare: proteggere i gorilla e gli elefanti senza condannare i Baka. Michele Farina mikele_farina La vicenda Survival International, ong a difesa dei popoli indigeni (www.survival. it), accusa il Wwf, la più grande organizzazione per la conservazione della natura, di finanziare in Camerun le squadre antibracconieri che usano violenza contro la popolazione pigmea Baka I «pigmei» (termine da alcuni ritenuto offensivo) sono popoli di cacciatoriraccoglitori che abitano regioni dell Africa centrale (nella foto, un gruppo in Congo). La loro società è caratterizzata da una parità tra uomini e donne nella cura dei figli Le bambine del Bangladesh Rubina, la sposa di dodici anni che ha preferito darsi la morte Simbolo Rubina, data in sposa a 12 anni. I genitori hanno pagato una dote di 400 euro più una bicicletta Rubina aveva dodici anni quando ha scelto la morte. Sposa-bambina del Bangladesh, per sfuggire a quel marito «ricco», la scorsa estate si è impiccata con la sua sciarpa nel bagno della casa dei genitori che l avevano consegnata a quell uomo solo un mese e mezzo prima e contro la sua volontà. Raccontano che non era bella Rubina, ma sembrava più grande della sua età, «pronta per una vita da sposata». I genitori (tragedia nella tragedia) pensavano che il matrimonio fosse per lei un riparo, sì perché mentre lei sbocciava, gli uomini e i ragazzi nel villaggio del Nord dove viveva, avevano cominciato a molestarla. Così, pur di vederla sposata, i genitori hanno anche pagato una dote di 400 euro più una bicicletta. Solo un professore testardo ha cercato di opporsi alle nozze (peraltro vietate dalla legge del Paese) e riportare la ragazzina a scuola. Senza purtroppo riuscirci. Rubina è oggi il simbolo della campagna Indifesa di Terre des Hommes, nata per accendere i riflettori sul fenomeno delle sposebambine: ogni anno sono 14 milioni i matrimoni celebrati in tutto il mondo con ragazze al di sotto dei 18 anni. «Abbiamo cercato di aiutare Rubina senza riuscirci. Ma questo rafforza ancora di più la nostra convinzione che le sue compagne, e le ragazzine di tutto il mondo, abbiano più che mai bisogno di essere protette, sostenute e aiutate a diventare le protagoniste del futuro» dice Donatella Vergari, segretario generale di Terre des Hommes. L organizzazione presenterà giovedì alla Presidenza del Consiglio dei ministri il terzo dossier sulla condizione delle bambine e delle adolescenti in Italia e nel mondo. Ci sarà anche Maud Chifamba, 16enne dello Zimbabwe, la più giovane studentessa dell Africa del Sud che la rivista Forbes nel 2013 ha inserito tra le cinque donne più influenti del continente. Carlotta De

16 16 Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera Cronache Eucaristia Per i cattolici cristiani è un sacramento che simboleggia la partecipazione reale al banchetto sacrificale, in cui il fedele riceve sotto le apparenze del pane (e del vino) il corpo (e il sangue) di Gesù Cristo Il confronto tra i vescovi: nelle unioni di fatto elementi di santificazione «La comunione non è il sacramento dei perfetti» CITTÀ DEL VATICANO Il Papa ha chiesto «parresía», la franchezza evangelica senza timori reverenziali, e i padri sinodali si regolano di conseguenza. «Clima sereno», garantiscono tutti, ma senza perifrasi né veli curiali. Oggi è la giornata nella quale al Sinodo sulla famiglia si discuterà delle «situazioni difficili» o «imperfette», dai divorziati e risposati cui è negata la comunione alle coppie di fatto: le quali, ha notato il cardinale teologo di Vienna Christoph Schönborn, «presentano elementi di santificazione e di verità» quando nella coppia «si conviva con fedeltà e amore». Ma è evidente che questi temi dominano fin dall inizio il Le dichiarazioni Il percorso di padre Georg: il mio celibato non è stato facile Per padre Georg Gaenswein (a fianco), segretario personale del papa emerito Benedetto XVI, il suo celibato «non è stato facile». In un intervista a tutto campo rilasciata a Chi, anticipata ieri, il prefetto della Casa Pontificia ha anche detto che «un sacerdote cattolico che vive nel celibato deve farlo in modo sincero. Non ci sono vie di mezzo. Una doppia vita non può e non deve esistere». dibattito. Così, in omaggio alla «parresía», si confrontano altri teologi di prima grandezza: è il caso dell arcivescovo Bruno Forte e del cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto dell ex Sant Uffizio. Con Forte che ieri è intervenuto per dire che «l eucaristia non è il sacramento dei perfetti, ma di coloro che sono in cammino»; e Müller, già critico contro le aperture del connazionale Walter Kasper (che però, ha spiegato il cardinale Reinhard Marx, ha dalla sua parte «la maggioranza dei vescovi tedeschi»), a sostenere più tardi che il sacramento è sì per i «pellegrini», specie i più deboli, però «una cosa sono le debolezze» e un altra «la condizione stabile di peccato mortale» di chi convive con una persona che non è il suo coniuge. Francesco avverte via Twitter: «Chiediamo al Signore la grazia di non sparlare, di non criticare, di non spettegolare, di volere bene a tutti». Ma «il dibattito è sano», sorride il cardinale filippino Luis Antonio Tagle. Padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, ha scelto nel suo intervento l immagine del «faro» e della «fiaccola», spiega: «La Chiesa è lumen, luce, ma questa luce si può intendere in due modi: il faro che sta fermo, al quale tutti devono guardare come riferimento, oppure la fiaccola che è in cammino nella storia, esce e va dove sono gli uomini, come penso debba essere». Conservatori e riformisti fanno prevalere l uno o l altra. C è chi chiede di non presentare la dottrina come «un elenco di divieti», chi dice che i divorziati e risposati non vanno giudicati ma si deve dire loro la verità, chi fa notare che la verità cristiana non è un insieme di regole astratte ma «è Cristo, una persona», e così via. C è anche chi parla della necessità di un cammino di preparazione al matrimonio «più severo» per non «intasare i tribunali» con richieste di annullamento. Al centro «l esigenza di cambiamento», la consapevolezza che bisogna «dialogare col mondo» e «rinnovare il linguaggio» della Chiesa. Niente «clericalismo», soprattutto: «Se i fedeli vedono pastori umili che imitano Cristo, allora torneranno ad avvicinarsi». E poi «ascoltare le coppie». E Il peccato I critici: «Una cosa sono le debolezze un altra le condizioni stabili di peccato mortale» guardare la realtà. Ad esempio la storia di Jeannette Touré, della Costa d Avorio, sposata con Lamin che è musulmano e partecipa con lei al Sinodo. Cinque figli cattolici,«per mio marito non c è problema». Ieri lei raccontava che è tutta questione di «tolleranza, comunicazione, perdono e tanta, tanta preghiera». G. G. V. L intervista di Gian Guido Vecchi CITTÀ DEL VATICANO «Il Papa è veramente un uomo che sta in ascolto dello Spirito Santo. Si è parlato parecchie volte della teologia dell ascolto: bisogna ascoltare il mondo, se no il mondo non ascolterà noi». Adolfo Nicolás, 78 anni, è il Padre Generale della Compagnia di Gesù, ventinovesimo successore di Sant Ignazio di Loyola, l uomo che viene popolarmente chiamato il «Papa nero». Esce dal Sinodo a piedi, all occhiello del clergyman una spilla con il motto Ad maiorem Dei gloriam scritto in arabo, «la portano i gesuiti in Medio Oriente». Padre, il Sinodo si può leggere come il compimento del Concilio Vaticano II? «Credo che questo sia proprio ciò che vuole il Papa. Francesco desidera vivere il Concilio. Ci sono tante forze che hanno allontanato un po, distanti dal modo di pensare della gente, e Francesco ne è consapevole. Vuole che il Concilio sia una realtà e non ci sia più questo andare avanti e indietro, avanti e indietro, ma che la Chiesa vada avanti perché l umanità va avanti e non si può aspettare». Il Papa, nell omelia di apertura, lo ha citato due volte... «Anche nelle presentazioni dei padri sinodali ricorrono i riferimenti. Credo sia un ritorno al Concilio molto solido» A quale aspetto? «Si parla della Chiesa, del fatto che siamo in un mondo imperfetto e la gente sta lottando. Soprattutto la famiglia, il matrimonio, sono una vera palestra. Qui si vede che ci sono pastori preoccupati della situazione reale, non da idee astratte. La questione non è più come comunicare o forzare la gente a seguire una vita o un altra, ma come ascoltare, accompagnare: questo è l aspetto che si sente di più». Ci sono resistenze? «Ci sono alcune voci, naturalmente...del resto il Papa ci ha chiesto di essere liberi. Però il tono è quello: accompagnamento, ascolto». Diceva dei travagli. Come per i divorziati e riposati? «Sì, certo. C è chi ha parlato, citando il Vaticano II, della gradualità: bisogna essere positivi e vedere le cose buone, anche se la forma non è perfetta. Non si può cercare solo il perfetto o niente, ci sono tanti gradi...». Un principio ignaziano: cercare Dio in tutte le cose... «Sì, nella spiritualità di Ignazio c è sempre una crescita e la crescita presuppone sempre una gradualità. Non si cresce di colpo. E il mondo non è in bianco e nero». Anche in una coppia di fatto, o sposata civilmente in seconde nozze, c è del buono? «Naturalmente. Questo non è stato detto in aula, però nelle conversazioni uno mi fa: è meglio una coppia che si vuole bene di una coppia nella quale non c è amore, non c è niente, anche se hanno compiuto tutti i riti della Chiesa. È meglio che ci sia qualcosa. Questo è avere gradualità, vedere le cose in maniera positiva. Non cercare la perfezione. Quando stavo in Asia, sempre mi sentivo ripetere che per la mentalità occidentale, europea, il perfectum è quando tutto è perfetto; se invece c è un qualunque difetto già non è buono, è malum. Ecco, penso che questo sia troppo. Se c è qualcosa di buono che può crescere, bisogna alimentarlo, alimentare la vita in tutti i campi». Il cardinale Martini diceva: «La domanda se i divorziati possano fare la comunione dovrebbe essere capovolta: I gesuiti Papa Francesco (Ansa), il 24 aprile 2014 a Roma nella chiesa di Sant Ignazio di Loyola, abbraccia Adolfo Nicolás, Padre generale della Compagnia di Gesù. Quel giorno si celebrò una messa per Padre José de Anchieta. Un gesuita che contribuì alla evangelizzazione del Brasile Anche Bergoglio, è della Compagnia di «Bisogna ascoltare il mondo, altrimenti il mondo non ci ascolterà» Il Padre Generale dei gesuiti: non c è solo il bianco e il nero, serve gradualità La linea Il punto non è più come comunicare o forzare la gente a seguire una vita o un altra, ma come ascoltare, accompagnare Il futuro «Il Papa vuole che la Chiesa avanzi, l umanità lo fa e non si può aspettare» Gesù. È il primo papa gesuita L ordine fu fondato da Sant Ignazio di Loyola che a Parigi pose le basi, facendo voto di servire Dio in castità e povertà volontaria. Oggi conta 18 mila religiosi in 122 Paesi come può la Chiesa arrivare in loro aiuto, con la forza dei sacramenti?». «È così. Martini avrebbe offerto un contributo importante al Sinodo. Qualcuno mi diceva: chi è arrivato a divorziare ha patito difficoltà, sofferenze, e proprio a quelli che hanno più bisogno di una medicina noi la togliamo! No, questo non può andare». E chi dice che la dottrina non può cambiare? «Su questo c è stata un affermazione chiara: il problema non è dottrinale ma di accompagnamento. Quello che Cristo ha detto, lo ha detto, i nostri principi vengono di là. Però, come alcuni in aula hanno spiegato molto bene, c è sempre uno spazio per l interpretazione, e questo spazio è pastorale. Gli esegeti hanno fatto un gran servizio alla Chiesa però hanno detto il loro, e sono un po esausti. La questione rimane pastorale, non si tratta di ridefinire nulla ma di trovare un linguaggio, un esperienza differente». Il Papa ammoniva: non caricate sulle spalle della gente «pesi insopportabili» «Questo è evangelico. In Spagna ho visto una caricatura: c era un prete disperato, le mani in testa: Orrore, abbiamo un Papa che crede nel Vangelo!». Ci sarà un cambiamento? «Credo di sì, una linea di maggiore apertura: non parlare di principi ma trovare la realtà, accompagnare la gente». Cosa significa, per un gesuita come Bergoglio, stare in ascolto dello Spirito? «È tutta la vita ignaziana. Qui sta la rivoluzione di Sant Ignazio: ascoltare lo Spirito. L Inquisizione non era troppo contenta, lo ha esaminato otto volte, otto! Perché, se senti lo Spirito, non sei legato a norme o cose che hanno fatto gli uomini. Vedevano un uomo libero, e questo non andava bene! Lo Spirito soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va. E questo ti dà una libertà enorme».

17 Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre 2014 L invito Il ministro dell Interno Angelino Alfano (foto) ha inviato una circolare ai prefetti perché rivolgano «un invito formale al ritiro e alla cancellazione» delle trascrizioni di nozze gay In caso di inerzia ci sarà l annullamento d ufficio» Alfano: non trascrivete le nozze gay Sindaci pronti alla disobbedienza Circolare ai prefetti. Scontro nel governo. Renzi: via alla legge sul modello tedesco I casi Il caso Milano Dodici coppie in attesa delle registrazioni Pisapia: «Le faremo» MILANO «I prefetti cancellino le trascrizioni dei Comuni». «No, i sindaci sono tenuti a registrare i matrimoni all estero». Lo scontro sulle trascrizioni delle nozze contratti all estero, tra governo e Comune di Milano, è sintetizzato dal botta e risposta di ieri tra il ministro degli Interni, Angelino Alfano, e il sindaco Giuliano Pisapia. A Milano, tutto ha inizio il 22 settembre scorso. Il corridoio degli uffici comunali di via Larga, in Duomo, è affollato. Stanzetta 132, sezioni matrimoni. Ci sono Annie e Micaela, Antonella e Sarah, Alberto e Philippe. In totale, 12 coppie omosessuali sposate all estero. Spagna, Francia, Danimarca e Usa (New York e Massachusetts). Chiedono quello che una sentenza del Tribunale di Grosseto ha dichiarato essere un loro diritto: la trascrizione all Anagrafe dei loro matrimoni. A scopo simbolico e certificativo. Così inizia il forcing sul sindaco Pisapia, richiamato alle sue promesse elettorali dalla comunità Lgbt milanese e parte del suo elettorato. Dopo incontri tra i legali delle coppie, il sindaco e gli assessori, finalmente si arriva in Consiglio. Lunedì l aula approva la mozione di Sel e Radicali che invita il sindaco a «trovare migliori modalità al fine di poter trascrivere gli atti attestanti la celebrazione di matrimoni all estero tra persone dello stesso sesso». Una dicitura scelta proprio per non esporsi a profili di illegittimità dato che il sindaco milanese, avvocato di professione, ben conosce le trappole della giurisprudenza. Ieri mattina, infine, le parole di Alfano («i prefetti cancellino gli atti di alcuni Comuni o li annulleremo d ufficio perché sono contrari alla legge italiana») a cui Pisapia, alla sera, ha scelto di «disobbedire»: «Il sindaco, in qualità di ufficiale di stato civile, deve trascrivere matrimoni che sono legittimi nei Paesi dove sono stati celebrati, come indicato a larghissima maggioranza anche in Consiglio comunale. È la stessa legge che lo prevede salvo problemi di ordine pubblico già esclusi dalla Corte costituzionale». Giacomo Valtolina ROMA La circolare è stata inviata a tutti i prefetti e il putiferio, subito dopo, si è scatenato nei municipi d Italia. Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell Interno, è stato chiaro: «Un invito formale al ritiro e alla cancellazione delle trascrizioni di nozze gay celebrate all estero». Di più: «In caso di inerzia si procederà all annullamento d ufficio degli atti che sono stati illegittimamente adottati», ha aggiunto provocando la rivolta dei sindaci. Ad oggi sono cinque i comuni italiani che hanno trascritto nei loro registri i matrimoni omosessuali celebrati all estero: Grosseto, Fano, Napoli, Bologna, Udine. Altri come Reggio Emilia e Empoli hanno votato perché ciò diventasse tecnicamente possibile e Milano stava probabilmente per votare la stessa cosa, visto che proprio lunedì il consiglio comunale aveva presentato questa richiesta. La reazione più forte contro la circolare è arrivata da Virginio Merola, sindaco di Bologna: «Io non obbedisco. Se vogliono annullare gli atti lo facciano, ma non nel mio nome. Io non ritiro la mia firma», mentre il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, è stato categorico: «La circolare del ministro conta meno di una sentenza di tribunale», ha detto lui che in aprile proprio da un tribunale è stato obbligato a trascrivere sul registro comunale il primo matrimonio gay in Italia. A Roma ancora non è stato trascritto alcun matrimonio gay, ma il sindaco Ignazio Marino intende farlo e alla circolare di Alfano ieri ha risposto deciso: 14 Il 14 aprile 2014 sono state registrate le prime nozze gay a Grosseto 63% Chi pensa che i diritti di gay ed etero devono essere uguali (dati Istat) 44% Sono gli italiani che pensano che i gay dovrebbero potersi sposare (Istat, 2011) Le prime Rebecca Hetherington ed Eleonora Tadolini, prime a Bologna (Ansa) I Comuni dove si fa In Italia i matrimoni omosessuali celebrati all estero, finora, sono già stati trascritti nei Comuni di Bologna, Fano, Grosseto, Napoli, e Udine (qui con atto di indirizzo) «L amore deve vincere su tutto e coerentemente a breve faremo seguire i fatti». Da Napoli è una nota del Comune che risponde al ministro come se avesse voluto seguire le indicazioni del presidente dell Arcigay Flavio Ro- Dove è approvato È stata approvata una delibera sulla registrazione delle nozze gay a Empoli, Reggio Emilia e Piombino: qui si sarebbero potute trascrivere le nozze, ma ora la circolare di Alfano lo impedisce mani: «È tempo di resistenza, i Comuni disobbediscano». Dalla politica arrivano ad Alfano parole di plauso dai ministri del suo partito, Maurizio Lupi in testa: «Ha pienamente ragione», mentre le parole più dure partono dal sottosegretario alle Riforme del Pd, Ivan Scalfarotto: «Da quando Alfano ha cominciato a dettare l agenda sui diritti? Forse, oltre a calpestare i diritti della collegialità del governo, il ministro dell Interno ha dimenticato che la delega alle Pari Opportunità è nelle mani di Matteo Renzi?». Anche un altro sottosegretario, Benedetto della Vedova agli Esteri, interviene nel dibattito. Dice: «Non entro nel merito della circolare, ma è evidente che dagli effetti paradossali di questo provvedimento emerge la necessità e l urgenza di colmare un vuoto normativo italiano con un pieno riconoscimento giuridico delle coppie di fatto». Da Forza Italia a levarsi forte è la voce di Michela Vittoria I favorevoli Sia il sindaco di Roma, Ignazio Marino, sia il primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia, si sono detti a favore della registrazione delle nozze tra coppie gay. Sel ha chiesto di farlo ai sindaci di 14 città CRONACHE 17 Brambilla, responsabile nel partito per il dipartimento sociale e la solidarietà, insieme a Mara Carfagna neo eletta alla guida del dipartimento «Libertà civili e diritti umani» degli azzurri. Dice Brambilla: «Ancora una volta il governo non è in sintonia con il Parlamento e con il Paese: la circolare del ministro Alfano più che interpretativa è un segnale politico contro il riconoscimento delle coppie gay. Ma con i diritti fondamentali delle persone non si gioca». Sono state tutte le associazioni omosessuali che si sono rivoltate e tra loro anche la vivace protesta di Gaynet, presieduta dallo storico gay italiano Franco Grillini. Senza mezzi termini il suo comunicato: «Il Califfo Alfano vuole vietare le trascrizioni? I legami il vicepremier: «In Italia non sono previsti legami tra persone dello stesso sesso» Deve sapere che il suo provvedimento è illegale perché soltanto un giudice può ordinare la cancellazione delle trascrizioni effettuate». In serata Alfano ha replicato alle polemiche: «Non ho attaccato l autonomia dei giudici. Ho vigilato per far applicare la legge: in Italia la legge non prevede matrimoni fra persone dello stesso sesso». E il premier Matteo Renzi ha ricordato la sua posizione: «Il nostro modello è la civil partnership alla tedesca e ci arriveremo subito dopo l approvazione della legge elettorale e le riforme costituzionali». Alessandra Arachi

18 18 CRONACHE Indagato il capo dei pm di Milano Fascicolo in cassaforte, per Bruti Liberati Brescia ipotizza l omissione d atti d ufficio Il Procuratore nella polemica con Robledo parlò di «deplorevole dimenticanza» Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera 385 milioni di euro è la base d asta alla quale è stato venduto il pacchetto Sea 29 per cento. È la quota di Sea ceduta dal Comune di Milano MILANO Il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, è indagato dalla Procura di Brescia per l ipotesi di reato di omissione d atti d ufficio. Non è una iscrizione recente, né ha a che vedere con l ultima puntata degli attriti tra il procuratore aggiunto Alfredo Robledo (autore in marzo di un esposto al Csm su contestate irregolarità di Bruti nell assegnazione dei fascicoli) e il suo capo, sfociata nella rimozione di Robledo dalla guida del pool reati contro la pubblica amministrazione e nella sua destinazione all ufficio esecuzione pene. Il contesto sembra invece la travagliata storia dell inchiesta milanese su Vito Gamberale (fondo «F2i») per l ipotesi di turbativa nell asta bandita dal Comune di Milano il 16 dicembre 2011 per vendere il 29,75% della Sea, società aeroportuale di Linate e Malpensa, allo scopo di far quadrare il bilancio. Sotto inchiesta Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati, indagato a Brescia Il 25 ottobre 2011 i pm fiorentini Luca Turco e Giuseppina Mion trasmisero per competenza a Milano un intercettazione nella quale il 14 luglio 2011 Gamberale e il suo manager Mauro Maia parevano prefigurare tentativi di farsi cucire addosso il capitolato del bando del Comune. Robledo, nell esposto al Csm del 17 marzo scorso, ha sostenuto che si sarebbe trattato di una evidente ipotesi di turbativa d asta, dunque da assegnare al proprio pool. Invece Bruti il 27 ottobre 2011 la mise negli atti «non costituenti notizie di reato», e la assegnò al capo del pool reati finanziari Francesco Greco, che il 2 novembre la coassegnò al pm Eugenio Fusco. Il 6 dicembre Fusco segnalò a Bruti l opportunità di riassegnare il fascicolo a Robledo per competenza di pool; e il 9 dicembre Bruti annunciò a Robledo l arrivo del fascicolo. Mancavano pochi giorni all asta, deserta il 16 dicembre con l offerta fuori tempo di una società indiana, e l aggiudicazione delle azioni a Gamberale a 1 euro più della base d asta di 385 milioni. Intanto il fascicolo fu consegnato a Robledo solo il 16 marzo 2012: un «ritardo a me esclusivamente imputabile», scrisse non ora ma il 23 marzo 2012 Bruti a Robledo per «evitare il protrarsi di una situazione di difficoltà nell immagine esterna dell Ufficio». In quella missiva, autodichiarando un profilo colposo e dunque incompatibile con l elemento soggettivo del dolo generico richiesto dal reato di omissione d atti d ufficio, il capo dei pm ricostruiva che «nell imminenza della festività» (7-8 dicembre 2011), «stante la chiusura festiva dei nostri uffici amministrativi, ho trattenuto il fascicolo nel mio ufficio. Purtroppo, non avendo provveduto io alla riassegnazione subito dopo il ponte, poi per Il fascicolo Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati è indagato dalla procura di Brescia per omissione d atti d ufficio L iscrizione fa riferimento all inchiesta su Vito Gamberale, una turbativa d asta sulla vendita di Sea il cui fascicolo rimase fermo una mia deplorevole dimenticanza il fascicolo è rimasto custodito nel mio ufficio», dove peraltro «tu (Robledo, ndr) non mi hai più chiesto notizie dopo, immagino per discrezione. Dopo aver interpellato te e Fusco ho ricostruito mentalmente l iter dei movimenti del fascicolo, che infatti ho rinvenuto nel mio ufficio». Tre mesi fa Robledo, senza aver potuto contare su effetto sorpresa o intercettazioni, ha comunque concluso l inchiesta, contestando a Gamberale con udienza preliminare fissata il 24 ottobre davanti alla giudice Anna Zamagni l ipotesi di turbativa d asta non per le condizioni di quel bando (su cui i tecnici del Comune avrebbero stoppato tentativi di interferenze), ma per una ipotizzata illecita intesa sulla desistenza dell indiano Behari Vinod. Luigi Ferrarella L omicidio del tifoso del Napoli De Santis scrive ai magistrati: avevo paura, ho sparato io a Ciro ROMA «Mi hanno inseguito e spinto a terra da dietro. Mi stavano ammazzando. Ho avuto paura e ho sparato». L ex ultrà romanista ed ex estremista di destra Daniele De Santis confessa di aver esploso i colpi che hanno ucciso il tifoso del Napoli Ciro Esposito prima della finale di Coppa Italia tra la squadra partenopea a la Fiorentina del 3 maggio scorso. «Sono stato coinvolto in una rissa e ho temuto per la mia vita» ha scritto l ex ultrà romanista in due pagine inviate via fax ai pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. «Gastone» ricostruisce come secondo lui andarono i fatti che hanno portato all uccisione di Esposito e al ferimento di altri due fan del Napoli mentre lui è ancora GIOCHI E PRONOSTICI Lotto Estrazioni di martedì 7 ottobre 2014 BARI CAGLIARI FIRENZE GENOVA MILANO NAPOLI PALERMO ROMA TORINO VENEZIA NAZIONALE SUDOKU DIFFICILE Altri giochi su ricoverato in ospedale per i colpi e le coltellate ricevute in quei drammatici momenti. Parole che assomigliano molto a quelle raccolte dai familiari di Ciro Esposito quando era ancora in vita, al Policlinico Gemelli: «L ho raggiunto io per primo e l ho spinto a terra. Poi il chiattone ha sparato». Le frasi di De Santis sono la conferma di una linea difensiva che punta al riconoscimento della legittima difesa. I difensori Tommaso Politi e Michele D Urso sostengono che tutti i colpi sarebbero stati sparati in fase di «pistola contesa», ossia mentre più mani cercavano di afferrarla. Domani De Santis non risponderà ai pm. Fulvio Fiano 10eLotto I numeri vincenti Numero Oro Superenalotto Combinazione vincente Numero Jolly 29 Numero SuperStar Jackpot indicativo prossimo concorso: ,00 Ai 6: - Ai 5 stella: - Ai 5+ - Ai 4 stella: ,00 Ai 5: ,49 Ai 3 stella: 1.227,00 Ai 2 stella: 100,00 Ai 4: 227,35 Agli 1 stella: 10,00 Ai 3: 12,27 Agli 0 stella: 5,00 Come si gioca Bisogna riempire la griglia in modo che ogni riga, colonna e riquadro contengano una sola volta i numeri da 1 a 9 LA SOLUZIONE DI IERI

19 Corriere della Sera Mercoledì 8 Ottobre 2014 L inchiesta di Fiorenza Sarzanini CRONACHE 19 «Appalti fasulli da 200 milioni Così Clini si intascava il 10%» I finanzieri: l ex ministro riceveva tangenti da uffici «fantasma» a Pechino La coppia Ex ministro Nato a Latina 67 anni fa, Corrado Clini (nella foto più in alto) è stato ministro dell Ambiente dal 2011 al Dal 1991 al 2011 è stato direttore generale dello stesso ministero La moglie Nata a Trieste 46 anni fa, Martina Hauser (sopra) è la moglie di Clini ed ex moglie del ministro dell Interno del Montenegro ROMA Appalti da 200 milioni di euro per opere da realizzare in Cina che in realtà sono state sbagliate o mai costruite. Soldi che il ministero dell Ambiente ha erogato tra il 2001 e il 2009 per volontà dell allora direttore generale Corrado Clini, poi diventato ministro, attraverso due uffici «fantasma» aperti a Pechino. A svelare la destinazione del denaro distribuito a imprese scelte a trattativa privata, sono gli atti dell inchiesta che nel maggio scorso aveva fatto finire agli arresti domiciliari lo stesso Clini e il suo socio occulto Augusto Calore Pretner, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Tra gli indagati ci sono la moglie del politico, Martina Hauser, e alcuni imprenditori. Nelle informative trasmesse dalla Guardia di Finanza ai magistrati della Procura di Roma è delineato anche il ruolo che avrebbe avuto l ex ambasciatore Umberto Vattani, presidente dell Ice, l Istituto per il commercio con l estero fino al E sono elencate le consulenze che lo steso Clini avrebbe fatto ottenere a suo figlio Carlo dalla Idra, azienda che in cambio avrebbe ottenuto incarichi ben remunerati. Tangenti del 10 per cento Quello degli affari conclusi da Clini fuori dall Italia è uno dei capitoli chiave dell indagine. Perché dimostra come i finanziamenti che potevano essere utilizzati in maniera strategica sul territorio italiano siano stati in realtà dirottati altrove per interessi personali. Quale fosse il meccanismo illecito lo spiega bene la relazione dei finanzieri del Reparto Spesa Pubblica, guidato dal generale Bruno Bartoloni, che indica anche la percentuale del 10 per cento come tangente su ogni lavoro da versare su conti aperti presso banche straniere. Emergenza in Francia Maltempo, le auto di Montpellier Ancora un alluvione nella Francia meridionale: è la terza in meno di un mese. In particolare nell area di Montpellier, il fiume Lez è esondato in più punti. Oltre gli sfollati e auto sollevate. (Epa) Scrivono gli investigatori: «La scelta dei soggetti italiani a cui affidare appalti e commesse sarebbe stata gestita direttamente dal ministero dell Ambiente italiano oppure suggerita alla parte cinese almeno per la successiva fase di individuazione dei soggetti a cui affidare i sub-appalti. In assenza dei meccanismi di gara sembrerebbe inoltre che le indicazioni per le scelte, fino a un certo importo e per talune tipologie, sarebbero in realtà state affidate a Ice Pechino e condizionate dalla disponibilità del soggetto ad accettare di versare un contributo del 10 per cento del valore dell appalto su un conto presumibilmente intestato a una non meglio identificata società di consulenza con sede a Hong Kong». Le finte opere Sono sette le società che hanno ottenuto lavori e due le «strutture operative per la realizzazione del programma» di utilizzo dei fondi. L informativa della Finanza evidenzia come «i due funzionari impiegati nella prima unità, collocata all interno degli uffici Ice di Pechino, non sono stati in grado di conoscere ufficialmente quale sia l attività effettivamente svolta dall ufficio, anche se da informazioni assunte da persona che in passato ha lavorato presso lo stesso, pare che il predetto responsabile operi in realtà come mero contabile». E ancora: «Per quanto riguarda la seconda struttura, denominata Program Management Office, non è stato possibile conoscere il numero esatto degli addetti ma sono stati individuati alcuni dipendenti per i quali non si conoscono esattamente le funzioni svolte e chi sostenga i costi per il loro impiego». Ancor più grave il capitolo relativo alle opere. Perché il re- Il verbale È a pagina sei degli atti dell inchiesta che gli investigatori fanno i conti ai soldi destinati dal ministero dell Ambiente sotto la gestione di Corrado Clini Si legge (sopra) che il ministero «ha cofinanziato progetti per un valore che sembrerebbe di circa 200 milioni di euro» stauro della «Meng Joss House», costato oltre 4 milioni di euro «non sembra essere stato eseguito a regola d arte e con tecniche efficaci atteso che l intero stabile, attualmente in stato di abbandono, risulta interessato da copiose infiltrazioni d acqua che ne hanno compromesso l agibilità». Disastroso si è rivelato anche il progetto di costruzione di un edificio all interno dell università di Pechino. Sono stati spesi 20 milioni di euro ma i responsabili dell Ateneo hanno protestato con l ambasciatore italiano perché «lo stabile, lungi dall essere un esempio di elevata tecnologia come invece era stato sostenuto, viene considerato uno dei più energivori di tutto il campus».

20 20 CRONACHE Dalla lampadina al Led Il Nobel ai tre fisici della luce ecologica Trent anni di ricerche: «Abbiamo inseguito un sogno» Mercoledì 8 Ottobre 2014 Corriere della Sera Gli altri Isamu Akasaki (più in alto) e Hiroshi Amano sono gli altri due vincitori «È incredibile. È davvero soddisfacente constatare che il mio sogno della luce Led è diventata una realtà tanto importante». Shuji Nakamura, 60 anni, cittadino americano di origini nipponiche, è stato svegliato in piena notte dal portavoce dell Accademia delle scienze svedese che gli ha comunicato l assegnazione del Nobel per la Fisica. Si trovava in Giappone per incontrare i colleghi giapponesi Hiroshi Amano (54 anni) della Nagoya University e Isamu Akasaki (85 anni), un trio unito non solo in laboratorio ma anche nel ricevere l ambito Premio. I tre fisici, infatti, per una trentina d anni si sono dedicati A confronto Lampada ad olio A.C. Lampadina XIX secolo Lampada fluorescente XX secolo Led XXI secolo 70 lm/w 300 lm/w 0,1 lm/w 16 lm/w lm/w = efficacia luminosa complessiva d Arco Vincitore Shuji Nakamura, fresco di Nobel, con una luce Led (Reuters) alla creazione di un Led (Lightemitting diode, diodo a emissione luminosa) con luce blu. L impresa sembrava impossibile e nemmeno le risorse finanziarie di varie industrie impegnate sull arduo fronte riuscivano nell intento. Solo la testardaggine degli scienziati, che lavoravano a volte da soli e spesso assieme, portava al risultato che ha rivoluzionato l illuminazione. Se la lampadina a incandescenza inventata dall americano Thomas Alva Edison alla fine dell Ottocento ha illuminato il XX secolo, il Led con i suoi innumerevoli vantaggi in campo energetico irradierà il XXI secolo. Il Led è un materiale semiconduttore che offre il vantaggio di generare subito i fotoni di cui è formata la luce, senza disperdere energia in calore come accade nella lampadina. La sua invenzione risale al Era però un diodo a luce rossa usato come indicatore nei circuiti elettronici. In seguito si inventavano diodi a luce gialla e verde ma il loro impiego restava limitatissimo. Fu soltanto negli anni Novanta, quando i tre scienziati ora premiati con il Nobel riuscivano a sviluppare un diodo a luce blu, che si innescava la rivoluzione nell illuminazione. Perché, combinando i colori disponibili, si otteneva la preziosa luce bianca. Ora i Led sono diffusi in ogni tipo di ambiente e installati in una miriade di strumenti, computer e cellulari compresi. I vantaggi offerti dall invenzione sono straordinari. Il 25 per cento dell energia prodotta nel mondo viene consumata per generare la luce e l utilizzo dei Led, pur essendo ancora parziale, già oggi riduce del 4 per cento il consumo globale. Un Led, inoltre, a parità di energia consumata, produce quattro volte la quantità di luce fornita da una lampadina a incandescenza (tecnologia ormai bandita dal mercato). La sua Il risparmio Il dispositivo permette di generare subito i fotoni senza disperdere energia in calore durata, poi, è cento volte superiore. Il risparmio energetico ottenuto, una delle sfide del nostro futuro, è dunque gigantesco, oltre a migliorare la vita di milioni di persone. L impatto nella società è quindi eccezionale, e risponde dunque a una delle condizioni stabilite da Alfred Nobel per l assegnazione del Premio di 8 milioni di Corone (1,1 milioni di dollari). C è una storia curiosa che accompagna uno dei tre scienziati. Nakamura raggiungeva il suo risultato sul diodo blu mentre lavorara in una piccola società di Nichia, senza ottenere alcun riconoscimento economico. Si rivolse allora al tribunale di Tokyo chiedendo un risarcimento di 185 milioni di dollari. I giudici gli diedero ragione costringendo l azienda a risarcirlo con 8 milioni di dollari. E ora festeggia anche la celebrità. Giovanni Caprara Una vita per il circo Addio a Nando Orfei Aveva 80 anni, lavorò anche con Fellini Domatore Nando Orfei, circense da generazioni, aveva cominciato come giocoliere, ma è diventato famoso come domatore di leoni Il domatore di leoni non è riuscito a domare la sua malattia. L amore per il circo, però, quello è rimasto intatto, pure alla fine. E sembra di vederlo ancora, un anno fa, nell ultimo scatto di orgoglio, al Gran Finale dello spettacolo a Cattolica, quando sorreggendosi al bastone, in giacca rossa e pantaloni bianchi, salì sul palco e disse: «Non si umilia così un artista. Non si butta via lo spettacolo più antico del mondo». È morto ieri al San Raffaele di Milano Nando Orfei, 80 anni, nomade circense prestato al cinema di Fellini (I clowns e Amarcord). Più che alla sua malattia non si rassegnava alla malattia che aveva colpito il circo: l indifferenza. Il papà di Ambra, Gioia e Paride non accettava che i suoi spettacoli dal prezzo popolare (10-30 euro) andassero disertati, nonostante gli acrobati sempre più spericolati. E aveva accettato di rinunciare agli animali, salvo qualche cagnone da far giocare coi clown, proprio lui che da piccolo coccolava i cuccioli di tigri. Carlo Fontana, presidente dell Associazione generale dello spettacolo, ha detto che «con Nando Orfei scompare un grande dello spettacolo italiano». È vero. Lo ricordiamo tutti. Elvira Serra

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