Il medico e l ordine professionale: l iscrizione e l esercizio del potere disciplinare

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1 Il medico e l ordine professionale: l iscrizione e l esercizio del potere disciplinare Per esercitare legittimamente la professione medica e quella odontoiatrica è richiesta l iscrizione all ordine dei medici chirurghi e odontoiatri costituiti in ogni provincia. L ordine è un Ente pubblico non economico. Con il provvedimento legislativo del 1946 [D.Lgs. C.P.S. n. 233 del 13 settembre 1946], recante la ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell esercizio delle professioni, si stabiliva che: per l esercizio di ciascuna delle professioni sanitarie è necessaria l iscrizione al rispettivo albo [art. 8 D.Lgs. C.P.S. n. 233 del 13 settembre 1946]. Iscrizione Il Regolamento per l esecuzione del decreto legislativo sulla ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie approvato nel 1951 [D.P.R. n. 221/1950] indica gli elementi necessari alla formalizzazione della domanda di iscrizione all Ordine o Collegio nella cui circoscrizione il richiedente ha la sua residenza. Secondo la formulazione del testo regolamentare del 1951, la domanda deve essere corredata dei seguenti documenti: a) certificato di nascita; b) certificato di cittadinanza italiana; c) attestato comprovante il pieno godimento dei diritti civili; d) certificato generale del casellario giudiziale; e) certificato di buona condotta; f) titolo di abilitazione all esercizio professionale a norma delle disposizioni in vigore; g) certificato di residenza. Sulla domanda d iscrizione, il Consiglio accerta la sussistenza delle condizioni richieste; delibera motivatamente nel termine di tre mesi; dispone con la delibera l iscrizione nell Albo. Contro la deliberazione di rigetto della domanda di iscrizione nell Albo l interessato può ricorrere alla Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie [CCEPS]. Decorso il termine di novanta giorni dalla data di presentazione della domanda senza che il Consiglio abbia deliberato, è ammesso ricorso alla stessa Commissione centrale ai fini dell iscrizione.

2 Esercizio abusivo della professione La giurisprudenza, in una importante pronuncia del 1998, ha chiarito che: l esercizio della professione è abusivo non solo quando l agente sia sfornito del titolo, ma anche quando non abbia adempiuto alle prescritte formalità, tra le quali figura la mancata iscrizione all albo professionale. [Cassazione Penale - Sez. VI, Sent. n del 16/01/1998] Potere disciplinare dell Ordine Oltre quaranta anni fa la Corte Costituzionale evidenziava che per il fatto dell appartenenza all Ordine, il quale impone comportamenti conformi ai fini che esso deve perseguire, è attribuito all Ente un potere non di carattere gerarchico, ma espressione di una autonomia concessa per la più diretta e immediata protezione di quegli stessi fini, e soltanto di essi [Corte Costituzionale, Sent. n. 110/1967]. Il Codice di deontologia medica del 16 dicembre 2006, attualmente vigente, si apre con una disposizione di carattere definitorio in cui si delinea la portata di quei precetti che il medico-chirurgo e l odontoiatra sono tenuti ad osservare nell esercizio della professione. I destinatari delle norme deontologiche: avranno l obbligo di massima disponibilità e di collaborazione col proprio Ordine professionale; sono tenuti alla conoscenza delle norme contenute nel codice; sono tenuti alla conoscenza degli orientamenti espressi nelle linee guida allegate alla disciplina (deontologica); sono tenuti a prestare giuramento professionale. La norma deontologica ha la specificità di produrre effetti nei confronti dei soli dei soggetti appartenenti alla categoria professionale; prescrive regole di condotta poste a presidio e garanzia del gruppo sociale di riferimento. L ignoranza delle disposizioni deontologiche non esime il sanitario da responsabilità disciplinare [cfr art. 1 Codice deontologia medica 16/12/2006]. Il potere disciplinare dell Ordine si estrinseca anche nei confronti dei sanitari dipendenti. Il codice deontologico del 2006 all art. 68, intitolato al medico dipendente e convenzionato stabilisce che:

3 Il medico che presta la propria opera a rapporto d impiego o di convenzione, nell ambito di strutture sanitarie pubbliche o private, è soggetto alla potestà disciplinare dell Ordine anche in riferimento agli obblighi connessi al rapporto di impiego o convenzionale. Il medico dipendente o convenzionato con le strutture pubbliche e/o private non può in alcun modo adottare comportamenti che possano indebitamente favorire la propria attività libero-professionale. Il medico qualora si verifichi contrasto tra le norme deontologiche e quelle proprie dell ente, pubblico o privato, per cui presta la propria attività professionale, deve chiedere l intervento dell Ordine, onde siano salvaguardati i diritti propri e dei cittadini. In attesa della composizione della vertenza egli deve assicurare il servizio, salvo i casi di grave violazione dei diritti e dei valori umani delle persone a lui affidate e della dignità, libertà e indipendenza della propria attività professionale. La giurisprudenza della Corte di Cassazione [Cass. Civ. Sez. III, Sent. n del 31/05/2006] ha chiarito che il potere disciplinare spettante all Ordine nei confronti del professionista, per la repressione degli abusi e delle mancanze di cui gli iscritti si rendano colpevoli nell esercizio della professione non si riferisce solo alla professione espletata secondo un modello organizzativo autonomo ma anche a fatti e violazioni connessi allo svolgimento di ogni attività che sia estrinsecazione delle particolari conoscenze tecniche attestate dal titolo di studio, con la conseguenza che, nei confronti degli iscritti che siano pubblici dipendenti, detto potere può essere legittimamente esercitato anche con riguardo a violazioni di norme deontologiche inerenti l esercizio di attività legata allo "status" del professionista e svolta nell ambito del rapporto di lavoro. In forza di tali principi, la Cassazione ha confermato la decisione dell Ordine professionale, che aveva ritenuto la responsabilità disciplinare di un medico dirigente di un reparto di cardiologia, per aver richiesto e ottenuto una somma di danaro per la prestazione in ospedale e per aver dirottato pazienti presso il suo studio privato. Potere disciplinare e sanzioni Affinché i principi deontologici abbiano portata reale ed effettiva, non è sufficiente individuare un catalogo di astratti criteri di comportamento, ma è necessario definire a quali doveri di condotta quei criteri diano luogo e quali siano le conseguenze per l ipotesi di violazione Il codice deontologico stabilisce che l inosservanza dei precetti, degli obblighi e dei divieti fissati dal Codice di Deontologia Medica e ogni azione od omissione, comunque disdicevoli al decoro

4 o al corretto esercizio della professione, sono punibili dalle Commissioni disciplinari con le sanzioni previste dalla legge; le sanzioni, nell ambito della giurisdizione disciplinare, devono essere adeguate alla gravità degli atti; il medico deve denunciare all Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga [art. 2 cod. deont. 2006]; non possono subire procedimento disciplinare i soggetti non iscritti all Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri anche nel caso in cui esercitino abusivamente le indicati attività sanitarie. Inizio del procedimento disciplinare Il procedimento disciplinare può essere intrapreso: d ufficio; su richiesta del Ministro della Salute; su richiesta del Procuratore della Repubblica. Il Regolamento di cui al D.P.R. n. 221/1950 all art. 39 stabilisce che: Quando risultano fatti che possono formare oggetto di procedimento disciplinare, il presidente, verificatene sommariamente le circostanze, assume le opportune informazioni e, dopo aver inteso il sanitario, riferisce al Consiglio per le conseguenti deliberazioni. Il Presidente della Commissione competente per materia, conosciuti i fatti che possono formare oggetto di procedimento disciplinare, sia mediante acquisizione diretta di informazioni sia a seguito di segnalazione, in via preliminare svolge una sommaria verifica delle circostanze, senza particolari formalità, al solo scopo di valutare la eventuale sussistenza di fatti potenzialmente idonei ad iniziare un procedimento nei confronti dell iscritto e per individuare gli elementi utili affinché la Commissione possa valutare e decidere in merito. Il Presidente deve sentire preliminarmente il medico o l odontoiatra in relazione ai fatti e alle circostanze oggetto di censura, convocandolo; disporrà l audizione del sanitario, esponendone i motivi ed indicando i fatti e le circostanze oggetto di censura nonché le norme deontologiche presumibilmente violate; porrà le domande utili all acquisizione delle informazioni necessarie affinché la Commissione possa decidere di aprire o meno il procedimento disciplinare; dell audizione dovrà essere redatto specifico e dettagliato verbale; l assenza ingiustificata del sanitario in occasione dell audizione non inibisce l esercizio del potere del Presidente di riferire alla Commissione.

5 Il sanitario ha un generale dovere di collaborazione con l Ordine di appartenenza; nel procedimento disciplinare, la mancata collaborazione e disponibilità in occasione della convocazione posta in essere dal Presidente della rispettiva commissione di albo, costituisce ulteriore elemento di valutazione ai fini disciplinari [art. 64 cod. deont.]; il sanitario anche nella fase iniziale istruttoria ha diritto di accedere ai documenti che lo riguardano. Chiunque subisca un procedimento di controllo o ispettivo ha un interesse qualificato a conoscere tutti i documenti utilizzati nell esercizio del potere di vigilanza, a cominciare dagli atti di iniziativa (quali le domande e le richieste da cui scaturisca un obbligo di provvedere) e di preiniziativa (come gli esposti o le denunce che attivino procedimenti ufficiosi dell amministrazione). [Consiglio Stato Sez. V, Sent. n del 02/09/2005] Il Presidente interesserà la Commissione competente del verbale redatto in occasione dell audizione e di ogni altro elemento acquisito. La Commissione potrà decidere di aprire il procedimento disciplinare; disporre l archiviazione e non procedere ulteriormente; di disporre che vengano effettuati ulteriori accertamenti. Se si ritiene di dovere agire nei confronti del medico, verrà fissata la data della seduta per il giudizio, nominato il relatore e verranno effettuate le rituali notifiche all interessato, consistenti: nella menzione circostanziata degli addebiti; nel termine non inferiore a venti giorni, e prorogabile su richiesta dell interessato, entro il quale egli può prendere visione degli atti relativi al suo deferimento a giudizio disciplinare e produrre le proprie controdeduzioni scritte; nell indicazione del luogo, giorno e ora del giudizio disciplinare; nell espresso avvertimento che, qualora non si presenti alla seduta della Commissione, si procederà al giudizio in sua assenza. Il medico che intenda chiedere di essere sentito dall Ordine può farlo nel termine fissato per visionare gli atti e produrre le controdeduzioni. Sanzioni disciplinari Le sanzioni disciplinari applicabili indicate espressamente nell art. 40 del D.P.R. n. 221 del 05/04/1950, sono: l avvertimento, che consiste nel diffidare il colpevole a non ricadere nella mancanza commessa;

6 la censura, che è una dichiarazione di biasimo per la mancanza commessa; la sospensione dall esercizio della professione per la durata da uno a sei mesi, salvo quanto è stabilito dal successivo art. 43; la radiazione dall Albo. Avverso il provvedimento disciplinare È ammesso ricorso alla CCEPS entro termini perentori. Avverso il provvedimento della CCEPS È ammesso ricorso per Cassazione entro termini perentori. Testo a cura degli avvocati Ennio Grassini e Rodolfo Pacifico del Centro Studi di Diritto Sanitario e Farmaceutico -

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