Atti. Volume III. Centro Congressi Forte Village ottobre S. Margherita di Pula (Cagliari)

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1 Atti Volume III Centro Congressi Forte Village ottobre S. Margherita di Pula (Cagliari)

2 SOVRINTENDENZA MEDICA GENERALE Responsabile: Prof. Giuseppe Cimaglia SETTORE VI (Formazione, Aggiornamento Professionale, Pubblicazioni e Convenzioni) Responsabile: Dott. Giuseppe Bonifaci Collaborazione tecnica Sig. Fabrizio Pelone Stampato dalla Tipolitografia INAIL di Milano nel mese di giugno 2007

3 INDICE VOLUME III Pag. ALTRI CONTRIBUTI LINFOMA IMMUNOBLASTICO NON HODGKIN DA FORMALDEIDE: PROBLEMATICHE MEDICO LEGALI IN ORDINE AL RICONOSCIMENTO DELL ORIGINE PROFESSIONALE DELLA MALATTIA A. Sacco, A. Cristiano, A. Di Sora, M. Barucca LEGGE 68/99. REINSERIMENTO LAVORATIVO DEGLI ASSICURATI INAIL. PROBLEMATICHE E CRITICITÀ OPERATIVE, NELLA REALTÀ SANITARIA DELLA REGIONE VENETO, PER IL QUADRIENNIO G. Salatin, L. Perrone LA PERIMETRIA COMPUTERIZZATA IN AMBITO INAIL: ASPETTI MEDICO LEGALI M.R. Sannino, C. Merenda, P.G. Iacoviello, G. Bianco, G. Di Palma LA SINDROME DEI CICLISTI: NUOVA MALATTIA PROFESSIONALE D. Santovito, A. Avellino, P. Malavenda, P. Rispoli PATOLOGIA TRAUMATOLOGICA ORO-MAXILLO FACCIALE IN AMBITO INAIL. ASPETTI CLINICI E MEDICO-LEGALI, VALUTAZIONE DEL DANNO BIOLOGICO NELL INFORTUNISTICA DEL LAVORO G. Satriani, A. Grassi, M. Puglia, G. Puglia IL RISCHIO CANCEROGENO PER ESPOSIZIONE A CVM E PVC G. Satriani, M. Puglia, G. Colafemmina MALATTIE PROFESSIONALI ED ATTIVITÀ ISTITUZIONALE DELL INAIL IN BASILICATA. POSSIBILI CONTRIBUTI ALLA PREVENZIONE G. Satriani, M. Puglia, G. Colafemmina RAPPORTI TRA ESPOSIZIONI A PESTICIDI E TUMORI DESMOPLASTICI G. Satriani, M. Puglia, G. Colafemmina LA VALUTAZIONE DELL INABILITÀ TEMPORANEA ASSOLUTA NEGLI SPORT PROFESSIONISTICI E. Savino, P.G. Iacoviello, V. Secchione, F. Timo LA TUTELA INAIL DEGLI SPORTIVI PROFESSIONISTI: ANALISI COMPARATIVA TRA IL PRIMO ED IL SECONDO TRIENNIO DI APPLICAZIONE LEGISLATIVA E. Savino, F. Timo, P.G. Iacoviello, L. Aprile, G. Bianco VERTIGINI E LAVORI IN ALTEZZA M. Tavolaro, M. Fazzi, L. Maci, G. Trevisi

4 NANOLASER. TECNOLOGIA E MODALITÀ DI IMPIEGO - NORME OPERATIVE SULLA SICUREZZA - FATTORI DI RISCHIO E DANNI ALLA SALUTE DA ESPOSIZIONE ALLE RADIAZIONI LASER F. Troìa NANOTUBI E FULLURENI : LE NUOVE MALATTIE PROFESSIONALI PER GLI ADDETTI ALLA PRODUZIONE ED ALL UTILIZZO DI QUESTI MATERIALI DERIVATI ALLOTROPICI DEL CARBONIO F. Troìa, B. Troìa RAPPRESENTAZIONE DI UN MODELLO MATEMATICO NEL CALCOLO DELLA CINETICA DEL CICLO CELLULARE FISIOLOGICO E PATOLOGICO NEI TUMORI PROFESSIONALI (AGENTI FISICI CHIMICI BIOLOGICI) F. Troìa, B. Troìa MALATTIE PROFESSIONALI E NESSO CAUSALE: PROBLEMATICHE ATTUALI E PROSPETTIVE FUTURE R. Ucciero, S. Spiritigliozzi MALATTIE PROFESSIONALI EXTRATABELLARI: LA RESPONSABILITÀ PENALE V. Vecchione, N. D Angelo, A. Siringano LA RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE DEL C.T. INAIL NEL PROCESSO DEL LAVORO V. Vecchione, E. Savino, P. Iacoviello IL NESSO CAUSALE NELLE MALATTIE PROFESSIONALI TABELLATE SECONDO LA GIURISPRUDENZA ED IL RUOLO DEL MEDICO-LEGALE A. Vidoni LA RESPONSABILITÀ DEL CONSULENTE TECNICO DELLA PARTE. PROFILI MEDICO LEGALI G. Vitiello, F. Antonelli LE MALATTIE PROFESSIONALI NON TABELLATE OSTEOARTICOLARI: ATTIVITÀ NELLA SEDE INAIL DI GENOVA IN COLLABORAZIONE CON GLI ENTI DI PATROCINIO V. Vitto, A. Podestà, N. Lagattolla

5 Altri contributi

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7 LINFOMA IMMUNOBLASTICO NON HODGKIN DA FORMALDEIDE: PROBLEMATICHE MEDICO LEGALI IN ORDINE AL RICONOSCIMENTO DELL ORIGINE PROFESSIONALE DELLA MALATTIA A. SACCO*, A. CRISTIANO**, A. DI SORA***, M. BARUCCA**** * DIRIGENTE MEDICO DI I LIVELLO PRESSO U.O. PREVENZIONE E SICUREZZA AMBIENTI DI LAVORO ASL DI FROSINONE ** DIRIGENTE MEDICO LEGALE DI II LIVELLO SEDE INAIL DI FROSINONE *** DIRIGENTE MEDICO LEGALE DI I LIVELLO SOVRINTENDENZA MEDICA REGIONE LAZIO **** DIRIGENTE MEDICO LEGALE DI I LIVELLO SEDE INAIL DI FROSINONE Gli Autori, prendendo spunto da un caso di contenzioso giudiziario, affrontano gli aspetti inerenti il riconoscimento dell origine professionale di un linfoma non-hodgkin in soggetto esposto a formaldeide. Nella disamina del caso, non viene tralasciato di accertare la probabile esposizione ad altri agenti cancerogeni presenti nell ambiente di lavoro. Il riconoscimento del nesso di causalità viene formulato anche sulla scorta delle evidenze statistiche e della più recente bibliografia in materia. A seguito di richiesta di ammissione ad indennizzo per esposizione a formaldeide, giungeva alla nostra osservazione un caso di linfoma immunoblastico non-hodgkin in lavoratore che prestava la propria opera professionale presso azienda produttrice di detersivi. Più specificatamente, dalla disamina della documentazione sanitaria esibita nonché della denuncia di malattia professionale, è stato possibile evincere che il predetto, assunto nel 1982, aveva prestato servizio per circa 10 anni presso il Reparto miscelazione liquidi della suindicata azienda. Presso tale reparto sarebbe venuto a contatto con diverse sostanze chimiche, oltre 80 prodotti, il cui elenco, fornito dall Azienda, viene di seguito riportato. Acid Red 52 (CI 45100) Etilen diammino tetra acetico Acido acetico tecnico (glaciale) 80% Formalina (24%) Acido citrico Giallo Uranina (CI 45350) Acido cloridrico 21B Glicole monoetilenico cond. con 7.7 moli di OE Acido di cocco Imbiancante ottico n. 2 Acido duodecilbenzen solfonico Ipoclorito di sodio 15% Acido fosforico 75% Lutensol ON 60 Alcol condensato con 7 e 11 moli di OE Lytron 621 (Stirene polimero) Alcol condensato con 7 moli di OE e di PO Maxacal LS Alcol Etere Solfatato Sodico Neolan E3G (C43) Alcol Isopropilico Ossido di alluminio Alcol Solfato Sodico Potassa caustica Ammonio cloruro Profumi Antischiuma SRE Profumo Bouquet B Blu E 131 (CI ) Rosso Bassacid ROR 410 e Rosso E124 (CI16255) 1151

8 Blu E131 (CI 42051) Blu Iragon LUC (CI 61585) Brisquest S Brisquest ADPA 60A (Soluzione amino-alchil fosfonata) Cera carnauba Nacar scaglie Cera KSL sintetica scaglie Cera Sasolwax A 12 Chimipal AC/9F (nonilfenolo etossilato) Cloroacetamide Coccodietonalammide Colorante Blu E131 Colorante Flavinia Dodecildistearil ammonio cloruro E102 Giallo (CI 42051) E131 Blu (CI 42051) Edta sodico Emulsionante 2106 Erio Rosso XB 400 (CI 45100) Essenza Arco Iris 79219S Sequion CLR (acido fosforico modificato) Silicone SRE Sillitin N85 Soda caustica Sodio Bicarbonato Sodio bisolfato Sodio carbonato anidro Sodio carbonico Sodio cloruro Sodio dodecilbenzen solforato Sodio Lauril etere solftato Sodio silicato Bè (35% di secco) Synperonic A3 Tinopal CBS (derivato dell acido bis- (triazinilamino)-stilbendisolfonico TKPP Trisodio citrato Urea Verde Xilene 3 MG Zeoliti polvere Nel reparto suindicato si esegue la miscelazione dei componenti necessari ad ottenere le formulazioni dei prodotti finiti: il reparto è costituito da una serie di serbatoi, agitati e muniti di serpentine per il raffreddamento o il riscaldamento del prodotto in essi contenuto, nei quali avviene la suddetta mescola e da due pompe dosatrici a teste multiple. Tutti gli sfiati provenienti dai serbatoi si uniscono in un collettore collegato all atmosfera. In seguito alla diagnosi dell affezione (1991), per cui l interessato avanzava domanda di riconoscimento di malattia professionale, lo stesso veniva trasferito presso il Reparto Magazzino CMPO (1993), dove operava per ulteriori cinque anni. Dalla disamina dell anamnesi patologica raccolta, si evince che trattasi di soggetto fumatore (20 sigarette al giorno: dalla cartella clinica di ricovero ospedaliero del 1991, tuttavia, si evince che «fino a quattro anni fa fumava 40 sigarette al giorno») che all età di 18 anni subiva intervento chirurgico per varicosità arto inferiore destro. In corrispondenza temporale con l assunzione presso la predetta azienda, veniva posta diagnosi di gastrite con esami radiologici negativi per ulcera. Nei mesi precedenti il ricovero in ambiente ospedaliero, avvenuto circa nove anni dopo l assunzione presso la suindicata azienda, i disturbi venivano ad accentuarsi e si associavano a disfagia per i cibi solidi. Proprio in occasione del dianzi ricordato ricovero ospedaliero (1991), veniva posta diagnosi di linfoma gastrico (le risultanze dell esame istologico su materiale bilogico prelevato con biopsia deponevano per «Frammenti di mucosa gastrica con ulcerazione ed estesa infiltrazione di cellule linfoidi con modeste atipie. La natura linfoide è confermata dalla positività per LCA e dalla negatività per le citocheratine. Reperto da linfoma gastrico»), con successivo intervento chirurgico di gastrectomia allargata secondo Roux (con splenectomia). Veniva, quindi, formulata diagnosi istopatologica di linfoma maligno non-hodgkin ad alto grado di malignità di tipo immunoblastico. 1152

9 Nei mesi successivi, l interessato veniva nuovamente sottoposto a regime di ricovero ospedaliero, con diagnosi: «Linfoma non-hodgkin in trattamento chemioterapico». L anno successivo (1992) veniva tentato un trapianto di midollo e, dopo alcuni anni di silenzio clinico, interveniva l exitus dell interessato (1999) per «Tromboembolia bilaterale dei rami secondari dell arteria polmonare. Infarto polmonare multifocale in corrispondenza della base del lobo inferiore di entrambi i polmoni. Edema polmonare acuto. Trombosi bilaterale della vena femorale superficiale in soggetto con esiti di gastrectomia totale, splenectomia e resezione parziale dell intestino». Nella fase di esame ed istruttoria del caso, veniva richiesto parere alla CONTARP dell INAIL, che così argomentava: «L istruttoria del caso evidenzia che le mansioni svolte hanno comportato contatto con le sostanze elencate nella nota acquisita agli atti e che l agente patogeno da correlare a tale patologia sembra essere rappresentato da PVC ovvero da formaldeide Orbene, l istruttoria del caso, con particolare riguardo alle mansioni svolte dall assicurato e consistenti in operazione di miscelazione di sostanze chimiche allo stato liquido, consentono di affermare che il predetto è stato a contatto con le sostanze chimiche di cui al citato elenco e, quindi, esposto qualitativamente a tali sostanze A ciò aggiungasi che il MOD. 101 I semba indicare quale agente patogeno la formaldeide, mentre la nota apposta sul MOD. 11-ss ipotizza l esposizione a cloruro di vinile. Ebbene l istruttoria del caso con particolare riguardo alla bibliografia sembra evidenziare una mancata correlazione tra la malattia denunciata e gli ipotizzati agenti tecnopatici. D altra parte la stessa relazione dell Istituto di Medicina del Lavoro dell Università, evidenzia valori espositivi (solventi organici, benzene, toluene, cilene, cvm, SO2 ed altri) inferiori ai limiti di rischio». In occasione di una successiva nota aggiuntiva, la predetta Consulenza Tecnica argomentava: «ha lavorato nel reparto miscelazione liquidi dal 1982 al 1992 e al magazzino CMPO dal 1993 al 1998 In tale ambiente di lavoro non veniva utilizzato come materia prima il PVC né il CVM Per maggior precisione si segnala che siffatte indagini evidenziano esposizione ambientale a cvm, quantunque per valori inferiori al TLV, unicamente nel reparto soffiaggio che, stante l istruttoria del caso, non rappresenta ambiente di lavoro dell assicurato». Come si evince, dunque, dalle notizie di specifica, veniva esibito all INAIL certificato medico attestante la sussistenza di correlazione causale tra linfoma immunoblastico non-hodgkin ed esposizione lavorativa a formaldeide. Nella predetta certificazione, veniva argomentato che «la esposizione a formaldeide, specialmente se in assenza di adeguati mezzi di protezione può aver determinato l insorgenza di una patologia che per caratteristiche cliniche e istologiche è coerente con il tipo di danno che la sostanza in oggetto determina. Anche il lasso di tempo trascorso dall inizio dell esposizione al primo manifestarsi della neoplasia (circa 10 anni) è coerente con un solido rapporto di causa-effetto». I sanitari INAIL non riconoscevano fondata la domanda del ricorrente ed escludevano la correlazione causale tra la patologia sofferta e l attività lavorativa svolta. Veniva, così, proposto ricorso da parte dell interessato prima e degli eredi successivamente, che attualmente non ha ancora avuto conclusione. Le neoplasie del sistema emolinfopoietico costituiscono un importante gruppo di patologie, rappresentando, nel loro complesso, circa il 9% di tutti i tumori maligni. Benché esse mostrino differenze geografiche meno accentuate della maggior parte dei tumori solidi, la loro incidenza è comunque più elevata nei paesi occidentali. Nessuna delle neoplasie del sistema emolinfopoietico, con la sola eccezione di linfomi non-hodgkin, ha presentato variazioni temporali di rilievo negli ultimi decenni; il solo 1153

10 linfoma non-hodgkin ha mostrato viceversa un trend in crescita in numerosi paesi industrializzati. Questa neoplasia è il quinto cancro più comune negli USA con circa nuovi casi stimati per il Sulla base dei dati raccolti nel periodo i tassi di incidenza annuali aggiustati per età hanno mostrato un incremento dell 80% circa con un incremento percentuale annuale di circa il 3%, incremento che è più veloce della maggior parte dei tumori. I linfomi maligni sono inoltre le malattie più frequenti nei soggetti di età compresa tra i 20 e i 40 anni1. Sulla base dei dati del National Cancer Institute americano, il tasso di incidenza di LHN negli uomini bianchi è passato dal 10,4 x abitanti nel 1973 a 19,0 x abitanti nel L incremento di incidenza del linfoma non-hodgkin non trova al momento alcuna spiegazione. I linfomi non-hodgkin correlati all AIDS spiegano in parte ma non del tutto l incremento di incidenza della malattia. Al contrario, l incidenza del linfoma di Hodgkin è ampiamente inferiore a quella del NHL, ed ha avuto un decremento del 16% dal 1970 ad oggi. L American Cancer Society ha predetto circa 7400 nuovi casi di Linfoma di Hodgkin nel 2000 negli USA. Soltanto una piccola parte di questo decremento può essere spiegato dalla cattiva classificazione del HD come NHL 3. Nel caso giunto alla nostra osservazione, l interessato risultava essere affetto in vita da linfoma gastrico primitivo non-hodgkin immunoblastico. A mente della classificazione istologica di Kiel, il linfoma immunoblastico (inserito tra i linfomi ad alto grado di malignità) è una neoplasia linfatica costituita essenzialmente da immunoblasti B o T, cioè da cellule voluminose, con citoplasma evidente ed intensamente basofilo e con nucleo evidente nel quale sono presenti uno o due grossi nucleoli centrali. L attività mitotica delle cellule è sempre molto elevata. Secondo la classificazione di Rappaport si tratta di linfomi istiocitari diffusi. Trattasi di istotipo molto rappresentato (il 10-20% di tutti i linfomi NH in America e il 55-75% in Giappone) che viene osservato in tutte le età, con un picco di maggiore incidenza nella 7 decade di vita. E un po più rappresentato nel sesso maschile che nel femminile. La prognosi di tali neoplasie è infausta, essendo il loro decorso rapidamente progressivo (con un trattamento chemioterapico aggressivo la sopravvivenza a 5 anni è compresa tra il 20 ed il 50% a seconda delle varie casistiche) 4. Migliore è la prognosi di tale istotipo nell infanzia (istotipo che è localizzato prevalentemente in sedi extralinfonodali, come lo stomaco), quando, in seguito a terapia aggressiva, si ottiene una sopravvivenza libera da malattia nell 80% dei casi. La sopravvivenza sembra ulteriormente aumentare quando, come nel caso di specie, si ricorre a terapie più avanzate come il trapianto di midollo. Sulla base di quanto premesso, è possibile ritenere che i linfomi non Hodgkin sono un eterogeneo gruppo di patologie proliferative del sistema linfatico il cui inquadramento nosologico non è stato ancora perfezionato e per le quali si utilizzano tuttora le più varie classificazioni istopatologiche. Di conseguenza, l epidemiologia della malattia (e delle sue numerose varianti istologiche) non è tuttora perfettamente nota. 1 Harrison: Principi di Medicina Interna. McGraw-Hill, Milano, 1995 (pag ). 2 National Cancer Institute: SEER Cancer Statisties Review Baris D., Zahm SH: Epidemiology of lymphomas. Curr Opin Oncol 2000; 12(5); Deodori U.: Trattato di Medicina Interna. Quarta edizione. SEU, Roma, 1987 (volume III, pag ). 1154

11 Dai dati in nostro possesso, comunque, sembrerebbe evincersi che, benché tutte le età possano essere colpite, l incidenza di NHL aumenterebbe con l aumentare dell età. Le cause delle patologie del sistema emolinfopoietico sono ancora in gran parte sconosciute. I fattori di rischio certi (radiazioni ionizzanti, agenti chemioterapici e benzene per le leucemie, l immunodepressione per i linfomi non-hodgkin) rendono conto solo di una quota assai limitata dei casi che si verificano nella popolazione, mentre restano ancora aperti numerosi quesiti sul ruolo causale di molti agenti biologici, fisici e chimici, ed in particolare sui rischi connessi con l esposizione a fattori di rischio occupazionali5. Numerosi studi hanno evidenziato un eccesso di linfoma non-hodgkin, linfoma di Hodgkin, leucemia e mieloma multiplo presso gli agricoltori. E stato ipotizzato un possibile ruolo di virus zoonotici ed alcuni studi hanno evidenziato un associazione con l esposizione ad alcune classi di pesticidi. In particolare, la letteratura mostra un eccesso di linfomi non-hodgkin tra i lavoratori professionalmente esposti ad erbicidi fenossiacetici e a insetticidi non arsenicali6. Eccessi di linfoma non-hodgkin (e di mieloma multiplo e leucemia linfatica cronica) sono emersi in studi effettuati su lavoratori esposti a solventi organici, in particolare a solventi clorurati, nell industria chimica e petrolchimica e della gomma 7. L esposizione a solventi sarebbe peraltro più legata alla localizzazione sopradiaframmatica del linfoma. Tra i solventi imputati di aumentare il rischio di Linfoma non-hodgkin abbiamo il tricoloetilene per il quale è stato osservato un incremento (non statisticamente significativo) del rischio (RR = 1.5, 95% CI ) 8, il benzene, che è risultato un potente leucemogeno e linfomogeno anche negli animali da esperimento 9 ; anche per il tetracloroetilene ed il tetracloruro di carbonio è stato ipotizzato, e talvolta dimostrato, l incremento del rischio di NHL 10. Un campo di indagine di grande interesse è il ruolo dell immunodepressione. Il rischio di contrarre linfoma non-hodgkin è fortemente aumentato tra gli immunodepressi, in particolare tra coloro che hanno acquisito una immunodepressione da farmaci a seguito di trapianti di organi o tra gli affetti dalla sindrome da immunodepressione acquisita per infezione da HIV 11. Un alterata risposta immunologica, in particolare la deplezione della frazione T4 linfocitaria, potrebbe favorire l induzione di linfomi di tipo B. Queste evidenze hanno giustificato una evoluzione degli studi scientifici verso la ricerca del nesso di causalità tra xenobiotici professionali ed immunosoppressione. Alcuni solventi di comune uso lavorativo sono risultati tossici per il sistema immunitario, determinando una riduzione dei linfociti T in soggetti esposti Hardell L., Axelson O.: Environmental and occupational aspects on the etiology of non-hodgkin lymphoma. Oncology Research, 1998; 10: Hoar Zahm S., Blair A: Pesticides and non-hodgkin lymphoma. Cancer Research, 1992; 52: 5485s-5488s. 7 Cartwtight RA, McKinney PA, O Bien C et al: Non Hodgkin Lymphoma: case-control epidemiological study in Yorkshire. Leuk Res, 1988; 12: Wartenberg D., Reyner D., Scott CS.: Trichloroethylene and cancer: epidemiologic evidence. Environ Health Perspect 2000; 108 Suppl 2: O Connor SR., Farmer PB., Lauder I.: Benzene and non-hodgkin s lymphoma. J Pathos. 1999; 189 (4): Lynge E., Antila A., Hemminki K: Organic solvents and cancer. Cancer Causes Control 1997; 8(3): Levine AM: Non Hodgkin s lymphomas and other malignancies in the acquired immune deficiency syndrome. Sem Onc, 1987; 14: Moszczynsky P: Organic solvents and T-lymphocytes. Lancet, 1981; i:

12 Alcuni insetticidi e la tetra-clorodibenzo-para-diossina (TCDD), possibile contaminante degli erbicidi fenossiacetici, hanno mostrato sperimentalmente un effetto immunodepressivo Si può ipotizzare che l immunodepressione costituisca una tappa patogenetica comune ad agenti causali diversi. Infatti, Le sostanze chimiche come acidi fenossiacetici, clorofenoli, diossine, solventi organici, policlorobifenili, clordane e farmaci immunosoppressori sono stati associati con la malattia. Anche la luce UV e le trasfusioni di sangue sono state ipotizzate come possibili fattori di rischio. Ciononostante, conclusive evidenze circa la associazione causale tra NHL e questi fattori di rischio non sono state stabilite, ma le osservazioni sperimentali e cliniche indicano che tutte queste esposizioni hanno in comune il fatto che possono compromettere il sistema immunitario. Inoltre, alterazioni del sistema immunitario congenite o acquisite come disordini autoimmuni aumentano il rischio di NHL15. Diversi studi epidemiologici hanno mostrato la presenza di un eccesso di rischio nel contrarre linfomi non-hodgkin per gli addetti alla attività di parrucchiere e barbiere La IARC ha classificato tale attività tra quelle che possono comportare un rischio di cancro per l uomo 18 (Gruppo 2A - probabile cancerogeno 19 ); nella monografia in calce citata, l evidenza di che trattasi è riferita per il rischio di neoplasie della vescica, mentre sembra essere più limitata per il linfoma non-hodgkin. Anche l uso di coloranti per capelli è stato associato all aumento di linfomi non- Hodgkin, leucemie, mieloma In quest ultimo caso però la IARC, nella medesima monografia sopra citata, ha classificato tale attività nell ambito del Gruppo 3 (non classificabile) 22. Una ricerca multicentrica di grande interesse (condotta in 12 diverse zone d Italia) che ha aperto nuove prospettive nello studio della associazione tra malattie emolinfopoietiche e 13 Banarjee BD: Effects of subchronic DDT exposure on humoral and cell-mediated immune response in albino rats. Bull Environ Contam Toxicol, 1987; 39: Lilienfeld DE, Gallo MA: 2,4-D, 2,4,5-T and 2,3,7,8-TCDD: an overview. Epidemiologic Rev, 1989; 11: Hardell L, Axelson O: Environmental and occupational aspects on the etiology of non-hodgkin's lymphoma. Oncol Res 1998;10(1): Blair A, Linos A, Sewart PA, et al.: Evaluation of risks for non-hodgkin s lymphoma by occupation and industry exposures from a case-control study. Am J Ind Med, 1993; 23: Giles GG, Lickiss JN, Baikie MJ et al.: Myeloproliferative and lymphoproliferative disorders in Tasmania, : occupational and familial aspects. J Natl Cancer Inst, 1984; 72: International Agency for Research on Cancer (IARC): Occupational exposures of har-dressers and barbers and personal use of hair colourants; some hair dyes, cosmetic colourants, industrial diestuffs and aromatic amines. Lyon: IARC, 1993 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 57). 19 Nella classificazione dell evidenza qualitativa di cancerogenicità IARC, le ricerche su un prodotto (o su una attività lavorativa) classificata nel gruppo 2A (probabile cancerogeno per l uomo), hanno mostrato limitata evidenza nell uomo in studi epidemiologici e sufficiente negli animali da laboratorio o, in casi eccezionali, sufficiente negli animali in presenza di dati pertinenti. 20 Cantor KP, Blair A, Everett GD, et al.: Hair dye use and risk of leukemia and lymphoma. Am J Publ Health, 1988; 78: Zahm SH, Weisenburger DD, Babbit PA, et al.: Use of hair coloring products and the risk of lymphoma, multiple myeloma and chronic lymphocytic leukaemias. Am J Public Health, 1992; 82: Nella classificazione dell evidenza qualitativa di cancerogenicità IARC, le ricerche su un prodotto (o su una attività lavorativa) classificata nel gruppo 3 (non classificabile), hanno mostrato evidenza inadeguata nell uomo e inadeguata o limitata negli animali da laboratorio. 1156

13 professioni, è quello condotto nel nostro Paese da un gruppo di esperti e pubblicato su Epidemiology nel gennaio Lo studio ha mostrato un incremento del rischio di LNH (non statisticamente significativo) presso gli uomini impiegati in qualità di: 1) cuochi, camerieri, baristi (Odds ratio: 1.5; CI 95%: ); 2) domestici, custodi di edifici, addetti alle pulizie (Odds ratio: 1.9; CI 95%: ); 3) addetti di lavanderia, pulitori a secco e stiratori (Odds ratio: 1.6; CI 95%: ). E interessante notare che per gli operatori dell industria chimica (esposti ai più svariati prodotti chimici) è stato osservato un rischio relativo inferiore all unità (pari a 0.9). Un recente documento dell Environmental Protection Agency americana (EPA24), ha fatto il punto su 16 sostanze chimiche per le quali la letteratura ha inequivocabilmente mostrato effetti leucemogeni e linfomogeni nell uomo e negli animali da esperimento, e su 10 sostanze chimiche (classificate nel gruppo 2A IARC) per le quali esiste il fondato sospetto di effetti leucemogeni/linfomogeni. Tra queste sostanze, quelle imputate di effetti linfomogeni nell uomo, si annoverano: il cloruro di vinile monomero, l etilene (per i quali il rischio viene definito relativamente debole e la loro collocazione da parte di IARC nel gruppo 1 è legata, per il cloruro di vinile, alla documentata possibilità di causare tumori in altri organi e, per quanto riguarda l ossido di etilene, sulla base di dati sperimentali, e non già della positività degli studi epidemiologici), la ciclosporina, l azatioprina e l 1,3 butadiene. Ciò che è importante sottolineare è che, nel caso di specie, l assicurato, nell ambito della sua attività lavorativa non sembra essere venuto a contatto con nessuna di tali sostanze. Al termine di questa discussione circa i dati di letteratura sulla associazione tra NHL ed esposizione professionale, è di grande interesse riportare la ricerca di (Tatham et al., ) che non è stata in grado fino in fondo di correlare il sottotipo istologico con l esposizione professionale. Gli autori hanno però evidenziato due associazioni significative: la prima, tra esposizione a solventi e linfomi diffusi a piccole cellule [odds ratio (OR) = 1.60; 95% confidence interval (CI) = ], l altra, tra lavorazione/ confezionamento della carne e linfomi follicolari (OR = 1.60; 95% CI = ). Non è stata viceversa osservata alcuna associazione tra linfomi diffusi a grandi cellule ed esposizione professionale. Tale aspetto del problema renderà, nel caso di specie, ancora più complessa la nostra ricerca dell eventuale nesso causale. Per quanto attiene ai fattori extra-professionali di rischio, un ruolo di rilievo sembra essere giocato dalla immunosoppressione primitiva e secondaria, da fattori genetici e familiari, dalle infezioni virali e batteriche e da alcune condizioni mediche e iatrogene 26. Circa l associazione tra infezioni e NHL, un recente campo di ricerca attiene all Helicobacter pylori, accomunato con il linfoma gastrico da importanti legami biologici e da alcune coincidenze storiche singolari. 23 Costantini AS, Miligi L, Kriebel D, Ramazzotti V, Rodella S, Scarpi E, Stagnaro E, Tumino R, Fontana A, Masala G, Vigano C, Vindigni C, Crosignani P, Benvenuti A, Vineis P: A multicenter case-control study in Italy on hematolymphopoietic neoplasms and occupation. Epidemiology 2001;12(1): Environmental Protection Agency (EPA): Chemical and Radiation Leukemogenesis in Humans and Rodents and the Value of Rodents Models for Assessing Risks of Lymphohematopoitic Cancers. U.S. -EPA Washington DC (EPA/600/R-97/090), May, Tatham L, Tolbert P, Kjeldsberg C: Occupational risk factors for subgroups of non-hodgkin's lymphoma.epidemiology 1997;8(5): Baris D, Zahm SH: Epidemiology of lymphomas. Current Opinion in Oncology, 2000; 12:

14 In oltre il 90% dei pazienti con linfoma gastrico è presente il microrganismo; nella mucosa adiacente viene evidenziata una gastrite follicolare, pattern costante di risposta all'infezione da H. pylori, in cui il tessuto linfoide mostra caratteri simili per organizzazione e fenotipo al MALT. Negli anni successivi la relazione fra H. pylori e linfoma gastrico primitivo si dimostra sempre più stretta, conferendo all'h. pylori un importante ruolo eziopatogenetico nello sviluppo del linfoma gastrico primitivo. Le evidenze epidemiologiche, morfologiche e cliniche che legano H. pylori e LGP sono, ormai, numerose e significative. Gli studi sull argomento hanno mostrato che l'infezione da H. pylori si associa allo sviluppo di linfomi gastrici, ma non a linfomi NH di altre sedi corporee; che il rischio di sviluppare un linfoma gastrico primitivo è più elevato (6 volte) in soggetti H. pylori positivi; che l'infezione precede di anni la diagnosi di linfoma gastrico. Non a caso lo IARC ha classificato l H. pylori come un cancerogeno certo per l uomo (Gruppo 1)27. Ancora più interessanti sono gli studi di Vineis e coll. 28 che hanno evidenziato come i soggetti con diagnosi di ulcera peptica avevano un rischio di oltre 5 volte superiore di sviluppare un linfoma non-hodgkin gastrico rispetto ai controlli con assenza della malattia ulcerosa (RR = 5.6; CI: ). Se sufficientemente chiara è l associazione tra linfoma non-hodgkin e i fattori di rischio sopra indicati, controverso è il ruolo esercitato dallo stile di vita e, più in particolare, dal fumo di tabacco nella genesi dell affezione. Gli studi più di recente condotti sembrerebbero negare l associazione tra abitudine al fumo di tabacco (attuale o pregressa) e rischio di linfoma non-hodgkin 29. Secondo i risultati di una recente ricerca, il rischio sarebbe più elevato nei fumatori giovani rispetto ai fumatori ultra-quarantenni, con rischi relativi che decrescono da 2.8 presso i soggetti di età compresa tra 32 e 44 anni a 1.1 per i soggetti con oltre 55 anni di età 30. Infine, controversi risultano i risultati delle ricerche circa l associazione tra attività fisica (occupazionale e non) e rischio di linfoma non-hodgkin, come inconclusivi sono gli studi di associazione tra esposizione a luce solare e la malattia. In entrambi i casi, le ricerche più recenti sembrerebbero negare tali associazioni Fin qui le evidenze epidemiologiche (disponibili in letteratura) circa l associazione tra Linfoma non-hodgkin e fattori professionali ed extra-professionali di rischio. 27 International Agency for Research on Cancer (IARC): Infection with Helicobacter Pylori. Lyon: IARC, 1994 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 60). 28 Vineis P, Crosignani P, Sacerdote C et al.: Hematopoietic cancer and peptic ulcer: a multicenter case-control study. Carcinogenesis, 1999; 20: Holly EA, Lele C, Bracci PM et al.: Case-control study of non-hodgkin s lymphoma among women and heterosexual men in the S. Francisco Area, California. Am J Epidemiology, 1999; 150: Freedman DS, Tolbert PE, Coates R, Brann EA, Kjeldsberg CR: Relation of cigarette smoking to non- Hodgkin's lymphoma among middle-aged men. Am J Epidemiol 1998;148(9): Zahm SH, Hoffman-Goetz L, Dosemeci M, Cantor KP, Blair A: Occupational physical activity and non- Hodgkin's lymphoma.med Sci Sports Exerc 1999;31(4): Adami J, Gridley G, Nyren O, Dosemeci M, Linet M, Glimelius B, Ekbom A, Zahm SH: Sunlight and non-hodgkin's lymphoma: a population-based cohort study in Sweden. Int J Cancer 19991;80(5): Freedman DM, Zahm SH, Dosemeci M: Residential and occupational exposure to sunlight and mortality from non-hodgkin's lymphoma: composite (threefold) case-control study. BMJ 1997;314(7092):

15 Veniamo ora ai numerosi prodotti chimici ai quali il ricorrente è stato esposto nel corso della prima parte della propria attività lavorativa, quand egli era impiegato come operaio presso il reparto miscelazione liquidi di una azienda di produzione detersivi, partendo da formaldeide, cloroformio, stirene, zeolite silico alluminato sodico, per alcuni dei quali, comunque, l esposizione non risulta provata. Abbiamo considerato questi prodotti alla luce delle attuali conoscenze scientifiche in tema di effetti cancerogeni, in base alla classificazione prodotta dalla International Agency for Research on Cancer di Lione (IARC). A scopo esemplificativo, possiamo dire che tale Agenzia, sulla base dei rilievi sugli animali da esperimento e degli studi epidemiologici sull uomo ha classificato numerosi agenti chimici in 5 gruppi. Gruppi Gradi di evidenza di cancerogenicità GRUPPO I: Cancerogeno accertato per l uomo Sufficiente evidenza nell uomo GRUPPO 2A: Probabile cancerogeno per l uomo Limitata evidenza in studi epidemiologici nell uomo e sufficiente negli animali da laboratorio GRUPPO 2B: Possibile cancerogeno per l uomo Limitata evidenza in studi epidemiologici nell uomo e limitata negli animali da laboratorio GRUPPO III: Non classificabile Inadeguata evidenza in studi epidemiologici nell uomo e inadeguata o limitata negli animali da laboratorio GRUPPO IV: Probabile non cancerogeno per l uomo Assenza di cancerogenicità nell uomo e nell animale. Per inciso riferiamo che l Istituto di Medicina del Lavoro, territorialmente competente, tra il 1994 e il 1995 condusse, presso la predetta Azienda, una serie di rilevazioni ambientali che è stato possibile acquisire: tali rilevazioni sono contenute in una relazione, alla lettura della quale si evince quanto segue: a) Le concentrazioni di formaldeide riscontrate nel reparto liquidi erano di 0.09 e 0.02 mg/m3, rispettivamente presso le postazioni operatore e zona N 8 ; b) Le concentrazioni di acido cloridrico riscontrati in tutte le posizioni del reparto WC NET, sia nella zona preparazione, sia lungo la linea, il confezionamento, le etichettatrici e la zona riempitrici sono risultate sempre inferiori a 0.5 ppm. c) Le concentrazioni del materiale particolato totale, comprendente polveri e materiale aerodisperso liquido (ad esempio oli), riscontrati nel reparto liquidi erano, per quanto riguarda le polveri totali di 1.22, 0.42, 0.43 mg/m3, rispettivamente nelle postazioni operatore creta silicea, zona creta silicea e zona ossido di alluminio ; nelle prime due postazione la frazione respirabile era di 0.49 e 0.14 mg/m3 e la concentrazione di silice era di 0.11 e < di 0.01 mg/m3. Successivamente, dopo alcuni anni (1998), sempre presso il reparto preparazione liquidi vennero nuovamente monitorati due inquinanti: a) la formaldeide, che risultò pari a e mg/m3 rispettivamente nella zona 1 operatore e primo piano fonte serbatoio ; 1159

16 b) i l 1,4 diossano risultato pari a 1.5 mg/m3 nella zona quadro elettrico diossan stripper. Come è possibile osservare dai risultati del monitoraggio ambientale, la formaldeide è risultata a livelli di concentrazione pressoché trascurabili (il TLV ACGIH per la formaldeide è 0,37 mg/m3), così come l 1,4-diossano (il TLV ACGIH per 1,4-diossano è 90 mg/m3). Esaminiamo, ora, le predette sostanze: Formaldeide. La IARC ha classificato tale sostanza tra quelle probabilmente cancerogene per l uomo [limitata evidenza di cancerogenicità nell uomo, sufficiente per gli animali da esperimento] (Gruppo 2A); la monografia alla quale facciamo riferimento, che è la più aggiornata in materia, è del Al proposito, è indispensabile aggiungere che la classificazione è riferita all eccesso di rischio per i tumori nasofaringei; per quanto riguarda le neoplasie linfoemopoietiche, così si esprime la monografia: «the studies of industrial cohorts also showed low or no risk for lymphatic or haematopoietic cancers» (gli studi sui lavoratori industriali ha anche mostrato un rischio basso o l assenza di rischio per tumori linfatici o ematopoietici). Già i risultati di uno studio condotto precedentemente alla pubblicazione del rapporto IARC avevano sollevato dubbi sulla riconducibilià del linfoma Non-Hodgkin all esposizione a formaldeide 35. Questi dati inequivocabilmente contraddicono, nella specie, la richiesta del ricorrente, che, da un lato si basa su acquisizioni scientifiche datate, in quanto risalenti al 1987, dall altro, non tiene nel debito conto l organotropismo del prodotto chimico, il quale, ammesso che sia in grado di causare neoplasie, queste ultime interesserebbero tipologie cellulari del tutto diverse dal sistema emolinfopoietico. Cloroformio. La IARC ha classificato tale sostanza tra quelle possibilmente cancerogene per l uomo [inadeguata evidenza di cancerogenicità nell uomo, sufficiente negli animali da esperimento] (Gruppo 2B) 36 ; anche in questo caso, la classificazione è riferita a neoplasie della vescica, del colon-retto, del polmone, della prostata e del rene e non già a neoplasie del sistema emolinfopoietico. Stirene. La IARC ha classificato tale sostanza tra quelle possibilmente cancerogene per l uomo [evidenza di cancerogenicità inadeguata nell uomo, sufficiente negli animali da esperimento] (Gruppo 2B) 37. In questo caso, gli studi epidemiologici sull uomo condotti dall Agenzia (prevalentemente lavoratori impiegati nell industria della gomma), non hanno mostrato un eccesso di rischio per tumori linfoemopoietici negli esposti. Zeolite. La IARC ha classificato tale sostanza non classificabile per il rischio di cancro per l uomo [inadeguata evidenza di cancerogenicità sia nell uomo, sia negli animali da esperimento] (Gruppo 3) International Agency for Research on Cancer (IARC): Formaldheyde. Lyon: IARC, 1995 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 62). 35 Partanen T, Kauppinen T, Luukkonen R, Hakulinen T, Pukkala E: Malignant lymphomas and leukemias, and exposures in the wood industry: an industry-based case-referent study. Int Arch Occup Environ Health 1993;64(8): International Agency for Research on Cancer (IARC): Chloroform. Lyon: IARC, 1999 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 73). 37 International Agency for Research on Cancer (IARC): Styrene. Lyon: IARC, 1994 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 60). 38 International Agency for Research on Cancer (IARC): Zeolites other tha erionite. Lyon: IARC, 1997 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 68). 1160

17 Considerato che nel 1998 venne misurata la concentrazione di 1,4-diossano nell aria del reparto miscelazione liquidi, benché la presenza di tale prodotto non veniva segnalata dall interessato, abbiamo comunque proceduto alla verifica, sui dati di letteratura internazionale del potenziale tossico di questo prodotto. 1,4-diossano. La IARC ha classificato tale sostanza tra quelle possibilmente cancerogene per l uomo [evidenza di cancerogenicità inadeguata nell uomo, sufficiente negli animali da esperimento] (Gruppo 2B)39. Anche in questo caso si è rilevato che l organotropismo della sostanza, negli animali da esperimento, non riguarda il tessuto emolinfopoietico, bensì il fegato, la cistifellea, le cavità nasali e, con qualche dubbio, il polmone dei ratti. Esaminati i dianzi detti prodotti (nessuno dei quali, come abbiamo appena visto, è classificato nel gruppo 1 dallo IARC), occorrerà a questo punto, prendere in rassegna, per ciò che è stato possibile, il lungo elenco di prodotti che il lavoratore stesso ha dichiarato di avere utilizzato. A tal fine, ci siamo avvalsi, laddove possibile, delle schede tecniche e di sicurezza che ha fornito l Azienda; in mancanza di esse, dei dati disponibili dalla letteratura scientifica. L Azienda ha fornito n 30 schede tecniche e di sicurezza relative ai prodotti che venivano utilizzati nel periodo durante il quale risultava in servizio l interessato. Dall attenta analisi di ciascuna di esse, si evidenzia come nessuno dei prodotti (peraltro largamente rappresentati nell elenco fornito dal lavoratore) utilizzati presso il reparto miscelazione liquidi, fosse classificato come cancerogeno. Ci riferiamo, particolarmente ai seguenti prodotti (utilizzati in formulazione liquida o solida): acido acetico, acido cloridrico, acido di cocco, profumi, cere, alcuni coloranti (E102 Giallo, E131 Blu Patent, Giallo Uranina, Verde Xilene40), paraffine, nonilfenolo etossilato (Chimipal WN 6), Tetrapotassio pirofosfato (TKPP), acido alchil benzen solfonico, alchil fenolo etossilato, sodio alchil etossi solfato, silicoalluminato di sodio. Tra i prodotti chimici utilizzati dal lavoratore, alcuni, sempre presenti allo stato liquido, contenevano ossido di etilene. Ci riferiamo, in particolare, ai seguenti prodotti: nonilfenolo condensato con 9,5 moli di OE, nonilfenolo etossilato con 12 moli di OE, alcol condensato con 11 moli di OE, alcol condensato con 7 moli di OE, alcol condensato con 7 moli di OE e di PO, glicole monoetilenico condensato con 7.7 moli di OE. Anche in tali casi, la attenta lettura delle schede tecniche e di sicurezza che ha fornito l Azienda ha dato esito negativo per la possibilità di effetti cancerogeni legati alla esposizione ai suddetti prodotti. Ciò detto, di seguito passeremo in rassegna tutti i prodotti chimici con i quali il lavoratore dichiarò di essere venuto a contatto, relativamente alle esigenze di cancerogenicità tratte dalla letteratura internazionale. 39 International Agency for Research on Cancer (IARC): 1,4-dioxane. Lyon: IARC, 1999 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 71). 40 La ricerca sulle pubblicazioni IARC ha inoltre permesso di evidenziare che nessuno di rossi utilizzati abbia caratteristiche di cancerogenicità. 1161

18 PRODOTTO Acid Red 52 (CI 45100) Acido acetico tecnico (glaciale) 80% Acido citrico Acido cloridrico 21B Acido di cocco Acido duodecilbenzen Solforico Acido fosforico 75% Alcol condensato con 7 e 11 moli di OE Alcol condensato con 7 moli di OE e di PO Alcol Etere Solfatato Sodico Alcol Isopropilico Alcol Solfato Sodico Ammonio cloruro EVIDENZE DI CANCEROGENICITA Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda e quella tratta dalla letteratura non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno 41. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. La scheda tecnica e di sicurezza del prodotto non attribuisce allo stesso proprietà cancerogene 42. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. Classificazione ACGIH: A4. Dalla scheda tecnica e di sicurezza risulta la possibilità di neoplasie naso-faringee nella produzione dell alcol isopropilico con il processo dell acido forte 43. Dalla analisi delle monografie IARC, il composto è classificato nel gruppo 3 (non classificabile per il rischio cancerogeno nell uomo) 44. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. 41 New Jersey Department of Health and Senior Services: Hazardous Substance Fact Sheet. Acetic Acid, June Redox chemical PTY LTD. Material Safety Data Sheet according to criteria of Worksafe Australia. Cictric Acid. Jan New Jersey Department of Health and Senior Services: Hazardous Substance Fact Sheet. Isopropyl Alcohol, January International Agency for Research on Cancer (IARC): Isopropyl alcohol manufacture (strong-acid process), Isopropyl alcohol and Isopropyl oils. Lyon: IARC, 1987 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, Supplemento n. 7). 1162

19 PRODOTTO Antischiuma SRE Blu E 131 (CI ) Blu E131 (CI 42051) Blu Iragon LUC (CI 61585) Brisquest S Brisquest ADPA 60A (Sol. amino-alchil fosfonata) Cera carnauba Nacar scaglie Cera KSL sintetica scaglie Cera Sasolwax A 12 Chimipal AC/9F (nonilfenolo tossilato Cloroacetamide Coccodietonalammide Colorante Blu E131 Colorante Flavinia EVIDENZE DI CANCEROGENICITA La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non Evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. Non sono disponibili informazioni su cloroacetamide. Le informazioni su acetamide, tratta dalla analisi delle monografie IARC, permettono di collocare la sostanza nel gruppo 2B (possibile cancerogeno) 45. Verosimilmente, si tratta della coccodietanolamina, un prodotto liquido utilizzato come detergente. La scheda tecnica e di sicurezza della dietanolamina non ha evidenziato proprietà cancerogene del prodotto 46. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. Dodecildistearil ammonio La scheda tecnica e di sicurezza dell ammonio cloruro non cloruro ha evidenziato proprietà cancerogene del prodotto International Agency for Research on Cancer (IARC): Acetamide. Lyon: IARC, 1999 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 71). 46 New Jersey Department of Health and Senior Services: Hazardous Substance Fact Sheet. Diethanolamine, Ottobre New Jersey Department of Health and Senior Services: Hazardous Substance Fact Sheet. Ammonium Chloride, Ottobre

20 PRODOTTO E102 Giallo (CI 42051) EVIDENZE DI CANCEROGENICITA Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. Edta sodico (Etilen diammino La scheda tecnica e di sicurezza non ha evidenziato tetra acetico) proprietà cancerogene del prodotto 48. Emulsionante 2106 Erio Rosso XB 400 (CI 45100) Essenza Arco Iris 79219S Formalina (24%) Giallo Uranina (CI 45350) Glicole monoetilenico cond. con 7.7 moli di OE Imbiancante ottico n. 2 Ipoclorito di sodio 15% Lutensol ON 60 Lytron 621 (Stirene polimero) Maxacal LS Neolan E3G (C43) Ossido di alluminio La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. Dalla analisi delle monografie IARC, questo prodotto non risulta nell elenco dei cancerogeni. Non è stato possibile rinvenire osservazioni documentali su tale prodotto. Vedere precedente discussione. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. Pur essendovi evidenze di teratogenicità, il glicole etilenico non viene considerato un cancerogeno (scheda tecnica e di sicurezza) 49. Non è stato possibile rinvenire osservazioni documentali su tale prodotto. Dalla analisi delle monografie IARC, il composto, che risulta inserito nel gruppo dei sali ipocloriti, è classificato nel gruppo 3 (non classificabile per il rischio cancerogeno nell uomo) 50. Il Lutensol è un acido grasso etossilato. Dall analisi della scheda tecnica e di sicurezza non sono emerse proprietà cancerogene del prodotto 51. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. E un prodotto costituito da una proteasi ad elevato ph prodotto da batteri alcalofili, in particolare, Bacillus sp. La scheda tecnica e di sicurezza fornita dall azienda non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno. La scheda tecnica e di sicurezza tratta dalla letteratura non evidenzia la presenza di rischio cancerogeno New Jersey Department of Health and Senior Services: Hazardous Substance Fact Sheet. Ethylenediamine tetra-acetic acid, Gennaio Redox chemical PTY LTD. Material Safety Data Sheet according to criteria of Worksafe Australia. Ethylene Glycol. Giugno International Agency for Research on Cancer (IARC): Hypochlorite salts. Lyon: IARC, 1991 (IARC Monographs on the evaluation of carcinogenic risks of chemicals to humans, n 52). 51 Redox chemical PTY LTD. Material Safety Data Sheet according to criteria of Worksafe Australia. Lutensol. Jan New Jersey Department of Health and Senior Services: Hazardous Substance Fact Sheet. Aluminium oxide, Novembre

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