ASL MilanoDue Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Milano 2

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1 ASL MilanoDue Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Milano 2 DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE MEDICA SERVIZIO PREVENZIONE E SICUREZZA AMBIENTI DI LAVORO Protocollo Operativo NORME IN MATERIA DI SICUREZZA E PREVENZIONE INCENDI NELLE STRUTTURE SANITARIE PIANO DI EMERGENZA Servizio PSAL - U.O. di Melegnano Massimo Stroppa Marzo 2004

2 PREMESSA Il Progetto Ospedali promosso dal Servizio PSAL (Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) della ASL della Provincia Milano 2 ha lo scopo di aumentare il livello di sicurezza degli Ospedali insediati sul proprio territorio di competenza. Le ragioni del progetto risiedono nel fatto che gli ospedali rappresentano delle aziende peculiari sia per la loro missione, sia per la complessità tecnica e organizzativa. In generale gli obiettivi del progetto sono: migliorare la sicurezza degli impianti attraverso l analisi e l adeguamento dei loro aspetti strutturali, la definizione del loro modo di impiego ottimale nelle normali condizioni d esercizio e in quelle di pericolo e d emergenza, la messa a punto di programmi di verifica periodica e di manutenzione programmata; migliorare le capacità di gestire le situazioni di emergenza, a partire dalla loro analitica identificazione e attraverso l elaborazione di credibili piani per ciascun tipo di emergenza, la realizzazione di tutte le misure strutturali e organizzative capaci di assicurare, al bisogno, l efficacia di tali piani; definire gli standard del sistema aziendale di sicurezza previsto dal Titolo I del d.lgs, 626/94 tarandolo sulle specifiche esigenze delle strutture di ricovero e cura. Inoltre con propria direttiva avente per oggetto Prevenzione incendi nelle strutture sanitarie del , inviata a tutti i Direttori Generali delle ASL e ai Direttori Generali delle Aziende Ospedaliere nonché ai Commissari degli IRCCS di diritto pubblico, ai Legali Rappresentanti di IRCCS di diritto privato, Case di Cura e RSA e ai Direttori dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL della Lombardia, la Giunta Regionale-Direzione Generale Sanità, ha informato, i destinatari sopra richiamati, in merito agli adempimenti in materia di prevenzione incendi. Ciò a seguito dell emanazione sulla GU del n. 227 del decreto del Ministero dell Interno 18 settembre 2002 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private. Sempre con la medesima direttiva, la Giunta Regionale-Direzione Generale Sanità, ha sottolineato l importanza ai fini della salvaguardia delle persone e della tutela dei beni, dell adeguamento delle strutture sanitarie alle norme di prevenzione incendi, richiamando anche le norme in materia di sicurezza e tutela della salute sul luogo di lavoro, in quanto la regola tecnica di prevenzione incendi di per sé, non esaurisce le misure da adottare di prevenzione e di protezione che gravano sui datori di lavoro delle strutture sanitarie, che devono essere assunte in relazione al rischio d incendio. La direttiva regionale, infatti, ribadisce che devono essere adottate anche le misure previste dal D.Lgs. 626/94 e dal DM del 10 marzo Pertanto al fine di identificare meglio i punti di verifica durante l attività sia di auditing che di ispezione, si è ritenuto di fornire agli operatori una check list per il controllo dei requisiti alle norme cogenti in materia di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro con particolare riferimento alle misure di emergenza e di prevenzione incendi. 2

3 PIANO DI EMERGENZA Per la prevenzione incendi gli Ospedali rientrano tra le strutture a lento abbandono, dove il problema delle emissioni tossiche in caso d incendio assume una valenza fondamentale. Pertanto lo strumento basilare per la corretta gestione degli incidenti (siano essi incendi, infortuni, fughe di gas o perdite di sostanze pericolose) è il piano di emergenza. Secondo le statistiche, in caso di incendio, sono le intossicazioni a costituire la prima causa di intervento medico a causa dei gas e dei fumi tossici che si sviluppano e si diffondono con estrema rapidità nell ambiente, tant è che rappresentano c.a l 85% dei decessi. [Laboratorio di tossicologia, Dipartimento di farmacologia dell università di Padova] A titolo esemplificativo di seguito, si riporta la tabella (1) sugli effetti tossicologici dei principali gas liberati durante un incendio. Tab. 1 Effetti tossicologici gas liberati in un incendio GAS TOSSICI SORGENTI MECCANISMO D AZIONE HCN Acido cianidrico NO x Ossidi di azoto NH 3 Ammoniaca HCl Acido cloridrico Lana, seta, resine acriliche, nylon, carta, resine poliuretaniche Nitrato di cellulosa, celluloide, tessuti Lana, seta, melanina, nylon Cloruro di polivinile, materiali che ritardano la combustione CONCENTRAZIONE LETALE (ppm) Anossia tossica 350 Edema polmonare 200 Irritante respiratorio Irritante respiratorio, edema polmonare 350 Tab. 2 Effetti tossici dell ossido di carbonio CONCENTRAZIONE NELL ARIA EFFETTI TOSSICI (ppm) 100 Riduzione dell acuità sensoriale 200 Cefalea vertigini, nausea dopo due ore di esposizione 400 In coordinamento dei movimenti, difficoltà di respiro e tachicardia dopo 45 di esposizione Palpitazioni, stordimento, disturbi sensoriali Perdita di conoscenza dopo 10 di esposizione, insufficienza cerebrale sino a coma profondo Concentrazione letale in 10 di esposizione La gravità dell esposizione dipende sia dalla sua durata, sia dalla concentrazione dei gas aerodispersi, pertanto diventa un elemento di estrema importanza la rapidità con la quale si interviene in caso di incendio. Infatti valutando la curva caratteristica dell incendio, si desume che la concentrazione di sostanze tossiche e nocive, aumenta molto più velocemente della temperatura, tant è che la concentrazione dei fumi raggiunge in 5 minuti un valore pari al 50% del massimo totale, mentre per il flash-over si registrano tempi di 15 minuti. 3

4 Peraltro la curva caratteristica dell incendio offre anche una valutazione in merito al pieno incendio che si ha dopo c.a minuti dall inizio del focolaio. Anche per quanto riguarda le strutture sanitarie, occorre solo ricordare che in via generale, sul datore di lavoro grava quanto prescritto agli art. 3 e 4 comma 5, lett. q) del D.Lgs. 626/94, nonché quanto disposto dal DM laddove si prevede che, a seguito della valutazione del rischio d incendio (obbligatoria in ogni luogo di lavoro), deve essere adottato in forma scritta e tenuto aggiornato, un piano di emergenza antincendio, adeguato alle dimensioni e caratteristiche dell attività ed alle situazioni di emergenza ragionevolmente prevedibili 1, che descriva le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare, in quanto la rapidità ed il successo con cui può essere gestita l evacuazione in una struttura ospedaliera è soggetta a numerose variabili 2. Il piano di emergenza deve contenere nel dettaglio tutte le informazioni che servono per mettere in atto i primi comportamenti e le prime manovre in caso di incidente, ed in particolare: 1. le azioni che i lavoratori devono mettere in atto in caso di incendio; 2. le procedure per l'evacuazione del luogo di lavoro che devono essere attuate dai lavoratori e dalle altre persone presenti; 3. le disposizioni per chiedere l'intervento dei vigili dei fuoco e per fornire le necessarie informazioni alloro arrivo; 4. le specifiche misure per assistere le persone disabili eventualmente presenti. 1 Fattori dai quali può dipendere che il rischio d incendio possa portare a conseguenze superiori a quanto razionalmente prevedibile: mancanza di efficaci sistemi di prevenzione; carenza nella segnalazione tempestiva dell incendio; scarse conoscenze dei luoghi da parte del personale interno; mancanza di compartimentazione antincendi e di aerazione dei luoghi a rischio; insufficienza delle vie di fuga protette; mancanza di un piano di emergenza interno; carenza nei sistemi di protezione passiva e attiva. 2 Fattori che concorrono al verificarsi del rischio d incendio in un edificio ospedaliero: destinazione d uso dei locali e dei comparti costituenti l edificio; superficie coperta; numero dei piani; altezza dell edificio; numero degli occupanti; tecnologie ed impianti presenti. 4

5 Tali provvedimenti devono avere lo scopo di conseguire nel più breve tempo possibile i seguenti obiettivi principali: 1. salvaguardia ed evacuazione delle persone 2. messa in sicurezza degli impianti 3. compartimentazione e confinamento dell incendio 4. protezione dei beni e delle attrezzature 5. estinzione completa dell incendio. I piani di emergenza ben strutturati prevedono inoltre le operazioni necessarie per la rimessa in servizio in tempi ragionevoli il ripristino delle precedenti condizioni lavorative. In ogni caso un piano di emergenza deve essere riferito alla realtà effettivamente esistente nei luoghi di lavoro cui si riferisce, deve essere facilmente comprensibile, non deve ingenerare confusione e deve essere ben conosciuto dai lavoratori. Cerchiamo pertanto di capire che cosa è, e come deve essere strutturato, un piano di emergenza. SCOPO ED OBIETTIVI Lo scopo dei piani di emergenza è quello di consentire la migliore gestione possibile degli scenari incidentali ipotizzabili, determinando una o più sequenze di azioni che sono ritenute le più idonee per avere i risultati che ci si prefigge al fine di controllare le conseguenze di un incidente. La stesura del piano di emergenza consente di raggiungere diversi obiettivi, già a partire dai momenti preliminari nei quali si valuta il rischio e la Direzione inizia ad identificare con maggiore precisione gli incidenti che possono verificarsi nell attività lavorativa. Tra gli obiettivi di un piano di emergenza ci sono, ad esempio, i seguenti: 1. raccogliere, in un documento organico e ben strutturato, le informazioni che sono difficilmente memorizzabili, o che comunque non è possibile ottenere facilmente durante una emergenza; 2. fornire una serie di linee-guida comportamentali e procedurali che siano il frutto dell esperienza di tutti i componenti dell Ospedale, e che, pertanto, rappresentano le migliori azioni da intraprendere; 3. disporre di uno strumento per sperimentare la simulazione dell emergenza; 4. promuovere organicamente l attività di addestramento all interno della struttura. La struttura di un piano di emergenza, ovviamente, può variare molto secondo il tipo di Ospedale, della sua conformazione, del numero di dipendenti, dei degenti presenti oltre che da una serie di parametri talmente diversificati che impediscono la creazione di un solo modello standard valido per tutti i casi. É tuttavia possibile individuare con sufficiente precisione alcuni contenuti di base che possono essere comuni a diverse strutture sanitarie. PROCEDURE - PERSONE - AZIONI Un piano di emergenza è definibile come un documento scritto che risulta dalla raccolta di informazioni, sia generali che dettagliate, pronte per essere usate dal personale dell azienda e 5

6 dagli enti di soccorso pubblico per determinare il tipo di risposta per incidenti ragionevolmente prevedibili. Questi piani identificano i pericoli potenziali, le condizioni e le situazioni particolari, e consentono di disporre rapidamente di specifiche informazioni che sarebbero altrimenti difficile, se non impossibile, ottenere durante un emergenza. Le procedure operative rappresentano, in genere schematicamente, linee guida, comportamentali ed operative, tramite le quali il personale può operare efficacemente e con maggiore sicurezza in condizioni di emergenza. In mancanza di appropriate procedure, la gestione di un emergenza da parte di personale non professionalmente preparato può facilmente diventare caotica, causando confusione ed incomprensione, aumentando considerevolmente il panico ed il rischio di infortuni. Il contenuto del piano di emergenza deve innanzitutto focalizzare l attenzione su alcune persone o gruppi chiave (come il Centro di Gestione delle Emergenze 3, le squadre degli addetti alla gestione delle emergenze, la direzione sanitaria, le capo sala, i responsabili di servizio, l ufficio tecnico, la manutenzione, ecc.), deve descriverne dettagliatamente il comportamento, le azioni da intraprendere, ed evidenziare le azioni da non fare. Al verificarsi dell emergenza, si deve tenere conto che, comunque, possono facilmente essere coinvolte anche persone di altri reparti, o presenti casualmente in Ospedale (clienti, visitatori, pubblico, dipendenti di altre società di manutenzione, ecc.); è bene ricordare che il piano deve prendersi cura anche di queste persone. Inoltre, una emergenza può avere ripercussioni anche in aree esterne all Ospedale, o può comunque riguardare altre Organizzazioni o Servizi la cui attività è in qualche modo correlata; in tali casi, il piano di emergenza deve prevedere i comportamenti e le misure di protezione da adottare anche per queste situazioni. Se in Ospedale si verifica un incendio nel reparto di Pronto Soccorso, si deve prevedere che dal quel momento le emergenze sanitarie vanno dirottate su altri Ospedali (o su altri Reparti), mediante idonee procedure. Ricordiamo ancora una volta che l obiettivo primario del piano di emergenza deve essere la salvaguardia delle persone, siano esse pazienti o dipendenti dell Ospedale, clienti, visitatori, o abitanti delle aree circostanti. Una figura che non deve mai mancare nella pianificazione del piano di emergenza, è quella del Gestore dell Emergenza, al quale vanno delegati poteri decisionali e la possibilità di prendere decisioni anche arbitrarie, al fine di operare nel migliore dei modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti. Le azioni previste nel piano di emergenza devono assolutamente essere correlate alla effettiva capacità delle persone di svolgere determinate operazioni. 3 Attivazione Piano di Emergenza Interna Ospedaliera Esempio composizione Centro di Gestione delle Emergenze: Direttore Sanitario (presiede) Capo Servizi Infermieristici; Responsabile Servizio di Anestesia e Rianimazione; Coordinatore Dipartimento di Emergenza (o Resp. Chirurgia Generale e Medicina Generale); Responsabile Servizi Tecnologici; Responsabile Servizi Amministrativi. Per ogni componente deve essere previsto un sostituto. La lista deve essere tenuta aggiornata. 6

7 Non è saggio né opportuno attribuire compiti particolari a chi non è stato adeguatamente addestrato, e/o non possiede idonei requisiti psico-fisici; occorre infatti ricordare che, in condizioni di stress e di panico, le persone spesso tendono a perdere lucidità e capacità operativa, e pertanto il piano di emergenza va strutturato tenendo conto anche di questo aspetto. Sono meglio poche, semplici ed efficaci azioni piuttosto che una serie di incarichi complicati, nei quali il rischio di saltare alcuni passaggi fondamentali è molto alto. VALUTAZIONE DEL RISCHIO E PIANIFICAZIONE Per la costruzione di un piano di emergenza, una fase importantissima è quella iniziale, di identificazione dei pericoli e valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute. Nel documento di valutazione dei rischi dovranno essere raccolte tutte le informazioni che permetteranno di strutturare senza grosse difficoltà il processo di pianificazione dell emergenza, e quindi, se la valutazione del rischio è eseguita con precisione e completezza, anche la successiva pianificazione dell emergenza potrà facilmente essere di buona qualità. Per ottenere la più ampia possibilità di successo, è opportuno che nella pianificazione dell emergenza sia coinvolto, per le rispettive conoscenze e responsabilità, il personale dell Ospedale, affinché ciascuno, opportunamente guidato e stimolato, possa fornire idee e soluzioni atte a migliorare la qualità del piano d emergenza e le procedure in esso contenute. È inoltre da tenere presente che, quanto più le persone sono coinvolte e fanno proprio il piano di emergenza, tanto più questo avrà possibilità di successo nel momento in cui dovrà essere applicato in un incidente reale. La valutazione dei rischi dovrà evidenziare i possibili eventi incidentali che ragionevolmente ci si può aspettare in ambito ospedaliero, quindi sia eventi propri della struttura che quelli ambientali o di contesto che possono interagire con essa. Dopo questa valutazione occorrerà stabilire quali di questi eventi presentano i maggiori rischi, ed iniziare da questi per pianificare le procedure di emergenza. Si può partire schematizzando una griglia, dove sono indicati: il tipo di evento incidentale il reparto/servizio interessato la sequenza temporale di azioni da intraprendere le persone/gruppi coinvolti i compiti che ogni singola persona o gruppo deve portare a termine. Successivamente si potranno realizzare delle schede più dettagliate delle azioni che ogni singola figura o gruppo di persone deve intraprendere. La scheda che riguarda ogni persona o gruppo deve essere veramente una scheda, perché non ci si può aspettare di avere una valida gestione dell emergenza se, per ricordarsi e capire che cosa fare, le persone devono perdere un quarto d ora a studiarsi un manuale di procedure troppo particolareggiato. Per un evoluzione favorevole dell evento incidentale occorre che ciascuno esegua quelle poche ma fondamentali operazioni di propria competenza, nella giusta sequenza, e soprattutto coordinate con le operazioni che stanno eseguendo gli altri. 7

8 In emergenze più complesse e articolate, può essere necessario che la scheda faccia riferimento ad ulteriori procedure specifiche, come ad esempio quelle per mettere in sicurezza un impianto oppure per attivare/disattivare determinati macchinari o attrezzature. Ad esempio si possono estrapolare, dalle istruzioni particolareggiate di impianti o macchinari, alcune procedure urgenti per la disattivazione o l arresto, e descrivere dettagliatamente le poche manovre essenziali necessarie per stabilizzare un problema o porre in sicurezza un sistema; poi si potrà, con maggiore calma, fare il punto della situazione e procedere con altre manovre più accurate. L addestramento, comunque, è l unico ed insostituibile metodo che può garantire il corretto funzionamento di un sistema di gestione dell emergenza; in mancanza di aggiornamento continuo e di esercitazioni periodiche, anche il piano più semplice e le procedure meglio organizzate non avranno mai la giusta efficacia. Occorre inoltre ricordare che il piano di emergenza deve esser inteso come un documento dinamico, cioè in continua evoluzione, per poter effettivamente seguire la dinamica aziendale e potere migliorare le procedure previste. È necessario quindi procedere ad aggiornamenti periodici, sia in occasione di variazioni significative (ad esempio in occasione di introduzione di nuovi macchinari significativi dal punto di vista della sicurezza, cambiamenti strutturali, ristrutturazioni o adeguamenti strutturali, etc.), sia a seguito di ogni fase di addestramento che abbia evidenziato carenze nelle procedure. MODALITÀ PER L EVACUAZIONE DELLE PERSONE (PIANO DI EVACUAZIONE) È opportuno evidenziare subito che il piano di evacuazione non è il piano di emergenza, come alcuni erroneamente ritengono, ma è una parte del piano di emergenza generale che descrive, con gli opportuni dettagli, le misure adottate (in fase preventiva e di pianificazione), e i comportamenti da attuare (in fase di emergenza) per garantire la completa evacuazione dell edificio o della struttura da parte di tutti i presenti (siano essi gli stessi dipendenti, i degenti, i fornitori, il pubblico, etc.), in caso di emergenza. Anche il piano di evacuazione, naturalmente, deve essere elaborato tenendo conto del tipo di evento ipotizzato e delle caratteristiche dell Ospedale o della struttura sanitaria. Non è forse del tutto superfluo ricordare che la predisposizione del piano di evacuazione va effettuata prevedendo di far uscire dal fabbricato tutti gli occupanti, utilizzando le normali vie di esodo, senza pensare di impiegare soluzioni personalizzate, tanto ingegnose quanto rocambolesche. LE PROCEDURE DI CHIAMATA DEI SERVIZI DI SOCCORSO Una buona gestione dell emergenza inizia anche con la corretta attivazione delle squadre di soccorso dei Vigili del Fuoco (tel. 115). Pertanto, è bene che, dopo aver individuato la persona che è incaricata di diramare l allarme (e preferibilmente anche un suo sostituto), venga predisposto un apposito schema di richiesta di soccorso con corrette modalità, che deve contenere almeno i seguenti dati: l indirizzo dell ospedale ed il numero di telefono; il tipo di emergenza in corso; persone coinvolte e/o ferite; 8

9 reparto/servizio coinvolto; stadio dell evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.); altre indicazioni particolari (materiali coinvolti, necessità di fermare i mezzi a distanza, ecc.); indicazioni sul percorso; risorse idriche disponibili. Può essere una buona prassi predisporre, e tenere sempre a portata di mano, una pagina fax che indica utili informazioni sull Ospedale, ed il percorso migliore per raggiungerlo; tale schema può venire inviato alla Sala Operativa dei Vigili del Fuoco al momento dell emergenza, ed in tal modo l operatore VF del 115, in contatto radio con le squadre, può così fornire preziose indicazioni per guidarle sul posto nel più breve tempo possibile. È utile sapere che fornire ai Vigili del Fuoco informazioni complete e dettagliate sull emergenza in corso, consente di organizzare immediatamente, e nel modo più efficiente possibile, i soccorsi (per quanto riguarda la tipologia delle attrezzature ed il contingente di uomini da impiegare); ricordiamo altresì che, negli interventi per incendio, l efficacia dei soccorsi (e quindi la limitazione dei danni) è direttamente proporzionale alla tempestività dell intervento ed alla corretta disponibilità delle risorse necessarie. COLLABORAZIONE CON I VIGILI DEL FUOCO IN CASO DI INTERVENTO Il modo migliore per collaborare con i Vigili del Fuoco durante l incendio è quello di mettere a loro disposizione la propria capacità ed esperienza lavorativa e la conoscenza dei luoghi, per svolgere quei compiti che già si è abituati a fare, perché si svolgono nell attività di tutti i giorni. Pertanto è necessario che un incaricato dell Ospedale sia pronto ad accogliere i soccorritori, fornendo al loro arrivo e durante l'intervento tutte le informazioni necessarie per il migliore espletamento delle operazioni di soccorso (es: vie di accesso all area ed ai locali interessati; risorse idriche disponibili nell area o nelle immediate vicinanze; presenza ed ubicazione di persone in pericolo; esistenza di depositi, sostanze, impianti o apparecchiature pericolose; situazioni particolari; etc.). ESERCITAZIONI ANTINCENDIO Inizialmente il piano di emergenza conterrà certamente alcune imprecisioni, e sarà probabilmente abbastanza generico, ma è difficile pretendere che fin dalla prima stesura il piano di emergenza sia un documento perfetto. Nel tempo, gradualmente, si applicheranno le nuove parti del piano che verranno man mano sviluppate, fino ad avere un documento soddisfacente ed adeguato alla realtà della struttura, ma l unico modo per scoprire se, e fino a che punto, funziona un piano di emergenza, è quello di fare periodiche esercitazioni. Pertanto, i lavoratori devono partecipare ad esercitazioni antincendio, da effettuare almeno una volta l'anno, per mettere in pratica le procedure di esodo e di primo intervento. I lavoratori devono partecipare all'esercitazione e, qualora ritenuto opportuno, anche il pubblico; il personale incaricato di specifiche mansioni deve attuare, per quanto possibile, le procedure previste dal piano; 9

10 Una successiva esercitazione deve essere messa in atto non appena: - una esercitazione abbia rivelato serie carenze e dopo che sono stati presi i necessari provvedimenti; - si sia verificato un incremento del numero dei lavoratori e degenti - siano stati effettuati lavori che abbiano comportato modifiche alle vie di esodo. ASSISTENZA ALLE PERSONE DISABILI IN CASO DI INCENDIO Nelle fasi di pianificazione delle misure di sicurezza antincendio e delle procedure di evacuazione del luogo di lavoro, devono essere identificate le particolari esigenze dei pazienti (bambini, anziani, donne i stato di gravidanza, persone con arti fratturati, le loro condizioni di salute, se sono collaboranti o non collaboranti o se lo sono solo parzialmente, la particolare terapia clinica) e dei servizi (blocco operatorio, rianimazione, terapia intensiva, ortopedia e traumatologia, pediatria) e dei lavoratori disabili eventualmente presenti in Ospedale perché, se non considerate, potrebbero fortemente ritardare o inficiare lo svolgimento delle procedure di evacuazione. Nel predisporre il piano di emergenza, il datore di lavoro deve prevedere una adeguata assistenza alle persone disabili presenti. Si evidenzia inoltre che, in generale, gli ascensori non devono essere utilizzati per l'esodo, salvo che siano stati appositamente progettati e realizzati per tale scopo; in particolare, poi, le persone disabili possono utilizzare un ascensore solo se è un ascensore predisposto per l'evacuazione o è un ascensore antincendio, ed inoltre tale impiego deve avvenire solo sotto il controllo di personale pienamente a conoscenza delle procedure di evacuazione. BIBLIOGRAFIA Incendio: emergenze tossicologiche e primo intervento prof. Giuliano Bressa- Laboratorio di tossicologia, Dipartimento di Farmacologia dell Università di Padova [Fire febbraio 1998]; La protezione antincendio e antintrusione negli ospedali di G. Fascina [Antincendio 9/92]; Norme di prevenzione incendi di Leonardo Corbo Pirola editore; Emergenza in ospedale di L. Maurizi da Antincendio 3/95; Indirizzi per la stesura di un piano di evacuazione a cura di A.I. S.A.C.E. (Associazione infermieri specializzati in area critica ed emergenza); Il comportamento della struttura ospedaliera nelle emergenze A. Morra, C. Romeo, C. Sala Protezione Civile e Ambiente della Regione Piemonte; Decreto Ministero degli Interni, del Lavoro e della Previdenza Sociale del 10 Marzo 1998: Regola Tecnica di Prevenzione Incendi per la progettazione, la costruzione e l esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private - GU del n. 227 Decreto del Ministero dell Interno 18 settembre 2002 Prevenzione incendi nelle strutture sanitarie Giunta Regionale, Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia del

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