Università di Sassari. Modulo 3 Principali aspetti di rischio nelle farmacie e nei laboratori di ricerca (2) SASSARI Luglio 2013.

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1 Università di Sassari Modulo 3 Principali aspetti di rischio nelle farmacie e nei laboratori di ricerca (2) SASSARI Luglio 2013 Gianfranco Scano

2 L ergonomia dei posti di lavoro e delle attrezzature L art. 3, c. 1 lett. f, introduce nell ambito delle misure generali di tutela Il rispetto dei principi ergonomici: 1. Nella concezione dei posti di lavoro 2. Nella scelta delle attrezzature 3. Nella definizione dei metodi di lavoro e produzione anche per attenuare il lavoro monotono e quello ripetitivo

3 L ergonomia dei posti di lavoro e delle attrezzature Art.15. Misure generali di tutela d) il rispetto dei principi ergonomici nell'organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;

4 Significato del termine ergonomia Da ergon (lavoro) e nomos (legge) fu utilizzato per la prima volta dallo psicologo inglese K.F.H. Murrel per intendere la scienza che si propone di adattare il lavoro all uomo Secondo l International Ergonomics Association è la disciplina che riguarda lo studio delle interazioni tra l uomo e gli altri elementi di un sistema

5 I primi cenni ai problemi ergonomici Malattie di scrivani e copisti Malattie di coloro che fanno lavori sedentari De Morbis Artificum Diatriba di Bernardo Ramazzini ( )

6 Il ruolo primario dell ergonomia Postura e movimento corporeo (ad es.: seduta, posizione eretta, sollevamento, trazione e spinta), Fattori ambientali (ad es.: rumore, vibrazioni, illuminazione, clima, sostanze chimiche), Informazioni ed operazioni (ad es.: informazioni ottenute sia visivamente sia attraverso altri sensi, controlli, relazioni tra i video ed i controlli), Organizzazione del lavoro (ad es.: compiti appropriati, lavori non ripetitivi e monotoni).

7 L approccio ergonomico Relazione tra le caratteristiche Fisiche Psicologiche Ambientali UOMO AMBIENTE STRUMENTI

8 L approccio ergonomico

9 Caratteristiche dell uomo Caratteristiche e funzionamento dell organismo umano Antropometria Biomeccanica Potenzialità e limiti Psicologia

10 Caratteristiche ambientali Caratteristiche fisiche dell ambiente di lavoro (spazi, percorsi, postazioni di lavoro) Sicurezza e igiene ambientale Organizzazione del lavoro

11 Caratteristiche degli strumenti Utile (soddisfare i bisogni di chi l utilizza) Usabile (facile da usare) Desiderabile (fattori che ne motivano l uso)

12 Usabilità secondo la norma ISO 9241/11 Efficacia, efficienza e soddisfazione con cui un determinato utente èin grado di eseguire un dato compito in un particolare ambiente

13 Utilità L usabilità Efficacia Appropriatezza Obiettivi Velocità Efficienza Numero errori Soddisfazione Affidabilità Facilità d uso Motivazione Interesse Norman: La caffettiera del masochista (1993)

14 Human factor model Un adulto usa e riconosce a prima vista circa oggetti (D.A. Norman).

15 Caratteristiche di sicurezza ed ergonomiche di un laboratorio Ambiente architettonico e spazi adeguati Arredi e strumentazione Preparazione di base degli utenti Condizioni di utilizzo

16 Caratteristiche ambientali ed ergonomiche di una postazione VDT

17 Caratteristiche ambientali ed ergonomiche di una postazione VDT

18 Caratteristiche ambientali ed ergonomiche di una postazione VDT

19 Caratteristiche ambientali ed ergonomiche di una postazione VDT

20 Lo stress correlato al lavoro

21 Lo stress correlato al lavoro

22 Lo stress correlato al lavoro

23 Lo stress correlato al lavoro

24 Per dispositivo di protezione individuale (DPI) si intende una qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro [ ]

25 D.Lgs 81/2008 Art. 75 Devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da: Misure tecniche di prevenzione Da mezzi di protezione collettiva Da misure e metodi riorganizzativi del lavoro

26 I DPI DEVONO: Essere conformi alle norme del D.Lgs.475/92 Essere adeguati a prevenire i rischi Essere adeguati alle condizioni esistenti sui luoghi di lavoro Tenere conto delle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore Poter essere adattati all utilizzatore secondo le sue necessità In caso di rischi multipli che richiedono l uso di piu DPI essere tra loro compatibili

27 Considerare le indicazioni fornite dal fabbricante per quanto riguarda i trattamenti di pulizia e lavaggio dei DPI Se i DPI sono suscettibili di invecchiamento il fabbricante indica il numero massimo di lavaggi Il Ddl può chiedere consigli/delucidazioni al fabbricante Indicazioni fornite dal fabbricante 27

28 I requisiti prestazionali dei DPI marcati CE, devono essere garantiti dal fabbricante Porre attenzione alla scadenza impressa sul pezzo e alla durata che se non individuata a priori dal fabbricante dovrebbe poter essere determinabile dall utilizzatore Indicazioni fornite dal fabbricante

29 DPI: aspetti legislativi e normativi Adempimenti dei datori di lavoro D.Lgs 81/2008 Art. 77 IL Datore di lavoro è responsabile dell efficienza dei DPI e ne assicura le condizioni d igiene, mediante: Manutenzione Riparazioni Sostituzioni

30 DPI: aspetti legislativi e normativi Adempimenti dei datori di lavoro D.Lgs 81/2008 Art. 77 Destina ogni D.P.I ad uso personale Provvede che il D.P.I sia utilizzato solo per gli usi previsti Assicura una formazione/informazione adeguata al lavoratore sull utilizzo dei D.P.I Organizza uno specifico addestramento se necessario Fornisce istruzioni comprensibili per il lavoratore Effettua l addestramento per i D.P.I di III Cat.

31 DPI: aspetti legislativi e normativi Adempimenti dei lavoratori Art. 78 D. Lgs. 81/ Provvede alla cura dei D.P.I. messi a sua disposizione 2. Utilizza i D.P.I messi a sua disposizione secondo le informazioni fornite 3. Non apporta modifiche ai D.P.I di sua iniziativa 4. Segnala al DdL al dirigente o al preposto difetti e inconvenienti 5. Applica procedure aziendali per la riconsegna dei DPI

32 DPI: aspetti legislativi e normativi

33 DPI: aspetti legislativi e normativi PRIMA CATEGORIA SECONDA CATEGORIA marchiati con il marchio CE dichiarazione di conformità del costruttore documentazione tecnica di costruzione del fabbricante attestato di certificazione di un + organismo di controllo certificato + TERZA CATEGORIA certificazione sistema qualità del produttore

34 Prima categoria PROTEGGONO DA: Azioni lesive di lieve entità provocate da: Strumenti meccanici o prodotti detergenti Urto con oggetti caldi (>50 ) Fenomeni atmosferici Vibrazioni o urti lievi Azione lesiva da raggi solari

35 Terza categoria RIENTRANO: Apparecchi di protezione respiratoria filtranti Apparecchi di protezione isolanti D.P.I contro le aggressioni chimiche D.P.I per ambienti con T > 100 C D.P.I per ambienti con T<-50 C D.P.I per salvaguardare le cadute dall alto D.P.I per attività che espongono a tensioni elettriche

36 Si definiscono "di protezione" particolari tipi di guanti, in possesso delle caratteristiche indicate dal D.Lgs. n. 475/1992 ed idonei ad evitare danni da incidenti meccanici, traumi o insulti chimici, assorbimento di tossici per via cutanea, lesioni da agenti fisici di rischio (radiazioni, vibrazioni, freddo, calore).

37 Rischi meccanici e fisici Rischi di impatto Rischi chimici e biologici Da quali rischi prevengono i guanti? Rischi dovuti al caldo e al freddo

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42 Gli "occhiali", insieme agli "schermi" ed alle "visiere", sono i più importanti dispositivi di protezione individuale (DPI) degli occhi contro i rischi meccanici ottici, chimici e termici.

43 Allegato VIII D.Lgs 81/2008 Occhiali a stanghette Occhiali a maschera Occhiali di protezione contro raggi X, Laser, radiazioni UV, infrarosse, visibili Schermi facciali Maschere e caschi per saldatura ad arco

44 CARATTERISTICHE E REQUISITI: Campo visivo ampio Robusti e resistenti agli urti Non aver irregolarità che possono causare danno Buoni materiali di costruzione Resistenti ad agenti chimici Esenti da bolle Ottima trasparenza della parte ottica Resistenti alla rottura

45 I D.P.I delle vie respiratorie

46 Respiratori filtranti

47 Respiratori filtranti

48 I respiratori isolanti

49 Respiratori filtranti

50 Respiratori filtranti

51 CLASSIFICAZIONE Mascheraintera(copretuttoil viso) Semimaschera (copre naso bocca) Facciale filtrante (filtro è tuttuno con la semimaschera)

52 Per la protezione di polveri fumi e nebbie Antipolvere Facciali filtranti Semimaschera Pieno facciale Non assistiti assistiti A ventilazione assistita A ventilazione forzata

53 Ventilazione assistita Ventilazione forzata

54 I DPI delle vie respiratorie: gas e vapori Per la protezione da gas e vapori antigas Facciali filtranti Semimaschera Pieno facciale Filtri (cartucce in grado di trattenere i gas ei vapori)

55 I DPI delle vie respiratorie: gas e vapori

56 I filtri antigas

57 Respiratori e filtri combinati

58 Respiratori isolanti

59 non autonomi APVR isolanti autonomi a circuito aperto a circuito chiuso

60

61 Respiratori di fuga

62 La segnaletica di sicurezza Segnali di divieto: vietano un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo Segnali di prescrizione: forniscono prescrizioni sul comportamento o sui DPI da adottare Segnali di salvataggio o soccorso: contengono informazioni sulle uscite di emergenza e soccorso Segnali antincendio: contengono informazioni sui dispositivi antincendio Segnali di avvertimento: mettono in guardia della presenza di un rischio o pericolo

63 I segnali di divieto

64 I segnali di prescrizione

65 I segnali di salvataggio

66 I segnali di soccorso

67 I segnali antincendio

68 I segnali di avvertimento

69 Le emergenze E una situazione che ci appare come inconsueta, incontrollabile, pericolosa. Può dipendere da: Eventi interni Sversamento di sostanze pericolose Incendio Esplosione Perdite di gas Allagamenti Mancanza di energia elettrica Eventi esterni Caduta fulmini Terremoto Aggressione al personale Minaccia terroristica Eventi legati all orografia

70 Il piano di emergenza Per consentire la migliore gestione possibile degli scenari incidentali ipotizzabili, stabilendo una o più sequenze di azioni ritenute idonee a controllare le conseguenze di un incidente è necessario predisporre un piano di emergenza. Lo scopo principale èquello di: Rendere minimi o nulli i pericoli cui possono andare incontro le persone a causa dell evento Portare soccorso alle persone eventualmente colpite Delimitare e controllare l evento al fine di ridurre i danni

71 Il piano di emergenza raccolta delle informazioni, che non è possibile ottenere facilmente durante l emergenza, in un documento organico e ben strutturato; serie di linee guida comportamentali e procedurali con le migliori azioni da intraprendere, distillato dell esperienza di tutti i componenti dell Azienda; strumento per sperimentare la simulazione dell emergenza e promuovere organicamente l attività di addestramento aziendale.

72 Il piano di emergenza Il contenuto del piano di emergenza si deve innanzitutto focalizzare su alcune persone/gruppi chiave come gli addetti al reparto, al processo di lavorazione, ecc., dei quali il piano deve descrivere il comportamento, le azioni da intraprendere e quelle da non fare. Una figura che non può mai mancare nella progettazione del piano di emergenza è quella di un Gestore Aziendale dell Emergenza al quale vanno delegati poteri decisionali e la possibilità di prendere decisioni anche arbitrarie, al fine di operare nel migliore dei modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.

73 Il piano di emergenza Le Procedure Operative Standard forniscono un valido insieme di direttive tramite le quali il personale può operare efficacemente, efficientemente e con maggiore sicurezza. In mancanza di appropriate procedure un incidente diventa caotico, causando confusione ed incomprensione ed aumentando il rischio di infortuni. Poche, semplici, efficaci azioni sono meglio che una serie di incarichi complicati!

74 L emergenza incendio: le cause

75 L emergenza incendio: le cause Le procedure da adottare in caso di incendio sono differenziate, soprattutto per la sequenza delle azioni, tra i diversi tipi di insediamento (uffici, edifici con afflusso di pubblico, aziende, ecc.).

76 L emergenza incendio: le cause deposito o manipolazione non idonea di sostanze infiammabili o combustibili; accumulo di rifiuti, carta o altro materiale combustibile che può essere facilmente incendiato (accidentalmente o deliberatamente); negligenza nell'uso di fiamme libere e di apparecchi generatori di calore; inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manutenzione delle apparecchiature; impianti elettrici o utilizzatori difettosi, sovraccaricati e non adeguatamente protetti ; riparazioni o modifiche di impianti elettrici effettuate da persone non qualificate ; apparecchiature elettriche lasciate sotto tensione anche quando inutilizzate ; utilizzo non corretto di impianti di riscaldamento portatili ; ostruire la ventilazione di apparecchi di riscaldamento, macchinari, apparecchiature elettriche e di ufficio; fumare in aree ove è proibito, o non usare il posacenere; negligenze di appaltatori o di addetti alla manutenzione; etc. ;

77 I principi della combustione

78 Le sorgenti d innesco Accensione diretta: quando una fiamma, una scintilla o altro materiale incandescente entra in contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno. Accensione indiretta: quando il calore d innesco avviene nelle forme della convezione, conduzione e irraggiamento termico. Attrito: quando il calore èprodotto dallo sfregamento di due materiali Autocombustione o riscaldamento spontaneo: quando il calore viene prodotto dallo stesso combustibile come ad esempio lenti processi di ossidazione, reazioni chimiche, decomposizioni esotermiche in assenza d aria, azione biologica

79 L evoluzione di un incendio 1. Fase di ignizione 2. Fase di propagazione 3. Incendio generalizzato (flash over) 4. Estinzione e raffreddamento

80 Classificazione incendi Incendi di materiali solidi con formazione di braci (es. Carta, Stracci, Legno, Gomma) Incendi di liquidi infiammabili e solidi che possono liquefare (es. Petroli, Benzine, Olii, Vernici) Incendi di gas infiammabili (Metano, Idrogeno, G.P.L.) Incendi di metalli combustibili e sostanze chimiche contenenti ossigeno comburente (es. Sodio, Magnesio) Incendi di apparecchiature elettriche sotto tensione Incendi che interessano mezzi di cottura (Grassi, Olii vegetali o animali), in apparecchi cottura

81 L estinzione di un incendio L estinzione dell incendio si ottiene per: raffreddamento sottrazione del combustibile soffocamento Tali azioni possono essere ottenute singolarmente o contemporaneamente mediante l uso delle sostanze estinguenti, che vanno scelte in funzione della natura del combustibile e delle dimensioni del fuoco

82 Le sostanze estinguenti acqua agenti schiumogeni anidride carbonica polveri idrocarburi alogenati (Clean Agents) gas inerti aerosol

83 Gli estintori portatili Sono concepiti per essere utilizzati a mano ed hanno un peso che non può superare i 20 Kg. Vengono classificati in base alla loro capacità estinguente. Infatti sono sperimentati su fuochi di diversa natura classificati in base al tipo di combustibile. Classe A fuochi di solidi con formazione di brace Classe B fuochi di liquidi infiammabili Classe C fuochi di gas infiammabile Classe D fuochi di metalli La scelta dell estintore va fatta in base al tipo di incendio.

84 Gli estintori portatili

85 Gli estintori portatili

86 Gli estintori portatili: uso SOPRAVENTO Corretto SOTTOVENTO Non corretto

87 Gli estintori portatili: uso ALLA BASE DELLA FIAMMA Corretto NON Corretto

88 Gli estintori portatili: uso MAI GIRARE LE SPALLE Corretto NON Corretto

89 La chiamata dei mezzi di soccorso Un buon piano di emergenza deve contenere un apposito schema con le corrette modalità per la richiesta di soccorso contenente: l indirizzo esatto dell azienda e indicazioni sul percorso per arrivarci (*) il numero di telefono; il tipo di emergenza in corso; persone coinvolte/feriti; reparto/edificio coinvolto; stadio dell evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.); altre indicazioni particolari (materiali coinvolti, necessità di fermare i mezzi a distanza, ecc.); (*) Può essere una buona idea predisporre e tenere sempre a portata di mano una pagina fax che indica i percorsi per raggiungere l Azienda;

90 Senza un assunzione diretta e consapevole delle responsabilità di tutti e a tutti i livelli, è difficile fare prevenzione.

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