IL SISTEMA NATURALE ED AMBIENTALE

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1 B IL SISTEMA NATURALE ED AMBIENTALE

2 Premessa Il quadro conoscitivo del PTCP restituisce un analisi del sistema naturale ed ambientale del territorio provinciale che pone limiti ed offre opportunità alle scelte di piano. Le condizioni di fragilità intrinseca connesse alle caratteristiche di artificialità del sistema idrografico di pianura ed alla natura geolitologica di buona parte del nostro Appennino, sono aggravate dalla diffusa presenza antropica e, in taluni casi, all opposto, dallo stato di abbandono e dalla carenza di manutenzione dei suoli. I cambiamenti climatici, che trovano anch essi la loro causa prima nell attività dell uomo (massiccio utilizzo di risorse non rinnovabili e crescente produzione di emissioni aeriformi, di reflui e di rifiuti solidi) tendono ad aggravare tale situazione. Eventi meteorologici estremi, impermeabilizzazione del territorio e subsidenza rendono critico la stato di officiosità della rete idrografica, e producono frane e dissesti; alle piene si alternano lunghi periodi siccitosi che limitano sempre di più, col passare degli anni, le portate dei corsi d acqua con influssi negativi sull ecosistema acquatico e sulle possibilità di utilizzo delle risorse idriche. Anche la qualità delle acque superficiali e sotterranee tende al peggioramento a meno di pesanti e costosi interventi di depurazione degli scarichi. E peraltro vero che, nonostante questa condizione critica, il territorio della nostra Provincia dispone ancora di un ricco patrimonio naturale ed ambientale: parchi ed aree protette, corridoi ecologici, specchi d acqua, zone umide ed invasi appenninici, aree forestali e boscate (la cartografia forestale in via di ultimazione offre a tale proposito un quadro conoscitivo esauriente). La partita insomma è aperta ed è tutta da giocare. Il 2 Rapporto sullo Stato dell Ambiente, presentato a fine 2002, dà conto in modo esauriente delle pressioni, degl impatti, ma anche delle risposte messe in campo per la tutela e la salvaguardia ambientale. Grande e decisiva è allora la responsabilità che il PTCP assume nel determinare la tendenza e gli esiti dei processi in atto e nell orientare le scelte insediative ed infrastrutturali del territorio provinciale verso uno sviluppo autenticamente sostenibile. 65

3 B.1 ASSETTO DELLA RETE IDROGRAFICA PRINCIPALE E DI BONIFICA I corsi d acqua e le aree ad essi adiacenti e connesse rappresentano uno degli ecosistemi più complessi del territorio. L assunzione da parte della Provincia dei diversi studi settoriali rappresenta il tentativo di analisi dei diversi aspetti che caratterizzano il sistema fluviale. In modo sintetico, gli aspetti dei corsi d acqua e delle aree connesse, trattati riguardano: il rischio idraulico, la qualità della risorsa idrica, il valore ecologico e la componente paesaggistica. La pianificazione di bacino rappresenta una nuova dimensione di approfondimento nella pianificazione territoriale in merito all assetto della rete idrografica, all assetto idrogeologico, all uso e qualità dell acqua. Il Piano di Bacino si inserisce nella pianificazione regionale come un piano di settore, e costituisce uno strumento tecniconormativo per la conoscenza dei fenomeni fisici del territorio sovracomunale e infraprovinciale. Inoltre introduce studi di carattere specifico e approfondito sugli aspetti di rischio della rete idrografica. Per il rischio idraulico e l assetto della rete idrografica, i Piani stralcio per il bacino del Torrente Samoggia e per il sistema idraulico Navile-Savena Abbandonato e il Progetto di Piano per l asta fluviale del Reno e dei Torrenti Idice, Sillaro, Santerno, sulla base degli studi idraulici condotti sulle aste principali, individuano le aree prossime agli ambiti fluviali ad elevata probabilità di inondazione, cioè inondabili con eventi di ritorno di 30 o 50 anni, e le fasce di pertinenza fluviale, come risultato della combinazione dei criteri idraulici, morfologici e naturalistico-ambientali. Delle indicazioni del Progetto di Piano Stralcio, si assumono inoltre come dato di attenzione per la sicurezza idraulica, l individuazione delle aree all interno delle quali si possono far defluire con sicurezza le portate caratteristiche di un corso d acqua, comprese quelle relative ad eventi con tempo di ritorno (TR) di 200 anni. In pianura, il Progetto di Piano Stralcio per l Assetto idrogeologico, ha stabilito una fascia di rispetto media di 250 m dal limite dell alveo, in destra e in sinistra. Tale distanza è stata valutata come quella minima non solo per dissipare l effetto dinamico delle esondazioni, ma anche per la salvaguardia dell ambito fluviale e della sua funzione di corridoio ecologico. L area della provincia a ovest, non soggetta allo studio e pianificazione dell Autorità di Bacino del Reno, è parte del sistema del Bacino del Po. L attuale stato di pianificazione e analisi dell Autorità di Bacino del Po, che viene redatto per stralci relativi a settori funzionali, ha maturato studi e indicazioni relative alle fasce fluviali e all assetto idrogeologico dei corsi d acqua principali del fiume Po, quindi non costituisce un contributo specifico per il territorio provinciale bolognese, ma sicuramente gli schemi previsionali e metodologici rappresentano un importante riferimento. 66

4 Anche gli studi avvenuti nell ambito dell elaborazione del Piano Territoriale Infraregionale hanno costituito un supporto informativo di notevole importanza, per quelle aree con funzioni delicate per il regime idraulico e più in generale per il sistema ambientale. Infatti nonostante la quota di impermeabilizzazione risulti notevole, il ruolo dei terrazzi fluviali rimane fondamentale per la salvaguardia del sistema fluviale. Di particolare rilevanza risulta l individuazione dei terrazzi direttamente connessi all alveo, dove il rapporto tra l idrologia di superficie e l idrogeologia del corpo alluvionale è piuttosto stretto. Per la rete di bonifica, la pianificazione di bacino prevede che i consorzi competenti per territorio valutino l insieme dei rischi idraulici connessi con la propria rete di smaltimento delle acque meteoriche, in riferimento ad eventi di pioggia con tempi di ritorno di 30 o 100 anni e definiscano le linee d intervento per la riduzione dei rischi individuati, che tengano conto degli effetti degli interventi strutturali e manutentivi previsti. Tutto il sistema dei corsi d acqua è inteso inoltre come una risorsa di valore ecologico e paesaggistico, il cui ruolo è meglio espresso nell ambito delle considerazioni fatte nel cap. B.4, Assetto delle aree di valore ambientale e naturale e nel Piano Programmatico per la conservazione e il miglioramento degli spazi naturali della provincia di Bologna. Gli aspetti di tutela legati alla qualità e fruizione dell ambiente, la salvaguardia delle risorse territoriali primarie e l individuazione delle azioni per il ripristino e l integrazione dei valori paesaggistici e ambientali, sono altresì contenuti nelle indicazioni del PTPR, che rappresenta il quadro di riferimento per la tutela dell integrità fisica e tutela dell identità paesaggistica del territorio. Al fine di costruire un quadro conoscitivo del rischio idraulico si è provveduto a costituire il mosaico dei Piani stralcio approvati o in fase di adozione, redatti dall Autorità di Bacino del Reno. Si sono evidenziate in una cartografia unica, insieme alle zone ad alta probabilità di inondazione desunte dai piani di bacino, le aree ritenute potenzialmente esondabili in quanto localizzate in ambiti morfologicamente depressi rispetto al circostante territorio e vocate a svolgere funzioni di calmierazione delle piene, funzioni e vocazioni peraltro già contemplate anche nel Piano Territoriale Infraregionale. Le condizioni di criticità, desunte dal Rapporto sulle condizioni di sostenibilità delle previsioni urbanistiche dell area vasta Bolognese, evidenziano che la percentuale di aree urbanizzate comprese nelle aree inondate è cresciuta dallo 0,2% del 1955 al 2,9% del 1996 e che le aree a maggior probabilità di ristagno delle acque risultano urbanizzate, al 1996, per una superficie pari al 9% del totale, in confronto all 1% del Indicatori per il monitoraggio d efficacia Il quadro complesso che emerge dall integrazione dei temi di studio e pianificazione relativi all assetto idrogeologico, risulta comunque disomogeneo per la differenza temporale e metodologica delle informazioni acquisite. L integrazione dei temi relativi al 67

5 rischio idraulico, alla valenza ecologico e paesaggistica, rimane materia di studio e ricerca. Nell ottica di espletare l obiettivo della carta unica del territorio, la collaborazione con la pianificazione di bacino e con gli enti di gestione si propone di rendere omogenei lo stato di approfondimento della conoscenza dei fenomeni nei diversi bacini e la metodologia da applicata per la definizione dei dati. Allegati e fonti Tav. B.1.1 Assetto idraulico Contenuti: Al fine di offrire una rappresentazione sintetica dello stato di criticità del sistema, si è prodotta una cartografia esemplificativa (tav. B.1.1 degli allegati tematici), in scala 1: , che sintetizza i principali tematismi a disposizione e rappresenta i Piani di Bacino approvati o in fase di adozione. Fonti: I dati utilizzati derivano da: Piano stralcio per il sistema idraulico Navile-Savena Abbandonato (approvato nel 2000), elaborato da Autorità di Bacino del Reno. Piano stralcio per il bacino del Torrente Samoggia (adottato nel 2001), elaborato da Autorità di Bacino del Reno. Progetto di Piano Stralcio di Bacino per l Assetto Idrogeologico per l asta fluviale del Reno e dei Torrenti Idice, Sillaro, Santerno (adottato nel 2001), elaborato da Autorità di Bacino del Reno. Per quanto attiene l individuazione degli ambiti morfologicamente depressi è stata utilizzata la Carta delle aree morfologiche a differente capacità di smaltimento delle acque di esondazione elaborata per il Rapporto sulle condizioni di sostenibilità delle previsioni urbanistiche dell area vasta Bolognese precedentemente citato. Per quanto riguarda le aree interessate in passato da eventi di inondazione è stato acquisito il dato informatizzato relativo alle aree inondate dal 1951 al 1999, elaborato dal Servizio Provinciale di Protezione Civile. 68

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