Famiglia e politiche familiari. Situazione attuale e previsioni di sviluppo. 1) Cambiamento sociale-familriare e crisi dei regimi di welfare

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1 Famiglia e politiche familiari. Situazione attuale e previsioni di sviluppo. Prof. Gianpiero Dalla Zuanna Professore Straordinario facoltà di Scienze Statistiche Università di Padova 1) Cambiamento sociale-familriare e crisi dei regimi di welfare 2) Prossimità fra le generazioni e welfare 3) I nuovi soggetti a rischio 4) Perché favorire le famiglie con più figli? 5) Come favorire le famiglie con più figli? 6) Quale futuro per le politiche familiari in. Italia? Dalla Zuanna Pag. 1/7

2 Regimi di welfare CONSERVATORE FAMIGLIA STATO MERCATO SOCIALDEMOCRATICO FAMIGLIA STATO MERCATO LIBERALE FAMIGLIA STATO MERCATO Dalla Zuanna Pag. 2/7

3 Welfare state (vs. Warfare state) Nasce per contrastare alcuni rischi storicamente determinati (fra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del Novecento), in una particolare situazione demografica, economica e sociale. 1) molti giovani, pochi anziani 2) gran parte delle famiglie monoreddito, con donne casalinghe 3) poche rotture coniugali 4) tendenziale pieno impiego, con molti lavoratori manuali dell industria, declino dei lavoratori agricoli, lavoro stabile di lungo periodo nella stessa azienda, aumenti sostenuti di reddito pro capite 5) per l Italia: paese di emigrazione 6) per l Italia: i genitori riversano risorse nei figli anche quando questi sono adulti Quindi il welfare, soprattutto in Italia, è nato per garantire i rischi dell impoverimento familiare dovuto alla malattia e alla vecchiaia del marito, quindi: a) grande generosità nelle pensioni (presto e bene), nel pubblico ma anche nel privato specialmente b) pochi istituti visti come diritti individuali (fra le eccezioni: riforma sanità del 1978), molti indirizzati a categorie (legge per le lavoratrici madri, cassa integrazione per gli operai dell industria, pensione per 1 coltivatori diretti...), a causa anche del marcato carattere corporativo e clientelare della società italiana c) pochi istituti centrati sulla formazione dei lavoratori in difficoltà Ma ora il quadro di riferimento è drasticamente cambiato e ancor più sta radicalmente cambiando 1) molti anziani, pochi giovani 2) gran parte delle famiglie con due redditi, con sempre meno tempo per le attività di cura 3) tasso crescente di rotture coniugale, di persone che vivono da sole o in famiglie ricostruite 4) nuova occupazione sempre più concentrata sul settore terziario a basso incremento di produttività con sempre minor continuità nel tempo del posto di lavoro, e precarietà all ingresso. Trade off fra nuova occupazione e salari 5) per l Italia: sempre maggior necessità di manodopera immigrata 6) per l Italia: non cambia la disponibilità dei genitori verso i figli Dalla Zuanna Pag. 3/7

4 Allora per nuovi rischi va creato un nuovo welfare a) meno generosità sulle pensioni: per evitarci un futuro di pensionati poveri e liberare risorse per il. welfare dei giovani, delle coppie con più figli, degli stranieri b) alcuni istituti sono diritti di tutti, non privilegio di alcuni: la salute, la casa, un reddito minimo, avere i figli che si desiderano... Non si tutelano più i deboli tutelando l uomo adulto che lavora, perché il maschio breadwinner con famiglia granitica sta sparendo c) necessità di formazione permanente, per aiutare le persone ad adattarsi agli inevitabili cambi di lavoro. Particolarità italiana (e degli altri paesi dell Europa del Sud): la prossimità residenziale fra generazioni, che ha retto a cambiamenti epocali. Quindi il nuovo welfare va pensato tenendo conto di questa caratteristica del nostro paese: 1) pensando gli interventi per le persone normali che possono contare sulla prossimità di parenti stretti (ad esempio: l esplosione del fenomeno delle badanti, che andrebbe meglio regolamentato, piuttosto che sfavorito) 2) essendo consapevoli che in Italia i poveri più poveri sono i familyless quelli che non hanno parenti stretti: gli anziani senza coniuge e senza figli, gli immigrati senza famiglia; i bambini senza genitori. In conclusione le tre sfide maggiori sono: a) sgombrare il campo all ideologia, evitando di camminare con la faccia rivolta all indietro. Che ci piaccia o no, la società italiana diventerà sempre più multietnica, le donne lavoreranno, sempre di più, le famiglie saranno sempre meno solide, gli anziani saranno sempre più numerosi ( all anno le persone con 70+ anni nei prossimi 20 anni nel Veneto). Il nuovo welfare dovrà misurarsi su queste sfide b) liberare risorse per i giovani, le famiglie, le persone invischiate nei processi di deindustrializzazione. Per farlo é difficile evitare di toccare il nodo pensioni e) creare buon lavoro, capace, a sua volta, di crearne altro. Un buon welfare deve poter contare su un sistema economico forte e dinamico. Dalla Zuanna Pag. 4/7

5 Situazione demografica a Padova Padova 1971 Maschi Femmine 75 e di Padova 2003 Maschi Femmine 100e di Dati ISTAT e Comune di Padova. Elaborazione grafiche Afi Monselice Ma allora perché lo Stato dovrebbe favorire la famiglia con più figli? Possibili risposte 1) per motivi ideologici, perché la comunità nazionale decide che avere figli autoctoni e una priorità importante (è il caso francese). Ma è opportuno che lo stato indirizzi le priorità demografiche delle famiglie? 2) perché le coppie hanno meno figli di quelli che dichiarano di volere. Dalla Zuanna Pag. 5/7

6 Ma un figlio può èssere considerato un diritto? 3) per giustizia distributiva, poiché i genitori con più figli contribuiscono a pagare le pensioni future per i coetanei senza figli. Ma ricevono anche molto dallo stato (scuola e sanità gratuita per i figli, ad esempio) a parità di tutto il resto, i figli delle famiglie più numerose sono sfavoriti nella corsa della vita. Quindi lo Stata dovrebbe intervenire per ristabilire pari opportunità. Di questa possibili motivazioni, solo la quarta mi sembra condivisibile da tutti. E una motivazione di politica sociale più che di politica demografica. A prescindere dalle motivazioni, come si potrebbe, in Italia, favorire le famiglie con più figli? Oltre a politiche indirette (scuola, tempo libero...), necessarie politiche dirette (pubbliche e private) per aiutare i genitori con più figli a: 1) conciliare lavoro e cura dei figli per aumentare il tempo disponibile per i figli 2) abbassare i costi vivi dei figli Quanto ai costi dei figli, ora sono attive: 1) politiche non irrilevanti a favore delle famiglie molto povere con più di due figli: A partire dal gennaio 1999, al mese per 13 mensilità a famiglie con 3+ figli minori con < 36 milioni di reddito annuo ISE miliardi l anno. % famiglie che hanno usufruito di questa misura sul totale delle famiglie con almeno 3 figli minori NORD 14,8 16,2 CENTRO 21,7 23,7 SUD 58,8 64,2 2) Politiche erga omnes, ma poco rilevanti dal p.d.v. quantitativo (agevolazioni fiscali, euro alla nascita dei figli dal secondo in poi) 3) Politiche importanti sui congedi parentali 4) Politiche locali, di vario tipo, anche rilevanti dal punto di vista della spesa (nidi, contributi...) Dalla Zuanna Pag. 6/7

7 Quale futuro per le politiche familiari italiane? 1) Riequilibrare il bilancio generazionale della spesa sociale, ora squilibrata verso gli anziani: Distribuzione spesa sociale nel 2000 (dati Eurostat) Zona dell EU S A C M Italia Esclusione sociale 2,6 1,6 2,3 1,2 0,1 Abitazione 1,5 4,5 0,9 1,0 0,0 Disoccupazione 6,3 6,4 6,1 6,0 1,7 Famiglia e infanzia 12,2 10,0 9,4 4,9 3,8 Disabilità 13,~ 7,4 9,8 7,9 6,0 Sanità 28,9 33,5 26,8 27,9 24,9 Vecchiaia-superstiti 35,0 36,5 44,6 51,2 63,4 Totale %PlL in spesa soc. 26,2 20,5 27,4 23,6 25,2 S: paesi Scandinavi A: paesi Anglosassoni C: Europa Centrale M: paesi Mediterranei Percentuale PIL per pensioni e famiglia ,1 21,6 27,6 25, ,5 3,7 0 Pensioni Media UE Italia Famiglia minori assistenza Totale spesa sociale Fonte: Libro Bianco sul welfare Elabrazione grafica Afi - Monselice 2) Servono misure durature (non solo nel primo anno di vita del figlio) e significative dal punto di vista monetario (che coprino buon parte dei costi vivi di un figlio). Per poter parlare di politiche significative, avvicinando i livelli degli altri paesi europei, è stato calcolato sia necessario spostare almeno 1 punto del PIL (20 mila miliardi di vecchie lire) a favore delle famiglie con più figli. Lo vogliamo fare? E dove trovare i soldi? Sono buone domande per le prossime campagne elettorali. Dalla Zuanna Pag. 7/7

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