Tra gli odori inconfondibili del tartufo, dal prezzo mai come quest anno, inarrivabile,

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1 Tra gli odori inconfondibili del tartufo, dal prezzo mai come quest anno, inarrivabile, e della cioccolata, in una cornice resa particolarmente suggestiva dal sole che illuminava la bella valle circostante, ad Alba con l intervento articolato e propositivo del Sottosegretario alla giustizia On.le Michele Vietti, si è levato ufficialmente il sipario sulla riforma delle procedure concorsuali. Le caratteristiche dell impianto legislativo che viene proposto sulla riorganizzazione dell impresa o sulla sua liquidazione sono state poste al centro di qualificate e numerose attenzioni. L associazione di studi di diritto commerciale albese a fine novembre del 2003 ha riunito intorno al progetto di riforma autorevoli voci di commentatori ed un folto pubblico che ha seguito le varie fasi di un dibattito approfondito e spesso appassionato. Questa rivista si è già occupata nel numero di dicembre delle procedure di superamento concordato della crisi previste dal disegno di decreto delegato, consegnato dalla Commissione di riforma delle procedure concorsuali, al Ministro Roberto Castelli lo scorso ottobre. Viste le richieste pervenuteci, tratteremo ora altre parti qualificanti il programmato impianto normativo. Alle attuali procedure di amministrazione concordata, di concordato preventivo, di fallimento, di liquidazione coatta amministrativa, vengono sostituite le procedure di allerta e di prevenzione; la procedura di composizione concordata della crisi e la procedura di liquidazione concorsuale. Come abbiamo già visto vengono introdotti strumenti per incentivare l imprenditore a dare notizia del proprio stato di crisi ed a predisporre gli strumenti idonei per superarla, prima che intervengano fenomeni di carattere irreversibile. Una significativa novità è costituita dalla facilitazione e dalla 1

2 protezione che la norma intende introdurre in relazione agli accordi tra creditori e debitore al fine di salvaguardare il più possibile e prima possibile il valore complessivo dell impresa nell interesse di tutti. La procedura di crisi viene prevista per tutti i soggetti che esercitino un attività commerciale o industriale, quindi potrà applicarsi anche all imprenditore agricolo, indipendentemente dalle dimensioni della sua impresa e del capitale impegnato nell agricoltura; viene estesa al piccolo imprenditore purchè il suo indebitamento superi una soglia minima; ma anche le grandi imprese potranno, prima di decidere per l amministrazione straordinaria, procedura più complessa prevista dal D. Lgs. N. 270/99, la così detta Prodi bis, chiedere, depositando apposita istanza, l apertura dello stato di crisi e tentare con i propri creditori il superamento concordato nello stato di difficoltà. La gestione dell impresa resterà nelle mani dell imprenditore e come abbiamo visto vengono predisposti appositi incentivi ed ombrelli per sollecitare gli accordi e metterli al riparo poi da epiloghi negativi quali azioni revocatorie dei pagamenti o iniziative penali in relazione agli atti effettuati in esecuzione del piano. In questa prospettiva si colloca un ulteriore previsione di procedura concordata accelerata che costituisce una variante della prima, caratterizzata, sul modello americano della prepackaged reorganization, dalla presentazione della domanda al tribunale quando il debitore ha già raggiunto accordi sul piano di riorganizzazione con la stragrande maggioranza dei suoi creditori. In questo caso, l esame del giudice è molto più sollecito ed i tempi ed i costi della procedura si restringono notevolmente. 2

3 Ma che succede quando la riorganizzazione non raggiunge gli obiettivi e la crisi non viene superata? Laddove non vi siano prospettive di risanamento, non vi sarà altra possibilità che iniziare la procedura di liquidazione dell attivo. Anche questa procedura è caratterizzata da particolari novità. Gli unici soggetti economici ai quali non andrà applicata la procedura di liquidazione concorsuale, saranno gli enti pubblici e le imprese sottoposte all amministrazione straordinaria, così le banche, le assicurazioni, le società di gestione dei mercati regolamentati, ed altri soggetti per i quali norme speciali prevedono forme particolari di liquidazione. La scommessa su cui poggia anche questa riforma è il bilanciamento tra l efficienza e le garanzie, che l ordinamento deve assicurare non solo nei tribunali, ma nel mercato. Infatti i diritti in gioco dei creditori e del loro debitore dovranno ricevere la loro rispettiva tutela in una logica di mercato e non liquidatoria. Così il ruolo del fallito viene reso, all interno della procedura di liquidazione, meno marginale di quanto non lo sia oggi. Le caratteristiche e le funzioni del curatore oggi rese equivoche dalla commistione di compiti e di poteri che spaziano tra quelli del pubblico ufficiale, dell ausiliario del giudice delegato al fallimento, del successore economico del fallito, del terzo rispetto ai contratti posti in essere da quest ultimo e del rappresentante degli interessi dei creditori, con risultati ambigui e deludenti, dalla riforma vengono ridisegnati in una prospettiva e con poteri caratterizzati da autonomie gestionali molto più pregnanti; anche il controllo del Giudice Delegato sugli atti e sull andamento della procedura è più giuridico che economico, egli diviene l arbitro dei contrasti più che l autore di 3

4 scelte imprenditoriali; ma, soprattutto, risulta inspessito e qualificato il compito del Comitato dei creditori, ridenominato Consiglio proprio a sottolineare la acquisita capacità di decidere autonomamente, su richiesta del Curatore, sulla sorte di significativi beni e contratti. Il Consiglio dei creditori verrà chiamato, nella logica della riforma, ad esprimere un parere non più semplicemente consultivo, ma veri indirizzi decisionali per quanto attiene all attività di straordinaria amministrazione. Secondo il progetto di riforma le liquidazioni prive di attivo saranno chiuse immediatamente, senza ulteriore dispendio di energie amministrative e giurisdizionali, mentre nelle altre il curatore dovrà prospettare come primo atto il suo progetto di liquidazione dei beni esistenti precisandone i tempi necessari. In qualsiasi momento, lo stesso debitore, i suoi creditori o anche terzi interessati, potranno presentare un piano di regolazione dell insolvenza alternativo alla liquidazione. Lo scopo di una simile previsione è volto a preservare dalla dispersione quei valori aggiuntivi che sono propri della aggregazione funzionale dei beni aziendali, potenzialità che si perderebbero qualora i singoli componenti venissero collocati sul mercato individualmente. Si pensi per esempio a macchinari che fanno parte di una catena di montaggio che, se privati della loro complessiva capacità produttiva, rischierebbero di essere venduti a peso. Anche nella previsione della riforma il principio dello spossessamento del debitore viene tenuto fermo, ovvero tutti i suoi beni vengono trasferiti nella materiale disponibilità del curatore, ma il suo status complessivo migliora rispetto a quello 4

5 attuale del fallito. L intera materia degli effetti della liquidazione concorsuale per il debitore è stata profondamente rivista poiché costui non è più assoggettato, spesso sine die, alla perdita di diritti economicamente e socialmente significativi, sulla scorta di antiche concezioni di disfavore sociale per la condizione di fallito. Viene introdotto il principio dell esdebitazione, una sorta di liberatoria economica che consegue al pagamento ai creditori di una percentuale minima pari a circa il 20% del totale; cosicché alla chiusura della procedura liquidatoria conseguirà, tranne che nei casi di condotta non collaborativa da parte del debitore, o di pendenza di procedimenti penali per reati fallimentari, o in altre poche e significative ipotesi, la riabilitazione civile. Anche il procedimento attraverso il quale i crediti verranno esaminati dal curatore e dal Giudice delegato per essere ammessi allo stato passivo esce profondamente snellito dalla riforma, che prevede due fasi, cioè una davanti al Giudice Delegato e l altra, in caso di provvedimento di esclusione del credito, davanti al Tribunale competente a giudicare sull opposizione; ambedue tali fasi vengono nel progetto, velocizzate dalla procedura che verrà adottata; anche l opposizione allo stato passivo dovrà rispondere a logiche processuali molto più snelle ed accelerate, prevalentemente documentali, viene evitata la successione dei termini processuali previsti dal codice di rito per esempio per la migliore precisazione delle domande e delle eccezioni, per l ammissione dei mezzi di prova, per il deposito di documenti ecc. 5

6 Ulteriore novità è rappresentata dalla previsione di un termine finale (due anni) entro il quale i creditori dovranno far valere i propri diritti al passivo del fallimento, superato questo termine il credito non potrà più trovare tutela all interno della procedura. E evidente l accelerazione dell intera procedura che consegue all introduzione di tale termine. Tutti i rapporti contrattuali pendenti, così come è già oggi, al momento dell inizio della procedura vengono sospesi ed il curatore ha facoltà di scegliere se proseguire in questi rapporti oppure risolverli. Ulteriore novità attiene al tentativo che attraverso questa legge si vorrebbe realizzare per pervenire alla costituzione di sezioni specializzate in questa importante area del diritto dell economia. Si tende a favorire la costituzione di Sezioni nei vari tribunali composte, quindi, da giudici specificamente preparati nella materia concorsuale, capaci di districarsi tra le problematiche spesso complesse che contraddistinguono il mondo dell impresa, le sue regole ed il suo mercato. Naturalmente, non sarà possibile realizzare ovunque, anche nei piccoli Tribunali, un tale obiettivo, viene indicata così la possibilità della concentrazione di queste procedure nei maggiori tribunali ubicati nei capoluoghi di provincia. Emerge, infatti, la volontà di rinforzare, anche (e specialmente) nell area processuale concorsuale, quelle esigenze di terzietà del giudice che la stessa Corte Costituzionale ha indicato ed il Parlamento ha fatto proprie con la riforma dell art. 111 della Costituzione, rendendo effettiva la regola che impone di distinguere i ruoli e le funzioni del Giudice che autorizza determinate azioni giudiziarie rispetto a colui che è chiamato a deciderle. 6

7 Vanno infatti eliminate situazioni che, per la ristrettezza degli organici giudiziari, vedono lo stesso giudice in posizione di potenziale conflitto, prima chiamato a valutare la fondatezza del giudizio da promuovere e poi deputato a decidere quelle cause da stesso autorizzate e promosse. Anche su tale piano la riforma tende a realizzare quel bilanciamento tra efficienza e garanzie che resta un cardine del processo moderno. Tra le tante notazioni ancora da effettuare va sottolineato che il progetto di riforma inserendosi nell indirizzo europeo, comune alla maggior parte delle legislazioni concorsuali straniere, prevede la possibilità per il debitore civile ovvero il piccolo debitore, che non svolge attività commerciale, di chiedere al Tribunale la liquidazione dei suoi beni e la distribuzione del ricavato tra i suoi creditori con una procedura molto semplice e poco costosa. Naturalmente l importo globale dei debiti dovrà superare una soglia non troppo bassa; ciò nel rispetto dei costi della macchina giudiziaria che viene, anche in questa occasione, messa in moto. Questa possibilità per il privato cittadino, di riconoscere il proprio insuccesso e di concludere facilmente un capitolo infausto della propria esistenza, dal punto di vista giuridico va messa in relazione con l istituto dell esdebitazione, mentre sotto il profilo economico tende a realizzare la finalità di reinserire nel mercato un consumatore smarrito ; infine, sotto il profilo più umano viene così riconosciuto che l insuccesso incolpevole non deve trasformarsi in una condanna permanente. 7

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