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3 Indice Introduzione... 3 Gli autori di questa ricerca... 5 Executive summary... 7 Le medie imprese italiane... 8 Il motore dell economia italiana...10 Crescere nonostante tutto...12 Il cuore dell industria manifatturiera...13 Operatori globali...16 Fucina dell innovazione...18 Il Mittelstand gap...19 Le sfide specifiche delle medie imprese italiane...20 Accesso al credito...20 Gestione delle risorse umane...21 Complessità normative...21 I Leader della crescita...22 Le medie imprese italiane in prospettiva...25 Metodologia...27

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5 Introduzione Trovare il modo per rimettere l economia italiana sulla strada della crescita rappresenta un autentica sfida per economisti, accademici, politici e semplici osservatori. È per questa ragione che ho trovato particolarmente stimolante la prospettiva di realizzare una ricerca finalizzata a individuare ed esplorare i problemi specifici con cui devono misurarsi le medie imprese italiane un segmento dell economia che è riuscito non solo a sopravvivere, ma addirittura a prosperare in un momento in cui le storie di successo appaiono più uniche che rare. Leggendo il rapporto finale salta subito all occhio la rilevanza delle medie imprese in Italia rispetto alle piccole e grandi imprese, soprattutto in termini di produttività, contributo all economia, occupazione e presenza globale. Probabilmente non è un dato che giunge nuovo, perché il successo delle medie imprese è da tempo un argomento al centro dell interesse e del dibattito dell opinione pubblica. Ma l elemento che a mio parere rende particolarmente interessante questo rapporto è che consente di comparare e confrontare le nostre medie imprese con quelle britanniche, francesi e cosa forse più significativa di tutte tedesche. Questa comparazione fra Paesi e questa analisi delle medie imprese europee oltre a consentirci di individuare le aree in cui l Italia riesce e ha una posizione di preminenza, ci fornisce un punto di riferimento per identificare quelle aree in cui siamo meno forti e possiamo imparare dagli altri Paesi europei. Ad esempio, il riconoscimento e l attenzione di cui godono le medie imprese in Germania hanno consentito al Mittelstand di evolversi fino a diventare un gruppo di aziende di élite capace di alimentare l economia tedesca. Immaginiamo quali risultati potremmo ottenere se incoraggiassimo e sostenessimo allo stesso modo le nostre medie imprese: non ho dubbi che saremmo in grado di replicare il successo della Germania. Per noi di GE Capital patrocinare la causa delle medie imprese è concretamente importante: non soltanto perché sentiamo di poter aiutare i nostri clienti che fanno di tutto per crescere perfino nell attuale contesto del dopo-crisi finanziaria, ma anche perché siamo fermamente convinti che queste imprese rappresentano la migliore speranza di una crescita dinamica e sostenibile per l Italia sul palcoscenico nazionale, europeo e globale. Paolo Braghieri CEO, GE Capital Italy 3

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7 Gli autori di questa ricerca Questo rapporto è stato scritto dal professor Ashwin Malshe della ESSEC Business School in collaborazione con i professori Paolo Gubitta, Bruno Parigi e Diego Campagnolo dell Università di Padova. Professor Ashwin Malshe, ESSEC Business School Ashwin Malshe insegna alla ESSEC Business School dal Ha un dottorato in marketing, con particolare attenzione alla finanza e all econometria, conseguito presso la State University of New York di Binghamton. Le sue ricerche si concentrano in primo luogo sull analisi e la misurazione dell impatto della strategia di marketing sui risultati del settore finanziario. Tra gli altri suoi campi di interesse, i rapporti businessto-business, il finanziamento al commercio e il comportamento del consumatore. Professor Paolo Gubitta, Università di Padova Paolo Gubitta (dottorato all Università Ca Foscari di Venezia) è professore di organizzazione aziendale e imprese familiari all Università di Padova. Le sue ricerche sono focalizzate sull organizzazione delle piccole e medie imprese, l imprenditorialità e le società di servizi professionali. Professor Bruno Parigi, Università di Padova Bruno M. Parigi (dottorato alla Rutgers University) è professore di economia all Università di Padova, dove dirige il programma di economia e finanza. I suoi campi di interesse sono il settore bancario e la corporate governance. Professor Diego Campagnolo, Università di Padova Diego Campagnolo (dottorato all Università di Padova) è assistente di organizzazione aziendale all Università di Padova. Le sue ricerche sono focalizzate sull evoluzione dei modelli di business e le strategie di crescita delle piccole e medie imprese. 5

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9 Executive summary Il mercato delle medie imprese rappresenta un segmento piccolo ma significativo del mondo imprenditoriale italiano, un segmento in grado, a nostro parere, di rimettere l economia italiana sui binari della crescita. Anche in questa fase di recessione le medie imprese hanno contribuito al PIL nazionale nella misura di euro per dipendente, molto di più delle grandi ( euro) e delle piccole imprese ( euro). Le medie imprese italiane evidenziano anche una maggiore solidità sul piano occupazionale: hanno creato posti di lavoro in più, mentre le grandi imprese ne hanno tagliati Questi nuovi posti di lavoro equivalgono a un contributo aggiuntivo all economia italiana di 1,12 miliardi di euro. I prodotti di alta qualità, la focalizzazione sul settore manifatturiero e la capacità di espandersi a livello internazionale e di innovare sono i fattori all origine dei successi del segmento delle medie imprese in Italia. Le medie imprese italiane del comparto manifatturiero sono riuscite a ritagliarsi una nicchia per la fabbricazione di prodotti di elevata qualità, capaci di soddisfare nel miglior modo possibile i cambiamenti nelle esigenze dei consumatori. Il risultato è che il made in Italy ormai è sinonimo di offerta di alta qualità in molti settori, fra cui tessile e abbigliamento, calzature e pelletteria, occhiali, moda, cibo, mobili e meccanica. Con un contributo al PIL pari a euro per dipendente, le medie imprese del comparto manifatturiero in Italia sono ancora più produttive delle medie imprese italiane in generale. Non solo: in 20 dei 24 sottosettori del comparto manifatturiero che abbiamo preso in esame, il contributo delle medie imprese al PIL è superiore a quello delle piccole e delle grandi imprese, un dato che attesta il predominio uniforme delle medie imprese nel settore manifatturiero. Da quando l Europa è stata colpita dalla recessione, il 27 per cento delle medie imprese italiane ha registrato un calo sui mercati nazionali nell arco degli ultimi 5 anni. Questo calo è stato compensato con un espansione sui mercati esteri, resa possibile dalla reputazione acquisita di prodotti di alta qualità. Il risultato è che il 30 per cento dei ricavi oggi è generato all esterno dell Unione Europea; e nello stesso periodo di tempo le attività delle medie imprese italiane in Cina sono cresciute del 23 per cento, diversificando il rischio legato alle fluttuazioni della domanda. Le medie imprese italiane di solito operano in settori dove le innovazioni di prodotto sono meno importanti delle innovazioni di processo, normalmente più difficili da brevettare. Eppure le imprese di questo segmento detengono il 48 per cento ( ) di tutti i brevetti detenuti dalle imprese italiane. E all interno di questi brevetti, sei su sette riguardano il comparto manifatturiero. L incessante spinta all innovazione è senza dubbio uno dei fattori di successo delle medie imprese italiane. L accesso al capitale d esercizio rappresenta un grosso problema per le medie imprese. Il capitale d esercizio è il carburante che alimenta le imprese: strategie a lungo termine come innovazione e prodotti di alta gamma necessitano di investimenti costanti, ma oltre un terzo delle imprese italiane non riesce a disporre di un capitale d esercizio sufficiente, e un terzo circa incontra serie difficoltà a ottenere linee di credito dalle banche. Un altro problema decisivo per le medie imprese è rappresentato dall impianto normativo. La politica fiscale italiana è una delle più rigide della zona euro e adempiere agli obblighi tributari può comportare costi piuttosto elevati. Molte imprese finiscono per impiegare una quota considerevole del proprio flusso di cassa in adempimenti burocratici. La difficoltà di accesso al capitale d esercizio e le complessità normative rappresentano ostacoli decisivi per la crescita economica, che le autorità italiane stanno cercando di superare. 7

10 Le medie imprese italiane Fra le quattro maggiori economie europee (Germania, Regno Unito, Francia e Italia, d ora in poi indicati come «UE-4»), l Italia è quella che in questo momento attraversa la situazione economica più grave. Il PIL nazionale secondo le previsioni subirà una contrazione intorno al 2 per cento nel 2012 e dovrebbe crescere di circa lo 0,4 per cento nel 2013, al di sotto della media dell Eurozona (1 per cento) 1. La disoccupazione, che si aggira intorno alla soglia del 10 per cento, ha raggiunto livelli mai visti nell ultimo decennio 2. Il debito pubblico supera il 123 per cento del PIL 3 e fra gli investitori crescono i dubbi sulla capacità del Governo italiano di farvi fronte. Anche il disavanzo di bilancio, del 2 per cento del PIL, rappresenta un problema serio se sommato ai miliardi di euro di debito pubblico 4. In questo contesto poco incoraggiante, abbiamo isolato ed esaminato un segmento piccolo ma significativo del mondo imprenditoriale italiano, un segmento in grado, a nostro parere, di rimettere l economia italiana sui binari della crescita: le medie imprese. L economia italiana è caratterizzata storicamente dalla predominanza della piccola impresa. Quasi il 40 per cento della forza lavoro del settore privato è impiegato in aziende che generano ricavi annui inferiori ai 2,5 milioni di euro. Per gli altri Paesi dell UE-4, questa percentuale si aggira fra il 12 e il 17 per cento. Questa relativa sovrarappresentazione delle piccole imprese nell economia italiana orienta le medie imprese verso dimensioni con minori ricavi, in una fascia fra i 5 e i 250 milioni di euro. Anche se la fascia del segmento medio delle imprese italiane è più ristretta rispetto agli altri tre Paesi dell UE-4 (per esempio in Germania le medie imprese sono comprese fra i 20 e i milioni di euro), si contano in Italia medie imprese, quasi il triplo di quelle esistenti nel Regno Unito e in Germania e il 70 per cento in più della Francia. È un dato che evidenzia la differenza strutturale fra le medie imprese italiane e quelle degli altri Paesi dell UE-4. La prevalenza delle piccole imprese in Italia viene comunemente attribuita a tre ragioni: le leggi sul lavoro, che a partire dagli anni 70 di fatto hanno scoraggiato la crescita; i maggiori margini di manovra nel controllo del reddito per le piccole imprese; le difficoltà incontrate dalle famiglie proprietarie a raccogliere capitale azionario mantenendo al tempo stesso un controllo ferreo sull impresa. 8 1 Eurostat 2 Eurostat 3 Eurostat 4 Bloomberg, (http://www.bloomberg.com/news/ /italy-bondattack-breaches-euro-s-defenses-as-region-s-contagion-worsens.html)

11 Le medie imprese rappresentano meno del 2% delle aziende italiane ma generano oltre il 40% del PIL del settore privato. Contributo delle medie imprese all'economia italiana Numero di imprese Ricavi Dipendenti PIL 1,6% 32,7% 28,3% 41,2% 98,4% 67,3% 71,7% 58,8% Medie Tutte le altre Oltre il 40% del PIL del settore privato è prodotto dall' 1,6% delle imprese italiane Innanzitutto, la regolamentazione del mercato del lavoro in Italia presenta da decenni condizioni di rigidità. L articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, introdotto nel 1970, rende molto difficile per le imprese con più di 15 dipendenti licenziare i lavoratori, con il risultato che le imprese hanno preferito rimanere al di sotto di questa soglia. In secondo luogo, oltre all IRES, l imposta sul reddito delle società, le imprese italiane pagano anche l IRAP, l imposta regionale sulle attività produttive. Attualmente, per la determinazione del reddito imponibile ai fini IRAP non è possibile dedurre il costo del lavoro. L effetto indiretto è quello di limitare la crescita dimensionale delle imprese, perché scoraggia l assunzione di altri dipendenti e incoraggia al contrario l outsourcing. Infine, le imprese a conduzione familiare in alcuni casi si tengono alla larga dagli investitori professionali per paura di perdere il controllo dell impresa e rallentare il processo decisionale. Se si limita l accesso a capitali esterni, è difficile crescere. 9

12 Il motore dell economia italiana Le medie imprese italiane impiegano 5.2 milioni di persone e sono le più produttive tra quelle dei Paesi dell UE-4. Le medie imprese italiane danno lavoro a 5,2 milioni di persone, ossia il 28,3 per cento della forza lavoro del settore privato. In media hanno 85 dipendenti, da un minimo di 30 a un massimo di 500 per impresa. Complessivamente generano ricavi annui per miliardi di euro e possono vantare il livello di ricavi per dipendente ( euro) più alto dell UE-4. Perché le medie imprese italiane sono più produttive delle medie imprese degli altri Paesi dell UE-4? Una fetta importante delle medie imprese italiane è focalizzata sulla produzione manifatturiera specializzata, con prodotti famosi in tutto il mondo per qualità e design. Fra gli esempi più pertinenti c è Nice, che vende i suoi prodotti di domotica in 100 Paesi di ogni parte del mondo, l azienda di abbigliamento Brunello Cucinelli e il produttore di gelati GROM. Brunello Cucinelli Un azienda leader nel settore dell abbigliamento, è cresciuta nell ultimo decennio a un tasso CAGR (tasso di crescita annuale composto) intorno al 23 per cento La Brunello Cucinelli è riconosciuta a livello internazionale per la creatività e la qualità dei suoi prodotti, e questo le ha consentito di raggiungere l anno scorso 155 milioni di euro di ricavi GROM Un azienda che produce e vende al dettaglio gelati di alta qualità; negli 8 anni dalla sua fondazione, nel 2003, è cresciuta con un tasso CAGR di quasi il 90 per cento Nel 2011 i ricavi della GROM hanno toccato i 23 milioni di euro Nice È stata una delle prime aziende a introdurre il design e l estetica nei prodotti di domotica È l azienda in più rapida crescita nel suo settore, con un CAGR del 30 per cento fra il 1993 (quando è stata fondata) e il 2011 (quando ha riportato ricavi per cica 220 milioni di euro) Ha avuto un rendimento migliore dei suoi concorrenti, con un margine operativo lordo del 28 per cento, rispetto alla media del settore di circa il 22 per cento 10

13 Ogni dipendente di una media impresa italiana aggiunge euro al PIL nazionale. Oltre a generare ricavi importanti, le medie imprese italiane forniscono un forte valore aggiunto all economia italiana. Rispetto al contributo medio al PIL nazionale delle medie imprese dell UE-4 (32 per cento), quelle italiane contribuiscono al PIL nazionale per il 41 per cento (237 miliardi di euro). Ancora più impressionante è il dato sulla produttività: ogni dipendente di una media impresa italiana aggiunge euro al PIL nazionale, contro i euro Medie imprese motore di produttività Italia: PIL per dipendente per dimensioni dell'impresa degli altri Paesi dell UE-4, una differenza di euro. La performance è ancora più brillante se la si confronta con le grandi e piccole imprese (incluse le microimprese): le grandi imprese italiane aggiungono euro per dipendente al PIL, e le piccole imprese euro. Le medie imprese italiane si impongono quindi come importanti creatrici di valore. Leader in Europa per produttività Medie imprese: PIL per dipendente Piccole Medie Grandi Francia Germania Italia Regno Unito 11

14 Crescere nonostante tutto Le medie imprese italiane hanno creato nuovi posti di lavoro durante la crisi finanziaria. Uno dei problemi fondamentali dell economia italiana è l alto tasso di disoccupazione, che nel momento in cui viene scritto questo saggio veleggia oltre il 10 per cento. Per una nazione che cerca di uscire da una recessione, è fondamentale ridurre il numero dei senza lavoro. Una comparazione delle variazioni dei livelli occupazionali nelle piccole, medie e grandi imprese italiane sopravvissute alla recente recessione getta luce sulle dinamiche occupazionali che si stanno sviluppando in Italia. Abbiamo messo a confronto la situazione dell occupazione nel 2007, prima dell inizio della recessione, e nel 2010, quando le economie hanno cominciato a stabilizzarsi. Dall analisi emerge che nelle imprese italiane sopravvissute sono andati perduti posti di lavoro, uno schema che si ripete con numeri fin troppo simili in tutti i Paesi dell UE-4. Per contro, le medie imprese sopravvissute hanno creato posti di lavoro Variazione netta dell'occupazione in Italia, imprese sopravvissute in più, e le piccole imprese Ricordiamo che mediamente un dipendente di una media impresa italiana aggiunge euro al PIL nazionale: pertanto, i nuovi posti di lavoro creati dalle medie imprese hanno incrementato il PIL nazionale in questo arco di tempo di circa 1,12 miliardi di euro. Nello schema generale, 1,12 miliardi di euro possono sembrare una somma trascurabile, ma è il caso di sottolineare che si tratta di un contributo marginale, cioè oltre e in aggiunta a quello che le medie imprese già forniscono al PIL italiano. Inoltre, il periodo preso in esame coincide con la peggiore recessione globale da decenni. In questo contesto molto pesante per le imprese, i licenziamenti operati dalle grandi aziende sono stati in linea con le aspettative: queste imprese sono sopravvissute tagliando la forza lavoro. Le medie imprese (e anche le piccole) invece non solo sono sopravvissute, ma sono anche riuscite a incrementare l occupazione. Variazione dell'occupazione nell'ue-4, imprese sopravvissute Piccole Medie Grandi Piccole Medie Grandi Le medie imprese dell'ue-4 hanno creato più di nuovi posti di lavoro durante la crisi finanziaria Le medie imprese italiane hanno creato posti di lavoro in più durante la crisi finanziaria Nello stesso periodo le grandi imprese hanno tagliato quasi 1,5 milioni di posti di lavoro. 12

15 Il cuore dell industria manifatturiera In tutti i Paesi dell UE-4, le medie imprese sono molto attive nel comparto manifatturiero, per effetto della forte vocazione industriale di questi Paesi. In Italia, tuttavia, le medie imprese del settore manifatturiero sono quelle che contribuiscono maggiormente al PIL nazionale. Il settore manifatturiero italiano contribuisce per il 31 per cento al PIL complessivo del settore privato, e oltre la metà di questo 31 per cento (per l esattezza il 59 per cento) viene generato specificamente dalle medie imprese. In Francia, in Germania e nel Regno Unito, invece, le medie imprese contribuiscono solo per un terzo al PIL industriale. Questo dato mette in risalto il ruolo predominante delle medie imprese nel comparto manifatturiero italiano. operano nel comparto manifatturiero sono ancora più produttive: aggiungono al PIL nazionale oltre euro per dipendente, euro in più della media del loro segmento. Per le piccole e le grandi imprese la cifra corrispondente è rispettivamente di e euro per dipendente. È interessante osservare che secondo questo parametro la produttività delle grandi imprese è pari alla metà di quella delle piccole imprese e ad appena un terzo di quella delle medie: è un dato che mette in risalto le macroscopiche inefficienze delle grandi imprese italiane che sembra siano da attribuire alla debolezza dell economia e alla rigidità della normativa del lavoro. Come detto in precedenza, le medie imprese italiane sono estremamente efficienti, con un contributo al PIL nazionale di oltre euro per dipendente. Le medie imprese che Le medie imprese italiane hanno una posizione dominante nel comparto manifatturiero Contributo delle imprese italiane al PIL del settore manifatturiero per dimensioni Contributo al PIL del settore manifatturiero nell'ue-4 16% 25% 58,5% 34% 37,9% 35,7% 59% Piccole e micro Medie Grandi Francia Germania Italia Regno Unito 13

16 Il 59% del valore dei beni e servizi prodotti dal settore manifatturiero italiano è generato da medie imprese. Siamo scesi in profondità nella composizione del settore manifatturiero, analizzando i singoli sottosettori per avere un quadro ancora più chiaro. Abbiamo riscontrato che le macchine da cantiere (per esempio le scavatrici), la metalmeccanica e i prodotti alimentari sono i sottosettori del comparto manifatturiero dove le medie imprese sono più presenti: questi tre sottosettori rappresentano in totale il 37 per cento del contributo delle medie imprese del settore manifatturiero in termini di valore aggiunto lordo. I prodotti chimici, le attrezzature elettriche e la gomma e plastica aggiungono un altro 19 per cento. italiane in termini di valore aggiunto lordo in 20 casi supera quello delle piccole e grandi imprese, a conferma del predominio uniforme delle medie imprese nel comparto manifatturiero. In nessuno degli altri tre Paesi dell UE-4 riscontriamo una supremazia del genere: lì sono le grandi imprese che danno il contributo maggiore in termini di valore aggiunto lordo. Le medie imprese manifatturiere italiane sembrano essere riuscite a ritagliarsi una nicchia per la fabbricazione di prodotti di elevata qualità, capaci di soddisfare nel miglior modo possibile i cambiamenti nelle esigenze dei consumatori. Il risultato è che il made in Italy ormai è sinonimo di alta qualità in molti settori, fra cui tessile e abbigliamento, calzature e pelletteria, occhiali, moda, cibo, mobili e meccanica. In una certa misura, questo effetto «Made in Italy», ampiamente studiato, spiega il ruolo attivo giocato dalle medie imprese italiane nell export; i clienti internazionali che hanno una limitata capacità di discernere a priori la qualità dei prodotti si fidano della consolidata reputazione dell Italia, che il segmento delle medie imprese ha contribuito non poco a costruire. Per concludere, sui 24 sottosettori che abbiamo preso in esame, il contributo delle medie imprese 14

17 Contributo al PIL per sottosettori manifatturieri e dimensioni delle imprese Contributo al PIL delle piccole e grandi imprese Contributo al PIL delle medie imprese 50% 50% 100% Tessile Prodotti chimici Prodotti alimentari Bevande Abbigliamento Gomma e plastica Macchine da cantiere Carta Mobili Altro Attrezzature elettriche Metalmeccanica Pelletteria Metalli di base Legno Minerali non metallici Riparazioni e installazioni Computer ed elettronica Prodotti farmaceutici Stampa Veicoli a motore Attrezzature di trasporto Petrolio Prodotti del tabacco 21% 20% 79% 76% 76% 76% 76% 75% 75% 75% 74% 73% 73% 72% 71% 68% 68% 65% 63% 62% 61% 47% 36% 35% Piccole Grandi Medie Le medie imprese italiane danno un contributo al PIL superiore a quello delle grandi imprese in 20 sottosettori manifatturieri su 24 Microimprese non incluse 15

18 Operatori globali Il 55% delle medie imprese italiane opera a livello globale. La nostra ricerca evidenzia che una maggioranza (il 55 per cento) delle medie imprese italiane opera su scala globale. Anche in Germania la tendenza è analoga: la metà delle medie imprese è attiva sui mercati globali. In Francia e nel Regno Unito, in cambio, solo 41 medie imprese su cento si considerano operatori globali. Nella nostra indagine fra gli alti dirigenti abbiamo riscontrato alcune interessanti tendenze legate al mutamento dell equilibrio fra mercati nazionali e internazionali per le medie imprese. Il 42 per cento delle medie imprese italiane ha registrato un calo dei ricavi sul mercato nazionale ed L'impronta geografica delle medie imprese dell'ue-4 Quale dei seguenti aggettivi descrive meglio il mercato in cui opera la vostra impresa? europeo negli ultimi 5 anni, contro il 16 per cento delle medie imprese tedesche e il 20 per cento di quelle britanniche. Più nello specifico, nello stesso intervallo di tempo il 27 per cento delle medie imprese italiane ha registrato un calo dei ricavi sul mercato nazionale. Per contro, il 30 per cento dei ricavi di questo segmento oggi viene generato all esterno dell Unione Europea e le attività in Cina nello stesso periodo sono cresciute del 23 per cento. Francia Germania Italia Regno Unito 29% 5% 41% 19% 3% 51% 12% 13% 55% 24% 12% 41% 27% 20% 25% 23% Globale Paneuropeo Nazionale Locale/regionale Le medie imprese italiane hanno un raggio d'azione globale 16

19 Il 30% dei ricavi delle medie imprese italiane proviene da mercati extra-ue. Le medie imprese italiane sono più globali rispetto alle loro colleghe europee, ma potrebbe trattarsi di una caratteristica delle imprese italiane in generale. Per appurare la cosa abbiamo messo a confronto grandi imprese italiane con imprese di dimensioni analoghe in Francia, Germania e Regno Unito e abbiamo scoperto che in questi tre mercati la percentuale di grandi imprese che si considerano aziende globali si attesta fra il 69 e il 75 per cento, contro il 59 per cento delle grandi aziende italiane. La conclusione è che probabilmente le medie imprese italiane si impegnano maggiormente per diventare globali. Ricavi derivanti da attività extra-ue 30% 24% 25% 17% Francia Germania Italia Regno Unito Le medie imprese italiane pensano globale Perché le medie imprese italiane si sono orientate alla globalizzazione? L effetto «Made in Italy» senza dubbio contribuisce molto a questa avanzata presenza globale dell Italia. Si aggiunga che il mercato interno italiano tendenzialmente è meno sviluppato di quello degli altri Paesi europei, e questo genera un incentivo all espansione globale. Le aziende specializzate sono riuscite ad adeguare il loro modello di impresa e a entrare nella catena logistica globale grazie a investimenti adeguati nelle capacità di progettazione, che le hanno messe in condizione di creare e consolidare rapporti con clienti internazionali. 17

20 Fucina dell innovazione Le medie imprese possiedono il 48% di tutti i brevetti detenuti da imprese italiane. Nel nostro rapporto sull UE-4 emerge il ruolo delle medie imprese come motori di innovazione. Per misurare l innovazione abbiamo usato i dati esistenti disponibili relativi al numero di brevetti di proprietà di queste aziende e abbiamo riscontrato che le medie imprese possiedono il 48 per cento ( ) di tutti i brevetti detenuti da imprese italiane. È una percentuale molto più alta della media dell UE-4 (37 per cento) e indica che in Italia le medie imprese sono il motore fondamentale dell innovazione, facendo leva su processi formali di innovazione perfino in settori caratterizzati da approcci più informali, basati su innovazioni estetiche e di design. Aggiungiamo che sei brevetti su sette, fra quelli detenuti dalle medie imprese italiane, provengono dal comparto manifatturiero, a ulteriore conferma del ruolo predominante di questo settore in Italia. Tuttavia, in termini reali, le medie imprese italiane sono meno innovative rispetto a quelle tedesche, britanniche e francesi. Per esempio, le medie imprese tedesche, con quasi brevetti, detengono una quantità di brevetti oltre tre volte e mezzo superiore a quella detenuta dalle medie imprese italiane. Basandosi sui dati dell inchiesta è difficile individuare con esattezza il motivo di questo ritardo delle imprese italiane rispetto a quelle dell UE-4. Una possibile ragione, fra le tante, è che in Italia molte medie imprese operano nel settore del lusso e dei prodotti di design (per esempio abbigliamento, calzature, tessile, mobili e occhiali), dove l innovazione tradizionalmente verte più sul design e sull estetica che sulla tecnologia. Dato il breve ciclo vitale di questi prodotti, la protezione a lungo termine garantita dai brevetti non ha senso. Inoltre, le medie imprese italiane tendono a operare in settori dove l innovazione di processo può essere più importante dell innovazione di prodotto. E bisogna tener conto che solo le innovazioni di prodotto sono brevettabili. Brevetti detenuti da imprese italiane Brevetti detenuti dalle medie imprese in tutti i Paesi dell'ue-4 28% % 24% Piccole e micro Medie Grandi Francia Germania Italia Regno Unito Le medie imprese sono la linfa vitale dell'innovazione italiana......ma sono indietro rispetto alle medie imprese dell'ue-4 18

21 Il Mittelstand gap: il ritardo delle medie imprese italiane sulla Germania Nell analisi parallela che abbiamo condotto sulle medie imprese tedesche è stato sorprendente in particolare osservare la sicurezza nei propri mezzi dei Top Manager. Abbiamo chiesto loro di assegnare un punteggio alla propria impresa rispetto a 10 parametri collegati all eccellenza gestionale, che coprivano aree funzionali come la finanza, il marketing e la gestione. I Top Manager delle medie imprese tedesche hanno detto che le loro aziende sono gestite meglio delle grandi imprese in 8 parametri su 10. Un dato in netto contrasto con quello italiano, dove i dirigenti hanno fornito una risposta di questo genere sono in 2 parametri su 10. La capacità delle medie imprese tedesche di pianificare e realizzare la crescita attraverso l eccellenza operativa risulta pertanto particolarmente istruttiva. Per evidenziare il contrasto abbiamo eseguito un analisi comparata che dimostra il costoopportunità di questo ritardo delle imprese italiane rispetto alla Germania. In una simulazione what-if ci siamo chiesti che cosa sarebbe successo se dal 2009 a oggi le medie imprese italiane avessero tenuto gli stessi ritmi di crescita di quelle tedesche. Stiamo parlando di due economie che, anche se dissimili sotto molti aspetti, sono entrambe di grosse dimensioni, globali e fortemente orientate all export. Se tra il 2009 e il 2012 le medie imprese italiane avessero seguito la stessa traiettoria di crescita di quelle tedesche, avrebbero generato 69 miliardi di euro in più di fatturato e creato oltre posti di lavoro. Inoltre, le esportazioni italiane sarebbero cresciute del 10,7 per cento, con 9,7 miliardi di euro di export in più verso Cina, India e America Latina. Sono cifre che danno da pensare: fornire un convinto supporto alle medie imprese per metterle in condizioni di far fronte ai loro problemi imprenditoriali avrebbe impresso una forte spinta all economia italiana per tornare a crescere. 19

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