L uomo-paguro: l evoluzione biologica, l evoluzione tecnologica.

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1 L uomo-paguro: l evoluzione biologica, l evoluzione tecnologica. ÍâÑ La parola verità scritta in Ebraico. Secondo la Yetsirah è la parola da scrivere sulla fronte del Golem per dargli vita. Tesi di maturità scientifica di Giovanni Spitale, Liceo scientifico Jacopo Da Ponte, classe 5^C.

2 INDICE Introduzione 3 Breve storia della macchina Roma antica Il problema del ritardo tecnologico 4 Sequere naturam 4 Non causas indagare dubias 5 Il grande salto Doverosa premessa 5 Le origini dell industrializzazione 6 Perché l Inghilterra? 6 Le nuove macchine 7 Vita di fabbrica 7 L entusiasmo Il futurismo L esaltazione della macchina 9 Il feticismo contemporaneo giapponese Shinya Tsukamoto 10 Gundam 10 Evangelion 11 Il rifiuto Il degrado Una visita in fabbrica 11 La macchina soppianta l uomo? Evoluzione 12 Apocalisse? 13 Una mano che gira una manovella 14 Il cinema tedesco degli anni 20: Metropolis 15 Il paradosso finale La macchina crea l uomo Brave New World 16 Conclusione 17 Immagini 18 2

3 Introduzione L'uomo alla superficie è soltanto l'uomo. Non appena gli si leva la pelle, e lo si disseziona, si scopre la macchina. Paul Valere Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno. Albert Einstein Una macchina può fare il lavoro di cinquanta uomini ordinari, ma nessuna macchina può fare il lavoro di un uomo straordinario. Elbert Hubbard Non è facile definire la natura del rapporto tra l uomo e la macchina. Da quel lontano giorno in cui, nelle aride savane dell Africa, un nostro antenato utilizzava un bastone o forse un sasso per compiere un lavoro che altrimenti non sarebbe stato alla sua portata, nulla è più stato lo stesso. Quel giorno l uomo fece il primo passo sul sentiero della ribellione ad una natura tiranna che governava la sua esistenza intera, dalla nascita alla morte, senza possibilità alcuna di rivalsa. L uomo smetteva di subire, si sottraeva alla selezione naturale, supplendo con l intelligenza alle sue mancanze fisiche: pietre affilate in luogo di artigli e denti, pelli d animale per combattere i rigori del clima, pali e pertiche per arrivare più in alto o più lontano di quanto non potessero fare le braccia. Molto è cambiato da quei tempi in cui ancora non esistevano parole per raccontare il progresso dell uomo, innumerevoli e grandi sono state le scoperte e le invenzioni che hanno sconvolto per sempre le sorti della nostra vita e della nostra storia. Nonostante oggi l uomo grazie alle sue macchine riesca a viaggiare a velocità supersoniche, a produrre sofisticatissimi oggetti, a colonizzare ambienti estremamente ostili alla sua esistenza (come ad esempio le profondità oceaniche, il gelo dei poli, addirittura il cielo) o ad indagare scientificamente le origini e la natura di se stesso e dell universo intero, il nostro modo di fare rimane identico a quello che usavamo nell alba dei tempi per rompere noci: costruiamo qualcosa che faccia quello che a noi è precluso. In questo senso ho dato a questo lavoro un titolo bizzarro come l uomo paguro. Il motivo che mi ha spinto a sceglierlo è presto detto: il paguro è l unico appartenente alla classe dei malacrostacei che non possiede un suo carapace. Per proteggere il suo addome molle è costretto ad utilizzare altre conchiglie che trova vuote. Non è quindi troppo azzardato paragonare un simile comportamento a quello dell uomo che, come già detto, supplisce alle sue mancanze con altri mezzi. E mia intenzione raccontare in queste poche pagine una lunga storia, nella quale ogni essere umano, senza esclusione, figura come attore. Parlerò del rapporto profondo ed inscindibile che lega l uomo alla sua creatura, in un percorso che si snoda nei secoli, tra passato, presente e futuribile. Per la natura complessa dell argomento e per la difficoltà insita nello scrivere di macchine e uomini essendo io un uomo che scrive con una macchina (conosce meglio l acquario il pesce che ci vive dentro o noi che possiamo girarci attorno ed osservarlo da diverse prospettive?) la mia trattazione potrebbe non risultare sempre chiara, lineare, obiettiva: farò comunque del mio meglio nel desiderio di produrre un documento che si possa definire valido. Mi auguro inoltre che nella lettura di questo testo possiate far vostro un saggio consiglio del vecchio Voltaire, che pressappoco diceva Giudicate un uomo dalle sue domande piuttosto che dalle sue risposte. 3

4 Breve storia della macchina Roma antica Il problema del ritardo tecnologico La civiltà latina ci ha lasciato mirabili tracce del suo passaggio sul mondo: gloriosi poeti, filosofi, retori, scritti di diritto esemplari, meravigliose opere d arte. Tuttavia, in questo sterminato panorama di opere d ingegno, poco posto trovano le macchine, la tecnologia e la scienza. Tale squilibrio viene a volte spiegato attribuendone l origine allo spirito concreto e pragmatico della civiltà romana, che mal si sarebbe conciliato con la sperimentazione scientifica ed il volo di Icaro. Tale spiegazione non tiene però conto del fatto che un simile modo di vedere la realtà avrebbe dovuto invece favorire l impiego della tecnologia, che della scienza è l immediata applicazione. Ma come si può spiegare allora il ritardo tecnologico che ha caratterizzato Roma antica? Sequere naturam Le motivazioni più plausibili del mancato sviluppo tecnico scientifico della latinità sono da ricercarsi nel modo di pensare dell epoca: era infatti opinione diffusa che il lavoro manuale (indubbiamente indispensabile alla costruzione ed alla sperimentazione di nuove macchine) non fosse degno di uomini di cultura: ciò si può chiaramente desumere da un passo delle Senecane Epistulae ad Lucilium 1. [11] In illo quoque dissentio a Posidonio, quod ferramenta fabrilia excogitata a sapientibus viris iudicat; isto enim modo dicat licet sapientes fuisse per quos tunc laqueis captare feras et fallere visco inventum et magnos canibus circumdare saltus. Omnia enim ista sagacitas hominum, non sapientia invenit. [12] In hoc quoque dissentio, sapientes fuisse qui ferri metalla et aeris invenerint, cum incendio silvarum adusta tellus in summo venas iacentis liquefacta fudisset: ista tales inveniunt quales colunt. [13] Ne illa quidem tam subtilis mihi quaestio videtur quam Posidonio, utrum malleus in usu esse prius an forcipes coeperint. Utraque invenit aliquis excitati ingenii, acuti, non magni nec elati, et quidquid aliud corpore incurvato et animo humum spectante quaerendum est. Sapiens facilis victu fuit. Quidni? cum hoc quoque saeculo esse quam expeditissimus cupiat. [14] Quomodo, oro te, convenit ut et Diogenen mireris et Daedalum? Uter ex his sapiens tibi videtur? qui serram commentus est, an ille qui, cum vidisset puerum cava manu bibentem aquam, fregit protinus exemptum e perula calicem <cum> hac obiurgatione sui: 'quamdiu homo stultus supervacuas sarcinas habui!', qui se conplicuit in dolio et in eo cubitavit? [15] Hodie utrum tandem sapientiorem putas qui invenit quemadmodum in immensam altitudinem crocum latentibus fistulis exprimat, qui euripos subito aquarum impetu implet aut siccat et versatilia cenationum laquearia ita coagmentat ut subinde alia facies atque alia succedat et totiens tecta quotiens fericula mutentur, an eum qui et aliis et sibi hoc monstrat, quam nihil nobis natura durum ac difficile imperaverit, posse nos habitare sine marmorario ac fabro, posse nos vestitos esse sine commercio sericorum, posse nos habere usibus nostris necessaria si contenti fuerimus iis quae terra posuit in summo? Quem si audire humanum genus 1 SENECA, Epistulae ad Lucilium, XC,

5 voluerit, tam supervacuum sciet sibi cocum esse quam militem. [16] Illi sapientes fuerunt aut certe sapientibus similes quibus expedita erat tutela corporis. Simplici cura constant necessaria: in delicias laboratur. Non desiderabis artifices: sequere naturam. Particolarmente rilevanti ai fini della considerazione che Seneca avesse delle attività manuali sono i passi [14] e [16], in cui Seneca prima propone un confronto tra il cinico Diogene e l ingegnoso Dedalo, ribadendo in conclusione che «il necessario richiede semplici fatiche» e di «non desiderare artigiani» ma di «seguire la natura». Con tali affermazioni Seneca sancisce il primato della vita contemplativa sull affannoso industriarsi per vivere meglio, facendo proprie le convinzioni del già citato Diogene che «quando vide un ragazzino bere l acqua nel cavo della mano, subito trasse la tazza dalla borsa e la ruppe». Non causas indagare dubias L esaltazione della vita semplice e contemplativa non è però la sola prova della distanza che intercorreva tra i Romani e le scienze naturali. Emblematiche in questo senso sono le convinzioni di Plinio il Vecchio, forse il più grande naturalista di Roma antica, che afferma chiaramente nella sua Naturalis Historia che «nobis propositum est naturas rerum manifesta indicare, non causas indagare dubias». 2 Tale ottica lo porta a considerare ogni scoperta scientifica come una rivelazione, un pezzo di sé che la natura (vista quasi come entità pensante caratterizzata da una propria volontà) decide di concedere all uomo. Traccia di ciò si trova fin dalla prefazione della Naturalis Historia, ove Plinio afferma che la sua opera consta di trentasei volumi «adiectis rebus plurimis, quas [ ] postea invenerat vita». 3 Il grande salto Doverosa premessa Lunghi secoli punteggiati di innumerevoli scoperte ci separano dai tempi in cui Roma faceva sentire la sua influenza in tutto il mondo conosciuto, anni punteggiati di scoperte e di invenzioni, troppe persino da enumerare qui. La visione che l uomo aveva della macchina e della tecnologia ne è risultata profondamente mutata, fino a giungere a quella contemporanea. Tuttavia ai fini di questa trattazione non è possibile ignorare o trattare con superficialità una serie di eventi più recenti che hanno letteralmente sconvolto il mondo, portandolo ad assumere le caratteristiche con cui oggi lo conosciamo. Mi riservo perciò di non parlare del medioevo, del genio di Leonardo e di altri personaggi il cui ingegno rimase comunque isolato faro di scienza in un mondo buio il cui progresso avanzava a passi zoppi e strascicati, di Galileo o di Colombo. Spero possiate tollerare questa mia ellissi dovuta all impossibilità materiale di produrre una tesi di almeno cento pagine. 2 PLINIO IL VECCHIO, Naturalis Historia, XI, 8. 3 PLINIO IL VECCHIO, Ivi, Praefactio 5

6 Le origini dell industrializzazione Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo prese l avvio in Inghilterra un complesso fenomeno denominato rivoluzione industriale. Con tale termine viene usualmente indicato un profondo ed irreversibile cambiamento delle forme di produzione e di sostentamento. In un arco di tempo relativamente breve il precedente assetto economico fondato in gran parte sull agricoltura (si pensi che stando a stime contemporanee nell inghilterra di fine 600 circa l 80% della popolazione viveva nei campi e dei prodotti dei campi) fu sostituito da una fase di sviluppo economico senza precedenti, caratterizzata inoltre da una graduale ma continua crescita della popolazione, ad onta delle leggi malthusiane 4 che si credevano immutabili. Il passaggio dalla tradizionale economia agricolo-artigianale ad una economia industriale fondata sulla macchina cominciò a verificarsi in Inghilterra, affermandosi poi gradatamente anche nel continente europeo, avviando quella complessa trasformazione dell organizzazione sociale, politica, culturale ed addirittura comportamentale che ad oggi caratterizza le aree sviluppate del pianeta, influenzando pesantemente quelle arretrate. Per tutti questi motivi la rivoluzione industriale ha assunto agli occhi dello storico un forte valore periodizzante, diventando punto d inizio della cosiddetta età contemporanea. Perché l Inghilterra? In oltre un secolo di dibattiti la storiografia s è interrogata sulle cause del primato inglese nell introduzione del nuovo sistema economico. Alla fine del XVII secolo l Inghilterra non era molto diversa dal resto d Europa: come già detto l 80% circa degli abitanti si occupava di agricoltura, le attività industriali erano principalmente quelle tessili, organizzate su scala domestica e per tanti versi affini all artigianato. In tutti i rami della produzione una notevole parte era destinata all autoconsumo, e anche quanto veniva commercializzato entrava in un mercato estremamente ristretto, regionale o addirittura locale. Le possibilità di scambio erano infatti estremamente limitate dalla distanza dei centri abitati, sparsi disomogeneamente sul territorio, e dalla scarsità delle vie di comunicazione interne. La ricchezza individuale, quella nazionale e la loro distribuzione subivano quindi variazioni minime in intervalli di tempo secolari. Inoltre lo sviluppo sembrava scontrarsi con l insormontabile problema delle fonti energetiche, al tempo acqua, animali, aria e lavoro umano. Nonostante tutte queste somiglianze con la situazione europea l Inghilterra conseguì e mantenne a lungo il primato industriale. A rendere possibile ciò furono alcune sottili ma determinanti differenze con il continente: L Inghilterra, oltre ad una poderosa flotta mercantile e da guerra, era popolata da cittadini intraprendenti dallo spiccato spirito commerciale, senza parlare del organizzazione politica o dell aumento della popolazione. Nel corso del XVIII secolo l Inghilterra rafforzò la sua posizione commerciale su scala mondiale, fino ad arrivare, a fine secolo, a ricavare il 15% del reddito nazionale dalle esportazioni. L abbondante flusso di ricchezza straniera e la politica del governo tesa a diminuire il potere delle grandi compagnie mercantili favorirono la ribalta di uomini nuovi nel settore e ben disposti all investimento ed alla libera iniziativa. Era questo l archetipo dell industriale capitalista. Alla componente umana s aggiunse la componente meccanica: basta considerare il numero di brevetti registrati per comprendere l immane quantità di nuove tecnologie messa a disposizione delle industrie. Prima del 1760 venivano registrati una media di 12 brevetti l anno, ma furono 64 nel 1783, 85 nel 1792, 107 nel 1802 e addirittura 250 nel MALTHUS, THOMAS ROBERT: Economista inglese secondo il quale l aumento della popolazione seguiva una progressione geometrica, mentre quello delle risorse alimentari una progressione aritmetica 6

7 Le nuove macchine Le più importanti invenzioni di questo periodo riguardarono il settore tessile (favorito dalla possibilità di importare grandi quantità di cotone) e quello metallurgico, che avrebbero conosciuto il maggior tasso di sviluppo. Una delle innovazioni più ingegnose fu ad esempio il telaio meccanico, che attraverso successive migliorie arrivò a permettere ad un solo operaio di manovrare alcune migliaia di fusi. L invenzione che ebbe gli effetti più sconvolgenti fu però un altra: la macchina a vapore, brevettata da James Watt nel 1769 mise a disposizione delle neonate industrie una quantità enorme di energia a prezzi irrisori. Da ciò derivò l ampia e capillare diffusione delle industrie, con il loro successivo raccogliersi in agglomerati urbani che cambiarono radicalmente la concezione ed il paesaggio delle città. Si trova una accurata descrizione di ciò in Hard Times 5, romanzo scritto da Charles Dickens nel 1854: It was a town of red brick, or of brick that would have been red if the smoke and ashes had allowed it; but as matters stood, it was a town of unnatural red and black like the painted face of a savage. It was a town of machinery and tall chimneys, out of which interminable serpents of smoke trailed themselves for ever and ever, and never got uncoiled. It had a black canal in it, and a river that ran purple with ill-smelling dye, and vast piles of building full of windows where there was a rattling and a trembling all day long, and where the piston of the steamengine worked monotonously up and down, like the head of an elephant in a state of melancholy madness. It contained several large streets all very like one another, and many small streets still more like one another, inhabited by people equally like one another, who all went in and out at the same hours, with the same sound upon the same pavements, to do the same work, and to whom every day was the same as yesterday and to-morrow, and every year the counterpart of the last and the next. These attributes of Coketown were in the main inseparable from the work by which it was sustained; against them were to be set off, comforts of life which found their way all over the world, and elegancies of life which made, we will not ask how much of the fine lady, who could scarcely bear to hear the place mentioned. Vita di fabbrica Il raccogliersi delle fabbriche in grandi centri urbani diede origine al fenomeno dell inurbamento: grandi masse contadine, attirate dalla prospettiva di un guadagno sicuro (e private del reddito delle attività artigianali casalinghe, non in grado di competere con le produzioni industriali) si spostarono dalla campagna alla città, lasciando la vita contadina per dedicarsi al lavoro nei nuovi opifici. I neonati sobborghi cittadini abitati dagli operai erano spesso e volentieri dei veri e propri ghetti, slums per dirla all inglese, dove migliaia di persone convivevano in condizioni igienico-sanitarie disastrose, spesso abitando cantine umide, soffitte gelide d inverno e roventi d estate o baracche messe in piedi con i materiali più disparati. All interno delle fabbriche le cose non andavano meglio: le giornate di lavoro duravano tra le dodici e le sedici ore, trascorse in ambienti assolutamente malsani: Leon Faucher 6, parlando degli operai smerigliatori di Sheffield affermava che raramente, anche se vigorosi, costoro superavano la fatale soglia dei trentacinque anni. Nelle fabbriche tessili invece la prassi iniziava a stabilire quanto la legge inglese avrebbe confermato il 27 febbraio 1812 con il framebreaking bill. Nelle fabbriche tessili migliaia di uomini, donne e bambini respiravano un aria tenuta umida perché le macchine non spezzassero il filato. Con ciò l uomo diventava acces- 5 CHARLES DICKENS, Hard Times, Gutenberg Project, LEON FAUCHER, politico francese vissuto nella prima metà del XIX secolo. Primo ministro dal 10 aprile al 2 dicembre

8 sorio intercambiabile di importanza subordinata a quella dei telai e del cotone. Tuttavia non tutti gli uomini restavano in silenzio davanti ad un simile svilimento del valore della vita: è il caso dei cosiddetti ludds, i luddisti, che combattevano attivamente il dilagante potere della macchina e dell industriale. Spesso si favoleggia attorno al fondatore del movimento, un tal Ned Ludd che si dice avesse distrutto un telaio a mani nude. In realtà Ned Ludd non è mai esistito: era un nome inventato dagli abitanti dei villaggi per depistare il generale Maitland, incaricato di bloccare le incursioni dei distruttori di mecchine. Altri leader che scrissero lettere di burla, di minaccia o di richiesta si firmavano Mr. Pistol, Lady Ludd, Peter Plush, General Justice, No King, King Ludd e Joe Firebrand. Per interrompere la rivolta armata degli uomini che cantavano Distruggiamo il Re Vapore, il Selvaggio Moloc 7 venne quindi approvato il già citato framebreaking bill che sostanzialmente stabiliva la pena con cui punire i distruttori di macchine: Morte. Un altra via per tentare di migliorare la situazione del proletariato urbano fu tentata dal filosofo tedesco Karl Marx, che nel suo saggio del 1847 Lavoro salariato e capitale 8 espone chiaramente quali siano le condizioni a cui un operaio si debba piegare per poter vendere il proprio lavoro al proprietario di una fabbrica. Nella misura, dunque, in cui il lavoro diventa tedioso e privo di soddisfazioni, nella stessa misura aumenta la concorrenza e diminuisce il salario. L operaio cerca di conservare la massa del suo salario lavorando di più, sia lavorando più ore, sia producendo di più nella stessa ora. Spinto dal bisogno, egli rende ancora più gravi gli effetti malefici della divisione del lavoro. Il risultato è il seguente: più egli lavora, meno salario riceve, e ciò per la semplice ragione che nella stessa misura in cui egli fa concorrenza ai suoi compagni di lavoro, egli si fa di questi compagni di lavoro altrettanti concorrenti, che si offrono alle stesse cattive condizioni alle quali egli si offre, perché, in ultima analisi, egli fa concorrenza a se stesso, a se stesso in quanto membro della classe operaia. Le macchine portano agli stessi risultati su una scala molto più vasta, perché sostituiscono operai qualificati con operai non qualificati, uomini con donne, adulti con ragazzi, perché le macchine là dove vengono introdotte per la prima volta gettano sul lastrico masse enormi di operai manuali, e dove vengono migliorate e perfezionate, sostituite ad altre più redditizie, provocano il licenziamento degli operai a gruppi più piccoli. Abbiamo già tracciato a grandi tratti il quadro della guerra industriale fra capitalisti; questa guerra ha come carattere specifico che le battaglie in essa vengono vinte meno con l arruolamento di nuove armate di operai che con il loro licenziamento. I comandanti, i capitalisti, fanno a gara a chi può licenziare il maggior numero di soldati dell industria. È vero che gli economisti ci raccontano che gli operai resi superflui dalle macchine trovano lavoro in nuove branche dell industria. Essi non osano sostenere direttamente che gli stessi operai che vengono licenziati trovino un rifugio in nuovi rami di lavoro. I fatti gridano troppo forte contro questa menzogna. Essi si limitano ad affermare che per altre parti costitutive della classe operaia, per esempio per quella parte della giovane generazione operaia che era già pronta a entrare nel ramo dell industria rovinato, si apriranno nuovi campi di impiego. Ciò costituisce, evidentemente, una grande soddisfazione per gli operai colpiti. Ai signori capitalisti non mancheranno carne e sangue freschi da sfruttare; si lascerà che i morti seppelliscano i loro morti. È questo un conforto che i borghesi concedono più a se stessi che agli operai. Se tutta la classe dei salariati fosse distrutta dalle macchine, che cosa terribile per il capitale, il quale senza lavoro salariato cessa di essere capitale! Ma supponiamo pure che gli operai, che le macchine hanno eliminato dal lavoro direttamente, e tutta quella parte della nuova generazione, la quale già era in attesa di essere assunta in quel ramo, trovino una nuova occupazione. Credete voi che tale occupazione sarà retribuita come quella che è andata perduta? Ciò sarebbe in contraddizione con tutte le leggi dell economia. Abbiamo visto come 7 Da un inno di battaglia luddista 8 KARL MARX, Lavoro salariato e capitale, V 8

9 l industria moderna tenda sempre a sostituire a una occupazione complessa, superiore, una occupazione più semplice, di ordine inferiore. Come potrebbe dunque una massa di operai, che le macchine hanno espulso da una branca dell industria, trovare rifugio in un altra, a meno che non sia pagata peggio, con un salario inferiore? L entusiasmo Il futurismo Il culto della macchina Le reazioni verso la macchina e l industrializzazione non furono le stesse in ogni ambiente ed in ogni epoca. Nei primi anni del 900, mentre in Europa fiorivano le prime avanguardie, veniva a formarsi un movimento che era principalmente caratterizzato dal rifiuto assoluto delle regole tradizionali in ogni campo: innanzitutto le opere di questo gruppo erano caratterizzate da una inestricabile compenetrazione di generi che rendevano difficile la classificazione di un prodotto artistico. La loro era una nuova sintassi, le stesse parole perdevano il loro valore di etichette della realtà, diventando esse stesse oggetti, suoni evocatori. Questo gruppo contestava le stesse regole della morale e della civile convivenza, proclamando il culto della violenza intesa come fonte di rinnovamento, nonché come punto di stacco da tutto ciò che rappresentava il passato (considerato inevitabilmente vecchio, superato e quindi risibile ed eliminabile). Dalla distruzione dei vecchi valori operata dai futuristi iniziarono ad emergere dei nuovi dei che andassero a sostituire quelli del passato. In primis venne a formarsi il culto della macchina. Cosa poteva altrimenti essere l emblema di un movimento che faceva della scissione dal passato la sua missione, se non la macchina, prodotto recentissimo dell ingegno e della forza dell uomo? Cosa meglio della macchina si poteva contrapporre al sentimento ed alla natura, credo degli ormai superati romantici? Nel Manifesto del Futurismo, scritto da Filippo Tommaso Marinetti, leader carismatico del gruppo, e pubblicato nel 1909 (il 20 febbraio per la precisione) sul quotidiano Francese Le Figaro si legge a chiare lettere quale sia la concezione che i futuristi hanno della macchina: Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall alito esplosivo...un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia. [ ]Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell assoluto, poiché abbiamo già creata l eterna velocità onnipresente. 9 Ancora più avanti si spingevano le tesi di Mario Morasso, saggista ed ideologo che già nel 1905 anticipò molti atteggiamenti del futurismo, confidando nell affermarsi di una morale superomistica, aristocratica, individualista, capace di instaurare un dispotismo di classe e di Stato e di superare la mediocrità borghese grazie ad intellettuali che, esaltando la guerra, avrebbero affrettato il costituirsi di una civiltà superiore. La macchina avrebbe determinato l affermarsi di nuovi valori, legati al rischio, alla velocità, alla potenza, al coraggio ed al desiderio di eccellere. La macchina stessa diviene per la prima volta entità senziente, dotata anch essa di qualcosa di simile al soffio vitale : 9 FILIPPO TOMMASO MARINETTI, Manifesto del Futurismo 9

10 E per questo io qui ti esalto e ti consacro milite della imperiale civiltà futura, o Wattman (è il moderno uomo della macchina, colui la cui presenza si misura in Watt, come quella di qualsiasi altra forza motrice) poiché da te mi è venuta la rivelazione di una verità fulgida come il lampo che tu scocchi dai tuoi ordigni. Come la macchina è l ereditiera dell arme, e dell arme ha assunto la virtù, lo spirito e l ufficio, così l officina lo è del campo e della fortezza, così il Wattman del guerriero. 10 Il feticismo contemporaneo giapponese Shinya Tsukamoto Il pensiero di Morasso e più in generale del futurismo, nonostante la sua incoerenza e l ostracismo dovuto all adesione al partito fascista non ha cessato di far sentire la sua influenza: Un evidentissimo esempio di recupero dell ideologia futurista è senza dubbio il cinema del regista Giapponese Shinya Tsukamoto: In Tetsuo: iron man, datato 1988, il protagonista radendosi scopre di avere un filo metallico che spunta da una guancia. Tentando di capirne l origine si ferisce, dando inizio ad uno strano processo per cui l intero suo corpo inizia a ricoprirsi di metallo, che sgorga dal suo stesso corpo. In questo senso è particolarmente intrigante la metafora dell uomo dall anima di ferro che attende solo il momento adatto per mostrarsi al mondo. Ancora più inquietante il precedente cortometraggio (datato 1987) dello stesso regista, Denchu Kozo no Boken, ovvero Il ragazzo del palo elettrico. Il protagonista, un liceale di nome Hikari, è allontanato dai compagni ed additato con scherno a causa di una sua inconsueta deformità: ha un lampione che spunta dalla schiena. Sarà però proprio questa particolarità che farà di lui un eroe: verrà infatti trasportato nel futuro per combattere i vampiri Shinsegumi e riportare la luce sulla terra. Gundam Affini al cinema di Tsukamoto ma di certo più noti al pubblico occidentale sono i temi trattati in questa grandissima opera d animazione giapponese: in Gundam 11 l umanità, dopo aver lasciato la terra, vive in grandi stazioni orbitanti equipaggiate per riprodurre le condizioni di vita del pianeta. È in corso una guerra tra la federazione terrestre ed una colonia esterna che si è proclamata indipendente, e le migliori armi dei due schieramenti sono i cosiddetti battle suit: grandi macchine antropoidi comandate da un pilota posto al loro interno. È interessante notare come anche in questo caso l uso della macchina (nulla è cambiato!) serva all uomo per fare qualcosa che altrimenti non sarebbe alla sua portata. Dal punto di vista grafico ciò che prima salta all occhio è la dovizia di particolari con cui ogni oggetto prodotto dall uomo è disegnato: viti, bulloni, giunzioni, addirittura i numeri di serie dei battle suit, mentre la figura umana viene riprodotta in maniera assolutamente abbozzata. Spesso i personaggi hanno tratti facciali talmente androgini che è sufficiente cambiare la capigliatura per cambiare il sesso del personaggio. E possibile ravvisare in questa disparità di trattamento figurativo per persone e macchine tutto l attaccamento alla tecnologia di uno stato che solo grazie al suo massiccio impiego è riuscito a rialzare la testa dopo in durissimo colpo della seconda guerra mondiale. 10 MARIO MORASSO, La nuova arma (la macchina) 11 YOSHIYUKI TOMINO, Kido senshi Gundam, Nippon Sunrise, Tokio,

11 Evangelion In Evangelion 12 il rapporto tra l uomo e la macchina si fa ancora più intenso ed inscindibile: gli Eva sono di nuovo grossi robot umanoidi utilizzati per combattere alcune misteriose creature chiamate Angeli. I piloti sono all interno della fusoliera, immersi in un liquido che facilita la connessione neurale tra l uomo e la macchina, e quando ciò avviene l uomo si identifica completamente con la macchina, basta che pensi di muoversi e la macchina si muove. Così si completa quel processo identificativo tra l uomo e la sua creatura che tanto avevano caldeggiato i futuristi. È doveroso però far notare che la trama di Evangelion è terribilmente più complessa di così, addirittura fa spesso riferimento alla Bibbia ed alla Torah, la narrazione è molto incentrata sui personaggi e molto introspettiva. Purtroppo lo spazio a mia disposizione è quel che è, e non posso soffermarmi troppo a parlare di un opera che meriterebbe da sola un trattato di cento pagine almeno. Il rifiuto Il degrado Una visita in fabbrica Nonostante il futurismo sia nato ed abbia avuto il suo apice e la sua istituzionalizzazione in Italia, l idealizzazione della macchina non è stata così totale, spesso e volentieri l idea di macchina mitica è stata contrastata. Vittorio Sereni esprime bene il rapporto problematico tra la macchina e gli operai suoi sfruttati, riferendosi ad un periodo (la raccolta strumenti umani, il cui titolo è già emblematico, data 1965) che in Italia si chiamava già boom economico. Si trattava di un periodo di rapido ed esponenziale sviluppo, dovuto in gran misura alle fabbriche del centro-nord. Vittorio Sereni oltrepassa la facile retorica dell industriale, focalizzando la sua attenzione sulla vita delle persone a cui in gran parte si doveva un simile sviluppo. Il poemetto Una visita in fabbrica è esemplare in questo senso: [ ] cos è? Quel fragore. E le macchine, le trafile e calandre questi nomi per me presto di solo suono nel buio della mente, rumore che si somma a rumore e presto spavento per me straniero dal grande moto e da questo agganciato. Eccoli al loro posto quelli che sciamavano la fuori qualche momento fa: che sai di loro che ne sappiamo tu e io, ignari dell arte loro Chiusi in un ordine, compassati e svelti, relegati a un filo di benessere senza perdere un colpo e su tutto implacabile e ipnotico il ballo dei pezzi dall una all altra sala. Dove più dice i suoi anni la fabbrica, di vite trascorse qui la brezza è loquace per te? Quello che precipitò 12 HIDEAKI ANNO, Shin Seiki Evangelion, Gainax, Tokio,

12 Nel pozzo d infortunio e d oblio: quella che tra scali e depositi in sé accolse e in sé crebbe il germe d amore e tra scali e depositi lo sperse: l altro che prematuro dileguò nel fuoco dell oppressore. Lavorano qui, qui penarono. (E oggi il tuo pianto sulla fossa comune) [ ] 13 Spesso l ostilità nei confronti della macchina e l orrore che essa suscitava si spingevano ben al di là del rifiuto della fabbrica di Sereni. Il tema, tipico dell ultimo romanticismo, pregno di sgomento e sconcerto di fronte alle creature titaniche che cambiavano per sempre tutto il mondo della natura, era poi stato ripreso in altri momenti da altri autori. La macchina soppianta l uomo? Evoluzione Il 27 dicembre 1831, in una fredda e nebbiosa mattina, una nave partiva dal porto inglese di Devenport. Si trattava del Beagle, brigantino che avrebbe passato i successivi sei anni in un viaggio naturalistico attorno al mondo. A bordo, oltre a tre sparuti indigeni della terra del fuoco prelevati per errore dal capitano Robert Fitz-Roy in attesa di rimpatrio, c era lo scienziato Charles Darwin, naturalista giramondo, come egli stesso si definiva. Nel 1859, persuaso dai risultati (identici ai suoi) ottenuti nello studio dell arcipelago Malese dal naturalista Wallace, pubblicò le conclusioni alle quali era giunto nel corso del suo viaggio a proposito di evoluzione e di Elezione naturale. Metaforicamente può dirsi che l'elezione naturale va scrutando ogni giorno e ogni ora pel mondo intero ciascuna variazione anche minima: rigettando ciò che è cattivo, conservando e accumulando tutto ciò che è buono; essa lavora insensibilmente e silenziosamente in tutti i luoghi e sempre, quando si presenti l'opportunità, al perfezionamento di ogni essere organizzato in relazione alle sue condizioni di vita organiche ed inorganiche. Nulla noi scorgiamo di codeste lente e progressive trasformazioni fino a che la mano del tempo abbia segnato il lungo corso delle epoche; le nostre cognizioni poi relative alle età geologiche, da lungo tempo trascorse, sono sì imperfette, che noi ci accorgiamo solo che le odierne forme viventi sono differenti da quelle d'un tempo. 14 Darwin spiega chiaramente quali siano le sue idee a proposito di evoluzione: il processo che lui chiama elezione naturale permette la sopravvivenza di caratteri vincenti, negandola invece a quelli peggiori. L applicazione di tale principio allo studio della natura scardinerà completamente le precedenti teorie creazioniste, fissiste e Lamarkiane 15. Ciò che più sconvolse i suoi contemporanei fu senz altro la degradazione dell uomo ad animale, essendosi secondo Darwin la nostra razza evoluta dalla scimmia. Da ciò consegue una particolarissima immagine dell attuale razza umana: si può affermare che senza dubbio, se non per caratteri di secondaria importanza, la nostra evoluzione è 13 VITTORIO SERENI, Tutte le poesie, Mondatori, Milano 1986, II - III 14 CHARLES DARWIN, Sulla origine delle specie per elezione naturale, Progetto Manuzio, LAMARK, JEAN BAPTISTE: Studioso francese secondo le cui teorie ogni mutazione nei caratteri di una specie sarebbe dovuta all uso dell organo: le giraffe hanno il collo lungo poiché devono sforzarlo per arrivare a mangiare le fronde di acacia. 12

13 sostanzialmente ferma da quel giorno in cui uno dei primi uomini ruppe una noce con una pietra. Come un baro provetto mette da parte il poker vedendo cosa gli passa il mazziere, pronto ad estrarre le carte truccate in caso di necessità, l uomo ha fatto tesoro delle sue facoltà intellettive, usandole come gioco vincente quando le carte toccategli non fossero state soddisfacenti. Questo processo che si ripete senza sosta da tempi immemorabili ne ha innescato un altro, dovuto ad esso e ad esso funzionale. L uomo è diventato egli stesso fattore elettivo (o selettivo che dir si voglia) e creatore: Questo bastone non funziona bene? Beh, proviamo a tagliarlo un po più corto. In questo modo è iniziato quel processo che nel titolo della presente trattazione ho chiamato Evoluzione tecnologica. Apocalisse? Un autore italiano ha dedicato particolare attenzione al succitato problema. Italo Svevo (o meglio, Ettore Shmitz), nelle pagine conclusive de La coscienza di Zeno stende un febbrile monologo interiore, che sembra appartenere all autore più che al personaggio: La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco! Ma non è questo, non è questo soltanto. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte piú considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandí e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute. Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre piú furbo e piú debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha piú alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del piú forte sparí e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie ITALO SVEVO, La coscienza di Zeno, Progetto Manuzio,

14 In queste righe si concretizza la paura totale di Frankenstein, dell Homunculus e del Golem: la creatura si rivolterà al creatore? L evoluzione tecnologica ha portato l uomo alla dipendenza dalla macchina, rendendolo debole, inadatto alla vita senza i suoi ordigni. Ma allora che rapporto intercorre tra il creatore e la creatura? È ancora possibile stabilire una gerarchia tra i due ruoli? Una mano che gira una manovella Luigi Pirandello si occupa di Macchina e macchine nei Quaderni di Serafino Gubbio Operatore, proponendo un immagine assolutamente straniata e straniante della nostra civiltà tecnologicamente progredita. Serafino Gubbio non è un uomo che vive per se stesso, ma un uomo che vive per la macchina. Il suo lavoro consiste nel girare una manovella per permettere alla macchina di vivere : Un signore, venuto a curiosare, una volta mi domandò: - Scusi, non si è trovato ancor modo di far girare la macchinetta da sé? Vedo ancora la faccia di questo signore: gracile, pallida, con radi capelli biondi; occhi cilestri, arguti, barbetta a punta, gialliccia, sotto la quale si nascondeva un sorrisetto, che voleva parer timido e cortese, ma era malizioso. Perché con quella domanda voleva dirmi: - Siete proprio necessario voi? Che cosa siete voi? Una mano che gira la manovella. Non si potrebbe fare a meno di questa mano? Non potreste esser soppresso, sostituito da un qualche meccanismo? Sorrisi e risposi: - Forse col tempo, signore. A dir vero, la qualità precipua che si richiede in uno che faccia la mia professione è l'impassibilità di fronte all'azione che si svolge davanti alla macchina. Un meccanismo, per questo riguardo, sarebbe senza dubbio più adatto e da preferire a un uomo. Ma la difficoltà più grave, per ora, è questa: trovare un meccanismo, che possa regolare il movimento secondo l'azione che si svolge davanti alla macchina. Giacché io, caro signore, non giro sempre allo stesso modo la manovella, ma ora più presto ora più piano, secondo il bisogno. Non dubito però, che col tempo - sissignore - si arriverà a sopprimermi. La macchinetta - anche questa macchinetta, come tante altre macchinette - girerà da sé. Ma che cosa poi farà l'uomo quando tutte le macchinette gireranno da sé, questo, caro signore, resta ancora da vedere. Soddisfo, scrivendo, a un bisogno di sfogo, prepotente. Scarico la mia professionale impassibilità e mi vendico, anche; e con me vendico tanti, condannati come me a non esser altro, che una mano che gira una manovella. Questo doveva avvenire, e questo è finalmente avvenuto! L'uomo che prima, poeta, deificava i suoi sentimenti e li adorava, buttati via i sentimenti, ingombro non solo inutile ma anche dannoso, e divenuto saggio e industre, s'è messo a fabbricar di ferro, d'acciajo le sue nuove divinità ed è diventato servo e schiavo di esse. Viva la Macchina che meccanizza la vita! 14

15 Vi resta ancora, o signori, un po' d'anima, un po' di cuore e di mente? Date, date qua alle macchine voraci, che aspettano! Vedrete e sentirete, che prodotto di deliziose stupidità ne sapranno cavare. Per la loro fame, nella fretta incalzante di saziarle, che pasto potete estrarre da voi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto? È per forza il trionfo della stupidità, dopo tanto ingegno e tanto studio spesi per la creazione di questi mostri, che dovevano rimanere strumenti e sono divenuti invece, per forza, i nostri padroni. La macchina è fatta per agire, per muoversi, ha bisogno di ingojarsi la nostra anima, di divorar la nostra vita. E come volete che ce le ridiano, l'anima e la vita, in produzione centuplicata e continua, le macchine? Ecco qua: in pezzetti e bocconcini, tutti d'uno stampo, stupidi e precisi, da farne, a metterli sù, uno su l'altro, una piramide che potrebbe arrivare alle stelle. Ma che stelle, no, signori! Non ci credete. Neppure all'altezza d'un palo telegrafico. Un soffio li abbatte e li ròtola giù, e tal altro ingombro, non più dentro ma fuori, ce ne fa, che - Dio, vedete quante scatole, scatolette, scatolone, scatoline? - non sappiamo più dove mettere i piedi, come muovere un passo. Ecco le produzioni dell'anima nostra, le scatolette della nostra vita! Che volete farci? Io sono qua. Servo la mia macchinetta, in quanto la giro perché possa mangiare. Ma l'anima, a me, non mi serve. Mi serve la mano; cioè serve alla macchina. L'anima in pasto, in pasto la vita, dovete dargliela voi signori, alla macchinetta ch'io giro. Mi divertirò a vedere, se permettete, il prodotto che ne verrà fuori. Un bel prodotto e un bel divertimento, ve lo dico io. 17 Si assiste dunque ad un sempre più pressante processo di affrancamento della macchina: è sufficiente che s inventi quel meccanismo che permetta alla macchina di girar da sé la manovella e poi l uomo non sarà più necessario. Non è difficile vedere in ciò il triste epilogo del processo cominciato con il framebreaking bill: siamo all effettivo primato della macchina sull uomo. Il cinema tedesco degli anni 20: Metropolis Negli anni della prima Guerra Mondiale nasce in Germania un movimento culturale di totale rottura con il passato. Ciò che riunisce poeti come Sorge o Trakl e pittori come Nolde, Kirchner o Kokoschka è una veemente protesta contro il benessere materiale di una società che soffocava tutto ciò che nell uomo è istintivo, originale, spontaneo, addirittura primitivo. Tale concezione si esprime con il rifiuto di tutte quelle forme d arte che in maniera servile collaboravano a questa alienazione: estetismo, simbolismo decadente, impressionismo, realismo borghese e naturalismo. A questo universo tecnocrate, oppressivo e positivista gli espressionisti rispondono con una febbrile esaltazione della personalità, delle forze più oscure dell io, delle passioni forti, dirompenti, totali. Contro la tirannia della logica essi invocano il sogno, il mito, la leggenda, l irrazionale, la violenza rigeneratrice. Sono evidenti in pittura i dettami della nuova corrente: basti pensare alla stesura grumosa e stridente del colore di Kirchner, o alle forme tormentate e contorte di Kokoschka. L espressionismo trova però la sua piena espressione nel teatro, che spesso diventa metateatro, realizzando una mai vista comunicazione (comunione?) tra l attore, la scena ed il pubblico. Nel 1917 Max Reinhardt LUIGI PIRANDELLO, Quaderni di Serafino Gubbio operatore, progetto Manuzio, MAX REINHARDT, pseudonimo di Max Goldmann, è stato il maggior regista teatrale austriaco del

16 mette in scena un vero e proprio processo alla società contemporanea: si tratta di Der Bettler, il mendicante. La scena è una sola, ridotta all osso, resa ancora più cruda dalla scenografia composta da soli chiaroscuri e dall utilizzo di lampade e riflettori per creare bruschi contrasti di luce ed ombra, per mezzo dei quali il dramma esce dal palco, invadendo lo spazio intero. Sono questi i presupposti del cinema espressionista tedesco, che si rivelerà al pubblico solo ne 1920 col Gabinetto del dottor Caligari 19, anche se per la verità lo spettacolare manifesto della nuova corrente era stato preceduto da qualche film sperimentale del calibro di Homunculus 20, che però passò inosservato a causa della guerra. È l inizio di una rivoluzione della semiotica dell arte: il cinema permette la fusione di generi come l arte plastica, quella figurativa, il teatro, la poesia, la letteratura, la musica: da tale processo nasce quello che è universalmente riconosciuto come il capolavoro del cinema tedesco degli anni 20, nonché uno dei più bei film dell intera storia del cinema. Metropolis 21 è l archetipo della città in un futuro come già detto tecnocrate e positivista dominato dalla borghesia industriale. Tutta la città è divisa in due livelli: in alto vivono i padroni con le loro famiglie ed i loro rampolli, godendosi una vita di delizie, in basso, nel sottosuolo, operai degradati a condizioni subumane fanno funzionare le macchine che tengono viva la città intera. Il film narra un tentativo di sollevazione degli schiavi del sottosuolo, prima represso e poi assorbito dai padroni. Emblematico è il movimento degli operai, pregno di quella coralità decorativistica che ha reso celebre il cineasta tedesco. La conclusione del film (l adeguamento degli operai alla loro condizione) riflette un rassegnato pessimismo nel quale non è difficile scorgere la delusione per il fallimento delle sollevazioni spartachiste e l assassinio della Luxemburg e di Liebknecht 22 per mano dei Freikorps 23 al soldo del commissario alla difesa Gustav Noske. Il paradosso finale La macchina crea l uomo Brave New World Non c è limite all impossibile: dopo tante teorie sull uso che la macchina fa dell uomo e non viceversa, Huxley arriva a mettere sulla carta qualcosa che oltrepassava i limiti dell immaginazione umana. Siamo nel sesto secolo A.F. (after Ford) ed il criterio della catena di montaggio e della suddivisione del lavoro è ormai diventato imperante: addirittura gli esseri umani sono prodotti in serie, secondo caste e categorie a seconda del loro destino, già determinato ancor prima del travasamento. Si è arrivati al capolinea: l uomo non è più un animale viviparo, ma è figlio della provetta e del nastro trasportatore. Addirittura il patrimonio genetico di ogni embrione è monitorato e controllato, allo scopo di evitare non solo malattie o imperfezioni secondo i dettami dell eugenetica, ma arrivando al punto di tenere la specie stabile, prevenendo mutazioni e cambiamenti negli interessi dell equilibrio di una società di massa, soggetta ad un governo mondiale i cui scopi primari sono l immobilità e l equilibrio, ottenuti per mezzo della felicità stupida dei suoi abitanti, condizionati a comportarsi in una determinata maniera ed istupiditi con una droga, il soma, fornita dallo stato stesso. Told them of the growing embryo on its bed of peritoneum. Made them taste the rich blood surrogate on which it fed. Explained why it had to be stimulated with placentin and thyroxin. 19 ROBERT WEINE, Das Cabinet des Dr. Calidari, OTTO RIPPERT, Homunculus, FRITZ LANG, Metropolis, ROSA LUXEMBURG, KARL LIEBKNECHT: Politici tedeschi fondatori del Partito Comunista 23 Gruppi paramilitari di estrema destra formati in Germania da reduci della prima Guerra Mondiale 16

17 Told them of the corpus luteum extract. Showed them the jets through which at every twelfth metre from zero to 2040 it was automatically injected. Spoke of those gradually increasing doses of pituitary administered during the final ninety-six metres of their course. Described the artificial maternal circulation installed in every bottle at Metre 112; showed them the reservoir of blood-surrogate, the centrifugal pump that kept the liquid moving over the placenta and drove it through the synthetic lung and waste product filter. Referred to the embryo's troublesome tendency to anæmia, to the massive doses of hog's stomach extract and foetal foal's liver with which, in consequence, it had to be supplied. Showed them the simple mechanism by means of which, during the last two metres out of every eight, all the embryos were simultaneously shaken into familiarity with movement. Hinted at the gravity of the so-called "trauma of decanting," and enumerated the precautions taken to minimize, by a suitable training of the bottled embryo, that dangerous shock. Told them of the test for sex carried out in the neighborhood of Metre 200. Explained the system of labelling a T for the males, a circle for the females and for those who were destined to become freemartins a question mark, black on a white ground. 24 Nel passo riportato il direttore di un centro per la creazione di esseri umani illustra ad un gruppo di studenti le varie fasi e modalità del processo, un surrogato di gestazione che sarà poi ripreso in tempi a noi più vicini nel film Matrix, nel quale gli uomini sono addirittura le batterie delle macchine, prigionieri non coscienti della loro stessa condizione, vittime di un antica guerra per la supremazia delle macchine sull uomo loro creatore che trascorrono la loro esistenza in un mondo di eterno sogno. Conclusione Sono dunque arrivato alla fine di questo lungo percorso, che come un attorcigliato filo d arianna s è snodato attraverso luoghi e tempi disparati, seguendo la corsa della macchina, parallela alla nostra storia. Ho affrontato anche temi d attualità, utilizzando per motivare le mie tesi documenti non prettamente convenzionali o usualmente figuranti all interno di una tesi di maturità, quale ad esempio il cinema. Il motivo di tale sconsiderato modo di fare è presto detto: ho scelto di occuparmi di un argomento che personalmente sento molto vivo, pulsante, un argomento che ha sempre occupato un posto di rilievo nei miei pomeriggi di dolce far nulla dedicati all esercizio del pensiero, sublime attività dell essere umano, nel corso dei quali mi sono spesso posto il problema che ho esplicitato in queste pagine. È naturale il nostro rapporto con la tecnologia? Lo si può considerare come un prodotto dell evoluzione convenzionalmente intesa oppure si tratta di un fenomeno assolutamente indipendente? L evoluzione tecnologica, come dice Svevo, indebolisce la specie. È quindi giusto (ammesso che di giustizia si possa parlare) il suo rifiuto con il conseguente auspicio di un umanità sana ed indipendente, oppure tale concezione razzista che condanna l esistenza dei deboli è di una suprema bestialità? Non ho la presunzione di rispondere ad una domanda del genere. Credo tuttavia che il mio lavoro, per quanto scarno, riduttivo, incompleto, possa essere d aiuto nello sviluppo di una riflessione personale sull argomento, valutando il rapporto che intercorre tra ogni uomo e le migliaia di nuovi golem che mediano il rapporto con il mondo. Mi auguro che la lettura sia stata gradevole, interessante e (per quanto possibile) priva di scolastica pedanteria. Grazie. 24 ALDOUS HUXLEY, Brave New World, Gutenberg Project,

18 Immagini Fig.1: Lucio Anneo Seneca Fig.2: Plinio il vecchio Fig.3: una città industriale Fig.4: Karl Marx Fig.5: Boccioni forme uniche nella continuità dello spazio 18 Fig.6: Shinya Tsukamoto

19 Fig.7: fotogramma di Tetsuo Fig.8: Gundam Fig.9: Evangelion 19

20 Fig.10: Vittorio Sereni Fig.11: Caricatura di Darwin Fig.12: Italo Svevo 20

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