Primapagina. Ottobre n.64. Periodico di informazione, attualità e cultura di BancaMarche

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1 Primapagina Periodico di informazione, attualità e cultura di BancaMarche Ottobre n.64 Mostra sulla libertà di stampa Festival del Giornalismo Culturale C era una volta Tribuna politica Il ROF? Idea geniale tornare alle origini Una chiesa povera per i poveri Jovanotti: di stadio in stadio

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3 sommario FOCUS Banca Marche proseguirà per la strada intrapresa di Giovanni Filosa... 5 Una mostra sulla libertà di stampa di Giovanni Filosa... 6 Grande successo a Urbino per il festival del giornalismo culturale di Laura Moretti... 8 Pantheon personale di Alberto Sensini La mafia siamo noi - Anche l antimafia siamo noi di Chiara Cerri A COLLOQUIO CON Il ROF? Un idea geniale tornare alle origini di Ilaria de Maximy I gustosi Aperitivi Culturali di Sferisterio Cultura di Pamela Temperini Una Chiesa povera per i poveri? di Matteo Pierelli Jovanotti, ti porto via con me negli stadi di Laura Moretti Da una Rotonda sul Mare nasce la nuova generazione dei cantautori di Paola Stefanucci Alla scoperta della nostra regione con le Guide delle Marche di Chiara Giacobelli New York 2013, professione reporter di Roberto Ceccarelli Il profumo delle bugie : la storia grottesco-borghese di una potente famiglia del nostro tempo di Simonetta Cipriani Uno sguardo dentro la magia di un Matrimonio perfetto di Chiara Giacobelli Quando va in scena il vino di Federica Grilli Lo scultore Massimo Ippoliti e la cultura della storia di Agnese Testadiferro Il trionfo della pictofoto, parola di Fabrizio Carotti di Paolo Termentini COSTUME E ATTUALITÀ Polo oncologico-chirurgico, la realtà della dermatologia a Jesi di Giorgio Filosa e Leonardo Bugatti Imprenditori e manager, tutti a lezione di Facebook di Laura Marinelli A scuola di valori per essere cittadini più responsabili di Marina Argalìa Banca Marche e High School Game, per imparare divertendosi di Marina Argalìa ATTUALITÀ E CULTURA Il Lamento di Federico esalta la stagione a Jesi di Stefano Gottin Casa Leopardi: i Libri di Giacomo diventano multimediali di Lucia Cataldo Vermeer, mostra sul periodo olandese e non solo sull artista di Laura Marinelli Da Rubens a Maratta Le meraviglie del Barocco nelle Marche di Carmen del Vando Blanco Alice verso la porta dei colori di Armando Ginesi Osimo, antica colonia Romana di Sergio Rinaldi Tufi Timide forme nel silenzio metafisico di Michele De Luca Incontro con i Fratelli Quay, un cinema visionario e coinvolgente di Giulia Pieretti La magia della vecchia tipografia con l odore d inchiostro di Loretta Fabrizi La singolare storia di Staffolo, a cavallo della fiaba, del mito e della realtà di Pamela Temperini PRODOTTI DI MARCA Il Trading on line di Banca Marche si rinnova di Giulia Pettinelli Nuovo Mutuo Energy Banca Marche di Filippo Cantarini La risposta alle tue domande: il Buono di Risparmio di Banca Marche di Stefania Rango primapagina3

4 primapagina Primapagina Periodico di informazione, attualità e cultura di BancaMarche Ottobre n.64 Mostra sulla libertà di stampa Festival del Giornalismo Culturale C era una volta Tribuna politica Il ROF? Idea geniale tornare alle origini Una chiesa povera per i poveri Jovanotti: di stadio in stadio BANCA DELLE MARCHE S.p.A. in gestione Mandate alla redazione i vostri commenti e suggerimenti. Sede sociale Via Ludovico Menicucci 4/6, Ancona Direzione generale Centro direzionale Fontedamo, Via Alessandro Ghislieri 6, Jesi Capitale sociale: ,76 Banca dal azionisti circa 312 filiali dipendenti Direttore generale Luciano Goffi Vicedirettore generale Angelo Arrigo Primapagina Anno XVI n Ottobre 2013 Direzione Via Ghislieri, 6 - Jesi (An) Direttore Responsabile Giovanni Filosa Redazione Via Ghislieri, 6 - Jesi (An) tel. 0731/539608, fax 0731/ Editore Tecnostampa S.r.l. Progetto grafico advcreativi Stampa Tecnostampa S.r.l. - Recanati Sped. abb. post. - art. 2, comma 20/B legge 662/96 - Filiale di Ancona Aut. Trib. di Ancona n. 25/96 del 25/9/96

5 focus di Giovanni Filosa Banca Marche proseguirà per la strada intrapresa rimapagina ritorna, dopo la Pmancata uscita del numero di giugno, a raccontare di nuovo ai suoi lettori le realtà del nostro territorio e non solo, proseguendo così con la sua mission originale, che è comunicare all esterno gli eventi, le manifestazioni, gli appuntamenti che vedono Banca Marche protagonista come operatore economico, ma anche come propulsore di sviluppo della società e del territorio in cui opera. Un periodo sicuramente non facile, quello che oggi tutti stiamo attraversando, un presente in cui la quotidianità fa emergere una realtà sicuramente critica ma talvolta amplificata nel suo spessore e nella sua gravità. Tornando in edicola, come si dice, con il suo magazine - e la nostra edicola sono le case dei Soci, gli Enti, le Istituzioni che in tutti questi anni di vita, ben diciassette, ci hanno gratificato con la loro stima e i loro suggerimenti - Primapagina di Banca Marche vuole dare un segnale chiaro. Il momento attuale ha bisogno anche della ripresa di un dialogo con tutti, che sia costruttivo e soprattutto coinvolgente, sincero e familiare, come un lessico comune che, fino a poco fa, si è declinato all unisono. Riprendere la strada che ha portato l Azienda ad essere un punto di riferimento, anche se sappiamo bene che ci vorrà tempo e, soprattutto, sarà necessaria tanta coesione. Non sono, queste, parole portare dal vento, le risposte alle tante domande della clientela - e non solo - debbono cacciare certi fantasmi che si sono fissati in quanti sembrano sfiduciati, e ridare a tutti la certezza di una nuova collaborazione e, soprattutto, di stima e fiducia reciproche. Lo si evince anche dalle parole che, recentemente, il dottor Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari nominati da Bankitalia per la gestione provvisoria di Banca Marche insieme a Federico Terrinoni, ha pronunciato durante un intervista alla Rai regionale. Feliziani ha sostenuto che Banca Marche deve proseguire sulla storia per la quale è nata, vale a dire una banca prettamente domestica, che prende i soldi dai suoi risparmiatori con la sicurezza di ridarglieli, investendo, poi, gli stessi soldi sul territorio, destinandoli soprattutto a quelle aziende meritevoli di poter effettivamente creare un business, uno sviluppo economico del territorio. Sono note ormai le criticità della banca ma è anche chiaro e sicuro che Banca Marche ha dei punti di forza sui quali stiamo lavorando per indirizzarla verso quello che potrà consentirne un rilancio di sviluppo. Del resto abbiamo ridato Come operatore economico e propulsore dello sviluppo del territorio immediatamente sostegno all attività commerciale della banca, per esempio con la riapertura del plafond per l occupazione, attualmente molto importante per l economia della regione e non solo. Abbiamo iniziato a capire quale, dalle criticità note, potevamo attivare come cantiere per potere, nel breve, riportare la banca ad essere nella condizione di camminare su un processo virtuoso, soprattutto per ridare i fondamentali di reddito e di patrimonio alla banca. Abbiamo analizzato attentamente i costi, rafforzato la parte della organizzazione, chiamato i manager e facendoli partecipare a quelle che sono le discussioni su dove, come e con chi si dovrà andare per affrontare un nuovo percorso. Questo lo facciamo sì nell interesse della banca e dei clienti ma anche per creare i presupposti per una valutazione molto chiara a quelli che potranno essere i futuri investitori di questa banca. Banca Marche deve ritrovare la sua vocazione ed anche l ingresso di nuovi soci futuri, i quali devono avere a cuore l interesse della Banca stessa. Noi cercheremo di mettere nelle condizioni questi futuri potenziali nuovi soci, e nuovi investitori, di valorizzare tutti i punti di forza che questa banca sappiamo possiede. Cosa farà Primapagina in questo panorama? Sarà come sempre il trait d union coi Soci ed anche con tutti quelli che hanno necessità di interagire con la Banca che, più di tutte ha rappresentato, dalla sua nascita, che risale a due secoli addietro se si considera quella delle Casse di Risparmio che l hanno fondata, la sostanza del Territorio. Inteso come Famiglie, Imprese, Società civile, Enti. primapagina5

6 FOCUS di Giovanni Filosa Una mostra sulla libertà di stampa questo diritto viene esercitato nel nostro paese? Nella classifica mondiale sulla libertà di stampa, stilata da Reporter senza frontiere l Italia è al 57 posto. Rispetto all anno scorso abbiamo recuperato quattro posizioni, ma siamo pur sempre dietro Botwana, Niger, Burkina Faso e Sudafrica. Siamo lontanissimi dai vertici dove ci sono, nell ordine, Finlandia, Olanda e Norvegia. E legittimo dunque chiedersi: questo diritto, nel nostro paese, è veramente in discussione o in pericolo? Senza pensarci molto dovremmo rispondere di no. Lo garantisce la Costituzione e l articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea. Con tutte queste affermazioni di principio dovremmo sentirci ampiamente garantiti e tutelati. Invece non è sempre così. I politici non perdono occasione per cercare di mettere vincoli e rendere sempre più difficile la diffusione di notizie scomode al Palazzo. Certo, i giornalisti non sono immuni da colpe e da responsabilità. Ma eccessi e abusi non legittimano e non giustificano la limitazione di un diritto essenziale e irrinunciabile per ogni società democratica. Querele e richieste di risarcimento danni in sede civile sono armi usate sempre più spesso per bloccare inchieste e limitare l autonomia dei redattori. In un quadro del genere non è senza significato l iniziativa dell Ordine dei giornalisti delle Marche che, grazie alla sensibilità e alla disponibilità di importanti artisti, ha realizzato una collezione d arte, unica nel suo genere, che dal settembre del 2011 è al centro di una mostra itinerante che ha concluso il suo viaggio a Jesi nella sede dell Università. Presente il Presidente del Consiglio nazionale, Enzo Iacopino, si è parlato dei giornalisti minacciati con Alberto Spampi- nato, direttore dell Osservatorio Ossigeno per l informazione (che monitora i casi di minacce e violenze verso i giornalisti), Marilù Mastrogiovanni, una giovane pugliese più volte minacciata dalla mafia salentina e Gerardo Adinolfi, collaboratore di Repubblica e Il fatto quotidiano autore di un ebook dal titolo La donna che morse il cane. Storie di giornaliste minacciate. Sono stati presentati i risultati di una ricerca su come si informano gli italiani, svolta dal Dipartimento di scienze della comunicazione dell Università di Urbino e presentata dalla prof.ssa Lella Mazzoli, professore ordinario di sociologia della comunicazione, direttore del Dipartimento e del progetto news-italia.org che indaga appunto il modo di informarsi degli italiani in rete, con particolare attenzione alla fruizione di notizie attraverso il device mobili. La mostra itinerante (realizzata con il contributo di Banca Marche, presente il direttore genera- Foto Cristian Ballarini 6Primapagina

7 FOCUS le Luciano Goffi, e del Consiglio nazionale dell Ordine dei giornalisti) è partita da Caldarola nel settembre 2011 e ha toccato diverse città marchigiane (Ascoli Piceno, Fermo, San Benedetto del Tronto, Ancona, e Pesaro). Nel dicembre 2012 ha fatto tappa a Roma nella prestigiosa sede della Biblioteca Centrale Nazionale dove, su richiesta del Ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi, è stata prorogata per consentire la visita ai vincitori del Premio creatività 2012 riservato ai giovani studenti italiani. A Jesi sono state presentate due nuove opere degli artisti Giuseppe Fortunato e Giulia Gorlova. Il testo critico del catalogo è stato curato da Armando Ginesi, mentre l allestimento è di Renato Barchiesi. Nel corso della mattinata il Presidente dell Ordine dei giornalisti delle Marche, Dario Gattafoni, ha consegnato una targa al decano dei giornalisti, lo jesino Giuseppe Luconi, che svolge la professione da sessant anni. primapagina7

8 FOCUS di Laura Moretti Grande successo a Urbino per il festival del giornalismo culturale Dalla terza pagina all informazione sul web. Due giorni di incontri, dibattiti e confronti con giornalisti, scrittori e accademici per discutere l evoluzione del giornalismo e della cultura in Italia. Più di mille persone, sopratutto giovani, hanno partecipato alla prima edizione del festival sul giornalismo culturale svoltosi all interno dello splendido palazzo ducale di Urbino, patrimonio mondiale dell Unesco. Di festival ce ne sono tanti ma questo mancava e la cultura dovrebbe essere il motore dell economia e della crescita di questo paese ha dichiarato Lella Mazzoli, direttrice del festival. Bisogna però parlarne, usare tutti gli strumenti, i luoghi e le cornici. Pensiamo alle generazioni di domani, cominciamo con loro, come questo festival in una piccola sezione ha fatto portando anche ragazzini delle scuole nei luoghi del dibattito. Parola detta, scritta e visiva sono sempre fonti della cultura o delle culture. Con la consapevolezza che cultura vuol dire tante cose: arte e letteratura certo, ma anche gastronomia. A parlare di informazione culturale, nomi noti del giornalismo italiano come Corrado Augias che ha aperto il festival con una lectio dal titolo Si può raccontare il mondo?. Il 8Primapagina

9 FOCUS giornalismo culturale si può fare, basta soltanto osare un po di più, perché la gente che si interessa c è. La cultura è una costruzione che ha bisogno di un avvio ha sottolineato Augias. Poi e stata la volta del giornalista e critico letterario Piero Dorfles che durante la lezione dal titolo J accuse al giornalismo culturale italiano ha lanciato un allarme: Se il giornalismo culturale non fa parte del progetto comunicativo dei mass media, è destinato a estinguersi. A volte nella rete si tende a guardare quello che già si condivide e non ci si apre al dibattito, all incontro. Infine Concita de Gregorio di Repubblica ha chiuso la rassegna dicendo: il tabù esiste, sacralizzare il web è sbagliato. È un luogo pubblico e in quanto tale va aperto anche alle critiche. Tutto parte dal concetto di terza pagina, nicchia culturale dei giornali nata proprio in Italia e scomparsa dai quotidiani odierni. Ma non può prescindere dall esistenza di internet oggi, con i suoi ritmi frenetici che sembrano mal coniugarsi con un giornalismo più riflessivo e ragionato. Credo che - ha spiegato Lella Mazzoli, organizzatrice dell evento - tutti noi dovremmo essere attenti alla cultura, o meglio alle culture. Abbiamo usato due spazi, quello di Palazzo Ducale e quello del Collegio Raffaello, proprio in piazza, per coniugare gli spazi dell accademia con quelli della gente. Uno degli incontri e stato poi dedicato alla dimensione internazionale del giornalismo culturale, con l intervento di giornalisti di importanti giornali europei, come Lucia Magi (El Pais), Philippe Ridet (Le Monde) e Irene Hernandez Velasco (El Mundo). L evento è stato organizzato dal dipartimento di Scienze della comunicazione dell università Carlo Bo di Urbino e dalla Scuola di giornalismo di Urbino. primapagina9

10 FOCUS di Alberto Sensini Pantheon personale c era una volta la tribuna politica Fra le vittime innocenti della tanto bistrattata Prima Repubblica ci sono le famose Tribune Politiche. Certo, la trasmissione che andava rigorosamente in onda in prima serata, non era entusiasmante e non sempre il dialogo fra giornalisti e politici forniva lumi sui meandri della politica di casa. Tuttavia quelle Tribune erano di qualità nettamente superiore rispetto all alluvione dei talk show di oggi. Il Gran Cerimoniere delle Tribune è stato per molti anni il giornalista Jader Jacobelli, il Moderatore per eccellenza. Uomo schivo, di poche parole, attentissimo a non derogare dalla regola aurea dell assoluta neutralità, Jacobelli, che nelle Tribune aveva il compito di scegliere i giornalisti e di dirigere i dibattiti con il cronometro in mano, era nella vita privata un intellettuale finissimo, uno studioso appassionato di Croce e dell idealismo italiano: tutto diverso da quello uomo orologio come lo chiamavamo scherzosamente noi, ospiti fissi degli appuntamenti tribunizi. Di più, comunque, in quella sede il povero Jacobelli non poteva fare dato il ruolo di asettico e neutrale conduttore - manovratore del dialogo televisivo. Ma si deve a lui, per esempio, lo sdoganamento dei leader della destra tagliati fuori in quegli anni dalla normale dialettica giornali - politica. Almirante, Daniele nella fossa dei leoni Il leader del MSI Giorgio Almirante aveva due facce. Una era quella del comiziante abituato ai fischi degli oppositori. L altra era quella del leader politico, capace di discutere con chiunque senza mai alzare la voce, dialettico furbo, abituato all isolamento ma quasi lieto di questa condizione. Lo avevo conosciuto, appunto, in occasione delle Tribune. I colleghi facevano di tutto per evitare di essere invitati da Jacobelli, un po per un comprensibile ripudio ideologico, ma soprattutto per la paura di risultare soccombente nel dialogo in TV. Io ci andavo fiducioso da vecchio liberale e sicuro che il superdialettico Almirante non mi avrebbe messo in difficoltà. Mi era grato, infatti, perché avevo scritto un editoriale del Corriere della Sera in cui si sosteneva che un attentato alla stazione Tiburtina di Roma, attribuito alla svelta ai neofascisti, era invece di provenienza anarchica, come poi fu provato in tribunale. Non era stato un atto di coraggio da parte mia, ma un invito a ragionare al di là degli schemi allora in voga. Almirante lo capì e me ne dette atto in una lettera di ringraziamento. Ho sempre creduto che non per caso in TV fu, con me, sempre rispettoso e garbato. Malagodi, poliglotta ma non tanto Non era simpatico Giovanni Malagodi ma era certamente un uomo di grande cultura, di autentica passione, di rude e talora sgradevole franchezza. Aveva respirato la po- 10Primapagina

11 FOCUS litica fin da bambino e dal padre famoso giornalista, direttore della Tribuna e autore della celebre biografia di Giovanni Giolitti aveva ereditato certe stranezze di carattere. Come quella, nota solo a pochi intimi, di parlare a casa soltanto in latino, costringendo così i poveri figlioli ad una fatica improba. Era coltissimo, dicevo e davvero Malagodi è stato, in questo senso, un eccezione nel nostro mondo politico che non è certo un accademia di pensosi intellettuali. Eppure anche Malagodi aveva qualche lacuna. Curiosamente quel politico che scambiava lettere con Luigi Einaudi, De Madariaga e Willelm Roepke (luminari della cultura liberale) e citava a memoria Benedetto Croce,prendeva cantonate curiose in fatto di lingua italiana. Un giorno (ero allora redattore capo del settimanale liberale La Tribuna ) piombò in redazione. Era scandalizzato perché in un articolo di Manlio Lupinacci si parlava di uno zio: un zio, si dice e si scrive, tuonava Malagodi e solo dopo un attento controllo di vocabolari italiani, si convinse di aver torto. Da buon liberale si scusò, sforzandosi si sorridere. Anzi fece di più: ci offrì un fiasco di Chianti della sua tenuta del senese. Gesto che ci fece restare di stucco, dato che tutti conoscevamo la fama di uomo parsimonioso ( eufemismo ) che lo accompagnava da sempre. Covelli, viva e abbasso la monarchia Leader del monarchici, Alfredo Covelli era un gran signore meridionale, amico di tutti, frequentatore assiduo del Transatlantico, uomo simpaticissimo, cordiale, sempre pronto alla battuta e al sorriso. A differenza di tutti gli altri, Covelli andava a Tribuna politica per divertirsi, ben consapevole di rappresentare un ideologia l idea monarchica nettamente minoritaria nella pubblica opinione. Un giorno, un collega di un giornale romano ebbe un momento di crisi: la domanda a Covelli toccava a lui, ma il povero collega si era visto bruciare tutte le domanda da chi lo aveva preceduto e non sapeva come fare. Le Tribune, infatti, erano rigorosamente in diretta e quindi bisognava per forza dire qualche cosa o simulare un malore. A quel punto scrissi una domanda e la passai al collega che, in preda al panico, la lesse a malapena,farfugliando appena quel che era scritto sul foglietto. Fermi tutti tuonò allora Covelli con il suo vocione da baritono: Sensini ha scritto la domanda del collega. Jacobelli, lo mandi dietro la lavagna. Una risata corale chiuse la scenetta. Ma da quel giorno ogni volta che ci incontravamo a Montecitorio, Covelli mi salutava con un tonante abbasso la repubblica. E io rispondevo abbasso la monarchia. Altri tempi. primapagina11

12 FOCUS di Chiara Cerri La mafia siamo noi Anche l antimafia siamo noi La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci Rita Atria, testimone di giustizia, suicida a 18 anni il 26 Luglio 1992, una settimana dopo l uccisione di Borsellino e la sua scorta. LA CAROVANA ANTIMAFIE FA TAPPA A ISOLA DEL PIANO Quel noi si riferisce alla società civile, quell insieme di teste e cuori che spesso dimentica quanto potere creativo e resistente ha tra le mani. La società civile, prima interlocutrice di chi promuove la cultura della legalità, di chi sollecita la partecipazione nella lotta alle mafie, di chi fa di tutto questo un caposaldo della democrazia e si impegna nel riutilizzo positivo dei beni confiscati. Uno di questi beni si trova a Isola del Piano, piccolo Comune della Provincia di Pesaro e Urbino che conta circa 640 cittadini, il primo dei quali, il Sindaco Giuseppe Paolini (per tutti Peppino), sin dalla sua elezione nel 2010, si è adoperato per ridare dignità a quel luogo che era stato residenza, già dagli anni 80, dell imprenditore di Erba Ruggero Cantoni e della sua famiglia. A seguito dell operazione Sciacallo, che ha visto in prima linea il sostituto procuratore Luca Masini, si è arrivati alla condanna del capofamiglia Cantoni, il quale era al vertice di un associazione a delinquere dedita in particolare a truffa e usura. Nel 2002 sono stati confiscati diversi beni appartenenti alla fa- miglia e al suddetto, tra cui appunto due edifici e oltre sei ettari e mezzo di terreno a Isola del Piano. Nel 2006 i beni sono stati assegnati al Comune che, inizialmente, aveva ideato un progetto relativo alla nascita di una struttura socioassistenziale; più tardi invece, nel 2010, la nuova Giunta ha ritenuto di rivedere quel progetto, e nel gennaio 2011, ottenuto il riaffidamento unico del bene, sono stati presi i contatti con Libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Proprio nell estate dello stesso anno si è tenuto a Isola del Piano il primo campo di volontariato di estate Liberi sui beni confiscati alle mafie nella regione Marche, importante iniziativa che ha visto la partecipazione di cinquanta giovani provenienti da tutta Italia. Oggi in questo luogo sorge La Fattoria della Legalità, e proprio qui recentemente ha fatto tappa la Carovana Internazionale Antimafie, copromossa da Libera e Avviso Pubblico, con il sostegno di Cgil, Cisl, Uil e Lingue de l enseignement. Si tratta di un iniziativa nata nel 1994 in Sicilia, ad un anno e mezzo dalle stragi di Capaci e Via D Amelio, con l intento di sensibilizzare l opinione pubblica sulle tematiche mafiose e di portare solidarietà, attraverso un percorso a tappe, a coloro che combattono per la legalità e la giustizia nel proprio territorio. Oggi, oltre a tutto questo, è un laboratorio itinerante che offre la possibilità di creare relazioni e reti tra vari luoghi e comunità, per rafforzare il senso di democrazia, per combattere il degrado e la marginalità sociale, per cooperare a riformare la politica. Quest anno la Carovana è partita il 30 Marzo da Tusini, per poi attraversare tutta l Italia dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, e ad ottobre, dopo la pausa estiva, riparte in Francia, con le tappe di Marsiglia, Nizza, Tolone, Nimes e Bastia; ovviamente ad ogni sosta avviene il 12Primapagina

13 FOCUS passaggio del testimone, rappresentato fisicamente dall arrivo e della partenza dei furgoni della Carovana. Dall arrivo della Carovava a Isola del Piano si sono succedute diverse iniziative nell arco di questi mesi: dall incontro con Susanna Camusso, passando per l evento conclusivo di Alimentazione e Legalità, con incontri, spettacoli teatrali, proiezioni e ovviamente stand gastronomici di qualità, arrivando infine al Campo di volontariato ed ai laboratori di formazione e di promozione della cultura della legalità promossi da Arci, SPI-Cgil e Libera; il Campo, svoltosi l estate scorsa, ha visto impegnati una ventina di ragazzi non solo negli incontri e nei laboratori formativi, ma anche nella ristrutturazione attiva dello stabile confiscato alla mafia. Ognuno di questi eventi si innesta all interno del progetto della Fattoria della Legalità, possibile grazie alla legge n.109/96 che prevede l uso sociale dei beni confiscati alle mafie: l obiettivo è quello di creare una cooperativa sociale di tipo B, ovvero una cooperativa che svolge attività economiche al fine di creare occupazione e reinserimento sociale, coinvolgendo quindi anche categorie di persone quali disabili, ex tossicodipendenti, ex detenuti. Concretamente l idea è di recuperare l edificio principale per farne un agriturismo, abbinando quindi ristorazione e soggiorno, e ricavarne anche dei luoghi per la didattica; il secondo edificio invece dovrebbe essere destinato alla realizzazione di un birrificio artigianale ed eventuali altri laboratori; infine, il terreno sarà utilizzato per l agricoltura biologica e la biodiversità. Tante idee in divenire che sono altresì bandiera di un alto valore simbolico, anche e soprattutto in un territorio come quello marchigiano che, a ben vedere, non è rimasto immune da infiltrazioni di tipo mafioso: si contano ben 17 beni confiscati nella provincia di Pesaro e Urbino. La mafia, le mafie, ci riguardano, non ne siamo immuni. Se noi siamo la mafia, noi possiamo essere anche l antimafia. C è un antimafia degli eroi ma c è un antimafia quotidiana, fatta da chi respinge una raccomandazione, da chi parcheggia sulle righe e non sul marciapiede, da chi prende un brutto voto e si mette a studiare di più, da chi ha la forza di dire a una amico che sbaglia (Bruno Contigiani, La nostra parte quotidiana, Linus 08/12). primapagina13

14 A COLLOQUIO CON di Ilaria de Maximy Il ROF? Un idea geniale tornare alle origini Foto Studio Amati Bacciardi Abbiamo intervistato il sovrintendente gianfranco mariotti ridosso dell inizio della 34ª Edizione del Rossini Opera Festival, A che attraverso la riscoperta dell autenticità del repertorio operistico di Rossini ha ridato splendore al Cigno di Pesaro ottenendo passione e amore da ogni parte del mondo, ho avuto il piacere di intervistare il Sovrintendente Dottor Gianfranco Mariotti che ringrazio per aver condiviso con noi parte della Sua Storia. Come le è nata l idea del Rossini Opera Festival, e quali sono state le difficoltà per affrontarne la nascita in un momento storico in cui Rossini era conosciuto solo per poche opere? L idea è nata quando nel 69 ho assistito, per puro caso, al Barbiere di Siviglia alla Scala diretto da Abbado con l edizione critica di Alberto Zedda: non avevo mai sentito Rossini fatto in quel modo, fino a quel momento su quella partitura erano stati esercitati tutti gli abusi e gli arbitrii possibili, mentre eseguita in quel modo le si restituivano leggerezza e trasparenza mozartiana. Per me fu uno shock e tornai a Pesaro con l idea che Rossini forse andava riportato tutto alla sua lezione originale. Poi è stato un concomitare di situazioni favorevoli perchè la Fondazione Rossini mise mano ad un progetto di opera omnia in edizione critica di tutto il corpus rossiniano nei primi anni 70, così presentai, in Consiglio Comunale, il progetto di un Festival che fosse la prosecuzione dell attività musicologica con anche un versante teatrale ed editoriale (partecipò la casa Ricordi di Milano) e nell 80, con il recupero del Teatro Rossini che era l anello mancante, partimmo con la prima edizione che ebbe subito una grande ricezione da parte del pubblico ma sopratutto della critica. Insomma, era la cosa giusta al momento giusto! Come scrisse dopo qualche anno il New York Times, nessuno poteva immaginare che una formula musicologia più teatro non avrebbe interessato solo una fascia di spettatori colti ma sarebbe stata la base di una lunga serie di successi popolari come è stato! Avendo a disposizione una miniera di capolavori, una specie di Atlantide, è stato facile ogni volta, stupire il mondo con una nuova opera! Il Festival è ormai conosciuto e seguito in tutto il mondo e numerosa è la partecipazione del pubblico straniero; come sono stati invece i rapporti con Pesaro e con i pesaresi inizialmente e come lo sono ora? I primi anni siamo dovuti andare contro la città: ci chiedevano di fare il Festival non d estate ma a giugno o a settembre, di usare l Orchestra del Conservatorio, i costumi dell Istituto d arte e richiedevano sempre il Barbiere di Siviglia o il Guglielmo Tell. Invece, dall inizio, abbiamo pensato che quest impresa avrebbe interessato il mondo, non solo Pesaro o l Italia, quindi i costumi furono fatti nella più grande sartoria teatrale e quasi subito ci fu data la disponibilità dell Orchestra di Abbado..inizialmente si è dovuto combattere contro il localismo ma anche la città si convinse presto delle nostre scelte, il successo mondiale infatti arrivò abbastanza presto. Passando ai luoghi in cui si svolge il Festival: l Adriatic Arena è un luogo che continua a non piacere ai frequentatori del Rof: ci sono speranze che tutta la manifestazione torni in città in tempi brevi? Anche noi non siamo affezionati a 14Primapagina

15 A COLLOQUIO CON questo luogo...ma abbiamo dovuto fare di necessità virtù perchè il vecchio palazzetto dello sport, che era stato riarredato in modo da avere una sede tecnologica ed attraente, era diventato inagibile e non sono stati trovati fondi per ristrutturarlo. Siamo riusciti quindi a bonificare gli spazi dell Adriatic Arena costruendoci due teatri. Ma si è poi preso atto del fatto che il centro storico così si svuotava, si perdevano il clima e l atmosfera tradizionale del Festival, con il rito degli stranieri melomani che dal mare attraversano la città a piedi per i vicoli entrando nelle botteghe prima di andare a Teatro..andare in navetta non è la stessa cosa! Abbiamo fatto uno sforzo e abbiamo riportato 80% del Festival in centro facendo spettacoli più agili che potessero avvicendarsi al Rossini nel giro di 24 ore. Siamo giunti ad un buon compromesso perchè ora c è una sola produzione all Adriatic Arena. Da uno studio effettuato dal Dipartimento di Economia di Urbino è risultato che ogni euro investito dalle istituzioni per il Rossini Opera Festival produce un valore pari a sette euro in termini di crescita economica, in più il Festival nell edizione 2012 ha avuto eccellenti risultati al botteghino. Pensa che l edizione di quest anno riuscirà a mantenere questo andamento positivo nonostante la crisi economica attuale? Anche questa città è colpita dalla crisi, ma non il nostro botteghino, abbiamo un pubblico fidelizzatissimo fatto da 2/3 di stranieri, spettatori che vengono da tutti i cinque continenti, che si informano, conoscono il libretto, i cantanti, l Accademia, c è un rapporto che va aldilà del biglietto! Pensi che c è gente che vede tutti gli spettacoli, ogni replica! Abbiamo bilanci sani, ci siamo autoridotti, facciamo spettacoli con costi molto minori rispetto al passato ma abbiamo delle maestranze e dei tecnici straordinari e di primissimo livello. Può commentare i suoi rapporti con gli sponsor ed in particolare con la Banca delle Marche? Il fatto che la Banca delle Marche abbia riconfermato la sponsorizzazione è per noi un fatto estremamente positivo non solo positivo! Qual è stato, secondo lei, lo spettacolo più importante prodotto dal Festival in questi anni e a quale Lei è più affezionato? Lo spettacolo più importante è stato probabilmente il Viaggio a Reims del 1984 con la più spettacolare locandina dei tempi moderni. E una cantata in onore dell incoronazione di Carlo X Re di Francia con 18 personaggi principali e congegnata da Rossini per fare cantare tutti i più grandi cantanti d Europa del periodo: compose per ogni personaggio musiche al limite del virtuosismo e quindi servivano i migliori in ogni ruolo- e noi abbiamo messo insieme una compagnia di canto di quel livello. I bassi erano Ramey, Raimondi e Leo Nucci, soprani la Cuberli, la Ricciarelli, la Gasdia, poi la Terrani... io ho una personale predilizione per Le Comte Ory che per me è un immenso capolavoro ma anche per il Moïse et Pharaon del 97 che fu uno spettacolo straordinario, e anche.. davvero non saprei rispondere! Mancano ancora opere del catalogo rossiniano da rappresentare al Rof? L unico titolo che manca ai nostri palcoscenici è Aureliano in Palmira che faremo l anno prossimo, dopodichè abbiamo fatto tutte le opere del catalogo rossiniano questo però non significa tutti a casa! primapagina15

16 A COLLOQUIO CON di Pamela Temperini I gustosi Aperitivi Culturali di Sferisterio Cultura quando gli aperitivi stuzzicano non solo il palato, ma anche la mente Storie nude di passioni, vestite di parole e di musica, intrecci incisi nella partitura del tempo che ogni anno tornano alla ribalta nell arena dello Sferisterio di Macerata, che dal 2006 è Sferisterio Opera Festival, avvincente watershed nella tradizione della stagione lirica maceratese, inaugurato con tre opere di Mozart, Puccini e Verdi idealmente unite dall emblematico filo conduttore del viaggio iniziatico. Ed un altro viaggio è cominciato da allora, all interno e a fianco della rassegna lirica, con la manifestazione degli Aperitivi Culturali, promossa dall Associazione Sferisterio Cultura, in collaborazione con il Comune di Macerata e l Amat, e sostenuta dal generoso contributo di sponsor tecnici e di Banca Marche. Ho il piacere di parlarne con la curatrice, l avvocato e Presidente del Comitato Pari Opportunità Stefania Cinzia Maroni, da sempre appassionata di lirica. Quando Pier Luigi Pizzi ha assunto la direzione artistica dello Sferisterio nel 2006 ha introdotto una svolta nel modo di intendere la lirica. Con il Maestro Pizzi ha inizio il Festival. Ricordo quel periodo ricco di confronti ed iniziative che ben armonizzavano con l idea del Festival e che hanno fatto nascere gli aperitivi culturali. L intenzione è di offrire all interno della stagione lirica altre opportunità culturali, in forma di appuntamenti e di incontri attinenti al tema delle opere in cartellone. Tra l altro, in linea con il nome, ogni incontro si conclude con degustazioni enogastronomiche spesso legate alle opere ma anche e soprattutto all eccellenza del nostro territorio. Con questo spirito da due anni sono nati anche gli Aperitivi Culturali a Teatro che si riallacciano agli spettacoli della stagione teatrale del Lauro Rossi. Il viaggio iniziatico, il potere, la seduzione, l inganno sono alcuni dei temi che hanno caratterizzato il Festival in questi anni e che hanno dato lo spunto per un affascinante rendering delle opere, in un sottile gioco di contaminazioni, di rimandi e di interpretazioni concertate con filosofi, giornalisti ed altre realtà sociali. Intrigante ad esempio è la lettura data della Tosca qualche anno fa. La Tosca di Puccini, spiega Cinzia, si è prestata per un quesito particolare. Il melodramma è stato approfondito alla luce di un possibile caso di concussione sessuale, così come l anno dopo per la Madama Butterfly si è tirato il filo di un indagine dell opera nella prospettiva del turismo sessuale e della prostituzione minorile. La stagione teatrale che si è appena conclusa è stata particolarmente fertile di contaminazioni culturali. Gli attori e i registi si sono confrontati con filosofi, musicologi, letterati e si sono aperte tante e diverse visioni sui temi degli spettacoli dimostrando come la tradizione ben s innesta nella contemporaneità. Per esempio, la storia di Cyrano de Bergerac è stata proiettata nel presente grazie al suggestivo tema dell identità che scivola e si frantuma nella molteplicità come oggi testimoniano gli stessi social networks, mentre la relazione di coppia, passando di genere in genere, dal melodramma alla commedia, se pur diversa nella pluralità degli eventi rimane straordinariamente sempre la stessa. In una contingenza difficilissima come quella attuale in cui il ritmo di chiusura delle aziende è sempre più gravoso, il dramma della recessione imperversa spietato anche sui sipari italiani che chiudono da Nord a Sud. Che le crisi economiche portino quasi sempre al fisiologico taglio della cultura non è un mistero. Fa molto piacere per questo riscontrare come invece a Macerata si riesca Cinzia Maroni con l attuale direttore artistico del Macerata Opera Festival, Francesco Micheli, gli attori Lunetta Savino ed Emilio Solfrizzi, protagonisti al Teatro Lauro Rossi della commedia Due di noi. Foto: Veronica Antinucci Cinzia Maroni con la filosofa Monia Andreani e l attore Alessandro Preziosi, regista ed interprete del Cyrano de Bergerac. Foto: Veronica Antinucci 16Primapagina

17 A COLLOQUIO CON Cinzia Maroni curatrice della rassegna Aperitivi Culturali ancora a non soccombere nel disagio generale. Quando siamo partiti sette anni fa con questo progetto abbiamo trovato nella Banca delle Marche un alleata significativa che ha riconfermato il suo sostegno anno dopo anno, convinta di condividere con noi un obiettivo importante, quello di non sottovalutare il ruolo della cultura quale volano indispensabile per l economia maceratese. Per festeggiare Giuseppe Verdi nel bicentenario della sua nascita, quest anno lo Sferisterio Opera Festival ha affiancato due opere del compositore emiliano, Nabucco e Il trovatore a un dittico di Benjamin Britten, Il piccolo spazzacamino e Sogni di una notte di mezza estate in un programma originale e dal titolo accattivante Muri e Divisioni, omaggio implicito al potere dell arte di demolire ogni muro, anche quello temporale, e di annullare le divisioni. Gli Aperitivi culturali non hanno mancato l occasione di tirare nuovi fili di riflessione dentro e fuori delle opere in cartellone e, tra gli appuntamenti di quest estate la presenza di Patti Smith ha lasciato il segno. La sacerdotessa del rock nel tempio della lirica, questo il titolo dell aperitivo da lei animato, ha dato di sé un ritratto di scrittrice, poetessa, musicista, donna e madre incantando il pubblico e confermando come il potere dell arte superi ogni arbitrarietà umana. È per me molto significativo avere l onore di suonare allo Sferisterio, specialmente nel mezzo della stagione lirica. Anche se siamo una rock and roll band, porterò con me il mio amore per l opera che è iniziato quand ero bambina grazie ai lavori di Verdi e Puccini. Patti Smith primapagina17

18 A COLLOQUIO CON di Matteo Pierelli Una Chiesa povera per i poveri? ce ne parla il vaticanista giacomo galeazzi Il Vaticano e il Papa sono sempre più spesso tra le prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Dopo gli ultimi scandali, Papa Francesco sta tentando di portare aria nuova nei palazzi pontifici. Per sapere cosa sta succedendo in Vaticano, abbiamo intervistato Giacomo Galeazzi, jesino, vaticanista de La Stampa. Giacomo Galeazzi, laureato in scienze politiche, ha cominciato la sua esperienza professionale con Il Resto del Carlino, diventando pubblicista il giorno del suo diciottesimo compleanno - è stato il più giovane pubblicista d Italia. Dal 1997 al 2001 ha lavorato al Tg1 occupandosi di esteri e di informazione religiosa; dal 2001 è alla redazione romana de La Stampa con l incarico di vaticanista. Papa Francesco già dal suo insediamento ha portato delle novità, rinunciando ai privilegi e agli ori. Bergoglio rappresenta davvero la svolta per la Chiesa? Già con Papa Benedetto XVI c è stata una diminuzione della corte pontificia, ma con Papa Francesco il cambiamento è stato radicale. Il nuovo Papa ha un atteggiamento semplice, sobrio, gli piace stare in mezzo alla gente ed avere un contatto diretto. Questo suo modo di fare Chiesa l ha caratterizzato da sempre, sin da quando era un semplice prete argentino. Il suo stile è tra quello di Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II, mite e compassionevole. Nel viaggio in Brasile, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, ha visitato le favelas portando la parola di Dio tra i più poveri ed emarginati. Il suo motto è: Una Chiesa povera per i poveri. Il nuovo Papa quali riforme intende attuare? Tra i primi nodi da sciogliere vi è la radicale riforma dello Ior, l Istituto delle Opere religiose. L «operazione trasparenza» iniziata dal suo predecessore, Benedetto XVI può non bastare. I vari scandali, il coinvolgimento dello Ior in operazioni non troppo pulite, spingono il vescovo di Roma a recuperare la buona reputazione dell istituto finanziario vaticano. Ha richiamato la Chiesa alla gratuità e alla povertà. San Pietro non aveva un conto in banca, ha avvertito Papa Francesco.Questi primi mesi di governo sono stati di studio, di presa di coscienza diretta dei problemi da affrontare. Si è imbattuto in gruppi di potere che resistono in zone opache che favoriscono la corruzione. Bergoglio è intenzionato a pulire e a semplificare la Curia romana, ci sarà un Consiglio di otto cardinali che affiancheranno il Papa. Ho letto di una lobby gay. Di che si tratta? Le tre condotte errate del Vaticano, che Papa Francesco cerca di scardinare, riguardano: il carrierismo, l avarizia e la sessualità. In riferimento a quest ultima condotta,bergoglio ha ammesso l esistenza di una lobby gay nella Chiesa. Un gruppo di vescovi che utilizza la propria omosessualità per la ricerca del potere, di favoritismi per fare carriera, anche attraverso il ricatto. Cosa c è dietro alla rinuncia al soglio pontificio di Papa Benedetto XVI? Papa Ratzinger si è dimesso semplicemente perché non riusciva a tenere testa agli scandali, che all inizio del 2013 avevano colpito il Vaticano e fatto cadere la moralità della Chiesa ai livelli più bassi. Non c è stata nessuna pressione affinché Ratzinger si dimettesse, ma è stata 18Primapagina

19 solo una suavolontà. Ad eccezione di suo fratello e di Padre George nessuno sapeva delle dimissioni, è stato un gesto di forte cambiamento e di ripartenza. In epoca moderna nessun Papa si è mai dimesso. Che ruolo ha lo IOR all interno del Vaticano? Ha influenzato e influenza i rapporti politici con gli altri Paesi? Lo IOR (Istituto per le Opere di Religione) è un istituto privato, fu creato nel 1942 da papa Pio XII per finalità etiche conlo scopo di provvedere alla custodia e all amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità. Ora è diventato un peso per il Vaticano e non è più un asset fondamentale come lo era nei tempi della Guerra Fredda; lo si può definire l ultimo pezzo del muro di Berlino. In quei tempi la Città del Vaticano era l epicentro della contrapposizione del blocco occidentale e del blocco comunista. Oggi si potrebbe fare a meno della Banca Vaticana e trasferire i 5miliardi di depositi presenti in una banca internazionale. Veniamo a te. Qual è la giornata tipo di un vaticanista? Ormai dal 2001, da quando sono vaticanista, ogni mattina mi reco alla sala stampa del Vaticano per le ultime notizie che poi nel pomeriggio trascrivo sia per la carta stampata che per il blog su La Stampa on line. La domenica seguo l Angelus e il mercoledì l Udienza Generale. Perché hai scelto proprio questo tipo di giornalismo? Sono arrivato a fare il vaticanista quasi per caso. Dal 1997 ho iniziato a lavorare al Tg1, dove seguivo gli esteri e la preparazione del Giubileo del 2000 di Roma, poi il direttore del Tg1 passò a La Stampa così lo seguii e diventai vaticanista de La Stampa. Se potessi ritornare indietro rifaresti il vaticanista? Sono soddisfatto della mia vita e della mia professione, anche se quando iniziai il mio percorso di giornalista erano altri tempi. Ora non mi sento di consigliare a chi volesse intraprendere la mia professione di farlo. Oggi c è un cambiamento continuo del modo di fare comunicazione, internet ha reso tutto più semplice e più difficile allo stesso tempo. Una volta chi faceva il giornalista aveva bisogno di un cameramen, di un fonico e di buone gambe. Oggi è sufficiente una sola persona a fare tutto, è sufficiente vedere la trasmissione di Rai3 Report. Credo che saranno premiati i giornalisti che riusciranno a stare al passo con la tecnologia ed anzi chi riuscirà a prevederla. Nel lavoro nascere in una città di provincia ti ha ostacolato? Non mi ha ostacolato, anzi mi ha fatto vedere i fatti da un ottica periferica facendomi crescere la curiosità di scoprire cose nuove. primapagina19

20 A COLLOQUIO CON di Laura Moretti Jovanotti ti porto via con me negli stadi jovanotti per la prima volta negli stadi, è partito da ancona per un tour di successo Non è stato solo un concerto, ma uno show in piena regola, una grande festa di musica, parole, suoni e colori che per quasi due ore e mezza ha infiammato oltre fans lo Stadio del Conero di Ancona, aprendo ufficialmente il primo vero tour negli stadi di Jovanotti che si è concluso il 20 luglio a Cagliari. Come mai hai scelto di chiamare il concerto Back up? Back up è una parola tecnica, si usa per i computer. Quando hai il software pieno hai bisogno di spa- zio per liberare la macchina allora fai il back up, cioè lo metti da parte per far girare meglio il pc e questo è quello che ho voluto fare con questo concerto, dopo aver suonato e e cantato in tutta Italia, archivio questa esperienza stupenda per iniziarne un altra, senza dimenticarla, semplicemente mettendola da parte. Hai voluto festeggiare i tuoi 25 anni di carriera con un concerto per la prima volta negli stadi Italiani, come mai? Ho voluto festeggiare i miei 25 anni di storia col pubblico. Non è fatto personale ma credo anche una generazione che è cresciuta e si riconosce nel modo di guardare al mondo e che è venuta negli stadi prima di tutto è in grado di progettare e immaginare il futuro. È stata una grande festa, il mondo è rimasto fuori dallo stadio, è stato un modo per dimenticare un clima pesante. Tu sei sempre molto vicino alla gente tramite i social network. In questo periodo difficile sopratutto per l elevata disoccupazione giovanile, di che cosa hanno biso- 20Primapagina

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