CAPITOLO 3. Promozione della lettura. Il progetto di promuovere la lettura, come ogni altro progetto, ha bisogno

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1 CAPITOLO 3 Promozione della lettura Il progetto di promuovere la lettura, come ogni altro progetto, ha bisogno di esser chiaramente definito. Molti sono i soggetti impegnati che interagiscono tra loro e che hanno bisogno di aver delineato il loro ruolo. Prima di tutto ci si domanda qual è l istituzione più adatta a diffondere l amore per la lettura, qual è il soggetto a cui ci si deve rivolgere nella promozione e infine quali sono i modi e le strategie più adatte per raggiungere lo scopo. SOGGETTI PROMOTORI La famiglia, la scuola e le biblioteche sono le istituzioni che hanno maggiori responsabilità nella diffusione dell abitudine a leggere. La famiglia è il primo soggetto con cui il bambino interagisce e la sua importanza nella formazione di un fanciullo non ha certo bisogno di esser dimostrata. Anche per il futuro rapporto che il bambino avrà con i libri, l influenza dell ambiente sociale e familiare è innegabile ed Elisa Zoppei la considera il nido naturale della lettura, forse l amore per la lettura non passa attraverso il cordone ombelicale, tuttavia se è presente nella vita dei genitori, 33

2 viene naturalmente respirato e tranquillamente assorbito anche dai figlioletti. 1 Avendo, però, già individuato la situazione dello stato italiano, dove la diffusione della lettura non ha raggiunto livelli soddisfacenti e comparabili con quelli della maggior parte degli altri paesi europei, ci si rende conto di come, con questa premessa, bisogna stare molto attenti nel considerare il ruolo della famiglia come punto di riferimento per la vita del bambino nella diffusione dell amore per la lettura: molti dei bambini italiani si troveranno, infatti, inseriti in un ambiente familiare dove i libri e la lettura non sono al centro della vita quotidiana. Secondo dati tratti dal testo di Giovanni Peresson 2 il 36% dei genitori di figli tra i sei e i quattordici anni non legge ai propri bambini, e solo l 8,7% di chi legge ai figli, lo fa tutti i giorni. La scuola e l istituzione bibliotecaria sembrano, perciò, più adatte ad esser individuate come soggetti promotori, tenendo presente che il loro legame con la famiglia dovrà essere molto stretto e la famiglia stessa, anzi, dovrà esser messa al centro di ogni attività promozionale. Per molti ragazzi, ancora oggi, il primo incontro con il libro avviene in classe; di qui, l importanza della scuola nella promozione della lettura. Il rischio è che questo primo incontro porti a crearsi nell immaginario giovanile un idea di lettura legata ai compiti e agli esercizi scolastici, e, quindi, per nulla o poco divertente e, certo, non fonte di piacere gratuito. 1 ELISA ZOPPEI, Laboratori di lettura: metodi e tecniche di animazione del libro, Milano, Mondadori, 2003, p GIOVANNI PERESSON, Le cifre dell editoria 2000, Milano, Guerrini & Associati,

3 È vero che le schede di lettura inibiscono le reazioni spontanee al testo e che l ansia di valutare la comprensione della lettura può pregiudicare il rapporto tra testo e bambino. Non si può negare che quando il testo, persa la sua centralità, diventa strumentale a commenti (storici, educativi o critici), la noia dei ragazzi sale o che, quando i romanzi sono utilizzati soprattutto per essere riassunti o ridotti a schemi, perdono attrattiva per i ragazzi. 3 La scuola ha spesso considerato esaurito il proprio compito nell insegnare le tecniche di lettura, tralasciando l educazione al piacere di leggere e al piacere di godere delle emozioni che il libro può dare; in questo caso l accusa che le viene rivolta è di esser responsabile della disaffezione alla lettura, di scoraggiarla anziché promuoverla, di alimentare la visione della lettura come esercizio didattico. La scolarizzazione della lettura è un rischio in cui bisogna cercare di non incorrere, se si vuole che il leggere diventi una pratica quotidiana nella vita di ognuno. Iniziazione fa rima con descolarizzazione. Il che non significa che essa non possa avvenire a scuola, ma che essa dovrà veder galleggiare il cadavere della didattica, delle unità, dei tempi e dei metodi. 4 Sotto accusa sono l eccessivo carico degli esercizi di analisi testuali e i titoli spesso poco interessanti suggeriti dagli insegnanti. 3 RAIMONDA M. MORANI, In calo lettori e qualità, «Il Pepeverde», (2003), n.15, p LUCA FERRIERI, Il piacere di leggere si può promuovere?, in Il futuro della lettura, a cura di Maurizio Vivarelli, Manziana, Vecchiarelli, 1997, p ; la citazione è da p

4 Molto spesso la crisi della lettura nasconde una mancata scoperta: forse i giovani e gli adulti non leggono anche perché non hanno mai assaporato un intenso piacere di leggere, quella sensazione così gradita che coinvolge la sfera emotivo-affettiva e cognitiva. 5 Anche negli ambienti scolastici, ci si è ormai resi conto che, per catturare i giovani lettori, c è bisogno di far leva sul piacere e sulla dimensione affettiva del leggere; nello stesso articolo della Picherle, da cui è stata tratta la precedente citazione, sono riportati alcuni degli ultimi documenti e testi programmatici della scuola che si riferiscono in modo esplicito sia al piacere, sia alla motivazione al leggere, dimostrando questa nuova attenzione: L insegnante avrà cura di accendere interessi idonei a far emergere il bisogno ed il piacere della lettura (Programmi didattici per la scuola elementare. Italiano, La lettura, 1985); La lettura va intesa e sollecitata come emozione immediata e come bisogno-piacere inesauribile, come scoperta di un libro e continua ricerca di altri libri, come esperienza che può sembrare irripetibile e che può invece durare all infinito, e perciò anche come uso imprevedibile e imponderabile dei testi. La didattica, anche con la sua strumentazione storica, critica, filologica, dovrebbe tendere a questo risultato (Sintesi dei lavori della Commissione Tecnico-Scientifica incaricata dal Ministero della Pubblica Istruzione di individuare Le conoscenze fondamentali su cui si baserà l apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni, 13 maggio 1997). 5 SILVIA BLEZZA PICHERLE, La voglia di leggere, «Il Pepeverde», (1999), n.1, p

5 Documento fondamentale per la lettura e il suo rapporto con la scuola è, poi, la già citata Circolare Ministeriale 105 del Questa sottolinea come, affinché il progetto di educazione alla lettura dia risultati soddisfacenti, sia necessario attuare in modo corretto il principio della continuità educativa, sia verticale, tra i diversi ordini di scuole e insegnamenti scolastici (promuovere la lettura non è compito attribuito solo all insegnante di lettere), sia orizzontale, tra scuola, famiglia e istituzioni culturali del territorio, come biblioteche, teatri, centri culturali, ecc. Questo principio della continuità orizzontale, ci porta ad analizzare il ruolo del terzo soggetto promotore preso in considerazione: la biblioteca, riguardo la quale si tenterà, anche un breve resoconto del movimento di sviluppo nei sistemi gestionali. Negli ultimi decenni i compiti e gli obiettivi dell istituzione bibliotecaria sono stati ripensati: da una biblioteca tutta incentrata sulla conservazione e attenta alle tecniche di catalogazione e classificazione, si è passati ad una istituzione dove l utente è al centro di ogni iniziativa, uno spostamento di ottica che considera il cliente-utente come il punto di riferimento privilegiato. Consolidare il radicamento delle biblioteche nella società, è stato l'obiettivo dei dibattiti sui metodi di gestione, che si sono susseguiti in questi ultimi anni. I fattori principali, che hanno caratterizzato la crisi dell organizzazione tradizionale della biblioteca, sono stati lo sviluppo delle nuove tecnologie 37

6 dell informazione e l evoluzione dei bisogni della società (i mutamenti economici, l aumento del tasso di scolarizzazione con la conseguente moltiplicazione della richiesta culturale). In questa nuova prospettiva, la biblioteca intesa come accumulatore e custode di raccolte, isolata e concentrata su se stessa, attenta più alla conservazione che alla comunicazione del suo patrimonio culturale, non ha trovato più spazio. Tra la fine degli anni Ottanta e l inizio del decennio successivo, si è cominciato a parlare di biblioteca efficace. 6 Consapevolezza diffusa era che per essere veramente efficace, la biblioteca doveva avere ben chiari i suoi scopi: solamente attraverso la chiarezza d intenti si poteva raggiungere la piena soddisfazione dell utenza. La biblioteca efficace possiede: 1) uno scopo chiaramente identificato; 2) servizi strutturati in modo da raggiungere lo scopo; 3) strumenti per valutare l uso di questi servizi; 4) servizi di qualità elevata ai più bassi costi possibili. Inizia in questi anni l era della cooperazione: la biblioteca tradizionale si considera autosufficiente, perciò concentra la sua attività sull accumulo di documenti. La biblioteca centrata sull utente, invece, consapevole di non 6 La biblioteca efficace, a cura di Massimo Cecconi - Giuseppe Manzoni - Dario Salvetti, Milano, Ed. Bibliografica,

7 poter soddisfare la domanda esclusivamente con le proprie risorse, lavora in cooperazione con le altre biblioteche. 7 Il modello gestionale della biblioteca, ha, ormai, cominciato a rivolgere la sua attenzione verso i modelli aziendali. 8 La biblioteconomia (disciplina applicata che si occupa di progettazione, organizzazione e gestione dei servizi bibliotecari) si è ispirata ai principi del management rielaborando le sue tecniche, nate in ambito aziendale per migliorare il prodotto a scopo di lucro, e adattandole ai fini che le sono propri per esaltare la sua vocazione pubblica. Il cambiamento più evidente è stato, appunto, quello di porre l utente al centro del modello gestionale e di concentrarsi sui servizi informativi e di reference (servizio di assistenza personale al lettore in cerca di informazioni in biblioteca). Nella biblioteca si è iniziata ad ideare una politica di marketing (intesa non come tecniche pubblicitarie, ma come impegno nella cura dell immagine della biblioteca e dei modi per comunicarla) al fine di impostare in maniera completa e dignitosa il rapporto con l utente: strumento di comunicazione e promozione molto importante, anche se non sempre preso nella giusta considerazione, è l attività di formazione degli utenti e guida all uso della biblioteca. 7 TOMMASO GIORDANO, Verso una biblioteca centrata sull utente, in La biblioteca efficace, a cura di Massimo Cecconi - Giuseppe Manzoni - Dario Salvetti, Milano, Ed. Bibliografica, 1992, p ; citazione da p Per questa parte della trattazione vedi: GIOVANNI DI DOMENICO - MICHELE ROSCO, Comunicazione e marketing della biblioteca, Milano, Ed.Bibliografica, GIOVANNI SOLIMINE, Introduzione allo studio della biblioteconomia, Manziana, Vecchiarelli,

8 Il nuovo modello di biblioteca incentrata sull utente elabora e adotta il concetto di biblioteca a tre livelli 9 ideato negli anni Settanta da Heinz Emunds, nella Repubblica Federale tedesca. A fianco del settore di magazzino e a quello a scaffale aperto, si creò un terzo livello: il settore d ingresso, un settore a diretto contatto con i più immediati interessi dell utente, che si presenta in modo più naturale rispetto alle consuete forme di ordinamento e di presentazione dei documenti e dal quale si accede alle molteplici offerte della biblioteca. Il tema della promozione della lettura si inquadra nel ripensamento del ruolo della biblioteca pubblica; alla considerazione del rapporto con l utenza come nodo centrale, si aggiunge la consapevolezza che, nel più generale rapporto tra lettori, o non lettori 10, e libri, la biblioteca debba operare come fattore stimolante. Negli anni Novanta, la biblioteca esce fuori e cerca il suo pubblico, spinta dalla volontà di ampliare la base sociale della sua utenza. Durante il convegno di Castelfiorentino del 1995 è sancita la nascita di un nuovo soggetto bibliotecario: le Biblioteche fuori di sé (BFS), che in varie parti d Italia cominciano a realizzare forme di esportazione della lettura fuori dalle 9 UTE KLAASSEN, La biblioteca a tre livelli: un nuovo approccio per l utenza, in La biblioteca efficace, a cura di Massimo Cecconi - Giuseppe Manzoni - Dario Salvetti, Milano, Ed. Bibliografica, 1992, p Marino Livolsi considera quella tra lettori e non lettori una distinzione fondamentale da cui dovrebbe partire qualunque discorso sulla lettura. Tra lettori e non lettori continua ad esistere un muro [ ]. Gli aumenti di lettura continuano a riguardare chi già legge. Questi leggono e acquistano un po di più. Gli occasionali lettori avranno qualche stimolo in più per farlo, ma i non lettori sembrano essere abbandonati al loro destino di esclusione. Almeno un libro, gli italiano che (non) leggono, a cura di Marino Livolsi, Firenze, La Nuova Italia, 1986, p

9 proprie mura. La considerazione di questo tipo di attività nella comunità professionale è andata crescendo nel corso degli anni: ha cambiato sostanzialmente atteggiamento nei confronti di quelle che fino a poco tempo prima erano considerate brutte trovate pubblicitarie per promuovere l immagine della biblioteca. 11 La nuova frontiera della biblioteca (dopo essere stata, anche, multimediale, digitale, virtuale ) è la biblioteca ibrida. Da alcuni, è vista come un momento di passaggio tra il vecchio e il nuovo, da altri, come un punto di arrivo di una trasformazione già compiuta. Il suo essere ibrida consiste, semplicisticamente, nel contenere documenti di ogni genere; ma non si tratta di una semplice compresenza, ciò che la caratterizza è l opportunità di collegamento, di diversa natura, tra i diversi documenti che essa offre. Nell ottica, che qui interessa, delle conseguenze sull utenza e sulla lettura, il discorso è abbastanza articolato e non ancora ben definito. La constatazione comune è che la biblioteca ibrida abbia permesso una moltiplicazione sostanziale dell utenza. Il problema ora è qual è il posto della lettura nella biblioteca ibrida? 12 Spesso il nuovo pubblico, che entra in biblioteca attratto dalle tecnologie e dai documenti multimediali, rimane del tutto indifferente alla lettura e attraversa la parte libraria come se nemmeno esistesse Esportare la lettura, a cura di Maria Stella Rasetti, «Biblioteche oggi», 15(1997), novembre, p LUCA FERRIERI, Lettori ibridi: strategie di contaminazione dei pubblici e dei linguaggi in biblioteca, in La biblioteca ibrida, a cura di Ornella Foglieni, Milano, Ed. Bibliografica, 2003, p ; la citazione è da p Ivi, p

10 Luca Ferrieri riportando la sua esperienza nella biblioteca di Cologno Monzese dove lavora, ci descrive così la situazione: Lo sviluppo dei servizi multimediali ha portato un nuovo pubblico in biblioteca e ha determinato un aumento esponenziale dei prestiti di documenti multimediali a fronte di un rallentamento e di una stasi nel prestito librario. 14 L obiettivo, ora, perciò, dovrà essere progettare delle attività di promozione culturale che aiutino a sviluppare l abitudine alla integrazione documentaria, e permettano l ibridazione tra i pubblici. L attenzione della biblioteca all utente bambino arriva solo intorno alla metà degli anni Ottanta. Nel convegno svoltosi a Roma nel marzo di questo anno su lettura e gioco, Luisa Marquadt ha parlato della sezione ragazzi in biblioteca, dichiarando che, in Italia, solo in quel periodo nasce la consapevolezza dell importanza di un servizio del genere all interno di una biblioteca pubblica, smettendo, finalmente, di essere considerato un servizio accessorio. Mentre, fino a qualche anno fa, i bibliotecari erano piuttosto restii ad occuparsi di bambini, oggi le cose sono un po diverse e la biblioteca viene ad essere considerata come il luogo più idoneo alla diffusione della lettura nelle nuove generazioni. In biblioteca il libro è inserito in un contesto che sfugge agli schemi preordinati della scuola: ci si trova immersi in un processo educativo informale, il bambino è lasciato libero di scegliere e di muoversi tra i libri senza sentire il peso di nessun obbligo, inoltre, è anche la 14 Ivi, p

11 possibilità di maggiori contatti con la famiglia (i bambini sono accompagnati; scelgono i libri insieme ) che la rende più adatta alla promozione rispetto alla scuola elementare; Daniel Pennac afferma: Leggere si impara a scuola, quanto ad amare leggere Anche Luca Ferrieri considera la biblioteca come il luogo più adatto per una corretta promozione della lettura: L editoria ha spesso confuso la promozione della lettura con l aumento di fatturato; la scuola ha fatto proprio un modello autoritario e strumentale del leggere che non è affatto promozionale; questo terreno è più delle biblioteche, che sembrano essersene accorte solo da poco. La lettura che interessa promuovere è quella basata sulla gratuità, sul piacere dell atto. 15 La biblioteca pubblica, dunque, come il soggetto promotore più adatto a diffondere l amore per la lettura. Questa considerazione, però, non è condivisa da tutta la comunità professionale e il dibattito è ancora aperto. Molte speranze sembrano essere riposte nel mondo delle biblioteche scolastiche. Dal si sono sviluppate importanti iniziative nelle scuole ormai autonome per potenziare le biblioteche scolastiche, qualificare gli addetti, migliorare l accesso dei ragazzi e degli insegnanti, anche attraverso il collegamento in rete. Il Ministero dell istruzione ha sollecitato e coordinato tali iniziative. Una speranza e una volontà dovrebbero accomunare tutti: che tali 15 LUCA FERRIERI, Fare/leggere: i paradossi della promozione della lettura, in La lettura come progetto, a cura di Massimo Belotti, Milano, Ed. Bibliografica, 1997, p ; la citazione è da p

12 iniziative non si interrompano, non ristagnino, anzi che si estendano e intensifichino. 16 Tullio De Mauro, che esordisce così nella prefazione della guida alla scelta dei libri per bambini promossa dalla Fondazione Bellonci, continua indicando le scuole come un luogo strategico per estendere e consolidare, sì che duri per tutta la vita, questa giovanile propensione 17 (il riferimento, naturalmente, è alla lettura); non si rivolge mai alla biblioteca come potenziale fruitore del manuale, ma direttamente a genitori, insegnanti e bambini 18 indicando, così, ancor più chiaramente, la sua opinione al riguardo. Non sembra essere sulla stessa linea, l intervento del professor Giovanni Solimine, che segue questo di De Mauro. Anche qui ci si augura che i notevoli investimenti effettuati nelle scuole in questi ultimi anni, consentano lo sviluppo di buone dotazioni librarie e di centri di risorse multimediali all interno delle stesse scuole, permettendo, così, che la biblioteca scolastica acquisti una funzione centrale in un nuovo modo di fare scuola, favorendo nei ragazzi l acquisizione di autonome capacità di studio e ricerca. 19 Ma queste speranze sono legate alla considerazione dell importanza della biblioteca pubblica nella diffusione di un abitudine a leggere, che non sia legata allo studio, ma al piacere gratuito: La scarsa funzionalità delle biblioteche scolastiche ha costretto per decenni le biblioteche pubbliche di 16 Da tre libri in su la biblioteca è mia! Guida alla scelta dei libri per bambini, a cura di Francesco De Renzo - Stefania Fabbri - Giovanni Solimine, Milano, Feltrinelli, 2002, p Ivi, p Ivi, p Ivi, p

13 base, nelle quali bambini e ragazzi costituivano una percentuale spesso maggioritaria dei frequentatoti, ad appiattirsi su una funzione parascolastica. Ciò ha sacrificato altre attività come quelle di educazione alla lettura e ha prodotto una dannosa distorsione nella percezione che i ragazzi, ma anche gli adulti, hanno della biblioteca. 20 Ma c è, ancora, un altro aspetto che va preso in considerazione. L esperienza di promozione maturata in tanti anni di lavoro da Gabriella Evangelistella, che dirige la biblioteca di Soriano nel Cimino, ha portato a farle maturare la convinzione che la biblioteca pubblica vada considerata come primo soggetto promotore della lettura. La possibilità di un dialogo costante con il mondo della scuola, è, però, uno degli elementi essenziali per raggiungere risultati soddisfacenti e duraturi. Il rischio che lei intravede nella diffusione di biblioteche scolastiche, è che le scuole si chiudano in se stesse, credendo di poter far fronte, da sole, a tutte le necessità culturali degli alunni. In questo modo si verrebbe ad interrompere, là dove si era creato, il meccanismo di interazione tra famiglia, scuola e biblioteca e si impedirebbe la costituzione, tra queste tre istituzioni, di una rete di rapporti tali da integrarsi in un vero ecosistema formativo. A questo punto, queste considerazioni vanno calate nella realtà del territorio italiano, dove il contributo delle biblioteche pubbliche alla 20 Ivi, p

14 promozione della lettura, sembra di difficile realizzazione, data la condizione, non sempre esemplare, nella quale molte di loro si trovano: le sedi sono poche, distribuite in maniera disomogenea sul territorio nazionale e praticamente sconosciute per la maggior parte degli italiani. La situazione delle biblioteche pubbliche e del loro ruolo nella promozione è presa in considerazione in un saggio di Raffaele De Magistris: Tutte le - non molte inchieste a campionatura su scala nazionale sull uso delle biblioteche ci dicono che a frequentarle è una porzione minima di Italiani (per l esattezza meno di 1/10), e neppure assiduamente (solo lo 0,5 0,7% vi entrerebbe almeno una volta al mese). Di fatto esse risultano pressocché estranee anche ai lettori forti, in teoria più motivati a recarvisi. 21 Nello stesso saggio, l autore mette in evidenza il fatto indicativo che, spesso, l assenza del servizio bibliotecario non è sentita come tale; non ci si accorge neanche del male funzionamento del servizio perché non si è abituati a sperimentarne la possibile utilità. Le biblioteche, non numerose, dove le cose funzionano a dovere, sono quelle dove le risorse investite sono decisamente superiori che nelle altre ed è più alta la qualità dei servizi erogati. I risultati della promozione della lettura in queste biblioteche, bastano, da soli, a dimostrare l importanza e il ruolo che l istituzione dovrebbe avere e a giustificare la richiesta di maggiori investimenti, come è evidenziato dallo stesso De Magistris: stando alla sola utenza delle biblioteche (che evidentemente non copre l intero parco dei lettori di una comunità), nei centri 21 RAFFAELE DE MAGISTRIS, Lettura e consumi culturali, in Il futuro della lettura, a cura di Maurizio Vivarelli, Manziana, Vecchiarelli, 1997, p ; la citazione è da p

15 ove esiste una biblioteca funzionante la quota dei lettori abituali (lo zoccolo duro dell utenza del libro) supera non di rado in modo schiacciante quella delle medie nazionali. Prima ci siamo chiesti se ha senso investire nelle biblioteche. Delle due l una: o queste biblioteche, per sfacciata fortuna, sono state istituite in seno a comunità da sempre ammaliate dalla lettura, o ed è la risposta per cui propendere hanno esse stesse contribuito in misura rilevante a mettere in moto un circuito virtuoso all interno del quale la pratica della lettura è decollata e si è cementata. 22 SOGGETTO DESTINATARIO DELL ATTIVITA DI PROMOZIONE DELLA LETTURA Convinzione, ormai, da tutti condivisa, è che l iniziazione alla lettura debba avvenire fin dalla più tenera età. Il rapporto che si instaura in età infantile con i libri, può segnare la propensione verso la lettura che si avrà da adulti. Il piacere di leggere non è una scoperta che si fa da adulti. Da adulti si sceglie, si seleziona, ci si orienta, ma solo se il libro ha già un posto, più o meno grande, nella gamma dei consumi individuali. [ ] il lettore di libri è tale perché ha maturato un buon rapporto con l oggetto libro, perché ne ha compreso la forza comunicativa, ha elaborato la capacità di decodificare e di 22 Ivi, p

16 trasferire sul piano emozionale la parola scritta. E questa scoperta, che sembra essere l elemento determinante dell azione volontaristica del leggere, è sempre avvenuta tra l infanzia e la tarda adolescenza. Dopo quel periodo i giochi sembrano fatti. 23 Questa consapevolezza, porta a direzionare tutte le attività di promozione della lettura verso una fascia d utenza compresa tra i sei e i quattordici anni, verso quei ragazzi, perciò, che frequentano le scuole elementari e medie. Negli ultimi anni l attenzione si è spostata, comprendendo anche i bambini della scuola materna. Si ritiene che il libro debba entrare a far parte della quotidianità del bambino fin dalla più tenera età, debba essere parte dei suoi giochi, dei suoi oggetti più consueti. Alcune ricerche condotte negli U.S.A. e in paesi anglosassoni indicano come l abitudine alla lettura e all analisi di libri illustrati da parte di genitori a bambini in età prescolare sia uno degli elementi predittivi della riuscita scolastica successiva e soprattutto della motivazione e della competenza nel leggere e nello scrivere. Questo anche se durante la lettura al bambino piccolo non vengono condotti interventi tecnici per insegnare a leggere: la semplice esposizione sistematica alle letture di storie e libri illustrati e l interesse e l abitudine che ne scaturirebbe, sembrano essere gli elementi più importanti per un futuro atteggiamento positivo e attivo nei confronti della lettura. 24 Si assiste così alla proliferazione di oggetti editoriali per la prima infanzia: libri gioco, oggetti che sono interattivi con i bambini, manipolativi; le interazioni riguardano prima di tutto gli organi di 23 Almeno un libro, gli italiani che (non) leggono, a cura di Marino Livolsi, Roma, La Nuova Italia, 1986, p Incoraggiare a leggere, a cura di Lucia Lumbelli, Roma, La Nuova Italia,

17 senso, libri gonfiabili, libri sonaglino, libri bavaglino, libri morbidi che suonano, che possono essere morsicati e annusati. Viene consigliato ai genitori di riporli tra i giocattoli dei figli e non nelle librerie dove è inserito i libro tradizionale; entrano a far parte delle dotazioni di scuole materne e ludoteche, nella convinzione che la trasmissibilità del piacere di leggere sottintende un iniziazione felice. 25 Questo, però, non deve portare ad escludere completamente gli adulti e soprattutto gli adolescenti (utenza particolarmente difficile: in questa età spesso si abbandonano i libri e si è oggi convinti che non coinvolgendoli nelle attività di promozione si rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti verso questi ragazzi quando erano nell età infantile) dalle attività promozionali. Delle volte è la stessa promozione verso i più piccolini, che porta a coinvolgere gli adulti, creando un circolo virtuoso tra piccoli e grandi utenti. Emanuela Bussolati, della casa editrice La Coccinella, nel convegno romano già citato, sottolinea come il bambino in biblioteca coinvolga anche il genitore accompagnatore: questo è indotto ad entrare in biblioteca e magari a domandarsi perché il suo bimbo si diverta così tanto a sfogliare e a leggere, potrebbe essere incuriosito e convincersi a provarci! Indirettamente la promozione della lettura si estende alle diverse fasce d età. 25 LUCA FERRIERI, Il piacere di leggere si può promuovere?, in Il futuro della lettura, a cura di Maurizio Vivarelli, Manziana, Vecchiarelli, 1997, p ; la citazione è da p

18 STRATEGIE DI PROMOZIONE Dopo aver tentato di individuare le istituzioni più adatte a promuovere la lettura e i soggetti ai quali si debbano rivolgere, viene fatto ora un quadro generale delle più diffuse strategie di promozione. Strumenti tipici della promozione della lettura sono scaffali novità, scaffali tematici e bibliografie. L obiettivo che si vuole raggiungere con queste strumentazioni è far conoscere all utenza, reale e potenziale, della biblioteca ciò che essa possiede, documenti di cui, senza l ausilio di questi strumenti informativi, non tutti gli utenti conoscerebbero l esistenza; attraverso questa strategia si mira a scatenare la curiosità verso un argomento o un autore, a far scoprire una passione che non si sospettava di avere. Stesso scopo ha l allestimento di mostre di libri. Altra strategia per far conoscere i libri è stata portata avanti da alcune biblioteche aderendo al progetto delle biblioteche fuori di sé, nate istituzionalmente durante il Convegno di Castelfiorentino del 1995; 26 lo scopo di queste iniziative è esportare la lettura fuori dalle mura delle biblioteche in luoghi della città di cui si è sperimentata una inedita vocazione bibliotecaria (strade, negozi, bar), con l intenzione di ampliare la base sociale della biblioteca e di assicurare un attenzione maggiore a chi si trova in condizioni svantaggiate nell accesso alle occasioni individuali. I bibliobus, che portano i 26 Esportare la lettura, a cura di Maria Stella Rasetti, «Biblioteche oggi», 15(1997), novembre, p

19 libri in zone periferiche del territorio, dove la distribuzione del servizio bibliotecario lascia spesso a desiderare, sono un esempio molto significativo delle biblioteche fuori di sé. La promozione della lettura si concretizza, poi, attraverso l attuazione di iniziative culturali. Tra le più comuni sono da ricordare l incontro con l autore, la presentazione di libri, le letture pubbliche, i laboratori lettura in biblioteca e nelle scuole. Gli incontri con l autore e le presentazioni di libri non hanno solamente lo scopo di pubblicizzare una nuova uscita editoriale, anche con queste attività culturali si cerca di destare l attenzione del pubblico verso tematiche o generi letterari che non conosceva o che non sapeva potessero interessarlo. Riguardo queste iniziative culturali, Bianca Pitzorno, scrittrice a tempo pieno di testi per bambini e ragazzi, dichiara di essere in controtendenza e di non condividerne completamente l attuazione: L autore deve parlare attraverso i libri che scrive, non promovendo se stesso, salendo e scendendo da un treno all altro. [ ] Vedo un ulteriore pericolo, che si cerchi l autore simpatico, comunicativo, magari istrionico, mettendo in secondo piano la qualità di ciò che scrive. Un autore può essere anche un misantropo o un timido, ma non è quello che conta. L importante è ciò che scrive ELENA MUTTI, Promozione e animazione della lettura, intervista a Bianca Pitzorno, «Il Pepeverde», (1999), n.1, p

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