Il valore strategico dei processi di innovazione aperta per le PMI italiane. La valutazione delle performance nel settore dell arredamento.

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1 Corso di Laurea magistrale in Economia e gestione delle aziende Tesi di Laurea Il valore strategico dei processi di innovazione aperta per le PMI italiane. La valutazione delle performance nel settore dell arredamento. Relatore Ch.mo Prof. Mario Volpe Laureando Valentino Gallo Matricola Anno Accademico 2011 / 2012

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3 Indice Introduzione!... VI 1. Un approccio teorico all innovazione! Il concetto di innovazione! Le fasi del processo innovativo! Il grado di novità dell innovazione! Tipologie di innovazione! Gestione dell innovazione! Condivisione della conoscenza! La natura sistemica dell innovazione! Misure dell innovazione: le performance innovative in Europa! Riconoscere l innovazione! Chi misura l innovazione! L Innovation Union Scoreboard! Il contesto europeo dell innovazione! Un confronto internazionale attraverso lo IUS! R&S: fattore chiave per i leader dell innovazione! L innovazione nelle PMI italiane! Innovazione senza ricerca! La posizione competitiva delle PMI! Un approccio proattivo all innovazione! Innovare in tempi di crisi! Innovazione aperta nelle PMI! I

4 4. Processi aperti di innovazione! La dimensione strategica dell innovazione aperta! Fattori di cambiamento nella logica dei processi chiusi d innovazione! Il modello di business! Una cultura organizzativa collaborativa! Progettare un assetto organizzativo orientato all innovazione aperta! Il contesto italiano dell innovazione aperta! Una proposta per il rilancio dell innovazione in Italia! Ricerca e sviluppo nelle PMI italiane! Il modello della design-driven innovation! Una definizione di design utile all economia! Il design nelle strategie di innovazione delle imprese! Il valore dell innovazione design-driven per le imprese italiane! Le PMI nelle reti aperte di innovazione: a quali condizioni?! Acquisizione e protezione della conoscenza nei processi di innovazione aperta! Meccanismi di ricerca e acquisizione della conoscenza nei processi aperti! Le relazioni come fonte di conoscenza! Il rapporto tra industria e Università! Protezione della conoscenza nei processi di innovazione aperta! La tutela brevettuale! Il segreto industriale! Gestione della proprietà intellettuale nei processi di innovazione aperta! Analisi delle informazioni contenute nei brevetti registrati dalle imprese operanti nel settore dell arredamento (2010:2012)! La metodologia di analisi! II

5 7.2 Le variabili utilizzate! La collaborazione tra organizzazioni! Il numero di inventori! La nazionalità degli inventori! Studio aggregato delle prime tre variabili! La citazione di brevetti! Il numero di brevetti citati! Conclusioni dell analisi! Conclusioni e sviluppi futuri! Bibliografia! Sitografia! III

6 Elenco delle figure Figura 1.1: Elementi chiave nella gestione dell innovazione! Figura 2.1: Indicatori dell Innovation Union Scoreboard! Figura 2.2: Performance innovative degli Stati membri dell UE! Figura 2.3 : Convergenza nelle performance innovative! Figura 2.4: Indicatori utilizzati per il confronto internazionale! Figura 2.5: Performance di innovazione dell UE-27 comparata ai maggiori competitor (2006:2010)! Figura 2.6: Performance di crescita dell UE-27! Figura 2.7: Performance di innovazione italiane! Figura 2.8 : Crescita media annua del Paese e per indicatore! Figura 3.1: Relazione tra dimensione delle imprese italiane e attività innovativa! Figura 4.1 : La rottura del circolo virtuoso! Figura 4.2: Paradigma della Closed Innovation! Figura 4.3: Paradigma dell Open Innovation! Figura 4.4: Il modello di business dell Open Innovation! Figura 5.1: Il design discourse! Figura 5.2: Le dimensioni dell innovazione design-driven! Figura 5.3: Tre tipi fondamentali di innovazione! Figura 5.4: Il processo di ricerca design-driven! IV

7 Figura 5.5: Impresa, interpreti e persone nella design-driven innovation! Figura 6.1: Identificazione delle esigenze tecnologiche! Figura 6.2: Il ruolo dei brevetti nel processo innovativo! Figura 7.1: Presenza di collaborazione tra imprese negli anni! Figura 7.2: Presenza di collaborazione tra imprese (2010:2012)! Figura 7.3: Numero di inventori (2010:2012)! Figura 7.4: Numero di inventori negli anni! Figura 7.5: Nazionalità degli inventori (2010:2012)! Figura 7.6: Nazionalità degli inventori negli anni! Figura 7.7: Nazionalità del singolo inventore (2010:2012)! Figura 7.8: Livelli di collaborazione nei processi innovativi! Figura 7.9: Livelli di collaborazione in presenza di relazioni inter-organizzative! Figura 7.10: Citazione di brevetti (2010:2012)! Figura 7.11: Citazione di brevetti negli anni! Figura 7.12: Nazionalità dei brevetti citati (2010:2012)! Figura 7.13: Nazionalità dei brevetti citati negli anni! Figura 7.14: Numero dei brevetti citati negli anni! Figura 7.15: Numero dei brevetti citati (2010:2012)! Figura 7.16: Andamento negli anni delle variabili normalizzate (2010:2012)! Figura 7.17: Grafico a radar delle variabili normalizzate e percentualizzate sul valore complessivo assunto nel triennio (2010:2012)! V

8 Introduzione L obiettivo di questa tesi è quello di analizzare le prospettive future per le piccole e medie imprese presenti nel sistema produttivo italiano, focalizzandosi sulla comprensione di come esse creano vantaggio competitivo attraverso i processi di innovazione. La scelta di concentrare l attenzione sull attività innovativa delle PMI è legata all importanza cruciale che esse presentano per il sistema economico del nostro Paese. Si tratta, infatti, di un fenomeno che desta particolare interesse: le statistiche confermano che oltre il 90% delle imprese operanti nel territorio nazionale ha meno di dieci dipendenti e assorbe più del 50% della forza lavoro. La questione della competitività delle PMI sta, inoltre, emergendo come una delle principali incognite nel dibattito sullo sviluppo del sistema produttivo italiano. Tale dibattito si è acceso a seguito dei grandi cambiamenti dell economia mondiale avvenuti negli ultimi venti anni e a causa del preoccupante ristagno del nostro sistema produttivo, esposto più di altri alla concorrenza dei nuovi Paesi emergenti dell Asia e dell America Latina. A fronte dell indubbio interesse economico e sociale nei confronti delle PMI, si è deciso di approfondire l approccio di queste organizzazioni verso l innovazione, tematica la cui comprensione in questo ambito resta ancora parziale. Le PMI sono, infatti, organizzazioni piccole, che, però, risultano piuttosto complesse e differenziate, soprattutto se osservate nel loro funzionamento complessivo. Nel periodo di boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta, la piccola dimensione dell impresa era considerata una caratteristica di arretratezza e scarsa efficienza. Negli anni successivi il ruolo delle PMI è stato riscoperto e contrapposto alle difficoltà incontrate dalle grandi imprese dinnanzi alla crescente complessità strategica e organizzativa del contesto competitivo. La maggiore flessibilità e capacità di adattamento delle piccole e medie imprese ha condotto vari autori a studiarne le caratteristiche in maniera approfondita. Tuttavia, sono rimasti molti pregiudizi di fondo sulla precarietà e sulla capacità di sopravvivenza di tale tipologia di organizzazioni. Nonostante questi limiti, la piccola impresa ha mostrato straordinarie capacità di tenuta e ciò ha lentamente favorito, nei tempi più recenti, una considerazione più equilibrata e realistica del peso e della funzione dello small business nell economia e nella società contemporanea. VI

9 Negli ultimi tempi, la letteratura e i dibattiti sulla crisi di crescita e di competitività del sistema produttivo italiano si sono molto estesi e arricchiti. L attenzione si è concentrata soprattutto sul problema della ripresa di competitività e sul riposizionamento del sistema nella competizione mondiale. Il quadro di analisi e di diagnosi è molto ampio e le ipotesi presentate sono diverse e in certi punti contrastanti. È, invece, interessante notare che quasi tutte le proposte per il rilancio suggeriscono interventi di cambiamento che si concentrano sulle piccole e medie imprese. Infatti, le grandi imprese italiane sono così poche da poter essere considerate ciascuna come un caso a sé, da discutere separatamente. Se dunque il problema è capire il motivo per cui la competitività italiana ristagna, la questione da affrontare è come far evolvere le PMI, in particolar modo quelle operanti nei settori più esposti alla concorrenza internazionale. Tuttavia, indicare una via di sviluppo per un universo così vasto come quello delle PMI non è un compito esente da difficoltà: da un lato la numerosità di imprese (diverse centinaia di migliaia), dall altro la grande varietà di tipologie organizzative e di strategie di business, rendono complessa l identificazione di un comune percorso di riqualificazione. Pur riferendosi ad un contesto così diversificato, è, però, opinione condivisa da molti autori che l innovazione fornisca una leva essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo delle organizzazioni. Alla luce di ciò, ci si chiede come l innovazione possa giovare alle imprese italiane, e, in particolare, quale tipologia di innovazione sia più adatta ad esprimere il potenziale delle PMI. Da un lato c è l evidenza oggettiva della scarsità di risorse investite in attività di ricerca e sviluppo in Italia. Le statistiche internazionali non lasciano dubbi: gli indicatori utilizzati collocano il sistema produttivo italiano tra gli ultimi posti delle graduatorie. Inoltre, per quanto si possa dire che la piccola dimensione e la specializzazione di carattere tradizionale tipica delle imprese italiane non stimolano gli investimenti nella ricerca di base, resta indiscutibile il fatto che le risorse messe in campo in Italia sono assai limitate rispetto agli altri Paesi, per qualsiasi tipo di ricerca e di innovazione. D altra parte, l innovazione è un processo complesso, non riconducibile soltanto agli investimenti in ricerca di base o applicata, ma che spesso si effettua a stretto contatto con il cliente e con il mercato. L innovazione si realizza anche attraverso modifiche, integrazioni o miglioramenti dei prodotti esistenti, e gli sforzi di cambiamento collegati a queste azioni di minor portata, spesso, sfuggono alle statistiche ufficiali. L entità degli investimenti dedicati alle attività di R&S non rappresenta una buona misura per questo VII

10 tipo di innovazioni e, se si adottano punti di vista alternativi, lo sforzo innovativo delle PMI italiane può risultare significativo, o per lo meno si possono estrapolare indicazioni utili sulle possibili strade da intraprendere per rilanciare la competitività. In questo senso, non solo ci sono modi diversi di osservare il fenomeno innovativo, ma esistono anche diverse teorie su come sviluppare e organizzare l innovazione in maniera efficace nelle imprese. Infatti, non è facile stabilire se anche le forme di innovazione più aperte e legate alle esigenze dei clienti e del mercato siano soddisfacenti e sufficienti a garantire prosperità e sopravvivenza per il sistema produttivo italiano. Soprattutto in periodi come quello attuale, il dibattito su come focalizzare meglio investimenti e sforzi innovativi non trova risposte univoche. Il proposito di questa tesi è, quindi, quello di approfondire l analisi sulle attività di ricerca e sviluppo condotte dalle PMI e di individuare un modello di innovazione che si presti a valorizzarne le capacità e a rilanciarne la competitività. Nella scelta della sequenza delle tematiche esposte, l obiettivo rimane indirizzato a delineare il ruolo cruciale rivestito dalle PMI nel futuro sviluppo del sistema produttivo, tenendo sempre conto dei principali aspetti riguardo la questione della dimensione e della specializzazione tradizionale, la questione degli investimenti in ricerca e la questione dell organizzazione e delle forme di crescita sostenibili. A questo scopo, i diversi argomenti sono presentati partendo da aspetti generali per terminare l analisi a un livello di dettaglio maggiore, con una struttura riassumibile come segue. Il capitolo 1 presenta uno scenario di tipo teorico, focalizzando l attenzione sull evoluzione della letteratura in tema di innovazione. In particolare si descrivono i principali concetti legati agli studi sull innovazione e si illustra il pensiero economico che ha portato ai contributi sull innovazione aperta, al fine di fornire una guida necessaria ad affrontare le tematiche trattate in seguito. Il capitolo 2 presenta lo scenario dell innovazione in ambito internazionale, attraverso l analisi della misurazione del fenomeno nel contesto europeo, con particolare riferimento al sistema produttivo italiano. Focalizzandosi sugli aspetti quantitativi dei processi innovativi, si propone un confronto dell ambiente innovativo italiano con i sistemi degli altri Paesi, al fine di individuarne il livello di competitività e il ritmo di crescita. Nel capitolo 3 si cerca di comprendere in maniera più approfondita il funzionamento del sistema innovativo nazionale, analizzando il ruolo delle PMI e cercando di riconoscere il tipo di innovazione realizzata e le sue modalità di sviluppo. L obiettivo è quello di VIII

11 individuare un modello di innovazione dal quale le PMI italiane possano trarre vantaggio, per introdurre nel capitolo 4 il paradigma dell Open Innovation e analizzare il valore strategico delle relazioni interorganizzative e dei network di innovazione. Nel capitolo 5 si presenta un particolare modello di innovazione aperta, che mira alla di creazione di nuovi significati: la design-driven innovation. Tale tipologia di innovazione risulta, infatti, di particolare interesse per le piccole e medie imprese italiane, soprattutto per quelle operanti nell industria manifatturiera. Il capitolo 6 è dedicato all analisi dei meccanismi operativi dell innovazione aperta e all introduzione delle forme di tutela della proprietà intellettuale e industriale utilizzabili nei processi aperti. A partire dalla descrizione del ruolo dei brevetti, utili non solo come meccanismo di protezione ma anche come fonte di informazione, si esplorano i processi innovativi attuati nell industria italiana. Il capitolo 7 è, infatti, interamente dedicato al caso empirico svolto mediante uno studio statistico delle informazioni contenute nei brevetti registrati dalle imprese operanti nel settore dell arredamento negli ultimi tre anni. Il passaggio dal piano teorico all indagine empirica completa il quadro d analisi per il caso di studio. L osservazione, condotta con particolare attenzione alle caratteristiche del settore, è avvenuta sulla base dei dati contenuti in 738 brevetti. Nonostante alcuni limiti associati al reperimento di informazioni per mezzo dei brevetti, come l'esistenza del segreto commerciale o il mancato ricorso alla tutela brevettuale, l indagine in questione ha permesso di delineare il culmine di uno sforzo, mettendo in evidenza non solo l'intensità dell attività inventiva, ma anche la capacità di adattare e condividere le competenze tecnologiche. Il monitoraggio ha permesso di individuare, nella situazione attuale, la presenza di opportunità e di punti debolezza per le PMI dell arredamento italiano. IX

12 1. Un approccio teorico all innovazione L innovazione non sorge in maniera spontanea, ma è generata grazie all impegno di singoli individui, imprese, organizzazioni e reti, dotate di capacità e risorse, che operano all interno di un contesto idoneo a favorirne lo sviluppo. Tradizionalmente, le imprese mettono in atto strategie di innovazione, al fine di conseguire un vantaggio sulla concorrenza, attraverso la differenziazione e una minor possibilità di essere imitati. Tuttavia, considerare l innovazione come una mera strategia di protezione di origine endogena appare riduttivo: ogni azienda si relaziona con l ambiente circostante e, pertanto, la sopravvivenza e lo sviluppo non dipendono esclusivamente dalla composizione dell insieme di risorse interne. La necessità di costanti aggiornamenti per il rinnovo delle competenze spinge le aziende a sperimentare cambiamenti nell assetto organizzativo e nella dotazione delle risorse utilizzate per la creazione di beni e servizi. Tale carattere dinamico favorisce l adattamento continuo all ambiente, ed emerge dalle capacità di apprendimento e dalle iniziative intraprese per rilevare e identificare le tecnologie del futuro, al fine di catturarle, dominarle e integrarle nell assetto aziendale con lo scopo di farne un uso specifico e vantaggioso. A causa dell avanzamento tecnologico e dell aumento dei flussi informativi, la conoscenza è considerata la leva principale per la crescita economica e l innovazione. Nell economia attuale, principalmente nei contesti più sviluppati, la ricchezza proviene da fattori creati, frutto degli sforzi e delle azioni deliberate di persone e organizzazioni, piuttosto che dall utilizzo di lavoro e capitale. La conoscenza assume un ruolo centrale, poiché permette di dare vita a nuove tecnologie e di accedere alle tecnologie generate da terzi all interno del sistema produttivo. Come si vedrà in dettaglio più avanti, l innovazione è per sua natura un fenomeno sistemico perché nasce dall interazione continua tra i differenti attori che operano all interno del contesto economico e sociale. L ambiente in cui si svolge l attività innovativa assume, dunque, un ruolo di fondamentale importanza poiché costituisce il mezzo per fare emergere e stimolare lo sviluppo di nuove idee. Essere in grado di comprendere e sfruttare le potenzialità dell ambiente, implica saper gestire una rete di relazioni e significa stringere accordi di collaborazione, al fine di migliorare la propria 1

13 attività e sfruttare le potenzialità degli altri membri della rete. Le fonti esterne corrispondono, infatti, risorse complementari a quelle interne all organizzazione. Il fatto che le imprese cooperino e diano valore alla dimensione esterna risulta quindi interessante; l attività imprenditoriale rappresenta, in questo modo, l impiego economico della conoscenza prodotta a livello organizzativo e sociale. La globalizzazione, l intensificarsi della concorrenza, il progresso tecnologico, le maggiori esigenze dei consumatori e le modifiche nei sistemi legislativi sono alcuni dei fattori che stanno facendo del cambiamento un imperativo per le organizzazioni che vogliono mantenere e incrementare il proprio livello di competitività 1. L esperienza mostra che le organizzazioni che non sono in grado di adattarsi ai cambiamenti ambientali, seguendone il ritmo e la portata, devono affrontare una riduzione della propria competitività. Analogamente, si osserva che nessuna organizzazione, indipendentemente dalla dimensione e dalla posizione nel mercato, è immune a questo processo di trasformazione. Le capacità di assimilare nuove tecnologie e di generare innovazione rappresentano, infatti, un requisito chiave per il mantenimento della forza competitiva. Pur operando in mercati stabili e maturi, la vitalità e il successo di un impresa, deriva dall abilità nel coniugare nella propria attività fattori molto vari, che vanno dal design, alla qualità di prodotti e servizi, o all adattamento del prodotto alle caratteristiche specifiche dei clienti. In conseguenza di ciò, negli ultimi tempi si stanno sviluppando dinamiche orientate a stimolare l innovazione, dal momento che le organizzazioni con un attitudine aperta al cambiamento, che includono l innovazione nelle proprie strategie di business, si posizionano in maniera migliore nel mercato globale. L attività innovativa rappresenta, dunque, un percorso continuativo, che non giunge mai ad un punto finale, ma risulta integrato ai processi dell organizzazione 2. La letteratura sull innovazione è ormai così ampia e diversificata da rendere difficile la circoscrizione di tutti gli aspetti esaminati dagli approfondimenti accademici in un unica materia 3. Da qui nasce il bisogno di mettere insieme le dimensioni catturate dalle discipline economiche e manageriali per avere una visione generale del fenomeno. Lo scopo di questo capitolo è, perciò, quello 1 Viale R. (a cura, 2008), La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi, IlSole24Ore, Milano. 2 ibidem. 3 Fagerberg J. (a cura), Mowery D. C. (a cura), Nelson R. R. (a cura), (2005), The Oxford handbook of Innovation, Ofxord University Press, Oxford e New York. 2

14 di presentare i concetti più importanti legati agli studi sull innovazione, al fine di fornire una guida per affrontare le tematiche trattate in seguito. 1.1 Il concetto di innovazione Al fine di delineare il concetto di innovazione, è conveniente fare una distinzione tra invenzione e innovazione. Fagerberg afferma che l invenzione è la prima idea per lo sviluppo di un nuovo prodotto o processo, mentre l innovazione è il primo tentativo di mettere in pratica tale idea 4. Un innovazione è l introduzione di un prodotto (bene o servizio) o di un processo, nuovo o significativamente migliorato, o l introduzione di un metodo di commercializzazione o di organizzazione nuovo o significativamente migliorato, applicato alle pratiche commerciali, all organizzazione del lavoro o alle relazioni con l esterno 5. Lasciando da parte le definizioni, il termine innovazione è utilizzato nel presente lavoro per indicare un fenomeno al centro delle trasformazioni attuali dell economia, che, nelle sue varie sfaccettature, si manifesta attraverso la capacità del sistema produttivo di avviare nuovi processi produttivi e di assorbire e sfruttare le novità in campo scientifico, tecnologico, economico e sociale. In tali dinamiche intervengono competenze individuali, aspetti strutturali e variabili presenti nel contesto economico e istituzionale. L attività innovativa è caratterizzata, quindi, da molteplici aspetti, che propagano i loro effetti nell evoluzione dell economia e della società, mediante la creazione e la diffusione di conoscenza utile. Il duplice obiettivo degli innovatori è quello di risolvere i problemi esistenti con soluzioni inedite e offrire alla popolazione beni e servizi in quantità e varietà sempre crescenti, per rispondere alle esigenze dei singoli e della società. L innovazione costituisce, così, la leva fondamentale attraverso cui è possibile alimentare la crescita e accelerare la generazione di conoscenza: le imprese, applicando i risultati della ricerca, possono 4 Fagerberg J. (a cura), Mowery D. C. (a cura), Nelson R. R. (a cura), (2005), The Oxford handbook of Innovation, Ofxord University Press, Oxford e New York. 5 OECD (2005), Oslo Manual 3rd edition Guidelines for Collecting and Interpreting Innovation Data, OECD Publishing, Parigi. 3

15 accrescere la competitività propria e del sistema produttivo complessivo, avviando e sostenendo, in questo modo, lo sviluppo economico e l avanzamento tecnologico. In riferimento alle fasi del processo innovativo, come si vedrà in dettaglio nel prossimo paragrafo, il momento in cui si produce l innovazione è tale quando i frutti dell attività innovativa vengono immessi con successo nel mercato. In questo ambito risulta pertinente fare ulteriore chiarezza sulla differenza tra invenzione e innovazione. Dai contributi di Schumpeter 6 nascono i concetti su cui sono fondati gran parte dei modelli successivi; in questi si stabilisce la differenza tra invenzione, innovazione e diffusione. L autore definisce invenzione il prodotto o processo che viene creato e si sviluppa nell ambito scientifico-tecnologico, e relaziona, invece, l innovazione con un cambiamento di natura economica. Così considera la diffusione, ovvero la trasmissione di innovazione, come ciò che permette ad un invenzione di trasformarsi in un fenomeno economico-sociale. Schumpeter individua nella decisione dell imprenditore di commercializzare un invenzione il passo decisivo perché questa si converta in innovazione, e definisce l imprenditore come l innovatore, sottolineando il difficile compito che questo porta a termine 7. Egli utilizza, quindi, l espressione imprenditore per definire il ruolo dell innovatore. Secondo l autore, il classico equilibrio di mercato è ostacolato dalle azioni degli imprenditori, guidati dal desiderio di creare un monopolio, per mezzo dell introduzione di una qualche innovazione. Essi sono, infatti, motivati ad assumere un certo grado di rischio in cambio dei guadagni ottenibili riuscendo a collocare un bene nel mercato. I ricavi così conseguiti potrebbero essere successivamente investiti per continuare l attività imprenditoriale e produrre altre innovazioni, dato che le anteriori sarebbero già state diffuse. In questo modo si genera un processo di retroalimentazione che stimola la crescita e lo sviluppo economico. Secondo Schumpeter, senza la presenza di imprenditori che portino a termine l attività innovativa, il tasso di crescita sarebbe limitato all incremento dei fattori produttivi e sarebbe difficile la generazione del suddetto processo. Tutta questa evoluzione rappresenta, per l autore, la storia del capitalismo, prodotta da ciò che egli definisce 6 Schumpeter J. A. (1911), Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung, Duncker&Humblodt, Berlin. Versione in inglese, The Theory of Economic Development, Harvard University Press, 1934 Cambridge, Mass e Schumpeter J. A. (1942), Capitalism, Socialism and Democracy, Harper, New York e Londra. Versione italiana, Capitalismo, socialismo e democrazia, ETAS, Milano, Freeman C. (1974), The Economics of Industrial Innovation, Penguin Books, Harmondsworth. 4

16 distruzione creatrice. Metodi di produzione, tecnologie e conoscenza diventano obsoleti e vengono superati, perché solo dal cambiamento scaturisce qualcosa di nuovo. L imprenditore schumpeteriano è la figura chiave di questo processo in continuo divenire, in cui la sopravvivenza è possibile solo se si è disposti a mutare, perché ciò che importa davvero non è la competizione sul prezzo, ma la concorrenza creata dalla novità. Durante gli anni Settanta e Ottanta si afferma il pensiero evolutivo (o neoschumpeteriano) 8. L idea di fondo di questo approccio è la concezione dello sviluppo tecnologico come processo evolutivo, dinamico, accumulativo e sistemico. Come nel pensiero di Schumpeter, si assegna all innovazione il principale ruolo dinamizzante dell economia capitalista. L innovazione viene analizzata come un processo diviso in due tappe: la prima fase consiste nello sviluppo e nella commercializzazione iniziale di un nuovo prodotto o processo, la seconda è costituita dall applicazione diffusa, ovvero dalla trasmissione di tale innovazione con l assimilazione da parte del grande pubblico dell informazione tecnica sviluppata. Inoltre, la visione neoschumpeteriana stabilisce che, durante il processo di diffusione, continui il progresso tecnologico inizialmente avviato dall innovazione di maggiore portata. Gli autori evolutivi considerano, quindi, che la tecnologia si sviluppi contemporaneamente alla sua diffusione, e che ciò avvenga in un contesto determinato, contraddistinto da caratteristiche politiche, economiche, storiche e istituzionali, con il quale si stabilisce un processo di retroalimentazione continua. Per questo, non tutte le innovazioni generate da un impresa avranno lo stesso impatto, ma dipenderà dalla loro ricezione nell ambiente. La capacità di innovare di un impresa sarà, quindi, influenzata dall ambiente che la circonda 9. 8 Alcuni autori distinguono i due filoni di pensiero, mentre altri affermano che il termine neoschumpeteriano racchiuda al suo interno l ottica evolutiva. Richard Nelson e Sidney Winter sostengono in An evolutionary theory of economic change (1982) che il pensiero evolutivo può essere indicato attraverso l espressione neo-schumpeteriano. Nonostante il dibattito sulla misura in cui i due approcci possano essere combinati rimanga aperto, essi presentano elementi comuni nella spiegazione del ruolo dell innovazione per lo sviluppo economico e nella teoria d impresa, che implicano una sfida per la tradizionale ortodossia neoclassica. Magnusson L. (1994), Evolutionary and Neo-Schumpeterian Approaches to Economics, Kluwer Academic Publishers, Boston, Dordrecht e Londra. 9 Rozga R. (1999), Entre globalización tecnológica y contexto nacional y regional de la innovación, un aporte a la discusión de la importancia de lo global y lo local para la innovación tecnológica, V Seminario Internacional, Toluca, México. 5

17 La teoria evolutiva riconosce l importanza del contesto operativo per le attività innovative, anche poiché queste dipendono dagli strumenti che l ambiente offre, come, ad esempio, il livello di avanzamenti scientifici disponibili, le soluzioni applicate in altre imprese, la presenza di reti di cooperazione. A dispetto del principio neoclassico per cui il meccanismo basico di selezione del capitalismo è fornito dal mercato, gli autori neo-schumpeteriani rilevano l esistenza di una gran varietà di ambienti di selezione, che dipendono dal sistema di istituzioni esistenti a livello nazionale, regionale o settoriale. Questa varietà fa sì che le imprese prendano differenti direzioni in funzione delle caratteristiche del contesto in cui si sviluppano. Un altro punto di vista è costituito dal pensiero di Dosi, per il quale il comportamento delle imprese in relazione all innovazione non è indipendente dalla struttura organizzativa, dall ambiente e dal settore tecnologico di appartenenza. Egli afferma che non esiste una divisione tra il comportamento di un impresa e la dinamica del sistema complessivo. Inoltre, descrive la tecnologia in forma ampia, dal momento che include al suo interno elementi immateriali come la conoscenza, l esperienza e i meccanismi di ricerca e apprendimento utilizzati per migliorare l efficienza produttiva e sviluppare nuovi prodotti e processi 10. É degno di nota che autori come Nelson e Winter 11 concordino con Dosi nel fatto che l ambiente determina le vie per mezzo delle quali cambia l uso delle tecnologia nel tempo, attraverso una selezione operata mediante elementi di mercato, politico istituzionali e finanziari. I due autori, nel loro approccio evolutivo alla teoria dell impresa, notano che l ambiente influisce non solo nella scelta e nella sostituzione di tecnologia, ma anche nel tipo di attività di ricerca e sviluppo che le imprese di un industria si accingono ad intraprendere 12. A sua volta l impresa si relaziona con diverse organizzazioni attraverso differenti canali, formali e informali, e dette relazioni plasmano le sua attività 13. Gli attori presenti 10 Dosi G. (1988), Sources, Procedures, and Microeconomic Effects of Innovation, Journal of Economic Literature, 26(3), pag Nelson R., Winter S. (1982), An Evolutionary Model of Economic Change, The Belknap Press, Cambridge e Londra. 12 Vence X.(1995), Economía de la innovación y del cambio tecnológico: una revisión Crítica, Siglo XXI, Madrid. 13 Dosi G., Malerba F. (1996), Organization and Strategy in the Evolution of Enterprise, Macmillan, Londra. 6

18 nell ambiente e le loro connessioni determinano la direzione di sviluppo e diffusione dell innovazione. Anche la distribuzione fisica delle imprese influisce sulle attività innovative, in relazione al grado di sviluppo del Paese in cui esse vengono intraprese. Le imprese, infatti, accumulano abilità a differente ritmo e in differenti direzioni, in dipendenza del luogo in cui sono ubicate, della loro capacità di apprendimento e degli incentivi e pressioni che provengono da concorrenti, fornitori e clienti presenti nel contesto operativo. Per terminare la rassegna dei contributi sul tema dell innovazione proposta dalla letteratura, è necessario menzionare che agli inizi degli anni Novanta si pone particolare enfasi nel ruolo dei processi di apprendimento localizzati, grazie a fattori particolari di una nazione o regione, in grado di promuovere il cambiamento tecnologico. In questa prospettiva, si evidenzia il ruolo dell apprendimento per interazione, in cui utenti, fornitori, concorrenti e l infrastruttura scientifico-tecnologica, interagiscono per la generazione di innovazione. Si riconosce la rilevanza dei processi di competizione e cooperazione nel migliorare la competitività delle imprese locali. La competizione tra imprese simili accelera, infatti, l adozione di innovazione, mentre la cooperazione orizzontale e verticale aumenta le sinergie produttive tra organizzazioni. In questo senso, sorge la nozione di Sistema Nazionale di Innovazione (SIN) come modello interattivo di creazione e utilizzo della conoscenza, nel quale partecipano ed operano i differenti agenti relazionati con la produzione e lo sviluppo tecnologico. Ciò è il risultato degli studi sui processi sistemici di innovazione e dell importanza attribuita al contesto istituzionale e ai fattori organizzativi nell apprendimento e nella diffusione delle tecnologie. Il complesso di contributi che definiscono il concetto di SIN spiega come la presenza di vincoli tra gli agenti operanti nei processi di innovazione rappresenti un fattore essenziale per migliorare il rendimento dell attività innovativa 14. In altre parole, dato 14 Lundvall B. Å. (1992), National System of Innovation: Towards a Theory of Innovation and Interactive Learing, Pinter Publishers, Londra; Nelson R. (1993), National Innovation Systems. A Comparative Analysis, Oxford University Press, New York; Freeman C. (1995), The National System of Innovation in Historical Perspective, Cambridge Journal of Economics, 19(1), pag. 5-24; Metcalfe S. (1995), The Economic Foundations of Technology Policy: Equilibrium and Evolutionary Perspectives, in Stoneman P., Handbook of the Economics of Innovation and Technological Change, Blackwell Publishers, Oxford, pp

19 che l innovazione e il progresso tecnologico sono frutto di un complesso intreccio di relazioni tra organizzazioni, che mettono in campo varie tipologie di conoscenza, la performance innovativa di un Paese dipenderà in gran misura da come questi agenti si relazionano tra loro, come parti o elementi integranti di un sistema collettivo di generazione di conoscenza. L evoluzione nel concetto di innovazione è rappresentata da numerose visioni che, nel corso degli anni, hanno cercato di spiegare i processi per mezzo dei quali l attività innovativa viene realizzata. I contributi in materia, circa il cambiamento tecnologico e la formazione di conoscenza, sono molteplici e i filoni di pensiero descritti finora costituiscono solo una parte della letteratura al riguardo. Ciò che lega, per alcuni aspetti, le teorie di diversi autori appartenenti a differenti momenti storici, è la presenza di una linea di fondo, che mantiene stabili i criteri con i quali viene rappresentata l innovazione, pur permettendo al concetto di evolversi e trovare definizioni sempre aggiornate con i tempi. Tale tematica di base è data dalla continuità descrittiva per cui si conferiscono al fenomeno innovativo attributi di novità, modernità e cambiamento. D altra parte, vi è la presenza di elementi di stacco, riconducibili al coinvolgimento di un numero e una varietà di attori e attività sempre maggiori, utilizzati per spiegare l avvio e lo sviluppo dell azione innovativa. A partire dall imprenditore di Schumpeter fino ad arrivare al Sistema Nazionale di Innovazione, si è potuto assistere ad un moltiplicarsi di soggetti, contingenze e relazioni che, grazie a fattori quali compartecipazione e interattività, hanno raccolto il ruolo di motore dell attività innovativa. Come si spiegherà meglio in seguito, al giorno d oggi è proprio sulla base del coinvolgimento di numerosi soggetti e della condivisione di conoscenze e risorse eterogenee che si definisce l innovazione. In questo lavoro l attenzione è diretta ad indagare l influenza dei distinti fattori che, per una più efficiente produzione di innovazione, spingono all apertura dei confini aziendali. Nei successivi capitoli si vedrà, pertanto, come la definizione di innovazione trovi un ulteriore evoluzione proprio grazie all apertura dei processi innovativi. 8

20 1.2 Le fasi del processo innovativo Le teorie in materia di innovazione sono relazionate con il funzionamento interno delle imprese e con i modelli di business utilizzati. Per spiegare l innovazione si tiene conto della tipologia di conoscenza, di come essa si accumula e fluisce tra gli attori del sistema produttivo, di come i processi di innovazione si sviluppano attraverso settori, regioni e Paesi 15. Sebbene gli studi accademici abbiano classificato varie tipologie di innovazione, gli aspetti maggiormente menzionati nella definizione del fenomeno sono due: la caratteristica di novità dell idea, e l applicazione che essa trova in campo economicosociale. Un invenzione o un idea creativa non si traduce, infatti, in innovazione fino a che non viene utilizzata per soddisfare una necessità concreta. L applicazione suppone un concreto processo di cambiamento, dal momento che l obiettivo principale è quello di tradurre il miglioramento prodotto dall inventore (individuo o impresa) in un miglioramento globale per la società. Perché ciò avvenga è essenziale che l innovazione si diffonda. É possibile distinguere tre momenti fondamentali all interno del processo innovativo: 1. l invenzione, ovvero il momento in cui si manifesta un idea potenzialmente generatrice di benefici, non necessariamente realizzata in forma concreta di prodotto, processo o servizio; 2. l innovazione, che consiste nell applicazione commerciale della suddetta idea. Innovare significa trasformare idee in prodotti, processi e servizi nuovi o migliorati, che abbiano un valore per il mercato. Si tratta di trarre dall idea un beneficio economico, che incrementi la capacità dell impresa di creare ricchezza e che abbia, inoltre, forti implicazioni sociali; 3. la diffusione, ovvero la fase in cui si mette a conoscenza della società l utilità di un innovazione. Questo è il momento in cui chi commercializza l idea, sotto forma di bene economico, riceve un beneficio. Lo sviluppo economico di un azienda, di un Paese o di una società dipende dalle capacità di realizzare queste tre fasi, pur essendo variabile l importanza relativa di ogni fase in funzione del tipo di organizzazione. Inoltre, le risorse e le abilità richieste per 15 OECD (2005), Oslo Manual 3rd edition Guidelines for Collecting and Interpreting Innovation Data, OECD Publishing, Parigi. 9

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