Rassegna Stampa Confindustria - 12/03/2015

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1 Rassegna Stampa Confindustria - 12/03/2015

2 INDICE RASSEGNA STAMPA Rassegna Stampa Confindustria - 12/03/ /03/2015 Confindustria Toscana Sole 24 Ore p. 16 Gli imprenditori: scelta sconcertante 1 Confindustria territoriali Corriere Fiorentino p. 1-6 Dopo Bettini: una mossa sulla scacchiera Marzio Fatucchi 2 Tirreno Massa Carrara Tirreno Piombino Elba Tirreno Prato Pistoia Montecatini Tirreno Prato Pistoia Montecatini p. VI «Intento buono ma fumoso» Giovanna Mezzana p. I Indotto, firmata la mobilità per i 35 lavoratori della Asco 6 p. X Museo del Tessuto: troppi "tagli" bloccate le mostre Cristina Orsini 7 p. X Il Comune toglie l'affitto al Museo 9 Corriere Maremma p. 23 Il laboratorio lagunare torna a vivere 10 Confindustria nazionale 4 Mf p. 5 Così ho vinto la mia sfida a Siena Claudio Gallone 11 Indice Rassegna Stampa Pagina I

3 _Gli industriali denunciano il rischio di dover sopportare costi altissimi nei prossimi anni Gli imprenditori: scelta sconcertante CARRARA Èovviochechiritienediavere un diritto di proprietà lo difende. E dunque, inevitabilmente, faremo i dovuti ricorsi contro questa norma». Maurizio Lorenzoni,contitolare della cava di marmo "La Facciata" a Torano di Carrara, è uno degliimprenditorilapideichehain tasca un atto notarile, datato 1962, che attesta l'acquisto da un privato di gran parte (il 98 ) della cava da cui oggi estrae 20-25mila tonnellate di marmo bianco all'anno. Primaancoradi esserefuriosoper la legge regionale che d'un colpo cancella la proprietà privata, Lorenzoni è sconcertato: «E come se domani mattina ci chiedessero di rendere pubbliche le nostre case, è chiaro che ciopporrenimo. Edunquefaremo lo stesso con le nostre cave. La Regione ha intrapreso un percorso irto di insidie, di cui peraltro non si capisce la ratio. Che non può essere quella di far cassa, perché la pressione, fiscalesull ecave pubbli che a C arraranon è cosìlontan adaquellasulle cave private, entrambe pagano il contributo regionale e l'unica differenza è il canone di concessione. La volontà di far cassa si potrà concretizzarenelmomentoincuilecavesaranno messe all'asta, ma questo non èprevisto a breve termine». Lascadenzaall'orizzonte-trasette anni, alhmgabilifino a25per chi lavora sul posto almeno il 5o% del marmo estratto - preoccupa Giancarlo Topini, titolare di cave nel bacino marmifero difantiscritti da cui estrae 15mila tonnellate di marmo all'anno, in gran parte acquisite con atti notarili. «Veniamo da secoli di compravendite delle cave - sottolinea Topini, che aspetta di vedere la legge approvataprimadisbilanciarsi- e ora dicono che non s ono valide? Ciascunofaràlapropriastrada,maci vorrebbe la sfera di cristallo per sapere cosa accadrà». Secondo Tonini, anziché imporre a tavolino quote di lavorazione deiblocchi di marmo inloco,laregione avrebbefattomeglio a promuovere un patto per lo sviluppo coinvolgendo Comuni, Cdc, associazioni di categoria e sindacati,perfarcrescere H distrettolapideo e le sue lavorazioni e creare posti di lavoro. «Così ottiene il contrario», chiosa Topini, presidente del Comitato paritetico nazionale lapideo che ha avviato un nmonitoraggionelleregioniitalianepermappare le discipline delle cave. Apocadistanza, eall'intemodello stesso distretto apuo-versiliese, ci sono situazioni diverse. Sea Carrara le cave sono state (finora) in parte pubbliche (del Comune) e in parte private, nella vicina Versilia le cave sono tutte private. «Non è possibile affrontare in fretta tematiche così complesse che sitrascinano da anni, come ha fatto il Consiglio regionale colpianopaesaggistico e conlalegge cave - chiosa Paolo Carli, responsabile cave di Confindustria Toscana -. Le conseguenze di queste decisioni le pagheremo nei prossimi anni, ma valeva la pena tutto questo, se porterà a decine di cause che dureranno anni,concostisiaperlacomunitàregionale che perleimprese?». Si.Pi. 0 RIPROGl1ZIONE RISERVATA Confindustria Toscana Pagina 1

4 Dopo Bettini: una mossa sulla scacchiera Le grandi imprese giocano d'anticipo per la guida di via Valfonda: idea Messeri (Ge) Confindustria, sono partiti gli incontri dei saggi per individuare il dopo-bettini. Ma a sorpresa, si muovono le grandi industrie. Gli «sherpa» delle big fiorentine, non solo multinazionali, stanno cercando una figura di spessore per «unire» l'associazione: si parla di Massimo Messeri di Ge-Nuovo Pignone. Restano in corsa gli altri candidati, da Italo Romano a Luigi salvadori, in attesa di Leonardo Bassilichi, per cui si parla di un ruolo in Unioncamere nazionale. a pagina 6 Fatucchi Confindustria territoriali Pagina 2

5 dustria, i big giocano d'anticipo Le grandi imprese si muovono per il dopo Bettini: per la presidenza spunta l'ipotesi Messeri (Ge) %1//' Italo Romano, direttore generale di Kme Massimo Messeri, presidente di Ge-Nuova Pignone Leonardo Bassilichi, amministratore delegato di Bassilichi spa Confindustria, da ieri i saggi ascoltano i soci-imprenditori. Ma a muoversi sono anche gli «sherpa», soprattutto delle grandi industrie fiorentine. E dopo i nomi di Italo Romano di Kme, di Giuseppe Ponzi, responsabile per la piccola e media industria, di Franco Baccani del settore della pelletteria e dell'imprenditore del settore medico Luigi Salvadori, l'ingresso delle «big» nella competizione per sostituire il presidente uscente Simone Bettini potrebbe portare un candidato da General Electric. Ma il risultato finale passerà anche dalle decisioni, tra Roma e Firenze, di Leonardo Bassilichi. Il clima, in via Valfonda, è di attesa: non ci sono già le «squadre contrapposte» che si videro 4 anni fa e che portarono allo scontro tra Alessandro Sordi e Bettini, scontro vinto da quest'ultimo. Ma, questa volta, i big - soprattutto dell'industria - hanno cominciato a muovere qualche pedina fin da subito, senza aspettare la conclusione delle danze. Ci sono stati contatti tra alcune di queste aziende, alla ricerca di un uomo, o di una donna, che possa rispondere al profilo di larga condivisione e di autorevolezza che potrebbe portare i saggi ad un candidato unico da votare nella giunta di Confindustria. E l'idea è stata quella di puntare verso il presidente Massimo Messeri. Cioè l'uomo che ha guidato l'ex Nuovo Pignone nella privatizzazione presa ad esempio tra quelle italiane, uno che non ha da dimostrare niente - e che, anche se ancora operativo, può dare tempo e energie all'associazione. Il nome non sarebbe però emerso nei primi incontro dei saggi. Un'altra ipotesi è stata quella di Elisabetta Fabri, di Starhotels e ora nel Cda di Poste, scelta dal governo Renzo. Ma il suo nome è girato una settimana, per poi non essere rilanciato. Tutti gli altri restano comunque in gioco. Soprattutto Romano, attuale vicepresidente, che però potrebbe candidarsi solo se attorno a lui dovesse coagularsi un notevole consenso. Più «libere» le candidature di Ponzi - sostenuto dalla piccola industria - come di Baccani - che ha dalla sua sicuramente la filiera della pelletteria - mentre quella di Salvadori è una candidatura «di ritorno», con consensi soprattutto di alcuni past president ma che, avvenuta già in passato, non è poi arrivata in fondo. Una situazione fluida, nella quale contano sicuramente i «numeri» del presidente uscente. Anche se il finale di partita di Bettini è stato segnato da polemiche pesanti perle sue dichiarazioni sui finanziamenti di Fidi Toscana (di cui è presidente) alla società del padre di Renzi, la Chil srl (una operazione finita sotto inchiesta a Genova) e la cancellazione dei debiti da parte delle banche al Maggio musicale, l'imprenditore della R.osss ha ancora molti consensi nel suo territorio, il Mugello, e anche tra gli industriali empolesi. In questa situazione però tutti, in via Valfonda, paiono consapevoli che occorre evitare uno scontro all'ultimo voto come successe 4 anni fa. L'ultimo elemento, e non il meno importante, è che c'è anche un ex vicepresidente che «pesa»: sia per il ruolo che ha adesso, sia perle scelte che potrà prendere. Leonardo Bassilichi, ex vice di Bettini e ora presidente della Camera di commercio di Firenze, è stato a lungo indicato come possibile «pacificatore» dell'associazione, tanto che quando Bettini salì al vertice di Fidi Toscana si parlò di una staffetta. Ora è impegnato nella partita della trasformazione delle Camere di commercio, voluta dal governo Renzi. E proprio l'associazione che le rappresenta, Unioncamere nazionale, è chiamata a cambiare il vertice. Il suo ruolo di player nella vicenda della riforma ha portato alcuni colleghi a ipotizzare una sua candidatura al vertice di Unioncamere, che però si scontra con le dinamiche «tradizionali» (e poco favorevoli alla riforma Renzi) dell'associazione camerale. Se ci fosse un coinvolgimento nazionale di Bassilichi in Unioncamere, il suo nome sarebbe da escludere su Confindustria Firenze. Altrimenti, la partita potrebbe cambiare direzione, in via Valfonda. Marzio Fatucchi res.it RIPRODUZIONE RISERVATA Fírenze- Roma Leonardo Bassilichi può tornare in gioco se tramonta l'idea Unioncamere I tempi I saggi hanno 2 mesi di tempo perle consultazioni tra i soci di Confindustria per individuare il (o più di un) candidato alla presidenza. Poi la scelta andrà in giunta per l'eventuale voto, e in assemblea per la ratifica Confindustria territoriali Pagina 3

6 «Intento buono ma Fontanili: dinamiche complesse per lavorare in loco il 50% dei prodotto i dubb i deg li imprenditori Roberto Graziani: di Giovanna Mezzana 1 CARRARA In teoria è chiaro e persino ben accolto da tutti: anche da chi sul marmo ha costruito impresa, lavoro, ricchezza. Parliamo del principio-clou fissato dalla nuova legge regionale sulle cave: e cioè, se tu imprenditore del marmo vuoi che ti venga prorogata la concessione ad escavare (da qui a 25 anni) devi lavorare in loco almeno il 50% del materiale estratto. Tutti d'accordo. I dubbi però sorgono pensando a quando dalla teoria si passerà alla pratica. «Il principio, che punta a far lavorare di più il marmo in loco, è lodevole - osserva Maurizio Fontanili, imprenditore - altrimenti le segherie chiudono e si perde occupazione; quando però si passa alla prati - ca, diventa aleatorio. Io firmo una convenzione in cui mi impegno a lavorare almeno il 50 per cento del materiale in loco, e poi? Chi controlla? Immaginiamoci - dice - il Comune che mi viene a controllare sul personal computer della ditta ogni singolo blocco? Si faranno allora controlli a campione?». Ma se i controlli saranno a campione, le maglie della rete non saranno poi tanto strette: e i furbetti? Non solo. «Io posso acquistare i blocchi a stock oggi per lavorarli tra due anni - continua Fontanili - e allora, mi chiedo, ci deve essere una corrispondenza temporale o no? Mi sembra tutto un po' demagogico: l'intento politico è chiarissimo, ma poi nella pratica mi sembra abbastanza fumoso». Fontanili continua a fare esempi che chiariscono il busillis. «Molte ditte di trasformazione sono a Pietrasanta. - così descrive la situazione - Lavorare il materiale a Pietrasanta significa lavorarlo in loco, o "in loco" si intende entro i confini del Comune o anche della Provincia? Non dimentichiamoci che la tassa marmi valeva solo per Carrara». Un bel grattacapo. C'è anche un aspetto che, aggiunge Fontanili, potrebbe persino produrre effetti che vanno nella direzione opposta all'intento della legge, che è quello di incrementare la lavorazione, l'occupazione, la ricaduta: «Molti Paesi esteri - spiega Fontanili - acquistano materiale grezzo che, se fosse lavorato, forse non acquisterebbero: Tunisia, Algeria, Cina, ad esempio, pagano una tassazione più alta sui materiali lavorati». «Io spero che questa legge incrementi la trasformazione del materiale in loco - commenta Roberto Graziani, imprenditore - Non so però fino a che punto potrà incentivarla. Alla fine, anche in tema di beni estimati, a noi imprenditori importa solo che ci diano la possibilità di lavorare con un orizzonte temporale ampio e il più possibile libero da difficoltà, che nel nostro settore già ci sono, e sono tante, anche se i più lo ignorano». Uno degli aspetti più importanti della legge regionale riguarda la regolamentazione del periodo transitorio più lungo - 25 anni dal terminato il quale i siti di escavazione e le concessioni verranno affidati solo con gara d'appalto. Come ci si orienta da qui al 2040 per il rinnovo delle concessioni che scadono? Per farsi prorogare la concessione l'imprenditore dovrà sottoscrivere, nel giro di due anni, una convenzione con cui si impegna a lavorare in loco almeno il 50% del marmo estratto. Di che genere di convenzione si tratti, di quali tutele siano previste per l'imprenditore, nessuno ancora lo sa: certo è «che la motivazione della convenzione è molto forte - conferma il vicesindaco Andrea Vannucci - Ora il Comune dovrà recepire la legge scrivendo un regolamento, abbiamo 180 giorni di tempo per approfondire il dettame regionale e dare ad esso operatività». Anche il mondo datoriale si prepara agli approfondimenti sulla nuova legge regionale sulle cave. «Fino a quando non avremo letto il testo della legge - osserva il direttore della Confindustria apuana Andrea Balestri - non possiamo avere un'idea precisa. Dovremo studiare la norma e confrontarci con gli imprenditori». Della stessa idea è Fabio Felici, presidente della Imm-CarraraFiere. «In questo momento non sono in grado di dire se è una legge perfetta o meno - dice - La Regione ha sancito un principio, adesso bisognerà vedere come il regolamento comunale lo recepirà». Feli ci colpisce il bersaglio, il nocciolo è proprio questo. RIPRODUZIONE RISERVATA Confindustria territoriali Pagina 4

7 . _. :., > _.... a(- :- i"--a^ as 5 _.. 3"k x t r.. _ ':;er..`.. = * ri h r. *`.: ì.,.`' t ( ' Loscenawaaeu-tcarrara Confindustria territoriali Pagina 5

8 IN CONFINDUSTRIA... Indotto 7firmata la.. per 135 lavoratori della Asco 1 PIOMBINO Firmata in Confindustria la procedura di mobilità per i 35 lavoratori della Asco, dove il 31 maggio cesserà la cassa integrazione. L'azienda, su richiesta dei sindacati, si è impegnata a riassumere tutti i lavoratori (alcuni dipendenti intanto hanno già lasciato Piombino per raggiungere altri cantieri dello stesso gruppo), nel caso che l'operazione di rimessa in marcia dell'altoforno, in corso di valutazione in questi giorni da parte della Cevital, andasse in porto. Asco del resto ha interesse a tener viva la possibilità di continuare a lavorare a Piombino, in una fabbrica dove ha fatto investimenti importanti per ambientalizzare le operazioni di svuotamento delle paiole con un impianto moderno e più lontano dalla città. Se non interverranno fatti nuovi, la mobilità avrà la durata di un anno per i lavoratori sotto i 40 anni, di 18 mesi per quelli con età compresa tra i 40 e i 50, e di due anni per gli over 50. RIPRODUZIONE RISERVATA Confindustria territoriali Pagina 6

9 Museo del Tessuto: troppi "tagli" bloccate le mostre Meno euro da Provincia e Camera di Commercio Cavicchi e Guarini: «Nel 2016 situazione molto critica» s di Cristina Orsini 1 PRATO «Con pochi soldi, riusciremmo a fare tanto». Andrea Cavicchi, presidente della Fondazione Museo del Tessuto da ormai otto anni, in prorogatio da maggio (attesa la nuova nomina in capo al sindaco Matteo Biffoni), sintetizza così i problemi economici di un museo unico nel suo genere, che racconta la storia del tessile ma punta a fare cultura nella moda, nato in una struttura - la ex Campolmi - bellissima, nuovissima ma costosissima. Il fatto è che mostre come "I vestiti degli Zar", il vintage e l'ultima "Le camicie bianche di Ferrè", potrebbero diventare solo un ricordo. Il bilancio del Museo del Tessuto, traballa. Tutto sommato - tra entrate e uscite - la garanzia di "reggere" quest'anno, c'è, ma in prospettiva - già nel la situazione potrebbe diventare di difficile sostenibilità: «Il motivo è semplice - spiega Cavicchi - i contributi dei soci sono in diminuzione mentre le spese che sosteniamo restano uguali. Se non si riusciranno a trovare nuove entrare, diventerà un problema». Al Museo del Tessuto che oltre alle mostre (19 dal 2007 al 2014) cura progetti europei (4 relativi al tessile che hanno occupato più anni) e fa attività con le scuole che arrivano dalla Toscana e da tutta Italia, basterebbero euro in più, invece l'anno prossimo né avrà in meno su un bilancio totale di circa euro. Numeri piccoli di per sé, per un museo che è unico nel panorama italiano, ma che proprio non si possono contrarre. E siccome le spese sono e resteranno fisse, il Museo del tessuto, per forze di cose, dovrà "tagliare" sulla programmazione di mostre «che però - è il giudizio del direttore Filippo Guarini - è il brand che dà forza e visibilità al museo». Insomma, niente esposizioni organizzate e finanziate in maniera autonoma dal museo che però non resterà ferino e nei prossimi mesi ha in calendario una serie di eventi anche importanti - ancora top secret - finanziati però da sponsor esterni. Ma perché il Museo del Tessuto subirà un taglio ai contri - buti dei soci che sfiora il 30% del totale delle entrate? Presto detto: perché la Provincia, o quel che ne resta, a partire da quest'anno non darà più al Museo i euro arrivati nel 2014 (prima erano ), lo stesso vale per la Camera di Commercio - trai maggiori sostenitori del Museo - che ha tagliato di netto euro (ne garantiva ) dopo che a sua volta si è vista togliere una buona fette dei contri - buti camerali. Un escursus veloce ma necessario sulle spese: la voce più importante riguarda il costo dei sette dipendenti (tre a tempo parziale, 3 a tempo pieno, oltre il direttore) che costano complessivamente euro lordi l'anno con una spesa media di 37mila euro per ciascun lavoratore; poi c'è l'affitto che il Museo paga al Comune: euro l'anno a fronte di un finanziamento di : «In pratica - spiega Cavicchi - si tratta di una partita di giro: il Museo rende al Comune la metà del contri - buto annuo. Proprio assieme all'amministrazione - prosegue il presidente del Museo - stiamo studiando forme di risparmio per consentire alla strutture un maggior margine di manovra». E la novità c'è: il Comune ha già deciso di dare in concessione gratuita quella parte della struttura dell'ex Campolmi occupata dal Museo del Tessuto, eliminando in questo modo il costo dell'affitto. Ultima voce di spesa «ed è tra le più gravose», fa presente Guarini, è rappresentata dai costi dell'energia. Ed è un storia minima ma tutta da raccontare: il Museo del Tessuto spende all'anno euro di elettricità, uno sproposito, per il riscaldamento d'inverno e la refrigerazione d'estate. «L' energia - spiegano Cavicchi e Guardini - proviene da un sistema di pompe molto coniplesso, collegato alla vasca esterna (quella che sta al centro del cortile ndr): l'acqua della fontana che è sempre i funzione, viene riciclata e usata per dare energia». Evidenteniente però o il sistema di pompe consuma troppo o c'è qualcosa che non torna a livello progettuale. Ogni goccia d'acqua versata dalla fontana, come dice scherzando il presidente, costala museo un euro. E poi c'è la manutenzione di una struttura nuova ma che dà problemi: tra i 30 e i euro l'anno. Insomma, troppe spese a fronte di sovvenzioni già scarse e destinate a diminuire ulteriormente e con il rischio del blocco delle attività espositive. Cavicchi una via d'uscita la intravede: «E' una situazione difficile - afferma - ma non impossibile. Con i soci stiamo dialogando per trovare soluzioni, risparmi, economie possibili. L'obiettivo è farcela, perché le cifre sono contenute e solo dopo consegnerò il museo in altre mani».?tuvro JclIoW rs Ircm ri"luk1i" Confindustria territoriali Pagina 7

10 II museo dei Tessuto, sopra Cavicchi, sotto Guarivi Confindustria territoriali Pagina 8

11 LA NOVITÀ il comune toglìe l'affitto al Museo Allo studio una convenzione, il personale però avorera in sinergia Museo del Tessuto, pezzi antichi e bacheche, al centro l'assessore Mangani PRATO L'assessore alla Cultura Simone Mangani una via per garantire un po' di respiro al Museo del tessuto l'ha trovata: «Stiamo pensando - spiega - a una convenzione attraverso la quale l'edificio del Museo del Tessuto verrà ceduto gratuitamente alla Fondazione così da consentire un risparmio di euro Fanno». Non molto, ma qualcosa di sicuro. A fronte di u n taglio nelle spese di qualcosa il Museo dovrà dare. «Utilizzeremo meglio - prosegue Mangani - le capacità progettuali del personale del Museo che è già esperto, per esempio, nell'individuazione delle linee di finanziamento europee. L'idea è quella di applicare le professionalità che ci sono nell'aiuto di altre istituzioni culturali che hanno necessità simili a quelle del Museo». Una potrebbe essere l'istituto Datini, con Archivio di Stato, Pia Fondazione dei Ceppi e l'istituto di studi storici postali «anche loro in grave difficoltà - affennamangani - anche sul fronte del personale». La convenzione che verrà studiata tra i soci della Fondazione (Comune, Provincia, Uip e Camera di Commercio) potrebbe essere messa a punto entro maggio «e potrebbe rappresentare - aggiunge l'assessore - la fase terminale del mandato del presidente Cavicchi e l'eredità che lascerà al suo successore». Successore in già individuato una rosa di nomi - l'ambito è quello degli imprenditori - senza che però ci sia ancora stata la decisione definitiva. La politica del risparmio, di lavoro in sinergia, di strategie in grado di creare benefici economici alle strutture culturali, non riguarderà solo il Museo del tessuto. «Perché una cosa è certa - afferma Mangani - bisogna evitare di trovarsi tra pochi anni ancora con le istituzioni culturali di Prato in così forte sofferenza». E dunque, siccome è il Comune, dove è socio, finanzia il 50% la cultura cittadina (il 20 è della Regione), servono economia di scala. Mangani ha messo attorno a un tavolo tutti, Pecci, Metastasio, Camerata, Verdi, Pretorio in cerca di collaborazioni su progetti ma anche su funzioni strumentali. «Ovvero - conclude - quelle attività che svolte da un ente possono tornare utili anche ad al tri». PRODJZIONE RISERVATA tr,mï Confindustria territoriali Pagina 9

12 Al lavoro per dare spa o ai giovani Comune, Polo universitario e Associazione industriali Il laboratorio lagunare torna a vivere ORBETELLO Una startup per giovati esperti di biologia marina all'interno del laboratorio lagunare: il percorso per arrivare a realizzare questa idea è partito ieri, dopo un incontro tra Comune, Polo universitario e Associazione industriali. L'intento è ridare vita a una struttura importante che ha subito le vicissitudini della crisi degli ultimi anni. Nato nel 2002, quan- do Comune, Provincia e Polo universitario ottennero circa un milione di euro dal fondo europeo per la pesca, era un laboratorio dedicato alla pesca, all'acquacoltura e alla laguna: in comodato gratuito al Polo universitario, è diventato un luogo di ricerca fino al 2012 quando, con la fine dei finanziamenti da parte del Monte dei Paschi di Siena, ha chiuso i battenti, mettendo in cassa integrazione, prima, e licenziando, poi, i cinque dipendenti. L'idea sarà realizzata partecipando a un bando della Regione Toscana rivolto esclusivamente agli enti locali, alle università pubbliche e agli enti di ricerca pubblici per sostenere interventi di adattamento degli spazi e immobili pubblici da mettere poi a disposizione delle start up giovanili. Confindustria territoriali Pagina 10

13 L'EX PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE MPS, MANSI, RACCONTA COME HA SALVATO LENTE Cosi. ho vinto a - sfida a Siena gestito i momenti più caldi della crisi e ha tagliato il cordone ombelicale con la banca: la situazione era quasi compromessa ma era doveroso tirare fuori dalle secche uno dei pochi motori del territorio DI CLAUDIO GALLONE f all'esperienza al Monte Paschi ho imparato molto, ma credo anche di aver dato un contributo da imprenditore vero. Quello di cui l'ente aveva bisogno in quel momento era proprio un approccio imprenditoriale». Così Antonell a Mansi, vicepresidente di Confindustria con delega all'organizzazione, racconta in un'intervista a Capital-La Sfida su Class Cnbc la sua avventura come presidente della Fondazione Mps nei momenti più caldi della crisi della banca e di conseguenza anche dell'ente, sepolto sotto una montagna di debiti e chiamato a tagliare il cordone ombelicale che lo legava all 'istituto per sopravvivere. Una testimonianza particolarmente interessante nel giorno della grande svolta per le Fondazioni di origine bancaria (vedere altro articolo a pagina 4). «Ho affrontato questa sfida perché volevo salvare uno dei pochi motori di sviluppo veri che il territorio in quel momento poteva vantare, purtroppo era un ente con una situazione debitoria veramente molto complessa. L'ho fatto con spirito di servizio per il mio territorio, ma consapevole che la situazione era quasi compromessa. Devo dire che non ho pensato molto al tema reputazionale e, col senno di poi, credo di avere rischiato molto. Domanda. Si immaginava un quadro così drammatico? Risposta. No, nessuno di noi lo immaginava. Anche perché la Fondazione aveva alcuni vincoli di riservatezza che non consentivano di leggere da fuori la realtà con cui avremmo dovuto fare in conti. Ma questo scenario fosco non ci ha fatto desistere. D. Da ex azionista di una banca, che cosa auspica per un settore che ancora si sta leccando le ferite ed è restio a concedere credito? R. La banche devono ritrovare la consapevolezza del valore delle loro azioni sull'economia reale. Di quanto siano uno dei motori chiave dell'econoi tia specie oggi, dopo otto anni di eri si che ha spazzato le imprese più deboli ma mantenuto un tessuto manifatturiero sano capace di creare ricchezza. Le banche hanno colto questo cambiamento, tentano di cambiare rotta, ma le fondamenta sono ancora apparentemente fragili e quindi sono molto prudenti. D. Quali sono le sfide che dovete affrontare in Confindustria? E con quali risorse? R. La sfida più importante da cogliere è quella del cambiamento. Noi oggi governiamo un'associazione che ha cento anni di vita e che non deve dimostrarli. Ha la possibilità di cambiare pelle alla stessa velocità con cui la cambiano le nostre imprese. Mi rendo conto che è una sfida importante e complicata perché siamo tanti con tantissime differenze in termini di volontà e di interessi. Dobbiamo essere bravi a trovare, attraverso il dialogo, una sintesi di azioni capaci di mettere d'accordo le diverse anime. La globalizzazione ha cambiato tanto la nostra base associativa ma ci sono tanti campioni che dobbiamo avere la capacità di valorizzare e accompagnare nello sviluppo internazionale. D. L'ingresso di Etihad in Alitalia segna un cambio di passo e può portare a notevoli sinergie industriale. Lei siede nel cda di Alitalia. Qual è la grande sfida nel processo di internazionalizzazione che la compagnia deve cogliere? R. Alitalia è ancora un brand straordinario, ha un'identità molto forte ed è un biglietto da visita che porta in giro per il mondo il nostro made in. La nostra sfida è dare lustro ancora una volta a questo brand a fronte di un programma industriale estremamente sfidante che in tre anni deve riportare la compagnia a creare profitti e ad essere un'eccellenza in questo settore. D. Qual è la sfida della vostra generazione per rompere con il passato? R. Abbiamo responsabilità molto importanti perché c'è un Paese da ricostruire. La mia generazione oggi forma la classe dirigente e deve essere responsabile in un'ottica di visione unitaria, mettendoci la faccia. (riproduzione riservata) Confindustria nazionale Pagina 11

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