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1 UNITÀ SINDACALE Falcri Silcea Viale Liegi 48/B ROMA Tel Fax RASSEGNA STAMPA UNISIN 10 SETTEMBRE 2013 A cura di Manlio Lo Presti RAS Banca Monte dei Paschi di Siena Esergo Vedi uno scriba che sta in ascolto. Chi sta in ascolto diviene persona capace. INSEGNAMENTO DI KETHY Egitto 100 d. C. in: La saggezza dell'antico Egitto, Guanda1990, pag. 46 *************************************************

2 Le peggiori banche in Italia. Scandali e ruberie di: WSI Pubblicato il 06 settembre 2013 Sono 11 gli istituti di credito in amministrazione straordinaria. La lista di Bankitalia. Sofferenze record. ROMA (WSI) - Son 11 le banche in amministrazione straordinaria mentre una risulta in Gestione Provvisoria. E' la Banca delle Marche l'ultimo istituto di credito messo in 'Gestione provvisoria' secondo quanto comunica la Vigilanza della Banca d'italia, che ha reso noto l'elenco delle aziende di credito oggetto di provvedimenti straordinari. La Banca di Ancona e' stata infatti sottoposta alla Gestione provvisoria a far data dal 27 agosto, ma sono soprattutto le Bcc a segnare il maggior numero di istituti sotto 'amministrazione straordinaria': si tratta in particolare delle Bcc, di Monastier e del Sile; di S.Francesco; del Veneziano; Euganea e Ospedaletto; di Alberobello e Sammichele di Bari. Presenti anche nell'elenco delle banche in amministrazione straordinaria, la Cr della Provincia di Teramo (Banca Tercas), e la Banca Popolare di Spoleto, oltre alla Cr di Ferrara, e l'istituto per il Credito Sportivo. Tra gli intermediari non bancari, Spoleto Credito e Servizi Societa' Cooperativa. Ma appartengono sempre alla categorie delle Bcc e banche di credito cooperativo, le altre due banche: Banca dei Due Mari Credito Cooperativo e Bene Banca Credito Cooperativo di Bene Vagienna. (ASCA) Sofferenze record articolo di Giorgio Meletti Da 13 anni, cioè dal 2000, le sofferenze bancarie non raggiungevano un livello così alto rispetto agli impieghi: secondo i dati di giugno dell'abi (Associazione bancaria italiana) siamo al 7,1 per cento. Significa che, dei quasi 2 mila miliardi che le banche italiane prestano alle imprese grandi e piccole e alle famiglie, sono arrivati a 138 miliardi i soldi che gli istituti stentano a riavere indietro (aziende in crisi, famiglie in difficoltà che non riescono a pagare le rate del mutuo etc.). Le banche soffrono, dunque, e il dato statistico riflette un quadro drammatico: alle difficoltà delle aziende e delle famiglie colpite dalla crisi economica si aggiunge l'esplosione dei casi di mala gestione o crediti facili di cui alle cronache di questi mesi, dal caso Zaleski al caso Banca Marche,

3 dal Mps a Carige. Due gli elementi preoccupanti. Il primo, ovvio, è che perdurando la crisi le possibilità di recupero di queste cifre appaiono basse, e dunque l'eventualità che sul sistema bancario si abbatta una tempesta da 100 miliardi non è remota. Il secondo è la progressione del fenomeno. Nell'estate del 2007, all'immediata vigilia della crisi finanziaria internazionale, i crediti in sofferenza del sistema bancario italiano erano attorno ai 16 miliardi. In sei anni si sono moltiplicati di oltre otto volte, con un'accelerazione impressionante: triplicati in due anni (nell'estate del 2009 avevano toccato i 50 miliardi), ulteriormente raddoppiati nei successivi due anni (nell'estate del 2001 furono toccati i 100 miliardi), fino ai 138 miliardi di giugno scorso. La previsione dell'abi e di Bankitalia è che l'ammontare delle sofferenze continuerà a salire. Un anno fa l'abi formulò una previsione che oggi risulta ottimistica: le sofferenze sarebbero arrivate al 7,2 per cento degli impieghi nel A metà del 2013 siamo già al 7,1 per cento. Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Fatto Quotidiano - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.> Copyright Il Fatto Quotidiano. All rights reserved Adusbef chiede di nazionalizzare Mps di: WSI Pubblicato il 10 settembre 2013 "Meglio evitare la lunga agonia ed il tentativo di far pagare i costi della crisi a lavoratori, consumatori, risparmiatori" ROMA (WSI) - Elio Lannutti, presidente dell'adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari), propone la nazionalizzazione di Monte dei Paschi di Siena. In un comunicato, Lannutti spiega che "dai dati della semestrale al 30 giugno 2013 del Monte dei Paschi di Siena, spacciati come positivi dai massimi dirigenti, sembra difficile che possa poter rimborsare i 4,071 miliardi di euro di Monti Bond alla scadenza a tassi imposti nella media del 10%, trovando nel contempo 2,5 miliardi di euro richiesti dall Europa per la capitalizzazione. A meno che non addossi a lavoratori (con il proseguimento di pesanti licenziamenti di bancari, come previsto dal piano industriale), consumatori e risparmiatori (con l aumento di costi e commissioni già elevati e pari a 291,30 euro per costi di gestione annui di un conto corrente), gli alti costi per rimborsare il debito allo Stato. Lannutti mette in evidenza la capitalizzazione attuale di Mps, con il titolo che quota 0,21 euro, a 2,453 miliardi di euro; un valore di mercato che "è inferiore all aumento di capitale imposto dalla Commissione Europea di 2,5 miliardi di euro, mentre l ultima semestrale al 30 giugno, che ha registrato una perdita di 380 milioni di euro (con 152 milioni di interessi pagati sui Monti bond, che portano il margine di interesse in contrazione del 35,2% (-26,8% su basi omogenee), ed una crescita delle commissioni (+1,4%, +2,1% su basi omogenee), non sembra offrire vie di uscita per

4 evitare la conversione del prestito pubblico in azioni, quindi la nazionalizzazione". Osservando la tabella allegata relativa al valori economici, patrimoniali e principali indicatori gestionali del Gruppo Montepaschi del primo semestre del 2013, si evince come "i dati siano tutti negativi, a partire dal margine di intermediazione - 23% al margine della gestione finanziaria ed assicurativa 22,1%; dai crediti in sofferenza passati da 5,1 al 5,8 e gli incagli arrivati al 5% dal 4,2% di 12 mesi prima, al taglio dei dipendenti, passati a (con lavoratori cacciati)". In queste condizioni, dunque, "non sembra che Mps possa essere in grado di invertire la rotta, continuando a retribuire i manager che hanno contribuito al dissesto come nababbi". Lannutti conclude: "Meglio allora evitare la lunga agonia ed il tentativo di far pagare i costi della crisi a lavoratori, consumatori, risparmiatori con la "conversione immediata dei Monti bond", che prevede l acquisto di azioni da parte dello Stato e quindi una nazionalizzazione dell istituto. Ecco come cambierà Europa dopo elezioni tedesche di: di Markus Peters, team fixed income M&G Pubblicato il 09 settembre 2013 Secondo Markus Peters (M&G), Berlino confermerà l approccio pragmatico di misure orientate all austerità. NEW YORK (WSI) - Quest anno ad agosto i politici tedeschi non hanno avuto tempo per rilassarsi. La sospensione estiva dell attività parlamentare ha coinciso con l apice della campagna elettorale in vista delle elezioni generali che si terranno il 22 settembre. Settembre segna la fine non solo delle vacanze estive, ma anche della tregua nell arena politica europea. La speranza è che l Unione Europea e, in particolare, l Eurozona, si decidano finalmente a risolvere i problemi strutturali interni, una volta archiviato il voto in Germania. Ma non sono proprio convinto che succederà: vi spiego perché. Pochi vantaggi potenziali da un cambio di atteggiamento Angela Merkel ha espresso l intenzione di rinnovare l attuale coalizione con i liberali dell FDP dopo il voto di settembre, mentre i socialdemocratici (SPD) e i Verdi lavorano per bissare la vittoria elettorale del 1998/2002. I democristiani guidati da Angela Merkel attualmente sono in netto vantaggio nei sondaggi, ma la conferma dell alleanza con l instabile FDP è tutt altro che scontata. D altro canto, una coalizione fra SPD e Verdi appare probabile quanto una vittoria dell Inghilterra sulla Germania ai rigori in una finale di calcio. Ai due partiti principali, la CDU/CSU e l SPD, resterebbe quindi la scelta fra elezioni anticipate immediate o una grande coalizione. Non credo che ignorerebbero la volontà espressa con il voto dagli elettori tedeschi, tuttora molto aperti all idea di una grande coalizione. Secondo i risultati recenti di uno dei principali sondaggi nel paese, denominato ARD-DeutschlandTrend, il 23% della popolazione preferirebbe una coalizione fra CDU/CSU ed SPD, mentre le coalizioni preferite dai partiti riscuoterebbero il gradimento del 17% degli elettori. Inoltre, negli ultimi mesi, circa la metà dei tedeschi ha definito una coalizione fra CDU/CSU ed SPD come un opzione "molto buona" o "buona". Se i sostenitori della CDU/CSU dovranno scegliere, laddove i voti sommati a quelli della FDP non siano sufficienti, fra una coalizione con i Verdi o con l SPD, i sondaggi suggeriscono una forte preferenza per l SPD. Quindi le opzioni di coalizione più probabili, dopo le elezioni politiche, sembrano le seguenti: CDU/CSU ed FDP (coalizione esistente) o CDU/CSU ed SPD (grande coalizione).

5 Salta agli occhi il fatto che, nella campagna elettorale in corso, l Europa non è stata un argomento di particolare rilievo. La politica europea non sembra un terreno sul quale l SPD, principale partito di opposizione, possa conquistare voti o riuscire a distinguersi in modo marcato dalla posizione del governo in carica. La stessa cosa era successa anche durante la legislatura precedente, quando i partiti di opposizione avevano largamente tollerato la politica di Angela Merkel riguardo all Europa. Tenendo presenti sia l atteggiamento passato che i sondaggi attuali, non vedo motivi validi per prevedere un cambiamento sostanziale della politica europea da parte del nuovo governo tedesco. Mi aspetto una conferma dell approccio pragmatico di misure orientate all austerità, ma sufficientemente accomodanti, volte a tenere insieme l Eurozona, incluso il nuovo pacchetto di salvataggio per la Grecia cui ha accennato il ministro delle Finanze Schäuble. Finora questo approccio politico si è dimostrato piuttosto efficace, a livello nazionale. L impressione è che servirebbe un cambio sostanziale delle carte in tavola per innescare una modifica immediata dell atteggiamento del governo. Sembra più probabile che qualsiasi decisione politica riguardo all Eurozona verrà assunta con un orizzonte temporale di lungo periodo. Per una maggiore integrazione europea potrebbe essere necessario un referendum in Germania. Se è vero che per il neo-eletto governo tedesco una ridefinizione dell atteggiamento verso l Europa potrebbe avere un costo politico troppo alto, sono ipotizzabili difficoltà anche per portare a termine le riforme strutturali a lungo termine, che spaziano dagli eurobond alla gestione più centralizzata delle finanze nazionali a livello europeo, fino alla piena unione politica e fiscale. Il presidente della Corte costituzionale tedesca, Andreas Voßkuhle, ha sottolineato nel 2011 che la Costituzione della Germania non contempla un integrazione europea più estesa, concludendo che per un ulteriore trasferimento di sovranità nazionale alla UE (in particolare, riguardo al bilancio nazionale) servirebbe un referendum. È un aspetto molto importante, dato che la Germania non ha mai indetto referendum nel dopoguerra, nonostante l adozione di una nuova costituzione, l adesione all Unione Europea e la riunificazione fra l est e l ovest del Paese. La preparazione di un referendum richiede parecchio tempo e la scelta della data è una questione delicata. In questo caso, potrebbe volerci tempo anche per spiegare alla popolazione in che modo i cambiamenti strutturali proposti, che porterebbero all unione politica e fiscale, inciderebbero sulla vita dei cittadini e i motivi per cui sarebbero vantaggiosi, in un ottica di lungo periodo. Il referendum si baserebbe, molto probabilmente, sull adozione di un nuovo Trattato europeo contenente la futura organizzazione dell Europa a livello politico e di governance. Il processo di ratifica e adozione dell ultimo trattato UE, noto come Trattato di Lisbona, è durato più di cinque anni, da giugno 2004 a dicembre Considerando la potenziale buona volontà politica in questa occasione, forse le prossime elezioni generali tedesche del 2017 sarebbero il momento giusto per chiedere ai partiti politici di rendere note le rispettive posizioni in materia e dare agli elettori la possibilità di decidere del loro futuro in Europa (o fuori). Difficilmente il governo vorrà pagare un prezzo politico e fiscale in un clima di incertezza Sembrerà una situazione familiare ai lettori del Regno Unito, dove il partito Conservatore ha già annunciato l intenzione di indire un referendum sul futuro del Paese nell Unione Europea nel L impegno dei Conservatori per il 2017 nel Regno Unito, oltre alla prospettiva di un referendum

6 inevitabile in Germania (e in altri Paesi europei), potrebbe rappresentare una scadenza ragionevole entro la quale i leader europei dovranno tirare fuori un idea per il processo di integrazione e istituzionalizzazione futura dell Unione, Eurozona compresa. Poi si penserà a ratificarla in tutta Europa e, quindi, anche in Germania. Non sarà il 2013, ma il 2017 a segnare una data storica per la politica europea, con gli elettori dei diversi Paesi chiamati a ribadire l impegno per un Europa maggiormente integrata (e la volontà di condividerne i costi). Se uno scenario di questo tipo per l Europa dovesse diventare un tema base per i governi nazionali, è difficile immaginare un sostegno di questi governanti a misure politicamente e finanziariamente costose che vanno oltre l atteggiamento pragmatico attuale nei confronti dell Europa. Ciò potrebbe essere vero non solo per i Paesi citati sopra, ossia la Germania (qualsiasi intervento che vada oltre i salvataggi di emergenza per i partner europei) e il Regno Unito (regolamentazione finanziaria e riforma bancaria nell UE), ma anche per i governi che sono già in affanno nei sondaggi. Un esempio molto recente è la situazione politica nei Paesi Bassi, dove il governo attuale otterrebbe un risicato 23% dei consensi, rispetto al 53% conquistato alle elezioni dell anno scorso, mentre il partito euroscettico di destra PVV è cresciuto di circa il 10% nel gradimento degli elettori. Se dovessi tracciare una roadmap per l Europa da qui al 2017, nella prima parte di questo viaggio politico segnalerei un alto rischio di avanzamento lento come quello del traffico cittadino, che potrebbe però sfociare in una autobahn a scorrimento veloce. Banche: "Hanno smesso di fare il loro mestiere" di: WSI Pubblicato il 09 settembre 2013 Prosegue il credit crunch: sofferenze in crescita, prestiti mai così male in 12 mesi. E i tassi sui mutui aumentano. ROMA (WSI) - Sofferenze in crescita, prestiti giù, e tutto questo a fronte di tassi sui mutui in rialzo. Questo il quadro del sistema bancario italiano. Stando al rapporto di Bankitalia sulle "principali voci dei bilanci bancari", i tassi d'interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui finanziamenti che sono stati erogati alle famiglie per l'acquisto di abitazioni sono saliti al 3,96% rispetto al 3,90% del mese precedente. I tassi sulle nuove erogazioni di credito al consumo si sono attestati al 9,52% o (9,55% di giugno). I tassi d'interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono stati pari al 4,41% (4,30 nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia sono aumentati al 2,96% (2,77% a giugno). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari all'1,05%(1,08% a giugno). Nello stesso arco temporale i prestiti che le banche hanno erogato ai privati sono scesi su base annua -3,3%, peggio del -3% di giugno, e al tasso peggiore degli ultimi 12 mesi. Precisamente, i prestiti erogati alle famiglie sono scesi dell'1,1% su base annua (-1% a giugno); quelli alle società non finanziarie sono scesi - 4,1%, come a giugno. Sul fronte della raccolta, a luglio il tasso di crescita dei depositi del settore privato è statodel 5,9% (6% a giugno) mentre la raccolta obbligazionaria è calata del 6,3% sui dodici mesi (-4,2% nel mese precedente).

7 In peggioramento il quadro delle banche italiane: le sofferenze bancarie hanno registrato un tasso di crescita pari al 22,2%, contro il 21,9% di giugno. ''Le banche continuano nella loro politica disastrosa: o si tengono i soldi o li danno a caro prezzo. Da quando e' scoppiata la crisi le banche hanno smesso di fare il loro mestiere, che e' quello di far circolare moneta nel sistema, contribuendo al fallimento di famiglie e imprese''. Lo afferma, in una nota, il Codacons, in merito ai dati diffusi oggi da Bankitalia su prestiti e tassi di interesse. L'associazione dei consumatori chiede al Governo di ''stare, almeno per una volta, dalla parte dei clienti delle banche, eliminando, ad esempio, balzelli assurdi come le commissioni di istruttoria veloce, aumentando la concorrenza e riducendo i privilegi'' e suggerisce di ''tassare seriamente le transazioni finanziarie, in modo da rendere meno appetibili gli impieghi meramente speculativi a vantaggio degli investimenti a sostegno dell'economia reale e del sistema produttivo''. (ASCA) Troppo debito, Polonia confisca i fondi pensione di: WSI Pubblicato il 09 settembre 2013 Dopo aver vissuto al limite delle loro capacità, i governi hanno trovato la soluzione: case, oro: confiscare tutto. NEW YORK - Confisca dei depositi bancari; confisca dell'oro; confisca delle case. Gli stati, in quella che ha tutti i requisiti di essere una congiura con le banche e il mondo delle lobby, risolvono i loro problemi e gli eccessi degli anni passati in questo modo: confiscando i beni dei contribuenti. L'ultimo caso riguarda la Polonia, che ha preso una decisione che sta facendo tremare i suoi cittadini; ovviamente, per non dire loro la verità, e per essere politically correct, la decisione è stata battezzata "revisione delle pensioni". Tale revisione implica il trasferimento allo stato - dunque la confisca - della metà dei fondi pensionistici privati (molti dei quali sono posseduti da società come Allianz, Axa, Generali, ING e Aviva).

8 Motivo: ripianare il debito sovrano, troppo alto. In sintesi, per capire come stanno le cose in Polonia: il governo ha troppo debito per emettere ulteriore debito; dunque nazionalizza i fondi pensione privati trasformando i loro possedimenti di bond in "asset"; i nuovi asset confiscati verranno utilizzati per abbassare il rapporto debito/pil; quando il debito/pil scenderà al di sotto di una soglia, il governo tornerà a emettere nuovo debito sovrano. "La riforma "decimerà il sistema di fondi pensionistici privati, creando uno spazio fiscale che assicurerà vita più facile al governo - ha commentato Peter Attard Montalto di Nomura - il governo ha una definizione strana del concetto di proprietà privata, dal momento che nega che questa sia una forma di nazionalizzazione. "Questo è peggio delle paure dei mercati", ha detto un gestore di uno dei fondi pensione principali, che ha chiesto di non essere identificato. Cosa succede se privatizzano il Bancoposta Di Simone Ricci 04 set, 2013 L'ipotesi è sempre più concreta per la "banca" di Poste Italiane: i titolari del conto meritano però chiarezza, in particolare conoscere i rischi che si corrono con questa operazione. Il governo Letta sta pensando a una serie di privatizzazioni che entreranno nel vivo in autunno: tra le tante ipotesi, una delle più concrete sembra essere quella del Bancoposta. Stiamo parlando del conto messo a disposizione da Poste Italiane, uno strumento alternativo rispetto a quelli delle banche. Non è un caso che Massimo Sarmi, l amministratore delegato del gruppo postale romano, abbia parlato proprio di tale percorso e delle possibili prospettive future. Secondo Sarmi, infatti, Poste Italiane è pronta per una privatizzazione del genere, con tutte le carte in regola per affrontare nel migliore dei modi l iter. Sarà comunque il Tesoro che dovrà decidere e al momento non sono state avanzate proposte ufficiali. Ma cosa significa esattamente privatizzare il Bancoposta? Come devono leggere questa notizia i titolari del conto? Non è la prima volta che si accostano i due termini. Come sottolineato più volte dall associazione dei consumatori Adusbef, si tratta di una banca zoppa : gli sportelli sono numerosi, con una raccolta di tutto rispetto, ma il Bancoposta non può garantire nessun prestito in denaro. La sua trasformazione in istituto di credito vero e proprio ha fatto molto discutere. Un processo simile non sarebbe certo rapido: prima di mettere tutto sul mercato bisognerebbe trasformare l istituto in banca, in modo da assicurare un prezzo di vendita più alto. Inoltre, ci vorrebbe almeno un anno per coprire i tempi relativi all autorizzazione: l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato non dovrebbe poi stare con le mani in mano, in quanto l impatto sul sistema finanziario potrebbe essere rilevante, sia in termini di sportelli che di raccolta

9 potenziale. Insomma, le Poste sono pronte ad affrontare questa avventura, ma non si devono dimenticare tutti i risvolti e i rischi dell operazione. Gli investitori italiani sono troppo impazienti Di Simone Ricci 04 set, 2013 Secondo una ricerca condotta dal professor Thorsten Hens, risiedono nel nostro paese gli investitori più insofferenti di fronte alle fasi negative dei mercati finanziari. La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce: gli investitori italiani dovrebbero approfondire meglio questa frase di Jean-Jacques Rousseau, soprattutto quando i mercati finanziari non tendono ad andare molto bene. Secondo una ricerca condotta da Thorsten Hens, il quale è professore di Scienze Bancarie e Finanziarie a Zurigo, gli italiani, i cinesi e i russi sono gli investitori più impazienti al mondo, un primato di cui avremmo fatto volentieri a meno. Lo studio in questione ha analizzato trentaquattro nazioni in tutto il mondo, cercando di capire cosa succede quando si gestiscono i prodotti finanziari. Ad esempio, i più pazienti sono gli svedesi, ma se la cavano molto bene anche i belgi e i tedeschi, disposti ad attendere le fasi negative dell economia. Risiedono invece nel continente asiatico gli investitori che non sono proprio capaci di sopportare le loro perdite, in primis i sudcoreani, i thailandesi e i cittadini di Hong Kong (classifica dominata comunque dai polacchi). Tutte queste emozioni e gli atteggiamenti che si stanno descrivendo dipendono essenzialmente da come vengono raccolti i fondi nei vari paesi. In effetti, le maggiori preoccupazioni sono state riscontrate in quegli Stati in cui si accetta meglio la volatilità dei flussi dei fondi stessi. Resta comunque il fatto che non esiste uno stretto rapporto tra la pazienza e l insofferenza per le perdite. Gli italiani hanno quindi molto da imparare da questo punto di vista. Investire non è certo semplice, ma se fatto nella maniera giusta e accorta può riservare qualche soddisfazione importante: finché verremo dominati dalle nostre emozioni, però, non si potrà affrontare la crisi economica, ogni momento negativo ha anche una sua fine, di pazienza non è rimasta molta, ma è sempre utile. Perché un contadino medievale aveva più tempo libero di te di Lynn Parramore - La vita per il contadino medievale non era certo una scampagnata. La sua vita era segnata dalla paura della carestia, della malattia e dai venti di guerra. La sua dieta e l igiene personale lasciavano molto a desiderare. Ma nonostante la sua reputazione di miserabile, lo si potrebbe invidiare per una cosa: le sue vacanze.

10 L aratura e la raccolta erano faticosi compiti, ma il contadino poteva godere ovunque da otto settimane a sei mesi all anno di riposo. La Chiesa, consapevole di come mantenere una popolazione lontano dalla ribellione, ordinava frequenti feste obbligatorie. Matrimoni, veglie e nascite significavano una settimana di riposo a tracannare birra per festeggiare, e quando i vagabondi giocolieri o gli eventi sportivi arrivavano in città, per il contadino era previsto del tempo libero per l intrattenimento. C erano domeniche libere dal lavoro, e quando le stagioni di aratura e raccolta erano finite, il contadino aveva anche tempo di riposare. In effetti, l economista Juliet Shor ha scoperto che durante i periodi di salari particolarmente alti, come l Inghilterra del 14 secolo, i contadini potevano lavorare non più di 150 giorni l anno. E per il moderno lavoratore americano? Dopo un anno di lavoro ottiene una media di otto giorni di vacanza all anno. Non doveva finire così : John Maynard Keynes, uno dei fondatori della moderna economia, fece una famosa previsione che entro il 2030 le società avanzate sarebbero state abbastanza ricche che il tempo libero, piuttosto il lavoro, avrebbe caratterizzato gli stili di vita nazionali. Finora, tale previsione non è stata rispettata. Che cosa è successo? Alcuni citano la vittoria della moderna giornata di otto ore, 40 ore nella settimana lavorativa che pose fine alle punitive 70 o 80 ore del lavoratore del 19 secolo passate a lavorare duramente come prova che ci stiamo muovendo nella giusta direzione. Ma gli americani hanno da tempo detto addio alla settimana lavorativa di 40 ore, e l analisi di Shor sui modelli di lavoro rivela che il 19 secolo fu un aberrazione nella storia del lavoro umano. Quando i lavoratori combatterono per la giornata lavorativa di otto ore, non stavano cercando di ottenere qualcosa di radicale e nuovo, ma piuttosto per ripristinare ciò di cui i loro antenati avevano goduto prima che i capitalisti industriali e la lampadina elettrica entrassero in scena. Tornando indietro a 200, 300 o 400 anni fa, e si scopre che la maggior parte delle persone non lavoravano affatto molte ore. Oltre al relax durante le lunghe vacanze, il contadino medievale aveva il suo tempo per mangiare i pasti e di giorno spesso era incluso il tempo per un sonnellino pomeridiano. Il ritmo della vita era lento, anche piacevole, il ritmo di lavoro rilassato, osserva Shor. I nostri antenati non potevano essere ricchi, ma avevano l abbondanza di tempo libero. Tornando al 21 secolo, gli Stati Uniti sono l unico paese avanzato senza nessuna politica di vacanza nazionale. Molti lavoratori americani devono continuare a lavorare per giorni festivi e i giorni di vacanza sono spesso inutilizzati. Anche quando si riesce ad avere una vacanza, molti di noi rispondono a messaggi di posta elettronica e di check-in addirittura se siamo in campeggio con i bambini o cercando di rilassarci sulla spiaggia. Alcuni incolpano il lavoratore americano di non prendere ciò che gli spetterebbe. Ma in un periodo di elevata e costante disoccupazione, precarietà e debolezza dei sindacati, i dipendenti possono non avere altra scelta che accettare le condizioni stabilite dalla cultura e dal datore di lavoro privato. In un mondo di occupazione a gogò, in cui il contratto di lavoro può essere risolto in qualsiasi momento, non è facile sollevare obiezioni. È vero che il New Deal riportò alcune delle condizioni che i lavoratori agricoli e artigiani del Medioevo davano per scontato, ma dal 1980 le cose sono andate costantemente peggiorando. Con l occupazione a lungo termine sempre più lontana, la gente salta da un lavoro all altro, così l anzianità non offre più i vantaggi di giorni aggiuntivi di riposo. Il trend di crescita dell orario full e part-time di lavoro, alimentato dalla Grande Recessione, significa che per molti l idea di una vacanza garantita è solo un pallido ricordo. Ironia della sorte, questo culto della fatica senza fine non aiuta nei risultati. Studio e ricerche dimostrano che il superlavoro riduce la produttività. D altra parte le prestazioni aumentano dopo una vacanza quando gli operai tornano con rinnovata energia restaurata e concentrazione. Più lunga è la vacanza più le persone sono rilassate e felici al ritorno in ufficio.

11 Le crisi economiche forniscono ai politici dalla mentalità ristretta alla sola austerità le scuse per parlare di diminuzione del tempo libero aumentando l età pensionabile, e di tagli per i programmi di assicurazione sociale e degli ammortizzatori sociali che avrebbero dovuto consentirci un destino migliore che lavorare fino allo sfinimento. In Europa, dove i lavoratori hanno in media da 25 a 30 giorni di ferie all anno, politici come il presidente francese Francois Hollande e il primo ministro greco Antonis Samaras stanno inviando segnali che la cultura delle vacanze lunghe sta arrivando al termine. Ma la convinzione che le vacanze più brevi portano vantaggi economici non sembra piacere. Secondo l Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE ), i greci, che devono affrontare una crisi economica orribile, lavorano più ore rispetto a tutti gli altri europei. In Germania, una potenza economica, i lavoratori si classificano secondi per numero di ore lavorate più basse lavorate. Nonostante abbiano più tempo di riposo, i lavoratori tedeschi sono all ottavo posto come i più produttivi in Europa, mentre i greci con lunghe ore di lavoro si piazzano al 24 posto su 25 per quel che riguarda la produttività. Al di là dello sfinimento, vacanze di corta durata fanno soffrire i nostri rapporti con le famiglie e gli amici. La nostra salute si sta deteriorando: la depressione e alto rischio di morte sono tra gli esiti per la nostra nazione senza vacanze [NdA, gli USA]. Alcune persone lungimiranti hanno cercato di invertire questa tendenza, come l economista progressista Robert Reich che ha argomentato a favore di un periodo obbligatorio di tre settimane di vacanza per tutti i lavoratori americani. Il deputato Alan Grayson ha proposto la legge Paid Vacation del 2009, ma, ahimè, il disegno di legge non hanno nemmeno varcato la soglia del Congresso. Parlando del Congresso, i suoi membri sembrano essere le uniche persone in America ad ottenere più tempo libero del contadino medievale. Hanno avuto 239 giorni di riposo quest anno. La strategia di Anonymous sembra quella del

12 Dipartimento di Stato Americano Gli attivisti di Anonymous rappresentano un fenomeno diffuso e fluido di non facile inquadramento che in più occasioni ha dimostrato d esser poco organizzato. Apprendiamo da un tweet di Evgeny Morozov che Anonymous adotta spesso strategie che sortiscono l effetto contrario a quello desiderato. Come primo esempio vengono citati i discorsi di Hillary Clinton nei quali troviamo l America che si erge davanti al mondo come paladina della libertà in Internet quando invece è proprio il suo governo a costituire il maggior ostacolo a questa libertà. Washington stabilisce ogni giorno norme draconiane sui diritti d autore e sulla sicurezza informatica ma, come sottolinea Morozov, la gente comincia a chiedersi perché i diplomatici americani continuano a criticare la Russia e la Cina e se ne guardano bene dal rivelare l imponente attività di spionaggio che la National Security Agency sta organizzando nello Utah. Per lo stesso motivo il Dipartimento di Stato Americano non solleva alcuna obiezione quando gli alleati dalla Gran Bretagna caldeggiano regole più severe sulla sorveglianza. E evidente che il programma di Stato americano per la libertà di internet è inefficace: da un lato esalta il potenziale liberatorio dei social media dei regimi autoritari e dall altro nasconde concrete minacce che non hanno alcun nesso con i dittatori ma rappresentano la logica conseguenza di una sorveglianza aggressiva che ha portato alla scomparsa della privacy. Dal canto suo Anonymous ha sferrato attacchi recenti contro i siti di grosse aziende di sicurezza informatica del governo cinese e questo in nome della libertà di internet. L effetto prodotto è stato quello di spingere gli USA all approvazione di ulteriori norme stringenti sulla sicurezza che hanno costretto la Cina a bloccare i propri siti. Così la critica dell industria della sicurezza web promossa da Anonymous ha prodotto un ampliamento dei sistemi di sicurezza e a creato indirettamente un fenomeno di censura (quello cinese) che non si era mai verificato in tutto il mondo. La spettacolarità degli attacchi di Anonymous ha prodotto una forte attrattiva da parte dei media, ma a lungo andare, secondo Morozov, queste provocazioni non verranno più considerate. Questi cyberattivisti non sono stati in grado di canalizzare il proprio dissenso e sono stati anzi la cassa di risonanza per l ampliamento delle difese informatiche. Le loro azioni hanno reso necessario un rapido intervento riparatore per garantire un forum aperto e sicuro per tutti. Sembra che i danni provocati ai siti cinesi siano stati minimi anche se l anonima organizzazione non ha esitato nel render noti i dati di alcune carte di credito di innocenti vittime cinesi. Anonymous sembra non avere capi e quindi non ha responsabili che rispondano dei danni provocati. Questo decentramento strutturale privo di leadership che modifica la sua azione in uno svantaggio trasforma il movimento in una minaccia alla libertà di internet quando, conclude Morozov, il suo principale avversario sembra esser proprio il governo degli Stati Uniti.

13 La Svizzera rinuncia al segreto bancario con gli Usa. Con l Italia, invece di Angelo Richiello Raggiunto l'accordo che pone fine alla lunga controversia tra gli Usa e gli istituti di credito svizzeri, accusati di favorire l'evasione fiscale dei cittadini statunitensi. Tra Berna e Roma la questione è ancora lontana da una soluzione. [Carta di Laura Canali] Alle ore 6:01 del mattino di venerdì 30 agosto, nell edizione online del Neue Zürcher Zeitung, il quotidiano liberal-borghese di Zurigo, il corrispondente economico da Washington apre un proprio articolo con la frase Die Katze ist aus dem Sack, "il gatto è fuori dal sacco". Nella tarda serata del giorno prima il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva pubblicato una dichiarazione congiunta con il Dipartimento federale delle Finanze di Berna in cui annunciava la fine della lunga controversia fiscale tra Stati Uniti e banche elvetiche. Queste ultime, accusate di aiutare i cittadini americani ad evadere le tasse, potranno ora regolarizzare il proprio passato attraverso un procedimento standard. Tutto inizia nel 2007, quando le autorità americane avviano nei confronti di Ubs un inchiesta per frode fiscale. Bradley Birkenfeld, ex-dirigente della banca svizzera, decide di informare il Dipartimento di Giustizia sulle violazioni che la banca opera nei confronti del fisco americano; con pratiche sleali e ingannevoli, Ubs aiuta facoltosi cittadini americani a evadere le tasse spostandone i proventi su conti correnti svizzeri.

14 La confessione di Birkenfeld porta Ubs a pagare una multa di 780 milioni di dollari pur di evitare un processo penale. Chiusa l azione civile nei confronti di Ubs, l attenzione si sposta su altre banche svizzere come Credit Suisse, Pictet (Hsbc Suisse), Julius Bär, Wegelin - costretta poi a chiudere i battenti dopo una multa di 56 milioni di dollari - e le banche cantonali di Basilea e Zurigo. Nel 2011 l amministrazione americana chiede i nomi dei consulenti degli evasori americani, nomi negati dal governo svizzero in virtù del proprio ordinamento giuridico sulla protezione dei dati personali. Dopo un primo tentativo di chiudere rapidamente la controversia, sfumato per il ricorso di un cliente al Tribunale amministrativo federale, Stati Uniti e Svizzera iniziano a lavorare su un accordo fiscale programmatico che prende il nome di Foreign account tax compliance act, definito dalla stampa svizzero-tedesca Lex Usa, in quanto inteso come un imposizione americana sul diritto svizzero. Secondo l accordo, siglato nel dicembre 2012, con un sistema prossimo allo scambio automatico di dati, sono tassabili i conti correnti svizzeri di cittadini americani soggetti a imposta negli Stati Uniti. Pochi mesi dopo, Berna ratifica l accordo, poi bocciato dal Consiglio nazionale (Camera) con una netta maggioranza di 126 voti contrari su 195 votanti, malgrado l ok delle stesse banche che volevano evitare contenziosi legali con le autorità statunitensi. Il governo elvetico guidato dalla socialista Eveline Widmer-Schlumpf, ben consapevole che l unica via di uscita per la salvezza del sistema bancario nazionale è un accordo con l amministrazione americana, raggira il blocco conservatore dei consiglieri di Stato concordando con il Dipartimento di Giustizia Usa la possibilità per le banche di richiedere singolarmente al Dipartimento federale delle Finanze l autorizzazione alla trasmissione dei dati dei propri clienti. Poche settimane dopo, la decisione di un tribunale elvetico di respingere i ricorsi di alcuni clienti di Credit Suisse consente alla banca l invio dei dati richiesti dall amministrazione statunitense, legittimando l accordo governativo. Stati Uniti e Svizzera firmano il 29 agosto a Washington l accordo che pone fine alla lunga controversia fiscale (e che entra in vigore con la sottoscrizione della dichiarazione comune). Per le banche svizzere che vogliono evitare procedimenti penali con la giustizia americana, tale accordo definisce il quadro di cooperazione con le autorità statunitensi per una trasparente trasmissione dei dati dei conti correnti di cittadini americani, pur rispettando l ordinamento giuridico svizzero per la protezione dei dati personali. L accordo classifica le banche in 4 categorie ed è aperto a tutti gli istituti di credito intenzionati a disciplinare la loro posizione con la legge statunitense, a eccezione delle 14 banche già sotto inchiesta penale come Credit Suisse, Julius Bär, Zürcher Kantonalbank, Basler Kantonalbank e Pictet, poste nella Categoria 1. Le banche che hanno motivi fondati per credere di avere violato il diritto fiscale statunitense, collocate nella Categoria 2, possono entro il 31 dicembre 2013 presentare una richiesta di non perseguibilità penale alle autorità americane, fornendo loro informazioni sulle operazioni transfrontaliere concernenti evasori che di fronte al rischio di essere scoperti spostano i fondi in banche non rientranti nell accordo o fuori dai confini elvetici. Gli istituti della Categoria 2 devono inoltre pagare una multa, il cui importo è commisurato al volume del patrimonio statunitense non dichiarato, secondo

15 una formula che riflette l irritazione del governo americano quando alcune banche accettano i depositi in fuga da Ubs. Le multe corrispondono al 20% per i conti esistenti al 1 agosto 2008, al 30% per i conti aperti tra il 1 agosto 2008 e il 28 febbraio 2009 e al 50% per i conti aperti dopo il 28 febbraio Le banche che ritengono di non avere violato il diritto fiscale statunitense (Categoria 3) e quelle che svolgono solo un attività locale (Categoria 4) potranno tra il 1 luglio 2014 e il 31 ottobre 2014 richiedere alle autorità statunitensi un nullaosta per continuare le proprie attività. Il programma per il recupero dei capitali sottratti al fisco statunitense con la complicità delle banche svizzere, che interessa circa 300 istituti di credito, non differisce di molto dall accordo previsto dalla Lex Usa respinta a giugno dal Consiglio nazionale; prevede anch esso sanzioni valutate tra i 7 e i 10 miliardi di dollari. Il colossale universo offshore svizzero è stimato in miliardi di dollari, pari a circa quattro volte il prodotto interno lordo del paese. Il nuovo accordo sancisce la definitiva abolizione del segreto bancario svizzero nei confronti dell amministrazione americana, per la quale invece, decreta un importante vittoria sull evasione fiscale globale. A lasciarlo intendere è lo stesso procuratore generale Eric Holder quando afferma che l accordo pone gli Stati Uniti nelle condizioni per riportare in patria il denaro illegalmente trasferito fuori dai confini nazionali - un evidente riferimento alla Svizzera come il più grande forziere al mondo di capitali illeciti. Alla luce di quest episodio, torna in primo piano il tema di un accordo tra la Svizzera e l Italia, secondo partner commerciale svizzero dopo la Germania. Da uno studio della Banca d Italia del luglio 2011 è possibile stimare i capitali italiani occultati in Svizzera tra i 100 e i 135 miliardi di euro, pari rispettivamente al 6,4% e 8,6% del pil italiano a fine I dati dell ultimo scudo fiscale evidenziano una forte incidenza di capitali provenienti dalla Svizzera, pari al 68,8%, a conferma del grande ruolo svolto da questo paese nella gestione delle attività non dichiarate, se si considera che dal secondo paese, il Lussemburgo, ne proviene solo il 7,9%, mentre il restante 23,3% è suddiviso tra un folto numero di Staterelli esotici. Il percorso si prospetta tutt altro che semplice. La Svizzera, infatti, non riesce da anni a raggiungere con l Italia nessun nuovo accordo fiscale; figura ancora nella lista degli Stati fiscalmente privilegiati (black list). Sul tavolo delle trattative, vi è da parte italiana la revisione della convenzione sulle doppie imposizioni risalente al 1976, non rispecchiante l attuale standard Ocse sullo scambio d informazioni, e la regolarizzazione dei patrimoni non dichiarati detenuti in Svizzera da contribuenti italiani; da parte Svizzera vi è una lunga serie di aspettative che fanno da contropartita alla richiesta italiana, come l anonimato dei residenti italiani intestatari di conti correnti svizzeri, lo stralcio dalla black list, la rimozione dalla lista degli Stati che non prevedono lo scambio d informazioni fiscali conformemente allo standard Ocse, l accesso al mercato italiano per gli istituti finanziari svizzeri e la revisione dell accordo sui lavoratori frontalieri. Considerando che nulla e nessuno garantisce il pieno scambio d informazioni dalla Svizzera all Italia, trattandosi pur sempre di solo rischio legale e non di certezza penale, il recupero delle imposte sui redditi dei capitali depositati nelle banche elvetiche potrebbe rivelarsi considerevolmente inferiore alle attese, come accade nel

16 2004 con l accordo sulla fiscalità del risparmio tra Svizzera e Unione europea; pertanto, le richieste svizzere appaiono sproporzionate. I pochi benefici per l Italia sono rappresentati dall incasso delle imposte e dal riconoscimento dell evasione fiscale come reato penale. Il primo beneficio, la liberatoria delle pendenze passate, è valutato attendibilmente dal ministero dell Economia e delle Finanze tra 10 e 25 miliardi di euro - l ampiezza della stima evidenzia tutta l incertezza sull efficacia dell accordo - e circa 5-10 miliardi di gettito annuale sui capitali futuri. Il secondo beneficio, il riconoscimento dell evasione fiscale come reato penale, attiva le procedure di collaborazione internazionale tra le autorità, quantunque il Consiglio federale parli di evasione come reato penale solo per i residenti in Svizzera; ciò nondimeno, a rigor di diritto, nel momento in cui Berna riconosce il reato penale per i suoi cittadini deve riconoscerlo anche per i cittadini degli altri paesi in cui l evasione fiscale è già reato penale. I rischi e gli svantaggi per l Italia appaiono invece tanti. Il primo riguarda l imposta liberatoria retroattiva che, come previsto dal cosiddetto "modelo Rubik" inizialmente proposto al governo Monti, consente agli evasori di mantenere intatto l anomimato affrancandosi da eventuali accertamenti fiscali futuri in Italia. L accertamento dell identità degli evasori è stato un elemento irrinunciabile nelle richieste statunitensi. Il secondo svantaggio è il valore stesso dell imposta liberatoria, che per la stampa sarebbe attorno al 25%; una percentuale che le stesse banche svizzere riconoscono eccessiva, poiché i precedenti scudi fiscali non superano la soglia del 7%. Esiste tuttavia un altra via alla soluzione del contenzioso italo-svizzero; essa consentirebbe all Italia di concludere un accordo originale rispetto agli altri Stati Ue, che riguarda elementi economici di primaria importanza. I capitali collocati in Svizzera, di cui l economia italiana ha estremo bisogno - molto più dell imposta liberatoria o dell anticipo in acconto - reimmessi nel sistema produttivo italiano consentirebbero alle imprese italiane di sollevarsi dal nanismo di cui oggi sono patologicamente affette. Si potrebbero costituire giusti veicoli di diritto svizzero armonizzati alle direttive europee, in cui vengano obbligatoriamente convogliati, in tutto o in parte, i capitali liberati, con lo scopo regolamentato di agevolare le quotazioni d imprese italiane o di investire in fondi italiani per le infrastrutture, direttamente o insieme con altri attori istituzionali, come il Fondo strategico italiano. Questo sarebbe un modo per rendere l accordo eticamente ed economicamente accettabile. Per approfondire: L importanza di essere Svizzera iphone, Android e Blackberry: la NSA entra nei nostri smartphone Secondo il Der Spiegel le agenzie di spionaggio hanno un team speciale per violare la sicurezza su smartphone e tablet. Come possiamo difenderci?

17 di Antonino Caffo Come si fa ancora a credere ad un governo che ti dice di aver fatto tutto a fin di bene, per sgominare gang di terroristi e preservare la sicurezza della Terra? Come si fa a cadere ancora alle dolci parole di chi ti dice che la NSA è un agenzia per la salvaguardia del creato e non (anche) per spiarci tutti? A tre mesi esatti dalle prime dichiarazioni di Edward Snowden il quotidiano tedesco Der Spiegel torna sulla vicenda pubblicando, nella giornata di ieri, un rapporto sulle metodologie utilizzate per accedere ai contatti in rubrica, registro delle chiamate, SMS e informazioni sulla posizione di smartphone e tablet ios, Android e BlackBerry. I documenti non dicono che la NSA sta conducendo una sorveglianza di massa sugli utenti di telefonia ma che ci sono tecniche utilizzate per intercettare persone specifiche quando vogliono. Il rapporto precede il rilascio, da parte del Dipartimento di Giustizia americano, di alcuni documenti che spiegano come il governo interpreti la sezione 215 del Patriot Act per legittimare quei programmi di sorveglianza della NSA criticati e resti noti da Snowden. Per quanto riguarda le intercettazioni su smartphone e tablet, il Der Spiegel ha citato documenti interni dell agenzia di sicurezza nazionale USA e del dipartimento omonimo in Gran Bretagna, il Government Communications Headquarters (GCHQ) in cui entrambe descrivono la creazione di team dedicati, denominati gruppi di lavoro, per ogni tipo di brand telefonico e sistema operativo come sforzo per raccogliere informazioni su potenziali minacce. Si scopre così che a partire dal 2009 la NSA è stata in grado, per un certo periodo di tempo, di accedere ad alcune informazioni presenti sui BlackBerry dopo che il produttore canadese aveva cominciato ad utilizzare un nuovo metodo di compressione dati. La NSA, come del resto vi avevamo spiegato la settimana scorsa, non ha avuto difficoltà ad aggiornarsi e aggirare la barriera. Le ultime rivelazioni sono state rese note grazie a Laura Poitras, video maker e collaboratrice di Gleen Greenwald, depositario dei documenti spifferarti da Snowden al Guardian. Esistono metodi per proteggere la propria privacy anche in mobilità ma, come è abbastanza chiaro, tutto dipende da dove possono arrivare NSA e partner. La prima regola è cercare di utilizzare il meno possibile i servizi web più popolari come Bing e Google, sostituibili con DuckDuckGO, Mapquest invece di Google Maps, Firefox o Opera al posto dei browser integrati e di Chrome. Naturalmente bisognerebbe anche cancellare gli account dai servizi di posta più conosciuti, come Gmail e Outlook, e optare per alternative più sicure come FastMail e Zoho Mail dopo la chiusura del famoso Lavabit, il provider utilizzato dallo stesso Snowden. E per il cloud? Jottacloud, un servizio di cloud storage con sede in Norvegia, si propone come un rifugio sicuro e lontano dall occhio lungo della NSA che ha già messo le mani su servizi più conosciuti come SkyDrive, Dropbox, Drive e icloud.

18 Da Twerk a phablet, ecco i neologismi di Oxford Il sito online del dizionario britannico elenca una serie di vocaboli dei quali non si può più fare a meno, come il twerk, sapete cos'è? Da giorni impazza la mania del Twerk: è bastato il balletto "hot" di una Miley Cyrus scatenata (e disinibita) agli MTV Video Music Awards, perché non ci sia più alcun essere mediamente "social" che non sappia di cosa si stia parlando. Eppure il ballo ad alto tasso erotico inscenato dalla cantante e attrice, e amplificato dalla Rete al punto da diventare virale, non è l'unico vocabolo ormai entrato nel gergo comune ai tempi della tecnologia 2.0. Insieme al Twerk è diventato un must (tanto per non farci mancare qualche altro inglesismo) anche parlare di phablet, ovvero di uno smartphone dotato di schermo di dimensioni intermedie tra quello tipico di un "cellulare intelligente" e quello di un tablet. Che dire poi di un soggetto geek chic, ovvero di una persona così appassionata di informatica e tecnologia in genere da essere riconoscibile a prima vista, se non altro per il suo abbigliamento e per l'idea che computer ed elettronica siano da considerare oggetti di moda da sfoggiare, al pari di scarpe e abiti trendy. A sancire un nuovo modo di parlare e comunicare, soprattutto tra i più giovani e in Rete, è nientedimeno che un dizionario prestigiosissimo come quello di Oxford, naturalmente nella sua versione online. Ecco allora che a "sfogliarlo" è possibile conoscere l'esatta definizione di una parola ormai sempre più diffusa, specie nel mondo finanziario, come Bitcoin: si tratta, per il dizionario britannico, di "una valuta digitale in cui le transazioni possono essere effettuate senza il bisogno di una banca centrale". In tempi nei quali comunicare è diventato non solo un piacere, ma anche un "obbligo", cresce però anche l'esigenza di un digitial detox, ovvero un periodo di tempo nel quale una persona evita di usare strumenti tecnologici come smartphone e computer, un periodo inteso come opportunità di ridurre lo stress o concentrarsi sull'interazione sociale "reale", ossia nel mondo fisico. Tra i nuovi vocaboli dei quali non si può non conoscere il significato si trova anche un'abbreviazione diffusissima, come BYOD, ovvero Bring your own device: si tratta della possibilità che sempre più aziende concedono ai propri dipendenti di utilizzare per lavoro i propri devices, ovvero smartphone e computer. Sempre dal mondo della comunicazione social arriva anche Emoji, ovvero una piccola immagine digitale che viene impiegata per esprimere uno stato d'animo o un'emozione, sintetizzando in una icona o faccina tante parole ridondanti. Nel cybermondo non si può non conoscere anche cosa sia un hackerspace, ovvero un posto nel quale le persone che sono interessate a tecnologia e computer possono trovarsi per condividere proprio progetti, strumenti e sapere. Infine, una parola che la dice lunga sul livello di diffusione di computer e social netrwork: si tratta della FOMO, la Fear of missing out, ovvero la paura di essere tagliati fuori, il timore di non essere a conoscenza di notizie ed eventi, di non essere coinvolti in ciò che sta

19 accadendo o di non essere aggiornati, magari sui post di amici e conoscenti in Rete. Dopo questa carrellata di neologismi non resta che farsi un ballo, ma non uno qualsiasi: meglio un ballo di "musica pop in un modo sessualmente provocante, che richieda movimenti di spinta con i fianchi e una posizione bassa e accosciata". Ovvero un Twerk. Cernobbio, al Workshop Ambrosetti preoccupa di più la crisi italiana che quella siriana L'Huffington Post Pubblicato: 06/09/ :08 CEST Aggiornato: 06/09/ :08 CEST La caduta del governo italiano batte la Siria. I problemi di politica interna rappresentano la principale preoccupazione per gli economisti e gli imprenditori riuniti a Villa d'este per il Workshop Ambrosetti, superando per importanza persino i rischi geopolitici in Medio Oriente e in Siria. E' quanto emerge da un sondaggio condotto tra i partecipanti alla prima giornata del Workshop in svolgimento nella cittadina a pochi chilometri da Como. Il 33,7 per cento dei partecipanti al Workshop alla domanda "Quali dei seguenti rischi la preoccupa di più" ha risposto "la caduta del governo italiano". Il fattore Siria è invece la maggiore fonte di preoccupazione per il 28,3% degli intervistati. Enrico Letta potrà fornire quindi indicazioni d'interesse per la platea quando, domenica, presenzierà ai lavori di Villa d'este. Segue una new entry nel panorama dei fattori di preoccupazione: il declino dei mercati emergenti, che raccoglie la segnalazione del 18,5% dei presenti. Per un nuovo motivo di timore, un vecchio che ancora non abbandona la scena. Il crollo del sistema bancario e finanziario continua infatti a preoccupare il 17,4% dei presenti a Cernobbio. A distanza si piazzano il crollo della Zona Euro e il cambiamento delle politiche della Banca centrale Usa e del Quantitative Easing. Da Cernobbio arriva però almeno qualche rassicurazione sulla ripresa economica in arrivo. Al 42,2% degli intervistati che vede nel 2013 il fatturato della sua azienda in calo del 10% o anche più, risponde un 31,6% per il quale ci sarà un incremento di almeno il 10 per cento. La ventata di maggiore ottimismo dovrebbe riguardare anche gli investimenti. Il 25,9% dei presenti al workshop prevede di aumentare fino al 10% nel 2014 il livello degli investimenti rispetto al Un altro 18,1% parla di un aumento tra il 10 e il 20% e un altro 11,2% addirittura di un incremento di oltre il 20 per cento.

20 Mps affossata dall'aumento di capitale da 2,5 miliardi. La fondazione in cerca soci per un patto Camilla Conti - Pubblicato: 09/09/2013 «Il taglio dei capelli è il modo in cui quasi tutte le donne sottolineano i cambiamenti della loro vita», confidava a Panorama qualche anno fa Antonella Mansi, mostrando la pettinatura corta adottata da dopo aver concluso la sua esperienza di presidente della Toscana, prima di trasferirsi a Viale dell Astronomia come vice di Giorgio Squinzi. Ora che è arrivata a Siena si taglierà i capelli a spazzola, commentano con ironia nelle contrade. Di certo la missione della nuova presidente della Fondazione Mps è assai delicata. Anzi, le missioni. Perché il primo obiettivo sarebbe quello di svolgere il ruolo di azionista di minoranza che però avrà bisogno di altri compagni di viaggio per governare la banca. Una sorta di patto di sindacato per tenere il controllo sul territorio nonostante la diluizione nel capitale di Rocca Salimbeni che dopo l aumento dell importo della ricapitalizzazione da 2,5 miliardi entro il 2014, anticipato dall Huffington post lo scorso 13 giugno, (e che sta facendo crollare oggi il titolo in Borsa) scenderà sotto al 10 per cento.

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