Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello i care

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1 Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello i care competence Validation in a sociocultural perspective: the i care model evaluarea și certificarea competențelor din perspectivă socioculturală: modelul i care Cristina Belardi EDITRICE

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3 Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello i care competence Validation in a sociocultural perspective: the i care model evaluarea și certificarea competențelor din perspectivă socioculturală: modelul i care Cristina Belardi EDITRICE

4 DELL EDITORE ISBN Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea. L autore è il solo responsabile di questa pubblicazione e la Commissione declina ogni responsabilità sull uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute. This project has been funded with support from the European Commission. This publication reflects the views only of the author, and the Commission cannot be held responsible for any use which may be made of the information contained therein. Acest proiect este finanțat cu sprijinul Comisiei Europene. Autorul este singurul responsabil de această publicație iar Comisia declină orice responsabilitate în ceea ce privește folosirea informațiilor conținute aici.

5 progetto i care i care project proiectul i care 3

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7 partner del progetto i care promotore e coordinatore: Associazione TECLA partner scientifici: - DPPSS (Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione) SAPIENZA, UNIVERSITà DI ROMA - COFORA - IOE Londra partner di sperimentazione: - Agenzia per l impiego della Contea di Bistrita-Nasaud. - Provincia di Brescia - Provincia di Campobasso - Provincia di Pisa supervisione scientifica del progetto i care : - Anna Maria Ajello, DPPSS Sapienza Università di Roma l autrice cristina Belardi, dottore di ricerca e professore a contratto, collabora con il Dipartimento dei Processi di Sviluppo e Socializzazione dell Università Sapienza di Roma e con altre organizzazioni sulle tematiche della valutazione e certificazione delle competenze. Coordina il gruppo di lavoro sulla Valutazione delle competenze informali per l Associazione Italiana di Valutazione. Tra le pubblicazioni sul tema delle competenze ricordiamo: Valutare le competenze informali. Il portfolio digitale, con A. M. Ajello, Carocci, Roma, 2007; Making non-formal and informal learning visible through digital portfolios, con Ajello A. M., in Trading Up: Potential and Performance in non-formal learning, Lynne Chisholm e Bryony Hoskins (a cura di), Council of Europe Publishing, Strasbourg, ringraziamenti Il progetto I CARE e, quindi, questo testo non sarebbero stati possibili senza il lavoro di numerose persone che ringrazio affettuosamente: Anna Maria Ajello, Alessandra Butera, Pietro Cataldo, Federica D Armini, Doriana Lepore, Francesca Menozzi, Sara Perrone, Maurizio Semplice, Daniela Zvinca, i colleghi dei Centri per l Impiego di Brescia, Campobasso, Pisa e Termoli e dell Agenzia per l impiego della Contea di Bistrita- Nasaud in Romania, e le traduttrici Ioana Haja ed Eleonora Esposito. Ringrazio, infine, David Guile, Natasha Kersh, Elisabetta Perulli e Rigo van Raai, per i preziosi suggerimenti metodologici. Progetto I CARE

8 i care partnership coordinator: TECLA Association scientific partners: - DPPSS (Department of Development and Socialization Processes) of the University of Rome Sapienza - COFORA - IOE London territorial partners: - Employment Agency in the County of Bistrita-Nasaud - Romania - Province of Brescia - Province of Campobasso - Province of Pisa scientific supervision of i care project: - Anna Maria Ajello, University of Rome Sapienza - DPPSS the author Cristina Belardi is PhD and lecturer. Since 2001 she has been doing research and project management both at University of Rome Sapienza and in other organizations. Informal learning processes and portfolio as a tool for authentic assessment are among her major interests. She is the coordinator of the 'Evaluation of informal competences' working group for the Italian Evaluation Association. Her work on the issue of competence has resulted in publications such as Valutare le competenze informali. Il portfolio digitale (Ajello A.M. & Belardi C., Roma:Carocci, 2007), and Making non-formal and informal learning visible through digital portfolios, (Ajello A.M. & Belardi, in Trading Up: Potential and Performance in non-formal learning, edited by Chisholm L. & Hoskins B., Council of Europe Publishing, Strasbourg, 2005). acknowledgements I CARE project and this publication would not have been possible without the help of many people, I warmly thank you: Anna Maria Ajello, Alessandra Butera, Pietro Cataldo, Federica D'Armini, Doriana Lepore, Francesca Menozzi, Sara Perrone, Maurizio Semplice, Daniela Zvinca, the colleagues from the Employment Centres of Brescia, Campobasso, Termoli and Pisa, the Employment Agency of the County of Bistrita-Nasaud in Romania and the translators Ioana Haja and Eleonora Esposito. A special thanks to David Guile, Natasha Kersh, Elisabetta Perulli and Rigo van Raai for the invaluable methodological suggestions. Project I CARE

9 partenerii proiectul i care promotor și coordonator: Asociația TECLA parteneri științifici: - DPPSS SAPIENZA, UNIVERSITATEA DIN ROMA - COFORA - IOE Londra parteneri de experiment: - Agenția Județeană pentru Ocuparea Forței de Muncă din Bistrița- Năsăud. - Provincia Pisa - Provincia Brescia - Provincia Campobasso supravegherea științifică a proiectului i care : - Anna Maria Ajello, DPPSS Sapienza Universitatea din Roma autoarea Cristina Belardi, doctorand în cercetare și profesor cu contract, colaborează cu Departamentul pentru procese de Dezvoltare și Socializare a Universității Sapienza din Roma și cu alte organisme în ceea ce privește evaluarea și certificarea competențelor. Coordonează grupul de lucru pentru Evaluarea competențelor informale pentru Asociația Italiană de Evaluare. Printre publicațiile despre tema competențelor amintim: Evaluarea competențelor informale. Portofoliul digital, cu A. M. Ajello, Carocci, Roma, 2007; Evidențierea învățării non-formale și informale prin intermediul portofoliilor digitale, cu Anna Maria Ajello, în A face schimb: Potențial și performanță în învățarea non-formală, Lynne Chisholm și Bryony Hoskins (îngrijită de) Council of Europe Publishing, Strasbourg, mulțumiri Proiectul I CARE și, prin urmare, textul acestei cărți, nu ar fi fost posibile fără munca a numeroase persoane cărora le mulțumesc călduros: Anna Maria Ajello, Alessandra Butera, Pietro Cataldo, Federica D Armini, Doriana Lepore, Francesca Menozzi, Sara Perrone, Maurizio Semplice, Daniela Zvinca, colegii din Centrele pentru Ocupare din Provinciile Brescia, Campobasso, Pisa și Termoli și din Agenția pentru Ocuparea Forței de Muncă din județul Bistrița- Năsăud din România și traducătoarele Ioana Haja și Eleonora Esposito. Mulțumesc în cele din urmă lui David Guile, Natasha Kersh, Elisabetta Perulli și Rigo van Raai, pentru valoroasele lor sugestii metodologice. Proiectul I CARE

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11 INFORMAL COMPETENCES ASSESSMENT AND RECOGNITION FOR EMPLOYMENT

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13 indice Prefazione pag. 13 Introduzione Apprendimento e valutazione in psicologia culturale Gli standard delle competenze dell Assistente Familiare Il modello I CARE di validazione e certificazione Fasi in cui si articola il modello I CARE 4.1 Fase 0: accoglienza e informazione Fase 1: apertura del dossier di validazione Fase 2: identificazione delle competenze Fase 3: accertamento e valutazione Fase 4: attestazione e certificazione Note Bibliografia Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE 11

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15 prefazione a cura di andrea Pieroni Presidente associazione tecla, Presidente Provincia di Pisa Il progetto I CARE che l Associazione TECLA ha promosso, coordinando un ampio e rilevante partenariato italiano ed europeo, risponde ad una esigenza di rinnovamento del sistema dei servizi per il lavoro, sempre più avvertita a livello europeo e dei singoli Stati e a cui in Italia, le Province, in quanto livello territoriale più prossimo ai cittadini e deputato all erogazione dei servizi per l impiego, dell orientamento e del collocamento, devono far fronte. È evidente, oggi più che mai, in un mercato del lavoro globalizzato, condizionato da una forte crisi economica europea, che per rendere più efficiente il nostro mercato del lavoro bisogna rafforzare il sistema dei servizi, specializzandoli e diversificandoli così da rispondere alle esigenze di orientamento, riqualificazione e ricollocamento. È necessario porre al centro del lavoro l individuo, con tutto il suo bagaglio di conoscenze, esperienze e attitudini. Il consolidarsi, nei moderni sistemi per il lavoro, del concetto di competenza per la definizione compiuta di un attività lavorativa, che focalizza l attenzione sui processi piuttosto che sui profili, ha come logica conseguenza che non tutti gli skills posseduti da un soggetto siano risultato di esperienze di apprendimento formale. Al contrario, la competenza è spesso risultato di occasioni di apprendimento contestuale e situazionale per cui, oltre alla dimensione di tipo cognitivo, legata alle conoscenze, assume rilevanza anche la dimensione di tipo esperienziale, legata alla pratica. A questo orientamento europeo e alla necessità di garantire un riconoscimento delle competenze comunque acquisite da parte dei lavoratori, anche al fine di favorirne la mobilità, gli Stati membri hanno risposto con tempi e modalità molto differenti. Tanto c è ancora da fare e in Italia, ad oggi, manca un quadro ed un repertorio nazionale delle competenze e delle qualifiche e si evidenzia una grande disomogeneità tra i sistemi regionali. Tuttavia, proprio in questi ultimi mesi, importanti passi in avanti sono stati compiuti a livello nazionale sul tema della certificazione delle competenze, inserito nella riforma dei Servizi per l impiego promulgata lo scorso giugno che introduce il tema della certificazione delle competenze informali e non formali che, in prospettiva, dovranno rientrare a pieno titolo nel patrimonio del lavoratore. I CARE ha inteso porsi, nella logica e finalità dei progetti di Trasferimento di Innovazione, promossi dal Programma di Apprendimento Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE 13

16 Permanente, quale leva per l implementazione e diffusione, in un ambito ben definito quale è quello dei servizi pubblici al lavoro, della metodologia già sperimentata del portfolio elettronico, strumento efficace per mettere in trasparenza in particolare le competenze informali di un soggetto, ricostruendone la storia professionale. L attualità del progetto I CARE non si esaurisce nel trasferimento e nel tentativo di mettere a sistema, all interno di vari contesti territoriali italiani e rumeni, un metodo e uno strumento per agevolare la messa in trasparenza delle competenze e promuovere un modello di valutazione e certificazione delle stesse. L attualità del progetto risiede anche nell attenzione posta ai mestieri di cura, quale ambito prioritario su cui lavorare nel trasferimento del modello proposto. I mestieri di cura e l assistenza familiare rappresentano infatti un segmento particolarmente rilevante nelle nostre società; figure professionali molto richieste dal mercato del lavoro, ricoperte spesso da soggetti che hanno acquisito competenze specifiche grazie alle esperienze pregresse e rispetto alle quali è tuttavia essenziale poter garantire livelli chiari di riconoscimento delle competenze possedute. Anche rispetto a questo aspetto si registra, a livello nazionale, una grande attenzione nel promuovere interventi mirati di inclusione sociale e recentemente sono state varate importanti misure contenute nel Piano di Azione e Coesione promosso nel 2011 tese a migliorare i servizi socio-assistenziali esistenti e a crearne di nuovi, puntando proprio sulla formazione dei soggetti ad essi preposti. Un ultimo aspetto che mi preme sottolineare è la cooperazione che ha caratterizzato lo sviluppo di I CARE tra partner scientifici provenienti da diversi contesti europei che hanno potuto condividere una metodologia comune, basata sulla ricerca e le esperienze maturate e tra questi e i territori su cui il modello I CARE ha trovato diffusione. Allo stesso tempo, proprio al fine di rendere strutturale quanto sviluppato, il progetto ha costantemente ricercato il coinvolgimento attivo delle Regioni di riferimento così da tenere in considerazione le specificità e il livello di attuazione dei repertori di qualifiche a livello regionale. Ancora una volta questa significativa esperienza ha fatto emergere con chiarezza l importanza di fare sistema, a tutti i livelli, all interno di una cornice già delineata a livello europeo, così da garantire quel salto di qualità necessario per trasformare interventi progettuali quali I CARE in strumenti e servizi per favorire l occupabilità e, in un ottica di apprendimento permanente, il sostegno alla costruzione, da parte delle persone, dei propri percorsi di apprendimento formale, non formale ed informale. 14 Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE

17 introduzione Nel libro viene presentato il modello di valutazione e certificazione delle competenze sviluppato nell ambito del progetto I CARE : promosso dall Associazione TECLA e finanziato dal Programma Life Long Learning Leonardo da Vinci, I CARE ha coinvolto organismi scientifici italiani, inglesi e olandesi (rispettivamente, l Università di Roma Sapienza, l Institute of Education di Londra e Cofora dei Paesi Bassi), territori partner in Italia e Romania quali le Province di Brescia, Campobasso e Pisa e l Agenzia per l Impiego della Contea di Bistrita-Nasaud. Il progetto, della durata di due anni, è stato finalizzato a promuovere il trasferimento di procedure di riconoscimento e validazione delle competenze informali e di messa in trasparenza delle qualifiche con particolare riferimento ai white jobs ovvero ai mestieri di cura (baby sitter, badanti, accompagnatori a diversamente abili, ecc.). In Italia e in Romania, infatti, in un mercato del lavoro particolarmente selettivo e in un contesto caratterizzato da un invecchiamento progressivo della popolazione, il problema posto dalla necessità di disporre di una offerta qualificata e competente è aggravato da una mancanza di adeguatezza ed efficacia dei sistemi di qualificazione, dalla difficoltà a creare le condizioni per far emergere dal mercato nero la manodopera attiva in ambiti professionali specifici come quelli dedicati alla cura delle persone e dalla necessità di un offerta formativa e dispositivi di riconoscimento specifici per i lavoratori di tale settore i quali, spesso scarsamente qualificati, acquisiscono sul lavoro competenze significative che tendono a restare tacite perché le procedure vigenti di certificazione non ne consentono riconoscimento e valorizzazione. Nello specifico, I CARE ha promosso in primo luogo il trasferimento e l adeguamento agli operatori dei CPI delle Province partner dei risultati del progetto TIPEIL, ovvero della metodologia del portfolio elettronico che consente di rendere visibili le competenze formali ed in particolare informali mediante l inserimento di prove di tipo diverso (testi, foto, riprese video), che possono mostrare il complesso di competenze di cui un soggetto è titolare, evidenziando la ricchezza di esperienze e capacità acquisite nei diversi contesti della vita. In secondo luogo I CARE ha favorito lo sviluppo di tale metodologia in un Modello di valutazione e di certificazione delle competenze - relative in particolare al mestiere di cura dell Assistente familiare- integrandola con gli strumenti e metodi attualmente adottati presso i CPI italiani e rumeni, e facendo riferimento ai sistemi classificatori regionali e nazionali presenti nei due paesi e all EQF. Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE 15

18 I membri del Comitato di Indirizzo del progetto hanno concordato di sviluppare gli standard di competenze dell Assistente familiare, necessari a realizzare il percorso di valutazione e di certificazione, in quanto si tratta di una figura professionale fortemente richiesta dal mercato del lavoro, ma che non è stata ancora normata da tutte le Regionali italiane; infatti tale professione viene realizzata spesso da persone che fanno leva sulle competenze che hanno acquisito in contesti informali di apprendimento, in particolare durante la realizzazione di attività di assistenza ad anziani, a malati e/ a disabili, senza avere acquisito conoscenze e competenze formali mediante la frequenza di uno specifico corso di formazione. Il modello di valutazione e certificazione sviluppato durante il progetto però può essere adottato dalle regioni e province italiane, e dalle contee rumene anche per certificare le competenze di figure diverse da quella dell assistente familiare. Il modello di validazione si articola in cinque fasi: la Fase 0 di accoglienza e informazione, durante la quale viene illustrato il processo di valutazione e certificazione delle competenze da esperienza (1) al cittadino interessato; la Fase 1 di apertura del dossier di validazione nella quale l operatore analizza gli apprendimenti e le competenze del cittadino che si candida ad ottenerne la certificazione, per proseguire con la successiva Fase 2 di identificazione delle competenze rispetto alle quali è possibile richiedere la certificazione perché provate dalle evidenze raccolte all interno del portfolio elettronico del candidato. Durante la Fase 3 di accertamento e valutazione i valutatori analizzano il portfolio e decidono se attribuire o meno la certificazione delle competenze richiesta dal candidato; tale certificazione, in caso di giudizio positivo dei valutatori, viene rilasciata dall ente pubblico a ciò deputato durante la Fase 4 di attestazione e certificazione. Quattro sono gli attori principali del processo di certificazione, primo tra tutti il cittadino che si candida ad ottenere la certificazione delle competenze. In secondo luogo gli orientatori dell organizzazione pubblica o privata all interno della quale ha luogo il processo di messa in trasparenza e di valutazione delle competenze. Per via del fatto che il soggetto che supporta il cittadino nel processo di certificazione delle competenze può essere diverso a seconda dell organizzazione coinvolta (orientatori dei Centri per l Impiego o referenti dei processi di certificazione di enti di formazione accreditati presso le singole Regioni), per identificare tale attore si è preferito utilizzare il termine generico di operatore. Un ruolo cruciale nel processo è ricoperto dal valutatore che analizza, singolarmente o in collaborazione con i membri di una commissione, le evidenze raccolte e prodotte dal candidato per decidere se attribuire o meno la certificazione 16 Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE

19 delle competenze al candidato stesso. Infine, l attore che interviene al termine dell intero percorso è l ente pubblico deputato a rilasciare la certificazione sulla base dei giudizi attribuiti dai valutatori. Una piattaforma web supporta la gestione del processo di valutazione e certificazione delle competenze, consentendo ai vari attori l accesso a specifiche sezioni e l utilizzo di specifici strumenti sviluppati nell ambito del progetto I CARE. Tra questi ultimi citiamo il portfolio elettronico in cui inserire le evidenze delle competenze ovunque acquisite dal candidato che richiede la certificazione, e gli standard delle competenze dell Assistente Familiare (AF), la professione di cura sulla quale i partner del progetto hanno deciso di concentrare la loro attenzione. Il modello brevemente descritto costituisce l esito della ricerca condotta dall autrice in collaborazione con Anna Maria Ajello durante il progetto I CARE, e di precedenti ricerche e sperimentazioni condotte dalle stesse sulle caratteristiche delle competenze acquisite nei contesti di vita quotidiana e sui modi di rendere visibili e di dare conto di tali tipi di competenze (Ajello, Belardi, 2007; Ajello, Belardi, 2005; Belardi, 2004). In particolare il portfolio elettronico sviluppato in I CARE costituisce una versione successiva di quello messo a punto durante il progetto TIPEIL (2): le modifiche apportate alla struttura e alle funzioni di quest ultimo (come ad esempio la possibilità di consentire l accesso da parte di chiunque in remoto previo consenso del candidato, e le diverse categorizzazioni delle prove delle competenze) miravano a rendere tale strumento utile non soltanto a rendere visibili le competenze del candidato, ma anche a facilitare il confronto tra le competenze del candidato (per le quali è richiesta la certificazione) con gli standard di competenze rispetto ai quali il candidato viene valutato. Nell architettura del modello, e negli strumenti messi a punto per sostenere gli orientatori ed i valutatori che utilizzeranno il modello durante il processo di certificazione delle competenze, è possibile riconoscere i costrutti della psicologia culturale (Cole, 1996) inerenti l apprendimento e la valutazione cui l autrice ha fatto riferimento. Per quanto riguarda l articolazione del libro nel primo capitolo vengono analizzati i costrutti teorici che hanno guidato il gruppo del DPPSS della Sapienza nella realizzazione della ricerca da cui ha avuto origine il modello di valutazione e di certificazione delle competenze da esperienza, e gli standard delle competenze dell Assistente familiare che rappresentano il criterio discriminativo per la valutazione delle competenze. Gli standard sono analizzati nel secondo capitolo, il terzo ed quarto invece descrivono in dettaglio il modello. Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE 17

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21 1. apprendimento e valutazione in psicologia culturale Il primo costrutto teorico a partire dal quale è stato sviluppato il modello I CARE, è quello di apprendimento inteso non soltanto come memorizzazione di conoscenze o sviluppo di abilità, bensì come processo complesso che ha luogo ogni qualvolta gli individui bambini o adultiprendono parte ad attività i cui scopi sono chiari e sensati (Rogoff, Lave 1984; Rogoff 1990), e che sono caratterizzate culturalmente, socialmente e storicamente perché situate in uno specifico contesto (la scuola frequentata, l ufficio in cui si lavora, il gruppo di scout con cui si condividono alcune attività del tempo libero, ecc.). Nella psicologia culturale il contesto indica non soltanto il luogo in cui si realizza un particolare evento interattivo, ma anche il quadro culturale che offre ai partecipanti all evento le risorse per l interpretazione e la realizzazione dell evento stesso. In tale accezione il contesto precede l interazione, ma è trasformato ed arricchito dalle azioni e dalle parole dei partecipanti stessi (Duranti, Goodwin, 1992). In questa prospettiva, che si sviluppa a partire dagli studi di Vygotskij (1990), gli individui che apprendono imparano a modificare la realtà esterna mediante l uso di artefatti materiali (oggetti concreti) e simbolici (ad esempio il linguaggio), e, in un secondo momento, si appropriano di tali artefatti per modificare e controllare i propri processi psicologici: apprendono cioè ad usare segni su un piano intrapsichico. Imparare ad usare gli artefatti che la propria cultura di appartenenza propone, nelle specifiche attività alle quali si prende parte, ha luogo prevalentemente durante le interazioni sociali con altri individui: il capo o il collega al lavoro, l insegnante o altri studenti a scuola, gli amici, i genitori, ecc.. Gli psicologi culturali guardano all apprendimento non come ciò che si realizza nella testa degli individui, ma come processo complesso che avviene mediante le interazioni con gli altri, durante le attività alle quali si partecipa e durante le quali si impara ad utilizzare gli artefatti e ad appropriarsi dei significati ad essi attribuiti dagli individui coinvolti nelle stesse attività. In tal senso la conoscenza non risiede soltanto nella testa dei partecipanti all interazione perché sarebbe distribuita (Chaiklin, Lave, 1993; Salomon, 1993) tra questi e gli strumenti che essi utilizzano per realizzare le attività che hanno finalità note e condivise. La concezione di apprendimento descritta è particolarmente utile in un percorso di valutazione e certificazione delle competenze da esperienza, perché aiuta l operatore che interloquisce con il candidato a riconoscere per primo gli apprendimenti ovunque e comunque acquisiti dal candidato stesso. In precedenti ricerche e sperimentazioni condotte in Europa circa la Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE 19

22 validazione degli apprendimenti formali, non formali ed informali (Otero, Hawley, Nevala, 2007) è stato infatti evidenziato che si tende ad attribuire maggiore valenza all apprendimento che ha avuto luogo in contesti ed attività strutturate quali il lavoro, la scuola, l università, non soltanto perché il cittadino ha evidenze ufficiali che possono dare prova dell avvenuto apprendimento (diplomi, certificati di frequenza, contratti di lavoro), ma perché si pensa che l apprendimento non strutturato, come quello che ha luogo quando si è coinvolti in attività del tempo libero, sia meno efficace in termini di conoscenze sedimentate. Tale distinzione tra il valore da attribuire agli apprendimenti in base al contesto in cui hanno luogo, deriva dall idea, profondamente radicata nelle nostre società occidentali, che l apprendimento che conta è costituito da conoscenze che restano nella mente degli individui, in particolare se apprese mediante la lettura di testi specifici e l ascolto di individui che già detengono quelle conoscenze. Ma la valutazione delle competenze da esperienza, mette in crisi tale concezione perché, in un ottica di lifelong-learning, sottolinea che l apprendere non si esaurisce con l uscita da percorsi di istruzione e formazione istituzionali, ma continua lungo tutto l arco della vita di un individuo, e considera di pari valore tutti gli apprendimenti, ovunque e comunque acquisiti, purché sia possibile produrne evidenze autentiche a dimostrazione degli stessi. In altre parole se si vogliono valutare e certificare le competenze da esperienza è necessario abbandonare una concezione di apprendimento come mera acquisizione di conoscenze che avviene in contesti istituzionali, ed adottarne una che consideri la complessità degli aspetti che intervengono in tale processo, ovunque abbia luogo. Per connettere tali riflessioni teoriche con il modello I CARE, è dirimente che gli operatori si appropino di una diversa idea di apprendimento, adottino un atteggiamento di antropologi (Furth, 1980) in un mondo nuovo ed abbandonino eventuali preconcetti, al fine di indagare tutte le conoscenze e le competenze apprese dal candidato alla certificazione, senza trascurare nulla. L analisi delle competenze da esperienza di cui il candidato non dispone di prove sufficienti, si caratterizza come un percorso di ricerca e di scoperta sia per l operatore che per lo stesso candidato, il quale non sempre è consapevole di quanto ha imparato al di fuori dei contesti istituzionali di formazione. I saperi acquisiti nella vita quotidiana sono stati definiti taciti (Polanyi, 1966) proprio per evidenziare che le persone che ne sono detentrici hanno difficoltà a verbalizzarli ed in alcuni casi, essi non sono affatto consapevoli di averli acquisiti. È dunque necessario che l operatore riconosca per primo le competenze apprese dal candidato, 20 Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE

23 durante i colloqui in cui gli chiederà di raccontare le diverse attività alle quali prende parte durante la sua vita quotidiana (Belardi, 2007). Man mano, in un processo ad imbuto di focalizzazione progressiva, guiderà il candidato nell approfondire l analisi di quelle competenze che sono caratteristiche della professione dell assistente familiare. In un secondo momento sosterrà il candidato nel riconoscere a sua volta quelle competenze, ponendo in evidenza gli eventuali atteggiamenti di banalizzazione delle proprie competenze da parte del candidato, facendolo riflettere su di esse. Si allude qui al fatto che l idea che gli apprendimenti che contano siano solo quelli acquisiti in contesti istituzionali, induce gli individui a sminuire in modo esplicito quanto hanno appreso al di fuori di quei contesti, come si è avuto modo di rilevare durante la costruzione di portfoli digitali di soggetti svantaggiati (Belardi, 2004). La riflessione sulla relazione tra operatore e candidato alla certificazione delle competenze, introduce due ulteriori costrutti della psicologia culturale che si ritiene utili ad evidenziare aspetti altrettanto importanti di tale relazione: in particolare si tratta del costrutto di zona di sviluppo prossimo e di quello di identità come chiusura del gap tra quella attuale e quella designata. Si deve a Vygotskij (1990) la distinzione tra il livello di sviluppo attuale, che identifica ciò che un individuo è in grado di fare da solo, attraverso le abilità autonomamente padroneggiate, e l area di sviluppo prossimo, che identifica ciò che un individuo non sa ancora fare e che può arrivare a fare se sostenuto dall aiuto di un altro -adulto o pari- più competente. Il costrutto di area di sviluppo prossimo consente dunque di mettere in luce ciò che è possibile riuscire a fare interagendo con un soggetto più competente. Lo spostamento del livello di sviluppo attuale verso maggiori livelli di competenza, costituisce l esito naturale delle relazioni quotidiane ad esempio del neonato con la madre o del fratello minore con il fratello più grande. Si può agire nell area di sviluppo prossimo anche consapevolmente per fini educativi e formativi, se colui che ha responsabilità educative e formative riconosce e stimola le capacità emergenti che i soggetti meno esperti stanno acquisendo, ma che non padroneggiano ancora, proponendo attività per le quali è necessario utilizzare quelle capacità emergenti per riuscire a prendervi parte in modo efficace. Come evidenzia Roth (2010), una lettura superficiale del costrutto vigotskiano conduce a pensare alla relazione tra il soggetto più competente e il meno competente in termini asimmetrici e a-problematici, e l apprendimento come ciò che ha luogo sul piano della coscienza individuale del soggetto meno esperto. Diversamente l autore mette in luce che Valutare e certificare le competenze in prospettiva socioculturale: il modello I CARE 21

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