Sistemi di scambio non monetario e reciprocità: il caso di Banca del Tempo

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1 Sistemi di scambio non monetario e reciprocità: il caso di Banca del Tempo INDICE Introduzione p. 3 Capitolo 1 Analisi socio-economica dei sistemi di scambio non monetario p Primi approcci teorici e applicazioni pratiche p Esperienze recenti: sviluppo locale e fattori socio-culturali p Panoramica delle esperienze all estero p Diffusione del fenomeno in Italia p Principali vantaggi dei sistemi di scambio non monetario p. 22 Capitolo 2 Reciprocità e fiducia nella teoria economica p Da Karl Polanyi agli esperimenti in laboratorio p Recenti approcci economici alla reciprocità p Rilevanza economica della fiducia p Alcune definizioni preliminari p L analisi economica della fiducia p La scuola sperimentale p Fiducia e capitale sociale p. 60 Capitolo 3 Caratteristiche operative delle Banche del Tempo p Nascita e diffusione delle Banche del Tempo p Elementi costitutivi e funzionamento p I servizi scambiati p Gli strumenti di scambio p La struttura organizzativa p Aspetti economici e giuridici dell allocazione del tempo e dell utilizzo del tempo come unità di conto p La cultura occidentale del tempo p L allocazione del tempo nella teoria economica p Il riconoscimento giuridico del valore del tempo in Italia p Il tempo non è denaro p Reciprocità e fiducia in Banca del Tempo p. 97 1

2 3.4.1 Differenze con il mercato p Differenze con lo Stato p Differenze con il Terzo settore e il volontariato p Differenze con i trasferimenti all'interno della famiglia p Ruolo della fiducia in Banca del Tempo p. 112 Capitolo 4 Economia relazionale e Banca del Tempo p Produzione e consumo di beni relazionali p Crescita economica e impoverimento relazionale p Scambio di tempo e beni relazionali p. 132 Conclusioni p. 138 Riferimenti bibliografici p. 144 Sitografia p. 156 Riferimenti normativi p

3 Introduzione Il presente lavoro nasce dall interesse, di carattere economico, sociologico e antropologico, verso l ideazione e l implementazione di sistemi di scambio non monetario di beni e servizi, in particolare, dalla nascita di uno di questi sistemi, un buono chiamato «Solidarietà che cammina» (SCEC), che ha iniziato a circolare a Napoli nel Un sistema di scambio non monetario è uno strumento che consente ai partecipanti di scambiare beni e servizi pagando nei modi più disparati, ma senza utilizzare la moneta ufficiale a corso forzoso. Da sempre l umanità ha scambiato beni e servizi, anche prima dell invenzione della moneta. Tuttavia, gli ultimi trenta anni sono stati caratterizzati da una vera e propria proliferazione di sistemi di scambio di questo tipo. Il fenomeno non può essere circoscritto ad una determinata area geografica, dal momento che è possibile trovare sistemi di scambio non monetario quasi in ogni Paese. L insieme di tali sistemi presenta un elevata eterogeneità al suo interno, sia per quanto riguarda gli obiettivi, di natura economica, sociale, ambientale o un insieme dei tre, che si prefiggono di raggiungere attraverso gli scambi; sia relativamente alle regole operative adottate: stampa di banconote cartacee o assegni, uso della moneta elettronica, uso di software che permettono di contabilizzare i debiti e i crediti dei partecipanti. Tuttavia, trovano una caratteristica comune nell importanza assegnata alla reciprocità degli scambi, alla fiducia e alla affidabilità dei partecipanti. L attivazione di scambi ispirati dal criterio di reciprocità è una caratteristica anche di quei sistemi che si prefiggono obiettivi prettamente economici, cioè quei sistemi che nascono per rispondere a crisi del mercato locale del lavoro o crisi di scarsità della moneta ufficiale. In generale, un sistema di scambio non monetario definisce gli scambi in maniera antitetica rispetto allo scambio di equivalenti all interno di un mercato regolatore dei prezzi. Infatti, uno degli obiettivi principali di tutti i sistemi di scambio non monetario riguarda la capacità di creare relazioni interpersonali basate su reciprocità e fiducia. Le relazioni interpersonali create dai partecipanti sono caratterizzate da una componente strumentale, il vantaggio economico reale prodotto dagli scambi, e da una componente 3

4 relazionale, che nella maggior parte dei casi tende a prevalere sulla prima. Attraverso la ripetizione di scambi reciproci, tali relazioni possono rafforzare le reti fiduciarie di un dato sistema economico e aumentare la sua dotazione di capitale sociale. Quindi, un sistema di scambio strutturato secondo il principio della reciprocità può essere un utile strumento di sviluppo locale. Il sistema di scambio non monetario più diffuso e più longevo in Italia è il sistema delle banche del tempo, formato da più di 200 banche diffuse su tutto il territorio nazionale 1. Le banche del tempo rappresentano un unicum nel variegato panorama descritto finora, in quanto adoperano i concetti di scambio, reciprocità e tempo in maniera originale. L adesione ad una banca del tempo consente di ottenere benefici pratici e una migliore allocazione del proprio tempo, ma soprattutto consente l adozione di comportamenti pro-sociali (other-regarding) ispirati dalla reciprocità e dalla fiducia, che permettono ai soci di creare una rete di relazioni che non possono essere definite strumentali o di mercato, né possono essere fatte rientrare nel mondo del volontariato e nemmeno nella sfera affettiva o amicale, pur presentando alcune caratteristiche di ognuna di queste tipologie di relazioni. Infine, i continui investimenti in tempo di relazione, che accompagnano gli scambi di tempo tra i soci, possono esercitare un effetto positivo sul loro benessere e sulla soddisfazione di vita dichiarata (Bruni e Stanca 2005; Becchetti, Bruni e Zamagni 2010). Gli scambi, all'interno delle banche del tempo e in generale nei sistemi di scambio non monetario, sono difficilmente spiegabili con gli strumenti della teoria economica standard e della scelta razionale. Per questo, è necessario impiegare gli strumenti di analisi economica prodotti dagli approcci e dagli studi più recenti, che cercano di dare conto dell insorgenza di comportamenti pro-sociali e di agenti economici che, nella scelta tra le diverse opzioni strategiche possibili, prendono in considerazione anche le relazioni interpersonali, le proprie motivazioni e quelle degli agenti con cui interagiscono. In sostanza, i nuovi sviluppi della scienza economica puntano a dimostrare che le persone sono meno egoiste di quanto preveda la teoria 1 Le banche del tempo italiane censite dall Associazione Nazionale Banche del Tempo (ANBdT) sono

5 standard e, sotto alcune condizioni, non si comportano sempre da opportunisti che mirano alla massimizzazione della propria utilità. In questo lavoro, la reciprocità è analizzata a partire dalla definizione di Polanyi (1957) e dalla teoria del dono di Mauss (1924), per arrivare ai modelli economici recenti delle scuole «sperimentale» e «comportamentale», facendo ricorso ad alcuni concetti della teoria dei giochi (Sugden 1984; Rabin 1993; McCabe, Rigdon e Smith, 2003). Le due scuole hanno prodotto un elevato numero di dati, frutto di ricerca sul campo e di esperimenti in laboratorio, ma non sono ancora arrivate ad una teoria generale che spieghi tutti i comportamenti ispirati dalla reciprocità. Dopo aver proposto alcune definizioni della fiducia partendo dalle idee di Adam Smith e Antonio Genovesi, anche quest ultimo concetto è analizzato con gli strumenti delle due scuole economiche recenti, incrociando i risultati di alcuni giochi sulla fiducia, la teoria detta trust responsiveness (Pelligra 2007) e i dati raccolti nell indagine statistica World Values Studies. Inoltre, è analizzato il rapporto tra la fiducia e il capitale sociale (Garofolo e Sabatini 2008; Downward, Pawlowski e Rasciutte 2011). Reciprocità e fiducia sono entrambe analizzate alla luce della teoria della produzione e del consumo di beni relazionali, come caratteristiche fondamentali di ogni interazione, anche di quelle strumentali (Uhlaner 1989; Gui e Sugden 2005; Pugno 2007; Becchetti, Bruni e Zamagni 2010). Tale approccio permette di definire gli scambi di servizi come «incontri» (Gui 2000) e una banca del tempo come un organizzazione che fornisce gli asset relazionali che rientrano nel processo di produzione e consumo di beni relazionali, facilitando gli scambi di servizi e lo sviluppo di relazioni interpersonali non strumentali. I risultati di questi recenti sviluppi teorici aiutano a spiegare gli scambi di servizi all'interno delle banche del tempo italiane. L'analisi di banca del tempo punta a dimostrare la rilevanza economica del fenomeno e, in generale, dei comportamenti pro-sociali, attraverso un nuovo modo di intendere lo scambio, il tempo e le relazioni interpersonali. Dopo aver tracciato la storia delle banche del tempo (Amorevole, Colombo e Grisendi 1996; Greco 2001) e descritto le caratteristiche operative (Amorevole 1999; 5

6 Capizzi 2000), l analisi si concentra sulla definizione del tempo da parte sia della teoria economica standard (Becker 1965) che della teoria economica relazionale (Becchetti 2007); quindi, sul significato che il tempo assume negli scambi di servizi tra i soci (Galeotti 2005). Oltre alla recente letteratura economica già descritta, l analisi degli gli scambi in una banca del tempo fa ricorso a recenti indagini sociologiche sulle esperienze italiane (Capizzi 2000; Galeotti 2005) e straniere (Molnar 2001; Seyfang 2002). Una delle principali difficoltà del presente lavoro è stata la ricerca dei dati, avendo come oggetto una realtà molto eterogenea e in continuo mutamento. Alcuni dati sono disponibili on line all interno dei siti di alcune banche del tempo e dell Associazione Nazionale Banche del Tempo. La maggior parte dei dati analizzati in questo lavoro proviene da Capizzi (2000) e Galeotti (2005). Capizzi riporta i risultati di un questionario strutturato somministrato ai membri di 9 banche del tempo di Bologna e provincia nel periodo settembre-ottobre 1997, all'interno di un Progetto di ricerca finanziato dal Comune e dall Ente Cooperativo per l Apprendimento (Ecap) di Bologna per la stesura del Piano di regolazione degli orari del Comune di Bologna. Il questionario, al quale hanno risposto 152 iscritti alle 9 banche del tempo (su 280), analizza i valori che spingono i soci a scambiare, come giudicano le norme che regolano gli scambi e gli strumenti utilizzati, il grado di condivisione degli scopi e degli obiettivi della banca del tempo alla quale sono iscritti. L indagine di Galeotti è più recente e offre una maggiore varietà di dati. Anche in questa ricerca è stato utilizzato un questionario, somministrato tra la primavera e l estate del 2003 a 240 soci di altrettante banche del tempo sparse su tutto il territorio nazionale. Dei 240 questionari inviati per posta, ne sono stati compilati 122. La disponibilità di dati migliori ha permesso l individuazione di alcune caratteristiche strutturali delle banche del tempo relative a: struttura organizzativa, livello istituzionale, numero e caratteristiche dei soci, numero e tipologie di scambi. Inoltre, il questionario contiene alcune domande alle quali il compilatore deve rispondere, a titolo personale, riguardo al suo livello di coinvolgimento, alle motivazioni, al ruolo giocato dalla fiducia, ai punti di forza e di debolezza della banca del tempo alla quale è iscritto. 6

7 I dati relativi alla fiducia e al tempo speso in relazioni sono presi dall indagine World Values Survey 2. In particolare, sono riportati i dati delle indagini condotte dal 1991 al 2000 e i dati dell ultima indagine, del , relativi all importanza della fiducia in Italia e in alcuni Paesi aderenti alla Organization for Economic Cooperation and Development (OECD), il livello di fiducia verso i familiari, i conoscenti e gli estranei in Italia, il tempo speso in relazioni informali con familiari, con i colleghi fuori dall orario di lavoro, all interno di gruppi religiosi e con gli amici. Infine, i dati relativi all importanza del tempo disponibile per i servizi di cura e per le relazioni e agli effetti dell indebolimento della rete di aiuto informale e dell impoverimento relazionale in Italia, sono presi dal Rapporto annuale dell Istat La situazione del Paese nel 2010 (Istat 2011). Il lavoro è strutturato nel modo seguente. Il primo capitolo introduce l argomento dei sistemi di scambio non monetario e delle monete complementari. Fornisce una panoramica storica dei principali sistemi di scambio dagli inizi del Novecento e durante la Grande Depressione, fino alla seconda ondata di diffusione iniziata negli anni Ottanta del secolo scorso. Quindi, descrive i vantaggi economici, sociali e ambientali che possono derivare dall implementazione di un sistema di scambio non monetario. Il secondo capitolo fornisce gli strumenti teorici necessari alla spiegazione degli scambi di servizi all interno di una banca del tempo. Propone un analisi della reciprocità e della fiducia attraverso le prime definizioni dei due concetti in autori del passato, come Smith e Genovesi, e per mezzo dei più recenti strumenti teorici messi a disposizione dalla teoria dei giochi e dalle scuole economiche sperimentale e comportamentale. Il terzo capitolo è incentrato sulle banche del tempo italiane. Analizza prima la storia e le caratteristiche operative, per poi concentrarsi sulle definizioni del tempo e del suo valore proposte dalla teoria economica standard e relazionale, dalle leggi italiane che disciplinano i tempi delle città, infine, dalle banche del tempo. Utilizza i 2 7

8 concetti di reciprocità e fiducia così come sono stati definiti nel capitolo due per spiegare i trasferimenti di servizi alla base di una banca del tempo. L ultimo capitolo riassume alcuni dei principali risultati della teoria della produzione e del consumo di beni relazionali e introduce il tema del rapporto tra ricchezza, soddisfazione di vita e relazioni interpersonali. Sulla base dell importanza assegnata dall approccio economico relazionale agli investimenti in tempo di relazione, il capitolo propone le banche del tempo e gli scambi su cui si reggono come strumenti per contrastare l impoverimento relazionale che colpisce le società avanzate. Le conclusioni chiudono il lavoro. 8

9 Capitolo 1 Analisi socio-economica dei sistemi di scambio non monetario 1.1 Primi approcci teorici e applicazioni pratiche Forme di scambio non monetario sono sempre esistite 3 e sono state ampiamente descritte e analizzate dagli antropologi. Spesso la moneta, come mezzo di scambio, ha preso la forma di moneta-merce (commodity money): ad esempio il sale, il tabacco e, prima ancora, il bestiame hanno svolto questa funzione. La moneta-merce ha valore in sé ed è una forma di baratto indiretto (Greco 2001). Anche i metalli preziosi come l'oro o l'argento, usati come moneta, rientrano in questa categoria, in quanto possono essere considerati come commodities, con un determinato valore e una determinata domanda, ma con il vantaggio di poter essere utilizzati per coniare monete. In particolare, i vantaggi di una moneta-merce in metalli preziosi rispetto ad altri beni sono: stabilità del valore, più facile trasferibilità, divisibilità; caratteristiche che sono proprie anche delle monete moderne. Tuttavia, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, molti Paesi hanno assistito ad una vera esplosione di sistemi di scambio di beni, servizi e conoscenze che non prevedono l uso della moneta ufficiale come una unità di conto e mezzo di pagamento degli scambi che avvengono tra i soci. In alcuni casi, tali sistemi utilizzano monete stampate su un supporto cartaceo, oppure assegni, in altri casi, contabilizzano gli scambi tra i soci in un sistema a doppia entrata, senza stampare moneta cartacea. I sistemi di scambio che non utilizzano la moneta ufficiale sono diffusi in tutto il mondo e sono tra loro molto eterogenei. Ad esempio, esistono innumerevoli tipologie di voucher e buoni (dai buoni pasto alle miglia aeree) che danno al possessore il diritto a determinati beni e servizi, in cambio di una forma di moneta diverse da quella 3 Alcuni esempi sono: il baratto, il cosiddetto baratto muto, lo scambio kula delle isole Trobriand. 9

10 ufficiale a corso legale. Questo sistema in particolare, è spesso definito «valuta di fidelizzazione», in quanto tali monete presentano obiettivi commerciali di tipo business-to-consumer: sono emesse da un azienda commerciale e sono spese dai consumatori. Inoltre, esistono moltissime monete di tipo business-to-business che sono scambiate tra le imprese e, per questo, sono definite trade credit in inglese. Lietaer e Hallsmith (2006) ne contano circa 500 in tutto il mondo; le più grandi e più longeve si trovano negli Stati Uniti: International Reciprocal Trade Association (IRTA 4 ) e Barter Systems 5. Accanto a queste monete emesse con obiettivi commerciali, esistono sistemi di scambio non monetario con obiettivi diversi e che perseguono finalità sociali o di sviluppo economico locale. Tali sistemi di scambio sono definiti in molti modi. Spesso sono definiti «monete complementari», «alternative» o «parallele», sulla base del rapporto con la moneta ufficiale. Le monete utilizzate all'interno di questi sistemi, circolano parallelamente alla moneta ufficiale e, in molti casi, è possibile acquistare beni e servizi pagando in parte in moneta a corso forzoso e in parte con le unità di conto parallele 6. Invece, le definizioni come «monete locali» o «comunitarie» enfatizzano la dimensione e l ambito di riferimento di queste monete, con la differenza che persone tra loro molto distanti possono utilizzare la stessa moneta comunitaria grazie a Internet, alla moneta elettronica e alle nuove tecnologie che garantiscono la sicurezza dei trasferimenti telematici. La moneta, sia convenzionale che complementare, è un oggetto sociale differente dal denaro, che è invece un concetto ontologico: il denaro è l idea, la moneta è il suo corrispettivo materiale. Inoltre, la moneta deve presentare due condizioni: una traccia scritta, cioè delle regole o dei segni che ne certificano la validità, e l'intenzionalità sociale o collettiva, cioè il suo utilizzo deve avvenire sulla base di un riconoscimento sociale del suo ruolo (Turri 2009). Le principali funzioni svolte dalla moneta ufficiale sono essenzialmente tre (Greco 2001): Ad esempio, è possibile con gli SCEC in Italia o i Wir in Svizzera. 10

11 1. unità di conto: la moneta misura il valore di beni e servizi; 2. strumento di pagamento: è un mezzo di scambio di beni e servizi; 3. riserva di valore: permette di trasferire la ricchezza nel futuro. La maggior parte delle monete complementari svolge la funzione di mezzo di scambio, «they are intended to serve purely as a medium of exchange that circulates among a limited group of associated traders who may be geographically proximate or widely dispersed» (Greco 2007, p. 13). Invece, per determinare il valore dei beni e servizi scambiati, le monete complementari si affidano, nella maggior parte dei casi, al circuito economico ufficiale e fissano il proprio valore in base alla parità con la valuta convenzionale. Il vantaggio del riferimento al valore della moneta convenzionale deriva dalla maggiore semplicità e dalla familiarità, nel senso che chi utilizza la moneta complementare non deve fronteggiare due sistemi di prezzi: uno espresso nella valuta nazionale ed uno nella moneta complementare. Un altro vantaggio può essere la stabilità della valuta nazionale, come nel caso dei Wir rispetto al franco svizzero; mentre, eventuali crisi dovute all instabilità della moneta ufficiale avranno effetti negativi sulla moneta complementare. Invece, altri sistemi di scambio fissano il valore dei beni e servizi scambiati in base al tempo, ad esempio, Banca del Tempo in Italia oppure i Time dollars negli Stati Uniti. Infine, a differenza delle valuta convenzionali, le monete complementari non svolgono la funzione di riserva di valore e non producono interessi. Al contrario, alcune monete sono caricate di un interesse negativo chiamato demurrage. Nel XIX secolo, si sono sviluppate alcune esperienze legate alle teorie di Proudhon, il quale fonda la Banca del Popolo in Francia, e Owen, che fonda una comunità in Inghilterra all interno della quale circolano una sorta di certificati di lavoro (National Equitable Labour Exchange). Tali esperienze anticipano i sistemi di scambio non monetario attuali. Il primo economista a proporre un tipo di moneta, parallela a quella ufficiale e caricata di un interesse negativo, chiamato demurrage, è stato Silvio Gesell, le cui opere esercitano ancora oggi una notevole influenza su 11

12 coloro che studiano o implementano sistemi di scambio non monetario. La sua opera principale, The Natural Economic Order, ha ispirato Irving Fisher per la stesura del libro Stamp scrip (1933) e ha ricevuto l'apprezzamento di Keynes, il quale, nel suo The General Theory, afferma: «I believe that the future will learn more from the spirit of Gesell than from that of Marx. [ ] The idea behind stamped money is sound» (1936, p. 221). L'economista 7 e anarchico tedesco propone una moneta caricata di interesse negativo e utilizza il termine demurrage, preso in prestito dal linguaggio commerciale marittimo, che in italiano è traducibile con diritti di controstallia 8. Il punto centrale della teoria di Gesell è che la moneta svolge perfettamente la funzione di mezzo di scambio e strumento di pagamento, tuttavia non svolge in maniera adeguata la funzione di riserva di valore, perché tende a concentrarsi in poche mani. Quindi, il suo obiettivo è rendere più difficile l accumulazione di denaro attraverso un interesse negativo, che equivale a imporre una tassa sul possesso e sull'utilizzo della moneta, oppure, utilizzando un linguaggio keynesiano, equivale a eliminare il premio di liquidità associato alla moneta 9. La moneta ideata da Gesell perde costantemente valore, impedendo a chi la utilizza di poterla accumulare. La tassa è rappresentata da un francobollo da applicare sul retro della banconota ogni volta che questa è utilizzata, oppure da applicare periodicamente, in un determinato giorno del mese o della settimana. Se, ad esempio, si applica un francobollo da 1 centesimo su un biglietto che vale 1 dollaro ogni mercoledì, dopo un anno e cioè dopo 52 settimane, la banconota è costata al suo possessore 52 centesimi e il suo valore sarà quindi di soli 48 centesimi. Questo comporta che il possessore cercherà di spenderla prima di dover applicare il francobollo, aumentando così la velocità di circolazione della moneta. Il ricavato dalla vendita dei francobolli è utilizzato per le spese di gestione del sistema e in particolare 7 Fisher lo definisce quasi-economist. Inoltre, sebbene non condivida in pieno la teoria dell'interesse di Gesell, tuttavia paragona l'invenzione degli stamp scrips per la scienze economica a quella del laringoscopio per la medicina (Fisher 1933). 8 L espressione indica il risarcimento in denaro che il noleggiatore di una nave deve pagare all'armatore per i danni derivanti da un eventuale ritardo nelle operazioni di carico e scarico. 9 La principale critica rivolta a Gesell da Keynes è che l uso di una moneta senza premio di liquidità avrebbe spinto le persone a cercare dei sostituti, come moneta estera, gioielli o metalli preziosi, quindi non avrebbe prodotto i risultati sperati (Keynes 1936). 12

13 per la stampa delle banconote e dei francobolli. Alcuni esempi di sistemi di scambio non monetario ispirati alle idee di Gesell e diffusi sia in Europa che negli Stati Uniti sono descritti da Fisher (1933) e, più di recente, da Greco (2001) 10. Un esempio di moneta locale con demurrage è rappresentato dal Wära, che ha circolato negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale in una Germania colpita da una grave crisi inflazionistica. Il Wära, il cui nome deriva dai termini tedeschi Ware e Währung che significano rispettivamente beni e moneta, circolava in banconote di piccolo taglio che i privati potevano acquistare dalla Wära Exchange Association, presso la quale potevano essere acquistati anche i francobolli (stamps) da 1 centesimo che andavano applicati sul retro ogni settimana. I successi e il dibattito attorno al Wära influenzarono altre esperienze simili nell'europa di quegli anni. Nel 1931 a Schwanenkirchen, una piccola città della Bavaria, il proprietario di una miniera di carbone, unica industria locale che assorbiva gran parte della mano d'opera, decise di riprodurre l'esperienza dei Wära. Con un prestito in marchi acquistò un certo ammontare di Wära dalla Wära Exchange Association e con questi pagò i suoi operai, dopo aver convinto i commercianti locali ad accettare la nuova moneta. I giornali dell'epoca parlano del miracolo di Schwanenkirchen e sia Fisher (1933) che Greco (2001) spiegano tale miracolo con l'aumento della velocità di circolazione del Wära: l introduzione dei francobolli ha fatto sì che i cittadini di Schwanenkirchen spendessero più velocemente i Wära e che questi circolassero solo a livello locale, dove erano accettati dai commercianti, trattenendo così la ricchezza nel piccolo paese. Tuttavia, il Governo tedesco con una apposita legge rese illegale la circolazione dei Wära, mettendo fine al sistema. La notizia del successo dei Wära giunse anche in Austria, in particolare fino alla città di Wörgl. In questo caso non fu un'associazione o un privato ad emettere la moneta locale, ma il sindaco della città, che strinse accordi sia con i commercianti locali sia con la banca del paese. Le banconote circolanti a Wörgl presero il nome di Woergl Certified Compensation Bills e, come era già successo per i Wära, furono bloccati e 10 Oggi pochi sistemi di scambio non monetario adottano il demurrage. Alcuni esempi sono la moneta Terra ideata da Bernard Lietaer e il Systèmes d Echanges Communitaires a Dakar, in Senegal. 13

14 ritirati dal Governo austriaco (Greco 2001). Stando a quanto riportato da Fisher (1933), l'introduzione della nuova moneta servì a dare una spinta alle attività commerciali, la gran parte delle quali era chiusa a causa della crisi e della mancanza di denaro liquido, a ridurre la disoccupazione e a raccogliere le tasse sufficienti a risanare il bilancio del paese. Inoltre, grazie alle nuove risorse raccolte tramite le tasse e la vendita dei francobolli, il Comune riuscì a migliorare alcune infrastrutture, come la rete stradale, e a realizzarne di nuove, ad esempio la rete fognaria. L uso degli stamp scrips ha avuto una grande diffusione negli Stati Uniti 11. Infatti, Fisher descrive una serie di esperienze di barter associations e stamp scrips che nascono in varie città americane, sull'onda dei successi registrati in Europa. Per l'autore, gli stamp scrips non sono una panacea economica, ma possono essere molto utili in risposta ad una crisi come quella degli anni Trenta. Fisher non considera la Grande Depressione come una crisi di sovrapproduzione e una delle prove a sostegno di questa affermazione è la diffusione, in quegli anni, di vari sistemi di baratto: i beni non sono prodotti in quantità eccessiva, ma sono fermi per la scarsità di un mezzo di scambio, la moneta. Quindi, il problema principale è la scarsità di moneta e il fatto che gli agenti economici tendano a tesaurizzare la poca moneta disponibile. Gli stamp scrips rappresentano un rimedio temporaneo 12 contro crisi di questo tipo e, superata la crisi, possono anche uscire dalla circolazione. Inoltre, Fisher sottolinea che tale sistema può essere applicato anche su scala nazionale. Il metodo più efficace, per implementare un sistema di scambio basato sugli stamp scrips, è quello di Wörgl, dove le monete e i francobolli sono stati emessi dal Comune. In questo modo, il Comune può ridurre la disoccupazione e aumentare la velocità di circolazione della moneta a livello locale, ma soprattutto può disporre di un reddito da signoraggio che deriva dal pagamento dei francobolli, ovvero dal pagamento di una tassa sul possesso della moneta, i cui proventi possono essere utilizzati dal Comune per scopi pubblici e di utilità sociale. 11 Secondo Greco, sono migliaia le monete di questo tipo nate durante la Grande Depressione (2001). 12 Fisher utilizza l'espressione priming the pump che può essere tradotta con: innescare il processo di crescita, a sottolineare la capacità degli stamp scrips di circolare più velocemente della moneta ufficiale, soprattutto in una situazione di crisi, consentendo una più rapida ripresa economica. 14

15 Il sistema svizzero dei Wir è stato ispirato dalle idee di Gesell ed è considerato uno dei più efficienti sistemi di scambio non monetario (Greco 2001). Attivo dal , è anche il sistema che esiste da più tempo. Wir significa noi in tedesco, inoltre è la prima sillaba della parola Wirtschaftsring che significa business circle o scambio ad anello (Pittau 2003). Il circuito Wir è una cooperativa e utilizza una moneta il cui valore è pareggiato a quello dei franco svizzero, ma non è convertibile in moneta convenzionale. Il credito concesso in Wir, privo di interessi, aumenta il potere d acquisto e la velocità di circolazione di beni e servizi, poiché «lacking any opportunity to earn interest, the Wir clearing credits were radily spent rather than hoarded» (Greco 2001, p. 67). Tra alti e bassi, il sistema Wir è arrivato ai giorni nostri aumentando il numero dei soci fino a membri, tra piccole imprese e famiglie, e sostituendo le banconote con una valuta interamente telematica (Stodder 2009). 1.2 Esperienze recenti: sviluppo locale e fattori socioculturali Panoramica delle esperienze all estero Alcuni autori (Greco 2001) individuano due ondate di diffusione delle monete complementari. La prima è stata descritta nel paragrafo precedente e può essere considerata una risposta alla Grande Depressione e alla scarsità di moneta convenzionale. La seconda ondata è iniziata negli anni Ottanta del secolo scorso. I sistemi di scambio della seconda generazione non nascono solo con lo scopo di rispondere ad una crisi, come Wir e stamp scrips durante gli anni della Grande Depressione. Infatti la nascita dei nuovi sistemi è quasi sempre accompagnata da una profonda riflessione sul cambiamento istituzionale e sul ruolo del mercato nelle società moderne. Tali sistemi continuano a darsi obiettivi soprattutto di carattere economico, 13 Greco (2001) e Stodder (2009) riportano come data di nascita dei Wir il 1934, invece, secondo Pittau (2003), i Wir sarebbero nati nel

16 ma si fanno portatori di un discorso sociale, culturale e relazionale, insistendo sulla possibilità di valorizzare le capacità e i talenti individuali, rafforzare la reciprocità, la fiducia e i comportamenti cooperativi, innescare processi virtuosi di sviluppo locale e comunitario, per contrastare la spersonalizzazione dei rapporti sociali e la loro mercificazione causata dall espansione del mercato (Polanyi 1944; Hirsch 1976). Spesso, come nel caso dei LETS, l uso della moneta complementare è inserito in un dibattito più ampio legato alla creazione della moneta attraverso il sistema bancario ufficiale, il debito e la riserva frazionaria (Federal Reserve Bank 1992; Greco 2001). L uso delle monete complementari permette alle comunità di ideare, creare e implementare uno strumento di scambio in maniera completamente autonoma, per questo sono uno strumento di empowerment comunitario. La seconda ondata di sistemi di scambio non monetario parte dall America settentrionale. Dagli anni Settanta, gli Stati Uniti e il Canada assistono alla nascita di numerosi esperimenti di monete complementari: Community Exchange, Green Dollars Member Organized Resource Exchange system (MORE) (Pittau 2003) e, nel 1979 nasce l associazione IRTA (Greco 2001). Agli inizi degli anni Ottanta, il canadese Michael Linton sperimenta il sistema dei Local Exchange Trading System (LETS). Il sistema LETS nasce in una piccola comunità della British Columbia, in Canada, colpita da una grave crisi occupazionale legata alla chiusura delle principali imprese locali (Lietaer e Hallsmith 2006), per poi diffondersi rapidamente, dapprima nei Paesi di lingua inglese, in particolare in Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda, e in seguito nel resto del mondo. Il sistema dei LETS presenta differenze al suo interno, relative ad alcune caratteristiche come il nome dell unità di conto, mentre le caratteristiche principali sono le stesse per tutto il sistema. I LETS sono associazioni non profit, definite genericamente mutual credit o communty credit system e funzionano come clearing house (Greco 2001), camere di compensazione, che registrano le transazioni tra i soci. Quando un nuovo socio aderisce ad un LETS, apre un conto corrente, sul quale sono registrati i crediti e i debiti che derivano dagli scambi. Se il socio A fornisce un bene o un servizio del valore di un LETS dollar al socio B, la segreteria addebita un LETS dollar sul conto di B e ne accredita uno su quello di A. Di solito, 16

17 all'interno di tali sistemi, il valore del mezzo di pagamento è parificato a quello della moneta convenzionale, ma questo non esclude la possibilità per i partecipanti di contrattare il valore di beni e servizi scambiati. L aspetto più importante del sistema ideato da Linton riguarda l emissione della moneta completare. Ogni LETS locale si limita a registrare le transazioni e non emette moneta, infatti, sono gli stessi soci a emettere la quantità di moneta necessaria per portare a termine una determinata transazione: «LETS dollars or green dollars credit are created by LETS members themselves, as needed, to execute a trade» (Ibidem, p. 90). Quando il socio B paga un bene o un servizio al socio A, il sistema effettua una scrittura sul conto del primo, il che equivale a creare la moneta necessaria a pagare il socio A. In genere, i LETS dollars non hanno interessi, né negativi né positivi, ma pongono un limite ai debiti e ai crediti che è possibile accumulare nei confronti del sistema. Sempre negli anni Ottanta, negli Stati Uniti, nasce il sistema di service credit detto Time Banking, precursore delle banche del tempo italiane. Tale sistema di scambio presenta caratteristiche operative simili ai LETS, per quanto riguarda la modalità di contabilizzazione degli scambi, ma fissa il valore del mezzo di pagamento in base al tempo necessario alla fornitura del servizio scambiato e non in base alla parità con la moneta convenzionale 14. In Francia e in Germania, i LETS sono chiamati rispettivamente Systèmes d Echanges Locaux (SEL) e Tauschring (TR). I SEL francesi nascono nel 1994 e funzionano esattamente come i LETS. Tuttavia, non hanno obiettivi di carattere prevalentemente economico, come i LETS, essendo maggiormente concentrati su un discorso di convivialità e solidarietà tra i partecipanti. Ad esempio, i SEL hanno eliminato dall acronimo LETS la parola trading e, secondo Galeotti (2005), è il sintomo di una idea di scambio più vicina al dono che al mercato, fondata sulla reciprocità, ma più vicina alle relazioni amicali che ad uno scambio economico. Anche l aggettivo locale fa riferimento più alla dimensione affettiva e amicale che a quella geografica. Inoltre, negli stessi anni si diffondo anche in Francia sistemi di scambio 14 Come nelle banche del tempo italiane, in questi sistemi si tende a scambiare soprattutto servizi, più facilmente misurabili attraverso il tempo. Anche Lietaer e Hallsmith, nella loro Guida alle monete complementari (2006), consigliano di limitare questi sistemi allo scambio di servizi ed evitare lo scambio di beni. 17

18 ispirati alle prime esperienze di time banking, con il nome di Troc Temps (Baratto di Tempo), al cui interno si scambiano solo servizi e il cui valore è definito in base al tempo. Infine, sempre in Francia, nascono alla fine degli anni Ottanta, le reti associative di scambio dei saperi: Réseaux Associatif d Echanges (RERS), dall idea di una insegnante della periferia di Parigi che le ha sperimentate per la prima volta nella propria classe. In seguito, si sono diffuse in tutta la Francia, che ne conta 400, e in altri Paesi: Austria, Belgio, Brasile, Romania, Svizzera, Spagna (Galeotti 2005). All'interno delle RERS sono scambiati unicamente saperi e conoscenze. Gli scambi non sono contabilizzati né in base ad una moneta complementare né in base al tempo, il sistema si basa soltanto sull idea che tutti sono portatori di conoscenze e sul principio di reciprocità, che impone di offrire le proprie conoscenze e di ricambiare i saperi che si ricevono dagli altri. Le RERS favoriscono la formazione, rafforzano la fiducia in se stessi e migliorano le capacità di relazionarsi con gli altri. I Tauschring tedeschi, circoli di scambio, nascono nel 1992, ispirati dall esperienza dello scambio di buoni di tempo tra persone anziane e tra malati nella Germania del Sud. Attorno al 2000 esistevano circa 220 TR, concentrati nelle zone urbane (Pittau 2003). I TR presentano una forte connotazione solidaristica e puntano a ridurre la dipendenza dal mercato e aumentare gli scambi attraverso la reciprocità. Negli anni recenti, molti TR hanno attivato collaborazioni con altri organismi dell economia sociale e con le amministrazioni locali (Galeotti 2005). Il sistema LETS ha ispirato la nascita di molti sistemi di scambio in tutto il mondo, ad esempio, in Thailandia nel 2000, dopo la crisi finanziaria che ha colpito il Paese. Invece, a Dakar (Senegal), tra il 1998 e il 1999 è nato il Systèmes d Echanges Communitaires, ispirato ai SEL francesi, con la differenza che l unità di conto, chiamata Bon, equivale ad un ora di lavoro ed è caricata di un interesse negativo: ogni mese bisogna applicare un francobollo sul retro della banconota. Le monete complementari sono molto diffuse in America del Sud: in Ecuador, in Venezuela (INTERSER) e in Messico (Tianguis Tlaloc 15 ). La Red Global de 15 Sul Tianguis Tlaloc, si veda DeMeulenaere, Lopezllera e Greco (1999). Per approfondire la conoscenza dei sistemi di scambio comunitario in Africa, Asia e Sud America, si veda Pittau (2003). 18

19 Trueque (Rete Globale di Scambio) è nata in Argentina nel 1995, formata da Club di scambio, di solito composti da un massimo di 200 persone, diffusi in tutto il Paese e collegati in rete tra loro. L obiettivo non è quello di sostituirsi all economia formale, ma implementare un sistema economico parallelo in grado di risolvere problemi materiali, legati alla scarsità del denaro e alla sua eccessiva inflazione, consentendo allo stesso tempo di sviluppare relazioni di reciprocità e fiducia tra i partecipanti e valorizzare le capacità individuali. L importanza di questa rete è stata riconosciuta dal Governo argentino nel 2000, attraverso un apposito accordo che sancisce l impegno del Governo nel sostenere la Rete di Scambio. Infine, i vari Club de Trueque hanno svolto un ruolo fondamentale durante la crisi argentina del (Colacelli e Blackburn 2009). Negli stessi anni, il governo della provincia di Salta, nel nord del Paese, ha deciso di stampare obbligazioni locali, per finanziare il grave deficit di bilancio. Grazie all inflazione che colpiva il peso in quegli anni, le obbligazioni sono state accettate fin dal primo momento e hanno iniziato a circolare rapidamente, anche perché il Governo le accetta a sua volta per il pagamento delle tasse Diffusione del fenomeno in Italia Anche in Italia esistono sistemi di scambio che non prevedono l uso della moneta e circolano monete complementari parallele all euro. Per un breve periodo di tempo, nella metà degli anni Settanta, sono stati utilizzati degli assegni circolari di piccolo taglio: 50, 100, 150, 200, 250, 300 e 350 lire, per questo sono ancora oggi chiamati miniassegni. In teoria, i miniassegni sarebbero dovuti circolare con le varie girate di coloro che li utilizzavano, ma, in pratica, la gente li scambiava senza firmare, utilizzandoli come normali banconote. Negli anni successivi sono nati numerosi sistemi di scambio, in parte ispirati dalle esperienze straniere. I vari sistemi, tra loro eterogenei, hanno in comune alcune caratteristiche principali: sono ispirati dal principio della reciprocità, presentano una elevata vocazione solidaristica e il desiderio di migliorare la propria comunità. A partire dagli anni Novanta si è diffuso il sistema delle Banche del Tempo e dei saperi, 19

20 che sarà descritto nel dettaglio nel capitolo 3. Un altro sistema di scambio non monetario nato negli stessi anni, in Provincia di Lecce, è il Sistema di Reciprocità Indiretta (SRI). Il sistema utilizza il tempo, l ora e le sue frazioni, per misurare il valore dei servizi scambiati e l unità di conto si chiama misthòs : un ora vale 10 misthòs. Inoltre, il SRI nasce con l obiettivo di creare legami e far nascere relazioni, più che fornire uno strumento economico per contrastare la disoccupazione o crisi di scarsità della moneta convenzionale. Infatti, i trasferimenti reciproci tra i partecipanti sono considerati come uno scambio di doni tra amici e non come uno scambio di beni e servizi. Molti sistemi di scambio non monetario sono nati dopo il Nel 2003, da un idea del professor Perna, nasce l EcoAspromonte, una moneta locale che circola solo all interno dell omonimo parco naturale. Fig. 1.1 Un EcoAspromonte Questa moneta circola in banconote di piccole taglio, il cui valore è pari all euro. Inoltre, l EcoAspromonte presenta un tasso negativo, per spingere chi lo utilizza a spenderlo rapidamente, tuttavia, a differenza di altri sistemi che adottano il demurrage, è possibile convertire gli EcoAspromonte in euro. Gli obiettivi principali dell EcoAspromonte non sono soltanto sociali, ma anche ecologici : rivitalizzare un area depressa e rafforzare l identità culturale del Parco, incentivare l acquisto di prodotti tipici del Parco e delle zone limitrofe, incentivare il turismo eco-compatibile e 20

21 responsabile, investire nelle energie rinnovabili. Un certo successo è stato riscontrato anche dalle reti di baratto, come Zero Relativo 16, una community on-line che conta più di iscritti in tutta Italia, molti dei quali scambiano, attraverso il baratto, i più svariati oggetti. A Napoli, nel 2007, nasce il Buono Locale di Solidarietà, chiamato con l acronimo SCEC, che può significare sconto che cammina o solidarietà che cammina. Lo SCEC ha avuto molto successo in Italia, infatti ha inglobato altri sistemi locali che lo hanno adottato in sostituzione delle monete che già utilizzavano 17, formando un associazione a carattere nazionale diffusa in molte regioni e chiamata Arcipelago SCEC 18, al cui interno le Regioni sono chiamate Isole. Lo SCEC circola in tagli da 50 centesimi, 1, 2, 5, 10, 20 e 50 SCEC, il rapporto con l euro è pari a 1:1, ma non sono convertibili. I partecipanti si iscrivono all associazione, pagando un quota che serve alle spese di gestione, e ricevono 100 SCEC che possono spendere immediatamente presso i negozi o i privati che aderiscono al circuito. Lo SCEC circola parallelamente all euro, infatti, chi si iscrive si impegna ad accettare una certa percentuale in SCEC per ogni bene o servizio che fornisce agli altri partecipanti. Ad esempio, se un iscritto compra dei beni, per un totale di 10 euro, in un negozio che aderisce al sistema e che accetta il 20% in SCEC, il compratore paga 8 euro e 2 SCEC, risparmiando in pratica 2 euro. Lo scontrino fiscale emesso dal venditore riporta la transazione considerando i due SCEC come un abbuono e quindi paga l IVA soltanto in base agli euro incassati, 8 in questo esempio. Il sistema SCEC è fortemente concentrato sulla difesa delle economie locali, ponendosi in contrasto con la logica della grande distribuzione organizzata (GDO) e a favore dei piccoli commercianti locali. Inoltre, gli SCEC puntano alla riappropriazione dell identità territoriale, infatti, ogni Isola riproduce sulle banconote immagini che rimandano al proprio territorio Ad esempio, lo SCEC ha inglobato l EcoRoma e il Thyrus che circolava a Terni

22 Fig. 1.2 Uno SCEC napoletano Infine, un altro obiettivo dello SCEC consiste nel mobilitare nuove risorse economiche e valorizzare le capacità individuali. 1.3 Principali vantaggi dei sistemi di scambio non monetario Irving Fisher (1933) riconosce un grande vantaggio economico alle numerose esperienze da lui definite stamp scrips, nate in America durante la Grande Depressione. Il loro vantaggio consiste nella capacità di migliorare l efficienza della moneta, attraverso monete create a livello locale, che hanno una maggiore velocità di circolazione, poiché perdono valore nel tempo attraverso l applicazione di una tassa, sotto forma di francobollo da acquistare e incollare sulla banconota. Tale tassa rende costoso il possesso della moneta, quindi agli agenti economici non conviene tesaurizzare gli stamp scrips, al contrario, cercano di spenderla rapidamente. La maggior velocità produce un effetto positivo sulle comunità locali, definito da Fisher con l espressione priming the pump, che rimanda alla loro capacità di innescare il processo di sviluppo locale. Gli stamp scrips non sono, secondo Fisher, una panacea in grado di risolvere ogni crisi economica, ma rappresentano sicuramente un rimedio, anche solo temporaneo, utile in situazioni di crisi dovute alla scarsità di moneta 22

23 convenzionale. La teoria di Fisher è stata confermata da due recenti studi sui possibili effetti macroeconomici dei Wir (Stodder 2009) e dei creditos argentini durante la crisi del (Colacelli e Blackburn 2009). I dati e le stime proposti da Colacelli e Blackburn (2009) confermano che l accettabilità della moneta complementare è fortemente correlata alla scarsità della moneta convenzionale, quindi la moneta completare circola più rapidamente durante periodi crisi, come quella attraversata dall Argentina tra il 2001 e il 2002; inoltre, stimano l effetto reale che la moneta complementare esercita sulle attività economiche. I due autori non utilizzano aggregati macroeconomici e si affidano ai dati di micro livello sulla circolazione dei creditos all interno della Red Global de Trueque nel 2002 e Distinguono tra crisi di iperinflazione della moneta convenzionale, che spingono le persone a cercare nuovi mezzi che fungano da riserva di valore, e crisi di scarsità della moneta, la quale può svolgere la funzione di riserva di valore, ma, a causa della sua scarsità, non svolge in maniera efficace la funzione di mezzo di scambio. A questa seconda tipologia appartengono sia la Grande Depressione degli anni Trenta, sia la crisi argentina del : entrambe caratterizzate dalla caduta del Pil, dall aumento della disoccupazione e dalla riduzione dello stock di moneta. Le stime del modello proposto confermano la funzione anti ciclica dei creditos e delle monete complementari in generale: la loro accettabilità da parte di chi compra e chi vende e inversamente correlata alla disponibilità di moneta ufficiale. Inoltre, i due autori stimano l effetto reale esercitato dai creditos sulle attività economiche: in media, un commerciante che accetta i creditos guadagna, rispetto ad un commerciante che non li accetta, fino a 100 pesos al mese in più, il 15% del reddito medio in Argentina. Tali risultati sono in gran parte confermati da Stodder (2009) che utilizza i dati sulla massa di Wir in circolazione dal 1948 al 2003, il tasso di crescita del Pil dal 1951 al 2003 e l offerta di moneta dal 1953 al Rispetto ai franchi svizzeri, il circuito Wir ha un vantaggio fondamentale: «Wir-Bank s creation of purchasing power could become an instrument of more effective macroeconomic stabilization [ ] it is a result of the automatic net-zero balance of Wir» (2009, p. 93), cioè il circuito Wir è un sistema che è sempre in pareggio: il saldo totale di debiti e crediti in Wir è zero. La 23

24 funzione anti ciclica è dimostrata dalla presenza di una forte correlazione negativa tra la circolazione dei Wir e l offerta di franchi svizzeri. Anche la correlazione con il tasso di crescita del Pil è negativo, ma il rapporto tra le due grandezze è meno chiaro. Il risultato dell analisi di Stodder è che è più probabile che i Wir siano accettati durante periodi di crisi, quando l offerta di moneta convenzionale è scarsa, in quanto, i Wir rappresentano un sostituto che circola parallelamente al franco svizzero. Inoltre, il circuito Wir è importante per le piccole imprese perché consente una nuova forma di accesso al credito. La monete complementari presentano un notevole vantaggio riassunto dalla legge di Gresham, dal nome dell economista che per primo ha formulato tale legge nel XVI secolo: la moneta cattiva scaccia la moneta buona. Le persone tendono a tesaurizzare le monete buone, il cui contenuto in metallo prezioso è pari al valore nominale; viceversa tendono a disfarsi delle monete cattive e a rifiutarle come forma di pagamento, poiché le monete cattive presentano un contenuto di metallo prezioso inferiore al valore nominale della moneta, ad esempio, perché le monete si usurano o perché il metallo prezioso è stato grattato dai bordi della moneta. La legge è spesso citata per spiegare il fallimento dei sistemi economici che adottano il bimetallismo, ad esempio fissando una parità tra l oro e l argento. In questi casi la valutazione del tasso di cambio si discosta da quella del mercato, quindi le persone hanno interesse a tesaurizzare la moneta sottovalutata dal mercato. Applicato ai sistemi di scambio non monetario, le monete complementari rappresentano la moneta cattiva, che può essere spesa soltanto a livello locale, mentre la moneta convenzionale è quella buona, che le persone possono riservare ad altri utilizzi, ad esempio per il pagamento delle tasse, che soltanto in pochi casi è possibile con una moneta complementare. In molti casi, le associazioni e le organizzazioni che propongono monete locali sottolineano le possibilità di sviluppo e di crescita legate ad uno strumento di difesa e promozione delle economie locali. Questi obiettivi sono propri di sistemi come i LETS e lo SCEC in Italia. Poiché le monete sono create e gestite localmente, sono accettate soltanto a livello a locale. Questo indubbiamente favorisce le attività economiche legate al territorio, favorendo l occupazione, difendendo i prodotti tipici e rafforzando 24

25 l identità culturale locale. Un altro vantaggio legato al rafforzamento dell economia locale è la riduzione della grande distribuzione organizzata, con un conseguente risparmio e un minore impatto ambientale. La monete complementari, producono vantaggi e benefici economici reali, legati alla disponibilità di una fonte di reddito aggiuntiva e all aumento del potere d acquisto. Alcuni sistemi, come i LETS, dimostrano, con la loro lunga storia, la possibilità di incidere positivamente, mobilitando risorse economiche e lavorative, in aree caratterizzate da elevata disoccupazione (Lietaer e Hallsmith 2006); altri, come i Wir svizzeri, gli stamp scrips in America e i creditos argentini, svolgono una funzione stabilizzatrice a livello macroeconomico e il loro andamento è anticiclico rispetto al sistema economico ufficiale. Tuttavia, la partecipazione ad un sistema di scambio non monetario può produrre vantaggi ed esercitare un impatto anche sulla dimensione individuale. Infatti, ponendosi al di fuori del mercato e del mondo del lavoro, tali sistemi incoraggiano il singolo a scoprire le proprie capacità, valorizzano le abilità, i saperi e i talenti individuali con effetti positivi sull autostima e sulla soddisfazione di vita dei partecipanti. Basandosi su considerazioni di questo tipo, le banche del tempo italiane, in genere, non consentono ai soci di offrire all'interno della banca le stesse prestazioni che forniscono sul mercato del lavoro, infatti, le banche del tempo possono essere definite sistemi di scambio di servizi non professionali e a carattere occasionale. Inoltre, i sistemi di tipo time banking aiutano gli individui a migliorare la gestione del proprio tempo, aumentando e valorizzando il tempo dedicato alle relazioni interpersonali. In una società caratterizzata da una crescente pressione esercitata dal tempo, le banche del tempo italiane svolgono un ruolo importante, aiutando in particolar modo le donne e riconoscendo il valore del tempo di non lavoro. Una caratteristica dei sistemi di scambio non monetario della seconda ondata è quella di sottolineare l importanza delle relazioni interpersonali, infatti la costruzione di un sistema economico parallelo o la possibilità di supplire alla scarsità di moneta convenzionale non è sempre l'obiettivo principale. Molti di questi sistemi mirano a riallacciare le reti di vicinato e di mutuo aiuto, migliorare il tessuto sociale e le reti di 25

26 prossimità sociale attraverso la reciprocità, la fiducia e l affidabilità. Le associazioni e le organizzazioni che promuovono tali sistemi puntano a creare reti di relazioni interpersonali e, attraverso la diffusione di comportamenti cooperativi, possono produrre capitale sociale e rafforzare la coesione sociale. Spesso tali sistemi si pongono in una posizione di aspra critica nei confronti del mercato e della cultura del denaro e del debito. Le monete complementari possono essere uno strumento di empowerment comunitario gestito autonomamente a livello locale, che utilizza uno strumento di scambio innovativo per contrastare gli effetti spersonalizzanti del denaro e la mercificazione dei rapporti causata dal mercato. Il filosofo e sociologo Simmel riconosce questi effetti negativi prodotti dal denaro già sul finire dell Ottocento. Nella sua analisi, Simmel non parte dalla moneta (come merce o bene), ma dal denaro e dal ruolo sociale e filosofico che svolge, in quanto, le caratteristiche specifiche di un'economia monetaria sono subordinate ai processi di astrazione che condizionano l'attività psichica e pratica degli individui (Turri 2009). Il denaro agisce come livellatore, che riduce le qualità degli oggetti rendendo tutto quantitativamente comparabile ed è una delle cause dell atteggiamento blasé. Simmel ha analizzato questi effetti del denaro in tre testi: Psicologia del denaro (1889), Il denaro nella cultura moderna (1896), Filosofia del denaro (1900), che, come afferma lo stesso Simmel, non devono essere considerati trattati di economia politica, ma riflessioni sociologiche e filosofiche. Infatti, l autore indaga le conseguenze di un'economia monetaria sulle libertà individuali, sulla monetizzazione dei valori personali e sullo stile di vita della società moderna; non rifiuta l'economia monetaria, tuttavia, rileva la necessità di una sua umanizzazione attraverso la filosofia. Il denaro rappresenta la frattura tra l'epoca moderna e pre-moderna: passando attraverso stadi crescenti di differenziazione sociale, dal baratto a forme di scambio sempre più complesse, il denaro perde il suo valore tangibile e intrinseco per trasformarsi in valore astratto e puramente funzionale. Quindi, il denaro porta all'estremo la discrepanza tra il desiderio di un oggetto e la possibilità di averlo: senza il denaro non è possibile avere l'oggetto desiderato e, quindi, il denaro diventa esso stesso fine e oggetto desiderabile in sé (Simmel 1896, 1900; Turri 2009). Le monete 26

27 complementari non corrono il rischio delle spersonalizzazione e della mercificazione, poiché assegnano un grande importanza agli effetti che il loro uso esercita sia sugli individui che sulle relazioni interpersonali create attraverso gli scambi. Infine, l ultimo vantaggio dei sistemi di scambio non monetario è che possono essere ideati e implementati per scopi specifici e molto diversi tra loro: esistono sistemi che mirano soltanto a far circolare soltanto le conoscenze e i saperi individuali, come le Banche dei saperi, sistemi che hanno obiettivi ambientali, legati al rafforzamento della filiera corta e lo sviluppo di progetti di ecoturismo, come l EcoAspromonte, oppure sistemi di scambio che contribuiscono alla diffusione delle energie rinnovabili (Turnbull 2007). Un esempio interessante è il sistema giapponese chiamato Fureai Kippu, pensato per rafforzare la solidarietà intergenerazionale attraverso lo scambio di servizi misurati in ore. I giovani possono fornire servizi alle persone anziane, ottenendo un corrispettivo in ore che possono spendere per pagare i servizi di cui beneficiano i loro genitori e i loro nonni, o i servizi di cui beneficeranno loro stessi una volta diventati anziani. In pratica, ogni comunità può ideare e sperimentare il sistema che meglio rispondere alle necessità locali, sia economiche che sociali. 27

28 Capitolo 2 Reciprocità e fiducia nella teoria economica Negli ultimi trenta anni è aumentato l interesse degli economisti nei confronti dei comportamenti che sembrano deviare rispetto a quanto prevede la teoria economica standard: comportamenti other-regarding (pro-sociali) ispirati dalla fiducia e dalla reciprocità. Entrambi i concetti sono stati analizzati da varie discipline, in particolare dalla filosofia, dalla sociologia e dalla psicologia. L interesse economico nasce principalmente dal riconoscimento delle sistematiche deviazioni, riscontrate empiricamente e in laboratorio, rispetto alle previsioni della teoria economica. I comportamenti pro-sociali smentiscono la teoria per quanto riguarda aspetti come la perfetta razionalità dell agente economico, la struttura motivazionale che è alla base delle sue decisioni strategiche e la sua apparente neutralità rispetto alle relazioni di carattere non prettamente economico con gli altri agenti. La letteratura economica 19 riconosce l esistenza di due nuove scuole che prendono il nome di teorie sperimentali e teorie comportamentali (behavioral economics), recentemente premiate con l assegnazione del Premio Nobel per l economia 20. Le due recenti scuole hanno prodotto una notevole mole di dati empirici, risultato di ricerche sul campo e di esperimenti condotti in laboratorio attraverso la teoria dei giochi e la teoria dei giochi psicologici, mettendo in luce come le persone reali, a differenza dell homo oeconomicus razionalmente orientato al proprio interesse materiale, tendono ad adottare comportamenti pro-sociali, reciprocanti e fiduciari, più spesso di quanto prevedano e consentano le stringenti ipotesi alla base dell impianto teorico oggi dominante in economia. L obiettivo degli approcci recenti non è capovolgere tale impianto teorico, ma arricchirlo con nuove ipotesi riguardo alle 19 Per una rassegna della letteratura economica sui comportamenti pro-sociali si veda: Gui e Sugden (2005), Garofolo e Sabatini (2008), Pelligra (2007). 20 Nel 2002, il Premio Nobel per l economia è stato assegnato a Vernon L. Smith e Daniel Kahneman, rispettivamente «sperimentalista» e «behaviorista». 28

29 aspettative, alle scelte e al comportamento degli agenti economici, in modo tale da renderlo applicabile ad aspetti della vita reale solitamente lasciati ai margini della teoria economica. I due concetti in esame, la reciprocità e la fiducia, formalizzati in numerosi modelli economici e supportati dall evidenza empirica presente in letteratura, possono rappresentare una chiave di lettura utile per comprendere il funzionamento di una Banca del Tempo e le motivazioni che spingono i soci a partecipare e a scambiare servizi in un modo difficilmente comprensibile con i soli strumenti messi a disposizione dalla teoria economica standard. Tali categorie possono essere applicate alle Banche del Tempo perché, come sarà evidenziato in questo e nel prossimo capitolo, entrambe sono caratterizzate da un certo grado di relazionalità: non si possono adottare comportamenti reciprocanti o fiduciari (sia nel senso di comportamenti fiduciosi che di comportamenti affidabili) da soli, ma è necessario essere almeno in due perché sia possibile parlare di relazioni reciprocanti o relazioni fiduciarie. 2.1 Da Karl Polanyi agli esperimenti in laboratorio Negli anni recenti è stata prodotta un'ampia letteratura sulla rilevanza economica dei comportamenti pro-sociali e, in particolare, dei comportamenti ispirati da criteri di reciprocità, altruismo e fiducia, soprattutto a causa dell'insoddisfazione nei confronti della teoria economica mainstream che considera le persone come agenti economici perfettamente razionali e orientati esclusivamente alla massimizzazione della propria utilità materiale. La ricerca economica si è indirizzata verso l analisi dell offerta volontaria di beni pubblici, l altruismo, la reciprocità, la razionalità di gruppo (we-rationality), la fiducia, le motivazioni intrinseche e gli effetti di crowding out motivazionale 21. Tra gli economisti che per primi hanno analizzato il concetto di reciprocità, uno 21 Alcuni esempi sono: Sugden (1984), Rabin (1993), Bruni e Sugden (2005), Pelligra (2006, 2007, 2010), Frey (2008). 29

30 dei più importanti è sicuramente Karl Polanyi. Gran parte degli studi recenti parte dalla definizione di reciprocità elaborata proprio da Polanyi nel famoso saggio L'economia come processo istituzionale (Polanyi 1957). L'autore non si è occupato soltanto di reciprocità, tuttavia questo saggio ha avuto un grande successo e, ancora oggi, esercita una notevole influenza sul pensiero economico. Polanyi individua tre forme di integrazione economica e sociale, ciascuna dotata di una sua specifica base istituzionale: mercato, ridistribuzione e reciprocità, fondati rispettivamente su: scambio di mercato, ridistribuzione centralizzata, simmetria degli scambi. Tali forme di integrazione danno vita a tre differenti tipologie di scambi: scambio di equivalenti all'interno di un mercato regolatore dei prezzi, scambio ridistributivo operato da un apparato centrale, scambio simmetrico tra individui o piccoli gruppi. Forma di integrazione Principio regolatore Tipologia di scambio Mercato scambio di mercato scambio di equivalenti in un sistema di mercato regolatore dei prezzi Ridistribuzione ridistribuzione centralizzata apparato centrale che si occupa della ridistribuzione Reciprocità simmetria scambi simmetrici tra individui o piccoli gruppi 30

31 Tabella 2.1 Forme di integrazione in Polanyi Affinché gli scambi del primo gruppo possano produrre integrazione economica è necessaria la presenza di un mercato regolatore dei prezzi, di una curva di domanda e una di offerta relative ad un determinato bene, dell'utilizzo del denaro o di un altra unità di conto. Quindi, per Polanyi, non tutti gli scambi creano un mercato, in quanto il mercato è solo quello regolatore dei prezzi. Il secondo tipo di scambi necessita dell'esistenza di un apparato centrale che raccoglie le risorse tramite le tasse, per poi ridistribuirle secondo criteri di equità e solidarietà. L'ultima tipologia è basata sul principio di reciprocità e richiede l'esistenza di strutture, formate da individui o da gruppi, organizzate simmetricamente; in particolare, comprende gli scambi effettuati all'interno della cerchia relazionale più vicina all'individuo, composta dai parenti, dagli amici e dalla comunità di riferimento. Le tre forme, nella maggior parte dei casi, tendono a coesistere in un dato sistema economico e, anche se una può predominare sulle altre, è difficile immaginare che un sistema economico, fondato in maniera esclusiva su una sola di esse, possa durare a lungo. A partire dalla Rivoluzione Industriale e dallo sviluppo del sistema economico capitalista, la dimensione della reciprocità ha subito, secondo Polanyi, un processo di erosione a causa della pressione esercitata dalle altre due forme di integrazione economica. Tuttavia, Galeotti (2005) non condivide tale interpretazione, anzi, riferendosi alla realtà del Terzo settore, ritiene che gli scambi improntati alla reciprocità sono diffusi ed economicamente rilevanti anche nella società attuale. Da un lato, perché anche il mercato e lo Stato hanno bisogno di criteri di reciprocità per svolgere le loro attività; dall altro, perché anche le sfere tipicamente rette dalla reciprocità, nello svolgimento delle loro funzioni, devono confrontarsi con lo Stato e con il mercato. Il principio di reciprocità opera in piccoli gruppi organizzati simmetricamente, come le società primitive o la famiglia. Tale principio è anche alla base degli scambi del cosiddetto Terzo settore. La realtà del Terzo settore è composta da una pluralità di organizzazioni che forniscono beni pubblici e di base (adottando la terminologia 31

32 beckeriana) operando in mercati imperfetti secondo il principio della reciprocità per soddisfare bisogni individuali e sociali (Antonelli 2003). Tali organizzazioni presentano una naturale vocazione solidaristica che le differenzia dal mercato e dallo stato 22. Tuttavia, non tutte le organizzazioni del variegato mondo del Terzo settore declinano allo stesso modo il principio di reciprocità, che può prendere diverse forme: «dall impresa cooperativa, nella quale la reciprocità assume la particolare forma della mutualità fino alle organizzazioni di volontariato, dove la reciprocità sconfina nell altruismo, nel dono gratuito» (Galeotti 2005, pp ). 2.2 Recenti approcci economici alla reciprocità Negli ultimi trenta anni si sono sviluppate nuove teorie economiche, conosciute in letteratura come economia «sperimentale» ed economia «comportamentale», o cognitiva, che hanno prodotto un ampia mole di esperimenti e di dati relativi alla rilevanza economica dei comportamenti pro-sociali. La prima rappresenta uno sviluppo interno della teoria economica, centrato sugli esperimenti in laboratorio; la seconda nasce dalla fusione dell economia con la psicologia e le scienze cognitive. Entrambi i filoni fanno ricorso agli esperimenti sul campo, in laboratorio e alla teoria dei giochi. Attraverso questi strumenti hanno prodotto prove e dati relativi alle sistematiche deviazioni degli agenti economici rispetto alle predizioni della teoria economica standard. Un esempio, paradigmatico secondo Amartya Sen, del fallimento della razionalità individuale è il cosiddetto Dilemma del prigioniero. In questo gioco (in particolare se il gioco non è ripetuto 23 ), le scelte che, a livello individuale, appaiono razionali, possono portare a risultati non ottimali e inferiori al risultato ottenibile se i due soggetti scegliessero di cooperare. Una situazione del tipo Dilemma del prigioniero è rappresentata in Figura 2.1: la strategia dominante dei due 22 Tale differenza è riscontrabile anche rispetto alle dalle banche del tempo, le quali non presentano necessariamente questa vocazione. 23 Se il gioco fosse ripetuto, i giocatori potrebbero, attraverso la ripetizione delle interazioni, imparare a cooperare e ottenere risultati Pareto-dominanti. Un risultato cooperativo è ottenibile anche nel caso in cui ai due giocatori fosse concesso di accordarsi prima di iniziare a giocare. 32

33 giocatori spinge entrambi a confessare e a rischiare 5 anni di carcere ciascuno, producendo un esito inferiore (Pareto-dominato) rispetto a quanto i due giocatori otterrebbero optando per la strategia cooperativa (non confessa, non confessa) che li porta a rischiare soltanto un anno di carcere ciascuno. Tuttavia, la teoria economica prevede che i due giocatori sceglieranno la strategia non cooperativa (confessa, confessa). confessa B non confessa confessa (5, 5) (0, 9) A non confessa (9, 0) (1, 1) Figura 2.1 Il Dilemma del prigioniero Secondo la teoria economica standard, ciò che impedisce la cooperazione, in situazioni simili a questa, è il cosiddetto meccanismo della backward induction. Un gioco che aiuta a comprendere il funzionamento di questo meccanismo è l investment game, costruito in modo che i due giocatori devono collaborare per ottenere pay-off più elevati. Nella sua variante classica presenta due giocatori, A e B. Il giocatore A riceve dallo sperimentatore una certa somma di denaro e stabilisce una certa porzione di tale somma, che può corrispondere anche all intera somma oppure a niente. La quantità scelta da A è triplicata dallo sperimentatore, quindi è inviata al giocatore B che deve decidere se tenere l intera somma ricevuta per sé, oppure se restituire una parte al giocatore A. Nel caso in cui i due giocatori non siano auto interessati e siano disposti a collaborare, è chiaro che «se l investitore [giocatore A] investe un ammontare positivo la ricchezza complessivamente a disposizione dei due giocatori aumenta, se il rispondente [giocatore B] decide di restituire una percentuale superiore a 1/3 di quanto ricevuto, entrambi i giocatori vedranno la loro dotazione monetaria aumentare rispetto alla loro posizione iniziale» (Pelligra 2007, pp ). 33

34 Il principio della backward induction impedisce l insorgere di comportanti prosociali e cooperativi: il primo giocatore è interessato a massimizzare la propria utilità e pensa che il secondo giocatore ragioni in maniera simile, per cui, se decidesse di inviare una somma positiva, il secondo giocatore prenderà l intera somma e non restituirà niente al primo. Se il primo giocatore ragiona in questo modo, preferirà non assegnare una somma positiva al primo turno, anzi terrà per sé l intera somma 24, ottenendo però benefici minori rispetto a quelli che avrebbero ottenuto entrambi se avessero giocato tutte le mosse e avessero scelto di cooperare tra loro. Tuttavia i risultati di questi esperimenti mostrano che una percentuale elevata di giocatori A (93%) adotta comportamenti cooperativi e un alta percentuale di giocatori B (60%) adotta comportamenti reciprocanti e restituiscono in media più di un terzo di quanto ricevuto (Pelligra 2007). La teoria economica supera questo limite introducendo il principio del folk theorem applicabile ai giochi o alle interazioni che si ripetono un numero indefinito di volte. La ripetizione delle interazioni rende la cooperazione razionale, in quanto il soggetto coopera con gli altri perché prevede di ottenere vantaggi futuri superiori a quelli che otterrebbe se decidesse di non cooperare al primo turno: «l introduzione della ripetizione, infatti, modifica la struttura degli incentivi dei giocatori e di conseguenza i loro comportamenti attesi. Se ogni giocatore sa che con qualche probabilità incontrerà lo stesso giocatore ancora e ancora nel futuro, ciò influenzerà il suo comportamento presente» (Pelligra 2007, p. 111), spingendolo a cooperare. Un aspetto fondamentale per la comprensione del folk theorem è la ripetizione delle interazioni, che, tuttavia, rappresenta anche il suo limite maggiore. Infatti, questo principio non spiega l insorgere di comportamenti cooperativi anche in quelle situazioni nelle quali gli agenti non si conoscono e le interazioni avvengono una sola volta (gioco one-shot). Secondo Pelligra (2007), i più importanti modelli prodotti dalle due recenti scuole economiche possono essere suddivisi in teorie consequenzialiste e teorie 24 Tale strategia (non inviare, non restituire) corrisponde alla scelta (confessa, confessa) in una situazione del tipo Dilemma del prigioniero e rappresenta un equilibrio di Nash. 34

35 procedurali. Al primo gruppo appartengono la teoria dell altruismo e dell avversione alle disuguaglianze; al secondo appartengono le teorie della reciprocità e la teoria detta we-rationality o team-thinking 25. Le teorie dell altruismo hanno avuto un certo seguito e sono state utilizzate per spiegare la contribuzione volontaria ai beni pubblici e applicate alla cosiddetta teoria della famiglia (Becker 1981). Un agente altruista non ha come obiettivo la massimizzazione del proprio benessere materiale, al contrario, è disposto a mettere in atto comportamenti pro-sociali: il comportamento finale scelto dal soggetto altruista è il risultato netto della somma dei pay-off materiali e immateriali suoi e degli altri agenti e la sua utilità individuale «cresce (decresce) al crescere (decrescere) dell utilità degli altri soggetti con cui interagisce» (Pelligra 2003, p. 13). Quindi, il soggetto altruista è, in sostanza, un agente auto interessato che punta a massimizzare la sua utilità, anche se questa dipende dal benessere degli altri (Sugden 1984). L attività del volontariato e i trasferimenti all interno della famiglia possono essere spiegati con la teoria dell altruismo: i pay-off psicologici dei volontari e dei genitori dipendono, rispettivamente, dal benessere del soggetto che ha bisogno di aiuto e dai figli. Un altro modello che rientra tra le teorie consequenzialiste è quello della avversione alle disuguaglianze (inequality aversion). Nelle interazioni spiegate tramite questo modello, il soggetto ha come obiettivo la riduzione delle differenze tra la propria condizione e quella degli altri. Mentre il soggetto altruista è interessato al benessere degli altri in generale, il soggetto avverso alle disuguaglianze guarda al benessere relativo e ha due obiettivi: «massimizzare la sua utilità individuale e [ ] minimizzare la differenza tra quest ultima e quella dei soggetti con cui interagisce» (Pelligra 2003, p. 15). Il limite principale di entrambe le teorie è che riescono a spiegare solo situazioni nelle quali i soggetti si conoscono e le azioni sono ripetute un numero imprecisato di volte. Queste condizioni fanno insorgere comportamenti 25 Gli economisti Kevin McKabe (behaviorista) e Vernon Smith (sperimentalista) distinguono i modelli in outcome-based e intention-based (McCabe, Rigdon e Smith 2003). Garofolo e Sabatini (2008) distinguono invece tra spiegazioni basate su norme che rispondono ad un imperativo morale (altruismo) e teorie fondate sulle norme sociali e sulle preferenze sociali (avversione alla disuguaglianza, we-rationality e reciprocità). 35

36 altruistici o di tipo inequality aversion, ma non spiegano i comportamenti pro-sociali quando i giochi non sono ripetuti (one-shot) oppure quando i giocatori non hanno la possibilità di conoscersi e, quindi, non entrano in campo fattori legati alla reputazione. Entrambi rientrano tra le teorie definite anche outcome-based o forward looking, in quanto si concentrano esclusivamente sugli aspetti distributivi, cioè sulla distribuzione finale dei pay-off, tralasciando le intenzioni e le preferenze dei soggetti. Le teorie intention-based, definite da Pelligra «procedurali», sembrano più utili per spiegare il funzionamento di una banca del tempo, poiché la caratteristica distintiva di tale approccio è la condizionalità: «la norma sociale di reciprocità non è incondizionale alla risposta degli altri giocatori» (Becchetti, Bruni e Zamagni 2010, p. 291). We-rationality e reciprocità si differenziano dai modelli precedenti perché, dati due soggetti A e B, per il soggetto B che decide come comportarsi non conta solo la distribuzione finale dei pay-off derivanti dal comportamento di A, ma anche i possibili comportamenti alternativi che A poteva scegliere ma ha scartato: «non conta solo ciò che si fa, ma anche ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto e quindi ciò che si sarebbe potuto ottenere e non si è ottenuto» (Pelligra 2007, p. 142). La differenza principale tra teorie consequenzialiste e procedurali è che l altruismo e l avversione alle disuguaglianze fanno dipendere le scelte del soggetto dal benessere degli altri o dal benessere relativo, senza sostanzialmente modificare la logica decisionale e la struttura motivazionale dell individuo: il soggetto continua ad essere orientato alla massimizzazione della propria utilità, anche se questa dipende da fattori immateriali e psicologici. Le teorie procedurali, we-rationality e le diverse teorie della reciprocità, costituiscono una radicale deviazione dalla logica strumentale che è alla base della teoria economica. Il modello della we-rationality o team-thinking prevede che, quando il soggetto si percepisce come parte di un gruppo, modifica le proprie preferenze ed emerge un tipo particolare di preferenze dette team preferences. Le preferenze di gruppo allontanano il soggetto da un ragionamento strumentale e incidono sulle sue motivazioni: il comportamento del soggetto è dettato da motivazioni che tendono verso l obiettivo comune del gruppo. La differenza fondamentale tra un soggetto 36

37 altruista o avverso alle disuguaglianze e un soggetto guidato dalle preferenze di gruppo è che nel secondo caso il «processo di ragionamento e di scelta [ ] pur rimanendo individuale perde il connotato della strumentalità» (Pelligra 2007, p. 144) e acquisisce un grado di relazionalità che manca alle teorie consequenzialiste. Sul solco della strada tracciata da Polanyi, negli ultimi anni numerosi economisti hanno proposto modelli per spiegare l esistenza di comportamenti ispirati dalla reciprocità. Il filo che collega la reciprocità come simmetria nel pensiero di Polanyi ai recenti sviluppi della scienza economica può essere riassunto nel principio secondo il quale bisogna «dare a chi dà e non dare a chi non dà». Uno dei primi modelli della reciprocità è stato utilizzato per spiegare la deviazione degli agenti economici da una razionalità puramente strumentale in relazione alla contribuzione volontaria ai beni pubblici. Questi ultimi sono considerati un tipico esempio di fallimento del mercato che comporta un livello di produzione sub-ottimale. Le due proprietà fondamentali dei beni pubblici sono: non rivalità nel consumo, in quanto «il consumo di un unità del bene da parte di un agente non impedisce che la medesima unità possa essere consumata anche da altri agenti appartenenti alla medesima collettività» (Antonelli et al. 2003, p. 353), non escludibilità, ovvero non è possibile escludere un agente dal consumo del bene. Per la teoria economica, la fornitura sub-ottimale di beni pubblici è risolvibile tramite l intervento dello stato. Infatti, un agente perfettamente razionale e auto interessato non è disposto a pagare per usufruire del bene pubblico, dal momento che nessuno può essere escluso dal suo consumo (per definizione), anche se non ha contribuito alla sua produzione. Tale risultato produce il noto problema del free riding: un agente economico mosso esclusivamente da razionalità strumentale non paga il biglietto dell autobus a meno che non sia obbligato; tuttavia se nessuno paga il biglietto, la fornitura del servizio sarà interrotta. In questo e in altri casi simili, 37

38 l intervento dello stato è giustificato dal fatto che un produttore, diverso dallo stato e che conosce il problema del free riding, è spinto a produrre il bene pubblico ad un livello sub ottimale. La questione della contribuzione volontaria ai beni pubblici nasce dalla constatazione empirica che, in contrasto con quanto previsto dalla teoria, un numero elevato di beni pubblici è finanziato per mezzo di contribuzioni private volontarie: la ricerca scientifica, la tutela e la salvaguardia dell ambiente sono solo alcuni esempi. Uno studio molto famoso e discusso è il saggio sulla donazione del sangue di Titmuss (1970) intitolato The gift relationship. Il sociologo inglese parte dall osservazione della migliore qualità e maggiore disponibilità di sangue del sistema di raccolta su base volontaria in Inghilterra e in Europa, rispetto al sistema statunitense basato sulla raccolta attraverso banche del sangue private. La donazione privata e volontaria di sangue in Europa non può essere spiegata da un ragionamento di tipo strumentale 26, mentre è comprensibile se analizzata alla luce della teoria della reciprocità: un agente dona il proprio sangue sperando che, se in futuro dovesse averne bisogno, altri agenti lo doneranno anche per lui. L economista inglese Sugden (1984), analizzando l offerta volontaria di beni pubblici in relazione alla reciprocità, scarta l ipotesi che un agente contribuisca alla produzione di un bene pubblico semplicemente perché è un soggetto altruista, il cui comportamento è guidato da una norma morale che fa dipendere la sua utilità dal benessere degli altri, e introduce il concetto di reciprocità, spiegato «sulla base dell ipotesi che ogni agente ha un idea di quale ammontare di contribuzione vorrebbe vedere dagli altri» (Becchetti, Bruni e Zamagni 2010, p. 291) e quindi contribuisce di conseguenza. Sebbene Sugden spieghi i comportamenti ispirati dalla reciprocità con riferimento ad una norma morale e non con un tipo di razionalità diversa da quella puramente strumentale, il suo modello è diverso dall altruismo puro in quanto la reciprocità presenta la caratteristica della condizionalità rispetto alle risposte degli altri giocatori. Rabin (1993) propone un modello del comportamento degli agenti più 26 La razionalità strumentale può, invece, spiegare il comportamento dei donatori negli Stati Uniti che si confrontano con un sistema basato su banche del sangue commerciali private. 38

39 complesso, ispirato alla teoria dei giochi psicologici 27, nel quale accosta la reciprocità al concetto di equità (reciprocating fairness) e individua tre fatti stilizzati: 1. le persone sono disposte a rinunciare ad una parte del proprio material wellbeing per premiare coloro i quali sono stati gentili con loro (reciprocità positiva), 2. le persone sono disposte a rinunciare ad una parte del proprio material wellbeing per punire coloro i quali non sono stati gentili con loro (reciprocità negativa), 3. minore è il costo materiale, maggiore sarà l effetto sul comportamento del soggetto che decide di punire o premiare. Anche Rabin parte dal rifiuto dell ipotesi dell altruismo, giudicata troppo semplicistica, e applica il concetto di reciprocating fairness ai beni pubblici: il singolo contribuisce volontariamente alla loro fornitura nella misura in cui pensa che anche gli altri stiano contribuendo. L ipotesi dell altruismo incondizionato (puro) è completamente rifiutata da Rabin, secondo il quale i comportamenti reciprocanti dipendono dal comportamento degli agenti, da quello che un agente crede che gli altri faranno, da quello che gli altri pensano che l agente faccia, e così via. Quindi, è necessario che un determinato comportamento sia percepito dal soggetto come un comportamento gentile (fair) perché possa innescare una risposta reciprocante. Se l azione è percepita come mirante al proprio interesse personale non provoca nell altro una risposta gentile. Inoltre, l atto gentile deve consentire ad entrambi i giocatori di ottenere un guadagno. Gli sviluppi più recenti dell analisi dei comportamenti reciprocanti nascono dall incontro di economia e neuroscienze e formano il filone della cosiddetta neuroeconomics. Il nuovo approccio indaga, con gli strumenti delle neuroscienze, il 27 La teoria dei giochi psicologici prende in considerazione anche le preferenze di secondo ordine e di ordini successivi degli agenti (Pelligra 2007). 39

40 ruolo delle intenzioni e della capacità degli agenti economici di immedesimarsi negli altri e comprendere le loro intenzioni attraverso processi di mind-reading. Comportamenti pro-sociali e cooperativi nascono grazie alla capacità di leggere la mente degli altri e comprendere le loro intenzioni. Questi risultati presentano delle affinità con il concetto di sympathy presente in Hume e successivamente ripreso e ampliato da Adam Smith con il concetto di fellow-feeling 28. L analisi economica dei comportamenti ispirati dalla reciprocità mette in luce il carattere multidimensionale di questo principio, tanto che è più corretto parlare di teorie della reciprocità, dal momento che manca un modello che riesca a coglierne tutti gli aspetti. Tuttavia, i vari approcci sembrano assegnare al concetto di reciprocità tre caratteristiche fondamentali: condizionalità, equivalenza e libertà (Pelligra 2007, p. 147). La reciprocità è condizionale, perché l agente economico può deviare dalla ricerca del proprio interesse personale aspettandosi un determinato comportamento da parte degli altri agenti. L equivalenza corrisponde alla simmetria indicata da Polanyi (1957), intesa nel senso di adeguatezza del comportamento reciprocante e non necessariamente come perfetta uguaglianza espressa dal valore monetario. Infine, la libertà non implica solo la possibilità di non reciprocare, ma anche la circostanza che i comportamenti cooperativi siano percepiti dal soggetto come consapevoli e liberi: solo in questo caso potranno attivarsi risposte reciprocanti. Anche i contratti, stipulati all interno del mercato, presentano queste tre caratteristiche 29, ma in un mercato perfetto i contratti necessitano di agenti economici perfettamente razionali e della disponibilità di informazione perfetta, altrimenti hanno bisogno di un attore dotato della forza necessaria per l enforcement dei contratti stessi e per l attivazione di eventuali meccanismi sanzionatori. Al contrario, il dono puro, totalmente disinteressato, è caratterizzato soltanto dalla libertà e dalla equivalenza, ma non presenta la caratteristica della condizionalità, sostituita da quella della gratuità. Quindi, in un mercato perfetto e nel dono puro 28 Per approfondire la conoscenza della neuroeconomics si veda Andreoni e Pelligra (2009); per il rapporto tra Hume, Smith e il napoletano Genovesi si veda Bruni e Sugden (2000). 29 All interno del mercato l equivalenza è perfetta ed è misurata dal valore monetario dei beni oggetto del contratto. 40

41 non c è spazio per i comportamenti ispirati dalla reciprocità. Tuttavia, nella realtà esistono molte forme di reciprocità, a volte riscontrabili anche all interno degli scambi di mercato e dello scambio di doni (Becchetti, Bruni e Zamagni 2010). Le teorie procedurali (we-rationality e teorie della reciprocità) si discostano definitivamente dalla razionalità strumentale e dall individualismo metodologico della teoria economica standard e delle teorie consequenzialiste (altruismo e avversione alle disuguaglianze), che possono spiegare lo scambio di mercato per mezzo di contratti e l agire di un altruista puro il quale, pur incorporando nella sua funzione di utilità il benessere degli altri, è sostanzialmente un agente auto interessato. La caratteristica distintiva delle teorie procedurali consiste nell introduzione di un certo grado di relazionalità. La reciprocità è fondata sulle relazioni tra gli agenti economici, sulle loro intenzioni e sulla scelta di azioni che «appaiono inserite in un ambiente strategico, cioè determinano certe conseguenze solo in combinazione con le azioni di altri soggetti» (Pelligra 2007, p. 140). Questa prospettiva è propria anche della economia civile. Zamagni scrive «mentre nello scambio di mercato la determinazione del rapporto di scambio precede, logicamente, il trasferimento dell oggetto di scambio [ ] nella relazione di reciprocità il trasferimento precede, sia logicamente sia temporalmente, l oggetto contraccambiato. Chi inizia la relazione di reciprocità ha come punto fermo solamente un aspettativa di reciprocità» (Zamagni 2008, p. 40). Nonostante i numerosi progressi sia teorici che empirici compiuti dalla ricerca economica sui comportamenti cooperativi, è in parte vero, ancora oggi, quanto ha scritto Sugden più di venti anni fa, quando i nuovi approcci muovevano soltanto i primi passi: «the economic analysis of non-selfish behaviour is still in its infancy: there is no unified theory that can explain all, or even most, of the observed regularities in such behaviour» (1984, p. 784). Il problema della mancanza di un unica teoria può essere spiegato dal carattere multidimensionale della reciprocità che rende più complesse sia la sua definizione che la sua applicazione generale a tutti i comportamenti reciprocanti e pro-sociali. Un analisi multidisciplinare di banca del tempo, che unisca i recenti contributi economici con la sociologia e l antropologia, può contribuire ad arricchire questo dibattito, tenendo presente che «è necessario avere uno 41

42 sguardo pluralista e non ideologico sulla reciprocità umana, e saperla declinare su più registri, dal contratto al dono, leggendo le varie forme di reciprocità come tendenzialmente complementari tra loro, e non in conflitto» (Becchetti, Bruni e Zamagni 2010, p. 293). 2.3 Rilevanza economica della fiducia La fiducia è stata analizzata a fondo da filosofi, sociologi, antropologi e dagli economisti. Soprattutto negli anni recenti, molti economisti riconoscono una notevole importanza alla fiducia e al ruolo che può ricoprire anche in una economia di mercato basata sui contratti e non soltanto in quelle sfere, come la famiglia o la reti affettive, che sono ovviamente caratterizzate da forti legami fiduciari. Tra i sociologi, l unico dei classici a considerare la fiducia come una specifica categoria di analisi della società è Simmel (Galeotti 2005), che nel suo La Filosofia del denaro (1900, pp ) afferma: Without the general trust that people have in each other, society itself would disintegrate, for very few relationship are based entirely upon what is know with certainty about another person, and very few relationship would endure if trust were not as strong as, or stronger than, rational proof or personal observation. In the same way, money transactions would collapse without trust. Nel pensiero di Simmel la fiducia generale diffusa tra le persone (general trust) rappresenta il collante che tiene unita la società impedendo che questa possa disintegrarsi, ricalcando la famosa affermazione di Locke secondo il quale «trust is the bond of society» (Locke, Essays on the Law of Nature, citato in Garofolo e Sabatini 2008). Per Simmel, la fiducia è importante perché ben poche relazioni possono basarsi esclusivamente su informazioni perfette riguardo all'altro e su di un calcolo perfettamente razionale; quindi, senza la fiducia, le relazioni sono destinate ad esaurirsi. Questo è vero anche per le relazioni commerciali basate sulla moneta e sui 42

43 contratti, le quali non potrebbero esistere senza un certo grado di fiducia generale. Simmel sembra anticipare di circa settanta anni le idee espresse da Arrow (1972, p. 357): Virtually every commercial transaction has within itself an element of trust, certainly any transaction conducted over a period of time. It can be plausibly argued that much of the economic backwardness in the world can be explained by the lack of mutual confidence. Un elemento fondamentale, evidenziato sia da Simmel che da Arrow, è il tempo. Il primo fa riferimento alla fiducia come all'elemento che permette alle relazioni di durare nel tempo; per il secondo, la fiducia è un elemento presente in ogni transazione e in particolare in quelle ripetute nel tempo (cioè condotte un numero imprecisato di volte). Inoltre, Arrow afferma che l'assenza di fiducia reciproca può spiegare gran parte dell'arretratezza economica, riferendosi al famoso studio di Banfield (1958), che spiega il ritardo economico dell Italia meridionale con l incapacità degli abitanti della regione di agire collettivamente per raggiungere obiettivi comuni. Problemi come le asimmetrie informative, l incompletezza dei contratti e l assenza di efficienti meccanismi enforcement dei contratti stessi, rendono la fiducia di fondamentale importanza per tutte le transazioni ripetute un numero imprecisato di volte, quindi, anche per quelle che hanno luogo in una economia di mercato. Le due definizioni, anche se distanti cronologicamente, presentano due punti di contatto: la fiducia è il collante della società ed è funzionale al mantenimento delle relazioni commerciali e monetarie all intero del mercato; l oggetto dell analisi è la fiducia interpersonale cioè i legami fiduciari che nascono tra due o più individui. Simmel pone la fiducia che ognuno nutre nei confronti dell altro alla base di 43

44 ogni relazione; similmente, Arrow definisce la fiducia come mutual confidence, traducibile con fiducia reciproca, e la considera un elemento fondamentale di ogni relazione, commerciale o di qualsiasi altra natura, tanto che la sua assenza può spiegare gran parte dell arretratezza economica del mondo Alcune definizioni preliminari La letteratura economica e sociologica non considera la fiducia come un concetto unico, ma tende a separare i diversi aspetti della fiducia e a dividerla in diverse tipologie. Pelligra (2007) ne individua tre: 1. fiducia impersonale rivolta verso le istituzioni; 2. fiducia «disposizionale» che riguarda invece attributi della personalità dei singoli soggetti e l attitudine a fidarsi o essere affidabile; 3. fiducia interpersonale che descrive i comportamenti dell agente economico nei confronti degli altri agenti. Secondo Pelligra, la sociologia, le scienze giuridiche e la scienza politica si concentrano principalmente sugli aspetti strutturali e impersonali della fiducia, la psicologia si concentra sugli aspetti individuali e la psicologia sociale su quelli interpersonali e di gruppo; invece, l oggetto della ricerca dell autore e di gran parte della letteratura economica è costituito dalla terza tipologia di fiducia, quella interpersonale. La sociologa Giuliana Galeotti, nella sua analisi relativa alle Banche del Tempo italiane, suddivide gli studi sulla fiducia in quattro approcci. 1. Fiducia in se stessi: è l approccio tipico della psicologia e della psicologia sociale che considerano la fiducia «in termini di orientamenti di base del comportamento e tratti caratteristici della personalità, i quali si sviluppano a partire dall esperienza ed evoluzione personale» (Galeotti 2005, p. 60). 44

45 2. Fiducia interpersonale: gli esponenti più famosi sono i sociologi Simmel e Goffman, ma può rientrare in questo approccio anche la teoria economica della scelta razionale che considera la fiducia come l aspettativa di un comportamento cooperativo (non opportunistico) da parte degli altri agenti economici nel corso di interazioni ripetute. 3. Fiducia sistemica o istituzionale: propria delle analisi sulla fiducia intesa come solidarietà di base che tiene unita una società. 4. Fiducia come bene relazionale. Mentre i primi due approcci sono concentrati sull individuo e il terzo sull intero sistema sociale, l ultimo si concentra sulle relazioni instaurate tra le persone. La fiducia appartiene alla categoria economica dei beni relazionali, che possono essere prodotti e consumati solo da coloro i quali, attraverso la relazione, contribuiscono direttamente alla produzione e al consumo dei beni in questione. Inoltre, in base a questo approccio, i comportamenti fiduciari possono emergere solo se le relazioni sono ispirate dal principio di reciprocità e se sono caratterizzate dalla libertà, che implica sempre la possibilità, o il rischio, di deludere le aspettative fiduciarie da parte di chi è oggetto della fiducia altrui. Una ulteriore categorizzazione della fiducia è quella utilizzata dall Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OECD) che, nella analisi della relazione tra capitale umano, capitale sociale e well-being of Nations, si concentra sulla dimensione interpersonale della fiducia distinguendo: fiducia interpersonale verso persone conosciute come i familiare, i colleghi di lavoro più stretti e il vicinato; fiducia interpersonale verso persone sconosciute; fiducia verso le istituzioni pubbliche e private. Infine, è possibile distinguere tra fiducia «particolare» e fiducia «generalizzata»: la prima si riferisce alle persone conosciute, o sulle quali è possibile 45

46 acquisire informazioni, mentre la seconda riguarda gli estranei e le istituzioni. A questa distinzione, Uslaner (The Moral Foundations of Trust, citato in Garofolo e Sabatini 2008 ) fa corrispondere quella tra fiducia «strategica» e fiducia «moralistica». La fiducia moralistica deriva da una norma morale, che spinge il singolo a considerare gli altri come se fossero tutti ugualmente degni di fiducia e quindi nasce dalle aspettative su come le persone dovrebbero comportarsi; invece, la fiducia strategica è il risultato delle aspettative che l individuo, sulla base delle informazioni disponibili e della sua attitudine al rischio, si forma riguardo a come si comporteranno le altre persone L analisi economica della fiducia La fiducia non rientra nel discorso economico mainstream, perché l homo oeconomicus perfettamente razionale, che agisce in un mercato di concorrenza perfetta con informazione perfetta e contratti completi, non ha bisogno della fiducia per effettuare le proprie scelte strategiche. Gli aspetti fiduciari e relazionali degli individui rientrano in altre sfere, ad esempio all interno della famiglia 30, e sono lasciati all analisi delle altre discipline. La teoria standard può spiegare l insorgere di comportamenti cooperativi e fiduciari solo nei casi in cui gli stessi agenti interagiscono un numero indefinito di volte. In tali casi, grazie alla ripetizione delle interazioni, opera il cosiddetto folk theorem in base al quale la scelta strategica di cooperare è perfettamente razionale e può essere pensata come una serie di investimenti in reputazione. Una posizione simile è quella espressa già nel XVIII secolo da Adam Smith. Infatti, il fondatore della moderna scienza economica si è interessato al tema della fiducia ed in particolare alla sua importanza in relazione allo sviluppo del commercio. Il mercato, attraverso la ripetizione nel tempo delle transazioni commerciali, crea la fiducia. In un contesto di mercato, la fiducia è assolutamente razionale per Smith perché gli agenti economici sanno che probabilmente dovranno interagire di nuovo, in 30 Si veda Becker (1981) per un analisi dei comportamenti egoistici nel mercato e altruistici all interno della famiglia. 46

47 futuro, con gli stessi agenti economici. Viceversa, sono disposti ad imbrogliare e adottare comportamenti opportunistici quando ritengono che non avranno altre relazioni commerciali con lo stesso agente: «Where people seldom deal with one another, we find that they are somewhat disposed to cheat, because they can gain more by a smart trick than they can lose by the injury which it does their character» (Smith, Lectures on Jurisprudence, citato in Bruni e Sugden 2000, p. 33). L idea alla base del pensiero smithiano è quella di un agente economico che cerca razionalmente il proprio vantaggio a scapito degli altri, quando pensa che non dovrà interagire con gli altri di nuovo in futuro. La fiducia può spiegare il diverso successo negli affari degli Scozzesi, degli Inglesi e degli Olandesi: il maggior grado di fiducia generalizzata degli Olandesi è la causa principale del loro maggiore successo nelle relazioni commerciali, negli anni in cui scrive Smith. Il tal senso, Smith si avvicina alle teorie recenti sulla relazione tra fiducia, capitale sociale e crescita economica. Il commercio, e le relazioni che si creano attraverso di esso, servono a trasmettere informazioni sulla reputazione e l affidabilità (trustworthiness) degli agenti economici: più densa è la rete delle relazioni commerciali, maggiore è il valore assegnato alla reputazione e quindi maggiore sarà la fiducia diffusa. Nel pensiero di Smith, i comportamenti fiduciari sono in ultima analisi motivati dall auto interesse individuale, anche se questo può essere considerato di tipo illuminato, nel senso che spinge l agente verso comportamenti cooperativi. Al contrario, la teoria della fiducia proposta da Genovesi è più vicina al modello dalla razionalità di gruppo descritto nel paragrafo precedente. Nel XVIII secolo, lo scozzese e il napoletano si interrogano sulla relazione tra commercio, ricchezza dei rispettivi Paesi e fiducia diffusa tra i cittadini: se per Smith è il mercato che attraverso le relazioni e l affidabilità del singolo crea la fiducia; per Genovesi, fondatore dell Economia civile, è l esistenza di legami ispirati dalla fiducia a creare il mercato. Genovesi definisce la fiducia diffusa e generalizzata «fede publica» (Bruni e Zamagni 2003, p. 12) ed è una precondizione per lo sviluppo del commercio e della ricchezza di una nazione. Infatti, Genovesi, che scrive nel 1700, identifica la causa dell arretratezza 47

48 del Regno di Napoli nella scarsa diffusione della fiducia tra la popolazione. Anche il pensiero di Genovesi presenta somiglianze con l idea che il capitale sociale, attraverso la fiducia, eserciti un impatto positivo sulla crescita; tuttavia procede in direzione opposta rispetto al pensiero di Smith: per lo scozzese il commercio genera la fiducia, per il napoletano è la fiducia che genera il commercio. La caratteristica distintiva del pensiero di Genovesi, rispetto a Smith, è l introduzione nell analisi della fiducia del concetto di relazionalità (Bruni e Zamagni 2003). L agente economico descritto da Smith sceglie razionalmente di fidarsi e di essere affidabile, perché questo comportamento produce vantaggi quando le relazioni commerciali sono ripetute nel tempo; al contrario, per Genovesi la molla che spinge il singolo a fidarsi degli altri e interagire con loro non é l auto interesse (neppure nella sue versione illuminata) né l altruismo puro, ma il desiderio di socialità e di relazioni proprio di ogni individuo nei confronti della sua comunità. Negli ultimi trenta anni, la teoria economica è stata caratterizzata da un crescente interesse nei confronti dei comportamenti cooperativi e fiduciari. La letteratura economica sulla fiducia può essere suddivisa in due filoni di ricerca principali (Downward, Pawlowski e Rasciutte 2011): uno sperimentale basato sui dati degli esperimenti condotti in laboratorio; l altro, che può essere definito empirico, analizza la relazione tra fiducia e crescita economica basandosi sui dati raccolti attraverso indagini statistiche nazionali e internazionali. L approccio sperimentale ricorre ampiamente agli strumenti messi a disposizione dalla teoria dei giochi. Il trust game è un esempio di gioco che, nelle sue varianti, è molto ricorrente in tale letteratura Andreoni e Pelligra (2009); Becchetti, Bruni e Zamagni (2010); Downward, Pawlowski e Rasciutte (2011); Garofolo e Sabatini (2008); Guerra e Zizzo (2004); Gui e Sugden (2005); McCabe, Rigdon e Smith (2003); Pelligra (2006, 2007, 2010); Stanca, Bruni e Corazzini (2009). 48

49 Figura 2.2 Esempio di trust game generalizzato I pay-off di un tipico trust game presentano la seguente struttura: b < a < c f < e La letteratura economica che utilizza questo ed altri giochi simili (investment game, ultimatum game, dictator game) considera la fiducia come un trasferimento volontario tra due giocatori, con una aspettativa di reciprocità che, tuttavia, può essere delusa dalla scelta di un comportamento non cooperativo da parte di uno dei giocatori. La porzione di risorse trasferita dal giocatore A al giocatore B indica quanto il primo giocatore si fida del secondo; mentre, la porzione che il giocatore B restituisce scegliendo di cooperare è una misura della sua affidabilità (trustworthiness). I dati, raccolti tramite i numerosi esperimenti di laboratorio, mettono in evidenza l insorgenza di comportamenti fiduciari e cooperativi anche nei giochi cosiddetti oneshot, i quali non possono essere spiegati con la teoria economica standard in quanto non prevedono la ripetizione delle interazioni e, quindi, escludono il folk theorem e 49

50 l influenza di fattori reputazionali, rappresentati dal costo psicologico sostenuto dal giocatore B nel caso in sui decida di non cooperare, danneggiando la sua affidabilità. Questo filone individua una relazione positiva tra diffusione della fiducia e capitale sociale. Il secondo approccio è basato sui dati raccolti attraverso ricerche statistiche del tipo World Values Survey 32 oppure General Social Survey 33. Un esempio delle domande proposte da queste indagine è rappresentato in Figura 2.3. Figura 2.3 Fiducia in Italia e altri Paesi OECD 34 Fonte: World Values Studies La domanda posta all intervistato è la seguente: «Generalmente parlando, ritiene che ci si possa fidare degli altri. Oppure che non si e mai troppo prudenti nel trattare con gli estranei?». Il grafico mostra i dati del 1999 relativi ai seguenti Paesi OECD: Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Norvegia (dati relativi al 1996), Olanda, Portogallo, Spagna, Stati Uniti d America, Svezia. 50

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