5 CORSO PER TECNICI NAZIONALI DELLA FIT CON VALORE DI ALLENATORE DI QUARTO LIVELLO EUROPEO CONI - FIT. Anno 2008 PROJECT WORK

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1 5 CORSO PER TECNICI NAZIONALI DELLA FIT CON VALORE DI ALLENATORE DI QUARTO LIVELLO EUROPEO CONI - FIT Anno 2008 PROJECT WORK APPLICAZIONI DI UNO SPECIFICO PROTOCOLLO DI MENTAL TRAINING A GIOVANI DI ELEVATO LIVELLO COMPETITIVO I cinque fattori per la costruzione della S.F.E.R.A della massima prestazione Autori: E. Mellone, P. Stabile, M. Tositti Supervisore: Prof. M. Di Paolo Roma, novembre

2 ABSTRACT La finalità del project work, è fornire ai tecnici che condividono l idea che l alleanza mente e corpo sia la base per costruire la massima prestazione, un protocollo di mental training mirato a giocatori evoluti under 14/16, essenziale ed applicabile. Abbiamo scelto il metodo Sfera, teorizzato dal Prof. Vercelli e dal suo staff, presso l Università di Torino, poiché è un protocollo di recente concezione, applicato in vari abiti sportivi professionistici con risultati concreti (vedi interviste ad atleti professionisti Vincere con la Mente, Prof. G. Vercelli Ponte delle Grazie, Milano 2005). L obiettivo, oltre ad offrire realmente un protocollo di mental training applicabile sul campo, è verificarne l efficacia. Inizialmente abbiamo definito i capisaldi teorici del protocollo, gli obiettivi ed i percorsi da compiere per la loro realizzazione, fissati da un ampia progressione di esercizi di pratica attuazione in campo ed in setting protetto. Abbiamo applicato il protocollo, in stretta collaborazione con la Dott.ssa Marcella Bounous (Psicologa dello sport, docente universitaria) per un arco temporale di otto settimane (32 sedute) ad un Gruppo Sperimentale formato da sei giocatori under (età media 14,16 anni) denominato Mental Training affiancato nel programma di allenamento comune, da un gruppo formato da sei giocatori under (età media 15 anni) denominato gruppo di controllo. Il confronto della prestazione tecnica dei due gruppi al termine della programmazione, è stato utilizzato per misurare l efficacia del protocollo. Il piano prevedeva una comune programmazione di allenamento, differenziata esclusivamente nella parte iniziale: 40 minuti circa di mental training somministrato al Gruppo Sperimentale, mentre il Gruppo di Controllo procedeva direttamente all allenamento tecnico tattico. Il confronto, si è basato essenzialmente su un test quantitativo (esercizio del triangolo 50 palle a giocatore, 300 palle globali a test), ripetuto tre volte, per valutare un maggior numero di palle obiettivo (giorni alterni), all inizio (test iniziale) ed al termine (test finale) della periodizzazione (giugno-agosto). Abbiamo in seguito (non previsto inizialmente), somministrato a tutti i ragazzi impegnati nel programma, un test qualitativo (Questionario sulle abilità di Marina Gerin Birsa, 2006) per accreditare la percezione condivisa dai tecnici, di un cambiamento comportamentale positivo globale del Gruppo Mental Training, nella fase terminale della programmazione, in particolare: 1) la capacità attentiva; 2

3 2) la determinazione nel perseguire gli obiettivi delle esercitazioni tecnico-tattiche; 3) la motivazione. I risultati dei test evidenziano un incremento della prestazione tecnica (+ 2,51%) da parte del gruppo Mental Training rispetto all incremento compiuto dal gruppo di controllo. Da un analisi visiva comportamentale (in collaborazione con la dott.ssa Marcella Bounous), si è notato che il gruppo Mental Training, ha mantenuto un elevato equilibrio psico-fisico nell approccio ai test conclusivi. Va considerato inoltre che il gruppo Mental Training, ha ottenuto in tutte le abilità mentali una percentuale di grado superiore rispetto al gruppo di controllo. Il gruppo Mental Training è apparso motivato, in grado di gestire positivamente la pressione, ha perseguito gli obiettivi fissati con determinazione ed ha gestito efficacemente l attenzione. E la condizione ideale per la ricerca della massima prestazione. L alleanza mente e corpo è sostanziale per costruire ed ottenere la massima prestazione. Tale convincimento, oggi sempre più diffuso tra i coach, si è in noi notevolmente consolidato nella fase di realizzazione del project work. L alleanza tra mente e corpo va costruita su solide basi, iniziando a sviluppare e potenziare le abilità mentali sin dagli albori del percorso formativo di un giocatore. Il metodo Sfera, relativamente semplice nei contenuti e di pratica applicazione, potrebbe essere uno strumento efficace per perseguire questo scopo. RINGRAZIAMENTI Con sincera simpatia, ringraziamo tutti gli amici che ci hanno aiutato nella composizione del project work. Un ringraziamento particolare alla Dott.ssa Marcella Bounous per l inestimabile supporto nella parte applicativa del protocollo Sfera ; al Prof. Massimo di Paolo per l indispensabile sostegno e la preziosa assistenza nelle varie fasi della lavorazione ed infine Rosanna Lemmo per l essenziale aiuto nella parte informatica. 3

4 SOMMARIO ABSTRACT Introduzione... pag. 1 CAPITOLO 1 Brevi cenni storici ed introduzione all allenamento mentale La nuova psicologia dello sport Ingredienti per creare una realtà vincente Prospettive future della psicologia dello sport... 5 CAPITOLO 2 Aspetti mentali nel tennis. Il mental training Un programma di mental training si attua attraverso alcune fasi Interventi di mental training in un atleta agonista Conclusione CAPITOLO 3 Il metodo SFERA Breve definizione dei cinque fattori che compongono la SFERA SFERA: il meccanismo mentale del campione Il primo fattore: S come sincronia Fase di analisi della sincronia Il secondo fattore: in gara solo con i punti di forza Fase di analisi dei punti di forza Il terzo fattore: E come energia Aspetti teorici e riferimenti alle neuroscenze Fase di analisi dell energia Il quarto fattore: ogni azione con il giusto ritmo Aspetti teorici e riferimenti alle neuroscenze Fase di analisi del ritmo Quinto fattore: A come attivazione Fase di analisi dell attivazione

5 3.3 Esempi delle varie forme della sfera Scheda riassuntiva per la costruzione della S.F.E.R.A. della massima prestazione CAPITOLO 4 Applicazioni pratiche del metodo SFERA Esercizi teorici e pratici per allenare i cinque attrattori ) sincronia ) in gara solo con i punti di forza ) energia ) ritmo ) attivazione CAPITOLO 5 Controllo dell efficacia del metodo SFERA Test quantitativo (descrizione) Risultati Analisi della varianza Test qualitativo (descrizione) Il questionario sulle abilità mentali di marina Gerin Birsa, Chiave di lettura del test (scoring) Risultati Conclusioni e raccomandazioni considerazioni finali Considerazioni finali ALLEGATO: Essenza dell uno contro uno Tennis e schema a confronto

6 INTRODUZIONE Un atleta che vuole ottimizzare la propria prestazione deve conoscere innanzi tutto i propri processi mentali ed essere quindi capace di utilizzarli in modo efficace. Deve adottare un metodo e le rispettive tecniche che, se applicato correttamente, gli permette di avvicinarsi il più possibile allo stato di massima prestazione. Adottare un metodo significa pensare ed operare in modo coerente, costruendo una procedura che favorisca il cammino verso l obiettivo prefissato. Avere un metodo consente di comprendere chiaramente il percorso mentale da affrontare, sapendo in ogni istante ciò che è utile allo scopo e ciò che non lo è. Sicuramente, è la passione la migliore motivazione che stimola i giovani atleti a svolgere al meglio la propria attività. E il motore che alimenta gli allenamenti, l impegno e la volontà di competere: è ciò che ti spinge a metterti in discussione riconoscendo e superando i propri limiti. E la passione che permette al giovane atleta di coniugare l impegno sportivo con l impegno scolastico, assai gravoso nel caso in cui il ragazzo competa ad alto livello, di rinunciare alle frequentazioni al di fuori dell ambiente tennistico ed a svariate forme di divertimento, spesso inconciliabili con lo stile di vita dell atleta. Nel corso della carriera agonistica di un giocatore, però, può verificarsi che la passione attraversi momenti difficili e si attenui. In questo caso è la forza di volontà che alimenta l affezione verso lo sport. L acquisizione di meccanismi mentali favorisce un consolidamento della forza di volontà e consente una sua riconversione in passione, attivando l atleta nel giusto equilibrio psicofisico. La moderna concezione olistica del tennis, attribuisce all allenamento della mente, pari rilevanza rispetto alla componente tecnico tattica ed atletica, nel percorso formativo di un giocatore. Noi riteniamo basilare questo concetto, e questo studio, si pone l obiettivo di fornire ai tecnici, una proposta di protocollo di allenamento mentale adatto ad agonisti under 14/16 di alto livello, verificato sul campo e di concreta applicazione. Il metodo SFERA, oggetto dello studio, nasce dal lavoro diretto con atleti professionisti, allenatori e preparatori atletici operanti in diverse discipline sportive, tra le quali il tennis. Questo metodo vuole rappresentare una semplificazione di ciò che si fa quando si opera nel campo dell ottimizzazione della prestazione sportiva. 1

7 In un recente passato, si pensava erroneamente che l allenamento mentale fosse un aspetto secondario della pratica sportiva, rispetto ad altri fattori oppure che si trattasse di qualcosa di talmente complesso ed astratto che era inutile prendere in considerazione, come fosse un mondo a parte in cui gli allenatori non potessero o non dovessero entrare. Ancora adesso, c è l erronea convinzione che la preparazione mentale sia riservata solo agli atleti professionisti: educare, insegnare ai giovani atleti le proprie potenzialità mentali, rendendoli via via consapevoli che al pari delle abilità fisiche ci siano anche quelle mentali e che quest ultime possano essere allenate e quindi migliorate è una presa di coscienza importante da parte di chi si occupa di formazione sportiva. Le cose infatti stanno cambiando e l importanza della preparazione mentale è una convinzione sempre più largamente condivisa dai giocatori professionisti e dai coach. Il metodo SFERA, ideato dal prof. Vercelli, riconosce in un acronimo i cinque punti fondamentali per una buona preparazione mentale ( Sincronia, Forza, Energia, Ritmo, Attivazione). In realtà questi cinque fattori, sintetizzano in modo esaustivo tutto ciò che un atleta ha bisogno per realizzare la sua massima prestazione in campo. La SFERA è stata ideata raccogliendo l esperienza di numerosi atleti professionisti adulti e adesso è in via di sperimentazione con atleti di età compresa tra gli undici e diciotto anni, ai vertici della loro categoria. L obiettivo dello studio è presentare SFERA in modo esaustivo: 1) la base teorica; 2) la sua applicazione pratica; a. riscontrare, attraverso: la somministrazione di un questionario (vedi allegato), direttamente dalla voce dei giocatori under 14/16 allenati, l effettiva applicabilità del metodo Sfera, di supportare l atleta nella ricerca della massima prestazione a conferma di quanto lo staff tecnico ritiene in modo unanime; b. dimostrare l efficacia del metodo Sfera, attraverso la comparazione delle prestazioni (test quantitativi e qualitativi dettagliatamente specificati nel capitolo 5) tra un gruppo sperimentale ed un gruppo di controllo (6 ragazzi allenati con il metodo Sfera e 6 ragazzi dalle caratteristiche simili: età, classifica, carichi di allenamento). Da sottolineare il fatto che alcuni di essi sono stati inseriti nel gruppo di controllo, su esplicita richiesta dei loro genitori, alquanto scettici riguardo l effettiva efficacia del mental training. 2

8 CAPITOLO 1 BREVI CENNI STORICI ED INTRODUZIONE ALL ALLENAMENTO MENTALE L evoluzione della Psicologia dello Sport è riassumibile per sommi capi in tre fasi significative: 1) Nei primi anni del novecento, ogni innovazione e sviluppo concettuale relativo la psicologia generale, portava con sé un cambiamento deciso in ogni sua branca, compresa la Psicologia dello Sport ai suoi albori. Le esperienze di psicologia applicata seguivano fedelmente la concezione causale del pensiero che genera il comportamento dell individuo, basata sulle teorie del Comportamentismo e delle sue applicazioni, un tempo supportate dalle ricerche di Pavlov. 2) Negli anni Trenta, in America, vennero condotti i primi studi relativi alla concezione circolare della relazione tra pensiero e comportamento. Nacque così la cibernetica, scienza interdisciplinare che studia il funzionamento e le relazioni di qualsiasi sistema dinamico, semplice o complesso, prodotto dalla natura o dall uomo. La psicologia entra in relazione con la cibernetica nel momento in cui si occupa dei processi psicofisici di ricezione, analisi ed elaborazione delle informazioni. Tali processi sono innanzi tutto quelli cognitivi, come la percezione, il linguaggio, l apprendimento e la formazione dei concetti, che si fondano su un costante scambio di informazioni tra organismo e l ambiente. La nascita ufficiale della Psicologia dello Sport risale al 1965, anno in cui si costituì la International Society of Sport Psycology, che diede un primo sviluppo a questa disciplina tramite la costituzione di numerose società nazionali. In questi primi anni gli studi e le ricerche furono numerose e l attenzione dei professionisti si concentrò sullo studio della personalità dell atleta, sui meccanismi di percezione, sull influenza del movimento nello sviluppo dell intelligenza, sulle motivazioni e sulle emozioni. 3) Il presente della Psicologia dello Sport è costituito da una sempre maggiore attenzione alle tecniche di ottimizzazione della prestazione. Esse sono finalizzate alla costruzione di processi mentali che permettano di far corrispondere le potenzialità con l effettiva realizzazione nel momento della competizione. Un contributo determinante all attuale sviluppo della Psicologia dello Sport è dato dalle neuroscienze, branca della scienza estremamente giovane (nata nel 1962). La sua finalità, è scoprire i principi neuroscentifici che permettono di confermare come la 3

9 realtà dell individuo venga costruita all interno della mente. Wiener, introdusse una nuova concezione cognitiva e percettiva. La teoria dell osservatore e dell osservato. Egli sostiene che non è possibile, per qualunque sistema percettivo (osservatore), nell atto del percepire, prescindere dalla propria struttura interiore. Ogni percezione (osservato) dipende strettamente dalla struttura interna di chi percepisce. I traguardi conseguiti dalle neuroscienze, definiscono il cervello, nella sua struttura come nella sua funzione, può essere definito come un emulatore di realtà. La complessità della struttura mentale è sempre più riproducibile. Con il termine emulazione si intende la capacità del cervello di predisporre mappe mentali che integrino la rappresentazione soggettiva della realtà con quella universalmente condivisa. E per questo motivo che l emulazione della realtà genera creatività. Sarà proprio questa visione personale degli eventi, se in armonia con il sistema di appartenenza, a permettere la massima prestazione. 1.1 LA NUOVA PSICOLOGIA DELLO SPORT Ingredienti per creare una realtà vincente. Per apprendere come creare una realtà vincente è opportuno conoscere ed approfondire i principi che ci permettono, nella nostra routine di tutti i giorni, di costruire la realtà che percepiamo attorno a noi. La teoria costruttivista,( approccio teorico di riferimento) responsabilizza al massimo l individuo nella costruzione della sua realtà: nel nostro caso l atleta diventa attivo e responsabile nella costruzione della conoscenza. La realtà quindi è vista come qualcosa di soggettivo, in quanto è il soggetto stesso che crea, costruisce e inventa ciò che crede esista, dandole un senso e partecipando attivamente alla sua costruzione. I principi fondamentali del costruttivismo (Kelly, Varela, Foersters, Maturana etc.) possono essere così sintetizzati: partecipazione attiva dell individuo nella costruzione della conoscenza; esistenza di una struttura cognitiva di base che, in ogni soggetto, dà una determinata forma all esperienza; 4

10 visione dell uomo come un sistema auto-organizzantesi che protegge e mantiene la propria integrità. L individuo, e così anche l atleta, ha un ruolo attivo nella scelta delle mappe mentali da utilizzare. La nostra conoscenza e le nostre prestazioni si basano sui modelli di interpretazione che abbiamo adottato nella nostra storia evolutiva personale. Come dimostrano Maturana e Varela, il nostro è un organismo autopoietico, cioè che si auto-organizza per mantenere intatta la propria identità, a dispetto della realtà esterna. Ognuno di noi è, allo stesso tempo, il prodotto e il produttore di se stesso, rischiando, a volte, di cadere in auto-inganni inconsapevoli. Se accettiamo che ognuno di noi può inventare la propria realtà, come si può allora, intervenire per rendere questa costruzione massimamente adeguata alla prestazione e all ambiente in cui viviamo? La risposta è: divenendo consapevoli dei nostri meccanismi mentali per poterli controllare e modificare. Il modello costruttivista implica la destrutturazione e la ricostruzione di alcune convinzioni di alcuni presupposti fino ad oggi acquisiti. Occorrerà mettersi nella condizione del come se, fingendo che le cose siano in un determinato modo e compiendo una sorta di atto di fiducia nei confronti del costruttivismo. In seguito, si potrà analizzare criticamente il modello e interiorizzarlo così com è, oppure integrarlo con le proprie convinzioni, tenendo presente che esso non è l unico modello possibile e che con il tempo verrà sicuramente modificato. In questo particolare campo della psicologia applicata è straordinariamente vero il detto antico del saggio Lao-Tse: Ascolta e dimentica, guarda e ricorda, fai e capisci. 1.2 PROSPETTIVE FUTURE DELLA PSICOLOGIA DELLO SPORT I nuovi traguardi della Psicologia dello Sport sono da riferirsi al gran lavoro che può essere fatto, partendo dall esperienza dell atleta. 5

11 Il concetto costruttivista ci avvicina ad una realtà forte: tu sei il protagonista della realtà che ti circonda. Sono le esperienze che ci creano il mondo. L esperienza di ognuno costituisce il proprio mondo. Il mondo non può essere oggettivo, ma soggettivo, per ognuno di noi, poi condiviso oppure no. Kelly diceva: Noi siamo i migliori profeti di noi stessi e quindi siamo responsabili di quello che andiamo a vivere. Pertanto l atleta è responsabile del suo mondo, del suo successo ma anche del suo eventuale insuccesso. L atleta può costituire una realtà funzionale a sé, personale, sopra a tutte quelle che normalmente gli altri vedono. L atleta pensa che il mondo giri su di lui (anche se non è vero) e questo pensiero è vincente, cambiargli questa realtà può rovinarlo. La realtà è un opinione, quindi bisogna potenziare quest opinione e costruirgli la realtà a suo uso e consumo.( da Vincere con la mente G. Vercelli.) 6

12 CAPITOLO 2 ASPETTI MENTALI NEL TENNIS IL MENTAL TRAINING Attenzione e concentrazione Motivazione Visualizzazione Attivazione arousal Abilità Mental Training Dialogo interno Fiducia autostima Formulazione obiettivi Programma di Mental Training Marcella Bounous Il mental training nello sport è un allenamento mentale che aiuta a sviluppare e potenziare le proprie abilità mentali per affrontare con successo l impegno agonistico. La medicina e la psicologia dello sport sono andate negli ultimi anni ad assumere un sempre più marcato ruolo preventivo e riabilitativo nonché strettamente terapeutico. Di conseguenza le prestazioni degli atleti agonisti già dall età della specializzazione agonistica, ma in alcuni casi anche prima, hanno potuto beneficiare di nuovi studi scientifici estesi ben oltre le tradizionali applicazioni dell allenamento fisico. La psicologia dello sport si è occupata per prima delle tecniche di mental training creando una corrente di pensiero a cui hanno dato il proprio contributo diverse altre discipline: psicologia, psicologia del lavoro, neuroscienze, medicina dello sport e medicina riabilitativa, sociologia, pedagogia, scienze motorie, fisioterapia. 7

13 I servizi che la psicologia dello sport è attualmente in grado di fornire sono molteplici e anche gli ambiti di intervento si rivolgono a differenti aree che vanno dall educazione all alto agonismo passando per la prevenzione la formazione e l handicap. Negli ultimi anni il mental training nello sport in generale, ma soprattutto in quello di vertice, sta assumendo sempre più notorietà e legittimità scientifica grazie al lavoro di ricerca e formazione svolto da molti studiosi amanti dello sport del primo step d iniziazione a vertici di agonismo accentuati. Il mental training è una tecnica di intervento mediante la quale un professionista del settore addestra l atleta a percepire i cambiamenti del proprio organismo durante l attività fisica ed usarli a proprio vantaggio, mediante varie tecniche (rilassamento, concentrazione etc.) allo scopo di migliorare la performance e favorire un migliore stato mentale. L applicazione di queste tecniche è indispensabile negli atleti di alto livello per migliorarne le prestazioni, ma è utilizzata anche negli atleti che svolgono riabilitazioni post-infortuni ed addirittura negli atleti disabili. Le motivazioni più frequenti per cui è richiesto il mental training sono le difficoltà di concentrazione ed attenzione, di ansia, di problemi di relazione con l allenatore o semplicemente per completare un programma di allenamento fisico con l allenamento mentale. Ma tendenzialmente un atleta o un genitore o allenatore richiede un intervento di mental training quando nota una discrepanza tra prestazione potenziale con quella reale: quando quindi c è la consapevolezza che l atleta non riesce a portare in gara tutte le sue potenzialità. E raccomandabile che a gestire il mental training sia un professionista, sia esso (medico, psicologo, allenatore), che abbia dimestichezza e sia ben addestrato nella pratica di questa disciplina. Non sarebbe male, infatti, auspicare per l Italia, come già successo per i paesi anglosassoni, una maggiore divulgazione di queste tecniche scientifiche attraverso le scuole di mental training. Nello sport (già ve ne sono di altamente qualificate) che consentirebbero agli addetti ai lavori (tecnici, psicologi, allenatori) di avere un punto di riferimento dal quale attingere preziose informazioni. 8

14 2.1 UN PROGRAMMA DI MENTAL TRAINING SI ATTUA ATTRAVERSO ALCUNE FASI: 1) VALUTAZIONE DELL ATLETA: attraverso un colloquio si valutano alcuni elementi fondamentali che condizionano la prestazione dell atleta, quali personalità, talento, abilità cognitive e mentali, aggressività, capacità di resistenza all ansia e allo stress. 2) DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI SPORTIVI DA PERSEGUIRE (GOAL SETTING) E RUOLO DEL MENTAL TRAINING IN QUESTO PERCORSO: molte volte gli stessi atleti non definiscono accuratamente un adeguata scala degli obiettivi da perseguire durante la loro attività e questa scarsa capacità di pianificare degli specifici standard di abilità da raggiungere in un compito può compromettere l esito delle prestazioni. Spesso capita anche che non ci sia sincronia tra gli obiettivi dell atleta e dell allenatore: ecco perché è indispensabile che ci sia una stretta collaborazione tra lo staff e lo psicologo. Gli obiettivi devono essere definiti ed esplicitati da entrambi perché possano essere raggiunti. Gli obiettivi devono essere suddivisi in sotto-obiettivi a breve, medio e lungo termine, devono essere difficili ma raggiungibili, misurabile, tangibili, mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato. 3) INTERVENTO E FASI DI PREPARAZIONE DELL ATLETA ATTRAVERSO IL MENTAL TRAINING: l allenamento mentale deve camminare di pari passo con l allenamento tecnico e fisico, per gestire correttamente una buona preparazione mentale ci si potrà avvalere: a. Tecniche di rilassamento: che favoriscono il controllo dell ansia, la gestione dello stress e migliorano la concentrazione (training autogeno, rilassamento progressivo di Jacobson). Le tecniche di rilassamento precedentemente citate vengono utilizzate per prendere consapevolezza della tensione muscolare a riposo ed in attività (inventario corporeo), per gestire situazioni ansiogene o stressanti e sono preparatorie a qualsiasi attività immaginativa. b. Tecniche di preparazione specifica per la competizione: (Imagery, allenamento ideomotorio, respirazione, arousal). Gli atleti vengono progressivamente allenati alla rappresentazione mentale di immagini visive, inserendovi stimoli immaginativi che coinvolgono tutti i sensi (visivo, uditivo, tattile, olfattivo, cinestesico) e favorendo in questo modo un maggiore coinvolgimento emozionale e cognitivo da parte dell atleta. La capacità di visualizzare comprende 9

15 alcune attività applicabili allo sport fra cui l osservazione di altri atleti in azione seguita dalla ripetizione immaginata dalle sequenze motorie (allenamento ideomotorio), il passo successivo consisterà nell esecuzione pratica dell atleta del movimento prima osservato e poi visualizzato. c. La tecnica dell Imagery, preceduta sempre da una breve seduta di rilassamento viene anche utilizzata prima di una gara come momento di concentrazione e di visualizzazione. 2.2 INTERVENTI DI MENTAL TRAINING IN UN ATLETA AGONISTA: L applicazione delle tecniche di mental training si esplica in alcun punti fondamentali che è bene conoscere e rispettare: 1) Colloquio preliminare per la conoscenza dell atleta: analisi mestica per la valutazione globale dell atleta e della sua storia pregressa valutazione della personalità dell atleta per il miglior utilizzo delle tecniche di mental training; Questionari per la definizione degli obiettivi a breve, medio, lungo termine; Schede di autovalutazione sugli vari aspetti; Test per valutare le varie abilità mental. 2) Definizione degli obiettivi da raggiungere nella prestazione sportiva attraverso l allenamento sportivo e le tecniche di mental training. 3) Motivazione e autostima: incremento della motivazione e dell autostima attraverso il mental training ed il rilassamento distensivo; tecniche di concentrazione e di respirazione. 4) Attivazione dell energia mentale dell atleta durante la prestazione sportiva. 5) Potenziamento delle capacità di focalizzazione dell attenzione e di concentrazione durante la prestazione agonistica. 6) Gestione dell ansia e dello stress o di altri problemi legati alla personalità dell atleta: rilassamento distensivo. 10

16 2.3 CONCLUSIONI Lo scopo di un programma di mental training è insegnare all atleta, a conoscere, riconoscere pienamente le proprie potenzialità, a sfruttare al meglio durante la prestazione sportiva con la massima concentrazione e senza lasciarsi sopraffare dalle emozioni, ma imparando ad usarle a proprio vantaggio per il miglioramento della performance. Ricordo come ogni atleta è diverso dall altro e come un programma di mental training, per essere davvero efficace, deve essere costruito ad oc, personalizzato, fatto su misura per l atleta. Riassumendo, gli obiettivi da raggiungere attraverso il mental training sono: Gestione dell ansia; Maggiore conoscenza di se stessi e miglior controllo delle proprie emozioni; Aumento dell autostima; Monitoraggio delle soglie di stress (causate da ansia ); Controllo mentale della fatica atletica; Una maggiore concentrazione; Una maggiore capacità di attenzione; Ottimizzazione della prestazione atletica; Controllo del dolore acuto e cronico; Recupero degli atleti disabili; 11

17 CAPITOLO 3 IL METODO SFERA Parlando di allenamento mentale, come enunciato nella parte introduttiva, si ha l errata convinzione che si tratti di un mondo a parte in cui gli allenatori non possono e non devono entrare. Si pensa a volte che l allenamento mentale sia un aspetto della pratica sportiva che può essere secondario rispetto ad altri fattori oppure che si tratti di qualcosa di talmente complesso e astratto che è inutile prenderlo in considerazione. O ancora si pensa erroneamente che sia indirizzato esclusivamente ad atleti di alto livello. E cosa dire dell errata convinzione che le abilità mentali sono innate e non migliorabili? Le cose stanno cambiando velocemente, atleti, allenatori e addetti ai lavori stanno prendendo coscienza dell importanza dell allenamento mentale finalizzato al raggiungimento della massima prestazione (project work La mente al di la della rete ). Nel tennis, sport dal forte impatto mentale, è sempre più frequente, la presenza di uno psicologo sportivo nello staff di un giocatore professionista. La consapevolezza, largamente diffusa tra i coach ed i maestri di tennis, riguardo l importanza dell incremento delle capacità mentali alla pari di quelle tecnico-tattico ed atletiche sin dall inizio di un corretto percorso formativo di un giocatore ( project work La mente al di la della rete di Canavacciuolo, Rubino e Corolli), ha determinato la diffusione dell utilizzo del mental training nella programmazione degli allenamenti di giocatori under di alto livello. Il metodo SFERA, è inserito in via sperimentale nel tennis, dal 2006, nella programmazione dell allenamento del centro agonistico ASD LIBERA TENNIS di UDINE e del TENNIS CLUB MOGLIANO di TREVISO. La psicologa dello sport, Dott.ssa Marcella Bounous, segue in particolare un gruppo di giocatori under 12/14/16 di alto livello. Parte dell attività viene svolta in sinergia con il maestro, sul campo da tennis e parte a stretto contatto con il giocatore in aula. Il confronto costante e la fattiva collaborazione tra i componenti dello staff tecnico (psicologo, preparatore atletico e maestro) stanno alla base dell efficacia dell allenamento globale. Entrare nella SFERA della massima prestazione significa costruire uno stato mentale che porti alla più funzionale rappresentazione della realtà della prestazione agendo su ogni 12

18 fattore della SFERA, in modo responsabile e dedicando tutto il tempo necessario, l atleta diventa capace di calibrarsi rispetto al momento contingente costruendo la migliore relazione tra tutti i fattori della SFERA, proprio come quando, per accordare uno strumento musicale, si parte dal la per stabilire la relazione tra tutte le altre note della scala musicale (G. Vercelli) Cerchiamo di dare una breve definizione dei cinque fattori in modo da costruire un linguaggio comune e aver ben chiaro il lavoro che SFERA ci permette di svolgere. 3.1 BREVE DEFINIZIONE DEI CINQUE FATTORI CHE COMPONGONO LA S.F.E.R.A. S come sincronia: la sincronia è la capacità di essere completamente presente a ciò che sto facendo nel momento in cui lo sto facendo. Sono in sincronia ogni volta che penso all azione che sto svolgendo. La mia mente è concentrata su ciò che il mio corpo fa. Faccio e penso allo stesso tempo. Facciamo alcuni esempi di pensieri indicatori di una scarsa sincronia: ho paura di sbagliare, chissà cosa diranno gli altri se non faccio bene, non ho finito i compiti quindi è meglio che uscito dal campo vada a farli Questi, ovviamente, sono solo alcuni esempi che ci fanno capire però che ogni volta che siamo in scarsa sincronia la nostra mente non si sta concentrando sul momento presente ma si fissa su pensieri che appartengono a cose passate o a cose che dovranno ancora avvenire. In ogni caso, il risultato è che il mio corpo è qui e sta giocando e la mia mente sta pensando ad altro. Nello sport giovanile capita anche che l atleta non sia consapevole di cosa sta pensando e che quindi giochi senza sapere dove sono i suoi pensieri ( per questo è importante lavorare sul suo dialogo interno self talk ) F come punti di forza: i punti di forza sono quelle abilità di cui siamo assolutamente certi e sappiamo di poter usare a nostro vantaggio in ogni occasione. Riconosciamo nei nostri punti di forza ciò che fa la differenza rispetto agli altri. Ogni atleta ha sicuramente almeno tre punti di forza: uno fisico, uno tecnico e uno mentale. Troppo spesso ci dimentichiamo di che cosa siamo capaci e ci concentriamo 13

19 invece su tutto ciò che non sappiamo fare e quando scendiamo in campo siamo più preoccupati di quello che non ci riesce ( non mi va il servizio ) che non consapevoli di quello che riusciamo a fare. Il campione è colui che è perfettamente consapevole delle sue aree di miglioramento e in allenamento si concentra sul potenziamento di questi limiti, ma quando scende in campo ha la straordinaria capacità di concentrarsi solo su ciò che sa fare bene, dimenticando per un attimo tutto ciò che non va nel suo gioco ( G. Vercelli). In partita, quindi si va solo con i punti di forza. Facciamo degli esempi di pensieri che indicano una scarsa consapevolezza dei punti di forza: lui è più bravo di me, l altra volta ho perso e quindi anche questa volta perderò, non mi sento in palla sicuramente andrà male, sono troppo lento per riuscire a batterlo, non sono bravo di rovescio, a rete sbaglio tutto, ecc Ogni volta che la nostra mente, in occasione di una prestazione importante, si concentra su ciò che non sappiamo fare, noi ci indeboliamo e abbiamo più probabilità di fallire.. ricordo che sono proprio i punti di forza che ci permettono di aumentare la nostra autoefficacia. Ovviamente, nell identificare i nostri punti di forza dobbiamo scegliere dei punti che sentiamo nostri ( non solo perché ci viene confermato dall esterno) : è importante che l atleta riconosca le proprie capacità per poter definire gli obiettivi. E come Energia: l energia è la quantità di forza ci permette di svolgere un compito, per raggiungere un obiettivo, per muoverci e andare avanti. L energia fisica è ciò che consente il movimento corporeo ma l energia mentale è altrettanto fondamentale. Quante volte ci siamo trovati a dover fare qualcosa senza averne molta voglia e ci siamo sentiti stanchi ancora prima di iniziare. Eppure magari non avevamo fatto in precedenza lavori che ci avevano stancato in quel modo, eppure ci sentivamo stanchi. Questo è un esempio di poca energia. Al contrario invece può esserci capitato di svolgere un compito con tanto impegno e tanta passione da impiegare il 150% di noi. E alla fine, soddisfatti del risultato, ci sentivamo stanchissimi e privi di forze. Questo è un esempio di troppa energia che però porta allo stesso risultato che averne poca. L energia è collegata all attivazione o arousal (altra importantissima abilità mentale) che è il giusto livello di energia di cui abbiamo bisogno per affrontare un compito. 14

20 L atleta deve imparare a dosare in equa misura l energia per poter affrontare la prestazione nel migliore dei modi. Saper gestire un match significa saper gestire nei vari momenti la giusta energia, recuperando quando gli è permesso e spingendo quando a situazione lo richiede ( es: un corridore deve saper gestire la sua energia fisica e mentale s vuole portare a termine nel miglior modo possibile i 42 Km previsti). R come RITMO: Quale è la differenza tra Energia e Ritmo? L energia è la quantità dell energia, il ritmo è la qualità ( es: Nadal è un giocatore dotato della capacità di energia, mentre Federer è un ottimo esempio di giocatore dotato di un ottima capacità di ritmo nel femminile Williams e Hennin Immagina, ad esempio, di dover piantare un chiodo nel muro avendo a disposizione il miglior martello e il migliore chiodo possibile. Se hai poca energia non riesci a piantarlo, se ne hai troppa rischi di spaccare il chiodo nel muro. Il ritmo è ciò che genera il flusso giusto nella sequenza dei movimenti, la giusta alternanza tra il tenere il chiodo e il battere col martello. ( G. Vercelli). Fare le cose nel giusto ritmo significa saper alternare in modo equilibrato momenti di attività e momenti di pausa, seguendo quelle che sono sai le esigenze fisiologiche del nostro organismo e la capacità di lettura delle varie situazioni.. Non rispettare il proprio ritmo vuol dire fare le cose troppo velocemente oppure troppo lentamente, generando in entrambi i casi delle sensazioni sgradevoli. Nel caso di un ritmo troppo veloce si ha la sensazione di non riuscire a stare dietro agli eventi, ci si sente affannati, di corsa, nei casi estremi in ansia. Quando si mantiene un ritmo troppo lento invece si ha la sensazione di non andare avanti, il tempo non passa più, ci si sente lenti e appesantiti, a volte perfino annoiati. Spesso negli atleti adolescenti si nota che nel momento della difficoltà il loro ritmo viene accelerato (vanno più veloci. non si da tempo all organismo di recuperare, non si respira più in modo da far arrivare la massima quantità di ossigeno al cervello, non si approfitta dei moneti di pausa ): è importante aiutare ai ragazzi ad avere consapevolezza di questi loro atteggiamenti magari attraverso delle riprese video. A come ATTIVAZIONE: L attivazione ha a che fare con la passione che guida le attività che svolgono; è il motore motivazionale. È la massima espressione della passione che ci permette di superare i limiti, di allenarci duramente, di metterci in discussione e di ricominciare dopo un infortunio. 15

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