HAI FATTO IL COMPITO? Imola, 4 e 10 dicembre 2014 Dott.ssa Nadia Meini

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1 HAI FATTO IL COMPITO? Imola, 4 e 10 dicembre 2014 Dott.ssa Nadia Meini

2 L entrata alla scuola primaria è sempre ricca di aspettative e paure sia per i genitori che per i bambini: - Cambi nell organizzazione della famiglia - Nuovi insegnanti - Nuovi compagni - I COMPITI

3 COSA PENSANO I BAMBINI DEI COMPITI

4 COSA PENSANO I GENITORI DEI COMPITI Sono un allenamento L insegnante li dà perché non hanno lavorato a scuola Sono una punizione

5 I compiti non sono tutti uguali

6 Qual è il fare dei «compiti»? Esercitativo-ripetitivo Cognitivo-elaborativo Metacognitivo Età Grado di scuola Docente

7 A cosa servono i compiti?

8 obiettivi primari secondari

9 attività di integrazione del lavoro svolto in classe Primari Esercizio non soltanto per automatizzare ma divenire più abile a padroneggiare un problema opportunità di elaborare personalmente quanto sentito e sperimentato in classe

10 sviluppa competenze nuove e, contemporaneamente, aumenta il senso di fiducia nelle proprie abilità Secondari Stimolare la motivazione Sviluppo e accrescimento della propria capacità di autodisciplina senso di responsabilità- autonomia

11 HAI FATTO IL COMPITO O.... FACCIAMO I COMPITI? Il ruolo dei genitori

12 Genitori messi in crisi dai compiti dei figli Sei più intelligente di tuo figlio di 8, 10 o 12 anni? Il 95% dei genitori va in crisi quando si tratta di aiutare i figli nei compiti e si sente inadeguato nell'affrontare la matematica corriere.it, Emanuela Di Pasqua, 24 gennaio 2013

13 I figli vivono lo svolgimento dell attività dei compiti con lo stesso spirito con il quale il genitore lo affianca in questa attività.

14 Come far sì che anche i compiti a casa siano esperienza di apprendimento e soprattutto di graduale autonomizzazione verso una comprensione del valore dello studio come qualcosa di importante per lo studente e non per il mondo circostante? Per chi è importante fare i compiti? Come far sì che pur non abbandonandoli, non ci si renda schiavi dei loro compiti?

15 I compiti a casa sono utili per il bambino lo aiutano a confrontarsi con la dimensione del dovere, fanno imparare la fatica; sviluppano la capacità di organizzarsi e diventa più autonomo; attraverso il lavoro a casa, impara a conoscere meglio se stesso, a reagire alla frustrazione, persistendo con costanza e determinazione al perseguimento dell'obiettivo; a casa, può essere più o meno bravo, questo non è il punto essenziale. Quello che conta è la sfida ad andare avanti lo stesso e non mollare.

16 IL RUOLO DEI GENITORI Per sostenere il senso di responsabilità e la capacità di applicarsi. ESSERCI Motivazione e fiducia per accompagnare all autonomia

17 L'IMPORTANZA DELLA MOTIVAZIONE Spesso i bambini fanno i compiti e studiano per evitare figuracce, brutti voti, sanzioni dai genitori o, all'opposto, per competere, assicurarsi la stima dei compagni, degli insegnanti, dei genitori. Pur essendo motivazioni che producono effetti pragmatici sullo studio, provengono dall'esterno. Mentre le motivazioni che hanno più forza sono quelle che provengono dall'interno della persona e nel caso dello studio è la motivazione alla conoscenza, alla scoperta di cose nuove, la leva che funziona.

18 Per chi studio? Per gli altri Per la prestazione Per la conoscenza, per me

19 ATTIVARSI PER RENDERE ATTIVI Non sostituirsi agli insegnanti ma portare la propria esperienza, conoscenza, a sostegno di quelle attività già definite nei contenuti e nelle modalità di esecuzione dagli insegnanti Interazione positiva col bambino in modo da creare la sensazione nel bambino che il genitore è una risorsa disponibile I GENITORI NON DOVREBBERO ESEGUIRE I COMPITI AL POSTO DEL LORO FIGLIO MA DOVREBBERO SAPERE QUALI COMPITI SONO STATI ASSEGNANTI, RICONOSCERNE L IMPORTANZA

20 IL PROTAGONISTA È IL BAMBINO, NON IL GENITORE Occorre sostenere un PERCORSO DI AUTONOMIA del figlio per ogni aspetto della vita scolastica : COMPITI, MATERIALI, ORGANIZZAZIONE - anche tra le pareti domestiche. Con il tempo, la famiglia può anche aiutare il figlio a capire che, se all'inizio si studia per fare contenta la mamma o la maestra, in realtà, imparare cose nuove ha un senso per se stessi e non per gli altri o per il voto. È un percorso graduale, che richiede tempo e maturazione, e cambia per ogni bambino. All'inizio potrebbe essere necessario insistere per fare i compiti

21 MANTENERE UNA GIUSTA DISTANZA PER RENDERE I FIGLI PROTAGONISTI DELLA LORO ESPERIENZA SCOLASTICA rendere il proprio figlio sempre più autonomo nell organizzare il proprio tempo, nello studio, nella valutazione della qualità del proprio studio arrivare a non vivere con ansia, fatica, rabbia i compiti né da parte dei genitori né da parte del figlio: seguirlo, controllarlo, ma anche lasciarlo libero di sbagliare, di arrivare con qualcosa di non fatto, o di fatto in modo non corretto protagonista nel bene e nel male deve essere e sentirsi lui, in modo che quella motivazione inizialmente estrinseca diventi sempre più intrinseca

22 IL BAMBINO CHE SI OPPONE : POTREBBE NON ESSERE UN CAPRICCIO Oltre che parlare con il bambino, è importante confrontarsi e parlare con gli insegnanti, per capire meglio il contesto scolastico e della classe oppure se ci sono problemi di apprendimento se il bambino è in fase di opposizione con i compiti è molto importante evitare insulti, ricatti o punizioni perché generano solo un vissuto di impotenza e rabbia nel bambino. E con il tempo, si rischia di sviluppare una resistenza ancora più forte nei confronti della scuola. bisogna tenere conto che il carico di lavoro assegnato può essere davvero troppo pesante.

23 HAI FATTO IL COMPITO? Evitare lo stress si può, con le buone abitudini SUGGERIMENTI OPERATIVI

24 RUOLO CRUCIALE DEI GENITORI COME MODELLO CAPACE DI TRASMETTERE Atteggiamenti ( ad es. : che i compiti servono e sono importanti, che le discipline che si studiano hanno valore, ) Convinzioni ( ad es. : che non esistono ragazzi portati e altri no, ma che tutti, trovando le strategie più adatte, possono riuscire, ) Aspettative ( ad es. : di riuscire, di farcela, di recuperare, ) Disposizione ( ad es. : a non fare confronti se non con se stessi, a vivere le difficoltà come opportunità per crescere, ) Specifiche strategie per pianificare ( ad es. : orari, luoghi per lo studio, e affrontare i diversi compiti

25 AMBIENTI MOTIVANTI AMBIENTI DEMOTIVANTI (a sostegno dell autonomia ) (caratterizzato da controllo) Sostiene aspettative positive e speranze: Dai che ce la fai!, Con il giusto impegno puoi riuscire. Rimanda a paure: È una materia per cui non sei portato. Non vorrai mica prendere un altra insufficienza. Esplicita ragioni intrinseche per imparare: serve per capire, per crescere. Promuove la scelta di obiettivi e sostiene percorsi autonomi per raggiungerli. Favorisce il comportamento di esplorazione e la conquista. Promuove il senso di appartenenza e la cooperazione. Dà valore alle conquiste, al miglioramento, ai tentativi da parte dei ragazzi di muoversi autonomamente. Suggerisce un senso (personale e di crescita) per comportamenti apparentemente poco interessanti Enfatizza che l obiettivo è il voto, il diploma, il giudizio positivo. Impone obiettivi, modalità, fa pressione, fa leva sulle scadenze. È direttivo, imperativo, sminuisce le espressioni di creatività. Fa confronti con altri, giudica, si riferisce a standard esterni anziché personali. Esplicita che ciò che conta è il risultato, il giudizio, non il percorso fatto. Spinge a eseguire cose di cui non si capisce il senso e/o che non si sanno fare.

26 SUGGERIMENTI OPERATIVI TEMPO LUOGO DA SOLI O IN COMPAGNIA, E DI CHI? AIUTO SI, NO, UN PO, OGNI TANTO. E SE SBAGLIA? A SCUOLA HA SBAGLIATO, GLIELO SPIEGO IO? CONTROLLO O NON CONTROLLO (DIARIO, STUDIO, COMPITI, ECC) A CASA, CON ME VICINO, È PIÙ BRAVO CHE A SCUOLA, COME MAI?

27 QUANDO FARE I COMPITI Il tempo dedicato ai compiti deve essere organizzato. MAI DOPO CENA. E bene creare una routine, un orario fisso per i compiti in cui i bambini, dopo aver giocato o comunque scaricato la tensione attraverso qualche attività di movimento, si concentrano su ciò che devono fare Pianificare il lavoro, progettare il percorso di studio piuttosto che buttarsi a razzo su libri e quaderni Prima si studia poi si fanno gli esercizi Prendersi il tempo che serve Servirsi di un orologio per stabilire tempi di lavoro adeguati

28 Planning Obbligato dal tempo/impegni Tempo minimo e massimo da dedicare ai compiti

29 Ma dovrà tenere conto anche di Alternanza tra attività semplici e complesse Se i compiti sono più d uno, meglio cominciare dal più difficile. Possibilità di fare altro terminato il lavoro assegnato

30 DOVE FARE I COMPITI Il luogo deve favorire la concentrazione dei bambini. LONTANO DALLA TV E DA ALTRE FONTI DI DISTRAZIONE. La stanza deve essere in ordine e soprattutto lo deve essere la scrivania.

31 Materiali e strumenti Diario Quaderni Penne e colori Libri Strumenti specifici Dizionari

32 UN AIUTO QUANDO SERVE Il genitore che ha più pazienza, si assume l incombenza di dare una mano al bambino che chiede aiuto o che non capisce qualcosa, raccordandosi con le metodologie dell insegnante ( prendere visione di esercizi analoghi svolti in classe) Disporsi all aiuto senza farlo pesare con vissuti di nervosismo e di seccatura Supportare l autonomia : l adulto non è indispensabile Aiutare il figlio a confrontarsi con se stesso e valorizzare tutti i miglioramenti Rimproveri e urla servono soltanto a stressare il bambino e a minare la fiducia nelle sue capacità.

33 CONTROLLO O NON CONTROLLO All'inizio del percorso scolastico, è meglio controllare, per esempio, che il figlio si ricordi di fare tutti i compiti (non solo quelli che preferisce!) o che porti il materiale necessario per disegno o educazione fisica il giorno giusto. Ma poi, piano piano, il controllo deve diventare sempre meno stretto e, soprattutto, l'adulto non deve sostituirsi al figlio e fare le cose al posto suo. Il bambino cresce, diventa più responsabile e autonomo e impara anche a gestire la sua vita a scuola. Naturalmente, ogni bambino ha i suoi ritmi, mamma e papà devono rispettarli e capire quando il figlio è pronto a una maggiore autonomia e non ha più bisogno di una costante 'supervisione'.

34 Stile controllante Rinforzando, premiando Facendo pressione : «Questa cosa bisogna farla forza!» Dando comandi passo dopo passo Controllando, monitorando, intromettendosi, «ricordando» Inducendo paure o minacce: «Se no ti bocciano», «Fai brutta figura» Minacciando: «Fallo!»;«Muoviti!» Sgridando, inducendo senso di vergogna o di colpa : «Sei l unico che», «Non sei come», «Disattendi le aspettative». Stile supportivo dell autonomia Assumendo la prospettiva del ragazzo: «Perché non lo fa?» Ascoltandolo Facendo leva sulle motivazioni esistenti: competenza, relazione Accettando le espressioni emotive del ragazzo Fornendo spiegazioni: - «Perché fare questa cosa?» - «Così impari cose importanti, lo fai per te» Dando informazioni: chiarezza negli obiettivi Rispettando i tempi del ragazzo Incoraggiando: «Fare esercizi ti serve per capire bene la regola, ripassare ti aiuta a fissare meglio i contenuti»

35 COSA FARE SE SBAGLIA Accettare che il bambino sviluppi le sue capacità progressivamente evitando di nascondere gli errori. Inutile mandare a scuola il bambino con i compiti perfetti se poi non ha capito il concetto. Quando il genitore nota un errore, dovrebbe invitare il bambino a rileggere e a capire che cosa sbagliato. Sostenerlo nel cercare una soluzione al problema dando alcuni suggerimenti Non arrabbiarsi ma mantenere un clima sereno. Focalizzarsi sui processi, ovvero sostenere l impegno, il senso di padronanza, l apprendimento, piuttosto che puntare solo ai risultati o alla valutazione

36 Affrontare gli errori Aiutare i bambini a: Tollerare lo sbaglio Accettazione dei propri limiti temporanei Affrontare gli imprevisti

37 DELUSIONE COMPITI RABBIA ERRORE

38 Per favorire la corretta gestione degli errori bisognerà spostare l attenzione dallo sbaglio alla ricerca di una modalità di autocorrezione efficace

39 Quando esegui l addizione in colonna con il riporto come fai per non sbagliare?

40 Come ti è sembrato il testo che hai letto? Facile o difficile?

41 Mi racconti quello che hai imparato?

42 Hai preso un brutto voto. Come mai? Non ti ha aiutato nessuno Sei stato sfortunato? Non ti sei impegnato abbastanza? Il compito era troppo difficile?

43 Tratto da Missione compiti Gianluca Daffi,2009, ed.erickson

44 Tratto da Missione compiti Gianluca Daffi,2009, ed.erickson

45

46 Il bambino che si oppone : potrebbe non essere un capriccio Oltre che parlare con il bambino, è importante confrontarsi e parlare con gli insegnanti, per capire meglio il contesto scolastico e della classe oppure se ci sono problemi di apprendimento se il bambino è in fase di opposizione con i compiti è molto importante evitare insulti, ricatti o punizioni perché generano solo un vissuto di impotenza e rabbia nel bambino. E con il tempo, si rischia di sviluppare una resistenza ancora più forte nei confronti della scuola. bisogna tenere conto che il carico di lavoro assegnato può essere davvero troppo pesante.

47 SE SI RITIENE CHE I COMPITI SIANO ECCESSIVI O NON ADEGUATI ALLE CAPACITÀ DEL BAMBINO, È GIUSTO PARLARNE CON GLI INSEGNANTI. COLLABORAZIONE SCUOLA FAMIGLIA

48 Capacità d attenzione. Un bambino di 6-7 anni comincia a distrarsi dopo appena 15 minuti, un ragazzo di dopo Per un alunno della scuola dell obbligo è opportuno quindi fare pause frequenti o cambiare spesso argomento di studio. IL GIUSTO CARICO Un eccesso di carico affatica e rallenta i processi cognitivi, oltre che diminuire la motivazione. Nei primi due anni delle elementari il carico di lavoro pomeridiano non dovrebbe superare i minuti, che possono arrivare all ora e mezza negli ultimi tre anni. Alle scuole medie e superiori, invece, non dovrebbero eccedere le due-tre ore, perché lo studente dovrebbe avere anche tempi di vita sociale. D. Lucangeli professore ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell educazione all università di Padova

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